| TITOLO: The End for a new
beginning II parte |
| AUTORE: Lezar82 |
| GENERE: Msr, Angst, Mulder
POV, Scully POV... poi non so. |
| RATING: PG-15... |
| SPOILER: Per Manum |
| DISCLAIMER:bla,bla,bla... la
solita solfa, XF e i suoi personaggi non mi appartengono, non voglio violare alxun
copyright ecc, ecc... |
| COMMENTI: Ci terrei anche solo
per sapere se l'idea che ho avuto vi ha fatto piacere! a lezar82@supereva.it |
| NOTE: allora, prima di
iniziare alcune cosette... proprio per far contenti quelli che sono fissati con la
cronologia, vi dico che la prima parte della ff è ambientata subito prima del
doppio episodio A Christmas Carol/Emily... la seconda parte subito dopo il secondo
flashback di Per Manum (quando Scully dice a Mulder che la cura non ha funzionato)...
mentre però nella prima parte ho tentato di improntare una relazione tra i due molto
simile alla serie, in questa parte ho sapientemente evitato di adeguarmi alla distorta
visione del mondo di CC (una donna e un uomo che decidono di avere un bambino insieme, in
qualunque modo esso sia, non possono essere soltanto vecchi e cari amici...). BUONA
LETTURA! |
| Scully's Apartment |
| Georgetown |
| Washington DC |
| Ore 3, am |
- Che faccio qui?
- O meglio, riformuliamo la domanda... che faccio qui,
disteso sul divano di Scully lasciando che l'oscurità riempia i miei occhi e un sottile
lenzuolo sembri una gabbia troppo piccola per potermi contenere?
- Credo che sia questa la domanda più giusta...
- E la risposta è.... è.... non lo so.
- E perchè non lo so?
- Perchè... perchè.. non lo so.
- Mi sto dando risposte molto esplicative, non trovate?
- Ma giuro che sto pensando a motivi plausibili per
la mia attuale condizione che ha fatto scappar via il sonno a gambe levate come i gatti
randagi che fuggono alle mani tentacolari dei bambini.
- Randagi...
- Bella parola... ha molto a che fare con lo stato mentale
del mio animo in questo momento.
- Ecco... mi sento randagio, intento a vagare per vie
oscure e infinite di una città sconosciuta, abbandonato dal suo vecchio padrone e
all'infima ricerca di qualcuno che possa rendermi maggiore calore del fuoco di fiammifero
pronto a spegnersi ricevuto prima. Ma non è una ricerca facile... sarò costretto a
vagare per vicoli e interi quartieri, spilucchiando l'immondizia dei cassonetti e
assaggiando calci e pugni... e forse, e dico forse, solo allora riuscirò trovare qualche
piccola paffuta manina che mi raccoglierà dal freddo della pioggia di ritorno da scuola e
mi porterà nella sua casa, al caldo.... al sicuro... mi porterà in questa casa.
- Questa casa... tutte le strade portano a questa casa,
tanto per parafrasare un vecchio proverbio.
- Non importa quali scorciatoie imbocchi, quali strade
interne, quali viottoli... alla fine arriverai sempre qui.... in questa casa... colonna
miliare del tortuoso percorso che è stata la mia vita... la nostra vita.
- La vita mia e di un'altra persona che distesa in un
freddo letto lontano pochi passi da me, cerca di scacciare i suoi demoni.
- Ed io dovrei essere lì con lei...
- Ed io invece sono qui e non so perchè...
- Però... aver ragionato tanto sul mio attuale stato
emotivo per giungere ad un ipotetico perchè è una gran bella soddisfazione.
- Eppure dovrei saperlo il motivo...
- Gliel'ho detto io il motivo... gliel'ho spiattellato in
un sussurro poche ore fa tra lacrime e frustrazione e rabbia e dolore che emergevano
nitide dai nostri occhi... dalla nostra pelle... delle nostre bocche...
- "Non smettere di credere in un miracolo" le ho
detto
- Non smettere di credere... le ho detto... ho detto a
lei... e a me?
- A me l'ho detto?
- Non lo so... diamine non lo so... non sono molto sicuro
di dove fosse la mia mente in quel momento, se con lei o ad annegarsi nelle lacrime che ha
visto nei suoi occhi.Troppe cose sono successe in poco tempo... troppe perchè le si
possa assimilare e capire e razionalizzare...
- Non che poi ci sia molto da razionalizzare in tutto
questo.
- La ragione centra poco o forse nulla... è più questione
di pelle e istinto e di impulsi irrazionali che circolano liberi nelle vene non appena si
da loro un piccolo spiraglio per respirare.
- Non credo che Scully, quando mi ha telefonato in ufficio
pochi mesi fa e con voce tremante mi ha chiesto se volevo aiutarla a diventare madre e ha
ascoltato a lungo il mio respiro attraverso la cornetta prima di dirmi "pensaci"
e chiudere, avesse sfoggiato la sua consueta razionalità. E neanche credo lo abbia fatto
io quando sono arrivato qui poche ore dopo e le ho detto di si mentre si scioglieva in un
pianto liberatorio. Non è che sia mai stato molto razionale nelle mie scelte di vita...
anzi non lo sono mai stato...ma per lo meno mi rendevo conto delle mie azioni, dei miei
gesti... ero consapevole di essi. Questa volta invece il mio cervello ha chiuso i battenti
per qualche settimana, per tutto il tempo in cui sono andato in quella dannatissima
clinica a donare una parte di me affinchè il miracolo si compisse, per tutto il tempo in
cui ho atteso fuori, seduto su un freddo sedile, mentre un minuscolo tubicino impiantava
nostro figlio nel ventre di sua madre, la prima... la seconda volta... le terza volta...
l'ultima... quando Scully mi teneva la mano e tremava, mi teneva la mano e non voleva
lasciarla, mi teneva la mano quando il dottore la invitava ad entrare per giocare l'ultima
carta all'insolito poker che avevamo intrapreso, mi teneva la mano quando la facevo
alzare, le baciavo la fronte, le baciavo le mani e le dicevo di entrare con un sorriso di
speranza che sorprendeva anche me.
