PARTE NONA: SPERANZE
"Quello che è accaduto questa notte è successo, e basta. Non pensiamoci più e concentriamoci sul caso."
"Dobbiamo affittare unautomobile." La voce di Bentham mi distrae, attirando il mio sguardo verso di lei.
Questa donna è una continua scoperta. Non riesco a capire che persona sia.
"Hammond non è lontana. Un paio dore di viaggio." Continua.
Mulder è impegnato ad osservare il tabellone luminoso che annuncia i voli in partenza e arrivo.
"Agenti?"
"Si, ha ragione." Ben annuisce sconcertata.
"Per lei va bene, agente Mulder?"
Ma dubito che il mio partner stia ascoltando.
"Anche per lui va bene." Rispondo al suo posto. La sua schiena coperta dal cappotto scuro non accenna ad alcun movimento.
Sorprendente ma vero, qui non nevica, anche se il freddo è ancora più pungente che in Montana.
"Lagente Mulder ha perso la voce?" Chiede lei, con una punta di ironia.
Si, mi ricorda proprio Melissa.
"Non è una buona giornata." Sussurro e riprendo a camminare verso luscita dellaeroporto. Il capitano Rice è accanto a me e spinge il carrello con le nostre valige.
Con la coda dellocchio vedo il mio partner attardarci a seguirci, fino a che è certo che non possa vedere il mio volto.
***
Non mi aspettavo una casa del genere. Pensavo più alla vecchia soffitta di un
condominio. Buia e piccola. Nel quartiere malfamato della città. Anonima, silenziosa e
poco appariscente. E invece, ecco una casetta coloniale, nel mezzo di una distesa vasta e
disabitata di campagna ghiacciata dal freddo.
"E sicura che il signor Ruper sia qui?" Scully si è avvicinata al capitano Rice e le ha parlato con la sua voce ferma e rassicurante che mi fotte letteralmente il cervello. Forse un po roca per il freddo.
Scully lha sempre odiato.
"Penso di si."
Mi tengo lontano dalla conversazione. Mi siedo sul cofano della macchina e lascio che le loro voci si mischino con il silenzio dellaria. La strada principale è almeno ad un miglio da qui. Ci siamo addentrati in un percorso accidentato senza asfalto che ci ha condotti a questa casa.
"Pensa?"
"Sono venuta qui solo una volta, ma le posso assicurare che la casa è questa."
"Da quanto tempo non sente il signor Ruper?"
"Cinque mesi." Ben si volta verso la mia partner e le si avvicina. Mi piace quella donna. "Ci siamo scritti per un po, dopo la morte di Bates." La sua voce si incrina. Forse mi piace perché in lei rivedo me stesso, o quello che vorrei essere. Il dolore e la rabbia per aver perso qualcuno e qualcosa, strappato via dalla follia senza scrupoli e coscienze. Ma lei non si è lasciata vincere dalle emozioni. Io si. "Ma poi diventava troppo pericoloso mantenere i contatti. Frank temeva per la mia vita, così decise di non scrivermi più."
"Quindi lui non sa che stavamo arrivando."
"Non ho avuto modo di avvertirlo. Possiamo aspettarlo dentro." Lascia Scully e si avvia verso il portico che si antepone alla facciata della casa.
"Ha la chiave?" Scully le va dietro di qualche passo.
Bentham fruga sotto unasse dimessa del pavimento, accanto agli infissi della finestra.
"Frank usa ancora vecchi metodi per le chiavi di riserva." Tira fuori una piccola chiave di bronzo scuro. "Non si è mai fidato a spedircela. Temeva potesse finire nelle mani sbagliate." La serratura fatica a scattare, ma alla fine la porta si apre con sinistro cigolio delle congiunture.
"Entriamo?"
***
***
La notte è scesa placida sulla campagna dellIllinois, silenziosa e fredda.
Oscura. Vivendo in città, si dimentica quanto possa essere nera la notte. Lì ci sono
lampioni, luci di case e fari di automobili. Qui solo la luna, le stelle e un lampioncino
sul portico in legno.
