TITOLO: A strange situation
AUTORE: Lezar82  lezar82@supereva.it
SPOILER: Fight the Future, Three Words
RATING: PG
GENERE: Scully/other... pochino, pochino
FEEDBACK: Che vi costa in fondo dirmi che ne pensate? DAIIIIIIIIII!!!!!!!
DISCLAIMER: Prima che qualcuno pensi di farmi causa,  deve sapere che non guadagno niente scrivedo, nada, niet... niente euro, niente lira, niente dollari... non voglio violare nè copyright nè tutto ciò che c'è di simile... insomma avete capito, no?
NOTE: letto il genere... non mi uccidete!! Ho solo voluto creare una chicca prima dell'epilogo!
CITAZIONE ad un personaggio da tutti amato, la cui perdita ha lasciato un vuoto profondo nei nostri cuori.

 

 

 

Ciò che avvertì immediatamente fu il forte dolore dietro alla nuca. Nulla di grave certo. Solo una di quelle brutte botte in testa che non producono nient'altro che imprecazioni contro chiunque si trovi a portata di essere insultato, un dolore pungente e pulsante che scompare entro pochi minuti, e qualche lacrima ai lati degli occhi.
Attorno a lui solo un buoio fosco e privo di luce.
Il rumore di una sedia che veniva spostava, carte che cadevano e passi che si avvicinavano con una certa fretta.
Anzi, no passi. Un chiaro rumore di tacchi.
Mulder aprì di colpo gli occhi ma non riuscì a distinguere immediatamente il luogo dove si trovava.
Iniziò a sbattere furiosamente le palpebre per riuscire a schiarirsi la vista.
Gli si delinearono davanti le forme, ancora un pò deformate a dirla tutta, di una scrivania e di una sedia rovesciata accanto a lui, di alcuni fogli caduti e due gambe.... due gambe?!?!
Stava per alzare lo sguardo per scoprire se i suoi sospetti fossero fondati -perchè conosceva fin troppo bene quelle gambe- quando una voce sottile e quotidiana colpì i suoi timpani.

-Mulder... stai bene?

Mulder sorrise impercettibilmente, annuendo lentamente con il capo.
Non gli fregava niente di dove fosse stato catapultato questa volta -era più che certo di non essere più a Londra, non sapeva neanche se fosse mai giunto con Scully in camera da letto!- se per lo meno aveva la sua partner con se.
Alzò lo sguardo con aria mooltooo felice, ma il sorriso gli morì in gola.
Rimase lì a fissarla, come se gli alieni fossero finalmente scesi nel suo ufficio e gli avessero detto "Eccoci qui, prendici", facendogli perdere tutto il divertimento di andare a caccia di prove.
Ma quella che aveva davanti non era certo un alieno!
Era Scully, la sua partner.
Era Scully con il suo impeccabile tailleur da lavoro, le braccia incrociate sul petto, il sopracciglio alzato, lo sguardo fra il rimprovero e il preoccupato.
Era Scully insomma.
Scully...
Scully con un enorme pancione!
Incinta!
Sicuramente!
Senza alcun dubbio!
Che diavolo stava succedendo?

-Allora?- ripetè lei- tutto ok?

-S...si -riuscì a balbettare lui.

Si rialzò a fatica, massaggiandosi il retro della testa -gli ultimi... ehm... avvenimenti, gli avevano fatto dimenticare di essere caduto e di aver battuto la testa- ma non distongliendo mai lo sguardo dalla donna che aveva di fronte.

-Quante volte devo dirti di non giocare con le gambe della sedia?

Mulder prese fiato per rispondere ma poi non emise alcun suono.

E' che... non sapeva che dire...insomma, un attimo prima aveva la sua collega in braccio e la stava conducendo in camera da letto per passare una delle nottate più memorabili della sua vita... e ora si trovava in... presumibilmente nell'ufficio degli X-Files con la sua collega molto incinta... e... ma che era successo?
Che diavolo era successo?
...................................
DI CHI ERA QUEL BAMBINO?
FOSSE STATO SUO?
COME FARE PER SCOPRIRLO?
Non poteva certo chiederle a brucia pelo una cosa del tipo: "Scully per caso una volta abbiamo dimenticato di usare qualche protezione mentre ci dedicavamo alle nostre faccende?".
Sicuramente il Mulder di quella realtà sapeva come stavano le cose... appunto, il Mulder di quella realtà! Lui non sapeva un accidenti di niente!
Come doveva comportarsi?
Doveva fare il collega? L'amico? L'amante? Il futuro padre?
In che rapporti erano i Mulder e Scully di quella realtà?

