CAPITOLO QUINDICI

 

Quartiere generale dell’FBI di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 10.45 Am
Venerdì 8 Agosto
Il palazzo federale, quella mattina, sembrava una stazione ferroviaria durante un esodo estivo.
Gli agenti erano mobilitati, i vice-direttori in agitazione.
Ma non per quel che credete…
Era stato individuato il covo di "Monty Pillon" un serial-killer che da tre mesi seminava il terrore fra la Pennsylvania e lo stato di Washington, e tutte le forze erano in allarme.
Byers, Frohike e Langly entrarono dalla porta principale, individuando subito l’amico.
Fox aveva lasciato Dana che riposava, tranquilla e beata, con un sonno leggero e placido, nella stanza del motel Freedom, di Pittsburgh.
Il vice-direttore federale, quella mattina, non aveva fatto colazione.
Si era limitato a bere del caffè caldo e adesso era appoggiato mollemente ad una delle colonne del palazzo federale.
I "Guerrieri Solitari" si mossero con la solita comica circospezione, avvicinandolo.

< Eccoci, Mulder ! Ci avevi detto che era una cosa importante…e siamo venuti subito…Di che si tratta…? >

Mulder posò la mano sulla spalla di Byers, guardandolo intensamente.

< Come ve la cavate con i bambini ? >

Byers sgranò gli occhi, mentre Langly sbottò a ridere.

< E’ uno scherzo, vero ? >, disse ilare.

Il viso serio di Mulder lo zittì immediatamente.

< Vorresti…ma a che marmocchio dovremmo badare, scusa ? Per caso al figlio tuo e di Dana ? >

Fox scosse la testa, sorridendo.

< Niente di più lontano dalla realtà…venite con me…>

Li condusse all’interno del palazzo federale, fra mille corridoi e stanze, sino ad arrivare al terzo piano.
Davanti ad una porta con gli specchi retinati, sostava una giovane assistente sociale, viso regolare, gambe lunghe.
Frohike esclamò, vedendola:

< E’ la nostra bambina ? >

Fox si chinò sino a lui.

< Non cambi mai, vero…? >, disse divertito.

Mostrò il tesserino e fece cenno ai tre di entrare.
La stanzetta era piccola.
Jordan stava seduta su una comoda poltrona, ciondolando le gambe nel vuoto.
Non appena vide Mulder far capolino da dietro la porta, si gettò fra le sue braccia, sorprendendolo.

< ..signor Fox…>, esclamò, piangendo.

Mulder avvertì un marcato imbarazzo, sollevandola ed accarezzandole la testa.
Si sedette con la bimba in braccio, facendola accomodare sulle ginocchia.
Grosse lacrime luccicanti le segnavano il viso.

<…mamma è stata ferita…è stata Dana…le ha sparato…>

I tre si guardarono, perdendo d’incanto la loro ironia.
Mulder le accarezzò i capelli.

< Ascoltami, piccola…>, disse con voce tranquilla.

Jordan trattenne stoicamente le lacrime, prestandogli attenzione.

< Tuo papà…sai che era mio amico, vero ? >

Annuì.

< E’ già capitato che tu e mamma siate stati divisi, anche se per poco…quel che è accaduto adesso…vi separerà per molto più tempo…>

Lei scosse la testa.

< Non voglio…>, disse decisa.

Mulder le asciugò le lacrime, con due dita.

< So che vorresti stare accanto a mamma…ma è successo che Chaterine si è messa nei guai…che ha fatto delle brutte cose e che adesso è più difficile, per lei stare con te…>

Jordan si fece seria.
Parlò con voce tranquilla.

< Papà m’aveva…detto che sarebbe accaduto…l’aveva sognato ! Papà sognava in modo molto doloroso, sai ? Mi ha detto che solo tu, signor Fox, saresti stato capace di credergli…>

Mulder le baciò la guancia.
Stranamente, questa volta, il dover accudire e parlare con una bambina, non scatenava in lui il solito disagio.
Era tutto naturale, normale…

< Andrai con questi miei amici…come ti sembrano ? >

Li fissò, mentre Byers, Langly e Frohike fecero delle buffe facce sorridenti.

< Curiosi…>, disse, scatenando in Mulder un sorriso divertito.

< Hai voglia di salutare Dana ? >

Jordan scosse la testa, serrando le labbra per non piangere.
Mulder le parlò calmo, accarezzandole i capelli.

< Vedi…Jordan….qualche volta…quando si vuol bene ad una persona…si è costretti a fare cose che….che possono ferirla…magari anche farle del male.. Ma non lo si fa volontariamente, o con desiderio di cattiveria…sono le cose della vita…la vita spesso è crudele…ma se sappiamo capire chi ci vuol bene davvero…Possiamo superare il dolore…>

La fissò negli occhi azzurri, grandi come bellissime biglie colorate.

< …E Dana ti vuole un mondo di bene ! Ti ama più che se stessa…Un giorno capirai perché ha dovuto agire così…Adesso sta tanto male per quel che ti è accaduto…tanto ! Tu vuoi che soffra ? >

Jordan scosse la testa.

< Brava ! Sai come…possiamo fare, per farla star meglio ? >

Non si mosse.
Tremava appena.
Le parole di suo papà, le ritornavano in mente.
"Fidati solo di Fox e Dana"

< Adesso arriverà…prima che i miei tre amici buffi ti portino via con loro, promettimi che la saluterai…Lei vuole tanto salutarti….>

Jordan pianse leggermente.

< Io….le voglio tanto bene….perché ha sparato a mamma ? >

Fox le diede un bacio leggero, sulla fronte.
Per un solo attimo, pensò che fosse sua figlia.
Che Alice fosse accanto a loro…che unisse il loro affetto come una famiglia.

< …pensa solo a stare bene…a prenderti cura dei miei tre amici buffi, va bene ? >

Jordan annuì.
Si alzò, facendola sedere al proprio posto ed avvicinandosi ai Guerrieri Solitari.

< Trattatela bene, mi raccomando…non fate sapere ad alcuno, che non sia io o Scully, dove intendete portarla…>

Si guardarono imbarazzati.

< Avanti…ditele un paio di parole, no ? Che, avete paura di una bambina ? >, chiese, sapendo che il loro imbarazzo era stato, per tanti anni, il suo.

Mulder si scostò dal terzetto, guardandoli fra il divertito ed il preoccupato.
Non riteneva che i tre fossero in grado di accudire una bambina…ma non sapeva a chi rivolgersi e di certo, dopo quel che era emerso, non si fidava dell’FBI.
Udì bussare alla porta.
Notò la sagoma di Richards attraverso il vetro retinato e rivolgendo un cenno d’approvazione ai tre amici, uscì.
O.J. stava appoggiato alla parete.

< Mi scusi, Mulder… Abbiamo qualche foto della stanza nella quale alloggiava la sua collega…Si era registrata con il nome di Edith Hale….>

Fox annuì.
Entrarono in una saletta vuota, con al centro una scrivania piena solo di una lampada da tavolo, e il vice-direttore posò sulla scrivania alcune foto scattate dalla scientifica federale.
Mulder si sfiorò il mento, perplesso.

< Il letto è in disordine…ci sono tracce di sangue sul pavimento del bagno dal bagno alla stanza e poi fino alla porta…>

Osservò.
Sul comodino…un bicchiere vuoto per metà.

< Aveva sparpagliato gli effetti personali…sembra proprio che fosse in preda a qualche droga o allucinogeno… Abbiamo fatto chiudere il motel sino alla sicurezza igienica e biologica…>

Fox non rispose.
Rimase con le braccia tese, appoggiate alla scrivania, a fissare le foto.
Immaginava la scena e la sofferenza di Scully.
Dana arrivò dopo una buona mezz’ora.
Non aveva però dormito per tutto quel tempo.
Appena Fox era uscito dal motel, infatti, si era alzata ed aveva preso a consultare gli appunti contenuti nella valigetta di lui.
E il suo allarme era cresciuto.
Comunque adesso stava bene. Il capo aveva smesso di dolerle, l’equilibrio era tornato, e il naso non sanguinava più.
Trovò Fox dopo una difficile ricerca all’interno del palazzo.
Mulder era appoggiato alla parete, le braccia incrociate, lo sguardo fisso nel vuoto.

< Fox…>

Si voltò.

< Ciao ! Pensavo saresti arrivata nel pomeriggio….ho fissato il colloquio con Chaterine per allora…>

Dana si spostò i capelli dietro l’orecchio.
Strinse la sua mano e Fox si chinò, dandole un bacio sulla guancia.
Scully sorrise.
Rammentava il suo addormentarsi con Fox abbracciato, che le sussurrava parole dolci e amorevoli, dandole piccoli baci sulla fronte.
Era…era meraviglioso.
Si sentiva amata come mai lo era stata nella vita.
Prese a passeggiare per la stanza, cercando le parole.

< Sto bene, adesso…Ho…dato un’occhiata a tutta quella roba che ti sei portato appresso….>

Mulder riordinava le foto, come per ignorare quello che andava dicendogli.

< …Fox…hai fotocopiato interi documenti della sezione Xfiles ! Ti rendi conto che se l’agente Folmer lo scoprisse e ti denunziasse a Kersh…>

Fox infilò le foto nella cartelletta.

< Non si accorgerà neppure che sono stato lì…I files erano colmi di polvere, ammonticchiati come cartaccia…Non se ne cura minimamente… E poi…>, disse avvicinandosi a lei,

< …la posta adesso è più alta…! >

Dana concentrò lo sguardo, prestando attenzione.

< Ho scoperto una connessione, Dana ! Una connessione che legherebbe quel che ti è accaduto a precedenti Xfiles…allo scopo di quel gruppo terroristico…al perché di quei segreti e di questo clima…da caccia alle streghe che ha mobilitato addirittura la CIA ! >

Mulder si sedette, e Scully fece altrettanto, accostando la sedia.
Richards era uscito quando Dana stava per entrare e nell’incrociarsi si erano scambiati uno sguardo professionale ma al tempo stesso intenso.
Lui le aveva detto solo:

< Sono felice che stia bene, vice-direttore Scully ! >

Lei aveva annuito.
Tutto qui. Eppure si erano capiti subito.
E Dana sapeva che poteva fidarsi di quell’uomo.

< Ho parlato con Kendall, il leader dei Pretoriani, in carcere a Bethesda…Ci sono riuscito solo grazie alle parole chiave che mi ha suggerito il nostro…informatore…>

Lei serrò le mani.

< Intendi quella frase ? Era una sorta di codice, di frase segreta ? >

< Esattamente ! Kendall faceva parte dei servizi segreti di copertura della CIA.. ciò spiegherebbe il loro interessamento a questa faccenda…>

Scully annuì.

< Posso anche dirti che la Newmann, si è spinta al punto da sconfessare la sua copertura come vice-direttore federale e confidarmi d’essere un capo esecutivo della CIA, pur di allontanarmi dalle indagini….>

< Quel Kendall…mi ha fatto capire il perché della sua…avversità alle istituzioni.. il motivo della sua crociata…>

Si guardò attorno.
Posò sulla scrivania, un piccolo foglietto di carta.
Dana ne osservò i caratteri, sgomenta.
abcdefgh

< Sono…Mulder avevo visto simboli simili quando indagai sulla setta di Cassandra.. di mia madre…poco prima che tu t’ammalassi…>

Mulder masticò un seme di girasole.

< Kendall afferma che il governo è sempre stato in possesso di questa sorta di alfabeto alieno…>

Scully socchiuse le palpebre.

