TITOLO: Reversed
AUTORE: Lezar82
SPOILER: Non credo ce ne siano... forse qualche riferimento al Pilot
RATING: PG-13 in maniera complessiva
GENERE: MrS e poi non so.
FEEDBACK: E certo che voglio sapere la vostra opinione, ci mancherebbe.... mandatemeliiiii a lezar82@supereva.it
DISCLAIMER: Vedete la pagina introduttiva... e comunque tutto ciò che riguarda X-Files (a parte i personaggi che ho inventato io, mi sembra ovvio!!) non appartengono a me  ma a tutta la banda d'oltreoceano.
NOTE: Ok, qui inizia la vera avventura... mi raccomando, non spaventatevi quando vedrete Scully quasi completamente fuori character... mi serviva così!

 

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Si destò di colpo come se una sveglia avesse iniziato a suonare improvvisa nel suo cervello. Sobbalzò addiritura, prima di mettersi a sedere stordito sul divano e rimanere immobile per buoni cinque minuti in uno stato catatonico, gli occhi socchiusi e annebbiati e la testa frastornata.
Passato il momento di sbandamento si stiracchio con piacere e aprì del tutto le palpebre.
Poi le richiuse.
Poi le riaprì e iniziò a sbatterle furiosamente.
Si alzò di scatto e si guardò in giro con sospetto.
Quella non era casa sua. Sembrava casa sua, ne aveva la parvenza ma quella non era decisamente casa sua.
E quello su cui era seduto non era il suo divano.
Marroncino, tagliuzzato qua e là e di tanto in tanto qualche molla curiosava all'esterno. Sembrava essere appena uscito da una discarica.
Se ne andò in giro per la casa.
In cucina... beh, mancava la cucina... e il lavandino... e il tavolo... insomma mancava tutto.
Idem la camera da letto... idem il bagno.
Ritornò al divano.
Ora era veramente confuso. Se qualcuno avesse voluto fargli uno scherzo d'inizio d'anno era proprio di cattivo gusto.
Si guardò addosso: indossava ancora il jeans e la felpa con cui si era addormentato la sera precedente.
Diede uno sguardo all'orologio: si era bloccato al 31 dicembre 1999, ore 23:59.
Perfetto!
Iniziò a camminare avanti e indietro indeciso sul da farsi.
Che diavolo poteva essere accaduto?
L'idea iniziale dello scherzo aveva immediatamente abbandonato il suo cervello.
Non è che avesse quel granchè di amici che gli avrebbero potuto fare una cosa del genere!
Forse era stato un'idea di Langly, Byers e Frohike?
Ma come mai non si era accorto di nulla?
Iniziò a ripensare ai movimenti del giorno precedente.
La mattina si era alzato, piuttosto tardi a dire la verità, si era fatto una doccia e si era rasato. Si era infilato jeans e felpa, aveva preso il giornale da dietro la porta, aveva acceso la TV e aveva iniziato a leggere. Intorno alle 14 aveva pranzato con qualcosa portato da un fattorino, aveva bevuto una birra, letto uno dei files che si era portato dall'ufficio, e aveva guardato la Tv ininterrottamente fino alla sera.
Nulla di anormale in fondo.
Continuò a pensare....
... l'acqua!
Intorno alle otto di sera aveva preso una pillola per il mal di testa e aveva bevuto un bicchiere d'acqua!
Forse quei tre gli avevano messo qualcosa nell'acqua!
Ma allora doveva esserci anche lo zampino di Scully!
Impossibile.
Lei in quel momento era con la sua famiglia a festeggiare e, quand'anche gli avesse voluto fare uno scherzo, lui se ne sarebbe certamente accorto: non sapeva mentire Scully, non con lui almeno!
Doveva esserci una spiegazione.
Si guardò in giro alla ricerca del telefono o del suo cellulare.
Nessuna traccia nè dell'uno nè dell'altro.
Iniziava ad innervosirsi.
