Titolo: Mistake Wedding
Autrice: Lezar
Genere: H credo… insomma, non è la ff più seria che possiate leggere… una cosina leggera.
Rating: R? Nc-17? Diciamo un blando Nc-17… nulla di eccessivamente descrittivo.
Spoiler: Mettetelo dove volete, ma dopo il film.
Disclaimer: si, vabbè, credete davvero che sta roba sia mia?! O_o
Feedback: Yes!!! A theonlytruth@crazy-land.net
Note: Il punto è questo. L’altro giorno correvo sul mio rullo e vedevo in tv ‘The Wedding Planner". Si, lo so. Non è il film più intelligente del mondo (non me ne vogliano gli autori), ma va bene se devi correre e non vuoi assolutamente trascorrere il tempo a fissare il display che segna tempo, calorie e km. Così ho iniziato a fare strampalate associazioni di idee ed ecco sfornata questa ff che non ha né capo né coda: è una cosa stupida che non va presa sul serio!

 

 
Mi sento stupido.
Anzi, lo sono proprio.
Davvero, non sto scherzando. Penso che a questo punto dovrei correre fuori di qui, lontano dalla loro vista, e nascondermi per il resto della mia vita.
Qui sarebbe il mio ufficio.
Loro sarebbero Scully (che ha una voglia matta di picchiarmi, proprio qui, seduta stante) e Charlie (con un sorrisino ironico sulle labbra sul punto di scoppiare a ridere).
Bene.
Suppongo che vogliate delle spiegazioni sul perché io, Fox Mulder, mi sia coperto di ridicolo all’inverosimile, e ora voglia solo sprofondare da qualche parte.
Non è che potrei evitare, vero?
Insomma, potrei farvi un riassunto e buona notte…
Ok, avete vinto.
Tanto l’alternativa è dover spiccicare parola con i suddetti soggetti. Quindi, credo che, tirando le somme, parlare con voi sia di gran lunga più gratificante per il mio ego.
Dunque, questa terribile storia ha avuto inizio dodici giorni fa. Una giornata normale. Eravamo in ufficio (Scully ed io) a compilare rapporti vecchi di mesi, motivo per cui Skinner mi aveva proibito di partire per l’ennesima indagine sul campo. Era un vero X-Files. Il signor Rush del Minnesota vedeva regolarmente lo spettro di suo padre, morto circa venti anni fa. Un giorno, all’improvviso, è apparsa un’altra donna con lui (lo spettro intendo). E quella donna non era la madre del signor Rush. Insomma, un X-Files del genere non è che capiti tutti i giorni, no? Eppure quando ho raccontato tutta la vicenda a Scully c’è mancato poco che mi piantasse in asso e chiedesse il trasferimento a Quantico. Alla fine mi ha intimato un ‘No, Mulder, si resta qui per tutta la settimana a finire rapporti, prima che sviluppino una propria coscienza e inizino a darsela a gambe’. La qual cosa, detta da lei, era anche divertente, ma la sua espressione era più vicina a quella di un sergente dei marines che a quella di una soubrette di avanspettacolo. Quindi mi sono limitato ad annuire e a iniziare a scrivere.
Come dicevo, era una giornata come tante.
Verso mezzogiorno, quando avevo tutta l’intenzione di chiudere bottega e invitare la mia collega a mangiare qualcosa lontani dalle scartoffie, suonò il telefono.
Fui il primo a rispondere.
A dire la verità segretamente speravo che Skinner ci avesse ripensato e mi dicesse di andare a preparare i bagagli.
E invece non era Skinner.
Era una voce che giungeva lontana.
Una voce maschile.
L’inizio del mio incubo.

"Dana?" gridò.

"No, chi parla?" Mi ero messo sulla difensiva, lo ammetto. Ma non è che Scully riceva chiamate tutti i giorni, no? Soprattutto chiamate da parte di uomini sconosciuti. Bene, sconosciuti a me intendo. Perché lei si suppone che li conosca.
Ma non era questo il punto.
Il punto era… era che poteva essere una trappola. Poteva essere qualcuno che si spacciava per un vecchio compagno di liceo, e la invitava a bene qualcosa per parlare dei vecchi tempi. E, dopo essersi incontrati in qualche bar, avrebbero fatto una passeggiata e poi lui avrebbe colto il momento propizio per rapirla e…

"Mi scusi… a--ra, potrebbe pa---r--la?" gracchiò dall’altra parte. La linea era disturbata.

"Un attimo."

Fissai il telefono qualche minuto. Fino a quando Scully non alzò lo sguardo verso di me e mi parlò. Sopracciglio alzato e aria concentrata.

"Chi è, Mulder?"

"Non lo so, è per te." Le passai il telefono e subito dopo la sentii parlare entusiasta

Non è che stessi ascoltando. Lo giuro.
Anzi, vi dirò di più.
Mi ritirai nella mia parte di ufficio e ripresi in mano il file che stavo completando.
E’ solo che…
Mica il nostro ufficio è una reggia, sapete? E’ un buco. E in un buco, per quanto lontani si vada, non si può fare a meno di ascoltare.
Bene. Avrei potuto coprirmi le orecchie con le mani, ma poi mi sarei reso ridicolo.
E poi, non è che Scully disse granchè.
Dopo gli entusiastici saluti iniziali, parlò quasi a monosillabi.

<<Si>>… <<Si>>… <<No, perché?>>… <<Non mi direeee!!!!>>… <<Sono felicissima!!!>>… <<Ah>>… <<Ah-Ah>>… <<Certo>>… <<Sicuro, come no!>>… <<Benissimo!>>… <<Ciao!>>

Quando richiuse il ricevitore si affrettò a prendere il cappotto e mormorò che doveva uscire e che dovevo chiedere a Skinner, per lei, il resto della giornata libera (Scully!? Quando? Come?).
Non feci in tempo neanche a sapere cosa fosse accaduto.
Niente.
Mi lasciò lì come un idiota, con la cravatta storta, la bocca socchiusa, i capelli in disordine e la scrivania invasa dalle scartoffie.
Ovviamente non combinai niente per il resto della giornata.
Era impensabile. Come potevo restarmene buono, a completare rapporti, quando all’esterno succedeva qualcosa senza di me?
Non sembra impensabile anche a voi?
Scully avrebbe anche potuto telefonare. Mandare una e-mail. Magari un sms.
Niente.
E, ancora ovviamente, dato che la mia testa è un motore che gira per conto suo, iniziò ad associare le informazioni formando un quadro che mi piaceva poco.
Scully – uomo – euforia.
Chi era questo tizio?
Perché io non ero a conoscenza della sua esistenza?
Scully doveva conoscerlo molto bene, giusto? Dato il suo entusiasmo, doveva essere molto legata a lui.
E allora perché non mi aveva mai parlato di lui?
Ero così poco importante per lei?
No, qualcosa doveva esserci sotto.
Era necessario indagare.
Così uscii dall’ufficio e andai a casa sua.
Le sue finestre erano illuminate, così ipotizzai che fosse in casa. Ma quando bussai, non fu lei ad aprirmi.
Nossignore.
Fu un tizio alto, biondo, atletico. Con un sorriso caldo sulle labbra, qualche efelide sulle gote e un’aria vagamente familiare.

"Desidera?" Mi disse.

