CAPITOLO TREDICI
- Presso Tunguska, Foresta Siberiana,
- Russia, Ore 06.00 Am, Giovedì 27
- Esiste un momento nella storia, in cui le forze magiche ed esterne
al nostro mondo si mettono in moto.
- Si tratta di un tempo che si perde in epoche lontanissime, di
migliaia di generazioni or sono, quando luomo era appena apparso su questo pianeta.
- Unapparizione che la scienza, creata dalluomo stesso,
definisce oggi casuale.
- Ma la magia, che luomo non ha creato, ma che ha piuttosto
ereditato da un crogiolo denergie radicate e profonde, lontane eppure vicinissime,
antiche ma moderne, non definisce la venuta delluomo come casuale.
- Essa immagina sia stata scritta come su un libro bianco, da mani
antiche e sagge, e che debba proseguire per tutta la sua completezza, sino al senso
finale.
- Come leggere una parabola del Vangelo, una summa del Corano, un
verso dei pensieri buddisti..esse ci spiegano una parte del tutto, una riga della
verità
- Sta a noi concepirne il senso, la radicata profondità
dellinsieme.
- Così è per le leggi non scritte ma tramandate della magia, della
parola che scolpì per prima sulla sabbia del mondo la parola uomo.
- Essa ci pare oggi lontana, retaggio di superstizioni medioevali ed
ignoranti, tipiche dei popoli primitivi che vediamo alla Tv, fra un hamburger e
laltro.
- Ma la magia scorre in noi, sotto la nostra pelle, animando il senso
stesso della nostra esistenza su questa Terra.
- Non cè nulla di primitivo o dignorante, nel credere a
forze superiori ai mondi che crediamo di comprendere, alle forze che con arrogante
presunzione, crediamo di saper controllare.
- Ravvicinandoci a questa profonda e mistica anima primitiva di
ognuno di noi, del nostro popolo degli uomini, sapremo capire le ragioni dellio,
della venuta di fenomeni e manifestazioni altrimenti precluse.
- E sapremo, certamente, impedire che ciò che potrebbe distruggerci,
prenda forza, animato dalla nostra indifferenza.
- Ora questo momento, o entrambi i momenti in effetti, stanno per
prendere forma.
- Il momento della magia curativa, ma anche della distruzione
assoluta.
- E saranno poche pedine, pochissime, a spostare lago di questa
bilancia immaginaria, in equilibrio dalleternità del tempo, per rimetterlo nel
consueto ordine delle cose, pronta a vegliare fra lenergia potente della natura,
sino alla fine del tempo, o per far pesare un piatto nel vuoto abisso della distruzione.
- Naturalmente Andrj Vassajev, non sa nulla di tutto questo.
- Come ogni mattina si è svegliato allalba, per andare a
controllare le trappole sistemate nella foresta dabeti e larici, sperando oltre che
nel solito castoro, anche in qualche cincillà e se il buon Dio lo avesse voluto, anche in
qualche visone.
- Sì, esistono anche in Russia i visoni da allevamento, ma sono meno
pregiati di quelli catturati nella foresta, forse per una reale bellezza e lucentezza
della pelliccia, o più probabilmente per un capriccio vizioso dallegre donnine
Moscovite, che scimmiottano le grandi signore dellOvest.
- Di ciò che è accaduto nel 1908 a Tunguska, sa poco e niente.
- Leggende locali, più qualcosina letta scuola.
- Del resto è un tipo di mondo a lui lontano, distante e
sconosciuto.
- Ha sempre sentito raccontare di unenorme palla di fuoco che
attraversò il terso cielo siberiano una notte di tanti anni prima.
La luce sostò a mezzaria, come attratta da un piccolo accampamento indiano di
cacciatori di pelli e pellicce, sistemate a pochi chilometri dal lago Baikal.
- Si raccontavano strane cose su quei cacciatori e quella
tribù
si diceva fossero cannibali, che avessero il potere di comunicare con la
foresta e di captarne la "forza".
- La foresta ha sempre posseduto una "forza" e a questo
Andrj ci crede.
- Quella mattina gli sembra, però, che quella forza sia assente, del
tutto.
- Da giorni andava scemando, ma adesso è esaurita, almeno per ciò
che riesce a sentire.
- Si avvicinò ad una trappola.
- La tagliola era sistemata appena sotto un dito di neve e licheni,
affinché non congelasse e si bloccasse divenendo un funzionante.
- Allinterno, il corpo congelato di una martora.
- Le pelli di martora si vendevano bene, al mercato di Tunguska.
- Si cavò di tasca il coltello dalla lama davorio bianco ed
incise nellarto intrappolato, liberandolo.
- Ad un certo momento la luce si era schiantata al suolo, proprio su
quelle tribù di cacciatori e commercianti di pelle e forse di teste, disintegrandosi e
disintegrandoli.
- Limpatto aveva avuto una violenza tale, che nessun resto era
rimasto e tutti gli alberi erano crollati nel raggio di 300 chilometri.
- Il suolo, duro e ghiacciato come una lastra di marmo, si era fuso,
con un pozzo profondo e circolare, taciuto a tutti gli osservatori non russi dal 1908 ad
oggi.
- Il pozzo era proprio di fronte al punto nel quale adesso Vassajev
stava scavando per rimuovere la tagliola.
- La foresta era cresciuta, ricoprendo il punto dimpatto, e
solo grazie agli ultimi macchinari moderni, alcuni scienziati erano stati in grado di
trovarne oggi lepicentro.
- Il pozzo
sembrava roccia fusa, come il cono di un vulcano.
- Le pareti lisce, di color ocra.
- In quasi cento anni di studi, nessuno scienziato si era mai
avventurato a formulare che cosa fosse davvero "il pozzo".
- Stava lì, minaccioso in estate, coperto da uno strato di ghiaccio
in inverno, come la bocca di un Dio malvagio
e forse così era.
- Andrj avvertì un tremolio, che andava sempre più aumentando.
- La prima neve cadeva a blocchi da certi abeti vicini.
- Il tremore divenne sostenuto, con il passare dei secondi.
- Andrj temette allarrivo del terremoto, ed infilandosi la
pelle di martora nella sacca appesa sulla spalla, scese rapidamente verso il sentiero,
lontano dagli alberi.
- Adesso il rumore del ghiaccio che si spezzava in due, poi in
piccoli frammenti irregolari, era sinistro e assordante.
< Madonna mia
>, ansimò.
- Qualche pino cadde.
- Una grossa slavina di ghiaccio e terra, si staccò dalle pendici
della collina, in cima al punto zero dellimpatto, nella depressione che ora era
visibile solo con strumenti di rilevazione satellitare.
- Vassajev scivolò, rotolando sino al termine del sentiero di terra
battuta, coperto di ghiaccio e fango.
- La sacca con le pelli era perduta chissà dove.
- La vibrazione sotterranea, aumentò, sino a diventare un tuono.
- Poi dal centro del pozzo, coperto da muschio e recintato da
unalta rete metallica, si alzò una colonna di luce ocra, quasi solida.
- Vassajev sgranava gli occhi, il fiato impietrito, la mente bloccata
dallo stupore.
Dalla fine del sentiero aveva modo di vedere bene al centro della rete, dove normalmente
non cera nulla, se non un soffice tappeto di muschi e licheni.
- Si, qualche volta aveva veduto scienziati del KGB, aggirarsi lì,
con torce e strumenti, la mattina presto, quando si alzava per ritirare le trappole
Ma non era mai accaduto niente
certo, niente di quel che stava accadendo adesso.
- La colonna di luce sinnalzò nel cielo, accompagnata da una
sorta di musica ovattata e melodica.
- Poi uscirono.
- Andrj aveva sentito tante storie sui demoni che abitavano nel
ventre della terra di Tunguska, prima dai nonni, poi dagli zii, anche dai genitori.
- Anche la religione Ortodossa, diceva che i demoni venivano dal
centro della terra..
- E quelli
.Gesù santissimo
se non erano demoni
quelli
che altro potevano essere.
- Uscirono a gruppi di dieci, per un totale di una settantina.
- Tutti alieni mastodontici, guerrieri, eliminatori,
legionari
del tipo che tanto stavano a cuore a Mulder e a Scully, per capirci.
- Il "pozzo", era il medesimo che Mulder aveva raccontato
al dottor Werber, durante le regressioni ipnotiche.
- Sotto la terra di Tunguska, non stava un diabolico antro infernale,
una bolgia caotica di demoni assetati di sangue..ma unimmensa astronave, dal cuore
caldo e pulsante, dalla tecnologia inconcepibile per il povero Andrj Vassajev
.per
chiunque.
- Le uova si erano aperte decenni prima
ma il momento della
semina era giunto.
- Vederli avanzare nella neve alta, era uno spettacolo dantesco.
- Incutevano orrore, timore, facevano fibrillare la mente umana, per
via dellandatura, grottesca e innaturale.
- Sembravano scavare solchi profondi nel ghiaccio, con le zampe
possenti, come insetti che avanzino in uno strato di soffice farina bianca.
- Si dispersero a raggio dal centro del buco, abbattendo la rete
metallica come trattori di fronte ad una radice.
- Lì udì emettere una sorta di roco respiro gutturale, una specie
di gorgoglio interiore, sino al silenzio.
- Lo spirito della foresta era morto del tutto, adesso.
- Fece per mettersi in piedi, ma non gli riuscì.
- Le gambe non lo reggevano.
- Si segnò, convulsamente, un paio di volte, da destra a sinistra
come fanno gli Ortodossi.
- Sgattaiolò fra le fronde ghiacciate del sottobosco, ai piedi dei
primi alberi di pino.
- Ora la debole superficie di muschio che copriva il pozzo, era
collassata.
- Tutta larea era collassata su se stessa.
- Man mano che la colonna di luce diventava debole, si poteva vedere
che si era spalancata una sorta di depressione circolare nel ghiaccio e nel terreno.
- Sembrava tracciata con un compasso.
- La colonna di luce divenne pulsante, ritmica.
- Segnali
stavano mandando segnali.
- Andrj udì un debole fruscio alle sue spalle e si voltò, tremante.
- Cera
qualcosa alle sue spalle
< Dio
non uno di quei cosi, ti scongiuro
>,
pregò.
- Ora le gambe lo sorressero, lo spinsero, senza che se ne rendesse
conto.
- Prese a correre verso la foresta, sul sentiero, lontano più
possibile da quel
da qualunque cosa fosse quella colonna di luce con quei demoni che
sgusciavano da essa.
- La luce andava aumentando di variazione, segnali continui, un fitto
alfabeto alieno, pieno di parole e discorsi.
- Andrj scartò verso la foresta.
Correva come un matto, e forse lo era diventato.
- Accanto ad un burrone, che costeggiava senza timore di caderci
dentro per il semplice fatto che aveva esaurito del tutto ogni paura, avvertì una fitta
tremenda alla gamba.
- Sembrava che qualcuno gli avesse schiacciato la caviglia.
- Si tastò il piede, mentre il ghiaccio condensava il suo fiato in
una spessa nuvoletta bianca.
<
no..nnno
>, ansimò.
- Una tagliola
cazzo
era inciampato in una sua tagliola.
- Cercò la molla, per liberarsi la gamba e lo vide.
- Uscì, ghignante, da un cumulo di neve e muschio.
- Era orrendo, alieno, mostruoso, ma sorridente.
- A meno di un metro da lui
- Lo aveva seguito, senza dubbio.
- Andrj si portò le mani al viso, gridando.
- Poi non si sentì più nulla.
***
CAPITOLO QUATTORDICI
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Ore 07.10 Am, Giovedì 27 Giugno
- Il vice sceriffo Greg Spencer era seduto davanti, al posto del
conducente, tenendo fra le mani una tazza di caffè caldo.
- Il fumo del caffè saliva, come un serpente pigro, con anelli ampi
e quasi viscosi.
- Il parabrezza dellauto di servizio era appannato, colpa della
condensa e dalla pioggerella divenuta fine e fitta.
- Il tempo non pareva decidersi a mettersi al bello, colpa, dicevano
i meteorologi, di una corrente Atlantica di bassa pressione, carica dumidità e
nuvole.
- Spencer si spostò il cappello a tese larghe, da sceriffo, sorbendo
un sorso.
- Fece cenno ad uno dei due militari, un sergente, di favorire.
- Il ragazzo, poco meno che trentenne, annuì.
- Erano sulle tracce dellauto, dalla prima mattina di quel
Giovedì.
- Il medico, il dottor Stevens, era stato ricoverato
nellospedale da campo Mercoledì sera.
Delirava, totalmente privo di senno.
- Lo aveva trovato lo stesso Greg, insieme alla sua
"scorta", mentre pattugliava la città di Darwin.
- Era stato naturale cercare a casa della figlia dello sceriffo, e
lì aveva trovato una placida, sinistra, appiccicosa "tranquillità"
- Una sorta di silenzioso limbo di terrore, che aveva raggelato le
ossa del vice-sceriffo da subito, appena varcata il cancelletto della staccionata.
- La borsa medica del dottor Stevens abbandonata sulla veranda,
accanto al dondolo nel quale, nelle serate di primavera quando laria è fresca ma
gradevole, Truelove faceva giocare la piccola Kimberly.
- Era chiusa, ma Greg evitò ugualmente di toccarla.
- Solo sfiorandola, ebbe modo di captare la follia del proprietario,
come se quelloggetto semplice e quotidiano, celasse unenergia profonda,
arcaica, ancestrale.
- I soldati armarono, senza alcuna spiegazione, lM-16.
- Greg evitò, lo avrebbe evitato per tutto quel Mercoledì, come per
tutta quella prima parte di mattinata, di porre domande.
- Virus
si stanano i virus con una mitraglietta ?
- Russi
e dove, a Darwin, per raccogliere funghi e trote ?
- Cazzate ! Pure e semplici.
- La verità, risiedeva nelle parole semplici e non dette di quella
borsa, abbandonata lì come fosse un oggetto vetusto ed inutile, e tale era, di fronte a
quel che si era scatenato.
- Greg aprì la porta con calma, afferrando il pomello e ruotandolo.
< Anne
sono il vice sceriffo Spencer
.>
- Nessuna risposta.
- Solo
.una sorta di liquido appiccicoso, vischioso, attaccato
alla suola di cuoio delle scarpe.
- Una scia
che dalle scale scendeva al salotto, sino
alluscio.
- Qualcuno
.qualcuno aveva trascinato fuori qualcosa di sporco
dal secondo piano
- Greg udì un verso, che gli fece gelare il sangue nelle vene.
- Un verso esploso da una mente perduta nella follia.
- I due soldati si voltarono allunisono, spianando i
fucili
poi si bloccarono, stupefatti.
- Stevens
era in piedi, barcollante, gli occhi spiritati, quegli
occhi sgranati e profondi, che solo i pazzi possiedono e che ti fanno tremare dalla paura.
- Sembrano specchi verso la follia, pozzi nei quali temi di
precipitare tu stesso, senza ritorno.
- Rideva, un sorriso deforme, i capelli in piedi, spettinati, una
mano tremante raccolta al petto, laltra che brandiva un bisturi.
<
..ero venuto per la visita
.per la
visita
>, urlò.
- La voce non era più la sua.
- Apparteneva ad un "altro". Un "altro" malvagio,
cattivo, che aveva preso il controllo del suo cervello, con ferocia, deciso a non
lasciarlo più.
- Il bisturi fendette laria, producendo una sorta di fischio
appena udibile.
<
dottore ! Mi riconosce ? Sono io
sono
Greg
.>
- Per un istante, Spencer temette che il dottor Stevens, impazzito,
avesse fatto a pezzi Anne e Kimberly..magari lo stesso Truelove, che era andato lì a
trovarle, quella mattina
- Cristo era così ! Era uscito di senno e li aveva affettati, tutti
quanti
- Poi notò, non sapendo nemmeno lui come, che la lama dello
strumento chirurgico era pulita, scintillante sotto la forte luce della lampada da
salotto.
<
vengono dal buio
sbucano fuori così
.swisss
!!! >, gridò enfatico, quasi comico.
- Non si mosse. Non un passo in avanti.
- Uno dei due soldati prese la mira.
< Fermo ! Non gli spari
.ci parlo io
! >,
apostrofò Greg.
<
ero venuto per la visita
.visita del cazzo !!!
Inutili tutte le cose che studi
cioè
>
Parlava a Greg e ai due soldati, ma sembrava stesse tenendo una
sorta di comizio di medicina alluniversità.
Fissava alunni attenti ed immaginari, seduti dietro lunghe file di banchi ovali, nel
silenzio assoluto.
<
cioè
pensi sia tutta medicina
invece..invece
è magia
.nascono da dentro e non puoi fermali
lho..detto
non li
porti via
non serve a niente
>
< Parli dello sceriffo
Hai visto lo sceriffo ? >
Rise, annuendo.
Adesso era pazzo del tutto, una pazzia assoluta, che faceva venire
la pelle doca.
<
.li ha visti
sul letto
.non puoi farci
nulla
>
- Si gettò in avanti come una molla mal caricata.
- Il bisturi sfiorò il braccio del vice-sceriffo, perdendo la
propria corsa contro la parete del salotto, impiantandosi un poco e spezzandosi in due.
- Si udì un "pack" secco, sordo.
- Il colpo dellM-16, esplose, centrando il medico alla spalla.
- Un fiotto di sangue liquido e caldo, schizzò sulla parete, sul
pavimento, insieme con un urlo gutturale.
- Stevens cadde a terra, gli occhi riversi, la bava alla bocca.
- Prese a dimenarsi, come colto da una crisi di nervi.
- Greg gli afferrò gli arti, implorando aiuto da parte di uno dei
due soldati.
< ..Aiutatemi a tenerlo fermo ! E chiamate unambulanza
!!! >
Il sergente si chinò, gettando il fucile sul divano di pelle
chiara, afferrandogli le caviglie e serrandole con decisione.
< Soldato ! Che fai ? Guardi il panorama ? Chiama quella
fottuta ambulanza
! >
- Laltro annuì.
- Si trovarono così in tre, in quel salotto.
- Stevens sembrava lottare contro i draghi che smontavano la sua
mente, pezzo dopo pezzo.
- Si rivolse a Greg, fissandolo come potesse trapassarlo con gli
occhi.
<
alieni
.è una cosa che non è
umana
..sono mostri
mostriiii
>
- Adesso strillava come una vecchia isterica.
- Il suo corpo si muoveva a scatti, quasi fosse attraversato da una
crisi epilettica.
- Lambulanza militare arrivò speditamente.
- Il dottor Stevens fu caricato dopo una buona dose di sedativi, e
finalmente il suo delirio ebbe termine.
- Greg ispezionò rapidamente la casa di Anne e Kim.
- Ogni volta che apriva qualche stanza, il sangue gli si ghiacciava
nelle ossa.
- Cera quella strana scia appiccicosa, quellodore
dolciastro
- Sul letto della cameretta di Kimberly, cera una sorta di
macchia verde grigiastra sul letto, appiccicosa e disgustosa, dalla forma umanoide.
- Il vice sceriffo Spencer fu aggredito dalla nausea, quando vi
entrò.
- Tutto sembrava immerso in una sorta di follia alienante, un mondo
distorto eppure normale, in cui gli oggetti quotidiani assumevano forme sinistre.
- La lampada del comodino, era accesa, ma ugualmente si percepiva una
sorta di oscurità profonda, devastante.
- Notò impronte, di scarponcini alti, anfibi militari o da
poliziotto, nel corridoio e nelle camere della donna e della figlia.
- Truelove
.si sarebbe giocato la reputazione che gli rimaneva,
che era stato lui a trascinare qualcosa ( i cadaveri della figlia e della nipotina ? )
dalle loro camere al piano di sotto
.ma perché cavolo lo aveva fatto ?
- Ripensò al dottore..
- Era del tutto evidente che era completamente uscito di senno.
- I suoi erano solo i deliri di un pazzo.
- Eppure Greg Spencer sapeva che una parte di quel che aveva sentito
corrispondeva al vero.
- Troppe cose lo confermavano.
- Le assurde morti dei giorni precedenti, ad esempio.
- Il comportamento pazzesco dello sceriffo Truelove
- Cercò per tutto il giorno di poter vedere Stevens, e quando
finalmente vi riuscì, lo trovò imbottito di farmaci.
- Nona aveva nemmeno la forza di parlare.
- Lospedale da campo appariva tranquillo.
- Pochi degenti, grande calma, igiene.
- Troppa calma
.troppa igiene
- Che cosa gli aveva raccontato, nellufficio di Truelove, quel
tenente ?
"Siamo in una situazione dallarme giallo ed è
possibile che la contaminazione biologica che ha colpito questo paese, sia opera di
unarma chimica o batteriologica della Russia "
- Già
certo lepidemia cera
.ma quella gente,
quei soldati, erano troppo tranquilli, troppo professionali. Una situazione del genere
avrebbe dovuto provocare allarme, anche fra personale esperto e qualificato.
