~ ~ Dieci ~ ~

La cappella era vuota, Katherine andò all'altare e ci si inginocchiò davanti, giungendo le mani. Le candele scintillavano sopra alla sua testa, ognuna era una preghiera al cielo, e non poche accese da lei stessa. Si concentrò su quella che aveva acceso più recentemente, una preghiera per avere la forza di resistere alla tentazione, e si chiese cosa sarebbe successo se l'avesse spenta.
Lui l'amava. Non dubitava della sincerità di quelle parole, né dubitava che le sue intenzioni rimanessero onorevoli. Non l'aveva detto per sedurla, non stava tentando di abbindolarla per portarsela a letto. Semplicemente l'amava.
Non sapeva cosa fare. Poteva resistere all'adulazione e alla supplica, poteva seppellire i propri desideri, ma questa tenerezza… e l'impressione che lui non si aspettasse che quella dichiarazione cambiasse i suoi sentimenti… l'avevano commossa.
La risoluzione venne di conseguenza.

Sopra l'altare c'era una statua di Maria, che cullava il santo bambino alzando una mano in segno di benedizione. "Perché non posso essere più simile a te?"

Katherine bisbigliò. "Perché questa carne è così debole? Se andassi da lui… se gli permettessi di fare come desidera… come io desidero… Madre Santa, aiutami. Dimmi cosa fare".

La statua era muta. Katherine si aspettava così tanto… i miracoli non accadono a persone come lei.
Comunque, rimase inginocchiata, mormorando preghiere, finché Quaid non cominciò ad agitarsi e contorcersi.
Non era ansiosa di tornare in camera, sapendo che William sarebbe stato là, ma non voleva allattare Quaid qui nella cappella, né poteva pensare in quale altro posto andare. Non c'era nessun altro posto dove andare.
Se William la stava aspettando, avrebbe dovuto essere onesta con lui. Gli avrebbe detto che era la peggiore tra i peccatori e non voleva trascinarlo con sé all'inferno, ma nemmeno poteva lottare più a lungo contro il desiderio. Sarebbe stato dolce dirlo, finalmente.
Prendimi, William.
Dio del cielo, sarebbe stato dolce.
Il cortile era grigio nella luce che precedeva l'alba, e si udivano i suoni delle attività del giorno in tutto Weylin. Katherine si diresse in camera sua, mormorando tranquillizzante a Quaid che era un fagotto caldo contro il suo petto. Aprì la porta e guardò attorno. Tutto era come si aspettava, eccetto… William non era là.

"Milly?" disse Katherine, andando verso il suo letto. "Milly, svegliati".

Milly sedette, battendo e strofinando gli occhi. "Mia signora?"

"Dov'è il mio signore?"

"Ti chiede per mio tramite di scusarlo. È andato con Paul Long e John by the Way a casa di John, per preparare il matrimonio imminente con tua figlia. Dove sei stata?"

"Nella cappella. Ho pregato". Katherine slegò la fascia che teneva Quaid e gli baciò dolcemente la testa, sistemandosi sul letto.

"Quando sono andati?"

"Presto, mia signora, molto prima dell'alba".

"Ha detto quanto sarebbe stato via?"

"Alcuni giorni al massimo, mia signora. La casa di John è a meno di due giorni a cavallo. Mia signora? Devo prendere Quaid?"

"No… no. Ha fame". Si aprì i vestiti con dita intirizzite, e guidò al seno la bocca di Quaid. Egli lasciò a metà un gemito e cominciò a succhiare vigorosamente e Katherine baciò la piccola mano premuta contro il suo seno. "Sdraiati, Milly" disse infine. "Torna a dormire".

"Mia signora, non c'è niente che io possa fare per te?"

"E' tutto a posto. Il mio signore William non è la mia balia".

"No, certo che no" Milly mormorò, sdraiandosi di nuovo. Dopo un momento, disse: "Ho notizie, mia signora".

"Oh?"

"Mark ed io ci sposeremo".

