Titolo: Merry Christmas
Autrice: Lezar
Rating: G
Genere: una vignettina natalizia, nulla di più.
Spoiler: uhm…. Diciamo decima stagione :p
Disclaimer: Mulder e Scully non mi appartengono, ma la decima si, dato che lo show è chiuso!
Feedback: Yes! A theonlytruth@crazy-land.net

 

Camminava lentamente su un sottile strato bianco che la nevicata del mattino aveva lasciato sul marciapiede. Faceva freddo, poteva quasi sentire quelle sottili stilettate arrivargli alle ossa, ma il vento gelido era andato via, lasciando dietro di sé la quiete densa della vigilia. Poteva quasi sentire il rumore di stoviglie e risate. Il dolce sapore di una cena preparata in casa. Vedeva le luci che adornavano le strade e, da lontano, il lieve riflesso di alberi addobbati.
Ma non si soffermava a guardarli. Li osservava con la coda nell’occhio, mentre si muoveva lentamente lungo St. Mary Avenue, verso la Cattedrale. Era un edificio modesto, la Cattedrale, con un paio di vetrate policrome sui lati e due grosse statue di santi all’ingresso, a salutare i devoti.
L’avevano vista al loro arrivo, tre settimane prima, in quel tardo pomeriggio quando l’ombra dell’imbrunire era stata macchiata dalla neve che aveva iniziato a cadere. Non erano più ritornati, e neanche passati, ma Scully l’aveva ricordata quella mattina, mentre guardava fuori dalla finestra della loro stanza. Lui l’aveva osservata a lungo, senza fiatare. Nascosto sotto un piumone anonimo, mentre il freddo di primo mattino iniziava a gelargli la pelle del viso. Aveva visto i suoi occhi azzurri nascondersi nei ricordi, perdersi in un paesaggio sconosciuto.

Questa notte andrò a Messa, ok?

Non gli aveva dato spiegazioni, non ce n’era stato bisogno. Sentiva la necessità di perpetuare una tradizione che la teneva ancorata ad una vita che si erano lasciati dietro. Nulla era come un tempo, eppure, quando l’aria di Natale aveva iniziato a circolare tra le strade di Mirror Lake, Montana, era nato qualcosa in lei. Una scossa che poteva vederle negli occhi. Quasi una nostalgia che gli rammentava quanto le avesse chiesto quando le aveva domandato di seguirlo.
Un tempo la colpa lo aveva tormentato come lo spettro di un passato che rifiutava di disperdersi in se stesso. Ora la colpa continuava ad inseguirlo, quando la guardava e temeva di averle rubato per sempre un futuro che avrebbe meritato più di ogni altra cosa. Una normalità che per loro aveva perso qualsiasi significato un dizionario potesse menzionare.

Va bene.

E l’aveva vista uscire di casa, lasciando dietro di sé una scia di silenzio rotta dal lieve cigolare della serratura.
Non era riuscito a sopportarla, quella solitudine che l’aveva assalito all’improvviso. Arida. Come se, per una qualche ragione, fosse destinato a non rivederla mai più, a non sentirla, a non toccarla. A non ascoltare i lievi sussurri mentre pronunciava il suo nome. A non osservare i suoi misurati passi quotidiani, mentre si aggirava assorta per la loro ennesima dimora.
E s’era ritrovato per strada, ad ascoltare il fruscio delle vie deserte della vigilia, mentre le lancette dell’orologio raggiungevano lentamente il Natale.
La Cattedrale era lì, con le vetrate illuminate e l’eco di un coro che emanava calore e pareva riscaldare il fiato che si disperdeva in flebili rami di fumo dalla sua bocca.

"Mulder?"

Ascoltò il suo nome e si voltò, vedendola sulle scale della chiesa, stretta nel suo cappotto nero. Le guance leggermente accaldate.

"Che fai qui?"

"La funzione è finita?"

Lei annuì e si incamminarono in silenzio per ritornare a casa.
Aveva sempre amato l’intimità dei loro silenzi. Ricordava quelle lunghe attraversate in macchina, e ricordava quel silenzio che condividevano da un anno, quando le parole non erano più sufficienti di uno sguardo perché ogni cosa tornasse a posto.
Eppure in quel momento avrebbe voluto parlare. Cercare di dare coerenza alla babele di sensazioni e pensieri che gli affollavano la testa. Dirle…

"Sono andato a prenderlo." Le disse invece.

Lei annuì.

"Domani dovremo andar via." Gli rispose.

E ritornarono nel loro silenzio, camminando fianco a fianco fino a casa.
L’appartamento era un bilocale senza pretese, con le pareti dipinte di grigio e due finestre che davano su una strada anonima. L’asfalto illuminato dai lampioni, e qualche altra finestra illuminata.
La loro vita era anonima.
Si tolsero i cappotti con la consueta abitudine e si sedettero su un divano in pelle marrone piuttosto scadente. Una lampada rischiarava la loro vista e spezzava via l’oscurità che avvolgeva il resto della stanza. Nelle loro mani un involto postale color sabbia con un timbro di Baltimora.
La vide mentre lo apriva e tirava fuori una cartolina di Natale, una lettera di sua madre e un’altra di Monica, John e Skinner con un fascio di banconote.
La vide sospirare mentre iniziava a leggere le brevi righe che Maggie e i loro amici avevano spedito.
La vide socchiudere gli occhi mentre posava le carte e distendeva il viso, come se volesse cacciar via la stanchezza e la tensione.
E gli venne un groppo in gola.

"Mi dispiace." Sussurrò.

E gli parve che lei non avesse sentito. Ma Scully voltò lentamente il capo e aprì gli occhi, fissandolo con quel suo blu intenso che lui non riusciva a sostenere.

"Di cosa?"

"Di averti trascinato con me." Sentì su di lui il suo sguardo. "Una vita da fuggiaschi non è quello che volevo darti."

"E cosa avresti voluto darmi?" Gli sussurrò. Le sue dita vagarono fino a solleticargli i capelli.

"Non so… " fece spallucce e alzò gli occhi per guardarla. "Una casa con un albero forse. Un cena della vigilia. Un Natale tranquillo. Come…"

"… persone normali?" Terminò la sua frase e lo vide vacillare e annuire. "Pensi che sia quello che voglio?"

"So che ti manca la tua famiglia…" Le rispose. "E Monica e John e Skinner. E Washington."

"E’ vero. Ma non mi interessa, Mulder." Gli sorrise brevemente. "Non ho bisogno di una cena, e di tutta la famiglia riunita e dello scambio dei regali. Ho bisogno di sapere che stanno bene, e ho bisogno di stare con te."

Appoggiò il capo sulla sua spalla e socchiuse per un attimo gli occhi, ascoltando il suo modulato respiro e il battito del cuore che le vibrava la pelle.

"Ti amo." E sentì le sue labbra baciargli i capelli e la guancia sfregargli la testa.

"E’ tutto quello che voglio."

E si sentì a casa.

"Buon Natale, Scully."

"Buon Natale, Mulder."

 

 

Fine

 

 

Nota: una cosettina piccina piccina dopo più di un anno di assenza. Mi è venuta mentre andavo alla messa di mezzanotte e pensavo a Mulder e Scully, un Natale dopo gli eventi di The Truth.