Titolo: The End -Epilogo
Autore: Lezar  theonlytruth@crazy-land.net
Spoiler: Jump the Shark
Rating: Pg
Genere: MRS, smack a tutti!
Feedback: Giungemmo alla fine, feedback finali a volontà!!!
Disclaimer: Avvocati non prendetevela con me!!! CC è il creatore, DD, GA, AG e RP gli esecutori la Fox e compagnia i finanziatori... io mi sono ritagliata solo uno spazietto innocente, ma non voglio guadagnarci niente e non voglio violare nulla che assomiglia anche solo vagamente al copyright!
Note: sniff, sniff... giungemmo alla fine! Mi raccomando leggete le note finali!!!
 
C'è un posto pieno d'amore fuori da qui
Dove possiamo sperare
Un posto dove tornare per me e per te
E' come fra cielo e mare dentro di te.
 
 
Scully's Apartment
Georgetown, Virginia
10:15, am
 
L'aria di primavera bussava ai vetri delle finestre timida e pudica, annunciando imminente il suo arrivo e attendendo che il ciclo terminasse il suo giro. I suoi profumi e i suoi sapori erano già nell'aria e si mischiavano e intrecciavano con il dolce aroma di polito e di abitudine, di tempo trascorso e odore d'antico che rinfrancava dopo il lungo inverno.
Nel salotto una luce azzurra e quieta traspariva morbida e opaca dalla finestra, illuminando la scrivania, il divano e un lembo del box di William. Tutt'intorno una lieve e piacevole penombra che percorreva tranquilla e sicura ogni angolo della stanza, non permettendo che l'oscurità prendesse nuovamente il sopravvento sulle loro esistenze.
Il lento scalpitio dei passanti e il rombare stanco e rado delle automobili giungeva lontano e attutito, quasi che la vita avesse ripreso a scorrere lenta e costante, ma timida e timorosa di squarciare e seppellire nuovamente la pace e la tranquillità che era finalmente giunta a schiarire le anime.
Scully uscì dalla camera da letto con passo felpato e silenzioso, lasciandosi avvolgere e dominare dalla quiete e dal candido rumore del silenzio.
Venne attirata da un sottile cinguettare alla finestra e vi si avvicinò incuriosita.
Da un pò di tempo una coppia di passeri aveva iniziato a trascorrervi le sue giornate, zampettando allegra sul davanzale, cantando serenate d'amore e di speranza. Mulder aveva iniziato con il lasciare loro qualche mollica di pane saltuariamente, ma poi era diventata un'abitudine assieme ad un vecchio coperchio di un barattolo colmo di acqua. Inizialmente i due uccellini fuggivano via spaventati per ritornare poco dopo e consumare tranquilli il loro pasto; poi, lentamente, avevano iniziato ad abituarsi alla presenza umana, standosene sul davanzale anche quando qualcuno era nelle vicinanze.
I due passerotti sostavano in un angolo a cinguettarsi a vicenda e a pizzicarsi; quello più grosso e scuro, il maschio, mostrava orgoglioso le sue doti, mentre l'altra, più minuta e colorata, cercava di fare l'indifferente prima di avvicinarsi vergognosa e invitarlo a continuare.
Un gioco vecchio quanto il mondo, ma ancora affascinante a vedersi, come se il passato continuasse a vivere anche a distanza di secoli e millenni, rinnovandosi continuamente, nelle sue forme e nei suoi modi, ma suggerendoci di non dimenticarci mai della sua esistenza.
Scully sentì le chiavi entrare nella toppa della serratura e si voltò; vide la porta aprirsi piano e Mulder spuntare di spalle con William su un braccio e una serie innumerevole di pacchi nell'altra mano.
Mulder si voltò e le sorrise mentre chiudeva con un piede la porta. Scully gli si avvicinò, gli diede un casto bacio sulla guancia e prese William che tubava felice con il suo nuovo cappellino dei Knight sulla testa.

-E questo da dove spunta?- fece Scully

-Ehm... era nella vetrina e ci diceva di comprarlo.- sussurrò Mulder, mentre si piegava per posare per terra i pacchi che aveva in mano.

-Non avevi detto giusto qualcosa?- gli chiese cercando con tutta se stessa di assumere un'aria veramente severa, ma tutto ciò che ottenne fu una buffa espressione con un sopracciglio alzato e il piccolo William che masticava i suoi capelli.

