| TITOLO: Oltre l'oceano |
| AUTORE: Lezar82 lezar82@supereva.it |
| SPOILER: La Sesta
Estinzione |
| RATING: PG qualcosa |
| GENERE: BOH! |
| FEEDBACK: Pretendo i
vostri commenti!!!! Vi prego, fatemi sapere che ne pensate!!! |
| DISCLAIMER: Se proprio vi
viene il pallino di farmi causa andate a vedere la pagina principale e toglietevi
questo pallino... troppe palle in testa fanno male!! |
| NOTE: Come un crescendo
di emozioni investe la nostra vita, simile è ciò che mi appresto a raccontare; dopo i
toni surreali e un pò umoristici della prima storia, ecco una nuova avventura molto
più vicina alla realtà di XF (almeno in una sua parte) pur mantenendo quella farsa sopra
le righe che è caratteristica di tutto il Wip! |
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
... E sono come un reduce che narri |
Strani segreti equatoriali - |
Un marinaio che costeggiò rive
lontane |
Od un pallido araldo dalle tremende
porte |
Prima che siano sugellate! |
| |
Ma un'altra volta, rimanere! |
| Un'altra volta, vedere le cose |
| Che orecchio non udì, |
| Occhio non vide |
| Un'altra volta, sostare |
| Mentre il tempo furtivo trascorre - |
| Lenti e pesanti procedono i secoli |
| Ed i cicli si compiono. |
(Emily Dickinson)
|
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
- Periferia di Londra,
- ore 2:30, am
- Il cielo non era illuminato dalla luna. Non era illuminato dalle stelle. Non era
illuminato, eccetto forse per quella vecchia lampada di metà ottocento che ancora
sopravviveva, vecchia e arrugginita, aggrappata ostinata ai muri screpolati del palazzo.
Estremi di pubblicità, strappati dal vento e dall'età e da qualche mano intrisa di
alcool, ormai tutt'uno con il cemento.
- L'uomo guardava nervoso il vicolo scuro davanti a lui, gettando per terra l'ennesima
sigaretta e accendendone subito un'altra. Una nebbia di acre fumo gli invase i
polmoni e subito avvertì nuova energia fluirgli nelle vene. Gli vennero in mente le
parole del suo medico, il vecchio Crowford che conosceva da una vita. "Tu devi
smettere subito di fumare John!", gli aveva detto pochi mesi prima, "Un uomo
nelle tue condizioni non può assolutamente permettersi questo vizio!". Parole da
medici. La verità era che i dolori che lo tormentavano la notte passavano non appena
fumava quella prima sigaretta al mattino... e poi un'altra... e poi un'altra... riusciva a
consumare più di due pacchetti, nelle giornate di merda quasi quattro... e più fumava
più si sentiva bene.
-Bella serata, vero John?
L'uomo lasciò cadere la sigaretta dalla bocca e si voltò per fissare quegli occhi che
perforavano la notte. Odiava quell'uomo. E tutte le volte che lo aveva incontrato aveva
provato un certo disagio. Quella non faceva eccezione. C'era qualcosa di indefinibile nel
suo sguardo, qualcosa di... terribile quasi. E la sua voce sembrava provenire direttamente
dall'oltretomba.
-Evidentemente abbiamo gusti diversi - si fermò per contemplare la sagoma che era
rimasta in penombra, poi riprese.- Non mi aspettavo un tuo messaggio così presto.
-Avevo fretta.
-Non posso ancora definire i termini dell'accordo... non ho ancora trovato i soggetti.
-Non posso più aspettare - il guizzo nei suoi occhi e la sua voce sembrarono fendere
la notte.
John arretrò di qualche passo spaventato. Non gli piaceva per niente come si stavano
mettendo le cose. Quella mattina, quando aveva trovato il messaggio, aveva addirittura
pensato di non andare all'appuntamento. "Tanto mi troverebbe comunque" aveva
pensato poi "tanto vale andarci".
-Hey amico, calma... avevamo concordato più tempo.
-Sono sorti degli imprevisti, ne ho bisogno subito.
-E dove te li trovo subito... potevi accennarlo nel messaggio, avrei cercato di fare
qualcosa in giornata.
-Ma non ce n'era bisogno -un ghigno surreale si disegnò sul suo viso.
Si avvicinò a John con passi lenti ma decisi, lasciando che la flebile luce della
lampada delineasse sempre meglio i contorni del suo viso.
-Oh Cristo! -urlò strozzato John non appena vide il suo volto.
- Ma non ebbe il tempo di pensare ad altro. Un urlo di aiuto insperato ruppe il silenzio
della notte. Poi più nulla.
- La luce della lampada si spense all'improvviso. E fu il buio assoluto.
