TITOLO: Life&Truth
AUTORE: Lezar82  lezar82@supereva.it
SPOILER: Nahhhhhh!!!!!!!!
RATING: PG-13.... boh!
GENERE: MRS, niente Angst, niente humor, solo tanto MRS
FEEDBACK: Uhm... dato che non guadagno niente a scrivere... non è che mi scrivete due righe?
DISCLAIMER: E' un anno che quando metto on-line una fanfic compilo sta benedetta sezione... tutto quello che avevo da dire in proposito lo trovate negli altri capitoli e nelle altre mie fanfic.
NOTE: Guardate giù

 

Un sordo scoppio lo fece sobbalzare.
Il cuore una bomba ad orologeria pronta a scoppiare, ed il sangue una miscela ad alta carica distruttiva.
Ricordi annebbiarono la sua vista per pochi attimi, simili all'alternanza dei giorni e dei mesi, delle stagioni, di anni e interi secoli.
Davanti ai suoi occhi vite intere e squarci di esse, troppo nitide perchè fossero finzione, ma troppo lontane perche parvessero realtà.
E una nebbia fitta li circondava, quasi a formare un tunnel con una piccola strettoia da cui poter passare.
Una strettoia sempre più larga e dolorosa da percorrere.
E alla fine una luce immensa, difficile da sostenere.
E al centro lei.
L'unica meta da raggiungere.
Sollevò lentamente le palpebre, appensantite dal lungo sonno e da esperienze vissute in quel mentre che era stata una notte, paragonato ad un'intera vita, e da significati appresi, per la cui consapevolezza era stato necessario il lungo viaggio dentro l'esistenza, che avevano macchiato in maniera indelebile la sua anima.
Minuscole goccioline di sudore imperavano la fronte e salutavano salate e salutari il suo risveglio.
Alzò lentamente il capo dalla pelle nera del divano, e, a fatica, il resto del corpo lo seguì nell'impresa.
Aveva braccia e gambe intorpidite e la mente ancora annebbiata e si sentiva stanco, come dopo una lunga corsa o una lunga, infinita notte d'amore.
Si lasciò cadere nuovamente sullo schienale e si portò i palmi delle. mani sugli occhi, strofinando energicamente.
Riaprì nuovamente le palpebre, delineando le familiari forme del suo salotto coperte dalla penombra e dalle sottili trame di luce che filtravano dalle imposte.
Si alzò stiracchiandosi graditamente, trascinandosi a mala pena fino in cucina, dove si riempì un bicchiere d'acqua prima di tornare in salotto.
Si guardò intorno, quasi sorpreso che ogni cosa fosse al suo posto: il televisore a sinistra, la scrivania in fondo alla parete, acquario e pesci affamati a sinistra, il divano, il tavolino da caffè, riviste e quattro rapporti per terra.
Si guardò, sentendosi fortemente inadeguato, con la strana sensazione che non riuscisse a ricordare qualcosa, un qualcosa di importante e fondamentale per il proseguo della sua stessa esistenza.
Si guardò addosso: indossava ancora i vestiti con cui si era addormentato il giorno prima.
Passandosi una mano tra i capelli, con il vano tentativo di dare una piega alle sue ciocche ribelli, si avvicinò alla finestra. Sollevò con due dita le sottili lamine delle persiane e diede una lunga occhiata alla strada, prendendo un sorso d'acqua.
L'asfalto mormorava silenzioso, disturbato di tanto in tanto da una macchina solitaria o qualche veloce passante.
Sorrise fra se.
Perchè si meravigliava?
Era Capodanno.
Capodanno 2000
Il primo giorno del secondo millennio.
Si allontanò dalla finestra, dando una sbirciatina al suo orologio da polso.
Le sette.
Le sette del primo giorno del millennio.
Perchè si meravigliava di non trovare nessuno per strada?
Probabilmente tutti erano ancora sotto le coperte dopo aver fatto baldoria tutta la notte.
Probabilmente.....
E ricordò.
Tutto.
Lasciò che il bicchiere gli scivolasse dalle mani, spargendo acqua sul pavimento e frantumandosi in minuscoli cristalli.
Ma Mulder non era lì quando questo accadde.