Dio, era irritante.
Si comportava come se quella fosse casa sua. E invece non lo era. Certo che no.
Quella era la casa di D a n a S c u l l y, la mia collega.

"Cercavo * Dana *, è in casa?"

"No, è uscita. Dovrebbe tornare a momenti. Se mi dice chi è posso dirle che è passato."

"Sono il suo collega."

Il suo viso sembrò illuminarsi.

"Lei è Mulder? Fox Mulder?"

E così avevano parlato anche di me.
Alle mie spalle.

"Esatto." Risposi a denti stretti.

"Ho sentito tanto parlare di lei. Certo. Il collega di Dana. Quello che crede negli ufo."

Che altro aveva raccontato Scully su di me?
Era incredulo, non c’è che dire.

"Si, in persona."

"Piacere, io sono…"

"Mulder?" Ci interruppe una voce alla mie spalle.

Scully avanzava con due grandi borse della spesa marroni che il suo cavaliere le tolse prontamente di mano.
Si era cambiata, notai. Indossava un paio di jeans stinti, tubolari, una t-shirt semplice e una camicia di flanella a scacchi.
Più grande di almeno due taglie.
Maschile.

"E’ successo qualcosa?" continuò.

Il suo viso era rilassato.
Solare.
Sembrava veramente felice.
Chi era quel tizio?

"No. No. Solo… sei sparita all’improvviso e volevo sapere se andava tutto bene."

"Si, direi proprio di si." Rispose con un sorriso, voltando un attimo gli occhi verso la porta.

"Bene."

"Mi dispiace per i rapporti. Avevamo detto che li avremmo finiti entro domani."

‘Domani’ era venerdì.

"Non ti preoccupare," cercai di sdrammatizzare. "Ci metteremo sotto."

Non mi rispose subito, ma rimase a fissare il pavimento del pianerottolo e iniziò a mordersi il labbro.

"Che c’è?"

"Domani… beh, non vengo al lavoro. Ho già avvertito Skinner una mezz’oretta fa."

Annuii.

"Posso sapere perché?"

"Stiamo via per il week-end." Quel plurale mi convinceva poco.

"Tu e…"

"Si. Si, andiamo da mia madre. Sarà felice di rivederci insieme."

E’ inutile che sto a raccontare tutta la serie di emozioni che mi trapassarono in quell’istante.
Dico solo che rimasi pietrificato.
Avete presente quando vi gettano un secchio di acqua ghiacciata all’improvviso. E voi rimanere immobili per qualche secondo, giusto perché il vostro corpo assimili ciò che è accaduto?
Ecco. Ero così.
Me ne rimasi assolutamente fermo, mentre il mio cervello andava in tilt.

"Mulder?"

"Ok" mugugnai, tentando di nascondere dalla mia faccia la verità. E la verità era che avrei voluto gridare. Si. Gridare contro quello là. Sbatterlo sul muro e mandarlo via. Con che diritto si insinuava nella nostra vita? Con che diritto sbucava dal nulla? "Si… tranquilla. Sicuro… Ci penso io ai rapporti."

"Non accollarti anche i miei, li sistemo lunedì." Mi fece comprensiva.

"No, davvero, tu… divertitevi, ok?"

Scully e lui si lanciarono un’occhiata.

"Va bene. Però… se dovesse uscire qualcosa, chiamami, d'accordo?"

‘Ovvio’ avrei voluto rispondere. Ma non lo feci.
Non so perché.

"Farò in modo che non accada." Dissi invece, sforzandomi di sorridere. "Buon week-end." E mi chinai per sfiorarle la fronte con le labbra.

Feci un breve cenno con il capo verso l’individuo e mi avviai lungo il corridoio, pensando che la mia vita stesse sprofondando e che peggio di così non poteva proprio andare.
E invece…
E invece non c’era limite alla mia sfortuna (o, come stanno adesso le cose, alla mia stupidità).
Perché il lunedì seguente, dopo aver passato un intero venerdì a focalizzare la mia attenzione sui rapporti e riuscendo a combinare un emerito casino, e un week-end a fissare il telefono e ad autoconvincermi che, in fondo, non la situazione non era poi così disperata ed era recuperabile… ahm… ah, si… dicevo, il lunedì seguente, ritornai al lavoro molto più motivato ma divenni la controfigura di un iceberg non appena arrivai alla porta dell’ufficio e sentii la conversazione di Scully al telefono.
Lo so, lo so.
Non si origlia.
Ma tecnicamente non stavo origliando.
Certo che no! Pensate che possa fare cose del genere?
Insomma!
Non stavo origliando, ok? Solo che mica posso impedire alle mie orecchie di sentire, no?
Certo, avrei potuto allontanarmi, andare a prendere un caffè o qualcosa del genere, però quello era anche il mio ufficio e avevo tutti i diritti di entrare.
Cioè… non entrai, rimasi sulla soglia.
Paralizzato.
Scully discuteva animatamente e non si era minimamente accorta di me.
Non so con chi stesse parlando.
Ma non mi importava.
Era quello che diceva che importava.
Perché se senti dire alla tua collega: <<Si… potrei, perché?>>… <<Davvero? Al Wedding Shop sulla 24°?>>... <<Si, hai ragione... credo che sia arrivato il momento di scegliere l’abito>>… <<Uhm… devo pensarci. A me piace il verde acqua>>… <<Ovvio che debba piacere anche a lui>>… <<Si, se lo conosco bene, e credimi… e così>>… <<Ok>>… <<Si, va bene>>…. beh, allora pensi che il peggio è arrivato, che l’incubo inconscio che incombeva sulla tua vita e che non hai mai voluto ammettere si è fatto vivo da solo, e che non c’è nulla da fare, a meno che…
Entrai nell’ufficio, calpestando il pavimento e spingendola a voltarsi e ad accorgersi di me.
Accadde.
1 a 0 per me.
Mi salutò con un sorriso, mormorò qualche altra cosa al telefono e richiuse.

"Ti sei divertita questo week-end?" Cercai di fare il disinvolto e, anche se sapevo bene di avere stampata sulla faccia la scritta ‘Non puoi farmi questo, non mi abbandonare, ti prego, Scully, resta con me’, feci di tutto per nasconderlo.

A quanto pare funzionò. O forse era troppo presa dai suoi affari per preoccuparsi della mia faccia.

"Si," disse raggiante. "Abbiamo parlato tanto, abbiamo organizzato, pianificato… è stato un bel fine settimana. Molto produttivo."

Beh, certo.
Se pianifichi il tuo matrimonio, si suppone che tu sia felice.

"Sono contento per te."

E non dissi più nulla, avviandomi verso la mia scrivania, togliendomi il cappotto e fingendo di interessarmi ad alcuni files.

"Ho visto che hai finito i rapporti." Fece all’improvviso, ed io annuii. Ovviamente non le dissi che avevo redatto una schifezza, e che, quando avremmo dovuto batterli al computer, sarebbe stato alquanto difficile decifrarli. "Hai passato… un buon week-end anche tu?"

"Si." Dissi distratto.

"E… cosa hai fatto?"

Alzai le spalle. "Nulla di importante. Ho visto la tv, sono stato con i ragazzi, una corsa… le solite cose." Rimasi in silenzio per un po’. "E’ arrivato qualcosa mentre non c’ero?"

