EPILOGO
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"Allora, agenti?" Skinner indossava un impermeabile blu scuro che ammantava la sua figura. Non avevano mai notato quanto fosse imponente. Non veramente almeno. "Esigo una spiegazione."
"Anche noi, signore." La prima a parlare fu Scully. Aveva appena indossato un tailleur semplice, dal taglio più sportivo del solito.
Lo sguardo duro e perplesso di Skinner viaggiò nellaria e li immobilizzò.
"Sono stato buttato giù dal letto alle 5 del mattino, dal Sergente Nancy Barnett, della polizia locale, perché due agenti alle mie dipendenze giacevano privi di sensi nella Galleria Nazionale. Mi piacerebbe sapere perché." Infilò le mani nelle tasche e sospirò a lungo.
"E "
"Eravamo lì per indagare, signore." Mulder intervenne prontamente, prima che Scully potesse dire altro. Le mani infilate nelle tasche dei jeans.
Scully gli gettò uno sguardo interrogativo.
"Su cosa esattamente, agente Mulder?"
Odiava quando Skinner gli parlava in quel modo. Lo faceva diventare nuovamente un bimboccio di dieci anni che doveva giustificare una marachella.
"Su un omicidio, signore."
"Un omicidio?"
"Si, avvenuto due giorni fa nella galleria, signore. La vittima era Clay Hawkins, il direttore della fondazione Hawkins per la ricerca storica."
"Clay Hawkins?"
"Proprio lui, signore. Avevamo anche un sospettato, Elyot Carson, un ricercatore della fondazione. Lultima persona ad aver visto la vittima."
"Che sarebbe luomo che vi ha trovati questa mattina e ha avvertito la polizia."
"Ci ha trovati Elyot Carson?" Scully intervenne nuovamente, una punta di meraviglia nella sua voce.
"Si." Espirò Skinner. "Si era recato di buon ora alla galleria per controllare che fosse tutto in ordine. E tuttora in corso linaugurazione di una mostra di una tomba egizia del XV secolo. Inaugurazione che, per inciso, è iniziata con due ore di ritardo a causa vostra. Clay Howkins ha chiamato lFBI perché risponda dellaccaduto, lFBI lha chiesto a me, ed ora io lo chiedo a voi. Cosa è successo?"
"Signore "
"Non abbiamo una spiegazione plausibile, signore." Scully intervenne, fermando Mulder dal rispondere e dallindisporre ulteriormente Skinner.
"Bene."
Mulder fissò Scully corrucciato.
"Il direttore si aspetta che prenda provvedimenti." Esalò, avvicinandosi ai due.
Gli agenti annuirono lentamente.
"Evitate di farvi vedere in ufficio per tutta la settimana, e se vi aspettate che per lintero mese vi permetta di mettere il naso fuori dal vostro ufficio vi sbatto fuori." Skinner parlò lentamente, scandendo, cupo e cadenzato, ogni singola parola. "Fra due settimane vi voglio nel mio ufficio pronti ad aiutare la sezione amministrativa a brigare le pratiche arretrate. Buona giornata, agenti." Gettò loro uno sguardo veloce e si diresse verso la porta.
Uscì dalla stanza di Scully, e la sua figura scomparve. Poi solo loscillazione della porta, fino a che il legno non rientrò nei suoi margini.
***
"Dobbiamo parlare." Esordì lui. Aveva il volto contratto, come se gli fosse costato fatica dire ciò che aveva detto. O forse era solo imbarazzato ma cercava di nasconderlo.
"E questo giustifica il fatto che tu non abbia bussato?" Non voleva dargliela vinta così facilmente. Lui le rispose con una semplice alzata di spalle. "La prossima volta usa la chiave." Poteva contare sulla punta delle dita le volte in cui laveva fatto. Pericoli e mostri dogni genere erano inseriti nel pacchetto.
"Vedrò di ricordarmene." Sussurrò roco. Assunse un tono che Dana Scully non gli aveva mai sentito.
"Allora, di cosa vuoi parlare?" Si allontanò dal suo sguardo teso e intenso. E si diresse in cucina, attendendo che Mulder le rispondesse.
"Sei andata a letto con lui?"
"Cosa?" Fu lunica parola che la sua bocca riuscì ad articolare.
"Con Ed Jerse, ci sei andata a letto?"
"Che razza di domanda è?"
Forse stava ancora sognando.
"Hai capito bene ci hai fatto sesso, Scully?" Lui sembrava risoluto. Ad una prima occhiata, poteva assicurare che appariva perfettamente a suo agio, se non fosse per il leggero tremolio delle sue mani. Mani, per inciso, nascoste nelle tasche dei jeans.
"E tu vieni qui a chiedermi dove e con chi ho fatto sesso?!" Iniziò ad alterarsi.
Non riusciva a credere che stesse accadendo davvero. Che era capitato? Dove erano finite la collaborazione, il rispetto e lamicizia che li avevano sempre legati?
Mulder annuì vigoroso. "Si." Espirò nervosamente e iniziò a camminare impaziente verso il divano.
