- Titolo: Mistake Wedding
- Autrice: Lezar
- Genere: H credo
insomma, non è la ff più seria che possiate leggere
una cosina leggera.
- Rating: R? Nc-17? Diciamo un blando Nc-17
nulla di eccessivamente
descrittivo.
- Spoiler: Mettetelo dove volete, ma dopo il film.
- Disclaimer: si, vabbè, credete davvero che sta roba sia mia?! O_o
- Feedback: Yes!!! A theonlytruth@crazy-land.net
- Note: Il punto è questo. Laltro giorno correvo sul mio rullo e vedevo in
tv The Wedding Planner". Si, lo so. Non è il film più intelligente del mondo
(non me ne vogliano gli autori), ma va bene se devi correre e non vuoi
assolutamente trascorrere il tempo a fissare il display che segna tempo, calorie e km.
Così ho iniziato a fare strampalate associazioni di idee ed ecco sfornata questa ff che
non ha né capo né coda: è una cosa stupida che non va presa sul serio!
-
- Mi sento stupido.
- Anzi, lo sono proprio.
- Davvero, non sto scherzando. Penso che a questo punto dovrei correre fuori di qui,
lontano dalla loro vista, e nascondermi per il resto della mia vita.
- Qui sarebbe il mio ufficio.
- Loro sarebbero Scully (che ha una voglia matta di picchiarmi, proprio qui, seduta
stante) e Charlie (con un sorrisino ironico sulle labbra sul punto di scoppiare a ridere).
- Bene.
- Suppongo che vogliate delle spiegazioni sul perché io, Fox Mulder, mi sia coperto di
ridicolo allinverosimile, e ora voglia solo sprofondare da qualche parte.
- Non è che potrei evitare, vero?
- Insomma, potrei farvi un riassunto e buona notte
-
- Ok, avete vinto.
- Tanto lalternativa è dover spiccicare parola con i suddetti soggetti. Quindi,
credo che, tirando le somme, parlare con voi sia di gran lunga più gratificante per il
mio ego.
- Dunque, questa terribile storia ha avuto inizio dodici giorni fa. Una giornata normale.
Eravamo in ufficio (Scully ed io) a compilare rapporti vecchi di mesi, motivo per cui
Skinner mi aveva proibito di partire per lennesima indagine sul campo. Era un vero
X-Files. Il signor Rush del Minnesota vedeva regolarmente lo spettro di suo padre, morto
circa venti anni fa. Un giorno, allimprovviso, è apparsa unaltra donna con
lui (lo spettro intendo). E quella donna non era la madre del signor Rush. Insomma, un
X-Files del genere non è che capiti tutti i giorni, no? Eppure quando ho raccontato tutta
la vicenda a Scully cè mancato poco che mi piantasse in asso e chiedesse il
trasferimento a Quantico. Alla fine mi ha intimato un No, Mulder, si resta qui per
tutta la settimana a finire rapporti, prima che sviluppino una propria coscienza e inizino
a darsela a gambe. La qual cosa, detta da lei, era anche divertente, ma la sua
espressione era più vicina a quella di un sergente dei marines che a quella di una
soubrette di avanspettacolo. Quindi mi sono limitato ad annuire e a iniziare a scrivere.
- Come dicevo, era una giornata come tante.
- Verso mezzogiorno, quando avevo tutta lintenzione di chiudere bottega e invitare
la mia collega a mangiare qualcosa lontani dalle scartoffie, suonò il telefono.
- Fui il primo a rispondere.
- A dire la verità segretamente speravo che Skinner ci avesse ripensato e mi dicesse di
andare a preparare i bagagli.
- E invece non era Skinner.
- Era una voce che giungeva lontana.
- Una voce maschile.
- Linizio del mio incubo.
"Dana?" gridò.
- "No, chi parla?" Mi ero messo sulla difensiva, lo ammetto. Ma non è che
Scully riceva chiamate tutti i giorni, no? Soprattutto chiamate da parte di uomini
sconosciuti. Bene, sconosciuti a me intendo. Perché lei si suppone che li conosca.
- Ma non era questo il punto.
- Il punto era
era che poteva essere una trappola. Poteva essere qualcuno che si
spacciava per un vecchio compagno di liceo, e la invitava a bene qualcosa per parlare dei
vecchi tempi. E, dopo essersi incontrati in qualche bar, avrebbero fatto una passeggiata e
poi lui avrebbe colto il momento propizio per rapirla e
"Mi scusi
a--ra, potrebbe pa---r--la?" gracchiò dallaltra parte.
La linea era disturbata.
"Un attimo."
Fissai il telefono qualche minuto. Fino a quando Scully non alzò lo sguardo verso di
me e mi parlò. Sopracciglio alzato e aria concentrata.
"Chi è, Mulder?"
"Non lo so, è per te." Le passai il telefono e subito dopo la sentii parlare
entusiasta
- Non è che stessi ascoltando. Lo giuro.
- Anzi, vi dirò di più.
- Mi ritirai nella mia parte di ufficio e ripresi in mano il file che stavo completando.
- E solo che
- Mica il nostro ufficio è una reggia, sapete? E un buco. E in un buco, per quanto
lontani si vada, non si può fare a meno di ascoltare.
- Bene. Avrei potuto coprirmi le orecchie con le mani, ma poi mi sarei reso ridicolo.
- E poi, non è che Scully disse granchè.
- Dopo gli entusiastici saluti iniziali, parlò quasi a monosillabi.
<<Si>>
<<Si>>
<<No, perché?>>
<<Non mi direeee!!!!>>
<<Sono felicissima!!!>>
<<Ah>>
<<Ah-Ah>>
<<Certo>>
<<Sicuro, come no!>>
<<Benissimo!>>
<<Ciao!>>
- Quando richiuse il ricevitore si affrettò a prendere il cappotto e mormorò che doveva
uscire e che dovevo chiedere a Skinner, per lei, il resto della giornata libera (Scully!?
Quando? Come?).
- Non feci in tempo neanche a sapere cosa fosse accaduto.
- Niente.
- Mi lasciò lì come un idiota, con la cravatta storta, la bocca socchiusa, i capelli in
disordine e la scrivania invasa dalle scartoffie.
- Ovviamente non combinai niente per il resto della giornata.
- Era impensabile. Come potevo restarmene buono, a completare rapporti, quando
allesterno succedeva qualcosa senza di me?
- Non sembra impensabile anche a voi?
- Scully avrebbe anche potuto telefonare. Mandare una e-mail. Magari un sms.
- Niente.
- E, ancora ovviamente, dato che la mia testa è un motore che gira per conto suo, iniziò
ad associare le informazioni formando un quadro che mi piaceva poco.
- Scully uomo euforia.
- Chi era questo tizio?
- Perché io non ero a conoscenza della sua esistenza?
- Scully doveva conoscerlo molto bene, giusto? Dato il suo entusiasmo, doveva essere molto
legata a lui.
- E allora perché non mi aveva mai parlato di lui?
- Ero così poco importante per lei?
- No, qualcosa doveva esserci sotto.
- Era necessario indagare.
- Così uscii dallufficio e andai a casa sua.
- Le sue finestre erano illuminate, così ipotizzai che fosse in casa. Ma quando bussai,
non fu lei ad aprirmi.
- Nossignore.
- Fu un tizio alto, biondo, atletico. Con un sorriso caldo sulle labbra, qualche efelide
sulle gote e unaria vagamente familiare.
"Desidera?" Mi disse.