< Amore…che sia alieno non è possibile dimostrarlo..>

Mulder posò la buccia nel posacenere.

< Questo perché…la scheggia metallica che avevamo nei nostri archivi, venne  trafugata, allora…Ma quella scheggia era la prova del coinvolgimento del governo…..>

Scully abbassò il viso, fissandosi le ginocchia.
Le parole non le uscivano.
Ma doveva….aveva il dovere di dirgli la verità.

<..io…fui io…a dare quella scheggia e quelle iscrizioni a…quell’uomo… all’uomo che fuma….perdonami…io…io volevo solo…salvarti…>

Mulder le sfiorò i capelli.
Vide l’imbarazzo e la tristezza, in lei.
Le sollevò il mento.

< E’ acqua passata…inutile rammaricarsi…Quel che conta è che abbiamo scoperto il legame con Chaterine…>

Dana lo fissò, innamorata come una ragazzina.
Il suo Mulder…
I suoi occhi blu.
Si strinse a lui.

<…Oddio…sapessi da quanto…da quanto tempo avevo intenzione di dirtelo… ma temevo che…che ti saresti arrabbiato con me….che non ti saresti più fidato …>

Sentì il profumo della sua pelle.
Una pelle riposata, fresca di un sonno delicato e salutare, bellissima.

< Cosa dici ? Sai che…>, mormorò.

Dana gli baciò la fronte, stringendolo a se.
Accarezzò piano il suo viso, come intendesse plasmarlo delicatamente, poi disse:

<…di che…legame parli ? >

Faticò a ritrovare il filo del discorso.
Era sempre difficile, ma necessario.
Mulder le strinse le mani, serrandole nelle sue.
Manine piccole, delicate e forti, dolci e sensuali, quando lo accarezzavano, quando lo stringevano a lei…

<…credo che Chaterine sia stata avvicinata dai Pretoriani, proprio in seguito alle scoperte di Frank Black. Poco prima che mi sentissi male, Frank venne da me… mostrandomi ciò che poi hai avuto modo di vedere anche tu…Quell’alfabeto, ed un codice musicale, che ritengo una sorta di pentagramma nel quale iscrivere quei caratteri…Evidentemente devono averle consegnato quei dati ed altre cose che non sappiamo, per convincerla ad unirsi a loro….>

Scully annuì, debolmente.

< Viene così a cadere anche l’ultimo dubbio sul reale coinvolgimento di Chaterine nel gruppo terroristico…La Newmann mi aveva detto che era un’infiltrata…>

Tacquero per un istante..

< Ma come colleghi quel che mi è accaduto agli Xfiles e a questi terroristi ? >

< Preferirei dirtelo dopo, quando avremo interrogato Chaterine ed ispezionato la tua camera….ricordi che stavi facendo immediatamente prima di sentirti male, Dana ? >

< Ero a letto….pensavo…e stavo bevendo del ginger hall….poi volevo farmi un bagno, ma…mi sono sentita male…>

Lui annuì.
Si alzò.

< Prima….voglio farti vedere una persona ! >

Attese che Dana si alzasse.
Lei, guardandolo negli occhi, parve capire tutto, prima ancora di qualsiasi parola.
Camminarono insieme, sino alla stanza che custodiva Jordan.
Aprendola, Mulder la vide intenta a tirare i capelli di Langly e a saltellare sulle ginocchia di Byers.
Trattenne il riso, solo perché incontrò il viso di Dana.
Tremava, lo sguardo fisso verso quella bambina.
Fece un paio di passi in avanti e Jordan, nel vederla, smise di giocare.
Langly si risistemò gli occhiali, sussurrando a Fox:

< Ecco perché non mi piacciono i bambini….troppo invadenti…>

Dana stava ritta, le mani davanti alle gambe, l’espressione vuota.

< Usciamo…>, fece Mulder.

La porta si chiuse e lei si sentì sola, d’improvviso.

<….>

Non le riuscì di parlare.
Jordan fece un paio di passi in avanti, ma quando lei tese la mano, si ritrasse, come spaventata. Altro particolare che la ferì.
Jordan sembrò scrutarle il viso.
Rimase immobile.
Scully respirò con forza, poi si scostò, puntando all’uscita.
Era ad un passo dalla maniglia, quando la voce della bambina la fece voltare di scatto.

<….tu…sei un poliziotto….come mio papà, vero ? >

Annuì.

< …io so…che…i poliziotti sparano alle persone cattive…mamma è diventata cattiva, allora ? >

Non sapeva che rispondere.
Non era facile, né piacevole…

< Io…credo che sia stata ingannata…che l’abbiano presa in giro…>, disse con un filo di voce.

Allora Jordan pose una domanda a suo modo semplice, ma che come tutte le domande semplici dei bambini, aveva il potere di distruggere i muri di difesa degli adulti con impressionante facilità.

< Sei triste per me ? Me l’ha detto il signor Fox…>

Dana non fece nulla.
Due lacrime le rigarono le gote.
Scendevano lente e spesse.

<…non voglio che tu sia triste, Dana…>

Scully fece un paio di passi, dapprima cauti, quasi stesse avvicinandosi ad una fiera pericolosa, poi decisi.
La abbracciò, stringendola forte e baciandole la testa.

< …ti voglio bene…>, disse Jordan.

Gli occhi di Dana erano annegati nelle lacrime, ma non né versò.

< Anch’io…perdonami, bambina mia…perdonami….>

La sentì respirare e piangere sul suo seno, e credette di morire.

< Non mi lasciare anche tu….Dana….>, pianse Jordan.

Si scostò un poco, guardandole il viso.

< Non ti lascerò mai, giuro ! >

Si abbracciarono e tacquero.
La stanza adesso era completa.
C’era la parte più importante…c’era l’amore.

***

CAPITOLO SEDICI

 

Motel RedCar, Città di Allentown,
Stato della Pennsylvania, Ore 11.35 Am, Venerdì 8 Agosto
Mae Jonson praticava quel mestiere da diciotto anni.
Per diciotto anni aveva portato avanti motel, prima a Cleveland, dove era originaria, poi a Pittsburgh.
Non è che fosse amante del proprio lavoro…questo no…
Diciamo che le garantiva da vivere più che dignitosamente, pur spezzandosi la schiena…
Dall’Ohio alla Pennsylvania francese, non c’era poi tutta questa differenza, a parte il grande lago che l’aveva plasmata, ma quella è la vita.
Mae, all’età di ventidue anni, era una modesta affittacamere, ed una sera, quando fuori era buio e il vento tirava fitte coperte di nebbia spessa e gelida dal lago, era entrato un cliente.
Si chiamava Minus Herbeister, d’origine crucca, che di mestiere faceva il commesso distributore di birra.
Pretende di smerciare birra tedesca negli Stati Uniti è un po’ come pensare d’andare a vendere spaghetti cinesi a Napoli, ma lo stesso Minus viveva decorosamente.
Era a Cleveland per una fiera, sarebbero stati esposti diversi tipi di doppio malto e lui aveva l’incarico di annotarne le caratteristiche tecniche e di fermentazione.
Insomma si erano conosciuti lì, nell’alberghetto dei genitori, che dava proprio sul lago Ontario.
D’estate frotte di pescatori e di bagnanti affollavano le stanze, ma in autunno e in inverno, il numero dei primi crollava miseramente, mentre i secondi svanivano come la neve in primavera.
Dunque l’alberghetto rimaneva aperto solo per i viaggiatori occasionali come Minus, o con uomini d’affari magari diretti a Detroit.
Minus doveva fermarsi una settimana, tempo esageratamente lungo per quel periodo, così fu trattato con i guanti dal padre e da lei.
Mae le portava il giornale ogni mattina, dopo che si alzava a respirare l’umidità malsana del lago.
Minus era un teutonico affascinante, anche se la pancetta della birra stava prendendo il sopravvento.
Ebbero modo di parlottare un poco e dopo un due, tre giorni di tira e molla, uscirono insieme in uno dei locali alla moda della città.
Ascoltarono jazz per quasi tutta la sera e alla fine si baciarono sotto il portico del motel dei genitori.
Curiosamente la vita di Mae era tutta segnata da quelle stanze, dal via vai di clienti seri ed agenti federali, avventurieri di una notte, donne brutte in cerca d’avventura, splendide puledre da 600$ a notte.
Mae sapeva e taceva…faceva l’albergatrice, mica il pastore d’anime..
Lei e Minus avevano fatto all’amore proprio in una delle stanze del motel paterno, con lei che serrava fra le labbra un lenzuolo per non gemere e svegliare papà, che stava riposando la stanza sotto.
Alla fine, quando erano rimasti abbracciati sul letto sfatto, nudi e sudati, lui aveva iniziato a parlarle.

< Hai intenzione di rimanere qui, Mae ? >

Lei l’aveva guardato, commossa e al tempo stesso perplessa.

< Certo…scusa ma…cosa credi possa fare, d’altro ? >

< Venire con me a Pittsburgh…>

Era sbottata a ridere, e la conversazione era terminata.
Naturalmente Minus era partito dopo la fine di quella settimana e lei non l’aveva più rivisto…
Allora ci aveva pianto di brutto, ma era altrettanto certa che non avrebbe potuto scegliere altrimenti: papà era malato, un cancro bastardo che lo rosicchiava avidamente, come un topo affamato, la madre morta anni prima, quando Mae aveva solo sette anni…Chi altri avrebbe aiutato il vecchio ?
 
Quel vecchio…
Papà parlava di progetti anche dopo quell’inverno, sul nascere della primavera.

< Vedrai…metteremo il portico laggiù…il parcheggio, l’amplieremo….>

Lurido vecchio…

Sorseggiò una bella coca cola con ghiaccio.
Faceva un caldo tremendo.
Il via vai di agenti federali e strani personaggi bardati con tute avveniristiche, non la turbavano.
Chissà che diavolo avevano trovato, da quella Edith Hale….?
Edith Hale…un nome falso, senza dubbio…almeno si augurava per quella rossa,
che aveva pagato in contanti e si era ficcata in camera senza la compagnia di alcuno, pur essendo gradevole.
La mattina, il casino…
La stanza era un bordello, e poi erano piombati agenti federali come se grandinasse.
Mae aveva alzato le spalle.
Che cercassero e facessero il loro dannato lavoro…l’importante era che le pagassero il conto della rossa ed eventuali danni.
Eventuali….dal casino che sentiva, le stavano sfasciando la stanza.
Non era drogata, quella rossa…ma oggi non si poteva dire niente di certo su nessuno.
Si sedette, sfinita.
Le gambe gonfie, il viso sfatto dalla fatica pur di prima mattina.
Papà non era stato capace di insegnarle altro che d’occuparsi dei clienti.

Maledetto vecchio…

Una mattina di primavera, quando era andata a svegliarlo perché l’aiutasse a far ripartire la baracca, lo aveva trovato cadavere.
Sembrava dormire…sereno, tranquillo.
Invece era crepato.
Non che fosse morto del tutto da solo…
Mae aveva un tarlo, dal giorno nel quale Minus se n’era andato…
Se papà fosse crepato…Avrebbe ereditato i soldi di suo padre e si sarebbe potuta allontanare dal quel lago fottuto, che le avrebbe deformato le ossa nel giro di qualche anno.
Così, pian piano, aveva iniziato ad aggiungere stricnina alle medicine del padre.
In fondo, ed era la pura verità, stava solo alleviandogli molte sofferenze.