Come faceva ad essere infuriata con lui? Qualunque cosa avesse fatto in quel momento, non l'avrebbe toccata minimamente. In fondo, per combattere le manie di Mulder c'era tempo.

-Si... lo so.- balbettò Mulder, mentre uno sguardo da monello si rifletteva sul suo viso.-Ed ero partito davvero con questo proposito. Poi... camminavamo e vedevamo tutti quei bei giochi colorati...

-Finirai col viziarlo se continui così!- lo ammonì scherzosamente Scully.

-E allora? Il minimo che si possa fare è viziarlo.- e iniziò a solleticare con un dito il collo di William che scoppiò a ridere felice.

-Adesso inizia con i giochi... quando avrà 16 anni ci chiederà la macchina.

-E noi gliela compriamo.- le mormorò, sfiorandole le labbra con le proprie.

Scully aprì la bocca per ribattere ma, di fronte ad un disarmante sguardo impertinente, la richiuse, formando un lieve sorriso sulla bocca.

-Almeno hai preso quello per cui eri uscito?

Mulder annuì, indicando con la testa, uno strano involucro di carta marrone che usciva fuori da uno dei pacchi.

-Scully, io...- iniziò poi con voce improvvisamente seria, appoggiandosi alla spalliera del divano.- Sei davvero convinta di quello che abbiamo deciso? Insomma... potrei vendere la casa e potremmo stabilirci qui.

-Sicurissima... Lì potremo ricominciare, potremo iniziare a vivere una vita normale come due normali genitori con il loro bambino.

-Dovremo dirlo a tua madre al più presto.

-Capirà e ci darà la sua approvazione.

Mulder annuì poco convinto e abbassò lo sguardo, quasi avesse timore di guardarla negli occhi.

-Che c'è?- chiese Scully in apprensione.

-E' che... ho paura!- ammise alla fine, alzando il capo.

-Non corriamo alcun pericolo ora... lo sai.- ma gli bastò scrutarlo negli occhi per capire quale fosse la realtà- O è questo che ti spaventa?

-Quando William è entrato per la prima volta nella mia vita ero troppo felice per pensarci; così quando i ragazzi ce lo hanno restituito, la gioia di vederlo di nuovo qui, con noi, e la preoccupazione per ciò che ci circondava mi impedivano di pensare. Ma ora... un conto era essere noi due, partner di giorno, compagni nella vita di notte... ma ora siamo una famiglia.

-E questo ti spaventa?

-Mio Dio, si! Non so se sono capace di prendermi la responsabilità di una famiglia... di essere un buon padre.

-Mulder... essere genitori è un mestiere che si impara negli anni, vivendolo.

-Ma se poi lo deludo... e se deludo anche te?

Scully gli si fece più vicina e gli sorrise.
Capiva perfettamente lo stato d'animo in cui si trovava, ma davvero era convinta che d'ora in avanti sarebbe andato tutto bene e doveva convincere anche lui.

-Tu non hai mai deluso nessuno.- alzò una mano e iniziò ad accarezzargli i capelli.- Non hai mai deluso me e mi hai dato molto più di quanto potessi sperare di avere dalla vita. William c'è giunto inaspettato, in un momento in cui pensavano che il nostro essere compagni sarebbe rimasto tale, avvolto nell'ombra, per il resto della nostra vita. E lo abbiamo accettato come un segno, segno di quello che c'era fra noi ma che noi stessi faticavamo ad ammettere.

Mulder annuì piano, aprendosi in un sorriso sbilenco.

-Scusami...- mormorò- E' che... la mia vita non è mai stata normale, e ora che sta per diventarlo la cosa mi spaventa.

-Questo lo so.- ridacchiò Scully- Lo comprendo. Ma tu sarai migliore di tante madri e tanti padri e non lo deluderai, stanne certo.

Mulder annuì, sorridendo e si voltò a guardare William che li fissava incuriositi.

-Pa...- strillò il bambino ed anche Scully si girò a guardarlo.- Pa...

-Che ti dicevo?- sussurrò Dana.