-Mulder? -la voce di Scully risuonò sottilmente sconcertarta, ma servì a distoglierlo dai suoi pensieri.

Che stava combinando? Se si perdeva nella sue riflessioni non sarebbe mai venuto a capo di quella situazione! Doveva agire, indagare, scoprire!
Ma perchè quel gran genio a cui era venuto in  mente di fargli fare quel viaggio non aveva pensato bene di allegare anche un libretto di istruzioni?

-Mulder, andiamo in ospedale a fare un controllo, ok?

-Cosa? -rispose Fox, ancora intontito.

-Certe cadute non andrebbero sottovalutate.

-No... no, sto... sto bene, davvero! -cercò di fare un'espressione rassicurante ma evidentemente non doveva essergli riuscita molto bene.

-Mulder, dico davvero... non ci mettiamo niente... Paul deve venirmi a prendere per andare in ospedale, vieni con noi e così stiamo tutti più tranquilli.

Ma Mulder si era fermato al momento in cui Dana aveva pronunciato il nome Paul... Chi diavolo era Paul?
Un momento... se aveva capito bene la doveva accompagnare in ospedale... Chi era Paul?
Calma Mulder, si disse, magari è un collega, magari devono andare in ospedale per un autopsia, per un controllo a... qualcosa...
CHI DIAVOLO ERA PAUL?

-Mulder, mi stai facendo preoccupare... parla! -nella voce di Scully una sincera preoccupazione.

-Chi è Paul? -chiese lui, senza riflettere su quanto stupida dovesse apparire quella domanda.

-Ok... Mulder, siediti, coraggio.

Scully rimise in piedi la sedia che era caduta con il suo proprietario e lo fece accomodare. Iniziò a tastargli il capo, a controllargli le pulsazioni,  a controllare che non avesse ematomi o altro.

-Scully, chi è Paul? -insistette lui.

Davvero voleva saperlo! Diamine, gli avrebbe spaccato la faccia se Paul fosse stato davvero ciò che in cuor suo sperava che non fosse.
Forse quella caduta poteva servirgli a qualcosa dopo tutto.

-Mulder, segui il mio dito per favore -Scully gli passò l'indice della mano destra davanti agli occhi.

Ma Mulder non sembrava molto collaborativo. La guardava fissa negli occhi attendendo impaziente una risposta.

-Ok, Mulder, tu adesso vieni in ospedale con me.

-Non ho bisogno di un ospedale, Scully, solo di sapere chi è Paul!

Dana prese una sedia e si sedetta davanti a lui.

-Davvero non sai chi è Paul?

Egli negò in maniera energica.

-Mulder, se non ti ricordi chi Paul, devi andare in ospedale.

-Perchè non mi rispondi prima?

Lui non voleva andare in un fottutissimo ospedale! Voleva sapere chi diamine era Paul!

-Mulder, Paul è la persona che tu hai iniziato a odiare più del comitato ombra e del consorzio messi insieme, nonostante tu non lo voglia ammettere!

-In che senso Scully? - insistette con voce frustrata.

-Paul, Paul Jervis, il mio fidanzato!

Il mondo si era fermato per Mulder, e il tempo, e il ruotare della terra, e l'alternarsi della stagioni, e.... VOLEVA URLARE, DIMENARSI, E METTERSI A PIAGERE!!!
Ma non fece nulla di tutto questo; si limitò a fissarla immobile e incredulo.
VOLEVA ANDARSENE!
VOLEVA ANDARE VIA AL PIU' PRESTO!

-Mulder?! -Scully fece per posargli la mano sul braccio, ma egli si allontanò di scatto, come se lo avessero messo a contatto con la corrente elettrica.

-Io vado a casa -riuscì a balbettare, tenendosi a debita distanza da lei.

Indietreggiò, urtando prima la scrivania, poi lo schedario, rischiando di cadere nuovamente.
Recuperò le chiavi dalla scrivania e il cappotto dall'attaccapanni e fece per infilarselo.

-Mulder che fai?

-Vado... vado a casa. -balbettò in risposta.

-Non puoi guidare in quelle condizioni!

-Si... sto bene... vedrai che, dopo una bella dormita, tutto andrà a posto.

Indietreggiò ancora, ma andò ad urtare contro qualcosa... o meglio qualcuno che occupava il vano porta.