Crepa vecchio schifoso…crepa…crepa…tu ed il tuo fottuto motel da quattro soldi..

E ovviamente era accaduto.
Mae aveva chiuso per lutto, naturalmente.
Il motel appariva cadavere come suo padre, quasi fossero collegati da una sorta di cordone ombelicale invisibile.
Adesso lei aveva da parte una bella somma, cui si sarebbe aggiunta la vendita del posto, e sarebbe potuta andare a Pittsburgh.
Ma il destino volle che fosse proprio Minus a venire da lei.
Un paio di sere dopo, con Mae che riposava al piano superiore ed il cartello
" CHIUSO PER LUTTO" appeso all’entrata, aveva sentito suonare al campanello.
Dapprima aveva lasciato perdere, sperando che l’imbecille che le scassava i timpani nonostante la scritta, se ne andasse.
Invece…
Allora si era infilata la vestaglia rossa ed era scesa.
Nel farlo, aveva sbirciato dalla finestra della sua camera, che dava proprio sul parcheggio.
Suo padre si perdeva in ridicoli sogni su come sarebbe potuto diventare con un drive-in nei paraggi…
Mentre terminava la coca cola, il suo viso assunse la medesima espressione che ebbe quel giorno.
Era Minus.
Ma non era solo….c’era una sorta di stangona dai capelli biondi, gli occhi azzurri e le tette cosmiche, con lui.
Vestita da sposa, come quel brutto figlio di puttana…
Brutto figlio di puttana….brutto figlio di puttana….se lo ripeteva continuamente.
Per un miracolo Divino, evitò di vomitarglielo in faccia, mentre rideva come uno scemo e firmava il registro.
Sì…le aveva aperto.
Erano entrambi tanto ubriachi da non sapere nemmeno che il motel era chiuso.
Da non riconoscerla …
Non si era più coricata.
Aveva passato il resto della notte con gli occhi sbarrati, i muscoli tesi, la testa in fiamme per via dei pensieri…pensieri.
Alle quattro e tre quarti, era scesa in cantina.
Dall’interno del motel, naturalmente.
Aveva preso una bella pala, che in inverno pesava il doppio per via della neve da spalare ed ammonticchiare ai lati del sentiero e del parcheggio, ed era salita.
Aveva aperto con il passeparout…
I colpi le erano scivolati via dalle mani senza che se ne rendesse conto.
Il cranio di Minus si era spaccato come un melone, mentre la pupa aveva sgambettato parecchio.
In totale, ventitré colpi decisi e fine della storia.
Sangue dappertutto.
Allora si era seduta a terra, la pala davanti a lei, appoggiata alla parete, l’odore del sangue e della morte.
Li aveva sistemati nell’auto, una pacar scura, e dal pontile deserto e freddo di quel primo pomeriggio di Marzo, li aveva scaraventati nel lago.
Ripulire il tutto era stato difficile.
Il sangue si aggruma con facilità, appiccicandosi alle pareti e ai pavimenti con forza. Dopo poco meno di mezz’ora, occorre una spazzola metallica, per raschiarlo via dalle piastrelle..
Si era ingobbita, abituata dalle sfacchinate quotidiane nelle camere, sentendo i tendini dolere…
Ma alla fine c’era riuscita.
Da allora…via dall’Ohio.
Non tanto per sfuggire a ciò che aveva fatto….non lo considerava affatto un errore…ma solo per riprendere il mestiere paterno.
Come Norman Betts di Psycho, era legata alla struttura geometrica dei motel, del loro viavai di varia umanità.
Ora la testa prese a dolerle.
Un fottuto mal di testa, che non provava da anni…
Si alzò, ma le gambe non la sorressero.
Di fronte a lei, stava seduta dietro al bancone appollaiata su uno sgabello dalle gambe altissime che nascondeva la figura esile del suo corpo, un paio d’agenti federali ed un medico bardato come se fosse su Marte.
Parlavano, ma non li sentiva più…
Udì benissimo, invece, quei colpi.
Rispetto a prima, ad esempio, erano diventati sordi, e meno caotici….come in una sorta di ritmico cadenzare..passi……?
Che cazzo stavano facendo ?
Ora ebbe la forza di alzarsi.
L’illuminazione era precaria.
Il medico uscì dalla hall con campioni di liquidi presi nella camera di Scully.
Una sorta di nebbiolina violacea aveva immerso la hall come se qualche spiritello malvagio si fosse divertito a cambiare il colore dei tubi al neon.
I colpi adesso scendevano giù dalla scala, quella che portava alle camere del piano terreno, dirigendosi verso di lei…..passi !
I due federali, la fissarono come si guarda una pazza scappata dal manicomio.
Ed in effetti ne aveva l’aria.
Altro particolare che non compresero, era come le fosse riuscito di armarsi di una pala sporca di sangue e tessuti, arrugginita e lercia di terra.
Uno di loro cadde con il culo per terra, la bocca tremante e gli occhi spiritati…
Il badile sibilava nell’aria e Mae prese ad urlare:

< Figlio di puttanaaa…>, urlò.

Indicava il vuoto, ma agli occhi strabuzzati di Mae Jonson così non era.
Alla sua vista, da quelle scale stavano scendendo Minus e la stangona bionda.
Ma non erano esattamente loro….
Si trattava piuttosto di due cadaveri ambulanti, facce scheletriche e colme di pus, con l’andatura caracollante e dal puzzo immondo.
Minus sembrava sorridere e sgranava gli occhi, come fosse felice di vederla.

< …ciaooo…era un pezzo che non ci si vedeva più…>

La stangona mancava di un braccio ed aveva la pancia gonfia dal gas della putrefazione.
Il suo seno florido, che in quella notte di primavera pareva esser stato sul punto di esplodere dall’abito da sposa, era deforme, marcito.
I capelli erano radi e parevano fili di stoppa putrida.
I due avevano la bocca ridotta ad una sorta di salsiccia putrescente, irregolare, da cui spuntavano denti giallastri e cadenti.
La lingua era nera, la saliva quasi gommosa.
L’acqua fredda e sporca del lago, colava dai loro corpi e dai cenci zuppi che avevano come vestiti, inondando, quasi, il pavimento…
Agitò il badile urlando all’impazzata.
L’agente federale Ness se la vide piombare addosso come una furia.
Aveva un viso da strega, con un naso aquilino e gli occhi spiritati e folli.
Lo colpì con tutta la forza che possedeva, e lui si parò il viso e la vita, con il braccio sinistro.
Si spezzò il radio ma si salvò.
Junkys spianò la calibro nove, puntandola in avanti.
Tremava come una foglia.
Aveva visto di tutto: ragazzi di diciassette anni strafatti d’ectasy e coca, malati di mente completamente folli, ma quella….Cristo Santo, batteva tutti.
Era…sembrava una bestia impazzita di rabbia.
Mulinò il badile nel vuoto e si udì una sorta di roco respiro, simile al fiato di un gigante morente.
Sparò.
La colpì al petto, al centro del corpo, ma non la rallentò di un millimetro.
Mae vedeva davanti a se Minus, il suo sorriso scemo, con una Bud nella mano destra.

< Che bevuta, cocca…>, biascicò.

Mentre terminava di parlare, un fiotto d’acqua fetida, gli uscì dalla bocca.
Mae lo colpì, spostandogli la testa fuori asse, cosicché avesse a ciondolare come una palla male infilata in un tubo.

< Ti spacco la testa, figlio di puttanaaaaa….>, urlò a squarciagola.

Junkys era a terra in un lago di sangue.
Mae lo colpì almeno altre tre volte, mentre Ness strisciava verso l’uscita.
La stangona, la miss tutta cosce, se la stava svignando…
Fece un paio di passi verso di lei…le avrebbe certamente fracassato di nuovo quella testa da deficiente, se alla soglia non fosse apparso lui.

Il vecchio !!! Cristo se era vecchio !Papà…

Il viso era uno scheletro ambulante, corroso e in certi punti, quasi nero.
Brandelli di carne bianca, si staccavano a fatica dal cranio, occhi flosci come palloncini non gonfiati, pendevano dalle orbite.
Il cancro aveva minato tutto lo scheletro, rendendolo deforme, simile a quello di una scimmia.
Cuore e organi interni, penzolavano dalla cassa toracica, scivolando a terra.

< Il parcheggio….dobbiamo ampliare il parcheggio…>, tuonò.

Mae scivolò ai suoi piedi, la testa fra le mani.
Alla soglia il medico bardato nella tuta anti-contaminazione, si ritrasse sconvolto e spaventato.
Mae urlò frasi sconnesse per poco meno di una decina di secondi….poi la sua testa si spaccò in due e cadde riversa a terra.
Ness vomitò, tremando come una foglia.

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Quartiere generale dell’FBI di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 12.57 Am,
Venerdì 8 Agosto
La notizia del macello compiuto da Mae al motel RedCar, raggiunse Fox e Dana appena terminato un frugale e rapido pasto al Mac di fronte al parco, che divideva la strada dalla sede federale.
Scully stava ancora rigirando il cucchiaino da caffè nel barattolo dello yogurt, nella vana speranza di trovarne piccoli resti, quando il cellulare di Mulder era squillato.
Richards era fuori della grazia di Dio.
In effetti, i suoi occhi parevano esser sul punto di esplodere, mentre sbraitava abbaiando al cellulare.

< Si vuole calmare ? Che succede ? >, chiese Fox.

Gli fu spiegato della fine del povero Junkys e del braccio fracassato a Ness, e Mulder parve scivolare dentro la scomoda sedia rigida del fast food.
Scully terminò l’operazione e lo fissò, carica di tensione.
Quando chiuse lo sportellino del telefonino, lei domandò, modulando appena le parole:

< Kersh ? >

Scosse la testa.

< E’ stato ucciso un agente federale al motel nel quale alloggiavi tu…sembra che la proprietaria sia stata colta da una sorta di follia omicida…>

Dana deglutì.
In fondo l’idea di essersela cavata in una circostanza simile, anche senza alcuna spiegazione apparente del perché, la atterriva e la sollevava al medesimo tempo.
C’erano molte cose da chiarire, prima fra tutte stabilire cosa stesse succedendo in quel motel e interrogare Chaterine.
Mulder si asciugò al bocca con un angolo del tovagliolo di carta, estraendo la carta di credito dal portafogli.

< Dannazione….va tutto male…>, apostrofò.

< Ci dividiamo…io vado al motel….tu interrogherai Chaterine Black…Mi sembra la cosa più logica: esaminerò il corpo e vedrò di scoprire le cause del decesso e della follia….Speriamo di avere fortuna…>

Mulder porse la carta di credito alla cassa, affiancato da una lentigginosa ragazza di diciassette anni, che lo divorava con lo sguardo.
Fox attese la registrazione e la fattura con fastidio.
Sapeva o almeno, ipotizzava ciò che stava accadendo ma era restio a dirlo a lei..
Uscirono e Scully terminò di pulirsi le dita gettando il fazzolettino nel cestino a forma di drago verde del MacDonald’s.

< Cosa mi stai nascondendo, Fox ? >

Lui la guardò, fingendo sorpresa.

< ….niente…>

< Non crederai che dopo tutti questi anni passati insieme con un pazzo come te, non sia capace di capirti al volo, vero ? Andiamo….voglio essere a conoscenza di tutto, per agire con la massima professionalità ! Stai collegando quanto accaduto in parte a me e a quella donna, con il gruppo terroristico su cui indaghiamo ? >

Mulder si appoggiò ad una cassetta postale, sfiorandosi le labbra, perplesso.