"A dire il vero non ne ho idea. Sono arrivata mezz’ora fa, ho parlato con Skinner, poi sono venuta qui in ufficio e ho fatto una telefonata."

"Hai qualche autopsia da fare? Sezioni da aiutare?"

"No."

"Ti andrebbe di fuggire da qui e passare la mattina al parco? C’è il sole e una bella aria."

Mi guardò con aria strana.

"Sei sicuro di stare bene?"

Beh, non è che stessi benissimo. Ero solo un lupo che voleva difendere il suo territorio di caccia.

"Si, perché?"

"Non è da te marinare il lavoro per andare… al parco."

"Sono in vena." Dissi con aria disinvolta, come se non mi importasse realmente. Ma la verità era che aspettavo con ansia la sua risposta. Era l’ago della bilancia. Poche parole e le nostre vite sarebbero cambiate per sempre. "Allora, che mi rispondi?"

Stette a fissarmi per un attimo.

"Mi piacerebbe… ma devo andare via. Anzi," guardò l’orologio, "sono già in ritardo."

"Oh… dove devi andare?"

Il mio cuore si stava appallottolando su se stesso come un foglio di carta da buttar via.

"Compere… sto via fino a mezzogiorno, ma chiamami se salta fuori qualcosa di importante." Si mise il cappotto, ed era quasi sulla soglia della porta quando riprese a parlare. "E tra le cose importanti non sono inclusi mutanti, zombies, fantasmi o licantropi."

La guardai stupefatto.

"Chupacabra e spiriti incorporei sono consentiti?"

Mi fece un sorriso tutto denti e se ne andò, lasciandomi da solo come un idiota.
Ma questa volta ero deciso ad andare fino in fondo.
La seguii.
Non so quale miracolo mi permise di non essere scoperto. Forse ero davvero bravo nei pedinamenti, o forse Scully era troppo presa dalla sua amica alta e mora per accorgersi del suo povero collega.
Arrivate sulla 24° si fermarono davanti al fastoso ‘Wedding Shop’ uno dei negozi di matrimonio più frequentati, costosi e famosi della città: abiti, smoking, tight, abiti per damigelle, damigelle d’onore, testimoni, accessori vari…
Che diavolo ci faceva la mia collega lì dentro?
O era la sua amica a doversi sposare oppure…
Al solo pensiero mi si strinse lo stomaco, e uno strano bruciore iniziò a salirmi lungo l’esofago. Ma non mollai.
Ero deciso ad andare fino in fondo.
Attesi.
Seduto sulla sedia di un bar all’aperto proprio lì di fronte.
Due ore.
Due ore di bicchieri di tea.
Ma alla fine… alla fine la mia tenacia ebbe la meglio.
Le vidi uscire eccitate con un’enorme scatola che aveva incisi due anelli nuziali dorati.
Che poteva esserci lì dentro?
Un vestito?
Una torta?
Accessori?
Come potevo scoprirlo?
Dovevo seguirle, ovvio.
Lasciai una banconota da cinquanta (due ore di bicchieri di tea freddo, presi in pieno centro, costano, credete a me. E poi c’era la povera cameriera che, stanca delle mie continue richieste, ad un certo punto –forse ero arrivato al sesto bicchiere- mi aveva portato un’intera caraffa), e le seguii a distanza.
Lasciarono il pacco nel portabagagli della macchina, ed entrarono in un’enorme pasticceria poco distante.
Era –ed è veramente- una pasticceria italiana, una delle più grandi e fornite di Washington. Fanno una crema e una panna paradisiache.
Cioè… non è che sia appassionato di dolci… e non ho neanche indagato su quella pasticceria, nel caso ve lo stiate chiedendo.
E’ che… ok, ve lo rivelo, ma non dite a Scully che ve l’ho detto.
La conosco perché Scully l’adora.
Quando torniamo a Washington, dopo essere stati via per un caso, molto spesso ci fermiamo lì. Di solito prende un… non ho idea di quale diavoleria sia, ma è una base molto semplice con uno strato di crema e panna. Ogni tanto le mangio anche io.
Solo che io poi non mi faccio venire i sensi di colpa e mi ingozzo di pollini e bibite dietetiche per creare vuoti calorici per un’intera settimana.
Comunque, non è questo il punto.
Qui si sta discutendo di altro.
Dicevo… Scully e la sua amica entrarono nella pasticceria.
Era ovvio il perché, no?
Insomma… è vero che lì dentro c’è sempre molta confusione, ma in mezz’ora ne esci sano e salvo con il tuo dolcetto di panna e crema.
Se rimani quasi un’ora e mezza… beh, è un’altra cosa.
Avete capito bene, un’ora e mezza trascorse in un bar a trangugiare caffè.
Alla fine, quando ritornai in ufficio, e trascorremmo il resto della giornata nelle nostre rispettive posizioni, ero così saturo di liquidi che sembravo un tizio con l’incontinenza.
Anzi, credo che Scully avesse iniziato a pensarlo.
Ovviamente lei non sospettava che io sospettavo quello che mi nascondeva.
Ovvio che no. Altrimenti non sarei qui a raccontare questa storia, ma al reparto ortopedia dell’ospedale.
E non è che i giorni seguenti furono migliori.
Il martedì e il mercoledì, furono abbastanza tranquilli.
Nessuna strana uscita. Nessuna telefonata.
Anche se la mente di Scully era evidentemente altrove.
Il giovedì, un nuovo macigno si aggiunge a quelli che mi stavano soffocando.
Ascoltai una nuova telefonata.
Eravamo in macchina, di ritorno da un falso avvistamento a Baltimora che ci aveva impegnati tutta la giornata.
Dovevano essere le cinque del pomeriggio. O forse le cinque e mezza.
Eravamo in silenzio, mentre il traffico della tangenziale strisciava lento accanto a noi.
All’improvviso il trillo del suo cellulare.
Rispose immediatamente.

<<Ciao>>… <<No, figurati, dimmi tutto>>… <<No, sono in macchina con Mulder>>… <<Si>>… << Mi sembra una buona idea>>… <<E la sua famiglia?>>… <<Nel caso vogliano qualcosa di più…>>… <<Va bene, allora>>… <<Si>>… <<A me? A lui non importa?>>… <<Ok, dimmi>>… <<Penso che sia perfetto… pesce, carne, antipasti… nulla di complicato>>… <<Si, ne riparliamo quando ci incontriamo>>.

E chiuse.

"Chi era?" Feci io.

"Mia madre."

"Tutto ok?"

"Si."

"State organizzando una cena?"

"Una specie." Rispose evasiva, e la conversazione morì lì.

Ahimè, il quadro era tristemente chiaro.
Un Wedding Shop, una pasticceria, una cena…
Che altro potevano significare?
E perché Scully non me ne stava parlando?
D’accordo, lo ammetto.
Non posso lamentarmi, se non ho mai fatto niente (o quasi niente) in proposito. No, certo. I miei ammiccamenti avevano un chiaro significato per me. Giusto. Solo per me. Evidentemente avrei dovuto essere più esplicito. E ovviamente Scully ha colto la sua occasione appena le si è presentata d’avanti.
Certo.
Farsi una vita oltre al lavoro.
Sembra una cosa sensata.
Ok, lo posso anche accettare.
Però, perché non me ne aveva parlato o non me ne parlava?
Quando aveva incontrato questo tizio? Come si chiamava? Che faceva nella vita? Quanti anni aveva? Aveva un conto in banca? Non è che era sul libro paga di qualche oscura società?
Scully non pensava a queste cose?
Perché all’improvviso per lei non esistevo più?

