ANGELS

di Lezar82 (lezar82@supereva.it )

Disclaimer, note e tutto il resto nella pagina introduttiva

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II PARTE: Past, Present and Future

St. Catherine Memorial
Washington, DC.

 

L'ascensore li stava conducendo al quinto piano.

Neurologia.

Grave incidente.

Gravi ferite.

Così le aveva detto il medico del pronto soccorso.

Ma non diceva la verità.

Non diceva tutta la verità e forse era meglio così.

Forse non era ancora pronta ad ascoltare la verità.

Lei era medico. Sapeva quale fosse la verità.

DING!

L'ascensore era arrivato al quinto piano.

I corridoio erano illuminati e silenziosi.

I pazienti dormivano ancora, qualche medico sonnecchiava su un divanetto, qualche infermiera chiacchierava con una sua collega.

Si incamminarono cauti.

Un medico alto e moro li fermò.

Il volto stanco. La fronte imperlata di sudore. Un camice operatorio. Una mascherina abbassata a livello del collo.

-La signorina Scully?

Il tono di chi non sa come iniziare un discorso delicato.

-Si... si, sono io.

-Sono contento che sia arrivata... venga... sistemiamoci nel salottino per parlare.

Tragiversava.

Ritardava a parlare.

Perchè?

Risposta ovvia ma di difficile ammissione.

Si sedettero su un piccolo ma elegante divano di una sala d'aspetto operatoria.

Skinner era al suo fianco e si limitava ad ascoltare e a guardare.

Sarebbe intervenuto in caso di necessità.

Presto sarebbe caduto un ordigno esplosivo sulle loro teste. Lui lo sapeva.

Lo aveva intuito.

Ma doveva rimanere forte per sorreggerla in caso di bisogno.

Il medico li fissava con aria preoccupata, timoroso come se aspettasse un cenno per parlare.

Ma il cenno non arrivava.

Tanto valeva iniziare.

-Dunque.... quando... il signor Mulder ha riportato un grave trauma cranico e dalla tac è... abbiamo riscontrato una piccola emorragia sul lobo posteriore. Ha diverse escoriazioni sul corpo tutte guaribili in pochi giorni... e poi c'è un'altra cosa...

Nè Skinner nè Scully fiatarono aspettando che il medico riprendesse il suo elenco.

-Abbiamo... abbiamo eseguito una tac alla spina dorsale... e... e abbiamo riscontrato una lesione alla ventesima vertebra... alla prima vertebra lombare... sulla procura medica del signor Mulder c'era il suo nome... abbiamo tentato di rintracciarla prima di portarlo in sala operatoria...

Il dottore si fermò per registrare qualche reazione da parte loro.

Scully era diventata di pietra.

Gli occhi fissi a guardare il vuoto.

I sensi di colpa la stavano opprimendo.

Ma lei rimaneva immobile.

Skinner la guardava preoccupava.

Sapeva che sarebbe arrivato questo momento prima o poi.

Lo sapeva da quando erano arrivati in ospedale.

Doveva prendere in mano la situazione. E lo fece.

-E ora?... Cioè... come sta andando l'intervento.

-Abbiamo lavorato sull'ematoma celebrale e lo abbiamo rimosso completamente... ma non sappiamo ancora quali siano li effettivi danni al cervello. Da poco un'equipe di specialisti si è messa al lavoro sulla spina dorsale.... per fortuna non c'è stata la completa rottura della vertebra.... ma una scheggia ha danneggiato un nervo purtroppo... ora ritorno in sala operatoria, ogni tanto qualcuno verrà ad avvertirvi come procede l'intervento. State tranquilli!

Annuì con il capo e poi sparì dietro quella stessa porta da cui erano entrati poco prima.

Skinner lo fissò per un attimo prima di spostare la sua attenzione verso la donna che era accanto a lui.

Ma non disse nulla.

Aspettò che fosse lei la prima a parlare.

-E' colpa mia.

Un unico e lieve suono simile ad un affrettato respiro.

-Non dica sciocchezze.

-Si, invece.... la colpa è solo mia.

-Scully...

-L'ho abbandonato, l'ho fatto soffrire, l'ho spinto a bere e l'ho spinto ad uccidersi.

-Mulder non è morto....

-C'è andato vicino... lei si rende conto che significa... che significa ciò che il medico ha detto poco fa?

-Non molto a dire la verità... ma non erano belle notizie.

-A parte il fatto che possa... possa rimanere in coma irreversibile....

Le lacrime che aveva trattenuto per quasi un anno iniziarono a sgorgare dai suoi occhi.

-A parte questo signore.... se pure.... se pure si svegliasse.... è molto probabile che rimarrebbe paralizzato per tutta la vita... Ed... ed è solo colpa mia.

 

°°

 

Il tempo scorreva.

Fermarlo, impossibile.

Ogni nuovo secondo, ogni nuovo minuto rappresentava una nuova speranza di vita o di morte.

Per tutti.

