~ ~ Tredici ~ ~
"Posso scambiare una parola con te, mio signore?" chiese Mel, e William fu sorpreso di come fosse riuscito a rendere freddo quel titolo onorifico, come se fare uscire le parole richiedesse tutto il suo impegno.
"Certo che puoi", disse, e congedò il falconiere con un cenno.
Lasciarono insieme la falconeria ed i loro passi li portarono oltre le stalle, verso il giardino della cucina.
Faceva molto freddo fuori, la neve quasi disciolta formava chiazze al lato nord degli edifici. Il percorso era fangoso, e William storse la bocca quando il fango freddo si insinuò nelle sue scarpe. "Sarò contento quando sarà primavera", disse.
"Perché allora spedirai la mia signora a casa sua?" disse Mel e William lo guardò, sgomento.
"No, io io non penso che andrà via allora".
"Ah. Progetti quindi di mandarla a casa sua con John By the Way e con me, quando lui andrà a sposare la principessa".
"No io non progetto assolutamente di mandarla a casa. Voglio dire, io spero che questa sia la sua casa, ora".
Mel ringhiò: "Questa non è la sua casa. Non ha posizione in questo luogo. Almeno come serva avrebbe dei compiti onorevoli così com'è, è poco più di una meretrice".
William smise di camminare. "Non ti permetterò di parlare di Katherine così. È una donna onorata".
"Era una donna onorata. Era una donna casta e virtuosa. Tu l'hai portata qui e lei è diventata oltraggiata, scostumata, una Jezebel, quando era sempre stata Rachele o persino la Madre Benedetta. Io non so cosa le dicesti per convincerla che questa follia fosse una decisione saggia, ma so che hai dovuto convincere gli angeli stessi, per mutare una donna timorata di Dio a questo questo disonore. È un disonore. Suo padre ti ucciderebbe, se sapesse".
"Katherine ha preso la sua decisione", disse William, tentando di trattenersi. "Non ho detto né fatto nulla per adescarla contro la sua volontà".
"Tu la seducesti".
"La sposerei immediatamente, se accettasse, se lo volesse, ma sebbene le abbia offerto la mia mano il mio nome le mie terre qualsiasi cosa fosse in mio potere darle ha rifiutato".
"E se la mettessi incinta?" disse sprezzante Mel. "L'adoreresti ancora, allora?"
William chiuse fermamente la bocca. I suoi sentimenti sul soggetto non erano cosa che desiderava dividere con quest'uomo che lo odiava. Finalmente disse: "Se Katherine avrà un bambino io sarei il primo a gioirne".
"Lo dici come se ci credessi davvero".
"Io ci credo. Io l'amo. E nonostante tu mi abbia in antipatia nonostante tu pensi che io sia un libertino ed un sensuale quel fatto rimane. Io l'amo. Non smetterò di amarla perché tu mi dici che è sbagliato. Non smetterò di amarla fino al giorno della mia morte".
"Belle parole", ghignò Mel. "Cosa sai dell'amore? Di anni di devozione, del vederla crescere ed imparare e soffrire e trionfare? Cosa sai della sua anima?"
"Io lo so", disse William, con voce bassa. "Forse non da tanto tempo quanto te, ma con la stessa profondità, con la stessa pienezza, come lei sa di me. Non c'è niente che tu possa dire che mi convincerà che amarla è sbagliato".
"Tu non la meriti", disse Mel.
"Hai ragione. Lo so bene. Ed io ringrazio Dio ogni giorno che lei si degna di passare con me. Non ho mai avuto un'amica più vera o una compagna più dolce".
Aggiunse: "Nessun uomo merita la donna che ama. È quasi inevitabile che lo superi in ogni aspetto: carattere, virtù ed intelletto. Katherine mi fa volere essere un uomo migliore per meritarla".
Mel lo fissò, quindi disse quietamente: "Io veramente non ti capisco, William Wolf's Son. Se tu pensi così di lei, perché non la sposi, come minimo?"
"Io non la costringerò a compiere tale passo prima che sia pronta o disposta".
"Io penso che sarebbe meglio per tutti se tu la convincessi a ritornare con me. Non dovremmo menzionare questo interludio a suo padre".
"Lei si vergogna di me?" disse William. "Pensa che egli mi disapproverebbe?"
"Disapproverebbe questa situazione. Mi ha detto che dovrei dire alla sua famiglia la verità sul perché rimane, ma io rifiuto di rovinare in questo modo l'opinione che loro hanno di lei".
