| TITOLO: Che tutto abbia inizio |
| AUTORE: Lezar82 |
| SPOILER: Veri e propri no... diciamo che la storia è collocabile all'inizio della settima stagione (quindi niente All Things, niente Mulder rapito, niente pupo e niente nuovi attori)... fate finta che Millennium non esista! |
| RATING: Boh!! |
| GENERE: Non lo so |
| FEEDBACK: SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!! a lezar82@supereva.it |
| DISCLAIMER: Vedete la pagina introduttiva |
| NOTE: Dunque, prima che iniziate a leggere, volevo solo dirvi che volutamente per quasi tutta la storia i personaggi sono fuori character... quindi non pensate che io sia uscita dall'uovo di Pasqua! |
###############
| Irlanda, |
| 999 d.C. |
| 23:53 |
-Caspita, inizia a fare freddo!- iniziò uno di essi, sfregandosi le mani e soffiando tra esse.
-Non esigere più del dovuto da nostra madre... la Natura da, la Natura toglie... dobbiamo esserle grati per quello che ci ha promesso quest'anno.
-Signore... maestro perchè siamo venuti qui questa notte?
-Gli astri parlano e noi dobbiamo imparare il loro linguaggio.
Con fare stanco si accovacciò fino a sedersi per terra, imitato prontamente dal suo allievo. Si sistemarono entrambi e abbassarono il cappuccio dietro le spalle.
-E ditemi maestro... cosa vi hanno detto gli astri? Notizie del raccolto... della guerra... ci sarà un'altra carestia?
-No, ragazzo mio, no...
-Cosa allora?
Il maestro chiuse gli occhi e il suo volto si rabbuiò. Piccole lacrime iniziarono a scendere dagli angoli dei suoi occhi. Le mani giunte come a rievocare un'antica preghiera. E labbra tremanti incapaci di parlare... o mormorare... o sospirare lievi parole.
-Maestro... maestro cosa avete? Maestro!- il ragazzo scosse l'uomo da una spalla
-Tempus Fugit... -iniziò l'uomo - Tempus fugit, secum animi amissi.
-Cosa? -esclamò il ragazzo allarmato.
-Tempus fugit, secum animi amissi. Terra amota. Inter rerum universitatis viam suum iterum inveniunt.
Detto questo spirò, mentre la Terra completava inesorabilmente il suo ciclo e si apprestava a iniziarne un altro di 365 lunghi giorni...
XoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXo
| FBI's Headquarters |
| Washington DC |
| 28 Dicembre 1999 |
| Ore 5:30, pm |
-Scully?
-Uhm? -rispose lei in maniera distratta continuando a leggere il rapporto che aveva tra le mani.
-Che mi sai dire delle leggende sulla fine del millennio?
Dana alzò lo sguardo e fissò un volto sbarazzino e falsamente innocente che la fissava dall'altra parte della scrivania.
-Innanzitutto sul fatto che questo sia l'ultimo anno del millennio c'è ancora da discutere...
-Ci pensiamo in un secondo momento a questo.... allora?
Scully posò il rapporto sulla scrivania e si avvicinò a lui.
-Uhm... fammi pensare... Nostradamus aveva predetto che nel luglio '99 ci sarebbe stata la fine del mondo... e noi siamo ancora qua.
-Sai niente di leggende irlandesi?
-Irlandesi?
-Si...
-No.. dovrei?
Mulder la fissò per qualche secondo prima di allungare i piedi sulla scrivania.
-Allora, Mulder?
-Quanto sai di latino Scully?
-Mulder...
Fox estrasse dalla miriade di fogli sparsi e disordinati della sua scrivania una rivista.
-Allora?
L'uomo iniziò a sfogliare le pagine, poi si bloccò e iniziò a leggere.
-Tempus fugit, secum animi amissi. Terra amota. Inter rerum universitatis viam suum iterum inveniunt.... dovrebbe più o meno significare...
-So che significa Mulder...
-Due anime perse di una terra lontana ritroveranno la loro strada... non ti stuzzica Scully?
-Mulder... hai idea di quante leggende siano legate alla fine del millennio?
-E' vero -sospirò Fox stiracchiandosi.
-Sono leggende Mulder... storie che si sono tramandate...
-Si, ma per ogni leggenda c'è un fondo di verità.
-Forse... -ribattè piegando la testa-... e qualora fosse vera, cosa che reputo altamente improbabile comunque, sono felice per quelle due anime che si ritroveranno... Quanto a me.. -e dicendolo si avvicinò all'appendiabiti per prendere il suo cappotto- ho tutta l'intenzione di godermi le mie vacanze.
