~ ~ Undici ~ ~

Katherine si stiracchiò pigramente, poi sedette, rendendosi conto di non essere nel proprio letto ed inoltre di non essere sola.
Iniziò ad uscire dal letto ma sentì la mano di William sulla schiena.

"Kate"? Disse assonnato.

"Devo allattare Quaid". Si girò indietro lasciandogli cadere un bacio sulla guancia. "Ritornerò".

"Non stare via a lungo". Si girò sullo stomaco.

Lei si fermò per un momento e gli tirò le coperte sulle spalle, baciandogli il retro della testa. Si vestì in fretta, ed andò nella sua camera. Era tardi, molto tardi, ed i suoi seni erano pieni e pesanti.
Poté sentire Quaid agitarsi mentre si avvicinava. Aprendo la porta vide Milly che tentava di calmare il bambino.

"Oh, mia signora, grazie a Dio",

Disse Milly con sollievo. "Ha fame, penso".

"Sì, proprio". Disse seccamente Katherine, prendendo il bambino. Lui strillò e cominciò ad aggrapparsi al seno. Gli parlò a bassa voce aprendosi il vestito.

Milly disse con studiata casualità: "Sei stata col mio signore?"

"Sì".

"E come sta?"

Katherine non poteva reprimere il sorriso: "Felice di essere a casa" disse, inalando bruscamente quando Quaid le serrò il capezzolo sensibilizzato. "Sei proprio un piccolo giovanotto affamato" disse baciandolo e lui le sorrise con la bocca piena di latte.

"Mia signora?"

"Sì, Milly".

"Probabilmente non spetta a me dirlo, ma non pensi che non sia saggio, uhm, col mio signore?"

"'Uhm'?"

"Fuori dal matrimonio?"

"Oh, Milly".

"Sono solo preoccupata per te, e per quello che il popolo pensa di te. Tu sai che ci sono già persone qui che pensano che tu sia la sua amante, e loro ti hanno in antipatia per questo. Pensa cosa accadrebbe, se fosse vero… "

"Continueranno ad avermi in antipatia, che sia vero o falso. Ora hanno ragione. Certo non lo diremo a molte persone, vero, Milly?"

"Suppongo di no".

"Grazie".

"Ma è diverso per la gente normale" disse Milly, e Katherine sospirò: "Se si trattasse di me, a nessuno importerebbe, ma sei tu, una regina, la figlia di un re. Tu sei superiore a tali cose".

"Superiore a tali cose, come la passione?" disse Katherine.

"La passione, mia signora" disse Milly, arrossendo.

"Passione. Penso che tu capisca che sia meglio per te lasciar perdere".

"Oh, mia signora".

"Quando lui ti tiene tra le braccia, non ti fa fremere fino al midollo? Non vuoi toccare ogni centimetro del suo corpo, baciargli le labbra, fargli sospirare il tuo nome… " Katherine sospirò essa stessa, chiudendo gli occhi al ricordo.

"Oh, davvero, mia signora", disse Milly, poi salì sul letto con lei. "E non è meraviglioso quando lui inizia a tremare dappertutto e pronuncia il tuo nome come se fosse la cura per tutti i mali del mondo?"

"E quando ti guarda come se fossi un angelo".

"E quando ti dice come sei bella, in ogni parte di te". Milly si premette le mani sulla faccia, coprendo le guance arrossate.

"E quando ti chiama con nomi dolci. Il mio signore, come ti chiama?"

"Katie", disse piano Katherine. "Mi chiama Katie". Poteva dire dall'espressione di Milly che non significava niente per lei, ed aggiunse: "Quando ero molto piccola, mi chiamavano Katie. Nessuno mi ha chiamato così da molto tempo".

"Oh. Capisco. Ma non tesoro, o mia adorata, o mia cara?"

"Mi chiama con dolci nomi. Mi piace molto".

"Oh, anche a te" stuzzicò Milly, ridendo, e Katherine rise con lei, sorprendendo Quaid che batté gli occhi assonnati e li lasciò subito chiudere.

