Titolo: Please... remember
Autore: Lezar  theonlytruth@crazy-land.net
Spoiler: Non mi pare, ma potrei anche averci inserito qualcosa senza accorgemene!
Rating: Pg
Genere: Angst, romance, nel senso che M e S hanno una relazione già all'inizio della fic, non nel senso che è una fanfic sdolcinata, non pensate male! Forse un pò di H.
Feedback: li attendo con ansia!
Disclaimer: se li avessi creati io, sentirei il mio spirito appagato; ma sono nati dalla mente di Chris Carter e dall'interpretazione di DD e GA. Io mi limito solo a prenderli in prerstito
Note: Un pò di humor- spero-, un pò di tristezza, un pò di nostalgia, un pò di arrivederci... è tempo che la vita riprenda i suoi normali ritmi!
Ringraziamenti: ad Anasilv per un consiglio che mi è servito nella stesura :)

 

Please remember, our time together
The time was yours and mine
While we were wild and free
Please remember, please remember me

 

Avvertiva un lieve peso accanto a sè, ma non ci fece troppo caso.
La luce del sole bussava alle sue palpebre insistente, entrando impetuosa dai vetri della finestra e invitandolo a svegliarsi e ad inaugurare un nuovo giorno.
Emise un breve mormorio dal fondo della gola ma non aprì gli occhi, godendosi gli ultimi scampoli del sonno e del torpore delle coperte.
Spostò la mano lungo il suo fianco, avvertendo qualcosa di morbido e caldo sotto il palmo.
Aprì le palpebre in una fessura, scorgendo sotto la sua testa, appannato e tremolante, qualcosa di nero e setoso che subito dopo iniziò a parlargli insonnita.

-John, che ore sono?

Conosceva molto bene quella voce.
Spalancò gli occhi preoccupato, vedendo accanto a se Monica Reyes del tutto distesa sul suo torace.

-Mo... Monica?- sospirò con la mascella contratta.

Il fiato gli morì in gola e per un attimo temette di non respirare più.
Che ci faceva Monica nel suo letto e in quella posizione?

-Si... Vuoi dirmi che ore sono?

Reyes continuava a tenere gli occhi chiusi e il capo appoggiato sul suo torace, come se la cosa non la toccasse minimamente, come se fosse una usuale abitudine.
Doggett tentò di controbattere ma riuscì a stento ad aprire la bocca senza emettere parola.
Allungò la mano sul comodino tastandone la superficie alla ricerca dell'orologio. Attimi dopo un oggetto metallico colpì i suoi polpastrelli e si portò l'orologio davanti agli occhi.

-Sono... sono le 8.

-Eh?!?- Monica si alzò di colpo improvvisamente sveglia e vispa- Abbiamo fatto tardi!

Si fiondò fuori dal letto ed entrò immediatamente in bagno.
Pochi secondi dopo l'inconfondibile scrosciare dell'acqua nella doccia riempì il silenzio che era calato nella stanza.
Doggett era rimasto a fissare la porta del bagno con la bocca socchiusa e il volto del tutto inebetito.
Che diamine stava succedendo?
Da quando in qua lui e Monica dormivano insieme?
Evidentemente aveva perso qualche puntata della storia perchè proprio non ricordava quando aveva iniziato ad accadere.
Si stropicciò le palpebre con i palmi della mani, strofinando forte e a lungo e sperando che, una volta tolte le mani, ogni cosa fosse tornata al suo posto.
Ma quando riaprì gli occhi la situazione non era cambiata di una virgola.
Sospirò sonoramente, mettendosi a sedere sul letto; il rumore di acqua era cessato.
La porta del bagno si spalancò di nuovo; Monica entrò come una delle Furie in camera da letto indossando esclusivamente le grazie che madre natura le aveva gentilmente concesso.

-Monica?!?- Doggett spalancò gli occhi a tale vista.

-Ho dimenticato di prendere i vestiti- farfugliò mentre rovistava in un paio di cassetti.

Tirò fuori biancheria, un paio di pantaloni e una maglia marroncina a collo alto. Accatastò gli indumenti uno sull'altro e si voltò verso il letto.

-John... che fai ancora a lì?!

Doggett tentò di rispondere ma emise solo suoni disarticolati e senza senso.

-Avanti, alzati e sveglia Gibson!- gli ordinò ripiombando in bagno.

Doggett si ritrovò a fissare incredulo la porta del bagno.
Scosse la testa e decise di darsi una mossa: certo non avrebbe risolto quella situazione stando a letto.
Si tolse le coperte di dosso e si mise seduto, avvertendo il freddo del pavimento sotto i piedi.
Si guardò addosso e fece un sospiro di sollievo: per lo meno non era nudo sotto le coperte.
Si mise in piedi e il sole che filtrava dalle imposte lo colpì in pieno viso; distolse lo sguardo prima di risollevarlo lentamente per farlo abituare alla luce.
Uscì dalla camera da letto con passo stanco e decisamente incerto: Monica gli aveva detto di svegliare Gibson, ma l'unico Gibson che conosceva non abitava certamente con lui... almeno fino al giorno prima.
Attraversò il corridoio, giungendo ad una stanza in fondo ad esso completamente spalancata. Sembrava decentemente in ordine, dopo tutto. Il cuscino era incavato al centro, segno che qualcuno ci aveva dormito; le coperte erano scostate e pendevano sul pavimento, ma nel letto non c'era nessuno.
Sembrava che ogni essenza di quella vita fosse avvolta da un caldo vapore bianco, che gli lasciava intravedere la sua forma ma non comprendere la sua ragione d'essere.
Doggett distolse lo sguardo e scese le scale puntando dritto verso la cucina.
Seduto accanto al tavolo c'era un adolescente biondo che guardava con aria assonnata e riluttante il bicchiere di succo d'arancia che aveva accanto a lui, mentre manteneva con una mano un cucchiaio immerso in un'abbondante tazza di latte e cereali.

-Gibson?!

Il giovane distolse il capo e lo guardò con gli occhi socchiusi.

-Ciao John, il caffè è appena uscito- rispose trattenendo uno sbadiglio e riportò la sua attenzione alla ciotola di cereali.

Doggett lo fissò ancora per un attimo; poi si rivolse alla caraffa colma di inabriante caffè, il giusto modo per rimettere a posto le idee e ricominciare la giornata
S'allungò per aprire lo sportello sulla cucina e recuperare una tazza; poi ci ripensò e ne prese due.
Ancora non aveva una spiegazione per ciò che stava accadendo. Ma Monica si era svegliata nel suo stesso letto quella mattina e il minimo che poteva fare era farle trovare una tazza fumante ad attenderla non appena fosse scena.
E difatti, pochi attimi dopo, Monica apparì il cucina, iniziando a rovistare frenetica sulle mensole.

-A che ora ti sei alzato?- fece rivolta a Gibson.

-15 minuti prima di voi.

-Potevi svegliarci, no?- ribattè lei, tirando fuori le chiavi della macchina da dietro un soprammobile.

-Ho ancora sonno- rispose il ragazzo, prendendo un sorso di succo d'arancia.

-Poi dicono a me che sono strana!- borbottò voltandosi verso John.

Doggett riempì prontamente una tazza di caffè e gliela porse senza fiatare.
Monica gli elargì un sorriso mentre la afferrava, ne svuotava metà in un solo sorso e gliela restituiva.