- Dio, era irritante.
- Si comportava come se quella fosse casa sua. E invece non lo era. Certo che no.
- Quella era la casa di D a n a S c u l l y, la mia collega.
"Cercavo * Dana *, è in casa?"
"No, è uscita. Dovrebbe tornare a momenti. Se mi dice chi è posso dirle che è
passato."
"Sono il suo collega."
Il suo viso sembrò illuminarsi.
"Lei è Mulder? Fox Mulder?"
- E così avevano parlato anche di me.
- Alle mie spalle.
"Esatto." Risposi a denti stretti.
"Ho sentito tanto parlare di lei. Certo. Il collega di Dana. Quello che crede
negli ufo."
- Che altro aveva raccontato Scully su di me?
- Era incredulo, non cè che dire.
"Si, in persona."
"Piacere, io sono
"
"Mulder?" Ci interruppe una voce alla mie spalle.
- Scully avanzava con due grandi borse della spesa marroni che il suo cavaliere le
tolse prontamente di mano.
- Si era cambiata, notai. Indossava un paio di jeans stinti, tubolari, una t-shirt
semplice e una camicia di flanella a scacchi.
- Più grande di almeno due taglie.
- Maschile.
"E successo qualcosa?" continuò.
- Il suo viso era rilassato.
- Solare.
- Sembrava veramente felice.
- Chi era quel tizio?
"No. No. Solo
sei sparita allimprovviso e volevo sapere se andava
tutto bene."
"Si, direi proprio di si." Rispose con un sorriso, voltando un attimo gli
occhi verso la porta.
"Bene."
"Mi dispiace per i rapporti. Avevamo detto che li avremmo finiti entro
domani."
Domani era venerdì.
"Non ti preoccupare," cercai di sdrammatizzare. "Ci metteremo
sotto."
Non mi rispose subito, ma rimase a fissare il pavimento del pianerottolo e iniziò a
mordersi il labbro.
"Che cè?"
"Domani
beh, non vengo al lavoro. Ho già avvertito Skinner una
mezzoretta fa."
Annuii.
"Posso sapere perché?"
"Stiamo via per il week-end." Quel plurale mi convinceva poco.
"Tu e
"
"Si. Si, andiamo da mia madre. Sarà felice di rivederci insieme."
- E inutile che sto a raccontare tutta la serie di emozioni che mi trapassarono in
quellistante.
- Dico solo che rimasi pietrificato.
- Avete presente quando vi gettano un secchio di acqua ghiacciata allimprovviso. E
voi rimanere immobili per qualche secondo, giusto perché il vostro corpo assimili ciò
che è accaduto?
- Ecco. Ero così.
- Me ne rimasi assolutamente fermo, mentre il mio cervello andava in tilt.
"Mulder?"
"Ok" mugugnai, tentando di nascondere dalla mia faccia la verità. E la
verità era che avrei voluto gridare. Si. Gridare contro quello là. Sbatterlo sul muro e
mandarlo via. Con che diritto si insinuava nella nostra vita? Con che diritto sbucava dal
nulla? "Si
tranquilla. Sicuro
Ci penso io ai rapporti."
"Non accollarti anche i miei, li sistemo lunedì." Mi fece comprensiva.
"No, davvero, tu
divertitevi, ok?"
Scully e lui si lanciarono unocchiata.
"Va bene. Però
se dovesse uscire qualcosa, chiamami, d'accordo?"
- Ovvio avrei voluto rispondere. Ma non lo feci.
- Non so perché.
"Farò in modo che non accada." Dissi invece, sforzandomi di sorridere.
"Buon week-end." E mi chinai per sfiorarle la fronte con le labbra.
- Feci un breve cenno con il capo verso lindividuo e mi avviai lungo il corridoio,
pensando che la mia vita stesse sprofondando e che peggio di così non poteva proprio
andare.
- E invece
- E invece non cera limite alla mia sfortuna (o, come stanno adesso le cose, alla
mia stupidità).
- Perché il lunedì seguente, dopo aver passato un intero venerdì a focalizzare la mia
attenzione sui rapporti e riuscendo a combinare un emerito casino, e un week-end a fissare
il telefono e ad autoconvincermi che, in fondo, non la situazione non era poi così
disperata ed era recuperabile
ahm
ah, si
dicevo, il lunedì seguente,
ritornai al lavoro molto più motivato ma divenni la controfigura di un iceberg non appena
arrivai alla porta dellufficio e sentii la conversazione di Scully al telefono.
- Lo so, lo so.
- Non si origlia.
- Ma tecnicamente non stavo origliando.
- Certo che no! Pensate che possa fare cose del genere?
- Insomma!
- Non stavo origliando, ok? Solo che mica posso impedire alle mie orecchie di sentire, no?
- Certo, avrei potuto allontanarmi, andare a prendere un caffè o qualcosa del genere,
però quello era anche il mio ufficio e avevo tutti i diritti di entrare.
- Cioè
non entrai, rimasi sulla soglia.
- Paralizzato.
- Scully discuteva animatamente e non si era minimamente accorta di me.
- Non so con chi stesse parlando.
- Ma non mi importava.
- Era quello che diceva che importava.
- Perché se senti dire alla tua collega: <<Si
potrei, perché?>>
<<Davvero? Al Wedding Shop sulla 24°?>>... <<Si, hai ragione... credo
che sia arrivato il momento di scegliere labito>>
<<Uhm
devo
pensarci. A me piace il verde acqua>>
<<Ovvio che debba piacere anche a
lui>>
<<Si, se lo conosco bene, e credimi
e così>>
<<Ok>>
<<Si, va bene>>
. beh, allora pensi che il
peggio è arrivato, che lincubo inconscio che incombeva sulla tua vita e che non hai
mai voluto ammettere si è fatto vivo da solo, e che non cè nulla da fare, a meno
che
- Entrai nellufficio, calpestando il pavimento e spingendola a voltarsi e ad
accorgersi di me.
- Accadde.
- 1 a 0 per me.
- Mi salutò con un sorriso, mormorò qualche altra cosa al telefono e richiuse.
"Ti sei divertita questo week-end?" Cercai di fare il disinvolto e, anche se
sapevo bene di avere stampata sulla faccia la scritta Non puoi farmi questo, non mi
abbandonare, ti prego, Scully, resta con me, feci di tutto per nasconderlo.
A quanto pare funzionò. O forse era troppo presa dai suoi affari per preoccuparsi
della mia faccia.
"Si," disse raggiante. "Abbiamo parlato tanto, abbiamo organizzato,
pianificato
è stato un bel fine settimana. Molto produttivo."
- Beh, certo.
- Se pianifichi il tuo matrimonio, si suppone che tu sia felice.
"Sono contento per te."
E non dissi più nulla, avviandomi verso la mia scrivania, togliendomi il cappotto e
fingendo di interessarmi ad alcuni files.
"Ho visto che hai finito i rapporti." Fece allimprovviso, ed io annuii.
Ovviamente non le dissi che avevo redatto una schifezza, e che, quando avremmo dovuto
batterli al computer, sarebbe stato alquanto difficile decifrarli. "Hai passato
un buon week-end anche tu?"
"Si." Dissi distratto.
"E
cosa hai fatto?"
Alzai le spalle. "Nulla di importante. Ho visto la tv, sono stato con i ragazzi,
una corsa
le solite cose." Rimasi in silenzio per un po. "E
arrivato qualcosa mentre non cero?"