Si trovava in una casa che da un lato sembrava la sua, dall'altro non lo era... sembrava abbandonata; non aveva nè telefono nè cellulare; non aveva nessun cambio di vestiti, niente chiavi della macchina, niente portafoglio o libretto degli assegni.
Stupendo!
Un bel modo per iniziare l'anno!
Uscì di corsa sul pianerottolo: doveva vederci chiaro in questa storia!
Si bloccò incapace di respirare: non solo il suo appartamento, ma l'intero palazzo era in un completo stato di degrado. Salì di corsa la scale per raggiungere l'appartamento di Steve e Sarah: almeno loro dovevano essere in casa! Non c'era nessuno.
Scese giù in strada e il respiro gli si bloccò per la seconda volta in pochi minuti.
Il suo quartiere non esisteva, eccetto quelle case in rovina sparse a qualche angolo, i palazzi diroccati e discariche di rifiuti un pò ovunque.
E non c'era nessuno neanche per strada... forse era normale dato che era il primo dell'anno... ma, un momento... per quanto ne sapeva lui poteva benissimo non essere il 1 gennaio 2000. Magari era in un universo parallelo, o era tornato indietro nel tempo, o era andato avanti nel tempo, o era caduto in uno stato di ibernazione e si era svegliato chissà quanti anni dopo; magari gli alieni lo avevano rapito e lo avevano trasferito in un mondo alternativo, magari erano stati quelli del consorsio a prenderlo e lo avevano trasportato in questo mondo artificiale per farlo impazzire e farlo desistere dalla sua ricerca, magari...
BASTA!
ERA TUTTO ASSURDO!
PUNTO!
Iniziò a correre in preda a strane emozioni... paura... curiosità... smarrimento...
Non incontrò nessuno e lo spettacolo che gli si mostrava sembrava una pellicola che aveva impressa sempre la stessa scena.
"C'è nessuno?" iniziò a gridare "Questo scherzo non è divertente! Allora c'è qualcuno?"
Ma nessuna voce rispose al suo appello.
Fermò di colpo la sua marcia e girò su se stesso due, tre, quattro volte fino a che la testa non iniziò a girargli e cadde a terra smarrito. Da lontano gli echi del  vento si facevano sentire, enormi folate spazzavo la strada.
Si rese conto di aver freddo. Aria gelida gli penetrava fin dentro le ossa e lo faceva tremare. Strinse la braccia intorno al suo corpo sperando di proteggersi e poterne trarre un pò di calore.
Si rialzò e iniziò a camminare lento, indeciso sul da farsi.
L'unica cosa di cui era certo era che si trovava in inverno.
Certo poteva benissimo essere dicembre, o novembre, o gennaio, o febbraio... anzi poteva essere benissimo agosto, chi gli assicurava che in qualunque posto si trovasse l'inverno non cadesse nei mesi estivi e l'estate in quelli invernali?.
Si rese conto di non avere praticamente alcun appiglio a cui aggrapparsi, nulla che gli potesse essere di sostegno in qualche modo.
Certo non poteva rimanere lì.
Doveva fare qualcosa, cercare qualcuno che lo potesse aiutare.
E c'erano solo tre indirizzi a cui potersi rivolgere.
I Lone Gunmen.
Scully.
E il Quartier Generale.
Oddio... c'era anche da considerare l'ipotesi che non esistesse nessuno dei tre indirizzi; o magari non esistevano Langly, Byers e Frohike, o Scully... poteva benissimo non esistere l'FBI!
Si impose si smettere di pensare e impedì alle rotelle del suo geniale cervello di continuare a girare: continuare a formulare ipotesi serviva solo ad aumentargli la paura e la preoccupazione, le ultime cose di cui aveva bisogno.
Doveva agire... e in fretta.
Iniziò a correre.
Corse forse per ore.
Interi quartieri, che fino al giorno prima conosceva come le sue tasche, sembravano essere scomparsi: al loro posto rovine, case diroccate e discariche. Anche lo stabile dove si trovava il rifugio dei suoi amici era nelle medesime condizioni e nella sua testa iniziò a insinuarsi il dubbio che l'intera Washington fosse in quello stato.