-Bene. Ora vado. Voi venite più tardi con più calma e non dimenticatevi i regali.

Si avvicinò a Doggett, salutandolo con un lieve bacio a fior di labbra.

-John... stai bene?- fece poi, notando l'espressione del tutto allibita dipinta sul volto di Doggett.

-Si... tutto... ok- balbettò, cercando di darsi un contegno.

-D'accordo.- rispose lei- Ci vediamo più tardi!

Uscì dalla cucina e poco dopo si udì lo scatto della porta che veniva chiusa.
Doggett scosse la testa veramente confuso, si riempì la sua tazza di caffè e si sedette al tavolo.
Prese due sorsi, sperando invano che essi gli rendessero chiara una situazione di cui effettivamente non stava capendo assolutamente nulla.

-Ahem... Gibson?

-Uhm...- fece il giovane con la bocca piena di cereali.

-Dov'è che dobbiamo andare oggi?

Il ragazzo per poco non si strozzò. Cercò di inghittire con calma il resto di cereali che aveva in bocca e iniziò a fissarlo allibito.

-Ti sei fuso il cervello o cosa?- ribattè Gibson, alzandosi da tavola ed eclissandosi al piano di sopra.

Forse Gibson aveva ragione. Si era davvero fuso il cervello.

 

X-X-X-X

 

Sentiva il cotone del cuscino a contatto con il viso e la barba del mattino stridere acida su di esso.
Si grattò la guancia istintivamente e si voltò supino, con il capo piegato da un lato e la mano sullo stomaco.
Sentiva lievi e dolci rumori provenire da lontano che lo cullavano nel sonno leggero di primo mattino, come il lieve mormorio del mare che culla l'arrivo della sera o il tiepido giungere dei sapori della primavera a ricoprire la pelle arsa dall'inverno.
Fece un leggero sbadiglio e tentò di aprire le palpebre.
Venne investito da una violenta luce. Il sole lo colpì facendogli socchiudere immediatamente gli occhi.
Avvicinò una mano alle palpebre massaggiandosele con le dita, un movimento lento e circolare che cercò di destarlo.
Il sole era già alto. Che ore aveva fatto?
Abbassò la mano lasciandola sobbalzare sul letto e attese qualche attimo senza muoversi.
"Ora o mai più", si disse e fu sul punto di aprire nuovamente gli occhi, quando due vocine tonanti gli rimbalzarono nelle orecchie del tutto inaspettate.
Attimi dopo venne investito da due esseri morbidi e profumati che continuavano a ridacchiare e a muoversi frenetici.
Profumo di bambino.
Mulder tentò di liberarsi e riprendere a respirare regolarmente, ma vi riuscì solo dopo diversi tentativi.
Due bimbetti si sedettero su di lui, guardandolo con l'aria birichina e due occhi vispi e profondi.
Mulder aprì la bocca per parlare, ma gli uscirono solo suoni disarticolati e senza fiato.
La bambina, una caschetto castano con occhi verdi, lo guardava con viso curioso mentre tentava di mantenersi in equilibrio sul materasso.
L'altro, una testa bionda con due occhi azzurrissimi, si era definitivamente seduto sullo stomaco di Mulder.

-Will non vuole darmi i suoi giochi!- iniziò la bambina facendo la linguaccia al... fratello?

-Lei è femmina!- sentenziò il bambino voltandosi verso suo padre.

Mulder li guardava con aria.... sorpresa? Estasiata? Meravigliata? Dubbiosa?

-Wil... William?!- fiatò, avvertendo la sua gola completamente secca.

-Diglielo papà!- continuò la bambina, mentre l'aria birichina che aveva sul viso si stava trasformando in una imminente crisi di pianto.

-Ma Mel è femmina!- si giustificò William.

Melissa iniziò a mugugnare mentre gli occhi si imperlavano di lacrime. Si gettò su suo padre, nascondendo il volto nel suo collo e iniziando a piangere silenziosa.
Mulder la guardò e.... che doveva fare?
La abbracciò e iniziò a darle caldi baci sulla testolina.

-William, fai usare a tua... sorella i tuoi giochi- lo rimproverò.

-Ma papà... lei vuole far salire la Barbie sul mio camion!- anche per lui era vicina una crisi di pianto.

Due crisi di pianto di prima mattina erano davvero troppo.

-Mel- fece Mulder tentando di appianare la situazione-... perchè vuoi mettere la Barbie sul camion?

-Perchè...- spiegò la bimba singhiozzando-... la principessa vuole... la... carrozza.

-William... prestale il camion- supplicò il bambino.

-Lei me lo rompe.- rispose il bimbo tirando su con il naso.

-Ma se giocate insieme non te lo rompe il camion. Non far piangere tua sorella.

-E va bene.- mugungò William.

Melissa alzò la testa sorridendo e diede un umido bacio sulla guancia di suo padre.
Un pò come essere leccati da un cane, anche se l'odore è assai migliore.

-Bene!- fece Mulder, guardando i due monelli con aria soddisfatta.- Che facciamo, ci alziamo?

I due bimbetti annuirono vivacemente, scesero di corsa dal letto e ben presto sparirono dietro la porta della camera da letto.
Mulder si tolse di colpo le coperte e si alzò, forse troppo in fretta.
Vacillò per un attimo, mentre la sua testa, già di per se confusa, perdeva un secondo di lucidità.
Si stiracchiò con piacere, avvertendo i muscoli contratti della schiena stendersi e scricchiolare leggermente.
Iniziò a guardarsi intorno, girando su se stesso e sbirciando in ogni angolo.
Non era decisamente la camera da letto di Scully, anche se aveva comunque qualcosa di familiare nel suo aspetto.
Si grattò distrattamente dietro la nuca e s'avviò verso il corridoio.
Non è che sapesse esattamente dove andare.
Seguiva semplicemente il vociare dei bambini, un cupo rumore di pentole e l'inconfondibile aroma di caffè e di latte caldi.
Alla fine del corridoio trovò una rampa di scale... una familiare rampa di scale.
Scese distrattamente, arrovigliandosi il cervello per ricordare. Dove aveva visto quella casa?
Arrancò in soggiornò.
I muri e la disposizione dei mobili gli ricordava vagamente qualcosa, ma non riusciva a mettere a fuoco i suoi ricordi.
Si diresse in cucina, trovando William e Melissa seduti scompostamente ad un tavolo che bevevano una enorme bicchiere di latte.

-Ben svegliato!- fece una voce alle sua spalle.

Quando si voltò, Scully era ormai vicino a lui e si stava alzando sulle punte dei piedi per dargli un dolce bacio di buongiorno.

-Ciao- fece Mulder dopo aver risposto al bacio.

Aveva decisamente un'aria stranita.
Iniziò a guardare Scully da capo a piedi con occhi vacui.
Scully era sempre Scully.
Capelli rossi, occhi azzurri, già vestita...
Era il contesto che non capiva.

-Mulder... stai bene?- chiese Dana con aria preoccupata.

Gli tastò le tempie con due dita, assicurandosi che non avesse la febbre; quindi gli fissò gli occhi: pupilla normale.

-Non è che stai covando l'influenza, vero?- continuò Scully.