"Quello che preferisco ai nomi dolci, tuttavia, sono i baci. I baci sono meravigliosi, no?"

"Lo sono. Mia signora, non è immorale, parlare così?"

"Immorale? Oh, no. Frivolo, forse. Ma non immorale".

"Non avevo mai pensato che avrei avuto un innamorato", disse Milly, "che sarei stata una moglie. Specialmente di qualcuno così saggio e tenero". Si distese sul fianco ed appoggiò la testa sulla mano. "Forse l'anno prossimo sarò anche madre ".

"Come chiamerai il tuo primogenito?"

"Forse John, come mio padre. Perché chiamasti tuo figlio Harry?"

"Sembrava un buon nome per un re".

"Lo è. È un ottimo nome, per un re. Anna Rose è come poesia. Non conosco nessuno con due nomi".

"Il nome di mia madre era Rose e quello della madre di lui era Anna. Li abbiamo solo uniti".

"Anche il nome di mia madre è Mildred, ma non sono sicura di volere una terza Mildred in famiglia. Forse Mary, o Elizabeth. Mark ed io non abbiamo ancora parlato di come chiameremo i nostri bambini". Rise scioccamente e rotolò sulla schiena, coprendo il viso con le mani. "I miei bambini. Oh, mia signora! Come è eccitante! Eri così, quando ti sposasti?"

"Walter era più un amico per me che un innamorato, all'inizio. Noi non parlammo di come avremmo chiamato i nostri figli finché non ne aspettammo davvero uno". Sorrise, carezzando dolcemente la testa di Quaid. "Come è stato meraviglioso avere quel primo bambino, tutti i miei dolci bambini. Così meraviglioso".

Milly sospirò e giocò col piccolo piede nudo di Quaid.

"E se… avessi un bambino dal mio signore, mia signora?"

Gli occhi di Katherine si spalancarono e disse: "Finché stai allattando, il tuo ciclo è interrotto. Per quando Quaid sarà svezzato sono certa che il mio signore si sarà stancato di me".

"Pensi che il mio signore si stancherà di te?" disse Milly, scioccata.

"Ne sono quasi certa. La passione è meravigliosa, ma breve. Non mi aspetto che William mi desideri per sempre".

"Ma tu… ma lui… "

"Non mi fraintendere, Milly. Sono felice di questa situazione. Sono responsabile solo verso me stessa, e posso permettermi di agire in base ai miei desideri. Forse è immorale da parte mia, ma sono… piuttosto soddisfatta della situazione".

"Mia signora, sono completamente confusa".

"Non agitarti, Milly. Non mi aspetto che tu capisca. Immagino che nessuno possa farlo".

Presto Milly tornò nel proprio letto. Quando Quaid ebbe bevuto a sazietà, Katherine lo sollevò sulla spalla e cominciò a battergli la schiena. Eruttò rumorosamente e le posò la testa sulla spalla. "Mio prezioso piccolino", gli tubò piano Katherine, "Il mio piccolo orsetto dolce. Presto vedrai tuo fratello e tua sorella che ti amano così tanto. La mamma ti ama, ed il nonno, Milly ed anche Margaret, perché sei così amabile e dolce, sì. Ora, dormirai in fretta, per la tua mamma?"

"Starai qui per il resto della notte, mia signora"? Chiese assonnata Milly.

"No, tornerò dal mio signore appena il mio tesoro sarà addormentato. Il mio signore mi aspetta".

Strofinò il naso di Quaid, che sbadigliò, curvandosi contro di lei.

"Mia signora, non temi quello che diranno di te, se ti vedessero passare da questa stanza a quella del mio signore?

Katherine dovette sorridere. No, non temeva quello che avrebbero detto.

"Dormi bene, Milly. Parleremo ancora domani mattina".

"Buona notte, mia signora".

Katherine posò Quaid nella culla tra molti baci, e spense la candela che Milly aveva lasciato sulla tavola. Tornò in camera di William, e rimase in piedi per un momento accanto al letto, guardandolo dormire. Ora era disteso sulla schiena invece che sullo stomaco, ed un braccio era buttato di lato. Si spogliò rimanendo in "sottoveste" e strisciò sotto alle coperte per sdraiarsi accanto a lui, posando la testa sul suo petto ed abbracciandolo. William mormorò nel sonno e si girò verso lei, tirandola più vicina. Gli baciò il petto e chiuse gli occhi.