- E d'un tratto, non appena lo scatto della porta
annunciava che l'ultima partita stava per finire, la mia testa aveva ripreso a
funzionare... e a capire...
- A capire che diventare padre era diventata una
delle sue prime priorità.
- A capire che la relazione con quella donna che ti aveva
affidato la tua anima da quel giorno sarebbe per forza di cose cambiata... e sarebbe
cambiata in meglio.
- A capire che se anche quel tentativo fosse sprofondato
negli abissi di un oceano troppo nero le loro anime si sarebbero inesorabilmente spezzate
e avrebbero fluttuato in un brodo di nulla e sordità, soffocate da un dolore troppo
grande per poter essere assorbito dallo scandire dell' orologio che scorre sulle nostre
vite.
- Era una bella favola... o forse un bel sogno... il
cavaliere che salva la sua donzella dal drago cattivo per coronare il loro sogno d'amore.
- Ma tanto per riscrivere la storia, il destino stabilì
che il lieto evento dovessere essere cambiato e il finale della storia dovesse adeguarsi
ai moderni tempi dell'oblio, dove la maggiorparte delle speranze si infrangono al suolo
come bicchieri di cristallo e ci si crogiola nell'improvviso vuoto e nella stanchezza che
ci rimangono mentre ne raccogliamo i pezzi per gettarli insieme agli altri rifiuti della
nostra vita.
- ...........
- E io le ho detto "Non smettere di credere in un
miracolo"
- Perchè l'ho fatto?
- Perchè se non ci credevo neanche io?
- Perchè aveva bisogno di conforto e speranza questa
sera...
- Perchè un miracolo può sempre avvenire...
- Perchè la vita è imprevedibile...
- Perchè...
- Cazzate!
- Io lo so perchè!
- Lo so.
- Perchè non volevo consolare lei, no... non volevo
consolare solo lei.
- Stupido egoista... volevo consolare anche me stesso!
- Ho sopportato tanto nella mia vita. Ho visto le mie
illusioni, le mie speranze, la mia erta strada sgretolarsi davanti e dietro di me
lasciandomi sul un puntello si roccia in mezzo al nulla.
- L'ho sopportato piangendo e soffrendo in silenzio e
continuando ad andare avanti nonostante tutto.
- Ma questo no, non posso sopportarlo.
- E se non posso sopportarlo io, io che in fondo in questa
storia sono entrato in punta di piedi prima di farmi coinvolgere totalmente... non oso
immaginare cosa stia provando lei in questo momento. Certamente un dolore più nero del
mio, più radicato del mio, che si è insinuato subdolo fin da quel giorno in cui ha
scoperto di non poter generare un'altra vita, fin da quando le ho detto titubante nello
squallido ascensore dell' Hoover Building che le nascondevo la verità facendomi piccolo
davanti alla sua anima e maledicendomi in ogni lingua conosciuta e non, soprattutto
sapendo che lei avrebbe capito i motivi della mia reticenza e mi avrebbe perdonato... come
sempre.
- Scosto le lenzuola e mi isso in piedi, aspettando e
sperando che l'oscurità che mi circonda mi accolga tra le sue braccia e mi seduca
lasciandomi svuotato e privo di energia.
- Ma invece dell'oscurità inizia ad avvolgermi il suono
rotto e strozzate di due occhi che si sforzano di alleviare un corpo reso ormai troppo
gracile dalle troppe sofferenze in cui è intrappolato.
- E mi ritrovo a camminare esitante fino alla sua stanza,
al suo letto dov'è rannicchiata e scossa da inconsueti tremori che potrebbero essere
scambiati per epilessia se non sentissi profondi singhiozzi provenire dal fondo della sua
gola.
- Rimango a fissarla e non riesco a parlare.
- Non l'ho fatto da quando si è districata dal mio
abbraccio.
- Non l'ha fatto neanche lei.
- Mi ha evitato, ci siamo evitati. Lei in bagno per quasi
due ore e poi nella sua camera da letto.
- Io in salotto a fissare lo schermo piatto e grigio del
televisore.
- Ma adesso sono qui e la guardo e l'unica cosa che vorrei
fare è unirmi alla sue lacrime e soffrire con lei e trasferire il suo dolore dentro di
me.
- Mi siedo alla sue spalle e continuo a non parlare.
- Le sue mani sono giunte e vicino al capo, troppo simile
ad un'insperata preghiera. E le ricopro con la mia e continuo a non parlare.
- Non abbiamo bisogno di frasi fatte e della monotonia
delle parole a meno che esse non sgorghino dal profondo della propria anima.
- Ma voglio dirle che ci sono, che non me ne sono andato,
che sono con il suo dolore, che soffro con lei.
- Smette di singhiozzare, nonostante i suoi occhi
continuino a versare acri lacrime sulle sue guance.
- Si volta e mi guarda e lascia che le accarezzi il viso e
mi permette di salire sul suo letto e di sedermi accanto a lei e di prenderla in grembo e
lasciare che poggi la sua guancia sul mio petto... e lascia che la stringa forte a me e
l'avvolga con le mia braccia.
- E intanto continua a guardarmi e a piangere silenziosa.
- E io guardo lei.
- E lei guarda me.
- Strano valzer di occhi il nostro.
- Poi la sento. Avvicinarsi a me ancora più di quanto non
lo fosse già, sfiorare il mio viso con il suo e riprendere a dare libro sfogo alla sua
anima, aggrappandosi a me per non sprofondare per sempre.