Tic-tac

Tic-tac

Tic-tac

Riecheggiavano nella saletta dal vecchio orologio in cima alla parete che si ostinava a funzionare.

 

°°

 

Tum-tum

Tum-tum

Tum-tum

Il cardiografo con la sua regolare melodia.

Due medici con una mascherina lavoravano impazienti.

Altri due guardavano e attendevano.

Le infermiere si affrettavano intorno.

 

°°

 

Quattro ore.

Erano lì da quattro ore.

Tre ore e mezza che aspettavano.

La vita.

La morte.

Una donna entrò nella saletta e disse loro che tutto procedeva bene.

Andò via lasciando dietro di se un briciolo di speranza.

 

°°

 

-Richiudiamo e andiamo a casa!

-Abbiamo finito.

-A quanto stiamo con il tempo?

-Otto ore e 58 minuti.

 

°°

 

La porta della saletta di aspetto si aprì lentamente.

Quel dottore bruno di qualche ora prima fu di nuovo da loro.

Lo sguardo serio.

Il volto stanco, quasi sofferente.

I due lo guardarono impazienti, ma il medico preferì prima sedersi, e prendere un profondo respiro.

-Allora?

Skinner non riusciva più a tacere.

-L'intervento è tecnicamente riuscito.

Tecnicamente riuscito.

Ma non era riuscito in altro modo, vero?

-Ma?

-Per ora è in coma.

-Si risveglierà?

-Riteniamo di si, l'ematoma era piuttosto piccolo.

-E per quanto riguarda l'altro problema?

Il dottore non parlò ma si voltò verso Scully che lo fissava.

Lei sapeva la risposta.

Era un medico.

Ma avrebbe preferito non saperla.

-Allora?

-Abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere, ma non siamo ancora in grado di riparare i nervi danneggiati.... Ma oggi come oggi ci sono nuove tecniche e terapie.... forse potrebbe riprendere in parte l'uso delle gambe.. forse...

-Non camminerà mai più... vero dottore?

La voce di Scully un lamento.

Rotta.

Affranta.

-No... molto probabilmente no.

Nella stanza piombò un cupo silenzio.

-Ah... quasi dimenticavo...

La voce del medico era strozzata, quasi a volersi adattare ad un momento che chissà quante volte aveva vissuto.

-Volevamo avvertire qualche famigliare, ma....

-Avvertiremo noi sua madre.

Anche la voce di Skinner si era notevolmente abbassata.

-Bene...

-Quando potremo vederlo?

-Fra un'oretta lo traferiremo in terapia intensiva.

Il medico si alzò, strinse la spalla di Scully con una mano terminando con un "Coraggio!" finale ed uscì.

 

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Dicono che chi è in coma, spesso si trovi in una strana dimensione priva di uno spazio e un tempo ben definiti.

Dicono di trovarsi in strani posti.

In tunnel bui in fondo ai quali c'è una gran luce.

In luoghi pieni di luce e pace da cui non vorrebbero andar via.

A girovagare nelle strade della propria città per rivedere amici e parenti, forse per dire loro addio, o forse per avere una nuova ancora a cui aggrapparsi per non fuggire via.

Accanto a chi è vicino a loro e osservano impazienti che si compia il loro destino.

E dicono anche che accanto a loro ci siano i propri angeli custodi pronti a sorreggerli e a indicare loro la strada da seguire.

Persone care, amici o parenti perduti.

Spero che ci sia Samantha accanto a te.

Spero che tu sia riuscito finalmente a rivederla.

Spero che tu sia riuscita a parlarle.

Spero che lei ti riconduca da me.

Ho paura Mulder.

Ho avuto paura tante volte durante la mia vita.

Per tante cose.

Ma mai questa paura che mi attanaglia dentro.

Ho paura mentre ti guardo disteso in quel letto, inerme e vicino all'abisso.

Ho paura mentre vedo uscire dal tuo corpo tutti quei minuscoli tubi, neanche fossi un'automa.

Ho paura che il tuo spirito stia lasciando per sempre questa terra.

Ho paura di perderti per sempre.

Codardo da parte mia, lo so.

E' colpa mia se sei ridotto così.

Ti ho lasciato io.

Molto comodo fregarsene di te, e poi preoccuparmene quando sei sul punto di morte.

Ma non ho mai smesso di pensare a te in questo ultimo quasi-anno in cui siamo stati lontani.

Mai.

Avrei voluto dirtelo.

Avrei voluto dirti la verità.

Dio mi è testimone.

Tutta la verità che mi porto dietro e che grava su di me inesorabile.

Ma sono una codarda e non ti ho detto niente.

Si, sono una miserabile vigliacca.

Non sono stata sincera con te e me ne vergogno.

Tu lo sei sempre stato con me.

Sei stato il primo ad ammettere quella verità che entrambi custodivamo gelosamente dentro di noi.

Quel giorno... ricordo quel giorno come fosse un film rivisto centinaio di volte... come se non fosse stato che poche ore fa.

Ti sei presentato a casa mia di domenica mattina in jeans e maglia nera.

Nessun file in mano.

