CAPITOLO QUINDICI

 

Quartiere generale dell’FBI di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 10.45 Am
Venerdì 8 Agosto
Il palazzo federale, quella mattina, sembrava una stazione ferroviaria durante un esodo estivo.
Gli agenti erano mobilitati, i vice-direttori in agitazione.
Ma non per quel che credete…
Era stato individuato il covo di "Monty Pillon" un serial-killer che da tre mesi seminava il terrore fra la Pennsylvania e lo stato di Washington, e tutte le forze erano in allarme.
Byers, Frohike e Langly entrarono dalla porta principale, individuando subito l’amico.
Fox aveva lasciato Dana che riposava, tranquilla e beata, con un sonno leggero e placido, nella stanza del motel Freedom, di Pittsburgh.
Il vice-direttore federale, quella mattina, non aveva fatto colazione.
Si era limitato a bere del caffè caldo e adesso era appoggiato mollemente ad una delle colonne del palazzo federale.
I "Guerrieri Solitari" si mossero con la solita comica circospezione, avvicinandolo.

< Eccoci, Mulder ! Ci avevi detto che era una cosa importante…e siamo venuti subito…Di che si tratta…? >

Mulder posò la mano sulla spalla di Byers, guardandolo intensamente.

< Come ve la cavate con i bambini ? >

Byers sgranò gli occhi, mentre Langly sbottò a ridere.

< E’ uno scherzo, vero ? >, disse ilare.

Il viso serio di Mulder lo zittì immediatamente.

< Vorresti…ma a che marmocchio dovremmo badare, scusa ? Per caso al figlio tuo e di Dana ? >

Fox scosse la testa, sorridendo.

< Niente di più lontano dalla realtà…venite con me…>

Li condusse all’interno del palazzo federale, fra mille corridoi e stanze, sino ad arrivare al terzo piano.
Davanti ad una porta con gli specchi retinati, sostava una giovane assistente sociale, viso regolare, gambe lunghe.
Frohike esclamò, vedendola:

< E’ la nostra bambina ? >

Fox si chinò sino a lui.

< Non cambi mai, vero…? >, disse divertito.

Mostrò il tesserino e fece cenno ai tre di entrare.
La stanzetta era piccola.
Jordan stava seduta su una comoda poltrona, ciondolando le gambe nel vuoto.
Non appena vide Mulder far capolino da dietro la porta, si gettò fra le sue braccia, sorprendendolo.

< ..signor Fox…>, esclamò, piangendo.

Mulder avvertì un marcato imbarazzo, sollevandola ed accarezzandole la testa.
Si sedette con la bimba in braccio, facendola accomodare sulle ginocchia.
Grosse lacrime luccicanti le segnavano il viso.

<…mamma è stata ferita…è stata Dana…le ha sparato…>

I tre si guardarono, perdendo d’incanto la loro ironia.
Mulder le accarezzò i capelli.

< Ascoltami, piccola…>, disse con voce tranquilla.

Jordan trattenne stoicamente le lacrime, prestandogli attenzione.

< Tuo papà…sai che era mio amico, vero ? >

Annuì.

< E’ già capitato che tu e mamma siate stati divisi, anche se per poco…quel che è accaduto adesso…vi separerà per molto più tempo…>

Lei scosse la testa.

< Non voglio…>, disse decisa.

Mulder le asciugò le lacrime, con due dita.

< So che vorresti stare accanto a mamma…ma è successo che Chaterine si è messa nei guai…che ha fatto delle brutte cose e che adesso è più difficile, per lei stare con te…>

Jordan si fece seria.
Parlò con voce tranquilla.

< Papà m’aveva…detto che sarebbe accaduto…l’aveva sognato ! Papà sognava in modo molto doloroso, sai ? Mi ha detto che solo tu, signor Fox, saresti stato capace di credergli…>

Mulder le baciò la guancia.
Stranamente, questa volta, il dover accudire e parlare con una bambina, non scatenava in lui il solito disagio.
Era tutto naturale, normale…

< Andrai con questi miei amici…come ti sembrano ? >

Li fissò, mentre Byers, Langly e Frohike fecero delle buffe facce sorridenti.

< Curiosi…>, disse, scatenando in Mulder un sorriso divertito.

< Hai voglia di salutare Dana ? >

Jordan scosse la testa, serrando le labbra per non piangere.
Mulder le parlò calmo, accarezzandole i capelli.

< Vedi…Jordan….qualche volta…quando si vuol bene ad una persona…si è costretti a fare cose che….che possono ferirla…magari anche farle del male.. Ma non lo si fa volontariamente, o con desiderio di cattiveria…sono le cose della vita…la vita spesso è crudele…ma se sappiamo capire chi ci vuol bene davvero…Possiamo superare il dolore…>

La fissò negli occhi azzurri, grandi come bellissime biglie colorate.

< …E Dana ti vuole un mondo di bene ! Ti ama più che se stessa…Un giorno capirai perché ha dovuto agire così…Adesso sta tanto male per quel che ti è accaduto…tanto ! Tu vuoi che soffra ? >

Jordan scosse la testa.

< Brava ! Sai come…possiamo fare, per farla star meglio ? >

Non si mosse.
Tremava appena.
Le parole di suo papà, le ritornavano in mente.
"Fidati solo di Fox e Dana"

< Adesso arriverà…prima che i miei tre amici buffi ti portino via con loro, promettimi che la saluterai…Lei vuole tanto salutarti….>

Jordan pianse leggermente.

< Io….le voglio tanto bene….perché ha sparato a mamma ? >

Fox le diede un bacio leggero, sulla fronte.
Per un solo attimo, pensò che fosse sua figlia.
Che Alice fosse accanto a loro…che unisse il loro affetto come una famiglia.

< …pensa solo a stare bene…a prenderti cura dei miei tre amici buffi, va bene ? >

Jordan annuì.
Si alzò, facendola sedere al proprio posto ed avvicinandosi ai Guerrieri Solitari.

< Trattatela bene, mi raccomando…non fate sapere ad alcuno, che non sia io o Scully, dove intendete portarla…>

Si guardarono imbarazzati.

< Avanti…ditele un paio di parole, no ? Che, avete paura di una bambina ? >, chiese, sapendo che il loro imbarazzo era stato, per tanti anni, il suo.

Mulder si scostò dal terzetto, guardandoli fra il divertito ed il preoccupato.
Non riteneva che i tre fossero in grado di accudire una bambina…ma non sapeva a chi rivolgersi e di certo, dopo quel che era emerso, non si fidava dell’FBI.
Udì bussare alla porta.
Notò la sagoma di Richards attraverso il vetro retinato e rivolgendo un cenno d’approvazione ai tre amici, uscì.
O.J. stava appoggiato alla parete.

< Mi scusi, Mulder… Abbiamo qualche foto della stanza nella quale alloggiava la sua collega…Si era registrata con il nome di Edith Hale….>

Fox annuì.
Entrarono in una saletta vuota, con al centro una scrivania piena solo di una lampada da tavolo, e il vice-direttore posò sulla scrivania alcune foto scattate dalla scientifica federale.
Mulder si sfiorò il mento, perplesso.

< Il letto è in disordine…ci sono tracce di sangue sul pavimento del bagno dal bagno alla stanza e poi fino alla porta…>

Osservò.
Sul comodino…un bicchiere vuoto per metà.

< Aveva sparpagliato gli effetti personali…sembra proprio che fosse in preda a qualche droga o allucinogeno… Abbiamo fatto chiudere il motel sino alla sicurezza igienica e biologica…>

Fox non rispose.
Rimase con le braccia tese, appoggiate alla scrivania, a fissare le foto.
Immaginava la scena e la sofferenza di Scully.
Dana arrivò dopo una buona mezz’ora.
Non aveva però dormito per tutto quel tempo.
Appena Fox era uscito dal motel, infatti, si era alzata ed aveva preso a consultare gli appunti contenuti nella valigetta di lui.
E il suo allarme era cresciuto.
Comunque adesso stava bene. Il capo aveva smesso di dolerle, l’equilibrio era tornato, e il naso non sanguinava più.
Trovò Fox dopo una difficile ricerca all’interno del palazzo.
Mulder era appoggiato alla parete, le braccia incrociate, lo sguardo fisso nel vuoto.

< Fox…>

Si voltò.

< Ciao ! Pensavo saresti arrivata nel pomeriggio….ho fissato il colloquio con Chaterine per allora…>

Dana si spostò i capelli dietro l’orecchio.
Strinse la sua mano e Fox si chinò, dandole un bacio sulla guancia.
Scully sorrise.
Rammentava il suo addormentarsi con Fox abbracciato, che le sussurrava parole dolci e amorevoli, dandole piccoli baci sulla fronte.
Era…era meraviglioso.
Si sentiva amata come mai lo era stata nella vita.
Prese a passeggiare per la stanza, cercando le parole.

< Sto bene, adesso…Ho…dato un’occhiata a tutta quella roba che ti sei portato appresso….>

Mulder riordinava le foto, come per ignorare quello che andava dicendogli.

< …Fox…hai fotocopiato interi documenti della sezione Xfiles ! Ti rendi conto che se l’agente Folmer lo scoprisse e ti denunziasse a Kersh…>

Fox infilò le foto nella cartelletta.

< Non si accorgerà neppure che sono stato lì…I files erano colmi di polvere, ammonticchiati come cartaccia…Non se ne cura minimamente… E poi…>, disse avvicinandosi a lei,

< …la posta adesso è più alta…! >

Dana concentrò lo sguardo, prestando attenzione.

< Ho scoperto una connessione, Dana ! Una connessione che legherebbe quel che ti è accaduto a precedenti Xfiles…allo scopo di quel gruppo terroristico…al perché di quei segreti e di questo clima…da caccia alle streghe che ha mobilitato addirittura la CIA ! >

Mulder si sedette, e Scully fece altrettanto, accostando la sedia.
Richards era uscito quando Dana stava per entrare e nell’incrociarsi si erano scambiati uno sguardo professionale ma al tempo stesso intenso.
Lui le aveva detto solo:

< Sono felice che stia bene, vice-direttore Scully ! >

Lei aveva annuito.
Tutto qui. Eppure si erano capiti subito.
E Dana sapeva che poteva fidarsi di quell’uomo.

< Ho parlato con Kendall, il leader dei Pretoriani, in carcere a Bethesda…Ci sono riuscito solo grazie alle parole chiave che mi ha suggerito il nostro…informatore…>

Lei serrò le mani.

< Intendi quella frase ? Era una sorta di codice, di frase segreta ? >

< Esattamente ! Kendall faceva parte dei servizi segreti di copertura della CIA.. ciò spiegherebbe il loro interessamento a questa faccenda…>

Scully annuì.

< Posso anche dirti che la Newmann, si è spinta al punto da sconfessare la sua copertura come vice-direttore federale e confidarmi d’essere un capo esecutivo della CIA, pur di allontanarmi dalle indagini….>

< Quel Kendall…mi ha fatto capire il perché della sua…avversità alle istituzioni.. il motivo della sua crociata…>

Si guardò attorno.
Posò sulla scrivania, un piccolo foglietto di carta.
Dana ne osservò i caratteri, sgomenta.
abcdefgh

< Sono…Mulder avevo visto simboli simili quando indagai sulla setta di Cassandra.. di mia madre…poco prima che tu t’ammalassi…>

Mulder masticò un seme di girasole.

< Kendall afferma che il governo è sempre stato in possesso di questa sorta di alfabeto alieno…>

Scully socchiuse le palpebre.

< Amore…che sia alieno non è possibile dimostrarlo..>

Mulder posò la buccia nel posacenere.

< Questo perché…la scheggia metallica che avevamo nei nostri archivi, venne  trafugata, allora…Ma quella scheggia era la prova del coinvolgimento del governo…..>

Scully abbassò il viso, fissandosi le ginocchia.
Le parole non le uscivano.
Ma doveva….aveva il dovere di dirgli la verità.

<..io…fui io…a dare quella scheggia e quelle iscrizioni a…quell’uomo… all’uomo che fuma….perdonami…io…io volevo solo…salvarti…>

Mulder le sfiorò i capelli.
Vide l’imbarazzo e la tristezza, in lei.
Le sollevò il mento.

< E’ acqua passata…inutile rammaricarsi…Quel che conta è che abbiamo scoperto il legame con Chaterine…>

Dana lo fissò, innamorata come una ragazzina.
Il suo Mulder…
I suoi occhi blu.
Si strinse a lui.

<…Oddio…sapessi da quanto…da quanto tempo avevo intenzione di dirtelo… ma temevo che…che ti saresti arrabbiato con me….che non ti saresti più fidato …>

Sentì il profumo della sua pelle.
Una pelle riposata, fresca di un sonno delicato e salutare, bellissima.

< Cosa dici ? Sai che…>, mormorò.

Dana gli baciò la fronte, stringendolo a se.
Accarezzò piano il suo viso, come intendesse plasmarlo delicatamente, poi disse:

<…di che…legame parli ? >

Faticò a ritrovare il filo del discorso.
Era sempre difficile, ma necessario.
Mulder le strinse le mani, serrandole nelle sue.
Manine piccole, delicate e forti, dolci e sensuali, quando lo accarezzavano, quando lo stringevano a lei…

<…credo che Chaterine sia stata avvicinata dai Pretoriani, proprio in seguito alle scoperte di Frank Black. Poco prima che mi sentissi male, Frank venne da me… mostrandomi ciò che poi hai avuto modo di vedere anche tu…Quell’alfabeto, ed un codice musicale, che ritengo una sorta di pentagramma nel quale iscrivere quei caratteri…Evidentemente devono averle consegnato quei dati ed altre cose che non sappiamo, per convincerla ad unirsi a loro….>

Scully annuì, debolmente.

< Viene così a cadere anche l’ultimo dubbio sul reale coinvolgimento di Chaterine nel gruppo terroristico…La Newmann mi aveva detto che era un’infiltrata…>

Tacquero per un istante..

< Ma come colleghi quel che mi è accaduto agli Xfiles e a questi terroristi ? >

< Preferirei dirtelo dopo, quando avremo interrogato Chaterine ed ispezionato la tua camera….ricordi che stavi facendo immediatamente prima di sentirti male, Dana ? >

< Ero a letto….pensavo…e stavo bevendo del ginger hall….poi volevo farmi un bagno, ma…mi sono sentita male…>

Lui annuì.
Si alzò.

< Prima….voglio farti vedere una persona ! >

Attese che Dana si alzasse.
Lei, guardandolo negli occhi, parve capire tutto, prima ancora di qualsiasi parola.
Camminarono insieme, sino alla stanza che custodiva Jordan.
Aprendola, Mulder la vide intenta a tirare i capelli di Langly e a saltellare sulle ginocchia di Byers.
Trattenne il riso, solo perché incontrò il viso di Dana.
Tremava, lo sguardo fisso verso quella bambina.
Fece un paio di passi in avanti e Jordan, nel vederla, smise di giocare.
Langly si risistemò gli occhiali, sussurrando a Fox:

< Ecco perché non mi piacciono i bambini….troppo invadenti…>

Dana stava ritta, le mani davanti alle gambe, l’espressione vuota.

< Usciamo…>, fece Mulder.

La porta si chiuse e lei si sentì sola, d’improvviso.

<….>

Non le riuscì di parlare.
Jordan fece un paio di passi in avanti, ma quando lei tese la mano, si ritrasse, come spaventata. Altro particolare che la ferì.
Jordan sembrò scrutarle il viso.
Rimase immobile.
Scully respirò con forza, poi si scostò, puntando all’uscita.
Era ad un passo dalla maniglia, quando la voce della bambina la fece voltare di scatto.

<….tu…sei un poliziotto….come mio papà, vero ? >

Annuì.

< …io so…che…i poliziotti sparano alle persone cattive…mamma è diventata cattiva, allora ? >

Non sapeva che rispondere.
Non era facile, né piacevole…

< Io…credo che sia stata ingannata…che l’abbiano presa in giro…>, disse con un filo di voce.

Allora Jordan pose una domanda a suo modo semplice, ma che come tutte le domande semplici dei bambini, aveva il potere di distruggere i muri di difesa degli adulti con impressionante facilità.

< Sei triste per me ? Me l’ha detto il signor Fox…>

Dana non fece nulla.
Due lacrime le rigarono le gote.
Scendevano lente e spesse.

<…non voglio che tu sia triste, Dana…>

Scully fece un paio di passi, dapprima cauti, quasi stesse avvicinandosi ad una fiera pericolosa, poi decisi.
La abbracciò, stringendola forte e baciandole la testa.

< …ti voglio bene…>, disse Jordan.

Gli occhi di Dana erano annegati nelle lacrime, ma non né versò.

< Anch’io…perdonami, bambina mia…perdonami….>

La sentì respirare e piangere sul suo seno, e credette di morire.

< Non mi lasciare anche tu….Dana….>, pianse Jordan.

Si scostò un poco, guardandole il viso.

< Non ti lascerò mai, giuro ! >

Si abbracciarono e tacquero.
La stanza adesso era completa.
C’era la parte più importante…c’era l’amore.

***

CAPITOLO SEDICI

 

Motel RedCar, Città di Allentown,
Stato della Pennsylvania, Ore 11.35 Am, Venerdì 8 Agosto
Mae Jonson praticava quel mestiere da diciotto anni.
Per diciotto anni aveva portato avanti motel, prima a Cleveland, dove era originaria, poi a Pittsburgh.
Non è che fosse amante del proprio lavoro…questo no…
Diciamo che le garantiva da vivere più che dignitosamente, pur spezzandosi la schiena…
Dall’Ohio alla Pennsylvania francese, non c’era poi tutta questa differenza, a parte il grande lago che l’aveva plasmata, ma quella è la vita.
Mae, all’età di ventidue anni, era una modesta affittacamere, ed una sera, quando fuori era buio e il vento tirava fitte coperte di nebbia spessa e gelida dal lago, era entrato un cliente.
Si chiamava Minus Herbeister, d’origine crucca, che di mestiere faceva il commesso distributore di birra.
Pretende di smerciare birra tedesca negli Stati Uniti è un po’ come pensare d’andare a vendere spaghetti cinesi a Napoli, ma lo stesso Minus viveva decorosamente.
Era a Cleveland per una fiera, sarebbero stati esposti diversi tipi di doppio malto e lui aveva l’incarico di annotarne le caratteristiche tecniche e di fermentazione.
Insomma si erano conosciuti lì, nell’alberghetto dei genitori, che dava proprio sul lago Ontario.
D’estate frotte di pescatori e di bagnanti affollavano le stanze, ma in autunno e in inverno, il numero dei primi crollava miseramente, mentre i secondi svanivano come la neve in primavera.
Dunque l’alberghetto rimaneva aperto solo per i viaggiatori occasionali come Minus, o con uomini d’affari magari diretti a Detroit.
Minus doveva fermarsi una settimana, tempo esageratamente lungo per quel periodo, così fu trattato con i guanti dal padre e da lei.
Mae le portava il giornale ogni mattina, dopo che si alzava a respirare l’umidità malsana del lago.
Minus era un teutonico affascinante, anche se la pancetta della birra stava prendendo il sopravvento.
Ebbero modo di parlottare un poco e dopo un due, tre giorni di tira e molla, uscirono insieme in uno dei locali alla moda della città.
Ascoltarono jazz per quasi tutta la sera e alla fine si baciarono sotto il portico del motel dei genitori.
Curiosamente la vita di Mae era tutta segnata da quelle stanze, dal via vai di clienti seri ed agenti federali, avventurieri di una notte, donne brutte in cerca d’avventura, splendide puledre da 600$ a notte.
Mae sapeva e taceva…faceva l’albergatrice, mica il pastore d’anime..
Lei e Minus avevano fatto all’amore proprio in una delle stanze del motel paterno, con lei che serrava fra le labbra un lenzuolo per non gemere e svegliare papà, che stava riposando la stanza sotto.
Alla fine, quando erano rimasti abbracciati sul letto sfatto, nudi e sudati, lui aveva iniziato a parlarle.

< Hai intenzione di rimanere qui, Mae ? >

Lei l’aveva guardato, commossa e al tempo stesso perplessa.

< Certo…scusa ma…cosa credi possa fare, d’altro ? >

< Venire con me a Pittsburgh…>

Era sbottata a ridere, e la conversazione era terminata.
Naturalmente Minus era partito dopo la fine di quella settimana e lei non l’aveva più rivisto…
Allora ci aveva pianto di brutto, ma era altrettanto certa che non avrebbe potuto scegliere altrimenti: papà era malato, un cancro bastardo che lo rosicchiava avidamente, come un topo affamato, la madre morta anni prima, quando Mae aveva solo sette anni…Chi altri avrebbe aiutato il vecchio ?
 
Quel vecchio…
Papà parlava di progetti anche dopo quell’inverno, sul nascere della primavera.

< Vedrai…metteremo il portico laggiù…il parcheggio, l’amplieremo….>

Lurido vecchio…

Sorseggiò una bella coca cola con ghiaccio.
Faceva un caldo tremendo.
Il via vai di agenti federali e strani personaggi bardati con tute avveniristiche, non la turbavano.
Chissà che diavolo avevano trovato, da quella Edith Hale….?
Edith Hale…un nome falso, senza dubbio…almeno si augurava per quella rossa,
che aveva pagato in contanti e si era ficcata in camera senza la compagnia di alcuno, pur essendo gradevole.
La mattina, il casino…
La stanza era un bordello, e poi erano piombati agenti federali come se grandinasse.
Mae aveva alzato le spalle.
Che cercassero e facessero il loro dannato lavoro…l’importante era che le pagassero il conto della rossa ed eventuali danni.
Eventuali….dal casino che sentiva, le stavano sfasciando la stanza.
Non era drogata, quella rossa…ma oggi non si poteva dire niente di certo su nessuno.
Si sedette, sfinita.
Le gambe gonfie, il viso sfatto dalla fatica pur di prima mattina.
Papà non era stato capace di insegnarle altro che d’occuparsi dei clienti.

Maledetto vecchio…

Una mattina di primavera, quando era andata a svegliarlo perché l’aiutasse a far ripartire la baracca, lo aveva trovato cadavere.
Sembrava dormire…sereno, tranquillo.
Invece era crepato.
Non che fosse morto del tutto da solo…
Mae aveva un tarlo, dal giorno nel quale Minus se n’era andato…
Se papà fosse crepato…Avrebbe ereditato i soldi di suo padre e si sarebbe potuta allontanare dal quel lago fottuto, che le avrebbe deformato le ossa nel giro di qualche anno.
Così, pian piano, aveva iniziato ad aggiungere stricnina alle medicine del padre.
In fondo, ed era la pura verità, stava solo alleviandogli molte sofferenze.

Crepa vecchio schifoso…crepa…crepa…tu ed il tuo fottuto motel da quattro soldi..

E ovviamente era accaduto.
Mae aveva chiuso per lutto, naturalmente.
Il motel appariva cadavere come suo padre, quasi fossero collegati da una sorta di cordone ombelicale invisibile.
Adesso lei aveva da parte una bella somma, cui si sarebbe aggiunta la vendita del posto, e sarebbe potuta andare a Pittsburgh.
Ma il destino volle che fosse proprio Minus a venire da lei.
Un paio di sere dopo, con Mae che riposava al piano superiore ed il cartello
" CHIUSO PER LUTTO" appeso all’entrata, aveva sentito suonare al campanello.
Dapprima aveva lasciato perdere, sperando che l’imbecille che le scassava i timpani nonostante la scritta, se ne andasse.
Invece…
Allora si era infilata la vestaglia rossa ed era scesa.
Nel farlo, aveva sbirciato dalla finestra della sua camera, che dava proprio sul parcheggio.
Suo padre si perdeva in ridicoli sogni su come sarebbe potuto diventare con un drive-in nei paraggi…
Mentre terminava la coca cola, il suo viso assunse la medesima espressione che ebbe quel giorno.
Era Minus.
Ma non era solo….c’era una sorta di stangona dai capelli biondi, gli occhi azzurri e le tette cosmiche, con lui.
Vestita da sposa, come quel brutto figlio di puttana…
Brutto figlio di puttana….brutto figlio di puttana….se lo ripeteva continuamente.
Per un miracolo Divino, evitò di vomitarglielo in faccia, mentre rideva come uno scemo e firmava il registro.
Sì…le aveva aperto.
Erano entrambi tanto ubriachi da non sapere nemmeno che il motel era chiuso.
Da non riconoscerla …
Non si era più coricata.
Aveva passato il resto della notte con gli occhi sbarrati, i muscoli tesi, la testa in fiamme per via dei pensieri…pensieri.
Alle quattro e tre quarti, era scesa in cantina.
Dall’interno del motel, naturalmente.
Aveva preso una bella pala, che in inverno pesava il doppio per via della neve da spalare ed ammonticchiare ai lati del sentiero e del parcheggio, ed era salita.
Aveva aperto con il passeparout…
I colpi le erano scivolati via dalle mani senza che se ne rendesse conto.
Il cranio di Minus si era spaccato come un melone, mentre la pupa aveva sgambettato parecchio.
In totale, ventitré colpi decisi e fine della storia.
Sangue dappertutto.
Allora si era seduta a terra, la pala davanti a lei, appoggiata alla parete, l’odore del sangue e della morte.
Li aveva sistemati nell’auto, una pacar scura, e dal pontile deserto e freddo di quel primo pomeriggio di Marzo, li aveva scaraventati nel lago.
Ripulire il tutto era stato difficile.
Il sangue si aggruma con facilità, appiccicandosi alle pareti e ai pavimenti con forza. Dopo poco meno di mezz’ora, occorre una spazzola metallica, per raschiarlo via dalle piastrelle..
Si era ingobbita, abituata dalle sfacchinate quotidiane nelle camere, sentendo i tendini dolere…
Ma alla fine c’era riuscita.
Da allora…via dall’Ohio.
Non tanto per sfuggire a ciò che aveva fatto….non lo considerava affatto un errore…ma solo per riprendere il mestiere paterno.
Come Norman Betts di Psycho, era legata alla struttura geometrica dei motel, del loro viavai di varia umanità.
Ora la testa prese a dolerle.
Un fottuto mal di testa, che non provava da anni…
Si alzò, ma le gambe non la sorressero.
Di fronte a lei, stava seduta dietro al bancone appollaiata su uno sgabello dalle gambe altissime che nascondeva la figura esile del suo corpo, un paio d’agenti federali ed un medico bardato come se fosse su Marte.
Parlavano, ma non li sentiva più…
Udì benissimo, invece, quei colpi.
Rispetto a prima, ad esempio, erano diventati sordi, e meno caotici….come in una sorta di ritmico cadenzare..passi……?
Che cazzo stavano facendo ?
Ora ebbe la forza di alzarsi.
L’illuminazione era precaria.
Il medico uscì dalla hall con campioni di liquidi presi nella camera di Scully.
Una sorta di nebbiolina violacea aveva immerso la hall come se qualche spiritello malvagio si fosse divertito a cambiare il colore dei tubi al neon.
I colpi adesso scendevano giù dalla scala, quella che portava alle camere del piano terreno, dirigendosi verso di lei…..passi !
I due federali, la fissarono come si guarda una pazza scappata dal manicomio.
Ed in effetti ne aveva l’aria.
Altro particolare che non compresero, era come le fosse riuscito di armarsi di una pala sporca di sangue e tessuti, arrugginita e lercia di terra.
Uno di loro cadde con il culo per terra, la bocca tremante e gli occhi spiritati…
Il badile sibilava nell’aria e Mae prese ad urlare:

< Figlio di puttanaaa…>, urlò.

Indicava il vuoto, ma agli occhi strabuzzati di Mae Jonson così non era.
Alla sua vista, da quelle scale stavano scendendo Minus e la stangona bionda.
Ma non erano esattamente loro….
Si trattava piuttosto di due cadaveri ambulanti, facce scheletriche e colme di pus, con l’andatura caracollante e dal puzzo immondo.
Minus sembrava sorridere e sgranava gli occhi, come fosse felice di vederla.

< …ciaooo…era un pezzo che non ci si vedeva più…>

La stangona mancava di un braccio ed aveva la pancia gonfia dal gas della putrefazione.
Il suo seno florido, che in quella notte di primavera pareva esser stato sul punto di esplodere dall’abito da sposa, era deforme, marcito.
I capelli erano radi e parevano fili di stoppa putrida.
I due avevano la bocca ridotta ad una sorta di salsiccia putrescente, irregolare, da cui spuntavano denti giallastri e cadenti.
La lingua era nera, la saliva quasi gommosa.
L’acqua fredda e sporca del lago, colava dai loro corpi e dai cenci zuppi che avevano come vestiti, inondando, quasi, il pavimento…
Agitò il badile urlando all’impazzata.
L’agente federale Ness se la vide piombare addosso come una furia.
Aveva un viso da strega, con un naso aquilino e gli occhi spiritati e folli.
Lo colpì con tutta la forza che possedeva, e lui si parò il viso e la vita, con il braccio sinistro.
Si spezzò il radio ma si salvò.
Junkys spianò la calibro nove, puntandola in avanti.
Tremava come una foglia.
Aveva visto di tutto: ragazzi di diciassette anni strafatti d’ectasy e coca, malati di mente completamente folli, ma quella….Cristo Santo, batteva tutti.
Era…sembrava una bestia impazzita di rabbia.
Mulinò il badile nel vuoto e si udì una sorta di roco respiro, simile al fiato di un gigante morente.
Sparò.
La colpì al petto, al centro del corpo, ma non la rallentò di un millimetro.
Mae vedeva davanti a se Minus, il suo sorriso scemo, con una Bud nella mano destra.

< Che bevuta, cocca…>, biascicò.

Mentre terminava di parlare, un fiotto d’acqua fetida, gli uscì dalla bocca.
Mae lo colpì, spostandogli la testa fuori asse, cosicché avesse a ciondolare come una palla male infilata in un tubo.

< Ti spacco la testa, figlio di puttanaaaaa….>, urlò a squarciagola.

Junkys era a terra in un lago di sangue.
Mae lo colpì almeno altre tre volte, mentre Ness strisciava verso l’uscita.
La stangona, la miss tutta cosce, se la stava svignando…
Fece un paio di passi verso di lei…le avrebbe certamente fracassato di nuovo quella testa da deficiente, se alla soglia non fosse apparso lui.

Il vecchio !!! Cristo se era vecchio !Papà…

Il viso era uno scheletro ambulante, corroso e in certi punti, quasi nero.
Brandelli di carne bianca, si staccavano a fatica dal cranio, occhi flosci come palloncini non gonfiati, pendevano dalle orbite.
Il cancro aveva minato tutto lo scheletro, rendendolo deforme, simile a quello di una scimmia.
Cuore e organi interni, penzolavano dalla cassa toracica, scivolando a terra.

< Il parcheggio….dobbiamo ampliare il parcheggio…>, tuonò.

Mae scivolò ai suoi piedi, la testa fra le mani.
Alla soglia il medico bardato nella tuta anti-contaminazione, si ritrasse sconvolto e spaventato.
Mae urlò frasi sconnesse per poco meno di una decina di secondi….poi la sua testa si spaccò in due e cadde riversa a terra.
Ness vomitò, tremando come una foglia.

---

Quartiere generale dell’FBI di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 12.57 Am,
Venerdì 8 Agosto
La notizia del macello compiuto da Mae al motel RedCar, raggiunse Fox e Dana appena terminato un frugale e rapido pasto al Mac di fronte al parco, che divideva la strada dalla sede federale.
Scully stava ancora rigirando il cucchiaino da caffè nel barattolo dello yogurt, nella vana speranza di trovarne piccoli resti, quando il cellulare di Mulder era squillato.
Richards era fuori della grazia di Dio.
In effetti, i suoi occhi parevano esser sul punto di esplodere, mentre sbraitava abbaiando al cellulare.

< Si vuole calmare ? Che succede ? >, chiese Fox.

Gli fu spiegato della fine del povero Junkys e del braccio fracassato a Ness, e Mulder parve scivolare dentro la scomoda sedia rigida del fast food.
Scully terminò l’operazione e lo fissò, carica di tensione.
Quando chiuse lo sportellino del telefonino, lei domandò, modulando appena le parole:

< Kersh ? >

Scosse la testa.

< E’ stato ucciso un agente federale al motel nel quale alloggiavi tu…sembra che la proprietaria sia stata colta da una sorta di follia omicida…>

Dana deglutì.
In fondo l’idea di essersela cavata in una circostanza simile, anche senza alcuna spiegazione apparente del perché, la atterriva e la sollevava al medesimo tempo.
C’erano molte cose da chiarire, prima fra tutte stabilire cosa stesse succedendo in quel motel e interrogare Chaterine.
Mulder si asciugò al bocca con un angolo del tovagliolo di carta, estraendo la carta di credito dal portafogli.

< Dannazione….va tutto male…>, apostrofò.

< Ci dividiamo…io vado al motel….tu interrogherai Chaterine Black…Mi sembra la cosa più logica: esaminerò il corpo e vedrò di scoprire le cause del decesso e della follia….Speriamo di avere fortuna…>

Mulder porse la carta di credito alla cassa, affiancato da una lentigginosa ragazza di diciassette anni, che lo divorava con lo sguardo.
Fox attese la registrazione e la fattura con fastidio.
Sapeva o almeno, ipotizzava ciò che stava accadendo ma era restio a dirlo a lei..
Uscirono e Scully terminò di pulirsi le dita gettando il fazzolettino nel cestino a forma di drago verde del MacDonald’s.

< Cosa mi stai nascondendo, Fox ? >

Lui la guardò, fingendo sorpresa.

< ….niente…>

< Non crederai che dopo tutti questi anni passati insieme con un pazzo come te, non sia capace di capirti al volo, vero ? Andiamo….voglio essere a conoscenza di tutto, per agire con la massima professionalità ! Stai collegando quanto accaduto in parte a me e a quella donna, con il gruppo terroristico su cui indaghiamo ? >

Mulder si appoggiò ad una cassetta postale, sfiorandosi le labbra, perplesso.

< Non è….nulla di certo, sia chiaro….ma vedi….in tutti quei files che ho fotocopiato nel nostro ufficio…>

Non era un errore di valutazione o una dime<nire a capo di quel mistero, prima che morissero altre persone.

<…ho pensato di copiarmi tutti i dati su morti inspiegabili avvenute e catalogate  negli Xfiles….>

Lei sgranò gli occhi.

< Fox…si tratta di migliaia di pagine…>

Mulder annuì, quasi si fosse trattato della cosa più naturale da farsi.

< Non ho potuto fare tutto per mancanza di tempo….ma rammento diversi casi di omicidio-suicidio rimasti archiviati…In tutti i casi, le vittime presentavano segni di aggressione e violenza, associate a una sorta di….scoppio d’ira incontrollabile…Un po’ come avvenne a Franklin, proprio qui, in Pennsylvania… Rammenti il caso del 1994 ? >

Lei annuì, con dolore.
Erano divisi, allora….la sezione Xfiles era stata chiusa.

< Si…mi pare che tu avessi ipotizzato l’uso di…messaggi occulti indotti tramite scritte digitali…alla stregua di quanto scoprimmo con la tv, a Braddock Heights, nel Maryland…. >

Fox annuì.

< Oggi come allora, non riuscimmo a venire a capo di nulla di concreto: non una causa, non una ragione apparente, nessun movente e nemmeno dei presunti colpevoli…>

Scully si schiarì la voce.

< Anche allora….fui coinvolta….credi…credi che non si sia trattato di un caso ? >

< Affatto ! Oggi lo è stato, poiché nessuno sapeva della nostra venuta qui ed il tuo pseudonimo ti aveva garantito l’anonimato…Ma da scienziata…come catalogheresti casi anomali, su diversi stati e differenti ceti sociali e popolazione… quasi si colpisse nel mucchio ? >

Dana si sfiorò le labbra.

< In mancanza di un virus o di un agente patogeno che possa….esser stato messo a contatto con le vittime o i portatori sani….direi che si possa ipotizzare…>

Si bloccò, fissandolo.
Il vento sollevò i suoi capelli, lunghi sino alle spalle e lisci, che conferivano al suo viso un aspetto meno tondo e più asciutto.

< Un esperimento ! Vuoi dire che il governo sta effettuando esperimenti sulla popolazione inerme ? >

Mulder annuì.

< Il governo o…i Pretoriani ! Mi pare chiaro il motivo: testare una nuova arma biologica o batterica…In fondo ciò spiegherebbe quanto avvenuto qui…ed altri diciotto casi accertati e classificati come "sconosciuti" dalle polizie di dodici stati dell’Unione ! >

Scully rabbrividì. Come scienziata e come medico, non poteva immaginare nulla di più orrendo di questo.
Usare esseri umani….donne, bambini, chiunque, per….per…
Era un orrendo disegno malvagio, una violenza senza alibi né spiegazione.

< Sì ma….se io fossi stata contagiata, come credi tu…com’è che non sono impazzita e non ho fatto una strage ? >

Fox si morsicò appena il labbro inferiore, perplesso.

< Questo mi auguro possa scoprirlo tu….ti consiglio di avvalerti di tutte le tue carte per sequestrare la salma e fare subito un esame autoptico…Se è vero quel che penso, faranno sparire tutte le prove…>

Abbassò appena il capo.