"Vorrei sperare che la sua famiglia sia felice di saperla sicura e protetta".
"Lascerò da parte i dettagli".
"Io preferirei che onorassi i suoi desideri e dicessi loro la verità. Lei non ha vergogna. Io non ho vergogna "
"Dovresti averne".
"Questo è ottuso", esclamò William. "Rifiuti di credere a nient'altro che il peggio su di me. Non sarai felice per Katherine. Non ammetterai mai che siamo innamorati.
"Tu credi di amarla. Io penso che lei non sappia cosa sente per te. Questa cosa che tu chiami amore è una cosa pallida, debole, comparata al mio signore Walter. Le diede tutto: il suo nome, il suo regno, le sue terre "
"Il suo figlio bastardo da crescere", disse William, e il volto di Mel arrossì.
"Signore, tu non sai niente delle circostanze "
"So che tradì il loro voto matrimoniale, è abbastanza per condannarlo, nella mia mente".
"Non mi dai l'impressione di avere un migliore carattere morale".
"Io non ho mai tradito né fatto in modo che altri tradissero i loro voti. Ho accettato questa sistemazione perché lei non mi avrebbe voluto in nessun altro modo. Dedicherò ogni ora del resto della mia vita alla sua felicità. Non le causerò mai danno o disonore. Nemmeno il tuo precedente signore poteva dire tanto".
"Non parlare male del mio signore Walter", disse Mel tra i denti stretti.
"Io non posso ammirarlo come fai tu", disse William. "Non era un santo, nonostante tutta la sua bontà".
"Era un uomo enormemente migliore di te", sputò Mel, "era proprio era gentile ha amato Kate dall'inizio "
"Ma non fino alla fine, apparentemente", disse William, e Mel fece come se intendesse allontanarsi.
Ma loro non erano soli e prima che Mel potesse agire Katherine fu tra loro.
"Miei cari amici", disse, prendendo gentilmente il braccio di Mel. "Posso unirmi alla vostra passeggiata?"
"Me ne stavo andando", disse Mel, inchinandosi rigidamente a Katherine prima di allontanarsi impettito.
William si morse il labbro ed aspettò che Katherine parlasse, ma lei si limitò a sospirare, avvolgendosi più strettamente nello scialle. Cominciarono a camminare lentamente sul sentiero, tornando verso gli edifici di Weylin.
Finalmente lui disse: "Hai visto i miei ritratti?"
"Sì".
"Cosa ne pensi?"
Lei sorrise, guardando il percorso fangoso. "Sono belli. Mi piacciono quelli di Quaid".
"Mi piace disegnarlo. Ci piacerà ricordare com'era da bambino. Io vorrò ricordarlo", si corresse, e Katherine sospirò di nuovo.
"William, vieni con me" disse, tendendo la mano.
"Dove stiamo andando?"
"Dove possiamo parlare in pace. Vieni". La sua mano rimase in paziente attesa, e lui mise la mano nella sua. Lo condusse nel grande capannone dove era immagazzinata la lana grezza. "Amo questo luogo", lei disse, chiudendo la porta dietro di loro. "Ti sei mai sdraiato su questo mucchio, William? è come giacere su una nuvola".
"Non da quando ero ragazzo".
"Vieni", disse di nuovo, e salì sulla scala fino in cima al mucchio. Dopo un attimo lui la seguì, guardandola divertito mentre si gettava, ridendo, sopra il mucchio enorme di lana. Gli sorrise tendendogli le braccia. "Raggiungimi, William".
"Sì, signora", disse, e saltò dalla cima della scala sopra il mucchio. La lana si spostò e cedette sotto di loro, ma li avvolse confortevolmente, più morbida di un letto di piume. Rotolò nelle braccia di lei e posò la testa sulla sua spalla, baciandole i capelli ed accarezzandole il viso.
"Ho sentito molto di quello che hai detto".
"Mel mi odia", disse William. "Ne sono convinto, e ti ama disperatamente".
"Non essere assurdo. È protettivo, certamente. Ci conosciamo da quando eravamo bambini".
"A maggior ragione. Mi disprezza".
"Non dire sciocchezze, mio caro. Mi piacerebbe moltissimo se non prendessi seriamente quello che Mel ti dice. Forse prova antipatia per te, ma "
Si fermò, e William si girò sullo stomaco e la guardò, in attesa. Sorrise e mosse le dita attraverso i suoi capelli. "Ma tu mi piaci, William".