< Non è….nulla di certo, sia chiaro….ma vedi….in tutti quei files che ho fotocopiato nel nostro ufficio…>

Non era un errore di valutazione o una dime<nire a capo di quel mistero, prima che morissero altre persone.

<…ho pensato di copiarmi tutti i dati su morti inspiegabili avvenute e catalogate  negli Xfiles….>

Lei sgranò gli occhi.

< Fox…si tratta di migliaia di pagine…>

Mulder annuì, quasi si fosse trattato della cosa più naturale da farsi.

< Non ho potuto fare tutto per mancanza di tempo….ma rammento diversi casi di omicidio-suicidio rimasti archiviati…In tutti i casi, le vittime presentavano segni di aggressione e violenza, associate a una sorta di….scoppio d’ira incontrollabile…Un po’ come avvenne a Franklin, proprio qui, in Pennsylvania… Rammenti il caso del 1994 ? >

Lei annuì, con dolore.
Erano divisi, allora….la sezione Xfiles era stata chiusa.

< Si…mi pare che tu avessi ipotizzato l’uso di…messaggi occulti indotti tramite scritte digitali…alla stregua di quanto scoprimmo con la tv, a Braddock Heights, nel Maryland…. >

Fox annuì.

< Oggi come allora, non riuscimmo a venire a capo di nulla di concreto: non una causa, non una ragione apparente, nessun movente e nemmeno dei presunti colpevoli…>

Scully si schiarì la voce.

< Anche allora….fui coinvolta….credi…credi che non si sia trattato di un caso ? >

< Affatto ! Oggi lo è stato, poiché nessuno sapeva della nostra venuta qui ed il tuo pseudonimo ti aveva garantito l’anonimato…Ma da scienziata…come catalogheresti casi anomali, su diversi stati e differenti ceti sociali e popolazione… quasi si colpisse nel mucchio ? >

Dana si sfiorò le labbra.

< In mancanza di un virus o di un agente patogeno che possa….esser stato messo a contatto con le vittime o i portatori sani….direi che si possa ipotizzare…>

Si bloccò, fissandolo.
Il vento sollevò i suoi capelli, lunghi sino alle spalle e lisci, che conferivano al suo viso un aspetto meno tondo e più asciutto.

< Un esperimento ! Vuoi dire che il governo sta effettuando esperimenti sulla popolazione inerme ? >

Mulder annuì.

< Il governo o…i Pretoriani ! Mi pare chiaro il motivo: testare una nuova arma biologica o batterica…In fondo ciò spiegherebbe quanto avvenuto qui…ed altri diciotto casi accertati e classificati come "sconosciuti" dalle polizie di dodici stati dell’Unione ! >

Scully rabbrividì. Come scienziata e come medico, non poteva immaginare nulla di più orrendo di questo.
Usare esseri umani….donne, bambini, chiunque, per….per…
Era un orrendo disegno malvagio, una violenza senza alibi né spiegazione.

< Sì ma….se io fossi stata contagiata, come credi tu…com’è che non sono impazzita e non ho fatto una strage ? >

Fox si morsicò appena il labbro inferiore, perplesso.

< Questo mi auguro possa scoprirlo tu….ti consiglio di avvalerti di tutte le tue carte per sequestrare la salma e fare subito un esame autoptico…Se è vero quel che penso, faranno sparire tutte le prove…>

Abbassò appena il capo.

< Sarà piuttosto difficile…non abbiamo idea di cosa cercare…Non un’ipotesi, né un indizio…Oltretutto l’area sarà sotto quarantena…>

Mulder scosse la testa.
C’era in lui una sorta di sensazione sottile, quasi indecifrabile e velata, che lo costringeva a rinviare le conclusioni.
La sua memoria eccellente, aveva colto un particolare….uno solo, ma che era certo si riferisse a tutti i delitti collegati a quanto era accaduto in quel motel e che per un miracolo non aveva anche ucciso Scully.
Fece per prendere le chiavi dell’auto e lui le bloccò la mano, serrandola fra le sue.

< Sii prudente….non toccare né annusare nulla…usa sempre i guanti e accertati di seguire le procedure di sicurezza al 101%…..sei stata fortunata una volta, non lo sarai per sempre ! >

Scully si mise alla guida, annuendo.
Sapeva bene come agire, qual’era il suo lavoro….ma Mulder era preoccupato per lei e dopo quanto aveva passato, n’aveva ben donde.
La vide salutare con la mano e svanire nel traffico tranquillo di quel pomeriggio di Agosto.
La sensazione di perdita che lo accompagnava ogni qualvolta lei si allontanava aveva dell’incredibile.
Ma doveva pensare a quanto stava accadendo e pensarci in fretta.
Del resto, il viso di Richards gli tolse qualsiasi idea romantica o dolce dal viso.
L’afroamericano stava appoggiato alla colonna quasi fosse un bisonte pronto alla carica.
Marciò verso Mulder deciso ed incazzato.

< Mulder ! Lei è solo un fottuto burocrate ! Ha fatto uccidere uno dei miei agenti… Cristo, le sarebbe costato dirmi ciò che sa ? >

Mulder allargò le braccia, quasi in segno di resa.
Faceva un caldo impossibile.
Il sole, verso l’una, picchiava implacabile…almeno trentanove gradi…
Abbastanza da esacerbare la pazienza di qualsiasi cristiano, figurarsi a chi doveva sorbirsi i silenzi ed i misteri di Mulder.

< Le giuro su mio padre che non avevo idea che esistesse pericolo, in quel motel… Se così fosse stato, mi sarei recato io stesso sul posto ! Non intendevo coinvolgere il vostro ufficio in questo fatto…ma è accaduto e non possiamo farci nulla ! Ora…devo andare all’ospedale, per interrogare Chaterine Black ! >

Richards si piazzò davanti alla macchina di Mulder, incrociando le braccia e parlando duro.

< Lei non si muoverà di qui, sino a quando non mi dirà tutto ! >

Fox sbuffò.

< Non posso ! Non mi crederebbe e non…>

< Allora me lo spiegherà strada facendo ! Mi attaccherò a lei come una mignatta, Mulder ! >

Salì in auto e Fox esitò solo un istante, prima di prender posto e guidare.

< Lo reputa un errore, vero ? >, chiese Richards.

Fox sputò una buccia di seme di girasole, dal finestrino, alzando le spalle.

< Adoro la follia….errore più, errore meno…>

Non appena uscirono dal garage, li seguì una limousine blu scura.

***

CAPITOLO DICIASSETTE

 

Ospedale della misericordia di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 01.45 Pm
Venerdì 8 Agosto
 
Il ronzio e la puzza persistente dei farmaci, accompagnati dal caldo impossibile e dal rumore di sandali ortopedici sulla superficie in linoleum del pavimento, le rammentò subito il nosocomio.
Poi vide una grossa e voluminosa apparecchiatura per il monitoraggio dei battiti cardiaci, una flebo e degli attacchi per l’ossigeno, e comprese del tutto.
Chaterine aveva dormito dal colpo di pistola sparatole da Dana, la sera precedente.
Il colpo le aveva fracassato la clavicola, ed era uscito liquefatto da sotto l’ascella sinistra.
Era svenuta dal dolore e pensò, amara, a come avrebbe riso Rob per questa sua debolezza femminile.
Cercò di alzarsi un poco e notò i lacci.
Le avevano legato le caviglie e il polso della mano sana.
Gettò uno sguardo alla porta, esattamente nello stretto rettangolo scuro del vetro satinato, e intravide una figura che ora appariva, ora svaniva nel corridoio.
La stavano sorvegliando…

Certo cretina…sei una terrorista…che credi, che ti mandino qui un gruppo di boys scout ?, si disse.

La gola era secca…spiegazione logica del sonno pesantissimo di quella mattina…le avevano somministrato dei farmaci, forse anche un’anestesia totale, per operarla.
Quella puttana rossa…le aveva spappolato la spalla.
Chaterine fissò il soffitto a pannelli, dominato da una grande plafoniera spenta e si mise a contare i fori del cartongesso…
Occupare la mente, per forza…per essere vigile e lucida…per fuggire.
Non poteva certo rimanere lì…prima o poi il gruppo sarebbe arrivato, magari per soffocarla con un cuscino…
L’altra via, quella di collaborare con gli agenti federali, non le passò nemmeno per l’anticamera del cervello.
Udì parlottare dall’infinito che stava di là della porta e mosse appena la testa.
Fox Mulder entrò per primo, con Richards che si piazzò nel corridoio, l’aria stravolta per via delle.."spiegazioni" che il vice-direttore aveva ricevuto su quel caso.
Talmente assurde da…esser credibili.

< Chaterine ? Sei sveglia ? >

Il solito tono dolce e delicato, in Fox Mulder.
Chaterine lo aveva udito molti mesi prima, una vita prima a dire il vero, quando Fox era arrivato nel portone di casa, fissandola con quegli occhi blu dolci e grossi, che avevano il potere di scavarti dentro.
Le aveva detto della morte di Frank….Sembrava che quell’uomo portasse con se solo dolore, null’altro…
La vide sveglia, senza che la bella vedova di Frank Black si degnasse di rispondere.
Afferrò lo schienale di una sedia, accostandola al letto.

< Posso ? Immagino tu abbia voglia di dormire, ma è una cosa importante…>

Sorrise, guardandolo.

< Eccoti….il tuo viso carino….i tuoi modi azzimati di agente primo della classe ad Oxford….eccolo qui, l’eroe che cambierà il futuro….sei un poco dimesso, Fox ! >

Mulder annuì.

< E’ per via degli orari… i tuoi amici mi costringono agli straordinari..>

Chaterine lo fissò, cattiva.
Non traspariva nulla che faceva pensare alla dolce donna di pochi mesi prima.
Assolutamente nulla.

< E’ la tua….compagna….la tua amante…. quella puttana che mi ha strappato Jordan dalle mani….è per colpa sua se hai perso la via… La fede in ciò che era giusto fare…Sei come tutti gli altri….basta una donna, per sviarvi…>

Mulder si strinse le mani, guardandola e sentendosi colpevole.
Lui e Scully l’avevano abbandonata, nel suo dolore….non si erano fatti più vivi, a casa di Chaterine, dal giorno dell’annunziata morte di Frank.
Forse se fossero stati più vicini a Jordan, a lei…

< Se vuoi accusarmi del passato….fallo pure, ma…nulla può giustificare quel che sei adesso, Chaterine ! Sono qui come amico, ma anche come vice-direttore federale…Intendo sapere tutto quello che conosci sui Pretoriani e….>

Chaterine scostò il viso.
Parlò fissando il termosifone e l’ampia finestra sulla destra.

< Sai chi erano i Pretoriani, Fox ? Erano delle guardie romane, dell’epoca dell’Impero. Erano fedelissime al loro centurione, al loro generale e più esso diventava potente, più si accresceva il valore della loro influenza politica. Arrivavano ad eleggere e giustiziare imperatori, se era necessario per la vita  di Roma ! >

Mulder parlò con la solita voce che sembrava atona, ma in realtà carica di gravosa rassegnazione: era troppo tardi, per salvare Chaterine.

< E’ questo ciò che tu e Kendall volete fare ? Giustiziare il nostro governo ? >

Si voltò di nuovo, ignorando il dolore alla spalla.