- "Che vuoi che faccia Scully, dimmi che posso fare
per alleviare il nostro dolore", ho il coraggio di dire, inconsapevole di dove il mio
corpo abbia trovato l'ispirazione e la forza per una simile frase.
- E so di iniziare a piangere, incapace di trattenere
lacrime che da troppo tempo erano sull'orlo dei miei occhi pronte per sgorgare come un
fiume in piena.
- "Amami", mi risponde tra i singhizzi "Non
ce la faccio da sola... Amamiamamiamamiamamiamamiamami", continua in una cantilena.
- "E' quello che sto facendo... è quello che voglio
fare... è quello che farò per il resto della mia vita se lo vorrai"
- E sono appena consapevole di quello che accade.
- Un dialogo ridotto a poche parole, due corpi intrecciati
come le fila della catena della vita, suoni confusi e immagini contorte e in preda
all'estasi, e il tentativo di riuscire lì dove la scienza con le sue umane menti e i
prodotti materiali dell'intelletto ha fallito.
- Non so perchè ci stiamo finalmente concedendo quel
piacere che ci siamo a lungo negati mentre attraversavamo l'inferno per raggiungere la
spiaggia del Purgatorio. Non so perchè sta accadendo ora, non so perchè stiamo cercando
di creare una vita nel più classico dei modi pur consapevoli che questo non accadrà,
impegnandoci e dando tutto ciò che abbiamo di noi stessi per riuscire nell'impresa.
- Non lo so.
- Non so che accadrà domani.
- Non so che accadrà fra un mese... o due.
- Non so se quando ci sveglieremo scopriremo che è stato
il più bello dei sogni o il peggiore degli incubi.
- Non so se questo è l'atto conclusivo di un film che
nessuno andrà a vedere e noi ci ritroveremo bloccati nel limbo.
- Non lo so
- Ma so quello che sta accadendo adesso
- So che significa per lei e so che significa per me.
- Lo so.
- E non voglio che finisca.
NOTE PRIMA DI ANDARE AVANTI: allora... quello che ho scritto sopra potrebbe (e sottolineo cento
volte) essere effettivamente accaduto dopo la scena di PM... certo CC non ci farà mai
vedere nulla di tutto questo nè ci farà mai sapere come è stato concepito William
(troppa grazia poi)... nè il mio vuole essere un tentativo di spiegarlo (non ci siamo per
nulla con i tempi); sta di fatto però che Will in qualche modo è stato concepito, e se
l'IVF non ha funzionato e il bambino è di Mulder i due devono per forza aver passato una
notte insieme... vuoi una volta, vuoi più di una, questo poco importa.... Ehm... mi sono
persa... ah, si... tutto ciò che sta sotto, contrariamente alla prima parte, esula dalla
serie, da quello che CC ci ha fatto vedere e/o intendere, me lo sono inventata di sana
pianta. Spero vi piaccia lo stesso! Buona lettura!
XoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXo
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| Scully's Apartment |
| Georgetown |
| Washington DC |
- Ore 6, am
- Three mounths after
|
- Mi piace guardarlo dormire.
- La mattina presto, mentre Washington è ancora
addormentata, la casa immersa ancora nel silenzio e nel calore della notte, i nostri corpi
vicini e cullati dal tepore delle coperte e i raggi di sole che filtrano dalla tapparelle
troppo lievi e sfocati perchè possa essere pienamente mattina.
- Più volte in passato ho visto i suoi occhi arrendersi
alla stanchezza nel sedile passeggero di una delle tante automobili prese a
noleggio... o ai tranquillanti di uno dei tanti, troppi, ospedali che abbiamo
visitato negli ultimi anni.
- Era un sonno tormentato il suo, e il mio un guardare
preoccupato.
- Ora è diverso.
- Lui è diverso... lo sono anch'io.
- E questa situazione è diversa.
- L'ho sperimentato per la prima una mattina di tre mesi
fa, dopo la tacita preghiera che c'eravamo scambiati solo poche ore prima. Non perdere la
speranza. Nessuno dei due. E tentare.
- Quando mi svegliai, il corpo ancora intorpidito e gli
occhi di sonno... ma lui era accucciato accanto a me con un'espressione completamente
rilassata. I capelli erano sparati in una dozzina di direzioni... un velo scuro di barba
gli velava le guance... le labbra leggermente socchiuse. I miei occhi avevano iniziato a
bagnarsi, e non solo per la meravigliosa sensazione di pace che mi aveva colta in quel
momento, a quella vista. No. Ma per la consapevolezza di ciò che era accaduto fra noi...
e per ciò che esso significava.
- Certo, il nostro rapporto era cambiato da tempo.
Preventivare un figlio non è come comprare un cane. Ma... avevamo fatto solo questo.
Preventivare. Anzi, avevo fatto solo questo. Mulder mi aveva semplicemente seguita. Non
avevamo mai parlato di famiglia, matrimonio, convivenza. Non aveva preteso nessuna
promessa da me. Aveva detto solo "si"... aveva detto "si, voglio
aiutarti"... aveva detto "si, prendi una parte di me se ti serve"... aveva
detto "si, possiamo fare un figlio". Non mi aveva mai chiesto "voglio
essere il padre di mio figlio". Non mi aveva mai chiesto di pensare al dopo.
- All'inizio credevo che il seguirmi in quell'impresa fosse
solo un tacito modo per scusarsi del male che era più che convinto di avermi provocato.
- Ed io non gli avevo chiesto spiegazioni di sorta.
- Ma poi dopo i primi tentativi, il suo sguardo, i suoi
gesti... non erano quelli di un caro amico, non solo. Nei suoi occhi, nelle sue
premure verso di me la vivida speranza che il miracolo si compisse. La speranza di
diventare padre.