-Salve Agente Mulder! -si sentì dire.

Una voce profonda con uno spiccato accento del New England, quello che anche lui a volte rispolverava.
Si voltò di colpo, trovando davanti un ragazzone sorridente, pressappoco della stessa età di Scully, con un sorriso smagliante, i capelli tendenti al biondo cascanti sulla fronte, un corpo statuario e praticamente perfetto.

-Che succede?-chiese poi, notando lo stato di confusione in cui era l'ufficio.

-Paul, per favore, diglielo anche tu!

-Cosa?

-E' caduto e ha battuto la testa e farfuglia. Deve andare in ospedale per un controllo!

-E si, Dana ha ragione!

Mulder ora si che aveva mal di testa! Ma il suo mal di testa non aveva nulla a che fare con la sua testa!
Aveva ascoltato il loro scambio di battute. Lui l' aveva chiamata Dana!
Era stordito, inorridito e voleva tornare a casa, voleva il suo divano e i suoi pesci -sempre che esistessero in quella realtà-, voleva una bottiglia di Jack Daniel, una cassa di birra scura e un paio di sonniferi!

-Mulder?!- fecero i due.

Fox si diede una rapida scrollata e li fissò.

-No, sto bene.... vado a casa.

-Fatti accompagnare almeno! -propose Scully.

-No... non ce n'è bisogno... ci si sente... -balbettò in risposta.