< Sarà piuttosto difficile…non abbiamo idea di cosa cercare…Non un’ipotesi, né un indizio…Oltretutto l’area sarà sotto quarantena…>

Mulder scosse la testa.
C’era in lui una sorta di sensazione sottile, quasi indecifrabile e velata, che lo costringeva a rinviare le conclusioni.
La sua memoria eccellente, aveva colto un particolare….uno solo, ma che era certo si riferisse a tutti i delitti collegati a quanto era accaduto in quel motel e che per un miracolo non aveva anche ucciso Scully.
Fece per prendere le chiavi dell’auto e lui le bloccò la mano, serrandola fra le sue.

< Sii prudente….non toccare né annusare nulla…usa sempre i guanti e accertati di seguire le procedure di sicurezza al 101%…..sei stata fortunata una volta, non lo sarai per sempre ! >

Scully si mise alla guida, annuendo.
Sapeva bene come agire, qual’era il suo lavoro….ma Mulder era preoccupato per lei e dopo quanto aveva passato, n’aveva ben donde.
La vide salutare con la mano e svanire nel traffico tranquillo di quel pomeriggio di Agosto.
La sensazione di perdita che lo accompagnava ogni qualvolta lei si allontanava aveva dell’incredibile.
Ma doveva pensare a quanto stava accadendo e pensarci in fretta.
Del resto, il viso di Richards gli tolse qualsiasi idea romantica o dolce dal viso.
L’afroamericano stava appoggiato alla colonna quasi fosse un bisonte pronto alla carica.
Marciò verso Mulder deciso ed incazzato.

< Mulder ! Lei è solo un fottuto burocrate ! Ha fatto uccidere uno dei miei agenti… Cristo, le sarebbe costato dirmi ciò che sa ? >

Mulder allargò le braccia, quasi in segno di resa.
Faceva un caldo impossibile.
Il sole, verso l’una, picchiava implacabile…almeno trentanove gradi…
Abbastanza da esacerbare la pazienza di qualsiasi cristiano, figurarsi a chi doveva sorbirsi i silenzi ed i misteri di Mulder.

< Le giuro su mio padre che non avevo idea che esistesse pericolo, in quel motel… Se così fosse stato, mi sarei recato io stesso sul posto ! Non intendevo coinvolgere il vostro ufficio in questo fatto…ma è accaduto e non possiamo farci nulla ! Ora…devo andare all’ospedale, per interrogare Chaterine Black ! >

Richards si piazzò davanti alla macchina di Mulder, incrociando le braccia e parlando duro.

< Lei non si muoverà di qui, sino a quando non mi dirà tutto ! >

Fox sbuffò.

< Non posso ! Non mi crederebbe e non…>

< Allora me lo spiegherà strada facendo ! Mi attaccherò a lei come una mignatta, Mulder ! >

Salì in auto e Fox esitò solo un istante, prima di prender posto e guidare.

< Lo reputa un errore, vero ? >, chiese Richards.

Fox sputò una buccia di seme di girasole, dal finestrino, alzando le spalle.

< Adoro la follia….errore più, errore meno…>

Non appena uscirono dal garage, li seguì una limousine blu scura.

***

CAPITOLO DICIASSETTE

 

Ospedale della misericordia di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 01.45 Pm
Venerdì 8 Agosto
 
Il ronzio e la puzza persistente dei farmaci, accompagnati dal caldo impossibile e dal rumore di sandali ortopedici sulla superficie in linoleum del pavimento, le rammentò subito il nosocomio.
Poi vide una grossa e voluminosa apparecchiatura per il monitoraggio dei battiti cardiaci, una flebo e degli attacchi per l’ossigeno, e comprese del tutto.
Chaterine aveva dormito dal colpo di pistola sparatole da Dana, la sera precedente.
Il colpo le aveva fracassato la clavicola, ed era uscito liquefatto da sotto l’ascella sinistra.
Era svenuta dal dolore e pensò, amara, a come avrebbe riso Rob per questa sua debolezza femminile.
Cercò di alzarsi un poco e notò i lacci.
Le avevano legato le caviglie e il polso della mano sana.
Gettò uno sguardo alla porta, esattamente nello stretto rettangolo scuro del vetro satinato, e intravide una figura che ora appariva, ora svaniva nel corridoio.
La stavano sorvegliando…

Certo cretina…sei una terrorista…che credi, che ti mandino qui un gruppo di boys scout ?, si disse.

La gola era secca…spiegazione logica del sonno pesantissimo di quella mattina…le avevano somministrato dei farmaci, forse anche un’anestesia totale, per operarla.
Quella puttana rossa…le aveva spappolato la spalla.
Chaterine fissò il soffitto a pannelli, dominato da una grande plafoniera spenta e si mise a contare i fori del cartongesso…
Occupare la mente, per forza…per essere vigile e lucida…per fuggire.
Non poteva certo rimanere lì…prima o poi il gruppo sarebbe arrivato, magari per soffocarla con un cuscino…
L’altra via, quella di collaborare con gli agenti federali, non le passò nemmeno per l’anticamera del cervello.
Udì parlottare dall’infinito che stava di là della porta e mosse appena la testa.
Fox Mulder entrò per primo, con Richards che si piazzò nel corridoio, l’aria stravolta per via delle.."spiegazioni" che il vice-direttore aveva ricevuto su quel caso.
Talmente assurde da…esser credibili.

< Chaterine ? Sei sveglia ? >

Il solito tono dolce e delicato, in Fox Mulder.
Chaterine lo aveva udito molti mesi prima, una vita prima a dire il vero, quando Fox era arrivato nel portone di casa, fissandola con quegli occhi blu dolci e grossi, che avevano il potere di scavarti dentro.
Le aveva detto della morte di Frank….Sembrava che quell’uomo portasse con se solo dolore, null’altro…
La vide sveglia, senza che la bella vedova di Frank Black si degnasse di rispondere.
Afferrò lo schienale di una sedia, accostandola al letto.

< Posso ? Immagino tu abbia voglia di dormire, ma è una cosa importante…>

Sorrise, guardandolo.

< Eccoti….il tuo viso carino….i tuoi modi azzimati di agente primo della classe ad Oxford….eccolo qui, l’eroe che cambierà il futuro….sei un poco dimesso, Fox ! >

Mulder annuì.

< E’ per via degli orari… i tuoi amici mi costringono agli straordinari..>

Chaterine lo fissò, cattiva.
Non traspariva nulla che faceva pensare alla dolce donna di pochi mesi prima.
Assolutamente nulla.

< E’ la tua….compagna….la tua amante…. quella puttana che mi ha strappato Jordan dalle mani….è per colpa sua se hai perso la via… La fede in ciò che era giusto fare…Sei come tutti gli altri….basta una donna, per sviarvi…>

Mulder si strinse le mani, guardandola e sentendosi colpevole.
Lui e Scully l’avevano abbandonata, nel suo dolore….non si erano fatti più vivi, a casa di Chaterine, dal giorno dell’annunziata morte di Frank.
Forse se fossero stati più vicini a Jordan, a lei…

< Se vuoi accusarmi del passato….fallo pure, ma…nulla può giustificare quel che sei adesso, Chaterine ! Sono qui come amico, ma anche come vice-direttore federale…Intendo sapere tutto quello che conosci sui Pretoriani e….>

Chaterine scostò il viso.
Parlò fissando il termosifone e l’ampia finestra sulla destra.

< Sai chi erano i Pretoriani, Fox ? Erano delle guardie romane, dell’epoca dell’Impero. Erano fedelissime al loro centurione, al loro generale e più esso diventava potente, più si accresceva il valore della loro influenza politica. Arrivavano ad eleggere e giustiziare imperatori, se era necessario per la vita  di Roma ! >

Mulder parlò con la solita voce che sembrava atona, ma in realtà carica di gravosa rassegnazione: era troppo tardi, per salvare Chaterine.

< E’ questo ciò che tu e Kendall volete fare ? Giustiziare il nostro governo ? >

Si voltò di nuovo, ignorando il dolore alla spalla.

< Certo ! E se tu non fossi sviato dal…ridicolo amore che provi per quella scettica dai capelli tinti, lo sapresti ! Ci capiresti e ti uniresti a noi…per resistere o servire ! >

Mulder si appoggiò stanco alla sedia.
Fissò anch’egli il soffitto.

< Non ammiro certo questo governo, né tantomeno le istituzioni federali che vi sono alle sue spalle….ma se credi che basti una sorta di scioglilingua in aramaico e quattro chiacchiere con te e Kendall per farmi diventare uno di voi, ti sbagli di grosso ! >

< Conosci i simboli ed esiti di nuovo ? >

Gli splendidi occhi azzurri di lei lo trapassarono, carichi d’odio.

< Davvero non sei colui che è stato ipotizzato….non sei che uno di loro ! >

Mulder fece una smorfia di disgusto.

< Io credo nella giustizia e nella verità ! >

< La giustizia e la verità sono concetti empirici, che mascherano la reale portata di quegli uomini….di coloro che hanno fra le mani il futuro del mondo ! Un futuro che porterà alla morte di 5 miliardi di persone ! Un futuro che ci venderà alla razza più forte, senza alcun’umanità ! >

Gli occhi blu di Mulder brillarono, appena velati da un riflesso di pianto.

< Io e Scully abbiamo combattuto tutto questo…tutte queste menzogne…giocandoci la vita ! Rischiando più di quanto sia possibile chiedere a chiunque ! Ho perso mio padre, mia sorella, la sorella di Dana, e lei…>

La voce tremò.

< …lei i suoi genitori, la sua famiglia….Non ti permetterò di accusarmi ! >

Chaterine serrò i pugni.

< Sei l’eletto ! Il destino del mondo dipende da te…! >

Mulder si alzò di scatto, con rabbia.

< Finiscila ! Cerchi di nascondere le tue…pazzesche motivazioni dietro ciò in cui ho sempre creduto ! Ma ti sbagli ! Tu…quel Kendall…il vostro gruppo….siete solo degli assassini ! Assassini e null’altro ! Ora…se non vuoi finire in carcere per il resto della vita, Chaterine, ti chiedo di… collaborare con me ! Dimmi quel che sai ! >

Lo fissò nuovamente.

< Sai perché sono diventata ciò che sono ? E’ stato Frank a chiedermelo…>

Mulder si risedette.

< Non direttamente, come puoi capire…Frank era…enigmatico nelle sue.. verità…ma ti ha lasciato scritto ciò che aveva veduto…ciò che abbiamo veduto tutti ! Le parole ! >

Si portò le mani al viso, prendendo fiato lentamente.
Pensare era difficile…ma sapeva cosa avrebbe detto Scully.

Concentrati su ciò che è giusto fare…solo su questo…hai trascorso mesi ad inseguire chimere e non è cambiato nulla !

< Ho scoperto che volete usare un virus…un’arma per uccidere !

Dimmi quel che sai…>

Chaterine parve sorridere.

< Nemmeno morta ! Non ho tradito la causa….e non credo che aiutarti mi eviterebbe la fine alla quale tutti siamo condannati ! Ho perduto Jordan solo per colpa della tua….amante…! >

Mulder s’irrigidì.

< Sei stata tu a perdere tua figlia, lo sai ! Sei hai un minimo d’orgoglio, fai che ti ricordi come colei che ha contribuito a salvarla, piuttosto che una terrorista assassina ! >

Rise.

< Tu sei solo un fallito, Mulder ! Non hai il coraggio di seguire la tua strada ! Il compito che è stato preparato per te…>

Si alzò, scuotendo il capo.
Non si aspettava nulla di diverso, sinceramente, ma adesso che aveva parlato con lei, capiva che era morta. Chaterine Black non esisteva più.

< Vuoi vederlo, vero ? Lo vuoi anche tu…è così, non c’è verso ! E’ una catarsi ! Quando si è davanti a quell’immensa verità, a quella meta che travalica qualsiasi altra, si deve! E tu, più di tutti, lo senti dentro di te ! Ti ci porterò, se vuoi….devi solo….farmi avere Jordan ! >

Tremò. Una parte del suo animo spingeva, urlava quasi, perché accadesse…
Vedere quelle parole, quel significato…sapere se finalmente tutto era scritto e non solo immaginato.
Uscì, senza voltarsi, mentre lei rideva.

< Tornerai…lo so….>

Il corridoio, con Richards davanti a lui, infermieri e paramedici indaffarati e operosi, pazienti ed estranei, gli sembrava senza fine.
In fondo, una voce…una voce che Mulder giurava di aver dimenticato da mesi.
La voce di sua sorella…

---

Motel RedCar, Allentown, Stato della Pennsylvania
Ore 02.33 Pm, Venerdì 8 Agosto
Dana arrivò al motel dopo aver parlottato per una buona mezz’ora con diversi medici ed esperti della scientifica federale.
Superò uno sbarramento di agenti, che avevano transennato la zona con cavalletti gialli e neri, nastro adesivo del medesimo colore, e cartelli che invitavano le auto non autorizzate a cambiare tragitto.
L’area era posta sotto quarantena.
Scully era fermamente convinta che si trattasse di una precauzione inutile, ma era necessario.
Rivedere il motel le provocò inquietudine.
Aveva lasciato diversi oggetti personali, lì.
Confidava che li avrebbe recuperati presto, ma alla luce dei nuovi fatti, questo non sarebbe avvenuto.
Utilizzando la propria carta di credito, si era comprata un cambio di biancheria nuova, quella mattina e qualche altra cosa personale, ma il suo bagaglio era in quella stanza.
Certo, quello era il minore dei pensieri.
C’era quella cosa….prima di tutto ! Che era accaduto ?
Mostrò il distintivo ad un trio di agenti appoggiati al portico del motel, intenti a sorbire della coca cola fredda, e si avvicinò all’aerea medica.
Un paio di ambulanze erano parcheggiate con le luci lampeggianti.

< Sono un vice-direttore federale, mi chiamo Dana Scully…ho bisogno di ispezionare il motel…dove posso indossare la tuta anti contaminante ? >

Si rivolse ad un infermiere che staccò gli occhi da una rivista di auto e la sostituì con un modulo scritto fitto.

< Può entrare…liberamente ! I tecnici della disinfestazione hanno già provveduto a rendere sicuro il posto ! >

Lei annuì.
Notò alcune barriere di plexiglas alle porte e alle finestre ed operai che le stavano rimovendo.

< Potrei parlare con il responsabile ? >

< Certamente ! Adesso è impegnato in una pratica burocratica…non appena si libera, glielo mando…>

Scully fece un delicato sorriso, benedicendo il fatto che le sarebbe stato possibile entrare senza nessuna tuta….quel caldo l’avrebbe sfiancata subito.
Si calzò i guanti al lattice, e superò, scavalcandolo agilmente, un nastro giallo di divieto di accesso.
Si sentiva bene, davvero…stentava a credere di essere rimasta in stato confusionale per quasi tutta la notte…
L’interno era un casino.
Sangue dappertutto.
Segni tracciati con il gesso, segnavano il punto del decesso del povero agente Junkys e di quello di Mae Jonson.
Grumi di sangue sul banco, sulle pareti…macchie grosse come pozze sul pavimento.
Si appoggiò al bancone, mettendo a fuoco la scena.
Gli oggetti erano stati prelevati e sistemati al solito posto dalla scientifica…
Vide un bicchiere quasi del tutto vuoto…
Avrebbero potuto cercare per ore, forse per giorni.
Non c’era nulla di sicuro, nessun punto da dove iniziare…
Alla soglia si materializzò un filiforme agente federale.
Era un viso famigliare e Dana lo riconobbe quasi subito.

< Agente Willmore ! >, disse sorpresa.

Lui annuì, entrando e porgendole la mano.

< Vedo con piacere che ha fatto carriera, vice-direttore Scully ! >

Dana si scoprì imbarazzata.
Anni prima, quando Fox era scomparso, Willmore era stato affiancato a Scully per un’indagine su dei delitti riconducibili ad un’organizzazione terroristica Giapponese, il Mikado.
Lei lo aveva trattato malissimo, in modo scontroso e maleducato, per tutto il breve tempo dell’indagine.
La tensione per il dover lavorare senza Mulder era troppa per lei….
Ma Willmore l’aveva aiutata, quasi rischiando la vita.
Si era ripromessa, da allora, di scusarsi con lui, senza mai riuscirvi.
Si sa come vanno queste cose…il tempo scorre rapido e tutto finisce con l’esser dimenticato.

< E’…è un vero gentleman, Willmore ! Da come la trattai in passato, pensavo a ben altra reazione…>, mormorò, stringendogli la mano.

< So riconoscere le belle donne, anche se sono colleghe di lavoro…>

Scully sorrise.
Servivano le battute, per rompere la tensione di quei momenti.
Tutto stava andava scivolando via ed occorreva afferrarlo prima che svanisse.

< Che fa qui ? >, domandò, evitando il tracciato disegnato per terra.

< Indago….in modo informale, per adesso…>, disse imbarazzata.

Willmore rise. Una risata di gusto, spontanea.

< Non è cambiata, vice-direttore Scully…! Sono l’agente incaricato di coordinare le indagini….>.

Divenne serio, quasi che si fosse accesa una luce anomala, nel suo viso.

< Sa potevo…esserci io al posto di Ness e di Junkys….se non fossi stato fuori a rispondere ad una chiamata…>

Dana annuì. Tante volte era capitato a lei e a Mulder…di sfiorare la morte…
Forse, una volta, erano morti entrambi…ed erano tornati !

< Voglio esaminare il cadavere della donna….da quel che so, potrebbe esserci il rischio di un contagio biologico o virale ! >

Craig Willmore scosse la testa.

< E’ da escludere ! I tecnici del settore emergenze biologiche, hanno assicurato che non è stata trovata alcuna prova in proposito ! Il motel è sterile…forse molto più adesso, di quanto sia mai stato in passato ! >

Dana si sfiorò la fronte.

< Mi ascolti…so che le sembrerà pazzesco ma….io stessa sono stata contagiata, la scorsa notte, stando qui…Non sono morta per una qualche ragione, ma ho riportato la rottura di parecchi vasi sanguigni della fronte e del lobo temporale del cervello…Ho…>

Si avvicinò tanto da sfiorargli il viso.

< …ragione di credere che…sia qualcosa con cui…sono venuta in contatto… Escludo il cibo, perché non ho pranzato qui…ma forse delle bibite, o qualche oggetto che ho toccato…Anche per dei medici esperti è difficile scoprire cosa, se non si ha idea di dove cercare ! >

Willmore annuì.

< Ciò spiegherebbe lo stato del cadavere della donna…aveva la testa…come fosse scoppiata…Non ho mai visto nulla di simile in vita mia ! >

Scully rabbrividì. Era il rischio che aveva corso anche lei ?
Ad ogni istante le sembrava plausibile…ma perché lei non era morta ?
Paradossalmente quella domanda, la atterriva più di ogni altra cosa.
Lei e Fox avevano già sofferto abbastanza….che altro c’era di misterioso, su di loro ?

< Io e Mulder crediamo sia opera di un gruppo terroristico…I Pretoriani… Willmore…>

Di nuovo si avvicinò a lui, provocando nell’agente federale della sezione di Seattle, una sorta di imbarazzo erotico.
Dana era sensuale, anche se non in modo esplicito e Craig lo comprendeva benissimo.
Non che usasse di proposito questa sua arma…anzi era un fatto innato ma lo stesso preponderante.

<…le sto dicendo quel che so…perché non voglio che noi si parta con il piede sbagliato, come in passato ! Immagino che lei sia stato convocato dall’FBI per dirigere questa indagine, quindi io e Fox non intendiamo rubarle ciò che è suo….ma penso le occorra la nostra collaborazione ! >

Craig la fissò negli occhi…fortunato quel Mulder, pensò.

< Vice-direttore…Scully…Adesso faccio parte dell’ATF…questo le spiega il mio coinvolgimento.. ! Stiamo seguendo diversi casi avvenuti negli ultimi  mesi…morti inspiegabili che crediamo collegate all’uso di armi chimiche o batteriologiche ! Ma il boom lo abbiamo avuto nelle ultime settimane….>

Scully prese il bicchiere dal banco e lo infilò in una busta di plastica trasparente.
Camminarono sino alla soglia.

< Questa è una grande opportunità, per me, vice-direttore ! Sto seguendo l’operazione congiuntamente alla CIA e all’FBI…! Visto che dipende da me, sarò ben lieto di avvalermi della collaborazione di due vice-direttori abili ed esperti come lei e Mulder…fra l’altro vorrei proprio conoscerlo ! >

Dana annuì.
Evitò di dire a Willmore del suo " incontro" con la Newmann….
Sarebbe apparsa paranoica e la cosa non le andava a genio.

< Le farò una lista di quel che i suoi agenti dovrebbero cortesemente requisirmi e portare al laboratorio di patologia e analisi di Pittsburgh…Immagino che i cadaveri siano stati consegnati laggiù…>

< Al laboratorio medico numero quattro ! Telefonerò affinché le sia permesso di compiere le analisi…Quando ha intenzione di…>

Scully si scostò il ciuffo di capelli rossi, sistemandoli dietro l’orecchio.

< Immediatamente ! Il tempo di buttare giù la lista….>

Alzò appena le spalle, guardando Craig.

< Bhè…io…grazie, agente Willmore ! >

Lui fece un debole sorriso.

< Conoscevo Junkys da due anni….era una brava persona ! Aveva un bimbo di soli tre mesi….E’ pazzesco ! >

Dana si strinse le mani.
Un’espressione di dolore, le rigò le labbra.
In quelle occasioni, le parole non arrivavano.

<…mi potrebbe anche…fornire il rapporto sull’aggressione ? Credo che Mulder sarà…molto interessato al racconto dell’agente Ness….>

Poi prese a scrivere fitta, sul notes, mentre Willmore si allontanava fischiettando.
Sperò che l’arrivo di quella rossa minuta ma decisa, servisse a capire con che diavolo avevano a che fare.
Il motel rimase immerso in quella sorta di caos ordinato, per molte ore.

***

CAPITOLO DICIOTTO

 

Ospedale della misericordia di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 02.55 Pm
Venerdì 8 Agosto
Il caldo insopportabile dell’ospedale, fiaccava la resistenza di Fox Mulder.
Una volta uscito dal reparto, e fermatosi accanto alla macchina delle bibite, con il vice-direttore Richards che sorbiva un te freddo, sentì la lucidità ritornare.
C’erano molte cose da fare, prima fra tutte studiare tutte le fotografie copiate dai files presi a Washington, per mettere a fuoco quello che lo stava tormentando…
Era una forma di certezza più alta di una semplice intuizione…
Un particolare che gli sfuggiva perché minuto e proprio per questo, maggiormente importante..

< Crede che arriveremo alla verità ? >, chiese Richards.

< Non so…troppe persone coinvolte….troppi misteri…ci siamo vicini, ma…>

Posò la mano sulla spalla del collega.

< …ma il disegno è complesso…conto…in qualche aiuto esterno, oltre che all’operato della mia collega…qualcosa che mi permetta di unire i pezzi del puzzle…>

< Spero sappia ciò che fa ! L’ATF non mi ha dato tregua, da quando ha saputo di Chaterine e di quel che è accaduto nel motel…Non voglio che altri miei agenti facciano quella fine…>

L’ascensore si aprì e Mulder vide un gruppo di uomini che di certo non contribuì a rendergli allegro il resto della giornata.
Kersh su tutti.
Ma anche la Newmann e un paio di pezzi grossi della CIA.
Si poteva capire ad occhio.
Mulder prese una soda e dopo che ebbe strappato la linguetta metallica della lattina, si rivolse loro sorridendo.

< Visita parenti ? >

Kersh fece una smorfia di disgusto.

< Ci segua, Mulder…>, disse atono.

Fox bevve con lentezza.

< Sono forse in arresto…? Dico, dal tono….>

La Newmann si fece avanti.
Donna elegante, carina, decisa.

< Le debbiamo delle scuse, vice-direttore…e le dobbiamo anche alla sua collega Scully ! Sono stata costretta a mentire, dicendo che Chaterine Black era un contatto della CIA all’interno dei Pretoriani, ma era necessario ! Non sapevamo se fidarci di entrambi…>

Mulder serrò le labbra.

< Insomma sospettavate di noi ? Davvero grazie ! Immagino sia al corrente, Newmann, che mettere sotto indagine non autorizzata due vice-direttori federali, comporta una denunzia al tribunale della giustizia, vero signore ? >

Si rivolse a Kersh che lo fissò bieco.

< Lei intende utilizzare i regolamenti solo quando le fa comodo, Mulder ! Jodie Newmann è stata autorizzata dal direttore dell’FBI in persona e dal Presidente….Si crede superiore ad entrambi ? >

Una parte dell’animo di Fox Mulder si trovò, in quel breve istante a dar ragione a Chaterine…la verità era solo un pretesto per accumulare menzogne…

< E’ inutile che vi presentiate qui con le vostre facce di circostanza…So che volete Chaterine per farla parlare ! Immagino che la CIA sia in possesso di…strumenti adatti per farlo….ma intendo proteggere quella donna ! Se la farete sparire in qualche vostra…istallazione supersegreta, vi denunzierò alla stampa ! >

Jodie Newmann sorrise.

< Crede che la CIA si faccia impressionare da un paio di telefonate, Mulder ? >

Fox accartocciò la lattina, gettandola nel cestino con rabbia.

< Dev’esserci pur qualcosa che si possa fare, per fermarvi ! Nessuno è al di sopra della verità ! >

Kersh lo superò, scostandolo con un gesto simile al ribrezzo.
Fece per aprire la porta del reparto, quando Richards gli si parò innanzi.

< Lei non va da nessuna parte ! Quella donna è sotto la giurisdizione dell’FBI della Pennsylvania ! E della polizia di Pittsburgh ! Quando vi presenterete qui con tutti i permessi…>

La Newmann si cavò di tasca una serie di fogli timbrati dallo stemma federale.

< Ho tutti i permessi che mi occorrono ! Chaterine è sotto la protezione della CIA e dell’ATF ! Ma non ho alcuna intenzione di far fuori lei e Scully, adesso che sono certa della vostra onestà ! >

Mulder si sporse verso di lei, sfiorandola.

< Grazie tante ! Immagino intendiate farci sapere solo i dettagli….vero ? >

< Lei è libero di tornarsene a Washington a ficcarsi in quell’ufficio ed occuparsi i assicurazioni e frodi bancarie, o di collaborare con noi ! Ma si decida presto !  Il colpo dei Pretoriani è imminente e non lascerò che mi sfugga dalle mani per i suoi comodi, Mulder ! >

Mulder sbuffò, svicolando fra il quartetto e scuotendo il capo.

< Non arriverete mai a nulla ! >, commentò.

Kersh sbottò in una smorfia di disgusto.

< Crede di essere la sola mente brillante, vero ? >

Fox si voltò.

< Affatto ! E’ solo che occorre ragionare su schemi diversi ! Schemi che non conoscete ! Gli Xfiles sono la chiave ! La chiave di quel che I Pretoriani nascondono ! >

Jodie Newmann si sfiorò le labbra, con due dita.

< Dica alla sua collega….che perderà solo tempo prezioso, esaminando quel  cadavere ! Non troverà nulla ! Le morti sono inspiegabili ! >

Fox uscì, imboccando le scale.

Per voi….pensò.

---

Laboratorio di patologia legale di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 09.20 Pm,
Venerdì 8 Agosto
Dana era seduta su alto sgabello a tre gambe, metallico.
Accavallò le gambe, sorbendo una buona tazza di caffè amaro.
Il sollievo causato dall’aria condizionata era svanito da ore.
Dana indossava un lungo camice di color verde chiaro, delle comode scarpe da tennis bianche, stringate, senza calze.
Sotto, la sola biancheria intima.
Il caldo era feroce e lo stress certo non lo rendeva maggiormente sopportabile.
I guanti di lattice, che le avevano avvolto le mani sino a provocarle delle piccole macchie d’irritazione cutanea, erano stati appena gettati nel cestino.
Gli occhiali di plastica, dalla visiera intera, stavano da un lato.
Si sciolse la coda che raccoglieva i capelli durante il lavoro, immersa nei pensieri.
La traccia di paraffina al gel che le solleticava le nari, era ancora presente.
Esami…esami…esami…
Ore ed ore d’esami, ora difficili e faticosi, ora lenti e noiosi, ora rapidi e illuminanti, ma tutti con il medesimo risultato: nulla !
Dana aveva iniziato l’autopsia alle ore tre e trenta di quel pomeriggio.
Il corpo di Mae Jonson era stato scoperto dal telo e Scully, bardata di tutto punto, aveva afferrato il microfono da parete, iniziando a registrare l’operazione.
Le luci sistemate sopra, diffondevano un’illuminazione bianca, leggermente spettrale.
Come spettrale appariva il cadavere.
Bianco, attraversato da riflessi violacei e bluastri, in corrispondenza delle ecchimosi e dei colpi subiti.
Il viso era deformato dall’esplosione del cranio.
Sino alle labbra era normale, non presentava segni d’alcun tipo.
Dal setto nasale in poi, era come fosse stato centrato da un proiettile d’artiglieria pesante.
La fronte era sollevata, scoperchiata, appiccicata al resto del cranio grazie ad un lembo d’epidermide bruciato.
La parte superiore della volta era stata sventrata, ridotta in una miriade di frammenti ossei che si erano conficcati nell’encefalo, che sporgeva come una massa irregolare ed informe da una pozza di sangue nero.
Brandelli di cranio, emergevano dall’oscurità del sangue alla stregua di macchie colorate.
Dana si sentì tremare.
Le mani avevano un fremito irregolare, ed aveva difficoltà di concentrazione.
Pensò, per un solo attimo, che avrebbe potuto fare quella fine…
Stesa su un tavolo rigido, morta, illuminata da una luce spettrale…
Spense la sega circolare, con la quale aveva iniziato la rimozione della parte restante della volta cranica.
Il sangue le sporcava i guanti.

< ….si nota la totale, violenta, assoluta frammentazione del cranio. E’ del tutto simile alla violenza di un impatto esplosivo o d’arma da fuoco, ma con la totale, inspiegabile, assenza di fattori esterni ! Ora effettuerò una craniotomia ed un esame del midollo spinale, del cervelletto e del midollo  allungato e del lobo frontale…Spero che alla fine di tutti questi esami, mi sia maggiormente chiara la causa della morte ! >

Da quella frase lasciata in sospeso nel nastro del registratore forense, erano trascorse sei ore.
Dana aveva sezionato il cervello, esaminato i tessuti al microscopio, effettuato testi con il DNA e con diversi acidi di base ed enzimi.
Nulla.
Assolutamente nulla.
Aveva anche tolto dei molari, nella speranza che vi fossero segni di qualche impianto esterno, ma anche questo era stato vano.
Le restavano altre decine di test, su tutti gli oggetti che Willmore aveva fatto portare nella stanza dodici, adibita a magazzino, del laboratorio.
Ma, se tutto andava bene e non c’era ragione di crederlo, le sarebbero occorse molte ore, se non giorni.
Nessuna traccia di radiazioni, nessun elemento esterno…
Le spalle dolevano, gridando riposo.
Ma doveva ignorarle…concentrarsi sul lavoro.
Prese il cellulare, quando vide Fox aggirarsi per il corridoio.
Lo intravide dalla piccola vetrata che durante il giorno illuminava la sala esami e fece un cenno con la mano.
Mulder parve notarla a stento ed entrò dopo aver posato la giacca sull’appendiabiti.

< Hai il viso stravolto…non avrai lavorato per tutte queste ore, vero ? >

Scully annuì.
Le sfiorò la fronte, notando il pallore del suo viso.

< Piccola…>, le baciò la fronte.

Dana alzò le spalle, stanca.

< Mi spiace….qualsiasi cosa sia accaduta, in quel motel, non ha lasciato tracce ! Posso solo confermarti che la diagnosi che aveva formulato la dottoressa Oberkeller su di me, è la fotocopia in tono minore, di quanto ha ucciso la Jonson ! L’ira precedente, credo sia causa dell’enorme flusso di sangue al cervello, pompato con una pressione incredibile, sino…a far esplodere la volta cranica !  Ho effettuato decine d’analisi e test comparativi….nulla….Non riesco a trovare la causa di tutto questo ! Nessun agente patogeno o virale, nessun veleno o retro-virus…Spero tu abbia migliori notizie ! >

Fox si sedette, accostando uno sgabello e sistemandosi con una gamba penzoloni nel vuoto.

< La CIA e l’ATF hanno il controllo del caso, Dana ! Ci scipperanno l’indagine e non ne sapremo più nulla ! >

Lei abbassò il capo, in segno di difesa.

< So…che l’agente Willmore si sta occupando delle morti con l’ATF…mi aiuterà, almeno sino a quando gli sarà possibile…Ma se si muove la CIA…>

Fox mascherò la propria diffidenza…sapeva che Willmore aveva collaborato con Dana, durante la sua scomparsa, ma ugualmente la cosa non gli andava a genio.
Si alzò.
Arrivò alla giacca, prendendo una busta gialla.
La posò sul bancone e ne mostrò il contenuto. Più di una ventina di fotografie.

< Tu puoi dirmi di più di un cadavere, per fortuna ! Guarda…..per tutto il pomeriggio sono rimasto a studiare le fotografie dei delitti che credo collegati a questo e al tuo…..incidente ! In tutti i luoghi delle morti, ho trovato solo due oggetti in comune: un portafogli e un bicchiere o vuoto o parzialmente pieno… Ricordi con che cosa hai armeggiato, prima che…>

Lei annuì.

< Stavo bevendo del ginger hall….Ne sono sicura…>

Fox si sfiorò le labbra.

< Interessante….solo che…i liquidi contenuti nei casi in questione, erano diversi… Non so se rammenti il file n° 243709/12….un ragazzo ucciso a Maverick, vicino a Pine Bluff….allora fummo costretti ad abbandonare il caso per via della chiusura della sezione Xfiles nel 93….Bhè, sul sedile del fuoristrada che il giovane stava guidando poco prima di morire, c’era un bicchiere di carta, di quelli usati nei fast food…C’era della Coca Cola, dentro…>

Mostrò a Scully una foto. Ritraeva l’interno del furgone.
Sangue, pezzi di vetro, e quel bicchiere.

< Allora nessuno notò il particolare, per il semplice fatto che non era un elemento di prova…e ti confesso che l’avrei omesso anch’io, se oggi….>

Mostrò della foto in bianco e nero.
Avevano timbri delle polizie di Miami e Las Vegas.
Scully si spostò i capelli dietro l’orecchio concentrandosi.
La stanchezza si era come volatilizzata.

< ….nella mia stanza di motel, non mi fosse arrivato questo….>

Dana sgranò gli occhi.
Una delicata smorfia si disegnò sulla sua piccola bocca carnosa.

< Sono foto della polizia scientifica…Nevada, Florida….tutte di date recenti.. e i delitti…sono uguali, se non identici!>

Fox annuì.

< Una si chiamava Barbara Hickins, trovata con la testa scoppiata nella sua piscina di Miami, insieme al maggiordomo di casa…>

Dana si sfiorò le labbra.

< Ho già sentito questo nome…>

< E’ una nota famiglia mafiosa della Florida…La polizia locale ha pensato che si trattasse di una sorta di…regolamento di conti fra famiglie rivali…>

Fece scorrere l’altra foto.

< Questa invece è una tranquilla coppia di pensionati, Edna e Homer Pruvidence, guarda le condizioni dei loro corpi…>

Rabbrividì.

< Dio…Sembra…Dio Fox sembra che…si siano sbranati a vicenda…anche la Hickins…>

Mulder sorrise.

< Con un corpo simile, non ne dubito ! Chiunque avrebbe voluto mangiarsela ! >

Lei fece una smorfia di fastidio.

< Brutta battuta…E’ stato…il tuo misterioso amico a farti avere queste ? >

Mulder annuì.

< Ho trovato una confezione di tabacco per pipa, nel mio cassetto, oggi…e dentro….la sorpresa…>

Dana mormorò:

< Pipa…Sherlock Holmes….il solito gioco…>

Fox si allungò le mani sopra la testa.

< Apparentemente nulla di nuovo….ho altri diciotto Xfiles che collimano con queste ultime foto…Solo che il particolare adesso è uno: Barbara Hickins, la stangona, non aveva portafogli…prendeva il sole nella sua villa….! Quindi c’è, allo stato odierno delle cose, un solo elemento in comune…Tutte le vittime, stavano bevendo qualcosa: liquori, bibite o acqua, sembra non avere importanza…E’ qualcosa che hanno metabolizzato bevendo ! >

Scully scosse il capo.

< Amore…posso escluderlo ! Ho fatto non so quanti esami all’apparato digerente, con sostanze in grado di rilevare dei veleni..e minute campionature alla ricerca di virus…Non è emerso niente ! Certo il veleno potrebbe essersi disciolto nel sangue o nei succhi gastrici, ma…è passato troppo poco tempo da quando ho bevuto quel ginger hall ai primi sintomi….nulla agisce così repentinamente..>

Mulder si massaggiò la fronte.

< Nulla che conosciamo…>

Scully si morsicò appena le labbra.

< mmm…forse è qualcosa che muta…che non è nello stadio in cui agisce…>

Prese le foto della polizia e quelle che Mulder aveva preso dagli Xfiles.
La stanchezza che l’aveva stordita e spossata poco prima, adesso cedeva il posto alla curiosità di quanto la sua mente andava formulando, alla certezza che esistesse una base concreta alle teorie di Mulder.
Scully si sfiorò le labbra.
Parlò con un filo di voce, quasi che i concetti prendessero forma lentamente ma inesorabilmente nella sua mente.

