CAPITOLO TREDICI
- Presso Tunguska, Foresta Siberiana,
- Russia, Ore 06.00 Am, Giovedì 27
- Esiste un momento nella storia, in cui le forze magiche ed esterne
al nostro mondo si mettono in moto.
- Si tratta di un tempo che si perde in epoche lontanissime, di
migliaia di generazioni or sono, quando luomo era appena apparso su questo pianeta.
- Unapparizione che la scienza, creata dalluomo stesso,
definisce oggi casuale.
- Ma la magia, che luomo non ha creato, ma che ha piuttosto
ereditato da un crogiolo denergie radicate e profonde, lontane eppure vicinissime,
antiche ma moderne, non definisce la venuta delluomo come casuale.
- Essa immagina sia stata scritta come su un libro bianco, da mani
antiche e sagge, e che debba proseguire per tutta la sua completezza, sino al senso
finale.
- Come leggere una parabola del Vangelo, una summa del Corano, un
verso dei pensieri buddisti..esse ci spiegano una parte del tutto, una riga della
verità
- Sta a noi concepirne il senso, la radicata profondità
dellinsieme.
- Così è per le leggi non scritte ma tramandate della magia, della
parola che scolpì per prima sulla sabbia del mondo la parola uomo.
- Essa ci pare oggi lontana, retaggio di superstizioni medioevali ed
ignoranti, tipiche dei popoli primitivi che vediamo alla Tv, fra un hamburger e
laltro.
- Ma la magia scorre in noi, sotto la nostra pelle, animando il senso
stesso della nostra esistenza su questa Terra.
- Non cè nulla di primitivo o dignorante, nel credere a
forze superiori ai mondi che crediamo di comprendere, alle forze che con arrogante
presunzione, crediamo di saper controllare.
- Ravvicinandoci a questa profonda e mistica anima primitiva di
ognuno di noi, del nostro popolo degli uomini, sapremo capire le ragioni dellio,
della venuta di fenomeni e manifestazioni altrimenti precluse.
- E sapremo, certamente, impedire che ciò che potrebbe distruggerci,
prenda forza, animato dalla nostra indifferenza.
- Ora questo momento, o entrambi i momenti in effetti, stanno per
prendere forma.
- Il momento della magia curativa, ma anche della distruzione
assoluta.
- E saranno poche pedine, pochissime, a spostare lago di questa
bilancia immaginaria, in equilibrio dalleternità del tempo, per rimetterlo nel
consueto ordine delle cose, pronta a vegliare fra lenergia potente della natura,
sino alla fine del tempo, o per far pesare un piatto nel vuoto abisso della distruzione.
- Naturalmente Andrj Vassajev, non sa nulla di tutto questo.
- Come ogni mattina si è svegliato allalba, per andare a
controllare le trappole sistemate nella foresta dabeti e larici, sperando oltre che
nel solito castoro, anche in qualche cincillà e se il buon Dio lo avesse voluto, anche in
qualche visone.
- Sì, esistono anche in Russia i visoni da allevamento, ma sono meno
pregiati di quelli catturati nella foresta, forse per una reale bellezza e lucentezza
della pelliccia, o più probabilmente per un capriccio vizioso dallegre donnine
Moscovite, che scimmiottano le grandi signore dellOvest.
- Di ciò che è accaduto nel 1908 a Tunguska, sa poco e niente.
- Leggende locali, più qualcosina letta scuola.
- Del resto è un tipo di mondo a lui lontano, distante e
sconosciuto.
- Ha sempre sentito raccontare di unenorme palla di fuoco che
attraversò il terso cielo siberiano una notte di tanti anni prima.
La luce sostò a mezzaria, come attratta da un piccolo accampamento indiano di
cacciatori di pelli e pellicce, sistemate a pochi chilometri dal lago Baikal.
- Si raccontavano strane cose su quei cacciatori e quella
tribù
si diceva fossero cannibali, che avessero il potere di comunicare con la
foresta e di captarne la "forza".
- La foresta ha sempre posseduto una "forza" e a questo
Andrj ci crede.
- Quella mattina gli sembra, però, che quella forza sia assente, del
tutto.
- Da giorni andava scemando, ma adesso è esaurita, almeno per ciò
che riesce a sentire.
- Si avvicinò ad una trappola.
- La tagliola era sistemata appena sotto un dito di neve e licheni,
affinché non congelasse e si bloccasse divenendo un funzionante.
- Allinterno, il corpo congelato di una martora.
- Le pelli di martora si vendevano bene, al mercato di Tunguska.
- Si cavò di tasca il coltello dalla lama davorio bianco ed
incise nellarto intrappolato, liberandolo.
- Ad un certo momento la luce si era schiantata al suolo, proprio su
quelle tribù di cacciatori e commercianti di pelle e forse di teste, disintegrandosi e
disintegrandoli.
- Limpatto aveva avuto una violenza tale, che nessun resto era
rimasto e tutti gli alberi erano crollati nel raggio di 300 chilometri.
- Il suolo, duro e ghiacciato come una lastra di marmo, si era fuso,
con un pozzo profondo e circolare, taciuto a tutti gli osservatori non russi dal 1908 ad
oggi.
- Il pozzo era proprio di fronte al punto nel quale adesso Vassajev
stava scavando per rimuovere la tagliola.
- La foresta era cresciuta, ricoprendo il punto dimpatto, e
solo grazie agli ultimi macchinari moderni, alcuni scienziati erano stati in grado di
trovarne oggi lepicentro.
- Il pozzo
sembrava roccia fusa, come il cono di un vulcano.
- Le pareti lisce, di color ocra.
- In quasi cento anni di studi, nessuno scienziato si era mai
avventurato a formulare che cosa fosse davvero "il pozzo".
- Stava lì, minaccioso in estate, coperto da uno strato di ghiaccio
in inverno, come la bocca di un Dio malvagio
e forse così era.
- Andrj avvertì un tremolio, che andava sempre più aumentando.
- La prima neve cadeva a blocchi da certi abeti vicini.
- Il tremore divenne sostenuto, con il passare dei secondi.
- Andrj temette allarrivo del terremoto, ed infilandosi la
pelle di martora nella sacca appesa sulla spalla, scese rapidamente verso il sentiero,
lontano dagli alberi.
- Adesso il rumore del ghiaccio che si spezzava in due, poi in
piccoli frammenti irregolari, era sinistro e assordante.
< Madonna mia
>, ansimò.
- Qualche pino cadde.
- Una grossa slavina di ghiaccio e terra, si staccò dalle pendici
della collina, in cima al punto zero dellimpatto, nella depressione che ora era
visibile solo con strumenti di rilevazione satellitare.
- Vassajev scivolò, rotolando sino al termine del sentiero di terra
battuta, coperto di ghiaccio e fango.
- La sacca con le pelli era perduta chissà dove.
- La vibrazione sotterranea, aumentò, sino a diventare un tuono.
- Poi dal centro del pozzo, coperto da muschio e recintato da
unalta rete metallica, si alzò una colonna di luce ocra, quasi solida.
- Vassajev sgranava gli occhi, il fiato impietrito, la mente bloccata
dallo stupore.
Dalla fine del sentiero aveva modo di vedere bene al centro della rete, dove normalmente
non cera nulla, se non un soffice tappeto di muschi e licheni.
- Si, qualche volta aveva veduto scienziati del KGB, aggirarsi lì,
con torce e strumenti, la mattina presto, quando si alzava per ritirare le trappole
Ma non era mai accaduto niente
certo, niente di quel che stava accadendo adesso.
- La colonna di luce sinnalzò nel cielo, accompagnata da una
sorta di musica ovattata e melodica.
- Poi uscirono.
- Andrj aveva sentito tante storie sui demoni che abitavano nel
ventre della terra di Tunguska, prima dai nonni, poi dagli zii, anche dai genitori.
- Anche la religione Ortodossa, diceva che i demoni venivano dal
centro della terra..
- E quelli
.Gesù santissimo
se non erano demoni
quelli
che altro potevano essere.
- Uscirono a gruppi di dieci, per un totale di una settantina.
- Tutti alieni mastodontici, guerrieri, eliminatori,
legionari
del tipo che tanto stavano a cuore a Mulder e a Scully, per capirci.
- Il "pozzo", era il medesimo che Mulder aveva raccontato
al dottor Werber, durante le regressioni ipnotiche.
- Sotto la terra di Tunguska, non stava un diabolico antro infernale,
una bolgia caotica di demoni assetati di sangue..ma unimmensa astronave, dal cuore
caldo e pulsante, dalla tecnologia inconcepibile per il povero Andrj Vassajev
.per
chiunque.
- Le uova si erano aperte decenni prima
ma il momento della
semina era giunto.
- Vederli avanzare nella neve alta, era uno spettacolo dantesco.
- Incutevano orrore, timore, facevano fibrillare la mente umana, per
via dellandatura, grottesca e innaturale.
- Sembravano scavare solchi profondi nel ghiaccio, con le zampe
possenti, come insetti che avanzino in uno strato di soffice farina bianca.
- Si dispersero a raggio dal centro del buco, abbattendo la rete
metallica come trattori di fronte ad una radice.
- Lì udì emettere una sorta di roco respiro gutturale, una specie
di gorgoglio interiore, sino al silenzio.
- Lo spirito della foresta era morto del tutto, adesso.
- Fece per mettersi in piedi, ma non gli riuscì.
- Le gambe non lo reggevano.
- Si segnò, convulsamente, un paio di volte, da destra a sinistra
come fanno gli Ortodossi.
- Sgattaiolò fra le fronde ghiacciate del sottobosco, ai piedi dei
primi alberi di pino.
- Ora la debole superficie di muschio che copriva il pozzo, era
collassata.
- Tutta larea era collassata su se stessa.
- Man mano che la colonna di luce diventava debole, si poteva vedere
che si era spalancata una sorta di depressione circolare nel ghiaccio e nel terreno.
- Sembrava tracciata con un compasso.
- La colonna di luce divenne pulsante, ritmica.
- Segnali
stavano mandando segnali.
- Andrj udì un debole fruscio alle sue spalle e si voltò, tremante.
- Cera
qualcosa alle sue spalle
< Dio
non uno di quei cosi, ti scongiuro
>,
pregò.
- Ora le gambe lo sorressero, lo spinsero, senza che se ne rendesse
conto.
- Prese a correre verso la foresta, sul sentiero, lontano più
possibile da quel
da qualunque cosa fosse quella colonna di luce con quei demoni che
sgusciavano da essa.
- La luce andava aumentando di variazione, segnali continui, un fitto
alfabeto alieno, pieno di parole e discorsi.
- Andrj scartò verso la foresta.
Correva come un matto, e forse lo era diventato.
- Accanto ad un burrone, che costeggiava senza timore di caderci
dentro per il semplice fatto che aveva esaurito del tutto ogni paura, avvertì una fitta
tremenda alla gamba.
- Sembrava che qualcuno gli avesse schiacciato la caviglia.
- Si tastò il piede, mentre il ghiaccio condensava il suo fiato in
una spessa nuvoletta bianca.
<
no..nnno
>, ansimò.
- Una tagliola
cazzo
era inciampato in una sua tagliola.
- Cercò la molla, per liberarsi la gamba e lo vide.
- Uscì, ghignante, da un cumulo di neve e muschio.
- Era orrendo, alieno, mostruoso, ma sorridente.
- A meno di un metro da lui
- Lo aveva seguito, senza dubbio.
- Andrj si portò le mani al viso, gridando.
- Poi non si sentì più nulla.
***
CAPITOLO QUATTORDICI
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Ore 07.10 Am, Giovedì 27 Giugno
- Il vice sceriffo Greg Spencer era seduto davanti, al posto del
conducente, tenendo fra le mani una tazza di caffè caldo.
- Il fumo del caffè saliva, come un serpente pigro, con anelli ampi
e quasi viscosi.
