- TITOLO: Another Time - Iter
- AUTRICE: Lezar
- GENERE: MrS... mas o menos
- RATING: R... mi sembra
- SPOILER: Hollywood AD (in parte)
- DISCLAIMER: Non mi prendo la
responsabilità di quello che Carter ha combinato.
- FEEDBACK: Ovviamente si a theonlytruth@crazy-land.net
- NOTA 2: intermezzo usterico
- NOTA 1: Gli effetti collaterali degli
esami continuano.
Enjoy!
- Mio Dio, come si fa?
- Può una creatura essere più subdola e crudele di
quella che ho davanti tutti i giorni?
- Come si fa a resistere in situazioni di cattività
come queste?
- Inizio a pensare di essere diventato improvvisamente
un monaco buddista in ritiro spirituale in Tibet. Perché davvero
non credo che un
uomo normale e sano di mente possa resistere facilmente a tutto questo.
- Parti di me non sono molto daccordo sulla mia
condotta di vita e si sentono frustrate e demoralizzate.
- Non che io possa dare loro torto, sia chiaro.
- E solo che ho promesso, capite?
- E una promessa è una promessa, soprattutto una
promessa fatta a Scully, dopo una notte damore come quella che avevamo trascorso.
- Lei vuole solo essere sicura che quello che stiamo per
affrontare sia davvero la cosa migliore per noi, la cosa giusta.
- E intanto è trascorso quasi un mese di sogni ad occhi
aperti, e notti insonni a pensare a lei.
- Non che il mattino dopo quel mattino dopo- non
avessi capito le sue intenzioni. Se nera andata. Puff. Si era svegliata, si era
rivestita e si era portata via ogni cosa. Tutte le mie illusioni, le mie speranze, le mie
primavere, le mie estati, la mia giovinezza e la mia vecchiaia.
- Tutto.
- Quella mattina ci misi unora ad alzarmi. Non sto
scherzando. Unora. Letteralmente. Continuavo a rigirarmi nel letto, a cercare la sua
presenza, il suo odore, il suo profilo, qualunque cosa che mi dicesse che lei era stata
qui e aveva fatto lamore con me.
- Farmi la doccia fu dura.
- Non volevo cancellare le nostre tracce. La sensazione
dei suoi baci. Il sudore del mio corpo mischiato al suo.
- Poi, dopo sforzi disumani e una buona mezzoretta
di ritardo, arrivai in ufficio e la trovai in piedi, lievemente appoggiata alla scrivania,
immobile, ad attendermi.
- E parlammo. Parlammo a lungo, davanti a due
schifosissimi caffè della macchinetta, con la porta dellufficio chiusa e la
certezza che nessuno ci avrebbe disturbato.
- A Quantico non cera nessuna autopsia da fare.
Danny era via. Skinner anche. E tutti gli altri agenti facevano di tutto per evitarci.
- Meglio così.
- Dicevo
quella mattina parlammo tanto.
- Scully mi confidò di non essere pentita, ma di volere
tempo per pensare alla novità, per rifletterci su e prendere una decisione
definitiva.
- Io non protestai, non parlai, non feci nulla. Mi
limitai ad annuire e a dirle di prendersi tutto il tempo che voleva.
- Certo, lo dissi perché non immaginavo minimamente
cosa mi aspettava.
- Perché
vedete
credevo che saremmo
ritornati Mulder e Scully. I soliti. I nostri casi, i rapporti, le ramanzine di Skinner.
Non sospettavo nulla. Ero del tutto ignaro.
- E invece, da allora, è iniziata la mia dannazione e
ogni momento mi ritrovo a combattere con ormoni impazziti, organi impazziti, cervello che
va in tilt e respirazione che vince una breve vacanza su Marte.
- Io avevo promesso di essere bravo e ubbidiente e
mangiare tutte le mie verdure e ce la sto mettendo davvero tutta! Ma non posso continuare
a lungo se Scully viene in ufficio con gonne più corte, bottoni che escono dalle asole e
quel profumo che mi fa impazzire oltre a quello che proviene direttamente dalla sua
pelle, è ovvio; se trova ogni piccola scusa per avvicinarsi a me, toccarmi, far accidentalmente
passare i suoi capelli sotto il mio naso o farmi sorrisini ammiccanti che mi fanno
sciogliere.
- Dio, come mi si può chiedere tanto?
- Se avessi fatto un voto di castità avrei sofferto
meno.
- Quanto ancora durerà questa tortura?
- Non immaginavo che Scully fosse così!
- Non avevo mai conosciuto questa Scully. Avevo
conosciuto Scully-mamma, Scully-dottore e Scully-agente dellFBI.