- Era quasi divertente vederlo impacciato e teso. Nei
giorni di attesa, prima che l'ennesima sentenza di morte venisse emessa.
- "Vuoi qualcosa di particolare per cena?".
- "Dovresti riposare di più".
- "Non è necessario che tu faccia
quell'autopsia".
- "Vengo da te e ci vediamo un film in TV".
- "Vai a casa, che ai rapporti ci penso io".
- Era entrato nella mia quotidianità, come il caffè con
panna in ufficio o lo stridulo beep della sveglia al mattino.
- Non era più essere solo colleghi stretti o buoni amici.
- Iniziava ad affiorare qualcosa che entrambi eravamo
consapevoli di custodire.
- E sapevamo che stava accadendo.
- E non facevamo nulla per forzarlo.
- Succedeva e basta.
- Lentamente e costantemente, come il lento svuotarsi di
una clessidra.
- E lasciavamo che accadesse.
- Ma contemporaneamente le speranze crollavano una ad una.
- E la felicità diventava speranza.
- E la speranza rassegnazione.
- E la rassegnazione dolore.
- Quando andai dal medico, tre mesi fa, con la quasi
assoluta certezza che anche l'ultimo tentativo era fallito e un flusso di sangue e dolore
stava trascinando anche le nostre anime, non volli che venisse con me.
- Speravo di non coinvolgerlo nella mia sofferenza.
- Ma ormai anche lui era dentro.
- Anche per lui il dolore fu fisico e intenso.
- E mentre mi stringeva a lui, mentre mi diceva di non
smettere di credere in un miracolo, io maledivo me stessa, per averlo trascinato in
quell'abisso.
- Solo quando rimasi sola nella mia stanza. Quando mi misi
sotto le coperte e avvertii i primi brividi assalirmi, capii che ormai non potevo più
fare a meno di lui. Che forse non sarei mai uscita da quell'incubo, ma che sicuramente non
sarei riuscita a farlo se lui non fosse stato accanto a me.
- E da allora.
- Continuiamo il nostro lavoro.
- E viviamo la nostra vita insieme.
- E andiamo a dormire nello stesso letto la sera.
- E ci svegliamo nello stesso letto la mattina.
- Credo che Mulder sappia che il mattino presto mi soffermo
a guardarlo.
- Ma non dice niente.
- Non ha mai detto niente.
- "Mi basta vederti felice", mi ha detto la
mattina di tre mesi fa, dopo essersi svegliato, "il resto non ha più
importanza".
- Questa è una delle tante mattine.
- Ieri sera, siamo arrivati a casa stanchi e assonnati.
- Il più stanco dei due era lui, ma ha insistito per
vedere un film in videocassetta.
- A metà del primo tempo si è addormentato sulla mia
spalla e ho dovuto svegliarlo ai titoli di coda, trascinandomelo letteralmente in camera
da letto.
- Voleva mettersi sotto le coperte completamente vestito,
il che doveva essere una delle sue abitudini prima che iniziasse a dormire con me.
- Sono riuscita a togliergli pantaloni e maglietta, prima
che crollasse sul cuscino.
- A volte è peggio di un bambino.
- Ma questo già lo sapevo, prima ancora che iniziassimo a
vivere insieme.
- Oggi è sabato.
- Ho iniziato ad adorare i sabato mattina.
- Niente ufficio e possiamo stare insieme tutto il giorno.
- Possiamo toccarci tutto il giorno, senza gli sguardi
indiscreti e maliziosi del Bureau.
- Riusciamo a fingere bene quando siamo in pubblico, a
volte ci lasciamo andare solo nel seminterrato.
- Non abbiamo molte visite e i rischi sono ridotti
praticamente a zero.
- Skinner credo inizi a sospettare qualcosa. Ma non è
persona da spettegolare in giro o da rovinare le vite alle persone... a Mulder e a me
nello specifico.
- La nostra resta comunque una situazione strana.
- E prima o poi dovremo risolverla.
- Mulder praticamente vive da me.
- Ha un suo posto nell'armadio, le sue videocassette
-quelle decenti-, i suoi libri. Gli ho concesso anche il pallone da basket, a patto che
non rompa nulla e non inizi a disturbare troppo i vicini.
- Si reca una volta alla settimana a casa sua per
recuperare qualche pezzo che ha dimenticato e per dare da mangiare ai suoi pesci.
- L'altro giorno il padrone di casa mi ha fermata sulle
scale, chiedendomi se volessi cambiare il contratto di affitto. Mi sono limitata a digli
che "il mio collega dorme momentaneamente da me per un problema al suo
appartamento". Ci ha creduto... ha fatto finta di crederci. Tutti nel palazzo sanno
come stanno le cose. Le nostre urla la notte non sono esattamente ciò che potrebbe essere
considerato discrezione. Mi chiedo se, un giorno di questi, debba mettere un annuncio
ufficiale nella bacheca dell'atrio, assieme agli avvisi delle riunioni di condominio.
- Ma Mulder non può assolutamente rompere il suo contratto
d'affitto.
- L'FBI verrebbe a sapere della nostra situazione, ci
dividerebbero e chiuderebbero gli X-Files.
- E questo per il momento non deve accadere.
- Il programma di oggi dovrebbe essere molto simile a
quello di tutti gli altri sabato dei mesi scorsi.
- Rimarremo nel letto più del dovuto, andremo al suo
appartamento, compreremo qualcosa da mangiare per strada e ritorneremo qui.
- Non possiamo trascorrere un sabato mano nelle mano nel
parco di Washington.
- Andarcene in giro e pranzare in bel localino.
- Ma per ora ci basta questo.
-
- Inizia a stropicciarsi gli occhi.
- Si sta svegliando.
- Di solito, il sabato mattina si sveglia intorno alle 7:30
e rimane nel letto fino alle otto almeno, costingendo anche me a farlo.
