TITOLO: Oltre l'oceano 3
AUTORE: Lezar82   lezar82@supereva.it
SPOILER: Nulla mi sembra
RATING: PG
GENERE: BOH!
FEEDBACK: Pretendo i vostri commenti!!!! Vi prego, fatemi sapere che ne pensate!!!
DISCLAIMER: Se proprio vi viene il pallino di   farmi causa andate a vedere la pagina principale e toglietevi questo pallino... troppe palle in testa fanno male!!
DEDICA: a Marty e Angy... non perdete la speranza!
NOTE: Le note sotto, così i ringraziamenti.

 

Sul mio volto stupito e imbarazzato
Gli angeli dolcemente posarono lo sguardo
Mi sfiorarono con le loro ali
Quasi come mi amassero

                                                                                                                                                         (Emily Dickinson)

 

Police Station
London
Ore 7, am
 
I corridoi della centrale erano ancora immersi nella nebbiolina sonnacchiosa della notte. Quiete e qualche raro chiacchierio, squilli sporadici di telefono e l'aroma di caffè e ciambelline nell'aria.
I tre guardavano in silenzio dall'altra parte del vetro una donna sulla trentina, che mostrava un accentuato nervosismo nonostante la postura estremamente composta che aveva assunto. Era sola. Le dita giocherellavano con gli anelli della mano sinistra. Gli occhi vagavano inquieti. Non si era mai alzata, ma aveva più volte cambiato posizione alle gambe, mostrando pezzi di carne appena velate che la lunga gonna con lungo spacco non riusciva a coprire. La pelliccia leopardata tentava di nasconderle i seni, attorno ai quali era drappeggiata una sottilissima maglia nera da 300 sterline o forse più. Gli stivali, leopardati anch'essi, perfettamente in tono con la pelliccia, completavano un quadro che ostentava una certa ricchezza.

-Non mi sembra che abbia l'aria di un sospetto- iniziò Mulder con tono apatico, rivolgendosi verso Wallace che era accanto a lui.

Il realtà il tono apatico non derivava certo dall'arresto effettuato in nottata -ogni pista era buona, non avendo in mano molto più che supposizioni e teorie che aspettavano un riscontro oggettivo-, ma dall'evidente ritardo di Scully.
Avevano lasciato casa sua con le rispettive macchine, dopo aver concordato tacitamente di prendere strade diverse per arrivare alla centrale di polizia per non dare adito a chiacchiere. Mulder era arrivato quindici minuti dopo essere partito, non avendo trovato molto traffico a quell'ora del mattino -gli uffici aprivano alle nove, il che avrebbe comportato intenso traffico sui raccordi che dalla periferia conducevano in centro intorno alle 8/8:30-; Scully invece non si era ancora fatta viva.
Dopo averla aspettata per quindici minuti fuori dalla stazione di polizia, Mulder aveva raggiunto Wallace, riferendogli che "l'Agente Scully sarebbe arrivata a momenti", anche se, in cuor suo, iniziava ad alimentarsi una certa apprensione, molto probabilmente ingiustificata.
Il detective lo aveva condotto nelle stanza dei confronti e gli aveva mostrato la donna arrestata in nottata. Accanto a lei un agente di sorveglianza, che l'aveva immediatamente lasciata per raggiungere i due dall'altra parte del vetro.
 
Mulder stette a fissare la figura davanti a lui per buoni cinque minuti. Di Scully ancora nessuna traccia.
-Al momento -rispose Wallace dopo qualche attimo di silenzio- è accusata di resistenza a pubblico ufficiale. Un nostro agente l'ha trovata che vagava in strade non proprio raccomandabili, l'ha fermata chiedendole se volesse aiuto, ma lei ha iniziato a manifestare un comportamento violento.

-Qual'è la connessione con il caso che stiamo seguendo?

-E' stata trovata nello stesso quartiere in cui sono avvenuti gli omicidi.

-Ottimo... in effetti -riprese fiato-... in effetti l'agente Scully ed io ieri sera abbiamo discusso del caso e siamo giunti alla conclusione che l'assassino probabilmente opera in quel quartiere, di notte, e prende di mira persone di un certo rango sociale. Volevamo chiederle di far sorvegliare la zona di notte, a quanto pare ci ha preceduti. -concluse in fretta, sperando che domande del tipo "come mai lei e l'agente Scully vi siete visti ieri sera?" non sorgessero nella testa del vecchio detective.