"Lo sa che si prenderà un malanno se resta qui fuori?" La voce calma di Ben mi raggiunge con una nuvola di vapore che si disperde attorno.
Ma avevo bisogno di aria.
"E una bella serata." Rispondo invece. Dentro cera Mulder seduto immobile sul divano. Era troppo vederlo lì e far finta di niente.
"Si ghiaccia." Si sfrega le mani e si siede accanto a me sui gradini del portico. "Odio il freddo." Aggiunge poi, in un tocco di simpatia e umanità.
Le sue parole mi strappano un sorriso.
"Anche io." Mormoro. Accuccio le mani lungo i fianchi perché possano prendere un po di calore.
"Non mi aspettavo che foste così." Esordisce lei.
Averla accanto, in silenzio per qualche istante, stava diventando calmante. Era una bella sensazione. Ma anche parlarle deve esserlo. Beh, lo suppongo. Non ha nulla di quel tono irrisorio e gelido dei primi giorni. Tolta la divisa.
"Così come?" Mi volto a guardarla, e, per la prima volta, mi rendo conto di quanto sia giovane. I capelli nerissimi le cadono armoniosi sulla spalle. Un piacevole contrasto con il suo incarnato pallido.
"Così poco stronzi." Mi disarma, e non posso fare a meno di ridere. Piano, ma, signori, sto ridendo. "Ho visto una coppia di agenti, una volta, che avrei preso volentieri a schiaffi."
"Dipende." Mi limito a rispondere.
"Oh, si. Se uno è stronzo è stronzo."
Unaltra risata. Definitivamente, mi sta facendo bene questa conversazione.
"E lui?"
"Chi?"
"Il modello con il broncio che si porta dietro. E sempre così?"
"Mulder."
Annuisce e si volta a guardarmi. "Mulder." Ripete. Ha occhi sinceri, più di quanto potessi aver mai notato. Ma alcune rughe attorno ad essi contano il dolore che devono aver sopportato.
"Non è un buon periodo."
"Non è una buona giustificazione perché la tratti male."
"Pensa che lui mi tratti male?"
Unalzata di spalle. "Non conosco i vostri rapporti, ma da quello che ho visto non cè dialogo, non cè relazione, non cè integrazione, non cè interazione."
"E una psicologa?"
"Per carità, Dio me ne scampi e liberi." Fa un ampio gesto con le mani come per scacciare quel pensiero dalle nostre teste.
"Mulder lo è." Commento.
"Oh."
"Sua madre è morta la scorsa settimana."
Bentham si limita a guardarmi senza parlare. La sua espressione cambia, come se mille ricordi le fossero piombati sugli occhi. Improvvisi, come unonda che travolge la costa. Inaspettata.
"Mi dispiace." Sussurra roca e si volta verso la strada buia e sterrata di fronte a noi.
La sagoma dellauto a noleggio è nascosta dalloscurità.
"Un infarto. Non ha più nessuno." Continuo, e mi volto anchio a guardare il nulla.
"Ha lei."
"Sono solo la sua collega di lavoro. Una sua amica."
"La sua amica." Puntualizza. E non cè bisogno alcuno di altri commenti.
Lei ha capito. Almeno credo.
"Non lo so." Mi limito a dire.
E per un po sosteniamo il reciproco silenzio.
"Dove avete trovato quelle lettere?" E si volta nuovamente a guardarmi.
"Mulder le ha trovate a casa di sua madre. Suo padre era coinvolto nei rapimenti. E una lunga storia." Mi sfrego le mani per trovare calore e mi giro anchio verso di lei. "Non ha idea del perché?"
"Perché cosa? Perché quelle lettere fossero a casa della madre dellAgente Mulder?" Annuisco. "Non sapevo neanche che esistessero. Si ho visto alcune lettere che mia madre e mio padre si scrissero nel periodo della guerra, ma non mi sono mai presa la briga di controllarle. E dopo la morte dei miei e di Tania, non ho più pensato di farlo. Cerano altre cose."