XoXoXoXo
- Il mare trasporta i ricordi del tempo su zattere di legno e vele di marzapane pronte a
sciogliersi al primo soffio di vento. E quello che un tempo fu la mia vita va alla deriva,
spinto da imprevedibili fiumi d'acqua marina, e approda su sponde lontane, rocciose
insenature o immensi banchi di sabbia, lasciando che il tempo, o chi al suo posto, si
occupi di lui e faccia in modo che venga accolto in una casa amica, da una persona
amica... e possa essere compreso, e percepito e possa costruire quella strada che mi
ricongiunga a te.
- Non so chi abbia voluto questo viaggio di cui ancora non comprendo il significato. Non
so chi mi abbia posto così lontano da te, chi mi abbia costretto ad inseguiti oltre i
confini di tempo e spazio, lasciando che fluttuassi in universi mai esplorati dall'uomo,
in incubi e speranze, in felicità e solitudine, sperando di avere te come ultima tappa
del lungo cammino.
- Sono qui, nel limbo, ad attendere la prossima destinazione che so già essere lontano,
lontano dalla mia vita, dalla mia anima, dal mio cuore lasciato lì accanto a te, come
regalo invisibile che non ho il coraggio di darti... oltre l'oceano in cui sta annegando
la mia esistenza.
- Ho paura.
- Paura che la strada sia troppo lunga.
- Ho paura che la strada sia interrotta.
- Ho paura che le forze mi abbandonino vicino al traguardo.
- Paura che qualcuno di ostile voglia che fluttui per sempre in queste acque torbide e
infinite.
- Paura che qualcuno voglia che stia per sempre lontano da te.
- Quel qualcuno che fa sbocciare sogni improvvisi che diventano realtà... una realtà che
non comprendo e che mi è estranea e vicina... una realtà che mi sorprende e annebbia la
vista... quella realtà a cui mi aggrappo ostinato ma che mi accingo per sempre ad
abbandonare ogni volta che la strada viene completata.
XoXoXoXo
-Professore! -una voce lo richiamava insistente alla realtà
Lui brofonchiò qualcosa persistendo incurante nella sua onirica visione.
-Professore! -proseguiva la voce in un vano tentativo.
Ma lui continuava imperterrito ad aggrappari al sogno.
-Professore, insomma! Non è ora di dormire! - un urlo e lo scossone di una grossa mano
lo destarono.
- Mulder alzò il capo lentamente scoprendo con occhi pigri e assonnati quel delicato
essere umano che aveva osato svegliarlo. Si stropicciò gli occhi più volte
arrossandoseli. E no. Non stava sognando. Fissò inebetito la donna bassa e tarchiata di
fronte a lui, la faccia rotonda e fondi di bottiglia agli occhi, insaccata in un tailleur
marrone troppo stretto per una persona della sua stazza ma che continuava ostinata ad
infilare perchè ancora convinta di essere magra e attraente nonostante i lineamenti non
proprio aggraziati che aveva ormai assunto.
- Si rizzò a sedere, continuando a voltare il capo a destra e a sinistra... a sedere? Si
alzò di colpo. Che fine avevano fatto la camera da letto? E il materasso? Dove diavolo
era andata a finire la deliziosa rossa accoccolata su di lui? Porca miseria che stava
succedendo?
-Professore è sicuro di stare bene?
Mulder riportò la sua attenzione sulla tipa che aveva davanti. Chi era quella li? Dove
si trovava?... E perchè continuava a chiamarlo professore?
-Professore....
-Si... -sussurrò Mulder
-Quante volte devo dirle di ritirarsi presto la sera? Che esempio da ai suoi ragazzi?
-Si... ehm... voleva qualcosa? -balbettò in risposta.
Voleva liberarsene al più presto per poter riordinare le idee e riuscire a
razionalizzare la situazione... razionalizzare... razionalizzare? Non c'era nulla da
razionalizzare! In quel momento doveva essere in quel morbido e meraviglioso letto con
Scully... a fare follie con lei... a dare ai vicini qualcosa di cui parlare per anni...
Non c'era nulla da razionalizzare! C'erano tutti gli ingredienti per una bella incazzatura
invece! DOV'ERA FINITA SCULLY!?!?!
-Ah, si -rispose la donna assumendo un'aria acida e improvvisamente seccata-
ha chiamato la sua ex-moglie... quella donna è davvero irritante, non trova?
-Suppongo che... che sia ex... per questo?! -fece Mulder cercando di rimanere al gioco.
-Dio benedica il giorno in cui avete divorziato!
-Si... diceva che ha chiamato...
-Si, si... ma le ho detto che lei era impegnato in una lezione...
-Ha fatto... bene...
-Ha detto che la richiama fra un'ora...
-Daccordo.
E le sorrise. Anche lei gli sorrise. Lui ricambiò il sorriso. Lei gli ricambiò il
sorriso... Ma la donna sembrava essere proprio tonta e non riusciva a capire che doveva
sloggiare... togliere le tende... andare...
-Può andare -le disse in fine Mulder con un gran sorriso di circostanza stampato in
faccia.
- Lei finalmente annuì e si congedò.
- Quandò sentì lo scatto della serratura della porta, si accasciò sulla sedia
espirando rumorosamente.