- Con lantrace, a Washington, era stato molto peggio.
- Oltretutto cera un mucchio di gente che se ne andava in giro
senza maschere di protezione o tute anticontaminazione, e da quando erano arrivati gli
esperti della Croce Rossa, nessuno era stato vaccinato, nemmeno con un banale antibiotico.
- Se era unepidemia, e lo era, era certo che quei soldati
sapevano bene quando si sarebbe scatenata.
- Quellepidemia
e larrivo in massa dei soldati, che
si erano insediati in Darwin con la medesima tracotanza dei primi coloni indiani nel West.
- Ma
.che cosa poteva fare lui da solo ?
- Il telefono, tutti i telefoni in verità, erano stati isolati.
- Il cellulare era morto.
- Le strade di accesso e di uscita al paese e alla valle, erano state
chiuse.
- Greg pensò così a quello che poteva aver pensato Truelove.
- A scegliersi una strada alternativa, un percorso non segnato sulle
mappe e quindi alieno a quei personaggi in tuta mimetica.
- Perché, era un mistero.
- Ma Truelove aveva capito cosa occorreva fare: allontanarsi da
Darwin, da quei soldati, che pur agendo per "linteresse della popolazione"
se ne andavano in giro con lM-16 carico.
- Adesso era in auto con loro, ma in mezzo a quei boschi, gli sarebbe
stato facile far perdere le proprie tracce.
- Prima doveva trovare Truelove.
- Era necessario che lo trovasse
.per farsi spiegare che cosa
diavolo aveva combinato, che era successo ad Anne e Kim, cosa aveva veduto
- Chiuse il termos, e riprese la guida.
- Lauto adesso faticava nel percorso accidentato e fangoso del
bosco, accanto al fiume.
- Passarono accanto al " senatore Walter" e lì le tracce
dei pneumatici, divennero nitide.
- Aveva piovuto, ma nessuno era più passato per quel sentiero.
< Sceriffo
>, disse stancamente il sergente.
< Si..>
< Vorrei ci spiegasse le ragioni di questa sorta di gita fuori
porta! Sinceramente non amo molto i boschi, e me ne sarei stato più tranquillo in città,
davanti alla tv per le ultime dalla CNN
..>
Greg abbozzò uno stirato sorriso.
< Poteva anche rimanersene a Darwin, soldato ! Non le ho
chiesto io di farmi da balia ! >
- Era mattina, ma ugualmente occorreva la luce degli anabbaglianti,
per fendere il caotico velo di foglie e rami del sottobosco.
- Il sentiero presto sarebbe terminato, e li attendeva una bella
passeggiata a piedi.
- Certo, lidea di dover andare a piedi nel bosco fangoso e
bagnato, non spaventava Edith Koklus.
- Aveva imparato a conoscere i boschi, i loro silenzi, la loro coltre
dimmobile ed eterna maestosità.
- Lei e altri cinque membri della tribù, percorrevano lentamente un
invisibile sentiero magico, scavato nel nulla che separava questo mondo da un altro,
appena di là dal percepibile.
- "Volpe dargento" era lì.
- Lei teneva fra le mani lamuleto forgiato con la terra, il
sangue ed il fuoco.
- Forse comprendeva solo la metà di quello che Albert Holsteen
sapeva
- Ma era in ogni caso un passo importante, un gesto che doveva
compiere, che doveva eseguire.
- Presto il varco si sarebbe spalancato e le forze avrebbero preso a
vorticare, impazzite, come un vento duragano, preceduto da una calma innaturale.
- Erano anni, mesi, giorni, che la natura, dapprima lentamente, poi
con sempre più intensa drammaticità, diffondeva il proprio messaggio, costante e
solenne.
- Edith non lo comprendeva del tutto, ma incarnava in quel momento le
forze del cielo, della terra e del mare, dei tre grandi cerchi che tutto racchiudono,
nella magia indiana.
- Il gruppo indiano proseguì sino alla riva del fiume, proprio di
fronte al capanno per la caccia alle oche.
- Edith si bloccò, immediatamente seguita dal gruppetto.
<
ci siamo..>, sussurrò.
Il bosco era immerso nel silenzio, adesso.
***
CAPITOLO QUINDICI
- Centrale elettrica abbandonata a Sud-Ovest di Fort Worth,
- Stato del Texas, Ore 10.05 Pm, Giovedì 27 Giugno 2002
- Ashley fece scattare il cavalletto dellHarley, e rimase per
un istante in contemplazione dei resti della vecchia centrale elettrica, accarezzata dal
fiume.
- Le macerie si alzavano grottesche e quasi fuori posto, simili a
totem scolpiti da una mano antica e grezza, contro il cielo.
- I tralicci caduti, enormi giganti piegati da una forza a loro
superiore, non avevano
- perduto alcuna maestosità, né cupezza.
- Le loro strutture contorte, i loro acciai deformati e slabbrati,
erano ancor più spaventosi, immersi nel buio della sera e nello sciacquio placido del
fiume.
- Anche Dana non potè fare a meno di irrigidirsi, quasi rapita
dallelettricità statica,
- che gravava come una cappa spessa sopra la struttura.
- Il borbottio della moto tacque, e Scully potè sentire distinto il
tintinnio della marmitta che andava perdendo calore.
- Il viaggio era stato rapido e frenetico.
- Ashley cavalcava la moto con eleganza e padronanza del mezzo,
schivando muri, marciapiedi, accarezzando curve e spingendo lHarley Davidson nel
buio fitto della notte senza alcunesitazione.
- Scully si resse forte, serrando le gambe e stringendo le mani
attorno alla vita di lei.
Appena partita, quando ancora il gelo dellaria arrivava a frustarle il viso, aveva
tenuto gli occhi chiusi, stretti con tanta forza da avvertire dolore alle palpebre.
- Poi, la voce di Ashley laveva costretta ad aprirne un filo,
quanto bastava per darle ascolto.
< Freddo ? >, chiese a voce sostenuta.
<
si
effettivamente
>
< Non sei abituata
pensa che una volta sono arrivata sino
alla periferia settentrionale del Canada
cerano 22 gradi sotto lo
zero
>
Scully li avvertiva adesso, nelle proprie ossa, ma evitò di
parlarne.
<
sai perché sono andata fin laggiù ? >
Dana scosse la testa, mentre la moto scivolava accanto ad un
grosso camion coperto, che illuminava le due donne con un denso fascio di luce alogena.
<..UFO ! Cera uno spettacolo splendido
>
Ora la conversazione prese interesse anche per Scully.
<
.conoscevi Monica
.? >, disse al suo orecchio,
evitando di guardare il contachilometri, per evitare un attacco di panico.
< Da una vita, FBI ! Siamo cresciute insieme
.è sempre
stata una sognatrice, come me
non dovevano farle questo, quei bastardi del
governo
>
Le lacrime provocate dal freddo, rigavano le guance di Scully, che
ora focalizzava lo sguardo sullo sfrecciare dei lampioni e sulle scritte periferiche dei
cartelli stradali.
<..scusa
tu sei una di loro
>
- La frase le scivolò via, come la brina e la paura.
- Tanto che Ashley fu costretta a ripeterla, affinché lei
lafferrasse.
<..non del tipo che intendi tu
non più
>
- Fu una frase che le scaturì amara, senza che la voce né tradisse
il turbamento.
- Giunsero alla periferia della città.
- Abbandonarono la strada principale e dopo qualche chilometro, anche
quella secondaria, per immettersi in un oscuro e sconnesso sentiero di terra battuta.
- La moto rallentò molto la corsa e Dana sentì lo stomaco liberarsi
dalla morsa che per tutta la prima parte del viaggio le aveva bloccato la respirazione.
< ..qui siamo al sicuro
è un giro lungo ma
deserto
potremo avvicinarci alla centrale senza esser visti
>
< Tu
mi hai detto che conoscevi Monica da parecchio
tempo
e molto bene
>
Ashley annuì.
< Sai
sai che cosa poteva aver nascosto
il
centro
magari lei stessa
in quella centrale ? >
Ashley si accese una Morley con uno zippo color argento, aspirando
con gusto.
<
da quando il centro NUFOM era passato sotto la
direzione di Karen Rome, ho preferito allontanarmene, come ha fatto Monkey
Karen e
quel tipo
quella sorta di messia da quattro soldi
erano diventati
cupi
quasi paranoici
Se cè qualcosa di misterioso, di ancor più
misterioso, volevo dire, in quella centrale, di certo è stato nascosto da quei due ! >
< Mi è stata consegnata una chiave
è di un
armadietto
sai dove si trovano quelli di Karen e di Smith ? >
Aspirò con gusto, segno che aveva capito ed intendeva rispondere.
<
si
una volta, allinizio della clandestinità
del gruppo NUFOM, dopo il casino combinato da G-Men
Karen e Smith usavano Monkey come
corriere, ma quella sera era talmente sbronzo da non reggersi in piedi
aveva bisogno
di una persona che lo portasse laggiù, per
consegnare a quei tipi
delle
cose
non so che tipo di cose
>
Si batté forte sul giubbotto di pelle nera, con il palmo della
mano destra.
< Lo portai io alla centrale
così ho visto
>
- Si bloccò.
- Evitarono una grossa pietra traditrice, che spuntava dal centro del
sentiero e la moto prese a percorrere una ripida discesa.
<..il fiume è alla fine della collina
da lì saremo
nascosti e ci sarà possibile andare con maggiore rapidità
>
Ora faceva freddo davvero. Un gelo umido, che aggrediva le ossa,
facendo rabbrividire.
< Stavi dicendo che avevi visto
>
Ashley sorrise.
< Non sei più un agente federale, ma spari domande più di una
mitragliatrice, FBI ! >
< Mi chiamo Dana
ti pare il caso di nascondermi qualcosa ?
>
Lei voltò appena la testa, con i capelli biondi che frustarono il
viso di Scully, mossi dal vento.
<..affatto
bhè
appena ci sono arrivata a quella
specie di rudere diroccato, che sarebbe quel che resta della centrale elettrica
.mi
sono venuti i brividi alle ossa.. Ma non brividi normali
una specie di scossa
elettrica
quella zona è
carica di una sorta denergia negativa
>
<
.energia negativa
>, sorrise Scully.
< Chiamala come vuoi
è presente ! E lì ! E quei
tipi
Gesù
avevo conosciuto Karen una sola volta, qualche mese prima con
Monica
allora mi era anche stata simpatica
avevamo fumato assieme
roba
buona
colombiana
. Cioè
.era già allucinata allora
hai presente ?
>
- Scully scosse la testa.
- Ora la moto non le causava più sussulti
. viaggiare con
Ashley era diventato anche piacevole.
<
No ! Che intendi ? >
<
Esaltata
convinta che gli alieni fossero pronti ad
invaderci
che cera una data
prestabilita
che occorreva fare
qualcosa
qualsiasi cosa
Ma le presi per parole dette sotto lo sballo
sai se
ne dicono di cazzate quando si fuma roba forte ! Ma quella sera alla centrale
quella
sera
sembrava un fantasma
>
Una piccola smorfia dincredulità si disegnò sul viso di
Scully.
Era una smorfia dolce e simpatica, che tante volte aveva dipinto il suo viso quando Fox le
accennava alle sue assurde teorie.
<
fantasma ? >
Ashley annuì, aspirando con gusto.
< Non fraintendere
.voglio dire che sembrava
persa
andata
non so se mi capisci
come fosse coinvolta in qualcosa di più
grande di lei
>
- Svoltarono dietro ad una rocciosa collinetta ed alla fine
arrivarono quasi sulla riva del fiume Brazos.
- Il viaggio procedette a buonandatura, con la centaura capace,
chissà come pensava Dana, di evitare le pietre aguzze e traditrici che spuntavano su
quello sterrato irto di dossi e curve.
- Giunsero, alla fine, davanti a ciò che restava della centrale
elettrica.
<..non esageravi
su questa centrale
>, commentò.
- Scese dalla moto, avvertendo un brivido alle carni, e trattenne uno
starnuto con fatica.
- Il cuore aveva smesso di battere allimpazzata, scosso
dalladrenalina, eppure quel viaggio era stato anche interessante.
- Scully alzò le spalle e la fissò.
< Restiamo qui per tutta la notte
o andiamo ? >
- Ashley annuì.
- Gettò il mozzicone di sigaretta a terra, schiacciandolo con la
suola dellanfibio e le fece cenno di seguirla.
- Monkey non aveva esagerato, circa il pericolo di quei ruderi.
- Essi spuntavano contorti e slabbrati dalla sabbia rossa dello
spiazzo, insieme a blocchi di cemento armato divelto e sradicato dal bombardamento.
- Parte del terreno era ceduta, e grosse profonde voragini si
aprivano in punti appena visibili.
< Si passa di qui
reggiti a questa putrella dacciaio
e non guardare in basso
>
- Ashley svicolò agile fra un anomalo traliccio divelto e una
profonda crepa irregolare, che si apriva ai suoi piedi.
- Dana balzò sul traliccio schiantato a terra, reggendosi alla
struttura con una mano e camminando lentamente verso la compagna di viaggio.
- Sotto di se sentiva un rumore distinto: acqua che gorgogliava,
probabilmente uno dei condotti per la centrale, che dalle viscere della terra si perdeva
chissà dove.
- Se fosse caduta
.
- Evitò quel pensiero, scacciandolo via.
- Scesero per una sorta di precipizio irto e carico di crepitii
elettrici, sino a quando Ashley balzò giù, dun paio di metri.
< Avanti
>, la esortò.
- Scully eseguì, atterrando agilmente e ora le due donne erano come
inghiottite dalla cadente mostruosità della centrale abbandonata.
- Ashley accese una piccola torcia portatile, puntandola verso un
mastodontico terrapieno di cemento armato, semi distrutto.
< Una volta cera unentrata migliore
.ma da qui
si può ancora passare
>
Indicò una fessura larga poco più di due metri, oscura come
locchio di un drago maligno.
< Gli alloggi sono giù
>
- Dana annuì.
- Si tastò le tasche del giubbotto, avvertendo il tintinnio delle
chiavi e facendo leva sulla struttura, si calò allinterno.
- Ashley era un metro avanti a lei, eppure era appena visibile.
- Si trattava di un corridoio, stretto e in parte crollato sotto
lattacco dei soldati.
- Dana avvertì acqua allaltezza delle caviglie.
< Il corridoio è allagato
>, commentò seccata.
< Si
per quasi cinquanta metri lacqua arriva alle
ginocchia, ma poi decresce
seguimi
>
- Scully sbuffò, seccata ma decisa a proseguire.
- Lacqua era scura, gelida e quasi densa.
- Udirono il rumore continuo di un tubo reciso che vomitava acqua nel
corridoio.
- Mentre il corridoio andava salendo, sottraendo le loro gambe alla
morsa ghiacciata dellacqua, Scully mormorò:
< Conosci bene questo posto
.>
< Cera roba da vendere qui
sai comè
i
soldi non bastano mai
>
Il corridoio divenne largo e dopo aver superato un cancello
dacciaio mezzo diroccato, videro davanti a loro una porta verde.
< Apri
la stanza è questa
.>, disse Ashley.
- La voce le tremava un poco.
- Scully prese fiato, rigirandosi fra le mani le chiavi.
- Ne provò un paio, trovando quella giusta al terzo tentativo.
- La serratura scattò secca.
- Ruotò la maniglia, aprendo a fatica.
- La porta era scivolata da un cardine ed emise un sinistro gemito
dacciaio morente.
- Si spalancò una sala piccola, miracolosamente libera da macerie e
infiltrazioni dacqua.
- Sopra un tavolo pieno di polvere, qualcosa.
<
questo non lavevo visto, lultima
volta
> mormorò Ashley.
- Scully si fece prestare la torcia, puntandola sul tavolo metallico.
- Sopra, una sorta di piano circolare, di legno, scolpito e lavorato
con colori smunti, ricavati dalla terra.
- Minutissime incisioni, caratteri elaborati ma sconosciuti,
sassolini colorati sistemati in un ordine preciso.
< Che accidenti sarebbe ? >
< Ho
visto questa cosa solo
una volta
in un
libro sugli Indiani dAmerica..>, rispose Scully.
- Si avvicinò per vedere bene.
- Era così
aveva visto realmente solo su un libro, quel cerchio
cabalistico.
- Ma..sentiva dentro di se
di averlo già veduto molte
volte
come se una parte del suo cervello, fosse stata istruita a rammentarlo a
memoria.
<
è un
calendario
un cerchio magico per uno
sciamano
.una tavola nella quale lo stregone
incide ed elabora
i propri
caratteri magici
>
<
e queste
scritte
? >
< Navajo
.mi pare
scrittura indiana
senza
dubbio
>
- La data
la data era stata fissata.
- Scully lo sentiva. Non aveva modo di spiegare, nemmeno a se stessa,
perché era sicura di tutto questo, ma così era.
- Quello era un cerchio che stava decifrando,
anticipando
spiegando quel che era imminente.
- Ma lo spiegava a beneficio di chi ?
<..naa
ed enoch emas..ee
>
Parlò scandendo quelle parole, come si formassero da sole, nella
sua mente.
< Sai che cosa cè inciso ? >, chiese Ashley,
ammirata.
Dana scosse la testa, tremante.
<
no
io
non
capisco
mi è uscito
così
>
- Scully sembrava persa in fra quelle minute incisioni, quei tratti
appena accennati su quella tavola di legno leggero, colorata, che dava limpressione
di un delicato cerchio celeste, astrale.
- In esso i simboli segnati con i sassolini, sistemati in ordine
crescente, come certe fasi lunari, in una sorta di messaggio criptico che sinsinuava
nella mente razionale di Dana, scardinando difese ormai sempre più deboli.
- Per Ashley quei sassolini, quella tavola, erano solo inquietanti,
nulla più.
- Afferrò Dana per un polso, scostandola.
- La torcia illuminò un paio darmadietti metallici.
<
ci sono altre
chiavi
qui
.vediamo a che
servono
.>
- Ora latmosfera onirica, densa, solida, magica del posto era
palpabile.
- Scully aprì il primo.
- Una piccola nuvola di polvere rossa scese dal bordo, quando
lanta si aprì, scricchiolando.
- Allinterno
una bussola, una cartina piegata con cura.
< ..nulla di magico qui
.>, disse con vuota ironia
Ashley.
Scully si mise carponi, aprendo la cartina davanti a se, nel
pavimento polveroso e impregnato di muffa.
< Apri laltro
.>
- Le eseguì.
- Scully percorreva la cartina con la luce della torcia.
- Sul bordo erano segnati dei numeri, in lapis rosso.
- Orientò un poco la bussola e si morse appena il labbro inferiore.
<
.sai cosè ? >
- Ashley aveva fra le mani un frammento grande poco più di
mattonella.
- Era liscio, dai bordi irregolari, inciso con i medesimi caratteri
della tavola.
- Si chinò accanto a lei, porgendoglielo.
<..è metallico
sembra parte di una grande
struttura
forse il pezzo di.. uno scafo
>
Uno scafo
uno scafo di che ?
<
tu..che cosa hai trovato ? >
< Sono coordinate
per una località..da quel che posso
vedere nella cartina, si tratta di un posto nel deserto.. a Sud
SudOvest
a circa
duecento chilometri da qui
quasi al confine con il Messico
>
<
per quel che né so
li cè solo sabbia e
roccia
è tutto qui quel che dovevi cercare
? >
- La domanda di Ashley non la disilluse.
- Scully si sentiva improvvisamente certa, sicura che quel
posto
quel luogo sperduto nel deserto, era
aveva qualcosa di importante.
<
debbo andare laggiù
è lultima meta di
questo viaggio
lultima tappa
>
< Ne sei certa ? >
<..si
è
guarda qui
>
- Indicò una piccola figura tracciata sulla mappa, accanto al luogo
dincontro.
- Un uccello
un disegno di un uccello dal becco adunco.
<
è
>
< Un aquila
un aquila scarlatta
>, mormorò Dana.
- Ashley trattenne qualsiasi commento.
- Latmosfera di quella stanzetta sommersa fra le macerie, era
talmente densa di misticismo da impedire ogni ragionamento razionale.
<
va bene
.ti ci accompagnerò
>, disse,
gettandole unocchiata sfuggente.
Scully fece un debole sorriso.
<
dalla mappa..sembra che dovremo inoltrarci nel deserto
per quasi dieci chilometri
.non è come arrivare sin qui
..>
Lei alzò le spalle.
< Esatto
E come arrivare sino alla periferia
settentrionale del Canada
se non altro è più vicino
>
Si guardarono e sorrisero, annuendo.