"Come sta Quaid?" Mormorò poco dopo.

"Oh, Mi dispiace, non volevo svegliarti".

"Va tutto bene".

"Quaid sta bene. Aveva molta fame".

William le accarezzò la schiena, poi disse: "Forse dovresti portarlo qui, ed anche le tue cose. Per comodità".

"Sarebbe comodo, ma non ti disturberà averlo qui?'

"Perché dovrebbe disturbarmi? Sono abituato a lui e penso che lui sia abituato a me".

"Sì, gli piaci", disse piano Katherine, sospirando appagata mentre la sua mano le accarezzava lentamente il collo sollevandole i capelli.

"Katie". Giocò con un pesante ricciolo ramato che le scendeva sulla schiena, e la guardò attraverso le ciglia. "Cosa accadrà ora, mia diletta Katie?"

"Forse potresti baciarmi e scoprirlo", disse Katherine, sorridendo birichina con gli occhi scintillanti .

Lui sorrise, ma molto più seriamente. "Mio amore", disse, "non intendo ora, ma stanotte e domani e tutti i domani a venire".

"Lo so". Lei sospirò e si avvicinò di più, infilandosi accanto a lui in modo da potergli baciare il collo ed il petto. "Lo so quello che vuoi dire. Non voglio pensare a domani. Non voglio pensare alle conseguenze".

"Non possiamo ignorare quali conseguenze verranno, mia cara". Mosse la mano dolcemente su di lei fermandola sulla sua pancia che ancora era morbida e rilassata per avere portato Quaid.

Katherine sospirò di nuovo e seppellì il viso nel suo collo. Sapeva che aveva ragione, ma non voleva pensarci.

"Suppongo che dovresti fare quello che normalmente fai in tali circostanze",

Disse finalmente ed il sospiro di William fu cavernoso e triste.

"Io non mi sono mai trovato in tali circostanze", disse quietamente. "Non ho figli, Kate".

"Che tu sappia".

"Nessuno, Kate. Ho avuto poche amanti e nessuna mai ha ventilato la possibilità di aspettare un figlio da me. Avrei voluto sapere tale cosa, se fosse successa, ma così non è stato.

"Trovo difficile credere che tu abbia scelto di vivere come un monaco. Anche Walter aveva un figlio e due figlie da altre donne".

"Io non sono Walter, Kate".

"No", disse quietamente, "non lo sei".

"Dimmi: questi bambini nacquero prima o dopo il vostro matrimonio?"

"Una prima, gli altri dopo".

"E non ne fosti sconvolta?"

"Ne fui molto sconvolta. La figlia maggiore è più vecchia di me di alcuni anni… le diede una dote, la sposò bene ed io l'ho vista raramente".

"Ma gli altri…"

"Ne fui sconvolta. Particolarmente quando portò a casa suo figlio per crescerlo con noi. Fu l'unica volta in cui Walter si adirò con me, perché io rifiutai di dire ai miei figli che il ragazzo era loro fratello". William le accarezzò la schiena comprensivamente ma non disse niente. Dopo un po' proseguì dolcemente: "Sapevo che Walter non mi era sempre fedele, ma non mi piacque essere messa di fronte all'evidenza".

"Mi dispiace, Katie".

"Fu poco dopo la morte di mia madre. Forse Walter pensava che suo figlio avrebbe sostituito il bambino che io avevo perso… ma non fu così. William, io non voglio metterti in una situazione simile… potrei prendere delle precauzioni… "

"Tu non mi metterai in tale situazione".

Katherine confusa, disse: "Hai ragione. Tra poco sarò fuori dalla tua vita, non succederà mai".

"Pensavo che mi avresti lasciato solo se ti avessi chiesto di andare".

"Sì, ma quel giorno verrà presto".

"Quel giorno non verrà mai. Se mi lascerai, nessuna prenderà il tuo posto".