"A dire il vero non ne ho idea. Sono arrivata mezzora fa, ho parlato con
Skinner, poi sono venuta qui in ufficio e ho fatto una telefonata."
"Hai qualche autopsia da fare? Sezioni da aiutare?"
"No."
"Ti andrebbe di fuggire da qui e passare la mattina al parco? Cè il sole e
una bella aria."
Mi guardò con aria strana.
"Sei sicuro di stare bene?"
Beh, non è che stessi benissimo. Ero solo un lupo che voleva difendere il suo
territorio di caccia.
"Si, perché?"
"Non è da te marinare il lavoro per andare
al parco."
"Sono in vena." Dissi con aria disinvolta, come se non mi importasse
realmente. Ma la verità era che aspettavo con ansia la sua risposta. Era lago della
bilancia. Poche parole e le nostre vite sarebbero cambiate per sempre. "Allora, che
mi rispondi?"
Stette a fissarmi per un attimo.
"Mi piacerebbe
ma devo andare via. Anzi," guardò lorologio,
"sono già in ritardo."
"Oh
dove devi andare?"
Il mio cuore si stava appallottolando su se stesso come un foglio di carta da buttar
via.
"Compere
sto via fino a mezzogiorno, ma chiamami se salta fuori qualcosa di
importante." Si mise il cappotto, ed era quasi sulla soglia della porta quando
riprese a parlare. "E tra le cose importanti non sono inclusi mutanti, zombies,
fantasmi o licantropi."
La guardai stupefatto.
"Chupacabra e spiriti incorporei sono consentiti?"
- Mi fece un sorriso tutto denti e se ne andò, lasciandomi da solo come un idiota.
- Ma questa volta ero deciso ad andare fino in fondo.
- La seguii.
- Non so quale miracolo mi permise di non essere scoperto. Forse ero davvero bravo nei
pedinamenti, o forse Scully era troppo presa dalla sua amica alta e mora per accorgersi
del suo povero collega.
- Arrivate sulla 24° si fermarono davanti al fastoso Wedding Shop uno dei
negozi di matrimonio più frequentati, costosi e famosi della città: abiti, smoking,
tight, abiti per damigelle, damigelle donore, testimoni, accessori vari
- Che diavolo ci faceva la mia collega lì dentro?
- O era la sua amica a doversi sposare oppure
- Al solo pensiero mi si strinse lo stomaco, e uno strano bruciore iniziò a salirmi lungo
lesofago. Ma non mollai.
- Ero deciso ad andare fino in fondo.
- Attesi.
- Seduto sulla sedia di un bar allaperto proprio lì di fronte.
- Due ore.
- Due ore di bicchieri di tea.
- Ma alla fine
alla fine la mia tenacia ebbe la meglio.
- Le vidi uscire eccitate con unenorme scatola che aveva incisi due anelli nuziali
dorati.
- Che poteva esserci lì dentro?
- Un vestito?
- Una torta?
- Accessori?
- Come potevo scoprirlo?
- Dovevo seguirle, ovvio.
- Lasciai una banconota da cinquanta (due ore di bicchieri di tea freddo, presi in pieno
centro, costano, credete a me. E poi cera la povera cameriera che, stanca delle mie
continue richieste, ad un certo punto forse ero arrivato al sesto bicchiere- mi
aveva portato unintera caraffa), e le seguii a distanza.
- Lasciarono il pacco nel portabagagli della macchina, ed entrarono in unenorme
pasticceria poco distante.
- Era ed è veramente- una pasticceria italiana, una delle più grandi e fornite di
Washington. Fanno una crema e una panna paradisiache.
- Cioè
non è che sia appassionato di dolci
e non ho neanche indagato su
quella pasticceria, nel caso ve lo stiate chiedendo.
- E che
ok, ve lo rivelo, ma non dite a Scully che ve lho detto.
- La conosco perché Scully ladora.
- Quando torniamo a Washington, dopo essere stati via per un caso, molto spesso ci
fermiamo lì. Di solito prende un
non ho idea di quale diavoleria sia, ma è una
base molto semplice con uno strato di crema e panna. Ogni tanto le mangio anche io.
- Solo che io poi non mi faccio venire i sensi di colpa e mi ingozzo di pollini e
bibite dietetiche per creare vuoti calorici per unintera settimana.
- Comunque, non è questo il punto.
- Qui si sta discutendo di altro.
- Dicevo
Scully e la sua amica entrarono nella pasticceria.
- Era ovvio il perché, no?
- Insomma
è vero che lì dentro cè sempre molta confusione, ma in
mezzora ne esci sano e salvo con il tuo dolcetto di panna e crema.
- Se rimani quasi unora e mezza
beh, è unaltra cosa.
- Avete capito bene, unora e mezza trascorse in un bar a trangugiare caffè.
- Alla fine, quando ritornai in ufficio, e trascorremmo il resto della giornata nelle
nostre rispettive posizioni, ero così saturo di liquidi che sembravo un tizio con
lincontinenza.
- Anzi, credo che Scully avesse iniziato a pensarlo.
- Ovviamente lei non sospettava che io sospettavo quello che mi nascondeva.
- Ovvio che no. Altrimenti non sarei qui a raccontare questa storia, ma al reparto
ortopedia dellospedale.
- E non è che i giorni seguenti furono migliori.
- Il martedì e il mercoledì, furono abbastanza tranquilli.
- Nessuna strana uscita. Nessuna telefonata.
- Anche se la mente di Scully era evidentemente altrove.
- Il giovedì, un nuovo macigno si aggiunge a quelli che mi stavano soffocando.
- Ascoltai una nuova telefonata.
- Eravamo in macchina, di ritorno da un falso avvistamento a Baltimora che ci aveva
impegnati tutta la giornata.
- Dovevano essere le cinque del pomeriggio. O forse le cinque e mezza.
- Eravamo in silenzio, mentre il traffico della tangenziale strisciava lento accanto a
noi.
- Allimprovviso il trillo del suo cellulare.
- Rispose immediatamente.
<<Ciao>>
<<No, figurati, dimmi tutto>>
<<No,
sono in macchina con Mulder>>
<<Si>>
<< Mi sembra una
buona idea>>
<<E la sua famiglia?>>
<<Nel caso
vogliano qualcosa di più
>>
<<Va bene, allora>>
<<Si>>
<<A me? A lui non importa?>>
<<Ok,
dimmi>>
<<Penso che sia perfetto
pesce, carne, antipasti
nulla di complicato>>
<<Si, ne riparliamo quando ci incontriamo>>.
E chiuse.
"Chi era?" Feci io.
"Mia madre."
"Tutto ok?"
"Si."
"State organizzando una cena?"
"Una specie." Rispose evasiva, e la conversazione morì lì.
- Ahimè, il quadro era tristemente chiaro.
- Un Wedding Shop, una pasticceria, una cena
- Che altro potevano significare?
- E perché Scully non me ne stava parlando?
- Daccordo, lo ammetto.
- Non posso lamentarmi, se non ho mai fatto niente (o quasi niente) in proposito. No,
certo. I miei ammiccamenti avevano un chiaro significato per me. Giusto. Solo per me.
Evidentemente avrei dovuto essere più esplicito. E ovviamente Scully ha colto la sua
occasione appena le si è presentata davanti.
- Certo.
- Farsi una vita oltre al lavoro.
- Sembra una cosa sensata.
- Ok, lo posso anche accettare.
- Però, perché non me ne aveva parlato o non me ne parlava?