-Ehm... no.- rispose Mulder- Sono solo un pò... insonnito.

-Bene... qualunque cosa, da domani, mi raccomando.

Scully si accomodò su una delle sedie rimaste versando del fumante caffè in due tazze; una la tenne per sè, l'altra la posò di fronte all'ultimo posto ancora vuoto.
Mulder si accomodò sulla sedia, prese la il suo caffè e iniziò a bere molto lentamente, assaporandone il gusto e prendendosi tempo per schiarirsi le idee.
Sembrava la vita che aveva sempre immaginato, vero?
O forse no?
Il risveglio di una normalissima famiglia di quattro persone, con caffè, latte e una torta appena sfornata per la colazione.
Lui e Scully che accompagnavano i bambini a scuola e poi andavano al lavoro.
Una normalissima giornata in ufficio, poi il ritorno a casa, la cena tutti insieme, alle 9:30 i bimbi a letto e dalle 10 in poi una serata per soli adulti.
Era la vita che voleva.
Era la vita per cui stava combattendo, no?
Peccato che aveva perso le puntate in cui il sogno era diventato realtà!
E più si sforzava, più la sua mente risultava una tabula rasa sull'argomento.
Terminò il suo caffè in silenzio, osservando Scully che puliva con un tovagliolino i disastri che William e Melissa avevano provocato con il latte.

-Io... vado a farmi una doccia- comunicò balbettando.

-Ok.- gli rispose Scully- ma fa in fretta, Monica dovrebbe essere qui a momenti.

Mulder assorbì l'ultima notizia mentre saliva le scale per raggiungere il bagno.
Monica sarebbe arrivata a momenti.
Quindi c'era anche Monica coinvolta in quella storia.
Sempre che la Monica a cui Scully si riferiva era la Monica che conosceva anche lui.
L'acqua tiepida della doccia fu un temporaneo pagliativo.
Ruscelli scivolavano senza ostacoli lungo il suo corpo, lisci e puri.
Mise il viso sotto il getto dell'acqua affinchè potesse esserne investito impetuoso e gli impedisse di pensare e ragionare e respirare.
Ma dopo attimi in cui sembrò dimenticare ogni singolo cambiamento apportato alla sua vita in una sola notte, immagini appena trascorse gli appannarono gli occhi.
Non è che non gli piacessero quei nuovi risvolti, ma gradiva sapere come si erano sviluppati.
Chiuse l'acqua e uscì dalla doccia, cercando a tentoni un asciugamano.
S'asciugò il viso e diede energiche passate sui capelli.
Se lo passò sulla pelle del torace e delle gambe prima di annodarselo in vita e iniziare a cercare un phon per i capelli.
In poco tempo i capelli furono asciutti e ben pettinati. Jeans in vita ancora slacciati e petto nudo.
Si spalmò la schiuma da barba sulle guance e sul mento e iniziò a radersi.
Sentì la lama graffiare lentamente la pelle, sinuosi e sensuali movimenti nei meandri della sua pelle, mentre piccoli rivoli d'acqua scendevano lungo il collo disperdendosi sul torace.
Venne attratto dal suo riflesso nello specchio; abbassò le mani e stette a fissarsi.
Non era molto diverso dal solito. Forse se si concentrava poteva incontrare qualche capello bianco sulle tempie ben nascosto da una cascata di capelli castani. Per il resto non era cambiato di una virgola.
Eppure avvertiva che era trascorso del tempo attorno a sè... senza che lui stesso ne fosse consapevole.
Scosse il capo e riprese a radersi.
Usò la sinistra per tendere la pelle della guancia e passare la lametta, ma il rasoio gli cadde di mano scotendo il lavandino con un acuto rumore metallico.
Egli non l'avvertì, intento a fissarsi la mano.
Le dita della sinistra.
L'anulare.
L'anello sull'anulare.
Lo toccò con la destra per accertarsi che non fosse una allucinazione.
Era reale, decisamente reale.
S'affrettò a togliersela e sbirciò all'interno.
25-04-2003
Un anello con data incisa all'interno e indossato all'anulare significava solo una cosa.
Recuperò in fretta la lametta da barba e finì la sua operazione. Si passò un asciugamano sul viso per eliminare eventuali residui di schiuma e uscì dal bagno, fiondandosi in camera da letto.
Scully stava rovistando in un cassetto del comò da cui attimi dopo tirò fuori una camicia color cammello.

-Scully?- fece Mulder avvicinandosi a lei.

-Mettiti questa oggi!- chiuse il cassetto e gli diede la camicia.

Mulder fissò l'indumento quasi incredulo ma non parlò. Fissò invece la mano sinistra di Scully, trovando ciò che cercava.

-Se vuoi metterti qualche altra cosa però...- continuò Dana notando il suo sguardo interdetto.

-Dana, noi ci siamo sposati?- chiese di bottò.

-Mulder, sei davvero sicuro di stare bene?- fece Scully fissandolo con aria preoccupata.

-Ci siamo sposati il 25 aprile del 2003?- insistette.

-Si... perchè me lo chiedi?

Mulder si accasciò sul letto, la camicia che si manteneva a stento fra le sue mani e gli occhi persi nel vuoto.
Dov'era lui quando era accaduto?

-Così mi fai preoccupare!- Scully gli si avvicinò e gli prese il volto tra le mani.

-No... sono solo un pò... un pò stranito- riuscì a balbettare.

-Lo so che le feste non sono il tuo forte, però... fallo per i bambini, ok?

Mulder annuì.

-Grazie- e gli elargì un sorriso.

Iniziò con un bacio a labbra chiuse sulla guancia.
I baci divennero due, e poi tre... e quattro.
Un gioco sensuale di labbra che prometteva di arrivare ben oltre.

-Muld...- tentò Scully, ma le sue parole vennero bloccate.

-Muld... Mulder- riprovò, scostandosi il più possibile.

-Uhmmmm- mugolò Mulder.

-Mulder, non è il momento!- affermò staccandosi del tutto.- Giù ci sono i bambini, Monica arriva a momenti, poi arrivano anche Tara e mia madre e...

Non potè trattenersi e scoppiò a ridere vedendo il volto mortificato e afflitto di Mulder.

-Ecco!- fece lui imbronciato- Non solo mi abbandoni ma ti prendi anche gioco di me.

-Idiota!- esclamò, dandogli uno schioccante bacio a labbra chiuse.- Prometto che stanotte sono tutta tua.

Si allontanò da lui, avvicinandosi allo specchio per darsi una sistemata.

-Guarda come mi hai conciata!

Mulder colse la palla al balzo. Si alzò e l'abbracciò, osservando il loro riflesso nello specchio.

-I rischi di avermi come marito.- le sussurrò sensuale all'orecchio.

-Vestiti, io ti aspetto di sotto- lo ammoniì ridacchiando.

Scully si scansò e si avvicinò alla porta aprendola.

-Tranquillo- disse poi, prima di sparire dietro alla porta della camera da letto- Una promessa è una promessa.