< Tutte le vittime sono state uccise in estate…in periodi torridi o in stati dell’Unione particolarmente afosi…>

< Il novanta per cento in un periodo che va dalla fine di Giugno a quello di Agosto..>

Scosse il capo.

< Pazzesco…! >

Mulder le sfiorò la spalla.

< Di che parli ? >

Scosse la testa.
Arrivò accanto ad un bicchiere, contenente qualche goccia di Coca Cola.

< Potrò dirtelo solo dopo le analisi….mi aspetta un lavoro difficile…>

< Che speri di trovare ? >

< L’agente esterno…quel liquido che mescolato insieme alla Coca Cola o al mio ginger hall, ha scatenato il fenomeno….e credo di sapere cosa sia…>

Mulder la vide appollaiarsi sullo sgabello, intenta a versare piccole gocce con la pipetta, in un contenitore circolare.
Ne osservò le mani tremanti, la stanchezza che scacciava eroicamente, trasparire come fosse palpabile.
Le posò allora le mani sulle spalle, massaggiandole con estrema delicatezza, sfiorandole sensibilmente.
Dana gemette appena, sorridendo soddisfatta.

< ..caro…>, sussurrò.

Mulder le sibilò, all’orecchio:

< Sstt…rilassati….mi spiace chiederti tutto questo….vorrei…davvero vorrei fosse possibile, per noi, fidarci di qualcun altro…>

Dana non disse nulla.
Infilò il contenitore nel freezer elettrico del laboratorio e socchiuse le palpebre.
Si appoggiò al suo petto, sospirando.

< Se non funziona questo…giuro che non ho la minima idea di cosa sia accaduto, a quelle persone…>, disse, quasi scusandosi.

Mulder la baciò la nuca.

< Se non lo scopri tu…nessuno ci riuscirà….>

***

CAPITOLO DICIANNOVE

 

Washington, cantieri navali, Ore 04.00 Am
Sabato 9 Agosto
 
Il caldo era opprimente, reso insopportabile dall’afa soffocante.
Merrick sudava come un porco, avvolto nel solito impermeabile scuro, con il cappello calato davanti al viso coperto da spesse lenti scure.
Gettò a terra un mozzicone di sigaretta, mentre le bende delle braccia diventavano giallastre e sporche.
Il corpo della povera signora Hodeker era in putrefazione da ore, ormai.
Il suo tanfo era insopportabile e Merrick aveva chiuso il bagno, aperto l’angusta finestrella che si affacciava sul vicolo, ed era uscito.
Che ci provassero a rompere i coglioni….che ci provassero…
Rise, solita risata squittente e malsana.
Il gruppo arrivò alla spicciolata.
Tutti da direzioni diverse, con mezzi diversi, ad ore disparate.
Furono al randez-vous solo dopo le quattro.
Per ultimo, andatura dinoccolata e sguardo spiritato, Yumakjck.
Rob si rigirò fra le mani un grosso revolver, calibro 44 parabellum, in grado di spaccare la testa di un rottweiler come fosse una noce.
Rob era visibilmente su di giri.
Non solo per la dose, che si era iniettato da poche ore…quanto per le notizie che aveva ricevuto da Pittsburgh.
Mino era svanito e con lei la pupa….
Notizie del cazzo, che avrebbe voluto pisciare fuori, poiché stridevano con il trionfo dell’esito finale della sperimentazione.
Tutti i bersagli erano stati centrati.
Alla tv locale avevano ripetuto che "La bambola di Denny è in vendita per soli
45 $ e 50, a Pittsburgh ! "
Era il segnale. Anche il bersaglio finale era stato raggiunto.
Quell’orrido personaggio infagottato in quel cappotto di pelle nera e lucida, i cui riflessi si disegnavano lucidi sotto la luce fioca delle lampade alogene del magazzino, aveva detto la verità !
Rob Yumakjck gettò sulla lastra slabbrata di acciaio, che fungeva da modesta tavola da lavoro, una busta in cellophane.

< E’ OK ! Avevi ragione, amico! I bersagli sono stati colpiti….>

Merrick uscì dalla penombra, quasi ne nascesse.
I guanti produssero un rumore sgradevole, quando sfiorò la busta.

< Ne dubitavi ? >.

Nuova risata, che incontrò il viso di pietra di Yumakjck.

< Cos’hai…mangia patate ? Lo vedo fra i tuoi fottuti occhietti da orso russo, che hai le palle girate…>

Rob sfiorò la pistola.

< Sono sopraggiunti fatti nuovi….il mio socio…..intende vederti….conoscerti ! >

Merrick si appoggiò alla lastra, appoggiando il palmo della mano nella lamiera sbrindellata.
Vi caricò sopra tutto il peso, tanto che un fiotto di sangue nero e appiccicoso, colò dalla lastra al pavimento, senza che tradisse alcun’emozione o dolore.

< Sai….russo….a volte comportamenti come questi….m’inducono a credere che mi sia rivolto a persone sbagliate ! Che la vostra…"organizzazione" non abbia le palle per…portare a termine il raccolto ! >

Yumakjck lo fissò, per nulla intimorito da quella studiata esibizione di resistenza al dolore.
Fatto com’era, avrebbe fatto la stessa cosa, continuando a fumare e a bere wodka.

< "J"…o come cazzo ti fai chiamare...la fiducia non si conquista a parole ! Il mio socio vuole conoscerti...E sinceramente, lo pretendo anch’io ! >

Si tolse il guanto e la mano, che appariva come abrasa sotto una ruota di granito, divenne incredibilmente invisibile.
Era sempre lì, attaccata al suo polso, ma era come se fosse stata recisa di netto e che adesso si vedesse solo la lastra e quella busta sigillata.

< Le tue pretese sono ridicole ! Non ti ho chiesto denaro, per il virus che sono disposto a venderti ! Sai bene che certe organizzazioni non esiterebbero a pagarmi qualsiasi cifra, per questo ! Io…cosa ti chiedo ? >

Prese a camminare intorno alla lastra, zoppicando orrendamente.
Sembrava un cadavere sorretto da un ammasso scomposto di fili.
Rob fissava estasiato il moncherino, che un istante prima era la mano di Merrick.
Lo aveva conosciuto dopo una lunga e complessa trattativa, e Merrick gli era parso una delle persone più paranoiche che avesse mai conosciuto.
Ma una volta visto il personaggio di persona, aveva anche provato una sorta di disgusto vomitevole, che certo l’aspetto di Merrick non contribuiva certo a mitigare.
Faceva schifo !
Era….assomigliava ad una sorta di carne di hamburger…prima che fosse cotta sulla piastra.
Emanava una puzza di decomposizione, come fosse un cadavere.
Si mise in un angolo buio, togliendosi l’altro guanto.

< ...ci chiedi il santo Graal, amico ! Di entrare in possesso di una cosa che hanno visto solo in pochi...e su che basi ? Sulla fiducia ! >

< No...! Su quello che ho da darvi ! Sul virus che vi permetterà di vincere ! >

Merrick parlava come se stesse raccontando una storiella da ubriaco, davanti ad un caminetto, in una gelida e sonnolenta serata d’inverno.
Con quel genere di tono che solitamente incute ora timore, ora un divertimento sadico nel trasmettere tale sensazione all’altro.
Mentre raccontava, Merrick srotolava ampie fette delle bende, staccandole con difficoltà dalle braccia, dal collo, dal torso.
Esse si lasciavano dietro lunghe fila di segmenti filamentosi, come una sorta di muco orrendo e fetido, che avrebbe provocato il rigurgito di chiunque.
Rob osservava sbalordito, l’altra mano.
Anch’essa aveva subito l’incredibile processo di dissolvenza della prima.
E…anche gli arti !
Cristo santo….!! Pareva che Merrick divenisse invisibile ad ogni istante che passava nel cono d’ombra.

< Sai qual è la nostra grande differenza, russo ? Io….sono puro ! Puro e libero da qualsiasi influenza esterna: niente dolore, niente alcool né droghe ! Bevo perché mi piace e fumo perché inganno il tempo, ma  sono in grado di rimanere per ore ed ore senza respirare, se servisse alla causa… Tu sei solo un patetico drogato ! >

Rob fece scattare l’otturatore della pistola.

< Attento, storpio ! >

Vedeva bene l’impermeabile, ritto e fermo, contro la parete scura del magazzino.
Hannibal si era fermato, il cappello sistemato di traverso…
Non ansimava più, come suo solito, ma era lì….Yumakjck poteva sentirlo.

< Un drogato talmente fatto da non rendersi conto che tutte le balle che gli sono state raccontate, circa l’onore e la fedeltà ad un ideale, sono recenti quanto un dinosauro ! >, esplose sorridendo.

Yumakjck puntò l’arma in direzione dell’impermeabile.
Non avrebbe esitato a sparare.
Non un attimo.
Ma dal buio, dalla penombra del magazzino, sbucò la mano.
Gli serrò la gola, sollevandolo e benché né avvertisse la stretta, non era in grado di vederla.
Fu un gesto repentino eppure freddo, quasi calcolato, come lo scatto di una murena da un corallo sommerso dalle acque.
I Pretoriani fecero per reagire.
Si mossero, scattando verso il loro capo, solo un accenno, nulla più.
Ma la voce di Merrick li bloccò.

< Calma ! Non intendo spaccare il collo di nessuno ! Gli accordi sono accordi ! In una valigetta, sistemata nel bagagliaio di una ributtante Ford Escort del’84, che apparteneva ad una cicciona orrenda, c’è il virus ! Se quella roba rimane al sole per più di 5 giorni, diventa come piscia di gatto ! Ora ne avete 72….96 ore al massimo….per darmi il codice...e LUI ! Vi chiedo questo ! Non si tratta su nessun’altra base ! Sono stato chiaro ? In caso contrario, vi sconsiglio di venirmi a cercare, perché…so esser cattivo, quando voglio ! >

Mollò la presa.
Yumakjck cadde a terra, e sparò un paio di colpi, nel buio.
Merrick rideva, apparentemente contento.

< Pessima mira ! Sparare a ciò che non si vede, sotto l’effetto di quella merda che ti spappola il cervello, non è indice di buona mira, soldato ! >

Sbucò dal tenue riflesso grigiastro fra il pilone e la piastra, alla destra dell’impermeabile, che stava appeso ad un chiodo conficcato nel pilone.
Ghermì la pistola e la strappò dalle mani di Yumakjck come si toglie il giocattolo ad un bambino.
Emerse parzialmente dall’ombra.
Senza occhiali né cappello, era semplicemente disgustoso.
Il viso sembrava spiaccicato sotto una pressa.
Brandelli di carne si staccavano accompagnati da pus giallastro, denso come marmellata di fragole.
Yumakjck ed un paio di Pretoriani, si serrarono le labbra dal disgusto.

< Volevate vedere il sunto della cospirazione ? Del grande disegno ? Bhè….eccovelo ! >, ghignò.

Si puntò la parabellum al petto.
Era una massa spugnosa, sangue e tessuti, carne viva, semplicemente vomitevole.
Pulsava di un’orrida vita propria.
Fece fuoco tre volte.
I lampi dell’arma illuminarono il corpo, e schizzi di sangue si dispersero nel magazzino.
Serrò i denti ingialliti, parzialmente visibile.
Tenne in se il dolore, nulla più che una fitta fulminea.
Un rivolo di sangue gli colò dalla bocca, mentre Rob si alzava, terrorizzato.

< Cristo ! Che trip, amici…..>, ghignò.

Gettò la pistola a terra e mentre la eco del tonfo si diffuse nel magazzino, Hannibal Merrick apparve nudo e visibile, i fori dell’arma nel petto, il sangue e i brandelli di carne che si staccavano da una sorta di mastice appiccicoso, come una resina sintetica che costituiva il suo corpo.
Prese a vestirsi, infilandosi di nuovo l’impermeabile.

< Di al tuo socio, russo, che…se conosce qualcun altro in grado di fare un numeron simile, che me lo presenti ! Io non mi faccio contattare da nessuno che non abbia scelto di persona ! Capito ? >

Non era una domanda.
Pareva piuttosto un ordine secco, duro e cattivo, che Merrick aveva bestemmiato al cielo e che, per Dio, il cielo gli prestasse ascolto…
Altrimenti…

---

Laboratorio di patologia legale di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 07.00 Am,
Sabato 9 Agosto
Mulder si era sistemato su una comoda poltrona nel corridoio del laboratorio, fissando con espressione vacua le luci della città di Pittsburgh che andavano scemando, con l’arrivo del giorno.
Il sole era sorto da poco, e la frescura apparente della notte stava già cedendo il passo all’afa persistente del primo mattino.
Non aveva dormito.
La mente era troppo impegnata ad accavallare pensieri e concetti, frasi e dubbi…
Dubbi sulla reale portata delle affermazioni di Kendall e di Chaterine, tanto per dirne una.
Non che Fox fosse disposto a tradire tutto quello in cui aveva sempre creduto, questo no…
Era fermamente convinto che i Pretoriani fossero nulla più che un gruppo di fanatici assassini.
Ma sentiva che esisteva un fondo di verità, d’oscura e gelida verità, in quelle parole.
Che i Pretoriani avevano reagito con violenza, convinti che fosse il solo modo per fermare una cospirazione radicata nel cuore stesso del paese.
E poi c’erano altri fatti..
Non aveva detto ad alcuno, nemmeno a Dana, cosa sospettava.
Cosa si celava dietro alla "miracolosa" salvezza di lei, da quel contagio….
Sarebbe stato difficile e pericoloso, molto più di quel che stavano affrontando adesso.
E tutto sommato, trovava rassicurante credere che ci si potesse fidare di Richards e forse di Willmore.
Avevano bisogno d’aiuto, all’interno del bureau.
Soli, pur essendo due vice-direttori, non sarebbero andati da nessuna parte.
Scully apparve alla soglia del laboratorio, aria sfatta dal sonno, ma con un sorriso radioso stampato sul viso.
Mulder si voltò di scatto verso di lei.

< Allora ? >, domandò alla stregua di un bambino curioso.

Dana gli fece cenno di seguirla e Fox si rimise in piedi, per un attimo barcollando dalla stanchezza.
Si mise la giacca sulle spalle e sbuffò.
La sete lo aggrediva.
Non solo quella d’acqua a dire il vero.
Anche la sete di sapere.
Entrò e vide Dana sistemare sulla lavagna luminosa, delle lastre simili a quelle di una comune radiografia.
Si massaggiò il collo, sentendosi esausta.
Aveva lavorato per tutta la notte, senza tregua.
La testa era appesantita, desiderosa di una bella boccata d’aria.
Le spalle dolevano, i tendini sembravano sul punto di staccarsi dalle ossa.
Ma era soddisfatta.
Aveva capito.

< Sarebbe ? >, chiese Fox, indicando una delle lastre.

Ritraevano una sorta d’alone luminoso, iridescente.

< Si tratta di fotografie effettuate al microscopio elettronico. E’ la visione spettrografica di un microframmento di ghiaccio… Ho fatto congelare a zero gradi, il liquido, la Coca Cola che l’ultima vittima, Mae Jonson, stava bevendo nel motel… Ho collegato il fatto che io stessa stavo bevendo qualcosa, prima di star male, e che tutte le vittime dei casi che crediamo collegati a questo, fossero state trovate con contenitori di liquidi, bicchieri o altro, nei pressi. A rafforzare la mia idea, c’era il fatto che tutti gli omicidi, tutte le morti, sono avvenuti durante mesi estivi, dove è più alto il consumo di bevande fredde ! >

Mulder si sfiorò le labbra.

< Intendi…che la è la temperatura dei liquidi, la causa ? >

Scully annuì.

< In parte….vedi, io avevo bevuto ginger hall, Mae Jonson Coca Cola, una delle vittime, Barbara Hickins, del rum, probabilmente Cuba libre….Apparentemente nessun nesso…Poi ho capito che una connessione esisteva. >

Mostrò a Fox il diagramma fotografico illuminato dalla lavagna luminosa.

< Vedi…questo spettro, mostra le sostanze contenute nella Coca Cola a temperatura  ambiente …acqua, soda, sali minerali, calcio, magnesio, sodio, potassio, coloranti, anidride carbonica…>

Indicò a Fox una seconda fotografia, sistemata accanto alla prima.

< Questa è la stessa Coca Cola, ma bevuta da Mae e che ho congelato .....normalmente le sostanze dovrebbero essere le stesse: acqua, e coloranti ...nulla di più…>

Mulder si avvicinò alle lastre, strizzando le palpebre per mettere a fuoco meglio i particolari.

< C’è…qualcosa ….>, notò.

< Esatto ! E’ questa sostanza che lo spettrografo colora in un violetto chiaro… è presente nell’acqua congelata allo 0,0001 %…Ho pensato di chiamarla sostanza X…tanto per restare in tema ! >

Fox abbozzò un sorriso. Si sentiva ammirato di fronte alle capacità analitiche di Scully e non ne faceva mistero.

< Ho isolato quella sostanza, semplicemente scomponendo il sodio, il calcio, il magnesio con normali reazioni chimiche di base….ed ecco…>

Mostrò una terza foto.
Era opaca come le precedenti, ma non mostrava alcun diagramma.
Era invece raffigurato una sorta di prisma a sedici facce, di color viola.

< ..quello ? >, domandò Fox, sconcertato.

< E’ un cristallo ! La formazione di un cristallo di ghiaccio come quello, suggerisce due certezze: un congelamento rapido, effettuato con sostanze come il ghiaccio secco o l’azoto liquido, che non trovano alcuna spiegazione nella produzione di cubetti di ghiaccio normali…>

< Cubetti di ghiaccio ? Sarebbe quello il legame ? >

Scully annuì.

< E’ l’unico elemento che aveva in comune il mio ginger hall con la Coca Cola della vittima…>

Mulder si portò le mani ai fianchi.

< Cubetti di ghiaccio….>, mormorò.

Era….pazzesco e tremendo al tempo stesso.
Dana si massaggiò il collo, riprendendo il discorso.

< Ma c’è dell’altro….l’analisi approfondita di questo cristallo, dimostra anche la seconda certezza: è una sostanza composta, prodotta in laboratorio ! Il numero delle facce del cristallo, innanzi tutto, e poi la sua composizione: Molecole di dopamina, adrenalina sintetica, e una massiccia dose di LSD… più un 98% di una sostanza sconosciuta che identifico, così per intuito, con una sorta di tossina composta, molto probabilmente prodotta in laboratorio o da qualche vegetale mai sperimentato ! >

Mulder la fissò, in parte sollevato dalla scoperta, in parte sconcertato.

< Credi che una dose tanto minuta….possa….>

< Scatenare quel che abbiamo visto ? Probabile….credo che questa cristallo si insinui direttamente nel sistema sanguigno dopo l’assorbimento nello stomaco… e si posizioni nel midollo allungato, fornendo impulsi di violenza ed allucinogeni alla corteccia cerebrale ! Il meccanismo non lo conosco ancora del tutto, ma…>

Fox si appoggiò al tavolo, con entrambe le mani.
Cubetti di ghiaccio….semplice eppure devastante…
Chi avrebbe mai…soltanto lontanamente…
Dana spense la lavagna, avvicinandosi a Mulder e per un istante sembrò affondare completamente nella stanchezza.

< ..resta da capire….come ho potuto uscirne viva…>, mormorò, serrando le labbra.

Fox le accarezzò i capelli, stringendole la testa al petto.

< Credo…>

Ma il suono del cellulare lo bloccò.
Diede un bacio alla fronte di Scully e rispose.

***

CAPITOLO VENTI

 

Sede dell’FBI di Pittsburgh, Stato della
Pennsylvania, Ore 07.57 Am, Sabato 9 A.
Il sole era un disco fastidioso, luccicante ed implacabile, che feriva gli occhi assonnati di Scully.
Le palpebre si erano chiuse varie volte, nel pur breve tratto di strada che separava il laboratorio di patologia dalla sede federale.
Non si era mai sentita tanto stanca, e soprattutto, scossa dal timore che la teoria, che Mulder non si era ancora permesso di formulare, fosse esatta.
Sapeva lei stessa che esisteva ben altro, che la mera casualità, circa la sua salvezza.
Fu tentata più volte di riprendere il discorso con Fox, che guidava nervoso, ma gli avvenimenti recenti, avevano cambiato le carte in tavola.
Il collo le doleva, alla base della nuca, altro particolare che non le andava a genio per nulla.
Mulder la pregò affinché l’attendesse in auto e riposasse, ma lei scosse la testa, decisa.
Sapeva il motivo dell’apprensione di Fox, e lo condivideva, almeno in parte.
Ma sapeva anche che sarebbe servito a poco.
Kersh era superiore ad entrambi e comunque la CIA, in quel caso, così come l’ATF, avevano la precedenza.
I due vice-direttori giunsero nel lungo corridoio, con l’aria stravolta di chi non abbia chiuso occhio per tutta la notte.
La Newmann stava in piedi, gambe larghe, viso serio e truce.

< Era proprio lei che volevo incontrare, vice-direttore Scully ! >

Mulder serrò le labbra, mentre Dana produsse una smorfia di profondo disgusto.

< Non ha nulla da riferirle ! >, disse Mulder, stridendo la propria rabbia.

Superò il direttore della CIA, fermandosi pochi metri più in là.
Willmore gli sbarrava la strada con fermezza.

< Stia calmo, Mulder…>, mormorò.

Ma a Fox quel tono pacato, non piaceva per nulla.

< Abbassi la guardia….e questo vale anche per lei, Scully.. Il caso è grosso e ordini superiori mi hanno…consigliato di collaborare con voi due ! Ora…se volete seguirmi in un ufficio, ci sarà possibile discutere dei fatti, senza…farlo in corridoio ! >

Mulder scosse la testa.

< Non mi fido di lei….di nessuno di voi due ! >

Scully incrociò le mani al petto, fissando il pavimento.
Mulder…..non cambiava mai…

< Fox….>

Lui si girò, comprendendo immediatamente il tono che Dana avrebbe usato.
Gli fece cenno di seguirla e si appartarono all’inizio del corridoio, a pochi metri da Willmore e Newmann.

< So cosa stai per dirmi….ma non cambierò idea, Dana ! >

Lei scosse la testa.

< Ci ho pensato….se credi che mi piaccia lavorare con quella….>

Indicò debolmente Jodie Newmann.

< …ti sbagli ! Ma Willmore ci ha aiutato, permettendomi di compiere l’autopsia sul cadavere di Mae Jonson, e poi adesso siamo in possesso d’informazioni che il bureau e i servizi segreti debbono sapere !  Non possiamo più ignorare che il timore ventilato circa il possesso di una nuova arma batteriologica, è una realtà ! I Pretoriani ne sono in possesso e hanno già usato quel virus, quel cristallo….quella diavoleria, in modo indiscriminato ! Collaborando con la CIA e l’ATF, saremo in grado di controllare tutti gli stati in modo capillare e…>

Fox scosse la testa.

< Esiste un altro modo ! Diffonderemo un allarme via internet, via stampa, per radio e tv….La popolazione saprà in modo cristallino, senza coperture ! >

Scully sgranò gli occhi, quasi Mulder le avesse annunciato l’intenzione di partire per Marte.

< Sei impazzito ? Ma ti rendi conto dello scompiglio che scateneresti ? Scoppierebbero disordini, una paura indiscriminata e getteremmo gli interi Stati Uniti nel caos ! Non possiamo diffondere una notizia simile senza controllo ! >

Mulder gettò uno sguardo bieco a Willmore e Newmann.

< Ma nemmeno fidarci di quei…due ! Ti ci vuole molto per capire che questo genere di virus è stato creato proprio dalla CIA ? >

Strinse la mano di Mulder, nell’ultimo, disperato tentativo di farlo ragionare.

< Non abbiamo alcuna prova, in tal senso ! Se ci mettessimo ad accusare tutto e tutti, ci screditeremmo con le nostre mani ! Ci rimanderebbero alle scartoffie di Washington e avremmo chiuso ! >

Mulder la fissò duramente. Era uno sguardo che non aveva da anni, dalle prime missioni insieme, quando Scully era apparsa scettica contro ogni logica.

< Dobbiamo tenere per noi quanto sappiamo ! O faranno come sempre: Chaterine sparirà, spariranno tutte le prove!>

Ora il viso di Dana si mutò in un’espressione di rabbia.

< So ciò che vuoi ottenere ! Ma posso ricordarti che è più importante salvare delle vite, che sapere degli alieni ? Possibile che dopo tutti questi anni tu non lo capisca ? >

Fox si scostò, sospirando.
Era fatta, lo sapeva.
Il meccanismo si stava mettendo in moto e tutto si sarebbe
perduto di nuovo, irrimediabilmente.
Lei parlò di nuovo con decisione.

< Oltretutto….voglio sapere perché non sono stata uccisa da quel virus…>

Mulder la fissò scuotendo appena il capo.

< So che tu hai una teoria….desidererei saperla…>, chiese Scully, con la voce velata da una profonda inquietudine.

Lui distolse lo sguardo dai suoi occhi, come per sfuggirle.

< Vado…>

Dana afferrò allora la sua mano, come per trattenerlo.

< A fare cosa ? >

< A cercare dei riscontri….non ufficiali ! Se credi…>

Tornò sui propri passi, indicando platealmente Willmore e Newmann.

< …che quei due possano darti le risposte, ti sbagli Scully !>

Serrò le dita sul dorso della mano, con forza.

< Dimmi quel che pensi, ti prego…! >, mormorò Scully.

Mulder prese un profondo respiro, parlando con difficoltà.

< Lo sai anche tu perché non ti è accaduto nulla….! Perché…ti hanno impiantato un sistema di difesa, un cip che si è azionato per salvarti la vita, quando nel tuo sangue è entrata in circolo quella droga ! Il cip ha riconosciuto subito, che in quel virus….in quel composto… c’era una base aliena ! >

Scully tremò.
Lo sapeva…dentro di lei, una parte del suo cervello aveva già dato la risposta, quasi subito…era il medesimo congegno che le aveva permesso di salvarsi dal cancro, facendolo regredire..
Era la stessa cosa…uguale.

< …non…non abbiamo modo di sapere se…>

Non disse altro.
Le parole non le arrivarono…era un concetto che la feriva, che non era in grado di vincere.

< Fammi un favore….tienimi informato…se ti sarà possibile ! >

Scully abbassò gli occhi, sussurrando:

< Anche tu….>

Le loro mani si staccarono, quasi a fatica.
Mulder alzò le spalle e uscì, perdendosi nell’ascensore.
Chiuse alle sue spalle Willmore e Newmann, il loro paludato mondo federale e governativo, fatto d’orari e tabelle, di certezze che August Kendall aveva demolito e compreso essere fittizie nel giro di poche rivelazioni.
Rivelazioni che Scully conosceva e che aveva fatto proprie, sebbene sembrasse in molte occasioni che si sforzasse di negarle a Mulder.
Certezze che la facevano camminare sul filo del rasoio, in bilico fra realtà e fantasia, fra scienza e gli Xfiles, senza perdere mai l’equilibrio.
L’ammirava, l’amava per questo….una parte dell’animo di Fox Mulder sapeva che Dana aveva ragione: che era vitale fidarsi di qualcuno, CIA o FBI che fosse…
Che fermare quell’arma, quell’arma tremenda che i Pretoriani avevano fra le mani, era vitale…
Ma era anche certo che il governo, FBI o CIA che fosse, era pronto a negare, negare sempre e comunque.
I Pretoriani avevano fra le mani quell’arma sconosciuta e apparentemente irrefrenabile, di recente…era cristallino.
Stavano facendo dei test, delle prove…ma le prove presto sarebbero terminate e si sarebbe passati alla fase finale….alla realizzazione dei sogni anarchici e nichilisti di Kendall..
E soprattutto c’era quella certezza, quel tarlo che aveva eroso Chaterine, Kendall,
e che stava, abilmente innescato da Chaterine Black stessa, erodendo anche Fox Mulder.
La consapevolezza che il messaggio era alle porte.
Che quelle lettere, quegli idiomi, avevano un significato profondo, e che alla stregua dell’arma in possesso dei Pretoriani, gli esperimenti erano finiti.
Scully lo vide svanire fra le porte scorrevoli dell’ascensore, e una parte del proprio cuore parve morire.
Non le piaceva discutere così con Fox, vederlo andar via da lei, sapendo che si sarebbe messo nei guai.
Sarebbe morta, se lui….non sarebbe potuta sopravvivere senza Fox.
Deglutì, mentre Willmore si schiarì la voce, attirando la sua attenzione.

< Vice-direttore….posso giurarle che le informazioni che ci darà, saranno usate solo per fermare quei terroristi…>

Dana annuì, stancamente.
Alzò il viso verso la Newmann e parve trapassarla con lo sguardo.

< Voglio seguire direttamente tutte le operazioni che riguardano lo studio di…quel che ho scoperto ! Non permetterò a nessun membro della CIA o di altri servizi segreti di intralciare il mio lavoro, sono stata chiara ? >

Jodie si spostò un ricciolo di capelli con nervosismo, annuendo.
Poi sillabò:

< Ha capito ? Ha capito come uccidono ? Che cosa hanno in mano ? >

Dana annuì.
Non poté far a meno di pensare che forse Mulder aveva ragione, a quel punto.

< Mi serve l’ultimo campione di confronto…con il cocktail che stavo bevendo nel motel….e allora avremo la certezza ! >

Newmann aprì un taccuino.
Un taccuino, il medesimo che spesso Kersh apriva per annotare la lista spese, i loro spostamenti, tutto ciò che facevano…

< …deve trovare questa sostanza….un cristallo….l’elenco degli elementi è nel laboratorio numero quattro di Pittsburgh ! >

Le parole uscirono con disgusto.
Pensò per un solo istante a suo padre e non ne provò alcun sollievo.

---

Arthur Conan Doyle Club’s, Rotary street N°35
Pittsburgh, Stato della Pennsylvania, Ore 09.35 Am
Sabato 9 Agosto
Il circolo era arredato in stile ottocentesco, vittoriano.
I mobili erano eleganti e deliziosamente retrò, le poltrone di velluto rosso, comode e larghe, con decorazioni eccessive ma mai scadenti nel cattivo gusto.
Un grosso orologio da muro, batteva i propri rintocchi, ogni mezz’ora.
Il club era sito su tre piani.
Il primo, che comprendeva la sala fumo e d’incontro, oltre al corridoio e alla dipendence, era al piano terra.
Vi si accedeva passando da un ingresso costituito da un massiccio cancello nero, con l’effige di Sherlock Holmes stampata sui battenti.
Si doveva suonare un campanello d’ottone, che produceva un suono ovattato e tranquillo ed un elegante maggiordomo in livrea veniva ad aprire.
Mulder porse con garbo il proprio invito, trovato insieme al tabacco e alle foto, nel proprio appartamento.
Era un invito stampato a mano, in stile vagamente dandy e in ogni caso Mulder aveva compreso immediatamente che era molto meglio tenere la cosa per se, senza rivelarla nemmeno a Scully.
Una parte di lui sperava avesse ragione lei, che fosse possibile salvare delle vite, collaborando con la CIA…
Seguì il maggiordomo per una serie di corridoi labirintici ed immersi in una tappezzeria rossastra, con quadri di vita inglese ( scene di caccia alla volpe, di ricevimenti e qualche battaglia ) appesi alle pareti.
I mobili erano adornati da lampade ad olio, sopite per via dell’elettricità, ma pittoresche.
Il secondo piano era occupato dalla biblioteca, dalla sala da biliardo, e da quella per le partite di bridge.
L’ultimo era riservato all’iscrizione dei soci, alle riunioni operative e ad una segreteria, unico locale moderno e in stile americano e proprio per questo confinato in un’ala dimenticata del palazzo.

< Mi vorrebbe spiegare che senso ha questo numero ? >, chiese il vice-direttore federale, rivolto al maggiordomo.

Indicò una serie tre numeri stampati sul biglietto ad invito.

< Solo la sala della biblioteca, sir…>

Sorrise.
Quel clima gli rammentava Oxford e le delicate ed assonnate giornate di studio e svago all’Università inglese.
Un brivido gli attraversò la mente.
Possibile che fosse tutto solo un caso ?
O chi si premuniva di dargli indizi smozzicati, come in un gioco di specchi, sapeva davvero tutto della sua vita, compresa la parentesi di studi ad Oxford ?
Non era certo un caso se la riunione rammentava un docile circolo di Pickwick.
Salirono una larga scala adornata da un corrimano di marmo scuro e uno sconosciuto lo salutò, alzando appena la mano.
Il tempo, in quel circolo letterario, sembrava essersi bloccato alla fine del XIX° secolo.
Per un istante, Fox ritenne possibile che da una delle tante porte che si aprivano sul corridoio del secondo piano, uscisse Holmes con la pipa a braciere ed il cappello a scacchi calato sulla fronte.

< Prego, sir…>, indicò il maggiordomo, quasi chinandosi ed aprendo due massicce porte scorrevoli di legno, che nascondevano al corridoio la biblioteca.

Mulder annuì ed entrò.
La biblioteca era enorme.
I libri erano sistemati su alti scaffali di legno massello, scuro con venature rossicce, ed un’elegante e riposante carta da parati a fiori, decorava lo studio.
Tavoli bassi, da tè, sedie larghe e comode, una pendola sul lato destro, un mappamondo da studio, con cartografie settecentesche, al centro della sala.
Un paio d’eleganti personaggi, uno con un gilè abbottonato, l’altro con una camicia senza collo di color bianco, voltarono appena il capo, guardandolo.
Uno dei due teneva l’indice in un voluminoso libro dalla copertina di pelle, con la dicitura: Letteratura inglese del XIX° secolo.
Fox annuì, imbarazzato e infastidito.
Quella sorta di viaggio nella macchina del tempo, iniziava ad irritarlo.
Passeggiò accanto ad un fornito mobiletto, colmo di liquori, sfiorando con due dita una bottiglia di whisky, ambrata.
I due personaggi ripresero a parlottare fra loro, ignorandolo.
Fox alzò lo sguardo, fissando il soffitto.
Era dominato da un gran lampadario in cristallo, e da disegni scolpiti nella gessatura bianca.
Si versò un dito di liquore nel bicchiere e prese a rigirarlo nervosamente.
Se doveva accadere, sarebbe accaduto con lentezza.
Era naturale, nell’ordine d’idee di quel circolo, dello stile vittoriano nel quale Sherlock Holmes aveva il potere di immergerti.
Prese a far scorrere le dita sulla lunghissima fila di libri nel primo scaffale.
I polpastrelli si sporcarono di polvere, sino a quando non si fermarono su un titolo.
" Il mastino dei Baskerville"
Sorrise.
Sfilò il libro dallo scaffale e si sedette di fronte al tavolino, aprendo l’intestazione.
Il cuore batteva impazzito, come il desiderio di sapere, ma doveva agire con prudenza, assecondando il gioco di quel misterioso personaggio.
Sorbì un goccio di whisky ed iniziò a leggere.
La lettura lo catturò per un lasso indefinito, sino a quando la porta della biblioteca si aprì di nuovo.
La luce tenue del corridoio filtrò fra gli oggetti, le poltrone e i libri, senza catturare più del dovuto l’attenzione di Fox Mulder.
L’uomo che entrò nella stanza, si mise a passeggiare e scambiò un paio di parole con la coppia sempre intenta a commentare il saggio, non gli accendeva alcuna luce particolare.
Era una faccia fra tante, anonima.
Si sedette di fronte a Mulder, fissandolo.

< Bel libro…..>

Mulder alzò gli occhi verso l’interlocutore.
Elegante, vestito con sobria ma curata ricerca dei particolari, dava l’idea di un alto membro del Congresso o dell’FBI.

< Abbastanza…non amo molto Conan Doyle…..>

Si rigirò il bicchiere ambrato fra le dita.

< Dovrebbe…a molte persone, Sherlock Holmes piace parecchio…>

Gli occhi di Mulder divennero sottili fessure.

< Anche a lei ? >

Lui scosse la testa.

< Più che altro alla persona che mi degno di rappresentare…immagino la conosca: si tratta di un alto esponente nel mondo degli affari…affari che lei ha contribuito.. a danneggiare ! >

La coppia uscì, finalmente pensò Mulder, dalla biblioteca.
Erano da poco passate le undici e s’imponeva una buona partita a biliardo, prima del pranzo.

< Credo sia ora di finirla, con tutte queste….paranoiche situazioni dell’assurdo.. sono impiegato in un’indagine difficile e non mi occorre certo perdere del tempo in ridicole sciarade ! >

L’uomo bevve una sorsata di schotch whisky.

< L’uomo che mi manda, ritiene che sia….inopportuno contattarla personalmente ! Lei non si fiderebbe più di tanto ! Immagino che lei…e la sua collega, siate venuti a capo delle cause dei decessi…>

Si scivolò così nell’argomento, senza mutare espressione, come si dialogasse del tempo o della politica nazionale.
Mulder scosse la testa, riponendo il libro sul tavolino.

< Non le dirò nulla ! Non sono un sottoposto del suo..misterioso uomo ombra ! Non so che sia quella persona, né se mi sia possibile fidarmi di lui e….di lei ! Voglio delle informazioni ! >

L’uomo annuì.