***
CAPITOLO SEDICI
- Bosco nei pressi di Darwin,
- Stato della Virginia,Ore 07.40 Am, Giovedì 27 Giugno
- Il delicato mormorio del fiume era il solo rumore che Edith e la
compagnia di seguaci, udiva nel bosco.
- Sembrava
sembrava che la natura si fosse fermata, trattenendo
il fiato.
- Greg Spencer e di due soldati, scesero dallauto di pattuglia,
percorrendo diverse decine di metri a piedi, in direzione del fiume.
- Non era più possibile leggere nulla, dato che tutte le tracce
adesso, erano immerse nel fango.
- Ma Greg sapeva, conosceva bene quei luoghi
Lui stesso si era
recato a caccia doche diversi anni prima..
- La pioggia divenne una sorta di cappa gelida e fastidiosa.
- Greg cercò le tracce, che nel sentiero erano visibili,
inutilmente.
- Udirono un rumore secco, come se un grosso gatto selvatico o
qualche lince, si fosse mossa di scatto, nel sottobosco.
- Poi più nulla.
< Andate via da qui ! >
- Trasalirono.
- Greg e i due soldati si voltarono di scatto, proprio nel punto in
cui il pendio diventava scivoloso e si poteva vedere il riflesso verdastro del fiume fra
le foglie del sottobosco.
- Edith stava in piedi, su di una roccia piatta, lo sguardo fisso
verso lo sceriffo e i militari.
- Spencer strizzò le palpebre, per metterla a fuoco meglio.
< Edith ! Sono il vice-sceriffo
Sai che cè un
coprifuoco governativo ? Tu non puoi essere qui ! >
- Edith non si mosse.
- I soldati si sistemarono ai lati dello sceriffo, armando i fucili.
- Greg gettò loro uno sguardo duro e deciso, che ebbe il potere di
fargli abbassare gli M-16.
< Finitela
è una persona che conosco bene ! E
innocua
>, mormorò, in realtà poco convinto.
- Non che temesse Edith
ma con lei cerano almeno altre
quattro, cinque persone, che forse erano armate, senza contare che altri avrebbero potuto
nascondersi nel sottobosco
- Gesù, quel che mancava era proprio una sparatoria stile Ok Corral,
in quel bosco pieno di fango e pioggia.
< E la tua presenza, ad essere estranea allordine
delle cose, Greg ! >
- Le parole di Edith scivolarono nella pioggia, che adesso cadeva
fitta.
- Uno dei due soldati, puntò deciso lM-16.
< Stiamo svolgendo una ricerca militare ! Lei ed il
suo
"gruppo" di indiani siete in arresto ! >
- Nello stesso istante, Truelove si decise ad uscire dal capanno.
- Mulder era caduto in coma, almeno sembrava, dato che il suo sonno
era spesso ed innaturale.
- Si appiattì contro un cespuglio, avendo così modo di osservare la
scena.
Cera Spencer con due soldati
ed un gruppo di persone, cinque o sei in tutto, a
pochi metri dalla riva.
- Era forse un convegno di svitati
.?
- Bhè..lui ed il suo curioso amico, mancavano.
- Edith fece mezzo passo in avanti, non di più.
- Il crepitio del fucile a ripetizione militare, sventrò il
raggelante silenzio della foresta.
- I colpi schizzarono fra le fronde, sibilando impazziti.
< Noooo ! >, urlò Greg.
Edith fu colpita un paio di volte e cadde a terra.
< Si toga dai piedi, sceriffo
qui siamo noi a dare gli
ordini ! >, tuonò il sergente.
- Il gruppetto di indiani si appiattì contro Edith Koklus come uno
sciame di insetti su un fiore, in silenzio.
- Greg impugnò la calibro 38 ed urlò:
< ..non date nessun ordine del cazzo, capito
? >
- Per la prima volta in vita sua, vide due fucili alzarsi e puntare
verso di lui ed ebbe così modo di comprendere che effetto facesse vedersi mirare addosso
da distanza ravvicinata.
- Un effetto schifoso, senza dubbio.
- Gli si appiccicò addosso una paura fottuta.
< Si allontani dal bersaglio, sceriffo ! Abbiamo ordine di
eliminare qualsiasi civile si aggiri fuori dai posti di blocco, e lo eseguiremo ! >
< Da quando è stato diramato questo "ordine " ?
State per uccidere dei civili inermi e disarmati
.siete impazziti ? >
- Per un solo, debole istante, nella foresta non si udì alcun suono.
- Solo la pioggia, che scendeva incurante della tensione, emetteva un
debole fruscio.
- Poi un rumore sordo, pesante, di una calibro 38 che tagliava
laria con il suo grido.
- Il sergente cadde a terra, trapassato alla testa e si abbattè come
una sorta di pupazzo gettato via da un bambino stanco di quel giocattolo.
- Truelove emerse alle spalle dei due soldati, la pistola
dordinanza che fumava ancora.
- Non appena il giovane soldato fece per voltarsi e sparare con
lM-16, Greg fece fuoco, centrandolo alla schiena.
- Reagì distinto, non appena i suoi occhi riconobbero
Truelove, come per una sorta di riflesso condizionato, che scattò improvviso.
- Il fucile atterrò su un cespuglio di rovi, mentre il ragazzo
rantolava a terra con gli occhi spalancati e la bocca colma di sangue.
<..sceriffo
>, mormorò Greg.
Truelove abbassò la pistola, sorridendo, mentre la ferita al
centro del petto, si apriva, vomitando di nuovo sangue.
< Hai sbagliato a seguirmi, Greg
.quella cosa è ancora in
giro
>
- Il vice-sceriffo avanzò di un paio di passi, tenendo sempre
larma fra le mani, senza quasi rendersene conto.
- Aveva ucciso un uomo
un ragazzo
.perché ?
- Per salvarsi, certo
.ma in nome di Dio che stava succedendo a
Darwin ?
- Udì Edith rantolare e si voltò di scatto, quasi rammentando solo
ora che lei era lì.
- La sentì appena mormorare qualcosa.
<
la volpe
è qui
portatemi da
lui
subito
>
I membri della setta la sollevarono, delicatamente come fosse una
reliquia di valore inestimabile.
< Che fate ? Non deve muoversi
è ferita
occorre
chiamare subito
>
- La mano di Truelove si posò pesante sulla sua spalla, come una
carezza gelida, cadaverica e si voltò.
- Ora, che ebbe modo di vederlo da vicino, si accorse che lo sceriffo
sarebbe presto morto.
- Era pallido, ceruleo, gli occhi infossati nelle orbite,
lespressione assente, terrificante.
- E non meno terrificante, fu quello che pronunziò:
<
lasciali fare
è giusto così
noi siamo stati
portati qui per aiutarli
per sistemarci alle loro spalle e fare quel che è giusto
fare
>
- Non ebbe tempo di rispondere o fare domande.
- Il gruppo con Edith sorretta al centro, arrivò sino al punto nel
quale i due soldati giacevano in una pozza di sangue.
- Poi uno dei cespugli si mosse, e dietro ad esso, il mostro.
- Emerse repentino e viscido, come unombra mal costruita, dai
riflessi verdastri.
- Afferrò uno dei ragazzi che sorreggevano Edith, sbilanciando il
gruppo ma non rallentandolo, e gli trapassò il petto con gli artigli.
- Greg rimase a bocca aperta, gli occhi fissi su quel che vedeva e
che al tempo stesso si rifiutava di ammettere come reale.
- Comprese, per un rapido lasso, quale fosse stata la causa della
pazzia del dottor Stevens.
- Truelove fece fuoco, il colpo di grosso calibro, colpì il mostro
alla schiena.
- Uno schizzo sibilante di sangue verde, uscì dalla ferita e
lalieno si voltò.
- Le zanne ingiallite e sporche di sangue del suo muso, scintillarono
alla tenue luce del sottobosco.
<
che cosa
>, smozzicò Greg, alzando
anchegli larma.
< Mia figlia
o forse Kim
Dio solo sa cosa
>
- Era impazzito
anche lo sceriffo
forse lo erano tutti e
due, nel puntare le loro armi contro una sorta di carro armato lucertiforme, che avanzava
deciso.
- Ma almeno, Edith e il suo gruppo, erano stati lasciati liberi di
guadare il fiume.
- Edith udì i colpi sordi delle pistole, e suoni confusi, come di
foglie e rami abbattuti.
- Poi delle grida.
- Grida orrende, e un suono ancor più terrificante, se possibile.
- Il suono di carne strappata, lacerata, fatta a pezzi da artigli
alieni, inumani.
- Scivolò a terra.
- Era fradicia, con le ferite che rilasciavano sangue a fiotti, ma
incredibilmente non avvertiva dolore e si sentiva prossima allestasi.
Aveva compreso del tutto il disegno che lo spirito della natura aveva disegnato per lei.
- Sorrise.
- Gli adepti si staccarono da lei, entrando nel capanno.
- Uscirono sorreggendo ciò che era rimasto di Fox Mulder, mentre
alle loro spalle la lotta diventava sempre più fioca.
- Lalieno si alzò trionfante da un cumulo di sangue e da due
corpi ridotti a brandelli.
- Edith si sollevò.
- Fox era sdraiato supino, lo sguardo fisso nel vuoto confuso della
sua mente.
- Lei, dolce e delicata come una madre di fronte al proprio figlio,
le infilò una catenina dossa lavorate, al centro della quale spiccava una minuta,
liscia, rappresentazione di un volpe color cenere.
- E fu come se quel gesto, delicato e gentile, avesse il potere
oscuro di una guarigione.
- Mulder sbarrò gli occhi, divenuti neri e cupi, come la tetra
profondità dellabisso, sputando lultimo, denso, grumo di sangue rosso dalla
bocca.
- Nelle sue vene, adesso, scorreva solo un vischioso liquido verde.
- Edith barcollò allindietro, fra lo stupefatto e lo
spaventato, mentre alle spalle del gruppo, qualcosa si tuffò in acqua, con un pesante
tonfo sordo.
- I cinque indiani si voltarono allunisono, vedendolo emergere
pesante dal fondo del fiume.
- Lalieno, il mostruoso bozzolo umanoide che andava diventando
adulto, ringhiò verso di loro.
- Luccichio di bava appiccicosa, fra le fauci armate di zanne.
- Ai lati della bocca, colava un rigagnolo di sangue verdastro.
- Ululò qualcosa, un verso raccapricciante, mai udito su questo
mondo, tremendo quanto lululato dei lupi in una steppa.
<
aquila nascente..fuggi via ! >, urlò disperato uno
dei ragazzi che avevano scortato sin lì la donna sciamano.
- Lei sorrise.
- La ferita le vomitava sangue a fiotti, la debolezza sembrava
accrescersi di questa perdita, tanto da farla crollare a terra.
<
fuggite
..andate
non è il vostro
momento..>
- Un cupo silenzio di terrore simpadronì del gruppetto, mentre
lalieno fece uno scatto repentino in avanti.
- Afferrò la donna per un polso, catapultandola a se come fosse una
bambola di pezza.
- Le zanne addentarono il suo cranio, spaccandolo in due, ma nemmeno
allora Edith urlò.
- Aquila nascente, rimase in silenzio, con il sangue che le sgorgava
a fiumi dalla testa, a fissare Mulder.
- Quel che un tempo era Fox Mulder, si era messo in piedi.
- Le braccia erano lunghe, sproporzionate, quasi rami secchi pendenti
verso il nulla.
- Il cranio glabro, oblungo.
- Ossa spugnose, emergevano dai lati della cassa toracica, in una
sorta di grottesca corazza incompleta.
Gambe tozze e corte, che lo reggevano a stento.
Del resto, quando si sarebbe unito a Samantha, la forza di gravità non avrebbe avuto
alcun senso.
- Barcollò verso lalieno, mentre i ragazzi indiani caddero in
ginocchio, spaventati, attoniti, sconvolti dal terrore.
- Fox non aveva più nulla di Mulder
.ma ugualmente era ancora
lagente speciale dellFBI.
- La sua mente, immersa in una sorta di melassa gelatinosa e densa,
si sforzava, con dolore quasi, di agire, di salvare la donna che quella sorta di drago
insettoide, stava dilaniando.
- Fece per parlare, senza riuscirvi. Le corde vocali erano
rattrappite.
- Lalieno staccò la testa oblunga, di forma allungata e
corazzata, dal pasto, fissandolo.
Parve bloccarsi, quasi che nel suo cervello ancora in via dapprendimento, avesse
riconosciuto qualcosa di a lui superiore.
- Poi si udì un sibilo acutissimo, che stordì qualche indiano, e
fece strillare qualche altro.
- Il cielo sembrò aprirsi come un velo strappato, e dalla luce
bianchissima che ne nacque, si disegnò una forma immensa.
- Una gigantesca astronave discoidale, luminescente come 1000 soli,
che giunse come fosse mandata da Dio
.o dal diavolo.
- Si bloccò proprio sopra Fox, che alzò appena la testa ovale.
- I suoi occhi nerissimi si spalancarono, in un misto di
trepidazione, curiosità e terrore.
- Il raggio bianco lo avvolse, come fosse solido.
- Poi Mulder svanì nel ventre dellastronave, così come Giona
ebbe a svanire nel ventre del Leviatan.
- Vi fu un suono secco, che spezzò in due il cielo e tutti i timpani
dei ragazzi, poi lastronave svanì, così comera apparsa.
- Dellalieno e di Mulder, nessuna traccia.
- Ora il mondo era ad un solo passo
uno solo dalla fine.
***
CAPITOLO DICIASSETTE
- Luogo sconosciuto, Ore 11.03 PM
- Giovedì 27 Giugno 2002
- Aspirò il gusto acre della Morley, fissando il sinuoso movimento
del fumo che saliva lentamente sino a disperdersi nellaria.
- Quel lento muoversi della colonna di fumo sotto le pieghe
impercettibili dellaria, aveva il potere di catturare Smoking Man in una sorta
dattenzione ipnotica.
- Forse era uno dei motivi per i quali aveva preso a fumare.
- Rammentò le lunghe ore nelle salette asettiche e alienanti di
certi uffici federali di provincia, o nelle basi di massima segretezza, nellattesa i
cancellare prove, osservare cose e creature che risultavano incomprensibili per la maggior
parte degli esseri umani
- Ecco, in tutte quelle occasioni, ( come durante il rapimento di
Samantha, quel giorno del 27 Novembre a Chilmark
) il fumo e quelle evoluzioni
casuali delle spirali color grigio cenere, erano le sole cose che gli conferivano calma e
una sorta di compagnia.
- Il pigro dissiparsi del fumo, assomigliava al tranquillo scorrere
della vita di milioni damericani, che avevano ormai le ore contate, presi in
problemi insignificanti come il mutuo da pagare, i figli da far studiare, il televisore da
far sistemare prima della partita di football.
- Cose che non avevano mai sfiorato la vita di Smoking Man.
- Esse appartenevano ad un mondo che si era chiuso alle sue spalle,
proprio come la stanzetta scialba e bollente nella quale lui e William Mulder erano stati
ricevuti da quel generale, alla base 51, in Nevada, nel 1961.
- Quando la porta blindata si era serrata con un tonfo sordo dietro
di loro, avvolgendoli nellascetica luce emanata dalla creatura
ecco il mondo
reale aveva perduto ogni significato.
- Smoking Man aveva visto quella
."creatura"
Ritta in piedi, davanti a loro, in una sorta despressione ebete, che li fissava con
occhi enormi ed esapodi.
- La leggera pressione alla base del cervelletto, delicata come una
carezza materna
- E la voce
- Una voce che nasceva e moriva nel cervello, appena echeggiante,
assolutamente onirica.
- Aveva barattato ogni cosa, per quella voce: una famiglia, le
amicizie
.ogni cosa
- Essa aveva trasformato la sua vita, come larrivo
dangeliche voci celesti, nel cuore di Giovanna DArco.
- Udì bussare con circospezione e senza smettere di osservare il
serpente di fumo biancastro che usciva dalla Morley, mormorò:
< Avanti
>
Sulla soglia, un paio di membri dellEnclave.
<
è lultimo rapporto
.>
Una piccola, greve pausa desitazione.
< Tutte le città degli Stati Uniti sono in assetto
demergenza. La guardia nazionale, il CNGE, lesercito, la CIA e tutte le
strutture mediche ed ospedaliere della nazione, sono sotto il nostro controllo
>
- Non si mosse.
- Non portò nemmeno la sigaretta alle labbra.
<
perfetto
>
< Il Presidente terrà un discorso, nelle prossime
ore
.cercherà unimprobabile e
pittoresca mediazione con i
Russi
.>
< I politici
.pensano al domani, anche quando non esiste
più, il domani
! >
Lieve risata.
<
piuttosto
ha saputo dellarrivo di
Mulder
al centro della nave madre, nellultimo livello del Pentagono ? >
Aspirò con gusto la sigaretta. Era una delle ultime.
<..si
da poco
mi è stato detto
>
<
Mulder e sua sorella
si
riuniranno
finalmente
>
Annuì.
< Già
finalmente
>
Li sentì mormorare qualcosa e si voltò.
< E Nat ? Sapete dove è finito ? >
< Non ne sappiamo nulla
.è sparito
è
ipotesi
corretta, ritenere che sia andato dalla figlia
Abbiamo modo
di
impedirlo, se è questo ciò che desidera, signore
>
Spense la sigaretta.
< No
! Lasciamo che la riveda
>
Si alzò, arrivando allattaccapanni e calzandosi la giacca.
< Debbo andare
.>
< Ci sono altri preparativi da fare
>
Fece un sorriso sibillino.
< Vado da Tea Mulder
voglio che lei sì salvi
vi
consiglio di portare nellarea segreta del Pentagono, tutti coloro cui tenete di
più
coloro che saranno ammessi. Presto vi sarà una sorta di guerra nucleare, in
questo paese ! >
Uno dei membri del consorzio segreto, lo afferrò per un braccio.
< Pare
.che anche Alex Krycek sia svanito ! >
Si accese la Morley.
< Non importa ! >
- Chiuse la porta dellufficio e salì nellascensore.
- Il lento ronzio dellapparecchio in funzione, dominò la scena
per qualche secondo.
< Desidera
vedere
Mulder ? >
< Non nel suo attuale stato ! E pur sempre mio
figlio
solo quando la fusione sarà completa
>
< Non è detto che la riconosca
allora
>
- Si sfiorò le labbra, vincendo listinto di accendersi una
nuova Morley.
- Annuì.
< Va bene
solo qualche istante, non di più
.>
---
- Livello di sicurezza 7, Palazzo del
- Pentagono, Stato della Virginia,
- Giovedì 27 Giugno 2002, Ore 10.35 Pm
- La pesante porta metallica si aprì, con un suono sordo, che si
perse a fatica nel lungo corridoio.
- Nat aveva limpressione di udirlo ancora nel cervello, quando
tastò la parete alla ricerca dellinterruttore a muro.
- Lo trovò, sfiorandolo con il palmo della mano.
- La potente luce della lunga lampada al neon, sistemata su catene
metalliche infisse nel soffitto, si accese tremolando.
- Jean scivolò a terra, il viso nascosto fra le mani tremanti,
avvolta in un mare di sudore.
- La maglietta era zuppa, i capelli appiccicosi, le braccia e le
gambe bluastre di lividi che sembravano luccicare attraversati da riflessi rossastri.
- Nat trattenne il fiato.
- Vide sua figlia ridotta ad un corpo deformato dalle percosse,
tremante e le parve piccolo, minuto, quasi Jean avesse ancora poco meno di dodici anni.
<
via
>, smozzicò.
Nat chiuse la porta alle proprie spalle, e nel farlo si sentì
dimprovviso vecchio, quasi che ogni istante di permanenza nel livello di sicurezza
sette, lo caricasse di lustri sulle spalle.
<
figlia mia
>
- Jean sporse appena locchio sinistro, socchiuso
dallematoma ma non quanto laltro, da dietro la mano, quasi stesse spiando un
qualcosa dagghiacciante, dimpossibile comprensione.
- E per lei era logicamente impossibile vedere in quella lurida
cella, a centinaia di metri di profondità sottoterra, suo padre, morto moltissimi anni
prima.
Quel che vedeva non era reale. Non poteva esserlo.
- Nelle ultime ore, complici le percosse e la sete, aveva veduto
molte cose irreali.
- Figure sconosciute, indiane, che la chiamavano a se, compresa sua
nonna Neve DInverno, che le sorrideva tutta contenta.
- Non laveva mai veduta sorridere così, nemmeno quando le
pettinava i capelli alla riserva Navajo tanti anni prima, quando Jean aveva 11 anni
- Lei, Raggio di Luna, adesso sapeva che quello era sempre stato il
suo "vero" nome,
- la udiva parlare, ma non capiva il senso di quel che la nonna le
andava dicendo.