"Mulder?"

Perché mi stava escludendo dalla sua vita?

"Mulder?!"

Perché voleva farsi una vita?

"Mulder?!"

Perché voleva farsi una vita senza di me?

"MULDER!"

Mi girai di scatto e vidi le orbite di Scully fissarmi la faccia.

"Che c’è?" Feci sorpreso.

"Ti sei reso conto che siamo a casa mia?" Mi guardai in giro. "Si può sapere che ti prende?"

Scossi il capo.

"Nulla. Ero soprappensiero."

Scully espirò rumorosamente.

"D’accordo. Allora ci vediamo lunedì." Disse come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

"Lunedì? Perché?"

"Ho chiesto un altro giorno di permesso. Ho talmente tante ferie arretrate che Skinner non ha battuto ciglio."

"Scully… c’è qualcosa che devo sapere? Va tutto bene?"

Cercai di tenere alla larga dal mio tono la preoccupazione.
Ma fu impresa ardua.
Vedevo che mi stava lasciando indietro, che mi stava abbandonando, e avevo diritto ad uno straccio di spiegazione, no?
Lei tentennò.
Si, avete capito bene. Tentennò.
Mi fissò, le sue guance si colorarono leggermente e fu lì-lì per aprire la bocca e rispondere.
Sentivo la tensione del momento. Come se minuscole particelle viaggiassero tra di noi.
Volevo sapere.
Volevo sentire dalla sua bocca quello che sospettavo.
Ma non fu così.

"Niente. Sto solo risolvendo alcune questioni di famiglia. Sta tranquillo."

Annuii.

"Buonanotte." Mi disse, e la vidi uscire dalla macchina ed entrare nel portone del suo palazzo.

E allora lo seppi.
Non aveva avuto il coraggio di parlarmi.
Lo capisco.
Ma i fatti erano chiari, e non c’era poi bisogno di tante spiegazioni.

Uno dei prossimi giorni Scully sarebbe arrivata in ufficio con quel tipo e mi avrebbe detto una cosa del tipo: "Mulder, devo parlarti. Ti presento il mio futuro marito. Anzi, ci sposiamo proprio domani. Puoi venire se vuoi. Ah, un’altra cosa. Ho deciso di lasciare gli X-Files. Addio Mulder."

Già immaginavo la scena.
E la faccia da schiaffi di quel tipo che mi guardava soddisfatto.
Che avrei fatto io?
Avrei dovuto congratularmi con loro o picchiarlo e rapire Scully?
In effetti, la seconda proposta era la più allettante.
Quando una delle finestra di Scully si illuminò, misi in moto e partii, preparandomi ad affrontare uno dei peggiori week-end della mia vita.
Fu così.
Mi trascinai da una stanza all’altra, con la vana speranza che Scully mi telefonasse o bussasse alla porta.
Provai anche a chiamarla, sabato mattina, intorno alle nove, ma mi rispose quello lì.
Era ovvio l’ovvio, no? Insomma, non è normale che un amico che non sia io stia a quell’ora da Scully, giusto?
Quindi, dato che era da lei, loro due avevano…
Non potevo pensare che quel tipo lì avesse visto Scully nuda e io no.
Cioè, nuda l’avevo pure vista, ma non in quel senso. L’Antartide non conta.
Non risposi nemmeno. Rimisi giù la cornetta e provai ad appassionarmi alle imprese di Lucy, Jasmine e Joan.
Niente.
Il giorno dopo, riprovai a chiamare, ma in casa non c’era nessuno.
E mi rassegnai e attesi.
Il lunedì avrei costretto Scully a confessarmi tutto.
Così arriviamo ad oggi. Anzi, a quattro ore fa per essere precisi.
Sono arrivato in ufficio in anticipo, verso le otto, sperando di potermi concentrare sul lavoro, ma Scully era già all’opera.
Controllava alcuni files, occhiali sul naso ed espressione concentrata.
Rimasi interdetto.
Alzò lo sguardo.

"Ciao. Che fai, non entri?"

Aveva un viso sereno.

"Non ti aspettavo qui così presto." Le risposi, facendo qualche passo verso di lei.

"Sono arrivata un quarto d’ora fa. Ti ho lasciato in balia delle carte la scorsa settimana."

"Ho cercato di sbrigarmela da solo, non preoccuparti."

"Oh, non mi preoccupo per me ma per questi poveri moduli." Mi rispose con ironia, sfoderando uno dei suoi migliori sorrisi.

"Non amo le carte."

"Lo so." Rispose, rimettendosi al lavoro.

Ed era vero.
E’ sorprendente quanto ognuno di noi conosca dell’altro.
Non mi sono mai soffermato a pensarlo realmente, ma riflettendoci… il nostro rapporto ha forse maggiore intimità di molti altri.

"Ah, Scully…" Ma non riuscii a terminare la frase perché il telefono squillò.

Scully lo afferrò e se lo portò subito all’orecchio. Sembrava che stesse aspettando quella telefonata.

<<Si>>… <<Salve, Padre McCue>>… <<Ah…>>… <<Si>>… <<Non so se posso ora>>… <<Ha ragione, la cerimonia>>… <<Ok, va bene>>.

S’intende che non rimasi come un fesso ad ascoltare, ma mi tolsi il cappotto, lo sistemai con cura sull’appendiabiti, scostai la sedia, accesi il computer, feci un po’ di spazio sulla scrivania, e mi sedetti.
Parla pure, Scully, tanto non ascolto. Che vuoi che mi interessi?
Certo, quando rimise giù la cornetta il mio cuore sembrava che un tamburo a percussione.
Simili torture dovrebbero essere evitate. Danneggiano gravemente la salute dell’Americano medio.

"Mulder… non è che puoi coprirmi un paio d’ore, vero?"

"Dove devi andare?"

In realtà il mio tono era più da ‘Signorina, che combini? Rimani seduta e sputa il rospo!’, ma cercai di nasconderlo. A lei quanto a me.
O forse no…

"Lo so. So che queste mie fughe misteriose ti stanno insospettendo, Mulder… ma prometto che appena torno, ti racconto tutto, ok?"

Annuii senza guardarla negli occhi, e senza guardarla uscire.
Ormai era tutto chiaro.
Cristallino.
Ecco come stavano i fatti.
Scully e Mister Senza Nome avevano deciso di sposarsi. Scully aveva comprato abito e accessori dal Wedding Shop con una sua amica. Poi aveva ordinato una magnifica torna alla sua pasticceria preferita. Aveva organizzato un semplice rinfresco con la madre. E oggi avrebbe prenotato la chiesa e parlato con Padre McCue.
E io?
Ero deciso a chiarire una volta per tutte l’intera faccenda e mi preparai un discorso. Pulito e lineare.
Bene.
Arriviamo ad una mezz’oretta fa, quando Scully è tornata con il suo boyfriend.
E’ entrata un po’ accaldata, mentre lui la seguiva pochi passi più indietro.

"Mulder, devo parlarti."

Mi avvicinai a lei, risoluto e determinato.
No. Niente affatto.
Il mio incubo non si sarebbe avverato. O almeno lo avrebbe fatto con una variante.