-E' stato un caso in realtà, ma forse le abbiamo salvato la vita -ribattè Wallace, la cui buona educazione inglese gli aveva impedito di continuare la frase con domande sicuramente inopportune e imbarazzanti.

-E come si chiama la donna?

-Ho chiesto di fare un controllo, tra un pò dovrebbero arrivare i dati.

-Non ce n'è bisogno li ho con me! -la voce di Scully risuonò nel piccolo locale.

I tre si voltarono. Gli occhi di lei e di Mulder si incrociarono per un istante: fin troppo chiara la domanda di lui: "Dove diavolo eri finita?".
Scully abbassò lo sguardo avvicinandosi ai tre con un gran incartamento tra le mani.

-Prima di venire qui, ho fatto un controllo con Washington- iniziò, sperando di acquietare i dubbi di Mulder- e mi sono fatta faxare alcuni fascicoli. Sono passata al piano di sopra poco fa e ho ritirato anche le informazioni richieste da lei riguardo la donna che avete arrestato stanotte. -terminò, consegnando il fascicolo al detective.

-Allora, Monike Strauss -cominciò a leggere l'uomo- 34 anni, nubile, fedina penale pulita, madre tunisina, padre austriaco, entrambi deceduti. Ha ereditato un colosso finanziario alla morte della madre tre anni fa.

-I conti tornerebbero- sussurrò Mulder.

-In che senso? -chiese incuriosito Wallace, alzando gli occhi dal fascicolo che stava leggendo.

-Quello che ho detto. Agente Scully, che ha trovato a Washington?

Dana lo guardò un pò a disagio. Era la prima volta che si parlavano dopo quel breve dialogo di prima mattina, e già questo era motivo di disagio, e il fatto che lui si fosse rivolto verso di lei in maniera così formale non aiutava. In fondo però non poteva dargli torto. Avrebbero dovuto risolvere la loro situazione, ma in privato. Per il momento, per tutti erano l'agente speciale Dana Scully e il professor Fox Mulder, conosciutisi neanche ventiquattrore prima.

-Si... ehm... a quanto pare questi omicidi non sono i primi del genere. Una serie di fascicoli attestano omicidi avvenuti con lo stesso modus operandi già nel 1939, sia negli Stati Uniti che qui in Inghilterra.

-60 anni fa..-sussurrò Wallace.

-A quanto pare- continuò Scully- le autorità non si accuparono molto della vicenda data la situazione internazionale... Hitler aveva appena occupato la Polonia, la situazione stava degenerando... il fascismo in Italia e il franchismo in Spagna proccupavano...

-In che senso stesso modus operandi? -chiese Mulder curioso.

-In effetti -concordò Scully, intuendo cosa Fox avesse voluto intendere- il non modus operandi. Tutte e otto le vittime, quattro negli USA, quattro qui, sono morte apparentemente per cause naturali, ma la posizione delle stesse, erano tutte personalità piuttosto in vista nei rispettivi paesi, ha fatto scattare le indagini. Le indagi non portarono a nulla e i casi vennero archiviati.

-A quanto pare ci siamo allora! -esclamò Mulder con un certo entusiasmo.

-In che senso?

-Monike Strauss corrisponde perfettamente alla descrizione delle vittime degli ultimi omicidi.

-Avete controllato se ha qualche malattia degenerativa?

-A prima vista sembrerebbe essere in piena forma.

-Anche le altre vittime sembravano stare bene, dovremo fare dei controlli in ospedale.

-Ehm... scusate -si intromise Wallace.

-Si. -risposero insieme i due.

-Volete farmi credere che c'è un assassino in giro fin dal '39?

-Può darsi.- rispose Mulder.

-Come può darsi? Una persona viva nel '39, anche se ancora in vita, dovrebbe essere estremamente anziana oggi, incapace di compiere simili delitti.

-Un emulatore? Un parente? -propose Scully, concordando con il detective.

-Non credo, penso che sia la stessa persona -si pronunciò Mulder.

-Nessun essere umano sarebbe capace di compiere omicidi del genere a 90 anni!

-Appunto!