Scully era a pochi passi da lui. Poteva sentire lodore del suo shampoo, e del bagnoschiuma che usava di solito.
"Perché non vuoi rispondermi, Scully?" Aggiunse. Quasi innocente. Come se avesse fatto una domanda legittima e la risposta gli spettasse di diritto.
"E se ti chiedessi io quando, dove e con chi hai fatto sesso, eh? Che mi diresti?"
"Due anni fa, con una sospettata. Lultima volta che ho fatto sesso con una donna." Lo disse velocemente, quasi volesse liberarsi di un peso che gli gravava da troppo tempo. "Come vedi non ho problemi a risponderti." La fissò in attesa. "Allora?"
"Beh se tu non hai problemi a sbandierare la tua vita sessuale, per me non è così." Gli rispose dura. Gli voleva fare male.
Gli voltò le spalle e si allontanò di un passo. Ma anche questa volta la sua voce la fermò, e non poté che voltarsi e fronteggiarlo nuovamente.
"Perché hai così paura, Scully?"
"Io? Io avrei paura?"
"Che cosa vuoi, Mulder?" La tensione era ancora alta. Potevano sentire i loro respiri alternarsi nellaria.
"Non lo so." Sibilò, quasi non volesse dirlo davvero. "Forse che ritorni tutto come prima." E alzò il capo per incontrare il suo sguardo.
"Non credo sarà possibile." La voce di Scully sincrinò.
"Perché?" Il suo era quasi un lamento.
"Perché stavo stavo per perdere me stessa, Mulder."
Lui annuì piano. "Ed è per questo motivo che sei andata a letto con Ed?"
"Oh, Mulder, per favore!" Cominciò ad irritarsi di nuovo. "Se sei venuto per sapere questo, sei pregato di andartene."
"Cosa pensi sia stato?" Le mormorò. Tentativo estremo di tornare alla normalità.
"Cosa?"
"Quello che abbiamo visto. Quello che ci è successo."
"Non so. Le analisi non hanno rivelato niente, ma questo non esclude il fatto che possono averci iniettato qualcosa." Non lo guardava.
"Non pensi possa essere altro?" Lo disse piano. Quasi non volesse farsi sentire.
"E cosa? Reincarnazione? Esistono svariati tipi di droghe e allucinogeni dai più diversi effetti, Mulder."
"Si beh non importa."
"Allora, Mulder " Si voltò a guardarlo. "Mi vuoi dire una volta per tutte perché sei venuto? Perché sono stanca, mi sento ancora addosso lodore di ospedale, nonostante la doccia, e ho una gran voglia di mettermi sotto le coperte e dormire."
Lui aprì la bocca per rispondere. Dalla sua gola uscì un suono roco. Come se le parole rifiutassero duscire.
"Mulder?" Lui si limitava a guardarla.
"Perché ti amo."
Scully non credeva daver compreso. Lo vide avvicinarsi con passo dinoccolato. Quasi stanco. Quasi timoroso darrivare lì dove stava anche lei.
"E e volevo sapere e mi sento un idiota a dirlo, ma ero geloso." Espirò e deglutì. "Di Ed Jerse. Lo sono tuttora."
Lei si limitava ancora a fissarlo.
"Perché perché lui ha capito qualcosa che io non avevo compreso. Perché lui è stato in grado di darti qualcosa che io non sono riuscito a darti. A capirti in un modo in cui io non sono stato capace." Scully si mosse lentamente e si lasciò cadere sul divano. Il volto abbassato, lo sguardo verso il pavimento. Mentre ciocche di capelli umidi le ricadevano intorno al viso.
"E mi dispiace, Scully. Di non averlo fatto. Di essere stato arrogante egoista ed egocentrico. Mi dispiace davvero."
Mulder si accasciò lentamente sul tavolinetto di fronte al divano. E si torturava le mani.
"Il fatto è è che ti davo per scontata. E invece non è così. Ma ora lho capito."
"Per Ed?" Le sue parole uscirono come vento in mezzo al vento.
Le percepiva appena.
"Lui me lo ha fatto comprendere, ma ero troppo arrabbiato per dirtelo. Poi il tempo è passato, e non ho mai avuto il coraggio per farlo."
"E cosa "
"Io non so cosa ci sia successo, Scully, ma so quello che ho visto. E quello che ho sentito. Non solo lamore, Scully anche se, vederlo così chiaramente mi ha fatto comprendere molte cose. Non solo quello. Ho sentito dolore." Mulder si fermò un attimo, ma Scully sembrava inerme. Chiusa nel suo nido impenetrabile. "Quando rapirono Samantha, ero troppo piccolo per metabolizzare un dolore così grande. E quando fui in grado di farlo, quel dolore si era trasformato. In rabbia e senso di colpa. Ma ora ora ho visto e sentito cosa significherebbe perderti. E non fa differenza, che io sia con te o che ti tenga a distanza e neghi quello che provo il dolore sarebbe identico. E allora ho pensato ho pensato che non valeva la pena. Che avrei fatto meglio a mandare allaria le mie paure e le mie insicurezze e dirtelo Scully?"