Uscì e chiuse la porta dietro di sè.
Mulder si accasciò sul letto.
Dopotutto le risposte alle sue domande potevano anche aspettare.
Se aveva afferrato bene, avrebbero festeggiato qualcosa in giornata.
Di qualunque festa si trattasse, Scully gli aveva promesso una festa privata, una prospettiva che lo avrebbe fatto rigare dritto per tutto il giorno.
Recuperò la camicia e se la infilò.
Ritornò in bagno, si diede un'ultima aggiustatina ai capelli e scese al piano di sotto.
Sentiva un consistente vociare proveniente dalla cucina.
Un lieve mormorio di bambino e due voci di donna che ridacchiavano.
Quando entrò in cucina Monica Reyes si voltò verso di lui con un sorriso sornione fra le labbra.

-Parli del divolo...- sussurrò.

-Ah... parlavate di me?- Mulder si avvicinò alle due donne- Spero bene almeno.

-Cose di donne.- ribattè Reyes.

-Allora c'è da preoccuparsi!- borbottò Mulder con un finto broncio.

-Invece di preoccuparti di noi, perchè non vai con i bambini al Centro Commerciale?- intervenne Scully.

-Mi stai dicendo che devo togliermi dai piedi?

-Era esattamente quello che intendevo!- ribattè Dana sorridendo.

Gli porse un foglietto di carta e una mazzo di chiavi.
Mulder li prese facendo una smorfia poco convinta e guardò le due che lo fissavano con un sorrisino sospetto.

-Non tornate prima delle due.- concluse Dana.

-Mi stai proprio cacciando.

Mulder finse di tirare su con il naso e girò sui tacchi. Melissa e William gli furono subito accanto con il volto visibilmente eccitato di farsi un giretto al centro commerciale. Prese la bambina in braccio, il maschietto per mano e uscì di casa, espirando un sonoro "A dopo" mentre chiudeva la porta.

 

X-X-X-X

 

La radio del centro commerciale trasmetteva tutto il repertorio anni '80: Prince, Huey Lewis, Supertramp, Cars.
Ottimo condimento per un viaggetto rapido al reparto ferramenta (lampadine, pile, un barattolo di colla, due sacchi di stucco e due barattoli di vernice) e uno al reparto "articoli per la casa" (detersivi e altri prodotti che evidentemente  servivano per la pulizia del bagno dal momento che sopra c'era stampato un WC, fazzoletti e tovaglioli di carta).
Fu quando entrarono nel reparto gastronomia che iniziarono i problemi.
Mulder aveva una parte del carrello già piena e dubitava potessero entrarci tutte le cose che Scully gli aveva segnato nella lista.
Non aveva la più pallida idea di come andassero le cose in casa, ma non aveva la benchè minima intenzione di sorbirsi ancora in futuro una mattinata al centro commerciale tra massaie che si riunivano vicino ai banchi per discutere di quella o quell'altra marca, sbarrando la strada nel reparto e guardandoti male se ti permettevi di chiedere "permesso". Soprattutto se non si faceva parte della loro malefica setta e si era un uomo con due bambini.
Due bimbi tranquilli, dopo tutto.
Aveva notato ragazzini vocianti fin da quando era entrato.
William e Melissa invece lo avevano seguito composti e ubbidienti.
Un tratto che avevano ereditato da Scully sicuramente.
... Beh, quasi composti.
Avevano appena superato il reparto scatolame, quello della carne e del pesce e si stavano dirigendo alla Frutta e Verdura, quando i due si fiondarono su un bancone guardando estasiati la pila di scatole colorate che si impalavano sopra.
Due Teletubbies ballavano felici sullo scatolo.
Mulder ne prese in mano uno e se lo rigirò per cercare di capire che diavoleria potesse contenere.
"GLI SNACK DELLA NUOVA GENERAZIONE", lesse sul retro e, sotto l'intestazione, una fotografia mostrava succulenti saccotti al cioccolato.
Mulder spostò lo sguardo verso il basso, vedendo due occhi supplichevoli che lo fissavano speranzosi.

-Uhm... dubito che mamma sia molto felice che mangiate queste cose...- gli occhi dei due bambini si strinsero in una morsa di tristezza-... ma noi non lo diciamo a mamma.

La bocca di Will e Mel si incurvò in un sorriso compiaciuto.
Mulder mise la scatola nel carrello e continuò nel suo giro.
Non era esattamente sicuro come la pensasse Scully a riguardo, ma, da come la conosceva lui, avrebbe classificato quelle merende come "schifezze"; sicuramente sarebbero sorte delle discussioni in merito, ma il sorriso che aveva visto sul viso dei suoi figli lo ricompensava di ogni cosa. E poi gli piaceva viziarli.  Sembravano bambini davvero educati (ancora lo zampino di Scully sicuramente) e ogni tanto viziarli era doveroso.
 
Frutta e verdura fresche e, per ultimi, i surgelati riempirono il carrello fino all'orlo, pronto per la cassa.
La commessa gli sorrise per tutto il tempo in cui passava i prodotti sulla banda magnetica e lo scontrino usciva doloroso dal registratore di cassa.
Era una ragazza molto giovane, forse 18 anni... piena tempesta ormonale.
La fede era ben in vista e i due bambini anche, ma lei sembreva non accorgesene.
Riuscì a svignarsela prima che iniziasse a spogliarlo con gli occhi.
Raggiunsero il parcheggio che erano già l'una e mezzo del pomeriggio.
Caricò spesa e bambini in macchina e partì.
Aveva avuto un pò di problemi all'andata... non aveva la più pallida idea di dove fosse il centro commerciale.
Era andato ad istinto, poi aveva seguito le indicazioni sulla strada.
Il ritorno fu più tranquillo da quel punto di vista, ma il traffico sulla tangenziale lo rese anche peggio dell'andata.
Dopo un'avventurosa mattinata, il gruppo famigliare tornò sano e salvo a casa intorno alle 14:30.
Il vialetto era già occupato da due autovetture.
La macchina di Monica l'una.
L'altra?... Che fossero già arrivate Tara e Maggie?
Parchecciò l'automobile, mentre notò dallo specchietto retrovisore che un'altra macchina si avvicinava alla casa e parcheggiava proprio dietro alla sua.
Chi altro doveva arrivare?
Scese dalla macchina e aprì le portelle posteriori affinchè anche Will e Melissa potessero venir fuori. Ma il suo sguardo rimase a fissare i vetri dell'automobile appena arrivata. I sole alto brillava sul parabrezza e vi si rifletteva lucente, impedendogli di vedere all'interno.
Avvertì del movimento e subito dopo vide uscire dalla parte del passeggero un ragazzotto biondo con un viso vagamente familiare che lo salutò con un cenno della mano.
Mulder rispose al saluto, quando i due bambini schizzarono via saltando addosso al giovane. Si avviò verso la strana montagna umana che si era formata quando la sua attenzione venne attirata dal conducente dell'automobile che stava venendo fuori.
Aveva ancora il capo all'interno dell'abitacolo e non riusciva a capire chi fosse.
Ma subito dopo i loro occhi si incrociarono sorpresi.
Doggett.
C'erano proprio tutti allora!
Alcune voci femminili si affacciarono sul vialetto e li fecero voltare.
-Dove eravate finiti?- dissero insieme Scully e Monica.
I due si fermarono a guardarle da capo a piedi.
Che stava succedendo in casa?
Dana aveva pantaloni, maglia e volto sporchi di una strana polvere bianca, probabilmente farina.
Monica invece era coperta di nero. A prima vista fuliggine.

-Traffico.- fece Mulder.