- Ma ieri sera ha dormito due ore buone sul divano che
vanno a sottrarsi a quelle dedicate al sonno notturno.
- Apre gli occhi pigramente, per poi richiuderli e
sistemarsi comodamente sul mio sterno, chiedendo implicitamente un pò di collole.
Resterebbe ore su di me, se questo significasse ore di carezze sul suo viso e sui suoi
capelli.
- Chi l'avrebbe mai detto di Mulder?
- Sa diventare un gran pantofolaio quando vuole, come un
cucciolo che si accoccola davanti al fuoco di un caminetto.
"Buongiorno" inizio, tracciandogli il contorno
del mento con le dita.
Lui mi sorride, prima di sollevarsi a fatica, darmi un
timido bacio e sistemarsi accanto a me.
"'giorno", risponde, stropicciandosi gli
occhi.
"Ieri eri proprio stanco".
"Lo so... ma mi è piaciuta molto la parte i cui tu
mi spogliavi...", sorride sornione.
"Pensavo fossi troppo assonnato per
accorgetene"
"Mai"
"Allora che si fa stamattina?", mi chiede,
dandomi lievi baci sulla tempia.
"Quello che facciamo tutti i sabato mattina?"
"Non devo andare al mio appartamento"
"Colazione?"
"Ancora è presto per la colazione"
Inizia a baciarmi il collo.
"E allora che vuoi fare?"
Domanda retorica la mia, inizio ad intuire i suoi
progetti... almeno quelli a breve termine.
"Non lo intuisci?"
- Al momento non ho le facoltà per rispondere.
- Inizio a perdere lucidità e lascio che le sensazioni mi
avvolgano completamente.
XoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXo
| Scully's Apartment |
| Georgetown |
| Washington DC |
- Ore 7:30, am
|
- E' una bella sensazione.
- Essere stanchi poco dopo essersi svegliati, intendo.
- Beh... è bello pensando al motivo per cui si è stanchi.
- Decisamente un bel motivo.
- Scully è in cucina, prepara la colazione.
- Di solito, dopo essere stato intimato di rimanere a letto
e farle fare tutto il lavoro, la seguo in cucina. Lei alza gli occhi al cielo, io la
bacio, le sorrido e iniziamo a lavorare insieme.
- Questa è la prima mattina che le do retta.
- Ma avevo bisogno di starmene un pò da solo a pensare.
- Naturalmente poco fa non abbiamo usato protezioni.
- Non abbiamo bisogno che qualcosa blocchi la corsa dei
miei spermatozoi verso il suo utero o li uccida prima del tempo.
- Contraccettivi eliminati dal nostro vocabolario.
- La speranza c'è ancora.
- Scully non sa che, se dovesse rimanere incinta, la
trascinerei in municipio il giorno stesso in cui me lo dice.
- Non gliel'ho detto. Voglio che sia una sorpresa.
- Non è che non possa farlo ora.
- Sposarla intendo.
- Ma è passato troppo poco tempo e al momento abbiamo
troppo da perdere.
- Non è che poi sia una scelta difficile per me.
- Chi sceglierei tra Scully e gli X-Files?
- Scully, è ovvio.
- Continuerei le indagini per conto mio, fuori dagli schemi
e dalle direttive come ho sempre fatto.
- Ma lei ha bisogno del suo lavoro, ha bisogno di indagare,
di litigare dialetticamente con me in ufficio, di scrivere rapporti.
- Ed io non posso negarle tutto questo.
- Non abbiamo superato il trauma che ci ha colpiti, benche
la situazione sia notevolmente migliorata rispetto a tre mesi fa.
- E il lavoro fa bene ad entrambi.
- Non abbiamo ancora archiviato la faccenda nella sezione
"Traumi del passato da superare ma non dimenticare"
- Nella sezione in cui sono finiti anche il rapimento di
mia sorella -forse-, la morte di Melissa, il rapimento di Scully e il suo cancro.
- Ma decisamente la situazione non può continuare così
per molto.
- Praticamente abito da lei, vivo con lei in ogni momento e
la cosa... è la cosa più bella che mi potesse capitare nella vita.
- Qualche settimana fa la signora Scully è arrivata
all'improvviso.
- Fortuna ha voluto che quel giorno avesse dimenticato le
chiavi.
- Altrimenti lo spettacolo non sarebbe stato tanto
piacevole... essendo lei in quella categoria di persone classificate come
"madri" e si sa che il desiderio di una madre -di quasi tutte almeno- è vedere
la propria figlia su un altare con il velo e l'abito bianco e il proprio genero ad
attenderla speranzoso, sapendo bene ciò che accadrà quando i novelli sposi arriveranno
nella nuova casa ma facendo finta di non saperlo.
- Semplicemente eravamo avvinghiati sul divano,
completamente nudi e stavamo per giungere nel punto di non ritorno.
- All'inizio abbiamo ignorato il campanello, ma al
"Dana, sono io... puoi aprire che ho dimenticato le chiavi" siamo saltati in
piedi come molle e nel giro di pochi minuti lei si è ricomposta -più o meno- ed io mi
sono fiondato nudo in camera da letto, portando con me il resto dei nostri vestiti.
- Ho sentito le loro voci mentre cercavo di rimettermi in
sesto.
- Ma credo fosse comunque evidente cosa Scully ed io
stessimo facendo prima che lei arrivasse, data l'occhiataccia che mi ha rifilato Maggie
quando sono arrivato in salotto, l'ho salutata brevemente e mi sono rifugiato in cucina.
- La signora Scully sa.
- Sa che praticamente vivo a casa della figlia.
- Sa che ho una relazione con lei.
- Scully glielo ha dovuto dire una sera e le ha detto
anche, nel modo più gentile possibile, di non impicciarsi in quella parte della sua vita.