<
Corvo rosso
.ti guiderà
.tutto è pronto,
nella Grande Prateria del Popolo degli Uomini
>
- Corvo Rosso ?
- Poi cerano le urla.
- Quelle le facevano tremare le gambe come una rana in inverno.
- Urla orrende, che sembravano voler interrompere il dialogo fra
Raggio di Luna e Neve DInverno, come una sorta di fastidiosa e raccapricciante
interferenza.
- Ma suo padre..
- Nat le sembrava decisamente più reale di quanto non fosse stata la
visione di sua nonna e soprattutto di quel che era avvenuto in seguito.
- Lei si era ritrovata in una meravigliosa prateria, lussureggiante
di salvia alta e verde.
- Uno splendido bisonte bianco stava sulla collina che dominava la
scena.
- Giusto ad una decina di metri avanti a lei, un uomo ed una donna,
nudi
.
- Luomo era disteso a terra, supino, fra le braccia di lei,
quasi seduta sulle gambe, la testa piegata in avanti, in una posa tanto dolce e leggera,
da sembrare esser stata suggerita da uno scultore classico.
- La donna aveva capelli rosso Tiziano, che scendevano lisci davanti
al viso, luomo
- mossi capelli castano scuri, il viso piacevole e regolare,
lespressione di chi si sia appena addormentato placidamente.
- Camminò verso di loro, anche se i suoi piedi non sembravano
sfiorare la superficie di quel prato immacolato.
- Era vestita con una pelle di bisonte, le gambe nude, i capelli
raccolti in due trecce lunghissime
( ma non aveva i capelli corti, adesso ? )
- Un nastro dipinto da idiomi Navajo, le reggeva una splendida penna
daquila.
- Erano antichi, arcaici, la base di tutti gli idiomi degli Indiani
dAmerica.
- Si chinò sul corpo della donna, seduta con le braccia molli, in un
abbraccio doloroso e infantile.
- Reggeva il capo del proprio uomo, con due dita che ancora
sfioravano i capelli di lui.
- La rugiada del mattino, aveva bagnato quei capelli, quelle dita,
quei corpi nudi e indifesi.
- Scostò i capelli dal viso delle donna, e la guardò, senza
comprendere chi fosse.
- Ma sentiva di conoscerla, di conoscerla bene.
- Poi erano sopraggiunte le urla, e la visione si era dissolta.
- Con larrivo di suo padre, anche le urla erano sparite e fu un
bene.
- Il cuore non le avrebbe retto, se quelle urla fossero andate avanti
ancora per un poco.
<
figliola
>
- Nat parlava come se davanti vi fosse ancora Jean da bimba, il viso
solare e meticcio, gli occhioni nocciola sgranati davanti alla vista delluniforme
paterna, carica di medaglie e fregi militari
- Tese la mano in avanti, apparentemente nel nulla, in realtà fra
quellenorme distanza che separa la verità dalla menzogna, una distanza che William
Mulder prima e Fox Mulder dopo, avevano percorso senza paura.
- Lei non smetteva di tremare.
- Nascose il viso fra le braccia, biascicando qualcosa.
< ..fatti abbracciare, Jeanine
>
- Sbirciò di nuovo da dietro il braccio.
- Nat era reale, nera convinta senza dubbio alcuno.
<..papà
>
- La voce era quella di una bambina, confusa e spaventata.
- Nat singinocchiò accanto a lei, accarezzandole la testa con
delicatezza, temendo di farle male.
<
Dio Onnipotente
non
avrei mai immaginato che
ti facessero del male
che osassero farti questo
>
- Il viso deformato e bluastro della figlia, appariva agli occhi del
generale Grey, splendido, solare e incantato
non la vedeva, non la sfiorava da sedici
anni
- Sedici anni vissuti come fosse morto, senza poterla vedere, ma
seguendo la sua carriera con amore assoluto, accresciuto dalla lontananza e dal muro
eretto fra loro.
<
.sono stato lontano
bambina mia
lontano da
te
per cose che
che non posso spiegarti adesso
.perdonami
>
- Un piccolo sorriso si disegnò sul viso di Jean.
- Un sorriso macchiato di sangue scuro, raggrumato, fra le labbra
tumefatte, eppure bellissimo per lui.
<
sapevo..sapevo che non eri morto
.papà
>,
biascicò.
- Una lacrima fredda le scese dal viso tumefatto, malgrado ciò Jean
ne colse il sapore salato, quasi i propri sensi si fossero acuiti con il dolore.
- Nat le accarezzò i capelli sudati e sporchi di sangue, sentendoli
morbidi e vellutati, dal delicato profumo di pesca, fra le dita.
<
uscirai subito di qui
.ti porterò in un
ospedale
>
Jean tossì, sputando un piccolo grumo di un qualcosa che appariva
come sangue.
<
non cè
rifugio per me
to lo sai
è
finita
>
- Nat scosse appena il capo, passandole un braccio sotto le ginocchia
e laltro sulla schiena, per poi sollevarla, senza apparente sforzo.
- Jean pareva aver perso tutto il peso, divenendo scheletrica nel
giro di poche ore.
<
no
.non portarmi in nessun ospedale
>,
sussurrò.
< Jean
Jeanine
tu non sai quel che dici
.morirai
se
..>
- Jean tossì di nuovo.
- Fu una tosse dolorosa, che la fece tremare e scuotere tutta.
<
sono già morta
.ti chiedo
ti chiedo solo due
cose, papà
>
- Nat socchiuse le palpebre.
- Sentiva il cordone ombelicale che le legava alla figlia, spezzarsi,
sfilacciarsi istante dopo istante.
<
Jean
>
< ..giurami..giura..che farai quel che ti chiedo,
papà..giuramelo
.>
Nat ebbe un debole, doloroso cenno con il capo.
<
portami via da qui
voglio essere sepolta in un
cimitero indiano
con poche ore dauto
ci arriveremo
>
<..bambina mia
tu non sai ciò che dici
>
Tese la mano, accarezzandogli il viso ruvido, irto di rughe, che
aveva dimenticato per sedici anni.
<
la tua pelle non è cambiata, vecchio
>
- Nat le baciò la guancia.
- Un bacio appena accennato, ma che le riempì il cuore di gioia,
prima dellultimo
- viaggio.
- Suo padre non le aveva mai dato un bacio, nemmeno per la morte di
nonna.
<
me lo devi
.lo devi a tua figlia
.per tutti
questi anni di bugie, di menzogne
di falsità
.sento che la mia gente mi chiama
a se
.>
Socchiuse le palpebre, prendendo un doloroso respiro.
<
se è questo ciò che mi chiedi, Jean
.farò ogni
cosa per esaudirti
bambina..>
- Nathaniel Grey non aggiunse altro.
- Scacciò dalla mente la certezza che non esistessero cimiteri
indiani nella costa Est degli Stati Uniti per centinaia di miglia.
- Se sua figlia aveva detto così, così era.
- Aprì la porta blindata ed uscì, lungo quei corridoi che per
sedici anni lo avevano segregato in una sorta di prigione dorata, opprimente e maligna.
- Un agente del servizio di scurezza lo fissò, sgranando appena gli
occhi.
<
generale
ma che sta facendo ? E una
prigioniera
è contro qualsiasi procedura
>
- Grey lo fissò, quasi trapassandolo con gli occhi vuoti e freddi.
- Jean abbozzò un debole sorriso, mentre la mano tremante le cadeva
nel vuoto, sino a penzolare alla stregua di un oggetto senza vita.
***
CAPITOLO DICIOTTO
- Livello di scurezza numero 7, Pentagono
- Stato della Virginia, Ore 01.00 Am,
- Venerdì 28 Giugno 2002
- Smoking Man non nascose un debole tremito deccitazione,
curiosamente mescolato ad unangoscia profonda, non appena spalancò la cella
denominata:
- " Controllo della purezza".
- La stanza era vasta e uniformemente irradiata da una luce
accecante.
- Densa e bianca, appariva come il lenzuolo consunto di un fantasma.
- Smoking Man arrivò accanto alla bolla criogenica più piccola,
colma di uno spesso liquido verde.
<
..figlio mio
>, sussurrò.
- Non era stata una buona idea.
- Scendere sino allultimo livello, per vedere Fox..o quel che
era diventato
< La mutazione è al 98 %
.nel giro di 15, 20 ore al
massimo ci siamo
>
- Mulder spalancò gli occhi obliqui, neri, senza pupille.
- Era divenuto in parte alieno, anche nellaspetto esteriore.
- Le braccia erano lunghe e magre, la testa oblunga, le gambe corte e
secche
- Il derma grigio, quasi raggrinzito.
- Allungò appena larto desto, dal quale si staccavano decine
di tubini a fibre ottiche, per il monitoraggio dogni singolo cambiamento cellulare.
<
è cosciente ? >
- La domanda lo sorprese.
- Smoking Man non aveva alcunintenzione di pronunziarla, eppure
scaturì senza apparente difficoltà.
<
probabilmente no
.non si può dire con
certezza
>
- Voltò il capo, protetto dalla tuta bianca
danticontaminazione, verso la bolla più grande.
- Era enorme, quasi quattro volte quelle che conteneva Fox Mulder, e
pulsava di energia propria.
- La regina aliena allinterno.
- Samantha
- Mosse anchessa la testa esapode, guardandoli.
- Gli stessi occhi di Fox
.ma una sorta di divertita
estrinsecazione maligna, pur in quel viso privo di espressioni facciali.
<
.ci siamo
.in nome di Dio
.è arrivata la fine
dellumanità
.linizio di una nuova era
>
Lui avvertì prepotente il bisogno della Morley.
<
andiamo via da qui
.>, si limitò a sussurrare.
***
- Presso il confine con lo Stato del Messico,
- 10 chilometri allinterno del deserto del Texas,
- Ore 04.09 Pm, Venerdì 28 Giugno
-
- Dense nubi di polvere rossastra, secca e pungente, si sollevavano
come disegni oscuri.
- Ombre nitide, di cactus e rocce tagliate dal vento del deserto, si
disegnarono davanti a Dana e ad Ashley.
- Lagente federale, bevve con avidità dalla borraccia appesa
accanto alla coscia, mentre la centaura fece scattare il cavalletto della Harley,
guardandosi attorno.
< La strada statale è finita da due chilometri
e dopo
quella collina sassosa, ho proprio idea che termini anche il sentiero di terra
battuta
>
- Scully abbassò appena il capo, e una ciocca di capelli rosso
Tiziano le scese, appiccicosa e sudata, davanti al viso.
- Era sudata, stanca, con le ossa che dolevano, la schiena a pezzi
per via delle vibrazioni e le buche, che la potente moto aveva regalato loro con sadica
ostinazione.
- Le coordinate era chiare
il posto era vicinissimo.
- Udirono entrambe lo stridio acuto di unaquila e Dana abbozzò
un debole sorriso.
- Ma le bastò incrociare i propri occhi con quelli di Ashley, per
sentirsi dun tratto colpevole.
- Agli occhi della ragazza, quel posto era solo un deserto sassoso e
pietroso, caldo sino allinverosimile, e dimenticato da Dio e dagli uomini.
- Sino a qualche mese prima, anche in Dana avrebbe scaturito il
medesimo effetto.
- Ma ora
ora era certa che il posto fosse quello.
- Per cosa, non era in grado di dirlo, né su cosa si aspettasse di
trovare, effettivamente
- Ma era così
- Forse una casa accanto ad un lago, con Sergej Yvanov che
lattendeva ?
- O Fox che le veniva incontro con disarmante semplicità,
mormorandole:
< Ben arrivata, Dana ! >
- Il cuore le pianse, alla sola idea.
- Scese dalla moto, reggendosi i fianchi con entrambe le mani,
curvandosi allindietro, per rimettere a posto la schiena.
<
buona idea
.sgranchiamoci le gambe
.la moto è
sul punto di andare in ebollizione
>
- Ashley balzò giù, passandosi la mano fra i capelli e gettandosi
un fiotto di acqua fresca sul viso, arrossato e sporco di sabbia.
- Scully si sentiva in debito, colpevole e incapace di dire qualsiasi
cosa avesse senso, ora.
- Ashley laveva portata sin lì, riempito la Davidson con un
paio di pieni di benzina ed offertole una buona colazione ad un fast food, trenta
chilometri prima.
- Si sfiorò la catenina, con due dita.
<..Ashley
>
<
si ? >
Trovò il fermaglio con le dita e laprì, con un gesto
rapido e minuto.
<
apri la mano
>
Ashley spense il sorriso, aprendo appena la destra, coperta da un
guanto di pelle nera, tagliato.
<
è tua
Non ha un gran valore
economico
ma
è stata importante per me
fu un dono di mia madre
.tanti anni
fa
.custodiscila
>
Lei scosse il capo.
<
non posso
Dana
davvero non posso
>
- Dana sorrise.
- Fu il solito, splendido sorriso di Dana Scully, che trasformava il
suo viso in una dolcissima alba radiosa.
<
ti prego
sento di dover proseguire sola
voglio
la tenga tu
>
Ashley sgranò gli occhi, spostandosi i capelli di lato, con
nervosismo.
< Dana
io
ho assecondato la
tua
"percezione"
.ma
vuoi davvero
inoltrarti nel deserto
sola
? Qui non cè nulla
.solo sassi e sabbia
>
Scully annuì. Le chiuse a pugno la piccola mano, serrandovi
allinterno la catenina doro.
<
è pazzesco..e se tu avessi avuto modo di conoscermi
ancor prima, lo riterresti ancor più folle, da parte mia
Ma sento che qualcosa mi
aspetta
mi attende
è attende me sola
.Se
se riuscissi a salvare
Mulder
a salvare tutti
lo dovrei solo a te
Non ho parole per
ringraziarti
>
Ashley portò il pugno al cuore, prendendo un profondo respiro.
<
ho capito
.che serve a poco, cercare di farti
cambiare idea, Dana!Ma posso strapparti almeno una promessa?>
Lei alzò appena le piccole spalle, socchiudendo le palpebre.
<
se..non avessi tue notizie nel giro di
unora
.mi sentirò in dovere di venire a cercarti
non mi sembra molto,
come condizione ! >
- Scully le diede un piccolo bacio sulla guancia, poi si caricò
sulle spalle la borraccia piena dacqua e si calzò il capello dalle tese larghe, da
cowboy e sincamminò, fissandosi appena le scarpe.
- Proseguì per qualche decina di metri, sino ad inerpicarsi per una
collinetta pietrosa.
- Allora si voltò, salutando la centaura con la mano aperta,
lespressione decisa, quasi lei potesse in qualche modo vederla, e fissando la
bussola, proseguì la scalata.
- Ashley si sdraiò accanto alla moto, nel piccolo cono dombra
che questa proiettava a terra e scosse la testa.
- Come aveva potuto lasciarla andare ?
- Ma, nonostante lo sentisse appena, e non osasse ammetterlo a se
stessa, anche lei "sapeva" che Dana stava facendo la cosa giusta.
- Lascesa di Scully proseguì per una dozzina di minuti. Non
tanto per laltezza della collina ( in realtà si trattava di un irto passo per nulla
impegnativo ), quanto per le rocce, che sbucavano traditrici e aguzze dal terreno.
- Se non avesse calzato comode scarpe da tennis, che le facevano
sudare i piedi ma le garantivano agilità e aderenza al terreno, sarebbe scivolata di
certo.
- Quando giunse in cima, avvertì il bisogno feroce di bere, che
scacciò subito.
- La borraccia era capace, ma non infinita.
- Si parò dal sole accecante con la mano, cercando di fissare avanti
a se.
- Solo sabbia rossastra, cactus che spuntavano come scheletri deformi
dal deserto, e rocce.
- Nuovamente udì inverso acuto dellaquila.
- Si voltò verso di esso, con il sole alla propria sinistra.
- La collina, da quel lato, scendeva scoscesa, perdendosi in una
sorta di budello oscuro.
- Loscurità era accentuata dallombra proiettata dal
sole, ma ugualmente era notevole.
- Sbirciò la bussola.
- Dalle indicazioni, rinvenute in quella sala mezza distrutta sotto
la centrale, quel posto valeva un altro
- Vide laquila vorticare ad ampi cerchi concentrici,
abbassandosi ad ogni volteggio.
- Per un istante temette che il rapace intendesse aggredirla, quando
questo arrivò a sfiorarle la tesa del cappello.
- Poi luccello svanì nel pertugio oscuro e lei si decise.
- Prese a discendere con destrezza, mettendo i piedi e le mani nei
punti sicuri, tastando la sicurezza delle rocce rosso mattone, fra le quali spuntavano
radi ciuffi di gramigna selvatica.
- Man mano che scendeva le sembrava che la temperatura andasse
diminuendo, e comprese che per la particolare strettezza della gola, questa era con ogni
probabilità immersa in una sorta dombra perenne.
- Pensò anche ad altre cose, veramente.
- Ad esempio che era folle scendere per una stretta gola nel deserto,
immersa nellombra
avrebbe potuto balzare su laquila di prima ad esempio,
e cavarle gli occhi
- O più realisticamente, qualche serpente, sarebbe sbucato da dietro
un sasso e
- lavrebbe morsa.
- Invece la discesa proseguì innocua.
- La gola era protetta fra lombra della collina sassosa, e una
sorta di colonnato di pietra naturale.
- Erano sassi erosi dal vento, lisci come fossero fresati a mano,
appena bucherellati da tane di termiti e qualche topo del deserto.
- La gola si restringeva, divenendo alla fine, un cunicolo stretto
poco più di un metro.
- Rimase sospesa fra una pietra sporgente e il solido appiglio ai
propri piedi, attratta dalla curiosa colorazione delle rocce.
- Attorno al cunicolo, esse erano completamente nere.
- Non aveva mai visto roccia simile
.poteva trattarsi di carbone
o qualche altro derivato naturale.
- Tutta la gola era ad imbuto, quasi che chi avesse la sventura di
avvicinarvisi, sarebbe caduto allinterno di quel cunicolo, per finire chissà dove.
- Le colonne di pietra erano su tre lati, a semi cerchio
.
- Una disposizione troppo curata, perché fosse naturale.
- Esitò per un attimo, sino a quando udì una voce esploderle nella
mente.
<
è ora ! Scendi e affronta il tuo destino, Aquila
Scarlatta ! >
- La comprese nitidamente, ma era stata pronunziata in un linguaggio
non suo.
- Era Navajo
.nera certa.
- Rabbrividì.
- Avrebbe voluto che Mulder le fosse accanto, per sollevarla con una
teoria assurda, ma così non era, non poteva essere..
- Scivolò lentamente sino al bordo del cunicolo.
- Il terreno pareva collassate su di esso, e si resse con sempre
maggiore difficoltà sino al suo orlo.
- Non vedeva nulla, allinterno.
- Udì, per un istante, lo stridere dellaquila
- Poi dei passi, alle proprie spalle.
- Si voltò, spaventata e tesa.
- Figure.
- Un paio duomini, alti, possenti, che indossavano soltanto un
piccolo perizoma di pelle di bisonte.
< Chi siete ? Che cosa volete ? >, biascicò.
<
Albert tattende
.Aquila Scarlatta
è
giunto il momento del rituale
>
- Fece per dire qualcosa, ma la vista divenne confusa.
- I colori si accentuarono, fondendosi in uniride caotica e
vorticosa.
- I suoni si allontanarono.
- Cadde in ginocchio, le mani che si ferivano sui sassi minuti del
terreno, il volto contrito da una nausea violentissima ed improvvisa.
- Le colonne andavano incurvandosi, quasi fossero dita di un immenso
gigante, che si chiudevano per afferrarla.
- Vide Mulder che sorrideva, con il viso metà umano, metà alieno,
Yvanov che faceva altrettanto, ridotto ad un ammasso di carne maciullata da quel mostro
antidiluviano
- Poi tutto si perse nelle tenebre.
***
CAPITOLO DICIANNOVE
- Chilmark, Stato del Massachusetts,
- Ore 09.00 Pm, Venerdì 28 Giugno 2002
- Si sedette su quel divano di pelle, proprio nel medesimo punto in
cui aveva baciato per la prima volta Tea Mulder, quasi quarantanni prima.
- Lei si era scostata, turbata e al tempo stesso eccitata delle sue
attenzioni.
- Si accese la Morley, mentre il vento dei ricordi galoppava
impetuoso, dapprima debole come un refolo di primavera, per poi divenire un uragano
inarrestabile.
- Uragano inarrestabile
come quello che stava accadendo..
- Il conto alla rovescia, lora X
.
- Sorrise.
- Fuori era abbastanza fresco, non più freddo come le serate
precedenti.
- Una lieve brezza si era alzata decisa, ma aveva spazzato via
lumidità, dando finalmente spazio alla bella stagione
.Bella stagione..
