- TITOLO: Another Time - Denique
- AUTRICE: Lezar
- GENERE: MrS... mas o menos
- RATING: R... mi sembra
- SPOILER: Hollywood AD
- DISCLAIMER: Non mi prendo la
responsabilità di quello che Carter ha combinato.
- FEEDBACK: Ovviamente si a theonlytruth@crazy-land.net
Enjoy!
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- Beatitudine. Paradiso di panna e seta.
- Che altro si può pretendere di più?
- Vi prego, voglio rimanere qui. Posso restare? Solo un
altro po deternità. E tutto quello che chiedo.
- Qui, proprio qui. Su questo letto. Tra queste lenzuola
sudate e umide. Con il suo sorriso che mi fissa e paralizza e la sua pelle avvinghiata
alla mia. Tra i nostri sospiri e le nostre labbra che si sfiorano. Con il suo calore che
circonda il mio e la sua passione che inonda i miei sentieri.
- Qui. Solo qui.
- Chiedo solo di rimanere qui.
**
- Non che non sapessi che prima o poi saremmo arrivati a
questo punto. Cioè, era evidente. O, per lo meno, era evidente a tutte quelle persone che
abbiamo incontrato negli ultimi sette anni (e ne abbiamo incontrate davvero tante). Anche
al consorzio era evidente. E allintera FBI. Alle guardie allingresso, agli
agenti e alle segretarie, che riempiono i bagni con le loro chiacchiere.
- A tutti.
- E, è un po difficile dirlo, anche a noi. Solo
che per noi era come un miraggio, unoasi in mezzo al deserto a cui tendere, ma
impossibile da raggiungere. Quasi un gioco, ecco.
- Avevamo altre cose, noi. Avevamo un lavoro che era
ed è- gran parte della nostra vita. Avevamo la nostra partnership a visioni polari
e la nostra amicizia. Avevamo quellinsolito cocktail di tenerezza e riverenza
luno nei confronti dellaltro, e rispetto e confidenza e affetto. Avevamo tutte
queste cose. E onestamente il sesso ci sembrava solo il passo che avrebbe complicato ogni
cosa.
- Così abbiamo continuato a camminare su quella sottile
linea che divide due mondi. Lamicizia per quanto stretta sia- dallamore.
Quel limbo che è senza nome e che sembrava bastarci.
- Ma poi le cose iniziarono a cambiare, e non mi
perderò in valutazioni su dove, come e quando. Perché successe. Lo so io, come lo sa
lui. E questo è sufficiente.
- Iniziò a cambiare qualcosa. Allinizio era solo
una sensazione. Un po come svegliarsi al mattino e sentire nostalgia di un sogno.
Poi la sensazione iniziò a diventare fisica e pericolosa. A sentirsi sulla nostra pelle.
E divenne desiderio di qualcosa che non avevamo e volevamo avere. I nostri occhi ne divennero carichi e, se
allinizio potevamo nasconderlo, poi divenne sempre più difficile, finché fu
impossibile, e rimanemmo nudi, alla luce del sole.
- Così.
- Accadde.
- Iniziammo a sentirne il bisogno. Era una necessità.
- Per quanto fosse difficile ammetterlo e ci
costò molto, credetemi-, dovevamo varcare quella soglia, dovevamo aggiungere a tutte
quelle cose che avevamo già, la passione e lintimità.
- Ne sentivamo la mancanza.
- Di lui.
- Sentivamo la mancanza del sesso.
- E strano sentire la mancanza di qualcosa che non
si è mai avuta, è quasi un vuoto che ti corrode dentro. O un fuoco, nel nostro caso.
- Era una situazione nuova ed era difficile gestirla.
- Poi Mulder è partito per lInghilterra ed io ho
incontrato Daniel, capendo molto di più di quanto non abbia mai fatto negli ultimi sette
anni.