< Certo ! E se tu non fossi sviato dal…ridicolo amore che provi per quella scettica dai capelli tinti, lo sapresti ! Ci capiresti e ti uniresti a noi…per resistere o servire ! >

Mulder si appoggiò stanco alla sedia.
Fissò anch’egli il soffitto.

< Non ammiro certo questo governo, né tantomeno le istituzioni federali che vi sono alle sue spalle….ma se credi che basti una sorta di scioglilingua in aramaico e quattro chiacchiere con te e Kendall per farmi diventare uno di voi, ti sbagli di grosso ! >

< Conosci i simboli ed esiti di nuovo ? >

Gli splendidi occhi azzurri di lei lo trapassarono, carichi d’odio.

< Davvero non sei colui che è stato ipotizzato….non sei che uno di loro ! >

Mulder fece una smorfia di disgusto.

< Io credo nella giustizia e nella verità ! >

< La giustizia e la verità sono concetti empirici, che mascherano la reale portata di quegli uomini….di coloro che hanno fra le mani il futuro del mondo ! Un futuro che porterà alla morte di 5 miliardi di persone ! Un futuro che ci venderà alla razza più forte, senza alcun’umanità ! >

Gli occhi blu di Mulder brillarono, appena velati da un riflesso di pianto.

< Io e Scully abbiamo combattuto tutto questo…tutte queste menzogne…giocandoci la vita ! Rischiando più di quanto sia possibile chiedere a chiunque ! Ho perso mio padre, mia sorella, la sorella di Dana, e lei…>

La voce tremò.

< …lei i suoi genitori, la sua famiglia….Non ti permetterò di accusarmi ! >

Chaterine serrò i pugni.

< Sei l’eletto ! Il destino del mondo dipende da te…! >

Mulder si alzò di scatto, con rabbia.

< Finiscila ! Cerchi di nascondere le tue…pazzesche motivazioni dietro ciò in cui ho sempre creduto ! Ma ti sbagli ! Tu…quel Kendall…il vostro gruppo….siete solo degli assassini ! Assassini e null’altro ! Ora…se non vuoi finire in carcere per il resto della vita, Chaterine, ti chiedo di… collaborare con me ! Dimmi quel che sai ! >

Lo fissò nuovamente.

< Sai perché sono diventata ciò che sono ? E’ stato Frank a chiedermelo…>

Mulder si risedette.

< Non direttamente, come puoi capire…Frank era…enigmatico nelle sue.. verità…ma ti ha lasciato scritto ciò che aveva veduto…ciò che abbiamo veduto tutti ! Le parole ! >

Si portò le mani al viso, prendendo fiato lentamente.
Pensare era difficile…ma sapeva cosa avrebbe detto Scully.

Concentrati su ciò che è giusto fare…solo su questo…hai trascorso mesi ad inseguire chimere e non è cambiato nulla !

< Ho scoperto che volete usare un virus…un’arma per uccidere !

Dimmi quel che sai…>

Chaterine parve sorridere.

< Nemmeno morta ! Non ho tradito la causa….e non credo che aiutarti mi eviterebbe la fine alla quale tutti siamo condannati ! Ho perduto Jordan solo per colpa della tua….amante…! >

Mulder s’irrigidì.

< Sei stata tu a perdere tua figlia, lo sai ! Sei hai un minimo d’orgoglio, fai che ti ricordi come colei che ha contribuito a salvarla, piuttosto che una terrorista assassina ! >

Rise.

< Tu sei solo un fallito, Mulder ! Non hai il coraggio di seguire la tua strada ! Il compito che è stato preparato per te…>

Si alzò, scuotendo il capo.
Non si aspettava nulla di diverso, sinceramente, ma adesso che aveva parlato con lei, capiva che era morta. Chaterine Black non esisteva più.

< Vuoi vederlo, vero ? Lo vuoi anche tu…è così, non c’è verso ! E’ una catarsi ! Quando si è davanti a quell’immensa verità, a quella meta che travalica qualsiasi altra, si deve! E tu, più di tutti, lo senti dentro di te ! Ti ci porterò, se vuoi….devi solo….farmi avere Jordan ! >

Tremò. Una parte del suo animo spingeva, urlava quasi, perché accadesse…
Vedere quelle parole, quel significato…sapere se finalmente tutto era scritto e non solo immaginato.
Uscì, senza voltarsi, mentre lei rideva.

< Tornerai…lo so….>

Il corridoio, con Richards davanti a lui, infermieri e paramedici indaffarati e operosi, pazienti ed estranei, gli sembrava senza fine.
In fondo, una voce…una voce che Mulder giurava di aver dimenticato da mesi.
La voce di sua sorella…

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Motel RedCar, Allentown, Stato della Pennsylvania
Ore 02.33 Pm, Venerdì 8 Agosto
Dana arrivò al motel dopo aver parlottato per una buona mezz’ora con diversi medici ed esperti della scientifica federale.
Superò uno sbarramento di agenti, che avevano transennato la zona con cavalletti gialli e neri, nastro adesivo del medesimo colore, e cartelli che invitavano le auto non autorizzate a cambiare tragitto.
L’area era posta sotto quarantena.
Scully era fermamente convinta che si trattasse di una precauzione inutile, ma era necessario.
Rivedere il motel le provocò inquietudine.
Aveva lasciato diversi oggetti personali, lì.
Confidava che li avrebbe recuperati presto, ma alla luce dei nuovi fatti, questo non sarebbe avvenuto.
Utilizzando la propria carta di credito, si era comprata un cambio di biancheria nuova, quella mattina e qualche altra cosa personale, ma il suo bagaglio era in quella stanza.
Certo, quello era il minore dei pensieri.
C’era quella cosa….prima di tutto ! Che era accaduto ?
Mostrò il distintivo ad un trio di agenti appoggiati al portico del motel, intenti a sorbire della coca cola fredda, e si avvicinò all’aerea medica.
Un paio di ambulanze erano parcheggiate con le luci lampeggianti.

< Sono un vice-direttore federale, mi chiamo Dana Scully…ho bisogno di ispezionare il motel…dove posso indossare la tuta anti contaminante ? >

Si rivolse ad un infermiere che staccò gli occhi da una rivista di auto e la sostituì con un modulo scritto fitto.

< Può entrare…liberamente ! I tecnici della disinfestazione hanno già provveduto a rendere sicuro il posto ! >

Lei annuì.
Notò alcune barriere di plexiglas alle porte e alle finestre ed operai che le stavano rimovendo.

< Potrei parlare con il responsabile ? >

< Certamente ! Adesso è impegnato in una pratica burocratica…non appena si libera, glielo mando…>

Scully fece un delicato sorriso, benedicendo il fatto che le sarebbe stato possibile entrare senza nessuna tuta….quel caldo l’avrebbe sfiancata subito.
Si calzò i guanti al lattice, e superò, scavalcandolo agilmente, un nastro giallo di divieto di accesso.
Si sentiva bene, davvero…stentava a credere di essere rimasta in stato confusionale per quasi tutta la notte…
L’interno era un casino.
Sangue dappertutto.
Segni tracciati con il gesso, segnavano il punto del decesso del povero agente Junkys e di quello di Mae Jonson.
Grumi di sangue sul banco, sulle pareti…macchie grosse come pozze sul pavimento.
Si appoggiò al bancone, mettendo a fuoco la scena.
Gli oggetti erano stati prelevati e sistemati al solito posto dalla scientifica…
Vide un bicchiere quasi del tutto vuoto…
Avrebbero potuto cercare per ore, forse per giorni.
Non c’era nulla di sicuro, nessun punto da dove iniziare…
Alla soglia si materializzò un filiforme agente federale.
Era un viso famigliare e Dana lo riconobbe quasi subito.

< Agente Willmore ! >, disse sorpresa.

Lui annuì, entrando e porgendole la mano.

< Vedo con piacere che ha fatto carriera, vice-direttore Scully ! >

Dana si scoprì imbarazzata.
Anni prima, quando Fox era scomparso, Willmore era stato affiancato a Scully per un’indagine su dei delitti riconducibili ad un’organizzazione terroristica Giapponese, il Mikado.
Lei lo aveva trattato malissimo, in modo scontroso e maleducato, per tutto il breve tempo dell’indagine.
La tensione per il dover lavorare senza Mulder era troppa per lei….
Ma Willmore l’aveva aiutata, quasi rischiando la vita.
Si era ripromessa, da allora, di scusarsi con lui, senza mai riuscirvi.
Si sa come vanno queste cose…il tempo scorre rapido e tutto finisce con l’esser dimenticato.

< E’…è un vero gentleman, Willmore ! Da come la trattai in passato, pensavo a ben altra reazione…>, mormorò, stringendogli la mano.

< So riconoscere le belle donne, anche se sono colleghe di lavoro…>

Scully sorrise.
Servivano le battute, per rompere la tensione di quei momenti.
Tutto stava andava scivolando via ed occorreva afferrarlo prima che svanisse.

< Che fa qui ? >, domandò, evitando il tracciato disegnato per terra.

< Indago….in modo informale, per adesso…>, disse imbarazzata.

Willmore rise. Una risata di gusto, spontanea.

< Non è cambiata, vice-direttore Scully…! Sono l’agente incaricato di coordinare le indagini….>.

Divenne serio, quasi che si fosse accesa una luce anomala, nel suo viso.

< Sa potevo…esserci io al posto di Ness e di Junkys….se non fossi stato fuori a rispondere ad una chiamata…>

Dana annuì. Tante volte era capitato a lei e a Mulder…di sfiorare la morte…
Forse, una volta, erano morti entrambi…ed erano tornati !

< Voglio esaminare il cadavere della donna….da quel che so, potrebbe esserci il rischio di un contagio biologico o virale ! >

Craig Willmore scosse la testa.

< E’ da escludere ! I tecnici del settore emergenze biologiche, hanno assicurato che non è stata trovata alcuna prova in proposito ! Il motel è sterile…forse molto più adesso, di quanto sia mai stato in passato ! >

Dana si sfiorò la fronte.

< Mi ascolti…so che le sembrerà pazzesco ma….io stessa sono stata contagiata, la scorsa notte, stando qui…Non sono morta per una qualche ragione, ma ho riportato la rottura di parecchi vasi sanguigni della fronte e del lobo temporale del cervello…Ho…>

Si avvicinò tanto da sfiorargli il viso.

< …ragione di credere che…sia qualcosa con cui…sono venuta in contatto… Escludo il cibo, perché non ho pranzato qui…ma forse delle bibite, o qualche oggetto che ho toccato…Anche per dei medici esperti è difficile scoprire cosa, se non si ha idea di dove cercare ! >

Willmore annuì.

< Ciò spiegherebbe lo stato del cadavere della donna…aveva la testa…come fosse scoppiata…Non ho mai visto nulla di simile in vita mia ! >

Scully rabbrividì. Era il rischio che aveva corso anche lei ?
Ad ogni istante le sembrava plausibile…ma perché lei non era morta ?
Paradossalmente quella domanda, la atterriva più di ogni altra cosa.
Lei e Fox avevano già sofferto abbastanza….che altro c’era di misterioso, su di loro ?

< Io e Mulder crediamo sia opera di un gruppo terroristico…I Pretoriani… Willmore…>

Di nuovo si avvicinò a lui, provocando nell’agente federale della sezione di Seattle, una sorta di imbarazzo erotico.
Dana era sensuale, anche se non in modo esplicito e Craig lo comprendeva benissimo.
Non che usasse di proposito questa sua arma…anzi era un fatto innato ma lo stesso preponderante.