- Il parabrezza dellauto di servizio era appannato, colpa della
condensa e dalla pioggerella divenuta fine e fitta.
- Il tempo non pareva decidersi a mettersi al bello, colpa, dicevano
i meteorologi, di una corrente Atlantica di bassa pressione, carica dumidità e
nuvole.
- Spencer si spostò il cappello a tese larghe, da sceriffo, sorbendo
un sorso.
- Fece cenno ad uno dei due militari, un sergente, di favorire.
- Il ragazzo, poco meno che trentenne, annuì.
- Erano sulle tracce dellauto, dalla prima mattina di quel
Giovedì.
- Il medico, il dottor Stevens, era stato ricoverato
nellospedale da campo Mercoledì sera.
Delirava, totalmente privo di senno.
- Lo aveva trovato lo stesso Greg, insieme alla sua
"scorta", mentre pattugliava la città di Darwin.
- Era stato naturale cercare a casa della figlia dello sceriffo, e
lì aveva trovato una placida, sinistra, appiccicosa "tranquillità"
- Una sorta di silenzioso limbo di terrore, che aveva raggelato le
ossa del vice-sceriffo da subito, appena varcata il cancelletto della staccionata.
- La borsa medica del dottor Stevens abbandonata sulla veranda,
accanto al dondolo nel quale, nelle serate di primavera quando laria è fresca ma
gradevole, Truelove faceva giocare la piccola Kimberly.
- Era chiusa, ma Greg evitò ugualmente di toccarla.
- Solo sfiorandola, ebbe modo di captare la follia del proprietario,
come se quelloggetto semplice e quotidiano, celasse unenergia profonda,
arcaica, ancestrale.
- I soldati armarono, senza alcuna spiegazione, lM-16.
- Greg evitò, lo avrebbe evitato per tutto quel Mercoledì, come per
tutta quella prima parte di mattinata, di porre domande.
- Virus
si stanano i virus con una mitraglietta ?
- Russi
e dove, a Darwin, per raccogliere funghi e trote ?
- Cazzate ! Pure e semplici.
- La verità, risiedeva nelle parole semplici e non dette di quella
borsa, abbandonata lì come fosse un oggetto vetusto ed inutile, e tale era, di fronte a
quel che si era scatenato.
- Greg aprì la porta con calma, afferrando il pomello e ruotandolo.
< Anne
sono il vice sceriffo Spencer
.>
- Nessuna risposta.
- Solo
.una sorta di liquido appiccicoso, vischioso, attaccato
alla suola di cuoio delle scarpe.
- Una scia
che dalle scale scendeva al salotto, sino
alluscio.
- Qualcuno
.qualcuno aveva trascinato fuori qualcosa di sporco
dal secondo piano
- Greg udì un verso, che gli fece gelare il sangue nelle vene.
- Un verso esploso da una mente perduta nella follia.
- I due soldati si voltarono allunisono, spianando i
fucili
poi si bloccarono, stupefatti.
- Stevens
era in piedi, barcollante, gli occhi spiritati, quegli
occhi sgranati e profondi, che solo i pazzi possiedono e che ti fanno tremare dalla paura.
- Sembrano specchi verso la follia, pozzi nei quali temi di
precipitare tu stesso, senza ritorno.
- Rideva, un sorriso deforme, i capelli in piedi, spettinati, una
mano tremante raccolta al petto, laltra che brandiva un bisturi.
<
..ero venuto per la visita
.per la
visita
>, urlò.
- La voce non era più la sua.
- Apparteneva ad un "altro". Un "altro" malvagio,
cattivo, che aveva preso il controllo del suo cervello, con ferocia, deciso a non
lasciarlo più.
- Il bisturi fendette laria, producendo una sorta di fischio
appena udibile.
<
dottore ! Mi riconosce ? Sono io
sono
Greg
.>
- Per un istante, Spencer temette che il dottor Stevens, impazzito,
avesse fatto a pezzi Anne e Kimberly..magari lo stesso Truelove, che era andato lì a
trovarle, quella mattina
- Cristo era così ! Era uscito di senno e li aveva affettati, tutti
quanti
- Poi notò, non sapendo nemmeno lui come, che la lama dello
strumento chirurgico era pulita, scintillante sotto la forte luce della lampada da
salotto.
<
vengono dal buio
sbucano fuori così
.swisss
!!! >, gridò enfatico, quasi comico.
- Non si mosse. Non un passo in avanti.
- Uno dei due soldati prese la mira.
< Fermo ! Non gli spari
.ci parlo io
! >,
apostrofò Greg.
<
ero venuto per la visita
.visita del cazzo !!!
Inutili tutte le cose che studi
cioè
>
Parlava a Greg e ai due soldati, ma sembrava stesse tenendo una
sorta di comizio di medicina alluniversità.
Fissava alunni attenti ed immaginari, seduti dietro lunghe file di banchi ovali, nel
silenzio assoluto.
<
cioè
pensi sia tutta medicina
invece..invece
è magia
.nascono da dentro e non puoi fermali
lho..detto
non li
porti via
non serve a niente
>
< Parli dello sceriffo
Hai visto lo sceriffo ? >
Rise, annuendo.
Adesso era pazzo del tutto, una pazzia assoluta, che faceva venire
la pelle doca.
<
.li ha visti
sul letto
.non puoi farci
nulla
>
- Si gettò in avanti come una molla mal caricata.
- Il bisturi sfiorò il braccio del vice-sceriffo, perdendo la
propria corsa contro la parete del salotto, impiantandosi un poco e spezzandosi in due.
- Si udì un "pack" secco, sordo.
- Il colpo dellM-16, esplose, centrando il medico alla spalla.
- Un fiotto di sangue liquido e caldo, schizzò sulla parete, sul
pavimento, insieme con un urlo gutturale.
- Stevens cadde a terra, gli occhi riversi, la bava alla bocca.
- Prese a dimenarsi, come colto da una crisi di nervi.
- Greg gli afferrò gli arti, implorando aiuto da parte di uno dei
due soldati.
< ..Aiutatemi a tenerlo fermo ! E chiamate unambulanza
!!! >
Il sergente si chinò, gettando il fucile sul divano di pelle
chiara, afferrandogli le caviglie e serrandole con decisione.
< Soldato ! Che fai ? Guardi il panorama ? Chiama quella
fottuta ambulanza
! >
- Laltro annuì.
- Si trovarono così in tre, in quel salotto.
- Stevens sembrava lottare contro i draghi che smontavano la sua
mente, pezzo dopo pezzo.
- Si rivolse a Greg, fissandolo come potesse trapassarlo con gli
occhi.
<
alieni
.è una cosa che non è
umana
..sono mostri
mostriiii
>
- Adesso strillava come una vecchia isterica.
- Il suo corpo si muoveva a scatti, quasi fosse attraversato da una
crisi epilettica.
- Lambulanza militare arrivò speditamente.
- Il dottor Stevens fu caricato dopo una buona dose di sedativi, e
finalmente il suo delirio ebbe termine.
- Greg ispezionò rapidamente la casa di Anne e Kim.
- Ogni volta che apriva qualche stanza, il sangue gli si ghiacciava
nelle ossa.
- Cera quella strana scia appiccicosa, quellodore
dolciastro
- Sul letto della cameretta di Kimberly, cera una sorta di
macchia verde grigiastra sul letto, appiccicosa e disgustosa, dalla forma umanoide.
- Il vice sceriffo Spencer fu aggredito dalla nausea, quando vi
entrò.
- Tutto sembrava immerso in una sorta di follia alienante, un mondo
distorto eppure normale, in cui gli oggetti quotidiani assumevano forme sinistre.
- La lampada del comodino, era accesa, ma ugualmente si percepiva una
sorta di oscurità profonda, devastante.
- Notò impronte, di scarponcini alti, anfibi militari o da
poliziotto, nel corridoio e nelle camere della donna e della figlia.
- Truelove
.si sarebbe giocato la reputazione che gli rimaneva,
che era stato lui a trascinare qualcosa ( i cadaveri della figlia e della nipotina ? )
dalle loro camere al piano di sotto
.ma perché cavolo lo aveva fatto ?
- Ripensò al dottore..
- Era del tutto evidente che era completamente uscito di senno.
- I suoi erano solo i deliri di un pazzo.
- Eppure Greg Spencer sapeva che una parte di quel che aveva sentito
corrispondeva al vero.
- Troppe cose lo confermavano.
- Le assurde morti dei giorni precedenti, ad esempio.
- Il comportamento pazzesco dello sceriffo Truelove
- Cercò per tutto il giorno di poter vedere Stevens, e quando
finalmente vi riuscì, lo trovò imbottito di farmaci.
- Nona aveva nemmeno la forza di parlare.
- Lospedale da campo appariva tranquillo.
- Pochi degenti, grande calma, igiene.
- Troppa calma
.troppa igiene
- Che cosa gli aveva raccontato, nellufficio di Truelove, quel
tenente ?
"Siamo in una situazione dallarme giallo ed è
possibile che la contaminazione biologica che ha colpito questo paese, sia opera di
unarma chimica o batteriologica della Russia "
- Già
certo lepidemia cera
.ma quella gente,
quei soldati, erano troppo tranquilli, troppo professionali. Una situazione del genere
avrebbe dovuto provocare allarme, anche fra personale esperto e qualificato.
- Con lantrace, a Washington, era stato molto peggio.
- Oltretutto cera un mucchio di gente che se ne andava in giro
senza maschere di protezione o tute anticontaminazione, e da quando erano arrivati gli
esperti della Croce Rossa, nessuno era stato vaccinato, nemmeno con un banale antibiotico.
- Se era unepidemia, e lo era, era certo che quei soldati
sapevano bene quando si sarebbe scatenata.
- Quellepidemia
e larrivo in massa dei soldati, che
si erano insediati in Darwin con la medesima tracotanza dei primi coloni indiani nel West.
- Ma
.che cosa poteva fare lui da solo ?
- Il telefono, tutti i telefoni in verità, erano stati isolati.
- Il cellulare era morto.
- Le strade di accesso e di uscita al paese e alla valle, erano state
chiuse.
- Greg pensò così a quello che poteva aver pensato Truelove.
- A scegliersi una strada alternativa, un percorso non segnato sulle
mappe e quindi alieno a quei personaggi in tuta mimetica.
- Perché, era un mistero.
- Ma Truelove aveva capito cosa occorreva fare: allontanarsi da
Darwin, da quei soldati, che pur agendo per "linteresse della popolazione"
se ne andavano in giro con lM-16 carico.
- Adesso era in auto con loro, ma in mezzo a quei boschi, gli sarebbe
stato facile far perdere le proprie tracce.
- Prima doveva trovare Truelove.
- Era necessario che lo trovasse
.per farsi spiegare che cosa
diavolo aveva combinato, che era successo ad Anne e Kim, cosa aveva veduto
- Chiuse il termos, e riprese la guida.
- Lauto adesso faticava nel percorso accidentato e fangoso del
bosco, accanto al fiume.
- Passarono accanto al " senatore Walter" e lì le tracce
dei pneumatici, divennero nitide.
- Aveva piovuto, ma nessuno era più passato per quel sentiero.
< Sceriffo
>, disse stancamente il sergente.
< Si..>
< Vorrei ci spiegasse le ragioni di questa sorta di gita fuori
porta! Sinceramente non amo molto i boschi, e me ne sarei stato più tranquillo in città,
davanti alla tv per le ultime dalla CNN
..>
Greg abbozzò uno stirato sorriso.
< Poteva anche rimanersene a Darwin, soldato ! Non le ho
chiesto io di farmi da balia ! >
- Era mattina, ma ugualmente occorreva la luce degli anabbaglianti,
per fendere il caotico velo di foglie e rami del sottobosco.
- Il sentiero presto sarebbe terminato, e li attendeva una bella
passeggiata a piedi.