- Ricapitolò la drammatica situazione in cui si era ritrovato.
- Scully non c'era.
- Era un professore.
- Scully non c'era.
- Aveva una ex moglie.
- E SCULLY NON C'ERA!!!!!
"Forza Fox" pensò "sei un agente dell'FBI... datti una mossa e
indaga."
- Si alzò a forza e iniziò a guardarsi intorno. Mobili antichi, bel lucidati e
intarsiati. Un divano in stile inglese. Un'enorme libreria. Lesse alcuni titoli... Il
modello freudiano... Trattato di Psicoanalisi... L'Io e L'Es...
Gioco e realtà.... Tutti manuali di psicologia... Ok, almeno questo lo aveva
capito.. insegnava psicologia. Ritornò alla scrivania e aprì il cassetto sotto il paino
dello scrittorio... matite... fogli... penne... qualche documento.... Richiuse il cassetto
con forza per dedicarsi a quelli più piccoli della cassettiera appena sotto il tavolo. Un
enorme incartamento stuzzicò la sua vista e lo attrasse. Lo prese, lo posò sullo
scrittoio e lo aprì. Era un registro, e quelli che erano all'interno sembravano test di
metà corso. A giudicare dai numerosi segni rossi non doveva avere di certo eccelsi
studenti! Prese un foglio in mano e lesse l'intestazione in alto... "Dipertimento
di Psicologia, Oxford University. Test di metà Semestre, classe 45" Era ad
Oxford! Ecco spiegata l'inconsueta sensazione di dejavu che aveva avuto ispezionando la
stanza.
- Bene...
- Molto bene...
- Come diavolo era finito ad Oxford? Come era possibile? Fino alla sera prima era un
disoccupato che viveva dall'altra parte dell'oceano con la propria sorella! Come si era
ritrovato ad essere improvvisamente docente di psicologia in Inghilterra?
- La storia si stava ripetendo... esattamente come era accaduto mesi addietro... o meglio
quelli che lui contava come mesi, anche se in effetti non credeva lo fossero realmente...
- Esattamente come quella dannatissima notte di San Silvestro... si era addormentato e
puff! Il mattino dopo era tutt'altra persona!
- Lo squillo nervoso del telefono lo distolse per un attimo dai suoi pensieri. Prese la
cornetta e rispose distratto: sicuramente qualche collega, o comunque qualche altra
chiacchiera che non lo interessava minimamente... non a "lui" almeno.
-Pronto? - rispose non curante.
-Allora non sei a lezione! -gridò una voce dall'altra parte della cornetta.
- Conosceva quella voce... Phoebe!
- Un momento... Phoebe...
- Ex-moglie....
- Phoebe... ex-moglie...
- Una brutta associazione di idee...
- Phoebe era la sua ex-moglie!
- Porca miseria!
- Se gli avessero dato un revolver avrebbero fatto prima!
- Ma proprio Phoebe doveva essere la sua ex moglie?
- Evidentemente il suo cervello non aveva tutte le rotelle se aveva sposato quella la!
-Allora non rispondi?
-No... sono... qua...
-Bene... perchè il mio legale ha detto che devi pagarmi gli alimenti!
-Eh?! -esclamò Mulder sorpreso. Non sapeva come, ma aveva l'impressione che fosse
stato lui quello che era stato tradito non viceversa! Certe cose non cambiano mai!
-Domani chiamerà il tuo avvocato!
-Mi sembra che sia stata tu a farti...
-Ancora con questa storia! Comunque, ci rivediamo in tribunale!
- Chiuse la comunicazione senza neanche dargli il tempo di replicare.
- La giornata cominciava proprio bene! Non solo l'enorme... CASINO in cui si ritrovava!
No! Ci mancava anche Phoebe l'ex-moglie che chiedeva di essere mantenuta come ricompensa
di essersi scopata un... tizio... Che bello!
- Si massaggiò le tempie con i pollici, lentamente, cercando di allontanare la tensione
che si era accumulata. Davanti agli occhi ancora le immagini delle nottata precedente...
Scully sotto di lui... Scully che sorrideva... Scully che sussurrava languida in un
orecchio. Per la prima volta sentì veramente la sua mancanza. Si sentì soffocare. Chi
gli stava facendo tutto questo? Come diamine era finito in quella situazione? E perchè?
Che stava succedendo?
- Si guardò intorno smarrito. Sospirò e si alzò in piedi.
- Si sentiva solo.
- Dannatamente solo.
- E aveva freddo. Non un freddo fisico, sia chiaro. Un gelo interiore che gli impediva
quasi di respirare. Come quando vedi una persona cara spegnersi lentamente accanto a te...
e nonostante tutto il tuo impegno... nonostante la tua forza di volontà... nonostante le
preghiere e gli scongiuri... sai che alla fine nessuno arriverà ad aiutarti e non ti
resta che rimanere lì, ad osservare impotente che il destino si compia... mentre il tuo
cuore si sgretola in minuscoli frammenti che impediscono al tuo sangue di fluire
tranquillo.