"È meraviglioso, Milly".

Grazie. Io non ho reddito proprio, così lord William si è offerto di aiutarmi con la dote".

"È molto gentile da parte sua".

"Lui è molto gentile".

"Dormi bene, Milly".

"Sì, mia signora" disse, sbadigliando. Girò la schiena alla stanza e tirò su le coperte.

Katherine allattò Quaid, gli picchiettò la schiena fino al ruttino, gli cambiò il pannolino e lo posò nella sua culla. Pensò che avrebbe potuto provare a dormire un poco prima che cominciasse il giorno, ma sapeva che era impossibile. Si chiese se si sarebbe mai più addormentata senza la compagnia di William.
Si chiese se anche per lui sarebbe stato lo stesso.

* * * * * * * * *

William fissava le stelle sopra di sé chiedendosi se Katherine stesse dormendo bene stasera. Si chiese se avrebbe dovuto salutarla, e sperò che non si fosse offesa. Sapeva di essere fuggito come un codardo, ma non poteva sopportare di affrontarla, non dopo avere fatto la sua dichiarazione d'amore, ricevendo solo un "grazie" come risposta.
Non glielo voleva dire. Non se ne era reso conto pienamente finché lei gli aveva chiesto di sposare sua figlia. A quelle parole, la consapevolezza di non potere fare tale cosa, l'aveva colpito come un pugno allo stomaco. Suppose che un altro genere di uomo sarebbe andato avanti, sposando Anna Rose per stare vicino a Katherine e godere della sua compagnia… ma lui non era quel genere di uomo.
Voleva Katherine. Nessuna sostituta.
Si chiese se stesse pensando a lui, se sentisse la sua mancanza.
Si chiese se avesse anche solo notato che se n'era andato. Si chiese se Quaid fosse eccessivamente nervoso perché se n'era andato, o se nemmeno lui l'avesse notato.
Sospirò.

"William, va' a dormire", disse John assonnato, girandosi verso di lui e tirando su le coperte.

"Non posso. Mi manca K… Quaid".

"Certo". Sbadigliò. "Torna a Weylin, William. posso sistemare tutto da solo".

"Ho promesso di aiutarti".

"Sarai infelice, lo sai".

"Sono in grado di passare alcuni giorni lontano da Ka… casa".

"Va' a dormire" disse impazientemente Paul dall'altro lato del fuoco.

"Va' a dormire" disse dolcemente John. "Rimani meno di una settimana con me, William, poi torna da Katherine. Sono sicuro che ti darà il bentornato con gioia".

"Dubito che le mancherò".

"Va' a dormire, William".

William sospirò, guardando di nuovo le stelle. Si chiese se anche Katherine le stesse guardando, e desiderò che fosse vero… che stesse guardando proprio quella, pensando la stessa cosa che lui stava pensando di lei.

* * * * * * * * *

La settimana si trascinava in fiaccamente. Katherine passò il tempo come era abituata, solo ora con Mel a farle compagnia. Cucì, giocò con Quaid, lesse ad alta voce agli altri, ascoltò i poemi e le canzoni della sua terra natìa con un desiderio pieno di rimpianto.
Le notti erano terribili. Quaid, per fortuna, sembrò a mala pena notare che le cose erano diverse, ma comunque dormiva tutta la notte, mentre lei passò quattro notti senza riposare. William le mancava completamente e cominciò ad andare alla finestra ad ogni suono proveniente dal cortile, sperando che finalmente fosse lui.
Si era troppo abituata a William, il leggero suono del suo respiro mentre dormiva, la sua voce gentile quando gli incubi la disturbavano, la sua tenerezza con Quaid. La sua tenerezza con lei stessa.
Si chiese se anche lei gli mancasse. Si chiese come sarebbe stato al suo ritorno, se le avrebbe detto che non l'amava più o se l'avrebbe trascinata con forza tra le sue braccia, dichiarando appassionatamente che non poteva aspettare un altro giorno. Probabilmente si sarebbe gettato ai suoi piedi implorando i suoi favori, baciandole le mani e bagnandole di lacrime, o l'avrebbe semplicemente baciata, bisbigliandole ancora una volta che l'amava e questa volta gli avrebbe forse dato una risposta migliore.
Non sapeva in ogni caso quale potesse essere la risposta. Dirgli che lo amava non sarebbe stato completamente onesto. Lo aveva profondamente a cuore, questo era proprio vero, ma il suo amore, il suo cuore, appartenevano a Walter. Poteva dare tutto a William, se lui avesse voluto, poteva dargli il suo tempo, il suo affetto ed il suo corpo. Ma l'amore… no. Non poteva offrirgli qualcosa che apparteneva ad un altro.
C'erano così tante stelle. Ogni notte ne sceglieva una, desiderando che William tornasse presto da lei.