< Il mio….superiore diretto, immaginava la sua curiosità, Mulder….>

Fox serrò le labbra.

< Ha detto che…colui che intende aiutarmi, fa parte dell’organizzazione che ho combattuto….allora perché fornirmi informazioni ? >

Sorrise.

< Immagino sappia…che le cose cambiano, Mulder ! E’ inevitabile, quanto il vivere ! Ora….è utile, maggiormente utile che lei sappia…>

Il tono non piaceva a Fox Mulder per nulla.
Si sentiva preso in giro, usato da altre persone, cosa che detestava più d’ogni altra.
Disse con voce dura:

< Non m’interessano le vostre priorità…Seguirò questo caso da solo…>

L’interlocutore si sfiorò le palpebre.

< Ero stato avvisato…circa la sua innata capacità di…prendere posizioni da crociata ! Lei può anche ignorare le informazioni che intendiamo fornirle…non sa abbastanza sul mio superiore diretto da costituire un pericolo, ma non arriverà mai alla verità, così ! Lei e Scully state scoperchiando una grana molto grossa, un bubbone nascosto per decenni…se rinunzia al nostro aiuto, rinunzia al caso ! >

Scosse la testa.

< Il suo è un argomento ricattatorio….intende usare me e Scully….forse per… venire in possesso di quell’arma..>

Terminò il whisky.Quello di Fox stava ancora nel bicchiere.

< Quella che lei chiama arma….è stata ideata dal governo…dal suo governo ! >

Fox afferrò delicatamente il bicchiere.
Lo guardò negli occhi ed una luce si accese nelle sue pupille.

< Vede ? Questo le interessa….Non è stato solo per leggere Conan Doyle che è venuto qui…allora…Si guardi attorno…vede l’atmosfera paludata, retrò di questo circolo ? >

Non fece nulla. Si limitò a sfiorare con le labbra il liquore, senza berlo.

< In verità, i membri di questo club, posseggono cellulari satellitari, auto di lusso ultramoderne, computer dell’ultima generazione…ma per chiudere la settimana o per trascorrere delle ore immersi in un’epoca che fingono di conoscere ed amare, vengono qui…Ma nessuno di loro, sarebbe davvero capace di   vivere nell’ottocento…niente acqua corrente, niente elettricità, niente TV o cellulare..Vivono in una deliziosa bugia ! >

Si accese un sigaro, dopo averne tagliato una parte con un affilato taglierino d’oro.

< Il governo….una parte del governo…è esattamente simile a questi signori, Mulder ! >

Fox portò il bicchiere alle labbra, sorbendone appena un dito.
Si sarebbe aspettato l’arrivo di Holmes da dietro quella spesso porta di mogano lavorato, e la cosa non sembrava del tutto impossibile, a quel punto.
Invece l’interlocutore, proseguì.

<..credono tutti che il mondo si sviluppi come appare in superficie…ma se solo si scavasse appena in profondità, si smuovesse la patina opaca che copre le menzogne…i risultati sarebbero enormi…>

Mulder posò il bicchiere sul tavolino.

< Vedo che continua a parlare per enigmi…Ho sprecato anche troppo tempo..>

Fece per alzarsi, ma l’uomo lo bloccò, con lo sguardo.

< Ciò che lei e la sua collega avete scoperto, è direttamente collegato ad un progetto denominato…I.C.M….>

< Non mi dice nulla di nuovo…è una sorta di gruppo esterno ai servizi segreti militari…Organizza il lavoro di preparazione ad un’invasione, sonda il terreno dell’opinione pubblica, dei media…>

L’uomo sorrise.
Un sorriso tirato, quasi che Fox avesse raccontato una barzelletta di pessimo gusto.

< E’ stato forse August Kendall a darle questa…informazione ? >

Fox non rispose.

< …bhè…in parte è vero… l’I.C.M. tratta anche di..un progetto para-militare usato negli anni 50-60 per produrre armi di tipo biologico e chimico da usare in una eventuale guerra contro la Russia…>

Si versò un altro dito di whisky nel bicchiere, fissandone i riflessi opachi sotto la luce delle lampade ad olio.
Il profumo dell’olio che si scaldava piano, diffondeva un’atmosfera rilassata alla vicenda, quasi che i due stessero simpaticamente discutendo dell’ultimo di Stephen King.

<….dopo quel che è successo lo scorso anno…Molti ambienti politici e militari della nazione sono…vivamente preoccupati, vice-direttore Mulder ! I Russi sono tornati a far la voce grossa, i trattati con la controparte sovietica vanno male e a rilento…L’arma che prepararono per il "progetto" è stata svilita, e i Russi vogliono conoscerne ogni segreto…>

< Poverini…non si accontentano di vivere nella "libertà" a stelle e a strisce…vero ?>

Nessun commento.
Evidentemente quell’uomo non era delegato ad esprimere pareri personali.

< Ciò ha messo in allarme diversi settori della difesa, dei servizi segreti, della CIA e anche dell’FBI….Il vecchio nemico è tornato…magari più subdolo, ma non per questo meno pericoloso ! >

Mulder si massaggiò il mento.

<…debbo chiederle…se posso fidarmi di..un agente ATF….che sta collaborando con…>

< Non si fidi di alcuno ! Mi ha capito ? Nessuno…! >

Annuì.

< …non ho idea di come…poter agire….la mia collega ritiene capillare collaborare con le strutture, per…impedire che il gruppo terrorista, attui la sua minaccia ! >

Nuovo sorriso. Evidentemente Mulder era in parte ridicolo, senza saperlo.

< Gruppo terrorista ! I Pretoriani sono nati nel 1958, a Seul…in Corea ! La loro effige è stata susseguentemente ripresa da Kendall per scopi di eversione, ma egli non sa che sta rendendo un servizio…proprio alle persone   che più detesta..è tutto un gioco di specchi…chi è buono…e chi è cattivo ? Impossibile dirlo ! >

Fox sbuffò.

< Voglio delle informazioni ! E le voglio adesso ! C’è un pericolo concreto, ed il mio primo dovere è di…>

< Il suo primo dovere è sapere che se si esporrà, come ha fatto fin ora, troverà contro tutti ! Dalla CIA all’FBI….tutti ! Perché tutti stanno appoggiando… quest’uomo….>

Si cavò di tasca una fotografia, posandola con lentezza sul tavolino, facendola schioccare fra le dita, quasi fosse una carta da gioco.

< Lo conosce ? >

Mulder fece una decisa smorfia di disapprovazione.

< Mai visto in vita mia ! >

C’era un volto, in quella foto.
Un volto regolare, abbastanza piacevole, del tutto diverso dalla persona che era diventato adesso.
In fondo, nemmeno la madre di Hannibal Merrick, avrebbe potuto riconoscerlo, ridotto com’era ora.

***

CAPITOLO VENTUNO

 

Laboratorio di patologia legale di Pittsburgh,
Stato della Pennsylvania, Ore 01.59 Pm, Sabato 9 A.
Dana si appoggiò alla macchinetta del caffè, sorbendone con gusto l’aroma forte, amaro.
Era stanca da ore di ricerca e d’analisi, ma almeno parzialmente soddisfatta.
Le analisi comparative con altri campioni, avevano confermato le sue deduzioni, anche se non capiva il perché del silenzio di Mulder.
E questa era la prima causa del suo disagio.
La seconda era che lentamente, ma inesorabilmente, si sentiva scavalcata da funzionari FBI, della CIA e d’altri strani personaggi che Mulder avrebbe etichettato come " uomini in nero".
Nonostante avesse imparato ad accettare per realistiche tutte o quasi, le teorie paranoiche di Fox, Dana provava ancora una buona dose di fiducia nelle istituzioni per le quali lavorava.
Certo…il comportamento dei membri della CIA era tutt’altro che conciliante.
Newmann era algida e distaccata, molto più gentile Willmore.
Greg si era premunito di portarle il caffè e ciò aveva contribuito ad aumentare il disagio di Scully per come l’aveva trattato in passato.
Greg bevve del caffè decaffeinato, porgendole una merendina.

< Non è il pranzo del Ritz…ma almeno riempie lo stomaco…>

Lei annuì, sorridendo.

<..ha l’aria stanca…>

< Ho lavorato per ore…dalla scorsa notte ad oggi….credo di aver fatto un ottimo lavoro…ma…>

Willmore accartocciò il bicchiere, gettandolo nel cestino.

< Crede manchi qualcosa ? >

Annuì.

< So che può sembrare pazzesco…ma è del tutto evidente che…i Pretoriani, non possono aver fatto tutto da soli ! Willmore…si rende conto del livello di tecnologia che occorre, per preparare un composto come quello che mi ha quasi uccisa ? >

< Potrebbero avere legami internazionali con Al Qaida…..>

Lei scosse la testa, trattenendo un sorriso.
Certo le teorie di Willmore non erano paragonabili a quelle di Fox.

< Bin Laden non c’entra nulla ! Qui occorre avere alle spalle un’organizzazione molto più..>

La sagoma massiccia del vice-direttore Richards le rammentò, fugacemente, quella di Walter Skinner.
Uscì da una delle stanze del centro di medicina di Pittsburgh, sfiorandosi la fronte.

<…sarà meglio tenere per noi quel che ci pende dalle labbra, vice-direttore Scully..>

Parlò con amarezza, conscio del difficile percorso nel quale si era inserito.

< Lo capisco benissimo ! Quella Newmann…sapesse quante pressioni ha fatto su di me, perché lasciassi il caso ! E’ evidente che la CIA sa qualcosa, se non tutto, ma senza prove, c’infileremo in un casino tale da…>.

LA frase di Scully fu troncata da Willmore, che aggiunse.

< E Mulder ? Non mi era parso molto conciliante, sia con me, tantomeno con "quelli"…..>, ed indicò la porta chiusa, nella quale si erano riuniti i membri della CIA.

< ….sa qualcosa, di lui ? >

Lei scosse la testa, rassegnata.
L’idea di non avere notizie da ore, su Mulder, ormai, la inquietava.

< Vice-direttore Scully ! >

Jodie Newmann apparve alla soglia, il viso truce, gli occhi come spilli.

< Che c’è ? >, rispose acida, Dana.

< Debbo parlarle subito ! E’ successo un casino…di quelli grossi ! >

Il tono era fermo, eppure nella voce del direttore esecutivo della più importante organizzazione segreta degli Stati Uniti, si leggeva una venatura d’inquietudine profonda.
Scully terminò d’un sorso il caffè e si scostò dalla macchinetta, gettando uno sguardo intenso, d’intesa con Willmore e Richards.
Elegante e sinuosa, nonostante la stanchezza, seguì la donna nella stanza.
Era una stanza piccola e piena di fumo.
Gli agenti della CIA erano raccolti attorno ad un tavolo rotondo, di grandi dimensioni, evidentemente spostato da un’altra stanza, poiché era difficile muoversi all’interno, con quel tavolo sistemato al centro.
Il posto della Newmann era libero, con un posacenere d’alabastro rosso colmo di cicche arzigogolate e fumanti.
Scully evitò di guardare i presenti, non per apparente timidezza o imbarazzo.
Sapeva già che la stavano guardando con interesse morboso, quasi si fosse trattato di un insetto sotto vetro.

<…cosa vuole ? >

< Il suo collega si è messo nei guai…guai grossi ! >

Scully fece una smorfia di rabbia, trattenendo dentro di se ogni commento.

---

Ospedale della misericordia di Pittsburgh, Stato della
Pennsylvania, Ore 11.07 Am, Sabato 9 Agosto 2003
 
Vediamoli subito, i grossi guai di Mulder, dunque…
Fox si piantò davanti ai due agenti ritti con le braccia incrociate sulla soglia della stanza di degenza di Chaterine Black, mostrando loro il distintivo d’agente federale.
Lo stemma plastificato dell’FBI era appena visibile, sotto la potente luce al neon.

< Devo passare ! >

I due si scambiarono un rapido giro d’occhiate e alla fine annuirono, all’unisono.
Sembrava sapessero muoversi solo insieme, come certi pupazzi animati.
Mulder entrò e Chaterine stava seduta, con davanti un vassoio metallico colmo di vivande.
Era ammanettata al braccio sinistro e faticava a tagliare la bistecca con una sola mano.

<…muoviti, Chaterine …>, disse Fox, deciso.

Abbandonò il coltello, sorridendo ironica, e con un vezzo appena malizioso, si scostò i capelli ricci e biondi da un lato.

< Sei già qui ?Mmmm….debbo pensare che il mio fisico ti piaccia, Fox ? >

Bel fisico, senza dubbio.
Chaterine era una donna bella, dal seno prorompente e dal viso regolare.
Le lunghe gambe si vedevano appena, sotto le lenzuola del nosocomio.

< …mettiti i vestiti…e andiamocene…>

Represse un sorriso.

< Sapevo che…>

< Non dire nulla ! Ti spiegherò strada facendo…>

Chaterine posò il vassoio sul comodino, e fece per alzarsi, provando una fitta alla spalla.

< Dovrai aiutarmi a vestirmi, Fox…non ce la faccio da sola…>

Parlò con malizia.
Chaterine non aveva mai fatto sfoggio della sua arte femminile, almeno dai tempi del matrimonio.
Mulder annuì, imbarazzato.
Si era fatto consegnare le chiavi delle manette dai due poliziotti di guardia, e se l’era rigirata fra le dita come un macigno.
La voce di Scully, che lo pregava di lasciar perdere, strideva nella sua mente.
Ma era quello che…era la sola cosa da fare.
Si sedette con cura accanto al corpo morbido di lei, e per la prima volta provò attrazione per la vedova di Frank.
Vide la sua schiena nuda, attraversata da riflessi lucidi di sudore e abbassò appena gli occhi.

< Slacciami dietro…mi sfilo questa vestaglia…>

Chaterine attese che la ruvida seta del camice le scivolasse via, per poi voltarsi verso Mulder.
Fece un breve, delicato giro del busto, permettendogli di vedere quel seno florido.

< …nell’armadietto….almeno spero…>, smozzicò.

Mulder si alzò, rimettendosi le chiavi nella tasca interna della giacca.
Il caldo era insopportabile, lì dentro.

<…dove mi porti ? In galera ? O da qualche…mastino del governo per… perché mi torchino ben bene ? >

Mulder gettò sul letto, un paio di pantaloni, ed una T-Shirt color panna.
Il rumore secco degli anfibi che cadevano sul pavimento, le procurò una risata nervosa.

< Sai che non è il mio stile…Sto infrangendo la legge, facendo questo, Chaterine.. ma ho avuto delle informazioni…e ho bisogno di sapere…di vedere quel che ti è stato mostrato…>

Ora Chaterine tratteneva a stento l’impulso di alzarsi, scappare fuori della stanza, urlare per mandare tutti affanculo, e volare da Jordan.
Ma…Cristo, quella era la sola possibilità che il destino le dava: Fox Mulder.

<…ma non cercare di…>

< Infilami la maglietta…non ci riesco da sola…>

Il tono gentile di lei lo bloccò.
Mulder era debole a certe finezze…lo si capiva dalla compagna che si era scelto.
E Chaterine aveva imparato a capirle, certe cose…
Le calzò la T-Shirt con cura, senza in ogni caso impedirle di provocarle delle fitte lancinanti alla spalla.
Chaterine era appena lucida, da tre ore al massimo, dagli effetti dei calmanti.
Ma Jordan l’avrebbe fatta alzare anche con la febbre a quaranta.

<…i pantaloni…>

Sorrise, accarezzandogli le mani, appena incerte, giusto all’altezza delle cosce, quando i jeans opponevano resistenza e il profumo intenso della pelle sudata di lei, del suo sesso, diveniva penetrante.

< …che direbbe…Dana….se ci vedesse adesso ? >

Agì rapido, deciso, cattivo.
Le afferrò un polso, quello del braccio ferito, torcendolo un poco.
Chaterine strillò, e due grosse lacrime le caddero sulla maglietta.

< …bastardo….>

< Vestiti…Chaterine ! Non ho tempo da perdere con te…se non ti decidi a collaborare, giuro su Dio che ti lascio qui….a marcire in galera…o farti  scannare dai tuoi…"amici" ! >

Chaterine serrò le labbra.
Se fosse stata meno debole…gli avrebbe sferrato un calcio nelle parti meno nobili, tanto forte da ucciderlo all’istante.

<…come…vuoi…federale…dei miei…>

Fox si scostò, evitando di guardarla, eccitante e sudata, letteralmente splendida.
Fuori, gli alberi erano immobili, sotto un sole cocente.
Si voltò vedendola barcollante, in piedi accanto al letto.
Afferrò le manette, agganciandone una al proprio polso sinistro, e le fece cenno di tacere, portandosi l’indice alle labbra.

< Adesso fai la brava…e forse potrai rivedere tua figlia…>

Chaterine si morsicò appena le labbra ed annuì.
Era quanto aveva pregato, pianto, supplicato in tutte quelle ore di mutismo assoluto, con la spalla che gridava dal dolore, non appena i farmaci terminavano il loro effetto: rivedere Jordan !
Che il resto del mondo bruciasse…non le sarebbe importato niente.
Attraversarono a passi tranquilli il corridoio, sentendosi gli occhi addosso, sino a quando Fox non la caricò in auto e mise in moto.
Solo allora Chaterine Black si sciolse in una soffocata risata di sollievo.

***

CAPITOLO VENTIDUE

 

Laboratorio di patologia legale di
Pittsburgh, Stato della Pennsylvania,
Ore 02.15 Pm, Sabato 9 Agosto 2003
Scully incrociò le braccia al petto, assumendo decisa i toni della sfida.
Jodie Newmann si chinò in avanti, le braccia tese a reggersi sulla scrivania, anch’essa minacciosa.
Fra le due donne, quattro alti membri della CIA, che si rigiravano fra le dita, decine di fogli scritti fittamente.

<…il vice-direttore Mulder, usando la sua carica, è riuscito a far pressione sul giudice Norton, che aveva giurisdizione circa l’arresto di Chaterine Black ! Ha fatto assegnare la donna alla sua custodia, ed esibendo quel permesso, ha condotto fuori dell’ospedale una terrorista assassina ! >

Scully deglutì.
Conosceva Mulder come se stessa.
Sapeva quanto poteva essere imprudente, a volte…Ma non in quel caso.
Non in un caso come quello.
Se Fox aveva agito così, era per un motivo ben valido.

< Nessuno di noi è stato messo al corrente di questa decisione, e al momento Chaterine è scomparsa ! >

Lei annuì leggermente.

< Nulla d’illegale…almeno non nei contenuti…Si può discutere sulla forma, ma..>

< Vice-direttore Scully ! Si rende conto che Mulder ha sfruttato la sua posizione per agire in modo libertario, contro la CIA, l’ATF e i suoi stessi superiori ? Non oso nemmeno immaginare cosa accadrà se Chaterine dovesse…>

Scully si sporse in avanti, improvvisa, appoggiando il palmo della mano destra alla scrivania e fissando Newmann e Kersh con occhi gelidi.

< Fox Mulder sa quello che fa ! Se ha agito così…è perché è al corrente di cose che noi ignoriamo….>

< Cose che non intende farci sapere, evidentemente ! Ma quante volte debbo ricordarle che quest’indagine fa capo alla CIA ? Lei e Mulder siete solo delle pedine ! Ci dica ciò che sa, o mi vedrò costretta a porla agli arresti ! >

Dana sorrise.
Un sorriso amaro, doloroso, ma deciso.
Si spostò i capelli dietro l’orecchio destro.

< Non so assolutamente nulla di più di quanto sapete tutti, qui dentro… E anche se fossi a conoscenza d’altri particolari, non ve li esporrei ! Lavoro con Fox Mulder…non con voi ! >

Kersh fece una smorfia di soddisfazione, che rivelò il bianco dei suoi denti sottili, compressi fra le labbra.

< E’ sospesa, vice-direttore Scully ! Con effetto immediato ! Consegni il distintivo e si consideri agli arresti ! >

< Non potete farlo ! Non sono un agente speciale che sottostà ai vostri ordini, ma un vostro pari grado, che ha il diritto alla propria autonomia investigativa ! Stiamo perdendo del tempo prezioso…>

< Il tempo lo perdiamo per colpa del suo amante, Scul…>

Dana afferrò Newmann per la giacca, spingendola contro la parete, con forza.
Il cuore le pulsava nelle vene del collo, e trattenne a fatica un’offesa gratuita.

< La smetta di occuparsi dei miei fatti privati, mi ha capito ? Parlo da vice-direttore federale e da medico competente ! Smuova il culo da questa sedia e sguinzagli i suoi agenti !!!! Dobbiamo controllare tutte le forniture di ghiaccio agli apparati statali e militari…Voglio che i suoi uomini del cazzo forniscano al vice-direttore Richards l’elenco completo delle ditte che forniscono ghiaccio, e che tutti i responsabili delle esportazioni, direttori, vice-direttori e semplici addetti alle vendite, siano interrogati ! I Pretoriani non aspetteranno noi due ! >

Calò un silenzio profondo, spesso come una nebbia gelatinosa.
Newmann scostò, con uno schiaffo lieve, la mano di Scully dal bavero della giacca leggera che indossava e deglutì.

< Vuole giocare a fare la dura con me, Scully ? Bene…ma le consiglio vivamente di trovare Mulder…e Chaterine Black, o giuro su Dio che vi faccio arrestare come filo terroristi, mi ha capito bene ? >

Scully annuì, per nulla intimorita, anzi maggiormente decisa.

< Troverò Mulder ! Ora…datevi da fare, o giuro su Dio che vi denunzierò alla commissione dell’ATF e ad ogni giornale d’America, come fiancheggiatori de I Pretoriani ! E non scherzo ! >

Gettò il biglietto da visita con stampato sopra il proprio numero di cellulare sulla scrivania, e prima di uscire, disse:

< Quello è il mio numero ! Esigo che mi mettiate al corrente di qualsiasi sviluppo sulle indagini ! Non pensiate di nascondermi qualcosa, sono stata chiara ? >

Uno dei membri della CIA annuì.
Uscì, sbattendo la porta.
Richards e Willmore la guardarono, sorpresi dall’espressione tesa sul suo volto.

< Vice-.direttore Scully…tutto bene ? >

< Certo ! Normale…routine ! >

Camminò senza voltarsi, sino all’ascensore.
Poi, guardandoli entrambi al centro del corridoio, come indecisi sul da farsi, esortò:

< Mi seguite o state lì come soprammobili ? Quei…bravi signori, là dentro, hanno da fare !! >

Willmore fece un debole sorriso, e Richards annuì, nient’affatto sorpreso.
Aveva imparato a conoscere subito Scully.

---

Jefferson Motel, Washington DC,
Ore 11.05 Pm, Sabato 9 Agosto 2003
Chaterine Black stava seduta con le gambe incrociate, fissando fuori.
Il rumore della strada, una statale affollata per il week-end, le rimandava dolorosi ricordi.
Mulder era stato taciturno per tutto il tempo, e dopo averla ammanettata, era uscito, da quasi mezz’ora ormai.
Avvertì un disperato bisogno di andare in bagno.
Dov’era sua figlia ?
Quel pensiero le torturava la mente come un tarlo, e le imponeva prudenza.
Sopraffare Mulder non era per nulla facile, e tutto sommato avrebbe preferito liberarsi di lui in modo maggiormente piacevole.
Incrociando gli occhi di Fox, aveva capito che una piccola parte di lui, non disdegnava la medesima cosa.
La porta si aprì.
Mulder entrò con una busta di carta abbastanza voluminosa, e chiuse rapidamente la porta alle proprie spalle.

< Era ora…liberami le mani..devo andare in bagno…>

Fox si tolse la giacca, che lo faceva sudare nonostante fosse leggera, e rovistò nella tasca interna, sino a trovare la chiave delle manette.
Si sedette sul letto, mentre la busta di plastica fu sistemata sul comodino, accanto a Chaterine.

< Cucina cinese ? Mi fa schifo ! >

< Non siamo in un ristorante, Chaterine…e nemmeno in un viaggio di nozze… Adesso vai in bagno e fai quel che devi fare…poi torna subito qui….>

Lei annuì.
Si accarezzò i capelli, ricci e scompigliati, fermandosi sulla soglia.

< ..grazie…>

Fu la prima frase gentile che le uscì da ore, forse da giorni.
Mulder aprì la busta e scartò un contenitore di cartone color caffelatte, per poi sistemarselo sul grembo.
Il profumo degli spaghetti di soia si diffuse per la piccola camera del motel.
Pensò a Dana…di certo avrebbe ricevuto il suo messaggio e si sarebbe messa in contatto con lui.
Ma, man mano che il tempo passava, non riteneva buona quell’idea.
Aveva ormai ritenuto per buone le informazioni ricevute in quel circolo in stile ottocentesco e la cosa lo inquietava.
Parlare con Dana avrebbe potuto esser pericoloso, anche solo per qualche minuto.
Ma doveva !
Lei non aveva idea di dove fosse né, cosa ancor più grave, di cosa avesse in mente.
Era suo dovere informarla.
Chaterine uscì, i jeans fra le mani, la maglietta sollevata sino all’ombelico.
Indossava delle mutandine bianche.
Mulder rimase appena a bocca aperta, trovandosi buffo, in un secondo momento.

< Rivestiti…>, disse, vedendola camminare agile sino al bordo del letto nel quale era seduto anch’egli.

Chaterine sorrise.

< Non è meglio così..? >

Nessuna risposta.

< E poi…sono sudata…questi pantaloni mi danno fastidio…>

Parlottava massaggiandosi i polsi, feriti dal contatto rugoso dell’acciaio delle manette.
Mulder le porse, senza guardarla, la sua porzione di spaghetti di soia, mentre il pollo al limone fumava sotto la confezione di stagnola.

< Rimarrai taciturno per tutto il tempo…o ti deciderai a dirmi qualcosa ? >, parlottò lei, mangiucchiando con avidità gli spaghetti.

La cucina cinese non le aggradava, ma aveva fame.
Finse di concentrarsi sul cibo, ma in realtà notò divertita l’imbarazzo di Mulder e la sua accennata erezione, visibile fra i pantaloni comodi del vice-direttore federale.

<…devi mettermi in contatto con una persona….ma prima…debbo chiederti delle cose, Chaterine…>

La guardò.
Mangiarono in silenzio, ora fissandosi per qualche istante, ora fingendo di mettere a fuoco i particolari anonimi di quella stanza di motel.

< Mia…figlia è qui a Washington ? >

< Le domande le faccio io…>

Ebbe uno scatto di nervi, gettando da un lato la porzione di pollo al limone e balzando del tutto sul letto.
Portò le ginocchia accanto al petto, fissandolo con occhiate furtive.

< Se è così…non faccio un cazzo per te ! >.

Mulder parve non curarsi di lei.
Terminò il pollo e bevve un sorso di birra fresca, benedicendola.

<…credo che tu non ti renda conto del casino nel quale sei finita, Chaterine ! Hai a che fare con…qualcosa d’enorme..e comunque non sei nella posizione di trattare ! Se ti avessi lasciata nelle mani della CIA, ti avrebbero imbottita di pentotal e costretta a parlare ! Mi aspetto collaborazione, se non gratitudine, da parte tua ! >

Chaterine lo fissò con occhi umidi.
Prese a levarsi le calze di cotone bianche, gettandole accanto agli stivali militari, non smettendo di fissare Fox.
Mulder non si mosse.
Terminò la birra e ripose nel contenitore di cartone i resti del cibo.
Incrociò i suoi occhi azzurri, guardandola muovere le dita dei piedi quasi artigliasse le lenzuola leggere.

< Gratitudine ? Hai intenzione di portarmi in galera, e dovrei esserti grata ? >

Sorrise.
Mulder si voltò verso di lei, appoggiando la mano destra sul letto ed allora Chaterine distese un poco le gambe, sino quasi a sfiorarla.
Il suo sorriso divenne malizioso, quando costatò che Fox non si era spostato.

< Dico davvero…la tua vita sarebbe stata in pericolo, in quell’ospedale… Ti avrebbero uccisa ! >

Alzò le spalle.

< La mia vita non conta nulla ! Se ancora ci tengo, è per Jordan ! >

Fox socchiuse le palpebre.
Le gambe nude della donna erano ornate da piccole gocce di sudore lucido, e dalle mutandine bianche si vedeva nitidamente l’ombra scura del pube.

< …cosa ti ha cambiata così ? E’ possibile che….>

Chaterine si sporse in avanti, appoggiando il petto alle ginocchia, fissandolo.

< E’ stato….quando rapirono Jordan, anni fa…allora compresi quanto tutto quello in cui io e Frank credevamo…fosse sbagliato ! Esiste solo la legge della jungla, la fuori, Fox ! Solo quella…Il resto sono solo chiacchiere fumose da caffè… …abbiamo il dovere di sopravvivere, di lottare per non farci distruggere…>

Mosse ancora le dita, sfiorando il dorso della mano di lui e quando Mulder alzò lo sguardo, annuì appena.
Non tradiva eccitazione né imbarazzo, ma lei lo sentiva complice.

< …credi che…Frank sarebbe stato d’accordo in questo ? >

Per un istante s’irrigidì.
Deglutì, spostandosi i capelli biondi e ricci all’indietro, mostrando il collo sudato.

< Frank è morto ! E’ morto per te ! Me lo ha detto prima di sparire… è stata una sua scelta…che ho rispettato, anche allora non potevo comprenderlo..>

< Mi odi…? >

La domanda era debole, per la prima volta difensiva da quando erano fuggiti da quell’ospedale.
Scosse la testa.

< Lo scopo per il quale Frank si è sacrificato, era nobile ! Sei un predestinato, Fox ! Ma stai smarrendo la tua strada…>

Mulder abbassò appena lo sguardo, guardandola fra le gambe, e se ne vergognò quasi immediatamente.
Le accarezzerò le dita dei piedi, delicato e paterno, e Chaterine fece un debole gemito, appena udibile.

<…dici cose che non capisco…e che sono fuori strada…l’emergenza di questo  momento…è superiore a tutto quello in cui ho sempre creduto…Superiore a ciò che ti hanno fatto credere….>

< Non dirò nulla che possa tradire i miei compagni…anche se li detesto e so che mi ucciderebbero…Ho visto….>

Mosse la gamba, scostandosi, per poi avvicinarsi ancora, tanto che le dita di Mulder potevano adesso accarezzarle un polpaccio.

< …tu non hai idea di cosa nasconda il governo…di cosa ci sia sotto tutta..questa… "pace" edificata dopo il Luglio scorso…>

Le accarezzò la gamba, nel punto morbido nel quale essa si saldava al ginocchio, poi si alzò di scatto, quasi si rendesse conto di ciò che andava facendo solo ora.
Ripose il cibo nella busta di cartone e sgombrò il comodino, mentre lei lo fissava senza fermarsi.
Mulder prese una foto, posandola sul letto, fra le gambe di Chaterine.

< Lo conosci ? >

Alzò le spalle.

< Mai visto ! >

Fece per dire qualcosa, poi guardò l’ora dal proprio Omega da polso e si morse appena il labbro inferiore.

< Devo scendere…alla cabina qui all’angolo…dammi il polso, Chaterine..>

Riprese le manette, mentre lei rimaneva ferma, sudata e languida.

< …mi vuoi legare…ancora ? >

Annuì.

< Non mi fido abbastanza di te…farò presto, te lo prometto…ti chiuderò dentro..>

Porse il braccio mollemente e quando avvertì il freddo dell’acciaio chiudersi sul polso, si distese, prendendo un gran respiro.

<…sarebbe…eccitante….non trovi…? >

Mulder non rispose.
Le chiuse le manette intorno alla spalliera metallica del letto, e si portò il dito alla bocca, facendole cenno di tacere.

<…ti prometto che sarò breve…>

Chiuse la porta e s’infilò la chiave nella tasca della camicia.
Il caldo afoso lo obbligò a scendere in camicia.
Attraversò la strada e gettò uno sguardo al secondo piano, dove si trovava la loro stanza.
Le luci erano accese.
Provò imbarazzo ed una certa irritazione.
Doveva sentirla…scacciare qualsiasi pensiero, subito.
Si mise a camminare senza meta attorno alla cabina, fissandosi le scarpe.
Quando fu sul punto di andarsene, il telefono trillò.
Fece un bel sorriso e si chiuse all’interno.

< …George Hale ? >

< Dana…Mi hai trovato ? >

Scully fece un profondo sospiro di sollievo.
Il cuore le batteva all’impazzata, ma adesso sapeva che Fox era sano e salvo.
Appoggiò nella cabina pubblica la copia del Washington Post e si sfiorò la fronte.

< Fox…non sai quel che…ho passato in queste ore…>

Mulder si serrò le labbra. Adesso l’eccitazione erotica di Chaterine era lontana milioni di miglia, e vedeva solo lei, Dana, sentiva la sua voce tremante ed indifesa e provava rimorso.

<…non ci sono molte persone che si firmano " G.Hale, chiamare alle 11.50 Pm dal 555576566 " nella pagina degli annunci…Ho speso quasi sedici dollari in quotidiani…ma ti ho scovato…>

< Per fortuna Washington stampa ancora annunci nel pomeriggio…>

Udì un rumore. Un suono lontano ed indecifrabile, ma subito si mise all’erta.

< Sei sola ? Non c’è Willmore con te ? >

Scully alzò le palpebre.
Greg stava fuori, appoggiato alla porta aperta della cabina, e la fissava.

<…sono sola….voglio delle spiegazioni…Fox…>

Mulder sentì, per la prima volta, la mancanza dei semi di girasole.

<..sono stato "contattato" dal nostro…misterioso amico amante di Conan Doyle.. Mi ha invitato in una sorta di…club dandy…di amanti dell’epoca vittoriana. Lì ho parlato con una persona…non proprio il mio collaboratore… Diciamo un suo prestanome…La faccenda è seria…>

Dana fece una smorfia.

< Non la ritenevo uno scherzo, fin d’ora…>

< ….diciamo che ho una piacevole storia da raccontarti…che prende le sue radici dopo la guerra del Vietnam, nel 1977…>

Ora Scully si pentì d’aver portato con se Willmore.
Il tono di Mulder era greve, e nonostante si fidasse dell’agente dell’ATF, comprese che lo stava coinvolgendo in qualcosa di più grande di lui.
E non le piaceva.

<…dopo l’esito disastroso della guerra in Vietnam, si decise di…riformulare la capacità operativa dell’esercito americano….Serpeggiava sfiducia…. occorreva un’arma capace di..sovvertire l’andamento di una guerra sfavorevole! L’opinione pubblica non poteva permetterselo ! >

< Parli di una nuova arma ? >

Willmore si accese una sigaretta e picchiettò sulla porta scorrevole della cabina.
Nuovamente Mulder si bloccò.
Scully fece cenno a Willmore di non muoversi, né di tamburellare, seccata.

< ..amore…non ti sento più…>

Fox abbassò gli occhi fissandosi le scarpe.

< Dana…sei certa d’essere sola ? >

Nessuna risposta.

< ..si…era solo…ero io…che..picchiettavo…continua…>

Mulder guardò la finestra dalla luce accesa.
Ripensò a Chaterine, seduta a letto, sudata e ammanettata, al calore della sua carne..

<…devo…riattaccare…mi farò sentire…mi servono altre informazioni…>

Scully sgranò gli occhi.

<….Aspetta ! Amore…Fox…come faccio a…non farmi stare senza di te, ti prego !>

Udì il ricevitore abbassarsi e imprecando, fece lo stesso.
Fissò Willmore con durezza.

< E’ contento ? Mulder ha riattaccato ! Sapevo che non era una buona idea…>

< Mi spiace…! Ma adesso abbiamo una pista…sappiamo dove può essere…>

Scully si sentì rodere dentro.
L’ultima cosa al mondo che voleva, era quella di mentire a Mulder.
Ma doveva cercarlo ! Doveva sapere cosa si era messo in testa di fare !
E senza l’aiuto dell’ATF e del vice-direttore Richards, non vi sarebbe mai riuscita.
Anche se..adesso sinceramente, sembrava vero il contrario.
Willmore le posò la mano sulla spalla.

< Io…davvero non volevo…crede che forse, intercettando il suo cellulare..>

Scully si scostò, nervosa.
Disse, quasi a se stessa:

< Lo avrà già disattivato…ho solo…solo una pista in mano…>.

***

CAPITOLO VENTITRE’

 

Jefferson Motel, Washington DC,
Ore 01.09 Am Domenica 10 Agosto 2003
Rientrò nella stanza, calda come un forno, con l’aria spessa ed afosa, che faceva appiccicare i vestiti addosso.
L’impianto d’aria condizionata era al massimo, eppure non sembrava nemmeno attivato.
Fox si sedette su una comoda poltrona proprio di fronte al letto, dove Chaterine si era appena assopita.
La sentì gemere lievemente e di nuovo, tutte le sensazioni d’attrazione verso di lei, ripresero.
Si alzò, guardandole le gambe lisce e sudate, i piedi lunghi, dalle dita carnose.
Sistemò sul comodino delle garze, un pacchetto di cotone idrofilo, delle bende e una bottiglietta di tintura di iodio.
Si versò un bicchiere d’acqua fresca ( senza ghiaccio naturalmente ! ) e diede un piccolo colpo al materasso.