 

X-X-X-X

Arlinghton Cimitery,
Virginia
13:55, am
 
L'enorme distesa verde puntata di bianco colpiva la vista, investendo di una calda sensazione di profondo rispetto e venerazione.
La quiete tormentava il rumore dei loro respiri e il lento muoversi sull'erba, quasi a voler ricordare che lì giaceva il corpo di chi aveva affidato se stesso al sonno eterno, inconsapevole che il suo spirito non si sarebbe mai spento.
Le tre lapidi bianche erano piuttosto staccate dalle altre, non molto a dire la verità ma a sufficienza per essere notate.
I loro nomi brillavano al sole, scolpiti nel marmo e rivestiti di bronzo dorato, come per attirare lo sguardo di chi fosse passato da lì e dire loro che avevano deciso di lasciare questa vita per permettere ad altri di continuare a viverla.

-Anno brutto- sussurrò Mulder e s'abbassò sulle ginocchia e chinò il capo, quasi a nascondersi in una tacita e personale preghiera.

Prese a tracciare con un dito disegni astratti sul terreno, un lieve flettersi dell'erba prima che la forma scomparisse alla vista ma non dalla loro anima.
Scully non si avvicinò e non parlò, limitandosi a tenere in braccio William e fissare le tre lapidi, come aveva fatto incredula pochissimo tempo prima.
Sapeva che Mulder aveva bisogno di rimanere solo con quanto era accaduto in sua assenza, doveva vedersela a tu per tu con la sua anima. E, benchè fosse tentata di abbassarsi anch'ella e aiutarlo a sorreggere il fardello, non lo fece.
Nonostante fossero insieme ormai, quasi una vera famiglia, Mulder rimaneva ancora Mulder, con le sue ossessioni, i suoi sensi di colpa e la sua innata curiosità che avrebbe continuato a metterlo nei guai. E conosceva il suo Mulder e sapeva che aveva bisogno di attimi di solitudine per rinfrancare il suo spirito.
Non aveva alcuna intenzione di cambiarlo.
Avevano imparato ad accettarsi a vicenda, con i loro difetti, il loro carattere, e, benchè fossero entrambi cambiati nel corso degli anni, il loro primitivo carattere era rimasto essenzialmente lo stesso.
Un rapporto, in fondo, non dovrebbe cambiare l'essenza di una persona.

-Quando è accaduto?- chiese Mulder rimettendosi in piedi.

-Poco prima che dessi William in adozione. Se non fosse stato per loro, probabilmente a quest'ora molte persone sarebbero morte. Skinner si è battuto affinchè fossero sepolti qui... fra gli eroi nazionali.

-E lo sono- mormorò Mulder, tendendo le braccia affinchè Scully gli passasse William.

Prese il bambino in braccio, stringendolo a sè e dandogli soffici baci sulla sua testolina calda.

-Un giorno, quando sarai più grande, ti riporterò qui, piccolo mio, per farteli conoscere, affinchè tu possa comprendere il vero valore dell'esistenza e prendere esempio dalla loro vita.

-Magari... non in tutto, non credi?- sussurrò Scully.

Mulder si voltò a guardarla con un sorriso impetinente sulla labbra. Le mise un braccio intorno alle spalle attirandola a sè e posandole un caldo bacio tra i capelli.
In un attimo iniziarono a scorrergli innanzi frammenti della sua vita; a quando era un solo agente dell'FBI, a quando aveva incontrato Scully per la prima volta e la sua vita aveva iniziato a prendere una piega diversa; a quando aveva scoperto di aver bisogno della presenza della sua partner anche fuori dal lavoro; a quando aveva scoperto di amarla e tutto il suo castello di priorità era caduto di fronte alla più somma delle verità. E, al termine di quell'improvviso cammino, quelle tre lapidi, simbolo inconsapevole di tutti coloro che in nove anni di lotta avevano dovuto cedere se stessi affinchè la verità non fosse sepolta.
Deet Troath
Melissa
Suo padre
Mr X
Sua madre
Sua sorella.
E ritrovandosi in quell'istante, a ripercorrere a ritroso la sua vita per giungere lì dove era giusto che giungesse, con il dolce peso di suo figlio tra le braccia e il calore della sua compagna sul suo cuore.

-Andiamo?- bisbigliò.

Scully annuì e gli circondò la schiena con un braccio.
Iniziarono a camminare, allontanandosi da quelle tre lapidi, dagli ultimi nove anni della loro vita, sulla soglia di una nuova esistenza.