* * * * * * * * *

William non poteva stare lontano più a lungo. Lei gli mancava. Gli mancava il bambino. Spesso si chiedeva come Walter avesse resistito, andando via così spesso dalla sua famiglia per molti mesi. Sapeva che se Katherine fosse stata sua sposa durante tutti questi anni, non sarebbe stato in grado di strapparsi via da lei.
William lasciò la casa di John prima dell'alba. Spronò il cavallo ai limiti.
Si fermò appena per mangiare e bere, e arrivò finalmente a Weylin al tramonto. Si fermò in cima alla collina e guardò la sua casa. Gli sembrava più felice, accesa dai bagliori dorati del sole sulle pietre, come un castello da favola. Ed una regina, bella, dolce e tenera, risiedeva all'interno.
Sorrise e si affrettò verso il monte. Era ora di tornare a casa.
Fu accolto da un paggio che portò il cavallo nella stalla, ed andò nella sala principale. I suoi uomini gridarono per la contentezza di vederlo, ma bevve solo una tazza di birra chiara con loro, poi andò in cerca di Katherine.
Finalmente la trovò, in una piccola stanza accogliente. Edith e Margaret stavano cucendo mentre Milly giocava con Quaid e Katherine leggeva loro con la sua voce morbida e calma. Edith lo notò subito, non appena si stagliò sulla soglia, e diede di gomito piano a Milly. Entrambe lo guardarono, sorridendo speranzose.
Katherine smise di leggere, guardando anch'essa in su, ed un sorriso esitante strisciò furtivamente sulle sue labbra. Il petto si alzava ed abbassava mentre se lo beveva con gli occhi. Margaret sorrise apertamente e si alzò a salutarlo.

"Bentornato a casa, William" disse, tendendogli le mani. Lui gliele prese e le baciò le guance. "Hai fatto buon viaggio?"

"Abbastanza, mia signora".

Si rivolse a Katherine: "John sta preparando con impazienza il matrimonio. Hai già spedito un messaggio a tua figlia?"

"No. Non volevo mandare uno dei tuoi uomini in Irlanda senza che tu lo sapessi".

"Scrivi il tuo messaggio", disse, "Manderò qualcuno domattina".

"È bello averti a casa", disse piano, e rabbrividì. Non poteva togliere gli occhi da quel viso dolce.

"Mia signora, posso parlare con te in privato?" disse e lei spalancò gli occhi.

"Certo", gli rispose, senza perdersi le occhiate che le ragazze si erano scambiate.

"Vieni con me", disse prendendole la mano, e la condusse fuori dalla stanza.

La mano di lei tremava nella sua.

Andarono in cima alla torre. "Hai freddo", disse, e l'avvolse tra le braccia per scaldarla. Lei posò la guancia sul suo petto e gli mise le braccia attorno alla vita.

"Mi sei mancato in modo intollerabile".

"Ma l'hai tollerato".

Lei roteò gli occhi. "Non felicemente. Non certo come se avessi avuto la tua compagnia".

"Non sarei dovuto andare via. Non certo in quel modo".

Studiò il suo viso. "Cosa faremo, William?"