< Hey….>, disse gentile.

Chaterine si destò di colpo, avvertendo una fitta sia alla spalla sia al polso.
Per un secondo credette di essere in una delle sedi nascoste dei Pretoriani, con Yumakjck che la dominava.
Invece…

<…mi..sono assopita…sono ancora debole…>

Mulder annuì. Vicino a lei, percepiva l’odore della sua pelle sudata, del suo corpo di donna.

< Ti ho portato le medicazioni….sarà meglio che disinfetti quella ferita..>

Lei annuì, ancora stordita dal sonno.

<…devi sapere tutto, Chaterine, affinché tu possa aiutarmi…Al momento… sembri l’unica cui posso fidarmi ! >

Disse la frase con dolore, sentendo che Dana stava collaborando con Willmore.
Chaterine socchiuse le palpebre, adombrata di sonno.

< ..liberami il polso…prima…>

Mulder esitò per un istante, poi si tolse dalla tasca della camicia la chiave delle manette e fece scattare la serratura.
Chaterine sbuffò dal sollievo, massaggiandosi il polso destro.
Mulder era vicinissimo.
Posò una mano sulla sua spalla, sfiorandogli il collo con due dita.

< Togliti la camicia…si muore di caldo, qui dentro…>

Lui si scostò, slacciandosi appena la cravatta e un paio di bottoni, nulla più.
Chaterine non disse nulla.
Si tolse la maglietta, rimanendo in reggiseno e mutandine, fissandolo.
Prese un gran respiro, gonfiando il petto florido.

<…mi desideri…vero ? >

Mulder non si mosse.
La sentì avvicinarsi a lui, sul letto che dondolava con un lieve cigolio.
Le gambe lunghe di Chaterine si appoggiarono ai suoi fianchi, il proprio seno morbido al suo petto.

<…amo…un’altra persona…lo sai…>

Chaterine parlava con un filo di voce.

< …non si tratta d’amore…ma d’istinto…di ciò che desideri…di quel che voglio anch’io…>

La sua mano scivolò fra le gambe di Fox, per un istante solo.
Tastò la sua erezione, morbida e vellutata.
Lui si alzò di scatto, scuotendo il capo.

< Smettila ! O…sarò costretto ad ammanettarti di nuovo…>

Chaterine Black si alzò, dondolante e debole, stringendosi a lui.

<...è per questo che mi hai portata via con te, lo so....mi vuoi...io ti piaccio...e tu piaci a me...amami...ne ho bisogno...adesso..! >

Lo baciò con forza. Un bacio dapprima solo suo, poi condiviso da Mulder.
La strinse a se, sentendo il corpo muscoloso, sudato e dolcissimo di lei.
Le dita corsero rapide sui bottoni della camicia, slacciandoli, sempre senza staccarsi dalle sue labbra.
Mulder sentiva il suo profumo caldo, la pelle liscia e morbida..
Sfilò con decisione, rabbia quasi, la camicia da quelle spalle possenti e gli morse appena l’orecchio.

<..Chaterine…>

<…ssttt…parleremo dopo…io parlo molto meglio dopo il sesso…>

Scandì la frase con intonazione dolcissima.
Si strinse a lui, cingendolo con una gamba, baciandogli il collo.

<......libera il tuo istinto, Mulder...>, sibilò lei.

Mulder le accarezzò la schiena nuda e sudata, facendo correre le dita sulla pelle umida ed odorosa, sfilandole le spalline del reggiseno.
Baciò con un morso deciso, il tatuaggio della daga sulla spalla, facendo scorrere la lingua sul disegno accurato e sensuale.
Chaterine rise. Una risata asciutta, breve.
Si staccò appena dal vice-direttore federale, mostrandogli così il seno florido, diverso da quello minuto di Scully.
Fox si slacciò i pantaloni, afferrandola per i fianchi e baciandole il ventre.
Era caldo, umido.
La sollevò, prendendola per le gambe e le spalle, posandola sul letto e fissandola. <..prendimi...scopami....>
Si spogliò del tutto, fissandola.
Poi si chinò su quelle gambe lunghe e carnose, accarezzandole e baciandole.
Chaterine sentì le labbra morbide di Fox posarsi sulle dita minute dei piedi, e gemette, attraversata da una lingua di calore possente.
S’incurvò un poco, afferrando le lenzuola e stringendole.
Aprì gli occhi, vedendo Fox nudo sopra di lei, che le baciava il seno, le spalle, la pancia..
Chiuse le gambe, come per imprigionarlo a se e Fox le afferrò il viso, baciandola con prepotenza.

< ...ti desidero..si..>, le disse.

Chaterine gli baciava il collo, gli accarezzava le spalle, gli graffiava la schiena percorsa da muscoli massicci e potenti, sentendolo ad ogni istante più suo.
Alzò i fianchi facendo leva sulle gambe, così che Mulder poté sfilarle le mutandine e guardarle il sesso umido, coperto di piccolissime goccioline di sudore.
Vi affondò la bocca, baciandola con prepotente passione e Chaterine esplose in uno strillo.

<..si...>, gemette.

Mulder la baciava senza fermarsi, accarezzandole le gambe e i fianchi, dando di volta in volta teneri morsi all’inguine che piegavano Chaterine in piccoli spasmi di piacere.

<...sei mia...Chaterine...mia...>, disse deciso.

Si distese sopra di lei, penetrandola.
Chaterine Black serrò le labbra, cercando la sua mano e stringendola con forza.
Mulder prese a muoversi deciso, e lei lo seguì, sino a quando la bocca le si spalancò in un gemito potente.

<...godo...non...fermarti...con...tinua...>

Le sue spinte crebbero, slacciò la mano dalla sua abbracciandola sotto le spalle, sentendo il seno prepotente compresso al suo petto, entrambi sudati e storditi dal caldo feroce.
Chaterine si muoveva ormai senza controllo.
Ondate di piacere la percorrevano ed alla fine l’orgasmo la trafisse come un dardo.
Gridò, chiudendo le gambe, abbracciandolo con forza, graffiandolo.
Il dolore alla spalla era scacciato dalla forza del piacere assoluto.
Mulder spinse con rabbia, ora.
La cavalcava con impeto, sino a staccarsi dal suo abbraccio e mettendosi eretto.
Le afferrò le caviglie, muovendosi senza più freni.
Per un istante pensò a Scully e la cosa lo eccitò ancor più.
Chaterine lo fissò, gli occhi spalancati, rossa in viso, totalmente sua.

<...ca..ro..>

Si staccò da lei di colpo, posizionandosi sopra quel corpo lungo e sinuoso, fradicio di piacere.
Venne a fiotti, bagnandole il ventre ed il seno, e lei si mise seduta, afferrandogli il pene.
Lo accarezzò decisa, baciandolo.
Mulder s’incurvò in avanti, accarezzandole il capo e la schiena.
Poi cadde all’indietro, Chaterine sopra di lei, il viso felice e stanco al medesimo tempo.
Continuava a massaggiargli il pene, che sentiva ritornare duro, e si distese accanto a lui.
Lo baciò teneramente, sentendolo crescere e rizzarsi, sfiorando i testicoli con la punta delle dita, sino a quando Mulder le diede una piccola pacca su una spalla e le disse:

<..sali...vienimi sopra...>

Chaterine annuì.
Si posizionò sopra di lui, guidandone la penetrazione e quando fu trafitta, esplose in un grido, inarcandosi all’indietro.
Fox spingeva deciso, e lei ricadde in avanti, con i palmi delle mani appoggiati sul petto muscoloso di lui.

<...ahh...siiiiii.....>, gridò.

Spinse decisa, senza freni, sino a quando lo vide contorcersi e comprese che presto sarebbe venuta anche lei.
Allora si distese sopra di lui, i due corpi che si muovevano frenetici, spinti dal parossismo.
Mulder serrò le labbra, per poi esplodere in un grido deciso.
Vennero insieme, e lei lo baciò con forza, serrando le labbra contro quelle di lui.
Poi si staccò debolmente dal suo corpo.
La ferita pulsava, il cuore batteva a mille.
Percepì il seme che scendeva dall’interno delle gambe e un fremito la scosse.
Si distese accanto al suo uomo, abbracciandolo.

<...bravo...sei stato bravo...>

Mulder fissava il soffitto.
Adesso l’idea di Scully tornava, ma dolorosa.
Come aveva potuto farle questo ?
Ma lei era lì...stupenda e sua...era stato più forte, più istintivo che mai...possente, meraviglioso..
Sentì il corpo splendido, sudato e caldo di Chaterine e si voltò, baciandola.

<...dimmi...dimmi ciò che debbo sapere...>

Lei annuì.

<..dopo..questo...posso dirti tutto...>

Sorrise. In quell’istante era davvero felice.
Ma solo per un istante.

<...ma prima...vado in bagno...>

Si alzò, prendendo le mutandine con due dita, barcollando.
L’afa ed il sesso l’avevano stordita.
Mulder le guardò il corpo nudo, il sedere perfetto, la schiena magra e sudata.
Chaterine era splendida.
Chiuse le palpebre, maledendo il momento in cui aveva deciso di portarla via da quell’ospedale.

<...ma non lavarti...voglio sentire...il tuo piacere...capito ? >

Lei annuì, sorridendo.
Fuori, il silenzio dell’afa, era rotto solo dallo sfrecciare delle auto.

---

Arthur Conan Doyle Club’s, Rotary street N°35
Pittsburgh, Stato della Pennsylvania, Ore 10.35 Am, Domenica 10 Agosto
Scully entrò nel circolo con la stanchezza sul viso.
Aveva controllato, aiutata da Richards e da Willmore, gli indirizzi di tutti i club della città di Pittsburgh, in qualche modo riconducibili a Sherlock Holmes e alla fine aveva optato per quello.
Non ce n’erano poi molti, per fortuna.
Il paludato maggiordomo la accolse con un’espressione assente.
Scully aveva insistito per recarsi al club sola, ma Willmore non l’aveva ascoltata e così, ancora una volta ebbe a pentirsi di aver scelto la sua collaborazione.
Non che Greg non le fosse stato d’aiuto…ma sentiva che portarselo dietro, avrebbe potuto complicare le cose.
 
Hai deciso di coinvolgerlo…e adesso te né penti…poco professionale, Dana, pensò.

< Signori..mi spiace ma questo è un club privato, al quale si accede solo con un invito, o una tessera d’iscrizione!>

Scully gettò uno sguardo a Greg, che contraccambiò con visibile ironia.

< Sono un vice-direttore dell’FBI…mi chiamo Dana Scully ! Vorrei.. poter parlare con qualche membro del vostro club…>

Il maggiordomo controllò attentamente la tessera e non si scompose.

< E’ ancora abbastanza presto, signora…comunque se volete accomodarvi nel salone..>

Seguirono il medesimo percorso tortuoso che Fox aveva percorso ore prima, immergendosi in un’elegante epoca vittoriana.
Willmore osservava sorpreso la cura d’ogni particolare, mentre Scully sperava soltanto che il suo istinto fosse ricompensato.
Giunsero nella sala del mappamondo.

< Aspettate….chiamerò il direttore del club, signori…>

Willmore e Scully rimasero così soli nel salone.
Dana si appoggiò ad una delle pareti tappezzate di velluto rosso, mentre Greg prese a far scorrere il mappamondo con lentezza.

< Trova…davvero sensato pensare di venire qua a cercare indizi ? Non sarebbe stato più sensato arrivare con altri agenti ed interrogare tutti ? >

Lei scosse il capo.

< Affatto…Avremmo solo perso tempo ! E’ chiaro che Fox ha scoperto qualcosa.. e poiché le indagini vanno per le lunghe…è vitale sapere se ci sarà possibile individuare l’obiettivo de I Pretoriani per tempo ! Quel che la CIA ha da fare è ciclopico…occorrerebbero settimane, per analizzare tutte le riserve di ghiaccio…>

E poi c’è da trovare Fox…vero ? E’ non è solo perché temi per la sua vita…è anche perché è con una donna…con Chaterine Black….una bella donna, vero ?

Il pensiero le attraversò la mente, ed ancora una volta si maledisse per la propria sincerità.
Le pesanti porte di legno della sala si aprirono.
Il maggiordomo fece strada ad un uomo, che li fissò da sopra un paio d’occhiali dalle lenti tonde.
Portava lunghe basette folte, grigie, curate, che tradivano il suo narcisismo.
Vestiva con un completo scuro, con la catenella di un massiccio orologio da tasca, che sporgeva dal panciotto.
Calzava scarpe di vernice, con ghette bianche allacciate sopra.

<…Harves mi ha detto…che siete due agenti federali ! Mi chiamo Edwar Wells… Sono il direttore del circolo Arthur Conan Doyle ! Che cosa desiderate ? >

Willmore trattenne a stento un sorriso, mentre Dana ne abbozzò uno di cortesia.

<…stiamo..cercando una persona…si tratta di un mio collega…>

Mostrò la foto, reggendola con due dita.

< ..il suo nome è Fox Mulder…sappiamo che si è messo in contatto con un membro del club, ieri…ed in seguito a questo, ha agito in modo personale… Mi spiace non poterle fornire altri elementi ma…esiste un segreto d’indagine..>

L’uomo si inumidì le labbra.

<…Milady…il circolo che mi onoro di rappresentare, ha 165 iscritti regolari, più decine di simpatizzanti…Non posso né è il mio compito, controllarli tutti ! Posso solo attestarle che il club non ha alcuna attività che possa, in qualche modo, interessare l’FBI…Mi spiace..>

< Sarà..ma riteniamo questa…affermazione, poco credibile ! >

Willmore parlò in modo deciso, rompendo il clima di cortesia fra Dana e Wells, cosa che a Scully non andò per niente a genio.

< Sono un agente dell’ATF…io e il vice-direttore Scully crediamo che questo circolo nasconda…una copertura per un gruppo terroristico d’estrema destra noto come I Pretoriani…Abbiamo diversi mezzi per far sì che lei collabori con noi e desidereremmo tutti che quello amichevole sia…preferibile ! >

< Sir…la sua..accusa è grave e mi coglie del tutto..>

Scully si frappose fra i due, rivolgendosi a Wells.

< Possiamo rimanere soli, io ed il mio collega, per un istante, per favore ? >

Wells annuì, perplesso ed un poco spaventato.
Si allontanò con passo lento e compassato, e prima di uscire, si voltò verso i due federali, mormorando:

< Se avete bisogno di me, sono nel salone della biblioteca, al secondo piano ! >

Dana annuì, e quando la porta si chiuse, si voltò verso Willmore, tesa e incupita.

< Allora ? Willmore…si può sapere che sta combinando ? >

< Io…vice-direttore Scully ci stava prendendo in giro, si vedeva benissimo…>

Dana sbuffò, ormai sul punto di perdere la pazienza del tutto.

< Se permette lo decido io ! Intendo capire cosa ha fatto Mulder con il mio sistema, non con il suo ! Credo di avere abbastanza esperienza per capire come agire ! Mi aspetti in auto ! >

< Ma…io…>

< E’ un ordine, agente Willmore ! >

Parlò con decisione, fissandolo truce.
Greg alzò le spalle, ed annuì.
Un riflesso di rabbia, illuminò gli occhi di Scully.
Deglutì, nervosa, sapendo che aveva perso la fiducia nei confronti di quell’uomo e che sarebbe stato difficile recuperarla.
Uscì dall’ampio salone del mappamondo, salendo sino al piano superiore, alla ricerca della biblioteca.
Aprì una massiccia porta a due ante, stupendosi per la vastità e la ricchezza della biblioteca.
Certo quello era un club esclusivo.
Nessuno, dei pochi presenti, parve accorgersi di lei.
Un alto personaggio, continuò a scandire poesie di Lord Byron, mentre il suo interlocutore assaporava del buon brandy, in un capace bicchiere a calice.
Un paio di persone giocava a scacchi, su una scacchiera di marmo ed alabastro.
Finalmente, nella vastità del salone, ritrovò Wells, intento ad osservare il minuto funzionamento di un orologio ad acqua, sistemato dal lato ovest della sala.
Scully sgattaiolò, quasi, accanto a lui, commentando:

< Le piacciono gli orologi antichi ? Anche a me…non ne sono un’esperta, ma mi affascinano le cose metodiche, precise…>

Wells abbozzò un sorriso.
Se non fosse stata lì per un’indagine federale, Scully avrebbe amabilmente conversato del più e del meno e di certo quell’uomo l’avrebbe fatta sentire a suo agio, come un nonno premuroso, o uno zio affettuoso.
La porta si aprì, ed il maggiordomo introdusse il medesimo personaggio che aveva chiacchierato con Fox il giorno prima.
Guardò Scully e fece un debole schiocco con le dita, che in quella sala silenziosa e dall’acustica perfetta, risuonò nitido e cristallino.
Wells abbandonò la contemplazione dell’orologio vittoriano, che rapì per qualche minuto anche Scully, e caracollò versò il misterioso personaggio.
Parlottarono fittamente, con Dana che li osservava con la coda dell’occhio, come per tenerli sotto controllo ma senza esporsi, ed alla fine il distinto direttore del circolo, ritornò accanto al grosso orologio ad acqua.

< …è un meccanismo d’altissima precisione ! Per questo è racchiuso in una teca di cristallo che lo mantiene sotto vuoto, per evitare sbalzi atmosferici e di pressione ! Pensi sbaglia di un secondo ogni settantasette anni ! >

Dana annuì, colpita.

< …posso chiederle…se…anche l’uomo che ha parlato con lei…fa parte di questo meccanismo ? >

Wells non la guardò neppure. La sua attenzione era rapita dal movimento preciso degli ingranaggi d’oro e argento dell’orologio.

<…salga le scale…si faccia accompagnare da Harves…si chiuda nella stanza con lo stemma di Sherlock Holmes…e aspetti…E’ consigliabile che vi si rechi sola, senza il suo…ottuso compagno, vice-direttore Scully ! >

Lei annuì, evitando di porre domande.
Aveva imparato come si trattava con gli "informatori" di Fox Mulder e sapeva che se avesse esitato, la pista si sarebbe dileguata per sempre.
Salutò con lo sguardo i presenti ed uscì.
Si fece accompagnare dal gentile maggiordomo sino all’ultima rampa di scale del circolo.
Esisteva un ascensore a gabbia, ma nessuno pareva intenzionato ad usarlo.
Notò una stanza dalla porta elegante e massiccia, con al centro una pipa scolpita, proprio sotto l’occhiello.
Annuì, sentendosi ridicola.
Harves le aprì la porta e quando si trovò chiusa all’interno della stanza, il cuore ebbe un sussulto.
Sembrava essersi tuffata in un romanzo di Doyle, dato che ogni particolare della residenza del grande investigatore britannico, era riprodotta alla perfezione.
Il violino stava chiuso nella teca, il tabacco e la pipa di Holmes sistemati con cura nella scrivania, il berretto a scacchi e la mantella, appesi ad un appendiabiti di legno.
Anche la configurazione della stanza, la sistemazione dei mobili, del camino…

< Incredibile…>, sussurrò.

E per la prima volta, sentì la mancanza di Willmore.
Quell’ambiente le conferiva timore, nonostante la paludata eleganza.
La porta si aprì ed il personaggio misterioso, entrò, con un debole sorriso.

< Vice-direttore Scully ! Debbo ammettere che la stavamo aspettando….>

Lei si scostò il ricciolo ribelle dietro l’orecchio, deglutendo.

< Vedo che conosce il mio nome…è un piacere che non posso condividere con lei, signor…>

< Watson ! E’ naturalmente un nome fittizio, ma abbia pazienza… l’uomo che nemmeno il signor Mulder ha incontrato, colui che chiameremmo Moriarty, arriverà…intende parlare personalmente con lei…>

< Moriarty…Dato il clima, mi sembra più che appropriato….>

Debole sorriso.

< Vedo che afferra…in fondo Moriarty è sempre stato il solo che abbia… rivaleggiato in intelligenza con Holmes…trovo che Holmes sia più calzante per il suo collega, non trova ? >

Scully provò una tenue paura, che mascherò con indifferenza.
Il tipo di conversazione, il posto…tutto sembrava un romanzo dell’ottocento, con criminali educati e cauti, ma pur sempre assassini.

< Sì segga….beve qualcosa, vice-direttore ? >

Scully passeggiò per la stanza, sfiorando gli oggetti con la punta delle dita.

< No…grazie…posso chiederle se…questi oggetti sono d’epoca ? >

< Certamente sì ! Il professore…dispone di discreti mezzi…e ne ha sempre fatto uso per la sua…passione ! >

Dana osservò una pistola, una calibro 12, dal calcio in avorio, delle reali guardie inglesi.
Era in una teca, lucida e dai riflessi argentei.
Valore…incalcolabile.
Scully ancora una volta si stupì dell’eleganza e della cura quasi maniacale di quella riproduzione.
Si trattava di cose che aveva sentito solo alla televisione, circa eccentrici collezionisti miliardari, che riempivano le loro case d’oggetti d’epoca e di fedeli riproduzioni, ma che non aveva mai visto di persona.
Camminò lentamente verso la biblioteca, alta circa sino al soffitto, con una pesante scala di acciaio e legno, che correva su di un binario.
I testi erano tutti rilegati in pelle e cuoio, ed emanavano un penetrante odore, che solleticava i sensi ed induceva a prenderli fra le mani.
La grande pendola batté la mezz’ora con delicata decisione, e Scully gettò un’occhiata furtiva al proprio Omega da polso, sperando che Willmore la stesse ancora aspettando.
La porta si aprì proprio nel momento in cui Scully stava curiosando fra le minute tazzine da tè che stavano al centro del tavolo basso e tondo, sistemato fra comode poltrone di pelle color rosso granata.
Per un attimo rimase paralizzata dallo stupore.
Il cuore smise di battere, come per incanto.
Smoking Man entrò, sorridendo, spegnendo la sigaretta in un elegante portacenere di alabastro, e chiudendo la porta alle proprie spalle, mormorò:

< Dana…è un piacere rivederla ! >

***

CAPITOLO VENTIQUATTRO

 

Jefferson Motel, Washington DC,
Ore 02.29 Am Domenica 10 Agosto 2003
Il bagno era piccolo e claustrofobico.
Entrandovi, Chaterine, ebbe l’impressione d’immergersi in una sorta di onirico bugigattolo desolato, e l’illuminazione, una tremolante luce alogena sistemata al centro di uno specchio coperto da ditate e grasso appiccicoso, di colore verdastro, tremolante e stomachevole, non la fece stare meglio.
Poi, elemento non indifferente, c’era la puzza.
Un tanfo sottile, d’orina e detergente, che tradiva una pulizia approssimativa e per nulla curata.
Quasi benedisse che la porta non poteva chiudersi del tutto, lasciando una fessura di qualche centimetro fra l’asse e lo stipite.
Pensò, rabbrividendo, che in quel cesso, erano transitate tantissime prostitute dozzinali, uomini laidi e sudati, oppure efebici e malaticci.
Elemento determinante a farla star peggio, era la ferita alla scapola sinistra.
Il sangue che ne sgorgava era denso e scuro, quasi solido.
Il sesso fatto con Mulder, aveva peggiorato la situazione.
Sollevò la medicazione, e la vista della ferita pulsante, con piccole macchie biancastre di pus, le provocò un conato di vomito.
Aprì, aiutandosi con i denti, il flacone della tintura di iodio.
Sapeva che se Fox le avesse visto al ferita, l’avrebbe riaccompagnata nel più vicino ospedale, perdendo ogni residua possibilità di fuga.
La garza si impregnò di disinfettante e Chaterine serrò le labbra, socchiudendo le palpebre.
Premette con forza la medicazione sulla ferita, ed un’ondata di dolore acutissimo, che parve trapassarle la spalla, le ruggì dentro.
Mulder captò qualcosa, perché lo sentì chiedere:

< Chaterine…tutto bene ? >

Prese un grande respiro.
Trovò le parole con difficoltà, mentre la debole luce del bagno, intermittente e fastidiosa, le dava fastidio agli occhi.

<…si…faccio da…sola…>

Il sudore, freddo adesso, le colò dal viso e dal collo, mentre si liberò del tampone colmo di sangue, gettandolo nel water.
Appoggiò le mutandine sul bordo del lavandino.
Sfilò una piccolissima fiala sistemata nella cucitura interna e la controllò, contro luce.
Prese della garza nuova, e la fissò con maggiore sicurezza, calzandosi le mutandine.
Poi riprese a medicarsi.
Ora la stana da bagno era diventata davvero insopportabile per lei.
Il sangue aveva macchiato il lavello, e con grosse macchie quasi solide, anche il pavimento.
Strinse la medicazione affinché non si muovesse, ma ogni piccolo gesto, le causava dolore e la sensazione che l’arto stesse per esploderle dal tronco.

<..me la pagherai…puttana…>, imprecò.

Si bagnò il viso, faticando con una sola mano.
E apparve..
Il viso di Frank la fece trasalire, non appena sollevò lo sguardo.
Lo vedeva riflesso nella patina oleosa di grasso e sporcizia del piccolo specchietto rettangolare.
Aveva sempre avuto un viso irregolare, segnato dalle rughe…ma adesso…
Gesù.
Era…aveva parte del viso scarnificato e marcescente, con brandelli di carne bluastra, colma di pus al medesimo modo della ferita aperta, mentre la metà, cosiddetta "normale" era pallida e bancastra, simile a quella di un fantasma.
Non cadde per una sorta di miracolo, reggendosi appena al lavandino, evitando, con il cuore che batteva alla follia, di voltarsi e constatare che alle sue spalle non c’era niente.
NIENTE. Doveva esser così. DOVEVA.
Per un istante ridiventò la docile e calma mogliettina che per troppo tempo aveva intrappolato la pantera che il suo carattere nascondeva, e fu tentata di chiamare Fox, di chiedere aiuto.
Ma poi rammentò.
Rammentò uno dei soliti "discorsi" di Frank.
Uno di quei discorsi che avevano il potere di farla rabbrividire, di farla rimanere muta con lo sguardo assente e il corpo che tremava come scosso da una scarica elettrica.

<…quando sarò morto…allora Chaterine, allora…mi troverai…segui la strada che è stata tracciata per te…e non esitare…>

Si bagnò di nuovo il viso, immergendo il capo sotto l’acqua che gemeva da uno dei rubinetti, proprio mentre Fox spalancò la porta, vedendola.
Allora lei si voltò, il sorriso stirato e cattivo, il corpo splendido e sudato, le gambe nude coperte da un luccichio sensuale.

< …non ti hanno insegnato che si bussa, al bagno delle signore ? >

Si voltò guardandolo, e con la coda dell’occhio, osservò il bagno, la vasca scrostata alle proprie spalle.
Naturalmente non c’era nessuno.
Mulder si posizionò dietro di lei, abbracciandole i fianchi e baciandole il collo.

<…trova una persona…per me…>

Sorrise. Lo baciò decisa, intrecciando la lingua con la sua, respirando il suo respiro, sentendolo suo ogni istante di più.
Odorava di febbre.

<…se è quel tipo che mi hai mostrato…scordatelo ! Non ho la minima idea di chi cazzo sia ! >

< Probabilmente è cambiato..! A quanto mi hanno detto, l’esercito ha fatto dei test su di lui…è sfigurato in viso…affetto da una zoppia accentuata…>

Ora il terrore per la visione di prima, si mescolò al ribrezzo provocato dal ricordo di Merrick.
Chaterine, per la prima volta, si sentì sulla difensiva.
Come cavolo faceva Mulder a sapere di Merrick ?
Cosa diavolo voleva da quel disgustoso storpio che avevano contattato affinché vendesse loro…

<…io…non so di che parli…>

Lo baciò di nuovo, stordita dalla febbre.
Mulder le spostò i capelli da un lato, accarezzandole il viso.
Parlò con lentezza.

< Sembra abbia usato diversi nomi in codice…pare che la sua vera identità sia Top Secret ai più alti livelli…non mi è stato possibile trovare nulla, nemmeno nel database dell’FBI…Ma qualcuno…qualcuno ad alto livello.. Qualcuno che sa tutto sui Pretoriani…mi ha parlato di questo soldato…>

Chaterine Black si sfiorò la fronte sudata, felice d’aver catturato la sua attenzione.
Caracollò sino alla stanza, fissandosi i piedi nudi, con i capelli biondi che scendevano ricci a coprirle il viso.
Si sedette, pesantemente, sul letto, i palmi che massaggiavano le cosce carnose, lo sguardo che pendeva da Mulder.

<…che cosa sai di questo….tipo ? >

< Non potete fidarvi di quest’uomo…è un pazzo assassino…una sorta di… scheggia impazzita del sistema federale….Se vi ha fornito l’arma biologica cui vi servite…potreste aver innescato qualcosa di tremendo…superiore alla vostra…"battaglia" idealizzata…devo sapere...devo, piccola...>

Si avvicinò, sino a sentire l’odore della sua pelle sudata.
Chaterine…lo fissò, dura, gelida, appena sotto le palpebre.

< E sia ! Cazzo…sono pur sempre una fuggiasca ! Grazie alla tua puttanella, i Pretoriani non esiterebbero ad eliminarmi…avresti dovuto sapere in modo diverso...quando la nostra battaglia sarebbe stata portata a termine.. Avevamo intenzione di eliminare Merrick non appena ci avrebbe fornito l’arma...>

Mulder scosse il capo.

< Non ci riuscirete ! E’ un super soldato ! Vi farà a pezzi...>

Lei rammentò l’aspetto orrendo di Hannibal Merrick e deglutì.

<...Fox..…ho mille cose da dirti…ma sei fortunato…l’uomo che cerchi è qui a Washington….lo conosco come Merrick…>

Si mise seduta e poi in piedi, guardandolo con aria interrogativa.

< ..vuole ciò che vuoi tu...la chiave...la chiave che è riservata a te !! Ma prima...dobbiamo sapere se il mio gruppo ha terminato la sperimentazione.. se si è messo in contatto con Merrick ! >

Mulder fece un debole sorriso.
S’infilò al giacca leggera e prese le chiavi dell’auto.
Chaterine si alzò, infilandosi la maglietta ed i pantaloni, con Fox che l’aiutò delicatamente.
Fece per uscire, ma il vice-direttore federale la bloccò sulla soglia.

< I polsi…>

Scosse il capo, i capelli biondi e ricci.

< Non se né parla….adesso siamo una cosa sola, Fox...>

Mulder esitò per un istante.
Si avvicinò, sinuosa e felina, sorridendo.

<..sono tua ! E tu sei mio ! >

Lo baciò, decisa, prepotente e quando si staccò da lui, Mulder annuì infilandosi le manette nella tasca interna dei pantaloni.
Lei parlò con decisione:

<...ti chiedo solo Jordan...! Solo mia figlia ! >

La voce di Mulder fu un sussurro, deciso.
La toccò, la mano sul seno morbido, e lei annuì, eccitata e compiaciuta.

< ..non posso prometterti nulla, Chaterine...questo lo sai ! >

Lo fissò, e per l’ennesima volta, il suo sguardo vinse quello dell’agente federale.

---

Arthur Conan Doyle Club’s, Rotary street N°35
Pittsburgh, Stato della Pennsylvania,
Ore 11.05 Am, Domenica 10 Agosto
Scully sembrò solo allora prendere coscienza della realtà, quasi che fosse stata congelata in uno spazio tempo distante eppure vicinissimo.
Impugnò la pistola, estraendola con decisione dalla fondina, e tenendo le braccia tese avanti a sé, la puntò contro quell’uomo maledetto.

< Brutto…bastardo…>, disse con rabbia.

< Vedo che i suoi modi…non si sono ingentiliti, con la promozione, Dana…>

Ora la rabbia era diventata ira, con gli occhi che si accendevano di un fuoco intenso, passionale e impetuoso.

< …la smetta di chiamarmi per nome..e non mi metta alla prova ! Cristo se non fossi un’agente federale, dovrei ucciderla immediatamente…>

Lo afferrò per un braccio, spingendolo contro la parete tappezzata di seta scura, dai ricami eleganti e barocchi.

< …se mi da il tempo di spiegarle…>

< Zitto ! Stia zitto ! Non so a che pro abbia organizzato tutta questa messa in scena ridicola ma…>

Smoking Man fece uno dei soliti, indecifrabili sorrisi.

< Crede che uscirebbe viva da qui, se mi sparasse, Scully ? Possiamo sederci l’uno di fronte all’altra e parlare…? In fondo….lei non è qui per informazioni ? >

Scully lo fissò sedersi in una delle comode poltrone imbottite, facendo un delicato gesto a "Watson" che annuì, rispettoso e devoto.
Scully non si mosse di un passo.
Gli occhi erano fissi su quell’uomo maledetto, che tanto aveva segnato le loro esistenze, come in una maledizione senza fine.

< Non si sente ridicola, in quella posa da G-Men ? Posi l’arma…e si sieda… gradisce dello Cherry ? >

Armò l’otturatore, mente le mani serravano il calcio liscio e comodo.

< Se mi uccide….condannerà Mulder e se stessa alla distruzione ! Oltretutto non ho paura di questa sua…minaccia e non perché la consideri incapace di metterla in pratica….So che non avrebbe alcuna paura nel eliminarmi.. Ma io sono già morto…da tempo…>

< E’ accaduto troppe volte ! per troppe volte si è preso gioco di me e di Fox… ci ha ingannati con scuse assurde e ragionamenti complessi e senza senso.. Dopo quel che ha fatto a Mulder e a me…merita solo…>

Smoking Man si versò un bicchiere di Cherry, denso e ambrato, facendo il medesimo gesto, colmando così un bicchiere piccolo, sistemato di fronte al proprio.

<..posso offrirle l’informazione…più ambita…circa il mio conto…>

Fece un cenno delicato, inteso a mostrare che intendeva togliersi qualcosa dalla tasca interna della giacca, e Scully annuì, tremando.
Era un tremore doloroso, innescato dalla rabbia, dall’istinto che le ordinava di far fuoco, subito, senza pensare..
Ma doveva…era vitale che lo reprimesse…
Gettò, fra i due bicchieri di liquore, un piccolo biglietto ripiegato su se stesso.

<…sarebbe ? >, smozzicò Dana.

Assaporò un goccio di Cherry, per poi cercare una sigaretta nel taschino.

< …sa…è la sola cosa di Holmes che non mi riesce di emulare: fumare la pipa ! >

Scully prese il biglietto, poi con una manata decisa, rovesciò il bicchiere sul tappeto persiano che con la sua forma circolare, occupava quasi tutta la stanza.

<…che cos’è ? Me lo dica subito ! >, disse decisa.

<..il mio nome…! >, buttò lì lui, con noncuranza.

Per un istante ancora, Dana fu vinta dalla sorpresa.
Parve irrigidirsi e tremare un poco, come se la potenza di quella rivelazione l’avesse scossa al punto da impedirle un razionalizzare logico.
Poi scosse appena il capo.

<…no..no..No! E’ un’altra delle sue bugie…delle sue..menzogne… ci ha messo apposta in questo gioco…sin da quando contattò Mulder…>

< E’ vero….ma lo feci per permettervi di smascherare ciò che si cela dietro ai Pretoriani….è vitale che impariate a fidarvi di me…Ho pensato di parlare con lei, perché…immaginavo quale sarebbe stata la reazione di Mulder, se mi avesse incontrato ! >

Serrò di nuovo l’arma, alzandola a pochi centimetri da quel viso scavato nelle rughe, nel momento esatto in cui lui si accese la Morley.

< Fiducia ? Lei non ha nemmeno il diritto al nostro disprezzo…e vuole la nostra fiducia…? Che vada al diavolo !! >

Gettò uno sguardo attorno, all’elegante arredo della stanza in stile vittoriano, e s’inumidì appena le labbra.

< Si alzi ! Verrà con me ! >

Smoking Man sorrise.

<…..non vado da nessuna parte…e lei mi ascolterà…..>

Aspirò una boccata di fumo, rigettandolo fuori con lentezza.
Scully teneva sotto osservazione anche il misterioso complice di Smoking Man, ma questo era semplicemente intento a fissare il delicato movimento dell’orologio sistemato sopra il caminetto, perfettamente sincronizzato con quello a pendola, al centro della sala.

<…eravate delle pedine, lei e Mulder ! Pedine di un giuoco immensamente superiore alle vostre abilitò, alle vostre più lontane conoscenze…>

Una smorfia di soddisfazione si dipinse sul viso di Scully.

< Ma siamo riusciti a distruggerlo, quel vostro gioco maledetto ! >

< Avete scalato le vette di quella magistrale partita a scacchi, ergendovi alla fine, nel ruolo dei pezzi più importanti…Ma non avete fermato la partita… essa prosegue…e presto si metterà in moto per cercare di distruggervi ! >

Dana rimase immobile, con la pistola serrata nella mano, il biglietto nell’altra.

<…vede questa…ricostruzione ? Essa mi è costata anni di ricerca e di spese, per ricreare un ambiente identico a quello che sempre ho immaginato nei libri di Conan Doyle…Ogni oggetto al posto esatto, nei minimi particolari…>

Il biglietto frusciava nelle dita di Scully, divenendo, ad ogni istante, sempre più carico di importanza, quasi possedesse un sorta di alone magnetico, irresistibile.