Che mentre lui dormiva fossero giunti gli alieni e avessero iniziato la loro guerra?
No, impossibile!
C'erano troppi elementi che confutavano l'ipotesi.
Quelle case... quei quartieri... non sembravano essere usciti da una battaglia... sembravano semplicemente abbandonati.
BASTA!
Lo stava facendo di nuovo! Stava ricominciando a pensare!
Non doveva pensare! Non doveva pensare! Non doveva pensare! Non doveva pensare! Non doveva pensare! Non doveva pensare! Non doveva pensare! Non doveva pensare! Non doveva pensare! Non doveva pensare!
Riprese a correre.
Corse per chilometri, mentre il sole iniziava ad ecclissarsi, la notte iniziava a scendere. Il cielo aveva assunto uno strano colore... batuffoli nerastri e grigi intervallati da fasce di porpora e chiazze di arancione.. e all'orizzonte una striscia più chiara e un manto uniforme di velluto che preannunciava la notte.
Il freddo era diventato più pungente. Le gambe chiedevano riposo. La sua testa chiedeva riposo. E lo stomaco qualcosa che placasse la sua ira.
Da lontano iniziò a scorgere segni di civiltà.
Sicuramente un quartiere degradato, ma almeno c'erano luci che illuminavano le strade, qualche automobile parcheggiata ai lati del marciapiede, qualche bicicletta e qualche passante di tanto in tanto.
Si appoggò esausto ad un cestino dell'immondizia respirando a pieni polmoni per superare l'affanno. La cassa toracica gli si riempì di aria gelida e per un attimo credette di morire.
Iniziò a camminare lentamente tentano invano di fermare qualcuno. Non riusciva nemmeno a parlare, neanche ad avvicinarsi che i passanti lo scansavano e affrettavano il passo.
Forse non poteva biasimarli. Sicuramente era in uno stato orribile, poteva benissimo essere scambiato per un barbone. Non si era sistemato in alcun modo quando era uscito di "casa", non aveva mangiato e aveva corso per tutto il giorno. Aveva un aspetto pietoso.
Vide da lontano una donna di colore che stava entrando nel portone del suo palazzo e le si avvicinò cauto.
La colse di sorpresa quando disse "Scusi" tanto che la donna, sulla quarantina forse, con un gran cappello di lana in testa da cui uscivano dei riccioli nerissimi, e un cappotto sformato color cammello, si voltò spaventata e si affrettò ad aprire il portone.
Mulder, capite le sue intenzioni, le coprì la bocca con la mano per impedirle di parlare e la spinse dentro l'atrio.
La donna continuava a dimenarsi: in fondo Mulder poteva benissimo essere uno dei tanti maniaci che si trovano oggigiorno per strada!
-Stia tranquilla signora! -esclamò tentando di convincerla- non voglio farle del male!
Ma la donna non accennava a calmarsi.
-Senta, voglio solo sapere come faccio ad arrivare a GeorgeTown...
Le lasciò libera la bocca ma la bloccò da una spalla, temendo che potesse fuggire.
-Sem... sempre dritto sig... signore... all... alla fine di questa strada... gir... giri a destra e pros... prosegua dritto... dopo... dopo un paio di km sarà... sarà a Georgetown.
La donna tremava tutta.
Mulder la lasciò andare sussurrandole un "Grazie" e sorridendole ma la donna prese una spranga di ferro appoggiata malamente ad una parete, lo picchiò ferendolo alla testa e gridò.
Mulder scappò e riuscì a mala pena a sfuggire ad un gruppo di uomini alti e robusti che stava arrivando di corsa in aiuto della donna; venne colpito ad una spalla, forse una lattina, anche se in quel momento il suo unico pensiero era correre per raggiungere il più in fretta possibile GeorgeTown.

XoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXo

 

GeorgeTown,
Washington DC
Ore 9, pm

 

Era arrivato all'appartamento con la forza della disperazione. Non aveva più fiato e le gambe erano stremate.
Fissò il palazzo, prima di spostare il suo sguardo alla terza finestra sulla destra: dentro la luce era accesa.
Pregò qualsiasi Dio non avesse mai pregato che lì dentro ci fosse Scully.
Salì di corsa le scale, rinvigorito da quella speranza, ma si arrestò non appena giunse davanti alla porta dell'appartamento della sua collega.
Esitò a bussare.
Anche se ci fosse stata Scully dietro quella porta, nulla vietava, visto come si erano evoluti gli eventi da quella mattina, che fosse sposata, avesse dei bambini, avesse un qualsiasi compagno... o magari era anziana, o forse...
Immerso ancora nei suoi ragionamenti, bussò senza volerlo, accorgendosene subito dopo e pentendosene immediatamente.
Dall'altra parte del piccolo muro in legno, una voce fresca e giovane che esclamava "Un attimo!".
La voce di Scully.
Mulder si rallegrò, almeno lei esisteva in quello strano posto dove si era ritrovato!
Beh... era già qualcosa!
Un attimo dopo si sentì il click della serratura e una figura femminile gli si mostrò davanti.
Era Scully, su questo nessun dubbio.
Ma la Dana Scully che conosceva lui, la partner di tante avventure, l'amica, la confidente, sicuramente non aveva mai avuto una vestaglia in seta blu molto scollata ed erano anni che non portava i capelli lunghi....
Stette a fissarla come un ebete incapace di esprimersi.
Tutto si sarebbe aspettato dietro quella porta, ma non quello che aveva di fronte.
-Allora?- chiese la donna con un sorriso
-Dana... Dana Scully?
-Si... lei è...?
Mulder uscì dal suo stato ipnotico e rinsavì dandosi un centinaio di calci in testa.
Non era quello il momento di riflettere su come fosse attraente la sua partner.
Doveva pensare a risolvere la situazione in cui si era cacciato.
Riprese lucidità e iniziò ad osservarla, notando come avesse la porta succhiusa per un quarto e una mano dietro di essa.
Sorrise.
Glielo aveva visto fare centinaia di volte.
Dietro la porta aveva la pistola.
Almeno quello non era cambiato.
-Scully.. Scully sono Mulder! -iniziò sperando di esistesere in quel *mondo*.      
-Chi?
-Mulder, Fox Mulder, non mi riconosci?
Il suo viso cambiò e assunse l'aria di chi ha appena visto un fantasma.
Si ritrasse leggermente e si strinse alla porta.
-Lei non è Fox Mulder, se ne vada.
Fu sul punto di chiudere la porta ma Mulder la bloccò con una mano e riuscì ad entrare nell'appartamento.
Peccato che una frazione di secondo dopo si ritrovò una pistola puntata alla tempia.
-Allora, mi dici chi sei o no?
-Te l'ho detto, sono Mulder!
-Si... con me non attacca bello!
-Se dici così vuol dire che nella tua vita hai conosciuto un Fox Mulder... vero?
-Possiamo dire di si e posso darti la certezza che Fox Mulder è morto!
-Che bello sono morto!
-Vuoi dirmi chi sei o preferisci una pallottola nel cervello?
-Te l'ho detto, sono Fox Mulder... stamattina, stamattina mi sono svegliato nel mio appartamento ad Alexandria, ma tutto era cambiato rispetto a ieri...
-Non esiste nessuna Alexandria a Washington.
-Daccordo... daccordo...Vediamo... il tuo nome completo è Dana Chatrine Scully, adori lo yogurt con polline e miele, ti piace la musica heavy metal...