- Quando aveva incontrato questo tizio? Come si chiamava? Che faceva nella vita? Quanti
anni aveva? Aveva un conto in banca? Non è che era sul libro paga di qualche oscura
società?
- Scully non pensava a queste cose?
- Perché allimprovviso per lei non esistevo più?
"Mulder?"
Perché mi stava escludendo dalla sua vita?
"Mulder?!"
Perché voleva farsi una vita?
"Mulder?!"
Perché voleva farsi una vita senza di me?
"MULDER!"
Mi girai di scatto e vidi le orbite di Scully fissarmi la faccia.
"Che cè?" Feci sorpreso.
"Ti sei reso conto che siamo a casa mia?" Mi guardai in giro. "Si può
sapere che ti prende?"
Scossi il capo.
"Nulla. Ero soprappensiero."
Scully espirò rumorosamente.
"Daccordo. Allora ci vediamo lunedì." Disse come se fosse la cosa più
ovvia del mondo.
"Lunedì? Perché?"
"Ho chiesto un altro giorno di permesso. Ho talmente tante ferie arretrate che
Skinner non ha battuto ciglio."
"Scully
cè qualcosa che devo sapere? Va tutto bene?"
- Cercai di tenere alla larga dal mio tono la preoccupazione.
- Ma fu impresa ardua.
- Vedevo che mi stava lasciando indietro, che mi stava abbandonando, e avevo diritto ad
uno straccio di spiegazione, no?
- Lei tentennò.
- Si, avete capito bene. Tentennò.
- Mi fissò, le sue guance si colorarono leggermente e fu lì-lì per aprire la bocca e
rispondere.
- Sentivo la tensione del momento. Come se minuscole particelle viaggiassero tra di noi.
- Volevo sapere.
- Volevo sentire dalla sua bocca quello che sospettavo.
- Ma non fu così.
"Niente. Sto solo risolvendo alcune questioni di famiglia. Sta tranquillo."
Annuii.
"Buonanotte." Mi disse, e la vidi uscire dalla macchina ed entrare nel
portone del suo palazzo.
- E allora lo seppi.
- Non aveva avuto il coraggio di parlarmi.
- Lo capisco.
- Ma i fatti erano chiari, e non cera poi bisogno di tante spiegazioni.
Uno dei prossimi giorni Scully sarebbe arrivata in ufficio con quel tipo e mi avrebbe
detto una cosa del tipo: "Mulder, devo parlarti. Ti presento il mio futuro marito.
Anzi, ci sposiamo proprio domani. Puoi venire se vuoi. Ah, unaltra cosa. Ho deciso
di lasciare gli X-Files. Addio Mulder."
- Già immaginavo la scena.
- E la faccia da schiaffi di quel tipo che mi guardava soddisfatto.
- Che avrei fatto io?
- Avrei dovuto congratularmi con loro o picchiarlo e rapire Scully?
- In effetti, la seconda proposta era la più allettante.
- Quando una delle finestra di Scully si illuminò, misi in moto e partii, preparandomi ad
affrontare uno dei peggiori week-end della mia vita.
- Fu così.
- Mi trascinai da una stanza allaltra, con la vana speranza che Scully mi
telefonasse o bussasse alla porta.
- Provai anche a chiamarla, sabato mattina, intorno alle nove, ma mi rispose quello lì.
- Era ovvio lovvio, no? Insomma, non è normale che un amico che non sia io stia a
quellora da Scully, giusto?
- Quindi, dato che era da lei, loro due avevano
- Non potevo pensare che quel tipo lì avesse visto Scully nuda e io no.
- Cioè, nuda lavevo pure vista, ma non in quel senso. LAntartide non conta.
- Non risposi nemmeno. Rimisi giù la cornetta e provai ad appassionarmi alle imprese di
Lucy, Jasmine e Joan.
- Niente.
- Il giorno dopo, riprovai a chiamare, ma in casa non cera nessuno.
- E mi rassegnai e attesi.
- Il lunedì avrei costretto Scully a confessarmi tutto.
- Così arriviamo ad oggi. Anzi, a quattro ore fa per essere precisi.
- Sono arrivato in ufficio in anticipo, verso le otto, sperando di potermi concentrare sul
lavoro, ma Scully era già allopera.
- Controllava alcuni files, occhiali sul naso ed espressione concentrata.
- Rimasi interdetto.
- Alzò lo sguardo.
"Ciao. Che fai, non entri?"
Aveva un viso sereno.
"Non ti aspettavo qui così presto." Le risposi, facendo qualche passo verso
di lei.
"Sono arrivata un quarto dora fa. Ti ho lasciato in balia delle carte la
scorsa settimana."
"Ho cercato di sbrigarmela da solo, non preoccuparti."
"Oh, non mi preoccupo per me ma per questi poveri moduli." Mi rispose con
ironia, sfoderando uno dei suoi migliori sorrisi.
"Non amo le carte."
"Lo so." Rispose, rimettendosi al lavoro.
- Ed era vero.
- E sorprendente quanto ognuno di noi conosca dellaltro.
- Non mi sono mai soffermato a pensarlo realmente, ma riflettendoci
il nostro
rapporto ha forse maggiore intimità di molti altri.
"Ah, Scully
" Ma non riuscii a terminare la frase perché il telefono
squillò.
Scully lo afferrò e se lo portò subito allorecchio. Sembrava che stesse
aspettando quella telefonata.
<<Si>>
<<Salve, Padre McCue>>
<<Ah
>>
<<Si>>
<<Non so se posso
ora>>
<<Ha ragione, la cerimonia>>
<<Ok, va
bene>>.
- Sintende che non rimasi come un fesso ad ascoltare, ma mi tolsi il cappotto, lo
sistemai con cura sullappendiabiti, scostai la sedia, accesi il computer, feci un
po di spazio sulla scrivania, e mi sedetti.
- Parla pure, Scully, tanto non ascolto. Che vuoi che mi interessi?
- Certo, quando rimise giù la cornetta il mio cuore sembrava che un tamburo a
percussione.
- Simili torture dovrebbero essere evitate. Danneggiano gravemente la salute
dellAmericano medio.
"Mulder
non è che puoi coprirmi un paio dore, vero?"
"Dove devi andare?"
- In realtà il mio tono era più da Signorina, che combini? Rimani seduta e sputa
il rospo!, ma cercai di nasconderlo. A lei quanto a me.
- O forse no
"Lo so. So che queste mie fughe misteriose ti stanno insospettendo, Mulder
ma prometto che appena torno, ti racconto tutto, ok?"
- Annuii senza guardarla negli occhi, e senza guardarla uscire.
- Ormai era tutto chiaro.
- Cristallino.
- Ecco come stavano i fatti.
- Scully e Mister Senza Nome avevano deciso di sposarsi. Scully aveva comprato abito e
accessori dal Wedding Shop con una sua amica. Poi aveva ordinato una magnifica torna alla
sua pasticceria preferita. Aveva organizzato un semplice rinfresco con la madre. E oggi
avrebbe prenotato la chiesa e parlato con Padre McCue.
- E io?
- Ero deciso a chiarire una volta per tutte lintera faccenda e mi preparai un
discorso. Pulito e lineare.
- Bene.
- Arriviamo ad una mezzoretta fa, quando Scully è tornata con il suo boyfriend.
- E entrata un po accaldata, mentre lui la seguiva pochi passi più indietro.
"Mulder, devo parlarti."
- Mi avvicinai a lei, risoluto e determinato.
- No. Niente affatto.