"Ti presento…"

"So già chi è." Sbottai. "Pensi che sia stupido, che non abbia capito?"

"Mulder, che…"

"No, non sono stupido. E anche se forse, anzi, sicuramente, non te ne sei accorta, beh… voglio solo sapere perché. Perché non mi hai detto niente. Perché sono stato l’ultimo ad essere informato."

"Non pensavo che…" La sua faccia era allibita.

"Beh, io pensavo che fossimo amici, Scully, ma evidentemente mi sbagliavo. E poi chi diavolo è questo tipo?" E lo indicai con rabbia. "Da dove salta fuori? Perché non mi hai parlato di lui? Pensavo che ponessi fiducia in me, che… che…"

"Mulder, io…"

"E non provare a negare! Ti ho vista, Scully, e ti ho sentita. Prima il Wedding Shop, poi la pasticceria…"

"Mi hai seguita?"

"Ero preoccupato. Dopo tutto quello che ci è successo, ero andato a pensare chissà cosa. E invece mi sbagliavo, vero? Certo… poi c’è stata la cena, padre McCue…"

"Sei impazzito?" Lei era… beh, era tutto. Allibita, infuriata, costernata… tutto…

Dal canto suo, lui aveva assunto un’espressione divertita.

"No, Scully! Non sono impazzito! Ma avrei gradito sapere che la mia collega è in procinto di sposarsi e di lasciarmi, di lasciare il lavoro e gli X-Files!"

"Ma di che stai parlando?"

"Te l’ho detto, non provare a negare. Ho le prove. Allora… si può sapere da dove salta fuori lui?"

"Lui… è Charlie, mio fratello!"

E siamo giunti alla fine della mia storia.
Ve l’ho detto che farei meglio a sotterrarmi, no?
Ho fatto una figura pietosa. Non ho mai visto Scully così infuriata.
Aiuto! Voglio nascondermi!

"Non sono io a dovermi sposare! E’ lui!" sta continuando.

"Lui? Lui è…"

Non so più dove guardare.
Guardo lei, guardo lui, guardo il pavimento, guardo le mie scarpe, guardo di nuovo lei.

"Si. Dio… non ci posso credere. Tu mi vieni a parlare di onestà e amicizia e poi… poi arrivi a seguirmi?"

Dalla mia gola esce uno strano verso ma, a quanto pare, il mio cervello si rifiuta di parlare e complicare ulteriormente la situazione.

"Tu mi dici SEMPRE dove vai? Quante volte te ne sei andato senza darmi spiegazioni?"

Ecco. Ovviamente ha ragione.
Vorrei tanto trovare qualcosa di intelligente da dire. Non so, qualche frase ad effetto che possa fare colpo.
Solo che le uniche cose che mi vengono in mente sono:
1 – buttarmi ai suoi piedi e supplicarla di perdonarmi;
2 – fare lo stronzo e ribatterle a tono, nonostante sappia che ha ragione;
3 – non dire assolutamente niente, starmene zitto e sperare che con il tempo e con atti di penitenza (quali non andarsene in giro in cerca di cerchi di grano per poi svegliarla nel cuore della notte e supplicarla di raggiungermi in un paesino sperduto degli Appalachi, per farle fare un autopsia su un boscaiolo probabilmente morto di infarto, starmene buono in ufficio a completare rapporti, senza far innervosire il grande capo per nessun motivo, e… e altre cose che ora non mi vengono in mente) la situazione si plachi;
4 – uhm… non c’è nessun quarto punto.
Che faccio?
La prima soluzione è senza dubbio da escludere.
Mi sono comportato da troglodita, ho dato prova di tutta la mia idiozia… ma, diamine, forse mi è rimasto un briciolo di amor proprio, non vi pare?
La seconda soluzione… nah! Come posso pensarlo? Non potrei farle una cosa del genere. Poche volte in passato l’ho fatto, e assaggiare quello sguardo artico che mi ha rifilato ogni volta non mi sembra molto allettante.
Non mi rimane che la terza soluzione, anche perché, al momento, non mi viene in mente niente di meglio.

"D’accordo." Fa alla fine. Scully sarebbe dovuta entrare nei marines. "Chiudiamo qui questa storia. Mi predo il resto della giornata libera. Andiamo Charlie."

E va via.
Dopo avermi lanciato uno sguardo di fuoco.
Il ticchettio dei suoi tacchi sul pavimento mi rimbomba nelle orecchie, ma è il minimo.
Me la sono voluta.

"Vedrà che fra qualche ora le sarà passata." Charlie si è avvicinato. Ora che lo guardo meglio la somiglianza con Scully mi salta subito agli occhi.

"Sono mortificato." Mormoro.

"Non si preoccupi. E’ stato divertente."

"Lo immagino."

"Perché non viene anche lei al matrimonio? E’ domani. Qualcosa di molto informale. Solo i parenti e gli amici più stretti."

"Non credo che sia il caso."

Insomma… dopo tutto quello che è successo con Scully non credo che voglia vedermi in giro durante il matrimonio di suo fratello. E poi ci sarà Bill, e, onestamente, non mi va di essere fissato da qualcuno che sta architettando tutti i modi per farmi fuori.
Nossignore.

"Nel caso dovesse ripensarci… è alla chiesa di S. Joseph e poi un piccolo rinfresco a casa di mia madre."