Indietreggiò sbattendo contro lo stipite della porta, scansando lo statuario essere umano che era appena arrivato e se la filò, nel vero e più puro significato della parola.
Arrivò al parcheggio intontito, e stordito aprì la portella del guidatore, mise in moto e partì.
Non riusciva a pensare. Tabula rasa.
Non vide macchina davanti a lui, nessun passante. Solo tanto e faticoso asfalto da percorrere e una lunga strada che sembrava non avere mai una fine.
Fortunatamente Alexandria esisteva -perchè mai non si era mai accorto di amare tanto il suo quartiere?-.
Fortunatamente il suo palazzo esisteva.
E il suo appartamento, il numero 42.
Si precipitò all'interno, respirando subito un'aria familiare e amorevolmente conosciuta.
I suoi mobili.
Il suo adorato divano.
La sua TV e il suo videoregistratore.
Le sue videocassette e le sue riviste... tutte, di tutti i generi!
E....
Nooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!
Non c'era l'acquario!!!!!!!!!!!!!!!
Non c'era Mollie!!!!!!!!!!!!!!!!!
Come faceva il Mulder di quella realtà a vivere senza i suoi adorati pesci a fargli compagnia? A tirarlo su nei momenti di sconforto? A distrarlo nelle lunghe nottate solitarie, nelle quali il suo unico pensiero era avere Scully accanto a se?
Scully.....
SCULLY!!!!!!!!!!!!
Si era fatto distrarre da Mollie invece il suo primo pensiero era Scully!!!
Scully con un enorme pancione!
Scully e  quell'individuo di nome Paul!!!!!
Iniziò a vagare per casa con passo e movenze isteriche. La setacciò da cima a fondo, cercando un qualcosa, qualunque cosa, per poter smorzare la sua frustrazione, la sua rabbia, il suo dolore, la sua incredulità.
Che diavolo stava combinando il Fox Mulder di quella realtà?
Come aveva potuto permettere che la sua Scully non solo uscisse con quel tipo, non solo si mettesse insieme con quel tipo ma che ci facesse anche un figlio!!!!
Ma perchèèè?!?!?!
Ma perchè non c'era mai nessun serial killer, mostro, mutante, spettro, fantasma o alieno nelle vicinanze quando servivano?
Insomma, se li era ritrovati davanti sempre nei momenti decisamente meno opportuni -vedi l'ape aliena nel suo corridoio anni prima- e ora che ne aveva assoluto bisogno non se ne trovava traccia!
Per loro aveva in serbo un lavoretto facile-facile.
Far sparire dalla circolazione quel coso di nome Paul, e, nel caso non ci riuscissero, far fuori lui.
E si.
Perchè in una esistenza come quella non voleva decisamente vivere!!!
Nella sua prima esperienza era capitato in un mondo in cui sua sorella esisteva, Scully esisteva ma lui no. Aveva vissuto alcuni mesi cercando di integrarsi nella sua nuova vita. Aveva imparato a convivere con Samantha. Aveva imparato a capire Scully, una Scully profondamente diversa dalla sua. Poi quando le cose avevano iniziato a volgere per il meglio, quando lui e Scully avevano finalmente dato sfogo alla loro repressa passione... era trapassato. Aveva fatto un salto in una realtà completamente diversa dalla sua, una realtà in cui viveva a Londra e faceva il professore universitario, una realtà in cui aveva una ex moglie e Scully non lo conosceva. E anche quella volta l'improbabile aveva dato una sbirciata dalla sua speciale finestra, e aveva fatto in modo che lui e Scully si incontrassero, che ricordassero -più o meno- il loro precedente incontro, e potessero iniziare qualcosa insieme.
E poi... poi nulla.
Non aveva fatto in tempo a iniziare quel qualcosa insieme perchè era nuovamente trapassato, saltato in una realtà in cui Scully era incinta di un tizio di nome Paul!
Se nelle due precedenti esperienze il fine del suo viaggio sembrava essere stato fare in modo che Fox Mulder e Dana Scully iniziassero una relazione, era probabile che anche in quella realtà era quello il suo compito, no?
Ma poteva anche non essere?
Non sapeva dove quel dannatissimo viaggio lo avrebbe portato, quando sarebbe durato, quale schema seguisse!
Non sapeva nulla di nulla!!!!
Solo buttato lì, in un limbo, in un oceano di cui non conosceva le acque!
Che diamine significava quel viaggio?
Con quale scopo era stato costretto ad intraprenderlo?
Per fargli capire quanto importante fosse per lui Scully?
Che fosse la sua vita?
La sua ancora di salvezza?
Il suo salvagente?
La sua corazza?
Il suo bastone?
Questo lo sapeva già!
Non c'era bisogno che facesse quel viaggio per capirlo!!
Doveva calmarsi, doveva calmarsi, doveva calmarsi!!!!
Iniziò ad aprire frenetico le ante della sua cucina cercando l'oggetto del suo desiderio... anzi gli oggetti!
Li trovò!
Un bicchiere, una bottiglia di Whisky e un flacone di sonniferi.
Ecco il suo piano, semplice e chiaro.
Avrebbe bevuto l'intera bottiglia, senza ghiaccio, lasciando che il liquido caldo e dorato gli bruciasse lo stomaco e lo stordisse e gli facesse dimenticare ogni cosa... o quasi. Perchè sapeva che la sua immagine non sarebbe scomparsa dal suo cervello neanche con una lobotomia! E questo era lo scopo dei sonniferi. Ne avrebbe preso due, tre, quattro, l'intero flacone! E almeno poteva essere sicuro di riuscire a fare sonni senza sogni!
Il mattino dopo?
Che si fosse risvegliato con un gran mal di testa, occhiaie e lo stomaco sottosopra o non si fosse risvegliato affatto non gli importava!
Doveva vivere in quel modo?
Qualcuno lo obbligava a vivere in una realtà in cui la SUA Scully faceva le fusa a quel damerino?
Bene.
Avrebbe smesso di vivere!
Nessuno lo avrebbe obbligato a fare nulla!
Aveva trovato nell'armadietto del bagno una boccetta di sonniferi.
Lui non era tipo da farne uso, ma forse il Fox Mulder di quella realtà ne aveva necessità! Come dargli torto infondo!
Aprendo un'anta della cucina, la più lontana dal lavabo, giacevano due bottiglie di Whisky, una del tutto vuota o quasi, l'altra completamente sigillata.
Perfetto!
Rovistò negli scaffali sopra il lavandino, estraendone un bicchiere di medie dimensioni.
Ritornò al divano e appoggiò i suoi "materiali" sul tavolino da caffè di fronte a lui.
Versò il whisky nel bicchiere e rimase per un attimo a fissare gli strani giochi di rifrazione e riflessione con cui il liquidò caldo e biondo si divertiva a contatto con i vetri smerigliati del recipiente.
Divertenti.
Strani e ipnotizzanti, al punto che trasformarono quel solo attimo in un minuto, e poi in cinque, e in dieci, e in quindici.
Mulder non poteva dire perchè fosse attratto in maniera così forte da quello strano tremolare di un'esistenza, pari forse, per meraviglia e stupore, al volto allibito di un bambino che assiste per la prima volta alla scomposizione dei colori della luce del sole a contatto con un prisma.
Quando si è piccoli si è attratti da ciò che per un adulto è nell'ordine delle cose, per un adolescente è sciocca constatazione, per un uomo gravoso d'anni è il miracolo della natura. Ma quando si è piccoli, ogni cosa, ogni minimo dettaglio, anche il più insignificante, è motivo di stupore, è eterna scoperta.
E' la stessa reazione che l'uomo primitivo ebbe quando scoprì per la prima volta il fuoco, constatò che seppellendo un seme sotto terra, dopo un determinato periodo di tempo, ne spuntava fuori una pianta, e osservò che, usando l'istinto, accoppiandosi con un suo simile, nove mesi dopo nasceva una vita.
Strane emozioni.
Orgogliose sensazioni date dalla scoperta.
E le stesse sensazioni solcavano la pelle di Mulder alla vista di quello strano gioco di vetri sfrastagliati, come se li vedesse per la prima volta.
E se ne stava lì immobile, ad osservare fisso il bicchiere.
Che gli stava prendendo?
Perchè una cosa così sciocca e banale lo meravigliava tanto?
Quante volte aveva visto il valzer delle luci davanti ai suoi occhi?
Danze causate da una luce abbagliante, dagli occhi appannati dopo una notte di sonno a contatto con i primi chiarori dell'alba, dai postumi di una sbronza o di una botta in testa.
Ne aveva viste davvero di tutti i colori, letteralmente, senza scomodare proverbi o modi di dire. 
Che gli succedeva?
Che aspettava per tracannare quel primo bicchiere, e poi il secondo e il terzo e così via?
Che stava aspettando?
Chi?
Un attimò dopo arrivò la risposta alle sue domande.
Avvertì un lieve sussultare della porta.
Due piccoli e flebili colpi che lo fecero destare dal torpore in cui era caduto.
Scrollò la testa e si alzò lento e cauto, quasi stanco, avviandosi verso il legno scuro in fondo alla sua esistenza.
Aprì la porta ma chiuse immediatamente  gli occhi colpiti dalla luce a neon del corridoio.