<…le sto dicendo quel che so…perché non voglio che noi si parta con il piede sbagliato, come in passato ! Immagino che lei sia stato convocato dall’FBI per dirigere questa indagine, quindi io e Fox non intendiamo rubarle ciò che è suo….ma penso le occorra la nostra collaborazione ! >

Craig la fissò negli occhi…fortunato quel Mulder, pensò.

< Vice-direttore…Scully…Adesso faccio parte dell’ATF…questo le spiega il mio coinvolgimento.. ! Stiamo seguendo diversi casi avvenuti negli ultimi  mesi…morti inspiegabili che crediamo collegate all’uso di armi chimiche o batteriologiche ! Ma il boom lo abbiamo avuto nelle ultime settimane….>

Scully prese il bicchiere dal banco e lo infilò in una busta di plastica trasparente.
Camminarono sino alla soglia.

< Questa è una grande opportunità, per me, vice-direttore ! Sto seguendo l’operazione congiuntamente alla CIA e all’FBI…! Visto che dipende da me, sarò ben lieto di avvalermi della collaborazione di due vice-direttori abili ed esperti come lei e Mulder…fra l’altro vorrei proprio conoscerlo ! >

Dana annuì.
Evitò di dire a Willmore del suo " incontro" con la Newmann….
Sarebbe apparsa paranoica e la cosa non le andava a genio.

< Le farò una lista di quel che i suoi agenti dovrebbero cortesemente requisirmi e portare al laboratorio di patologia e analisi di Pittsburgh…Immagino che i cadaveri siano stati consegnati laggiù…>

< Al laboratorio medico numero quattro ! Telefonerò affinché le sia permesso di compiere le analisi…Quando ha intenzione di…>

Scully si scostò il ciuffo di capelli rossi, sistemandoli dietro l’orecchio.

< Immediatamente ! Il tempo di buttare giù la lista….>

Alzò appena le spalle, guardando Craig.

< Bhè…io…grazie, agente Willmore ! >

Lui fece un debole sorriso.

< Conoscevo Junkys da due anni….era una brava persona ! Aveva un bimbo di soli tre mesi….E’ pazzesco ! >

Dana si strinse le mani.
Un’espressione di dolore, le rigò le labbra.
In quelle occasioni, le parole non arrivavano.

<…mi potrebbe anche…fornire il rapporto sull’aggressione ? Credo che Mulder sarà…molto interessato al racconto dell’agente Ness….>

Poi prese a scrivere fitta, sul notes, mentre Willmore si allontanava fischiettando.
Sperò che l’arrivo di quella rossa minuta ma decisa, servisse a capire con che diavolo avevano a che fare.
Il motel rimase immerso in quella sorta di caos ordinato, per molte ore.

***

CAPITOLO DICIOTTO

 

Ospedale della misericordia di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 02.55 Pm
Venerdì 8 Agosto
Il caldo insopportabile dell’ospedale, fiaccava la resistenza di Fox Mulder.
Una volta uscito dal reparto, e fermatosi accanto alla macchina delle bibite, con il vice-direttore Richards che sorbiva un te freddo, sentì la lucidità ritornare.
C’erano molte cose da fare, prima fra tutte studiare tutte le fotografie copiate dai files presi a Washington, per mettere a fuoco quello che lo stava tormentando…
Era una forma di certezza più alta di una semplice intuizione…
Un particolare che gli sfuggiva perché minuto e proprio per questo, maggiormente importante..

< Crede che arriveremo alla verità ? >, chiese Richards.

< Non so…troppe persone coinvolte….troppi misteri…ci siamo vicini, ma…>

Posò la mano sulla spalla del collega.

< …ma il disegno è complesso…conto…in qualche aiuto esterno, oltre che all’operato della mia collega…qualcosa che mi permetta di unire i pezzi del puzzle…>

< Spero sappia ciò che fa ! L’ATF non mi ha dato tregua, da quando ha saputo di Chaterine e di quel che è accaduto nel motel…Non voglio che altri miei agenti facciano quella fine…>

L’ascensore si aprì e Mulder vide un gruppo di uomini che di certo non contribuì a rendergli allegro il resto della giornata.
Kersh su tutti.
Ma anche la Newmann e un paio di pezzi grossi della CIA.
Si poteva capire ad occhio.
Mulder prese una soda e dopo che ebbe strappato la linguetta metallica della lattina, si rivolse loro sorridendo.

< Visita parenti ? >

Kersh fece una smorfia di disgusto.

< Ci segua, Mulder…>, disse atono.

Fox bevve con lentezza.

< Sono forse in arresto…? Dico, dal tono….>

La Newmann si fece avanti.
Donna elegante, carina, decisa.

< Le debbiamo delle scuse, vice-direttore…e le dobbiamo anche alla sua collega Scully ! Sono stata costretta a mentire, dicendo che Chaterine Black era un contatto della CIA all’interno dei Pretoriani, ma era necessario ! Non sapevamo se fidarci di entrambi…>

Mulder serrò le labbra.

< Insomma sospettavate di noi ? Davvero grazie ! Immagino sia al corrente, Newmann, che mettere sotto indagine non autorizzata due vice-direttori federali, comporta una denunzia al tribunale della giustizia, vero signore ? >

Si rivolse a Kersh che lo fissò bieco.

< Lei intende utilizzare i regolamenti solo quando le fa comodo, Mulder ! Jodie Newmann è stata autorizzata dal direttore dell’FBI in persona e dal Presidente….Si crede superiore ad entrambi ? >

Una parte dell’animo di Fox Mulder si trovò, in quel breve istante a dar ragione a Chaterine…la verità era solo un pretesto per accumulare menzogne…

< E’ inutile che vi presentiate qui con le vostre facce di circostanza…So che volete Chaterine per farla parlare ! Immagino che la CIA sia in possesso di…strumenti adatti per farlo….ma intendo proteggere quella donna ! Se la farete sparire in qualche vostra…istallazione supersegreta, vi denunzierò alla stampa ! >

Jodie Newmann sorrise.

< Crede che la CIA si faccia impressionare da un paio di telefonate, Mulder ? >

Fox accartocciò la lattina, gettandola nel cestino con rabbia.

< Dev’esserci pur qualcosa che si possa fare, per fermarvi ! Nessuno è al di sopra della verità ! >

Kersh lo superò, scostandolo con un gesto simile al ribrezzo.
Fece per aprire la porta del reparto, quando Richards gli si parò innanzi.

< Lei non va da nessuna parte ! Quella donna è sotto la giurisdizione dell’FBI della Pennsylvania ! E della polizia di Pittsburgh ! Quando vi presenterete qui con tutti i permessi…>

La Newmann si cavò di tasca una serie di fogli timbrati dallo stemma federale.

< Ho tutti i permessi che mi occorrono ! Chaterine è sotto la protezione della CIA e dell’ATF ! Ma non ho alcuna intenzione di far fuori lei e Scully, adesso che sono certa della vostra onestà ! >

Mulder si sporse verso di lei, sfiorandola.

< Grazie tante ! Immagino intendiate farci sapere solo i dettagli….vero ? >

< Lei è libero di tornarsene a Washington a ficcarsi in quell’ufficio ed occuparsi i assicurazioni e frodi bancarie, o di collaborare con noi ! Ma si decida presto !  Il colpo dei Pretoriani è imminente e non lascerò che mi sfugga dalle mani per i suoi comodi, Mulder ! >

Mulder sbuffò, svicolando fra il quartetto e scuotendo il capo.

< Non arriverete mai a nulla ! >, commentò.

Kersh sbottò in una smorfia di disgusto.

< Crede di essere la sola mente brillante, vero ? >

Fox si voltò.

< Affatto ! E’ solo che occorre ragionare su schemi diversi ! Schemi che non conoscete ! Gli Xfiles sono la chiave ! La chiave di quel che I Pretoriani nascondono ! >

Jodie Newmann si sfiorò le labbra, con due dita.

< Dica alla sua collega….che perderà solo tempo prezioso, esaminando quel  cadavere ! Non troverà nulla ! Le morti sono inspiegabili ! >

Fox uscì, imboccando le scale.

Per voi….pensò.

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Laboratorio di patologia legale di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 09.20 Pm,
Venerdì 8 Agosto
Dana era seduta su alto sgabello a tre gambe, metallico.
Accavallò le gambe, sorbendo una buona tazza di caffè amaro.
Il sollievo causato dall’aria condizionata era svanito da ore.
Dana indossava un lungo camice di color verde chiaro, delle comode scarpe da tennis bianche, stringate, senza calze.
Sotto, la sola biancheria intima.
Il caldo era feroce e lo stress certo non lo rendeva maggiormente sopportabile.
I guanti di lattice, che le avevano avvolto le mani sino a provocarle delle piccole macchie d’irritazione cutanea, erano stati appena gettati nel cestino.
Gli occhiali di plastica, dalla visiera intera, stavano da un lato.
Si sciolse la coda che raccoglieva i capelli durante il lavoro, immersa nei pensieri.
La traccia di paraffina al gel che le solleticava le nari, era ancora presente.
Esami…esami…esami…
Ore ed ore d’esami, ora difficili e faticosi, ora lenti e noiosi, ora rapidi e illuminanti, ma tutti con il medesimo risultato: nulla !
Dana aveva iniziato l’autopsia alle ore tre e trenta di quel pomeriggio.
Il corpo di Mae Jonson era stato scoperto dal telo e Scully, bardata di tutto punto, aveva afferrato il microfono da parete, iniziando a registrare l’operazione.
Le luci sistemate sopra, diffondevano un’illuminazione bianca, leggermente spettrale.
Come spettrale appariva il cadavere.
Bianco, attraversato da riflessi violacei e bluastri, in corrispondenza delle ecchimosi e dei colpi subiti.
Il viso era deformato dall’esplosione del cranio.
Sino alle labbra era normale, non presentava segni d’alcun tipo.
Dal setto nasale in poi, era come fosse stato centrato da un proiettile d’artiglieria pesante.
La fronte era sollevata, scoperchiata, appiccicata al resto del cranio grazie ad un lembo d’epidermide bruciato.
La parte superiore della volta era stata sventrata, ridotta in una miriade di frammenti ossei che si erano conficcati nell’encefalo, che sporgeva come una massa irregolare ed informe da una pozza di sangue nero.
Brandelli di cranio, emergevano dall’oscurità del sangue alla stregua di macchie colorate.
Dana si sentì tremare.
Le mani avevano un fremito irregolare, ed aveva difficoltà di concentrazione.
Pensò, per un solo attimo, che avrebbe potuto fare quella fine…
Stesa su un tavolo rigido, morta, illuminata da una luce spettrale…
Spense la sega circolare, con la quale aveva iniziato la rimozione della parte restante della volta cranica.
Il sangue le sporcava i guanti.