Un sorrisetto falsamente innocente.

Solo una visita, mi hai detto, ed io interdetta ti ho fatto entrare.

"Volevo parlare con te", mi hai detto con voce incerta.

Oddio, sembravamo ragazzini al primo appuntamento.

Sapevo di cosa volevi parlare. Erano almeno tre settimane che lo sapevo. Da quando erano iniziati quei timidi scambi di battute in ufficio. Battute troppo allusive.

Rare i primi giorni.

Sempre più frequenti e ammiccanti i successivi.

Mentre l'imbarazzo cresceva.

Nessuno dei due si decideva alla prima mossa.

Che saresti venuto a casa mia di domenica mattina per "parlare" non me lo sarei proprio aspettato.

La conversazione è durata veramente poco.

"Mulder", ho iniziato io a capo chino.

"Sappiamo entrambi cosa vogliamo", mi avevi risposto avvicinandoti a me.

Non mi hai dato il tempo di replicare perchè mi hai alzato il capo e hai posato le tue labbra sulle mie.

Un tocco troppo leggero per essere definito bacio mi ha colpita al cuore.

"Voglio stare con te", mi hai sussurrato, prima di sollevarmi e portarmi in camera da letto.

Passione e amore, regnarono in quella stanza.

Anni di lussuria inappagata.

E nei quattro mesi successivi nulla fu un freno per noi.

Poi quel giorno.

Quel giorno decisi di andar via.

Non sono ancora pronta a dirti il motivo della mia scelta.

Sono una vigliacca, lo so.

Te lo dirò presto.

Te lo dirò se torni da me.

Torna da me e non ti abbandonerò mai più.

E saprai la verità.

Torna da me.

Torna da me.

 

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Due giorni e nessun miglioramento.

Scully non si era mai mossa dal suo capezzale. Non era mai ritornata a casa. Aveva mangiato pochissimo.

Lo fissava con occhi affranti e gli teneva la mano come se fosse la sua via nelle strade buie in cui si trovava.

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

Una settimana di attesa.

Mentre il "biip" prolungato dell'apparecchio accanto al letto indicava che c'era ancora vita in quel corpo apparentemente inerme e privo di aspettative.

I dottori avevano assicurato che si sarebbe risvegliato.

Prima o poi si sarebbe risvegliato.

Parlano per statistiche e previsioni loro.

Ma spesso in queste situazioni statistiche e previsioni centrano ben poco.

Ci sono altre variabili.

Ed altre costanti.

E la volontà o comunque un'ancora per aggrapparsi ancora una volta alla vita.

Spesso si risvegliano persone dato per morte o comunque spacciate.

E spesso muore chi inceve era stato detto guaribile in pochi giorni.

Altri variabili determinano il nostro cammino.

Variabili sconosciute agli esseri umani.

O meglio... variabili non ancora conosciute.

Forse un giorno lo saranno.

Forse no.

Ma poco importa.

E questo i medici lo sanno, ma rifiutano di ammetterlo per via della loro razionalità... per via della loro scienza.

Per tutto c'è una ragione, continuano a ripetere... a ripetersi.

Per molte cose c'è una ragione, meglio.

Per altre non c'è o non riusciamo a capirla.

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 

La penombra era gradevole e non dava fastidio ai miei occhi.

Ma il buio tutt'intorno mi impediva di capire dove mi trovassi.

Non è che mi importasse in fondo.

Non avevo paura.

Non avevo freddo.

Non avvertivo alcun dolore.

Me ne stavo lì, sospeso a mezz'aria.

E sorridevo.

A chi o cosa non so, ma sono certo che fosse accanto a me.

Non riuscivo a vederla, non riconoscevo i suoi lineamenti, non riuscivo a riconoscere il suono della sua voce.

Note che circolavano libere dentro di me, suoni del tempo, evocati e simili ad echi lontani.

Parole che colpivano dritte al cuore ma non provocavano alcuna ferita, sommesse... non molto, ma abbastanza da non consentirmi di capire.

Un caldo soffio mi alitava intorno, come avvolto da un pesante manto dorato.

Stavo bene e non volevo andar via.

Due mani.

Eteree e sbiadite ma non fuggevoli.

Due mani.

Mani di donna.

Lunghe, magre.

Due mani.

Due mani sulle mie.

Sfiorare.

Lievemente accennare.

Ma fuoco e dolcezza.

Sentivo.

Sentivo la mia pelle riscaldarsi e riprendere vita.

Le sue dita intorno alle mie.

Strano gioco di mani.

Le sue dita sui miei palmi.

Toccavano.

Languide e sinuose.

Movimento lento e continuo.

Strane figure sulla pelle.

Tolse le sue mani dalle mie.

E la vidi.

Pelle chiara... trasparente.

Seta sulle mie mani

Ninfa uscita dalle acque di un ruscello immacolato.

Profumo di rose e pesca.

Sentii il suo corpo su di me.

La sua pelle in contatto con la mia.

Mi abbracciava.

Potevo sentirla al mio fianco.

