TITOLO: Another Time - Praefatio
AUTRICE: Lezar
GENERE: MrS... mas o menos
RATING: R... mi sembra
SPOILER: All Things (Una specie di post-episode, concedetemelo)
DISCLAIMER: Non mi prendo la responsabilità di quello che Carter ha combinato.
FEEDBACK: Ovviamente si a theonlytruth@crazy-land.net
NOTA 1: Effetti collaterali degli esami.
NOTA 2: Sono uscita completamente di testa.

Enjoy!

 
La prima volta che ho toccato una ragazza avevo 14 anni.
Toccare, capite? Terza base.
Ok, magari era solo la seconda. Ma non pensiamo ai particolari, concentriamoci sul concetto principale: toccare una ragazza.
Allora c'era quella Lilian non so che della mia classe di francese.
Avevo appena iniziato le superiori ed ero entrato nella squadra di baseball. Eravamo il solito gruppo di idioti che se lo guardavano sotto la doccia per vedere chi lo aveva più grande. Ma eravamo bravi e, soprattutto, non mancava occasione per farci notare dalle ragazze. Partite o semplici allenamenti che fossero.
John, il nostro capitano, si vantava di averlo fatto a 13 anni. Ci raccontava la storia ogni volta e, ogni volta, aggiungeva particolari sempre più eccitanti. Ovviamente tutti sapevamo che quello che raccontava era solo un mucchio di stronzate. Non eravamo così stupidi.
Insomma, per farla breve, un giorno i miei compagni -e soprattutto John- si accorsero che Lilian guardava me ed io guardavo lei, e iniziarono a starmi dietro e a canzonarmi.
La storia andò avanti da Febbraio a Maggio, fino a quel giorno.
Era l'anniversario della scuola.
Erano stati allestiti barbecue e banchi di dolci. Erano stati organizzati forum e concerti, ed erano stati indetti tornei interni per ogni disciplina sportiva praticata nella scuola.
La mia squadra di baseball era riuscita ad arrivare fino alla semifinale, ma poi si era arresa a John e a quelli del secondo anno.
La partita era finita, da lontavo sentivo gli echi della finale, ma io mi ero attardato negli spogliatoi e mettevo a posto il borsone.
Fu allora che sentii la sua volce pronunciare quel 'Ciao' che sarebbe stato il protagonista del miei sogni dei successivi quattro mesi.
Lilian si avvicinò a me con un sorriso complice sulle labbra e un tono succulento da porno diva. Non mi stupirei se lo fosse diventata realmente.

"Ciao Fox," ripetè, scandendo le sillabe molto lentamente. "Sei stato bravo oggi.  Peccato che i tuoi compagni non avessero la tua classe."

"Ehm... grazie... grazie, Lilian." Balbettai io, sentendomi un miserabile, perfetto idiota per tutto il tempo.

Si, insomma. Per TUTTO IL TEMPO.
Quel tempo.
Quel tempo in cui le nostre labbra si sfiorarono, lei si slacciò la camicetta, io le toccai i seni, combinai un disastro nei miei boxer e mi vergognai di me stesso per un'intera settimana.
Non importa che poi ci mettemmo insieme e, alla fine, lei mi piantò per John.
Davvero.
Quello che veramente importa è quella sensazione di vergogna e disagio che provai in quel momento. Quella sensazione è rimasta sepolta nel mio cervello per più di vent'anni, ed è riaffiorata proprio nel momento peggiore.
ORA.
Mentre Dana Scully è completamente nuda su di me.
Si, avete capito.
D a n a  S c u l l y.
La mia partner, la mia collega, la mia migliore amica.
N u d a.
Senza niente addosso.
Ok, ok.
Raccogliete il vostro stupore. Vi devo qualche spiegazione, ma non pretendete troppo: la mia lucidità è tornata da poco.
Bene, da dove comincio?
E' un pò difficile in effetti, anche perchè non so esattamente com'è che siamo arrivati a questo punto.
E' tutto iniziato con ectoplasma ingoiato, una autopsia e il mio stupidissimo viaggio in Inghilterra. Poi l'incontro di Scully con Daniel vatte la pesca, ex professore, ex innamorato, ex amante... insomma l'Ex per eccellenza.
Siamo venuti qui, al mio appartamento, abbiamo bevuto una tazza di tè e Scully si è addormentata sul divano.
E' quello che è successo dopo che è andato del tutto fuori dai nostri consueti binari.
Sono andato a farmi una doccia per scrollarmi di dosso la transoceanica, e sono uscito dal bagno indossando solo i boxer neri di seta.
Non è che avevo preso proprio quelli. Mi sono semplicemente capitati sotto mano nel cassetto.
E avevo dimenticato che Scully fosse nei paraggi e cosa, ormoni impazziti per il fuso e una doccia calda, possono fare al mio corpo. O... a determinate parti del mio corpo...
Ehm...
Oh, insomma! Per amor di Dio, sono un uomo!
E poi come potevo sapere che Scully mi stesse aspettando seduta sulla sponda del mio letto, con labbra gonfie -gonfie?-, capelli leggermenti spettinati e viso mezzo assonnato?!
Una gattina.
E io ero il maschio del branco.
Ok, lo so. Non è una giustificazione sufficiente.
Ma... guardate. Avrei resistito, se Scully non si fosse messa a discutere di 'se' e 'ma', 'forse' e 'perchè', di quello che avevamo fatto e quello che ci eravamo negati nella vita, con una vocina cadenzata da sesso telefonico.
Lei si è avvicinata a me, io a lei. I nostri occhi si sono incrociati, le nostre labbra si sono sfiorate e poi sono abbastanza confuso.
La luce del comodino è stata spenta -da chi? Da me o da lei?-, i nostri vestiti sono scomparsi -cioè, i suoi-, la nostra pelle si è incontrata e si è mischiata. Ho sentito il suo calore sulle mie labbra, la sua pelle rovente intorno alla mia, la sua voce roca e spezzata nella mia testa, i nostri corpi muoversi in sintonia. E poi una sinfonia liberatoria di stelle luminose e paradiso, e una beata stanchezza serpeggiante sulla pelle.
 