< ….si nota la totale, violenta, assoluta frammentazione del cranio. E’ del tutto simile alla violenza di un impatto esplosivo o d’arma da fuoco, ma con la totale, inspiegabile, assenza di fattori esterni ! Ora effettuerò una craniotomia ed un esame del midollo spinale, del cervelletto e del midollo  allungato e del lobo frontale…Spero che alla fine di tutti questi esami, mi sia maggiormente chiara la causa della morte ! >

Da quella frase lasciata in sospeso nel nastro del registratore forense, erano trascorse sei ore.
Dana aveva sezionato il cervello, esaminato i tessuti al microscopio, effettuato testi con il DNA e con diversi acidi di base ed enzimi.
Nulla.
Assolutamente nulla.
Aveva anche tolto dei molari, nella speranza che vi fossero segni di qualche impianto esterno, ma anche questo era stato vano.
Le restavano altre decine di test, su tutti gli oggetti che Willmore aveva fatto portare nella stanza dodici, adibita a magazzino, del laboratorio.
Ma, se tutto andava bene e non c’era ragione di crederlo, le sarebbero occorse molte ore, se non giorni.
Nessuna traccia di radiazioni, nessun elemento esterno…
Le spalle dolevano, gridando riposo.
Ma doveva ignorarle…concentrarsi sul lavoro.
Prese il cellulare, quando vide Fox aggirarsi per il corridoio.
Lo intravide dalla piccola vetrata che durante il giorno illuminava la sala esami e fece un cenno con la mano.
Mulder parve notarla a stento ed entrò dopo aver posato la giacca sull’appendiabiti.

< Hai il viso stravolto…non avrai lavorato per tutte queste ore, vero ? >

Scully annuì.
Le sfiorò la fronte, notando il pallore del suo viso.

< Piccola…>, le baciò la fronte.

Dana alzò le spalle, stanca.

< Mi spiace….qualsiasi cosa sia accaduta, in quel motel, non ha lasciato tracce ! Posso solo confermarti che la diagnosi che aveva formulato la dottoressa Oberkeller su di me, è la fotocopia in tono minore, di quanto ha ucciso la Jonson ! L’ira precedente, credo sia causa dell’enorme flusso di sangue al cervello, pompato con una pressione incredibile, sino…a far esplodere la volta cranica !  Ho effettuato decine d’analisi e test comparativi….nulla….Non riesco a trovare la causa di tutto questo ! Nessun agente patogeno o virale, nessun veleno o retro-virus…Spero tu abbia migliori notizie ! >

Fox si sedette, accostando uno sgabello e sistemandosi con una gamba penzoloni nel vuoto.

< La CIA e l’ATF hanno il controllo del caso, Dana ! Ci scipperanno l’indagine e non ne sapremo più nulla ! >

Lei abbassò il capo, in segno di difesa.

< So…che l’agente Willmore si sta occupando delle morti con l’ATF…mi aiuterà, almeno sino a quando gli sarà possibile…Ma se si muove la CIA…>

Fox mascherò la propria diffidenza…sapeva che Willmore aveva collaborato con Dana, durante la sua scomparsa, ma ugualmente la cosa non gli andava a genio.
Si alzò.
Arrivò alla giacca, prendendo una busta gialla.
La posò sul bancone e ne mostrò il contenuto. Più di una ventina di fotografie.

< Tu puoi dirmi di più di un cadavere, per fortuna ! Guarda…..per tutto il pomeriggio sono rimasto a studiare le fotografie dei delitti che credo collegati a questo e al tuo…..incidente ! In tutti i luoghi delle morti, ho trovato solo due oggetti in comune: un portafogli e un bicchiere o vuoto o parzialmente pieno… Ricordi con che cosa hai armeggiato, prima che…>

Lei annuì.

< Stavo bevendo del ginger hall….Ne sono sicura…>

Fox si sfiorò le labbra.

< Interessante….solo che…i liquidi contenuti nei casi in questione, erano diversi… Non so se rammenti il file n° 243709/12….un ragazzo ucciso a Maverick, vicino a Pine Bluff….allora fummo costretti ad abbandonare il caso per via della chiusura della sezione Xfiles nel 93….Bhè, sul sedile del fuoristrada che il giovane stava guidando poco prima di morire, c’era un bicchiere di carta, di quelli usati nei fast food…C’era della Coca Cola, dentro…>

Mostrò a Scully una foto. Ritraeva l’interno del furgone.
Sangue, pezzi di vetro, e quel bicchiere.

< Allora nessuno notò il particolare, per il semplice fatto che non era un elemento di prova…e ti confesso che l’avrei omesso anch’io, se oggi….>

Mostrò della foto in bianco e nero.
Avevano timbri delle polizie di Miami e Las Vegas.
Scully si spostò i capelli dietro l’orecchio concentrandosi.
La stanchezza si era come volatilizzata.

< ….nella mia stanza di motel, non mi fosse arrivato questo….>

Dana sgranò gli occhi.
Una delicata smorfia si disegnò sulla sua piccola bocca carnosa.

< Sono foto della polizia scientifica…Nevada, Florida….tutte di date recenti.. e i delitti…sono uguali, se non identici!>

Fox annuì.

< Una si chiamava Barbara Hickins, trovata con la testa scoppiata nella sua piscina di Miami, insieme al maggiordomo di casa…>

Dana si sfiorò le labbra.

< Ho già sentito questo nome…>

< E’ una nota famiglia mafiosa della Florida…La polizia locale ha pensato che si trattasse di una sorta di…regolamento di conti fra famiglie rivali…>

Fece scorrere l’altra foto.

< Questa invece è una tranquilla coppia di pensionati, Edna e Homer Pruvidence, guarda le condizioni dei loro corpi…>

Rabbrividì.

< Dio…Sembra…Dio Fox sembra che…si siano sbranati a vicenda…anche la Hickins…>

Mulder sorrise.

< Con un corpo simile, non ne dubito ! Chiunque avrebbe voluto mangiarsela ! >

Lei fece una smorfia di fastidio.

< Brutta battuta…E’ stato…il tuo misterioso amico a farti avere queste ? >

Mulder annuì.

< Ho trovato una confezione di tabacco per pipa, nel mio cassetto, oggi…e dentro….la sorpresa…>

Dana mormorò:

< Pipa…Sherlock Holmes….il solito gioco…>

Fox si allungò le mani sopra la testa.

< Apparentemente nulla di nuovo….ho altri diciotto Xfiles che collimano con queste ultime foto…Solo che il particolare adesso è uno: Barbara Hickins, la stangona, non aveva portafogli…prendeva il sole nella sua villa….! Quindi c’è, allo stato odierno delle cose, un solo elemento in comune…Tutte le vittime, stavano bevendo qualcosa: liquori, bibite o acqua, sembra non avere importanza…E’ qualcosa che hanno metabolizzato bevendo ! >

Scully scosse il capo.

< Amore…posso escluderlo ! Ho fatto non so quanti esami all’apparato digerente, con sostanze in grado di rilevare dei veleni..e minute campionature alla ricerca di virus…Non è emerso niente ! Certo il veleno potrebbe essersi disciolto nel sangue o nei succhi gastrici, ma…è passato troppo poco tempo da quando ho bevuto quel ginger hall ai primi sintomi….nulla agisce così repentinamente..>

Mulder si massaggiò la fronte.

< Nulla che conosciamo…>

Scully si morsicò appena le labbra.

< mmm…forse è qualcosa che muta…che non è nello stadio in cui agisce…>

Prese le foto della polizia e quelle che Mulder aveva preso dagli Xfiles.
La stanchezza che l’aveva stordita e spossata poco prima, adesso cedeva il posto alla curiosità di quanto la sua mente andava formulando, alla certezza che esistesse una base concreta alle teorie di Mulder.
Scully si sfiorò le labbra.
Parlò con un filo di voce, quasi che i concetti prendessero forma lentamente ma inesorabilmente nella sua mente.

< Tutte le vittime sono state uccise in estate…in periodi torridi o in stati dell’Unione particolarmente afosi…>

< Il novanta per cento in un periodo che va dalla fine di Giugno a quello di Agosto..>

Scosse il capo.

< Pazzesco…! >

Mulder le sfiorò la spalla.

< Di che parli ? >

Scosse la testa.
Arrivò accanto ad un bicchiere, contenente qualche goccia di Coca Cola.

< Potrò dirtelo solo dopo le analisi….mi aspetta un lavoro difficile…>

< Che speri di trovare ? >

< L’agente esterno…quel liquido che mescolato insieme alla Coca Cola o al mio ginger hall, ha scatenato il fenomeno….e credo di sapere cosa sia…>

Mulder la vide appollaiarsi sullo sgabello, intenta a versare piccole gocce con la pipetta, in un contenitore circolare.
Ne osservò le mani tremanti, la stanchezza che scacciava eroicamente, trasparire come fosse palpabile.
Le posò allora le mani sulle spalle, massaggiandole con estrema delicatezza, sfiorandole sensibilmente.
Dana gemette appena, sorridendo soddisfatta.

< ..caro…>, sussurrò.

Mulder le sibilò, all’orecchio:

< Sstt…rilassati….mi spiace chiederti tutto questo….vorrei…davvero vorrei fosse possibile, per noi, fidarci di qualcun altro…>

Dana non disse nulla.
Infilò il contenitore nel freezer elettrico del laboratorio e socchiuse le palpebre.
Si appoggiò al suo petto, sospirando.

< Se non funziona questo…giuro che non ho la minima idea di cosa sia accaduto, a quelle persone…>, disse, quasi scusandosi.

Mulder la baciò la nuca.

< Se non lo scopri tu…nessuno ci riuscirà….>

***

CAPITOLO DICIANNOVE

 

Washington, cantieri navali, Ore 04.00 Am
Sabato 9 Agosto
 
Il caldo era opprimente, reso insopportabile dall’afa soffocante.
Merrick sudava come un porco, avvolto nel solito impermeabile scuro, con il cappello calato davanti al viso coperto da spesse lenti scure.
Gettò a terra un mozzicone di sigaretta, mentre le bende delle braccia diventavano giallastre e sporche.
Il corpo della povera signora Hodeker era in putrefazione da ore, ormai.
Il suo tanfo era insopportabile e Merrick aveva chiuso il bagno, aperto l’angusta finestrella che si affacciava sul vicolo, ed era uscito.
Che ci provassero a rompere i coglioni….che ci provassero…
Rise, solita risata squittente e malsana.
Il gruppo arrivò alla spicciolata.
Tutti da direzioni diverse, con mezzi diversi, ad ore disparate.
Furono al randez-vous solo dopo le quattro.
Per ultimo, andatura dinoccolata e sguardo spiritato, Yumakjck.
Rob si rigirò fra le mani un grosso revolver, calibro 44 parabellum, in grado di spaccare la testa di un rottweiler come fosse una noce.
Rob era visibilmente su di giri.
Non solo per la dose, che si era iniettato da poche ore…quanto per le notizie che aveva ricevuto da Pittsburgh.
Mino era svanito e con lei la pupa….
Notizie del cazzo, che avrebbe voluto pisciare fuori, poiché stridevano con il trionfo dell’esito finale della sperimentazione.
Tutti i bersagli erano stati centrati.
Alla tv locale avevano ripetuto che "La bambola di Denny è in vendita per soli
45 $ e 50, a Pittsburgh ! "
Era il segnale. Anche il bersaglio finale era stato raggiunto.
Quell’orrido personaggio infagottato in quel cappotto di pelle nera e lucida, i cui riflessi si disegnavano lucidi sotto la luce fioca delle lampade alogene del magazzino, aveva detto la verità !
Rob Yumakjck gettò sulla lastra slabbrata di acciaio, che fungeva da modesta tavola da lavoro, una busta in cellophane.

< E’ OK ! Avevi ragione, amico! I bersagli sono stati colpiti….>

Merrick uscì dalla penombra, quasi ne nascesse.
I guanti produssero un rumore sgradevole, quando sfiorò la busta.

< Ne dubitavi ? >.

Nuova risata, che incontrò il viso di pietra di Yumakjck.