Scully e Wallace guardarono l'uomo, prima di guardarsi tra di loro, cercando di capire se Fox Mulder stesse scherzando o meno.

-Credo che sia meglio interrogare la donna. - fece Scully rivolta verso il detective- Perchè non inizia lei, dovrei scambiare due chiacchiere con il professor Mulder.

Wallace annuì poco convinto, prima di lasciare la stanza con l'agente.

-Mulder -iniziò Scully non appena sentì lo scatto della serratura- non puoi essere serio!

-Perchè? - chiese lui sorridendo: gli stava piacendo troppo la situazione.

-Che significa appunto?

-Appunto significa... appunto!

-Stai cercando di dirmi che a commettere gli omicidi sono stati gli alieni?

-No, questa volta loro non centrano.

-Questa volta?! -fece incredula la donna.

-Dr.Faust, Scully!

-Conosco anch'io la letteratura!- ribattè sarcastica.

-Lascia perdere Marlowe... io parlo di realtà. Che fece Faust?

-Perchè ho paura a risponderti?

-Avanti! -la incitò lui.

-Un patto con il diavolo?

-Esatto!

-Mulder, per favore! E' una storia nata dalla fantasia di uno scrittore!

-E se non fosse così Scully? Se Marlowe si fosse ispirato a pratiche comuni nel '500?

-Mulder...

-Davvero, Scully. L'hai detto anche tu, no?

-Cosa avrei detto!?

-Che una degenerazione così improvvisa delle malattie delle vittime non è naturale! E se queste persone all'apice della loro carriera avessero scoperto di essere malate e avessero fatto un patto con il diavolo per riuscire a sopravvivere?

-E avrebbero venduto la loro anima?

-Si sarebbero messe al suo servizio, fino a che il loro compito non si è concluso e sono morte naturalmente... perchè, Scully, erano già morte! Era solo un corpo mantenuto in vita... artificialmente!

-Andiamo di là ad interrogare quella donna!- fece secca Dana.

Mulder annuì, e la seguì.

-Scully? -la chiamò prima che aprisse la porta.

-Si? -rispose Dana.

-Perchè mi hai chiamato Mulder e non Fox?

Scully non rispose, ma si limitò ad uscire dalla stanza.
Mulder se ne stette immobile per un pò, con un sorrisino sulle labbra e un'aria beata, nonostante la situazione. Decisamente si stava divertendo in quell'indagine e lavorare con Scully era l'ultima cosa che avrebbe immaginato. La questione del nome... un'altra domanda che andava ad aggiungersi alla lunga lista che avrebbe avuto spazio alla risoluzione del caso.
Deciso, abbassò la maniglia e uscì dalla sala.

 

XoXoXoXo

 

Quando Mulder entrò nella sala degli interrogatori, la donna sbottò con tono inacidito un "Anche lui è un rompipalle di poliziotto?".
Fox la guardò con aria piuttosto divertita: era evidente che Monike era fin troppo nervosa.
Stava per risponderle, ma venne preceduto da Wallace, che da perfetto lord inglese, non poteva tollerare un simile linguaggio.

-Signorina, se lei continua con questo atteggiamento...

-Cosa? -gridò la donna con aria infastidita- Cosa mi fate? Avete fatto fin troppo! Pensavo di essere in un paese libero!

-Lo è, ma la resistenza a pubblico ufficiale è un reato!

-Resistenza a cosa! Non sono libera di camminare dove voglio, quando voglio? E' stato il suo agente a infastidire me, non il contrario!

-Adesso basta! -urlò il detective spazientito.

Scully, Mulder e l'agente presente nella stanza lo fissarono: un lato di Wallace davvero ben noscosto dietro tanta cortesia!
Dana, si accostò all'uomo, ponendogli una mano sulla spalla e facendogli intendere che si sarebbe occupata lei del resto dell'interrogatorio.

-Signorina Strauss -iniziò in tono calmo- probabilmente avrà ragione e quindi finiremo per farle le nostre scuse per l'imbarazzante equivoco che si è venuto a creare... ma visto che è qui e non ha nulla da nascondere, può rispondere tranquillamente alle nostre domande, le pare?

-Cosa faccio nella mia vita privata non riguarda nessuno.

-Si, ha ragione... non le vogliamo chiedere cosa fa o non fa... solo perchè era in quel quartiere a quell'ora della notte... da sola.