-Sono informazioni facili da reperire...
-Ma sono esatte... beh, questo almeno è un conforto... hai due fratelli, Charles e Bill, e una sorella, Melissa...
-Amico ti hanno informato male... ho solo un fratello.
-Scully -la conversazione stava diventando frustrante e avere una pistola sulla tempia certo non aiutava-... devi credermi, sono Mulder, Fox Mulder!
-Sul fatto che debba crederti c'è da discutere... intanto vieni di là con me, in cucina, con le mani alzate e ben in vista...
-Ok... ok...
Mulder si lasciò condurre in cucina... o meglio fu costretto ad andare in cucina dove venne legato mani e piedi ad una sedia.
-Non c'era bisogno di stringere in questo modo i nodi!
Sperava in un minimo di comprensione dato il modo in cui era conciato e l'evidente ferita in testa che continuava a pulsargli dolorosa e di cui peraltro Scully non si era minimamente accorta.
-Per quanto ne so io si. -rispose Dana mentre digitava sul cordless un numero telefonico.
-Ciao Sam -iniziò poco dopo-... no... devi venire immediatamente da me... poi ti spiego... c'è una persona qui... no, immediatamente... ok, ti aspetto.
Chiuse la comunicazione, ripose il telefono sul tavolo e iniziò a fissare Mulder.
Fox si guardò in giro. La casa di Scully non era cambiata. La cucina almeno era la stessa -la conosceva più della sua ormai-, del resto della casa... aveva scorto qualcosa dalla penobra riflessa da un piccolo lume accanto al divano, e almeno dalla forma i mobili e la loro disposizione erano gli stessi.
Era Scully un pò diversa. La sua Scully aveva sempre indossato i vestiti più casti che c'erano sul mercato, anche quelle rare volte che l'aveva vista in abiti più casual o notturni, aveva sempre portato scollature per nulla compromettenti e colori tenui. A volte era venuta ad aprirgli la porta in piena notte coperta da una pesante vestaglia bianca che l'avvolgeva tutta e quasi la faceva scomparire.
Vederla indossare una vestaglia così sexy gli provocava un certo effetto.
Forse questa Dana Scully aveva un appuntamento galante quella sera, un appuntamento stile cena a lume di candela a casa mia_chiacchierata sul divano_fine della serata in camera da letto e magari generalmente indossava i "suoi" soliti vestiti. O forse la vera Dana Scully era realmente una donna così attraente, anche la sua, quella della sua "realtà", solo che lui non aveva mai avuto occasione di sperimentare questo lato della sua partner. Giurò a se stesso che se mai fosse ritornato al suo "mondo", avrebbe a tutti i costi tentato di districare le fitte trame del mistero.
I suoi pensieri vennero interrotti dal rumore di una chiave che entrava nella toppa della serratura e dal cigolio e dallo sbattere di una porta.
Scully voltò lo sguardo verso l'uscio della cucina da cui poco dopo apparve una donna sui trent'anni, capelli ricci e lunghi, magra e con una certa apprensione in viso.
Lei e Mulder si fissarono per un istante ed entrambi provarono una strana sensazione.
-E' questa la persona che dovevo incontrare? -disse rivolgendosi a Dana che annuì- Sarebbe? -continuò.
-Tuo fratello secondo quanto sostiene!
-Che sciocchezze!
Mulder gelò. Quella era sua sorella, sua sorella Samantha. Non poteva crederci. Non era un clone, era proprio lei!