 

X-X-X-X

X-Files Office,
FBI HeadQuarters,
Washington DC
15:55, am
 
Le voci di Doggett e Monica colpirono le loro orecchie non appena uscirono dall'ascensore.
Il silenzio stantio e sottilmente ammuffito del corridoio lasciava che rimbombassero liberamente, nonostante i due non stessero parlando ad alta voce.
Ripercorrere quel corridoio, mentre la luce del neon sbiadito rendeva quasi buio il percorso e gli scaffali sulla destra sbarravano inesorabilmente la strada, fu come un tuffo nel passato.
Gli X-Files erano ritornati a casa, nel luogo più adatto alla loro natura e, sebbene agli occhi del direttore la sezione avesse acquistato lustro e stima, per tutti gli altri, per gli agenti normali che avevano sempre vissuto una vita normale e avevano affrontato problemi normali, rimaneva l'ultima della sezioni.
E andava bene così. Era nella natura degli X-Files.
Quando arrivarono vicino alla porta, l'odore di vernice fresca punse le loro narici, mentre un sonoro sbuffare di Doggett li fece sorridere.
William iniziò a ridacchiare, contagiato dai loro sorrisi, ma prontamente Mulder gli portò un dito sulla bocca per zittirlo.

-Vuoi deciderti dove li vuoi?- diceva Doggett.

-John... abbi un pò di pazienza, ok? Non ho ancora avvertito la giusta sensazione.

-Monica, dobbiamo solo sistemare uno schedario!

Mulder e Scully entrarono all'improvviso sbottando un "Ve la state spassando, a quanto pare!" divertito che fece voltare i due agenti.

-Capitate proprio a proposito!- esclamò Monica, avvicinandosi a loro.

-Non riuscite a sistemare i mobili?- fece Scully dando un'occhiata in giro.

Due scrivanie ingombre di scatoloni giacevano ammassate l'una accanto all'altra nell'angolo più lontano dalla porta; altre scatole erano impilate vicino ad esse, mentre quattro schedari- quelli che avevano ospitato gli X-Files al settimo piano- giavevano fuori posizione accanto a Doggett.

-Diglielo anche tu che non possiamo aspettare una illuminazione divina per sistemarli!- esclamò questi, con voce falsamente afflitta.

-I mobili vanno sistemati in modo da dare armonia alla stanza.- ribattè sarcastica Monica.- A proposito di mobili... nei prossimi giorni dovrebbero arrivare le vostre scrivanie, però se ne mettiamo quattro non riusciremo più a muoverci... vediamo come possiamo adattarci.

Mulder fissò Scully per un attimo, prima di voltarsi nuovamente verso i due e iniziare a parlare.

-Non sarà necessario.

-In che senso?- chiese Doggett.

-Nel senso che non saranno necessarie altre scrivanie.- chiarì Scully.

-Se ne mettiamo solo due dovremo fare i turni, ma potrebbe anche funzionare.- ipotizzò John.

-Niente turni, niente scrivanie, nulla di nulla.- confermò Mulder, mentre un'aria serena si espandeva sul suo viso, l'aria di chi è convinto della strada che ha intrapreso e, privo di ripensamenti e di dubbi, va dritto lungo il proprio percorso.

-Che sta succedendo?- chiese Monica seria in volto.

-Siamo venuti per comunicarvi alcune notizie... notizie importanti.

Scully guardò Mulder invitandolo a continuare al suo posto.

-Abbiamo deciso di trasferirci. Di lasciare Washington e di ricominciare altrove.

-Dove ve ne andate?- domandò Doggett.

-Quonocontag. La casa dei miei è praticamente abbandonata e noi abbiamo bisogno di un posto tranquillo dove abitare.

-E il lavoro?- fece Monica.

-Gray ufficializzerà il mio trasferimento alla sede di Providence nei prossimi giorni.- intervenne Scully.- Mulder...

-Io troverò qualcosa... anche perchè fare il casalingo è una vera tortura.

La sua battuta ironica stemprò gli animi e li rinfrancò, sciogliendo nell'aria la tensione che si era accumulata a causa delle ultime, inaspettate notizie.

-Gray le aveva offerto la reintegrazione nell'FBI e negli X-Files!- sussurrò Doggett, chiaramente rivolto verso Mulder.

-Lo so. Ma è giunto il momento di dare un pò di serenità a nostro figlio- diede una rapida a William che lo guardava incuriosito dalle braccia di Scully, quasi si rendesse conto dell'importanza del momento che stavano vivendo- Gli X-Files rimangono una costante fonte di pericolo e vorrei che William vedesse i suoi genitori tornare a casa sani e salvi piuttosto che andarli a trovare in un ospedale... E poi- aggiunge quasi timidamente-... magari è arrivata l'ora di dargli anche il mio cognome.