- Certo, lidea di dover andare a piedi nel bosco fangoso e
bagnato, non spaventava Edith Koklus.
- Aveva imparato a conoscere i boschi, i loro silenzi, la loro coltre
dimmobile ed eterna maestosità.
- Lei e altri cinque membri della tribù, percorrevano lentamente un
invisibile sentiero magico, scavato nel nulla che separava questo mondo da un altro,
appena di là dal percepibile.
- "Volpe dargento" era lì.
- Lei teneva fra le mani lamuleto forgiato con la terra, il
sangue ed il fuoco.
- Forse comprendeva solo la metà di quello che Albert Holsteen
sapeva
- Ma era in ogni caso un passo importante, un gesto che doveva
compiere, che doveva eseguire.
- Presto il varco si sarebbe spalancato e le forze avrebbero preso a
vorticare, impazzite, come un vento duragano, preceduto da una calma innaturale.
- Erano anni, mesi, giorni, che la natura, dapprima lentamente, poi
con sempre più intensa drammaticità, diffondeva il proprio messaggio, costante e
solenne.
- Edith non lo comprendeva del tutto, ma incarnava in quel momento le
forze del cielo, della terra e del mare, dei tre grandi cerchi che tutto racchiudono,
nella magia indiana.
- Il gruppo indiano proseguì sino alla riva del fiume, proprio di
fronte al capanno per la caccia alle oche.
- Edith si bloccò, immediatamente seguita dal gruppetto.
<
ci siamo..>, sussurrò.
Il bosco era immerso nel silenzio, adesso.
***
CAPITOLO QUINDICI
- Centrale elettrica abbandonata a Sud-Ovest di Fort Worth,
- Stato del Texas, Ore 10.05 Pm, Giovedì 27 Giugno 2002
- Ashley fece scattare il cavalletto dellHarley, e rimase per
un istante in contemplazione dei resti della vecchia centrale elettrica, accarezzata dal
fiume.
- Le macerie si alzavano grottesche e quasi fuori posto, simili a
totem scolpiti da una mano antica e grezza, contro il cielo.
- I tralicci caduti, enormi giganti piegati da una forza a loro
superiore, non avevano
- perduto alcuna maestosità, né cupezza.
- Le loro strutture contorte, i loro acciai deformati e slabbrati,
erano ancor più spaventosi, immersi nel buio della sera e nello sciacquio placido del
fiume.
- Anche Dana non potè fare a meno di irrigidirsi, quasi rapita
dallelettricità statica,
- che gravava come una cappa spessa sopra la struttura.
- Il borbottio della moto tacque, e Scully potè sentire distinto il
tintinnio della marmitta che andava perdendo calore.
- Il viaggio era stato rapido e frenetico.
- Ashley cavalcava la moto con eleganza e padronanza del mezzo,
schivando muri, marciapiedi, accarezzando curve e spingendo lHarley Davidson nel
buio fitto della notte senza alcunesitazione.
- Scully si resse forte, serrando le gambe e stringendo le mani
attorno alla vita di lei.
Appena partita, quando ancora il gelo dellaria arrivava a frustarle il viso, aveva
tenuto gli occhi chiusi, stretti con tanta forza da avvertire dolore alle palpebre.
- Poi, la voce di Ashley laveva costretta ad aprirne un filo,
quanto bastava per darle ascolto.
< Freddo ? >, chiese a voce sostenuta.
<
si
effettivamente
>
< Non sei abituata
pensa che una volta sono arrivata sino
alla periferia settentrionale del Canada
cerano 22 gradi sotto lo
zero
>
Scully li avvertiva adesso, nelle proprie ossa, ma evitò di
parlarne.
<
sai perché sono andata fin laggiù ? >
Dana scosse la testa, mentre la moto scivolava accanto ad un
grosso camion coperto, che illuminava le due donne con un denso fascio di luce alogena.
<..UFO ! Cera uno spettacolo splendido
>
Ora la conversazione prese interesse anche per Scully.
<
.conoscevi Monica
.? >, disse al suo orecchio,
evitando di guardare il contachilometri, per evitare un attacco di panico.
< Da una vita, FBI ! Siamo cresciute insieme
.è sempre
stata una sognatrice, come me
non dovevano farle questo, quei bastardi del
governo
>
Le lacrime provocate dal freddo, rigavano le guance di Scully, che
ora focalizzava lo sguardo sullo sfrecciare dei lampioni e sulle scritte periferiche dei
cartelli stradali.
<..scusa
tu sei una di loro
>
- La frase le scivolò via, come la brina e la paura.
- Tanto che Ashley fu costretta a ripeterla, affinché lei
lafferrasse.
<..non del tipo che intendi tu
non più
>
- Fu una frase che le scaturì amara, senza che la voce né tradisse
il turbamento.
- Giunsero alla periferia della città.
- Abbandonarono la strada principale e dopo qualche chilometro, anche
quella secondaria, per immettersi in un oscuro e sconnesso sentiero di terra battuta.
- La moto rallentò molto la corsa e Dana sentì lo stomaco liberarsi
dalla morsa che per tutta la prima parte del viaggio le aveva bloccato la respirazione.
< ..qui siamo al sicuro
è un giro lungo ma
deserto
potremo avvicinarci alla centrale senza esser visti
>
< Tu
mi hai detto che conoscevi Monica da parecchio
tempo
e molto bene
>
Ashley annuì.
< Sai
sai che cosa poteva aver nascosto
il
centro
magari lei stessa
in quella centrale ? >
Ashley si accese una Morley con uno zippo color argento, aspirando
con gusto.
<
da quando il centro NUFOM era passato sotto la
direzione di Karen Rome, ho preferito allontanarmene, come ha fatto Monkey
Karen e
quel tipo
quella sorta di messia da quattro soldi
erano diventati
cupi
quasi paranoici
Se cè qualcosa di misterioso, di ancor più
misterioso, volevo dire, in quella centrale, di certo è stato nascosto da quei due ! >
< Mi è stata consegnata una chiave
è di un
armadietto
sai dove si trovano quelli di Karen e di Smith ? >
Aspirò con gusto, segno che aveva capito ed intendeva rispondere.
<
si
una volta, allinizio della clandestinità
del gruppo NUFOM, dopo il casino combinato da G-Men
Karen e Smith usavano Monkey come
corriere, ma quella sera era talmente sbronzo da non reggersi in piedi
aveva bisogno
di una persona che lo portasse laggiù, per
consegnare a quei tipi
delle
cose
non so che tipo di cose
>
Si batté forte sul giubbotto di pelle nera, con il palmo della
mano destra.
< Lo portai io alla centrale
così ho visto
>
- Si bloccò.
- Evitarono una grossa pietra traditrice, che spuntava dal centro del
sentiero e la moto prese a percorrere una ripida discesa.
<..il fiume è alla fine della collina
da lì saremo
nascosti e ci sarà possibile andare con maggiore rapidità
>
Ora faceva freddo davvero. Un gelo umido, che aggrediva le ossa,
facendo rabbrividire.
< Stavi dicendo che avevi visto
>
Ashley sorrise.
< Non sei più un agente federale, ma spari domande più di una
mitragliatrice, FBI ! >
< Mi chiamo Dana
ti pare il caso di nascondermi qualcosa ?
>
Lei voltò appena la testa, con i capelli biondi che frustarono il
viso di Scully, mossi dal vento.
<..affatto
bhè
appena ci sono arrivata a quella
specie di rudere diroccato, che sarebbe quel che resta della centrale elettrica
.mi
sono venuti i brividi alle ossa.. Ma non brividi normali
una specie di scossa
elettrica
quella zona è
carica di una sorta denergia negativa
>
<
.energia negativa
>, sorrise Scully.
< Chiamala come vuoi
è presente ! E lì ! E quei
tipi
Gesù
avevo conosciuto Karen una sola volta, qualche mese prima con
Monica
allora mi era anche stata simpatica
avevamo fumato assieme
roba
buona
colombiana
. Cioè
.era già allucinata allora
hai presente ?
>
- Scully scosse la testa.
- Ora la moto non le causava più sussulti
. viaggiare con
Ashley era diventato anche piacevole.
<
No ! Che intendi ? >
<
Esaltata
convinta che gli alieni fossero pronti ad
invaderci
che cera una data
prestabilita
che occorreva fare
qualcosa
qualsiasi cosa
Ma le presi per parole dette sotto lo sballo
sai se
ne dicono di cazzate quando si fuma roba forte ! Ma quella sera alla centrale
quella
sera
sembrava un fantasma
>
Una piccola smorfia dincredulità si disegnò sul viso di
Scully.
Era una smorfia dolce e simpatica, che tante volte aveva dipinto il suo viso quando Fox le
accennava alle sue assurde teorie.
<
fantasma ? >
Ashley annuì, aspirando con gusto.
< Non fraintendere
.voglio dire che sembrava
persa
andata
non so se mi capisci
come fosse coinvolta in qualcosa di più
grande di lei
>
- Svoltarono dietro ad una rocciosa collinetta ed alla fine
arrivarono quasi sulla riva del fiume Brazos.
- Il viaggio procedette a buonandatura, con la centaura capace,
chissà come pensava Dana, di evitare le pietre aguzze e traditrici che spuntavano su
quello sterrato irto di dossi e curve.
- Giunsero, alla fine, davanti a ciò che restava della centrale
elettrica.
<..non esageravi
su questa centrale
>, commentò.
- Scese dalla moto, avvertendo un brivido alle carni, e trattenne uno
starnuto con fatica.
- Il cuore aveva smesso di battere allimpazzata, scosso
dalladrenalina, eppure quel viaggio era stato anche interessante.
- Scully alzò le spalle e la fissò.
< Restiamo qui per tutta la notte
o andiamo ? >
- Ashley annuì.
- Gettò il mozzicone di sigaretta a terra, schiacciandolo con la
suola dellanfibio e le fece cenno di seguirla.
- Monkey non aveva esagerato, circa il pericolo di quei ruderi.
- Essi spuntavano contorti e slabbrati dalla sabbia rossa dello
spiazzo, insieme a blocchi di cemento armato divelto e sradicato dal bombardamento.
- Parte del terreno era ceduta, e grosse profonde voragini si
aprivano in punti appena visibili.
< Si passa di qui
reggiti a questa putrella dacciaio
e non guardare in basso
>
- Ashley svicolò agile fra un anomalo traliccio divelto e una
profonda crepa irregolare, che si apriva ai suoi piedi.
- Dana balzò sul traliccio schiantato a terra, reggendosi alla
struttura con una mano e camminando lentamente verso la compagna di viaggio.
- Sotto di se sentiva un rumore distinto: acqua che gorgogliava,
probabilmente uno dei condotti per la centrale, che dalle viscere della terra si perdeva
chissà dove.
- Se fosse caduta
.
- Evitò quel pensiero, scacciandolo via.
- Scesero per una sorta di precipizio irto e carico di crepitii
elettrici, sino a quando Ashley balzò giù, dun paio di metri.
< Avanti
>, la esortò.
- Scully eseguì, atterrando agilmente e ora le due donne erano come
inghiottite dalla cadente mostruosità della centrale abbandonata.
- Ashley accese una piccola torcia portatile, puntandola verso un
mastodontico terrapieno di cemento armato, semi distrutto.
< Una volta cera unentrata migliore
.ma da qui
si può ancora passare
>
Indicò una fessura larga poco più di due metri, oscura come
locchio di un drago maligno.
< Gli alloggi sono giù
>
- Dana annuì.
- Si tastò le tasche del giubbotto, avvertendo il tintinnio delle
chiavi e facendo leva sulla struttura, si calò allinterno.
- Ashley era un metro avanti a lei, eppure era appena visibile.
- Si trattava di un corridoio, stretto e in parte crollato sotto
lattacco dei soldati.
- Dana avvertì acqua allaltezza delle caviglie.
< Il corridoio è allagato
>, commentò seccata.