Doggett annuì.

-A voi che è successo?- chiese poi.

-I sacchi di farina e carbone non erano molto collaborativi stamattina.- spiegò Monica.

-Comprato tutto?- domandò Scully.

-Si, tutto fatto.- ribattè Mulder.- Magari se Doggett mi vuole aiutare a scaricare...

Le due lo guardarono stranito, quasi avesse appena rivelato la collocazione del Sacro Graal.

-Da quando in qua lo chiami Doggett?- fece Monica.

-Perchè, come dovrebbe chiamarmi?- intervenne Doggett.

-John, no?- fece Dana.

I due si guardarono un attimo.
La parola confuzione era stampata sui loro occhi a caratteri cubitali.

-Ma state bene davvero?- fece Monica preoccupata.

-Si.- risposero Mulder e John contemporaneamente.

-Voi entrate in casa- propose Doggett- Noi scarichiamo quello che abbiamo da scaricare e vi raggiungiamo.

Le due annuirono poco convinte e rientrarono in casa con Gibson che era riuscito a rialzarsi e si era caricato Will e Mel sulle braccia.

-Che diavolo sta succedendo?- sbottò Doggett, non appena fu certo di essere rimasto da solo con Mulder.

-E lo chiedi a me? Stamattina mi sveglio e mi trovo qui, con William grande, un'altra figlia e questa- e gli mostrò la fede che aveva al dito.

-E quando sarebbe accaduto?- chiese John guardando incredulo l'anulare sinistro di Mulder.

-Secondo quanto inciso all'interno il 25 aprile del 2003, peccato che non mi ricordi assolutamente nulla della cerimonia!

-Neanche a me è andata meglio! Non solo ho scoperto che Gibson abita a casa mia...

-Quel ragazzo che ho visto prima è Gibson?- fece Mulder stupito.

Ecco spiegata la strana sensazione di familiarità che aveva avvertito.

-Già- espirò John, distogliendo lo sguardo- E non è tutto! Stamattina quando mi sono svegliato, ho trovato Monica...- non terminò la frase, ma fece un eloquente gesto con la mano, che lasciava intendere tutto o niente.

-Vuoi dire che tu e Monica... avete...

-No- si affrettò a chiarire Doggett- Insomma, non lo so... ma dormiva accanto a me... molto vicina a me!

-E dormiva solo?

-Si... credo... ma dopo...

L'agente speciale John Doggett stava decisamente arrossendo... questa si che era una novità!

-Ahem... E' uscita dal bagno completamente nuda.- continuò.

-Aw...

Mulder non sapeva che rispondere.
Insomma... sospettava che quei due sarebbero finiti insieme alla fine. Conosceva la danza che avevano intrapreso fin troppo bene... sette anni di agonia insegnano. Ma vederselo spiattellare così improvviso e inaspettato lo aveva davvero spiazzato.

-Lasciamo perdere e troviamo una soluzione a questa situazione.- borbottò Doggett sedendosi sul cofano della automobile di Mulder.

-E' una parola!

-Sei tu l'esperto di cose strane!

-Viaggio nel tempo? Curvatura temporale? L'ultima cosa che ricordo è un forte boato e poi mi sono svegliato qui.

-Idem.

-Siamo a cavallo allora!- ribattè sarcasico Mulder.

-Che facciamo?- sospirò Doggett, mettendosi in piedi.

-Direi di assecondare questa giornata e vediamo che succede.

John annuì e in silenzio iniziarono a scaricare le buste della spesa e a portarle in casa.

 

X-X-X-X

 

Le urla e l'incessante chiacchierio ancora risuonavano nella sua testa, assieme all'assolo di cicale e grilli che provenivano dall'esterno e salutavano l'arrivo della sera. Canzoni d'amore e ritmi melodici per le loro amate.
I bambini avevano lavato i denti e si erano infilati nei loro pigiami.
Scully si era presa l'oneroso compito di trasportarli nel mondo dei sogni.
Tutto sommato era stata una giornata piacevole.
Lui e Bill si erano guardati in cagnesco per una buona ora prima di iniziare dirsi qualche parola.
Insieme a Doggett aveva quasi incendiato il tavolino in legno del giardinetto di casa con la carbonella del barbecue.
Ma in fondo si era divertito.
I bambini avevano trascorso tutto il pomeriggio con i loro nuovi giochi, mentre gli adulti si impegnavano in importanti conversazioni, per lo più impregnate dei racconti di guerra di Skinner- c'era anche lui- o le avventure in mare di Bill.
Amici e familiari riuniti insomma per il compleanno dei due eredi di casa Mulder.
William e Melissa Mulder, quasi fosse un tocco del destino, erano nati lo stesso giorno e lo stesso mese.
Festa unica, regali doppi!
Intorno alle 7del pomeriggio Maggie e Bill con Tara e Matthew erano andati via. Bill doveva essere a San Diego il giorno dopo e facevano appena in tempo a ritornare a casa di Margaret a prendere le valige, prima di scappare in aereoporto.
Skinner era andato via una mezzoretta più tardi. La sua segretaria lo aveva chiamato per avvertirlo che un aereo lo aspettava per riportarlo a Washington. Il nuovo condirettore dell'FBI- ma Monica si era lasciata sfuggire che girava voce nei corridoi che Skinner fosse il più probabile candidato a sostituire David Gray alla guida del Bureau- aveva sbuffato sonoramente e, dopo aver salutato tutti, era andato via.
Doggett, Monica erano rimasti fino alle 10; avevano dato una mano a ripulire e avevano trascorso il tempo rimasto a guardare Gibson che giocava con Will e Mel.
I tre erano andati via solo quando i bambini avevano dato segno che il sonno era in agguato.
Mulder aveva supervisionato la pulizia dei denti dei bambini e li aveva infilati nei loro pigiami. Poi li aveva lasciati a Scully e lui era andato in camera da letto. Si era sfilato camicia e pantaloni e aveva pensato a lungo all'opzione doccia. Era decisamente troppo stanco per mettersi sotto il getto d'acqua, così optò per una sciacquata veloce.
Se ne stette a gironzolare in camera da letto, avvertendo, nonostante la porta socchiusa, la voce modulata di Scully che parlava sommessamente.
Iniziò ad aprire un paio di cassetti, trovando uno strano libro voluminoso chiuso in una scatola.
Cominciò a sfogliarlo.
Un album di fotografie.
Nelle prime pagine il protagonista era William, quando ancora era un batuffolo profumato.
Alla quarta pagina una fotografia che gli fece salire un groppo in gola.
Lui indossava un completo blu scuro e aveva un sorriso idiota e felice sulle labbra. Un braccio intorno ad una spalla di Scully arrivava fino ad abbracciare un William di due anni circa in braccio a Dana.
Scully indossava un vestito lungo color pesca che la fasciava completamente, mettendo in risalto una piccola pancia sporgente che Mulder stava accarezzando con una mano.
Stette a fissare quella foto, sentendo per un attimo i suoi occhi bruciare e qualche lacrima accalcarsi sulle palpebre.
Le pagine successive erano occupate da foto con amici e parenti.
Sicuramente risalivano tutte al giorno del loro matrimonio.
Sfogliò ancora qualche pagina quando il respiro gli morì in gola per l'ennesima volta.
Un batuffolo coperto da una tutina rosa posava con gli occhi chiusi godendosi il suo sonno.
Mel.
Doveva essere appena nata.
Avvertì alcuni passi avvicinarsi silenziosi alla camera da letto e la porta che cigolava piano.
Si voltò chiudendo istintivamente l'album.
Scully gli si avvicinò sorridendogli e gli passò un braccio attorno alla vita.

