~ ~ Dodici ~ ~

Katherine entrò nella camera di William, trovandolo che faceva smorfie a Quaid per farlo ridere. Era seduto a gambe incrociate sul letto col bambino in grembo, Quaid rideva, saltellava e batteva le mani.
Normalmente Katherine amava vederli giocare insieme, William era a suo agio con Quaid, e Quaid passava molte ore serene tra le braccia di William.

Al momento, comunque, non voleva pensare a quanto felici fossero insieme quei due. Si piantò di fronte a William con le mani sui fianchi e disse: "Dove è Milly?"

"Voleva stare un po' con il suo innamorato, così le ho detto che avrei preso io Quaid. Cosa hai fatto questa mattina?"

"Ho scritto delle lettere con Fratello Michael". Increspò le labbra e disse: "Perché hai spostato qui le mie cose senza parlarmene prima?"

"Pensavo che ne avessimo già discusso. Tu eri d'accordo che sarebbe stato meglio, per comodità. Sbaglio?"

"Lo so che ne abbiamo discusso, ma non è questo il punto".

"Allora qual è il punto, mia cara?"

"Avrei preferito sovrintendere io stessa".

"Non c'è molto da sovrintendere. Gli abitini di Quaid, la sua culla ed i giocattoli, i tuoi abiti… dimentico qualcosa?"

"No, nulla". Sospirò e si sedette accanto a lui sul letto, e Quaid strillò, aprendo e chiudendo le mani. Lo prese, sorridendo e baciandolo rumorosamente.

"Allora, cosa c'è che non va?" William le accarezzò i capelli.

"Preferirei non informare ognuno in questo castello che noi… che io sono la tua amante". Baciò di nuovo Quaid per evitare di guardare William.

William sospirò e risistemò le gambe così da poter stringere sia lei che Quaid al petto. "Mia adorata", disse piano, "se sei in imbarazzo o provi vergogna… "

"Io non ho vergogna. Voglio soltanto che non lo sappiano tutti". Sospirò, appoggiandosi contro il suo petto. Aveva sollevato le gambe incrociandole alle caviglie, e lei si sentiva completamente abbracciata e protetta da lui. Lei disse: "Vorrei che non ci fosse nessun altro al mondo tranne noi.

"Oh, carissima Katie", disse baciandole il viso. "Non è così male, no?"

"Mel mi ha rimproverata". Le sue labbra iniziarono a tremare e premette il viso contro il suo braccio. "Se pensa così male di me, cosa staranno dicendo le persone che già mi odiano? Che ti ho stregato? Che ti ho incantato? Che sarò la tua rovina?"

"Nessuno sta dicendo cose del genere riguardo te".

"Non ne sono così sicura. Questa mattina non appena mi sono seduta con Fratello Michael, ho ricevuto molte occhiate cattive da donne sotto la tua protezione".

"Cosa insinui?" disse William con un riso soffocato.

"Penso che siano gelose. Penso che un buon numero di donne, qui, vorrebbero essere al mio posto".

"Hm. Peggio per loro". La baciò di nuovo e disse: "Non c'è nessun altra che vorrei al tuo posto".

Katherine dovette sorridere e girò indietro la testa per baciarlo con gratitudine. Nel suo grembo Quaid balbettava, divertendosi con le sue mani.

Baciò anche Quaid, e disse: "Mel dice che mi sto svalutando".

William si irrigidì per un momento, poi disse: "Ti senti svalutata?"

"No, assolutamente. Gli ho detto come mi sento, ma non ne è rimasto soddisfatto".

"Come ti senti?"

Lei strofinò la sua guancia contro la testa di Quaid, e disse: "Mi sento amata, William".

"Bene", bisbigliò, e le baciò il collo.

Katherine chinò la testa allontanandosi dalla sensazione di solletico provocata dalle sue labbra, ridacchiando.

"William, è pieno giorno".

"Sì. Hai qualcosa di urgente da fare?"

"Quaid comincerà a reclamare il pranzo da un momento all'altro".