- Ma questa Scully è del tutto imprevedibile, e uno di
questi giorni mi farà saltare le coronarie.
- Questa mattina ci è mancato poco.
- E entrata in ufficio professionale come al
solito, con il suo passo deciso e femminile e lo sguardo serio di sempre. Poi mi ha
salutato sempre come al solito- e si è tolta la giacca (ok, non la posso biasimare.
Le giornate sono calde, ma lFBI rifiuta di spegnere i riscaldamenti, così ci
ritroviamo a lavorare in forni crematori per la maggior parte del giorno.).
- Nulla di strano in questo. Il problema è quello che
aveva sotto la giacca.
- Una camicetta marrone dorato, senza maniche, di seta,
attillata vi lascio immaginare laderenza- e con due bottoni improvvisamente
saltati riuscivo a vedere il panorama dalla mia scrivania.
- Come se non fosse abbastanza e come se le mie
pulsazioni non fossero già abbastanza alterate-, si è avvicinata e si è sporta in
avanti per vedere che file stavo leggendo. Non che fosse importante. A dire il vero non me
lo ricordo nemmeno. Penso di aver preso qualcosa a caso, giusto per avere il cervello
impegnato.
- In effetti, non so neanche cosa Scully abbia detto.
Ricordo vagamente qualcosa su alcune analisi di Danny, il suo sorriso malizioso e il
ticchettio dei suoi tacchi allontanarsi nel corridoio.
- Ora è ancora fuori, grazie a Dio.
- Non che non desideri la sua compagnia, ma diventa ogni
giorno più difficile soffocare i miei istinti e, dal momento che mi sono ripromesso di
metter via video tape e giochi di mano, e di non chiamare più le linee hard, non so bene
se mi verranno prima le fregole o morirò di infarto.
- Emetto un sonoro sospiro e mi passo distratto una mano
nei capelli, trovandoli umidi e appiccicaticci.
- Da quanto tempo sono qui come un ebete a rimuginare
sulla mia triste sorte? E soprattutto, quanto tempo fa Scully è andata via? Posso ancora
svignarmela senza incontrarla da qualche parte e non dare a vedere che la mia è una fuga
in piena regola?
- Da qualunque parte, lo giuro.
- Deve essere solo fuori di qui.
- Improvvisamente mi rendo conto di quanto il mio
ufficio inizi a soffocarmi. Il MIO ufficio. La mia seconda casa o prima, fate voi.
- Non per il disordine o per le sue dimensioni o per
quello che contiene.
- E che ho bisogno di aria, molta aria.
- Ho bisogno che il mio cervello recuperi tutto
lossigeno che ha perso in queste settimane, e che certe parti del mio corpo
la smettano di fremere ogni volta che la vedono, mettendomi nella condizione di non
potermi muovere dalla scrivania per unoretta almeno.
- Per non parlare di quello che è successo la scorsa
settimana durante la riunione con Skinner e gli scagnozzi del VCU.
- Anzi, meglio non pensarci.
- Ho bisogno di aria, di aria fresca. Immediatamente.
- Guardo distrattamente lorologio e mi accorgo che
sono solo le 10.
- Dio, quanto tempo dovrò rimanere fuori per
riacquistare almeno una parvenza di normalità?
- Raccatto la giacca dalla sedia e me la infilo di
corsa, quasi con urgenza. Arrivo alla porta con meno di tre falcate, quando sento
avvicinarsi un inconfondibile ticchettio che mi fa letteralmente paralizzare.
- Come unidiota, resto fermo davanti alla porta
fino a che non me la vedo davanti, capelli svolazzanti e bocca da strappare a morsi.
- Accidenti, ce lavevo quasi fatta!
-Dove stai andando?!- mi fa dopo quella che mi sembra
una vita. Una vita trascorsa a fissarla con la bocca aperta e gli occhi sgranati (se dalla
paura di saltarle addosso, di vederla o di farmela addosso ancora devo deciderlo),
impalato davanti alla porta, impedendole il passaggio.
-Ah
niente di che.
Una risposta davvero convincente, non trovate?
-E arrivato qualcosa mentre ero via?- continua
lei con aria innocente, ma sono convinto, anzi ho la certezza che sappia bene quello che
sta facendo. Quello che mi sta facendo. Certo che lo sa. Altrimenti non mi
guarderebbe come se fosse un simbolo fallico da adorare e sbranare a morsi. Non che sia
una proposta poco allettante. No, anzi
lo sarebbe, se non rimanesse solo un bel
sogno ad occhi aperti sospeso fra noi due.
- Cazzo, non ce la faccio!