No.
Era già schizzato via da qualche secondo, catapultandosi all'ultimo piano.
Trovò la porta dei Parker leggermente socchiuse e vi si affacciò timidamente.
C'erano i segni di un uragano chiamato veglione dell'ultimo dell'anno.
Bene.
Un segno che faceva ben sperare.
Scese di corsa le scale per trovarsi in pochi istanti nel suo pianerottolo e quindi in strada.
Iniziò a correre.
E corse, corse, senza avvertire la fatica bussare alle sue gambe e ai suo polmoni.
Corse, non avvertendo il freddo gelido di Gennaio tagliargli la pelle e intrecciarsi ai i suoi capelli.
Corse, accompagnato dalla sensazione di due labbra che si dischiudevano timide sulle sue, e gli sussurravano calde parole di speranza e amore, unica certezza in tanta esitazione.
Corse, accompagnato da un volto comparso dall'oscurità a ridare luce al buio in cui era appena piombato.
Corse, accompagnato dal chiacchierio di un locale affollato, da una voce emersa tra tante e il suo corpo a contatto con le sue mani solo per un breve istante, ma sufficiente a marchiare a vita il suo cuore.
Corse, accompagnato da un'immensa felicità che gli inondava il petto insieme alle lacrime di gioia infinita e speranza, mentre tratteneva tra le braccia un corpo piccolo e caldo, che gravava con il dolce peso della sua vita, come il miracolo compiuto al cadere di una stella.
Corse, e finalmente giunse a destinazione, l'ultima e definitiva tappa del suo lungo viaggio.
Non gli importava cosa significasse vivere, cosa avesse significato prima.
Non gli importava più di costanti o di quella verità sbriciolata in mille menzogne.
Perchè la sua costante, la sua verità era una sola, l'unica da cui ricominciare e a cui aggrapparsi ostinati per riuscire a rimanere a galla nell'immenso oceano del suo futuro.
La sua costante, la sua verità era una sola, e non l'avrebbe lasciata andare.
L'avrebbe seguita sulle alte cime di una montagna, nelle profondità di un'oceano, tra le sabbie del rovente deserto, nelle infuocate profondità della terra, oltre lo spazio conosciuto, oltre galassie e costellazione, e sarebbe approdato con lei in qualunque posto che avrebbero chiamato casa.
Salì di corsa le scale, animato da ansia e desiderio.
Non pensava a cosa le avrebbe detto, cosa sarebbe uscito dalla sua bocca, perchè tutte le parole che sarebbero sgorgate dalle sue labbra avrebbero avuto un unico significato.
Giunse davanti alla porta e rimase lì a fissare il legno bianco, esitando, come davanti ad una selta decisa da cui non si può più tornare indietro.
Cosa avrebbe fatto se l'avesse rifiutato?
No.
No. Semplicemente non sarebbe accaduto.
Non sapava perchè, ma era una consapevolezza che si era insinuata sotto la pelle, come una morbida crema profumata che lascia la pella polita e fresca.
Ed era riuscita ad abbattere le sue naturali barriere e a circolare senza ragione nelle sue vene, rivestendo inesorabile ogni cellula del suo organismo.
Mise la chiave nella toppa, sentì un lieve scatto della serratura ed entrò.
Il dado era stato lanciato.
La decisione presa.
I giochi iniziati.
Non si poteva più tornare indietro.
Chiuse la porta dietro di se, lasciandosi cullare dal silenzio e dal delizioso tepore che si respirava.
Il salotto era in penombra, sottilmente zebrata dai raggi del sole che si era fatto più alto nel cielo e che furtivo cercava spiragli per invadere le vite umane.
Avanzò lentamente, metabolizzando tutto ciò che il suo occhio riusciva a cogliere.
Era in casa?
Non era certo in effetti.
No, infatti, non era certo, no... ne era sicuro.
Avvertiva la sua presenza, come un cane la presenza di un nemico.
Dolce nemico.
Dolce strega che aveva incantato il suo cuore
Il suo spirito gli aveva mandato segnali non appena messo piede in quella casa.