"Oh, sì. Cedo il turno al giovanotto. Posso restare con te?"

"Sì, puoi".

Comunque, Quaid non sembrava avere fame, masticava il pugno e si guardava attorno con occhi scuri e spalancati. Katherine lo girò sulla pancia poggiandolo al suo petto, e lui calciò coi talloni, ridacchiando.
William si appoggiò contro i cuscini, stringendoli ancora, e Katherine si chiese se stesse sonnecchiando. Non sarebbe stata contraria a fare lei stessa un pisolino, dopo le attività della notte precedente.

Lei disse: "Lo so che Mel si preoccupa solo per il mio benessere. È stato il mio consulente ed il mio amico per tutta la mia vita. Io l'ho sempre ascoltato, ma… "

"Prediletta, se la tua coscienza non è tranquilla, forse dovremmo ripensarci".

Lei si girò e lo guardò, confusa. "Ripensarci, William? È quello che vuoi?"

"No, ma se è l'unico modo perché tu sia felice qui, possiamo riportare le cose come erano prima". Le toccò dolcemente la guancia e la baciò. "Se quello ti farà felice".

"No", disse Katherine. "Quello non mi farà felice". Cominciò a slegare il vestito e William ridacchiò. "È ora di mangiare, per Quaid", l'ammonì spogliandosi.

"Lo so". Lui appoggiò la testa contro il retro del suo collo, e lei tenne Quaid al seno. Dopo una breve ricerca finalmente prese il capezzolo e cominciò a succhiare con determinazione.

Katherine si stava perdendo in un tranquillo languore quando William parlò di nuovo. "C'è un'altra possibilità da considerare".

"Hm? Oh. Quale?"

Le baciò il collo e bisbigliò: "Tu potresti diventare mia moglie, così nessuno farebbe questioni sul nostro stare insieme".

Lei spalancò gli occhi, balbettando: "William, io… non può essere… oh".

"Bene, non può essere la scelta più saggia".

"Non potrei, William. Metterebbe troppo in pericolo sia te che il tuo popolo".

"Ti preoccupi ancora di FitzJames? Scoprirà presto il mio inganno".

"William, tu non devi fare una cosa che metterebbe in pericolo te o la tua gente. Non lo permetterò. Anche l'alleanza con mio padre dovrebbe essere tenuta segreta fino a che lui possa venire in tuo aiuto".

"Io lotterei contro FitzJames per te piuttosto che per qualsiasi altra ragione, fosse anche difendere l'ultima pietra di Weylin".

"Non mi stai ascoltando? Se tu farai guerra a FitzJames per me io… io… io lascerò questo posto. Andrò in convento… diverrò un'eremita… andrò nella più lontana delle isole dei Picts… " (popolo primitivo della Scozia, ndt.)

"Bene, bene. Perdonami. Evidentemente è una soluzione inadatta".

Katherine si appoggiò di nuovo a lui e mormorò tranquillizzando Quaid che si era agitato quando le loro voci si erano alzate. Quando si fu di nuovo calmato ed ebbe ricominciato a succhiare tranquillamente al seno, disse: "Non ti preoccupare oltremodo. Sarà come ho detto. Affronterò le conseguenze quando si presenteranno".

"Molto bene", bisbigliò William e le posò la testa sulla spalla.

* * * * * * * * *

William trovò fratello Michael nelle sue camere accanto alla cappella di famiglia, e si sedette di fronte a lui con un sospiro drammatico. Michael smise di leggere e posò un segnalibro nel libro, guardando William con espressione paziente.

William giocherellò con uno dei candelieri di Michael e disse: "Gliel'ho chiesto".

"E?"

"Ha rifiutato".

"Oh", disse Michael. "Devo dire che non è la risposta che mi aspettavo da lei".

"Io non ne sono sorpreso. Certo speravo il contrario, ma non ne sono sorpreso. Perché una regina vorrebbe sposare un uomo come me? Io non le offro ricchezze, solo un appezzamento di terreno molto piccolo… "

"Ma uno dei più belli in tutta la Britannia".