< Se lei…asportasse uno solo di questi oggetti, dalla pipa all’orologio, tutto l’ambiente, la stanza, né sarebbe depredata, perderebbe di valore… Mi capisce ? >

Non pensare a quel biglietto, Dana. E’ solo un’illusione, una delle sue solite bugie..

< Mi dica che cosa vuole da noi e subito ! Altrimenti…le distruggo questa… stanza dei balocchi pezzo per pezzo ! >

Spense la sigaretta e la guardò.
Fu uno sguardo diverso, doloroso, che in Smoking Man, Dana non aveva mai colto.

<…voi avete cambiato quel gioco, avete modificato uno scenario doloroso, crudele forse…ma perfetto…>

Lei deglutì, accendendosi di rabbia.

<..gioco…? Lo chiama gioco ? Avete ucciso chissà quante persone, distrutto le nostre vite….ucciso i nostri genitori…per il vostro lurido divertimento ? E’ questo ciò che cerca di dirmi ? >

La voce era tremante, scossa dall’odio, un odio che Dana non si riteneva capace di provare.

< Avevamo il dovere di proteggere interessi che lei e Fox non eravate e non siete in grado nemmeno di comprendere ! Avevamo ereditato un mondo distrutto da gestire, e lo abbiamo fatto ! Le dico questo non perché m’illuda che lei possa capirmi…ma perché lo scenario è mutato…ed io non faccio più parte di questa scacchiera ! >

Aprì appena il biglietto, senza leggerlo.

< Aspetti ! Mi ascolti sino in fondo…ho fornito a Fox Mulder gli elementi adatti perché possa risolvere questo caso…Ma nonostante la straordinaria abilità che possiede, ha bisogno della sua logica analitica, per arrivare sino in fondo… Sa che cos’è l’I.C.M ? >

Scully lo fissò, mentre l’odio era diventato adesso una sorta di curiosità morbosa, sadica quasi, che reprimeva a fatica.

<…ho delle informazioni, ma non del tutto…>

< Posso dirle che dopo la guerra nel Vietnam, avevamo addosso l’opinione pubblica…Non potevamo permetterci una nuova sconfitta….Parlo di noi come nazione, Dana…Gli Stati Uniti erano in crisi di credibilità ed andava tutto sistemato, nel caso si aprisse un nuovo conflitto…Compromettere la nostra leadership mondiale, significava mettere a rischio lo stesso "Progetto" ! >

Scosse la testa, disgustata.

< "Progetto"…pare che non le interessi altro…>

Smoking Man socchiuse le palpebre, sentendosi annegare in un’apatia assoluta.

<..per tutta la mia vita è stato così….ma ora…ora ho solo interesse a salvare mio figlio e…lei, Dana…Aiutandovi a fronteggiare un nemico ancora più nascosto e subdolo…>

Si avvicinò, afferrandolo per la giacca, sfiorando il suo viso con il proprio, contrito dalla rabbia.

< Mi dia le informazioni che dice…! E deciderò se crederle o meno ! E guardi che lo faccio solo perché temo per l’incolumità di Mulder…!!! Non perché possa, in qualche modo, fidarmi di lei ! >

Fece un nuovo cenno al distinto collaboratore di prima, che con un delicato inchino, salutò Scully, uscendo dalla stanza.

< ..le porterà il file…! La direttiva è andata avanti per più di trent’anni… Ha elaborato armi chimiche e batteriologice, virus e infezioni mortali, per costruire l’esercito più potente del mondo ! >

Si riaccese la Morley, guardandola in viso: bella, decisa, sensuale e ferma…

< …August Kendall, il capo dei Pretoriani, il loro mentore, era uno di quei soldati… ha collaborato con noi per anni, senza nemmeno rendersi conto del senso di ciò che stava occultando…L’errore…fu quello di renderlo partecipe del più vasto dei segreti…ci fidammo troppo ! E ora rischiamo di pagarne tutti le conseguenze !>

Il fumo si alzò pigro, e Dana si scostò il ricciolo ribelle dietro l’orecchio destro.

< Intende…dire…che Kendall costituì i Pretoriani…perché fu messo a conoscenza dell’esistenza di forme di vita aliene ? >

Smoking Man serrò con decisione il pungo, sbattendolo contro il bracciolo.

< Perché comprese che collaboravamo con loro ! Con gli alieni ! Fu troppo per lui !>

Si alzò.
Lo vedeva bene, adesso.
Alto quasi come Mulder, Smoking Man dava l’idea di covare dentro di se un peso immenso, che opprimeva la sua anima, senza permettergli di respirare.
Fu una sensazione nitida, che Scully avvertì immediatamente.

< Con le conoscenze che possedeva, Kendall ebbe la possibilità di costruire un gruppo para-militare d’estrema destra ! Inizialmente fu limitato dal denaro e dal ridotto numero di obiettivi strategici che poteva conseguire…sapevamo ogni cosa del gruppo terroristico ! La CIA stessa, copriva le operazioni più dirette, come la fornitura dell’esplosivo che permise l’attentato di Oklahoma City…>

< La CIA…era in combutta con quei terroristi ? Sta scherzando ? >

Scosse appena il capo.

< La CIA fa quello che gli viene ordinato di fare…come la maggior parte degli agenti federali e dell’ATF….tranne per lei e Fox ! >

Scully si sentì afflosciare le braccia.
La pistola le penzolava dalle mani, quasi che fosse diventata un oggetto inutile, in quella stanza sospesa nel tempo.

<…Willmore…è coinvolto ? >

< Non ho modo di sapere di agenti nuovi, Dana ! Come le ho detto, sono fuori dai giochi, ora ! Posso solo dirle che Kendall, poco prima di esser catturato dai nostri uomini, scoprì la creazione…e che intendeva sfruttarla per la causa dei Pretoriani ! >

Le gambe la tremavano…se…se con la propria convinzione, avesse in qualche modo messo Fox in pericolo ? Non sarebbe mai stata in grado di perdonarselo.

<...la creazione ? Parla...di...cosa ? Di un’arma ? >

< Del feto alieno che lei stessa ha avuto fra le mani ! Il punto di partenza per elaborare ogni tassello della congiura ! E per creare il mostro chiamato Merrick ! >

<…sarebbe….che cosa...gli avete fatto ? >

< Elemento J è un uomo…o possiamo definirlo…un super uomo ! Un super soldato, il cui corpo è stato manipolato dall’ingegneria genetica del DNA alieno…Il suo vero nome era Hannibal Josuha Merrick…Tenente Colonnello dei berretti verdi…Nel 1990, penetrò praticamente da solo nel bunker di Saddam, viste le sue…capacità….>

< Capacità….? >, smozzicò Scully, con il viso contrito dallo stupore.

< …è il prototipo del soldato perfetto. Le cellule dell’epidermide di Merrick, sono mutagene, capaci cioè di adattarsi alle condizioni di luce e di colore dell’ambiente nel quale sì trovano…In parole povere, abbiamo modificato la pelle del Tenente Colonnello Merrick, trasformandolo in una sorta di…  camaleonte umano ! >

<…è pazzesco…! Impossibile ! >, commentò a voce alta.

< Ha imparato che sono poche le cose impossibili, Dana ! Oltretutto, è stata anche modificata la sua forza fisica..era un successo… sino a quel che accadde nel 1999….>

Scully si strinse le mani, mentre un’ombra di sudore le imperlava la fronte.

<…Testammo definitivamente il virus denominato "ICE"…Era ancora un prototipo in fase sperimentale, che non sarebbe mai dovuto uscire da Fort Marlene. I rischi erano ancora troppo elevati e i risultati ancora precari.. Oltretutto si stava avvicinando la data dell’invasione, ed i progetti più costosi, dovettero seguire un drastico ridimensionamento! >

< Compreso Hannibal Merrick ! >, fece Scully, disgustata.

Smoking Man annuì.

< Che cosa gli avete fatto ? >

< Per mantenere la coesione cellulare della pelle mutagena di Merrick, era necessario iniettargli, mensilmente, un composto chiamato ICM…Un insieme di DNA alieno e di cellule prodotte in laboratorio, con un enzima fortemente cicatrizzante, in grado di ricomporre i danni cellulari che subiva. Merrick, aveva manifestato una forte forma di alienazione e di depressione, verso la fine dell’inverno del 99…Tutte queste ragioni, ci imposero di tagliare la voce "elemento J" dalle spese di bilancio ! >

Aspirò con la solita calma camaleontica, indecifrabile.

< Non la prese bene ! Sapeva, data la sua posizione all’interno della struttura di difesa, di aver vita breve, così…Nel giro di pochi mesi, i composti alternativi che gli praticammo, persero effetto…Merrick subì un’irreversibile devastazione cellulare, che lo minò nel fisico…e nella psiche ! Fuggì dall’ospedale nel quale era in cura nella primavera del 2000…credemmo che sarebbe morto in breve tempo e del resto, era difficile individuarlo…Invece non è stato così ! >

Aprì una busta gialla, posandola sul tavolino basso, accanto al bicchiere di Cherry.
Ora Dana desiderava berne una sorsata.
Il cuore le batteva fortissimo e un senso di nausea le trapassava lo stomaco.
La foto…quell’individuo era…orrendo.

< Sono immagini scattate durante un furto, avvenuto nelle riserve biologiche del nostro esercito, Dana ! Ufficialmente esse non esistono, in realtà…sono situate a Pine Bluff, nell’Arkansas…dieci militari addetti alla sorveglianza, sono stati uccisi….nessuno sembrava aver visto nulla di insolito, e i sistemi di sicurezza non sono entrati in azione ! Se Merrick non avesse voluto, non avremmo avuto nemmeno una sua immagine ! Può indovinare che cos’ha rubato….>

< Parla del virus…quell’ICE che…adesso i Pretoriani stanno usando ! >

Annuì di nuovo.
Scully esaminò, attenta, la foto presa dal satellite.

< Cosa…può averlo ridotto così ? >

Il suo essere medico, era affascinato dallo stato di devastazione cellulare di Merrick.

< L’adesione cellulare dei suoi tessuti è sul punto di dissolversi…sta perdendo i coesione epidermica e dei tessuti...i tendini si sfilacciano...>

< Sopporterà un dolore tremendo…>, mormorò leggermente sconvolta.

< Crediamo che…intenda vendicarsi di chi lo ha usato come strumento per la ricerca..Merrick è enormemente pericoloso, è totalmente pazzo e privo di qualsiasi scrupolo morale…Ho ragione di credere che intenda venire in possesso del mattone principale...di quel feto alieno cui baratterebbe espatrio e cure all’estero, probabilmente nell’ex URSS.. Spero di avervi dato gli elementi adatti affinché lo fermiate ! >

Un sorriso sarcastico si disegnò sulle labbra di Dana.

< Non avrà la pretesa di farci lavorare per lei…Sarebbe troppo anche per un verme qual è..! >

Smoking Man spense la sigaretta.

< Non vi avrei dato questi elementi, se non mi…attendessi un buon lavoro ! >

Scully gettò il file a terra, dirigendosi decisa verso la porta.

< Dove intende andare, Dana ! >

< Le ho già detto di non chiamarmi per nome, brutto figlio di puttana ! Crede davvero che io e Mulder ci abbasseremmo a perpretare i suoi scopi ? Può marcire in una bara, per quel che mi riguarda ! >

Smoking Man sorrise, debolmente.

< Può darsi….ma credo si renderà conto del pericolo che i Pretoriani e Merrick costituiscono per decine..centinaia di innocenti ! Intende…lasciarli morire… pur disponendo dei mezzi per fermarli ? >

Scully s’irrigidì.
Davvero l’odio l’aveva accecata a tal punto ?
Deglutì e per un tempo infinito, non ebbe la forza di dire nulla.
Poi prese fiato e scandì:

< …e sia ! Ma intendo agire nella completa autonomia ! Mi renderà disponibili tutti i dati sull’ICM…su i Pretoriani…>

< Questo è fuori discussione ! Non avrà modo di vedermi per parecchio tempo, Dana ! Sto rischiando molto, collaborando con lei e Mulder…>

La superò, fermandosi alla soglia.

<…in quel file c’è tutto ciò che ho potuto sapere sul progetto ICM…le consiglio ancora una volta …discrezione ! Non si fidi di nessuno ! >

Un debole brivido tagliò le spalle di Scully.
Smoking Man le tese la mano, e per un istante fu tentata di colpirlo con la pistola.

< Il biglietto….me lo renda….diciamo…che è il mio passaporto per poterle credere..>

Si rigirò il biglietto fra le mani, scossa dal dubbio.

< Le consiglio….di non leggere quel nome, Dana…ciò che scoprirebbe…potrebbe non piacerle per nulla…>

Lasciò in sospeso quella frase sibillina, che ebbe però il suo effetto.
Scully lasciò cadere il biglietto a terra e si diresse, fissando il pavimento, verso la finestra.
Scostò le tende in velluto, spalancandosi così la parziale visione della strada.
La macchina di Willmore…con il motore acceso.
Udì la porta chiudersi alle proprie spalle…

<..sii prudente…Fox…>, sussurrò.

***

CAPITOLO VENTICINQUE

 

Ceewack Street 25 road, Washington,
Ore 03.49 Am Domenica 10 Agosto 2003
L’auto si accostò sul lato destro della strada.
Mulder fissò Chaterine Black con espressione neutra, mentre lei si stiracchiava mollemente sul sedile della Nissan.
Era ancora carica di un fascino erotico, prepotente.
Sembrava appena distesa dopo l’orgasmo, i sensi rallentati, il corpo caldo e femminile.
Ma in realtà Chaterine soffriva.
La spalla doleva, e le fitte andavano aumentando.
Ma lei le ignorava.

<..è qui ? >, chiese Fox con un filo di voce.

Il caldo aveva minato la sua resistenza, fiaccandolo dal sonno.
Si era anche alzato un vento teso, carico di umidità soffocante e malsana, che trasformava l’abitacolo dell’automobile, in un forno.
Era notte fonda, ma faceva caldo come nel primo pomeriggio.

<…l’ultima volta che lo abbiamo seguito, si…>

Il luccicare del sudore sulla pelle di lei, era un forte messaggio erotico, aumentato dai respiri sommessi della sua febbre.
Era irresistibile, adesso.
Ma anche debole, malata.
Fox sapeva che Chaterine si stava aggravando.
La ferita alla spalla dava l’idea di essersi gonfiata e non occorreva essere Scully, per capire che si stava infettando.
Ma doveva trovare Merrick e subito.

< …Ok…resta buona qui…vado a controllare…>

< Non se ne parla ! Mi porti con te…Fox ! >

Scosse il capo.

< Chaterine…è pericoloso ! Se Merrick è la metà di quel che penso…>

Chaterine agli afferrò la nuca, e lo strattonò a se.

< Non mi lasci qui ! Tu non sei il solito agente federale…e poi...ci sono ancora delle cose...fra noi...cose che faremo...insieme...>

Appoggiò, forse involontariamente, il proprio seno florido, accanto al viso di Fox, che si scostò a fatica.

< Stai male…>

< Per nulla ! Cazzo….voglio salire con te..!! >

La loro discussione fu interrotta da una volante della polizia.
Sfrecciò a tutta velocità nel viale, sino a sterzare presso il palazzo nel quale Merrick abitava.

< Pare sia accaduto qualcosa…>, sibilò lei.

< E sia…Chaterine…stammi vicino…e fai quello che ti dico….>

Lei annuì.
Barcollò appena fuori della vettura, prendendo un respiro roco, per nulla rinfrescante.
Mulder camminava accanto a lei, passo dopo passo.
Chaterine parve sentirsi meglio, dopo qualche metro, man mano che si avvicinavano alla tana di Merrick.
Ma, appena svoltarono l’angolo, arrivando così alla facciata della vecchia casa in mattoni rossi e dalle finestre piccole, simili ad occhi socchiusi, il disgusto di impadronì di nuovo di lei.
L’odore…l’odore di Merrick era dappertutto.
Odore di decomposizione, di morte…
Salirono i primi gradini, superando un nastro giallo, con la scritta " CRIMINE ZONE
LINE DO NOT CROSS" e Mulder mostrò il distintivo ad un grasso poliziotto che stava scribacchiava senza tregua.

< ..vice-direttore dell’FBI ? Caspita ! Lei ? >

Indicò Chaterine, sudata e pallida.

< Una mia…collega…>

< ...vero…>, smozzicò lei.

< Siete qui per Merrick ? >

< Sinceramente, vice-direttore Mulder, è stato commesso un delitto…appartamento numero cinque…>

Chaterine annuì.
Sentiva i capelli bagnati fradici, una massa appiccicosa, sudata, ma adesso era anche peggio.
Adesso sentiva che il puzzo di Merrick le impregnava i capelli, la pelle, s’insinuava dentro di lei..
Avrebbe vomitato, se non si fosse contenuta con tutte le forze.
Salirono le scale, luride e scricchiolanti, colme di gente curiosa ed assonnata, dai visi anonimi e deformati dal sonno.
Man mano che procedevano verso l’appartamento, l’odore di faceva insopportabile.

< Gesù…>, fece Mulder.

Chaterine si strinse a lui.

< Era…era lo stesso odore che aveva addosso, Fox…odore di pelle morta ! >

Mulder annuì.
Sentiva la stessa cosa.
Il corridoio era stipato sino all’inverosimile.
Decine di agenti, fotografi free-lance, e vicini, fra cui il vecchio Brahms, con le lacrime agli occhi.
Ripeteva, inebetito, una sola frase:

<..Dio mio…Dio mio…perché…>

Mulder si accostò al vecchio, tenendo Chaterine sott’occhio.

< Sono un vice-direttore federale…cosa è successo ? >

Brahms sollevò gli occhi gialli…stanchi e coperti da un debole velo di cataratta.

< …hanno ucciso la signora Hodeker….è stato lui..quella specie di… mostro…>

Gli occhi azzurri di Chaterine si spostavano sulle pistole degli agenti, sui visi rincretiniti dei vicini, mentre il contatto della maglietta sudata sulla pelle, le procurava fastidio.
Improvviso, un conato di vomito la colse, facendola appoggiare alla parete con la mano sana.

< Chaterine ? >, smozzicò Mulder.

Lei stava rigettando anche l’anima. Era zuppa di sudore.
Chiarissima, le apparve l’immagine di Jordan e capì…
Capì che non l’avrebbe mai più rivista.
Fox le accarezzò le spalle, sorreggendola.
Per un istante, una frazione di secondo, il suo sguardo fu rapito dall’angolo oscuro che segnava il confine fra la fine del corridoio e l’ignoto che si celava al di là, appena lontano dalla luce di una plafoniera.
Poi Chaterine fece un debole cenno d’assenso e si rimise in piedi.

< …è l’odore che c’è qui dentro…>, ansimò.

< Nell’appartamento sarà peggio…te la senti di…? >

Annuì.
Fox entrò per primo, aprendo la porta socchiusa.
Il monolocale sembrava compresso fra le pareti e le persone, che lo affollavano.
Solo una volta, nella sua vita, Mulder era stato in un posto similare a quello: la tana di Tooms.
Ecco…solo allora aveva percepito in modo così distinto il sentore di morte.
Le pareti erano ingiallite, in modo disgustoso, colme di muffa e di intonaco scrostato.
Un grosso ratto saettò dietro la poltrona, facendo esclamare ad un agente:

< Cazzo…sembra una discarica ! >

Non era una discarica…era un obitorio, di quelli piccoli, con le salme sistemate in modo ordinato ma dalla temperatura un poco alta, che faceva sì che la salma si decomponesse un poco, diffondendo il caratteristico, opprimente, odore che tante volte abbiamo sentito in un’impresa di pompe funebri.
C’erano bende colme di pus dappertutto, tanto che anche Fox fu colto da un senso di nausea insopportabile.
Sfiorò, dopo essersi fatto prestare i guanti in lattice da un agente della scientifica di Washington, un lembo di carne e pelle, presumibilmente staccatosi da Merrick.
Il cappotto nero ed il cappellone, erano stati gettati sul divano.

<…in bagno ? >, chiese Fox, rivolto al tenente che conduceva l’indagine, un Irlandese di nome Stewart.

Si girò verso Chaterine.

< Resta qui…Chaterine…posso fidarmi di te ? Lasciarti sola per qualche minuto ? >

Lei si appoggiò alla parete, annuendo.

<…vedi di non metterci tanto…sto soffocando qua dentro…>

Il suo tono fu infantile, quasi.
Mulder le sfiorò i capelli, dandole un bacio sulle labbra.
La vide sorridere a fatica, quasi per compiacerlo.
Aprì la porta del bagno e quel che vide, fu uno spettacolo assolutamente orrendo.
Il corpo scuoiato della povera Hodeker è annegato nel proprio sangue.
Merrick ha compiuto un lavoro ben fatto, visto che ha reciso brani d’epidermide in modo sistematico, facendola soffrire come una bestia, ma non arrivando mai ad ucciderla.
Il referto del coroner, dirà che è morta per un arresto cardiaco, dovuto al dolore o al soffocamento, dopo quasi tre ore di un incubo orripilante, impossibile a descriversi.

< ..Dio mio…>, smozzicò Mulder.

I topi e le mosche, hanno fatto il loro buon lavoro, in quasi tre giorni.
Mulder osservò due lattine di birra ai lati della vasca e subito, l’immagine orrenda di Merrick che si gustava lo spettacolo sorbendo della Bud, si disegnò nitido.
Uscì con sollievo dalla stanza da bagno, dirigendosi verso Chaterine, che stava appoggiata alla finestra, aperta.
Lo fissò.

< Che c’è di là ? >, chiese, infantilmente.

Mulder evitò qualsiasi risposta.
Chaterine serrò al sua mano in quella del vice-direttore federale, tremando.
Per la prima volta da tanto tempo, si sentiva totalmente indifesa.

<...coraggio...fatti forza...>, le disse.

Lei annuì, era forte, lo era sempre stata. Ora più che mai.
Fox si accovacciò accanto ad un cumulo di riviste e giornali, appunti e foglietti, scritti da Merrick con una calligrafia che faceva pensare ad un deliro folle.

<..cosa cerchi ? >

< Di là, ci sono delle confezioni di hamburger e delle birre appena aperte… è chiaro che Merrick abitava ancora qui, quando la polizia ha fatto irruzione… Se custodiva dei codici o degli elementi per arrivare dove custodisce il virus…. Si trovano ancora qui….>

Lei si sfiorò i capelli.

< Sempre che non abbia imparato tutto a memoria…>

Mulder mise da parte cinque foglietti e un paio di riviste scarabocchiate.
Chaterine si accucciò accanto a lui, cercando fra i giornali.

< C’è quello di oggi ? >

Mulder si alzò, porgendole una copia del Washington Post sistemata in un angolo della scrivania.
Era ingiallita sui lati, nei punti in cui le dita decomposte di Hannibal avevano toccato la carta.
Chaterine vinse il ribrezzo e prese a sfogliare il quotidiano.

< Ci sono dei numeri qui…sembra una targa…>, mormorò Fox.

< Ecco qui…>

Chaterine fece scorrere le dita su un annuncio, segnandone uno con le unghie.

< E’ il nostro sistema di comunicazione…leggi qui: " Adesso siamo apposto ! L’amico è nel freezer ! Dodici meno un quarto ! Fra 48 ore ti farai una bella granatina ! " >

Mulder si sfiorò il labbro.

< Sarebbe ? >

Chaterine esitò per un istante.
Il desiderio di vedere sua figlia cresceva istante dopo istante, ma si sentiva ugualmente una traditrice.

< Agiranno fra due giorni ! Non ho idea di dove ! …Merrick voleva un favore da noi, in cambio del virus che era disposto a darci.. Ho sempre pensato fosse del denaro…ma leggendo qui, pare che voglia quel che vuoi anche tu...il codice...e quello che ho visto anch’io...La verità ! >

< Maledizione..>, sussurrò Fox.

Lei si strinse a lui.

<..trovato..qualcosa di interessante ? >

< E’ troppo vago..sono numeri di telefono…ma dal tipo di prefisso si tratta di cabine telefoniche, penso sia dove ha contattato voi Pretoriani…è chiaro che Merrick agisce da solo…l’unico elemento che stona è questo…è il numero di immatricolazione di una targa di Washington…E’ piuttosto vecchia..forse…>

Uscì dall’appartamento, portandosi dietro Chaterine.
Arrivò sino alla fine del corridoio, accanto al vecchio Brahms.

< Mi scusi… forse la signora Hodeker possedeva un’automobile ? >

Il vecchio lo fissò di nuovo, annuendo appena.

< Si…una vecchia station vagon…una Taurus del 1985….>

Mulder chiamò a gran voce il tenente addetto alle indagini.

Il poliziotto stava nel corridoio, accanto al punto in cui il buio si fondeva alla luce giallognola della plafoniera.

<..si ? >, rispose annoiato.

< Tenente Dave…voglio che faccia cercare da tutta la polizia di Washington una Ford Taurus dell’85…station vagon…numero di targa CJ2747HO… Ritengo che contenga elementi base per la fabbricazione di un potente virus mortale, che ha già ucciso diverse persone ! >

< Scherza ? >, rispose il poliziotto, annotando con grafia nervosa il numero di targa sul taccuino.

< Affatto ! L’uomo che occupava quest’appartamento, è probabilmente un pericoloso fiancheggiatore di un gruppo terroristico di estrema destra… Si tratta di uno psicopatico assassino…dotato di grande forza fisica… probabilmente sfigurato…se i suoi uomini lo incrociassero, usino la massima prudenza nel gestire la situazione ! Una volta trovata l’auto, non aprano alcuna portiera, né alcun oggetto o involucro….solo persone con tute anticontaminazione possono avvicinarsi…Mi ha capito ? >

Il tenente esitò per un istante, per poi annuire.
Fox si voltò verso Chaterine, afferrandola delicatamente per un fianco.

< Andiamo…>

< Dove ? >

Mulder abbassò appena gli occhi.
Un senso di colpa s’impadronì di lui, sapendo come avrebbe reagito Scully, se l’avesse sentito.

<…voglio che mi mostri…quello che hanno mostrato a te…Ciò che Kendall ha scoperto…E’…è vitale per me…>

Chaterine annuì.
Sentiva che Fox era inevitabilmente scivolato verso di lei…lo sentiva in pugno, ad ogni istante che passava.

< Non…sarà una cosa facile….nelle mie condizioni…>

Mulder le strinse la mano.

< Chaterine…devo sapere…! E’ una sorta di…percorso spirituale… che sento di dover adempiere…>

Chaterine Black sorrise.

< Sapevo che avresti reagito così…è il tuo destino, Fox ! Andiamo….devo contattare qualcuno, qui a Washington....il referente di Kendall...lui aveva una delle chiavi per mostrarti ciò che vuoi vedere ! >

…L’annuncio è stato pubblicato nel pomeriggio….di ieri…quindi…l’attentato sarà presumibilmente nel pomeriggio del giorno 11…una data che non credo sia casuale…pensò Mulder.

Aveva poco meno di due giorni…per vedere ciò che doveva vedere ed avvisare Scully.
Pochi…troppo pochi…ma era vitale per lui…
Non avrebbe potuto più vivere…se non si fosse reso conto…di ciò che…
Si allontanarono l’uno accanto all’altra, voltando le spalle al punto oscuro del corridoio, appena dietro la luce fastidiosa.
Nel punto meno visibile, a poco meno di un metro da loro, si disegnò un sorriso dai denti ingialliti e cadenti, debole come lo squittio di un topo.

<…Chaterine…Chaterine….allora non sei così lontana da me...>, sussurrò Merrick.

***

CAPITOLO VENTISEI

 

Jefferson Motel, Washington DC,Ore 11.29 Am Domenica 10 Agosto 2003

Chaterine terminò di scrivere con lentezza, facendo scorrere la punta della biro sul foglio di carta, senza staccare lo sguardo da Mulder.
Ogni istante che passava accanto a lui, le faceva capire quale attrazione potesse provare Dana per quell’uomo.
Fox era appoggiato alla parete, lo sguardo fisso nel vuoto, con i pensieri confusi.
Una parte di lui, quella legata al proprio dovere di agente federale, gli urlava di correre alla sede dell’FBI e di fornire tutte le prove che aveva su Merrick, su quell’esplosivo.
Come profiler di prim’ordine, Mulder aveva anche capito dove intendesse colpire Merrick. N’era sicuro al cento per cento.
Ma…ma c’era quella maledetta fitta. Quella sorta di crampo al centro dello stomaco, che s’ingigantiva come…
Cosa potevano aver visto, Chaterine, Kendall…di così….assoluto ?
Perché Chaterine si rifiutava anche solo di accennarne ?
Doveva saperlo. DOVEVA.

< ..ecco…porta questo agli annunci di qualche quotidiano…ti risponderanno appena lo leggeranno…ho lasciato il numero di questo motel…>

Mulder prese il foglio di carta, e si tolse dalla tasca le solite manette.

< ..ancora ? Fox…credevo che…>

< Non devi credere niente ! Non verrai con me e non ti lascerò sola e libera qui…! >

Lei sorrise.

< Cos’è ? Non ti fidi ? >

Lui scosse il capo.

< No...hai tutto da perdere, lo so...ma so anche che potresti nascondermi delle cose che ignoro...e che se fuggissi, non avrei più modo di scoprire... Mi spiace…spero…spero che questa sorta di commedia…serva a qualcosa… Che ciò che c’è stato...sia stato bello per tutti e due..e che tu non mi stia prendendo in giro...ma fino a quando non ne sarò certo... ti tratterò come una prigioniera...>

Chaterine sibilò:

< Puoi far finta che non sia accaduto niente...ma non è così...ti piaccio e  tu piaci a me ! Ed ora vai ! Se vuoi davvero che ti mostri il santo Graal, vedi di alzare le chiappe...! >

Porse i polsi, e Fox le ammanettò la mano sinistra, facendola scendere dal letto e ancorando il bracciale al termosifone.

< Non ci metterò molto…>, disse, quasi scusandosi.

Lei alzò le spalle.
Ed una fitta atroce le trafisse la spalla.
Una lacrima le rigò il visino, e Chaterine si rilassò, non appena il dolore andava calando.
La stanza era calda, appiccicosa, ma ugualmente il torpore la colse.
Per ora si sentiva al sicuro. Merrick era chissà dove, i Pretoriani erano in azione e di certo non avrebbero badato a lei.
E comunque Kendall sarebbe stato contento: stava portando Mulder a scoprire la rivelazione..
Gesù....nemmeno lei stessa, ora, ci credeva del tutto !
Eppure era così !
Si addormentò placidamente.
Era domenica mattina...tutto era calmo.
Presto Fox sarebbe tornato e si sarebbe disteso accanto a lei.

***

CAPITOLO VENTISETTE

 

Pittsburgh, Stato della Pennsylvania, Ore 12.25 Pm, Domenica 10 Agosto

Willmore aveva messo in moto, guardandola.
Scully era tornata con un documento fra le mani, pieno fitto di cifre e parole.
Il tragitto dal club alla sede dell’FBI si era svolto sotto una cappa d’afa terrificante, con lei che fissava fuori dal finestrino, senza dire una parola.
Craig svicolò fra due auto, gettandole occhiate interlocutorie.
Alla fine, proprio prima di arrivare alla sede dell’FBI della città, sbottò:

<...credo che tutto questo abbia superato ogni limite, Scully ! >

Lei lo fissò, senza espressione.

< Cosa intende dire ? >

< Ho passato una mattina a scarrozzarla in giro per Pittsburgh, e lei non si degna nemmeno di dirmi cosa ha trovato ! Sarò un semplice agente dell’ATF, ma non un cretino ! >

Scully si fissò le gambe, sudate.

< Mi scusi...lei ha le sue ragioni, ma si renda conto che...ho contattato persone riservate, che non amano altri interlocutori ! E la traccia che speravo di avere è troppo vaga, perché si possa risalire a ciò che ci interessa: l’obiettivo dei terroristi ! >

Willmore fermò l’auto, accostando sulla destra.

<...se permette, è una cosa che dobbiamo decidere in due, vice-direttore ! >

Gli occhi di Scully si accesero di una splendida luce di sfida.

< No ! Lo decido io sola ! E questo è tutto, Willmore ! Ora non mi faccia perdere altro tempo e mi riaccompagni all’FBI ! Avremo molte analisi da fare ! >

Lui picchiò il pugno sul volante.

<..se non la ritenessi geniale....>

Mise in moto.

<...oltre che la donna più sexy che abbia mai conosciuto, Dana....>

Lo fissò, stupita.
Il complimento, improvviso, l’aveva colta di sorpresa.
Fissò fuori, il palazzone dalle pareti di vetro, il brulicare di uomini e donne che come formiche entravano ed uscivano..

<...grazie..per il complimento...Craig...>

Lui non disse più nulla.

***

Non appena salirono le scale, superando l’entrata di servizio, si trovarono di fronte
Jodie Newmann, a gambe larghe.
Abbozzò un sorriso di soddisfazione.
Il capo sezione della CIA fece un cenno deciso a Scully, che si appartò con lei.

<...dov’è stata ? >

< A reperire informazioni ! Non mi sembra il caso di riferirle ogni mio spostamento, le pare ? >

Lei sorrise. Un sorriso che turbò Scully.
Sembrava avere un asso nella manica e certo quella donna non lo avrebbe gettato a caso.
I suoi occhi azzurri, dietro le lenti quasi a specchio, brillarono di soddisfazione.

< La nostra guerra può attendere ! Abbiamo fatto bingo, Scully ! >

Lei alzò le spalle.

< Che intende dire ? >

< Le sostanze coincidono...erano presenti anche nel ginger hall che stava bevendo nel motel...il cristallo è senza dubbio la causa delle morti...e c’è dell’altro.. In base alle sue richieste, abbiamo ristretto il campo di ricerca su aziende che sapevamo essere in contatto con I Pretoriani...gruppi che fornivano aiuti ed assistenza...ma non sapendo bene cosa cercare, non avevamo mai focalizzato le indagini sulle forniture di ghiaccio, ammoniaca liquida, CO2 e via discorrendo...>

< Avete...>

Annuì.
Le mostrò un documento, appena stampato.

< E’ un indirizzo di Pittsburgh ! Si tratta di una ditta che smercia azoto liquido per apparecchiature industriali...è nel mirino perché sappiamo fornitrice di certi apparecchi per Rob Yumakjck...apparentemente gli apparecchi erano innocui, ma combinati in un certo modo, potevano anche essere scatole da innesco esplosivo..Avevamo i loro telefoni e fax sotto controllo.... pare che abbiano in produzione 2000 litri di azoto da recapitare ad un  magazzino di Pittsburgh ! Per questa sera ! >

Scully si sfiorò le labbra.

<...apparentemente è tutto regolare...commesse, bolle di accompagnamento.. pagamento attraverso una banca internazionale..ma è chiaro che...>

Newmann annuì.

< Avremmo ignorato questa cosa, se non fosse saltata fuori la storia del cristallo...è d’accordo anche lei sul fatto che..se stanno preparando il grande colpo..occorre loro molto ghiaccio per produrre il virus terroristico ? >

Scully la fissò.
Fidarsi o meno...non le restava che la prima possibilità.
Di Mulder nessuna notizia..

<...sì...è possibile...>

Jodie le posò al mano sulla spalla.

< Dirigeremo l’operazione con l’ATF e l’FBI....voglio che lei sia presente... mi occorre la sua abilità medica e di vice-direttore federale ! Agiranno presto, a questo punto...>

Scully si spostò un ciuffo di capelli dietro l’orecchio.

<...faremo delle indagini anche sulla sede di Pittsburgh di questa..Craddock Banc.. ..forse salteranno fuori dei nomi...prestanome...codici.....abbiamo tanto lavoro e poco tempo...vado subito ! >

Scese rapida le scale, chiamando a se Willmore.

<...agente...avrò bisogno della sua squadra...>

Si voltò dicendo a voce ferma al capo sezione della CIA:

<...a proposito...passerò solo a lei eventuali novità sui conti di quella banca, Newmann...non si azzardi a mandarmi dei sottoposti ! Chiaro ? >

Jodie annuì, replicando:

< E lei faccia altrettanto con me ! Agente Willmore...faccia quel che le viene detto di fare e venga a rapporto al quarto piano, con il comando direttivo della CIA ! C’è un’azione da gestire, ed abbiamo meno di dieci ore per farlo!>

Willmore sbuffò, annuendo.
Due donne...non poteva esserci niente di peggio !
Il termometro, fuori, segnava 35 gradi.

---

Jefferson Motel, Washington DC,Ore 01.09 Pm Domenica 10 Agosto 2003

Mulder salì le scale lentamente.
La testa scoppiava per il caldo.
Fare qualsiasi cosa risultava insopportabile.
Dana...cosa ti ho fatto, Dana ?..
Non l’aveva mai tradita...
Chaterine era bella, determinata, sensuale...ma non era questo ciò che aveva fatto scattare la molla dentro di lui...
Era un qualcosa di indefinibile e pericoloso, che li stava separando, nonostante la dolcezza che ancora possedevano.
Era Jordan...era il desiderio nello sguardo di Scully.
Desiderio di una vita normale, di una famiglia...desideri che Fox non poteva, non voleva esaudire..
Quanto sarebbe trascorso prima che anche lei le rimproverasse ciò che in passato le avevano rimproverato Diana, Phoebe...?
Oggi, forse domani, magari mai...
Una vita normale...
Non ci sarà mai una vita normale, perché niente avrà mai fine...
Niente..
Aprì la porta e la vide.
Sopra le lenzuola, che dormiva tranquilla.
Era coperta di sudore.
Mulder le liberò il polso dalle manette e lei aprì appena le palpebre.

