TITOLO: Quel tempo che fu 1
AUTRICE: Lezar theonlytruth@crazy-land.net
SPOILER: In qualche posto tra Memento Mori e Redux.
DISCLAIMER: Mulder e Scully non sono miei, appartengono ad altri che non sono io.
NOTE: Questo è il frutto di un’uggiosa mattinata in cui il libro su cui stavo studiando mi sembrava senza senso… ovviamente la mia testa non era con gli storiografi dell’età di Augusto.

 

'' Bene. Eccomi qui.
La casa è in silenzio, la cena è nel mio stomaco ed io, francamente, posso dire di sentirmi bene.
Ho tolto il sonoro alla TV. Stanno trasmettendo un vecchio film in bianco e nero, ma non ricordo il titolo. E’ una di quelle pellicole che mi affascinavano da ragazzina, quando la mia vita era un raggio di sole turchino e radioso.
Non che le cose siano cambiate, ma gli anni hanno appesantito quei colori e li hanno inscuriti. E nessuno ci può fare nulla. Neanche tu.
Ti ho lasciato tre ore fa con un sorriso che aleggiava tra le tue labbra, dopo una di quelle discussioni senza senso in cui ci si imbarca a volte. Forse è per questo che sono qui a scriverti. Perché, dopo tanto tempo, ho rivisto un tuo sorriso. O forse perché, mentre aspettavo che la mia cena finisse di prepararsi, mi sono ritrovata davanti al calendario a contare i giorni. O forse i mesi. Ma non di più. E così, con una certa titubanza, ho iniziato a pensare che sarebbe arrivato un tempo, molto presto, in cui non sarei più stata in grado di parlare, vedere o pensare. E per la prima volta, Mulder, l’ho fatto senza provare paura o rabbia, ma solo un briciolo di nostalgia per tutte quelle parole che non ho mai detto. Che non ti ho mai detto. E mi sono detta che in qualche modo dovevi venirle a sapere, prima che fosse troppo tardi.
So che in questo momento non sei in grado o nella possibilità di ascoltarle, perché hai bisogno del tuo senso di colpa come io ho bisogno delle tue morbose attenzioni -anche se non voglio ammetterlo-. Ecco perché non te le dico a voce (magari non ne ho neanche il coraggio), ma le affido alla carta, sperando che quel giorno tu le legga e possa trarne conforto.
TI AMO, MULDER.
…………Oh, Dio! Tremo mentre lo scrivo!
Ma è la verità.
TI AMO. TI AMO. TI AMO.
Incondizionatamente.
Totalmente.
In maniera quasi proibita.
Quasi inconsapevole.
Come il sole ama il giorno e il buio ama la notte.
Lo so che in questo momento starai ridendo, perché non è certo da me parlare in questo modo. Ma posso assicurarti che scrivere queste parole è difficile e liberatorio. Sento sollievo ad aver confidato a qualcuno quello che era il mio più ostinato segreto, ma so che, aver prosciolto queste parole nel profondo della mia anima, mi porterà a guardarti in maniera diversa.
Tremo all’idea, ma non potevo fare altrimenti.
Come si dice, bisogna cogliere le occasioni. E per me, di occasioni, non ce ne saranno più molte. Così devo prendere quelle che mi si presentano davanti. Oggi è una di quelle.. Una di quelle occasioni per dire tutto e sperare che chi ascolterà saprà interpretare quelle parole.
…… Non rinnego niente della mia vita, Mulder. Nessuna delle cose che ho fatto con te. So che ti ritieni responsabile di ogni cosa che mi è accaduta. Ma ho scelto io di rimanerti accanto.
Quando il governo o chi per lui mi rapì, quando fecero in modo che mi ammalassi... lo fecero per colpire te, è vero. Ma non lo avrebbero fatto, se non avessi scelto di schierarmi accanto a te, se non avessi preso le tue difese, se non avessi fatto diventare mia quella battaglia che era stata solo tua fino a quel momento, se avessi deciso di prendere la mia strada.
Se così fosse stato, probabilmente ora sarei sposata, con una bella macchina, un bel bambino e un marito e un lavoro tranquillo.
Erano i miei sogni da bambina.
Ma quei sogni, Mulder, sono lentamente scomparsi da quando ho messo piede nel tuo seminterrato, da quando ho incrociato i tuoi occhi.
Tutto quello che ci è capitato, ha temprato il nostro carettere e le nostre anime, ha fortificato i nostri spiriti e li ha resi più consapevoli di loro stessi e di coloro che avevano intorno.
E lentamente, Mulder, lentamente, tutto è diventato chiaro nella mia testa.
Le nostre discussioni in ufficio, l'affetto che mi dimostravi erano diventati quotidiani e indispensabili, così come sentire la tua voce, vedere i tuoi occhi illuminarsi mentre esponevi una delle tue assurde teorie, vedere i tuoi sorrisi, che riservavi solo a me o ai tuoi amati Knicks, sentire le tue mani.
E la più somma delle verità, Mulder, è diventata parte di me e mi ha nutrita e mi nutre ancora. E lo farà per sempre.
Devi vivere, Mulder, devi continuare a vivere anche dopo.
Devi vivere Mulder. Devi vivere per te. Devi vivere per me, perchè la mia morte non significhi la fine di tutto, ma l'inizio di ogni cosa. Non potrei lasciarti sapendoti distrutto. Continuerei a soffrire anche in quell'altra vita che, spero, troverò alla fine del mio cammino. E invece voglio trovare un po’ di pace e continuare a vegliare dall’alto la tua vita e la tua ricerca della verità.
So che ti stai dannando l’anima per me, per trovare un modo per salvarmi. Non riuscirò mai a ringraziarti abbastanza per questo. Per tutto quello che sei per me.
Ma a volte ci sono cose nella vita che non hanno senso ed è inutile sforzarsi di capirne il significato. Semplicemente non c’è. Sono cose che accadono e basta e bisogna accettarle.
Oggi, che ti scrivo questa lettera, io le ho accettate. Sono diventate consapevolezze che non mi spaventano più.
Quello che mi spaventa ancora sei tu.
E’ il mio ultimo desiderio, Mulder, e non puoi non rispettarlo. Confido che lo farai.
Accetta la mia morte e continua a vivere.
Ti prego, fallo per me.