"Bene." Sussurrò. "Quello che... che dovevo dirti lho detto. Passa una buona settimana, Scully. E ci vediamo il prossimo lunedì."
"Non andartene." Riuscì a mormorargli. "Resta."
"Scully?"
"Rimani qui."
"Perché?"
Il bacio che gli diede. Quellistante in cui poté percepire la morbidezza delle sue labbra. Quellattimo fu la migliore risposta che potesse desiderare.
***
"Sei ancora qui?" Lo sentì mormorare tra i suoi capelli. Le sue mani continuavano a cingerle la vita.
"Uhm." I peli radi sul suo torace le solleticavano la pelle del viso. Ma non le davano fastidio.
Poteva dire che fosse piacevole. In qualche modo lo era.
"Forse potevamo spostarci sul letto." Continuò lui.
"Non ce nè stata loccasione."
"Che cè da ridere?"
"Niente." Sussurrò lei.
"Beh se non altro significa che sei felice." Commentò lui.
"Lo sono." Ridacchiò lei.
"Anche io. Anzi, a dire la verità mi sento proprio bene."
Scully alzò la testa, e fissò il sorrisino impertinente che era apparso sulle sue labbra.
"Ci credo." Lo canzonò lei. "Mul "
"Uhm prima di venire qui, mi domandavo " Cercò di boccheggiare e riprendere fiato. Scully gli lasciava una scia di saliva e sensazioni lungo il collo. " mi domandavo come avrei potuto occupare occupare unintera settimana." La sentì ridacchiare e rise anche lui. "Ora ora credo di saperlo."
"Da quanto ce lhai?"
Mulder sollevò il capo e guardò corrucciato il suo fianco destro.
"Non sapevo di averla."
"Non ti sei accorto di essertela fatta?"
Lui negò lentamente. E fu sul punto di parlare ancora quando udirono lo squillo del telefono.
"Qualcuno ci sta cercando." Sentenziò Scully. Mettendosi seduta per raggiungere lapparecchio.
"Lascia che ci cerchi, Scully. Una volta tanto che ce la spassiamo..."
"Potrebbe essere importante." Rispose. E si sporse, afferrando la cornetta e portandosela allorecchio.
- Scully - le sentì dire. Oh, salve.- . Si.- No - -Ahm non saprei.- -Arrivederci.-
Terminò. Ma lo sguardo dubbioso che aveva sul viso mise in agitazione Mulder.
"Chi era?" Le chiese, cercando di nascondere la sua ansia.
"Scully?"
"Era Elyot Carson."
"Carson? E che voleva?"
"Ha detto di aver parlato con Skinner e che è stato lui a dargli i nostri numeri."
"Perché ha contattato Skinner?"
"Perché hanno scoperto qualcosa."
"Cosa?"
"Dopo averci trovato, hanno ispezionato i reperti e hanno notato qualcosa che prima non avevano visto." Fece una pausa. Assorta. "Uniscrizione sul sarcofago."
"Mi sembra un po improbabile che non labbiano vista prima." Fece notare lui.
"Infatti, secondo Carson quelliscrizione non cera."
"E comunque cosa dice questiscrizione?"
"Qui viene la parte strana lo so che può sembrare assurdo "Scully lo guardò, ancora incredula.
"A me? Può sembrare assurdo a me? Dai, Scully allora?"
"Non diceva molto in realtà A Mulder e Scully. Con gratitudine."
"Scully?"
E nel frattempo Ra calava definitivo oltre i confini dellorizzonte, ed Osiride si preparava a percorrere Nut con la sua barca.
FINEEEEE
Note: Whoaaa!!! Non ci credo! Ho finito! Sono le 18:19 del 10 giugno 2004, e sono molto, molto felice di aver terminato questa fanfic. Considerando che ho iniziato ad elaborarla lo scorso autunno, beh spero ne sia valsa la pena (e la fatica). Non voglio tediarvi con altre note (di solito suonano a rottura), ma ancora qualcosina che non potevo inserire allinizio o nel glossarietto. Dunque, lintera vicenda storica si svolge nel
1457 a.C., anno in cui il faraone Thutmosis III vinse il popolo del Mitanni (come Benu Nefer racconta ad un certo punto della storia). I nomi dei protagonisti sono in egiziano antico: Pekheret significa medicamento, Menekh degno di fiducia, Benu Nefer il buon airone, Pazair il veggente, Nejem la dolce, Isefet caos, Di Mer Hotep colui che dona e ama la pace. Fine delle note tediose, ma, prima di concludere, voglio ringraziare Anasilv per il supporto e lo splendido lavoro di beta, Angelita per la lettura in anteprima, e anche Chlax che mi ha convinta a leggere Katherine of Ireland, da cui è partito tutto (a proposito, se vi piacciono gli AU, vi consiglio caldamente di leggerla, assieme a Familiar Heart). Spero di non avervi annoiato troppo, alla prossima!