< Si
per quasi cinquanta metri lacqua arriva alle
ginocchia, ma poi decresce
seguimi
>
- Scully sbuffò, seccata ma decisa a proseguire.
- Lacqua era scura, gelida e quasi densa.
- Udirono il rumore continuo di un tubo reciso che vomitava acqua nel
corridoio.
- Mentre il corridoio andava salendo, sottraendo le loro gambe alla
morsa ghiacciata dellacqua, Scully mormorò:
< Conosci bene questo posto
.>
< Cera roba da vendere qui
sai comè
i
soldi non bastano mai
>
Il corridoio divenne largo e dopo aver superato un cancello
dacciaio mezzo diroccato, videro davanti a loro una porta verde.
< Apri
la stanza è questa
.>, disse Ashley.
- La voce le tremava un poco.
- Scully prese fiato, rigirandosi fra le mani le chiavi.
- Ne provò un paio, trovando quella giusta al terzo tentativo.
- La serratura scattò secca.
- Ruotò la maniglia, aprendo a fatica.
- La porta era scivolata da un cardine ed emise un sinistro gemito
dacciaio morente.
- Si spalancò una sala piccola, miracolosamente libera da macerie e
infiltrazioni dacqua.
- Sopra un tavolo pieno di polvere, qualcosa.
<
questo non lavevo visto, lultima
volta
> mormorò Ashley.
- Scully si fece prestare la torcia, puntandola sul tavolo metallico.
- Sopra, una sorta di piano circolare, di legno, scolpito e lavorato
con colori smunti, ricavati dalla terra.
- Minutissime incisioni, caratteri elaborati ma sconosciuti,
sassolini colorati sistemati in un ordine preciso.
< Che accidenti sarebbe ? >
< Ho
visto questa cosa solo
una volta
in un
libro sugli Indiani dAmerica..>, rispose Scully.
- Si avvicinò per vedere bene.
- Era così
aveva visto realmente solo su un libro, quel cerchio
cabalistico.
- Ma..sentiva dentro di se
di averlo già veduto molte
volte
come se una parte del suo cervello, fosse stata istruita a rammentarlo a
memoria.
<
è un
calendario
un cerchio magico per uno
sciamano
.una tavola nella quale lo stregone
incide ed elabora
i propri
caratteri magici
>
<
e queste
scritte
? >
< Navajo
.mi pare
scrittura indiana
senza
dubbio
>
- La data
la data era stata fissata.
- Scully lo sentiva. Non aveva modo di spiegare, nemmeno a se stessa,
perché era sicura di tutto questo, ma così era.
- Quello era un cerchio che stava decifrando,
anticipando
spiegando quel che era imminente.
- Ma lo spiegava a beneficio di chi ?
<..naa
ed enoch emas..ee
>
Parlò scandendo quelle parole, come si formassero da sole, nella
sua mente.
< Sai che cosa cè inciso ? >, chiese Ashley,
ammirata.
Dana scosse la testa, tremante.
<
no
io
non
capisco
mi è uscito
così
>
- Scully sembrava persa in fra quelle minute incisioni, quei tratti
appena accennati su quella tavola di legno leggero, colorata, che dava limpressione
di un delicato cerchio celeste, astrale.
- In esso i simboli segnati con i sassolini, sistemati in ordine
crescente, come certe fasi lunari, in una sorta di messaggio criptico che sinsinuava
nella mente razionale di Dana, scardinando difese ormai sempre più deboli.
- Per Ashley quei sassolini, quella tavola, erano solo inquietanti,
nulla più.
- Afferrò Dana per un polso, scostandola.
- La torcia illuminò un paio darmadietti metallici.
<
ci sono altre
chiavi
qui
.vediamo a che
servono
.>
- Ora latmosfera onirica, densa, solida, magica del posto era
palpabile.
- Scully aprì il primo.
- Una piccola nuvola di polvere rossa scese dal bordo, quando
lanta si aprì, scricchiolando.
- Allinterno
una bussola, una cartina piegata con cura.
< ..nulla di magico qui
.>, disse con vuota ironia
Ashley.
Scully si mise carponi, aprendo la cartina davanti a se, nel
pavimento polveroso e impregnato di muffa.
< Apri laltro
.>
- Le eseguì.
- Scully percorreva la cartina con la luce della torcia.
- Sul bordo erano segnati dei numeri, in lapis rosso.
- Orientò un poco la bussola e si morse appena il labbro inferiore.
<
.sai cosè ? >
- Ashley aveva fra le mani un frammento grande poco più di
mattonella.
- Era liscio, dai bordi irregolari, inciso con i medesimi caratteri
della tavola.
- Si chinò accanto a lei, porgendoglielo.
<..è metallico
sembra parte di una grande
struttura
forse il pezzo di.. uno scafo
>
Uno scafo
uno scafo di che ?
<
tu..che cosa hai trovato ? >
< Sono coordinate
per una località..da quel che posso
vedere nella cartina, si tratta di un posto nel deserto.. a Sud
SudOvest
a circa
duecento chilometri da qui
quasi al confine con il Messico
>
<
per quel che né so
li cè solo sabbia e
roccia
è tutto qui quel che dovevi cercare
? >
- La domanda di Ashley non la disilluse.
- Scully si sentiva improvvisamente certa, sicura che quel
posto
quel luogo sperduto nel deserto, era
aveva qualcosa di importante.
<
debbo andare laggiù
è lultima meta di
questo viaggio
lultima tappa
>
< Ne sei certa ? >
<..si
è
guarda qui
>
- Indicò una piccola figura tracciata sulla mappa, accanto al luogo
dincontro.
- Un uccello
un disegno di un uccello dal becco adunco.
<
è
>
< Un aquila
un aquila scarlatta
>, mormorò Dana.
- Ashley trattenne qualsiasi commento.
- Latmosfera di quella stanzetta sommersa fra le macerie, era
talmente densa di misticismo da impedire ogni ragionamento razionale.
<
va bene
.ti ci accompagnerò
>, disse,
gettandole unocchiata sfuggente.
Scully fece un debole sorriso.
<
dalla mappa..sembra che dovremo inoltrarci nel deserto
per quasi dieci chilometri
.non è come arrivare sin qui
..>
Lei alzò le spalle.
< Esatto
E come arrivare sino alla periferia
settentrionale del Canada
se non altro è più vicino
>
Si guardarono e sorrisero, annuendo.
***
CAPITOLO SEDICI
- Bosco nei pressi di Darwin,
- Stato della Virginia,Ore 07.40 Am, Giovedì 27 Giugno
- Il delicato mormorio del fiume era il solo rumore che Edith e la
compagnia di seguaci, udiva nel bosco.
- Sembrava
sembrava che la natura si fosse fermata, trattenendo
il fiato.
- Greg Spencer e di due soldati, scesero dallauto di pattuglia,
percorrendo diverse decine di metri a piedi, in direzione del fiume.
- Non era più possibile leggere nulla, dato che tutte le tracce
adesso, erano immerse nel fango.
- Ma Greg sapeva, conosceva bene quei luoghi
Lui stesso si era
recato a caccia doche diversi anni prima..
- La pioggia divenne una sorta di cappa gelida e fastidiosa.
- Greg cercò le tracce, che nel sentiero erano visibili,
inutilmente.
- Udirono un rumore secco, come se un grosso gatto selvatico o
qualche lince, si fosse mossa di scatto, nel sottobosco.
- Poi più nulla.
< Andate via da qui ! >
- Trasalirono.
- Greg e i due soldati si voltarono di scatto, proprio nel punto in
cui il pendio diventava scivoloso e si poteva vedere il riflesso verdastro del fiume fra
le foglie del sottobosco.
- Edith stava in piedi, su di una roccia piatta, lo sguardo fisso
verso lo sceriffo e i militari.
- Spencer strizzò le palpebre, per metterla a fuoco meglio.
< Edith ! Sono il vice-sceriffo
Sai che cè un
coprifuoco governativo ? Tu non puoi essere qui ! >
- Edith non si mosse.
- I soldati si sistemarono ai lati dello sceriffo, armando i fucili.
- Greg gettò loro uno sguardo duro e deciso, che ebbe il potere di
fargli abbassare gli M-16.
< Finitela
è una persona che conosco bene ! E
innocua
>, mormorò, in realtà poco convinto.
- Non che temesse Edith
ma con lei cerano almeno altre
quattro, cinque persone, che forse erano armate, senza contare che altri avrebbero potuto
nascondersi nel sottobosco
- Gesù, quel che mancava era proprio una sparatoria stile Ok Corral,
in quel bosco pieno di fango e pioggia.
< E la tua presenza, ad essere estranea allordine
delle cose, Greg ! >
- Le parole di Edith scivolarono nella pioggia, che adesso cadeva
fitta.
- Uno dei due soldati, puntò deciso lM-16.
< Stiamo svolgendo una ricerca militare ! Lei ed il
suo
"gruppo" di indiani siete in arresto ! >
- Nello stesso istante, Truelove si decise ad uscire dal capanno.
- Mulder era caduto in coma, almeno sembrava, dato che il suo sonno
era spesso ed innaturale.
- Si appiattì contro un cespuglio, avendo così modo di osservare la
scena.
Cera Spencer con due soldati
ed un gruppo di persone, cinque o sei in tutto, a
pochi metri dalla riva.
- Era forse un convegno di svitati
.?
- Bhè..lui ed il suo curioso amico, mancavano.
- Edith fece mezzo passo in avanti, non di più.
- Il crepitio del fucile a ripetizione militare, sventrò il
raggelante silenzio della foresta.
- I colpi schizzarono fra le fronde, sibilando impazziti.
< Noooo ! >, urlò Greg.
Edith fu colpita un paio di volte e cadde a terra.
< Si toga dai piedi, sceriffo
qui siamo noi a dare gli
ordini ! >, tuonò il sergente.
- Il gruppetto di indiani si appiattì contro Edith Koklus come uno
sciame di insetti su un fiore, in silenzio.
- Greg impugnò la calibro 38 ed urlò:
< ..non date nessun ordine del cazzo, capito
? >
- Per la prima volta in vita sua, vide due fucili alzarsi e puntare
verso di lui ed ebbe così modo di comprendere che effetto facesse vedersi mirare addosso
da distanza ravvicinata.
- Un effetto schifoso, senza dubbio.
- Gli si appiccicò addosso una paura fottuta.
< Si allontani dal bersaglio, sceriffo ! Abbiamo ordine di
eliminare qualsiasi civile si aggiri fuori dai posti di blocco, e lo eseguiremo ! >
< Da quando è stato diramato questo "ordine " ?
State per uccidere dei civili inermi e disarmati
.siete impazziti ? >
- Per un solo, debole istante, nella foresta non si udì alcun suono.
- Solo la pioggia, che scendeva incurante della tensione, emetteva un
debole fruscio.
- Poi un rumore sordo, pesante, di una calibro 38 che tagliava
laria con il suo grido.
- Il sergente cadde a terra, trapassato alla testa e si abbattè come
una sorta di pupazzo gettato via da un bambino stanco di quel giocattolo.
- Truelove emerse alle spalle dei due soldati, la pistola
dordinanza che fumava ancora.
- Non appena il giovane soldato fece per voltarsi e sparare con
lM-16, Greg fece fuoco, centrandolo alla schiena.
- Reagì distinto, non appena i suoi occhi riconobbero
Truelove, come per una sorta di riflesso condizionato, che scattò improvviso.
- Il fucile atterrò su un cespuglio di rovi, mentre il ragazzo
rantolava a terra con gli occhi spalancati e la bocca colma di sangue.
<..sceriffo
>, mormorò Greg.
Truelove abbassò la pistola, sorridendo, mentre la ferita al
centro del petto, si apriva, vomitando di nuovo sangue.