- Sospirò nuovamente.
- Rimanere lì non sarebbe servito a nulla. Aveva scoperto già tutto ciò che c'era da
scoprire all'università. Era un professore di psicologia, i suoi studenti non erano nulla
che potesse avvicinarsi a studenti modelli, aveva una ex-moglie e una segretaria invaghita
di lui che credeva di essere una novella Eva Erzighova. Ora voleva sapere chi era il Fox
Mulder di quella realtà, che vita conduceva, dove viveva. Doveva andare a
"casa".
- Frugò nella tasca interna della giacca e trovò ciò che cercava. Prese la sua carta
d'identità e lesse l'indirizzo: Heagle Street, 42.
- Rimise il portafogli nella tasca, prese dalla scrivania l'enorme mazzo di chiavi che
faceva bella mostra vicino al portapenne e uscì di corsa dal suo studio.
- Dialogò brevemente con la sua segretaria, riuscì a farsi dire dove fosse parcheggiata
la sua automobile e andò via.
XoXoXoXo
- London Airport
- Ore 2:30, pm
- La donna si sistemò meglio gli occhiali da sole sugli occhi e acconciò una ciocca di
capelli dietro l'orecchio sinistro, mentre attendeva che il suo bagaglio venisse
controllato. L'agente addetto terminò poco dopo, porgendole il semplice bagaglio a mano
con un gran sorriso che poco aveva della formale cortesia che spesso veniva sfoggiata
verso le straniere. La donna non ci badò, afferrò la borsa e lasciò la postazione.
- Si avviò titubante verso l'uscita, indugiando ad ogni passo e cercando con lo sguardo
coloro che sarebbero dovuti venire a prenderla. Finalmente scorse da lontano due figure
statuarie in completo scuro e occhiali neri che le si stavano avvicinando. Affrettò il
passo, andando loro incontro.
-Buongiorno -iniziò lei con distacco.
-Salve... grazie di essere venuta così velocemente -rispose quello che sembrava il
più giovane dei due.
-Dovere...
L'altro annuì prima di rispondere
-L'accompagnamo al motel... poi ci mettiamo al lavoro.
-Non ce n'è bisogno. Come vede ho un semplice bagaglio a mano... se per voi non è un
problema vorrei iniziare subito.
I due si guardarono sconcertati.
-No.. certo... nessun problema -balbettò il più giovane.
-Venga. -fece l'altro con un eloquente gesto della mano, invitandola a seguirli.
I tre si avviarono verso l'uscita dell'areoporto, finendo ben presto inghiottiti dalla
folla.
XoXoXoXo
- Fox Mulder's House
- 42, Heagle Street
- London
- Ore 8:30, pm
- Era sdraiato sul divano. L'unico elemento che gli ricordava la sua realtà. Un divano.
- Doveva essere felice. Chi non lo sarebbe stato con una casa del genere? Una villetta a
due piani, enorme e sicuramente costosa, un giardino immenso, un giardiniere e una donna
delle pulizie che lo avevano salutato con enorme riverenza che, ne era sicuro, non
avrebbero mai sfoggiato neanche davanti alla regina. E l'interno della casa... sembrava
appena uscito dalla Casa della Meraviglie...
- Era stupendo.
- Tutto stupendo.
- Doveva essere un insigne luminario o qualcosa di simile se possedeva quel ben di Dio.
- ......
- E si sentiva a disagio...
- Non era la sua vita quella... lui era abituato ad un minuscolo appartamento e ad un
divano sfondato, ad un ufficio polveroso e disordinato... ad un frigorifero vuoto e nessun
rispetto da parte di tutti... o quasi.
- Da poco era riuscito a mandar via la sua donna di servizio. Sembravano avere tutti un
atteggiamento morboso nei suoi confronti e questo lo soffocava.
- Aveva ascoltato sulla sua segreteria la voce stridula di Phoebe che gli ricordava la
questione degli alimenti e poi una seconda voce, che dedusse fosse quella del suo
avvocato, che gli diceva convinto che avrebbero vinto la causa senza problemi.
- Infine aveva trovato il salotto e uno splendido divano in pelle nera proprio di fronte
ad un caminetto in stile antico e si era sdraiato.
- Non poteva credere che il Fox Mulder di quella realtà fosse un damerino di professore
di università, adorato e stimato da tutti, le cui uniche preoccupazioni erano i test di
metà corso, una ex-moglie e, forse, ogni tanto, qualche apparizione a qualche stupida
conferenza.
- Non poteva essere quella la sua vita... non poteva pensare di vivere in quel modo!
- Non avrebbe sopportato a lungo segretarie e servitù che gli ronzavano intorno o ragazzi
annoiati a cui non interessavano minimamente le sue roboanti e stucchevoli frasi e che
avrebbero studiacchiato giusto la settimana prima del test per riuscire a strappare
-perchè di strappare si trattava- quell'ultimo e stentato voto nella lista
dell'ammissione.