- La vita, dopo i fatti drammatici delle ultime ore, sembrava mutata
da un incantesimo.
- Le strade deserte, i rumori appiattiti da un silenzio assoluto,
pesante come una cappa di piombo.
- Il vociare dei bambini. era zittito dal greve e solenne discorso
dello speaker, che preparava la nazione al discorso del Presidente.
- Le stazioni radio, avevano interrotto il fiume continuo di notizie
sui disordini, dei saccheggi, degli incidenti nei vari stati, dei dodici morti per una
sommossa a Pittsburgh, dei New York paralizzata da disordini e caos, dellassalto
agli aeroporti, ed ogni emittente, trasmetteva la medesima voce registrata, come in una
sorta di Grande Fratello di Orwelliana memoria.
- Solo ogni quaranta minuti, chissà poi perché, era ripetuto
lappello alla vaccinazione da parte dellistituto di igiene e profilassi, per
cause " di forza maggiore".
- Unassociazione pacifista del New England, aveva inscenato una
manifestazione di protesta presso la Casa Bianca, con un funerale rappresentante
lAmerica in una bara.
- LFBI e le varie polizie di stato, erano al lavoro senza sosta
da ventiquattro ore.
- A Boston sette cittadini americani di origine russa erano stati
linciati dalla folla.
- La madre di Fox stava seduta, di fronte a lui, fra loro il piccolo
tavolino da tè in teck.
< Il mondo è alla svolta
al punto segnato e preparato
dopo una vita di progetti e lavoro
è alla soglia dellultimo stadio prima della
grandezza
>
- Nessun entusiasmo in quelle parole.
- Lei tremava, sul punto di crollare come non le era mai capitato,
nemmeno quando
- William era morto.
<..e tutto nacque sotto quella quercia, in quella giornata
piovosa di primavera, con Fox e Dana e
lei..che giocavano
>
Aspirò lentamente.
< Era una vecchia trottola di legno
chi ci crederebbe ?
Chi penserebbe ad una trottola di legno, come chiave dellApocalisse ? A
quellincidente
>
Lei si scosse.
< Basta ! Vattene da casa mia
non hai alcun diritto di
stare qui ! >
Smoking Man si rigirò la sigaretta fra le dita ingiallite dal
tabacco.
<
non trovi piacevole lasciarsi andare ai ricordi, Tea ?
In fondo, essi hanno contribuito a cesellare la nostra esistenza, e a prepararci per un
mondo migliore ! >
< Dovè mio figlio ? Tu sai dove si è nascosto ! Vero ?
>
- Quellincidente
se Samantha non fosse mai scivolata sulle
radici bagnate della quercia e non si fosse ferita, se quel sangue vischioso e verde non
fosse sgorgato dalle sue vene, Fox e Dana non si sarebbero mai arrampicati sino al
davanzale del primo piano, aggrappandosi alla veranda, per sbirciare larrivo del
dottor Asaky, a casa di papà Mulder.
- Non avrebbero mai visto Samantha distesa sul letto, il braccio teso
in avanti, la flebo che pompava una sorta di plasma verde in lei.
- Né avrebbero visto William tremare e parlare frettolosamente con
sua moglie.
- Tanto meno Dana avrebbe rischiato una brutta caduta, scivolando
sulle assi fradice della veranda e lui lavrebbe afferrata per un braccio,
sostenendola.
- I loro occhi non si sarebbero incontrati e Dana non sarebbe
arrossita come un peperone, smozzicando:
<
dai
piantala
>
- E senza quel doloroso avvenimento, quella tragica fatalità, Tea e
William sarebbero andati damore e daccordo sino a quella fatidica notte del 27
Novembre.
- Invece, Samantha si sarebbe alzata, una sera, svegliando Fox e
costringendolo a seguirla in cima alla scala interna, con i piedi a penzoloni nel vuoto,
mentre mà e pà discutevano di lei, di quel che le sarebbe accaduto.
- E forse in Fox non si sarebbe mai accesa una sorta di scintilla
cosmica, denergia vitale che aveva la forza di contagiare anche Dana e tutti coloro
che stavano attorno a quel folle agente federale.
- Discutevano di cose come "adozione" e
"creatura", concetti che i diligenti medici di Ishimaru ed Asaky, avrebbero
presto rimosso dalle loro menti.
- Come avrebbero cancellato quella cotta presa da Scully
alletà di dieci anni.
- Perché, naturalmente, una persona aveva veduto Fox e Dana
arrampicarsi e spiare i dottori giapponesi, per nulla infastidito dalla pioggia che gli
infradiciava la sigaretta.
< E una piccola spia
>, avrebbe detto sorridendo,
riferito a lei, già coraggiosa e forte fin da allora.
- Così, una sera sulle rive del lago di Quonochontaug, con Fox
nascosto dietro ad un cespuglio e lei che cadeva a terra, spaventata, si sarebbe deciso di
cancellare parte dei ricordi dei due ragazzi e di Samantha.
- Smoking Man spense la sigaretta.
< Mi spiace che le mie visite, qui, siano vettori di astio, in
te
Fox
so che sta bene
"loro" me lo comunicano.. Presto tornerà
dove deve..dove doveva essere da sempre
>
Lei scosse la testa.
< Non
ho mai capito del tutto i tuoi discorsi
da
grande capo.. Ma credo che se William fosse qui
ti maledirebbe
Hai distrutto
tutto ciò che rimaneva della nostra vita, della nostra famiglia
>
Luomo che Fox e Dana odiavano dal profondo del cuore e che
in fondo, dal profondo del suo cuore, amava entrambi, mormorò:
< Presto tutti
tutti saremo una sola famiglia ! >
- Alzò laudio del televisore, quando apparve lo stemma della
Casa Bianca a tutto schermo.
- Tea barcollò reggendosi appena alla sponda del divano, vincendo
con forza listinto di aggredire quel mostro, dalla sigaretta sempre accesa, che pure
in quellistante mostrava un disperato bisogno di amore e di paura.
- Il Presidente Bush si schiarì la voce, fissando il vuoto della
telecamera.
<
cittadini dAmerica, figlioli miei
.ciò che
mi accingo a comunicarvi, è tanto sconvolgente, da risultare incredibile! Nelle ultime,
drammatiche ore, siamo precipitati in una crisi internazionale gravissima, peggiore ai
fatti dell11 Settembre! Non è il mio volere, quello di allontanare responsabilità
di questa amministrazione per le conseguenze di ciò ha portato gli Stati Uniti
DAmerica e la Federazione Russa, sullorlo della guerra nucleare ! Se esistono
mie colpe, esse andranno esaminate in tempi successivi !" Ciò che mi preme ora, è
di scongiurare unapocalisse drammatica, le cui ripercussioni sarebbero
incontrollabili per noi e i nostri figli! Voglio rivolgermi al presidente della
Federazione Russa, affinché ascolti la voce della ragione e della consapevolezza: saremo
disposti ad accettare ogni nostro fardello sino allultimo secondo, prima della
dichiarazione di guerra ! E lora della verità, qualsiasi siano le conseguenze
! Negarla, ora, e domani, ci macchierebbe di una colpa indelebile, quale mai gli Stati
Uniti, nella loro storia di libertà e democrazia, hanno avuto ! Da molti decenni,
addirittura da Roswell, il governo Americano, ha occultato e sfruttato gli eventuali
frutti di una scoperta sconvolgente. Una scoperta che allora era impensabile rendere
pubblica: la custodia di una astronave di origine aliena e di alcuni suoi
occupanti
tutti, senza alcun dubbio di origine
.extraterrestre ! >
Un enorme brusio eruppe dal settore dei giornalisti, rimasti, sino
a quellistante, in silenzio.
< Prego
prego, signori ! Avrete tutto il tempo per le
domande, a discorso ultimato ! Ho appreso da poco che il nostro sistema di sicurezza
nazionale, ha testato per decenni, tremende armi batteriologiche, derivanti dallo studio
di quelle forme di vita ! Posso però assicurare il presidente russo, che mai sono state
utilizzate sul suolo sovietico ! Se ciò si fosse verificato, questo orrendo atto di
aggressione ad una potenza straniera, non sarebbe dipeso dal presidente americano o dal
Congresso, che
>
Smoking Man si riaccese la Morley.
<
hanno sempre operato alloscuro di tale,
inconcepibile aggressione ! Per mostrare la mia assoluta trasparenza su questa questione,
che è ciò che sta trascinando il mondo nel caos, lAmerica è disposta a mostrare
tutti i files riguardanti la segretezza nazionale, ma al tempo stesso, qualsiasi
aggressione sul territorio statunitense, o in ambasciate a noi collegate, o a mezzi,
uomini, e basi che battono bandiera Americana, saranno interpretate come un atto formale
di belligeranza ! Non ripeteremo un secondo Pearl Harbor. Suggerisco al presidente Putin,
la volontà di contattarlo personalmente, nel caso desiderasse interloquire solo con me,
ma al tempo stesso, la fermezza della nazione Usa, nel difendere i propri uomini, le
proprie donne, i propri figli, sarà integerrima ! Popolo dAmerica: le ore che
stiamo vivendo sono difficili, dure, come mai in passato ! Ma vi chiedo unità e fermezza,
coesione e spirito patriottico ! Nessuno vuole una terza guerra mondiale e ci batteremo
con le armi della ragione e dalla pace, perché ciò non avvenga ! >
- Ripose i fogli, pronto per lassalto dei giornalisti.
- Ma quasi nessuno seppe che dire.
- Tutto era immerso in un silenzio innaturale.
- Il brusio di sorpresa si era cristallizzato in una sorta
danalisi interiore, un misto dantiche paure e di convinzioni e sospetti mai
confessati.
- Smoking Man si alzò, guardando la madre di Fox.
- Lei si era portata la mano davanti alla bocca, per nascondere il
tremito di terrore che la attanagliava.
<
siete stati
voi
.voi avete scatenato tutto
questo
>
< Era necessario
.per garantire un futuro
.>
< Non vedo
alcun futuro
avete condannato il mondo
alla guerra
scatenato una tremenda epidemia mortale
>
- Vacillò, ma si resse, con stoica fermezza.
- Smoking Man aspirò lentamente dalla Morley.
< Ciò che abbiamo fatto è unire la nostra razza alla
perfezione divina
il passo che ci unirà alle stelle ! Che innalzerà luomo
alla destra di Dio ! Passo
che tuo figlio contribuirà a creare ! >
- Arrivò a sfiorarle il viso, con una carezza delicata e gentile.
- Tea Mulder avvertì il tremare di quella mano rugosa e fredda.
- Forse una parte di Smoking Man, non credeva a quel che andava
dicendo egli stesso.
<
abbiamo costruito la sola alternativa
alla
catastrofe ! So che puoi capirlo
>
Il cuore batteva forte, come mai Smoking Man aveva sentito da
anni.
<
cosa hai fatto a tuo figlio ? Che cosa senti per lui ?
>
- Lui spense la sigaretta e la abbracciò, accarezzandole appena i
capelli corvini.
- Non erano mai cambiati, nonostante gli anni.
<
amore
orgoglio
rispetto
>
Proprio in quel giorno, forse lultimo della razza umana,
Smoking Man nacque per la seconda volta.
***
CAPITOLO VENTI
- Livello di sicurezza numero sette,
- Pentagono, Stato della Virginia, Ora esatta sconosciuta,
- Venerdì 28 Giugno 2002
- Udì per primo il gocciolare fastidioso, che proveniva da una sorta
di struttura complessa, sistemata di fronte.
- Dolore, intenso e lancinante, alla base del collo.
- Riprendere lucidità era stato difficile, artificioso, quasi che
Fox Mulder emergesse da un coma durato anni.
- Il suo corpo
.non gli apparteneva più
- Lo sentiva lontano, debole e minuto, deforme.
- Il rumore della goccia continuava, e così spalancò gli occhi.
- La debole illusione che si trattasse di un sogno, durò lo spazio
di un istante.
- Era in una grotta, dalle pareti irregolari, ruvide come pietra
grezza.
- No
piuttosto simile ad una sorta di secrezione densa e
spugnosa.
- Il corpo
Gesù che gli era capitato ?
- Le mani
si fissò le mani, vedendole avvolte in un denso
colore grigiastro.
- Il mondo aveva perduto colore.
- Le mani
.Erano lunghe, ossute, come rametti pronti a
spezzarsi.
- La grotta era calda, e fu una delle prime cose che percepì con
certezza.
- Un caldo afoso, umido, che non lo infastidì più di tanto.
- Fece per alzarsi, ma gli fu impossibile.
- Le gambe
non era in grado di reggersi in piedi.
- Erano corte e magre, quasi inutili propaggini di un corpo tozzo e
magro.
- Vide bene la grotta
non era una caverna, come aveva creduto
dal primo momento..
- Si trattava di una stanza ricavata da una sorta di resina
gelatinosa, rinsecchita e durissima, dai tenui riflessi argentei.
- Una debole luce pulsava, grigia come tutto il resto, per la sua
vista uniforme.
- In realtà la luce era bianchissima, quasi assoluta.
- La bolla era immensa.
- Del tutto identica alla propria, dalla quale era uscito a fatica,
strisciando ed espellendo grumi di sangue ormai inutile per il suo metabolismo, essa
differiva solo per le dimensioni.
- Sembrava una sorta di gigantesca bolla verde, grande quanto una
mongolfiera.
- Fili spessi, come cordoni ombelicali, la sorreggevano.
- E dalla parte oscura della stanza, colma di una sorta di muffa
appiccicosa, apparve.
- La solita, vacua, terrificante faccia dai lineamenti inespressivi.
- Il corpo
.era efebico, rinsecchito tranne che per
laddome.
- Esso assomigliava ad un sacco gonfio, di colore giallastro, che
proseguiva sino alle spalle della creatura, attaccandosi alla parete.
- Non era solo appesa per quella propaggine
- Era lei stessa a crearla
.a generare quella stanza, quel nido
contorto e colmo di bolle pronte a dischiudersi.
- Gli arti
erano assolutamente terrificanti.
Smisurati, magri e secchi, assomigliavano a nodose estremità, irte dartigli
affilati e sporchi di sangue, che spesso gocciolava pigramente a terra.
- Il viso
gli occhi
.enormi occhi a goccia, neri, oscuri e
privi di qualsiasi riflesso umano.
- Una vista che avrebbe condotto alla pazzia chiunque
ma non Fox
Mulder.
- Anzi, senza capirne il motivo, la accolse con
serenità
sapeva, una parte di lui era certa, che non le avrebbe fatto del male.
- La mano si mosse a scatti, come un burattino mosso da un incerto
mangiafuoco, avanzando verso di lui.
- Arrivò a sfiorargli il viso.
- La mano, dalle quattro dita ossute e grigie, si aprì, ruotando
leggermente.
- Mulder fissò stupefatto quel che la mano serrava.
- Una piccola, spelacchiata palla da baseball.
< Fox...Fox sono io...non mi riconosci, Fox ? Sono Samantha !
>
- La capiva.
- Capiva ogni sillaba, ogni parola di quella serie di suoni che sino
a qualche istante prima, gli erano apparsi come aliene note musicali.
< Non avere paura, Fox
>
<
non ho paura
.non ho alcuna paura
.>,
disse.
- Ma non laveva propriamente detto.
- La frase era uscita dalla sua mente e si era fusa con quella della
creatura, della regina della covata aliena.
< Cercavamo da tanto, da tantissimo tempo, questa
>
- Mostrò di nuovo la palla da baseball.
- Fox sorrise. Il suo viso era appena solcato da un lineamento fisso,
rigido, ma ugualmente parve disegnarsi a sorriso.
<
.è la mia palla da baseball
Lhai sempre
avuta tu ? >
< La posseggo da quel Natale, Fox
! Ora il tuo cammino ed
il mio si sono completati ! >
< Cosa
cosa sono diventato ? >
Samantha si mosse verso di lui, cingendolo con quelle smisurate
braccia rinsecchite, che avrebbero potuto ugualmente farlo a pezzi.
<
Parte di me
Ora lavvento della nuova era è
compiuto ! Presto tu ed io, domineremo su miliardi di figli, pronti a servirci ! Sarò in
grado di generare altri come me, altri come i miei figli
sarò la regina della specie
che cancellerà il mondo, per plasmarlo a sua somiglianza ! >
< Ed
hai bisogno di me ? >
- La palla prese a roteare, lentamente.
- Divenne luminescente, rimpicciolendosi.
< ..contiene la sequenza finale del DNA
che ti permetterà
di unirti a me
di fonderci per creare lessere più completo
dellUniverso
Una regina in grado di auto riprodursi, per creare una genesi
infinita di alieni
! >
- Gli insetti
.adesso comprese del tutto.
- Comprese e non gli spiacque.
- Era il suo destino, glielo diceva la voce nella mente.
- Laddome di Samantha si aprì, come una finestra.
- Vide dei ganci ossei, simili a quelli che spuntavano adesso dal suo
torace e ne comprese la funzione.
- Sarebbe entrato in lei, inglobandosi con la regina, e lei lo
avrebbe parzialmente digerito, assimilandolo e fondendosi in una sola creatura.
< Vuoi seguirmi, Fox ? >, chiese.
- Le immagini esplosero a miliardi nella sua testa.
- Smoking Man, tutti gli scienziati del "progetto" ,
osservavano dallo schermo, immersi in un terrore estasiato.
- Nessuno avrebbe mai immaginato nulla del genere.
- Fox sorrise e tese la mano rinsecchita.
- Lenorme insetto alieno che un tempo era stata sua sorella,
proruppe in uno stridulo verso di trionfo.
***
CAPITOLO VENTUNO
- Luogo sconosciuto, ora esatta sconosciuta
- fra Venerdì 28 e Sabato 29 Giugno
- La voce del deserto, ora silente, ora titanica, continuava alla
stregua di un delicato e monotono sottofondo.
- Una volpe del deserto caracollò sino allorlo del pozzo
sciamanico, nel quale Scully era precipitata, poi sgattaiolò via.
- Dana si rese conto che il sogno, quello nel quale Mulder le
appariva per metà alieno e Yvanov ridotto ad un ammasso di carne maciullata, non era
terminato.
- Aveva assunto forma più realistica, ma era pur sempre un sogno.
- Infatti, era sempre nel deserto, ma quel luogo appariva del tutto
privo di calore, e la luce del sole era "diversa", come innaturale.
- Le ombre erano lunghe e strette, come ci si avvicinasse al
tramonto, ma lilluminazione intensa ed il sole alto.
- Eppure quello era uno dei sogni più realistici che avesse mai
fatto.
- Sentiva la polvere fra le dita, la durezza delle pietre aguzze
sulla schiena e sulle natiche, il vento scompigliarle i capelli rosso Tiziano.
- Scully deglutì, sentendo la gola secca e piena di tossine.
- Degli indiani veduti poco prima, nulla.
- O erano svaniti con il sogno, e questo adesso la cullava sino al
riposo, o se nerano andati.
- Albert Holsteen apparve dimprovviso, esattamente dietro ad un
cono dombra prodotto da un cactus, quasi prendesse vita da esso.
- La bandana rossa, raccoglieva i suoi capelli grigio cenere,
sormontata da una penna daquila sulla destra.
- Lei sgranò gli occhi verdi, cercando di mettersi in piedi.
- Si mise in ginocchio, sentendosi debolissima, e mormorò
debolmente:
< Albert
>
< Salve Aquila Scarlatta
ti aspettavamo
.sei arrivata
puntuale
>
- Parlò con voce ferma ma gentile, comera sempre stato, nello
stile di uno sciamano.
- Altre figure, accanto a lui, presero forma e Dana si sforzò di
capirne lidentità.
- Ora che uscirono dal cono dombra, mettendosi di fronte a lei,
a meno di dieci passi, non le riusciva di credere in ciò che vedeva.
- Jean Grey era vestita da nativa americana.
- Una collana dosso le orlava il petto florido e la della
pittura rituale, preparata con colori di terra ed erba, dipingeva il viso della meticcia
con una maschera metà azzurra e metà rossa.
<
seguici
>
- Lesortazione di Albert la fece alzare del tutto e fissò con
intensità il volto di una donna mai vista, Edith Koklus.
- La fissava con espressione vuota, e Dana comprese che quella donna
non era più viva.
<
vice-direttore Grey
che cosa ci fa qui ? >
- La domanda le apparve assurda e fuori posto, ma ugualmente fu
lunica che seppe formulare.
- Se era un sogno, perché chiedere spiegazioni ?
- La osservò incuriosita. Jean aveva il medesimo sguardo vuoto di
quella donna, anche se velato da maggior gentilezza.
- Le afferrò la mano, e nello stringerla, Dana captò un brivido
gelido.