-Mulder?

La sua voce gli fece alzare immediate le palpebre.
Scully era davanti a lui mentre una seria preoccupazione le aveva dipinto il volto.
Si scostò per farla entrare in casa, chiudendo poi la porta dietro di se.
Dana fece qualche passò, fino a porsi sul limitare del salotto.

-Come mai qui? -fece lui con una voce roca e profonda che lo sorprese.

-Ho provato a chiamarti sul cellulare ma non rispondevi.

Mulder fece spallucce e le si avvicinò.

-Vuoi sederti? -le propose.

Lei annuì ed entrambi si ritrovarono seduti sul divano, spalla a spalla e sguardi dritti di fronte a loro.

-Come mai mi cercavi? -chiese lui. 

Aveva assunto un tono freddo che non voleva. Ma... gli era uscito spontaneo.
Vide un lampo di dolore nello sguardo di lei, prima che rispondesse.

-Volevo sapere... volevo sapere se stavi bene... dopo la caduta di oggi.

-Era solo una caduta come tante, una delle più innoque.

Scully si limitò ad annuire.
Rimasero in silenzio per buoni cinque minuti, udendo i reciproci respiri.
Entrambi avevano aperto bocca per parlare ogni tanto, ma alla fine era mancato loro il coraggio per portare a termine l'operazione.

-Allora.. -inizò Mulder-... sei andata in ospedale? Che ti hanno detto?

-Non sono... non sono andata più.... ho rimandato l'appuntamento.

-Perchè?

-Così.

-E Paul che ha detto?

-Nulla.

Mulder inspirò profondamente prima di riprendere a parlare.

-Vuoi... non so... se ti riaccompagni a casa, che... non lo so...

Che diamine doveva fare?
O dire?

-Che facevi? -fece lei cambiando discorso e voltandosi, finalmente, a guardarlo.

-Niente di che... -borbottò lui, indicando con la mano il tavolino- bevevo.

Scully prese il bicchiere in mano e annusò all'interno.
Poi lo lasciò e afferrò la bottiglia leggendo attentamente l'etichetta.
Whisky d'annata.
Si voltò verso di lui per un attimo, regalandogli un timido sorriso, prima di riportare la sua attenzione alla bottiglia quasi del tutto piena.

-Ho interrotto il tete a tete con questa bionda Mulder? -chiese lei sarcastica.

-Beh, in effetti, mi hai interrotto, si. Stavo per sfoderare le mie arti di seduttore. E credimi me la sarei scolata fino all'ultima goccia.