La sua guancia sulla mia, il suo viso accanto al mio.

Sofferenza.

Provai sofferenza.

Strana inquietudine mi colpì.

E l'abbracciai anch'io.

Chi sei?

--- Ritornerai.

Dove siamo?

--- Ritornerai.

Perchè sono qui?

--- Ritornerai.

Dove devo ritornare?

--- Ritornerai.

Voglio essere con te.

--- No... Ritornerai.

Perchè non posso rimanere con te?

--- No... Ritornerai.

Fu improvviso.

Sentii lacrime che bagnavano il mio spirito.

Le sue lacrime.

I capelli mi impedivano di guardarla in volto.

Castani.

Lunghi.

Ricci... abbastanza.

Perchè piangi?

--- Devi ritornare.

Ma tu non vuoi che me ne vada?

--- Devi ritornare.

Neanch'io voglio ritornare.

--- No... Devi ritornare... Ritornerai.

E scomparve.

Lenta.

Sparì dalle mie braccia, frantumata in mille granuli dorati.

Strinsi le braccia intorno al mio corpo.

Mi guardai intorno.

Ma lei era andata via.

Per sempre.

Un freddo improvviso.

Paura e buio.

Dolore.

Dolore in ogni parte del corpo.

Urlai.

Mute parole uscivano dalla mia gola.

Terrore.

Era questo ritornare alla vita?

Era soffrire?

Si... sentii in lontananza.

Poi una piccola fessura di luce.

Rumori ovattati mentre le immagini erano sempre più nitide.

Bip... macchinari.

Persone accanto a me.

Altre accorrevano.

Qualcuno mi chiamava.

Non riuscivo a parlare.

Mossi la testa, uno spostamento impercettibile.

Ma ad essi bastò per dar loro certezze.

 

**************

 

Una settimana.

Ma Scully non era ancora riuscita ad essergli accanto.

Mulder diceva a medici e infemieri di mandarla via.

La cacciava lui stesso se intorno non c'era nessun altro che potesse farlo.

Le impediva di varcare la soglia della sua porta.

Fino a quel giorno.

Lei era entrata risoluta e altrettanto risoluta aveva chiesto alle infermiere di andar via.

Li avevano lasciati soli.

Era giusto così.

Mulder guardava con occhi sbarrati il soffitto sopra di se e non osava voltarsi.

Perchè era venuta?

Perchè era lì?

Un'infermiera gli aveva detto che lo aveva vegliato durante il coma.

In fondo lo aveva immaginato, ma all'epoca non era in grado di mandarla via.

Ma ora che ne aveva l'opportunità intendeva farlo.

-Mulder...

Timida voce rotta dal pianto.

Si accostò lentamente al letto, ma lui voltò il capo in modo da non riuscire a scorgere neanche la sua ombra.

-Mulder...

-Va via

Usò la voce più fredda e dura che al momento gli era possibile.

-No.

-Cos'è? Pietà la tua?

-Mulder... sai bene che non è così.

-No.. non lo so.... non voglio parlare con te... lasciami in pace.

-Sai che non lo farò.

-Vattene Scully.

-Non posso lasciarti adesso... mi dispiace.

-E si... e si perchè il povero anticappato ha bisogno della mammina ora? vero?

Gridò con quel poco fiato che aveva in corpo e si voltò guardandola con occhi roventi.

-Mi dispiace Mulder... mi dispiace per quello che ti ho fatto.

-Ti dispiace.. suppongo non ti dispiacesse quando mi hai lasciato...

-No... mi dispiaceva anche allora.

-E allora cos'è questo? un ritorno di fiamma? O poi mi lasci di nuovo?

-Sai bene che non ho mai smesso di pensare a te... mai... e credimi, non ti lascerò mai più...

-Non posso farlo Scully... non posso crederti... lasciami in pace e non tornare più.

-No... hai bisogno di aiuto.

-Io non voglio l'aiuto di nessuno, tanto meno il tuo.... era meglio se morivo in quell'incidente.

-Non pensarle neanche queste cose, Mulder.

-No... NO? MI SPIEGHI CHE VIVO A FARE?

-Mulder...

-VATTENE!

Scully si rassegnò e si avviò a capo chino verso la porta.

Lasciò la stanza ma non andò molto lontano.

Non poteva abbandonarlo, non in quel momento.

Anzi... non lo avrebbe più abbandonato.

Si sedette su una delle sedie di fronte alla stanza e attese silenziosa di poter rientrare.

-Agente Scully...

-Signore...

La voce incrinata e rotta e lo sguardo appena alzato.

-Credevo fosse con l'agente Mulder...

-Sono stata dentro fino a poco tempo fa...

-...ma non è andata bene...

Scully annuì ma si rifiurò di rispondere.

Skinner si sedette accanto a lei tentando in qualche modo di darle conforto come aveva fatto spesso negli ultimi mesi.

-Mi odia signore.... e non posso biasimarlo.

-Mulder non la odia... ma se gli dicesse la verità tutto sarebbe più facile.