-A fare un giro, vi basta?

-Lei lo sa che quello non è certo il quartiere più... come dire... elegante di Londra.

-Mi piace vivere pericolosamente, è un problema?

-Daccordo. -fiatò Scully, abbassando lo sguardo.

Era evidente che la donna non collaborava nè, in effetti, si aspettavano che lo facesse. Bisognava cambiare tattica.

-E' malata, signorina Strauss? -riprese Dana.

La donna trasalì un momento prima di riprendere il suo tono strafottente e rispondere.

-Le sembro malata?

-No, è vero. Quindi, dato che non è malata, non avrà nulla in contrario se le facciamo fare un controllo in ospedale?- intervenne Mulder che fino ad allora era rimasto in silenzio. In teoria, non facendo parte delle forze dell'ordine, non avrebbe potuto fare domande... appunto solo in teoria.

-Cosa? E perchè dovreste?- ribattè la donna, immediatamente preoccupata.

-Nulla di che, curiosità!- rispose Scully

-Ma... -cercò di controbattere Monike

-Se sta bene, non ha nulla di cui preoccuparsi, giusto? -rispose Dana con una punta di malizia.

L'agente fece alzare la donna e la condusse fuori dalla stanza. Prima che uscisse dalla porta Mulder la fissò negli occhi. Fu un attimo, un solo istante. Ma qualcosa si insinuò dentro di lui.

Scully si sedette su una sedia accanto a quella occupata da Wallace, Mulder proprio di fronte a loro, appoggiato al muro, con un'aria pensieroso sul viso.

-E' evidente che quella donna nasconde qualcosa. -disse il detective.

-Ed è evidente che è malata! -continuò Scully.

-Cosa propone?

-Per ora l'accompagno in ospedale e le faccio fare alcune analisi. -e si alzò- appena so qualcosa vi faccio sapere.

-Ok.

Mulder seguì i movimenti di Scully e la bloccò poco prima che abbassasse la maniglia della porta.

-Cosa? -chiese Dana con stupore.

-Stai attenta -sussurrò preoccupato.

-Ma.. -tentò di replicare Scully.

-Tu promettimi che starai attenta! -la interruppe Mulder, con una certa apprensione nel suo tono.

-Ok -promise Scully a fior di labbra, prima di aprire la porta e andare via.

Nella sala cadde un profondo silenzio.
Non dubitava di Scully. Sapeva che sarebbe stata prudente.
Nonostante tutto Mulder non era per nulla tranquillo.

 

XoXoXoXo

 

Police Station
London
Ore 1, pm

In retrospettiva gli ultimi avvenimenti apparivano fin troppo chiari e lineari. Ma nel loro corso sembravano avvolti in una nube troppo fitta  per poter essere diradata.

Forse la paura, la sorpresa e una remota consapevolezza che non doveva essere occultata.

Le ultime ore erano state frenetiche e infruttuose. Una trentina di agenti era stata sguinzagliata nella città. Gli addetti informatici lavoravano alacremente per raccogliere maggiori informazioni possibili. Wallace e  cinque dei suoi uomini erano andati ad interrogare chiunque avesse o avesse avuto contatti con Monike Strauss.
E lui era lì, nella stazione di polizia, steso sul divanetto dell'ufficio di Wallace, impotente.
Come aveva potuto essere così stupido?
Perchè l'aveva fatta andare da sola in ospedale?
Doveva andare con lei! Lui sapeva che sarebbe successo!
Lo aveva sentito. Aveva avvertito qualcosa di strano quando aveva incrociato lo sguardo di quella donna.
Dannazione!
E non poteva neanche fare nulla!
Wallace gli aveva intimato con una certa agitazione di starsene buono in centrale.
 
Dopo aver aspettato il ritorno di Scully o per lo meno una sua telefonata, era arrivata una notizia inaspettata.
Monike Strauss aveva ferito un medico e un'infermiera dell'ospedale, aveva tramortito l'agente che l'aveva accompagnata con un estintore, aveva preso in ostaggio Scully ed era sparita nel nulla.
Una sequenza fin troppo lineare, che aveva fatto scattare immediatamente misure di massima sicurezza.
Due ore dopo nulla era stato ancora trovato, Scully e la Strauss sembravano essere semplicemente svanite nel nulla -nessuno le aveva viste- e il timore che alla giovane agente dell'FBI potessere essere fatto qualcosa diventava insistente ogni istante di più.