-Mulder!-

La sua esclamazione lo colse di sorpresa.
Si voltò verso la sua voce.
Scully indossava un pigiama di seta color avorio e su di esso una pesante vestaglia bianca.
I capelli erano arruffati e spettinati.
Gli occhi insonniti indicavano una notte insonne e poche ore di sonno.
Mai creatura più bella gli si era mostrata davanti.
E le sorrise.
Un sorrisino ebete e spassionato che non riusciva proprio a togliersi dalle labbra.

-Mi hai spaventata! E' successo qualcosa?

Mulder avanzò lentamente verso di lei, scuotendo il capo per rispondere alla sua domanda.

-Ah... -fece lei un tantino sconcertata- Allora che fai qui?

Mulder fece spallucce e fece un altro passo verso di lei.

-Sei sicuro di stare bene? -nella sua voce una lieve preoccupazione.

-Mai stato meglio, Scully -riuscì a pronunciare con un filo di voce.

L'emozione troppa per parlare ancora.
Un altro passo.
Un altro ancora.
E fu di fronte a lei.

-Allora, perchè sei qui? -chiese Scully con voce leggermente tremolante.

Mulder fece per aprire la bocca, ma poi rinunciò.
Troppe parole possono intrappolare in una conversazione e la conversazione intrappolarsi nello scorrere del tempo.
A volte i gesti dicono molto di più di un intero sermone.
Alzò una mano verso il suo viso.
E iniziò con un dito, dalle tempie.
E tracciò i contorni di quel viso delicato.
Lentamente, quasi a volerlo imprimerlo nella memoria per non doverlo dimenticare mai più.
Lentamente.
Raggiunse la mascella e ne seguì la linea sinuosa fino alla bocca e il mento.
Lentamente.
Le dita percorsero le spalle e sceserò giù, giù fino ad incrociare le nocche delle sue mani e la punta estrema delle sue dita.
Iniziò a piegare le ginocchia e si inginocchiò di fronte a lei, ammirando per un istante quel ventre che aveva dato vita al loro miracolo.

-Mulder.... -la voce di Scully a mala pena udibile, quasi un sussurro che si confonde fra i flutti dell'oceano che placidi arrivano a riva per ricominciare il corso della loro esistenza.

Ma Mulder non ascoltava.
Non ascoltava più nulla, eccetto le sue sensazioni e la calda morbidezza che aveva di fronte a se.
Appoggiò il capo su quel ventre, lasciandosi cullare dalle emozioni, e stringendola a se, come se dovesse perdere l'appiglio della sua vita.
Non riusciva a distaccarsene, come un polo della calamita non riesce a distaccarsi dal suo opposto, come un arto non può fare a meno del suo corpo, come l'aria non riesce a fare a meno del cielo, e la vita non riesce a fare a meno della sua stessa essenza.
Riuscì a mala pena ad alzare il capo verso due fiumi profondi quanti l'oceano le cui acque erano pronte a traboccare sul nascere dell'esistenza, udendo un balbettato "Mulder" uscire da due soffici labbra.

-Non lo so, Scully -iniziò, mentre una goccia di speranza solcava le sue guance-... non so chi abbia voluto che io affrontassi il viaggio che ho compiuto per giungere fino a te... non so chi mi abbia dato la forza di capire... non so chi sia, Scully, non lo so... ma chiunque... chiunque esso sia, ovunque esso sia... avrà mia eterna riconoscenza....

-Mulder...