-Una verità signore che ora come ora è meglio che non sappia.... mi odierebbe ancora di più...

-No... vi avvicinerebbe....

-Dirgli che ho ucciso suo figlio mi avvicinerebbe a lui signore?

Iniziava a piangere.

Il ricordo di quel giorno la faceva stare maledettamente male.

-Lei non ha ucciso suo figlio... suo figlio è morto e... e anche se.. anche se fosse nato sarebbe morto in ogni caso entro pochi giorni... lei ha sofferto... forse troppo per poterlo sopportare... e...

-Glielo dirò signore... fra qualche tempo gli dirò tutta la verità.... ma non ora.. ora l'unica cosa di cui Mulder ha bisogno è il nostro aiuto.

-Ma non lo accetterà... non odia nè me nè lei, di questo sono certo, ma l'astio nei nostri confronti e il suo orgoglio gli impediranno di accettare qualsiasi aiuto da parte nostra

-Ha rintracciato sua madre?

-Ho tentato ma non sono riuscita a trovarla..

Scully annuì con la testa.

Aspettò che il tempo sortisse i suoi effetti.

 

°°

 

Non valeva più la pena vivere.

Non aveva più nulla per cui vivere.

Un tempo, quando la sua unica ragione di vita erano gli X-Files, quando la sua unica ragione di vita era la verità, non pensava che sarebbe arrivato a questo punto.

Ma poi il suo cammino si era incrociato con quello di una giovane agente dell'FBI che aveva saputo infrangere le sue barriere.

Come aveva fatto?

Come era riuscita una sola donna a rompere muri che altri in passato, più forti di lei, non erano riusciti neanche a scalfire?

Strani giochi della vita.

Improvvisamente le sue ragioni di vita erano diventate due.

E questo lo appagava... veramente.

Quanti uomini possono dire di fare un lavoro che adorano e di avere al proprio fianco una donna che amano e da cui sono amati?

Pochi davvero.

I quattro mesi più belli della sua vita.

Ma poi, senza nessun motivo apparente, l'incantesimo si era spezzato e la sua ragione di vita era nuovamente diventata una.

Se la faceva bastare.

Ora non aveva neanche quella... perchè continuare a vivere?

Ogni giorno si va avanti perchè si ha qualcosa che ci tiene legati alla vita.

Ma quando la vita è priva di ragioni cessa di avere un senso.

E ci si lascia andare, si lascia che qualunque cosa sospesa nell'aria ci colpisca senza evitarla.

Mulder rifiutava di farsi aiutare, rifiutava ogni nuova terapia che gli veniva proposta.

Aveva costretto i dottori a dirgli la verità.

E la verità era che non avrebbe mai più camminato.

A cosa servivano terapie e cure?

Non avrebbe più camminato, e questo era sufficiente.

 

****************

 

Cinque settimane dopo l'incidente era diventato solo un paziente indisciplinato che rifiutava le cure e occupava inutilmente una stanza d'ospedale.

Era scontroso con medici e infermiere.

Era scontroso con chiunque incontrasse nei corridoi dell'ospedale, pazienti o semplici visitatori che fossero.

Se ne stava tutto il giorno seduto sulla sedie a rotelle, nella sua stanza, a fissare dai grandi finestroni il piccolo parco dell'ospedale che puntualmente alle 9:30 del mattino fino a mezzogiorno e poi di nuovo dalle 17 alle 20 del pomeriggio diventava fin troppo affollato per i suoi gusti. Quindi se ne allontanava e rimaneva a fissare i muri della camera o si girava per una quindicina di minuti i corridoi dell'ospedale dando fastidio a chiunque gli capitasse a tiro.

Era giunta l'ora di andare via.

Era giunta l'ora di ritornare a casa, di ritornare.... di ritornare a cosa? Alla sua solita vita? Al suo lavoro?

Ritornare a cosa?

A nulla.

Nulla sarebbe stato più come prima.

Nulla.

Non esisteva più la sua vecchia vita.

Non esisteva più il lavoro per lui.

Non gli rimaneva più nulla.

Cosa avrebbe fatto? Cosa ne sarebbe stato di lui?

Chiunque nella sua situazione avrebbe pensato ad un modo per ricominciare, per ricostruirsi una nuova vita.

Ma lui no.

Effettivamente... non ne valeva la pena.

Non ne vedeva l'utilità.

Non vedeva nulla per cui valesse la pena continuare.

Si, sarebbe ritornato a casa.

Avrebbe chiamato sua madre.

Avrebbe chiamato i suoi unici tre amici, gli unici che gli erano rimasti anche se si era allontanato molto anche da loro.

Poi avrebbe detto basta a tutto.

Il mondo avrebbe continuato a girare lo stesso verso est anche se lui non c'era più.

I criminali avrebbero continuato ad essere criminali.

I ricchi avrebbero continuato a sfruttare i poveri.

I giorni sarebbero continuati a durare 24 ore.

Gli anni sarebbero continuati ad essere di 365 giorni.

La sua scomparsa avrebbe rallegrato molte persone.