- Per non parlare del suo lavoro all'FBI e agli X-Files... le indagini...
- Non riusciva a pensare ad una vita senza Scully al suo fianco.
- La sua intelligenza.
- La sua professionalità.
- La sua voce.
- Il suo sorriso.
- Il suo sguardo...
- Che senso avrebbe avuto la sua vita senza uno sguardo blu cobalto in cui annegare beati?
- Che senso avrebbe avuto vivere senza avvertire la loro pelle sfiorarsi anche per qualche
istante?
- Che senso avrebbe avuto continuare la sua esistenza senza avere la possibilità di
stringere il suo corpo a se, di affondare il viso nei suoi capelli, di lasciarsi cullare
dal suo respiro... dalla sue carezze...?
- Non poteva vivere privo di tutto questo.
- Si rizzò a sedere, massaggiandosi gli occhi.
- Era veramente stanco, benchè non avesse fatto poi molto nella giornata.
- Ma lo stress che aveva accumulato era stato fin troppo.
- Una doccia era l'ideale... o magari un bel bagno.
- Salì al primo piano, dove, nella sua frettolosa esplorazione pomeridiana, aveva scorto
un bagno con maioliche alle pareti e la porcellana dei servizi brillare alla luce.
- E in effetti era proprio un signor bagno... c'era anche una vasca per l'idromassaggio!
- "Al diavolo", pensò "ho tutto questo... perchè non godermelo?"
- E lasciò che l'acqua calda, il bagnoschiuma e le piacevoli onde che increspavano la
superficie gli sciogliessero i muscoli tesi del suo corpo.
- Lentamente sprofondò in un piacevole dormiveglia, abitato da stupende immagini... un
cielo terso... l'aria frizzante e profumata... dolci risate in lontananza e una pace che
non avvertiva da tempo... anzi, che non aveva mai avvertito... e la vide... un'ombra
indefinibile ma luminosa che dormiva tranquilla sull'erba umida di rugiada.....
- .....
- ... poi lentamente tutto divenne buio e iniziò ad avere freddo... perse contatto da
quel posto...
- Ritornò alla realtà.
- Aprì gli occhi e si ritrovò nel bagno, nella vasca dell'idromassaggio... l'acqua era
diventata quasi fredda.
- Si era addormentato.
- Allungò un braccio e afferrò l'orologio che aveva sistemato precedentemente sulla
mensola della vasca.
- Le 22:15.
- Sospirò, uscì il suo corpo dall'acqua e lo avvolse in un bianco accappatoio.
- Si trascinò in quella che doveva essere la sua camera da letto, anche se aveva l'aria
di essere piuttosto una camera del Plaza.
- Aprì tutti i cassetti, prese un paio di boxer, quella che doveva essere il residuo di
una tuta e una t-shirt sdrucita e si cambiò.
- Si distese sul morbidissimo copriletto e si guardò intorno.
- La casa non era arredata neanche nel suo stile: cos'erano quei mobile d'ottocento?
- A Scully sarebbero piaciuti però... se mai fosse tornato alla sua realtà, avrebbe
rimediato ai suoi errori. Non era certo un tipo romantico e sdolcinato, ma per lei avrebbe
fatto un'eccezione... anzi no... meglio essere naturali... una rosa rossa... si, quello
che ci voleva era una bella rosa rossa... sarebbe arrivato a casa sua e... e le avrebbe
chiesto di sposarlo... poi si sarebbero sposati... una cerimonia intima e semplice... e
avrebbero comprato una casa... sarebbe stata lei a sceglierla e a scegliere
l'arredamento... a lui non importava, quello che contava era il contenuto
dell'appartamento -e quando parlava di contenuto non si riferiva certo ai mobili...-...
avrebbero iniziato una vita insieme... e...
- I suoi occhi avevano iniziato a velarsi.
- Che diavolo stava facendo?
- Si tormentava e basta!
- Come poteva pensare a una vita insieme a lei in una situazione come la sua?
- Si alzò dal letto, scostò le coperte e si accucciò dentro di esse, sperando che un
sonno senza sogni potesse investirlo fino al mattino successivo quando si sarebbe alzato e
avrebbe cercato di mettersi in contatto con Scully, ovunque ella fosse in quella realtà.
XoXoXoXo
- Obitorio distrettuale
- Londra
- Ore 23
- Fissava l'ennesimo cadavere tagliuzzato e ricucito senza che ne fosse emersa alcuna
prova.
- Era il quinto omicidio del genere, il secondo a Londra. ScotlandYard ci aveva sbattuto
contro e ne era uscita malconcia. In realtà nessuno ne sarebbe uscito indenne. Una tale
situazione... anzi no, una tale non-situazione -perchè indefinibile com'era, sarebbe
stato un eufemismo chiamarla in quel modo- avrebbe fatto rizzare i capelli al più anziano
dei detective e al più esperto dei patologi.