-Il ragionamento fila- mormorò Reyes- ma speravo davvero che potessimo lavorare tutti insieme in questo ufficio.

-Non è mai detto. Io non sono fuori dall'FBI e potrà capitare di seguire insieme qualche caso e Mulder... beh, sapete anche voi com'è fatto, no?

Scully si voltò verso di lui e sorrise apertamente ad un volto sottilmente imbarazzato.

-E si... lo conosciamo!- sbottò Monica.

-Vero!- s'accodò Doggett.

-Ok, ok... mi arrendo.- borbottò Mulder.- Ah... quasi dimenticavo.- aggiunse, porgendo a Monica uno strano involucro di carta marrone dalla forma allungata.

-Cos'è?- fecero i due agenti.

-E' stato per anni il simbolo degli X-Files- rispose Scully- E' stata la prima cosa che ho notato quando sono entrata per la prima volta in questo ufficio. E abbiamo pensato che gli X-Files dovessero riavere la loro bandiera.

Doggett e Reyes si guardarono straniti, aprendo più volte la bocca per parlare ma senza riuscirci veramente.

-Non sappiamo che dire.- mormorò Monica.

-Uhm... dite che accettate il nostro invito a cena per stasera! Noi andiamo su a dare le notizie a Skinner e andiamo a casa.- rispose Scully.

-Contateci. Il tempo di sistemare questi schedari e recuperare Gibson.- fece John.

-Allora... a stasera.

I due agenti fecero loro un cenno con la mano e li seguirono mentre uscivano dalla porta, ascoltando i loro passi allontanarsi nel corridoio.

-Penso che mi mancheranno.- sussurrò Monica, mentre rigirava il pacco che aveva in mano.

-Sono stati questa sezione per anni ed ora tocca accollarci una eredità pesante.

-Abbiamo ancora molta strada da fare, John.

-E non ne faremo molta se non diamo una sistemata a quest'ufficio.

-Lascia perdere gli schedari e diamo un'occhiata a quello che ci hanno portato.

Monica scartò l'involucro e lasciò che il poster scivolasse in tutta la sua lunghezza.

-Guarda!- esclamò Reyes, guardandolo con occhi estasiati- Cerca del nastro adesivo che lo appendiamo immediatamente.

Doggett iniziò a rovistare in uno degli scatoloni, estraendone subito dopo un rotolo di nastro adesivo trasparente.

-Tagliane dei pezzi e attaccali. Lo mantengo io.

Monica driblò gli schedari e si piazzò di fronte alla parete ancora immacolata. Tese i lembi superiori del poster e attese che John li fissasse con due pezzi di nastro; quindi si abbassò sulle ginocchia e ripetè l'operazione. I due si allontanarono per ammirare il lavoro completato, quasi avessero appena portato a termine il restauro della cappella Sistina.

-So che detto da me può sembrare assurdo... ma mi mancava questo poster!- esalò Doggett, prendendosi un'occhiataccia divertita da Monica- Insomma... ti salta subito agli occhi quando metti piede qui dentro.

Reyes annuì, restando in silenzio per un mentre.

-Allora collega...- iniziò- che ne dici di fare una pausa caffè?

-Ottimo!- sussurrò John, abbandonando il rotolo di nastro adesivo su uno degli schedari e seguendo Monica già sulla soglia della porta.

Le loro voci rimbombarono nell'ufficio fino a che l'ascensore non arrivò, le ante si aprirono ed essi entrarono dentro.
Poi fu solo silenzio.
Una luce morbida e pacata penetrava dalla piccola finestrella in alto, illuminando una lembo minuscolo dell'ufficio ma lasciando che un'ombra opaca e chiara si espandesse tutt'intorno. I muri, imbiancati di fresco, la riflettevano timidi, quasi avessero timore che una luce troppo eccessiva snaturasse la natura dell'ufficio.
Una piccola nicchia, appena sotto la finestrella, rimaneva all'oscuro, raramente percepibili i suoi contorni, ma a sufficienza perchè il poster potesse essere notato e compreso.
Una nuova bandiera dal sapore storico era stata issata, vessillo di una lotta che sarebbe continuata, di nuove verità che avrebbero arricchito l'esistenza.
La foto sbiadita di un UFO.
Uno sfondo impercepibile e incontemplabile.
E una memoria che non doveva essere dimenticata, che da sempre era e tale sarebbe rimasta per non spegnere la fiamma dell'immortale ricerca.
I WANT TO BELIEVE
IO VOGLIO CREDERE.