"C'è una piccola ricchezza nella bellezza. Ed io sono sicuro che dopo la generosità di Angria lei lo vede triste e desolato. Io non posso chiederle di stare qui, Michael. Desidera ardentemente la sua casa, il suo popolo".

"Dicono i poeti che ci sono modi per fare cambiare idea ad una donna".

"Io ho sentito poeti cantare di battaglie in cui ho combattuto, e non le ho riconosciute dalla storia. Pongo poca fede nelle parole dei poeti".

"Quindi tu non pensi che una dimostrazione di forza l'entusiasmerebbe".

"Di forza? No io non potrei uccidere abbastanza draghi né combattere abbastanza giganti. Lo troverebbe sciocco e pericoloso, se tentassi".

"Una grande dimostrazione di devozione, allora".

"Di quale genere? Non mi manderebbe alla ricerca come un cavaliere di Artù. Se io trovassi il Santo Graal per lei, mi ringrazierebbe cortesemente e mi chiederebbe perché sono stato via così a lungo". William sospirò e posò la testa sul tavolo.

"Prova qualche cosa di semplice, allora. Scrivile un poema, o componi una canzone".

"Cosa potrei dire su lei che non sia stato detto mille volte, da poeti ben più abili di me?"

"La differenza tra loro e te che è che tu l'ami", Fratello Michael disse in un tono compiaciuto. "William, amico mio, se stai tentando di dimostrare il tuo amore, solo lei sa che metodo funzionerà. Ma tu devi fare qualche cosa, o vivrai col rammarico di non avere fatto niente".

"Io non posso convincermi che sia giusto chiederle di restare".

Fratello Michael riaprì il libro e disse: "Molto bene, William".

William lo guardò leggere per alcuni minuti, poi disse: "Tu parli la lingua irlandese?"

"Sì".

"Insegnami come dirle che l'amo nella sua lingua".

Ora Michael sorrise e mise da parte il libro. "Molto bene, William".

* * * * * * * * *

William non riuscì ad andare a letto fino a tardi. La sua camera era scura, e poteva sentire i suoni delicati di Katherine e del bambino che dormivano. Si inginocchiò accanto alla culla di Quaid per baciarlo ed assicurarsi che fosse coperto. Il bambino si girò ma non si svegliò, e William si spogliò e scivolò nel letto per raggiungere Katherine.

Anche lei si girò al tocco, e dopo un momento disse: "Hai avuto una buona giornata? Non ti ho visto proprio".

"Sì".

Si girò verso di lui e gli baciò la bocca. "Sei molto stanco?"

"Non molto. Abbastanza".

"Qui". Sedette e lo tirò verso sé, cominciando a massaggiarli le spalle.

"Questo ti aiuta?" chiese dopo alcuni momenti.

"Moltissimo".

"Cosa hai fatto oggi?"

"Lui sorrise. Oh, il solito di un signore del feudo. Ed ho preso lezioni".

"Lezioni? Cosa stai studiando?"

"Cose che ho trascurato. Sai, vedo te, coi tuoi libri, le tue lingue e le tue lettere. Io non ho mai scritto una lettera destinata ad un solo paio di occhi, né ne ho ricevuta una".

"Un uomo nella tua posizione non ha bisogno di sapere leggere e scrivere".

"Tu lo sai fare, ed i tuoi fratelli anche".

"La cultura è stata sempre considerata moltissimo nella mia famiglia. Tu fosti istruito per combattere ed io per leggere. È quello che hai imparato oggi? A leggere?"

"No c'erano altre lezioni oggi. Oh, sì, proprio lì".

Le sue mani continuarono a massaggiargli le spalle, quindi indugiarono su un punto nella parte bassa della schiena. "Come ti sei procurato questa cicatrice?"

"Una ferita di spada attraverso l'armatura".

Katherine si chinò e lo baciò dolcemente. "E questa?" ne aveva trovata una sulle costole.