 

XoXoXoXo

Luogo sconosciuto
London
Ore 4 pm
 
Non poteva dire da quante ore fosse lì. Ovunque fosse.
Riusciva a scorgere ombre sbiadite dai suoi occhi appannati. Solo quelle. Mostri grigiastri che si muovevano informi sulla pece del pavimento.
Pochi rumori. Lontani e distorti. E tonfi sordi e fortemente attutiti.
Aveva flashback di ciò che era accaduto, come immagini luminose e improvvise che duravano qualche secondo.
L'arrivo in ospedale.
Le analisi.
Quel medico biondo che parlava con lei.
Un grido e un rumore lontano.
E poi il buio assoluto fino a qualche attimo prima.
Si era svegliata in quel posto con le mani e i piedi legati. Dallo stato di torpore in cui si trovavano aveva dedotto che doveva essere legata da molte ore.
Neanche la sua testa era in uno stato migliore.

-Sveglia! -la voce di Monike Strauss risuonò acida e decisa. -Su, svegliati!

Scully scrollò il capo e alzò gli occhi, cercando di rendere chiara l'alta figura che era di fronte a lei.

-Dove siamo? -riuscì a chiedere con voce roca.

Porca miseria! La testa gli faceva un male cane!

-Questo non deve interessarti.- sussurrò Minike a pochi centimetri dal suo orecchio, prima di scoppiare in una risata lasciva e quasi isterica.

-Sequestrare un agente federale è un reato molto grave! -esclamò spazientita Scully, tentando di tenere sotto controllo il dolore pulsante alle tempie- Tu non riuscirai ad ottenere nulla e finirai la tua vita in carcere!

-Ohhhhhh!!! Ma io... ho già ciò che mi serve! Che ti fa pensare che voglia chiedere un riscatto?

-Allora perchè mi hai rapita?!

-Vedi... c'è una persona che ha bisogno di te...

Nel suo viso un'espressione quasi demoniaca. Una strana luce perversa le attraversava gli occhi. E a Scully quella luce non piaceva affatto. Per niente.

-Che... che vuoi dire? -chiese esitante- Chi ha bisogno di me? Per fare cosa?

-Lo saprai a tempo debito, Agente Scully.... a tempo debito.

La voce risuonò lontana ed evanescente. Scully non riusciva proprio a capire quello che stava accadendo. Sembrava che Monike stesse diventando un'altra persona... o peggio ancora, un'altra cosa. Che Mulder avesse ragione? Come poteva essere?
Rimase da sola, alla penombra.
Nel silenzio.
Tonfi e suoni sordi che avevano accompagnato il suo risveglio avevano iniziato a diminuire, a diventare sempre meno radi fino a scomparire del tutto.
Si guardò intorno, scorgendo quelle che dovevano essere travi vecchie e coperte di muffa, i vetri macchiati di sporco attorno alle pareti e l'enorme spazio che la circondava.
Non poteva esserne certa, ma quasi sicuramente si trovava in un capannone.
Non conosceva Londra e non aveva la più pallida idea di dove potesse essere.
E non c'era neanche alcun modo apparente per riuscire a scappare o avvertire qualcuno.
Nessun telefono o apparente ufficio che potesse contenerlo.
E quella che presumeva essere la porta -vista la debole luce che filtrava dal basso- sembrava essere troppo grossa e pesante, e comunque difficile da aprire legata com'era.
Sicuramente Wallace e i suoi uomini avevano iniziato le ricerche.
Magari anche Mulder si era unito alla squadra.
No magari. Sicuramente.
Ripensare a lui le provocò una fitta allo stomaco.
E non ne conosceva il motivo....
.... bugiarda...
Non poteva credere che fosse quello il motivo... molto meglio.
Sapeva che aveva molte probabilità di non uscire viva da lì.
E invece di pensare alla sua vita, alla sua famiglia, alla sua carriera... iniziò a pensare a Mulder. E quasi le vennero le lacrime agli occhi, perchè non voleva morire prima di aver messo le cose in chiaro con lui.
Quella era diventata la prima priorità.
E con questa consapevolezza si addormentò.