- Ma anche se Maggie sa, meglio non condividere questioni
così intime con lei.
- Anche perchè poi, al di là dell'imbarazzo che ne
avremmo, inizieremmo a toccare questioni di cui preferirei non parlare.
- Religione in primis.
- Può accettare una cattolica convinta che sua figlia
conviva con un uomo o che non si sposi in chiesa? Può accettare che sua figlia abbia una
relazione con un ateo, o al massimo ebreo, benchè non pratichi più la religione dalla
Pasqua del '72, quando mia madre invitò a casa un paio di vicini per festeggiare secondo
tradizione?
- Onestamente non so.
- E, a quanto pare, neanche Scully gradisce molto
l'intervento di sua madre nella sua vita sentimentale. Credo che abbiano avuto una seria
discussione in passato sull'argomento, ma Dana non me ne ha ancora parlato... quando
vorrà farlo io sarò qui.
- Per il momento lascio che la situazione resti in stallo,
poi si vedrà.
-
- Mi alzo stancamente dal letto.
- Scully ci sta mettendo più tempo del solito.
- Mi trascino in cucina e quello che vedo onestamente mi
piace poco.
- C'è del latte sul pavimento e dal cartone disteso per
terra ne esce altro.
- Lei è appoggiata al tavolo con entrambe le mani.
- Che diavolo è successo?
"Dana?", le sto a pochi millimetri e le
appoggio una mano tremante sulla spalla.
Lei si volta, notando la mia preoccupazione.
"Mi dispiace di aver versato il latte".
Stacca le mani dal tavolo, cercando di ricomporsi, ma la
faccio voltare verso di me prendendole il viso tra le mani.
"Che vuoi che mi importi del latte?"
"Ho avuto un capogiro", ammette finalmente.
- Ma c'è qualcos'altro, perchè la Dana Scully che conosco
io dice "Sto bene" anche quando sta molto male.
- Ok, Fox, calmati...
- Che diamine sta succedendo?
"Dana?"
- Continuo a tremare.
- Non era così che avevo immaginato la giornata.
"Davvero Mulder, è stato solo un capogiro"
- Fa un sorriso forzato, si divincola e si piega sul
pavimento per recuperare il cartone del latte.
- Quando fa così mi fa letteramente incazzare.
- Non posso pretendere di privarla del tutto dei suoi spazi
e della sua indipendenza... non voglio. Neanche lei lo fa con me, anche se non ce n'è
bisogno perchè solitamente mi limito i miei spazi da solo.
- Ma, diavolo! Gradirei essere informato sulla sua salute!
- Lei lo sa, sa che la mia paura più grande è perderla.
- Lo sa che se le dovesse capitare qualcosa non potrei
sopravvivere.
- Lo sa che mi preoccupo quando mi accorgo che c'è
qualcosa che non va.
- Non le do il tempo di prendere il cartone, che la
trascino il salotto, la faccio sedere, mi inginocchio di fronte a lei e le prendo le mani
incitandola a parlare.
- Ma lei si limita a fissare le nostre dita intrecciate.
- Dopo qualche minuto di assoluto silenzio, dove l'unico
rumore è stato il mio respirare molto più rapido del normale, apre la bocca.
"Mulder... te l'ho detto, è stato un semplice
capogiro... dimentichiamolo, facciamo colazione... e passiamo un sabato tranquillo,
ok?"
- Alza lo sguardo per incrociare i miei occhi preoccupati.
- Nella sua voce nulla che possa essere paragonato a
convinzione o sicurezza. E lei lo sa.
"Tu dimmi che sta succedendo, e poi facciamo quello
che vuoi"
"Mulder..."
"Allora?"
"Ok"
Fa un segno d'assenso con il capo, prima di abbassarlo
nuovamente e riprendere a parlare.
"Non è stata... non è stata la prima volta"
- L'affermazione mi colpisce come una pallottola: dov'ero
io quando è accaduto? perchè non me lo ha detto?
- Una dozzina di scenari iniziano ad affollare la mia
testa.
"Da quando dura?"
"Da qualche settimana...", mi guarda e sa le
domande che le vorrei fare, "mi... mi dispiace non averti detto nulla... vedrai che
non è niente."
"Sei andata da un medico?"
"No"
E allora scatto perchè onestamente non riesco a capire
il suo comportamento.
"Ma porca misera! Che hai in testa!"
- Ho urlato.
- Per la prima volta da quando stiamo insieme, non solo
stiamo litigando, ma ho urlato con lei.
- E me ne pento, soprattutto guardando il suo volto
mortificato e pronto al pianto.
- Mi alzo sulle ginocchia e l'attiro a me, accarezzandole i
capelli.
"Scusa, non volevo urlare... perdonami.... ma sono
preoccupato Scully... ho paura"
Mi da un bacio umido sul collo e siamo fronte contro
fronte come tante volte è accaduto in passato.
"Stamattina cambiamo gli schemi e andiamo dal tuo
medico"
"Mulder..."
"Magari è solo un pò di stress... non è facile
non avere contatti fisici mentre siamo al lavoro... almeno per me"
Riesco a farla sorridere... uno di quei sorrisi timidi e
appena accennati che mi fanno impazzire.
"Forza", le dico afferrandole le mani e
facendola alzare, "vai a farti una doccia, io pulisco in cucina e ti raggiungo, ci
vestiamo e andiamo dal dottore"
- Annuisce e mi da un bacio sul petto, prima di scomparire
dietro la porta del bagno.
- Continuo a fissare il vuoto davanti a me, anche quando
sento l'acqua della doccia.
- Sarà una lunga giornata.
XoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXo
- Studio del dottor Rumfield
- Washington DC
- Ore 7:30, am
|
- Il dottore mi guarda e non sa cosa dire.