< Hai sbagliato a seguirmi, Greg
.quella cosa è ancora in
giro
>
- Il vice-sceriffo avanzò di un paio di passi, tenendo sempre
larma fra le mani, senza quasi rendersene conto.
- Aveva ucciso un uomo
un ragazzo
.perché ?
- Per salvarsi, certo
.ma in nome di Dio che stava succedendo a
Darwin ?
- Udì Edith rantolare e si voltò di scatto, quasi rammentando solo
ora che lei era lì.
- La sentì appena mormorare qualcosa.
<
la volpe
è qui
portatemi da
lui
subito
>
I membri della setta la sollevarono, delicatamente come fosse una
reliquia di valore inestimabile.
< Che fate ? Non deve muoversi
è ferita
occorre
chiamare subito
>
- La mano di Truelove si posò pesante sulla sua spalla, come una
carezza gelida, cadaverica e si voltò.
- Ora, che ebbe modo di vederlo da vicino, si accorse che lo sceriffo
sarebbe presto morto.
- Era pallido, ceruleo, gli occhi infossati nelle orbite,
lespressione assente, terrificante.
- E non meno terrificante, fu quello che pronunziò:
<
lasciali fare
è giusto così
noi siamo stati
portati qui per aiutarli
per sistemarci alle loro spalle e fare quel che è giusto
fare
>
- Non ebbe tempo di rispondere o fare domande.
- Il gruppo con Edith sorretta al centro, arrivò sino al punto nel
quale i due soldati giacevano in una pozza di sangue.
- Poi uno dei cespugli si mosse, e dietro ad esso, il mostro.
- Emerse repentino e viscido, come unombra mal costruita, dai
riflessi verdastri.
- Afferrò uno dei ragazzi che sorreggevano Edith, sbilanciando il
gruppo ma non rallentandolo, e gli trapassò il petto con gli artigli.
- Greg rimase a bocca aperta, gli occhi fissi su quel che vedeva e
che al tempo stesso si rifiutava di ammettere come reale.
- Comprese, per un rapido lasso, quale fosse stata la causa della
pazzia del dottor Stevens.
- Truelove fece fuoco, il colpo di grosso calibro, colpì il mostro
alla schiena.
- Uno schizzo sibilante di sangue verde, uscì dalla ferita e
lalieno si voltò.
- Le zanne ingiallite e sporche di sangue del suo muso, scintillarono
alla tenue luce del sottobosco.
<
che cosa
>, smozzicò Greg, alzando
anchegli larma.
< Mia figlia
o forse Kim
Dio solo sa cosa
>
- Era impazzito
anche lo sceriffo
forse lo erano tutti e
due, nel puntare le loro armi contro una sorta di carro armato lucertiforme, che avanzava
deciso.
- Ma almeno, Edith e il suo gruppo, erano stati lasciati liberi di
guadare il fiume.
- Edith udì i colpi sordi delle pistole, e suoni confusi, come di
foglie e rami abbattuti.
- Poi delle grida.
- Grida orrende, e un suono ancor più terrificante, se possibile.
- Il suono di carne strappata, lacerata, fatta a pezzi da artigli
alieni, inumani.
- Scivolò a terra.
- Era fradicia, con le ferite che rilasciavano sangue a fiotti, ma
incredibilmente non avvertiva dolore e si sentiva prossima allestasi.
Aveva compreso del tutto il disegno che lo spirito della natura aveva disegnato per lei.
- Sorrise.
- Gli adepti si staccarono da lei, entrando nel capanno.
- Uscirono sorreggendo ciò che era rimasto di Fox Mulder, mentre
alle loro spalle la lotta diventava sempre più fioca.
- Lalieno si alzò trionfante da un cumulo di sangue e da due
corpi ridotti a brandelli.
- Edith si sollevò.
- Fox era sdraiato supino, lo sguardo fisso nel vuoto confuso della
sua mente.
- Lei, dolce e delicata come una madre di fronte al proprio figlio,
le infilò una catenina dossa lavorate, al centro della quale spiccava una minuta,
liscia, rappresentazione di un volpe color cenere.
- E fu come se quel gesto, delicato e gentile, avesse il potere
oscuro di una guarigione.
- Mulder sbarrò gli occhi, divenuti neri e cupi, come la tetra
profondità dellabisso, sputando lultimo, denso, grumo di sangue rosso dalla
bocca.
- Nelle sue vene, adesso, scorreva solo un vischioso liquido verde.
- Edith barcollò allindietro, fra lo stupefatto e lo
spaventato, mentre alle spalle del gruppo, qualcosa si tuffò in acqua, con un pesante
tonfo sordo.
- I cinque indiani si voltarono allunisono, vedendolo emergere
pesante dal fondo del fiume.
- Lalieno, il mostruoso bozzolo umanoide che andava diventando
adulto, ringhiò verso di loro.
- Luccichio di bava appiccicosa, fra le fauci armate di zanne.
- Ai lati della bocca, colava un rigagnolo di sangue verdastro.
- Ululò qualcosa, un verso raccapricciante, mai udito su questo
mondo, tremendo quanto lululato dei lupi in una steppa.
<
aquila nascente..fuggi via ! >, urlò disperato uno
dei ragazzi che avevano scortato sin lì la donna sciamano.
- Lei sorrise.
- La ferita le vomitava sangue a fiotti, la debolezza sembrava
accrescersi di questa perdita, tanto da farla crollare a terra.
<
fuggite
..andate
non è il vostro
momento..>
- Un cupo silenzio di terrore simpadronì del gruppetto, mentre
lalieno fece uno scatto repentino in avanti.
- Afferrò la donna per un polso, catapultandola a se come fosse una
bambola di pezza.
- Le zanne addentarono il suo cranio, spaccandolo in due, ma nemmeno
allora Edith urlò.
- Aquila nascente, rimase in silenzio, con il sangue che le sgorgava
a fiumi dalla testa, a fissare Mulder.
- Quel che un tempo era Fox Mulder, si era messo in piedi.
- Le braccia erano lunghe, sproporzionate, quasi rami secchi pendenti
verso il nulla.
- Il cranio glabro, oblungo.
- Ossa spugnose, emergevano dai lati della cassa toracica, in una
sorta di grottesca corazza incompleta.
Gambe tozze e corte, che lo reggevano a stento.
Del resto, quando si sarebbe unito a Samantha, la forza di gravità non avrebbe avuto
alcun senso.
- Barcollò verso lalieno, mentre i ragazzi indiani caddero in
ginocchio, spaventati, attoniti, sconvolti dal terrore.
- Fox non aveva più nulla di Mulder
.ma ugualmente era ancora
lagente speciale dellFBI.
- La sua mente, immersa in una sorta di melassa gelatinosa e densa,
si sforzava, con dolore quasi, di agire, di salvare la donna che quella sorta di drago
insettoide, stava dilaniando.
- Fece per parlare, senza riuscirvi. Le corde vocali erano
rattrappite.
- Lalieno staccò la testa oblunga, di forma allungata e
corazzata, dal pasto, fissandolo.
Parve bloccarsi, quasi che nel suo cervello ancora in via dapprendimento, avesse
riconosciuto qualcosa di a lui superiore.
- Poi si udì un sibilo acutissimo, che stordì qualche indiano, e
fece strillare qualche altro.
- Il cielo sembrò aprirsi come un velo strappato, e dalla luce
bianchissima che ne nacque, si disegnò una forma immensa.
- Una gigantesca astronave discoidale, luminescente come 1000 soli,
che giunse come fosse mandata da Dio
.o dal diavolo.
- Si bloccò proprio sopra Fox, che alzò appena la testa ovale.
- I suoi occhi nerissimi si spalancarono, in un misto di
trepidazione, curiosità e terrore.
- Il raggio bianco lo avvolse, come fosse solido.
- Poi Mulder svanì nel ventre dellastronave, così come Giona
ebbe a svanire nel ventre del Leviatan.
- Vi fu un suono secco, che spezzò in due il cielo e tutti i timpani
dei ragazzi, poi lastronave svanì, così comera apparsa.
- Dellalieno e di Mulder, nessuna traccia.
- Ora il mondo era ad un solo passo
uno solo dalla fine.
***
CAPITOLO DICIASSETTE
- Luogo sconosciuto, Ore 11.03 PM
- Giovedì 27 Giugno 2002
- Aspirò il gusto acre della Morley, fissando il sinuoso movimento
del fumo che saliva lentamente sino a disperdersi nellaria.
- Quel lento muoversi della colonna di fumo sotto le pieghe
impercettibili dellaria, aveva il potere di catturare Smoking Man in una sorta
dattenzione ipnotica.
- Forse era uno dei motivi per i quali aveva preso a fumare.
- Rammentò le lunghe ore nelle salette asettiche e alienanti di
certi uffici federali di provincia, o nelle basi di massima segretezza, nellattesa i
cancellare prove, osservare cose e creature che risultavano incomprensibili per la maggior
parte degli esseri umani
- Ecco, in tutte quelle occasioni, ( come durante il rapimento di
Samantha, quel giorno del 27 Novembre a Chilmark
) il fumo e quelle evoluzioni
casuali delle spirali color grigio cenere, erano le sole cose che gli conferivano calma e
una sorta di compagnia.
- Il pigro dissiparsi del fumo, assomigliava al tranquillo scorrere
della vita di milioni damericani, che avevano ormai le ore contate, presi in
problemi insignificanti come il mutuo da pagare, i figli da far studiare, il televisore da
far sistemare prima della partita di football.
- Cose che non avevano mai sfiorato la vita di Smoking Man.
- Esse appartenevano ad un mondo che si era chiuso alle sue spalle,
proprio come la stanzetta scialba e bollente nella quale lui e William Mulder erano stati
ricevuti da quel generale, alla base 51, in Nevada, nel 1961.
- Quando la porta blindata si era serrata con un tonfo sordo dietro
di loro, avvolgendoli nellascetica luce emanata dalla creatura
ecco il mondo
reale aveva perduto ogni significato.
- Smoking Man aveva visto quella
."creatura"
Ritta in piedi, davanti a loro, in una sorta despressione ebete, che li fissava con
occhi enormi ed esapodi.
- La leggera pressione alla base del cervelletto, delicata come una
carezza materna
- E la voce
- Una voce che nasceva e moriva nel cervello, appena echeggiante,
assolutamente onirica.
- Aveva barattato ogni cosa, per quella voce: una famiglia, le
amicizie
.ogni cosa
- Essa aveva trasformato la sua vita, come larrivo
dangeliche voci celesti, nel cuore di Giovanna DArco.
- Udì bussare con circospezione e senza smettere di osservare il
serpente di fumo biancastro che usciva dalla Morley, mormorò:
< Avanti
>
Sulla soglia, un paio di membri dellEnclave.
<
è lultimo rapporto
.>
Una piccola, greve pausa desitazione.
< Tutte le città degli Stati Uniti sono in assetto
demergenza. La guardia nazionale, il CNGE, lesercito, la CIA e tutte le
strutture mediche ed ospedaliere della nazione, sono sotto il nostro controllo
>
- Non si mosse.
- Non portò nemmeno la sigaretta alle labbra.
<
perfetto
>
< Il Presidente terrà un discorso, nelle prossime
ore
.cercherà unimprobabile e
pittoresca mediazione con i
Russi
.>
< I politici
.pensano al domani, anche quando non esiste
più, il domani
! >
Lieve risata.
<
piuttosto
ha saputo dellarrivo di
Mulder
al centro della nave madre, nellultimo livello del Pentagono ? >
Aspirò con gusto la sigaretta. Era una delle ultime.
<..si
da poco
mi è stato detto
>
<
Mulder e sua sorella
si
riuniranno
finalmente
>
Annuì.
< Già
finalmente
>
Li sentì mormorare qualcosa e si voltò.
< E Nat ? Sapete dove è finito ? >
< Non ne sappiamo nulla
.è sparito
è
ipotesi
corretta, ritenere che sia andato dalla figlia
Abbiamo modo
di
impedirlo, se è questo ciò che desidera, signore
>
Spense la sigaretta.