< Cos’hai…mangia patate ? Lo vedo fra i tuoi fottuti occhietti da orso russo, che hai le palle girate…>

Rob sfiorò la pistola.

< Sono sopraggiunti fatti nuovi….il mio socio…..intende vederti….conoscerti ! >

Merrick si appoggiò alla lastra, appoggiando il palmo della mano nella lamiera sbrindellata.
Vi caricò sopra tutto il peso, tanto che un fiotto di sangue nero e appiccicoso, colò dalla lastra al pavimento, senza che tradisse alcun’emozione o dolore.

< Sai….russo….a volte comportamenti come questi….m’inducono a credere che mi sia rivolto a persone sbagliate ! Che la vostra…"organizzazione" non abbia le palle per…portare a termine il raccolto ! >

Yumakjck lo fissò, per nulla intimorito da quella studiata esibizione di resistenza al dolore.
Fatto com’era, avrebbe fatto la stessa cosa, continuando a fumare e a bere wodka.

< "J"…o come cazzo ti fai chiamare...la fiducia non si conquista a parole ! Il mio socio vuole conoscerti...E sinceramente, lo pretendo anch’io ! >

Si tolse il guanto e la mano, che appariva come abrasa sotto una ruota di granito, divenne incredibilmente invisibile.
Era sempre lì, attaccata al suo polso, ma era come se fosse stata recisa di netto e che adesso si vedesse solo la lastra e quella busta sigillata.

< Le tue pretese sono ridicole ! Non ti ho chiesto denaro, per il virus che sono disposto a venderti ! Sai bene che certe organizzazioni non esiterebbero a pagarmi qualsiasi cifra, per questo ! Io…cosa ti chiedo ? >

Prese a camminare intorno alla lastra, zoppicando orrendamente.
Sembrava un cadavere sorretto da un ammasso scomposto di fili.
Rob fissava estasiato il moncherino, che un istante prima era la mano di Merrick.
Lo aveva conosciuto dopo una lunga e complessa trattativa, e Merrick gli era parso una delle persone più paranoiche che avesse mai conosciuto.
Ma una volta visto il personaggio di persona, aveva anche provato una sorta di disgusto vomitevole, che certo l’aspetto di Merrick non contribuiva certo a mitigare.
Faceva schifo !
Era….assomigliava ad una sorta di carne di hamburger…prima che fosse cotta sulla piastra.
Emanava una puzza di decomposizione, come fosse un cadavere.
Si mise in un angolo buio, togliendosi l’altro guanto.

< ...ci chiedi il santo Graal, amico ! Di entrare in possesso di una cosa che hanno visto solo in pochi...e su che basi ? Sulla fiducia ! >

< No...! Su quello che ho da darvi ! Sul virus che vi permetterà di vincere ! >

Merrick parlava come se stesse raccontando una storiella da ubriaco, davanti ad un caminetto, in una gelida e sonnolenta serata d’inverno.
Con quel genere di tono che solitamente incute ora timore, ora un divertimento sadico nel trasmettere tale sensazione all’altro.
Mentre raccontava, Merrick srotolava ampie fette delle bende, staccandole con difficoltà dalle braccia, dal collo, dal torso.
Esse si lasciavano dietro lunghe fila di segmenti filamentosi, come una sorta di muco orrendo e fetido, che avrebbe provocato il rigurgito di chiunque.
Rob osservava sbalordito, l’altra mano.
Anch’essa aveva subito l’incredibile processo di dissolvenza della prima.
E…anche gli arti !
Cristo santo….!! Pareva che Merrick divenisse invisibile ad ogni istante che passava nel cono d’ombra.

< Sai qual è la nostra grande differenza, russo ? Io….sono puro ! Puro e libero da qualsiasi influenza esterna: niente dolore, niente alcool né droghe ! Bevo perché mi piace e fumo perché inganno il tempo, ma  sono in grado di rimanere per ore ed ore senza respirare, se servisse alla causa… Tu sei solo un patetico drogato ! >

Rob fece scattare l’otturatore della pistola.

< Attento, storpio ! >

Vedeva bene l’impermeabile, ritto e fermo, contro la parete scura del magazzino.
Hannibal si era fermato, il cappello sistemato di traverso…
Non ansimava più, come suo solito, ma era lì….Yumakjck poteva sentirlo.

< Un drogato talmente fatto da non rendersi conto che tutte le balle che gli sono state raccontate, circa l’onore e la fedeltà ad un ideale, sono recenti quanto un dinosauro ! >, esplose sorridendo.

Yumakjck puntò l’arma in direzione dell’impermeabile.
Non avrebbe esitato a sparare.
Non un attimo.
Ma dal buio, dalla penombra del magazzino, sbucò la mano.
Gli serrò la gola, sollevandolo e benché né avvertisse la stretta, non era in grado di vederla.
Fu un gesto repentino eppure freddo, quasi calcolato, come lo scatto di una murena da un corallo sommerso dalle acque.
I Pretoriani fecero per reagire.
Si mossero, scattando verso il loro capo, solo un accenno, nulla più.
Ma la voce di Merrick li bloccò.

< Calma ! Non intendo spaccare il collo di nessuno ! Gli accordi sono accordi ! In una valigetta, sistemata nel bagagliaio di una ributtante Ford Escort del’84, che apparteneva ad una cicciona orrenda, c’è il virus ! Se quella roba rimane al sole per più di 5 giorni, diventa come piscia di gatto ! Ora ne avete 72….96 ore al massimo….per darmi il codice...e LUI ! Vi chiedo questo ! Non si tratta su nessun’altra base ! Sono stato chiaro ? In caso contrario, vi sconsiglio di venirmi a cercare, perché…so esser cattivo, quando voglio ! >

Mollò la presa.
Yumakjck cadde a terra, e sparò un paio di colpi, nel buio.
Merrick rideva, apparentemente contento.

< Pessima mira ! Sparare a ciò che non si vede, sotto l’effetto di quella merda che ti spappola il cervello, non è indice di buona mira, soldato ! >

Sbucò dal tenue riflesso grigiastro fra il pilone e la piastra, alla destra dell’impermeabile, che stava appeso ad un chiodo conficcato nel pilone.
Ghermì la pistola e la strappò dalle mani di Yumakjck come si toglie il giocattolo ad un bambino.
Emerse parzialmente dall’ombra.
Senza occhiali né cappello, era semplicemente disgustoso.
Il viso sembrava spiaccicato sotto una pressa.
Brandelli di carne si staccavano accompagnati da pus giallastro, denso come marmellata di fragole.
Yumakjck ed un paio di Pretoriani, si serrarono le labbra dal disgusto.

< Volevate vedere il sunto della cospirazione ? Del grande disegno ? Bhè….eccovelo ! >, ghignò.

Si puntò la parabellum al petto.
Era una massa spugnosa, sangue e tessuti, carne viva, semplicemente vomitevole.
Pulsava di un’orrida vita propria.
Fece fuoco tre volte.
I lampi dell’arma illuminarono il corpo, e schizzi di sangue si dispersero nel magazzino.
Serrò i denti ingialliti, parzialmente visibile.
Tenne in se il dolore, nulla più che una fitta fulminea.
Un rivolo di sangue gli colò dalla bocca, mentre Rob si alzava, terrorizzato.

< Cristo ! Che trip, amici…..>, ghignò.

Gettò la pistola a terra e mentre la eco del tonfo si diffuse nel magazzino, Hannibal Merrick apparve nudo e visibile, i fori dell’arma nel petto, il sangue e i brandelli di carne che si staccavano da una sorta di mastice appiccicoso, come una resina sintetica che costituiva il suo corpo.
Prese a vestirsi, infilandosi di nuovo l’impermeabile.

< Di al tuo socio, russo, che…se conosce qualcun altro in grado di fare un numeron simile, che me lo presenti ! Io non mi faccio contattare da nessuno che non abbia scelto di persona ! Capito ? >

Non era una domanda.
Pareva piuttosto un ordine secco, duro e cattivo, che Merrick aveva bestemmiato al cielo e che, per Dio, il cielo gli prestasse ascolto…
Altrimenti…

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Laboratorio di patologia legale di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 07.00 Am,
Sabato 9 Agosto
Mulder si era sistemato su una comoda poltrona nel corridoio del laboratorio, fissando con espressione vacua le luci della città di Pittsburgh che andavano scemando, con l’arrivo del giorno.
Il sole era sorto da poco, e la frescura apparente della notte stava già cedendo il passo all’afa persistente del primo mattino.
Non aveva dormito.
La mente era troppo impegnata ad accavallare pensieri e concetti, frasi e dubbi…
Dubbi sulla reale portata delle affermazioni di Kendall e di Chaterine, tanto per dirne una.
Non che Fox fosse disposto a tradire tutto quello in cui aveva sempre creduto, questo no…
Era fermamente convinto che i Pretoriani fossero nulla più che un gruppo di fanatici assassini.
Ma sentiva che esisteva un fondo di verità, d’oscura e gelida verità, in quelle parole.
Che i Pretoriani avevano reagito con violenza, convinti che fosse il solo modo per fermare una cospirazione radicata nel cuore stesso del paese.
E poi c’erano altri fatti..
Non aveva detto ad alcuno, nemmeno a Dana, cosa sospettava.
Cosa si celava dietro alla "miracolosa" salvezza di lei, da quel contagio….
Sarebbe stato difficile e pericoloso, molto più di quel che stavano affrontando adesso.
E tutto sommato, trovava rassicurante credere che ci si potesse fidare di Richards e forse di Willmore.
Avevano bisogno d’aiuto, all’interno del bureau.
Soli, pur essendo due vice-direttori, non sarebbero andati da nessuna parte.
Scully apparve alla soglia del laboratorio, aria sfatta dal sonno, ma con un sorriso radioso stampato sul viso.
Mulder si voltò di scatto verso di lei.

< Allora ? >, domandò alla stregua di un bambino curioso.

Dana gli fece cenno di seguirla e Fox si rimise in piedi, per un attimo barcollando dalla stanchezza.
Si mise la giacca sulle spalle e sbuffò.
La sete lo aggrediva.
Non solo quella d’acqua a dire il vero.
Anche la sete di sapere.
Entrò e vide Dana sistemare sulla lavagna luminosa, delle lastre simili a quelle di una comune radiografia.
Si massaggiò il collo, sentendosi esausta.
Aveva lavorato per tutta la notte, senza tregua.
La testa era appesantita, desiderosa di una bella boccata d’aria.
Le spalle dolevano, i tendini sembravano sul punto di staccarsi dalle ossa.
Ma era soddisfatta.
Aveva capito.

< Sarebbe ? >, chiese Fox, indicando una delle lastre.

Ritraevano una sorta d’alone luminoso, iridescente.

< Si tratta di fotografie effettuate al microscopio elettronico. E’ la visione spettrografica di un microframmento di ghiaccio… Ho fatto congelare a zero gradi, il liquido, la Coca Cola che l’ultima vittima, Mae Jonson, stava bevendo nel motel… Ho collegato il fatto che io stessa stavo bevendo qualcosa, prima di star male, e che tutte le vittime dei casi che crediamo collegati a questo, fossero state trovate con contenitori di liquidi, bicchieri o altro, nei pressi. A rafforzare la mia idea, c’era il fatto che tutti gli omicidi, tutte le morti, sono avvenuti durante mesi estivi, dove è più alto il consumo di bevande fredde ! >

Mulder si sfiorò le labbra.

< Intendi…che la è la temperatura dei liquidi, la causa ? >