- Il mio incubo non si sarebbe avverato. O almeno lo avrebbe fatto con una variante.
"Ti presento
"
"So già chi è." Sbottai. "Pensi che sia stupido, che non abbia
capito?"
"Mulder, che
"
"No, non sono stupido. E anche se forse, anzi, sicuramente, non te ne sei accorta,
beh
voglio solo sapere perché. Perché non mi hai detto niente. Perché sono stato
lultimo ad essere informato."
"Non pensavo che
" La sua faccia era allibita.
"Beh, io pensavo che fossimo amici, Scully, ma evidentemente mi sbagliavo. E poi
chi diavolo è questo tipo?" E lo indicai con rabbia. "Da dove salta fuori?
Perché non mi hai parlato di lui? Pensavo che ponessi fiducia in me, che
che
"
"Mulder, io
"
"E non provare a negare! Ti ho vista, Scully, e ti ho sentita. Prima il Wedding
Shop, poi la pasticceria
"
"Mi hai seguita?"
"Ero preoccupato. Dopo tutto quello che ci è successo, ero andato a pensare
chissà cosa. E invece mi sbagliavo, vero? Certo
poi cè stata la cena, padre
McCue
"
"Sei impazzito?" Lei era
beh, era tutto. Allibita, infuriata,
costernata
tutto
Dal canto suo, lui aveva assunto unespressione divertita.
"No, Scully! Non sono impazzito! Ma avrei gradito sapere che la mia collega è in
procinto di sposarsi e di lasciarmi, di lasciare il lavoro e gli X-Files!"
"Ma di che stai parlando?"
"Te lho detto, non provare a negare. Ho le prove. Allora
si può
sapere da dove salta fuori lui?"
"Lui
è Charlie, mio fratello!"
- E siamo giunti alla fine della mia storia.
- Ve lho detto che farei meglio a sotterrarmi, no?
- Ho fatto una figura pietosa. Non ho mai visto Scully così infuriata.
- Aiuto! Voglio nascondermi!
"Non sono io a dovermi sposare! E lui!" sta continuando.
"Lui? Lui è
"
- Non so più dove guardare.
- Guardo lei, guardo lui, guardo il pavimento, guardo le mie scarpe, guardo di nuovo lei.
"Si. Dio
non ci posso credere. Tu mi vieni a parlare di onestà e amicizia e
poi
poi arrivi a seguirmi?"
Dalla mia gola esce uno strano verso ma, a quanto pare, il mio cervello si rifiuta di
parlare e complicare ulteriormente la situazione.
"Tu mi dici SEMPRE dove vai? Quante volte te ne sei andato senza darmi
spiegazioni?"
- Ecco. Ovviamente ha ragione.
- Vorrei tanto trovare qualcosa di intelligente da dire. Non so, qualche frase ad effetto
che possa fare colpo.
- Solo che le uniche cose che mi vengono in mente sono:
- 1 buttarmi ai suoi piedi e supplicarla di perdonarmi;
- 2 fare lo stronzo e ribatterle a tono, nonostante sappia che ha ragione;
- 3 non dire assolutamente niente, starmene zitto e sperare che con il tempo e con
atti di penitenza (quali non andarsene in giro in cerca di cerchi di grano per poi
svegliarla nel cuore della notte e supplicarla di raggiungermi in un paesino sperduto
degli Appalachi, per farle fare un autopsia su un boscaiolo probabilmente morto di
infarto, starmene buono in ufficio a completare rapporti, senza far innervosire il grande
capo per nessun motivo, e
e altre cose che ora non mi vengono in mente) la
situazione si plachi;
- 4 uhm
non cè nessun quarto punto.
- Che faccio?
- La prima soluzione è senza dubbio da escludere.
- Mi sono comportato da troglodita, ho dato prova di tutta la mia idiozia
ma,
diamine, forse mi è rimasto un briciolo di amor proprio, non vi pare?
- La seconda soluzione
nah! Come posso pensarlo? Non potrei farle una cosa del
genere. Poche volte in passato lho fatto, e assaggiare quello sguardo artico che mi
ha rifilato ogni volta non mi sembra molto allettante.
- Non mi rimane che la terza soluzione, anche perché, al momento, non mi viene in mente
niente di meglio.
"Daccordo." Fa alla fine. Scully sarebbe dovuta entrare nei marines.
"Chiudiamo qui questa storia. Mi predo il resto della giornata libera. Andiamo
Charlie."
- E va via.
- Dopo avermi lanciato uno sguardo di fuoco.
- Il ticchettio dei suoi tacchi sul pavimento mi rimbomba nelle orecchie, ma è il minimo.
- Me la sono voluta.
"Vedrà che fra qualche ora le sarà passata." Charlie si è avvicinato. Ora
che lo guardo meglio la somiglianza con Scully mi salta subito agli occhi.
"Sono mortificato." Mormoro.
"Non si preoccupi. E stato divertente."
"Lo immagino."
"Perché non viene anche lei al matrimonio? E domani. Qualcosa di molto
informale. Solo i parenti e gli amici più stretti."
"Non credo che sia il caso."
- Insomma
dopo tutto quello che è successo con Scully non credo che voglia vedermi
in giro durante il matrimonio di suo fratello. E poi ci sarà Bill, e, onestamente, non mi
va di essere fissato da qualcuno che sta architettando tutti i modi per farmi fuori.
- Nossignore.
"Nel caso dovesse ripensarci
è alla chiesa di S. Joseph e poi un piccolo
rinfresco a casa di mia madre."
- Annuisco, e lo sento andare via.
- Rimango da solo. E me lo merito.
- Me ne resto seduto come un ebete per il resto della giornata, nella vana speranza che
Scully entri da quella porta e mi perdoni lennesima stronzata. Ma ovviamente non è
così.
- Come posso pensarlo?
- So che la mia immaginazione arriva a limiti paradossali, ma questa volta ho proprio
esagerato.
- Avrei fatto prima a fare chiarezza dallinizio, magari con qualche frase idiota, di
quelle che sparo io. Non so, del tipo Hey, Scully, si sposa qualcuno?
- E invece no.
- Lho seguita. Non ho avuto fiducia in lei. Sono stato sospettoso e arrogante
e
- Daccordo. Lo ammetto.
- Sono stato geloso.
- Fottutamente, maledettamente geloso.
- Nessuno può farmene una colpa. E anche logico che, se vedi la tua partner, amica,
confidente, la persona più importante della tua vita, che ti nasconde le cose e passa il
tempo con un tizio alto e fascinoso, organizzando un matrimonio
insomma, è logico
che la bile ti salga in gola, gli impulsi nervosi inceppino il tuo cervello, e gli istinti
primordiali da uomo delle caverne ritornino prepotenti.
- Se avessi dato retta alla mia metà più segreta, avrei rapito Scully, lavrei
legata e segregata in casa perché nessuno potesse toccarla o posare gli occhi su di lei.
Si, perché lo fanno dannazione! Lo fanno! Posano gli occhi sulla mia partner e
soprattutto in alcune zone-, perché la mia partner è una donna maledettamente bella che
attira gli uomini come il miele. Gli uomini non arrivano ad avvicinarsi, chiaro, ma si
accontentano di fissarle il fondoschiena. E a me dà maledettamente fastidio, va bene?.
- Ovviamente, però, non posso fare nulla di tutto questo. E non solo perché si presume
che sia sequestro di persona e violenza, e perché si ipotizza che io sia un uomo moderno
ed emancipato.