La mia lucidità è tornata pochi minuti fa.
I nostri respiri si sono tranquillizzati e la sua voce vibrava sulla cassa toracica su cui era appoggiata.
La mia.

"Sei pentito?"

La Domanda per eccellenza.
Le ho risposto con una risatina pacata e un 'no' roco e deciso.
Ed è stato in quel momento che lo ha fatto.
Ha acceso la lampada del comodino e improvvisamente ho visto. Ho visto i suoi occhi brillare, i capelli scomposti e lussuriosi, la pelle accaldata baciata dalla luce dorata.
Mi sono sentito perso ed è ricominciato tutto. Il senso di vergogna e di disagio.
Perchè una creatura del genere io non la merito. Perchè non sono degno di lei. Perchè, nello stesso momento in cui l'ho vista, ho capito che il mio cuore le apparteneva.
E... capite. Quando scopri tutte queste cose, non sai cosa dire, la gola diventa secca e cominci ad aprire e chiudere la bocca come un pesce.
O forse sono un pesce.
Un pesce lesso, brutto e idiota che sta fissando una dea scesa in terra senza riuscire a sputare parola.
Esci la testa da sotto il sedere, e parla!

"Mulder?"

Ecco, ha parlato prima lei.

"Uhm... non so cosa dire."

Dio, si può essere più stupidi?

"Che facciamo, Mulder?"

Questa è la Domanda per eccellenza n°2.  E ovviamente lei vuole una risposta.

"In che senso?"

Bella risposta! Complimenti!
Non facevo prima a spararmi?

"Come in che senso, Mulder?!" Ohy, ohy! Devo rassicurarla, non innervosirla ancora di più! "Abbiamo fatto l'amore, sai che significa?"

"Vuoi che te lo spieghi in termini tecnici? Preché credo che in questo sia più brava tu."

Va già meglio.
Vedo che sorride e ridacchia contro la mia pelle. La cosa ha qualche effetto collaterale sui miei istinti, ma ci pensiamo dopo.

"Cambieranno tante cose, ne sei cosciente?"

"Non sono un campione di coscienza, anzi il contrario... ma si, ne ho una vaga idea"

"E?"

E? Che significa 'e'? Non c'è nessun 'e'. Che rispondo a quegli occhi ansiosi che mi guardano?

"E... vedila così. Se passiamo le notti insieme, spenderemo meno per la bolletta del telefono."

"Il telefono?"

Come glielo faccio capire?

"Niente più chiacchierate notturne." Mi sta guardando in modo strano. Devo specificare. "Se avremo voglia di parlarci, potremo farlo per presa diretta."

Inizia a fissarmi come se da un momento all'altro dovessero spuntarmi due antenne sulla testa: non ha idea quanto sia sexy quell'espressione... e pericolosa.
Incendio a sud! Incendio a sud!

"Il telefono?!" Fa alla fine, ed io annuisco lentamente, prima di sporgermi e sfiorarle delicato le labbra.

"Non dobbiamo avere paura, Dana. So che sei spaventata, e lo sono anch'io. Ma quello che è successo stanotte è stato bello e importante. E' una cosa che c'è fra noi da molto tempo -e lo sai tu e lo so io-, e oggi è venuta fuori. Non so perchè. Se è stato Daniel, o il mio viaggio, o una serie di circostanze che non riusciamo a capire. Ma la cosa importante è che è successo e io... non voglio rinunciarci. Ho rinunciato a troppe cose nella mia vita." Mi guarda con bocca aperta e sguardo sorpreso. A dire il vero, sono sorpreso anche io.

"E se ci scopre Skinner? O l'FBI?"

"Staremo attenti. E, se anche dovesse accadere... pazienza. Ma non rinunciamo a tutto questo... Ti prego, non farlo. Dana, se hai bisogno di tempo, se vuoi valutare bene la cosa... non te ne farò una colpa, aspetterò."

Sono sincero. Dio, se lo sono.
Mi chiedesse di aspettare un anno o dieci, lo farei.
Lei mi guarda commossa e preoccupata e, alla fine, si limita ad annuire e a stringersi attorno a me.

"Dormiamo?" Le chiedo, mentre cerco di afferrare la coperta e coprirci entrambi.

Annuisce ancora e chiude gli occhi.
Allungo una mano e spengo la lampada del comodino: di nuovo buio e silenzio. Celati e nascosti, aspettiamo il sonno.

"Mulder?" Sento all'improvviso, e i miei occhi, da poco intorpiditi e chiusi, si destano d'un tratto.

"Si?"

"Sei geloso di Daniel?" E giuro di aver avvertito nella sua voce un velo di malizia tipicamente femminile.

Sento un sorriso velare le mie labbra, e lascio che le parole escano e il sonno prenda il loro posto.

"Non deve neanche provare ad avvicinarsi a te."

Fine della storia.
Sono un mieloso, idiota innamorato, non trovate?

 

 

Continua...