"Non so". Le baciò la sommità della testa e bisbigliò di nuovo: "Non lo so".

"So che dovrei andare. Sapevo che l'avrei dovuto fare, ma non voglio. Ma se tu dici che dovrei, lo farò".

William chiuse gli occhi e le premette la guancia alla tempia.

"Non andare. Non mi lasciare. Resta con me, Katherine e lascia che mi prenda cura di te, permettimi di proteggerti, lasciami… permettimi di essere ciò di cui hai bisogno. Forse con il tempo arriverai ad amarmi".

Katherine sospirò pesantemente e gli accarezzò i lati del viso con entrambe le mani, le labbra si piegarono tristemente tremando. "Il mio cuore non è mio e te non lo posso dare. Ma so che ho bisogno di te. Sono disposta… So che ho bisogno… oh, William. Sono in lotta con me stessa".

"Resta con me" bisbigliò ancora, foggiando a coppa il viso nella sua mano. "Io chiedo solo la tua compagnia. Sarò un buon padre per Quaid, se vuoi che io lo sia".

Quello che temo è il giorno in cui FitzJames verrà, e vedrà che gli hai mentito.

Cosa ti farà, quando vedrà che hai tradito il tuo vassallo?"

"Non è più il mio vassallo".

Lei si allontanò abbastanza per guardarlo negli occhi. "Da quando?"

"John portò la mia offerta di fedeltà con sé in Irlanda, e tuo padre accettò. FitzJames non lo sa ancora, ma lo saprà presto".

"E poi?"

Egli scosse la testa. "Non so. Andrò in guerra, probabilmente".

"No. Non devi fare guerre per me. Io non lo permetterò".

"Io devo aggiustare i mali che ho causato. Non sarà solo per te, ma anche per i tuoi figli, per la tua famiglia, per il tuo onore".

"No, William. Mai più morti. Amami come desideri, ma non lottare per me. Non potrei sopportare di perderti. Lascia che FitzJames pensi che sono morta, ma non mettere in pericolo te stesso o il tuo popolo per interesse mio".

"Affronterei tutti i demoni dell'inferno per te".

"Ti vorrei piuttosto al sicuro al mio fianco".

"Dimmi di uccidere draghi per te, Kate, ed io lo farò". Le baciò la mano e la pose sul proprio cuore.

"William. io non farò una tale cosa. Sta' con me. Vivi con me. Condividi la mia vita ed il mio letto, ma soprattutto, rimani in vita".

Gli ci volle un momento per capire questo. "Il tuo letto?"

"Se mi vorrai", bisbigliò, abbassando gli occhi, "sono tua".

Lui sorrise. Non poté evitarlo. Si strofinò sulle sue guance soffici e le ciglia di lei gli baciarono il volto come ali di farfalle. "Ma tu non mi ami", bisbigliò. Iniziò ad allontanarsi, ma lei lo tirò dolcemente indietro.

"Non mi fraintendere. Lo so quanto ti costa offrirti a me. Ed io bramo di accettare, più che stupenda Katie".

"Io non capisco. Ti offro tutto quello che ho-"

"Silenzio, mia cara, shh. Vorrei il tuo amore, ma se non è possibile, sarò soddisfatto della tua compagnia. Il tuo corpo è solo tuo".

Gli occhi erano impossibilmente blu, e Il viso era puro ed aperto quando disse: "E tutto quello che ho è tuo".

"Oh, Dio", William bisbigliò, sbalordito. Lo abbassò, alzandosi sulle punte dei piedi, e lo baciò. Le sue labbra erano così morbide ed il respiro era dolce. Gli accarezzò il viso e gli passò le mani tra i capelli.

Gli baciò Il viso con baci delicati, dolci come piume, e dopo alcuni minuti passati a godere delle sue attenzioni William cominciò a restituirgliele.