- Il detective Wallace entrò timidamente dalle porte metalliche della sala, ma si fermò
sulla soglia non appena scorse la giovane agente seduta esausta di fronte al cadavere di
John McGwaine disteso sul lettino metallico.
- La giornata sembrava non avere fine. Avevano trascorso il primo pomeriggio ad
interrogare amici e parenti delle due vittime, attendendo che arrivassero i risultati
delle analisi dal laboratorio della scientifica.
- Le autopsie erano iniziate intorno alle sei del pomeriggio e si erano protratte fino
alle 22:30 circa quando tutti gli addetti all'obitorio erano andati a casa... tutti
eccetto lei.
- Wallace non osava avvicinarsi. Aveva sentito dire che quell'agente era davvero in gamba
nel suo lavoro, capace e determinata... e doveva ammettere che quanto aveva visto superava
di gran lunga le sue aspettative.
- La donna aprì gli occhi e si voltò per fissarlo.
-Ehm... mi scusi... -iniziò l'uomo imbarazzato.
La donna scosse il capo e lo invitò ad avvicinarsi.
-Allora cosa ha scoperto? -la incitò il detective, cercando di stemperare la tensione
che si era accumulata fra loro in pochi attimi.
-Nulla di nuovo... la vittima... il signor McGwaine... è come se... insomma, è morto
di ciò di cui doveva morire...
-Che intende?- chiese l'uomo incuriosito.
-Aveva un cancro ai polmoni... parecchio esteso direi...
-Ma da quanto abbiamo saputo interrogando amici e parenti.. non stava male... anzi
tutti hanno detto che scoppiava di salute.
-Appunto... è questo che non mi spiego! Ad uno stadio così avanzato... sarebbe dovuto
essere stato attaccato ad un respiratore 24 ore su 24... e immobile su un letto...
-E come può essere?
-Eh... non lo so... e questo sembra essere l'unico punto in comune con l'altra
vittima... Mary Shooltz...
-Aveva qualche malattia?
-Una rara coronaropatia che generalmente colpisce i bambini... negli adulti è più
difficile che si verifichi ma è letale e di solito obbliga chi ne è affetto all'
intubazione...
-Ma anche lei scoppiava di salute fino a poche ore prima della morte.
-Esatto... è come se la malattia si fosse aggravata all'improvviso, nel giro di
qualche ora...
-Si ma...
Qualcuno aprì violentemente le porte dell'obitornio.
Un giovane agente affannato li guardava preoccupato.
-Allora giovanotto? -lo incitò Wallace
-C'è stato... c'è stato un altro omicidio
XoXoXoXo
- Royal Street
- London
- Ora 11:30, pm
-Era un urlo agghiacciante... -stava spiegando la donna, fermandosi spesso per tirare
su con il naso e asciugarsi una lacrima che fuggiva rapida nei solchi delle guance-...
quando.. quando sono arrivata, l'ho visto lì... -
Il detective Wallace ascoltava turbato il racconto dell'anziana signora, lanciando di
tanto in tanto uno sguardo fugace all'agente che era accanto a lui. Non un segno di
stanchezza in lei... o di turbamento... sembrava un pezzo di ghiaccio che ascoltava in
silenzio religioso e acquisiva informazioni che sarebbero servite in seguito.
-Mi scusi signora... -fece l'agente, interrompendo il racconto- posso chiederle cosa ci
faceva in giro a quest'ora della notte?
-A volte non riesco a dormire e così faccio una passeggiata... abito ad un isolato da
qui... faccio il giro del quartiere e torno a casa.
-Capisco, -sussurrò l'agente poco convinta- e quando è arrivata qui... ha notato
qualcosa di strano... non so, qualcuno allontanarsi?
-No... nessuno... solo mi è sembrato di vedere un'ombra... ma è stato un attimo... io
-Grazie della collaborazione... rimarremo in contatto con lei... -la liquidò
frettolosa l'agente, non dandole il tempo di teminare la frase.
Un agente accompagnò l'anziana signora in una macchina della polizia che poco dopo
partì veloce. Il detective Wallace guardava pensieroso la sua nuova
"collaboratrice", cercando di carpire qualche pensiero dalla fronte corrugata
che aveva davanti, senza doversi prendere l'onere di parlare. Il tentativò fallì e si
vide costretto a rompere il silenzio.
-Che ne dice?- chiese piano.
-Non abbiamo ancora la certezza che quest'omicidio sia in qualche modo collegato agli
altri...
-Ma la dinamica è la stessa... non ci sono cause esterne di morte...
-Per quanto ne so quest'uomo potrebbe essere morto di infarto o aneurisma o qualsiasi
altra causa interna che non trova riscontri all'esterno.
-Dimentica la testimone.
-Un'anziana donna che, francamente, ho i miei dubbi sia molto a posto con la testa...
-Che propone allora?