"Anche nei miei più ingenui sogni ad occhi aperti non mi aspetto che mi amerai per sempre".

"Perché?" disse, girandosi di fianco e guardandola seriamente. "Io intendo amarti finché vivrò, mia cara".

"Immagino che dicevi queste stesse belle parole anche a tua moglie".

"Lo facevo ed ero sincero. Quelle parole sono ancora vere, ma lei è morta, ed io sono vivo e sono con te".

Gli diede un'occhiata scettica e disse: "L'amore non è un giocattolo da passare di mano per un capriccio".

"Nemmeno è un cadavere con cui rinchiudersi all'interno di una cripta". Posò la mano sul suo cuore che batteva veloce e regolare. "Come sei viva tu", disse piano. "Viva, bella ed appassionata. Sarebbe tragico per te morire ora, al culmine della tua gioventù e vigore, ed è un peccato ma sembra che pensi di doverlo fare".

Lei gli allontanò la mano e si spinse via da lui. "Io non penso una tale cosa".

"Dal modo in cui ti comporti, io mi chiedo se non ti auguri di condividere la tomba di Walter".

"Io non faccio niente di simile. Ho amici… la famiglia… i bambini… "

"Ma cosa ne è del tuo cuore, Katie?" la guardò afflitto. "Tu hai riempito i miei vuoti, perché non mi permetti di riempire i tuoi?"

"Io non ho vuoti".

"Bugiarda, e non sai nemmeno mentire". Le sorrise dolcemente, incrociando le braccia sul petto.

"L'unico mio vuoto che necessita di essere riempito da te è quello che lacrima per il tuo tocco", disse quietamente Katherine, stendendosi di nuovo su di lui, e lasciandogli cadere un bacio esitante sulla spalla. Tenne la guancia sul suo torace ed alzò gli occhi per incontrare i suoi.

Aveva le palpebre abbassate e scuoteva lentamente la testa. "Non abbiamo finito di parlarne".

"Più tardi", bisbigliò, risalendo il suo corpo per coprirgli la bocca con la propria. "Più tardi".

* * * * * * * * *

Mel Foalon stava aspettando. Milly si era offerta alcune volte di cercare Katherine, ma lui disse semplicemente che avrebbe aspettato. Giocò con Quaid che l'accettò come mediocre sostituto della madre.
Non poteva immaginare dove potesse essere, lontana dal suo bambino per tutta la notte. Milly sembrava non essere preoccupata, comunque, così sentiva che anche lui non doveva esserlo. Presto Quaid avrebbe avuto bisogno di mangiare e certo lei sarebbe riapparsa.
Presto lo fece, e trasalì quando vide che Mel la stava aspettando.

"Hai avuto una buona serata?" disse lei, prendendo Quaid dalle sue braccia.

"Sì. La gente qui è molto cordiale".

"Sì". Sorrise col suo sorriso peculiare, sistemandosi sopra il letto, la sua posizione favorita per allattare Quaid. "Cosa ti porta qui a questa ora così mattiniera?"

"Dove eri, a questa ora così mattiniera?"

"Non preoccupartene. Cosa c'è?"

Quaid sospirò.

"Molto bene. Desidero sapere le tue intenzioni, ora che William Wolf's Son è tornato".

Quello che io intendo fare, è rimanere finché Quaid sarà forte abbastanza per viaggiare. Il che non sarà che tra diversi mesi. Se desideri tornare da mio padre quando John by the Way andrà… "

"Solo se non hai bisogno di me".

Lei sorrise a Quaid che era sulle sue ginocchia e balbettava. "Io avrò sempre bisogno di te. Tu sei il mio migliore amico, lo sai".

"Allora, perché non mi dici quello che ti sta succedendo? C'è qualcosa di diverso in te oggi, che io non posso capire".

Lei sorrise di nuovo e scosse la testa. "Sono felice, è tutto".

"È bello sentirlo", disse incerto Mel, e si passò la mano sulla testa che stava diventando calva. Si alzò, si inchinò ed iniziò ad andare, poi si fermò alla porta e si girò. "Katherine", disse severamente, "ho sentito fastidiose dicerie nel castello, su te e William. Sono vere?"