Dopo tutto quello strano guaio in cui era finito iniziava ad avere risvolti positivi!
Samantha era una donna, bella e forte, e stava di fronte a lui, proprio di fronte a lui!
-Così tu saresti mio fratello!- esclamò
-Si...
-E dovrei crederti secondo te?
-Noo?
-Com'è che te lo sei ritrovato in casa? -chiese rivolta verso Scully.
-Ha semplicemente bussato alla mia porta.
-Ah... comunque dovremmo controllare.
-Secondo me è un impostore come tutti gli altri, ma se proprio vuoi chiamo Danny e mi organizzo per un controllo sul DNA!
Non appena udì la parola Danny, Mulder interruppe la loro conversazione.
-Esiste Danny? -chiese speranzoso
-Prego? -ribattè Scully.
-Voi due lavorate all'FBI e conoscete un certo Danny?
-Vedo che è ben informato su di noi!
-E per caso esiste una sezione chiamata X-Files?... e voi lavorate in questa sezione?
-Faccia centro un'altra volta e le regaliamo una bambolina! -esclamò sarcastica Samantha.
Mulder iniziò a ridere, dapprima sommessamente, poi sempre più forte.
Era felice. Per la prima volta in quella giornata era felice.
In fondo non tutto era diverso.
Esisteva l'FBI, esistevano gli XF, Scully lavorava agli XF.
Aveva ritrovato sua sorella, che guarda caso lavorava agli XF e aveva il suo stesso senso dell'humor: buon sangue non mente.
Tirando un pò le somme della giornata, nonostante non fosse mai stato un asso nei calcoli a mente, poteva affermare con buona approssimazione che il risultato finale fosse vicino allo zero. Considerando che per la fine di quello strano giorno si aspettava un bel -50, lo 0 apriva di granlunga le sue prospettive.
Le due intanto continuavano a guardarlo stupite.
-Magari è semplicemente un malato di mente che sa usare molto bene internet! -esclamò Sam.
-O magari è colpa del colpo in testa che ha ricevuto! Sta sanguinando!
-Non te ne eri ancora accorta?
-A dirti la verità no... diciamo che ero... più occupata a puntargli la pistola sulla testa che a gurdagliela la testa!
Scully prese un tovagliolino di carta dal contenitore appeso alla parete e gli tastò la fronte. Mulder in tutta risposta smise di ridere e mutò il suo sorriso in una mal celata smorfia di dolore.
-E questa dove se l'è fatta?
-Una donna mi ha dato una spranga in testa.
-Potrebbe aver avuto una commozione celebrale, lo sa?
Scully uscì dalla cucina per riapparire qualche minuto dopo con una scatola di cartone in mano. La appoggiò al tavolo e iniziò ad uscire un paio di guanti in lattice, dell'ovatta e del disinfettante, delle garze e del nastro adesivo. Mulder seguiva compiaciuto quelle operazioni: Scully rimaneva Scully anche in quella realtà. Sorrise anche se poco dopo ritrasse la testa, non appena sentì il bruciore provocato dall'alcool sulla ferita.
-Stia buono e non si preoccupi. Sono un medico.
Mulder continuava a rimanere lontano: Scully era sicuramente un'eccelente patologa e aveva l'arcana capacità di diagnosticare le malattie più impensabili, ma le cure manuali non erano il suo forte! Spesso sospettava che lei fosse a conoscenza del suo difetto e avesse scelto di diventare patologa proprio per quel motivo!
-Non faccia il bambino! Non voglio ucciderla, per quello c'è sempre la pistola!
Mulder si convinse a lasciarsi medicare la ferita anche se più di una volta trattenne qualche imprecazione.