Mulder la fissò per un istante, prima di abbassare le gambe e alzarsi in piedi. Scully guardava i sui lenti e forzati movimenti... cercava di mettere in ordine alcuni fogli ma il nervosismo, palesemente evidente, gli impediva di portare a termine la sua operazione. Si avvicinò impercettibilmente a lui. Voleva chiederglielo da giorni, da quando sua madre l'aveva telefonata. Lei stessa l'aveva pregata di domandarglielo. Diavolo, erano colleghi da sette anni... forse anche più che colleghi... o amici. Ne avevano passate di tutti i colori insieme. Avevano condiviso momenti e situazioni, gioie e dolori che forse neanche una vecchia coppia sposata aveva affrontato. E non avevano mai trascorso una vacanza insieme.
-Mulder...
Da lui nessuna risposta.
-Mulder... perchè non mi raggiungi a casa di mia madre il 31?
Fox la guardò per un attimo, sorpreso e sottilmente compiaciuto. Dio quanto voleva trascorrere l'ultimo dell'anno con lei... e magari cercare di portare la loro relazione ad un punto più alto mentre tutti festeggiavano, sotto un cielo illuminato dai colori dei fuochi d'artificio, o in un luogo isolato e speciale, su quell'altura poco distante dalla città da cui era possibile ammirare le luci degli edifici... dirle quanto lei fosse importante per lui, per il suo lavoro, per la sua vita e per la sua anima. Confessarle insomma quel segreto che custodiva gelosamente da anni e che non aveva mai avuto il coraggio di tirar fuori. Forse non si trattava neanche di non aver avuto coraggio. Forse era semplice e mortale paura. Paura che se avesse oltrepassato quella linea non sarebbe potuto più tornare indietro. Paura di essere rifiutato o di perdere per sempre e irrimediabilmente ciò che già avevano. Paura di amare troppo e non saper più fare a meno di lei, non saper più fare a meno di averla vicino per sempre. Ma sapeva anche che festeggiare il Capodanno con tutta la famiglia di Scully era decisamente una cattiva idea. E il suo sarcasmo ebbe il sopravvento, come sempre in situazioni che lo mettevano a disagio.
-Vuoi vedermi morto Scully?
-Mulder...
-No, davvero Scully... Bill sarebbe capace di fulminarmi con le stelle filanti...
-Non scherzare... basta che vi teniate a una debita distanza l'uno dall'altro...
-Casa di tua madre non è Kensigton Palace, Scully... sarebbe un pò difficile tenerci a distanza per un giorno intero...
Dana abbassò lo sguardo e fissò con le grandi mattonelle che tappezzavano il pavimento del seminterrato. Era incapace di replicare. In fondo sapeva che Mulder aveva ragione.
-Tuo fratello mi odia Scully. Punto. Non c'è altro da dire.
-Bill non ti odia.
-Mi detesta. Ce l'ha con me. Girala come vuoi il succo è sempre lo stesso... e non posso dargli torto -aggiunse con un sussurro sperando che lei non l'avesse sentito. Ma lei lo aveva fatto e gli si accostò, stringendogli il braccio con una mano e alzando il capo nel vano tentativo di incontrare uno sguardo malinconico e colpevole che fissava le scarpe del proprio padrone.
-Mulder...
-Terminiamo qui questa discussione. -l'interruppe lui fissandola per un istante e porgendole un forzato sorriso.
Sperava che lei si allontanasse e allontanasse la mano dal suo braccio, che allontanasse quel bruciore che gli arroventava la pelle. Ma non fu così.
-Mulder... vai almeno da tua madre...
Fox sorrise. A volte pensava sul serio che Scully lo ritenesse incapace di pensare a se stesso. E non poteva darle torto.
-Preferisco starmene da solo...
-Almeno non venire in ufficio a lavorare... stai a casa, gurda un pò di TV... ascolta un un pò di musica, leggi... possibilmente nulla che abbia a che fare con alieni o con un qualsiasi tipo di XF... stacca la spina insomma, va bene?
Lui annuì impercettibilmente.
-Me lo prometti?
Annuì ancora.
-Guarda che chiamo qui in ufficio...
-Me ne starò buono a casa.
Lei gli sorrise e fece per andarsene, ma qualcosa scattò in lei. Non sapeva cosa. Fattostà che si voltò e l'abbracciò forte. Mulder rimase spiazzato. Ma fu solo un momento, perchè rispose all'abbraccio in maniera decisa. Avevano bisogno ognuno del calore dell'altro. Erano come i due poli di una calamita. Inseparabili. Inscindibili. In qualunque parti si scissi una calamita i due poli sono sempre lì, l'uno attaccato all'altro. Così erano loro, ma non riuscivano ad ammetterlo. E questo era lo scoglio più difficile. Scully cercò di divincolarsi, consapevole che se si fosse abituata a quel calore, difficilmente sarebbe potuta andar via, ma Mulder la trattenne, solo un sttimo, giusto il tempo di massaggiarle leggermente la schiena e sussurrarle qualcosa nell'orecchio.