-La bottiglia o la bionda?

-Entrambe.

-Ohhh.

Ripose la bottiglia sul tavolino.

-Così ti piacciono le bionde, eh?

-Beh... a dire il vero, adoro anche gli aperitivi... rossi.

Scully sghignazzò sottilmente imbarazzata, ma la sua attenzione venne attratta da una strana boccetta che giaceva solitaria in mezzo al tavolino.
Mulder seguì il suo sguardo, ma non riuscì ad afferrare i sonniferi prima che lei li prendesse.

-Che diavolo avevi intenzione di fare? -lo guardò con aria spaventata. -Non puoi bere whisky e poi prendere sonniferi, lo sai! E poi perchè i sonniferi? Non riesci a dormire?

-Volevo dormire come un angioletto per dodici ore di fila, tutto qui! -rispose lui con un tono spiccatamente naive.

-E il whisky?

-Volevo farmi un pò la bocca!

-Mulder!

Il tono era particolarmente infuriato.

-Oh, che c'è? Non sono libero di fare quello che voglio?

-Non più! -le uscì istintivamente.

Che significava non più?
Che era accaduto?
Per quale motivo prima poteva fare ciò che voleva e ora non gli era più permesso?
Iniziò a fissarla, tantando di carpire dai suoi sguardi la risposta.
Scully, arrossita e visibilmente imbarazzata, aveva chinato la testa e si sforzava di non guardarlo.

-Scully?- azzardò lui

Nessuna risposta.

-Scully?

Niente.

-Scully, che significa?

Diamine, voleva delle risposte, perchè onestamente non stava capendo più un accidenti di niente!

-Niente, non significa niente... -sussurrò lei.

-E no! Adesso mi spieghi perchè non sarei libero di fare quello che voglio! E se credi che mi metterò ad interpretare la parte del caro e vecchio zio Fox te lo scordi!- sbottò irritato, pentendosene immediatamente.

Non aveva affatto intenzione di parlarle in quel modo, con quella durezza.
Già voleva bene a quel bambino, prima ancora che nascesse. E voleva bene a quel bambino solo perchè era il bambino di Scully!
Ma... ma quando pensava a quell'essere viscido che era padre di quel bambino, ogni affetto, amore e comprensione defluivano negli angoli remoti del suo cervello sostituiti da una fremito di rabbia e la bile che saliva dall'esofago e gli mandava in tilt i centri nervosi.
Scully gli gettò uno sguardo d'ira e dolore, prima di alzarsi di scatto e piombare vicino alla porta d'ingresso, a dispetto della sua mole non proprio da pin-up.

-Scully... Scully, mi dispiace... io...- Mulder sussurrò, avvicinandosi cauto.

Nonostante non la toccasse, poteva avvertire a distanze il calore e la rabbia uscire da ogni poro della pelle di lei. Forse se si concentrava e strizzava gli occhi per benino, sarebbe riuscito anche a vedere i rivoli di fumo uscire dalle sue orecchie.
Ok, ok, aveva fatto un guaio e se ne rendeva conto perfettamente.
Aveva scaricato su di lei tutta la frustrazione accumulata in quella giornata... e pensare che non era ancora terminata!
Le si accostò e le fiorò una spalla con una mano quando accadde.
Fu un attimo.
Nell'aria solo lo sciocco di pelle contro pelle e poi silenzio.
Quando Scully tolse la mano dalla guancia di Mulder, potevano ancora vedersi gli aloni sbiaditi e arrossati delle sue dita.
Aveva il fiatone e gli occhi dilatati e iniettati d'ira.

Uh-uh...

Questa volta Mulder l'aveva combinata davvero grossa.

Rimasero immobili entrambi, valutando le loro prossime azioni.

-Tu... sei un idiota!- parlò secca, mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime. Non c'era odio nelle sue parole, o rabbia o recriminazione, solo un immane dolore.

Si voltò e aprì la porta ma subito Mulder poggiò con durezza la mano sul legno scuro e la richiuse con un sonoro sbattere.
Scully si girò a guardarlo: che diamine significava quel gesto?

-Non è per te Scully!- iniziò Mulder in un sussurro- E non è nemmeno per quel bambino che porti in grembo.

-Lo so.- mormorò Scully- Lo so che Paul non ti piace! Ma... dannazione Mulder l'hai voluta tu non io questa situazione.