 

XoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXo

GeorgeTown,
Washington DC
Dana Scully's Apartment
02:30, am

 

Aspettavano una telefonata.
Guardavano trepidanti il telefono, attendendo quello squillo che avrebbe risolto il mistero.
Quell'uomo giunto all'improvviso a casa di Scully era o non era il fratello di Samantha Mulder?
Intorno alle undici avevano chiamato Danny.
All'altro capo del telefono aveva risposto una voce insonnita e un pò preoccupata.
Si era di nuovo addormentato sulla tastiera del computer.
Danny era un ragazzo sui ventotto anni dalla faccia sveglia e arguta. Da quando era entrato all'FBI aveva sempre lavorato alla scientifica, praticamente non era mai sceso sul campo. Ma era dannatamente in gamba nel suo lavoro e disponibile a dare una mano, anche sotto banco, alle ore più impensate... soprattutto per due agenti che lavoravano nel seminterrato e gli facevano gli occhi dolci ogni volta che lo vedevano. L'unico difetto di Danny era il sonno. Se ne stava ore e ore in laboratorio, spesso non dormiva per 48 ore di seguito, ma poi crollava davanti al suo computer... e sempre nei momenti peggiori! Non era stato ancora licenziato proprio per la sua preparazione, e in effetti non si poteva certo dire che nel suo lavoro non fosse il migliore!
Non appena aveva ricevuto la chiamata di Scully e Samantha si era precipitato a casa di Dana.
In effetti quando era arrivato e aveva visto Mulder legato alla sedia con una ferita in testa si era un pò insospettito ma con il tempo aveva imparato che quando lavorava con le addette alla sezione degli X-Files meno domande faceva meglio era. Così aveva preso il campione di sangue di Mulder e si era precipitato in laboratorio per confrontarne il Dna con quello di Samantha conservato in archivio.
Mulder se ne era stato tutto il tempo in silenzio con il volto basso e gli occhi chiusi.
In effetti non sapeva cosa dire.
E pensava a quando Samantha avrebbe scoperto che lui era veramente suo fratello e avrebbe iniziato a fargli mille domande.
Che doveva rispondere?
In effetti non sapeva neanche che fine avesse fatto il Mulder di quella realtà!
Scully gli aveva detto che era morto...
... che fosse stato rapito al posto di Samantha?
... che fosse scomparso un giorno senza lasciare traccia?
... che fosse realmente morto?
In questo caso ci sarebbe stato veramente da ridere.
Certo non poteva raccontare la sua storia.
Che poteva dire?
Che lui fino al giorno prima viveva in una realtà in cui Samantha era stata rapita, lui lavorava agli X-Files e Scully era la sua partner?
Che quella mattina si era svegliato in quello che doveva essere il suo appartamento ma in realtà non lo era?
Che si era svegliato in una realtà che non era la sua e non sapeva come c'era finito?
Lo avrebbero preso per pazzo o magari avrebbero pensato che aveva subito una sorta di trauma.
In che razza di situazione si era andato a cacciare?
Perchè finiva sempre nei guai anche contro la sua volontà?
Sembrava che i problemi gli corressero dietro come le api dietro al miele.
E pensare che in quel momento poteva pregustarsi il ritorno in ufficio, il ritorno alla solita routine...
... un lampo...
E se nella sua realtà fosse scomparso per riapparire in questa?
E se Scully non avendo ricevuto telefonate da parte sua fosse andata a cercarlo?
Magari in quel momento si stava dannando l'anima per ritrovarlo.
Le aveva anche rovinato le vacanze!
Si maledì.
Mai una volta che andasse tutto liscio.
Doveva trovare il modo di tornare indietro!
-Ehi, si sente bene?
La voce di Scully risuonò limpida nelle sue orecchie e lo costrinse ad aprire gli occhi e alzare la testa.
-Si, Dana ha ragione...
Samantha aveva un tono più basso rispetto a quello di Scully, simile al suo d'altronde.
-Beh.. se mi slegaste...
-Ah... non attacca...
Mulder guardò Scully con volto frustrato: sapeva che in quella situazione anche lui avrebbe agito allo stesso modo, ma essere legato mani e piedi ad un sedia per ore, con la testa che ti fa male e lo stomaco che brontola non è piacevole per nessuno, nemmeno per il peggiore dei criminale.
-Quando sapremo chi è lei realmente potremo slegarla... e magari darle anche da mangiare... ha fame?
-Direi...
-Da quanto tempo non mangia? -chiese Scully
Mulder stette a pensare: la famigerata sera del 31 non aveva cenato, il giorno precedente non aveva toccato cibo...
-Più di 24 ore -concluse
-Che cosa vorrebbe?
-Uhm... pizza con peperoni e acciughe... e un gelato alla fragola- Sperava che la loro infanzia non fosse cambiata in quel *luogo*.
Samantha iniziò a fissarlo.
Mulder fece attrettanto.
Non una comunicazione verbale la loro, nè scritta... ma un insieme di nostalgia e ricordi, nuvole di un tempo remoto ma non dimenticato da entrambi, che ritornava in superficie forte vigoroso e fendeva le loro anime come spade affilate in argento.
Lo squillo di un telefono.
I due si destarono come usciti da un sogno a metà strada tra una favola e un incubo.
-Sam... -iniziò Dana scuotendo l'amica da una spalla- ... Sam
-Si -rispose con un sibilo.
Lei e Mulder continuavano a fissarsi.
-Andiamo in salotto a rispondere.
Scully scomparve dietro la porta. Sam guardò Fox per l'ultima volta e andò via, lasciandolo solo.

XoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXo

 

GeorgeTown,
Washington DC
Dana Scully's Apartment
03:10, am

 

Era trascorsa più di mezzora ed era ancora solo.
Iniziava a preoccuparsi.
Aveva udito frammenti di conversazione circa venti minuti prima provenienti dall'ingresso.
Poi più nulla.
Il silenzio più assoluto.
Sicuramente Danny non aveva detto loro che lui non era il fratello di Samantha.
Perchè se fosse stato così, sarebbero ritornate da lui e gliel'avrebbero fatta pagare cara.
Di questo era più che sicuro.
No, Danny doveva aver comunicato loro che lui era effettivamente Fox Mulder.
Era l'unica ipotesi che potesse spiegare un simile silenzio.
E la domanda che si era posto in precedenza ritornava.
Cosa era accaduto al Mulder di quel mondo?
Se fosse realmente morto... beh, la questione si faceva piuttosto complicata.
Anzi, no piuttosto, completamente complicata.
Che diavolo doveva raccontare?
Magari che arrivato su, era stato rimandato sulla terra per carenza di spazio!
La situazione non era facile e sperò vivamente che il suo alter ego fosse semplicemente scomparso.
Almeno poteva raccontare una banalissima storia a cui potessero credere.
Anche una storia sugli alieni andava bene... ma una resurrezione sembrava un pò eccessiva.
I suoi pensieri vennero bloccati da flebili passi che si avvicinavano alla cucina.
Poco dopo Samantha fu di fronte a lui con una espressione indecifrabile sul viso.
Scully la seguiva a ruota ma non osò entrare in cucina, appoggiandosi esausta allo stipite della porta.
-Prima diceva di una pizza e di un gelato... -iniziò Sam in un sussurro.
Mulder annuì.
-E che ne direbbe di una partita a stratego?
-Direi che è un ottima idea... se mi promette che mi lascerà vedere il mago in TV...
Samantha lo fissò avvicinandosi.
-Non puoi essere tu...
-Perchè.. perchè pensi che non possa essere io..
-Non puoi essere tu...  -continuva a ripetere come una cantilena.
-Sam...
La donna gli si gettò addosso abbracciandolo e bagnandogli la felpa di copiose lacrime.
-Non puoi essere tu...
-Sono proprio io Sam, tuo fratello!
-Fox... ti ho cercato per tanto tempo...
-Sono tornato... in qualche modo sono tornato.
E la conversazione si concluse lì, quella orale almeno... perchè i ricordi lentamente vennero fuori da entrambi, e li investirono come una piena che ricopre le campagna di rigoglioso e fertile limo.

 


NOTE: Allora, che ne dite? Tranquilli continua nella seconda parte... volevo solo dirvi che in realtà quello descritto non è propriamente un mondo parallelo, è... è qualcosa che solo alla fine di tutto si capirà, più o meno, di che si tratta. Ah... poi... mentre la partita a Stratego e il mago sono chiari firerimenti al Pilot per il resto ho inventato di sana pianta la storia del gelato e della pizza....

FEEDBACK: mi raccomando inviateli a lezar82@supereva.it o sul mio mb


 

 

SECONDA PARTE