<...ciao..>

Le diede un piccolo bacio sulla guancia, stupendosi immediatamente dopo del proprio gesto.
Stava facendo tutto ciò che era sbagliato fare, con una prigioniera.
Si stava legando a lei ed era pericoloso, oltre che stupido.
Rimase in piedi, a guardare fuori dalla finestra.

<...che fai ? Vieni a letto...il mio socio ci risponderà solo nel pomeriggio...>

Mulder rimase muto.
Mille pensieri nella sua testa.
Cosa davvero dovevano mostrargli ? Cosa di tanto clamoroso, di tanto epocale ?
Chaterine si spogliò, tutta.
Si rannicchiò in posizione fetale, sussurrando languida:

<..guardami...>

Mulder si voltò, fissandola.
Il suo corpo morbido e caldo, i suoi capelli sudati, che scendevano sino alle spalle.

<...vieni a letto...agente federale...>

Mulder si tolse la camicia, sedendosi accanto a lei.
Chaterine gli baciò il petto, mentre Fox si spogliava del tutto, captando il suo profumo penetrante, la sua pelle calda di febbre.
Lei si distese sopra di lui, abbracciandolo con il proprio corpo, baciandogli la bocca sottile, accarezzandogli le spalle.

<...abbiamo tutto il pomeriggio...amore...>

Disse "amore" senza forzature. Anche se non lo avrebbe mai ammesso, si stava innamorando di lui, commettendo il medesimo errore di Mulder nei suoi confronti.
Le accarezzò delicato la schiena nuda, sentendola gemere.
Faceva caldo ma non spiaceva a nessuno dei due, stare abbracciati su quel letto cigolante, in quel motel di quart’ordine.
Sfiorò i fianchi di quella donna dai muscoli decisi ma sinuosi, dal viso e dai capelli sudati, dal profumo di fica penetrante e dolce, sensuale come non mai.
Lei sorrise, sentendo il principio dell’erezione di Mulder.

< ...hai voglia ? >, disse lentamente.

Lui annuì.
Si baciarono appassionatamente, e Fox la strinse a se, con i seni floridi che si appoggiavano al suo petto.
Merrick, nel piccolo buio appena sotto la luce della finestra, sorrise, con i denti gialli e cadenti.
Poteva vederli e loro non l’avrebbero mai visto, a meno che non lo volesse lui stesso.
Li vide fare all’amore in modo deciso, passionale, con Chaterine che si sistemava sopra Mulder, muovendosi dapprima lentamente, poi con maggiore decisione, sino al grido strozzato dell’orgasmo.
Ma Hannibal non provò che una debole eccitazione. Molto meglio pensare a quel che avrebbe fatto poi, con loro due ridotti a poltiglia ! Quello lo eccitava maggiormente !
Ma prima...prima c’era il segreto della bella biondona...
Quella rivelazione ! E loro erano la pista giusta, per arrivarci !

***

CAPITOLO VENTOTTO

 

Periferia a Sud-Ovest di Pittsburgh, Stato della Pennsylvania, Ore 08.45 Pm
Domenica 10 Agosto 2003
Il cielo era ancora chiaro, terso.
L’afa si era appena placata, ed un debole vento permetteva di respirare un poco.
Il rosso del tramonto era appena visibile, una scia di sangue che feriva appena l’orizzonte.
I mezzi dell’FBI, dell’ATF e della CIA circondavano ogni strada di accesso alla zona dei magazzini.
Scully si calò l’elmetto di kevlar sulla fronte.
Controllò che il giubbotto anti proiettile fosse perfettamente allacciato, e si calzò i guanti.
Era vestita di nero seppia, con la mimetica dell’FBI, gli anfibi e tutto l’equipaggiamento tattico del medesimo colore.
Lei e Willmore, insieme ad altri cinque agenti dell’ATF, controllava il sentiero numero sette, quello più vasto, che portava dai depositi di CO2 alla statale sessantotto diretta verso Est.
Fingendo un incidente stradale, gli uomini della CIA avrebbero chiuso tutte le diramazioni secondarie fuori Pittsburgh, di modo che se qualche membro dei Pretoriani avesse avuto intenzione di congiungersi al camion di azoto liquido diretto dai magazzini al punto di ritrovo, sarebbe stato intercettato immediatamente.
In tutto erano coinvolti più di centoventi uomini.
Scully era seduta, appoggiata su un ginocchio, il calcio dell’M-16 appoggiato a terra, fissando il ritmico movimento della sirena del cancello metallico che divideva l’industria dall’esterno.
Il controllo alla Craddock Banc aveva portato alla scoperta di 12 conti bancari affidati a società fantasma, prestanome, due dei quali ricollegabili a Chaterine Black ed uno a Rob Yumakjck..Chaterine...e Mulder ?
Dov’era finito ? Nessuna notizia...
Possibile che fosse ancora sulle tracce di quello che riteneva una prova su una vita aliena ?
Willmore, accanto a lei, disteso a pancia in più, posò il binocolo ad infrarossi, sospirando.

< Bella figura....se è tutta una cazzata ! >

Lei annuì.

< Una parte di me...sarebbe felice, per quella Newmann...! Ma devo ammettere che i sistemi di controllo della CIA sono eccezionali...ho trovato conti e società bancarie grazie ad un loro softwear di ricerca in tempi brevissimi...Di fatto, possono controllare ogni spostamento di denaro in tutte la banche d’America in tempo reale ! Fantastico ! >

Sorrise, pensando a ciò che avrebbe detto Mulder.
Una luce prepotente, tagliò la prima foschia della sera.
Un camion, piuttosto grosso, stava svoltando per la stretta curva a gomito che tagliava in due la foresta di pini che delimitava la Exxacon Chemical, l’industria legata ai Pretoriani.
Scully si nascose, calzandosi la visiera protettiva.
Gli altri cinque membri dell’ATF, si sistemarono nelle zone prestabilite.
Il piano era stato studiato rapidamente e sino all’ultimo era avvolto nell’incertezza.
Sembrava infatti che la consegna del CO2 stesse per saltare, verso le sei di quella sera.
Uno dei dirigenti della Exxacon aveva sospetti, ed aveva insistito perché la consegna fosse rinviata di una settimana.

< Non se ne parla ! Abbiamo delle tabelle da rispettare e lo faremo ! Ti pagheremo in titoli, come previsto ! Siamo disposti ad aumentare il compenso del 10% se necessario ! >

I tracciati di intercettazione della CIA avevano appurato che la voce corrispondeva al 75% con quella di Yumakyck.
Da sette conti correnti, erano stati prelevati, fra giovedì e venerdì, 24000 dollari in obbligazioni e titoli di stato.
Il camion si fermò, con i freni che emisero uno sbuffo d’aria compressa.
Dal davanti, scesero due uomini, mentre un terzo stava alla guida.
Alle loro spalle, due auto.
Scully e Willmore, le videro all’ultimo istante, quasi nascoste dalla sagoma imponente della cisterna.
Due corvette nere. Da esse, uscirono quasi all’unisono quattro persone.
Avevano delle mitragliette nelle mani.
Willmore si voltò verso Scully.

< Carino come comitato di benvenuto, vero ? >

Lei annuì.
Si portò il microfono auricolare accanto alla bocca e parlò con filo di voce.

<..Newmann...qui posto di osservazione Alfa..sono arrivati ! >

< Quanti ? >

< Almeno sette, dieci persone...tutte armate...per ora non posso confermare la presenza di Yumakjck...anche se...>

Strizzò le palpebre, mettendo a fuoco la vista.

<...anche se uno di loro indossa una mimetica dei marine...>

Afferrò il binocolo, regolandolo al massimo.

<...ma ha dei gradi e delle mostrine russe ! >

Newmann picchiò il pugno contro il cruscotto dell’auto di servizio, con un sorriso tirato.

< E’ lui ! Ci scommetto la carriera....Cercate di ritardare al massimo ogni intervento armato...la vostra posizione è sui monitor del centro di coordinamento tattico ! Al momento esatto, quando i corrieri pagheranno la merce, interverrà l’elicottero del FBI ! Allora vi sistemerete ai bordi della strada per bloccarne l’accesso !  Ricevuto ? >

Scully fece una decisa smorfia di fastidio. Prendere ordini a quel modo...

<...certo...>

Scostò il microfono.
Il cancello metallico si aprì e gli occupanti del camion cisterna, risalirono.
Dietro di loro, una delle auto si accodò al tragitto.
La seconda macchina, si mise per traverso, le quattro portiere aperte, i quattro armati
disposti a semicerchio.
Scully fece un cenno con due dita a Willmore.

<...Craig...noi due e un paio di agenti dell’ATF, retrocediamo di un paio di centinaia di metri, di modo da averli sul davanti, alla loro destra ! Qui siamo troppo vicini... ed abbiamo un angolo di fuoco pessimo ! Qualcosa mi dice che non sarà proprio una gitarella di piacere, questa! >

Willmore annuì.
Sussurrò a Scott e Summers, i due agenti ATF più vicini, di seguirlo.
Scully prese a strisciare fra gli arbusti secchi della foresta, aiutandosi con le braccia e le gambe.
Accanto all’auto, uno dei Pretoriani fece schioccare le dita.
Gettò a terra uno stuzzicadenti che si rigirava fra le labbra, per vincere la voglia imperiosa di fumare.

<..farà caldo, qui...>, sibilò.

< Mi pare ne faccia già abbastanza...>, disse un secondo.

Lui sorrise.

< Sai, C-14...sei un coglione ! Lo sei sempre stato e Rob lo benissimo ! >

Lui gli prestò attenzione, teso adesso.

< Vuoi dire...che...? >

< C’è qualcosa qui...lo sento nell’aria...allora vedremo se questi gioiellini..>, diede un bacio all’UZI, sorridendo, <...se questi gioiellini valgono il loro prezzo ! >

Mentre Scully e i tre agenti dell’ATF raggiungevano la loro postazione, all’interno della fabbrica, il camion si arrestò sul punto desiderato.
Yumakjck scese per primo, la valigetta colma di titoli nella mano destra ed il sorriso assassino ben stampato in faccia.
Stava benone.
Aveva preso una bella dose, di quelle potenti, e poteva spaccare il cranio di qualsiasi gallina federale con una mano.
Che andasse tutto a puttane, per Dio ! Almeno si sarebbe sfogato per la ripassata che quello sgorbio di Merrick gli aveva dato.

< Andiamo Wong ! >

Fece scendere il pitbull dal camion.
Era un cane ributtante, pieno di cicatrici grigiastre, che spiccavano sul suo pelo nero come un disegno mistico.
Da dietro le grosse cisterne di forma sferica, apparve Steven Porter, direttore della Exxacon, con un sorriso ebete, che Rob detestava.
Detestava tutti i fottuti traditori, pronti a vendersi per i dollari...dollari maledetti..

< Ciao russo ! >

< Ciao bastardo ! Eccoti la pappa, baby ! Che cos’è...questa storia del rinvio che t’è balenata oggi pomeriggio ? >

Lui perse quel sorriso idiota.

<...Ok...è che ci sono delle cose che mi preoccupano...Movimenti di persone.. controlli...credo che sospettino di noi...>

Rob sorrise.
Diede una pacca a Wong che si mise a ringhiare come un drago medioevale.

< Sai, baby...se sospettassi che sei un fottuto pezzo di merda traditore, ti farei sbranare dal mio cocco anche adesso ! Prendi la tua paga e levati dalla palle ! La cisterna ? >

Gettò la valigia a terra, accanto ad una pozza di melma quasi solida.
Porter si chinò premuroso a raccoglierla.

< E cazzo, stai attento, Cristo ! Ci sono ventiquattro mila dollari qua dentro ! La cisterna numero sei ! >

Yumakjck si rivolse all’autista, sempre sorridendo.
La vena del collo gli pulsava.

< Sentito, E-24 ? Muoviti e filiamocela da questo schifo ! >

Wong, il cane, ringhiava tremando dalla rabbia.
Fissava Porter chino a terra, in ginocchio, che apriva la serratura a scatto della valigetta.
Il russo fece un debole sorriso.
Cazzo se stava bene !

<...comunque...tranquillo, baby ! Questa è l’ultima volta che veniamo da te per la merce ! >

Lui alzò lo sguardo. Tremò un poco.

<...perché ? >

< Perché sono un fottuto paranoico come il mio capo, Kendall...e non mi fido di chi cerca di disdire una operazione in programma da mesi all’ultimo minuto...>

Wong mostrò i denti, sbavando.

< Rob...>, sibilò Porter.

< ...e perché...ho sentito..che hai comunicato a certi tuoi..."contatti" l’operazione di oggi ! O mi sbaglio ? >

Lui gettò la valigia, senza alzarsi.

< Scherzi ? No ! Te lo giuro su Dio, Rob ! Perché avrei voluto avvertirti allora ? >

Altra pacca sulla schiena di Wong che scattò come un fulmine.
Addentò un braccio a Porter che prese a gridare come un’aquila.
Sentiva un dolore atroce mentre il cane gli spezzava il braccio con una stretta simile ad una morsa.
Yumakjck rise. Adorava vedere gente azzannata dal suo Wong.
Era uno spettacolo assolutamente meraviglioso.
Avanzò di un paio di passi, mentre la cisterna si stava riempiendo di CO2.
La pompa emetteva un suono simile ad uno stantuffo, gutturale.

<...segui il mio ragionamento, amore ! Se ti fosse venuta una sorta di stizza.. di rimorso...chiamalo come cazzo ti pare ? Insomma...Bruto e Giuda sono nel cerchio numero nove dell’inferno....nemmeno io finirò tanto vicino alla bocca spalancata di Satana ! Uno tradisce, ma non è a posto con l’animaccia sua ! > Porter serrò i denti. Un rivolo di sangue gli inzuppava la giacca bella, i pantaloni, il petto. Wong si dimenava come un ossesso.

<...Rob...sbagli...persona...chi...cazzo credi mi darebbe retta, alla CIA ?...andiamo..>

Rob si inginocchiò, ridendo, le mani sulle cosce, dando una dolce carezza al pitbull che stava staccando il braccio ad un uomo.

< ...la CIA....cattivi ragazzi, quelli...sono tanto efficienti...ma un poco tonti... ad esempio...usano sempre le stesse fottute frequenze di intercettazione, per i loro trabiccoli ! Mi spiace, baby ! Hai chiuso ! Salutami l’escariota, quando lo vedrai ! >

Lui urlò, disperato.
Wong mollò il braccio, azzannandolo alla gola.
Mentre lo dilaniava, Yumakjck si alzò in piedi, ridendo come quel fottuto pazzo che era.
Fissò il cielo, e la luce prepotente dell’elicottero.

< Si balla, ragazzi ! >

L’elicottero fece una serie di giri stretti, irradiando la zona con un fascio di luce accecante.

< FBI ! Siete in arresto ! Arrendetevi ! >

Il microfono auricolare di Scully gracchiò:

< L’operazione è partita ! Tenetevi pronti ! >

Scully e gli altri agenti dell’ATF, fecero scattare gli otturatori dei fucili.
Yumakyck s’infilò nella macchina, cavandone una valigetta metallica.
L’aprì, mentre Wong terminava di azzannare il corpo informe di Porter.
Estrasse un cilindro metallico, di color verde militare, chiudendone una estremità con una serratura a strappo.
Fece scattare un piccolo mirino circolare, appoggiando il cilindro alla spalla destra e sorridendo.

<...toc toc toc...>, sibilò.

Premette un bottone rosso, sulla parte superiore del piccolo bazooka.
Una fiammata scoperchiò la serratura posteriore ed un razzo sibilò nel cielo denso, quasi solido.

<...avanti, FBI...>, disse ridendo.

Non era ancora scuro, del tutto. Ma ugualmente il lampo dell’esplosione si disegnò purpureo, nell’aria.
Scully sgranò gli occhi, vedendo una palla infuocata, avvolta da nubi dense e solide di fumo nerastro, appena sopra la Exxacon.

< Gesù...>, esclamò.

Ciò che rimaneva dell’elicottero federale, si schiantò a terra, proprio sopra una della cisterne di forma sferica, che deflagrò in un lampo azzurrognolo.
L’onda d’urto spazzò via parte dei prefabbricati della fabbrica, e Yumakjck ne contemplò soddisfatto la devastazione.

< Filiamocela ! >, urlò uno dei Pretoriani.

< Cazzo...hanno fatto saltare l’elicottero ! >, disse Willmore, spaventato e confuso.

Scully si abbassò il mirino al laser, con un piccolo tocco della mano.

<...Ok...vediamo di cambiare le carte in tavola....>

Si alzò, di scatto.
Inquadrò nel mirino la testa di uno dei Pretoriani sistemati davanti alla macchina, che aveva ancora il motore acceso, appena udibile.
Fece fuoco, spaccandogli la testa con un colpo.
Poi, l’inferno.
Colpi di Uzi e raffiche di M-16 che crepitavano nello spiazzo, Willmore che sparava ad altezza d’uomo, la macchina che si riempiva di fori e schegge di proiettile.
Un proiettile sibilò a meno di un centimetro dalla testa di Scully, che scartò a destra, facendo fuoco.
Avevano un’ottima angolatura di tiro. I bersagli erano davanti, ed anche nascosti dietro la macchina blindata, era possibile vederne le sagome.
Yumakjck impugnò la mitraglietta, lasciandosi scappare un fantastico sorriso di soddisfazione. Niente attentati...solo un poco di sana azione come ai tempi belli.
Kendall sarebbe stato fiero di lui.
La cisterna emanava un denso puzzo nerastro. La colonna di fumo saliva tortuosa, come un torrente che sfugga alle leggi di gravità.

< Non usciremo da qui ! >, urlò il conducente del camion.

La cisterna aveva terminato di pompare C02 e stava in moto, con il cupo borbottio del motore, inudibile in mezzo agli spari e alle esplosioni.

< Che cazzo ti è saltato in mente di far esplodere l’elicottero di tirapiedi federali ? Siamo in mezzo al casino, adesso ! >

Lui sorrise.
Si cavò dalla fondina della mimetica la calibro nove, puntandogliela in testa.

< Siamo in guerra, amico ! E se non hai i coglioni per servirci...sei contro di noi ! >

Gli sparò uccidendolo all’istante.
Si mise sopra il suo corpo, con Wong che tirava per azzannarlo.

< La so guidare anch’io, una cisterna ! >

Il crepitio degli spari era una musica dolce.
La droga la rendeva soave, armonica.
Rob Yumakjck balzò sopra l’autocisterna, ingranando la marcia.
Spari...spari dappertutto.
Puntò verso la rete metallica, con il fido Wong seduto accanto.
Poi sterzò, dirigendosi verso l’uscita principale.Gli spari venivano da lì.
Colpi di M-16, raffiche di Uzi...c’era una vera e propria battaglia in corso, laggiù.
Vide le scintille dei colpi che rimbalzavano sull’auto blindata, messa per traverso che bloccava l’uscita.
Diede gas, accelerando.
Azionò la sirena del camion, che produsse una sorta di grido potente, deciso.
Scully era accovacciata sul lato destro del sentiero.
Sparava raffiche di M-16 all’altezza del parabrezza, che si crepava sino ad andare in frantumi.
Due dei quattro Pretoriani erano già stati uccisi.
Il primo da Scully, il secondo da un colpo sparato da Willmore, colpito al petto.
Gli altri due facevano un fuoco d’inferno.
Le mitragliette vomitavano fuoco senza pietà.
Uno degli agenti dell’ATF era stato colpito ad un femore.
L’altro era alle spalle di Scully, appena alla sua sinistra.
Si mise su un ginocchio, sparando in rapida successione.
I colpi fischiavano tagliando l’afa della notte.
Poi fu come se un colpo di maglio si fosse abbattuto sulla macchina, spazzandola via.
La cisterna la scaraventò in mezzo al bosco, ed un boato tremendo riecheggiò nel nulla.
I due Pretoriani furono travolti ed uccisi.
Anche un agente dell’ATF fu investito da una parte del motore, alla testa, e morì all’istante.
Scully cadde, spinta dalla forza d’urto dell’esplosione.
Quando si alzò, aveva il viso pieno di sangue.

< ...cosa....>, biascicò, confusa.

Non era suo.
Si voltò, ed il respiro si bloccò, di colpo...
Un agente era a terra. Il petto era squarciato, e nel centro dello sterno aveva un pezzo di lamiera slabbrata, da cui schizzava sangue a fiotti.
Lei gettò l’arma.
Si chinò su di lui, tastandogli il collo. Era ancora vivo. C’era una debolissima pulsazione.
Ma, solo guardandolo, aveva capito che non c’era più nulla da fare.
La lamiera lo aveva quasi trapassato.

<...Gesù...>, imprecò.

Roteò lo sguardo, sboccando un fiotto di sangue quasi solido, spirando.
L’auto di scorta, alle spalle della cisterna, uscì sgommando.
Dana si mosse con agilità. Riprese il fucile, piazzandosi al centro del sentiero, immediatamente imitata dai tre agenti rimasti.
Esplosero dei colpi, in avanti, senza fermare la macchina.
L’autobotte andava a tutta.
Scartò quasi ribaltandosi per il sentiero e quando arrivò alla fine del rettilineo, Yumakjck capì che era la fine.
Davanti, quattro auto della CIA. Zeppe di agenti.
Sterzò di colpo e il pesante mezzo sbandò, inclinandosi.

< Andiamo Wong ! >, urlò.

Mentre il camion si afflosciava da un lato, con le ruote anteriori destre sospese in cielo, il russo cadde nel terreno secco, rotolando fra i sassi e le sterpaglie, con il cane che gli ribalzava accanto.
L’autobotte ruggì per un istante.
Poi si fiondò pesantemente a terra, con un boato sordo.
Yumakjck si mise in piedi. Era ferito e stordito, ma vivo !
Il cane era immerso in una pozza di sangue. Abbaiava, contento.
Un lampo azzurro illuminò tutto a giorno.
L’autobotte esplose, spazzando via le auto degli agenti governativi.
Yumakjck cadde a terra, la mimetica quasi gli fu strappata via dalle spalle.
Wong, il buon vecchio Wong, fu scaraventato contro un albero, spezzandosi la zampa ed un’anca.
Lui per qualche minuto, vide la realtà roteare in una sorta di cerchio nero, che ovattava i suoni e gli impediva di deglutire.
Poi si mise carponi, sentendo il sangue colare dalle orecchie e dalla testa.
Rise.Vivo ! Era vivo !
D’un tratto tutto fu silenzio.
Niente più spari, niente più scie di traccianti che ferivano l’oscurità come lame affilate...niente di niente.
Yumakjck rotolò dietro ad un albero, mentre le fiamme azzurre dell’azoto che bruciava, diffondevano una luce innaturale, dantesca.
Altri agenti federali, altri sbirri, altri servi del sistema...
Sfilò la lama del coltello d’assalto, dalla lama seghettata sulla punta, sul lato destro.
Sorrise.
Il sangue gli colava dalla testa, da un fianco, ed il dolore adesso diventava splendidamente pulsante, vivido.
Scully e Willmore pattugliavano con i fucili spianati, l’espressione tesa.
Fu lui a parlare per primo.

<...crede....crede che si sia salvato qualcuno ? >

Lei evitò di rispondere. Le mani tremavano, era raggelata dalla paura e dalla tensione.
Era andato tutto a puttane. Morti e distruzione.
Dana si bloccò, fissando in avanti.
Un ringhiare cattivo, continuo.

< Sembra un...grosso cane....>, osservò.

Wong balzò da dietro un cespuglio, coperto di sangue, tremante d’ira assassina.
Addentò il braccio di Willmore, scaraventandolo a terra.

<..aiutoo...>, urlò.

Dana scartò verso di lui, alzando il calcio del fucile.
Non poteva sparare, altrimenti avrebbe ferito anche lui.
D’un tratto avvertì un colpo violento alla testa e cadde.
Il fucile le rotolò via dalle mani e si trovò bocconi sul terreno secco e coperto di rami.
Yumakjck era sopra di lei, a torso nudo, con lo stemma dei Pretoriani stampato su una spalla.
Sorrideva, con il volto coperto di sangue.
L’afferrò per il collo, alzando la mano che impugnava la massiccia lama d’assalto.

< Uccidilo, Wong ! >, urlò il russo.

Il pitbull s’avventò selvaggio, azzannando senza pietà, mentre Craig cercava disperatamente il coltello.

<....devi essere tu la fichetta....quella cui mi avevano parlato....mi spiace incontrarti così, baby....adesso ti aprirò la pancia...ti sventrerò come un maiale ! >

Scully era stordita e scossa. Il colpo le aveva quasi staccato la testa, e adesso la realtà era sfocata, confusa.
Era la fine. Nessuna possibilità contro quel gladiatore, nemmeno in perfetta forma..
Un lampo, secco.
Il colpo preciso, singolo.
Yumakjck cadde a terra, il collo trapassato da un colpo di M-16.
Scully si mise seduta, fissando tremante avanti a se.
Willmore lottava disperato, in un mare di sangue, contro la bestia, inferocita.
Dal buio emerse Alex Krycek.
Reggeva il fucile con la sola mano sana che possedeva.
Scully lo vide, cercando inutilmente di reggersi in piedi.
Krycek si avvicinò a Rob, voltandolo con un piede.
Gli puntò il fucile alla testa e fece fuoco ancora, mentre Dana distoglieva lo sguardo.

< Con uomini come noi....è meglio andare sul sicuro, non trovi Scully ? Come vedi....l’inferno mi ha risputato fra i vivi ! >

Nessuna risposta. Dana tremava, stordita e ferita.
Era seduta, con la testa pesante, i riflessi assenti.
Krycek le posò un piede sulla spalla, gettandola a terra.

< Potrei ammazzarti come una cagna, adesso...ma non sarei corso a salvarti se volessi questo ! >

Si chinò, sino a sfiorarle il viso, con la bocca.

<...vai a farti fottere...Krycek...>, sibilò Scully.

Alex esplose in una risata del tutto identica a quella di Rob Yumakjck.
Folle come e più di lui.
La baciò con prepotenza e lei lottò per scostarsi, gemendo.
Alex la immobilizzava con tutte e due le gambe, e sul suo viso si disegnava una risata sadica.
Willmore aveva afferrato il pugnale, e colpiva quella massa di muscoli d’acciaio, sentendosi ogni istante più debole.

< Mi piacerebbe continuare la...conoscenza, Scully...ma debbo andare...prima che i tuoi amici della CIA arrivino ! Adesso...permetti...>

Si cavò da una delle tasche della mimetica, una siringa.
Scully si dimenò, cercando di liberarsi, invano.
Il colpo era ancora troppo forte.

< Buona...faccio solo un servizio per la banca del sangue...>

Le infilò un ago nel braccio e lei smise di dibattersi.

< Brava...sai che ti accade, se rompo l’ago, vero baby ? >

Annuì, colpendolo al viso con uno sputo e lui rimase immobile, asciugandosi con la mano artificiale.
Prelevò una siringa e la ripose in una tasca a strappo.
Auto, fari e sirene, in lontananza.

< Arrivano...di una cosa a Mulder, per me...vuoi ? >

Lei annuì.

<...la battaglia è appena cominciata, tesoro ! La data è stata fissata ! E quel che il tuo amore si prepara a vedere è solo...l’inizio della fine ! >

Si chinò accanto al viso di Scully, scandendo le parole.

< Digli anche che lo aspetto...per strappargli il cuore, come lui ha strappato il mio braccio, capito, brutta puttana?>

La colpì con un pugno cattivo, in pieno viso, stordendola.
Auto, sirene, sempre più vicine.
Gettò uno sguardo a Willmore, che soccombeva al pitbull, i cui occhi erano palle nere, colme d’ira cieca.
Armò il fucile e fece fuoco, colpendo Wong alla testa.
Due volte.
Si mise l’arma sulla spalla e sorrise.
Era notte ormai. Poi sarebbe giunta l’alba...
Di una nuova era.
La fine del genere umano !

***

CAPITOLO VENTINOVE

 

Stazione degli autobus a Nord di Washington,
Washington DC, Ore 08.09 Pm, Domenica 10 Agosto
La colonnina di mercurio segnava trentatré gradi.
Si sudava solo a star fermi, a respirare.
Compressi nell’abitacolo della Ford affittata da Mulder, Fox e Chaterine faticavano a rimanere lucidi.
Lui sentiva il suo prepotente odore di donna, da quello dei capelli lunghi e biondi, a quello della pelle sudata e liscia, sino a quello del sesso, dolcemente avvertibile.
Lei la sua colonia, la pelle morbida e al tempo stesso solida delle sue spalle, della sua schiena, quando avevano dormito abbracciati.
Ma c’era anche un odore di sottofondo, fastidioso, che Chaterine e Mulder avevano
captato da quando erano saliti in auto.
Come di una terza persona.
In effetti, rannicchiato contro il sedile posteriore, completamente invisibile ai loro occhi, stava Hannibal Merrick.
Si era dovuto spogliare del tutto, per rimanere così invisibile.
Sentiva la pelle che si deformava scivolando come olio sull’acqua.
Una sensazione disgustosa, con la quale però Hannibal aveva imparato a convivere da anni.
Alcune volte, come adesso ad esempio, dopo un lungo tempo seduto, gli sembrava che i muscoli si sciogliessero in una sorta di amalgama disgustoso, pastoso e semiliquido.
Anche la testa andava a puttane.
Rammentava il Golfo, la facilità assoluta con la quale era penetrato sino a pochi metri da Saddam.
Fece schioccare le dita, sorridendo con i suoi denti da ratto disgustosi.
Mulder si girò, di scatto.

< Hai sentito ? >, fece rivolto a Chaterine.

Lei annuì.

< ..si ma...>

Fece per scendere dalla macchina, ma lei lo bloccò.

< No ! Il messaggio era chiaro ! Aspettiamo in auto sino a quando non vedo il mio socio ! >

Mulder abortì l’idea di controllare quel rumore.
Chaterine Black fissò fuori dal finestrino.
Una coda di persone in fila per i biglietti.
Uno si tolse il cappello e si passò la mano fra i lunghi capelli biondi.

< Andiamo ! >, disse, decisa.

Mulder aprì la portiera di scatto e balzò fuori.
Più compassata lei. Era rallentata dalla ferita, che sembrava pulsare dolore ad ondate, e dalla febbre.
Oltretutto non c’era bisogno di correre.
Willie "WW" Winchester era sempre stato puntuale e preciso.
Merrick sgattaiolò fuori dal finestrino, che si coprì di una sorta di filamento giallastro, oleoso.

< Lascia andare avanti me, capito ? >

L’afferrò per il braccio, e lei fece una smorfia di dolore.

<..non giocarmi scherzi, Chaterine ! Hai capito ? Altrimenti ti uccido ! >

Lei annuì, per nulla spaventata.

< Conosco i miei doveri, Mulder...tranquillo ! >

Fox si sedette di fronte agli armadietti metallici sistemati in dieci file da venti, mangiucchiando una manciata di semi di girasole.
Attese un paio di minuti.
"WW" si sistemò di fronte all’armadietto di centro, armeggiando con il lucchetto a combinazione.
Chaterine si affiancò a lui, intenta nelle medesima operazione.

< Bionda, ti fai accompagnare, adesso ? >

Lei sorrise.

< Non ti sfugge nulla, baby ! >

< Non sarei ancora fra i vivi se mi sfuggissero queste cose...chi è ? >

Chaterine si sfiorò le tempie, scostando appena la T-Shirt bagnata di sudore.
La ferita alla spalla era una garza gonfia e sporca.

<...il compare di chi mi ha massacrato una clavicola ! Ma è anche Fox Mulder ! >

"WW" sgranò gli occhi.

< Cristo ! Dici davvero ? >

Lei annuì.

< Ma è anche un agente federale, o sbaglio ? Mica gli avrei detto chi sono ? >

Aprì il lucchetto, così come fece lei.
Aprire i lucchetti a combinazione, era facile come farlo con una scatoletta di tonno.

< Non ci tengo a farti finire in galera ! Sai cosa voglio, no ? >

Lui annuì.

< L’annuncio era chiaro, bionda ! La tua piccola, come sta ? >

Chaterine perse di colpo la baldanza e la sicurezza ostentata prima.
Divenne indifesa e tremante, mentre la febbre le offuscava la vista.

< Bene...e adesso dammi la chiave ! >

Aprì l’armadietto, estraendone una chiave con inciso un numero: 73, ed una piccola tessera di plastica, con la striscia magnetica.

< Ha cambiato posto sette volte negli ultimi quattordici giorni ! Non l’avrebbe trovata nemmeno Sherlock Holmes ! E adesso tocca te, bionda ! >

Chaterine aprì l’armadietto.
Questo era un piccolo, insignificante particolare che aveva "omesso" di riferire a Mulder.
"WW" non le avrebbe consegnato la chiave della rivelazione gratuitamente.
Ditemi voi, chi, oggi, fa qualcosa gratis !
Il commercio è l’anima del mondo.

< ...è il composto base....non siamo riusciti ad isolare del tutto il cristallo...  "Elemento J" ha la sequenza finale....avrebbe dovuto vendercela in queste ore...>

Lui serrò la mano sulla chiave.

< Che cazzo me ne faccio di questa roba, allora ? >

< La vendi ai tuoi amici Russi e Giapponesi, baby ! E puoi scommetterci l’anima pulita che non hai, che ti pagheranno a peso d’oro ! I loro laboratori sono un poco più progrediti dei nostri.. Capiranno di sicuro la sequenza ! Fanno tutti parte del complotto...solo che ognuno tira l’acqua al proprio mulino ! >

Esitò per un istante.

< Fallo almeno per la causa ! Eri amico di Kendall come lo sono sempre stata io ! Adesso i Pretoriani vanno in una direzione, ma lo scopo che ci ha forgiati...>

Mostrò fiera il tatuaggio.

<...che ha scolpito la nostra anima, era un altro ! Far conoscere al mondo la verità suprema ! Kendall non conosceva il nome dell’eletto, ma io si ! So che quel nome è quello di Mulder ! >

"WW" gettò uno sguardo a Fox, che mangiucchiava dei semi di girasole.

< Non si direbbe...>

< Hai letto anche tu ciò che ho letto io ! Ciò che abbiamo decifrato ! >

< E sia ! Ma se mi giochi uno scherzo, Chaterine, ti vengo a trovare anche se finisci a dormire in una fogna di Calcutta e ti stacco quella bella testolina dal collo, capito ? >

Le posò la chiave nella mano e Chaterine s’infilò due dita nei pantaloni.
Cercò con rapidità fra le mutandine, sorridendo.
Tirò fuori la mano serrando fra i polpastrelli, la minuscola fiala di color verde.

< ...attento....una goccia come questa, potrebbe contaminare tutte queste docili, idiote persone che stanno in fila per prendere l’autobus ! >

Chiuse l’armadietto.

< A non rivederci, baby ! >

Si allontanò, senza voltarsi.
Ad ogni passo la spalla le doleva in modo tremendo, ed aveva la sensazione di procedere in discesa, con il pavimento che ondeggiava sensibilmente.
Ma doveva stare bene !

< Allora, Chaterine...hai finito lo scambio ? >

Annuì.

< Andiamo...adesso c’è un posto, che devi vedere ! >

Mulder si alzò.
Tutto tranquillo, forse troppo.
Aveva la netta sensazione di essere osservato, ma non capiva da dove.
Non poteva sapere che alle sue spalle, Hannibal Merrick sorrideva tutto contento, con quei suoi denti gialli e storti, mentre la pelle colava pus giallastro.

---

Sede dell’FBI di Pittsburgh, Stato della Pennsylvania, Ore 11.57 Pm
Domenica 10 Agosto 2003
Scully era seduta sul lettino con le gambe a penzoloni, le mimetica nera dell’FBI aperta sul davanti, mentre il medico le tastava il capo, con solerte attenzione.
Le testa martellava un dolore ridondante, continuo.
Certo quel bastardo di Krycek l’aveva colpita per bene !
Krycek ! Che diavolo ci faceva fra i Pretoriani ? Cosa diamine c’entrava in quella storia ?
Se quel bastardo era implicato, era certo che c’era molto di più di un pur grave attentato terroristico.
Prendeva corpo la tesi di Mulder ..
Alieni...qualcosa di alieno dietro I Pretoriani ?
Che cosa voleva dire quello che avrebbe dovuto riferire a Fox ?
La data era fissata ? Ciò che Mulder si apprestava a vedere ?
Come sapeva, Krycek che Mulder era in cerca di qualcosa con Chaterine ?
Erano entrambi sotto controllo ?
Se così era, significava che Krycek era a conoscenza di dove si trovava Fox ?
O era una delle sue manovre per portarlo da lui, nel caso Scully si fosse esposta al punto di rintracciarlo ?
Ma dov’era, cosa stava facendo..?
Mulder...erano ore che non sapeva niente di lui.
Provò fastidio. Mulder era via da tempo, con una donna indubbiamente bella, attraente..
Divideva spazio e tempo con lei, accanto a lei..

< Willmore...come sta ? >, chiese con un fil di voce.

Il medico si sfiorò la fronte, perplesso.