- Fu un tuffo nella mia vita, in ricordi e sensazioni
lontane. Fu un continuo squarciare e ricomporre e scoprire nuovi sentieri, cancellando per
sempre le false piste.
- Fu così.
- Semplice e diretto, eppure mi colpì con tanta forza
che persi lequilibrio e il mio cavallo iniziò a cavalcare senza una guida sicura.
- Pensavo che Mulder sarebbe stato via più a lungo, che
quel tempo, anche se breve, mi avrebbe permesso di riprendere in mano le redini e il mio
galoppo.
- Ma non fu così. Perché limprevedibilità, che
è sempre stata sua, uscì dal cilindro del mago e me lo fece incontrare lì dove non
avrei dovuto. E mi fece fare cose che non pensavo dovessero accadere. Non così presto.
- Non so perché ci lasciammo andare, perché gli parlai
in quel modo, perché lui si mise quei dannatissimi boxer di seta neri, ignorando o
dimenticando gli effetti del suo corpo.
- Forse eravamo stanchi e frustrati. O forse, nella
nuova dimensione in cui eravamo piombati, con quella necessità che sentivamo impellente,
la stanchezza e la frustrazione presero il comando e fluirono con i nostri corpi.
- Avevo paura, quando tutto fu finito e il suo respiro
suonava sotto di me come la più bella delle melodie.
- Avevo paura e glielo dissi e lui mi concesse
leternità per arrivare a lui.
- E giuro che non lo sapevo.
- Non sapevo di essere così.
- Perché allinizio non era così. Non era voluto.
- Il bottone era saltato dallasola senza che me ne
accorgessi.
- La lavanderia aveva combinato un pasticcio con il mio
tailleur e la gonna si era misteriosamente ristretta.
- Ma poi vidi leffetto che gli errori facevano su
di lui. E iniziai a divertirmi.
- Un divertimento innocente e quotidiano. Me lo faceva
sentire vicino, nonostante la distanza.
- Fino a che non parlò. Non sputò fuori ogni cosa.
- E vidi il suo sguardo stanco e ribelle, la sua energia
sudare sui pori della sua pelle e sbatacchiare i suoi capelli come quelli di un bambino.
- Decisi di parlargli, di dirgli che avevo scelto.
- Ma una telefonata bloccò ogni cosa.
- Un omicidio bloccò ogni cosa. Una dannatissima coppa.
O forse quel maledetto produttore, con le sue battutine insinuanti che cementarono il
nostro sparuto coraggio nellimbarazzo.
- Così, eccoci qui.
- Quattro settimane di ferie forzate, passate a
girovagare sul set di uno stupidissimo film.
- E che film poi. La nostra vergogna. La nostra rovina. Non che mi importi. La nostra reputazione è già
sotto terra, tante grazie.
- Ma è stato imbarazzante vedere su uno schermo gigante
la pellicola indiscussa dei nostri sogni.
- Mulder mangiava pop-corn quando lho trovato.
- Il caro, vecchio skinnettino ci aveva dato la carta di
credito della vecchia signora FBI era il minimo-, ed io ho colto loccasione.
- Divertiamoci, siamo ancora giovani.
- Oddio, non è stata una pazza nottata in discoteca. Ma
è stata una serata pazza lo stesso. E dolce. E rivelatrice. E lussuriosa. E un mucchio di
altre cose.
- Un vecchio locale che dava sulla baia di Santa Monica.
Non era il più elegante. Né il più costoso. Né il più frequentato.
- Ma preparano una pasta alla marinara meravigliosa. E
Mulder lo sapeva (che avesse già programmato tutto?). Cera una melodia soul in
sottofondo, zuccherosa e chiara. E le onde del mare.
- E poi cera Mulder, il piatto migliore. Allegro,
beffardo, irriverente, dolce e galante. Con quella luce monella negli occhi che mi
mancava.