- E che, se anche provassi a mettere in atto il mio piano, non arriverei intero. Né
fisicamente né mentalmente.
- Scully non ha idea di quanto sia maledettamente sexy quando impugna la pistola e fa la
persona autoritaria
- Ok, non importa.
- Quando torno a casa, mi attendono stanze buie e fredde. La segreteria non contiene
messaggi (a parte quello dellamministratore che mi invita per lennesima volta
a contattarlo per discutere di alcuni lavori alle scale.), le mie videocassette sono senza
custodia e non riesco a trovare quella che avrei voluto vedere, non cè acqua calda
e sono obbligato a farmi la doccia con lacqua fredda, e sono costretto ad ordinare
un take-way cinese per riempire lo stomaco.
- Ovviamente la notte la mia insonnia cronica ritorna a farsi sentire. Provo a chiudere
gli occhi e ad evocare immagini belle e riposanti, ma il volto infuriato di Scully mi
appare sempre davanti agli occhi e sono costretto ad aprirli.
- Risultato finale: occhi gonfi, testa pesante, volto pallido e nessuna voglia di far
qualcosa.
- Così decido di trascorrere la mattina a letto.
- Niente lavoro. Niente di niente.
- Si, è una novità.
- Non trascorro una mattina a letto
non ho mai trascorso la mattina a letto. Cioè,
se si esclude il periodo di Oxford. Ma quella è uneccezione. Ovviamente. Quando
passi tutta la notte a bere con i tuoi amici in un pub fumoso a nord del Campus e torni a
casa quando sono le quattro, completamente sbronzo
beh, in quel caso non è
trascorrere la mattina a letto. E trascorrere la mattina a dormire.
- E diverso.
- E comunque, senza cavillare troppo sui particolari, decido di trascorrere la mattina a
letto, a fissare il sole dallaltra parte delle tapparelle della camera da letto, e a
pensare a Scully, in ghingheri, che si diverte con la sua famiglia.
- Credo proprio di aver superato il limite. Lei è stata fin troppo paziente con me. Mi ha
sopportato, ha sopportato le mie stramberie, i miei malumori, le mie fughe e mi ha salvato
il culo più volte di quanto voglia rammentare.
- E io che faccio?
- Mi comporto da stupido idiota.
- Se decidesse di andarsene e di ricominciare a fare una vita normale, non la biasimerei.
Anzi la incoraggerei.
- Daccordo, probabilmente la supplicherei di non farlo, anche a costo di rendermi
ridicolo.
- Ma ora non voglio pensarci.
- Non voglio pensare a niente.
- Sento il telefono squillare almeno tre volte nel giro di quella che, presumo, sia
unora e mezza.
- Poi vengo colto da un manto soporifero e mi addormento.
- Non sogno niente di preciso. Solo forme vaghe e tormentate.
- Suppongo che la mia testa abbia deciso di staccare la spina per un po.
- Allimprovviso lo sento.
- Un leggero tocco sulla mia spalla e sulla mia fronte mi costringono ad aprire pigramente
gli occhi. La figura davanti a me è sbiadita e prende forma lentamente.
- Il volto di Scully appare teso e preoccupato.
"Mulder, stai bene?"
- Annuisco pacatamente, mentre tento di mettermi a sedere.
- Non è il caso che mi alzi, dato che sono in boxer e
mi sono appena svegliato.
- Scully si siede sul letto, di fronte a me.
- Ha acceso labatjour sul comodino.
- Ha il viso truccato e i capelli arricciati alle punte.
- Ma indossa semplici jeans e una maglietta.
- Mi chiedo che ore siano. Glielo domando.
"Le sei del pomeriggio."
Ho dormito così tanto?
"Che fai qui? Non dovevi essere al matrimonio di tuo fratello?"
"La festa è finita circa unora fa. Charlie e Lissy sono partiti per un
breve viaggio di nozze." Si interrompe per prendere fiato e abbassa lo sguardo.
"Ho tentato di chiamarti tre volte, ma non rispondevi. Sono venuta, ho bussato e poi
ho usato la chiave. Sono arrivata in camera da letto e ti ho visto steso
mi sono
preoccupata. Ti sei sentito male? Non stai bene?"
"No, avevo
non ho dormito molto in questi giorni."
Annuisce.
"Perché non ti alzi e non ti dai una sistemata? Vado a preparare un tea."
- Riesco a malapena a sussurrare un Si, e subito esce dalla stanza.
- Odio vederla preoccupata. E odio ancora di più essere io il motivo della sua
preoccupazione.
- Fottutamente tipico.
- Spooky Mulder, quante volte hai visto il suo viso incresparsi per la paura e i suoi
occhi blu tingersi di preoccupazione?
- Troppe, troppe volte.
- E la cosa dannatamente assurda è che sono consapevole di essere fonte di eterna
preoccupazione per lei, so che sarebbe più tranquilla se le nostre strade si separassero,
eppure non voglio assolutamente che se ne vada.
- Semplicemente, non può farlo. Non posso permetterglielo. Non posso lasciare che accada.
- Dovessi mettermi in ginocchio e supplicarla e strisciare dietro di lei. Dovessi
non lo so
- Stop.
- E necessario fare un po di chiarezza.
- Non si può ragionare bene in una simile confusione.
- Devo parlarle, spiegarmi. E non devo perdere tempo.
- Cosa aspetto? Che venga davvero qualcuno che me la porti via?
- Beh, accadrà se non mi do una mossa.
- Mi alzo dal letto, raccatto un paio di jeans che giacevano a terra e vado in bagno. Ho
una bruttissima, bruttissima faccia.
- Sembra che mi sia scolato almeno due litri di alcolici vari e poi abbia vomitato anche
lanima.
- Mi sciacquo la faccia con acqua ghiacciata e riesco a riprendere un po di
lucidità. Non posso fare molto per il resto.
- Mi infilo il jeans e vado in salotto, proprio mentre Scully sta posando sul tavolino da
caffè due tazze fumanti di tea inglese, scuro e forte.
- Lideale sarebbe aggiungerci un po di brandy, ma non credo che sia il caso.
"Bevi finché è caldo," mi sussurra e ci sediamo entrambi sul mio vecchio
divano sfondato. Sembra di rivivere una scena rivista centinaia di volte.
"Comè
comè stato il matrimonio?" Cerco di aprire una
conversazione, a meno che non vogliamo trascorrere le prossime ore a sorseggiare tea e a
fissare il pavimento.
"Bello. Intimo. Pochi invitati. La mamma. Bill. Tara, Matthew. Un amico di Charles
che faceva il testimone. I genitori di Lissy, i due fratelli e la sorella. E una sua amica
come testimone."
"Come si sono conosciuti?"
"Lissy è avvocato del Jag. Nei mesi scorsi è stato in missione sulla St.Martin,
al largo del Mar Arabico. Si sono conosciuti a bordo. Mio fratello era il comandante in
seconda. Ora hanno chiesto una destinazione comune a Baltimora."
"Quindi vi vedrete spesso."
"Si." Accenna un sorriso che mi infiamma lo stomaco. "Charlie è sempre
stato
diverso da Bill, meno autoritario e più complice."
"Sono contento che ti sia divertita."
- Il silenzio cala su di noi.
- In strada un clacson suona insistente e si disperde nellaria. I coniugi del piano
di sopra guardano un vecchio film.