Ne valeva la pena.

Decisamente.

Era l'unica cosa che gli rimaneva da fare.

Un'infermiera entrò in camera piuttosto seccata.

Odiava dover parlare con quell'uomo!

E dire che quando era arrivato in ospedale, in coma, ed era stato trasportato in terapia intensiva si era dispiaciuta per lui. Aveva visto morire e soffrire troppi giovani nei suoi 25 anni di carriera, ragazzi nel fiore dei loro anni morti o rimasti menomati per stupidi incidenti.

Pensava che quel giovane fosse uno di quelli.

Ma si era rivelata una persona scontrosa e insopportabile.

Sembrava che non gli importasse nulla di guarire, anzi le pareva che fosse quasi dispiaciuto per essere rimasto in vita.

Non parlava con nessuno, neanche con medici e infermiere a meno che non fosse strettamente necessario.

Rifiutava le visite.

E in effetti non è che ne avesse ricevute tante!

Quell'uomo alto e piazzato temeva di entrare in quella stanza.

Quella ragazza che lo aveva vegliato durante il coma ci aveva provato ogni tanto, ma erano stati tutti tentativi andati a vuoto.

Aveva letto sofferenza negli occhi di quei due... e astio.

Aveva visto famiglie riconciliarsi, padri riabbracciare i figli dopo molto tempo, mariti e mogli ritornare insieme... dopo esperienze come quelle.

Ma a loro questo non accadeva.

Era la prima volta che le capitava di osservare una cosa del genere.

Mulder non si mosse dalla sua posizione e continuava a darle le spalle.

-Signor Mulder... le metto i due flaconi di pillole che il dottore le ha prescritto sul comodino. Si ricordi.... due volte al giorno ogni dodici ore per due settimane.

Mulder non si era mosso nè le aveva fatto un qualsiasi segno d'assenso.

-Signor Mulder... mi ha sentito?

Un secco "si" uscì dalla sua bocca.

-Vuole che le chiami un taxi per ritornare a casa?

La voce di una giovane donna rispose per lui.

Una voce familiare.

-No... non si disturbi, lo accompagno io a casa.

Mulder ruotò la sedia a rotelle e la fissò inferocito.

-Signorina... ne è sicura?

-Si... ci lasci soli per piacere.

L'infermiera brofonchiò qualcosa di non meglio definibile e andò via chiudendo la porta dietro di se.

I due sostennero per qualche attimo i loro reciproci sguardi.

Ma durò un istante.

Poi Scully lo sorpassò e si avvicinò ai vetri delle finestre poggiandoci il capo e distogliendo lo sguardo da quell'uomo che le era a pochi passi.

-Che ci fai qui? Quante volte devo ripeterti che non voglio più vederti?

-Ascoltami bene Mulder....

Gli occhi rossi e le lacrime appena trattenute.

-Ascoltami bene... perchè non so se riuscirò ancora a trovare il coraggio di dirti quello che ho intenzione di dirti.... so che mi odi, e fai bene a farlo e mi odierai ancora di più quando ti dirò quello che sto per dirti....

-Non voglio sapere niente....

-Neanche il motivo per cui ti ho lasciato?

-No... ormai non mi interessa...

Si allontanò e le diede le spalle.

-Ero incinta, Fox.

Mulder ruotò di colpo la sedia a rotelle e la guardò stupito.

Lei era lì. Copiose lacrime rigavano il suo volto appoggiato malamente al vetro della finestra, mentre mani tremanti si aggrappavano ostinate al muro, a stento capaci di sostenere un corpo ormai troppo gracile.

E lui? Lui che poteva o doveva dirle?

Non si aspettava una cosa del genere.

Decisamente non si aspettava una simile affermazione.

E voleva sapere il resto, il resto della storia che l'aveva portata dall'essere incinta a lasciarlo.

Strani pensieri si insinuarono nella sua mente ma decise di non dar loro libero sfogo e si apprestò ad ascoltare.

Si limitò ad un semplice "Cosa?" appena accennato.

-Ero incinta di tre mesi quando ti ho lasciato..... un maschio, era un maschio.

Era... quindi non è più.... dov'era finito quel bambino?

-E ora... ora dov'è?

-Ho abortito Fox.

La rabbia gli salì violenta alla bocca dello stomaco.

Non se lo sarebbe mai aspettato da lei, mai.

-Cosa? Hai abortito?

Dana annuì appena.

-Che diavolo ti è saltato in testa? Sei forse impazzita? E poi.... perchè non me lo hai detto subito? Cos'è, non mi credevi all'altezza di accudire nostro figlio?.... E... da quando in qua si può abortire dopo le 16 settimane? Me lo spieghi?

Aveva sputato fuori le parole a raffica, alzando il tono della voce affinchè le potesse essere ben chiaro quanto non avesse gradito per niente la notizia.

-Nulla di tutto questo Mulder.... ero felice, Dio se ero felice quando ho scoperto di essere in attesa di un figlio, di nostro figlio. Ho continuato a fare esami per essere sicura che fosse tutto a posto... avevamo organizzato quella vacanza... volevo dirtelo allora... ma poi.... ho fatto un'amniocentesi....