Annuisco, e lo sento andare via.
Rimango da solo. E me lo merito.
Me ne resto seduto come un ebete per il resto della giornata, nella vana speranza che Scully entri da quella porta e mi perdoni l’ennesima stronzata. Ma ovviamente non è così.
Come posso pensarlo?
So che la mia immaginazione arriva a limiti paradossali, ma questa volta ho proprio esagerato.
Avrei fatto prima a fare chiarezza dall’inizio, magari con qualche frase idiota, di quelle che sparo io. Non so, del tipo ‘Hey, Scully, si sposa qualcuno?’
E invece no.
L’ho seguita. Non ho avuto fiducia in lei. Sono stato sospettoso e arrogante e…
D’accordo. Lo ammetto.
Sono stato geloso.
Fottutamente, maledettamente geloso.
Nessuno può farmene una colpa. E’ anche logico che, se vedi la tua partner, amica, confidente, la persona più importante della tua vita, che ti nasconde le cose e passa il tempo con un tizio alto e fascinoso, organizzando un matrimonio… insomma, è logico che la bile ti salga in gola, gli impulsi nervosi inceppino il tuo cervello, e gli istinti primordiali da uomo delle caverne ritornino prepotenti.
Se avessi dato retta alla mia metà più segreta, avrei rapito Scully, l’avrei legata e segregata in casa perché nessuno potesse toccarla o posare gli occhi su di lei. Si, perché lo fanno dannazione! Lo fanno! Posano gli occhi sulla mia partner –e soprattutto in alcune zone-, perché la mia partner è una donna maledettamente bella che attira gli uomini come il miele. Gli uomini non arrivano ad avvicinarsi, chiaro, ma si accontentano di fissarle il fondoschiena. E a me dà maledettamente fastidio, va bene?.
Ovviamente, però, non posso fare nulla di tutto questo. E non solo perché si presume che sia sequestro di persona e violenza, e perché si ipotizza che io sia un uomo moderno ed emancipato.
E’ che, se anche provassi a mettere in atto il mio piano, non arriverei intero. Né fisicamente né mentalmente.
Scully non ha idea di quanto sia maledettamente sexy quando impugna la pistola e fa la persona autoritaria…
Ok, non importa.
Quando torno a casa, mi attendono stanze buie e fredde. La segreteria non contiene messaggi (a parte quello dell’amministratore che mi invita per l’ennesima volta a contattarlo per discutere di alcuni lavori alle scale.), le mie videocassette sono senza custodia e non riesco a trovare quella che avrei voluto vedere, non c’è acqua calda e sono obbligato a farmi la doccia con l’acqua fredda, e sono costretto ad ordinare un take-way cinese per riempire lo stomaco.
Ovviamente la notte la mia insonnia cronica ritorna a farsi sentire. Provo a chiudere gli occhi e ad evocare immagini belle e riposanti, ma il volto infuriato di Scully mi appare sempre davanti agli occhi e sono costretto ad aprirli.
Risultato finale: occhi gonfi, testa pesante, volto pallido e nessuna voglia di far qualcosa.
Così decido di trascorrere la mattina a letto.
Niente lavoro. Niente di niente.
Si, è una novità.
Non trascorro una mattina a letto… non ho mai trascorso la mattina a letto. Cioè, se si esclude il periodo di Oxford. Ma quella è un’eccezione. Ovviamente. Quando passi tutta la notte a bere con i tuoi amici in un pub fumoso a nord del Campus e torni a casa quando sono le quattro, completamente sbronzo… beh, in quel caso non è trascorrere la mattina a letto. E’ trascorrere la mattina a dormire.
E’ diverso.
E comunque, senza cavillare troppo sui particolari, decido di trascorrere la mattina a letto, a fissare il sole dall’altra parte delle tapparelle della camera da letto, e a pensare a Scully, in ghingheri, che si diverte con la sua famiglia.
Credo proprio di aver superato il limite. Lei è stata fin troppo paziente con me. Mi ha sopportato, ha sopportato le mie stramberie, i miei malumori, le mie fughe e mi ha salvato il culo più volte di quanto voglia rammentare.
E io che faccio?
Mi comporto da stupido idiota.
Se decidesse di andarsene e di ricominciare a fare una vita normale, non la biasimerei. Anzi la incoraggerei.
D’accordo, probabilmente la supplicherei di non farlo, anche a costo di rendermi ridicolo.
Ma ora non voglio pensarci.
Non voglio pensare a niente.
Sento il telefono squillare almeno tre volte nel giro di quella che, presumo, sia un’ora e mezza.
Poi vengo colto da un manto soporifero e mi addormento.
Non sogno niente di preciso. Solo forme vaghe e tormentate.
Suppongo che la mia testa abbia deciso di staccare la spina per un po’.
All’improvviso lo sento.
Un leggero tocco sulla mia spalla e sulla mia fronte mi costringono ad aprire pigramente gli occhi. La figura davanti a me è sbiadita e prende forma lentamente.
Il volto di Scully appare teso e preoccupato.

"Mulder, stai bene?"

Annuisco pacatamente, mentre tento di mettermi a sedere.
Non è il caso che mi alzi, dato che sono in boxer e… mi sono appena svegliato.
Scully si siede sul letto, di fronte a me.
Ha acceso l’abatjour sul comodino.
Ha il viso truccato e i capelli arricciati alle punte.
Ma indossa semplici jeans e una maglietta.
Mi chiedo che ore siano. Glielo domando.

"Le sei del pomeriggio."

Ho dormito così tanto?

"Che fai qui? Non dovevi essere al matrimonio di tuo fratello?"

"La festa è finita circa un’ora fa. Charlie e Lissy sono partiti per un breve viaggio di nozze." Si interrompe per prendere fiato e abbassa lo sguardo. "Ho tentato di chiamarti tre volte, ma non rispondevi. Sono venuta, ho bussato e poi ho usato la chiave. Sono arrivata in camera da letto e ti ho visto steso… mi sono preoccupata. Ti sei sentito male? Non stai bene?"

"No, avevo… non ho dormito molto in questi giorni."

Annuisce.

"Perché non ti alzi e non ti dai una sistemata? Vado a preparare un tea."

Riesco a malapena a sussurrare un ‘Si’, e subito esce dalla stanza.
Odio vederla preoccupata. E odio ancora di più essere io il motivo della sua preoccupazione.
Fottutamente tipico.
Spooky Mulder, quante volte hai visto il suo viso incresparsi per la paura e i suoi occhi blu tingersi di preoccupazione?
Troppe, troppe volte.
E’ la cosa dannatamente assurda è che sono consapevole di essere fonte di eterna preoccupazione per lei, so che sarebbe più tranquilla se le nostre strade si separassero, eppure non voglio assolutamente che se ne vada.
Semplicemente, non può farlo. Non posso permetterglielo. Non posso lasciare che accada.
Dovessi mettermi in ginocchio e supplicarla e strisciare dietro di lei. Dovessi… non lo so…
Stop.
E’ necessario fare un po’ di chiarezza.
Non si può ragionare bene in una simile confusione.
Devo parlarle, spiegarmi. E non devo perdere tempo.
Cosa aspetto? Che venga davvero qualcuno che me la porti via?
Beh, accadrà se non mi do una mossa.
Mi alzo dal letto, raccatto un paio di jeans che giacevano a terra e vado in bagno. Ho una bruttissima, bruttissima faccia.
Sembra che mi sia scolato almeno due litri di alcolici vari e poi abbia vomitato anche l’anima.
Mi sciacquo la faccia con acqua ghiacciata e riesco a riprendere un po’ di lucidità. Non posso fare molto per il resto.
Mi infilo il jeans e vado in salotto, proprio mentre Scully sta posando sul tavolino da caffè due tazze fumanti di tea inglese, scuro e forte.
L’ideale sarebbe aggiungerci un po’ di brandy, ma non credo che sia il caso.

"Bevi finché è caldo," mi sussurra e ci sediamo entrambi sul mio vecchio divano sfondato. Sembra di rivivere una scena rivista centinaia di volte.

"Com’è… com’è stato il matrimonio?" Cerco di aprire una conversazione, a meno che non vogliamo trascorrere le prossime ore a sorseggiare tea e a fissare il pavimento.

"Bello. Intimo. Pochi invitati. La mamma. Bill. Tara, Matthew. Un amico di Charles che faceva il testimone. I genitori di Lissy, i due fratelli e la sorella. E una sua amica come testimone."

"Come si sono conosciuti?"

"Lissy è avvocato del Jag. Nei mesi scorsi è stato in missione sulla St.Martin, al largo del Mar Arabico. Si sono conosciuti a bordo. Mio fratello era il comandante in seconda. Ora hanno chiesto una destinazione comune a Baltimora."

"Quindi vi vedrete spesso."

"Si." Accenna un sorriso che mi infiamma lo stomaco. "Charlie è sempre stato… diverso da Bill, meno autoritario e più complice."

"Sono contento che ti sia divertita."

Il silenzio cala su di noi.
In strada un clacson suona insistente e si disperde nell’aria. I coniugi del piano di sopra guardano un vecchio film.

"Senti Scully…"

"No." Mi interrompe lei, e per un attimo temo il peggio. "Non… non mi è piaciuto che tu mi abbia seguita, però, se tutto questo è accaduto, è anche colpa mia. Se ti avessi raccontato tutto invece di…"

"Perché non lo hai fatto?"