 

 

 

FINEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!

Yuppi, ce l'ho fatta!!!!

Feedback, feedback, feedback a theonlytruth@crazy-land.net o sul mio mb.

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NOTE&RINGRAZIAMENTI FINALI

Da lontano sento il lieve 'silenzio' della caserma. Quando vivi vicino alle basi militari, pensi che alla fine ti abituerai a quel suono, ma non è così. Questa sera il suono malinconico della tromba accompagna le ultime parole di questo lavoro. Non credevo che sarei arrivata fino in fondo, non credevo di riuscire a mettere su carta quello che covavo dentro. L'idea c'era da tempo, una massa informe cullata nel mio cervello.
Vedevo M&S, R&D e Skinner alle prese con una organizzazione segreta, con ragazzi dotati di straordinarie capacità e con i nostri amici super-soldiers.
Attendevo che i pezzi del puzzle trovassero la loro strada.
Poi arriva maggio, arriva la messa in onda di The Truth, arrivano filmati, immagini, sapori e suoni dagli USA... arriva la miccia che stavo cercando. Un nuovo inizio perfetto per i nostri eroi, chiamati a sostenere compiti che avrebbero messo a dura prova loro stessi e il loro rapporto. Le primissime battute nascono durante una passeggiata intorno alle sette del pomeriggio: il monologo finale di Mulder continuava a rimbalzarmi in testa, ciò che esso significava, ciò che esso comportava per il futuro. Così, ritornata a casa, mi attaccai al computer e iniziai a scrivere. Buttai giù poche righe, qualche appunto qua e la, e poi iniziai a pensare al titolo: qualcosa di non molto scontato, piccolo e che potesse in qualche modo avere a che fare con la storia. Stabilita una vaghissima scaletta per i primi capitoli, iniziai a scrivere. Ho iniziato a maggio e finito a gennaio, una dei lavori più gratificanti che abbia mai fatto.
Ogni capitolo è introdotto da motti, citazioni, canzoni, poesie. Mi sono riservata di non rivelare autori e titoli fino alla fine:

1- What ravages of spirit/ conjured this temptuous rage/ created you a monster/ broken by the rules of love/ and fate has led you through it/ you do what you have to do/ and fate has led you through it/ you do what you have to do… da Do What You Have to Do di Sarah McLahan (traduzione approssimativa: Che devastazione dello spirito/ evoca la furia del tempo/ hai creato un mostro/ fatto a pezzi dalle regole dell'amore/ e il fato ti ha condotto attraverso esso/ tu fai ciò che devi fare/ e il fato ti ha condotto attraverso esso.)

2 - Un grappolo di sole cade sulla tua veste scura./ Grandi radici notturne/ improvvise ti salgono dall'anima/ e quant'era in te occulto riaffiora/ si che un popolo pallido e azzurro/ si nutre di te, appena nato. da Nella sua fiamma immortale la luce ti avvolge di Pablo Neruda

3 - Safe in their Alabaster Chambers/ Untouched by Morning/  And untouched by/ Noon Sleep the meek members of the Resurrection/ Rafter of Satin/ And Roof of stone di Emily Dickinson (traduzione: Sicuri nelle stanze d'alabastro/ Dove l'alba e il meriggio non li sfiorano/ Dormono i miti membri della Resurrezione/ sotto travi di raso/ con un tetto di pietra.)

4 - ...nemo se iudicet quicquam debere qui tempus accepit, cum interim hoc unum est quod ne gratus quidem potest reddere. dall'Epistula I di Seneca- Impiego del tempo (traduzione: non c'è nessuno che si ritenga in qualche misura debitore, pur avendo ricevuto in dono il tempo, l'unica cosa che neppure chi è disposto alla riconoscenza può restituire)

5 - L' onda del tuo desiderio e' piu' grande del mare: vieni con me nella barca di cristallo. Presto dimenticherai il tuo dolore quando giungeremo assieme al sid. da L'avventura di Conla- il Ciclo dei re.

6 - Quella e' un' altra terra, diversa e splendida. Vi giungeremo prima di sera. Conoscerai il luogo della gioia, Il paese che rallegra l'animo di chiunque vi approdi. da L'avventura di Conla- il Ciclo dei re.

7 - L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono che sono, di quelle che non sono che non sono. , massima di Protagora.