-Stavi rivedendo le foto?- chiese, tastando la copertina in velluto dell'album.

Mulder annuì.

-Si... ho rivisto William e Mel quando erano neonati- disse poi, riponendo l'album nella scatola e chiudendo il cassetto.

-Siamo fortunati ad averli.

-Io sono fortunato ad avere voi... non credo possa desiderare di più nella vita.- sospirò, accarezzando la mano di Scully arroccata sul suo fianco.

-Uhhh...- iniziò Scully, mentre un sorriso assolutamente felice si stampava sulle sue labbra.- Siamo in vena di adulazione stasera?

-Mi hai fatto una promessa questa mattina.

-A questo proposito Mulder...- iniziò lei, sul suo viso una sguardo da bambina maliziosa a cui è impossibile dire di no-... ti dispiace se rimandiamo a domattina? Sono stanca e...

Mulder la interruppe, abbracciandole la vita e dandole un piccolo bacio sulla punta del naso.

-Va benissimo, sono stanco anche io.

Si misero sotto le coperte in silenzio e chiusero le luci dei comodini, accoccolandosi a vicenda e cullandosi nel silenzio e nel buio.

-Buonanotte- sussurrò Scully, appoggiando la testa sulla sua spalla e chiudendo gli occhi.

-'notte.- mormorò lui in risposta.

Restò svegliò per un pò, ascoltando il lieve respirare di Dana e i sottili rumori della notte provenienti dall'esterno.
Alzò la mano sinistra, scrutando nel buio la sua fede.
Sospirò lievemente e abbassò la mano.
Ancora non aveva scoperto come fosse finito in quella situazione, ma le risposte potevano attendere.
Chiuse gli occhi e pochi minuti il sonno lo rapì per qualche ora, ponendo fine al futuro.

 

X-X-X-X

 

Attorno avvertivano uno strano brusio attutito, come un ronzio lontano e continuo che impediva loro di riaddormentarsi.
Tentarono di aprire gli occhi, ma ciò che ottennero fu solo una lieve luce abbagiante che filtrava rapida dalle piccole fessure delle palpebre.
Avvertivano la testa avvolta in un pesante panno di velluto che impediva loro di pensare, di interagire con se stessi e di connettersi con il mondo esterno; come ingorghi di fitta nebbia che faceva fatica a diradarsi, una barriera di vapore grigio e denso in cui annaspavano alla ricerca di aria.
Sentirono strani movimenti accanto a loro; lievi scalpitii e voci sottili che li chiamavano.
Tentarono di aprire le palprebre ma ottennero solo ombre sfocate che li costrinsero a richiudere gli occhi per un nuovo tentativo.
Un nuovo spiraglio di luce apparve loro, mentre le voci attorno si facevano più nitide e concise.
Due voci che avevano scandito i passi della loro vita.
Lentamente si delinearono davanti a loro due figure femminili dai contorni ancora un pò sfumati.
Si concentrarono e lentamente la nebbia che le circondava iniziò ad affievolirsi, disperdendosi nell'etere, come deboli e vergini nuvole.

-Mulder?

-John?

Sentendo le loro voci, furono improvvisamente svegli e tentarono si mettersi seduti, ma due mani e un sordo e pulsante dolore alle tempie li fecero desistere.
I due si voltarono e si videro, circondati da due monitor che scandivano ritmici e fastidiosi i battiti del loro cuore.
Ruotarono il capo e videro Monica e Dana accanto a loro, con il volto affaticato e preoccupato e due occhiaie evidenti sotto gli occhi.

-Che è successo?- sussurrò Mulder con voce roca, lasciandosi andare sul cuscino.

-Succede... che avete la testa dura!- la voce di Scully era un misto di preoccupazione e irritazione.

-Possiamo evitare le fustigazioni?- mormorò Doggett, passandosi una mano sugli occhi per schiarirsi ulteriormente la vista.

-Avete rischiato di rimanerci secchi tutti e due, ecco che è successo.- li rimproverò Monica.

-C'è stata una esplosione... una... luce... poi-Mulder scosse il capo facendo intendere di non ricordare più nulla.

-Volete dirci che diamine è successo o no?- insistette Doggett, tentando di mettersi seduto.

-La base è esplosa.- spiegò Scully- I ragazzi vi avevano detto di rimanere all'interno del furgone, ma come al solito avete fatto di testa vostra. Quando sono ritornati al furgone non vi hanno trovati e sono dovuti tornare indietro. Vi hanno recuperato sotto un cumulo di macerie. Complimenti davvero!

-Quanto tempo siamo stati senza conoscenza?- chiese Mulder, issandosi a sedere con non poca fatica.

-Due giorni.- fece Monica- Quando vi hanno portato qui sembravate morti... ci avete fatto prendere un colpo.

I due fecero una smorfia poco convinta, pentendosene immediatamente; il costante pulsare delle tempie che sembrava essersi visibilmente attenuato tornò inesorabile.
La portà della loro stanza si aprì improvvisa e Noel e Fay entrarono, con alcune cartelle tra le mani e un volto rilassato e sottibilmente canzonatorio.

-Finalmente siete tornati dal mondo dei sogni!- li prese in giro Fay accostandosi ai monitor per controllare che fosse tutto in ordine.

-Si sono svegliati pochi minuti fa.- comunicò loro Scully.

Noel annuì e si rivolse verso i due *degenti* con un sorrisino sulle labbra.

-La prossima volta, quando decidete di voler fare i super eroi, avvertiteci.

Mulder e Doggett lo guardarono con volto leggermente irritato e timidamente consapevole, ben coscienti della stupidaggine che avevano fatto e del pericolo che avevano corso loro e che avevano fatto correre ai componenti della spedizione.

-Sms, e-mail, fax, telefonata...- li canzonò il giovane-... anche un piccione viaggiatore va bene!

-Abbiamo capito il concetto!- lo interruppe Mulder con una smorfia.

-Piuttosto...- iniziò Doggett- non avete nulla per questo maledettissimo mal di testa che abbiamo?

In realtà John non poteva essere sicura che Mulder si trovasse nelle medesime condizioni, ma, a giudicare dalla sua faccia, supponeva di si.

-Oh... il mal di testa è il minimo per tutto quello che avete combinato!- rispose sarcastica Fay.

Si allontanò dalle apparecchiatura, prendendo due siriche e due fialette di vetro da dentro un cassetto.

-Ma poichè siamo buoni- continuò la ragazza- vi diamo qualcosa per riposare come angioletti.

Passò a Noel una fialetta e una siringa.
Un liquidò vagamente biondo e denso venne aspirato via dal piccolo contenitore di vetro e iniettato nel tubo della flebo che avevano al braccio, affinchè l'antidolorifico entrasse in circolo e facesse effetto immediatamente.

-Veniamo a controllarvi fra un paio d'ore.- sussurrarono i due uscendo dalla stanza.