- Jean camminava a piedi nudi, quasi sfiorando il terreno sassoso,
mentre la gonna di pelle di bisonte, le sfiorava le cosce.
<..capirai
Aquila Scarlatta
>
<
ma come
.signore io
>
< Il mio nome è Raggio di Luna
>
- Non disse altro.
- Dana abbassò appena le palpebre e nel riaprirle si accorse che il
paesaggio era mutato.
- Davanti a loro, nel centro esatto di un cerchio disegnato da
carbone nerissimo, una capanna Navajo, di forma tonda.
- Era circondata da teschi di bisonte, issati su pali di sostegno.
- La nuca prese a pulsarle, e avvertì una calda ventata di febbre.
- Albert stava davanti allingresso e fece cenno alle donne di
avvicinarsi.
- Attraversarono un spiazzo circolare, antistante la capanna, sul
quale era tracciato un mosaico di pietre finissime, del tutto identico a quello minuto
rinvenuto da Scully e Ashley in quella stanza, sotto le rovine della centrale elettrica.
- Era il luogo ! Scully nebbe una certezza assoluta.
- Corvo Rosso scostò una tendina ed il profumo penetrante
dincenso, giunse nitido ai sensi di Scully.
- Non era un sogno ! Non poteva esserlo.
- Tremò un poco, ora scossa da una sorta di diffidenza innaturale,
come se la parte razione della sua anima si ribellasse.
- Si scostò i capelli dietro lorecchio.
< Io
non sono indiana..sono Cattolica e credo
che
>
< Ciò che ti attende è antico quanto luomo
Aquila
Scarlatta
Viene da dentro di te
da qui
>
Albert le indicò il centro del petto, allaltezza del cuore.
<..e non possiede colore, né religione
Devi essere
preparata..>
- Vinse con fatica la diffidenza. Sete, dolore e fame erano svanite,
non appena entrata nel cerchio della capanna.
- Albert svanì dietro la tendina, mentre Raggio di Luna le afferrò
di nuovo la mano
come mamma e papà, in una calda giornata di tantissimi anni prima,
con il sole che picchiava forte anche allora.
< Sarai destinata a grandi cose, Dana
>, le aveva
sussurrato papà.
Scacciò via quel ricordo.
< ..cosa vuol farmi ? >
Si erano bloccate di fronte ad un otre colmo dacqua,
sistemato in una delle tante ombre allungate di quel luogo.
< La cerimonia ha una sua costruzione
non ti è possibile
entrare così.. Devi purificare il tuo corpo
pulirlo dal contatto avuto con un altro
uomo
e adottare i nostri segni rituali
.> fece per ribattere, dire qualcosa,
ma si bloccò.
- Jean adesso le appariva immersa in unaura di beatitudine.
- La pelle olivastra luccicava, cosparsa dolio balsamico.
- Si spogliò, facendo scivolare il vestito indiano ai suoi piedi,
rimanendo nuda di fronte a Scully, con la collana dosso che dondolava sullo sterno.
- Prese una pezza giallognola, di pelle di camoscio, intingendola
nellotre.
< Raggio di Luna
.io
è necessario che mi sia
spiegato
.ciò che debbo fare.. credevo
che venendo qui
avrei trovato
Fox
.>
< Lo troverai ! Troverai ciò che hai sempre cercato
>
- Sentì la pezza scivolarle sul viso, bagnarle il collo e la fronte,
le gote e le labbra e la cosa la immerse in una placida rilassatezza.
- Jean le tolse la camicetta, il reggiseno, e la fece voltare di
spalle.
- Ora il tessuto spugnoso le attraversava le scapole, la schiena
sudata e dolcissima e la realtà andava allontanandosi, lenta ma decisa.
- Lacqua era fresca e piacevole. La sentiva scivolare sulle
braccia, sul seno piccolo e morbido, sulle gambe e sul ventre piatto, raccogliendosi in
una goccia nellombelico.
- Dalla capanna, si alzò un canto tribale, atavico.
- Ora lacqua le bagnava i punti più intimi, senza malizia o
noncuranza, ma con un esatto dosaggio delle due cose.
- Quando anche i piedi furono puliti, aprì appena gli occhi.
- Ora Jean stava disegnandole segni sulla pelle, e per compiere
loperazione, intingeva due dita, indice e medio della mano destra, in una colma
ciotola di terracotta.
<
io
non
>
- La voce le uscì a fatica, quasi non fosse la propria.
- Brividi fortissimi le tagliarono in due la pelle, seguendo quei
disegni precisi e antichissimi, e sempre più simmergeva in un arcaico rituale
indiano.
- Realizzò dessere in piedi, le braccia larghe, i palmi
rivolti allesterno con le ultime due dita dogni mano socchiuse e la testa
abbassata del tutto.
- Le dita di Raggio di Luna le disegnarono le natiche, lincavo
dellinguine.
- Fece per dire qualcosa, ma le uscì solo un piccolo gemito di
dolcezza.
- Il deserto
era sempre lo stesso, solo che sua madre e suo
padre erano molto più giovani.
- E lo era anche Albert.
<
.protegga la mia bambina
per favore
>
- Le parole di Margaret Scully, il viso teso di papà, quello
convinto di William Mulder
.quella cerimonia era stata decisa allora ?
- Albert le accarezzò i capelli rossi, porgendole una trottola di
legno, allora integra e nuova.
- I colori, stampati su di essa, erano vivi. Una splendida trottola
fatta a mano.
< Tienila sempre con te
Aquila Scarlatta
>
- Lei aveva sorriso.
- Ora che stava nuda, ora che il suo corpo era percorso da disegni e
dalla pittura indiana e da olio balsamico, ora rammentava tutto.
- Come aveva potuto scordarlo ?
- La stavano proteggendo
volevano fosse pronta per ciò che
adesso si stava verificando.
---
- Livello di sicurezza numero sette,
- Pentagono, Stato della Virginia, Ora esatta
- sconosciuta, Venerdì 28 Giugno 2002
- Loperazione fu estremamente semplice ma al tempo stesso
agghiacciante.
- Samantha afferrò Fox con quattro delle sei estremità rinsecchite
che era una sorta deufemismo definire arti, voltandolo di spalle.
- Dalla bocca, una stretta fessura lineare, sgorgò fuori un denso,
appiccicoso liquido color zucchero, dal sapore dolciastro, disgustoso.
- Al contatto con laria, quel liquido gelatinoso, si essiccava
rapidamente e Fox ebbe così modo di capire come Samantha aveva costruito tutto
limmenso alveare che poteva in parte vedere.
- Esso si estendeva per chilometri sotto terra, in una sorta
dintricato sistema di gallerie tortuose, che portavano tutte alla camera della
gestazione, nella quale Fox e Samantha si trovavano ora.
- Un grumoso violo di sangue verde scaturì dalle labbra di Fox
Mulder, mentre la sorella gli incideva la schiena, quasi stesse aprendo il carapace di
qualche mollusco marino.
- Non provò alcun dolore, naturalmente.
- "Loro" erano estremamente capaci nel sopire qualsiasi
dolore, come aveva sempre sentito e provato in svariati anni dindagini.
- La regina aliena si chinò su Fox, quasi spingendolo
allinterno del proprio addome immenso, lavorando con abilità innaturale, figlia di
movimenti esapodi, mentre il ronzio delle attrezzature aliene si accese alla stregua di un
canto tribale.
- Smoking Man spense la Morley, estasiato e disgustato.
- Ora la secrezione andava depositandosi sulladdome, quasi come
una medicazione improvvisata, che presto avrebbe richiuso lo squarcio nel corpo della
regina aliena, incamerando Fox per sempre.
<
per domenica
sarà tutto finito
>,
smozzicò, con le labbra tremanti.
***
CAPITOLO VENTUNO
- Luogo sconosciuto, ora esatta sconosciuta,
- fra Venerdì 28 e Sabato 29 Giugno
- Le piccole gocce dacqua rituale, scendevano lungo la pelle
accalorata dal vento del deserto.
- Il respiro era divenuto ritmico, ipnotico.
- Tamtamtamtam
- Udiva quel suono costante, quasi provenisse da dentro di lei.
- Dana era seduta con i glutei appoggiati ai talloni, le braccia
cadenti ai lati dei fianchi, inebetita.
- Era come se il calore del deserto le ardesse, dentro.
- Non aveva mai provato nulla del genere in vita sua.
- Benché fosse completamente nuda, non provava alcun imbarazzo.
- Ora, davanti alla sua vista, si disegnò una fiamma rossastra.
- Un fuoco magico, vivo e pulsante.
- Ardeva ritmicamente al suono dei tamburi: tamtamtamtam..
- Una splendida penna daquila le ornava il lato destro della
testa.
- Ora ( ma era realmente accaduto ora o prima ? Il tempo non aveva
significato nel suo stato, in quel luogo
) danzavano intorno a lei.
- Indiani, con splendidi abbigliamenti propiziatori: penne, copricapi
colorati e sfarzosi.
- Aprì a fatica le palpebre, rallentata dalla febbre che la
divorava.
- Tutto appariva immerso in una gelatina purpurea.
- Parole e suoni lontani
- Pittura indiana sul dorso della sua mano.
- Si guardò le braccia
la pittura correva dalle mani sino alle
spalle e capì che era stata tracciata ovunque.
- Le linee dalle nocche arrivavano alle spalle e lì si scioglievano
in centinaia di puntini bianchi, come minute tracce di pennarello.
- Sentiva quella pittura alla base del collo.
- Un grosso sole dipinto nel ventre, con raggi rossastri, e linee,
che dal pube scendevano alle gambe, sino ai piedi, colorati di un rosso denso e scuro,
forse sangue.
- Il fuoco irradiava luce calda a materna, che rendeva i tratti
magici e vivi.
- Avvertì il proprio petto nudo, muoversi piano, mentre quel calore
e quei suoni la mantenevano in uno stato alterato di coscienza, quasi in sospeso fra
realtà e fantasia.
- Una mano antica, sicura come avesse compiuto il medesimo gesto da
tempo immemorabile, le disegnò sulla schiena unaquila dalle ali spiegate.
- Il becco aguzzo del rapace, terminava alla nuca di Dana, sotto il
segno perenne del suo rapimento.
- Albert Holsteen terminò di disegnare il simbolo.
- Era vestito con un abbigliamento curato, fatto di collane colorate,
penne iridate, e si reggeva ad una verga sciamanica antichissima, dipinta da decine di
simboli a lei ignoti.
- Scully riconobbe in parte quel costume, quasi fosse cresciuta nel
cerchio magico del campo.
- Suoni, parole in lingua Navajo.
- Scully stava seduta accanto al fuoco, mentre una patina di sudore e
dolio profumato, rendeva lucida ed eccitante il riflesso sulla sua pelle.
- Gli indiani le danzavano attorno, quasi fosse un totem da adorare,
e ad ogni movimento di quella danza curata e armonica, Scully si sentiva sempre più parte
di quel disegno tracciato in ere lontanissime, ma quanto mai moderno adesso.
- Albert si scostò da lei, facendole segno di seguirlo nella capanna
e Scully fu attraversata da un momento di lucidità, nel quale si scoprì con i palmi
colmi di sangue vivo e pulsante.
<..abbandona la realtà, Aquila Scarlatta
.il rituale ti
attende
>
- Lei annuì, con semplicità, quasi fosse conscia di quanto stava
per affrontare.
- Si alzò, dirigendosi lentamente verso la capanna.
- Scostò la tendina di protezione, immettendosi in un ambiente
piccolo, di color giallo di marte acceso, che pareva palpitare di vita propria.
- Un piccolo fuoco circondato da sassi bianchi, al centro.
- Il fine riflesso della luce rossa della fiammella, percorreva le
line del suo corpo, rendendole vive, purificandola dal contatto impuro avuto
precedentemente e lavandole le carni.
- Le fece cenno di sedersi e lei si sistemò senza esitare, quasi
conoscesse il proprio posto, accanto ad altri indiani, Apaches, Sioux, Irochesi, Uroni,
che fissavano quel fuoco pulsante.
- Incrociò le gambe come loro, mentre i palmi delle mani si
afflosciarono verso lalto, aperti, appena appoggiati alle gambe.
- La testa cadde allindietro, quasi senza vita, non appena gli
stregoni nella capanna iniziarono il canto evocativo.
Ogni barlume di lucidità era svanita, fuori di quella capanna, nella realtà
- Corvo Rosso agitò appena una piccola ciotola di terracotta,
iniziando a porgerla allo stregone alla sua sinistra.
- Il silenzio era spezzato dalle formule magiche, ed in esse si
respirava la forza arcaica della foresta, del cielo, del cerchio magico delle acque sulla
terra.
- Bevvero tutti a turno, Scully compresa.
- Era sangue, navvertì il caldo sapore non appena lo portò
alle labbra.
- Il canto rituale proseguiva, come il suono ipnotico dei tamburi.
- Ora la capanna era svanita, era svanito il cerchio di carbone nero,
era svanito il mondo reale.
- Al suo posto una distesa.
- Landa desolata, niente verde
niente verde
solo
sabbia rossa e un cielo azzurro, poche nuvole
.nubi che
.tam tam
tam
assumevano una forma precisa
una forma docchi
occhi di pavone,
colorati
Ed ora quegli occhi si aprivano, colorando il deserto come larida tela
di un pittore, ed il deserto diventava verde, il vuoto, una dolce prateria di salvia ed
erba alta, le spoglie colline rigogliose di querce e alberi dal fusto nodoso e forte.
- E, proprio di fronte a lei, tremante per lemozione e con gli
occhi verdi sgranati, un bisonte bianco.
Corvo Rosso apparve al suo fianco.
- Dana era nuda, ma non provava alcuna timidezza né imbarazzo.
- Le fu posta fra le dita una piccola aquila scavata da un osso di
bisonte.
Il medesimo manufatto che era stato appeso al collo di Fox Mulder, e che adesso, mentre la
regina stava assorbendolo dentro di se, era ancora legato al suo corpo, ultimo anello che
lo ancorava alla realtà.
- La landa terminava in un tortuoso, inquietante sentiero.
- Era lastricato da pietre aguzze, che le avrebbero ferito i piedi
nudi, se lavesse percorso.
- Un sentiero scolpito però, per lei.
- Alti alberi spogli, scheletri ossuti e legnosi, si piegavano sul
sentiero, per ammonirla a non percorrerlo.
- Aquila Scarlatta
per la prima volta seppe che quello era
sempre stato il suo nome, come aveva sognato tante volte, anche in quel motel, fin da
quando i suoi genitori la portarono da Albert, decenni prima.
- Quei segni, quella pittura, non erano stati semplicemente tracciati
sul suo corpo, ma impressi, fusi ad esso da una discendenza lontana ma indelebile.
< Ora, Aquila Scarlatta, devi sapere la leggenda che ti ha
condotto alle soglie di quel sentiero. Percorrerlo o no sta alla tua volontà
sappi
che al di là di esso troverai la Volpe dArgento, che ha bisogno di te. Da ciò che
deciderai ora, dipende la tua salvezza, e la salvezza di tutti i cerchi del mondo, delle
acque, del fuoco e della terra
>
- Corvo Rosso parlava una lingua antichissima, precedente a quelle
delle varie tribù Indiane dAmerica
.ma Scully ne capiva ogni parola, come
fosse Inglese moderno.
- La voce di Corvo Rosso si diffuse lenta ma solenne:
"Allinizio del tempo, tantissime stagioni fa, quando
ancora il mondo era popolato dagli spiriti delle acque, dellaria, del fuoco e della
terra, animali come i bisonti, le aquile, gli orsi e i puma di montagna, dominavano la
grande prateria. Quando linverno era feroce, ed il gelo strappava la vita alle
piante e agli animali, una volpe osò per prima dubitare di ciò disegnava gli
eventi. Perché gli spiriti diffondevano ora acqua, ora siccità, ora caldo mite, ora gelo
impenetrabile, perché essi potevano e volevano decidere sulle stagioni, sul corso della
vita stessa ? La volpe comprese ben presto, che la propria esistenza sarebbe mutata per
sempre, perché quelle domande lo avrebbero perseguitato per sempre. Aveva raggiunto la
consapevolezza, lauto coscienza di se. Decise perciò, dintraprendere un lungo
viaggio sino ai confini del cerchio della Terra, per incontrare gli spiriti e parlare con
loro. La volpe possedeva coraggio ed astuzia, ma ugualmente non sarebbe mai riuscito a
compiere quellimpresa. Non era possibile per la volpe, vedere le stelle, le grandi
distanze, il mondo dalla prospettiva del cielo. Occorreva per lui, una guida. Allora lo
spirito dellanima, che spesso si manifestava come un bisonte bianco, creò dalle
stelle , unaquila scarlatta. Questa, osservando il procedere della volpe, il suo
cammino, sarebbe stata la sua stella, avrebbe indicato alla volpe il sentiero sul quale
procedere, cosa evitare, chi seguire.
Laquila e la volpe divennero subito amiche, poiché compresero che nessuna impresa
può esser compiuta senza amicizia e coraggio, senza intelligenza e rispetto. Alla fine,
dopo tante sofferenze e difficoltà, giunsero alla meta. Il cerchio si era chiuso, e al di
là di esso si estendeva la prateria dellinfinito. La volpe si fermò sulla sua
soglia. Osservò laquila scarlatta, che laveva sempre guidato senza mai
fermarsi, senza mai rallentare il cammino per un suo scopo personale
"
- Scully respirava piano.
- Quella leggenda
.era stata scritta per lei, scolpita nel suo
cuore.
Corvo Rosso aveva solo rimosso un debole strato di polvere, facendole risplendere di
nuovo.
- Mulder
vita mia, amore mio solo, anima mia, fiamma del mio
cuore
.luce della mia coscienza
.amo solo te, dal principio del tempo sino alla
sua fine..
- Scully aprì appena le palpebre, fissandosi.
- I disegni sul suo corpo pallido e arrossato dal sole, erano nitidi.
- Un percorso dellanima.
- Corvo Rosso, Albert Holsteen era giovane
.un ragazzo
- Ma lì, il tempo non aveva senso.
<
.indicami il mio sentiero, Corvo Rosso
>,
smozzicò.
Lui aveva sorriso, indicando una splendida aquila che volava nel
cielo azzurro, fra le nubi ad occhio di pavone.
<
è questo
il luogo dellorigine ? >,
domandò lei.
- Corvo Rosso annuì, flebilmente.
- Poi riprese a scandire la leggenda.
"Le risposte sono scritte nella sabbia del deserto, e
mosse dal vento della verità ! La verità che la volpe brama, è la chiave della vostra
salvezza ma anche della assoluta distruzione ! Alla fine giunsero alla soglia del mondo,
ove tutto finisce e tutto comincia. Laquila, esausta, che aveva volato senza posarsi
mai, cadde al suolo, morente. Lo spirito della verità le recise le ali, come simbolo di
devozione. Volpe dArgento si commosse: senza la sua guida, nulla avrebbe avuto
senso, nemmeno le risposte a tutte le domande che lo assillavano. Fu così che lo spirito
della vita si impietosì di nuovo. Li accolse entrambi nel vento caldo del deserto,
fondendoli in una sola creatura. Una creatura che univa il coraggio dei due animali:
astuzia e libertà, forza e dolcezza. Fu così che nacque lumanità
"
Scully udiva, tremante per lemozione.
<
aiutami
a capire il mio scopo, ora
.>,
sussurrò.
La mente era immersa nel debole torpore del risveglio mattutino,
nel quale si è parzialmente assenti e presenti, simile allestasi che segue un
piacere assoluto e coinvolgente, che svuota corpo e mente, lasciando alcuni sensi solo
flebilmente attivi.
< La morte
è solo un barriera, che gli spiriti del male,
venuti dalle stelle, vogliono ergere per impedirti di fare ciò che devi
.>
Agitò la verga sciamanica avanti a se, sollevando un potente
refolo di vento, che scompigliò i capelli rossi di Scully.
<
ciò non deve accadere ! Le domande rivolte dalla volpe
le sue preghiere per salvare laquila, erano esatte, ma ora solo lesatto
contrario della vita, può salvare il mondo dalla fine, dalla distruzione di ogni creatura
del Popolo degli Uomini.. per impedire di far piombare il mondo in un antico caos,
dominato da demoni del male
Morte che tu
dovrai dare a colui che ami di
più ! >
Ora Scully esitò, scossa dalla paura.
< Allora
è questo il senso di quel sentiero ? Ecco
perché mi appare così oscuro
non percorreremo insieme il sentiero della Grande
Prateria ? Mi separerò da lui ? >
Corvo Rosso le afferrò il viso, con due dita, con un gesto colmo
di dolcezza, facendola sentire una bambina, di fronte ad una verità orrenda.
<
Nulla vi separerà ! La morte è solo una falsa barriera
! Ora
devi decidere da sola
>
- Le porse un coltello, dosso di bisonte levigato, dal manico
ricurvo.