- E onestamente non sono da meno.
- Ho seri dubbi che le dita delle mie mani possano
ritornare al loro posto quando uscirò da qui.
- Ammesso che riesca a trovare la forza per uscire da qui.
- Mulder è fuori e aspetta da almeno due ore. Ormai sarà
diventato il miglior esperto di pettegolezzo di Hollywood e dintorni.
- Il seno rifatto di Pamela Anderson o l'ultimo matrimonio
di Liz Taylor non hanno più segreti per lui.
- Non ha insistito per entrare con me nello studio di
Rumfield.
- Sarebbero sorte troppe domande.
- Il dottore conosce Mulder come il mio collega, come il
mio amico.
- Si è perso le ultime puntate della storia e onestamente
non mi andava proprio di raccontargliele.
- Fox, quando l'infermiera mi ha detto che potevo
accomodarmi, ha semplicemente annuito e mi ha sussurrato che mi avrebbe aspettato
tranquillamente seduto a leggere qualche rivista.
- Credevo che avrei fatto semplicemente qualche analisi,
ma, devo essere sincera, non mi sono fatta vedere troppo nello studio ultimamente e
Rumfield ha insistito per farmi un mini check-up.
- Analisi del sangue.
- Pressione.
- Cuore.
- Polmoni.
- Articolazioni.
- E una serie infinita di domande del tipo "stai
prendendo medicinali", "sei stata ferita in servizio o hai subito traumi di
recente", "descrivimi nel dettaglio i sintomi che hai avuto".
- Nel frattempo quella pettegola della sua infermiera -un
altro buon motivo per far rimanere Mulder fuori dallo studio- gli aveva consegnato i
risultati delle analisi.
- Un breve sguardo e la fatidica domanda.
"Prendi la pillola?"
- Naturalmente era una domanda retorica, dato che, essendo
Rumfield il mio medico, sapeva bene il calvario da cui ero uscita.
- Avrei voluto ridergli in faccia, ma qualcosa nella sua
espressione mi aveva suggerito che era dannatamente serio.
- Gli ho risposto tranquillamente di no.
- Ha annuito sollevato, prima di aprire un cassetto e
lanciarmi qualcosa tra le mani, indicandomi il bagno.
- Al che ho iniziato ad intuire, dato che quello che mi
aveva dato era un comunissimo test di gravidanza, che, contro ogni previsione e logica
umana, è poi risultato positivo.
- Quando sono uscita dal bagno mi ha riferito del risultato
delle analisi e abbiamo tacitamente concordato per un'ecografia.
- Essendo medico ero consapevole delle mie condizioni e del
fatto che anche la presenza di cisti ovariche o polipi uterini poteva far credere ad una
gravidanza.
- Nessuna cisti ovarica.
- Nessun polipo uterino.
- E da allora sto ancora qui a guardare quell'esserino nel
monitor e non so che dire.
"Hai avuto rapporti ultimamente?"
- Una domanda intelligente non trovate?
- Ma anche lui è evidentemente imbarazzato.
- Non posso dirgli che Mulder e io ci saltiamo addosso a
vicenda ogni volta che ne abbiamo la possibilità, così mi limito a rispondere:
"Secondo lei?"
"Certamente si".
- Spegne il monitor e mi da un tovagliolo di carta per
ripulirmi delle sostanza gelatinosa che mi ha spalmato sulla pancia.
- Mi rivesto e poi ci ritroviamo uno di fronte all'altro.
- Mi porge una busta con il risulato delle analisi, io la
prendo.
- Tutto nel più assoluto silenzio.
"Io non so che dirti Dana", inizia sospirando,
"noi ci conosciamo da tanti anni..."
"Com'è possibile?"
"Non lo so... è una bella notizia per te... in
questo momento?"
Gli sorrido... quest'uomo è completamente nel pallone.
"Oh Dio, si... si che lo è"
- Finalmente si lascia andare anche lui e mi abbraccia.
- Sono sicura di vederlo emozionato.
- Ha combattuto la mia battaglia con me all'inizio, prima
di lasciare la postazione di comando a mani più esperte del settore.
- Ci lasciamo con un sorriso.
- Mi avvicino alla porta ed esito ad aprirla.
- Un altro problema.
- Nei mesi in cui Mulder ed io abbiamo tentato
l'inseminazione artificiale, avevo iniziato a fare le prove su ciò che gli avrei detto se
fossi rimasta incinta, e come.
- Sono tre mesi che non mi alleno e onestamente non so come
dirglielo.
- Sono certa della sua reazione, un pò meno della mia.
- Ma mi faccio forza e abbasso la maniglia.
XoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXoXo
- Studio del dottor Rumfield
- Washington DC
- Ore 7:30, am
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- Scully è là dentro da una vita.
- Mentre io mi sto letteralmente spappolando le riviste di
costume che ogni buon medico deve avere nella propria sala d'aspetto.
- Forse avrei fatto meglio ad andare con lei.
- Al diavolo i pettegolezzi.
- Conosco Rumfield da almeno cinque anni.
- Non so quante volte ho accompagnato Scully o sono venuto
a ritirare qualche prescrizione, mentre lei era impegnata ad affettare qualche cadavere.
- Dana mi ha detto di conoscerlo praticamente da quando
giunse il primo anno a Quantico.
- Quasi dieci anni.
- Con il tempo sono diventati buoni amici, ma lei è restia
un pò con tutti a parlare della sua vita privata.
- Non voleva dirgli di noi.
- Ho rispettato la sua scelta.
- E poi, da quanto ho intuito, l'infermiera è una gran
pettegola e forse non è stato proprio un male non essere entrato con lei.
- Rimetto a posto l'ennesima rivista sulla pila che giace
sul tavolino e mi alzo in piedi, iniziando a camminare lentamente.