-Dovete ammettere che sono degli angeli- sussurrò Monica non appena avvertì lo scatto della porta che veniva chiusa- Se fossi stata in loro non so come avrei reagito, considerando che, per colpa vostra, potevano finire arrosto!

-Vero!- asserì Scully.

-Abbiamo capito di aver fatto una cazzata... per quanto ancora ci verrà rinfacciata?- fece Mulder, mentre una leggera spossatezza indotta iniziava a serpeggiargli sotto la pelle.

-Oh... ancora per molto, molto tempo!- ridacchiò Scully, canzonandoli.- Noi andiamo a dare un'occhiata a Gibson e William.

-Sogni d'oro!- sussurrò Monica con una voce maliziosa.

Le due lasciarono la stanza pochi attimi dopo, lasciandoli immersi nel silenzio del loro respiri e del costante bip dei monitor.

-Mulder... suppongo che noi due dobbiamo parlare di un pò di cose!- esclamò Doggett, contenendo a stento la spossatezza che era sul punto di fargli chiudere le palpebre.

-Possiamo parlarne più tardi?

Doggett annuì e si rimise sdraiato, prontamente imitato da Mulder.
Sui loro occhi ancora le immagini della realtà recentemente vissuta.
Che fosse stato solo un sogno?
Domande affollarono i loro neuroni per qualche minuto, fino a che le frasi non divennero semplici parole, le parole lettere confuse.
Fino a che i loro interrogativi non divennero sbadigli foschi.
E i loro pensieri masse informi prive di coerenza.
Fino a che non pensarono più nulla.

 

X-X-X-X

Cimitery,
Washington DC
Two days later
11,am
 
Il prato era stato tagliato di recente, ricomposto dopo i violenti acquazzoni che si erano abbattuti su Washington nelle settimane precedenti.
Come se il cielo piangesse le sue lacrime di dolore su un mondo in rovina, attendendo che qualcuno si caricasse di ogni colpa e rimettesse la vita sui suoi giusti binari.
Cinque piccole lapidi bianche, sottilmente venate di rosa e nero, formavano una corolla di pace, circondate da roseti bianchi e privi di spine.
Un fulgore di nuvole, con rade chiazze verdi e qualche striatura marrone.
I loro occhi si spostarono sui nomi incisi nel marmo e ricoperti di bronzo dorato.
Un infausto elenco di vittime che non dovevano essere tali, di anime innocenti che avevano scontato le barbarie di una funerea guerra per il dominio sull'esistenza.
Angeli che avevano scavato burroni incolmabili nella carne della loro stessa carne.
Sotto tutti l'incisione "Continueremo ad amarvi"
 
Judith Kent (1999 - 2000)
Robert Lee (1999 - 2000)
Samuel Cain (1999 - 2000)
Elisabeth Owen (1999 - 2000)
Alisia Khurana (1999 - 2000)
 
Monica si chinò per posare l'ultimo mazzo di fiori.
E rimasero lì, in sacrale silenzio, ad ascoltare le voci di innocenti soffiare un alito di speranza su di loro, ad attendere il soffiare di quel vento che potesse portare via il senso di colpa che gravava sulle loro teste.

-Sarebbero ancora qui... se i loro genitori non avessero protetto noi- sussurrò Scully con voce rotta.

Mulder non osò risponderle.
Ogni parola sarebbe stata inutile di fronte alla verità.
Le strinse la mano, quasi potesse trarre egli stesso da quel tocco il coraggio per andare avanti.

-Non se ne faccia una colpa, Agente Scully.

La voce di David Gray tuonò greve, mentre il suono delle sue scarpe sul selciato si avvicinava.
I quattro attesero che l'uomo li raggiungesse senza voltarsi; lo salutarono con lo sguardo solo quando Gray si accostò alle lapidi e stette ad osservarle accanto a loro.

-E' bello che siate qui... i ragazzi lo apprezzeranno.

-Era il minimo, signore.- sussurrò Doggett, quasi fosse impedito di parlare liberamente.

Rimasero a fissare i nomi incisi sui marmi per qualche minuto, lasciando che quelle lettere venissero incise sui loro cuori e sui loro spiriti come ricordo di un tempo che fu, di una battaglia combattuta contro il male.
Emblema della vanità di ogni guerra, con vinti e vittime innocenti a scontare le colpe di anime infelici.
Tacitamente si allontanarono, iniziando a camminare silenziosi lungo il viale selciato del cimitero.
Il battere delle suole riempiva il loro silenzio; il leggero movimento attorno e il monotono e modulato ripetersi della sofferenza ai lati del loro sguardo.

-Erano bambini bellissimi...- iniziò Gray.

-I ragazzi ci hanno detto che... che ritornano a Los Angeles.- quella di Monica era un'affermazione che chiedeva implicitamente una conferma.

Gray annuì, infilando le mani nelle tasche del cappotto.

-La vita deve riprendere secondo gli antichi ritmi. I ragazzi... hanno bisogno di tranquillità... normalità... vogliono avere l'opportunità di ricominciare e recuperare i pezzi della loro vita...

-Mi sembra giusto.- confermò Doggett.

-Hanno intenzione di avere altri figli?- chiese Monica.

-Questo non lo so.- sussurrò Gray a capo chino.- Per quello penso che ci voglia ancora un pò di tempo.

-E del Dark... che ne sarà?- domandò Mulder.

-Continuerà ad esistere... a sorvegliare. Ma... lo scopo per cui era stato creato ormai è venuto meno, e molti ragazzi hanno espresso il desiderio di ritornare alle loro vecchie attività di Agenti Speciali. La maggiorparte di loro riprenderà a vivere una vita normale.

-Ma... le potenzialità della sezione sono innumerevoli, soprattutto in campo medico!- intervenne Scully.- Potrebbero essere scoperte cure per l'AIDS, l'ebola... il cancro.

-Agente Scully- iniziò Gray fermandosi e voltandosi a guardarli- Il mondo deve imparare a gestirsi con le proprie forze. Non acceleriamo i tempi... lasciamo che tutto avvenga secondo quanto l'uomo è in grado di fare. L'essere umano deve affrontare e superare le difficoltà che via via gli si pongono davanti, senza che nessuno lo faccia al posto suo. Il Dark non scomparirà... ma resterà nell'ombra e, se ci sarà una nuova emergenza, ognugno dei ragazzi riprenderà i suoi compiti pronto a combattere. Lasciate che questi ragazzi vivano le loro vite così come voi volete vivere le vostre accanto a tutto ciò che amate.

I quattro annuirono e, silenziosi, arrivarono alla fine del vialetto ed entrarono nelle rispettive automobili.
Le nuvole che avevano oscurato il cielo pochi minuti prima si aprirono, lasciando traspirare un flebile raggio di sole.

 

X-X-X-X

Max and JD's Apartment
GeorgeTown, Virginia
Two days later
10, am

-Norizie flash- strillava la voce della radio, mentre un sommesso jingle partiva in sottofondo.- Gli esperti ancora non riescono a spiegare lo strano fenomeno verificatisi nei cieli americani sei giorni fa. Due portavoci della Casa Bianca hanno smentito la voce di un presunto attacco biologico da parte irachena. Gli esperti parlano di un insolito fenomeno atmosferico o della caduta di un piccolo meteorite. Aggiornamenti nel prossimo notiziario.-

Appena la voce della donna terminò, nella stanza si sparse una sonnacchiosa melodia blues, vagamente oscillante sul jazz in alcune partiture.
Monica spense la radio e la sollevò da terra, ponendola sulla pila di scatoloni che giaceva accanto al muro dell'ingresso.