"Senti Scully
"
"No." Mi interrompe lei, e per un attimo temo il peggio. "Non
non
mi è piaciuto che tu mi abbia seguita, però, se tutto questo è accaduto, è anche colpa
mia. Se ti avessi raccontato tutto invece di
"
"Perché non lo hai fatto?"
Mi sembra una domanda più che legittima.
"Non lo so." Esala. "Non so perché. Forse
non lo so. Ma avrei
dovuto farlo."
"Pensavo che volessi tenermelo nascosto, che non mi considerassi più
tuo
amico. Ma ho anche io le mie colpe. Avrei dovuto chiedertelo, invece di girarci attorno e
pensare cose
assurde."
Rimane in silenzio e lascia cadere la schiena sul divano.
"Perché
ti sembra così assurdo che io possa
non so, desiderare una
famiglia
sposarmi?"
"No." Sospiro un po troppo flebilmente. Perché naturalmente questa
possibilità cè sempre.
"Il lavoro non è tutto nella vita, Mulder. Ci sono altre cose. Per quanto gli
X-Files siano importanti, occupino una fetta consistente nel tuo mondo, non ti è mai
venuto in mente che possa esserci qualcosaltro?"
"Cè il baseball." Rispondo sarcastico ed evito di incrociare il suo
sguardo.
- Me lo sentivo.
- Sapevo che prima o poi saremmo arrivati a questa conversazione.
"Mulder
"
"Vuoi lasciare gli X-Files?" Mormoro e, benché non lo voglia, nella mia voce
cè una sottile vena di disperazione.
"No che non voglio!" Urla quasi e prende a fissarmi. Ma io non ho il coraggio
di alzare gli occhi.
"Lo capirei, Scully, davvero. E
è
"
- Non riesco a terminare la frase perché un groppo in gola me lo impedisce.
- Mi viene da piangere.
- Prima o poi doveva accadere.
- Era il peggiore dei miei incubi. E ora sta per avverarsi.
"Mulder
" La sua voce è materna e calda, calda come la sua mano che
sfiora la mia e arriva ad accarezzarmi i capelli. Quando alzo gli occhi e lei scruta il
mio sguardo, la sua bocca accenna un breve sorriso.
"Vuoi lasciarmi anche tu, Scully?"
Scuote il capo.
"Potrei, secondo te?"
"Stavi già per farlo." Bisbiglio, sentendomi un bambino.
"Allora volevano trasferirmi."
"Ma non avrai mai una vita normale con me."
- E vero.
- Devo trovare il coraggio di lasciarla andare. Devo farlo, se davvero le voglio bene.
"Non ho mai detto di volere una vita normale. Ho solo detto di volere altro oltre
al lavoro. E dovresti volerlo anche tu."
"Io ho te, ho gli X-Files
mi bastano."
- La sento espirare profondamente.
- E poi
- E poi sento il suo alito sul mio. E le sue labbra morbide che cercano di invadere la mia
bocca.
- Questo deve essere un sogno.
- Non è possibile che stia accadendo sul serio quello che sta accadendo.
- Scully che
che mi sta baciando.
- Cha bacia me.
- ME.
- Oddio.
- Lentamente si stacca.
- Dolorosa perdita.
- Voglio ancora le sue labbra.
"Scu
Scully
tu
perché lo hai fatto?"
Sono inebetito, lo ammetto.
"Davvero non lhai capito?" La sua voce a metà strada fra
lesasperazione, la frustrazione e il desiderio.
"Io
si, cioè
non voglio aver frainteso
insomma
" Mi
sto incartando. Coraggio, Mulder. Fa un bel respiro profondo e ricomincia. "Lo sai
che ho una immaginazione iper-sviluppata, e voglio essere sicuro di aver capito quello che
ho capito e non aver capito qualcosa che
non
esiste."
Vabè, la chiarezza non è il mio forte in un simile frangente, ma spero di essermi
fatto comprendere.
"E cosa avresti capito?" Mi stuzzica.
Lo fa apposta? E un modo per farmela pagare o cosa?
"Che tu
"
- Oddio.
- Sento il mio volto in fiamme e la vedo sorridere.
- Mi sento cretino.
- Oltretutto mi sembra di avere una pentola a pressione in mezzo alle gambe, quindi, se è
uno scherzo, devo correre al più presto sotto la doccia altrimenti rischio di rendermi
veramente ridicolo.
"Che io?"
- Ok. Qui bisogna agire.
- Mettiamo le cose in chiaro. Le carte in tavola.
- Spiattello tutto e non se ne parla più.
- Basta tergiversare, girarci intorno e quelle cose lì.
- E ora di parlare.
"Scully
" Cerco di assumere un tono serio. Mi alzo e mi metto seduto di
fronte a lei, sul tavolino da caffè. "Scully, nel caso tu non lo avessi capito, e so
che probabilmente è così, io
mi sono comportato come mi sono comportato negli
scorsi giorni non solo perché temevo che mi nascondessi qualcosa. E che
ero
geloso." Scully tenta di aprire la bocca e parlare ma io la fermo. "No, sta
zitta un momento. Fammi parlare. Ora
ora ho trovato il coraggio di farlo. Perché,
nonostante quello che tu possa pensare di me, nonostante possa mostrare
coraggio
nella ricerca della verità, beh
non è così in altri frangenti. Ma poi vedo quel
tipo che ti sta vicino e allora
si, ero fottutamente, maledettamente geloso. E non
solo di lui ma di tutti gli uomini che osano posare gli occhi su di te. Lo so. Sono
invadente e possessivo. E non me ne frega niente di cosa penserai di me dora in poi,
ma non tollero che qualcuno, eccetto me, possa minimamente mostrare interesse per
te." Mi blocco per riprendere fiato. Scully rimane impassibile. "Quindi, Scully,
nel caso che non te ne fossi ancora accorta, sono innamorato di te e lavorare con te non
mi basta più. Perciò, se non provi le stesse cose per me, se non hai i miei stessi
desideri, dimmelo ora e chiudiamo questa storia."
Finisco la mia bordata e la guardo mentre mi fissa, le sue labbra aperte in un
sorrisino compiaciuto.
"Lo so, Mulder."
"Che cosa?"
"Che sei innamorato di me
insomma, lo sospettavo."
Lo dice con una tranquillità che mi spaventa.
"Ah." Non trovo nulla di meglio con cui rispondere. "E allora
perché
"
"Non volevo correre rischi. So quanto il tuo lavoro sia importante per te, e
pensavo che non volessi
iniziare una relazione o quel che è
io
non
"
- Idiota.
- Stupido.
- Cretino.
- Imbecille.
- Non le permetto di terminare la frase. Catturo le sue labbra con le mie, e ci ritroviamo
stesi sul divano, dimenandoci come adolescenti in calore.
- Le sue mani vagano sulla mia schiena nuda, fermandosi sotto la cintola dei jeans.
- La mia pentola a pressione sta per esplodere.
- E, diamine, non posso permettere che la nostra prima volta sia sul mio malandato divano.
Niente affatto. Cè una camera da letto che ci aspetta.
"Aspet
Scu
asp
" Mi stacco a malincuore dalle sue labbra e
mi sollevo.
"Che cè?" Uh-Oh.
"Non qui." Le sussurro. "Andiamo con calma."
"Mulder, se tu non
" Sento una lieve ritirata. E panico. Devo fare
qualcosa.
"Cazzo, Scully, non pensare minimamente che non voglia fare lamore con te.
Perché, se dovessi dare ascolto ai miei istinti, ti strapperei i vestiti e ti sbatterei
su questo divano fino a farti urlare."