Fece un profondo respiro. Inspirò quanta più aria potè per cercare di non scoppiare a piangere anche se sapeva bene che una volta data la notizia lo avrebbe comunque fatto.

-... nostro figlio..... l'amniocentesi ha rivelato una grave malformazione a carico della spina dorsale e del cervellettto.... il feto sarebbe morto entro poche settimane... il medico mi ha consigliato un aborto terapeutico... aveva detto che.... aveva detto che se avessi aspettato avrei avuto un aborto spontaneo.... non mi sono arresa Fox, ho continuato a sperare in un miracolo... ma poi due settimane dopo... ho avuto forti dolori...sono andata in ospedale e... il feto era sofferente... avevo un'emorragia....

E le catene si spezzarono.

Scully iniziò a singhiozzare, accasciandosi a terra e portandosi le gambe al petto.

Mulder era rimasto immobile.

Guardava il vuoto, fisso davanti a se... e non sapeva cosa dire.

Che idiota che era stato!

Come aveva potuto pensare che Scully lo avesse abbandonato per un motivo frivolo?

Ora molte cose quadravano.

Il perchè nelle settimane precedenti quel famoso giorno era spesso taciturna, assente.

E si spiegava anche quella settimana in cui era stata via.

Da sua madre gli aveva detto. Lui le aveva creduto poco. Gli aveva parlato al telefono con voce poco convinta. Aveva chiamato la signora Scully che aveva confermato la versione della figlia.

Margaret sicuramente sapeva tutto. Era l'unica a cui Scully si sarebbe potuta appoggiare in una situazione come questa.

Le si avvicinò cauto e si tese per afferrarle le mani.

Lei si lasciò prendere e si sedette sulle sue gambe, continuando il suo pianto liberatorio tra le braccia di Mulder.

Fox era combattuto.

L'intensa emozione di riaverla tra le braccia, di poterla stringere a se, di poter profondare tra i suoi capelli, di poter poggiare la sua testa sulla sua spalla e inalare il suo profumo.

Un freddo polare che gli era piombato nell'anima nell'apprendere le notizie, quelle notizie.

Scully continuava a singhiozzare e frammiste alle lacrime i vari "Mi dispiace" e "Non avrei voluto farti questo".

-Dana... Dana, tu non devi rimproverarti di nulla... è stata colpa mia... non ti sono stato abbastanza vicino, avrei dovuto capirlo.

-Avrei dovuto dirtelo....

-Perchè non lo hai fatto? Perchè ti sei tenuta tutto dentro?

-Io... io avrei dovuto dirtelo... ma in quei giorni ero distrutta e temevo che... che se te ne avessi parlato ti saresti addossato anche questa colpa... e non volevo.

-E andandotene... affrontando tutto da sola... pensavi di risolvere questa situazione?

-Non lo so, non lo so.... pensavo che ti saresti rassegnato prima o poi se me ne fossi andata e avresti ricominciato... ma poi quando ti ho visto l'altra sera....

-Credevi davvero che avrei potuto ricominciare senza di te?

Dana non parlò.

Si strinse a lui e smise di piangere, cercando di donargli un pò di quel calore che gli aveva negato in quei lunghi mesi.

-Ma adesso ricominceremo.... ritorneremo quelli di una volta.

Un sussurro emesso con forza, quasi a dar coraggio ad entrambi.

Ma Mulder non la vedeva in questo modo.

Lui sapeva che nulla sarebbe stato come prima.

Nulla.

Una sofferenza per entrambi coltivata in quei mesi... non si poteva cancellare, non in poco tempo almeno.

E la consapevolezza... la sicurezza che non si sarebbe più alzato da quella sedia con le proprie gambe.

Nulla sarebbe ritornato.

Nulla ritorna.

Non avrebbero più fatto l'amore come adolescenti imbarazzati in un pigra domenica mattina.

Non si sarebbero più fatti travolgere dalla passione ritornando a casa dopo una giornata trascorsa in ufficio con un continuo toccarsi, con gli occhi, con le mani, con il corpo, senza poter dar libero sfogo ai loro sensi.

Non avrebbero potuto più passeggiare nel parco, mano nella mano, a sera inoltrata, dopo essere usciti sconfitti da un interrogatorio inconcludente... lievi tocchi di dita e palmi, quasi a sfiorarsi... quasi ad essere la reciproca boa per non annegare.

Niente più sabati mattina passati in ufficio a non far nulla, per il solo piacere di esserci e di esserci insieme.

Niente rari sabati sera trascorsi su un divano a guardare un vecchio film come una vecchia coppia sposata.

Nulla di tutto questo era più.

Nulla di tutto questo.

Mulder non parlava, incapace di esprimerle la sua frustrazione.

Mulder non emetteva parole... niente suoni, ma immagini che il suo volto mostrava, chiare e limpide come le acque di un ruscello incontaminato.

-Mulder....