-Non scopriranno mai cosa è accaduto realmente!- esclamò.

-Si mangeranno la testa per mesi- aggiunse Alexis con tono ironico mentre, inginocchiato, imballava uno scatolone con nastro adesivo marrone.

Si udì un colpo alla porta socchusa e Skinner entrò dandole una spallata, mentre si passava i palmi della mani sui jeans che indossava.

-Cos'altro c'è da portare giù?- alzò il capo e si volse verso i due al centro della stanza.

Reyes gettò uno sguardo verso uno stipite della porta, addossato al quale c'erano diversi pacchi imballati, alcuni scatoloni e in cima a tutti la radio che aveva appena poggiato.

-Bene!- fece Skinner rimboccandosi le maniche del maglione.

Caricò sulle braccia i primi quattro pacchi che erano in cima e la radio posta sull'ultimo di essi e si avviò verso la porta.

-Le do una mano, signore- fece Monica; raccolse gli ultimi due scatoloni della pila ed uscì di casa, cercando di socchiudere la porta con un piede.

Alexis passò le dita sui pezzi di nastro adesivo che aveva appena applicato sui lembi dello scatolone in modo che aderissero perfettamente alla superficie; quindi trasportò il pacco accanto alla porta e si voltò a guardare la stanza.
Quattro pareti bianche, un sottile rimbombare del suo respiro su di esse e una vaga sensazione di disagio.
Una stanza che un tempo sembrava piccola in quel momento dava l'impressione di essere troppo grande per essere riampita.
La tipica sensazione della case vuote.
Un senso di smarrimento come se la propria vista si riflettesse da una parete all'altra e cercasse un appiglio a cui aggrapparsi per fermare la sua folle corsa.
Il "Ale, ci vieni a dare una mano!?" gridato dalla camera da letto rimbalzò nei sui timpani, certamente alterato dall'eco del vuoto in cui erano piombati.
Quando arrancò in camera da letto, trovò Mulder e Doggett che sistemavano le mensole della libreria una sull'altra e le bloccavano con nastro adesivo trasparente.
Lukah invece stava decisamente litigando con i morsetti che mantenevano unite le due piattaforme di legno che componevano la schiena della libreria.

-Vuoi venirmi a dare una mano con questi affari?- borbottò, girandosi a guardare Alexis con aria pittosto contrariata.

-Tutto finisce dove è iniziato!- sospirò questi chinandosi e afferrando la pinza che gli stava porgendo Lukah.

Strinsero i morsetti attorno ai bulloni e iniziarono a forzare.
Dopo due vani tentativi, gli ingranaggi iniziarono a scuotersi e i bullori schizzarono via, terminando la loro corsa a terra in un pacato rumore metallico.

-Ricordami di non farti toccare più questa libreria- mormorò Lukah, raccattando i bulloni da terra.

-Noi portiamo questi all'ingresso!

Alexis e Lukah alzarono il capo, vedendo Doggett e Mulder con una pila di mensole tra le braccia.

-Arriviamo subito,- risposero i due rimanendo soli nella stanza.

Impilarono le due parti della schiena una sull'altra e le imballarono con il nastro adesivo, raccattarono il rotolo di nastro adesivo e le due pinze e andarono all'ingresso.
Mulder e Doggett avevano appoggiato le mensole allo stipite della porta attendendo il loro arrivo.

-Non credo abbiamo dimenticato nulla- sussurrò Alexis, poggiando a terra le due tavole in mogano chiaro che sosteneva con le mani.

-Mulder... Scully mi ha detto che ci pensate voi alla casa...

-Non preoccupatevi. Domani chiamiamo l'amministratore e sistemiamo la faccenda. Diciamo che siete dovuti partire in tutta fretta... una scusa la troviamo!

Lukah gli sorrise guardandosi un'ultima volta intorno prima di lasciare definitivamente quelle mura.

-Bene- disse poi- possiamo andare!

-Un momento.- li fermò Doggett

Aveva un'aria pensierosa, quasi preoccupata, che sembrò contagiare anche Mulder.

-Qualcosa non va?- chiese Alexis sottilmente allarmato.

-Prima che andate via... volevamo chiedervi una cosa.- continuò John- Mulder ed io ne abbiamo parlato e non siamo riusciti a trarne conclusioni soddisfacenti.

-Di che si tratta?- chiese Lukah

-Quando... quando eravamo privi di coscienza... abbiamo... visto delle cose.- nella voce di Mulder una inusuale esitazione.- Cose che non appartengono alla nostra realtà.

Alexis e Lukah annuirono mentre un sorrisino complice si stemperava sulle loro labbra.

-Dalla vostra espressione... deduco che sappiate di cosa stiamo parlando.- intuì Doggett.

-Si... siamo a conoscenza di quello che potete aver visto.- confermò Alexis.

-E allora?- chiese Mulder con una certa concitazione della voce.

-E allora... che rimanga tale... un sogno- sussurrò Lukah.

-Noi... vogliamo sapere!- fece Doggett con la chiara intenzione di andare fino in fondo alla storia.- Era tutto così diverso. Ginbson aveva circa 16 anni e...

-17.... aveva 17 anni- lo interruppe Alexis- e William 6. Melissa 4.

-Abbiamo visto... il nostro futuro?- azzardò Mulder, quasi avesse timore di svelare la verità.

-Mulder... il futuro non può essere scritto. E' relatività, come il passato, il presente, come la nostra stessa vita. Quello che avete visto, lo dimenticherete ma lo conserverete dentro di voi come un tesoro prezioso- rispose Lukah.

-Non fatevi domande, non chiedetevi "cosa dovrò fare perchè ciò accada"... vivete e basta. Lasciate che la vostra vita scorra libera e secondo i binari che di volta in volta sceglierete. Non forzate nulla e tutto ciò che speravate, sperate e spererete si presenterà tranquillo davanti ai vostri occhi.

Mulder e Doggett li guardarono con occhi rassegnati ma comprensivi del profondo significato di quelle parole.
Dovevano vivere nel presente senza pensare a ciò che essi stessi avevano visto e vissuto e sperando che le loro decisioni li avrebbero condotti sul giusto cammino.

-Bene!- borbottò Alexis caricandosi nuovamente delle due lastre di legno- Lezione finita! Ci conviene muoverci! Il viaggio per LA è lungo e quando arriveremo dovremo rimontare tutto quello che abbiamo smontato qui.

Mulder e Doggett annuirono con il capo, recuperarono le mensole e uscirono fuori dall'appartamento.
Lukah e Alexis fissarono per l'ultima volta quella casa e rimasero in silenzio, quasi a dirle addio, a ringraziare perchè tutto era andato per il meglio, accostando le loro anime alle uniche vittime di quell'infausta guerra, chiedendo perdono e comprensione e quasi il permesso di ricominciare.
Uscirono dalla porta, chiudendola con un flebile scatto della serratura.
Poi solo il silenzio a sugellare la definitiva fine della loro missione.

 

 

Continua nell'epilogo....

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