 

XoXoXoXo

 

Luogo sconosciuto
London
Ore 8 pm
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Una forte luce, forse uno scoppio.
Il volto di una.... di un qualcosa demoniaco e perverso, deturpato e putrefatto.
Un ronzio insopportabile.
Un respiro famelico e isterico che le sfiorava la pelle.................................
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Un'ombra le faceva scudo.
Un'ombra umana. Decisamente.
Un'ombra con la pistola e un lungo cappotto.
Monike a terra con un esiguo rivolo di sangue che le usciva da un braccio.
Quell'essere che li fissava............................................
............................................................................
Un forte grido.
Spari e confusione.
Lo scalpitio di numerose scarpe sul pavimento.
Voci che la chiamavano e due forti braccia che la sollevavano da terra.

 

XoXoXoXo

 

Fox Mulder's House
42, Heagle Street
London
Ore 11:30 pm
 
Scully sentì i passi avvicinarsi alla porta. Stava venendo a controllare che dormisse.
Era da mezzora tra quelle lenzuola, ma l'adrenalina, la paura e chissà quant'altre sensazioni che scorrevano nella sue vene impedivano che Ypnos (dal greco si legge iupnos) calasse pesante sulle sue palpebre.
La porta si aprì cautamente e da essa si affacciò esitante il capo di Mulder.
I loro occhi si incrociarono per un istante, prima che Fox abbassasse il volto ed entrasse completamente nella stanza.

-Non riesci a dormire?- le sussurrò sedendosi sul letto.

-Troppo stanca.

-Tuttavia, dovresti provarci.

-Tenterò.... -esalò- Come mi hai trovata?

-Ero... ero nell'ufficio di Wallace.- iniziò con un certo imbarazzo per quello che stava per dire.- Mi aveva intimato di tenermi fuori dalla ricerca, e io... io ero lì nel suo ufficio, e mi sentivo impotente e... in colpa.

Scully si tirò a sedere, lasciando che le bianche coperte di seta scivolassero lungo il suo corpo coperto solo da una sottile camicia.

-Non è stata colpa tua- ribattè dolcemente.

-Si invece! -Mulder si sforzò di non guardarla, per non dover crollare ed non dover essere consolato; era lui che doveva consolare in quel momento, non viceversa.- Io... io sapevo, sapevo, me lo sentivo- ingoiò il grosso nodo che aveva in gola- Non dovevo lasciarti andare da sola... non dovevo -terminò in un sussurro.

-Va avanti. -mormorò lei in risposta.

Onestamente non sapeva che diamine dirgli. Insomma, non si aspettava che lui le parlasse in quel modo! Aveva uno sguardo da cucciolo smarrito e indifeso (note: ma perchè scrivo ste cose e poi mi rodo le mani da sola?!?!? Cloni di DD, se ci siete, fate un colpo!); l'unica cosa che le era venuta in mente in quel momento era buttargli le braccia al collo, sentire la sua pelle, il suo profumo, il suo respiro, il suo calore circondarla e proteggerla da tutto e tutti, annullare la vita e il tempo e fermarsi lì, in un solo preciso istante.

-Si -fece lui con voce roca- Insomma, ero nell'ufficio di Wallace e ho iniziato a dare un occhiata all'incartamento che tu stessa avevi dato a Wallace.

-Le informazioni su Monike Strauss.

-Si. Ho letto che era proprietaria di una vecchia azienda un pò fuori città. Ho pensato che... che essendo un posto isolato, fosse l'unico luogo dove potesse nascondersi. Così ho chiamato Wallace, gliel'ho detto e...

-Forse avevi ragione. -fece Scully con voce quasi rassegnata.

-Su cosa?

-Su Monike Strauss... sul fatto che la sua anima non le appartenesse più.

-Non pensarci. -disse Mulder alzando il viso verso di lei, mentre un timido sorriso iniziava ad affacciarsi sulle sue labbra.

Non era il caso di stabilire chi avesse torto o chi ragione in quel momento.
Scully annuì impercettibilmente.

-Riposa. -continuò lui.

Dana si rimise sotto le coperte che Mulder immediatamente le rimboccò. Si avvicinò al suo viso, e stette lì a guardarlo.
I loro respiri vicini, i loro sguardi che si scrutavano, arrivando fin nel profondo dell'anima.
Mulder le si avvicinò e le diede un dolcissimo buffetto di labbra sulla guancia, indugiando a lungo.