"Cosa hai sentito"? Disse, alzando calma gli occhi.

"So che ha diviso la tua camera. Dimmi se divide anche il tuo letto".

"Non ti mentirò, Mel".

La fissò, poi chiuse gli occhi e scosse la testa.

"Katherine. Kate. Adorata bambina, è questo il prezzo che chiede per la tua vita?"

"No, non ha chiesto nulla di me".

"Tu non hai bisogno di abbassarti in tale modo".

"Io non mi sento svalutata. Mi sento amata, profondamente amata, e mi mancava sentirmi amata".

"Ti dice che ti ama?"

"Sì. Ed io gli credo".

"E tu lo ami?"

Lei distolse lo sguardo e disse piano: "Non ne sono sicura. Mi piace, mi soddisfa. Quando sono con William non mi manca più così tanto Walter".

"Io temo per te, Kate. Temo quello che ti accadrà quando la sua passione morirà".

"Io andrò a casa e quello è tutto".

"E crescerai i suoi marmocchi nella casa di tuo padre?"

Lo guardò con gli occhi fiammeggianti: "Mel, io ti amo caramente, ma non puoi parlarmi così. Questa è la mia decisione. Affronterò le conseguenze che ne dovessero derivare".

"Può essere la tua decisione, ma colpirà tutti coloro che ti amano. E se avessi un bambino? Hai visto cosa causano i figli adulterini".

"William non ha moglie né figli che possano esserne colpiti".

"Allora perché non ti sposa?"

"Non me lo ha proposto".

"Perché dovrebbe, quando ti ha già nel suo letto?"

"Mel!" Disse bruscamente, e Quaid si mise a piangere. "Il bambino ha bisogno di mangiare, ed io sono troppo stanca per discutere con te. Non ho bisogno di giustificarmi con te".

"Se non hai più fiducia in me, bambina, a chi ti rivolgerai quando sarai buttata fuori da questo ingannevole paradiso?" Sbatté la porta della camera dietro di sé, ed andò alla ricerca di William Wolf's Son.

Lo trovò nella stanza dove si dedicava ai progetti, col frate ed altri dei suoi uomini. Mel sbatté la mano sulla tavola di fronte a William, e tutti lo guardarono sorpresi.

"È una ragazza dolce e fiduciosa, ed io non ti permetterò di farle più male di quanto già le hai fatto".

"Io non le farò mai del male" disse piano William. "Mai, giuro".

"Allora non la costringere a questo compromesso umiliante. Mandala a casa sua, cui appartiene".

Gli occhi di William si riempirono di dolore. "Non c'era coercizione. Lo giuro, ma non posso mandarla a casa sua".

"Allora, per amore di Dio, sposala! Per la sua e la tua anima".

"Non vuole sposarmi".

Mel prese un respiro profondo, tentando di controllare la rabbia.

"Quando avevo dieci anni, fui destinato ad essere la sua guardia, il suo consulente, il suo amico. Tutto quello che ho fatto in vita mia è stato rendere la sua vita più facile, alleviare il suo dolore, darle ogni mia saggezza. Era il mio destino proteggere questa ragazza. Ma come posso proteggerla da te?" lo disse con disperazione, perché onestamente non conosceva la risposta.

"Non hai bisogno di proteggerla da me. Io l'amo. Quanto, se non più, di te. Non ho avuto il vantaggio di averla vista crescere e di aver vissuto con lei tutta la vita, ma lo giuro, non le farei male più di quanto potresti fargliene tu stesso. E tu moriresti piuttosto, ho ragione?"

"Hai ragione".

"Allora, per favore, abbi fiducia in me. Il mio cuore è suo, e qualsiasi altra cosa che lei desideri. Potremmo discuterne più tardi, per favore? In privato?"

Mel guardò gli altri uomini nella stanza, e disse brevemente:

"Sì. Tu ed io abbiamo molto di cui discutere, penso". Si girò ed uscì impettito dalla stanza.