Certo quello lo fece sorridere, e la baciò con grande tenerezza.
"Mi piaci anche tu", bisbigliò. Lei rispose con un sospiro di tenore diverso, un suono che gli stava divenendo sempre più familiare.
Questo lo fece sorridere di più, e le baciò la base del collo all'incrocio con la spalla. "Tu mi piaci moltissimo", disse con voce bassa e lei rispose con un riso soffocato.
"William, mio caro, siamo in pieno giorno".
"Già. E siamo nel capannone della lana. Ed io dovrei provvedere ai piani per la caccia di domani, e tu dovresti essere "
"Ad aiutare col bucato".
"Ad aiutare col bucato. Sì. Non ti divertiresti di più con me, amore mio?"
Gli occhi color del mare di Katherine erano scuri, e pieni di tale tenerezza da fargli volare in alto il cuore. "Sì", bisbigliò, scivolando la mano tra i suoi capelli per prendergli il retro della testa. "Baciami".
"Cosa c'è?" bisbigliò, prendendogli Il viso tra le mani. "Qualcosa non va?"
"Mi stai permettendo di guardarti", disse. "Posso vedere la tua faccia". Passò delicatamente le dita sulla sua spalla e lungo il braccio. "Tu sei così bella, Kate. Non ho mai visto una pelle come la tua".
Arrossì e disse, abbassando gli occhi: "Finché ti piacerà, mio signore".
Le mise il dito sotto il mento e le spinse dolcemente verso l'alto il viso finché i loro occhi si incontrarono di nuovo. "Tutto di te mi piace. La più dolce, bella, amabile tra tutte le Kate".
Lei chiuse gli occhi e gettò indietro la testa, lui si inclinò in avanti a baciarle la base del collo, la fossetta della clavicola, la calda valle segreta tra i suoi seni, abbassando il suo corpo mentre lei si inclinava indietro per concedergli l'accesso, finché raggiunse il suo centro, che era caldo, bagnato e così delizioso. Lei si contorse e si lamentò mentre lui le dava piacere, con le gonne raggruppate attorno alla vita e le gambe ancora ricoperte dalle calze, tremanti ad entrambi i lati della sua testa.
Egli alzò la bocca da lei, che si lamentò con disperazione. "Will "
"Avevi iniziato qualcosa, mia cara, mi chiedo se vorresti finirla".
Lo guardò confusa, poi un sorriso arrivò esitante sulle sue labbra, si alzò sulle ginocchia e risalì strisciando sul suo corpo che si sdraiava indietro.
"Pigro", bisbigliò, scoprendo il suo membro con mani gentili.
"Sì". Gettò la testa indietro e si lamentò quando lo prese in lei, e le afferrò le anche per tirarla ancora più in giù. "Oh. Sì. Sì. Molto pigro".
"Molto, molto pigro". Lei ondeggiò le anche, le loro mani si strinsero e le dita si intrecciarono. "Perché tu lo sappia, William, non ho fretta".
"Come desideri". William ansò, e Katherine si abbassò a premergli la bocca con un bacio. Gli tenne giù le mani, come lui aveva fatto prima con lei, e sorrise perfida.
"Mi ami, William?" bisbigliò. "Mi veneri e mi adori?"
"Sì. Sì".
"Vuoi che io viva con te per sempre?"
"Sì".
"E non smetterai mai di amarmi?"
"Mai, Kate. Mai".
"Io ti credo", disse, chiudendo gli occhi. "Io ti credo, William".
Cominciò a muoversi più velocemente, e gli lasciò le mani così da potergli toccare Il viso. Egli aprì la bocca alle sue dita, ne succhiò le punte e fece scivolare le mani sotto alle sue gonne per prenderle il sedere.
"Apri gli occhi", implorò. "Voglio vedere i tuoi occhi, Katie".
"Oh, Dio!" gridò e spinse su in lei, che gemette in risposta e crollò su di lui.
William avvolse le braccia attorno alla sua schiena sudata, passandole la mano tra i capelli. "Non sono troppo pesante?" bisbigliò, e ridacchiò.
"Affatto".
Anche lei ridacchiò e rimasero là distesi, tenendosi l'un l'altro.
"Sai", disse lui infine, "non ho mai fatto una cosa del genere".
"Oh?"
"Sì. Potremmo essere scoperti così facilmente. Non ho mai corso un tale rischio".