Mulder rimase sconcertato e sorpreso, ma cercò di non farlo trasparire.
Che significava che l'aveva voluta lui quella situazione?
Che aveva combinato?
L'aveva spinta lui tra le braccia di Paul?
Che aveva al posto del cervello? Crusca?
Che diamine era successo? 
Fatti, eventi, situazioni... non sapeva nulla! E non aveva la più pallida idea di come comportarsi!!!
Come doveva agire?
Doveva capire!
Doveva sapere in quelche modo!

-Non hai più nulla da dire ora?- fece Scully amara- Ogni volta che si parla di te.... ogni volta che ti sbattono in faccia una verità su te stesso te ne stai muto e non regisci... vero... Fox?

-Non chiamarmi Fox.- sussurrò.

Davvero una risposta azzeccata alla situazione.
Litigava con Scully, non riusciva a capire che stesse succedendo e cosa le diceva? Di non chiamarlo Fox!
Il cervello si era momentaneamente trasferito alle Maldive per una vacanza di assoluto relax!

-Oh...- ribattè Scully, ancora più sarcastica-... eppure nove mesi fa volevi che lo gridassi il tuo nome!

Eh?!?!?!

-Eh?!?!?- la guardò stupito.

-Ah... non te lo ricordi?- chiese lei con una punta di acidità.

-Che cosa mi dovrei ricordare?

Gli sembrava di avere davanti una scatola cinese o una matriosca. Scarti e scarti, smonta e smonta, ma il risultato non cambia.

-La tua...  virilità maschile ha otturato il tuo cervello bacato?- gridò con una leggera fatica nel parlare.

-Che cosa? Che diamine stai dicendo?

-Che significa che cosa? Che diavolo...- riprese ad urlare, ma dovette bloccarsi per una fitta lancinante al ventre.

Cerco di nascondere la smorfia di dolore che aveva indubbiamente fatto, ma evidentemente non ci riuscì, perchè Mulder le si avvicinò e la sostenne dalle braccia.

-Scully?- chiese senza ottenere risposta.

-Scully?- ripetè ora mooltoo preoccupato.

Nada.

-Scullyyyy?- fece ancora.

L'utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile.
Dana sembrava non ascoltare, profondamente assorta e concentrata.

-Scully?

Una nuova fitta la fece piegare in due. Mulder cercò di sostenerla e la condusse al divano.

-Cazzo!- fece Scully improvvisamente, avvertendo qualcosa di umido e appiccicaticcio scorrerle sulle gambe.

-Scully?! Che diavolo sta succedendo?

Non era un esperto di parti e donne incinte ma da quel poco che sapeva poteva affermare che quei sintomi erano tipi di ben poche patologie o... ehm... *situazioni* e sperò vivamente che non fosse nessuna delle ipotesi che gli si affacciarono in testa.

-Chiama... un'am... bulanza- riuscì a rispondere.

-Perchè?!

-Mi si sono appena rotte le acque.

Mulder divenne di cera... cera esposta al sole. E rimase immobile a fissarla.

-Mulderrrrr!!!!!!!!!

-Mi stai dicendo che stai per partorire?- chiese lui completamente instupidito.

-No..... significa che ho scoperto una nuova sorgenttteeeeeeee.........Ohhhhhhhhhh.......

Mulder saltò in piedi come una molla e afferrò il telefono, portandolo al tavolino di fronte al divano.
Digitò il 911 senza accorgersi di quello che faceva e gettando preoccupate occhiate a Scully che ansimava e sudava accanto a lui.

"Si", fece una signorina dall'altra parte della cornetta.

"Mandate un'ambulanza al 42 di Alexandria, ho una donna in travaglio!", urlò.

"Si sono già rotte le acque?"

"Si!!", gridò ancora più forte.

"Le manderemo subito un'ambulanza. Ma stia tranquillo."

"Come faccio a stare tranquillo?!"

"E' il primo figlio? Ha avuto dolori alla schiena in precedenza?"

"Non lo so.... si... MANDATE QUESTA DIAVOLO DI AMBULANZA!!!"

"Stia tranquillo", continuava sorridente la centralinista" Le donne al primo parto ci mettono più tempo"

"Non mi dica di stare tranquillo!"

"L'ambulanza sta arrivando", sbottò la voce dall'altra parte del telefono con un certo risentimento, chiudendo la comunicazione subito dopo.

Mulder fissò la cornetta allibito, prima di rimetterla pensoso sul ricevitore.