-Divertiti Scully e non preoccuparti per me.
XoXoXoXoXoXoXoXoXo
| Mulder's Apartment |
| Alexandria, Virginia |
| 31 Dicembre 1999 |
| Ore 11:59, pm |
Mulder ascoltava distratto il chiacchierio e la musica provenienti dall'ultimo piano. I coniugi Parker, Sarah e Steve, i due nuovi inquilini dell'appartamento 55, avevano organizzato una festa per festeggiare l'arrivo del nuovo millennio. Il parlottio incessante e le prime note erano iniziate intorno alle 22 e si erano fatte sempre più insistenti e acute, certamente passabili per una denuncia alla polizia per disturbo alla quiete pubblica... ma quel giorno difficilmente qualcuno si sarebbe accorto di tutto quel rumore. La maggiorparte degli inquilini del palazzo erano andati via per le festività e i pochi rimasti erano tutti alla festa dei Parker. Anche lui era stato invitato. Tre giorni prima aveva aveva incontrato Steve davanti le cassette della posta e poi avevano preso l'ascensore insieme. I due non avevano mai avuto modo di parlarsi veramente, qualche "Salve!" e "Come va?" scambiato di sfuggita, così quella sembrò a Steve una perfetta occasione. Aveva attaccato bottone dicendo che lui e sua moglie si erano stabiliti a Washington a causa del lavoro di lei, che non avevano mai avuto modo di instaurare buoni rapporti di vicinato da quando si erano sposati, quattro anni circa, a causa dei continui spostamenti, che speravano di potersi stabilire a Washington definitivamente e così avevano deciso di organizzare quella festa e di invitare anche quei pochi nel palazzo che erano rimasti a casa. E aveva chiesto a Mulder se aveva impegni e se poteva partecipare anche lui al party. Fox, che già di per se non amava le feste, nè tanto meno quelle tenute da persone che non conosceva, che era già poco incline a instaurare rapporti con i propri vicini e che tra l'altro proprio quel giorno aveva detto arrivederci alla sua partner e si apprestava a trascorrere quattro giorni in completa solitudine, eccetto i demoni e i sensi di colpa che sarebbero sicuramente riaffiorati avendo tanto tempo a disposizione per pensare, aveva cortesemente rifiutato. E subito dopo si erano aperte le porte dell'ascensore e lui era sgattaiolato via senza dare a Steve neanche il tempo di replicare.
Aveva trascorso i due giorni successivi passando da un canale all'altro della TV, leggendo distrattamente i rapporti che si era portato dall'ufficio, ma soprattutto aveva pensato. Spesso trascorreva intere nottate arrovigliandosi nel suo masochismo e nei suoi sensi di colpa, sempre all'involontaria ricerca di un nuovo motivo per accusarsi, per considerare la sua vita inutile da essere vissuta, costringendo la sua mente, e dunque il suo corpo, ad autolesionarsi e a ferirsi, quasi un modo per espiare i suoi numerosi peccati. Ma in quei giorni altri pensieri avevano affollato la sua testa. O meglio, non pensieri... ricordi. Frammenti di estati trascorse a rincorrere sua sorella Samantha nella casa delle vacanze, a prenderla in giro e a tirarle le trecce, a mangiare gelato alla fragola e cioccolato nel bar a cinque isolati da casa e a litigare sui programmi da vedere in TV con grossi bicchieri di limonata zuccherata tra le mani. Gli anni passati ad Oxford tra lo studio e il tempo libero diviso tra Phoebe e il far cazzate in giro con gli amici, quelle stupidate che si fanno quando si è giovani e di cui ci si pente quando si diventa adulti e maturi. Il periodo successivo alla laurea, quando era tornato negli Stati Uniti e si era trovato davanti la sofferenza di sua madre, l'indifferenza e la rabbia di suo padre, e la scelta quasi obbligata di entrare nell'FBI. Il corso all'accademia, dove era considerato un maledetto primo della classe da tutti gli aspiranti agenti e una sorta di sex simbol da tutte le aspiranti agenti; ma lui non si era mai curato nè dell'una, nè dell'altra voce ed aveva proseguito sulla sua strada, divenendo il primo del suo corso e una delle più promettenti reclute da qualche anno a quella parte. Quando aveva scoperto gli X-Files e aveva iniziato a collaborare con Diana Fowley, la prima donna dopo Phoebe che gli aveva spezzato il cuore: dopo Oxford si era ripromesso di non cascarci più, di non permettere più che una donna gli rovinasse la vita e lo distruggesse moralmente e fisicamente. Ed invece ci era cascato un'altra volta. E come era già