-Non so perchè lo tenessi nascosto a me stesso e a te, ma ho capito Scully che non posso più mantere il segreto...

-Muld... -anche i suoi argini si ruppero e non furono più in grado di trattenere oltre le fertili acque che inondarono il suo viso.

-Non so esprimermi bene a parole... non so... so che mille parole non sarebbero sufficienti a dirti ciò che mi porto dentro, o forse... forse mille sarebbero troppe perchè è così semplice e complicato... ma tra tutte queste parole, alcune formano un'unica, tangibile frase che non sarei in grado di cancellare neanche se lo volessi... ma non voglio, Scully, non voglio cancellarla, non posso...

-Mulder... io... non...

-Ti prego Scully, ti supplico, concedimi di poter vivere il resto della mia vita accanto a te.

Scully lo fissava e non riusciva più a parlare
Mulder si alzò lentamente, non smettendo un attimo di guardarla negli occhi.
Trattenne un attimo le dita di lei fra le sue, prima di lasciarle a malincuore e risalire.
Un lieve tocco di dita che mandava scosse di calore anche attraverso il pesante tessuto.
Risalì, lentamente.
Lungo le braccia.
Le spalle.
Il collo.
E le sue mani presero il suo volto.
E si avvicinarono, lentamente.
Il tempo sembrò arrestarsi all'improvviso, le lancette sembrano bloccarsi in quel preciso istante.
Tutto terminò e ricominciò in quell'attimo.
E le loro labbra si incontrarono.
Lievi.
Un lieve tocco che bruciò la loro carne e legò la loro anima.
Una sola realtà.
Una sola verità
E due labbra che si staccavano riluttanti, perdendo calore, ma acquistando certezza.
Scully lo guardò per un solo istante prima di gettarsi fra le sue braccia, invitandolo implicitamente a fare lo stesso.

-E' un si, Scully? -chiese Mulder riverente.

-Secondo te, Mulder?

Un lieve sorriso comparve sulla sua bocca, mettendo fine al suo tormentato cammino, intraprendendone uno nuovo....

 

XoXoXoXoXoXoXoX

Irlanda,
1000 d.C.
23:53
 
La fresca terra ricoprì il suo corpo.
Intorno un'aureola di pietre circondava il suo eterno santuario.
Sopra un'unica grande lastra di pietra a ricordo di quello che fu.
 
"Tempus fugit, secum animi amissi. Terra amota. Inter rerum universitatis viam suum iterum inveniunt.
E così sia tramandato nei secoli"

 

 

FINEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!!!

The End


NOTE: un ringraziamento grande quanto una casa a Eva   Cassidy e al suo Fields of Gold, se trovate sta canzone e la ascoltate a ripetizione mentre leggete vi godrete il capitolo molto di più! Da parte mia che   posso dire... è finita anche questa... e sono contenta che sia riuscita a portare a termine il tutto. In effetti il finale doveva essere molto diverso, anche perchè come penultima doveva esserci un'altra storia che poi ho deciso di togliere perchè snaturava la natura un pò humor delle storie precedenti -chissà, magari un giorno potrebbe diventare una fanfic!-. Avevo pensato ad una fine sempre su toni umoristici, ma poi... poi ho visto le foto di The truth, ho visto i video, ho ascoltato la voce di Eva e le sue note, ho cestinato quello che avevo già scritto del finale, e mi sono messa davanti alla tastiera, lasciando che le parole sgorgassero da sole, e così è stato. In una serata la confezione era pronta, alla faccia- è proprio il caso di dirlo- di chi dice che l'ispirazione non esiste! Non so che altro aggiungere se non che mi piacerebbe ricevere i vostri commenti su questo lavoro che mi ha tenuta impegnata tutto il mio primo anno universitario. Ringrazio chi mi ha inviato commenti, chi mi ha sempre incoraggiato a scrivere, chi, spero, continuerà a farlo!

Alla prossima,

Lezar82

10 giugno, 2002