La sua voce servì poco a destarlo.

Distolse gli occhi e impedì a se stesso di guardarla.

-Mulder... cos'hai?

Doveva tacere.

-Mulder?

Doveva tacere, non poteva darle anche questo dolore.

-Mulder... allora?

Doveva tacere... ma ci sarebbe riuscito?

La tentazione di parlare forte, la carne debole....

Ma avrebbe resistito.

-Mulder... ti prego parla!

Lo costrinse a voltarsi.

Due piccole e gracili dita gli voltarono il viso e lo obbligarono ad incrociare i loro occhi.

-Nulla sarà come prima

Qualcuno parlò al suo posto.

Ne era convinto.

La sua voce gli parve lontana e fuggevole

Un'eco dagli antri profondi di un'oscura caverna.

-Non è vero.

-Si invece... e tu lo sai.

-Non mi interessa che tu stia seduto qui...

-No?... a me si... non posso darti più niente.. niente di quello che avevamo prima. Sarei solo un peso e nient'altro.

Amarezza e rabbia.

Una miscela esplosiva si era rovesciata su entrambi.

-Mulder.... Mulder... io non voglio nulla più di ciò che ho già ora... quello che ho mi basta.

-Perchè non riesci a capire?! Non sono capace di scendere una rampa di scale da solo, non posso più lavorare... non sono più capace di fare nulla di quello che facevo prima!

-Ma sei vivo... mentre a quest'ora saresti potuto essere in una bara...

-Forse sarebbe stata la cosa migliore...

-No... non dire più certe cose.

Gli prese il volto fra le mani e lo fissò per un istante.

Si avvicinò lentamente al suo capo, era a pochi centimetri dal suo viso, ma Mulder si ritrasse.

-Che c'è?

-E' meglio che vai adesso.

-Fox... che cos'hai.. perchè non hai voluto...

-Perchè è giusto così... voglio solo essere lasciato in pace.

-Non ti libererai di me, mi dispiace...

-Dana...

-All'inizio sarà difficile... ma tutto è iniziare... con il tempo ci abitueremo alla nostra nuova vita.

-Ed è proprio questo che non voglio, lo capisci? Non voglio che tu.. che tu ti adatti alle mie esigenze... non voglio che tu vada a lavoro... e poi... e poi ritorni a casa per occuparti di me... o addirittura che abbandoni il lavoro... hai... hai una vita davanti a te... una carriera... e non potrai avere nulla di tutto questo se starai con me!

-Quanto credi che mi interessi tutto questo se non ci sei tu accanto a me? Come credi che sia stata in tutto questo tempo lavorando a Quantico? Pensi davvero che pensassi alla mia carriera, a farmi una vita normale? E no.. no... la mia testa era sempre ai ricordi che ci vedevano insieme... a te... a nostro figlio...i momenti più belli della mia vita li ho trascorsi quando ero con te... quando lavoravamo insieme e tu te ne uscivi con qualche strampalata teoria.... quando mi facevi sorbire una ramanzina dal direttore o dagli addetti alle spese dell'FBI... quando mi svegliavi la notte solo per chiacchierare perchè non riuscivi a dormire... quando mi facevi lavorare anche nei weekend e mi facevi litigare con mio fratello Bill... quando diventavi geloso con chiunque si avvicinasse a me.. quando diventavi la persona più dolce di questo mondo.. e mi accarezzavi... mi abbracciavi... mi sfioravi la mano... e mi facevi provare sensazioni che mai avevo avvertito prima... e nei quattro mesi in cui siamo stati insieme.... io...

-Davvero?

Perchè si meravigliava di quelle parole?

Sapeva già tutto quello che Dana gli aveva detto...

Ma sentirlo a parole faceva un altro effetto.

-Ne... ne avevi dubbi?

-No.

Sorrisero entrambi.

Lieve.

Appena accennato.

Mentre le nuovole cariche di pioggia iniziarono a schiarirsi e un pallido raggio di sole illuminò un lembo di terra.

Un piccolo bottone dorato.

Fini graduli d'oro mentre intorno nera argilla... ma pronta per essere raccolta e forgiata dalle abili mani di un vasaio.

 

 

 

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NOTE CONCLUSIVE 1: scrivere dell'aborto mi ha richiesto una gran forza di volontà e un'attenta riflessione; ne sono contraria, in maniera assoluta: nessuno può decidere così impunemente della vita di un essere umano; ma... ma a volte... se la vita contasse due soli colori prendere le decisioni sarebbe più facile... non me ne vogliano coloro che sono stati urtati dalle mie parole.. voglio solo invitarvi a riflettere e poi rispondere a voi stessi: "Cosa avreste fatto se avesse vissuto la stessa esperienza?"....

NOTE CONCLUSIVE 2: per le informazioni mediche presenti in questa parte ringrazio mia zia che mi ha prestato la sua enciclopedia medica e la mia amica Eli (che diventerà un ottimo medico)... qualsiasi imprecisione è colpa mia... il massimo della mia biologia è quella fatta al liceo!

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