< E’ in rianimazione al Central Hospital di Pittsburgh ! Ha ferite profonde su quasi tutti gli arti e al petto...solo fra ventiquattro, quarantotto ore, sapremo...>

Abbassò il viso.
Povero Craig. Se non fosse intervenuto lui, quel cane l’avrebbe fatta a pezzi..
La porta si aprì di colpo e Jodie Newmann si fondò all’interno, negli occhi una espressione truce.
Fissò Scully con durezza.

< E’ in grado di rispondere ? >, disse quasi con certezza della risposta affermativa, rivolta al medico federale.

< Si...è abbastanza stordita, ma nel complesso sta bene ! >

La Newmann ostentava durezza eccessiva, che Scully comprese essere uno scudo di protezione.
L’ATF e l’FBI, oltre che la CIA, avevano scatenato un casino grosso come una casa e a capo di tutto c’era lei...

< Lei ha solo una possibilità, per salvarsi il culo, Scully ! Far saltare fuori Fox Mulder e Chaterine Black e nel breve volgere di ventiquattro ore, o finirà agli arresti come fiancheggiatrice dei " I Pretoriani" ! >

Scully fece una debole smorfia, simile ad un sorriso sarcastico.

< Non getti fango su di me, Newmann, per nascondere il parziale insuccesso della sua operazione ! >

Newmann serrò le labbra. Gli occhi erano freddi e decisi.

< Non è stato un insuccesso ! Abbiamo impedito il compiersi di un grave attacco al nostro sistema di governo e di difesa, ed ucciso quasi tutti i membri del commando ! >

< Si..ma sono morti quattro agenti dell’FBI sull’elicottero, diversi membri della CIA nella esplosione e tre agenti dell’ATF durante...>

Picchiò il pugno sulla brandina, senza scuoterla.

< Non mi faccia un elenco ! Cristo, era un’operazione di guerra ! Abbiamo pagato con tante vite, ma siamo stati sin troppo efficienti...non ci si aspettava una simile risposta ! >

Scully avvertì una fitta alla testa.
Aveva un labbro gonfio e parte dello zigomo destro tumefatto.
Decisamente quel figlio di puttana ci provava gusto a picchiare le donne.

< ...se così fosse non sarebbe venuta qui con un’aria da cane rabbioso, vice-direttore della CIA dei miei stivali ! >

< Non le permetto di...>

Scully scosse il capo, balzando giù dal lettino.

< Non le permetto io, invece ! Sono la sola testimone che può comprovare il suo... "brillante successo" nell’organizzare l’operazione contro i Pretoriani, ed ho quasi rischiato di essere uccisa, per colpa della sua approssimazione ! Era chiaro che quella gente sapeva..che sospettava del nostro intervento ! >

Newmann fissò il soffitto. La luce debole del neon le fece socchiudere le palpebre.

< ...lo so ! So che è stato così, cosa crede, che sia stupida ? Ma come posso provarlo ? Cosa posso riferire, ai vertici della CIA ? >

< La verità ! Che le connivenze e le complicità fra i servizi segreti nazionali e I Pretoriani, sono apparse evidenti, alla luce dei fatti recenti ! Proprio come asserivamo io e Mulder ! >

Newmann fece un sorriso di sfida.

< Brava ! Lei è molto brava a dettare le regole, Scully...ma mi occorre Chaterine Black ! Mi serve la sua testimonianza ! >

Dana scosse appena la testa.

< Non ho idea di dove sia, ora...spero che Mulder si faccia vivo...e che intenda farsi trovare da me..>

Vide la sagoma del direttore Richards che aprì appena la porta dell’infermiera, abbozzando un sorriso.

< Mi hanno detto che ha la pelle dura, vice-direttore Scully...>

Lei annuì, sorridendo a fatica.
La pelle era dura, ma quel pestaggio era stato cattivo, doloroso.

< La polizia di Washington è stata contattata dal vice-direttore Mulder, Scully...>

Parlò come se la Newmann non fosse nemmeno presente.
Dana sgranò gli occhi verdi.

< Cosa ? Quando ? >

Richards parve scandire le parole, ma in realtà esse risuonavano così in Scully, quasi desiderasse captarne ogni sfumatura perché non andasse perduta.

< Ha messo su una pista un certo...>

Cercò fra gli appunti per un tempo che a Scully parve infinito.

<..tenente Dove della squadra omicidi..è stato questa mattina all’alba...>

Dana vorrebbe tanto che Newmann scomparisse, che svanisse come un cattivo sogno o si diradasse alla stregua della nebbia mattutina, ma sa che non è possibile.
Che ormai le cose sono arrivate ad un punto tale da far scattare ogni campanello di allarme e che ignorarle sarebbe irresponsabile.

<.. Per quale motivo...? >

< Omicidio ! Una donna...Marina Hodeker......è stata trovata massacrata nel bagno di un appartamento di...di..>

Altra rapida e nervosa ricerca fra gli appunti.

<...Ceewack Street 25, qui a Washington...pare che l’indiziato sia un certo.. Hannibal Merrick....almeno nel contratto di affitto è registrato così...>

Newmann prese un profondo respiro.

< Cosa è stato segnalato dal vice-direttore Mulder ? >

< La macchina della donna, una Ford Taurus modello vecchio..la polizia ha fatto una ricerca capillare...pare sia saltata fuori in un parcheggio alla periferia Ovest della città La polizia ha comunicato la cosa pochi istanti fa ! >

Dana si sfiorò il labbro gonfio, come attraversata da una scossa elettrica.

< Cosa hanno fatto ? >

< Nulla ! Secondo le indicazioni del vice-direttore Mulder era necessario l’intervento di una squadra di decontaminazione chimica e batteriologica...>

Newmann impallidì, mormorando:

< Abbiamo trovato il virus ! >

Scully si fissò le mani tremanti, ancora fredde per lo chock ed esclamò:

<...no ! Lo ha trovato Fox Mulder ! >

---

CAPITOLO TRENTA

 

Washington, cantieri navali, Ore 10.55 Pm, Washington DC,
Domenica 10 Agosto 2003
L’afa era quasi solida.
Chaterine barcollò fuori dall’auto, letteralmente zuppa di sudore.
La zona era un groviglio di capannoni.
Mulder provò un brivido alla schiena, rivedendola.
Rammentò il dottor Berube, i corpi nelle vasche...
Sembrava passato un secolo...mille cose, una più incredibile dell’altra.
In fondo, gli Xfiles erano iniziati da lì.
Gettò uno sguardo preoccupato a Chaterine.
Era pallida e sudata, tremava dalla febbre.
La ferita si stava infettando, aveva bisogno di un dottore.
Sarebbe peggiorata sempre più rapidamente.
Le afferrò delicatamente il polso del braccio sinistro e lei gemette tremando.

< Chaterine...stai male...>

Finse di sorridere.

<..bravo Fox...ci sei arrivato, finalmente...mi sento bruciare...dappertutto...>

Le accarezzò i capelli bagnati, sudati.

< Hai bisogno di un dottore...>

Scosse il capo.

< No...di mia figlia ! Dov’è ? >

Mulder abbassò appena la testa.

<...da alcuni miei amici...non...intendo dirti altro, almeno per ora...>

Chaterine mosse appena l’indice, puntandolo verso il groviglio di magazzini portuali.
Nell’aria c’era un forte odore di benzina e di acqua putrida.

<....Ok..posso aspettare...prima di morire, intendo almeno darle un bacio....seguimi...>

Lui evitò di rispondere, di dire qualsiasi cosa.
Una parte di lui pregò che i poliziotti avessero trovato l’auto, che ci avesse pensato Scully, chiunque altro..
Perchè sentiva di essere vicino a qualcosa...lo aveva captato dal primo momento, vedendo Chaterine in quel letto d’ospedale.
Aspettava lui.
Non la moglie di Frank, ma qualcos’altro. Qualcosa che stava nascosto in quei capanni e che, Mulder lo sentiva ormai distintamente, serpeggiava alle loro spalle.
Era Merrick, e non si premuniva nemmeno di celarsi più di tanto.
Armò l’otturatore della calibro nove.
S’inoltrarono in un largo viale numerato, svoltando dopo qualche decina di metri.
Chaterine procedeva ora con maggior decisione, ma aveva il viso di uno spettro.
Arrivarono davanti ad un alto cancello metallico, protetto da una rete.

<..ci siamo...>, biascicò lei.

< E’ quello che volevo sentire, cocchi ! >

Merrick sbucò dal nulla, come se si fosse aperta una finestra invisibile nel buio.
Aveva un viso deforme, terrificante.
Il suo sorriso era un ghigno satanico, dai denti gialli e storti.

< Ah ! >, urlò Chaterine.

Mulder puntò la pistola, ma nel nulla.

< Per la maledetta città, la polizia la caccia mi da...>, ghignò Merrick.

Le bende scivolavano nel vuoto, e Fox sparò per la prima volta.
Il colpo forò una massa spugnosa e Merrick squittì ridendo.

<...caro Mulder..mi deludi..>, ululò.

Un colpo sibilò nell’aria.
Mulder scivolò all’indietro, con un prepotente calore al centro del petto.
La vista si annebbiò d’improvviso.
Chaterine afferrò un grosso e contorto tubo arrugginito, abbandonato accanto alla cancellata metallica.

< No ! Chaterine ! >, urlò Mulder.

Aveva un taglio al centro del petto....un rasoio...che ancora sibilava nell’aria.

< Vi faccio a fette, cocchi....sopratutto tu...>

Una mano scheletrica sbucò dal nulla.
Merrick era come invisibile.
Sembrava capace di fondersi con l’ambiente.
Si puntò verso Chaterine, che agitava il tubo come una clava troppo pesante e scoordinata.
Colpì qualcosa, forse il polso di Merrick che sbottò in un’orrida risata insana.
Le serrò il braccio, il sinistro, torcendolo e lei esplose in un urlo doloroso, mentre le lacrime scendevano grosse e luccicanti dagli occhi.
Vedeva quella sorta di viso ributtante e grottesco, dalla espressione sadica, malata, demoniaca.
Mulder gli balzò alle spalle, quasi afferrandolo appena sotto quella che appariva come una testa staccata dal torso e fluttuante nel vuoto.
Provò una sensazione indecifrabile, di disgusto assoluto.
Il corpo di Merrick era caldo e pastoso, molliccio eppure dotato di una forza spaventosa.
Lo scrollò via come si scaccia un bambino che ci afferri alle spalle con fastidio.

< Hai firmato la tua condanna a morte, imbecille ! >

Mulder cadde addosso ad un muretto di mattoni rossi, debolmente illuminato da una luce tremolante.
Merrick afferrò i lunghi capelli di Chaterine, spingendola a terra e dandole un calcio nella schiena.
Lei emise una sorta di rantolo strozzato, gutturale.
La ferita si era riaperta, ed il dolore era assoluto, cattivo, prepotente, quasi bestiale.
Eppure non si sarebbe mai arresa.
Serrò i denti.
Fissò Merrick, o almeno la parte di corpo che lui le permetteva di vedere, stringendo i denti, con un rivolo di sangue solido che scendeva dal lato destro delle labbra.
Merrick brandiva il rasoio, e camminava quasi sfiorando il terreno, trascinandola con se.
Vibrò un fendente secco, che s’infilò nella spalla, sin quasi all’impugnatura e Mulder grugnì un rantolo soffocato.
Mulder era a terra, in ginocchio, con una mano si stringeva la ferita sentendone il ributtante squarcio con due dita, calde per via del sangue che scendeva copioso.

< Merrick...che cos’è l’ICM...tu lo sai...>

Hannibal arrestò il colpo diretto alla gola di Fox, quasi stupito.

<...vedo che hai scoperto delle cose, agente federale...credi ti possano bastare per salvare te e la tua puttanella ? >

Mulder si sollevò un poco.
L’arma era stretta nella sua mano, puntata diritta verso quel ghigno sadico, quella bocca squittente da topo di fogna.
Ma non sparò.
Forse perché sapeva che non sarebbe servito, forse perché convinto di aver toccato il
tasto giusto, o forse perché temeva di colpire anche Chaterine.

<...mi hanno detto molte cose...forse troppe su questa sigla...ma ho capito che riguardano te...te basta ! >

Sorrise.

< Il coraggio è una bella dote, sbirro !! E tu ne possiedi...in egual misura di questa puttana qui ! >

Alzò il rasoio.

<...gli ebrei...non..non sono persone che si..possano accusare per niente...>

Merrick si arrestò ancora, sbottando a ridere.

< Cristo di un Dio ! Allora sei proprio un vero geniaccio, sbirro ! Chi è stato a darti la parolina magica ? >

Mulder provava un senso di nausea e di dolore, misto alla sensazione di essere sul punto di perdere i sensi da un istante all’altro.
Merrick lo aveva colpito come un buldozer, ma adesso stava perdendo tempo.

<...non lo so...qualcuno che voleva che noi due ci incontrassimo, evidentemente, come voleva che parlassi con August Kendall...>

Mosse il braccio invisibile sino a puntare il rasoio sotto la gola sudata e pulsante di Chaterine.

< Mettiti in piedi, baby ! E se tenti qualche scherzo, le apro una fessura supplementare, capito ? >

Annuì.

< Immagino tu voglia sapere tutta la storia ! >

Annuì ancora.
I sensi erano scossi, la mano serrava si la pistola calibro nove, ma tremava..

<...Agivo per conto del nostro governo...facevo ciò che mi dicevano di fare, senza esitare, perché così ero stato istruito a fare...sino a quando scoprimmo la chiave..>

Alzò gli occhi al cielo, come estasiato da una visione mistica, sublime.

<...La chiave per deformare, plagiare, plasmare la vita a nostro piacere...il Dna alieno che si celava all’interno della regina...della capostipite dell’invasione ! >

Mulder sgranò le palpebre, come attraversato da una scossa elettrica.
Chaterine si era pisciata sotto dal dolore, ma cercava di rovistarsi fra le tasche strette dei jeans, mentre le lacrime le rigavano le gote.
Il caldo era penetrante, tropicale, misto al puzzo di benzina e di acqua sporca.
Gli occhi gialli, simili a palle roteanti di Merrick, brillavano d’una luce intensa, fisica.
Era estasiato, totalmente.
Strattonò con forza Chaterine, che mugolò dal dolore.

< ...figlio di puttana...>, ghignò.

<...parli...di...Samantha Mulder...? E’ questo ciò che viene chiamato ICM..? Quel tipo di Dna ! >

Se ciò era vero, Merrick era a sua volta una chiave, un simbolo della stessa congiura che i Pretoriani e lui stesso, avevano cercato di fermare, di smascherare.
Mulder sputò fuori la domanda, quasi temendo la risposta.
Hannibal Merrick era una sorta di macchia oscura, immersa nella penombra del porto.
Forse in quella atmosfera gli era più facile nascondersi, ma non era da escludere che fosse in grado di farlo anche in pieno giorno.
Oltretutto Mulder lo aveva colpito al corpo con un pallottola, ma Merrick pareva non avvertirla affatto.
Un perfetto killer machine.
Sorrise.

<...credi di essere al centro dell’universo, Fox ! Ma ti sbagli ! La regina cui faccio riferimento era l’originale, quella che generò Samantha...colei che generò la figlia impiantata nel ventre di Cassandra Spender per generare la futura regina ibrida..>

Il rasoio si mosse agile fra le dita ossute, mentre un denso liquido giallo colava dal manico al polso gocciolando a terra in dense macchie ributtanti.
La pelle, i tessuti, la carne di Merrick stava sciogliendosi come cera esposta a troppo calore.

<...fu custodita in Alaska...lo so..ebbi modo di vederla...>

Le parole uscivano a fatica, mentre la ferita pulsava dolore a getti feroci.

< L’ICM era il Dna principe, che ci avrebbe permesso di ibridarci con i futuri padroni del mondo, per non esserne schiavi per sempre ! >

Fox tentò di alzarsi, ma inutilmente.

<...è questo ciò che ti hanno fatto...vero ? Tentarono di farti diventare il primo ibrido umano-alieno riuscito...per baypassare il piano ordito dall’uomo che fuma ! >

<...ti dirò solo che mi usarono anche da morto...mi iniettarono un campione di sangue verde che avrebbe interagito con il mio...per non so quanto tempo rimasi in catalessi, imprigionato in un luogo segreto, mentre il mondo andava avanti senza di me, senza la mia missione..La scienza della medicina usava il mio corpo, le mie tremende menomazioni per progredire...alla fine ero rinato...il dolore era svanito, potevo modellare il mio corpo adattandolo a quello dell’ambiente...>

< Devi essere uscito male, pazzo schifoso...>, ringhiò Chaterine.

Merrick la fissò, sorridendo.
Aveva il volto simile a quello di un teschio putrescente, colmo di tessuti mollicci e marci.

<...ma come vedi, ora, il mio corpo sta andando a male...! Mi sto...sfilacciando ! Quando lo scoprirono, decisero di eliminarmi ! Ma nessuno può fottere Hannibal Merrick...Perché se fotti me, baby, cerchi di fottere il numero uno ! >

La trascinò verso il cancello, incurante delle sue grida di dolore.

< In quel magazzino c’è l’ICM, Mulder ! Lo voglio per curare il mio disfacimento ! Lo considero...una sorta di premio per la pensione, una liquidazione per tutte le cose fetenti che questo governo mi ha autorizzato a fare ! In fondo noi tre siamo uguali, Chaty...io, te, i Pretoriani, Mulder...siamo tutti contro questo sistema di merda e lo combattiamo come possiamo, con i mezzi che Dio...>

Si fissò le mani scarnificate.

<...o il diavolo, ci hanno dato ! E adesso, vedi di alzare quel bel culo, pupa !  Apri questo cancello e portami al magazzino, o ti strappo le unghie ad una ad una...>

Mulder si mise in piedi, ignorando la nausea e l’equilibrio precario.
Tentò di prendere la mira.

< Fermo, Merrick ! Non...credo tu sia invulnerabile...e se..se ti ficcassi altre pallottole in corpo..>

Fu come un lampo.
Svanì, riapparendo alle sue spalle.
Lo colpì con un pugno simile ad un maglio, che si abbatté sulle sue spalle, gettandolo a terra.
La pistola rotolò via, e Merrick la prese immediatamente.

< Credi, idiota ? Allora guarda ! >

Si sparò in testa, da meno di dieci centimetri.
La pallottola emise un suono sordo, come se avesse colpito un ammasso denso e gommoso.
Del sangue verdastro e rosso schizzò sfiorando Mulder in faccia.
Hannibal rise, con i suoi denti gialli storti, con uno squittio da ratto di fogna.
Il dolore lo sentiva, ma era come se lo sfiorasse, attutito dall’immensa agonia che ogni nervo, ogni muscolo, ogni tessuto gli trasmetteva, andando a decomporsi.
Chiunque sarebbe impazzito, così.
Chaterine diede uno strattone deciso, e avvertì una fitta alla testa.
Nel pugno di Merrick, una manciata di capelli biondi.
Si alzò, barcollando, e prese a correre zigzagando verso il cancello.
Merrick afferrò Fox per il bavero della camicia, sollevandolo.

< Mi occuperò dopo di te, sbirro ! Adesso devo riprendere quella gatta selvatica..! >

Lo scagliò contro il muro con tanta forza da stordirlo.
Chaterine aprì il cancello inserendo la chiave e fece scivolare fuori dalla tasca posteriore dei jeans un tessera magnetica.
Era tutto finito e lo sapeva.
Ma almeno poteva portarsi quel bastardo all’inferno.
Scartò a destra, poi prese a correre disperata verso l’ultimo dei magazzini, di colore nero, con la porta azzurra.
Mulder tossì un grumo di sangue.
Si mise miracolosamente in piedi e ignorò il dolore alla testa, che pulsava senza pietà.

< ...Chaterine...>, mormorò.

Superò il cancello e prese una direzione a caso.
Era tanto vicino alla verità...a ciò che aveva convinto August Kendall, Chaterine Black...
Udì un grido, di donna, alla propria sinistra e corse più rapidamente che gli fosse possibile in quella direzione.
Merrick era piombato alle spalle di lei, affannato, rallentato dalla zoppia e dai muscoli in fiamme.

< ...non farmi sprecare tempo, cagna ! >

L’afferrò per un braccio, il sinistro e la realtà si deformò agli occhi azzurri di lei.
Si morse un labbro con tanta forza da farlo sanguinare.

<...apri questo magazzino, da brava ! >

Lei annuì, tremante.
Porse a Merrick la scheda, e lui la strattonò facendola urlare, sino alla porta blindata.
Incisi sopra, dei simboli da pericolo radioattivo.

<...il codice...>

Lei rispose lentamente, fissandosi le gambe tremanti, con i sensi attutiti dal dolore e dalla nausea, con la ferita riaperta che vomitava pus.

< 41-71-171->

La serratura scattò metallica e il riso di Merrick si fece esagerato, deforme.

< SI ! >, urlò.

Mulder si appiattì dietro un grosso bidone.
A terra, tracce del sangue verdastro di Hannibal. Non era invulnerabile.
Lo vide mentre spingeva Chaterine all’interno del magazzino, che era illuminato da una fioca luce ocra.
Afferrò un tubo contorto, fendendo l’aria che emise un suono cupo.
Era debole e ferito, ma non poteva permettergli di uccidere Chaterine.
Si avvicinò lentamente alla porta, socchiusa.
Spinse appena, con due dita.
L’interno era spoglio.
C’era solo una grande stanza da cui si diffondeva la luce giallastra che pareva pulsare di vita propria, poi solo cavi, tubi e strani macchinari, spenti.
Chaterine era a terra, bocconi, la spalla sinistra che vomitava fiotti di sangue.

< Chaterine....>, sussurrò Mulder.

Lei alzò appena il viso.

<...vai via...>

Mulder si chinò accanto a lei.
Hannibal Merrick era accanto alla stanza, davanti a loro, ma pareva ignorarli.
Fissava rapito ciò che quella stanza custodiva, quasi incredulo del fatto che esistesse una cosa che avesse il potere di scuoterlo.
Ma ciò che era all’interno di quella saletta, avrebbe sconvolto chiunque.
La bolla era attiva, appena sotto i livelli di vita normale, per mantenere la creatura in una sorta di coma vigile.
Era grande e secca, alta almeno tre metri.
Grandi, profondi, terrificanti occhi neri.
Era viva, perché una sorta di respiro lento e appena visibile, si poteva notare da quel addome corazzato.
La pelle era grigia e verde, ma spesso attraversata da splendidi riflessi colorati.
Gli arti smisurati, l’addome vuoto, con una ripugnante sacca molliccia che occupava quasi tre quarti della bolla.
Merrick osservava la scena dalla finestra di vetro infrangibile posta di fronte.
Non respirava nemmeno più. Lui, che si era sempre sentito come un fenomeno da baraccone, un mostro deforme, provava una assoluta estasi nel vedere quella creatura.
Poi mosse il capo, quasi facendolo trasalire.
Chaterine afferrò debolmente il polso di Mulder, trattenendolo.

<...non..andare a morire per niente...vai via...sei troppo importante per...tutti.. noi...>

La fissò, incredulo, sconvolto.

< Che cosa vuoi dire ? >

Lei sorrise. La febbre la scuoteva, ed il sangue che continuava a perdere la rendeva ogni istante più debole.

<...arriverà il momento...la data....è fissata....e tu...tu dovrai esserci..per impedire che accada...solo tu...potrai salvarci tutti...>

< Cosa...che cosa c’è la dentro ? >

Lei sorrise. La vita, la possibilità di vedere Jordan, la stavano abbandonando.

<...niente...che tu non abbia visto già...devi solo sapere questo...quando ci sarà..il giusto allineamento...solo allora avverrà...solo allora arriveranno...e tu dovrai essere..dove il cerchio magico si è chiuso...>

Le accarezzò i capelli, soffici, sudati, splendidi capelli biondi.

<...io non...capisco...nulla di quello che dici, Chaterine...>

Lei annuì.

< Nemmeno io...ma è ciò che Frank mi ha detto...mi ha detto di dirti...>

Volse lo sguardo di scatto.
Merrick era impietrito di fronte alla creatura.
Mulder non poteva sapere che l’essere all’interno della bolla, stava debolmente scandagliando la sua mente.
E certo, non avrebbe fatto la mossa seguente, se avesse potuto sentire il dialogo che le due menti si stavano scambiando.

"...Lui è qui...posso sentirlo...sei forse tu...? "

" ..dolore..alla testaaaa....Dio che maleeeeeeeeeeee..........."

"Lei" appoggiò uno degli arti scheletrici alla superficie molle della bolla criogenica.

" No...tu non sei lui...non sei mio fratello...ma sento che è qui...che deve sentire il messaggio...la porta da aprire...per permetterci di arrivare sulla Terra...fallo venire

da me...ORA ! "

" ........maaallllllllllleeeeeeeeeeeeeeee....."

Merrick scivolò a terra, come inebetito.
Mulder afferrò Chaterine reggendola a fatica. Era appena più forte di lei.

< Andiamo...chiudiamolo dentro...avviserò Scully...ormai è fatta...>

Chaterine annuì, sorridendo.
Strisciò i piedi sin alla soglia, poi, serrando la bocca e trattenendo un grido di dolore, si staccò da Fox, spingendolo fuori.
Lui cadde appoggiandosi al corrimano di ferro, girandosi di scatto.
Chaterine era abbandonata sulla porta blindata, gli occhi rossi e tremanti, madida di sudore.

<...addio...Fox...vattene...subito...avrai meno di un minuto, quando avrò chiuso la porta...>

< No ! >.

La porta si chiuse di scatto.
Mulder picchiò con il tubo sull’acciaio blindato, gridando.

< Non farlo ! Chaterine...no ! E’ inutile...morirai per niente...>

Lei si mise in ginocchio.

Sentiva i passi strascicati di Merrick che ripeteva: < Fox...portami Fox ! Ora ! >

Lei gettò uno sguardo.
La bomba era collegata, attiva.
Digitò il codice e con l’ultimo respiro che aveva in corpo, gridò:

< Scappa, Fox ! Tu...tu sei l’eletto...colui che ci salverà...saluta...mia figlia da parte mia...>

Mulder abbandonò il tubo metallico.
Le lacrime gli rigarono il viso.
Scivolò giù dai tre gradini e prese a correre a fatica, il fiato rotto, la ferita alla spalla che bruciava feroce, la mente confusa.
Arrivò appena al cancello, quando il cielo fu illuminato da una fiammata arancione.
La deflagrazione lo spinse a terra, contro la cancellata metallica, stordendolo.
Macerie, frammenti sbriciolati del magazzino numero 3011 piovvero per quasi mezz’ora, nel caos delle sirene, degli allarmi, dei primi mezzi di soccorso.
Era da poco passata la mezzanotte.

***

CAPITOLO TRENTUNO

 

J.Edgar Hoover Building, Quartier generale dell’FBI,
Washington DC, Ore 04.57 Pm, Martedì 12 Agosto
Mulder era seduto, con la schiena appoggiata alla parete, nella grande sala della sede federale.
Aveva pazientemente sopportato ore ed ore di chiacchiere elegantemente redatte dal direttore della CIA Newmann e ad un certo punto aveva deciso di non farcela più.

< Operazione eseguita con estremo successo, nonostante l’elevato costo di vite umane ! La banda terroristica nota come " I Pretoriani " è stata sgominata e ciò che più conta, è stato recuperato l’intero carico del virus chimico batteriologico di origine sconosciuta...>

Origine sconosciuta ! Bella cazzata !
Estremo successo ! Altra cazzata ! 
E tutte quelle persone morte, e Chaterine ? E sua figlia ?
Chi avrebbe mai vigilato sulla loro verità ?
Di certo non August Kendall !
Era stato trovato morto impiccato nella sua cella, a Bethesda !
Suicidio...
Sbuffò in un sorriso carico di dolore.
I corpi di Chaterine e Merrick erano stati sbriciolati dall’esplosione..nessuna autopsia, nessuna verità nascosta, nemmeno da loro.
Non rimaneva che una persona in grado di voler sapere.
Di voler catalogare.
Solo lui aveva il compito di vigilare sulle "loro" verità.
Su quelle verità troppo scomode, che nessuno aveva voglia di catalogare sotto un timbro ufficiale.
Lui, lui soltanto.
E la cosa lo spaventava.
L’ombra di Dana Scully fece capolino da dietro l’uscio.
Il viso era ancora gonfio e l’espressione tesa.
Abbozzò un goffo sorriso.

< Ciao...>

Lui non rispose.
Si accomodò accanto a Fox, fissando il soffitto.

< Il direttore generale dell’FBI mi ha chiesto di venirti a riprendere, Fox ! Si complimenta con noi per il lavoro svolto e con te per aver risolto nel migliore dei modi la vicenda Chaterine...una volta tanto, visto che non prendiamo i soliti pesci in faccia, ti costerebbe poi molto usare della piccola diplomazia ? >

Parlò senza fissarla.

< Non voglio la loro falsa gratitudine ! E’ gente pronta ad impallinarci appena tenteremo di spiccare il volo e tu lo sai ! Piuttosto...>

Si strinse le mani.

<...che mi dici di...quel presunto contatto...l’informatore del circolo Arthur Conan Doyle Club’s, di Pittsburgh ? >

Lei socchiuse le palpebre.
Era stato il suo chiodo fisso, da quando era tornata a Washington e gli avvenimenti erano precipitati.
Dirlo o meno, a Mulder ?
Alla fine si era decisa di tacere.
Era meglio per entrambi, vista la scelta che era certa Fox avrebbe approvato.

<...non so...ho contattato solo intermediari...che immagino saranno spariti come neve al sole...se vuoi possiamo indagare sui soci del club, ma dubito che...>

Lui si alzò di scatto, con le mani sui fianchi, fissando fuori dalla finestra.

< Lascia perdere ! Va bene ? >

Dana annuì.
La voce si fece un filo, dolce e tenero.

< E...Jordan...ti ho parlato della mia intenzione di adottare la bambina ieri pomeriggio..e non mi hai ancora detto nulla ! >

Mulder si sfiorò la fronte.
Un brivido gli tagliò la schiena.

<...sai quel che penso...è una bambina dolcissima e ti vuole un mondo di bene...>

< Ne vuole anche a te...>, mormorò Dana.

Mulder si voltò, fissandola. Gli occhi erano freddi, quasi assenti.

<...può darsi...ma non inoltrerò la domanda di adozione insieme a te, Dana ! >

Lei si alzò di scatto, e l’espressione mutò in una sorta di rabbia prepotente, viscerale.

< Cosa ? E perché ? Intendi davvero abbandonarla in qualche istituto...? >

Mulder alzò le spalle.

< Non è più affar nostro e tu lo sai ! L’indagine è finita e con essa anche ciò che ci legava a Chaterine Black e a sua figlia ! >

Si mise di fronte a lui, i lineamenti tesi, trattenendosi dal colpirlo con uno schiaffo.

< Come puoi dire così ? Come ? E’ la mia sola opportunità, capisci ? La sola che ho per avere una bambina, l’assistenza sociale non me la concederà mai da sola ! >

Lui evitò di rispondere.

< Lo voglio ! Voglio diventare madre e voglio adottare Jordan ! E tu me lo devi ! E’ colpa tua se...>

Si bloccò, la bocca percorsa da un fremito irregolare.
Mulder fissò fuori, sentendosi morire dentro, come capitava da tante, troppe volte.

< ...finisci l’accusa, vice-direttore Scully ! E’ colpa mia...se sei sterile, vero ? Se non puoi avere figli ? E’ questo ciò che ti spinge a voler adottare Jordan ? >

Si divincolò da lei, quasi con fastidio.
Scully serrò le labbra, trattenendo il pianto.
Non avrebbe mai voluto piangere di fronte a lui. Mai.

< ...non..è così...e tu lo sai ! Ti chiedo scusa ! Non...volevo dire...quel che ho detto ! Ma..esigo...merito una spiegazione ! Forse...forse non mi ritieni adeguata come madre ? >

Mulder si fermò, appena vicino all’ascensore.

< Non è questo...saresti una madre eccezionale...ma abbiamo dei doveri.. delle responsabilità...metteremmo Jordan in pericolo con il nostro lavoro, saremo lontani da lei...dalla sua vita...e poi...io non mi sento tagliato per far crescere una bambina...ho altre mete, altri traguardi....che riguardano gli Xfiles...>

Era come farla morire ancora. Ma era ciò che Mulder sentiva, era la verità !
La sola cosa che Mulder amava più di Scully.

< Credi a quello che ti ha detto Chaterine ? Credi di essere una sorta di... Messia...è questo ciò che pensi ? Sei pazzo.. un irresponsabile...>

Corse verso di lui, afferrandolo per un polso.

< Capisci ciò a cui intendi rinunziare ? Una vita normale, una famiglia, la nostra famiglia...io...io ti amo...>

Lui fece per sfiorarle i capelli ma lei si ritrasse.

<...se mi ami come dici...sai, in cuor tuo che ho ragione...che non è la nostra via..che  altro è stato scritto per noi...>

Lo colpì, con uno schiaffo deciso, cattivo e Mulder lo accolse alla stregua del colpo di rasoio affondato da Merrick.

< ...ti odio...sei...solo un figlio...di puttana...>

Fox abbassò il viso, fissandosi le scarpe.
Parlò con estrema lentezza, quasi con solennità.

<...vuoi, per favore, dire al direttore generale dell’FBI che ho deciso di andare a casa.. Non mi sento bene, oggi..>

Scully evitò di rispondere.
Si sedette nel medesimo posto appena lasciato da Mulder e lo vide scomparire, dietro le porte scorrevoli dell’ascensore.
Adesso la mente era vuota, ma le lacrime non arrivavano.

---

Appartamento di Dana Scully, 3170 road / 35 W.53
Annapolis, Stato del Maryland, Ore 11.59 Pm
stesso giorno
Scully era seduta a letto, lo sguardo fisso nel vuoto.
Accanto il cellulare.
Mulder non l’aveva chiamata.
Prese il diario e scarabbocchiò in fretta e furia.
Fuori l’afa impediva di dormire, ma il cielo era illuminato da lampi potentissimi.
Sarebbe venuto a piovere.

"...oggi ho capito che Mulder ed io non siamo la cosa perfetta che credevo..la nostra unione è forte, ha resistito a molte cose, ma in tutta sincerità, non so se resisterà a questo ! Non parlo del suo rifiuto, almeno non del tutto...quanto delle ragioni del suo no ! Gli Xfiles....sono ancora fra noi, fra me ed il mio disperato desiderio di una vita normale...fra me e l’uomo che amo...forse Mulder ha ragione, forse il destino è stato scritto per noi da altre mani, ma io credo che la vita di ognuno si possa e si debba modificare, che siamo noi stessi gli artefici del nostro destino...e Mulder ha scelto...ha già scelto..."

Il cellulare trillò.
Lo rigirò nervosa fra le mani, prima di rispondere.

<...cosa vuoi ? >

Breve silenzio.

<...sapere...se stai bene....>

Lei fissò il soffitto, lacerato dalla luce irregolare dei lampi, mentre le lacrime le bagnavano il viso.

<....si...sto bene...benissimo....>

<....ho parlato con un assistente sociale....non è detto che ti sia negata l’adozione di Jordan....hai un buon lavoro, sei una donna matura ed equilibrata...>

Il pianto le annegò i sensi.
Il modulo era lì, accanto a lei. Scully non lo aveva nemmeno compilato.
Possibile che non capisse...che non capisse che lei non voleva Jordan per se, ma per loro ?
Spense il cellulare e gettò a terra il documento, abbandonandosi sul cuscino e piangendo, copiosamente.

***

Mulder era immerso nel buio, seduto su una cassetta di legno, fissando il vuoto.
Del proprio appartamento, non erano rimaste che poche cose.
Sentiva le prime gocce del temporale, fuori...il solito rumore che aveva imparato ad odiare...il suono della pioggia che accompagnava la sua solitudine.
Sentiva di aver agito bene, con razionalità.
Per una volta era stato lui, quello logico, dei due...e la cosa lo dilaniava.
Amava Scully e si era sentito morire, dicendole questo.
Ma come far crescere Jordan ?
Come starle accanto...se la sua missione, se la loro missione, non era finita..?
Perch Mulder percepiva, che da qualche parte, lontano ma tremendamente vicino, ciò che Chaterine gli aveva detto, stava per avverarsi.
E che il destino del mondo era tremendamente, realmente, drammaticamente in pericolo.

---

Luogo sconosciuto, Ora sconosciuta

Krycek era seduto, con la flebo infilata nel braccio sano.
Il dolore gli offuscava la vista, mentre fissava quasi con assenza il soffitto.

< Come va ? >, chiese la dottoressa Gale.

<..bene..>, sibilò lui, ignorando il dolore.

Ciò che restava di Cassandra Spender era imprigionato in una bolla del tutto identica a quella andata distrutta nel magazzino di Washington.

< Mi spiace....ma ho bisogno della sua lucidità, signore...>, disse lei, controllando dei dati sul monitor del computer.

<...se..si vuol..fare una bella frittata...bisogna pur rompere qualche uovo...>, bofonchiò.

Altro che frittata !
Avvertì un formicolio fastidioso a ciò che restava del braccio sinistro e sorrise.

<...ricrescerà...ricrescerà...>, sibilò Krycek.

 

FINE.