- Dana rammentò il suo sogno, senza sapere che era stato lo stesso
anche per Mulder.
- Il coltello le tremava fra le dita, quasi fosse scolpito nel
ghiaccio.
- Grosse lacrime le scesero dalle gote.
<
ci
ci riuniremo
nei Pascoli del Cielo ?
Io
devo sapere almeno questo
>
Corvo Rosso sorrise, salutandola, alzando la mano.
< Questa, Aquila Scarlatta, è unaltra storia ! >
- Svanì, comera apparso.
- Scully cadde in ginocchio, nellerba profumata della prateria,
di fronte a quel terribile sentiero.
<
dovrò ucciderti
amore mio
.amore mio
immenso
>
- Tutto così terribile, ma vero.
- Pianse, copiosamente, sino a sollevare appena il capo, quando le
lacrime non le arrivavano più.
- Gli alberi si erano piegati ancor più
lentrata era
quasi del tutto ostruita.
- Si alzò, avanzando con passo tremante, caracollando, stringendosi
il coltello al petto, mentre il cuore le doleva.
- Un dolore assoluto, quale mai Dana pensava di potersi confrontare.
E paradossalmente, ad ogni passo percorso verso quel sentiero cupo e terribile, di rami
piegati e contorti nel quale non filtrava alcuna luce di quel cielo azzurro, aumentava in
lei la consapevolezza di ciò che era giusto fare.
- La sola, terribile salvezza per il genere umano.
---
- Deserto del Texas, Ore 08.00 Am,
- Sabato 29 Giugno 2002
- Lo stiletto si aprì, con il solito sibilo improvviso.
- Gli occhi di Ashley erano gonfi di lacrime e paura, identici a
quelli di Monkey, quando il killer alieno gli aveva staccato la testa di netto, in quella
lurida cantina ammuffita.
- Sorrise.
- Aveva captato lodore di Scully nitidamente, lì.
- E non serviva a niente, chiedere a quellammasso di carne dove
si fosse diretta.
- Lavrebbe trovata certamente.
- Ma la cosa lo divertiva.
- Si compiaceva del terrore che sgorgava dagli occhi delle creature
di carne quando serrava loro la gola, o le minacciava con lo stiletto.
- Per Scully non sarebbe servito.
- Lavrebbe dilaniata con i propri artigli, le proprie zanne,
immergendo il muso in quella carne morbida e calda.
- Ormai Dana era inutile, e se lavevano fatta arrivare sino a
quel deserto, era perché li conducesse anche da quel manipolo di indiani esaltati da
chissà quale ridicola leggenda ancestrale.
- Linvasione era pronta, e di certo non si sarebbe fermata per
un ridicolo rito di qualche stregone indiano.
<
dovè ? >, chiese con espressione ironica.
- Lei scosse il capo.
- La moto era rovesciata a terra, e lolio macchiava la polvere
del deserto formando un impasto appiccicoso.
- La sollevò afferrandola per la gola, e la sentì muoversi e
dibattersi come una gallina prima che le tirassero il collo.
<..non lo
so
>, pianse.
- Era vero. Lo capiva dalla sua espressione compassionevole, ma
questo non cambiava le cose.
- Era un guerriero, un soldato. La regina lo aveva creato per questo,
ed aveva sempre eseguito ogni compito con assoluta perfezione.
Molti suoi fratelli erano stati uccisi, da Fox e uno anche da Scully.
- Soprattutto questo fatto lo faceva arrabbiare.
- Una donna
uno di loro era stato eliminato da una
donna
.prescelta sì che si vuole, ma pur sempre una donna.
- Le avrebbe divorato lo stomaco, quandera ancora viva,
vedendola urlare dal dolore, per poi strapparle il cuore dallo sterno, ancora pulsante e
vivo.
- Rise.
<
non ti credo
.puttana
>, ululò.
- Un potente soffio di vento si librò improvviso.
- Lodore di Scully era diventato potente, le sue narici da
cacciatore lo captavano benissimo.
- Il vento del deserto sollevò piccoli ramoscelli e sabbia, pietre
minute e ghiaia appena avvertibile.
- La gettò a terra, contro la moto, sentendola piangere dal dolore.
- Stava accadendo qualcosa.
Qualcosa che non capiva.
- Lodore della sua preda era persistente, ma Scully non era
lì
era lontana eppure vicinissima
quasi..quasi che il corpo fisico della preda,
andasse sciogliendosi nel deserto.
- Ora la raffica di vento divenne potentissima.
- Colonne di sabbia rossastra si alzarono con un ululato possente.
- Mutò forma, divenendo quel che era sempre stato, un mastodontico
alieno insettoide, massiccio ed inarrestabile.
- Avanzò, verso il centro di quella tempesta improvvisa, verso la
fonte dellodore della sua preda.
Scully era lì, ma era come disciolta nel vento impetuoso.
- Una colonna di sabbia e pietre, che avanzava ondeggiando in modo
confuso, apparve allorizzonte, sorprendendolo.
- Non aveva mai visto un tornados.
- Eppure quel tornados aveva il profumo dei capelli di Dana, della
sua pelle, del suo sesso, del suo corpo di donna
- La colonna ululante di sassi, vento e sabbia puntò verso di lui, e
la sua sommità divenne simile ad una bocca famelica, spalancata.
- Il ruggito del vento nel deserto, divenne più potente di quello di
mille leoni.
- Smise di avanzare. Il vento era troppo potente, lo respingeva, lo
rallentava, lo bloccava.
- Si parò il viso con una delle sei zampe irte dartigli, di
fronte ad una forza che non comprendeva.
- Il tornados avanzava come un fulmine, divorando chilometri, radendo
al suolo i cactus e scavando un solco nel durissimo terreno del deserto.
- Fece per scartare in una direzione, ma la colonna lo inghiottì,
strappandolo da terra come un fuscello.
- Emise un grido rabbioso, mentre le pietre, la sabbia, la furia del
vento, gli spezzavano le ossa, la corazza chitinosa, le carni asciutte e compatte.
- I sensi erano impazziti, inaffidabili.
- Tutto, in quel tornados, ricordava lodore di Scully, della
sua pelle, del suo sesso, del suo corpo di donna
- La colonna di sabbia, mossa dalla ridicola, arcaica magia degli
Anasazi, si sollevò per centinaia di metri.
- Poi si divise, spezzandogli il corpo come un tronco di cactus ormai
morente.
- Ed alla fine tutto si calmò: il tornados svanì e lurlo del
deserto si perse nel chiarore del mattino.
- Ashley, che aveva cercato Dana per ore, riprese a respirare, con il
cuore che batteva impazzito, il terrore che le annebbiava i sensi, e la spalla spezzata
che lanciava fitte tremende.
- Nella capanna, il corpo nudo di Dana Scully era dovera sempre
stato: seduto, in unassoluta immersione sciamanica.
- I disegni indiani luccicano sul suo sudore, sullolio
profumato, che il fuoco rendeva magici e vivi.
***
CAPITOLO VENTIDUE
Notiziario della CNN di Sabato 29 Giugno, ore 10.45 PM.
"
le ultime, drammatiche notizie, ci giungono dalla
costa Ovest, dove diverse sette religiose, hanno iniziato suicidi di massa, per
limminente arrivo dellapocalisse atomica. A Santa Monica, nello stato della
California sono stati trovati trenta corpi di adepti alla setta del Museo Rosso, che con
ogni probabilità si sono suicidati. Disordini e saccheggi invece in Alabama, in Georgia e
nel New Messico
La situazione sfugge di mano alle autorità, che continuano a
rivolgere appelli alla prudenza e alla vaccinazione preventiva. Circa questultima
imposizione del governo, che ha fatto vaccinare con forza decine di migliaia di bambini,
molte associazioni e diversi esponenti politici si sono opposti, declamando il diritto al
libero arbitrio. Le ultime notizie, hanno fatto intendere che il Congresso ed il
presidente degli Stati Uniti, abbiano firmato il documento di risposta nucleare e che
tutte le basi di confine e allestero, abbiano armato le testate nucleari. Che Dio ci
protegga
..che protegga uomini e donne di questo mondo
e che la ragione vinca
sulla follia. "
---
Luogo sconosciuto, Ora esatta indefinita
- Il sentiero era irto, costellato da ambo i lati da alberi spogli,
grottescamente deformi.
- I rami ed i tronchi, assomigliavano a figure degli inferi, scavate
nel legno dal dolore e dalla sofferenza.
- Il sentiero era di pietra, arida ed aguzza pietra rossa, tagliente,
come un lastricato dinfiniti denti ricurvi, che spuntavano dal nulla.
- Ad ogni passo, ferivano in profondità i piedi di Scully.
- Sferzate di dolore pungente, acuito dai rami che, bassi sino a
sfiorare il pavimento di pietra, la tagliavano le carni, senza pietà per la sua pelle
delicata e rosea.
- Eppure il suo cammino non conosceva incertezza, quasi che quella
sofferenza persistente, fosse una catarsi necessaria a scacciarne unimmensa,
nellanima.
- Sul suo volto bellissimo, era dipinta unespressione dolorosa,
ma al tempo stesso soave e rilassata.
- Diversamente da altre esperienze ascetiche, vissute dalla parte
razionale di Scully con terrore, questa sembrava covata da decenni, nella sua anima.
- Ed era stato probabilmente questo, il dono ricevuto da bambina.
- Ma non le sfuggiva lenormità del dolore che compiere quel
gesto avrebbe comportato, per lei.
- Non osava immaginarlo, eppure esso si disegnava lucido, negli
occhi, come unimmagine fissa impressa in una macchina fotografica.
- Lei seduta, con Fox nel grembo, morente
ed era stata lei ad
ucciderlo
- Il sangue di quellorrore, era vivo, nelle sue mani.
- Pulsava come il suo, dentro il suo corpo, impazzito.
- Quella trance medianica, non le aveva tolto la lucidità per
capire, per scegliere.
- Si alzò un improvviso vento gelido, che sferzò il suo corpo nudo,
senza rallentarla.
- Il sentiero ansimava parole orrende, frasi raggelanti, concetti
cupi ed arcani, ma lei non vi prese attenzione.
- Lo ignorava, lottava per non sentire la voce del male che cercava
di arrestarla.
- Ora il cielo, la prateria verde e il bisonte
.tutto era
svanito.
- Era immersa in un pozzo nero, senza stelle.
- Il bivio si parò innanzi a lei, quando quasi Dana fu costretta a
procedere tentoni, per via dei rami.
Una via oscura, tetra e senza fondo, laltra illuminata da una debole luce verde.
- Socchiuse le palpebre ed attese.
- La risposta le giunse subito.
- Chiamalo. Chiamalo ora
<
.Mulder
.Muldeeer
.>
- In quel momento, in quella notte di sabato, una notte che avrebbe
potuto esser lultima per il genere umano, Fox Mulder aprì appena le palpebre.
- Era rinchiuso nelladdome della regina, collegato a lei da
centinaia di piccoli cordoni ombelicali, da nervature che andavano ispessendosi ad ogni
istante.
- Ma, pur immerso in quel ventre oscuro e malvagio, captò la voce di
lei.
- Era la voce di Dana
la voce di Scully.
- Socchiuse le palpebre, rinchiudendo così quegli occhi enormi, a
goccia, e la sentì di nuovo
< Dana ! >
- Il paesaggio era mutato.
- Nessunastronave aliena, nessuna cella incubatrice, niente
pulsare di energia
- Solo una landa scossa dal vento caldo e sabbioso.
- Il suo corpo
era normale
Era come se non fosse mutato mai
nulla, in lui.
- La vide.
- Dana Scully era davanti a lui, nuda, con il corpo percorso da
pittura indiana, i capelli mossi dal vento, lespressione tesa e dolcissima.
- Piangeva, grosse lacrime calde le rigavano le gote, ma era
splendida.
<
Dana
.>, mormorò.
- La voce usciva, ma senza alcun suono reale.
- Pensiero, sentimenti allo stato puro.
- Lei si mise di fronte, fissandolo.
- Accarezzò il suo viso, una carezza calda, intensa, assoluta.
< Amore
.amore mio
>
- Lui osservò i disegni
.sinuosi, bellissimi.
- Non trovò altre parole, altri pensieri, se non il suo nome.
<
ti amo
.te lo giuro
ti amo più di
tutto
>, mormorò lei, accarezzandogli i capelli, sfiorandogli le palpebre,
tremante come una bambina.
- La regina si mosse di scatto.
- Mulder
era sempre nel suo corpo, ma lo stava perdendo.
- Lo sentiva staccarsi dalla sua mente, come un pensiero lontano.
- Scully chiuse le palpebre. Non doveva
.non voleva vedere ciò
che stava per fare.
- Scostò la mano destra da dietro la schiena, liberandosi dal
contatto con lepidermide con quel coltello gelido.
- Lo sollevò decisa, allaltezza del capo, ma la mano tremava.
<
è giunta la
fine
.amore
.perdonami
.perdonami
>
Fece per colpirlo, ma scivolò in ginocchio, il coltello stretto
nelle dita, il pianto irrefrenabile.
<
non posso
in nome di Dio
.non
posso
.>, pianse.
- Fox si accovacciò accanto a lei, sollevandole le spalle e la
testa, dandole un bacio sulla fronte.
- Comprese ogni cosa
quanto si amassero, quanto era necessario
ciò che Dana doveva fare.
- Afferrò il suo viso fra le mani, accarezzandolo con amorevole
dolcezza, ed anche in quella dimensione parallela e lontana, ne sentiva il calore amoroso,
la morbidezza vellutata.
- Samantha lo chiamava a se, con tutta la sua forza, ma Mulder era
indifferente.
<
amore
era la cosa che dovevi fare dal
principio
per salvarmi, per salvarci tutti
.hai atteso anche troppo
.è
giunto il momento
.>
- Strinse a pugno la sua piccola mano, serrando nel palmo
limpugnatura del coltello.
- Gli occhi bagnati di lacrime di Scully fissarono i suoi, con una
luce tremante, disperata.
<
promettimi che ti salverai, Dana
.>
<
mi salverò
amore mio
..mi
salverò
.>, sussurrò lei, sollevando il braccio, con il coltello che brillava di
luce propria.
- Lo abbassò senza vedere, colpendo alla cieca.
- La lama dosso penetrò nel petto di Fox senza alcuna
difficoltà, e lui si accasciò, come una marionetta dai fili tagliati, senza un lamento.
< No ! >, urlò Dana.
- Lo afferrò per le spalle, inginocchiandosi nella sabbia calda,
appoggiando la testa del suo uomo fra i seni caldi e minuti.
- Sollevò lo sguardo, incapace di vedere per via delle lacrime, ed
accarezzandogli i capelli, baciandoli ed urlando:
<..noooo
>
Il coltello era ai suoi piedi, pulito, senza sangue.
<..che ho fatto
cosa ti ho fatto amore mio
.>,
sillabò, svuotata dogni energia.
- Laddome della regina si aprì, di colpo, ed il corpo di Fox
fu come sputato da quella sacca carnosa.
- Un docile sorriso, come una liberazione interiore, si disegnò su
quel viso simmetrico.
- Era tutto finito !
- Il viso di Mulder appariva sereno, nellabbraccio di Scully,
come se la morte avesse reciso quel rancore, quellinseguimento tremendo, durato una
vita.
- Dana riprese il coltello, sollevandolo allaltezza del proprio
ventre.
<
solo così
solo così
potrò
riunirmi a
te
.amore
>
- Una fitta tremenda si aprì nella pancia, non appena la lama
mistica la attraversò.
- Sensazioni lontane, canti dindiani, ritmici suoni di tamburi,
dentro di lei.
- Ora il sangue di entrambi si mescolava in una pozza densa, calda e
sinuosa.
- Corvo Rosso apparve davanti a loro.
- Dana mosse appena le labbra, sporche di sangue.
<
è fatta
.tutto si è compiuto
.>
- Poi baciò Mulder sul viso, un ultimo tenero bacio, e socchiudendo
gli occhi verdi, si afflosciò, serena, tranquilla..
- Il vento si placò, rispettoso della morte dei due eroi.
- I loro corpi, abbracciati e distesi nella sabbia rossa, mostravano
un lato tranquillo, quasi naturale, della morte.
- Una morte immensa, proprio perché solitaria e dolcissima.
- Accanto a Corvo Rosso, altre due figure.
- Jean Grey e Frank Black, eterei come fantasmi, si avvicinarono ai
corpi di Fox e Dana, raccogliendone gli amuleti dosso, a forma daquila e di
volpe.
<
è la fine
.? >, chiese Frank.
Corvo Rosso annuì, sorridendo.
< La fine
del principio
.>
- Poi tutto si dissolse, in un ultimo colpo di vento.
- Il silenzio, spettrale ed assoluto, calò nella sala di sicurezza
del Pentagono.
- La luce apparve e svanì, materializzando al centro
dellimmensa sala di color bianco panna, la regina e sei alieni "grigi".
- La femmina di quella razza enormemente evoluta ed antichissima, ma
fragile come gli Anasazi stessi, posò a terra il corpo di Fox Mulder.
- Parve che per un istante, da quegli occhi senza anima, si
disegnasse una lacrima.
- I "grigi" si allontanarono, abbandonandola a se stessa.
- Era inutile, ormai.
- Tutti coloro che avevano seguito le ultime fasi di ciò che avrebbe
dovuto essere un trionfo, rimasero immobili, stupefatti.
- La regina fece pochi passi, goffi e scoordinati, sino a posare il
proprio corpo a terra, come dopo un lungo viaggio.
- Leternità, assaporata e condivisibile con Fox, era finita.
- Si afflosciò goffamente, come goffamente muoiono gli insetti, in
quella morte strana, che non sai mai se reale o fittizia, enormemente diversa dalla
gloriosa morte precedente.
- Lultimo ricordo, in quella mente immensa, fu per lei e Fox,
che giocavano sotto la quercia di casa a Stratego.
- Quei pezzi piccoli, rossi e blu, mossi con maestria sul tavolo da
gioco.
- Ancora una volta, aveva vinto lui.
***
CAPITOLO VENTITRE
Luogo sconosciuto
- La prateria era bellissima.
- Di un verde lussureggiante, mossa appena dal vento gentile, sotto
un cielo azzurro, azzurro pavone, senza un filo di nubi.
- Allorizzonte si stagliava unimmensa prateria di bisonti
bianchi, piccoli, grandi, femmine e maschi
- Sulla piccola collinetta verde, Albert Holsteen, Jean Grey e Frank
Black stavano in cerchio, le mani tese in avanti, il silenzio rotto solo dal richiamo di
unaquila.
- Al collo di Frank, lamuleto raffigurante la volpe, sul seno
morbido di Jean, laquila di Scully.
< Ora le parole rituali, gli oscuri incantesimi, sono stati
pronunziati. La valle che è davanti a voi, accoglierà i vostri spiriti, che si sono
sacrificati, affinché altri possano andare avanti
.così è stato e sempre
sarà
perché qualcosa viva, qualcosaltro deve morire
>
- Il rullo dei tamburi si spense.
- Il fuoco, nel cerchio della capanna rituale nel deserto, fu spento.
- Così come fu spento in California, in Virginia accanto al corpo di
Frank Black, in infiniti altri cerchi magici, che la magia indiana, ereditata da voci
senza tempo, da parole non scritte, da testi mai stampati eppure sempre presenti, aveva
dettato.
- Il fumo sinnalzò sonnolento, spesso e denso, come avvertisse
il caldo del deserto, per poi sciamare e divenire più leggero, miscelandosi con
latmosfera.
- I disegni, magici cerchi e magici volti, magici simboli, furono
cancellati nella sabbia, la cui forza aveva scritto la potenza della creazione, così come
quella della distruzione.
- Portarono il loro segnale silente, fatto di cenni e fragili gesti,
sino alla collina, su cui stava issata la palizzata funebre di Albert Holsteen.
- Foglie di quercia, paglia, e pali di legno robusto, secco.
- Suo figlio appiccò il fuoco innalzando la pira rovente, senza
mutare espressione.
- Non aveva capito del tutto la magia del padre.
- Ora, che il suo corpo avvolto nella coperta funebre, con i capelli
raccolti da una bandana rossa e la penna di condor posta con cura, ora che il suo corpo si
sarebbe arso, con spire di fumo che nero e denso si sarebbero unite al cielo,
ora
.ora iniziò a capire.
- Capire sacri testi, scritti in una lingua tanto antica, da non
esser più decifrabile.
- Osservò un corvo spiccare il volo, con il gracchiare costante,
nelle stagioni.
- Si scostò un poco, certo che la terra avesse da mormorargli
qualcosa.
- Pronunziare parole lente, appena udibili, che non gli riuscì di
capire.