Annuisco di nuovo. "Forse volevano nascondere qualsiasi prova dei rapimenti." Riprende. "Anche semplici lettere."
La sua voce si incrina. "Come mai indagate su queste cose?" Ricomincia. Chiude le mani fra loro e vi soffia dentro per riscaldarle. Il freddo sta aumentando. "Insomma, è unindagine ufficiale dellFBI o ufficiosa?"
Sento le mie labbra curvarsi in un breve sorriso. Sapevo che questa domanda sarebbe arrivata. Prima o poi. "La nostra sezione si occupa di queste cose."
"Cioè, di alieni e cose del genere?" Sembra stupita.
"Manifestazioni spettrali, rituali, mostri, ecc, ecc." Ora sembra incredula.
"Vuol farmi credere che nellFBI cè una sezione così?"
Annuisco. "Si. Gli X-Files."
"E perché X-Files? Voglio dire da cosa deriva questo nome?"
"E legato al fatto " Ma le parole mi muoiono in gola, ed entrambe ci voltiamo verso i fari che si avvicinano nel vialetto. Un furgoncino malconcio parcheggia accanto alla nostra auto. Ha la carrozzeria rossa e i vetri sporcati dal tempo.
Il rombo del motore si interrompe allimprovviso. Dal vetro del cruscotto vedo lombra di un uomo che ci fissa. Me. E Bentham, accanto a me, che si è alzata in piedi. La portiera viene aperta e chiusa, e un uomo brizzolato e claudicante inizia ad avvicinarsi a noi.
"Oh mio Dio, Ben!" Esclama, e si avvicina per abbracciarla.
***
E troppo bello e troppo penoso ascoltare la sua voce impastata dal freddo. E
sentirla ridacchiare e un colpo allinguine che fa male.
***
E un uomo che non mi aspettavo.
"Così lei è il figlio di William Mulder." Non è una domanda, questo è certo.
Frank posa la tazza sul tavolino e fissa Mulder.
Lui annuisce. "Si. Conosceva mio padre?"
"Non di persona. Ma a volte ho sentito parlare di lui." Ci guarda con cipiglio serio e riprende a raccontare. "Quando ero in quella base della California. Ci sono rimasto più di sei mesi. Forse sette. O otto. Non ricordo bene. La percezione del tempo, in quel posto, è piuttosto relativa. Poi sono riuscito a scappare e ho fatto in modo che non mi trovassero."
"Frank, la sorella dellagente Mulder è stata rapita il 27 novembre del 73." Interviene Bentham.
"Si, sapevo che rapirono alcune persone a Washington. Parenti dei cospiratori. Un patto con il diavolo che non doveva essere stipulato."
"Mia sorella non venne rapita a Washington." Mulder mormora stanco e lo guarda, attendendo una risposta celere.
"Oh sentii di alcune difficoltà nel gruppo, defezioni allultimo minuto. Non sapevo che si trattasse di sua sorella. Qualera il suo nome?" Il suo tono è calmo, mentre rievoca, domanda e racconta. Ma posso giurare di vedere fremere le sue mani. Magari è solo una mia impressione.
"Samantha."
"Samantha " Sussurra fra sé.
"Una una ragazzina con i capelli lunghi. E mossi. Abbastanza alta per la sua età."
Ma Frank rimane in silenzio.
"Non ricorda nulla?" Mi intrometto anchio.
"In quella base cerano parecchi rapiti. Ci facevano esperimenti. E ci sorvegliavano, perché non fuggissimo."
"Ma lei lha fatto."
"Sono un marine, agente Scully. Una base militare non può spaventarmi più di un campo di concentramento vietnamita."
Frank ci squadra.
"Ricordo che si parlava di alcuni ragazzini. E di una in particolare, piuttosto indisponente e vivace." Le labbra di Mulder si arricciano in un timido sorriso. "Seppi che alcuni di quei ragazzini non riuscirono a superare i test, ma altri erano vivi quando me ne andai."
"E " Mulder deve deglutire per ricacciare indietro le lacrime. "Pensa che siano ancora lì?"
"Si."