La sua pelle era come aveva sognato che fosse, dolce al gusto e profumata di caprifoglio appena colto dalla pianta. Le baciò la fronte e gli occhi, le guance ed il mento, il collo e le orecchie, ed ancora e ancora le labbra, fino a che finalmente le labbra di lei stuzzicarono la sua ad aprirsi, e la lingua implorante entrò nella sua bocca. Le tenne la testa tra le mani, sentendo che voleva divorarlo coi suoi baci ed egli non si oppose affatto.
Finalmente lei si fermò, e posò la fronte contro quella di lui.

"William", bisbigliò, e lui strinse le braccia attorno a lei in risposta.

"William, ho bisogno di te".

"Mia prediletta, se domani te ne pentissi… "

"Non me ne pentirò. Non voglio più lottare contro il mio desiderio. Tu sei così prezioso per me, voglio mostrartelo nell'unico modo che conosco. Permettimi di amarti, William permettimi di baciare le tue ferite e consolare il tuo cuore".

"Ma tu eri così adamantina prima, cosa ti porta a questo cambiamento?"

Lei chiuse gli occhi e baciò la punta del dito che stava tracciando lentamente le sue labbra. "Tu mi ami", disse, e William voleva piangere.

"Io non voglio tentarti in qualche cosa che ti porterà ad odiarmi".

"Io non ti odierò". Lo baciò di nuovo con grande tenerezza. "Io non ti odierò mai, mio amico prediletto. Mi do a te liberamente.

Quando sei tornato a casa oggi ho saputo che non potrei passare un'altra notte desiderando così ardentemente il tuo tocco".

"Questo è un raro ed eccezionale regalo".

Sorrise ed ancora una volta lo baciò. "Vieni, William". Gli prese le mani ed iniziò a condurlo alla scala.

"Katie", disse, ancora incerto. "Dimmi una cosa".

"Sì, mio caro?"

"È una scelta libera? Non lo vedi come un obbligo?"

"È fatto liberamente. Lo vedo come una gioia".

L'attrasse a sé e la baciò, scesero la scala verso la camera di lui.

* * * * * * * * *

Katherine stava tremando quando William chiuse la porta della sua camera e la prese tra le braccia. Si tennero stretti l'un l'altro per un po' di tempo. Gli baciò il collo e le grandi mani gentili. Non si era lavato dopo il viaggio e la sua pelle sapeva di sale e sudore… un gusto che non le dispiaceva, e strofinò il naso contro la sua pelle, inalandolo ed assaggiandolo con la punta della lingua.
C'erano fibbie da aprire e nodi da slegare, e lui sollevò le braccia per permetterle di togliergli la tunica e la camicia bianca che portava sotto. Lei gli passò le mani sul torace, sorridendo, e lui la guardò attraverso le ciglia. Lei lo guardò e gli accarezzò le labbra con il pollice.

"Sei bello", bisbigliò, e lui ridacchiò e le baciò il pollice.

"Mi permetterai di guardarti, Katie?"

"Certo. Solo… "

"Cosa, mia cara?"

"Non guardare la mia schiena. Sono sicura che è brutta".

"Giudicherò io", bisbigliò, e cominciò a slegare i nodi del vestito. Rimosse lentamente i vestiti fino alla sottoveste, lei rabbrividì e chiuse gli occhi quando rimosse anche questa. La girò e le passò piano la mano leggera sulle spalle, poi si piegò e le baciò la schiena.

"William? Sono orrende?"

"Mi spezzano il cuore", bisbigliò, e baciò dolcemente le sue cicatrici.

"Non ti disturbano?"

"Assolutamente". Continuò a baciarla, con una mano premuta contro lo stomaco e l'altra che accarezzava dolcemente le cicatrici, come se il tocco potesse guarirle. Katherine guardò la sua grande mano abbronzata contro la propria pelle bianca, e finalmente si girò ad affrontare William che stava inginocchiandosi ai suoi piedi. Gli toccò Il viso e si chinò a baciarlo. Quando si baciarono, lui si alzò in piedi, prendendole la testa nella mano. "Mia bellissima Katie", bisbigliò, lei gli prese il polso e gli sorrise .