-La possibilità che quest'omicidio sia connesso ai precedenti non è da escludere a
priori... ma dobbiamo effettuare l'autopsia per determinare le cause del decesso prima di
gettarci in teorie azzardate...
-Penso sia un'ottima idea -rispose il detective annuendo energicamente con il capo.
-Ritorno immediatamente all'obitorio per effettuare l'autopsia... perchè intanto non
va con i suoi uomini a casa della vittima?
-Ok...
-Bene... appena scopro qualcosa l'avverto subito.
I due si scambiarono formali saluti prima di imboccare direzioni diverse.
XoXoXoXo
- Fox Mulder's House
- 42, Heagle Street
- London
- Ore 6 am
- La notte senza sogni che aveva invocato così tenacemente non giunse al suo cospetto e
si ritrovò a trascorrere le ore in compagnia di strane immagini... e ricordi che
rompevano i punti di ferite da poco suturate...
- ... Scully era andata via, ma ancora avvertiva il suo calore e il suo profumo tra le
mani... quelle mani che avevano stretto il suo viso... Le aveva aperto il suo cuore... o
meglio, le aveva rivelato una parte del segreto... non tutto... "Tu sei la mia
costante"... forse valeva più di un plateale "Ti amo"... forse no... ma
aveva messo in quelle parole tutto ciò che il quel momento aveva dentro. In quel tumulto
di sensazioni in cui si era ritrovato in quei giorni... l'aver vissuto una vita parallela,
nei suoi sogni... una vita fatta di gioie, ma che aveva perso ogni senso d'essere quando
"polmoni bucati" gli aveva detto che Scully era morta. Ma poi aveva sentito la
sua voce... la sua voce disperata che lo richiamava alla vita... che lo supplicava di
aiutarla... e aveva aperto gli occhi, e aveva visto il suo viso e aveva ripreso a vivere.
- Le avrebbe voluto chiedere di rimanere con lui quella mattina, ma si era trattenuto. Una
parte di verità era stata svelata... e doveva essere assimilata da entrambi. Dare tempo
al tempo....
- ... E poi quella mattina... prima di vederla per l'ultima volta... erano giorni che non
arrivava nulla di interessante nel seminterrato, solo scartoffie da riempire e rapporti da
finire...l'uffico era tranquillo e si stava bene... forse era l'aria natalizia che era
riuscita ad insinuarsi anche negli scantinati dell'FBI... o forse era il suo viso
finalmente rilassato... da quattro giorni il sorriso era stampato su quelle labbra e
questo... questo era bello... molto bello...
- ...E una serie di incubi che lo avevano fatto svegliare ansimando, come se avesse appena
corso per cinque miglia senza prendere mai fiato.
- Da mezzora ormai guardava oltre le pesanti tende panna che coprivano i vetri della
finestra di fronte al letto. Gli occhi accuratamente spalancati per non sognare più. E
attendeva che il sole sorgesse e gli desse un buon motivo per alzarsi.
- Il campanello della porta suonò all'improvviso e del tutto inaspettato. Dapprima lo
ignorò, ma poi l'insitenza lo spinse a tirarsi fuori dalle coperte e a camminare a passi
lenti lungo il labirinto che era quella casa.
- A quanto pare qualcuno era arrivato prima del sole.
XoXoXoXo
- Obitorio distrettuale
- Londra
- Ore 5:30, pm
- Si stava sistemando i capelli alla ben meglio, benchè fosse consapevole di avere un
aspetto orribile. Tre autopsie in dodici ore, un assassino in giro per Londra, e poche ore
di sonno fatte in aereo... e in più non aveva toccato cibo, non era riuscita ad andare
neanche un attimo nel suo hotel a lasciare la valigia, che giaceva ancora nel portabagagli
della macchina di quei due che erano venuti a prenderla all'aereoporto. Si sentiva stanca,
non solo fisicamente ma anche mentalmente... un bagno caldo con sali profumati e
bagnoschiuma alle erbe sarebbe stato l'ideale... ma in quel momento aveva ben altre cose a
cui pensare.
- Sentì dei passi dietro di lei, poi una mano che riconobbe subito e che le porgeva una
tazza fumante di caffè.
-Se posso permettermi... ha l'aria davvero stanca...
- La donna si voltò e gli sorrise. "Un vero gentlman inglese", pensò.
- Il detective Wallace prese posto accanto a lei e aspettò che fosse lei a parlare.
- L'agente prese un generoso sorso di caffè, assaporandone l'aroma e il calore in bocca.
-Dunque, -iniziò- Milman Parry è morto ci cirrosi epatica.
Nell'aria solo i loro respiri.
-Ma....
-Non me lo dica... -l'interruppe lei- gli afflitti parenti della vittima hanno
affermato che fino a poche ore prima del decesso era arzillo e vispo come un ragazzino.
-Esatto -fece il detective rassegnato- Ancora uno e siamo pari, 4 a 3
-Devo dirle la verità, detective Wallace -il suo tono rammaricato attirò
immediatamente l'attenzione dell'uomo- pensavo che qui in Inghilterra avrei potuto saperne
di più su questi omicidi... in realtà sono al punto di partenza...