Katherine diede una risata bassa, sedette e gettò i capelli oltre la spalla. Aveva intrecciato le ciocche davanti ed aveva unito la treccia dietro alla testa, ma il resto della chioma rosso dorato scendeva sciolta sulla schiena. La faceva assomigliare, William pensò, ad una fresca fanciulla in un chiostro. "Potremmo essere scoperti", disse. "Penso che è per quello che mi piace. Oh, William, io ti voglio dappertutto. Nel bosco, nei campi, sulla spiaggia. Io voglio che tu mi prenda come un contadino all'aria aperta".
Lui si lamentò al pensiero e baciò le dita che lei gli passava sulle labbra.
Sembra un'educanda, pensò con un sorriso, ma certamente non parla allo stesso modo. "Sei diventata coraggiosa", disse piano, sedendosi a baciare le sue spalle bianche.
"Tu mi rendi coraggiosa". Fece un suono soddisfatto mentre la baciava, passandogli le mani attraverso i capelli. "Tu mi fai volere essere quello che non ho mai osato essere".
"Come?"
"Libera", bisbigliò, e sorrise. "Assolutamente libera".
Lui le prese il viso nella sua mano, e lei aprì gli occhi. "Sì", disse quietamente. "Io voglio che tu sia libera". Sorrise e lo baciò, abbracciandolo attorno al collo. "Katherine", bisbigliò, rompendo dolcemente il bacio, "Katie - se tu se tu pensi che sarebbe meglio -"
"Cosa, mio caro?" gli accarezzò il lato del viso con dita gentili.
"Se tu volessi andare".
"William", cominciò.
"No, voglio dire. Se tu vuoi tornare dal tuo popolo, se quello è ciò di cui hai bisogno "
"William. Ciò di cui io ho bisogno, sei tu". Lo baciò di nuovo dolcemente. "Ho bisogno di *te* William". Lo baciò ancora, ancora ed ancora, poi dolcemente cominciò a districarsi da lui. "Ma Quaid ha bisogno di me, devo andare. Il latte sta salendo".
"Ah", disse William, e la guardò riordinare il suo abbigliamento finché sembrò di nuovo rispettabile e dignitoso. Sospirò. "Passeranno ore prima che io possa vederti di nuovo".
"Trova qualcosa da fare, il tempo volerà".
"Passerò ogni minuto pensando a te".
Sorrise e si inginocchiò per baciarlo, spingendogli i capelli lontano dagli occhi. "Stasera", disse, e scivolò giù dal mucchio di lana grezza come un bambino scivola giù da una collina nevosa.
William ridacchiò e si vestì, scivolò dal mucchio e la seguì fuori dal capannone.
* * * * * * * * *
Mel salutò a malapena Katherine sul molo, e John sembrava a disagio una volta salito a bordo della nave. "Mia signora", disse, "forse quando tornerà alla sua terra natia "
Lei scosse la testa. "Portalo a casa, John. Penso di averlo perso come amico".
Gli occhi di John si addolorarono, e le prese dolcemente la mano. "Quando Anna Rose ed io torneremo, potrei chiamarti madre?" disse, tentando di sorridere.
Lei gli restituì il sorriso e gli strinse la mano. "Preferirei che mi chiamassi Kate, come fanno gli altri miei amici", disse dolcemente, e gli diede un bacio sulla guancia. "Prenditi buona cura della mia Anna", bisbigliò, lui annuì e le baciò la mano.
"Ritorneremo a primavera", disse, e salì a bordo.
"Questa sta divenendo una scena familiare", disse William mentre guardavano la nave allontanarsi dalla banchina.
"Non molto più spesso, spero. Non c'è nessun altro da mandare su".
Lei fece una specie di risata soffocata e disse: "La prossima volta che vedrò mia figlia, sarà moglie. Da qui al prossimo anno potrei essere nonna. è molto strano, William".
"Non vedo l'ora di incontrarla. Dice John che ti assomiglia molto".
"Mi sembra di non vederla da anni e porterà notizie di Harry, bramo di sapere come sta". Si rivolse a William e gli mise le braccia attorno alla vita. "Spero che la mia famiglia non sarà delusa che io non sia andata".
"Io sono sicuro che sentono la tua mancanza. Forse dovremmo organizzare un viaggio per te, più tardi".
"Forse", disse, accennando col capo, poi si alzò sulle punte dei piedi per baciarlo. "Ma non troppo presto, e non per molto".
Lui socchiuse gli occhi e disse dolcemente, incorniciandole il viso tra le mani: "No, non per molto".