- Il tempo era iniziato, nuovamente.
***
- Centro Neurologico di Georgetown, Stato di Washington
- Ore 07.08 Am, Giovedì 11 Luglio 2002
- Aprì la porta con timore, mentre le mani tremavano.
- Lo vide seduto sulla branda, la testa appoggiata alla parete, lo
sguardo fisso nel vuoto.
- Fu come se una sensazione intensissima la travolgesse,
martellandone i sensi, aggredendole il cuore.
<
.Fox
>
- Lui si girò appena, facendo un debole sorriso.
- Dana Scully fece pochi passi, bloccandosi sulla soglia, quasi
temendo che quellaltro non fosse che un sogno.
- Mulder si alzò, la strinse a se con dolcezza, una dolcezza
infinita, bloccata per troppo tempo.
- I secondi sembrarono paralizzati, in
quellabbraccio
.sentiva di nuovo il profumo della sua pelle candida, il calore
di Scully, la morbidezza di quel corpo solo suo
- Sentì il cuore battere forte, come se solo allora il flusso delle
cose, fosse ripreso solo allora.
- La baciò sulla fronte, scostandosi un poco ed incrociando quegli
occhi verdi.
<..sono così tante le cose
che non trovo le
parole
> disse lei, spezzettando la frase con dolci sospiri.
Le fece cenno di sedersi accanto a lui e questa volta la baciò,
tenero e appassionato, come si bacia unamante, mentre una lacrima fredda le scendeva
dalle gote.
< Dio
stavo
morendo dalla voglia di vederti
.non
appena ho ripreso lucidità.. non ho desiderato che questo
ma non mi permettevano di
farlo
E stato tremendo
>
Sfiorò il suo viso, con due dita, accarezzandone la bocca, quasi
per ritrovare un piacere dimenticato
era la bocca disegnata di Fox..delluomo
che lamava e che lei amava più di tutto
ed era lì
erano lì tutti e due.
<
mi sono
.risvegliato in questa struttura
ospedaliera
secondo i medici
bhè..anche secondo me
il mio stato mentale
è andato migliorando Ogni sintomo della mia follia
è andato regredendo
e sarò
dimesso fra breve.. dicono che tutto il periodo senza memoria
non è che la causa del
mio stato mentale
però
però Dana
.sono certo di esser fuggito dalla
clinica del dottor Werber
di aver viaggiato
incontrato molte persone
.mia
sorella
.e di.. di esser morto accanto a te, amore mio
>
- Dana fece uno splendido sorriso, per la prima volta dopo settimane.
- Ancora le risultava difficile crederci.
- Si spostò il ricciolo ribelle dietro lorecchio.
<
so..so che è poco razionale
.Dana
ma sono
certo che è tutto vero
>
- La guardò, spiandone i gesti.
- Dio..aveva sofferto enormemente, credendo daverla perduta.
- Ogni cosa aveva perso significato, senza di lei
aveva temuto
che
quella stanza asettica e spoglia, nella quale si era svegliato, altro non fosse
che lInferno, nel quale era intrappolato per leternità, senza Scully.
- Vide delle piccole macchie cutanee, sul suo collo.
<
è unirritazione ? >. chiese con un filo di
voce.
- Scully raccolse le gambe, portando le ginocchia accanto al mento,
guardando furtivamente Mulder, carica dimbarazzo.
- Sembrava una bambina, che aveva compiuto una marachella e che stava
per esser scoperta.
- Lontana dalla Dana Scully dogni giorno.
<
.sì tratta
di segni causati
da pittura
indiana
! Una mia amica mi ha ritrovato accanto ad un dirupo, nel deserto del
Texas
dove mi ero recata per
trovare prove
una cosa qualsiasi per
salvarti
né io, né lei
rammentiamo tutto ma
questa pittura indiana
era
.impressa su tutto il mio corpo
.>
- Mulder annuì, per nulla sorpreso.
- Le accarezzò il capo, sino a quando lei si posò sul suo petto,
distendendosi un poco.
<
è giusto che tu sappia
che ho il ricordo nitido
duna
una cerimonia
un rito. Un rito che mi ha coinvolta
.alla quale
era presente anche Albert Holsteen
>
Ora la fissò di nuovo, abbastanza sorpreso.
<
io
è tutto così incredibile, Fox
.Ho
sognato una sorta di pozzo oscuro
una prateria
nella quale mi sono incamminata
per raggiungerti
.per portare a compimento..una sorta di missione
di obbligo
mistico
che non sono in grado di descriverti chiaramente
>
- Si bloccò. Troppo assurdo, pazzesco, innaturale.
- Mulder deglutì, mentre un brivido gli trapassava le spalle.
< E tutto vero ! Capisci ? Tutto ! Il tuo
sogno
.quel luogo in cui dici desser stata
perché è lo stesso posto che
ho visto e nel quale siamo morti
>
- Lei socchiuse le palpebre, sentendo il petto possente di lui,
muoversi.
- Era così
.felice
!
- Quando aveva ripreso conoscenza, in quel deserto
era certa di
averlo condannato, di aver gettato via giorni, mezzi, possibilità per salvarlo.
- Poi era subentrata la paura
il panico per qualcosa che non
capiva, che sfuggiva a qualsiasi analisi scientifica, razionale.
- Ora qualsiasi teoria detta da Mulder, anche la più assurda, le era
di conforto.
<
quanto dici
.è impossibile, te ne rendi conto,
vero ? >
Lui annuì.
< Nel mondo reale è così
.ma la scena della nostra
morte
io lavevo già veduta prima
ed era vera ! Era tutto vero ! >
Ora chiuse del tutto gli occhi, desiderando di assopirsi così,
placida, tranquilla, protetta.
<
ma allora
.perché
come siamo tornati ? >
Fox prese un profondo respiro.
< Vi sono tante realtà, tanti mondi a noi sconosciuti
in
uno di questi, noi
siamo morti
in un altro
siamo tornati
per
proseguire il nostro cammino
>
Afferrò la sua mano, stringendola forte.
< ..amore mio
.forse è vero che
lamore è più
grande della morte
>
- Calò un lungo silenzio, fatto di dolci sentimenti, parole non
dette, tenui sospiri.
- Entrambi avevano compreso la magia degli Anasazi, una magia
lasciata per le generazioni future, affinché fosse usata per salvare il mondo.
- Ma anche il dolce, intenso silenzio che si cela fra due amanti.
<
sono libero ! Ho
ho sentito daverla perduta !
>
La frase di Fox le trafisse il cuore.
<..parli..di tua sorella ? >
Fox annuì, muovendo appena il capo.
< Si
ma anche del mio rancore
.della maledizione
che
mi ha torturato
per tutti questi anni
>
- La strinse a se
adesso era davvero tutto ciò che gli rimaneva
nella vita
tutto.
- Lei posò da un lato una cartelletta.
<
lavoro ? >, chiese Fox con lentezza.
Lei sollevò lo sguardo, guardandola con lamorevole dolcezza
di una bambina.
<
.ci sono molte cose che
non sai
Fox
Jean
Grey
.Fox..mi spiace
ma è stata ritrovata arsa su
una sorta di
rudimentale picca funeraria indiana
>
- Fox non disse nulla
.non occorrevano le parole, per capire chi
si era sacrificato per entrambi.
- La coccolò dolcemente, sperando che il tempo, quel tempo, non
finisse mai.
***
Luogo Sconosciuto
- Aspirò lentamente la Morley.
- Quella che riteneva essere lultima sigaretta.
- Poi, ne spense il mozzicone nel posacenere.
- Il "Progetto"
era fallito !
Cinquanta anni di lotte, di battaglie, di disperati compromessi
- Lunica cosa che non era stato possibile pianificare,
lamore fra Mulder e Scully, era stata la chiave del fallimento.
- Ma nonostante questo, mentre si rigirava fra le mani la calibro 38,
pensava a quanto fosse fiero di suo figlio
a quanto fosse fiero di entrambi.
- Essi avevano cambiato il futuro
- Il libro sulle leggende indiane era aperto, di fronte a lui.
- Gli Anasazi
i capostipiti della magia indiana
che
svanendo allinizio del secondo millennio, avevano posto le basi per salvarne il
terzo..
- Armò la pistola, sussurrando:
< Fox
Dana
perdonatemi
>
- Rumore dauto, che sfrecciavano nel traffico, in lontananza.
- La vita era ripresa
la guerra, che era stata a poche ore
dallinizio, lApocalisse, si era bloccata, così comera stata attivata.
- La porta si aprì, proprio in quel momento.
- Nessuno dei membri dellEnclave rimasti, disse alcunché, per
lunghi, interminabili secondi.
- Fu Smoking Man a parlare.
< Se..se siete venuti per uccidermi
vi dico che
.ho
intenzione di farlo io stesso
>
Socchiuse la cartelletta, nella quale aveva scritto le due lettere
indirizzate a Fox e a Dana.
<..intendiamo informarla che
Alex Krycek è sparito..e
che..ci sono altri e
se possibile, ancor più drammatici sviluppi della
catastrofica situazione
recente
>
Lui sorrise. Un sorriso amaro, falso, vacuo.
< Lasciatemi solo
..per favore
>, sussurrò.
Fissò la pistola, serrandola fra le mani.
***
CAPITOLO VENTIQUATTRO
- Volo 737, Washington-New York,
- Ore 04.08 Pm, Sabato 20 Luglio
Aprì con evidente insoddisfazione la busta contenente il cibo
pre-cucinato della linea e sorseggiò ilo caffè nero.
< Vedo che non ha perduto il suo inimitabile appetito, signore
! >
Il ministro di Grazia e Giustizia, si voltò sorpreso, fissando il
proprio compagno di viaggio, sistematosi alla sua destra.
< Come dice ? >
Fox Mulder accentuò lironia nella voce.
< Parlo del suo appetito
.ho cercato di contattarla almeno
dieci volte nellultima settimana, ma mi hanno sempre detto che era a
pranzo
.sicuro di non avere il verme solitario ? >
< Chi è lei ? >
Fox mostrò il distintivo.
< Agente Mulder
>, sospirò il ministro,
< credevo che lei lasciasse in pace i poveri delegati del
Congresso, almeno durante i voli di trasferimento
.>
Mulder ripose il distintivo nella tasca interna della giacca,
fissando avanti a se.
< Mi dispiace, ma era il solo modo per parlarle..>
Lui lo precedette.
< Immagino il motivo della sua
.insistenza
.ma credo
che le cose si siano risolte in modo brillante, non trova ? >
Fox scosse appena il capo, deluso in modo evidente.
< Credevo che le promozioni portassero con se
soddisfazione
ma non è il caso mio e di Scully
.>
Il ministro abbandonò, un poco a malincuore, il pasto nel
vassoio.
< Lei e Dana Scully siete stati promossi al ruolo di
vice-direttori federali
e mi creda se le dico che ho dovuto abbattere molti
ostracismi interni, perché ciò sia stato possibile
Non vedo alcuna mortificazione
in una doppia promozione, Mulder
>
Fox sbuffò.
< Allora lei
ha letto il documento prima di vagliarlo ?
>
< Certo ! Che domande ! E stato promosso da me
!
>
< La realtà è che ci avete divisi
.>
< Trova troppo lontana Washington da Quantico, ove è in
istanza il vice-direttore Scully, Mulder ? Le dico che con le auto che vi potrete
permettere, dato il vostro stipendio, vi sarà possibile vedervi nel giro di
unora
.>
Mulder gli regalò unocchiata delusa.
< Buona battuta ! Credo che abbia imparato il sarcasmo dalle
medesime persone che ci hanno esautorato dagli X-Files, vero ? >
Fu ricambiato con uno sguardo greve.
< Fingerò di non aver sentito
>
< E innegabile che la sezione X-Files sia
chiusa
.Ufficialmente è stata affidata ad altri agenti, ma io e Scully sappiamo bene
quale sarà il loro livello dinteresse
>
< La sezione X-Files è ancora operativa ! La vostra promozione
è divenuta ufficiale per via della meritoria opera da voi compiuta, circa le ricerche del
virus derivante da una proteina aliena, come sa benissimo! O mi vuol far credere che
preferiva una condanna in carcere per lei e la sua "amata" collega ? >
Una sinuosa hostess prese a raccogliere i vassoi.
<
non crediamo si debbano costruire carriere sulle
menzogne
signore! I documenti che addossavano ogni responsabilità nel complotto al
vice-direttore Jean Grey, sono falsi e lei lo sa benissimo ! >
Il ministro picchiò il pugno sul bracciolo, ora veramente
spazientito.
< Basta Mulder ! La commissione di indagine aveva il diritto ed
anche il dovere di prendere atto delle testimonianze firmate di un vice-direttore
federale, anche se postume ! E otto diversi periti calligrafi dello stato, hanno
autentificato quella confessione firmata, coma autentica ! >
Si voltò verso Mulder.
< Fu il vice-direttore Grey ad ingannare Dana Scully, a farla
allontanare dalla sede dellFBI senza autorizzazione, per una missione che si è
rivelata solo
pittoresca
.allo scopo di
>
< Lo
so
.Allo scopo di trafugare i risultati delle
nostre ricerche, su quella micidiale coltura virale dorigine aliena
! Lei ci
crede davvero ? >
Alzò gli occhi al cielo.
< Mulder
.per favore
>
< Non capisce che si è trattato dellultimo sacrificio
del vice-direttore Grey per salvare lagente Scully e me ? Jean Grey non ha tradito
lFBI ! Non ha tradito nessuno ! >
< Questa è una sua congettura, della quale non ha mai portato
alcuna prova, durante listruttoria della commissione dindagine ! Ciò che Jean
Grey ha fatto è stato appurato da una seria indagine, compiuta da persone al di sopra di
ogni sospetto
ora posso dirle che mi sta seccando, vice-direttore Mulder ? >
< Se così fosse
perché a me e a Scully è stata tolta la
possibilità di continuare gli studi sul virus, sulle verità occultate dal nostro
governo, sullistanza di indagine al Pentagono, affinché sia scoperta quella sezione
sotterranea che
>
Il ministro scosse il capo.
< Il virus è nelle mani del gruppo dindagine interna
della CIA e dei servizi segreti
Ci sono state connivenze e quel virus è oggetto di
contesa fra noi e la federazione Russa
O dimentica che siamo stati ad un passo dalla
terza guerra mondiale ? >
Mulder trattenne a fatica lira.
< Connivenze ? Chiama connivenze la vaccinazione di centinaia
di bambini, le cui conseguenze possono essere inimmaginabili ? E possibile che
occorra che il mondo vi scoppi davanti, affinché possiate capire che..>
< Il mondo stava per esplodere, e lei era in vacanza, Mulder !
>, gridò il ministro.
Fox si alzò, prendendo un profondo respiro.
< Immagino che la nostra discussione finisca qui ! >
< Esattamente ! E si metta in mente che la dispenso dal
seccarmi con ulteriori paranoiche congetture ! Se ha prove oggettive me le mostri,
altrimenti
svolga il suo incarico di vice-direttore federale con solerzia e lasci
che alla sicurezza nazionale si dedichino altre persone ! >
Fox si spostò, pronto a tornare al proprio posto.
<Buon appetito
>, mormorò.
- Scully lo aveva avvisato
.che altro si aspettava ?
- Si risedette, con la mente piena di pensieri.
---
- Deserto del Texas, Ore 06.00 PM,
- Sabato 20 Luglio 2002
- Richiuse con un gesto nervoso lo spioncino del vagone merci, che
brillava di luce riflessa, nello scalo deserto.
- LA dottoressa Gale sorrise, entusiasta, nel vedere la creatura
allinterno.
- I medici, attorno a lei, parlottavano entusiasti.
< E un miracolo
! Credevamo che il
"Progetto" fosse destinato a fallire
ed invece
>
< Non corriamo troppo con la fantasia
Non abbiamo idea
se
questa inedita regina, sia fertile come lo era a suo tempo, Samantha Mulder ! >
Krycek emerse dal buio, con il viso inespressivo.
< Ma è un punto di partenza
il solo che cè rimasto
! >, commentò uno dei membri dellenclave.
< E stato un bene
adesso che i traditori come il
generale Grey sono stati eliminati, e i falsi profeti come il nostro superiore in capo,
sono stati smascherati
.possiamo operare nella sacralità della nostra missione !
>
- Kathy Gale sorrise.
- Il merito era tutto suo.
- Lei aveva salvato la regina prima che morisse.
< Signore
avrò lonore di dirigere gli studi sulla
creatura ? Credo che questo mi spetti di diritto
>
Krycek annuì.
< Certo ! Il mondo conoscerà presto una nuova era
.>
< Ed il problema Mulder e Scully ? Ora non sono in grado di
nuocere, ma
>
Alex si accese una Morley.
< Ogni problema
ha una soluzione ! >
Il vento smise di soffiare fra i vagoni abbandonati.
***
EPILOGO
- Abitazione di Frank Black, Pittsburgh,
- Stato della Pennsylvania, Ore 05.57 Pm,
- Lunedì 22 Luglio
- Piovigginava, quel pomeriggio.
- Il cielo si era riempito di nubi da quella mattina, e Mulder si
sentiva stanco e deluso.
- Non si era rasato ed aveva la faccia sbattuta, quasi non avesse
chiuso occhio da giorni.
- Guardò la macchina, un Ford amaranto, posteggiata in fondo al
viale e bussò con due dita.
- Il porticato di legno chiaro, gli rammentò la casa di Chilmark.
- Catherine aprì, asciugandosi le mani con uno straccio bianco.
- Dalla tasca gli penzolavano un paio di guanti di gomma.
- Fox si fissò le scarpe, ed esitò un attimo, quasi avesse a
cercare le parole esatte, cosa che dipinse subito uno sguardo teso, nel viso della moglie
di Frank.
- Fox udì la piccola Jordan che gridava qualcosa, nel cortile del
retro.
< Signora
Black ? Sono Fox Mulder
.un agente speciale
dellFBI
>
Lei fissò Mulder, attraversandolo con lo sguardo.
< Hanno
hanno ritrovato Frank, non è vero ? >
Mulder sospirò, e nel farlo gettò fuori quelle parole, che gli
pesarono immensamente.
< Purtroppo si
diversi giorni fa, nella foresta di Blue
Ridge
Hanno identificato il corpo solo dopo un esame del DNA
lo ha compiuto la
mia collega
Posso solo dirle
che mi dispiace. Ho lavorato per breve tempo con
lui
. non posso spiegarle del tutto ciò che sento, ma
>
- Chaterine tremò un poco, mentre lo straccio le cadde dalle mani.
- Fox si tolse dalla tasca lamuleto indiano a forma di volpe.
< Credo
questo è suo, signora Black ! E un amuleto
rituale
simboleggia la mia anima
.ed è giusto che lo conservi lei
>
Annuì, con le prime grosse lacrime, che spesse come gelatina, si
staccavano a fatica dalle palpebre.
<
è il mio numero di telefono
lo conservi
e mi
chiami
.se avesse bisogno
di qualcosa
.Posso solo dirle che suo marito ha
contribuito a salvare la mia vita e
quella della mia collega
>
<
debbo
.debbo dirlo a Jordan
>, mormorò,
quasi come una scusa, e chiuse la porta.
Fox rimase per qualche istante sulla soglia.
<
amore
>
- La debole voce di Scully lo distolse, e si voltò verso di lei.
- Stava con lombrello aperto, comera capitato appena
prima di entrare in quel cinema, uninfinità di tempo prima.
- Scese i tre gradini del porticato, incurante della pioggia.
<
dimmi come ti senti
>, sussurrò lei, amorevole.
- Non le rispose.
- Poi, non appena superarono il vialetto e lei richiuse il
cancelletto della staccionata, si voltò mormorando:
<
un uomo
che ci conosceva appena
ha sacrificato
la sua vita
per noi
Jean Grey
la sua reputazione
tutto ciò che di
sacro aveva costruito
e che cosa abbiamo saputo dar loro in cambio ? Nulla ! >
Lei gli accarezzò le spalle.
< La promessa che continueremo
insieme ! Che cercheremo la
verità ! Ora tutto il mondo sa
ciò che hai sempre ritenuto esatto: esiste una vita
extraterrestre ! Forse non tutte le risposte sono arrivate, ma il piano che doveva
distruggerci è fallito
Per me è una grande vittoria ! >
- Mulder non annuì ne negò.
- Le cinse le spalle, abbracciandola.
- Prese due biglietti rosa, dalla tasca della giacca.
< Conosco un cinema, qui a Pittsburgh
.>
Lei fece un debole sorriso.
<Cosa danno ? >
Salirono in auto e Fox mise in moto.
< La vita
.è meravigliosa
>, mormorò.
Scully fece un cenno affermativo e la Ford partì, svanendo in
fondo alla pioggia.
FINE