-Dormi- le sussurrò con voce calda e profonda.

Lentamente.
Si sollevò.
Lentamente.
Si avvicinò alla porta e l'aprì.
Lentamente.
La guardò un'ultima volta e le sorrise appena.
Lentamente.
La porta si chiuse dietro di lui.
Un mondo al rallentatore.
Un mondo avvolto nel sogno.
Un mondo avvolto nella favola.
E come nelle migliori favole, la bella addormentata si addormentò aspettando che il principe azzurro venisse a ridestarla con un dolce bacio.

 

XoXoXoXo

 

Fox Mulder's House
42, Heagle Street
London
Il giorno dopo
Ore 9 pm
 
Mulder entrò nel salotto giusto in tempo per vedere Scully mettere giù la cornetta del telefono. Si guardarono per un istante, prima di abbassare entrambi lo sguardo.
Scully si avvicinò lentamente al divano, sedendosi poi con una certa titubanza. Il silenzio che regnava nella stanza, intervallato dai loro lenti e profondi respiri, li rendeva nervosi e metteva loro un certo disagio addosso.

-Ho chiamato Wallace -iniziò Scully- Hanno incriminato Monike Strauss per tutti i delitti.

-Meglio accusare un morto -sussurrò Mulder.- Per gli omicidi avvenuti negli Stati Uniti?

-Mesi fa Monike fece un viaggio a Washington e dintorni... la versione ufficiale sarà che la donna ha approfittato dell'occasione per uccidere.

-Questa cosa è assurda!- scattò Mulder con un tono sottile e rabbioso.

-So che è assurda- replicò Dana alzando finalmente gli occhi verso di lui- ma spesso una menzogna può salvare molte vite.

-La verità ha sempre un prezzo... finchè nessuno avrà il coraggio di rischiare, la verità continuerà ad essere lontana dalle nostre vite.

-Ma quando la verità non è indispensabile, quando comporta solo sofferenze e nessun beneficio, a nessuno, mai, non credi che sia meglio non rischiare?

-Fra 60 anni quella creatura ucciderà ancora!

-E anche ammettendolo? Non potremmo fermarla comunque... invece, se la notizia divenisse di dominio pubblico, Wallace e i suoi uomini ne uscirebbero danneggiati.

Mulder non replicò: Scully aveva ragione e lui lo sapeva. Si limitò ad avvicinarsi al divano e a sedersi accanto a lei.

-Ah, un'altra cosa -riprese Dana con tono sommesso: arrivava la parte più scabrosa del discorso- prima di chiamare Wallace, ho telefonato alla compagnia aerea... il mio volo per Washington parte domattina alle 8.

Mulder alzò di colpo la testa e la fissò.
In cuor suo sapeva che questo momento sarebbe giunto, lo sapeva fin dall'inizio.
E sapeva anche che doveva fare qualcosa.
Che cosa avrebbe fatto se Scully fosse andata via e lui fosse rimasto a lungo in quel mondo? Credeva davvero di poter sopravvivere mesi senza sentire ogni giorno la sua voce, senza vedere ogni giorno il suo viso? Poteva mai pensare di vivere come un ricco e solo professore universitario, in una casa enorme e vuota, con una servitù che lo riveriva, con una causa di divorzio pendente e una ex-moglie come Phoebe, avendo a che fare ogni giorno con i suoi svogliatissimi studenti e la sua segretaria, con lezioni e sporadiche conferenze?
No, non poteva farlo!
Non poteva pensare di vivere in quel modo.

-Non partire -riuscì a sussurrarle.

-Mulder...

-Ti prego... non mi lasciare solo.

-In questi mesi -iniziò Scully dando fondo a tutto il suo coraggio-... in questi mesi ho pensato a lungo a quella notte... e sapevo... sapevo che tu non potevi farlo, che non ti saresti mai ricordato di me.

-Appunto- mentì lui, sperando che la sua menzogna corrispondesse al vero- ricordo solo il pub e San Diego e... la stanza del motel.