- L'ansia mi sta uccidendo.
- Non deve essere nulla di grave mi dico.
- Sicuramente non è nulla di grave.
- Ma i miei pensieri si bloccano, e così il mio andare,
non appena sento lo scatto della serratura di una porta e vedo lei uscire dall'uscio
bianco e cercarmi con lo sguardo.
- Mi sorride quando mi vede e si avvicina.
- Cerco di carpire qualcosa dalla sua faccia.
- E'... non preoccupata... shockata... ma tranquilla.
- Ha una busta marroncina in mano, che suppongo contenga i
risultato delle analisi che ha fatto.
- "Possiamo andare"
- Annuisco ed usciamo insieme dall'edificio.
- Il viaggio in macchina è tranquillo, tranquillo ma
silenzioso.
- Scully non ha detto nulla da quando siamo partiti, ed io
non intendo forzarla, nonostante la curiosità al momento mi stia uccidendo e non solo
quella.
- Ma non le chiedo niente.
- Se fosse stato qualcosa di grave, me ne avrebbe parlato
non appena entrati in macchina. Ne sono sicuro. Nonostante ciò che è successo
stamattina, non è solita nascondermi le cose, soprattutto se queste sono veramente
importanti.
- L'unica cosa che mi ha nascosto fino ad ora è stata una
partita di baseball in TV che avevo dimenticato. Ma lo ha fatto solo per passare la serata
con me, e le ho perdonato la mancanza molto volentieri.
-
- Non c'è molto traffico per strada.
- E' sabato e la maggiorparte degli uffici e le scuole sono
chiusi.
- Arriviamo a casa intorno alle due del pomeriggio, dopo
solo mezzora di macchina.
- Scully è ancora tranquilla.
- Mentre camminiamo nel pianerottolo mi prende la mano.
Incontriamo la signora Wait, quella del secondo piano, che ci guarda in cagnesco. Ma
Scully invece di lasciare le mie dita si avvicina ancora di più a me.
- Onestamente non so se essere felice, sorpreso o turbato.
- Estraggo le chiavi dalla tasca.
- La toppa scatta velocemente.
- Sta diventando tutto troppo facile...
- Mi allontano dalla porta, cercando di togliermi la
giacca, ma poi mi accorgo che lei è rimasta vicino all'uscio e mi guarda sorridendo.
"Che c'è?" le chiedo.
Ma lei continua a sorridermi.
"Dana?"
- Si getta su di me con fin troppa veemenza.
- Perdo l'equilibrio e cado di schiena sul divano
portandomela dietro.
- Sono lì che sto per alzare il capo per controllare che
non si sia fatta male ma mi ritrovo la sua testa a pochi centimetri dalla mia.
- E continua a sorridere.
"Fox", al che già mi allarmo, "dobbiamo
cercare una casa più grande, questa non basterà più"
- Non credo che il dottore le abbia consigliato una casa
più grande.
- O forse si.
- E poi che nesso hanno i suoi malori, le analisi, il suo
improvviso buon umore e una casa più grande?
- Ehm...
- E' un gioco di associazioni di idee... le ho fatte
all'università e anche in accademia.... un pò come i voli pindarici che poi pindarici
non sono... ma onestamente questo è il caso più difficile che mi sia mai capitato.
- Dunque, associamo.
- Malori-analisi.
- Le analisi hanno rivelato la causa dei malori.
- Risultato analisi-buon umore.
- Le analisi non hanno rivelato nulla di grave e quindi è
felice di questo.
- Bene, per le prime tre voci è fatta.
- Ma che può centrare con tutto questo la necessità di
avere una casa più grande?
- Che può significare quest....
- O Mamma!
- No, non è possibile...
- Fate che non stia sognando!
- Non deve essere un sogno questo!
- Non può essere vero... cioè...
- Devo iniziare a sorridere anche io perchè lei inizia a
ridacchiare.
- Non riesco a parlare... non so che dire.
"Il medico, non sa come può essere accaduto...
ma... ", inizia lei, io sono completamente paralizzato, "avremo un
bambino!"
- Affonda il volto nel mio collo e, poco dopo, sento
le sue lacrime scendere sulla mia pelle.
- E sono lacrime di gioia questa volta.
- Ok... ora è arrivato il mio turno di parlare.
- Bene... che dice un futuro padre in queste occasioni?
"Dana", inizio io titubante.
Lei alza il capo e due occhi rossi ma luminosi iniziano
a fissarmi.
"Dimmi", fa lei con voce tremante.
"Dammi un pizzicotto"
Ride e mi sfiora leggermente le labbra con le sue.
Ok, non è un sogno.
"Dana", ricomincio io.
"Si?", risponde lei, palesemente divertita
dalla scenetta che abbiamo iniziato.
"E' aperto il municipio a quest'ora?"
FINEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!
- Bene, bene... dopo un lungo calvario sono giunta
in cima alla montagna e per fortuna ho trovato due stelle luminose.
- Ho iniziato questa fic da un'idea affacciatasi
nel mio cervello in un uggioso pomeriggio mentre il pulman che mi riportava a casa
dall'uni giaceva nel silenzio e nel rollio delle ruote e il mio inseparabile lettore cd
aveva esaurito le batterie.
- Ma lo spunto iniziale comprendeva solo la prima
parte della fic e l'inizio della seconda. L'idea della sua continuazione mi è venuta ed
è stata buttata giù in una mattinata.
- Vorrei ringraziare i miei più accaniti
sostenitori, coloro che pubblicheranno in futuro, mi auguro, la fic e coloro che, spero,
mi manderanno i loro commenti.
- A tal proposito, vi riscrivo il mio indirizzo
e-mail ( lezar82@supereva.it ), e, se
proprio non vi va di scrivere una e-mail, il mio mb è aperto a tutti!