accaduto, anche Diana lo aveva mollato e lui aveva sofferto come un cane bastonato e si era chiuso di nuovo in se stesso, benchè non si potesse dire che prima non lo fosse. Quando ormai si era rassegnato a vivere una vita di solitudine ecco che gli era stata affibbiata una nuova partner: questa volta non si sarebbe fatto intrappolare, si era ripromesso, al massimo un rapporto puramente professionale. Ed invece aveva fatto tutto da solo. Aveva lasciato che Dana Scully gli penetrasse fin dentro le osse e iniziasse a diventargli vitale. Non che lei avesse fatto qualcosa perchè questo accadesse. O meglio, tutto era nato spontaneamente. Scully era diversa da Phoebe e Diana, era forte e fragile, decisa e dannatamente dolce, un agente in gamba nel lavoro, una DONNA nella vita privata. Sapeva assecondarlo o litigare con lui quando era necessario, lo seguiva nelle sue strampalate teorie ma sapeva anche portarlo con i piedi per terra, e diaciamocelo... più di una volta gli aveva salvato vita e carriera. Quello che lui provava per Scully era forse un sentimento superiore all'amore, ma tant'è, tutti lo chiamano amore e forse poteva essere classificato come tale presso i comuni mortali. Ma anche se fosse stato amore, era un amore diverso da quello che aveva provato per Phoebe e Diana, non era rabbioso e passionale... quello che provava per lei poteva quasi definirsi spirituale. Certo non erano mancate le occasioni in cui aveva voluto baciarla e abbracciarla e fare l'amore con lei... ma quello che sentiva per lei andava oltre il mero atto fisico. Con Dana Scully gli sarebbe bastato anche guardare abbracciati un vecchio film la sera, scambiarsi carezze o timidi baci. Con Dana Scully aveva paura di fare il primo passo. Lui, che negli anni passati aveva spezzato parecchi cuori e non ci pensava due volte prima di fare avances ad una donna, diventava una specie di ragazzino timido, impacciato e bruttarello che deve dichiararsi alla più bella e corteggiata studentessa della scuola. Eppure sapeva benissimo che ciò che Scully provava per lui era assai vicino a ciò che lui provava per lei, ne aveva avuto testimonianza in numerose occasioni. Sapeva che nei suoi sguardi non c'era solo il bonario affetto di una buona parter o un'amica stretta. C'era qualcosa di più. Eppure si bloccava. Con il tempo la presenza di Dana nella sua vita era diventata indispensabile. E nei weekend, quando non dovevano lavorare e ognuno se ne stava a casa propria, la chiamava solo per sentire la sua voce, solo per sentirsela in qualche modo vicina. Trascorrere quattro giorni con la possibilità di sentire la sua voce solo per qualche minuto lo faceva stare maledettamente male. Aveva addirittura pensato di riempirsi di sonniferi e dormire fino al 2 gennaio, ma aveva rinunciato all'idea pensando all'ipotesi che lei avesse potuto chiamarlo e, non riuscendolo a rintracciare nè a casa nè sul cellulare, si sarebbe potuta preoccupare e sarebbe venuta a cercarlo rovinando così le sue vacanze. E questo non doveva accadere. Scully aveva una bella famiglia dopotutto, numerosa e unita... e poi non si prendeva dei giorni di vera vacanza da mesi, forse anni, e decisamente se li meritava. Così Mulder si era rassegnato. Sperava solo che quei quattro giorni passassero in fretta. Era quasi tentato a cancellare i giorni dal calendario ogni volta che ne passava uno, come quando si è piccoli e si contano i giorni al proprio compleanno o alla fine della scuola. I primi due giorni erano trascorsi in fretta. Il terzo stava per giungere alla sua conclusione. Ancora un altro e sarebbe tornato in ufficio, sarebbe ritornato da lei, sarebbe ritornato alla sua piacevole routine.
La musica dal piano superiore venne abbassata e iniziò il conto alla rovescia, un coro di "Cinque".... "Quattro"... "Tre"... "Due"... "Uno"..... "AUGURIIII!!!!!". Mani che battevano, bocche che ridevano, urli di gioia.
E mentre il mondo festeggiava, mentre gli orologi scandivano il ventriquattresimo rintocco, i cieli delle città si riempivano dei colori dei fuochi d'artificio e le strade delle urla gioiose dei festeggianti, Mulder, steso sul suo sfondato divano in pelle nera, veniva colto da un'insolita sonnolenza e da un torpore mai sperimentati....
CONTINUA NEL PROSSIMO CAPITOLO
Piaciuta questa prima parte?
Mandatemi i vostri commenti a lezar82@supereva.it o sul mio Mb