- Non ce la faccio più ad aspettare oltre. O ci diamo
da fare o mi taglio le vene. Deve decidere.
-Mulder?!
-No- quasi le urlo, e vedo il suo sopracciglio
alzarsi.- Cioè
non è arrivato niente. Io
a dire la verità stavo venendo a
cercare te.
-Me?!
- Annuisco con vigore e improvvisamente mi rendo conto
dellassurdità della situazione.
- Sto per dirle in maniera alquanto spudorata che ho la
necessità fisica di fare lamore con lei, altrimenti rischio il ricovero per
problemi mentali e di priapismo... sulla soglia della porta.
- Diavolo, Mulder!
- Non sei lessere più romantico sulla terra, ma
falla almeno sedere!
-E
perché?
-Perché dobbiamo parlare.- le rispondo deciso. Le
prendo una mano, la trascino nellufficio e mi chiudo la porta alle spalle.
- Scully mi guarda indecifrabile, ma sa ciò di cui
dobbiamo parlare. Lo so che lo sa.
- Si vede
insomma
si vede da come cammina,
da come si avvicina alla scrivania e poi si gira per affrontarmi.
-Allora, Mulder?
-Allora
allora
hai deciso?
-Riguardo a cosa esattamente?
Che significa riguardo a cosa? Sa
benissimo riguardo a cosa! Si diverte a giocare con i miei istinti? Perché non mi sto
affatto divertendo!
-Sai bene a cosa mi sto riferendo. A quello che è
successo un mese fa. Scully davvero
ti ho detto di prenderti tutto il tempo che
vuoi, ma ora
-Ora?- incalza lei.
Vuole anche che glielo dica? Gesù, non è abbastanza
evidente il modo in cui mi sono ridotto?
-Tu
quello che fai
mi stai facendo
diventare matto.
Mi guarda con un sorrisino divertito e malizioso, ma
io non sto ridendo affatto.
-Non cè nulla di cui sorridere, ok? Per una
volta
sto parlando seriamente. Io
hai idea di come mi senta ogni volta che ti
vedo? E già di per se difficile, poi tu inizi a vestirti in questo modo
e
Cazzo, Scully, sono un uomo
cerca di comprendermi.
- Abbassa lo sguardo e inizia a fissare il pavimento.
Cè silenzio tra noi e laria è riempita dai nostri respiri.
- Poi lei alza lo sguardo, evidentemente pronta ad
affrontarmi.
-Mulder, noi
-inizia, quando un maledetto,
stramaledettissimo trillo interrompe la conversazione.
- Distolgo lo sguardo frustrato, mentre sento Scully
rispondere al telefono e dire qualche si e va bene.
- Quando si volta verso di me, il mio sguardo è ancora
lontano.
- Quel dannatissimo telefono non squilla mai. Per una
volta, dico una, che finalmente avevamo trovato la forza e il coraggio di chiarirci
- Vabbè, meglio non pensarci.
-Era la segretaria di Skinner.- inizia lei- Ha detto
che dobbiamo salire immediatamente.
- Annuisco e ci avviamo silenziosi verso
lascensore.
- Forse riusciremo a parlare un po la dentro.
- Almeno il tempo di rimandare la conversazione.
- Sono veramente deciso quando lascensore inizia a
salire, ma non faccio in tempo ad aprire la bocca che le ante del primo piano si aprono ed
entra una frotta di agenti.
- Ma cè una Candid Camera o cosa?
- Qualcuno ce lha con me?
- Cosa devo fare per rimanere solo con questa donna,
giusto il tempo per dirle che mi sono innamorato follemente di lei e lunica cosa che
vorrei fare per il resto della mia esistenza è perdermi dentro di lei?
- Devo rapirla e portarla sulla cima della montagna più
alta di questo universo?
- Ditemelo, datemi un suggerimento, ve ne prego!
- Finalmente arriviamo al quinto piano.
- Scully cammina impettita come al solito, mentre io
arranco dietro di lei, cercando di riprendere un contegno per affrontare il mio vice
direttore. Skinner già pensa che sono un pazzo in libertà, con la faccia da frustrato
sessuale che mi ritrovo in questi giorni, non vorrei che aggiungesse altre voci alla
lista.
- Quando entriamo nellufficio, noto un uomo seduto
sul divanetto. E mentre il caro skinnettino inizia a raccontare la lunga
storia che ci attende al varco, io inizio a pensare che lassù qualcuno sta tramando
contro di me.
- Beh, dovrà mettersi in fila insieme a tutti gli
altri.
- Ma cosa ho fatto di male?
Continua
hihihi
Note: piccolo omaggio a Irati,
provate a scoprire quale!