-Avevo visto la tua foto in una rivista specializzata e il tuo viso... il tuo viso mi era rimasto impresso, non so perchè- prese un profondo respiro, tentando in ogni modo di non farsi venire le lacrime agli occhi- Quel fine settimana ero andata a San Diego da mio fratello, Bill, lui abita a San Diego con la famiglia e... e come al solito ho finito con il litigare con lui. Quando sono arrivata al pub, tu eri già lì. Mi sono seduta accanto a te... non sapevo ancora chi eri... eri di profilo, il capo abbassato e già mezzo ubriaco.. e poi hai iniziato a parlarmi di te, del tuo lavoro, di tua moglie... e poi ti sei girato e abbiamo continuato a bere... e poi siamo andati in quel motel... eravamo ubriachi entrambi, stanchi e con i nervi a fior di pelle... mi sono detta "Che diavolo! La gente fa sesso ogni giorno con degli sconosciuti! E poi lui non è proprio uno sconosciuto!"- terminò con voce rotta.

-Ma allora perchè te ne sei andata?

-Intorno alle 4 di notte mi sono svegliata... e tu eri accanto a me e dormivi così bene e io... non avevo mai provato nulla del genere per nessuno, mai... ma sapevo... sapevo anche che quello che stava accadendo non doveva accadere, che era sbagliato... mi sono rivestita e sono andata via. Quando ti ho rivisto qui, ho cercato di esserti distante, di...

Non riuscì a terminare la frase, perchè Mulder, inginocchiatosi dinanzi a lei, l'aveva abbracciata, sprofondando il viso nel collo di lei e togliendole letteralmente il fiato. Rimase immobile, le braccia prive di energie lungo i suoi fianchi e il respiro smorzato. Rimase lì, assaporando le sensazioni che andavano irradiandosi lungo tutto il suo corpo.
L'aveva spiazzata.
Irrimediabilmente, assolutamente spiazzata.
Meravigliosamente spiazzata.

-Non so, Scully, che cosa abbia fatto di così importante o eccezionale per meritare una creatura come te. Ma qualcuno ha fatto in modo che ti incontrassi e legassi indissolubilmente la mia anima alla tua, il mio cuore al tuo. E non posso permettere, Scully, davvero non posso, che questo legaccio si spezzi o rischi di farlo. -iniziò Mulder, dopo essersi scostato leggermente dal corpo di lei.- Verrò con te- terminò, alzando gli occhi verso di lei.

Dana ebbe un sottile tremito e cercò di divincolarsi invano dalla stretta.

-Mulder no!

-Oh, si invece! -ribattè lui, mentre un leggero sorriso andava formandosi sulle sue labbra.

-Hai una vita qui, e un lavoro e...

Mulder si rizzò di colpo, sfiorando le labbra di lei con le sue e zittendola di colpo.

-Voglio stare con te, sempre, in ogni istante della mia esistenza... nessun sacrificio sarebbe troppo pur di starti accanto.

Scully si sciolse in un sorriso radioso.

-Perchè non ti prendi la nottata per pensarci su?- lo stuzzicò lei.

Lui colse il messaggio sopra le righe: voleva giocare? Avrebbero giocato!

Iniziò a morderle scherzosamente il collo, alternando ritmicamente fugaci risate.

-Perchè mi chiami Mulder e non Fox?-iniziò lui.

-Sei... sei stato tu... a... dirmelo...... Mulder.. che... che fai?- fece Scully, con evidenti e logiche difficoltà espressive.

-Non lo capisci?- le sussurrò- ti credevo più obiettiva, Agente Scully- le parole sgorgarono dalle sue labbra come miele sulle acque di un ruscello.

-Ho una mezza idea in effetti.

Mulder si alzò in piedi, trascinandosela con se lungo le scale.

Poi il buio e un tonfo in lontananza...

 


NOTE: Ed è finita pure sta parte! Questa storia ha preso pieghe inaspettate anche per me e devo dire che sono state ottime pieghe inaspettate! :))) Le mie intenzioni originali erano quelle di confrontarmi con qualcosa con cui non mi ero mai imbattuta prima, un case-file extra cospirazione che coinvolgesse i nostri agenti come qualunque case-file. Spero di aver fatto un lavoro decente, fatemelo sapere scrivendomi (lezar82@supereva.it) o lasciandomi un messaggio sul mio MBRingrazio quattro canzoni che mi hanno aiutato in momenti diversi della storia: Pax Deorum, Athair Ar Neamh, Viky e Anos Luz.