"Una lancia".

Baciò anche quella. "E quest'altra?" C'era una grande cicatrice sulla sua spalla.

"Disarcionato da cavallo".

La baciò. "Questa?"

"Lo stesso cavallo".

La baciò, e lisciò la carne corrugata con le punte delle dita.

"Questa", bisbigliò, lisciando una vecchia e profonda cicatrice sulla sua coscia.

"Una mazza. Mi ruppe la coscia. Non potei camminare per tre mesi".

"Ti devi essere annoiato".

"Infatti. Terribilmente".

"Quindi, cosa hai fatto in tre mesi?"

"Ho disegnato".

"Disegnato?"

"Io disegno".

"Sei bravo?"

"Bene, penso di sì: ti ritrarrò un giorno o l'altro, così potrai giudicare da te".

Per molto tempo continuò a strofinargli dolcemente la coscia, poi disse: "Mi piacerebbe vedere come tu mi vedi".

"Io ti vedo come tutti ti vedono. Come la più bella donna al mondo".

Lei gli morse il ginocchio. "Non dire una cosa del genere. È assurda. Non c'è nessuna 'più bella donna'. Ci sono molte, moltissime belle donne e tutte sono belle in modo differente".

"Come tu dici, signora".

"Inoltre, tu non mi vedi come mi vedono tutti. Io non so precisamente come tu mi vedi, ma so che tu mi vedi come nessun altro prima ha mai fatto. Lo hai sempre fatto".

William sedette e la raggiunse nell'oscurità. Dolcemente la prese per le spalle e l'attrasse a sé. Lei stava tremando anche se lui la teneva stretta.

"La più bella tra tutte le Kate", disse e la baciò. "La più dolce e bella tra tutte le Kate. Vuoi vederti attraverso i miei occhi? Tu sei la più bella donna del mondo. Forse io ti vedo diversamente da come fanno gli altri, ma se lo faccio è solo perché ti amo".

Lei sospirò, gli passò le mani attraverso i capelli e disse leggermente: "Amami, allora. Amami, William, amami". Si tolse la sottoveste senza cerimonie, stringendosi i seni. Lui si curvò a baciarli, e passò la lingua sulla sua gola fino a succhiarle l'orecchio.

"Io ti amo", bisbigliò, mentre lei gli accarezzava il petto e spingeva via le coperte per toccarlo di più. "Un giorno o l'altro io ti ritrarrò, e tu vedrai la tua bellezza".

"Tutto è bello, quando sono tra le tue braccia", disse, e gli coprì la bocca con la propria.

* * * * * * * * *

Qualche giorno dopo lui gli lasciò una cartella sul tavolo. All'inizio lei pensò che l'avesse lasciata per sbaglio, poi comprese che no, voleva che la vedesse. Slegò la cartella e guardò le pergamene che conteneva.
Era molto bravo. Subito riconobbe i soggetti: Margaret, Kit, il destriero di William, Weylin da una delle rupi vicine, Quaid. Poi lei, un ritratto gentile a carboncino. Lo guardò come se stesse sognando ad occhi aperti, il viso malinconico, un piccolo sorriso sulle labbra, la mano spinta tra i capelli sciolti. Sembrava dolce, giovane, serena. Sembrava bellissima.
Katherine sorrise. Ecco come la vedeva. Le piaceva.

Stava riannodando i nastri della cartella quando sentì bussare alla porta. "Vieni", disse, sorridendo a Mel Foalon che entrava nella stanza. "Mio caro amico", disse, tendendo le mani. "Non ti vedo da molti giorni. Come stai?"

"Io sto bene", disse, aggrottando le ciglia. "Sto valutando la situazione".

Il sorriso si affievolì, lei lasciò cadere le mani, e lui non fece nessuna mossa per prenderle. "E cosa hai deciso?"

"Dovrei lasciarti".