-Mulder...- udì il flebile soffio di Scully.

-Si... sono qui.- affermò tranquillo, prendendole una mano e riavviandole con l'altra una ciocca di capelli umidi.

-Fa male...- sospirò, cercando di contenere il dolore con profondi respiri.

-L'ambulanza sta arrivando... sta tranquilla.

Scully annuì.

-Vuoi che chiami Paul?- chiese poi.

Dana negò energicamente.
Ma perchè?
Paul era il padre del bambino e non voleva che fosse avvertito?

-Lo chiamo come arriviamo in ospedale, allora?

Scully negò di nuovo, prima di arcuare la schiena per una nuova contrazione e stritolare ulteriormente la mano di Mulder.

-A quanto pare- boccheggiò lei-.... a quanto pare tuo figlio non ha preso da te.

Eh?!?!?!

Figlio?

-Mio... cosa?- fece Mulder allibito, mentre i suoi processi mentali lentamente cercavano di far combaciare i pezzi.

-Nove mesi fa... a casa mia... nessuno dei due ha pensato a ciò che poteva accadere- provò a spiegare a lei.

Che doveva dire ora? Come rispondere?

-Ma perchè...?- provò ad iniziare. Era una notizia sconvolgente!!! Meravigliosamente sconvolgente!

-Tu... tu avevi detto che era stato uno sbaglio... che... che volevi che restassimo amici... poi ho conosciuto Paul e...

Mulder iniziò a guardarsi intorno.
Bene.
Situazione da manuale!
Mise da parte  i vari tentativi di uccidersi con le sue mani -come aveva potuto dire... è meglio restare amici?- ed entrò in modalità panico.

-Mulder...

-Perchè l'ambulanza non arriva?- sospirò con voce tremante e il volto cianotico.

-Sta tranquillo... andrà bene!- cercò di rincuorarlo lei.

-Io... non so che fare... che devo fare?

Ma perchè l'ambulanza ci stava mettendo così tanto?
Scully fu sul punto di rispondere ma una nuova fitta la fece arcuare e iniziò a respirare rumorosamente.

-Sto per partorire- annunciò.

-Cosa?

Perchè diavolo non l'aveva caricata in macchina e portata lui in quel fottutissimo ospedale?

-Devi... devi stare tranquillo... ti guido io?

-E se... sbaglio qualcosa, Scully?

-Non sbaglierai- ansimò.

Mulder le tolse pantaloni e biancheria e la fece adagiare il più comodamente possbile sul divano.
Da lontano non sentiva minimamente le sirene dell'ambulanza  e la cosa lo preoccupò non poco.
Non aveva mai fatto partorire nessuno, non aveva alcuna esperienza!

-Bene Scully... possiamo farcela... spingi se devi, ok?

-Ho paura Mulder!

-No, devi rilassarti...- cercò di confortarla, posizionandosi per accogliere tra le braccia suo figlio.- Spingi Dana, spingi- urlò poi.

Vide la carne di lei dilatarsi all'inverosimile e un piccolo gonfiore apparire per poi ritrarsi velocemente.
Scully prese un profondo respiro e attese una nuova contrazione che arrivò qualche istante dopo.

-Scully... coraggio, un altro pò... vedo già la testa!- la incoraggiò, vedendo un'arancia di pelle rosa e qualche filo castano- Spingi!!!!

All'improvviso la stanza si riempì del dolce vagito di un neonato.
Scully sprofondò esausta sulla pelle del divano, mentre Mulder stringeva a se il corpo caldo e estremamente vivace del pargolo appena venuto al mondo. Piangeva e rideva e... era la persona più felice sulla terra, anzi in tutto l'universo conosciuto e non.

-Benvenuto al mondo- sussurrò poi, porgendolo a Scully affinchè potesse incontrare sua madre.

-Hai fatto un capolavoro!- le bisbigliò, baciandole una tempia.

-Abbiamo fatto un capolavoro!- lo corresse, prendendo a sorridere nonostante la stanchezza e il residuo dolore che andava comunque scomparendo.

Mulder rinacchiò e osservò estasiato Scully che si slacciava la sua camicetta e avvicinava il piccolo a un seno gonfio di latte.
Poi le sirene dell'ambulanza e un forte scoppio....

 

 


NOTE: Feedback e clemenza per l'ultima parte... non ho mai assistito ad un parto, spero di aver mantenuto una parvenza di veridicità! lezar82@supereva.it o l'mb