< No
! Lasciamo che la riveda
>
Si alzò, arrivando allattaccapanni e calzandosi la giacca.
< Debbo andare
.>
< Ci sono altri preparativi da fare
>
Fece un sorriso sibillino.
< Vado da Tea Mulder
voglio che lei sì salvi
vi
consiglio di portare nellarea segreta del Pentagono, tutti coloro cui tenete di
più
coloro che saranno ammessi. Presto vi sarà una sorta di guerra nucleare, in
questo paese ! >
Uno dei membri del consorzio segreto, lo afferrò per un braccio.
< Pare
.che anche Alex Krycek sia svanito ! >
Si accese la Morley.
< Non importa ! >
- Chiuse la porta dellufficio e salì nellascensore.
- Il lento ronzio dellapparecchio in funzione, dominò la scena
per qualche secondo.
< Desidera
vedere
Mulder ? >
< Non nel suo attuale stato ! E pur sempre mio
figlio
solo quando la fusione sarà completa
>
< Non è detto che la riconosca
allora
>
- Si sfiorò le labbra, vincendo listinto di accendersi una
nuova Morley.
- Annuì.
< Va bene
solo qualche istante, non di più
.>
---
- Livello di sicurezza 7, Palazzo del
- Pentagono, Stato della Virginia,
- Giovedì 27 Giugno 2002, Ore 10.35 Pm
- La pesante porta metallica si aprì, con un suono sordo, che si
perse a fatica nel lungo corridoio.
- Nat aveva limpressione di udirlo ancora nel cervello, quando
tastò la parete alla ricerca dellinterruttore a muro.
- Lo trovò, sfiorandolo con il palmo della mano.
- La potente luce della lunga lampada al neon, sistemata su catene
metalliche infisse nel soffitto, si accese tremolando.
- Jean scivolò a terra, il viso nascosto fra le mani tremanti,
avvolta in un mare di sudore.
- La maglietta era zuppa, i capelli appiccicosi, le braccia e le
gambe bluastre di lividi che sembravano luccicare attraversati da riflessi rossastri.
- Nat trattenne il fiato.
- Vide sua figlia ridotta ad un corpo deformato dalle percosse,
tremante e le parve piccolo, minuto, quasi Jean avesse ancora poco meno di dodici anni.
<
via
>, smozzicò.
Nat chiuse la porta alle proprie spalle, e nel farlo si sentì
dimprovviso vecchio, quasi che ogni istante di permanenza nel livello di sicurezza
sette, lo caricasse di lustri sulle spalle.
<
figlia mia
>
- Jean sporse appena locchio sinistro, socchiuso
dallematoma ma non quanto laltro, da dietro la mano, quasi stesse spiando un
qualcosa dagghiacciante, dimpossibile comprensione.
- E per lei era logicamente impossibile vedere in quella lurida
cella, a centinaia di metri di profondità sottoterra, suo padre, morto moltissimi anni
prima.
Quel che vedeva non era reale. Non poteva esserlo.
- Nelle ultime ore, complici le percosse e la sete, aveva veduto
molte cose irreali.
- Figure sconosciute, indiane, che la chiamavano a se, compresa sua
nonna Neve DInverno, che le sorrideva tutta contenta.
- Non laveva mai veduta sorridere così, nemmeno quando le
pettinava i capelli alla riserva Navajo tanti anni prima, quando Jean aveva 11 anni
- Lei, Raggio di Luna, adesso sapeva che quello era sempre stato il
suo "vero" nome,
- la udiva parlare, ma non capiva il senso di quel che la nonna le
andava dicendo.
<
Corvo rosso
.ti guiderà
.tutto è pronto,
nella Grande Prateria del Popolo degli Uomini
>
- Corvo Rosso ?
- Poi cerano le urla.
- Quelle le facevano tremare le gambe come una rana in inverno.
- Urla orrende, che sembravano voler interrompere il dialogo fra
Raggio di Luna e Neve DInverno, come una sorta di fastidiosa e raccapricciante
interferenza.
- Ma suo padre..
- Nat le sembrava decisamente più reale di quanto non fosse stata la
visione di sua nonna e soprattutto di quel che era avvenuto in seguito.
- Lei si era ritrovata in una meravigliosa prateria, lussureggiante
di salvia alta e verde.
- Uno splendido bisonte bianco stava sulla collina che dominava la
scena.
- Giusto ad una decina di metri avanti a lei, un uomo ed una donna,
nudi
.
- Luomo era disteso a terra, supino, fra le braccia di lei,
quasi seduta sulle gambe, la testa piegata in avanti, in una posa tanto dolce e leggera,
da sembrare esser stata suggerita da uno scultore classico.
- La donna aveva capelli rosso Tiziano, che scendevano lisci davanti
al viso, luomo
- mossi capelli castano scuri, il viso piacevole e regolare,
lespressione di chi si sia appena addormentato placidamente.
- Camminò verso di loro, anche se i suoi piedi non sembravano
sfiorare la superficie di quel prato immacolato.
- Era vestita con una pelle di bisonte, le gambe nude, i capelli
raccolti in due trecce lunghissime
( ma non aveva i capelli corti, adesso ? )
- Un nastro dipinto da idiomi Navajo, le reggeva una splendida penna
daquila.
- Erano antichi, arcaici, la base di tutti gli idiomi degli Indiani
dAmerica.
- Si chinò sul corpo della donna, seduta con le braccia molli, in un
abbraccio doloroso e infantile.
- Reggeva il capo del proprio uomo, con due dita che ancora
sfioravano i capelli di lui.
- La rugiada del mattino, aveva bagnato quei capelli, quelle dita,
quei corpi nudi e indifesi.
- Scostò i capelli dal viso delle donna, e la guardò, senza
comprendere chi fosse.
- Ma sentiva di conoscerla, di conoscerla bene.
- Poi erano sopraggiunte le urla, e la visione si era dissolta.
- Con larrivo di suo padre, anche le urla erano sparite e fu un
bene.
- Il cuore non le avrebbe retto, se quelle urla fossero andate avanti
ancora per un poco.
<
figliola
>
- Nat parlava come se davanti vi fosse ancora Jean da bimba, il viso
solare e meticcio, gli occhioni nocciola sgranati davanti alla vista delluniforme
paterna, carica di medaglie e fregi militari
- Tese la mano in avanti, apparentemente nel nulla, in realtà fra
quellenorme distanza che separa la verità dalla menzogna, una distanza che William
Mulder prima e Fox Mulder dopo, avevano percorso senza paura.
- Lei non smetteva di tremare.
- Nascose il viso fra le braccia, biascicando qualcosa.
< ..fatti abbracciare, Jeanine
>
- Sbirciò di nuovo da dietro il braccio.
- Nat era reale, nera convinta senza dubbio alcuno.
<..papà
>
- La voce era quella di una bambina, confusa e spaventata.
- Nat singinocchiò accanto a lei, accarezzandole la testa con
delicatezza, temendo di farle male.
<
Dio Onnipotente
non
avrei mai immaginato che
ti facessero del male
che osassero farti questo
>
- Il viso deformato e bluastro della figlia, appariva agli occhi del
generale Grey, splendido, solare e incantato
non la vedeva, non la sfiorava da sedici
anni
- Sedici anni vissuti come fosse morto, senza poterla vedere, ma
seguendo la sua carriera con amore assoluto, accresciuto dalla lontananza e dal muro
eretto fra loro.
<
.sono stato lontano
bambina mia
lontano da
te
per cose che
che non posso spiegarti adesso
.perdonami
>
- Un piccolo sorriso si disegnò sul viso di Jean.
- Un sorriso macchiato di sangue scuro, raggrumato, fra le labbra
tumefatte, eppure bellissimo per lui.
<
sapevo..sapevo che non eri morto
.papà
>,
biascicò.
- Una lacrima fredda le scese dal viso tumefatto, malgrado ciò Jean
ne colse il sapore salato, quasi i propri sensi si fossero acuiti con il dolore.
- Nat le accarezzò i capelli sudati e sporchi di sangue, sentendoli
morbidi e vellutati, dal delicato profumo di pesca, fra le dita.
<
uscirai subito di qui
.ti porterò in un
ospedale
>
Jean tossì, sputando un piccolo grumo di un qualcosa che appariva
come sangue.
<
non cè
rifugio per me
to lo sai
è
finita
>
- Nat scosse appena il capo, passandole un braccio sotto le ginocchia
e laltro sulla schiena, per poi sollevarla, senza apparente sforzo.
- Jean pareva aver perso tutto il peso, divenendo scheletrica nel
giro di poche ore.
<
no
.non portarmi in nessun ospedale
>,
sussurrò.
< Jean
Jeanine
tu non sai quel che dici
.morirai
se
..>
- Jean tossì di nuovo.
- Fu una tosse dolorosa, che la fece tremare e scuotere tutta.
<
sono già morta
.ti chiedo
ti chiedo solo due
cose, papà
>
- Nat socchiuse le palpebre.
- Sentiva il cordone ombelicale che le legava alla figlia, spezzarsi,
sfilacciarsi istante dopo istante.
<
Jean
>
< ..giurami..giura..che farai quel che ti chiedo,
papà..giuramelo
.>
Nat ebbe un debole, doloroso cenno con il capo.
<
portami via da qui
voglio essere sepolta in un
cimitero indiano
con poche ore dauto
ci arriveremo
>
<..bambina mia
tu non sai ciò che dici
>
Tese la mano, accarezzandogli il viso ruvido, irto di rughe, che
aveva dimenticato per sedici anni.
<
la tua pelle non è cambiata, vecchio
>
- Nat le baciò la guancia.
- Un bacio appena accennato, ma che le riempì il cuore di gioia,
prima dellultimo
- viaggio.
- Suo padre non le aveva mai dato un bacio, nemmeno per la morte di
nonna.
<
me lo devi
.lo devi a tua figlia
.per tutti
questi anni di bugie, di menzogne
di falsità
.sento che la mia gente mi chiama
a se
.>
Socchiuse le palpebre, prendendo un doloroso respiro.
<
se è questo ciò che mi chiedi, Jean
.farò ogni
cosa per esaudirti
bambina..>
- Nathaniel Grey non aggiunse altro.
- Scacciò dalla mente la certezza che non esistessero cimiteri
indiani nella costa Est degli Stati Uniti per centinaia di miglia.
- Se sua figlia aveva detto così, così era.
- Aprì la porta blindata ed uscì, lungo quei corridoi che per
sedici anni lo avevano segregato in una sorta di prigione dorata, opprimente e maligna.
- Un agente del servizio di scurezza lo fissò, sgranando appena gli
occhi.
<
generale
ma che sta facendo ? E una
prigioniera
è contro qualsiasi procedura
>
- Grey lo fissò, quasi trapassandolo con gli occhi vuoti e freddi.
- Jean abbozzò un debole sorriso, mentre la mano tremante le cadeva
nel vuoto, sino a penzolare alla stregua di un oggetto senza vita.
***
CAPITOLO DICIOTTO
- Livello di scurezza numero 7, Pentagono
- Stato della Virginia, Ore 01.00 Am,
- Venerdì 28 Giugno 2002
- Smoking Man non nascose un debole tremito deccitazione,
curiosamente mescolato ad unangoscia profonda, non appena spalancò la cella
denominata:
- " Controllo della purezza".
- La stanza era vasta e uniformemente irradiata da una luce
accecante.
- Densa e bianca, appariva come il lenzuolo consunto di un fantasma.
- Smoking Man arrivò accanto alla bolla criogenica più piccola,
colma di uno spesso liquido verde.
<
..figlio mio
>, sussurrò.
- Non era stata una buona idea.
- Scendere sino allultimo livello, per vedere Fox..o quel che
era diventato
< La mutazione è al 98 %
.nel giro di 15, 20 ore al
massimo ci siamo
>
- Mulder spalancò gli occhi obliqui, neri, senza pupille.