"Mi piace. Nessuno mi ha più chiamato Katie da quando ero una bambina".

"Quando io ero piccolo mi chiamavano Will".

"Posso chiamarti così?"

"Mi piacerebbe. Katie, se io avessi potuto fermarlo dal farti male… se glielo avessi potuto impedire… "

"Silenzio, è passato. Non ti ho mai biasimato".

La baciò, guidandola verso il letto, si sedette e l'attirò sul suo grembo. "Mia cara, mia cara", mormorò spargendo baci sui suoi seni. "Tutto il dolore, tutta la sofferenza, amore mio, se solo avessi potuto impedirli…"

"Shh". Katherine gli passò la mano attraverso i capelli e lo baciò. "Quale dolore? Quale sofferenza? Ci sei solo tu, mio caro, c'è solo questo momento".

William chiuse gli occhi e mise il viso contro il suo collo, e poi sollevò la testa dicendo dolorosamente: "E poi mi lascerai, Katie?"

Gli spostò i capelli dalla fronte e lo baciò, bisbigliando: "Solo se mi dirai di andare".

"Mai". La baciò fermamente. "Mai". Si spostò indietro sul letto tirandola con sé mentre si stendeva, baciandola. Le tolse i pettini dai capelli e vi passò le mani attraverso finché scesero morbidi sulle spalle e sulla schiena. Si baciarono, con i corpi uniti strettamente. Lui avvolse i suoi capelli al polso e giocò coi ricci. Dai seni usciva un sottile rivolo di latte, e William esitò prima di leccare dolcemente quello che si era versato: "Non voglio rubare il cibo di Quaid", bisbigliò.

"C'è n'è dell'altro, non ti preoccupare. Questo è normale. Potrei metterci qualche cosa sopra, se ti infastidisce".

"Non mi infastidisce. Il gusto è… diverso".

"Non devi assaggiarlo, se non vuoi".

"Ma io voglio assaggiarti" disse, e cominciò a succhiarle dolcemente il seno. Katherine inclinò indietro la testa prendendogli la testa con le mani ed accarezzandogli dolcemente il viso, guardandone l'espressione di beatitudine pura e semplice. Le massaggiò l'altro seno con la mano, rotolando il capezzolo tra le dita e spremendo la carne morbida. La sua mano scivolò dolcemente in giù sul corpo, le strizzò le natiche e finalmente divise le sue cosce accarezzando le labbra gonfie. Lei si lamentò, afferrandogli i capelli ed aprendo le gambe in modo scostumato.

"Di più" bisbigliò, e le sue dita affondarono in lei. Un grido sfuggì dalle labbra di Katherine, che inarcò il corpo quasi via dal letto e torse le anche contro la sua mano. Lui tolse la bocca dal seno e le baciò le labbra, mentre le dita scivolavano lentamente dentro di lei, diffondendo l'umidità che colava dal suo corpo ed il palmo roteava contro il centro del piacere. Lei scavò con le dita nella sua schiena mentre si baciavano, si contorse e lamentò, tirandolo a sé con crescente richiesta. Il membro era duro e caldo contro la sua pancia e lui premeva le anche contro di lei mentre le sue dita si muovevano con sempre maggiore velocità. Katherine levò la bocca dal bacio e lottò per tenere gli occhi aperti, guardandolo mentre la guardava. Stava sorridendo, e gli baciò il viso.

"Sei bella" bisbigliò. "Tu sei bella, Katie".

Non poteva formulare una risposta a parole, solo con suoni che lo fecero sorridere. Quando le venne insegnato ad amare, si era sentita imbarazzata dai suoni che emetteva nella sua crisi, ma Walter l'aveva rassicurata che aumentavano il proprio piacere. A quanto pareva, William provava lo stesso. La baciò sul viso, sul collo, leccando il sudore, le lacrime ed il latte che usciva dai suoi seni, e lei gridò seppellendo il viso nel suo collo, afferrandolo alle spalle, frantumandosi attorno a lui.