Mi sembra una domanda più che legittima.

"Non lo so." Esala. "Non so perché. Forse… non lo so. Ma avrei dovuto farlo."

"Pensavo che volessi tenermelo nascosto, che non mi considerassi più… tuo amico. Ma ho anche io le mie colpe. Avrei dovuto chiedertelo, invece di girarci attorno e pensare cose… assurde."

Rimane in silenzio e lascia cadere la schiena sul divano.

"Perché… ti sembra così assurdo che io possa… non so, desiderare una famiglia… sposarmi?"

"No." Sospiro un po’ troppo flebilmente. Perché naturalmente questa possibilità c’è sempre.

"Il lavoro non è tutto nella vita, Mulder. Ci sono altre cose. Per quanto gli X-Files siano importanti, occupino una fetta consistente nel tuo mondo, non ti è mai venuto in mente che possa esserci qualcos’altro?"

"C’è il baseball." Rispondo sarcastico ed evito di incrociare il suo sguardo.

Me lo sentivo.
Sapevo che prima o poi saremmo arrivati a questa conversazione.

"Mulder…"

"Vuoi lasciare gli X-Files?" Mormoro e, benché non lo voglia, nella mia voce c’è una sottile vena di disperazione.

"No che non voglio!" Urla quasi e prende a fissarmi. Ma io non ho il coraggio di alzare gli occhi.

"Lo capirei, Scully, davvero. E’… è…"

Non riesco a terminare la frase perché un groppo in gola me lo impedisce.
Mi viene da piangere.
Prima o poi doveva accadere.
Era il peggiore dei miei incubi. E ora sta per avverarsi.

"Mulder…" La sua voce è materna e calda, calda come la sua mano che sfiora la mia e arriva ad accarezzarmi i capelli. Quando alzo gli occhi e lei scruta il mio sguardo, la sua bocca accenna un breve sorriso.

"Vuoi lasciarmi anche tu, Scully?"

Scuote il capo.

"Potrei, secondo te?"

"Stavi già per farlo." Bisbiglio, sentendomi un bambino.

"Allora volevano trasferirmi."

"Ma non avrai mai una vita normale con me."

E’ vero.
Devo trovare il coraggio di lasciarla andare. Devo farlo, se davvero le voglio bene.

"Non ho mai detto di volere una vita normale. Ho solo detto di volere altro oltre al lavoro. E dovresti volerlo anche tu."

"Io ho te, ho gli X-Files… mi bastano."

La sento espirare profondamente.
E poi…
E poi sento il suo alito sul mio. E le sue labbra morbide che cercano di invadere la mia bocca.
Questo deve essere un sogno.
Non è possibile che stia accadendo sul serio quello che sta accadendo.
Scully che… che mi sta baciando.
Cha bacia me.
ME.
Oddio.
Lentamente si stacca.
Dolorosa perdita.
Voglio ancora le sue labbra.

"Scu… Scully… tu… perché lo hai fatto?"

Sono inebetito, lo ammetto.

"Davvero non l’hai capito?" La sua voce a metà strada fra l’esasperazione, la frustrazione e il desiderio.

"Io… si, cioè… non voglio aver frainteso… insomma…" Mi sto incartando. Coraggio, Mulder. Fa un bel respiro profondo e ricomincia. "Lo sai che ho una immaginazione iper-sviluppata, e voglio essere sicuro di aver capito quello che ho capito e non aver capito qualcosa che… non… esiste."

Vabè, la chiarezza non è il mio forte in un simile frangente, ma spero di essermi fatto comprendere.

"E cosa avresti capito?" Mi stuzzica.

Lo fa apposta? E’ un modo per farmela pagare o cosa?

"Che tu…"

Oddio.
Sento il mio volto in fiamme e la vedo sorridere.
Mi sento cretino.
Oltretutto mi sembra di avere una pentola a pressione in mezzo alle gambe, quindi, se è uno scherzo, devo correre al più presto sotto la doccia altrimenti rischio di rendermi veramente ridicolo.

"Che io?"

Ok. Qui bisogna agire.
Mettiamo le cose in chiaro. Le carte in tavola.
Spiattello tutto e non se ne parla più.
Basta tergiversare, girarci intorno e quelle cose lì.
E’ ora di parlare.

"Scully…" Cerco di assumere un tono serio. Mi alzo e mi metto seduto di fronte a lei, sul tavolino da caffè. "Scully, nel caso tu non lo avessi capito, e so che probabilmente è così, io… mi sono comportato come mi sono comportato negli scorsi giorni non solo perché temevo che mi nascondessi qualcosa. E’ che… ero geloso." Scully tenta di aprire la bocca e parlare ma io la fermo. "No, sta zitta un momento. Fammi parlare. Ora… ora ho trovato il coraggio di farlo. Perché, nonostante quello che tu possa pensare di me, nonostante possa mostrare… coraggio nella ricerca della verità, beh… non è così in altri frangenti. Ma poi vedo quel tipo che ti sta vicino e allora… si, ero fottutamente, maledettamente geloso. E non solo di lui ma di tutti gli uomini che osano posare gli occhi su di te. Lo so. Sono invadente e possessivo. E non me ne frega niente di cosa penserai di me d’ora in poi, ma non tollero che qualcuno, eccetto me, possa minimamente mostrare interesse per te." Mi blocco per riprendere fiato. Scully rimane impassibile. "Quindi, Scully, nel caso che non te ne fossi ancora accorta, sono innamorato di te e lavorare con te non mi basta più. Perciò, se non provi le stesse cose per me, se non hai i miei stessi desideri, dimmelo ora e chiudiamo questa storia."

Finisco la mia bordata e la guardo mentre mi fissa, le sue labbra aperte in un sorrisino compiaciuto.

"Lo so, Mulder."

"Che cosa?"

"Che sei innamorato di me… insomma, lo sospettavo."

Lo dice con una tranquillità che mi spaventa.

"Ah." Non trovo nulla di meglio con cui rispondere. "E allora perché…"

"Non volevo correre rischi. So quanto il tuo lavoro sia importante per te, e pensavo che non volessi… iniziare una relazione o quel che è… io non…"

Idiota.
Stupido.
Cretino.
Imbecille.
Non le permetto di terminare la frase. Catturo le sue labbra con le mie, e ci ritroviamo stesi sul divano, dimenandoci come adolescenti in calore.
Le sue mani vagano sulla mia schiena nuda, fermandosi sotto la cintola dei jeans.
La mia pentola a pressione sta per esplodere.
E, diamine, non posso permettere che la nostra prima volta sia sul mio malandato divano. Niente affatto. C’è una camera da letto che ci aspetta.

"Aspet… Scu… asp…" Mi stacco a malincuore dalle sue labbra e mi sollevo.

"Che c’è?" Uh-Oh.

"Non qui." Le sussurro. "Andiamo con calma."

"Mulder, se tu non…" Sento una lieve ritirata. E panico. Devo fare qualcosa.

"Cazzo, Scully, non pensare minimamente che non voglia fare l’amore con te. Perché, se dovessi dare ascolto ai miei istinti, ti strapperei i vestiti e ti sbatterei su questo divano fino a farti urlare."

"Perché non lo fai?" Dove diavolo ha tirato fuori questa voce sexy?