- Abbiamo parlato. Di ogni cosa. Di cose stupide. Di
ricordi. Di argomenti seri e ammiccanti. Non abbiamo parlato di lavoro, ma, soprattutto,
non abbiamo parlato di quella cosa. Non so perché. Forse non ne sentivamo la
necessità, o forse il momento parlava da solo.
- Era quasi luna, ma la nottata era troppo bella
per darci la buonanotte e rinchiuderci nelle nostre stanze. Così abbiamo camminato
silenziosi lungo il mare. Mano nella mano. Come ragazzini.
- Per nulla imbarazzati, o strani.
- Semplicemente noi.
- Siamo arrivati in un piccolo hotel dalle porte ampie e
ariose. Linsegna diceva che era a quattro stelle, ma non aveva nulla di quello
spocchioso albergo da star dove eravamo stipati da settimane. No, niente affatto.
Linterno riservava morbidi divani in pelle grigia, faretti smorzati, e legno alle
pareti, legno sui tavolini, tanto legno. E tanto azzurro. E blu. E turchese e ceruleo e
cobalto.
- Una distesa marina e una barca in cui riposare.
- Abbiamo chiesto una camera. Senza pensarci. Tra lo
sguardo dubbioso del tizio al bancone e le nostre mani che sudavano.
- La stanza era magnifica.
- Intima, piccola e silenziosa.
- Abbiamo fissato il mare dal balcone, fino a che non ho
sentito le sue labbra sfiorarmi il collo e la mia pelle fremere. Fino a che non mi sono
voltata e ho incontrato il suo sapore. Fino a che non ho sentito la zip del mio vestito
calare via, la sua giacca e la sua camicia finire nel vuoto. Fino a che non lho
sentito su di me e sapevo che la nostra estate era giunta.
- Senza parole.
**
- Rimanere qui.
- Nulla esiste, eccetto i nostri corpi.
- Il mio ormai fiacco, il suo teso ancora un attimo
prima di crollare su di me. Morbido e senza peso.
-Vacci piano dolcezza. Non sono più un ragazzino.-
sento che mormora sotto di me. La sua voce è un fremito appena, assonnata e dolce.
-Come mi hai chiamata?- ribatto io.
- Si, stanotte voglio giocare.
- Perché è follia e pazzia. E il mondo non cè e
ci siamo solo noi. Perché mi sento viva, e voglio che la vita perpetui il suo imperativo.
-Zuccherino?- mi fa impertinente, mentre solleva il
capo e mi guarda con occhietti scuri e sorridenti.
Vuole giocare anche lui.
-Pasticcino? Coniglietta? Tesoruccio?
Non mi da il tempo di rispondere, perché lascia che
le sue labbra tacciano le mie.
-Allora, Scully- fa poi. Il tono cadenzato e sexy,
pericolosamente vicino al mio orecchio.- Suppongo che tu abbia preso una decisione,
giusto? La mia tortura è finita?
-Suppongo di si.
-Sia chiaro.- ribatte lui, sollevandosi e mettendosi
al mio fianco.- Non che non fossero graditi sguardi e bottoni saltati. Solo
voglio
la mia parte.
- Come dirgli di no? E come dire di no ad un
bambino.
- Non si può. Non è corretto.
- E sempre lui a vincere.
-Bene- faccio io. Perché onestamente non so
cosaltro dire.
- Non riesco a pensare davanti ai suoi occhi. Non se mi
guarda come se fossi una Venere rossa appena scesa dallOlimpo. Non se inizia a
mordicchiarmi il collo e ad accarezzarmi il fianco. Non se mi ricopre con il suo corpo e
sento che la sua beatitudine è ricominciata.
- Mi chiedo come faccia. Da dove gli arrivi tanta
energia.
- Riuscirò a resistergli?
FINE
- Raccogliete le vostre mascelle. Lo so, non scrivo
così. Ma la vita è dura e noi dobbiamo esserlo di più, così è meglio lasciare piccoli
spiragli alla follia.
- Un saluto a tutti i miei lettori. Spero di
ritornare presto.
- Besos a Todos.