Per sempre tua, oltre la vita, oltre la morte   

S. ''                 

 

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TITOLO: Quel tempo che fu 2
AUTRICE: Lezar theonlytruth@crazy-land.net
SPOILER: In qualche posto nella settima stagione.
DISCLAIMER: Mulder e Scully non sono miei, appartengono ad altri che non sono io.
NOTE: Questo è il frutto di un’uggiosa mattinata in cui il libro su cui stavo studiando mi sembrava senza senso… ovviamente la mia testa non era con gli storiografi dell’età di Augusto.

 

Non sapeva perché lo aveva fatto.
Non lo sapeva allora e non lo sapeva neanche in quel momento.
Lo aveva fatto e basta. Come una di quelle cose che si fanno perché si ha l’impulso di farle senza confidare ad esse un costoso ragionamento di neuroni.
L’aveva presa senza che se ne accorgesse e l’aveva messa in tasca. Nascosta. Dimenticandola lì fino al suo ritorno a casa.
E poi l’aveva ripresa in mano. E girata e voltata un’infinità di volte. Fissandola incerto e curioso e decidendo di aprire e leggerla solo alla fine.
C’era scritto il suo nome sulla busta.
‘Per Mulder’
In fondo era anche sua, no? O, per lo meno, era indirizzata a lui. In un modo o nell’altro, un giorno sarebbe entrata in suo possesso. Quindi non era molto grave se accelerava i tempi.
Forse solo un poco.
Estrasse il foglio e stette a fissare quel cartoccio biancastro ancora piegato.
Poi l’aprì e si immerse nella lettura, mentre le parole iniziavano a raffigurare nella sua testa ricordi, e i ricordi mescolarono lacrime e nostalgia, dolore e sollievo, speranza e paura, timore e euforia.
Guardò annebbiato quella piccola calligrafia minuta che gli confidava il suo cuore, come ultimo dei suoi desideri.
E, come ebbe finito, un tuffo nella sua anima lo colpì come una marea improvvisa e sentì la necessità, quasi fisica e indispensabile, di uscire.
Così fece.
Le strade di Washington si svuotavano lentamente e, alla frenesia del giorno, un languore torbido e sonnolento si sostituiva con pigrizia.
La primavera era alle porte, ma spuntava così timida che nessuno se ne accorgeva, ancora sferzato dai venti freddi che giungevano dal mare e arrossavano il viso in un manto di insolito inverno.
Eppure nel suo cuore la primavera aveva già iniziato a sbocciare, e, con le dita strette intorno a quella lettera, le mani nelle tasche del cappotto, e uno sguardo di vacuità e speranza si diresse verso di lei.
Quando arrivò al suo appartamento, la sera era già calata e la luce del corridoio illuminava di focolai e ombre il suo cammino.
Esitò un attimo e poi bussò.
Qualche secondo dopo, Scully gli venne ad aprire la porta con una tuta di due taglie più grande, un grosso turbante su capelli che chiedevano di essere asciugati e un’espressione perplessa sul viso.
-Non avevamo detto ‘ci vediamo lunedì’?
Un’alzata di spalle e nessuna parola furono sufficienti.
Scully si scostò e lo fece passare, sussurrando al suo stravagante collega qualcosa su capelli che dovevano essere asciugati e un ‘e poi parliamo’ vagamente minaccioso che lo fece sorridere.
Rimase da solo nel salotto.
I colori, i profumi, la flebile luce della lampada accanto al divano.
Tutto quello che lui non era.
Dolce, caldo, materno, profumato.
Tutto quello che avrebbe voluto avere.
Attorno c’era ancora qualche scatolone della loro recente pulizia.
Quel sabato Scully aveva deciso di darsi alle grandi pulizie, e aveva chiesto al suo dinoccolato collega una piccola mano con le cose più pesanti e più in alto.
Uno stupendo sabato in compagnia di scatoloni, cianfrusaglie, polvere, stracci, detersivi e una splendida collega. Perché volere di più?
Mulder si trovò a sorridere, mentre la sua mano, quasi involontaria, conficcava sempre più profondamente nella tasca del cappotto la ragione della sua visita.
-Allora, Mulder, cosa c’è questa volta?
La voce di Scully lo distolse e l’attirò fremente verso di lei.
Era giusto dietro di lui.
I capelli lisci e profumati, ancora leggermente umidi, le incorniciavano un viso che quella sera, non sapeva perché, gli sembrava più piccolo. Più delicato. Più gracile.
-Mulder?
-Si- fece lui, insinuando nella voce un attimo di smarrimento.
-Stai bene?- un tono piatto che cercava di nascondere una lieve preoccupazione.
-Certo- le rispose, mentre un sorriso leggero sgorgava dalle sue labbra- Benissimo, Scully.
Forse era meglio dimenticare quella lettera.
Almeno per il momento.
Quel tempo, prima o poi, sarebbe giunto anche per loro.

 

 

FINE

 

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