"Mel… "

"Io non ho un ruolo, qui. Né tu né William Wolf's Son, avete bisogno di me come consulente. Forse tuo padre potrebbe trovare un impiego per me, o uno dei tuoi fratelli, oppure potrei andare con Anna Rose dal suo nuovo marito. In ogni caso, quando John by the Way tornerà in Irlanda, andrò con lui".

"Mel, tu non hai bisogno di lasciarci. Sei il benvenuto, qui".

"Io non ne sono così sicuro. Sento di avere esaurito il mio essere benvenuto. William Wolf's Son non mi vuole qui. Gli faccio rimordere la coscienza".

"Non è vero. Gli piaci".

"Non ti merita, e lo sa. La mia presenza gli ricorda che ha trasformato una regina in una comune meretrice".

Il calore le corse sulle guance. "Come osi parlarmi così! Trovo la tua censura ipocrita, Mel. E mi ferisce profondamente".

Lui strascicò i piedi contro il pavimento e mormorò: "Temo il giorno in cui si stancherà di te".

Katherine lo fissò, e riaprì i nastri della cartella di William.

"Voglio che tu veda una cosa". Lui si avvicinò e lei ne tolse il suo ritratto a carboncino. Da come lui prese fiato, Katherine seppe, che si era commosso come aveva fatto lei. "Dimmi", disse tranquilla, "se pensi che questo potrebbe essere stato disegnato da un uomo che progetta di abbandonarmi".

Lui spinse da parte i disegni. "Tu non puoi giudicare il cuore di un uomo da questo tipo di frivolezze".

Sospirò e chiuse la busta. "Forse tu dovresti andare via, se sei così determinato ad essere infelice. Mi ferisce, Mel che non ti possa rallegrare con me perché ho trovato un luogo dove sto bene, e perché ho trovato un amico nel quale posso riporre la mia fiducia".

"Io non posso allietarmi per la tua degradazione".

"Io non sono degradata. Sono felice. Sono adorata. E c'è il modo in cui tratta mio figlio, un bambino col quale non ha legami, al quale non deve lealtà… ma l'ama, Mel, William ama il mio bambino, e quello mi parla chiaramente del suo vero carattere".

"È difficile non amare un neonato".

"Ma tu non l'hai visto misurare il pavimento tutta la notte con Quaid, quando era troppo capriccioso o malato per dormire. Tu non hai sentito William cantare a Quaid e parlargli, come se fosse il proprio figlio. Tu non eri là, Mel, la sera in cui Quaid nacque", la voce di Katherine si ruppe e non riuscì a trattenere le lacrime più a lungo, "quando io ero certa che saremmo morti entrambi, e William mi tenne in vita con la sua forza e la sua fede. Mi ama." bisbigliò con il cuore pieno di questa verità. "Mi ama".

Mel la guardò, ancora aggrottando le ciglia, ma disse quietamente: "Forse hai ragione".

Katherine si asciugò gli occhi ed annuì. "So quello che ho visto. So quello che mi dice. Quest'uomo non mi farà mai del male".

"Quindi tratti così la memoria del tuo signore e marito".

La sua mascella si strinse e disse: "È morto. Io sono viva".

"Sei sempre stata caparbia", disse Mel.

"Quindi non dovresti essere sorpreso dalla mia decisione".

"Nondimeno", disse, "io andrò in Irlanda con John By the Way. Quando la tua famiglia chiederà di te, cosa dirò?"

"Di' loro la verità", disse Katherine, alzando il mento, e Mel sospirò.

"Sì, mia signora". Si inchinò e lasciò la camera.

Katherine prese molti respiri profondi e premette insieme le mani, sorpresa di scoprire che stava tremando. Desiderò che Quaid fosse con lei, per potere odorare il suo profumo dolce di bambino e poter ascoltare il suo balbettare calmante. Desiderò che William fosse con lei, così che potesse stringerla e dirle che Mel si era sbagliato.
Lei chiuse gli occhi e posò la testa sulle mani. Seguire il cuore era più difficile di quanto pensasse.
Ma non poteva arrendersi. Non ora. Forse mai.