"Perché voglio ricordare questa notte per il resto della mia vita. E voglio che sia così anche per te."

Apre la bocca e la richiude.
Tenta di alzarsi, ma sono più grosso e veloce di lei, così ho la meglio.
La sollevo e inizio a trasportarla verso la camera da letto.

"Mulder, credo di poter camminare da sola."

"Voglio solo farti risparmiare le forze."

La adagio sul letto e mi getto sulle sue labbra.
Entrambi finiamo distesi, in un groviglio di risate, gemiti e membra.
Il suo respiro è pesante sotto di me. Guardo le sue labbra lucide e gonfie risplendere alla luce dell’abatjour sul comodino.
Passa la punta di un dito sulla pelle della mia schiena e si ferma alla cintola dei pantaloni, iniziando a strattonarli.

"C’è ancora tempo per questo." Le sussurro e l’aiuto a sfilarsi la maglia.

E’ uno spettacolo.
Ed io un uomo dannatamente fortunato.
Mi abbasso su di lei e inizio ad esplorare la morbidezza dei suoi seni.
A dispetto di ciò che sta accadendo sotto i miei jeans, mi accontenterei anche di questo. Dormire tutta la notte in una simile bambagia.

"Scully?" Inizio, sollevando il viso e guardando i suoi occhi liquidi. "Sei sicura di volerlo realmente?"

"In che senso?"

"Niente pentimenti dopo? Perché non so tu, ma per me questo è solo l’inizio di una lunga serie e… non vorrei che mi lasciassi assaggiare una fetta e mi negassi tutto il resto."

Ok.
Si.
Sono spaventato.
Che volete farci?

"Dipende da te, Mulder." Mi sussurra seria, ma il luccichio dei suoi occhi mi dice che vuole solo giocare. "Dipenda da come ti comporterai."

"Stai mettendo in dubbio le mie eccelse qualità?"

"Ancora non le ho provate, non posso giudicare."

Le nostre labbra si sfiorano per l’ennesima volta.
D’ora in poi sarà una sofferenza vivere in ufficio.
Come faccio a starle accanto e non toccare le sue labbra almeno una volta ogni tanto? Sarà davvero frustrante.
Magari potremmo appartarci nel parcheggio…

"Va a chiudere le tapparelle." Mi suggerisce, accennando con il capo alle persiane da cui entra la luce dei lampioni.

Le strappo un ultimo bacio e vado accanto alla finestra.
Abbasso le lame fino a che la stanza è illuminata solo dall’abatjour, e, quando mi volto, vedo la sua pelle nuda riflettere la luce dorata.
Jeans e Slip sparsi dall’altra parte del letto.
Tubolari finiti chissà dove.
All’improvviso ho una certa difficoltà a respirare.
Non so se è poi una buona idea.
Cioè, chiariamo. Non è che non voglio fare l’amore con lei. Anzi. Al momento il mio unico pensiero è trovare il modo di profondare il più possibile dentro di lei senza farle troppo male.
Il problema è che… che quando avverrà… credo che sarà il più veloce orgasmo nella storia dell’uomo e farò una figura ridicola.

"Allora?"

Scully si mette a sedere e mi fa segno di avvicinarmi.
Devo ubbidire, certo.
I miei piedi si muovono sul pavimento e mi ritrovo davanti a lei, incapace di parlare.
La vedo guardarmi con aria divertita e poi alzare le mani. Abbassa la zip dei miei pantaloni e li tira giù con i boxer.
Quando rialza la testa sgrana gli occhi.
In effetti sono stupito anche io.
Non mi ricordo di aver mai avuto un’erezione del genere.
Spero solo che non…
Oddio.
Questa deve essere catalogata come forma di tortura, altrimenti non saprei proprio dire cosa sia.
Inizia a toccarmi lentamente, sento la sua pelle accarezzare la mia, e non posso fare altro che stringere i denti e resistere.
Se non fosse la nostra prima volta mi lascerei andare, ma non avevo in programma che la serata finisse così.

"Scu… Scully…" Non posso più resistere, se non smette subito… "Scully, ti scongiuro."

"Cosa, Mulder?"

"Ricordi il discorso sulle qualità?" Annuisce. "Vorrei tanto mostrartele, ma non potrò mai farlo se non smetti immediatamente."

Annuisce ancora e si distende nuovamente.
Mi siedo accanto a lei e respiro con affanno, cercando di recuperare un po’ di lucidità.
Scully si muove dietro di me, sento le sue labbra darmi un dolce bacio sulla spalla e la sua testa accoccolarsi subito dopo.

"Scusa." Bisbiglia, e non posso fare a meno di ridacchiare.

"Non scusarti per questo, mi farai venire dei complessi." Mi volto e la trascino con me. Sono su di lei. Il suo respiro mi sfiora i capelli delle tempie. Le sue gambe circondano le mie anche. "Abbiamo ancora tutta la notte."

"Non sei più un ragazzino."

"Questo lo vedremo."

Inizio a stuzzicarla, e poi sono in lei.
Rimaniamo abbracciati per qualche minuti, tentando di sentire e assimilare la nuova sensazione che ci circonda.

"Ti ho fatto male?" Non posso continuare se non ho la certezza che stia bene. Diciamocelo. Sono il doppio di lei.

Lei nega con la testa, incapace di parlare.
E pian piano iniziamo a muoverci.
Una lenta litania all’inizio.
Poi una danza.
Poi un’orgia di sensi.
La sento stringersi attorno a me, e, poco dopo, collasso anch’io, dentro di lei e su di lei, privo di energie.
Ho come l’impressione che il tempo si sia sospeso. Mi sembra di galleggiare su una nuvola.
Le sue mani mi pettinano pigramente i capelli e la sua bocca posa baci sulla tempia.

"Ho dimostrato… le mie qualità?" Borbotto.

Forse la sto schiacciando. Steso su di lei. La testa abbandonata nell’incavo del suo collo.
Ma non ho la forza né la voglia di spostarmi.

"Pienamente."

"Potrò farlo ancora in futuro?"

"Ovviamente, a patto che sia immediato."

A quanto pare non sono l’unico ad aver gradito.

"Si… fra un attimo però, dammi un po’ di tempo."

Rimaniamo in silenzio.
Sento il battito del suo cuore e il suo lieve respiro.
L’aria profuma di noi. Dei nostri sapori mischiati.

"E’ stato Charlie." Esordisce all’improvviso.

"Uhm?"

"E’ stato Charlie a dirmi di venire qui. Mi ha detto che… che quando un uomo è innamorato arriva a fare ogni genere di follia. E che… quando una donna è innamorata dovrebbe perdonargli questo genere di follia."

Il mio viso si distende e un vago senso di tranquillità mi invade.
Non mi ha detto ‘Ti amo’, ma…

"Ti amo." Conclude.

No. Appunto. Me lo ha detto.

"Scully… è troppo tardi per fare un regalo di nozze a Charlie?"

 

 

The End

 

 

Note: Ve l’ho detto che era una scemenza, no? Una zuccherosa romanticheria, nata da un momento insano del mio cervello. Partorire certe storie non è proprio da persone normali. Spero che vi abbia divertito, e che a nessuno sia venuto un attacco di diabete per il troppo zucchero… sorry, il medico dovete pagarvelo da soli :9