- Era divenuto in parte alieno, anche nellaspetto esteriore.
- Le braccia erano lunghe e magre, la testa oblunga, le gambe corte e
secche
- Il derma grigio, quasi raggrinzito.
- Allungò appena larto desto, dal quale si staccavano decine
di tubini a fibre ottiche, per il monitoraggio dogni singolo cambiamento cellulare.
<
è cosciente ? >
- La domanda lo sorprese.
- Smoking Man non aveva alcunintenzione di pronunziarla, eppure
scaturì senza apparente difficoltà.
<
probabilmente no
.non si può dire con
certezza
>
- Voltò il capo, protetto dalla tuta bianca
danticontaminazione, verso la bolla più grande.
- Era enorme, quasi quattro volte quelle che conteneva Fox Mulder, e
pulsava di energia propria.
- La regina aliena allinterno.
- Samantha
- Mosse anchessa la testa esapode, guardandoli.
- Gli stessi occhi di Fox
.ma una sorta di divertita
estrinsecazione maligna, pur in quel viso privo di espressioni facciali.
<
.ci siamo
.in nome di Dio
.è arrivata la fine
dellumanità
.linizio di una nuova era
>
Lui avvertì prepotente il bisogno della Morley.
<
andiamo via da qui
.>, si limitò a sussurrare.
***
- Presso il confine con lo Stato del Messico,
- 10 chilometri allinterno del deserto del Texas,
- Ore 04.09 Pm, Venerdì 28 Giugno
-
- Dense nubi di polvere rossastra, secca e pungente, si sollevavano
come disegni oscuri.
- Ombre nitide, di cactus e rocce tagliate dal vento del deserto, si
disegnarono davanti a Dana e ad Ashley.
- Lagente federale, bevve con avidità dalla borraccia appesa
accanto alla coscia, mentre la centaura fece scattare il cavalletto della Harley,
guardandosi attorno.
< La strada statale è finita da due chilometri
e dopo
quella collina sassosa, ho proprio idea che termini anche il sentiero di terra
battuta
>
- Scully abbassò appena il capo, e una ciocca di capelli rosso
Tiziano le scese, appiccicosa e sudata, davanti al viso.
- Era sudata, stanca, con le ossa che dolevano, la schiena a pezzi
per via delle vibrazioni e le buche, che la potente moto aveva regalato loro con sadica
ostinazione.
- Le coordinate era chiare
il posto era vicinissimo.
- Udirono entrambe lo stridio acuto di unaquila e Dana abbozzò
un debole sorriso.
- Ma le bastò incrociare i propri occhi con quelli di Ashley, per
sentirsi dun tratto colpevole.
- Agli occhi della ragazza, quel posto era solo un deserto sassoso e
pietroso, caldo sino allinverosimile, e dimenticato da Dio e dagli uomini.
- Sino a qualche mese prima, anche in Dana avrebbe scaturito il
medesimo effetto.
- Ma ora
ora era certa che il posto fosse quello.
- Per cosa, non era in grado di dirlo, né su cosa si aspettasse di
trovare, effettivamente
- Ma era così
- Forse una casa accanto ad un lago, con Sergej Yvanov che
lattendeva ?
- O Fox che le veniva incontro con disarmante semplicità,
mormorandole:
< Ben arrivata, Dana ! >
- Il cuore le pianse, alla sola idea.
- Scese dalla moto, reggendosi i fianchi con entrambe le mani,
curvandosi allindietro, per rimettere a posto la schiena.
<
buona idea
.sgranchiamoci le gambe
.la moto è
sul punto di andare in ebollizione
>
- Ashley balzò giù, passandosi la mano fra i capelli e gettandosi
un fiotto di acqua fresca sul viso, arrossato e sporco di sabbia.
- Scully si sentiva in debito, colpevole e incapace di dire qualsiasi
cosa avesse senso, ora.
- Ashley laveva portata sin lì, riempito la Davidson con un
paio di pieni di benzina ed offertole una buona colazione ad un fast food, trenta
chilometri prima.
- Si sfiorò la catenina, con due dita.
<..Ashley
>
<
si ? >
Trovò il fermaglio con le dita e laprì, con un gesto
rapido e minuto.
<
apri la mano
>
Ashley spense il sorriso, aprendo appena la destra, coperta da un
guanto di pelle nera, tagliato.
<
è tua
Non ha un gran valore
economico
ma
è stata importante per me
fu un dono di mia madre
.tanti anni
fa
.custodiscila
>
Lei scosse il capo.
<
non posso
Dana
davvero non posso
>
- Dana sorrise.
- Fu il solito, splendido sorriso di Dana Scully, che trasformava il
suo viso in una dolcissima alba radiosa.
<
ti prego
sento di dover proseguire sola
voglio
la tenga tu
>
Ashley sgranò gli occhi, spostandosi i capelli di lato, con
nervosismo.
< Dana
io
ho assecondato la
tua
"percezione"
.ma
vuoi davvero
inoltrarti nel deserto
sola
? Qui non cè nulla
.solo sassi e sabbia
>
Scully annuì. Le chiuse a pugno la piccola mano, serrandovi
allinterno la catenina doro.
<
è pazzesco..e se tu avessi avuto modo di conoscermi
ancor prima, lo riterresti ancor più folle, da parte mia
Ma sento che qualcosa mi
aspetta
mi attende
è attende me sola
.Se
se riuscissi a salvare
Mulder
a salvare tutti
lo dovrei solo a te
Non ho parole per
ringraziarti
>
Ashley portò il pugno al cuore, prendendo un profondo respiro.
<
ho capito
.che serve a poco, cercare di farti
cambiare idea, Dana!Ma posso strapparti almeno una promessa?>
Lei alzò appena le piccole spalle, socchiudendo le palpebre.
<
se..non avessi tue notizie nel giro di
unora
.mi sentirò in dovere di venire a cercarti
non mi sembra molto,
come condizione ! >
- Scully le diede un piccolo bacio sulla guancia, poi si caricò
sulle spalle la borraccia piena dacqua e si calzò il capello dalle tese larghe, da
cowboy e sincamminò, fissandosi appena le scarpe.
- Proseguì per qualche decina di metri, sino ad inerpicarsi per una
collinetta pietrosa.
- Allora si voltò, salutando la centaura con la mano aperta,
lespressione decisa, quasi lei potesse in qualche modo vederla, e fissando la
bussola, proseguì la scalata.
- Ashley si sdraiò accanto alla moto, nel piccolo cono dombra
che questa proiettava a terra e scosse la testa.
- Come aveva potuto lasciarla andare ?
- Ma, nonostante lo sentisse appena, e non osasse ammetterlo a se
stessa, anche lei "sapeva" che Dana stava facendo la cosa giusta.
- Lascesa di Scully proseguì per una dozzina di minuti. Non
tanto per laltezza della collina ( in realtà si trattava di un irto passo per nulla
impegnativo ), quanto per le rocce, che sbucavano traditrici e aguzze dal terreno.
- Se non avesse calzato comode scarpe da tennis, che le facevano
sudare i piedi ma le garantivano agilità e aderenza al terreno, sarebbe scivolata di
certo.
- Quando giunse in cima, avvertì il bisogno feroce di bere, che
scacciò subito.
- La borraccia era capace, ma non infinita.
- Si parò dal sole accecante con la mano, cercando di fissare avanti
a se.
- Solo sabbia rossastra, cactus che spuntavano come scheletri deformi
dal deserto, e rocce.
- Nuovamente udì inverso acuto dellaquila.
- Si voltò verso di esso, con il sole alla propria sinistra.
- La collina, da quel lato, scendeva scoscesa, perdendosi in una
sorta di budello oscuro.
- Loscurità era accentuata dallombra proiettata dal
sole, ma ugualmente era notevole.
- Sbirciò la bussola.
- Dalle indicazioni, rinvenute in quella sala mezza distrutta sotto
la centrale, quel posto valeva un altro
- Vide laquila vorticare ad ampi cerchi concentrici,
abbassandosi ad ogni volteggio.
- Per un istante temette che il rapace intendesse aggredirla, quando
questo arrivò a sfiorarle la tesa del cappello.
- Poi luccello svanì nel pertugio oscuro e lei si decise.
- Prese a discendere con destrezza, mettendo i piedi e le mani nei
punti sicuri, tastando la sicurezza delle rocce rosso mattone, fra le quali spuntavano
radi ciuffi di gramigna selvatica.
- Man mano che scendeva le sembrava che la temperatura andasse
diminuendo, e comprese che per la particolare strettezza della gola, questa era con ogni
probabilità immersa in una sorta dombra perenne.
- Pensò anche ad altre cose, veramente.
- Ad esempio che era folle scendere per una stretta gola nel deserto,
immersa nellombra
avrebbe potuto balzare su laquila di prima ad esempio,
e cavarle gli occhi
- O più realisticamente, qualche serpente, sarebbe sbucato da dietro
un sasso e
- lavrebbe morsa.
- Invece la discesa proseguì innocua.
- La gola era protetta fra lombra della collina sassosa, e una
sorta di colonnato di pietra naturale.
- Erano sassi erosi dal vento, lisci come fossero fresati a mano,
appena bucherellati da tane di termiti e qualche topo del deserto.
- La gola si restringeva, divenendo alla fine, un cunicolo stretto
poco più di un metro.
- Rimase sospesa fra una pietra sporgente e il solido appiglio ai
propri piedi, attratta dalla curiosa colorazione delle rocce.
- Attorno al cunicolo, esse erano completamente nere.
- Non aveva mai visto roccia simile
.poteva trattarsi di carbone
o qualche altro derivato naturale.
- Tutta la gola era ad imbuto, quasi che chi avesse la sventura di
avvicinarvisi, sarebbe caduto allinterno di quel cunicolo, per finire chissà dove.
- Le colonne di pietra erano su tre lati, a semi cerchio
.
- Una disposizione troppo curata, perché fosse naturale.
- Esitò per un attimo, sino a quando udì una voce esploderle nella
mente.
<
è ora ! Scendi e affronta il tuo destino, Aquila
Scarlatta ! >
- La comprese nitidamente, ma era stata pronunziata in un linguaggio
non suo.
- Era Navajo
.nera certa.
- Rabbrividì.
- Avrebbe voluto che Mulder le fosse accanto, per sollevarla con una
teoria assurda, ma così non era, non poteva essere..
- Scivolò lentamente sino al bordo del cunicolo.
- Il terreno pareva collassate su di esso, e si resse con sempre
maggiore difficoltà sino al suo orlo.
- Non vedeva nulla, allinterno.
- Udì, per un istante, lo stridere dellaquila
- Poi dei passi, alle proprie spalle.
- Si voltò, spaventata e tesa.
- Figure.
- Un paio duomini, alti, possenti, che indossavano soltanto un
piccolo perizoma di pelle di bisonte.
< Chi siete ? Che cosa volete ? >, biascicò.
<
Albert tattende
.Aquila Scarlatta
è
giunto il momento del rituale
>
- Fece per dire qualcosa, ma la vista divenne confusa.
- I colori si accentuarono, fondendosi in uniride caotica e
vorticosa.
- I suoni si allontanarono.
- Cadde in ginocchio, le mani che si ferivano sui sassi minuti del
terreno, il volto contrito da una nausea violentissima ed improvvisa.
- Le colonne andavano incurvandosi, quasi fossero dita di un immenso
gigante, che si chiudevano per afferrarla.
- Vide Mulder che sorrideva, con il viso metà umano, metà alieno,
Yvanov che faceva altrettanto, ridotto ad un ammasso di carne maciullata da quel mostro
antidiluviano
- Poi tutto si perse nelle tenebre.