8 - E lunghi funerali lentamente/ senza tamburi sfilano nè musica/  dentro l'anima: vinta, la Speranza/  piange, e l'atroce angoscia sul mio cranio/ pianta, despota, il suo vessillo nero. da Spleen di Charles Baudelaire

9 - Avrei voluto dirti che prego che qualsiasi cosa accada, tu ci sia sempre, tu sia sempre con me. da Tutto ciò che ho degli 883

10 - E subito ecco m'empie la visione /  di campagne prostrate nella luce... da Talora nell'arsura della via di Camillo Sbarbaro.

11 - Non c'è niente al mondo / Che valga un secondo vissuto accanto a te / Che valga un gesto tuo, un tuo movimento. / Perchè niente al mondo / Mi ha mai dato tanto  / Da emozionarmi come quando siamo noi, / Nient'altro che noi da Nient'altro che noi degli 883

12 - Tra melma e sangue / tronco senza gambe / e il tuo lamento ancora, pietà di noi rimasti / a rantolarci da Viatico di Clemente Rebora

13 - "Regola" indica organizzazione, assegnazione dei ruoli e dei gradi gerarchici, vie di approvigionamento e gestione logistica. da L'arte della Guerra di Sun Tzu

14 - "Comando" indica le virtù dei superiori: conoscenza sincerità, umanità, coraggio e severità. da L'arte della Guerra di Sun Tzu

15 - "Terra" indica lontananza e vicinanza, difficoltà e facilità di movimento, spazi aperti e angusti, possibilità di morte o sopravvivenza. da L'arte della Guerra di Sun Tzu

16 - Apri adesso le tue ali sul mio cuore/ sento forte il mio bisogno di te/ ho ballato fra le onde del mare/ sei la sola luce dentro di me da Hey! di Paola&Chiara

17 - La velocità dell'acqua impetuosa giunge a sommuovere i massi. Questo è forza. La fulmineità del falco permette di colpire e dilaniare. Questo è tempismo. L'abile guerriero ha quindi una forza formidabile e agisce in tempi brevi. da L'arte della Guerra di Sun Tzu

18 - In   guerra l'essenziale è la velocità. Ci si avvantaggi dell'altrui impreparazione; si percorano strade imprevedibili e si attacchi dove il nemico è disorganizzato. da L'arte della Guerra di Sun Tzu

19 - Please remember, our time together / The time was yours and mine  / While we were wild and free / Please remember, please remember me da Please, remember di LeAnn Rimes (traduzione approssimativa: Ti prego ricorda/ i momenti che abbiamo trascorso insieme/ il tempo era tuo e mio/ quando eravamo folli e liberi/ Ti prego ricorda, ricordati di me)

20 - C'è un posto pieno d'amore fuori da qui /  Dove possiamo sperare  /  Un posto dove tornare per me e per te/ E' come fra cielo e mare dentro di te. da Un mondo pieno d'amore di Paola&Chiara

Naturalmente canzoni, poesie e altro che ho citato appartengono ai rispettivi autori e non sono usati a scopo di lucro. L'avevo già scritto ma è meglio ribadirlo! 
E ora passiamo ai ringraziamenti:

- ai cd e le canzoni che mi hanno aiutato nella stesura dei capitoli: dal rock alla new age, a seconda delle scene che dovevo scrivere, ora giacciono per lo più accanto al monitor del mio pc... a elencarli ci metterei troppo!

-ad Anasilv che mi ha sopportato tutto sto tempo -e non capisco davvero come abbia fatto-, dispensando aiuti e consigli

-ad amy che una sera in chat mi chiese 'hai qualche ff da propormi?' e da allora ho iniziato a tormentare      -scusa il mio sadismo, non voleva! :p

-a Crazy... dicevi che ero matta ma adesso sei matto anche tu e prevedo dolori per il futuro! Ti voglio bene, ragazzo!

-a tutti i Philes che mi hanno mandato commenti nel corso del tempo, a quelli saltuari e a coloro che mi mandavano un feedback per ogni capitolo.

Bene, l'avventura è finita e ce ne possiamo tornare tutti a casa. Felici e soddisfatti? Me lo auguro. Spero di poter ritornare presto con un nuovo lavoro, ma il tempo è tiranno- e anche gli impegni- e quindi non posso darvi certezze alcuna.

Grazie a tutti!

Lezar

.:: maggio 2002 - gennaio 2003 ::.