Continuò con la mano e con dolci baci. Tolse le dita da lei e le prese l'anca, parlandole a bassa voce: "Mia cara? Posso continuare?"

"Non ti fermare". Quasi l'implorò, spingendo le anche contro la sua coscia. "Per favore non ti fermare".

"Mm, Katie" gemette, sollevandole le anche, spingendo dolcemente in lei che gli sospirava nell'orecchio. Lei alzò le gambe incrociando le caviglie sulla sua schiena, volendo sentirlo il più profondamente possibile. Gli toccò dolcemente Il viso e girò la testa per baciargli la mano. Non poteva smettere di contorcersi, di muoversi contro di lui, stringendosi in modo che smorfie di piacere attraversassero il suo viso. Lui le prese le mani intrecciando le loro dita e tenendogliele al letto sopra la sua testa, mentre le cospargeva la fronte e le labbra di baci leggeri.

"Dio", disse semplicemente William. "Oh, Dio".

"Kate", le rispose semplicemente, e gemette contro la sua bocca baciandola. "Mia Katie".

Lei gli catturava con la lingua le perle di sudore che gocciolavano dai suoi capelli. Lui le teneva giù le mani con fermezza, non tanto da impedirle il movimento ma abbastanza da scoraggiarlo, e lei spingeva le anche ad incontrarlo ad ogni colpo, tirandolo a sé con le gambe. Gli morse le corde del collo rilevate, e lavò i morsi con la lingua.

Voleva il suo orgasmo, che il suo corpo rabbrividisse e tremasse, che la sua voce si spezzasse sul suo nome. Si udì mentre salmodiava il suo nome mentre egli si muoveva dentro di lei più velocemente: "William William William" lui grugniva ad ogni colpo. Si spinse profondamente in lei, torcendo le anche, tendendo il collo, gettando indietro la testa, e con un lungo e stridulo gemito, crollò su di lei.

Giacquero immobili per molto tempo, tenendosi. La testa di William era sprofondata nella curva del suo collo e quando finalmente le lasciò le mani, lei gli lisciò indietro i capelli umidi di sudore.
Infine alzò la testa, posando baci teneri lungo la mascella.

"Ancora nessun rammarico?" bisbigliò.

"Nessuno". Tese le braccia riportandolo a sé.

Lui svolazzò con la mano sulla sua pancia, salendo a giocare ancora col seno, e lei sospirò appagata baciandogli la testa.

"Tu non hai finito", disse piano, chiudendo le dita dolcemente sul capezzolo.

"Sto bene… Ohhh… "

Le sue dita dolcemente torcevano e tiravano, e Katherine si lamentava spingendo i seni verso l'alto.

"Abbi fiducia in me, Katie" disse piano e lei si lamentò quando le sue mani lasciarono i seni scivolando in giù lungo il corpo fin tra le sue cosce. Le baciò la pancia e le cosce, accarezzando le pieghe ancora lucide con un dito gentile. Lei gridò per la sorpresa quando la penetrò con la lingua. "Shh" disse ancora più piano. "Fidati di me. Ti piacerà".

"Io mi fido di te", ansimò. La sua testa già rotolava avanti ed indietro mentre lui le dava piacere con le dita e la lingua. Non aveva mai provato una tale cosa, non l'aveva nemmeno immaginata, e si chiese come fosse passato tanto tempo senza sapere che questo atto esistesse.

Si chiese se c'era un modo per domandare a William di non smettere mai di succhiarla e leccarla proprio… oh… proprio là…

Gli occhi erano spalancati per lo stupore, le braccia e le gambe sconfitte, nella spina dorsale sentì come crescere un dolore che immediatamente si liberò. Gridò a William quando il suo corpo si inarcò come se le ossa avessero lasciato la pelle.

Quando finalmente si calmò lui la guardò e sorrise. Risalì lungo il suo corpo e la baciò con labbra salate. "Meglio?"

"Meglio" confermò, curvandosi tra le sue braccia. Voleva dormire, solo per un po'.