"Perché non lo fai?" Dove diavolo ha tirato fuori questa voce sexy?
"Perché voglio ricordare questa notte per il resto della mia vita. E voglio che
sia così anche per te."
- Apre la bocca e la richiude.
- Tenta di alzarsi, ma sono più grosso e veloce di lei, così ho la meglio.
- La sollevo e inizio a trasportarla verso la camera da letto.
"Mulder, credo di poter camminare da sola."
"Voglio solo farti risparmiare le forze."
- La adagio sul letto e mi getto sulle sue labbra.
- Entrambi finiamo distesi, in un groviglio di risate, gemiti e membra.
- Il suo respiro è pesante sotto di me. Guardo le sue labbra lucide e gonfie risplendere
alla luce dellabatjour sul comodino.
- Passa la punta di un dito sulla pelle della mia schiena e si ferma alla cintola dei
pantaloni, iniziando a strattonarli.
"Cè ancora tempo per questo." Le sussurro e laiuto a sfilarsi la
maglia.
- E uno spettacolo.
- Ed io un uomo dannatamente fortunato.
- Mi abbasso su di lei e inizio ad esplorare la morbidezza dei suoi seni.
- A dispetto di ciò che sta accadendo sotto i miei jeans, mi accontenterei anche di
questo. Dormire tutta la notte in una simile bambagia.
"Scully?" Inizio, sollevando il viso e guardando i suoi occhi liquidi.
"Sei sicura di volerlo realmente?"
"In che senso?"
"Niente pentimenti dopo? Perché non so tu, ma per me questo è solo linizio
di una lunga serie e
non vorrei che mi lasciassi assaggiare una fetta e mi negassi
tutto il resto."
- Ok.
- Si.
- Sono spaventato.
- Che volete farci?
"Dipende da te, Mulder." Mi sussurra seria, ma il luccichio dei suoi occhi mi
dice che vuole solo giocare. "Dipenda da come ti comporterai."
"Stai mettendo in dubbio le mie eccelse qualità?"
"Ancora non le ho provate, non posso giudicare."
- Le nostre labbra si sfiorano per lennesima volta.
- Dora in poi sarà una sofferenza vivere in ufficio.
- Come faccio a starle accanto e non toccare le sue labbra almeno una volta ogni tanto?
Sarà davvero frustrante.
- Magari potremmo appartarci nel parcheggio
"Va a chiudere le tapparelle." Mi suggerisce, accennando con il capo alle
persiane da cui entra la luce dei lampioni.
- Le strappo un ultimo bacio e vado accanto alla finestra.
- Abbasso le lame fino a che la stanza è illuminata solo dallabatjour, e, quando mi
volto, vedo la sua pelle nuda riflettere la luce dorata.
- Jeans e Slip sparsi dallaltra parte del letto.
- Tubolari finiti chissà dove.
- Allimprovviso ho una certa difficoltà a respirare.
- Non so se è poi una buona idea.
- Cioè, chiariamo. Non è che non voglio fare lamore con lei. Anzi. Al momento il
mio unico pensiero è trovare il modo di profondare il più possibile dentro di lei senza
farle troppo male.
- Il problema è che
che quando avverrà
credo che sarà il più veloce
orgasmo nella storia delluomo e farò una figura ridicola.
"Allora?"
- Scully si mette a sedere e mi fa segno di avvicinarmi.
- Devo ubbidire, certo.
- I miei piedi si muovono sul pavimento e mi ritrovo davanti a lei, incapace di parlare.
- La vedo guardarmi con aria divertita e poi alzare le mani. Abbassa la zip dei miei
pantaloni e li tira giù con i boxer.
- Quando rialza la testa sgrana gli occhi.
- In effetti sono stupito anche io.
- Non mi ricordo di aver mai avuto unerezione del genere.
- Spero solo che non
- Oddio.
- Questa deve essere catalogata come forma di tortura, altrimenti non saprei proprio dire
cosa sia.
- Inizia a toccarmi lentamente, sento la sua pelle accarezzare la mia, e non posso fare
altro che stringere i denti e resistere.
- Se non fosse la nostra prima volta mi lascerei andare, ma non avevo in programma che la
serata finisse così.
"Scu
Scully
" Non posso più resistere, se non smette subito
"Scully, ti scongiuro."
"Cosa, Mulder?"
"Ricordi il discorso sulle qualità?" Annuisce. "Vorrei tanto
mostrartele, ma non potrò mai farlo se non smetti immediatamente."
- Annuisce ancora e si distende nuovamente.
- Mi siedo accanto a lei e respiro con affanno, cercando di recuperare un po di
lucidità.
- Scully si muove dietro di me, sento le sue labbra darmi un dolce bacio sulla spalla e la
sua testa accoccolarsi subito dopo.
"Scusa." Bisbiglia, e non posso fare a meno di ridacchiare.
"Non scusarti per questo, mi farai venire dei complessi." Mi volto e la
trascino con me. Sono su di lei. Il suo respiro mi sfiora i capelli delle tempie. Le sue
gambe circondano le mie anche. "Abbiamo ancora tutta la notte."
"Non sei più un ragazzino."
"Questo lo vedremo."
- Inizio a stuzzicarla, e poi sono in lei.
- Rimaniamo abbracciati per qualche minuti, tentando di sentire e assimilare la nuova
sensazione che ci circonda.
"Ti ho fatto male?" Non posso continuare se non ho la certezza che stia bene.
Diciamocelo. Sono il doppio di lei.
- Lei nega con la testa, incapace di parlare.
- E pian piano iniziamo a muoverci.
- Una lenta litania allinizio.
- Poi una danza.
- Poi unorgia di sensi.
- La sento stringersi attorno a me, e, poco dopo, collasso anchio, dentro di lei e
su di lei, privo di energie.
- Ho come limpressione che il tempo si sia sospeso. Mi sembra di galleggiare su una
nuvola.
- Le sue mani mi pettinano pigramente i capelli e la sua bocca posa baci sulla tempia.
"Ho dimostrato
le mie qualità?" Borbotto.
- Forse la sto schiacciando. Steso su di lei. La testa abbandonata nellincavo del
suo collo.
- Ma non ho la forza né la voglia di spostarmi.
"Pienamente."
"Potrò farlo ancora in futuro?"
"Ovviamente, a patto che sia immediato."
A quanto pare non sono lunico ad aver gradito.
"Si
fra un attimo però, dammi un po di tempo."
- Rimaniamo in silenzio.
- Sento il battito del suo cuore e il suo lieve respiro.
- Laria profuma di noi. Dei nostri sapori mischiati.
"E stato Charlie." Esordisce allimprovviso.
"Uhm?"
"E stato Charlie a dirmi di venire qui. Mi ha detto che
che quando un
uomo è innamorato arriva a fare ogni genere di follia. E che
quando una donna è
innamorata dovrebbe perdonargli questo genere di follia."
- Il mio viso si distende e un vago senso di tranquillità mi invade.
- Non mi ha detto Ti amo, ma
"Ti amo." Conclude.
No. Appunto. Me lo ha detto.
"Scully
è troppo tardi per fare un regalo di nozze a Charlie?"
The End
Note: Ve lho detto che era una scemenza, no? Una zuccherosa romanticheria,
nata da un momento insano del mio cervello. Partorire certe storie non è proprio da
persone normali. Spero che vi abbia divertito, e che a nessuno sia venuto un attacco di
diabete per il troppo zucchero
sorry, il medico dovete pagarvelo da soli :9