-Non si disperi agente... -cercò di rincuorarla Wallace- Forse c'è una persona che
può aiutarci.
-Chi?
-Ehm... ci da una mano quando ci troviamo in difficoltà... ha una certa dimestichezza
a capire le persone... forse perchè è il suo mestiere...
-Proviamo anche questa.
Si tolse in fretta il camice operatorio e uscirono dall'obitorio.
XoXoXoXo
- Fox Mulder's House
- 42, Heagle Street
- London
- Ore 6 am
- Effettivamente quello poteva essere scambiato per un percorso ad ostacoli tipico dei
giochi studenteschi. Mulder urtò almeno cinque mobili e sbagliò strada circa due volte,
impiegando un buon quarto d'ora per arrivare alla porta. Intanto il campanello continuava
a suonare insistente.
- Quando aprì il robusto mogano con maniglie di ottone lucidissime, gli apparve davanti
un signore sulla cinquantina, o forse più, con i capelli bianchi e il volto da tipico
lord inglese, accompagnato da un paio di guardie armate.
- Li stette a guardare per qualche minuto. Non sapeva proprio cosa dire. Forse il Fox
Mulder di quella realtà conosceva quegli uomini... in effetti non sembrava che fossero
venuti per arrestarlo... lo guardavano con rispetto, con timore quasi... forse... lo
conoscevano... doveva assecondarli.
-Si... -disse assonnato.
-Ehm... ci scusi se la disturbiamo a quest'ora del mattino... -iniziò l'uomo anziano.
-Detective...?! -azzardò Mulder, sperando di sapere il nome dell'individuo.
-Wallace... -replicò il poliziotto un pò sorpreso.
-Ah, si... -disse, cercando di far apparire la cosa come una banalissima dimenticanza
-mi scusi...
Fece segno ai tre di entrare e si avviò verso il salotto.
-Mi scusi ancora detective... ma ieri è stata una giornata storta e questa notte non
ho dormito bene.- continuò, dopo essersi seduto su una poltrona, invitando il tenente a
fare lo stesso.
-Si figuri... -fece Wallace, sedendosi sulla poltrona di fronte a quella di Mulder -...
siamo venuti sperando che lei ci possa aiutare.
-Riguardo cosa?
-Una serie di omicidi.
Gli occhi di Mulder si illuminarono: forse la vita di quel Fox Mulder non era poi così
noiosa e banale.
-Dica -affermò interessato.
-Abbiamo quattro casi negli Stati Uniti, tre qui a Londra, l'ultimo questa notte.
-Come sono avvenuti?
-Questo è il problema... forse è meglio che lei ne parli con la collega giunta da
Washington.
Mulder annuì impercettibilmente, seguendo con lo sguardo la testa di Wallace che
cercava nella stanza la "collega giunta da Washington". Lo aveva colpito...
l'affermazione... collega di Washington... magari qualche agente dell'FBI... forse quella
giornata non sarebbe stata tanto noiosa...
-Parker... -iniziò il detective, non trovando la donna- l'agente...
-Arriva subito signore.- l'interruppe l'agente, avendo intuito la domanda del suo capo-
è ritornata un attimo in macchina... aveva dimenticato i referti delle autopsie nel
portaoggetti del cruscotto.
-Bene... asp... -non riuscì a terminare la frase che qualcuno parlò per lui.
-Sono qui... sono qui... -fece una voce in lontananza.
- Quella voce....
- I passi si facevano sempre più nitidi, benchè attutiti dal parquet e dai pesanti
tappeti che ricorpivano il pavimento.
- Quella voce....
- La donna arrivò davanti a loro.
- Wallace si alzò, ma Mulder no, non poteva farlo... non ne aveva proprio la forza... in
realtà non riusciva neanche a sillabare un banalissimo "Salve"... se ne stava
con la bocca spalancata e la mascella contratta.
- Non poteva essere vero.
- Era un sogno.
- Forse stava ancora sognando.
- Era ancora nel suo letto.
- Il detective lo guardò perplesso -aveva sempre pensato che quell'uomo non avesse tutte
le rotelle al loro posto- e, non vedendo in lui alcuna reazione, prese la parola.
-Ehm - si schiarì la voce- professor Mulder... le presento l'agente dell'FBI giunta da
Washington per aiutarci in questo caso... Dana Scully.
CONTINUA....
ALLORA CHE NE DITE? IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE!!!! MI
STO CIMENTANDO IN UN CASE FILE PER LA PRIMA VOLTA... QUELLO CHE MI AUGURO E' CHE VENGA
FUORI QUALCOSA DI DECENTE!!! VOI INTANTO FATERMI SAPERE CHE NE PENSATE DI STA PARTE A lezar82@supereva.it OPPURE, SE NON VI VA DI
SCRIVERE UNA E-MAIL INTERA, C'E' SEMPRE IL MIO MB!