***
CAPITOLO DICIANNOVE
- Chilmark, Stato del Massachusetts,
- Ore 09.00 Pm, Venerdì 28 Giugno 2002
- Si sedette su quel divano di pelle, proprio nel medesimo punto in
cui aveva baciato per la prima volta Tea Mulder, quasi quarantanni prima.
- Lei si era scostata, turbata e al tempo stesso eccitata delle sue
attenzioni.
- Si accese la Morley, mentre il vento dei ricordi galoppava
impetuoso, dapprima debole come un refolo di primavera, per poi divenire un uragano
inarrestabile.
- Uragano inarrestabile
come quello che stava accadendo..
- Il conto alla rovescia, lora X
.
- Sorrise.
- Fuori era abbastanza fresco, non più freddo come le serate
precedenti.
- Una lieve brezza si era alzata decisa, ma aveva spazzato via
lumidità, dando finalmente spazio alla bella stagione
.Bella stagione..
- La vita, dopo i fatti drammatici delle ultime ore, sembrava mutata
da un incantesimo.
- Le strade deserte, i rumori appiattiti da un silenzio assoluto,
pesante come una cappa di piombo.
- Il vociare dei bambini. era zittito dal greve e solenne discorso
dello speaker, che preparava la nazione al discorso del Presidente.
- Le stazioni radio, avevano interrotto il fiume continuo di notizie
sui disordini, dei saccheggi, degli incidenti nei vari stati, dei dodici morti per una
sommossa a Pittsburgh, dei New York paralizzata da disordini e caos, dellassalto
agli aeroporti, ed ogni emittente, trasmetteva la medesima voce registrata, come in una
sorta di Grande Fratello di Orwelliana memoria.
- Solo ogni quaranta minuti, chissà poi perché, era ripetuto
lappello alla vaccinazione da parte dellistituto di igiene e profilassi, per
cause " di forza maggiore".
- Unassociazione pacifista del New England, aveva inscenato una
manifestazione di protesta presso la Casa Bianca, con un funerale rappresentante
lAmerica in una bara.
- LFBI e le varie polizie di stato, erano al lavoro senza sosta
da ventiquattro ore.
- A Boston sette cittadini americani di origine russa erano stati
linciati dalla folla.
- La madre di Fox stava seduta, di fronte a lui, fra loro il piccolo
tavolino da tè in teck.
< Il mondo è alla svolta
al punto segnato e preparato
dopo una vita di progetti e lavoro
è alla soglia dellultimo stadio prima della
grandezza
>
- Nessun entusiasmo in quelle parole.
- Lei tremava, sul punto di crollare come non le era mai capitato,
nemmeno quando
- William era morto.
<..e tutto nacque sotto quella quercia, in quella giornata
piovosa di primavera, con Fox e Dana e
lei..che giocavano
>
Aspirò lentamente.
< Era una vecchia trottola di legno
chi ci crederebbe ?
Chi penserebbe ad una trottola di legno, come chiave dellApocalisse ? A
quellincidente
>
Lei si scosse.
< Basta ! Vattene da casa mia
non hai alcun diritto di
stare qui ! >
Smoking Man si rigirò la sigaretta fra le dita ingiallite dal
tabacco.
<
non trovi piacevole lasciarsi andare ai ricordi, Tea ?
In fondo, essi hanno contribuito a cesellare la nostra esistenza, e a prepararci per un
mondo migliore ! >
< Dovè mio figlio ? Tu sai dove si è nascosto ! Vero ?
>
- Quellincidente
se Samantha non fosse mai scivolata sulle
radici bagnate della quercia e non si fosse ferita, se quel sangue vischioso e verde non
fosse sgorgato dalle sue vene, Fox e Dana non si sarebbero mai arrampicati sino al
davanzale del primo piano, aggrappandosi alla veranda, per sbirciare larrivo del
dottor Asaky, a casa di papà Mulder.
- Non avrebbero mai visto Samantha distesa sul letto, il braccio teso
in avanti, la flebo che pompava una sorta di plasma verde in lei.
- Né avrebbero visto William tremare e parlare frettolosamente con
sua moglie.
- Tanto meno Dana avrebbe rischiato una brutta caduta, scivolando
sulle assi fradice della veranda e lui lavrebbe afferrata per un braccio,
sostenendola.
- I loro occhi non si sarebbero incontrati e Dana non sarebbe
arrossita come un peperone, smozzicando:
<
dai
piantala
>
- E senza quel doloroso avvenimento, quella tragica fatalità, Tea e
William sarebbero andati damore e daccordo sino a quella fatidica notte del 27
Novembre.
- Invece, Samantha si sarebbe alzata, una sera, svegliando Fox e
costringendolo a seguirla in cima alla scala interna, con i piedi a penzoloni nel vuoto,
mentre mà e pà discutevano di lei, di quel che le sarebbe accaduto.
- E forse in Fox non si sarebbe mai accesa una sorta di scintilla
cosmica, denergia vitale che aveva la forza di contagiare anche Dana e tutti coloro
che stavano attorno a quel folle agente federale.
- Discutevano di cose come "adozione" e
"creatura", concetti che i diligenti medici di Ishimaru ed Asaky, avrebbero
presto rimosso dalle loro menti.
- Come avrebbero cancellato quella cotta presa da Scully
alletà di dieci anni.
- Perché, naturalmente, una persona aveva veduto Fox e Dana
arrampicarsi e spiare i dottori giapponesi, per nulla infastidito dalla pioggia che gli
infradiciava la sigaretta.
< E una piccola spia
>, avrebbe detto sorridendo,
riferito a lei, già coraggiosa e forte fin da allora.
- Così, una sera sulle rive del lago di Quonochontaug, con Fox
nascosto dietro ad un cespuglio e lei che cadeva a terra, spaventata, si sarebbe deciso di
cancellare parte dei ricordi dei due ragazzi e di Samantha.
- Smoking Man spense la sigaretta.
< Mi spiace che le mie visite, qui, siano vettori di astio, in
te
Fox
so che sta bene
"loro" me lo comunicano.. Presto tornerà
dove deve..dove doveva essere da sempre
>
Lei scosse la testa.
< Non
ho mai capito del tutto i tuoi discorsi
da
grande capo.. Ma credo che se William fosse qui
ti maledirebbe
Hai distrutto
tutto ciò che rimaneva della nostra vita, della nostra famiglia
>
Luomo che Fox e Dana odiavano dal profondo del cuore e che
in fondo, dal profondo del suo cuore, amava entrambi, mormorò:
< Presto tutti
tutti saremo una sola famiglia ! >
- Alzò laudio del televisore, quando apparve lo stemma della
Casa Bianca a tutto schermo.
- Tea barcollò reggendosi appena alla sponda del divano, vincendo
con forza listinto di aggredire quel mostro, dalla sigaretta sempre accesa, che pure
in quellistante mostrava un disperato bisogno di amore e di paura.
- Il Presidente Bush si schiarì la voce, fissando il vuoto della
telecamera.
<
cittadini dAmerica, figlioli miei
.ciò che
mi accingo a comunicarvi, è tanto sconvolgente, da risultare incredibile! Nelle ultime,
drammatiche ore, siamo precipitati in una crisi internazionale gravissima, peggiore ai
fatti dell11 Settembre! Non è il mio volere, quello di allontanare responsabilità
di questa amministrazione per le conseguenze di ciò ha portato gli Stati Uniti
DAmerica e la Federazione Russa, sullorlo della guerra nucleare ! Se esistono
mie colpe, esse andranno esaminate in tempi successivi !" Ciò che mi preme ora, è
di scongiurare unapocalisse drammatica, le cui ripercussioni sarebbero
incontrollabili per noi e i nostri figli! Voglio rivolgermi al presidente della
Federazione Russa, affinché ascolti la voce della ragione e della consapevolezza: saremo
disposti ad accettare ogni nostro fardello sino allultimo secondo, prima della
dichiarazione di guerra ! E lora della verità, qualsiasi siano le conseguenze
! Negarla, ora, e domani, ci macchierebbe di una colpa indelebile, quale mai gli Stati
Uniti, nella loro storia di libertà e democrazia, hanno avuto ! Da molti decenni,
addirittura da Roswell, il governo Americano, ha occultato e sfruttato gli eventuali
frutti di una scoperta sconvolgente. Una scoperta che allora era impensabile rendere
pubblica: la custodia di una astronave di origine aliena e di alcuni suoi
occupanti
tutti, senza alcun dubbio di origine
.extraterrestre ! >
Un enorme brusio eruppe dal settore dei giornalisti, rimasti, sino
a quellistante, in silenzio.
< Prego
prego, signori ! Avrete tutto il tempo per le
domande, a discorso ultimato ! Ho appreso da poco che il nostro sistema di sicurezza
nazionale, ha testato per decenni, tremende armi batteriologiche, derivanti dallo studio
di quelle forme di vita ! Posso però assicurare il presidente russo, che mai sono state
utilizzate sul suolo sovietico ! Se ciò si fosse verificato, questo orrendo atto di
aggressione ad una potenza straniera, non sarebbe dipeso dal presidente americano o dal
Congresso, che
>
Smoking Man si riaccese la Morley.
<
hanno sempre operato alloscuro di tale,
inconcepibile aggressione ! Per mostrare la mia assoluta trasparenza su questa questione,
che è ciò che sta trascinando il mondo nel caos, lAmerica è disposta a mostrare
tutti i files riguardanti la segretezza nazionale, ma al tempo stesso, qualsiasi
aggressione sul territorio statunitense, o in ambasciate a noi collegate, o a mezzi,
uomini, e basi che battono bandiera Americana, saranno interpretate come un atto formale
di belligeranza ! Non ripeteremo un secondo Pearl Harbor. Suggerisco al presidente Putin,
la volontà di contattarlo personalmente, nel caso desiderasse interloquire solo con me,
ma al tempo stesso, la fermezza della nazione Usa, nel difendere i propri uomini, le
proprie donne, i propri figli, sarà integerrima ! Popolo dAmerica: le ore che
stiamo vivendo sono difficili, dure, come mai in passato ! Ma vi chiedo unità e fermezza,
coesione e spirito patriottico ! Nessuno vuole una terza guerra mondiale e ci batteremo
con le armi della ragione e dalla pace, perché ciò non avvenga ! >
- Ripose i fogli, pronto per lassalto dei giornalisti.
- Ma quasi nessuno seppe che dire.
- Tutto era immerso in un silenzio innaturale.
- Il brusio di sorpresa si era cristallizzato in una sorta
danalisi interiore, un misto dantiche paure e di convinzioni e sospetti mai
confessati.
- Smoking Man si alzò, guardando la madre di Fox.
- Lei si era portata la mano davanti alla bocca, per nascondere il
tremito di terrore che la attanagliava.
<
siete stati
voi
.voi avete scatenato tutto
questo
>
< Era necessario
.per garantire un futuro
.>
< Non vedo
alcun futuro
avete condannato il mondo
alla guerra
scatenato una tremenda epidemia mortale
>
- Vacillò, ma si resse, con stoica fermezza.
- Smoking Man aspirò lentamente dalla Morley.
< Ciò che abbiamo fatto è unire la nostra razza alla
perfezione divina
il passo che ci unirà alle stelle ! Che innalzerà luomo
alla destra di Dio ! Passo
che tuo figlio contribuirà a creare ! >
- Arrivò a sfiorarle il viso, con una carezza delicata e gentile.
- Tea Mulder avvertì il tremare di quella mano rugosa e fredda.
- Forse una parte di Smoking Man, non credeva a quel che andava
dicendo egli stesso.
<
abbiamo costruito la sola alternativa
alla
catastrofe ! So che puoi capirlo
>
Il cuore batteva forte, come mai Smoking Man aveva sentito da
anni.
<
cosa hai fatto a tuo figlio ? Che cosa senti per lui ?
>
- Lui spense la sigaretta e la abbracciò, accarezzandole appena i
capelli corvini.
- Non erano mai cambiati, nonostante gli anni.