~ ~ Quindici ~ ~

William ed Alexander si abbracciarono calorosamente non appena Alexander scese da cavallo. Aveva portato un grande seguito con sé, soldati e servitori, e William disse: "Non so dove metteremo tutta la tua gente".

"Possono accamparsi nei prati. Non staremo a lungo".

"Oh?"

"Sì. Il nostro signore richiede la tua presenza, così sono venuto a prenderti". Ghignò alla sorpresa di William. "Ti sei dimenticato? Promettesti di visitarlo a primavera, e quando non sei venuto per il primo di maggio, iniziammo a preoccuparci. Mi ha mandato per controllare se va tutto bene… e se sei ancora il suo fedele seguace".

"Ah", disse William. "Bene. Al momento giusto". Tenne il braccio sulle spalle di Alexander mentre conducevano i suoi uomini a sistemarsi, quindi portò dentro Alexander. "Sarei felice di vedere FitzJames, ma ora ho così tanti ospiti, non mi piace lasciarli".

"Possono resistere per un mese o più" disse Alexander, poi cadde in silenzio vedendo John e Anna Rose.

William guardò le espressioni passare sul volto di Alexander, quindi Alexander avanzò, tendendo entrambe le mani.

"John. Amico mio".

"Alexander", disse John con uguale calore, e si strinsero la mano. "L'inverno è stato gentile con te".

"Sembra anche con te", disse Alexander. "Chi è questa visione?"

John rise, e Anna Rose roteò gli occhi ma nondimeno sorrise.

"Questa è Anna Rose. Mia moglie. La figlia di Walter e Katherine", disse John, e prese la mano di Anna Rose.

"Mia signora", disse Alexander, inchinandosi.

"Lord Alexander", disse quietamente Anna Rose. "È bello incontrarti, finalmente. Noi daremo il benvenuto nella nostra casa ad ogni amico di mia madre, ed ogni volta che vorrai potrai venire".

Le sue parole non andarono a vuoto, e William si stupì per il rossore apparso sulle guance di Alexander. Tutto quello che Alexander disse, comunque, fu: "Grazie, signora".

La coppia si inchinò ed andò via… dirigendosi, William notò, verso la camera dove era certo che Katherine stava nascondendosi.

Alexander si rivolse a William e disse piano: "Tu non l'hai mandata a casa sua".

"Non era solo una mia scelta", disse William.

"Scelse lei di stare con te?"

"Sì".

Alexander scosse la testa. "Questo è un affare molto pericoloso. Una cosa era quando sei stato mosso a pietà per lei, nascondendola per prevenire l'ingiustizia… ma William, tu devi pensare al tuo popolo, a te stesso".

"Io penso al mio popolo", disse William. "Ed io penso a me, ma Katherine viene prima".

"Lei appartiene alla sua casa. Appartiene alla sua gente".

"Questa è la sua casa. Noi siamo la sua gente. Qui è dove vuole stare ed io non la manderò via, Alexander. Io la voglio qui".

"E cosa dirai a FitzJames della tua nuova signora?"

William se lo era chiesto spesso. Disse quietamente:

"Non lo so. Molte cose sono cambiate dall'ultima volta che abbiamo parlato, non ultimo il ruolo di Katherine nella mia vita. Ma tu devi capire, non c'è nessuno più importante di Katherine e nulla più importante della sua felicità. Io non farò niente per mettere né l'una né l'altra in pericolo".

Poté vederlo rigirare questo nella mente e finalmente Alexander disse: "Molto bene. È la tua decisione, ma io devo esortarti alla cautela. Ritornerò da FitzJames, ma non so come gli spiegherò la tua assenza".

"Non ne avrai bisogno. Voglio vederlo. Voglio fargli una proposta".

"Che genere di proposta?"

"Te lo dirò quando avrò formato più compiutamente il mio pensiero". Mise di nuovo il braccio sulle spalle di Alexander. "Vieni, andiamo da Katherine. Sarà contenta di vederti, ne sono certo". Guidò Alexander su nel solarium.

Katherine aveva Quaid in grembo, giocava con lui e smise guardando in su lentamente. William non l'aveva mai vista così in ansia, ma lei tentò di sorridere quando entrarono nella stanza. Si alzò, tenendo protettivamente a sé Quaid, ed ogni altra conversazione nella stanza si fermò mentre andava verso di loro.

"Mia cara", disse dolcemente William, "ricordi il mio amico Alexander?"

"Sì. Ti saluto, mio signore. Benvenuto a Weylin".

"Mia signora". Si inchinò e lei ricambiò.

"Per favore, unisciti a noi per un po'. A meno che tu non voglia riposare dal viaggio".

"Preferirei riposare, mia signora" disse Alexander, "ma sarò felice di passare un po' di tempo con te più tardi. Scusami". Si inchinò di nuovo e disse a William: "Dove posso sdraiarmi un po', William?"

* * * * * * * * *

Non fu Katherine a scegliere di rimanere da sola con Alexander, lui la raggiunse non invitato nel suo studio quella sera. Lo salutò quietamente e continuò a cucire. Quaid stava crescendo così rapidamente da aver bisogno di un indumento nuovo ogni settimana, sembrava.

"Perché non hai raggiunto gli altri, giù, mia signora?" disse Alexander, sedendo sul pavimento ai suoi piedi, accanto alla culla di Quaid.

"Non volevo disturbare il pisolino di Quaid. La mia presenza non è sempre richiesta, in ogni caso".

"Questo nega a William l'opportunità di mettersi in mostra di fronte a te".

Katherine gli gettò un'occhiata, ma il suo viso era calmo ed inespressivo.

Lei disse: "Perché tu non li hai raggiunti?"

"Non mi piacciono i giochi". Fece scivolare un dito nella stretta presa di Quaid e sorrise affettuosamente. "Sembra che William si diverta a recitare il ruolo del padre".

"Spero sia più di una recita".

"Mi chiedo, sapendo che William è intelligente, come io so, certo, devo domandarmi per quanto tempo durerà il suo interesse".

Katherine abbassò il cucito e disse il più tranquillamente possibile: "Mio signore, tu sei venuto qui per dirmi qualche cosa, evidentemente. Apprezzerei che lo dicessi piuttosto che girarci attorno".

"Katherine, cara signora, hai mai pensato a che ne sarà di te, se dovesse accadere qualcosa a William?"

"Certo. Non sono una sciocca".

"Sola al mondo, nessuno a proteggerti… "

"Non sono assolutamente sola al mondo".

"Ma sei lontana da casa ed hai un solo amico qui… "

"Ho molti amici", disse freddamente Katherine, alzandosi in piedi. "Cosa stai insinuando, esattamente? Stai minacciando William?"

"Perché dovrei minacciare il mio amico?" disse Alexander, sorridendole in un modo che le fece venire la pelle d'oca sulle braccia. Lui si alzò in piedi con grazia e l'affrontò. "Dico solo che una donna nella tua posizione non può mai avere molti amici".

"Cosa stai suggerendo", bisbigliò Katherine, sebbene sapesse perfettamente cosa intendesse dire.

Egli continuò a sorridere e disse piano, passandole delicatamente un dito sul braccio: "Noi siamo qui soli, Katherine, ed è credibile che lo siamo stati per del tempo e tu ora sei più bella di come eri al nostro primo incontro".

"Tu stai tentando di sedurmi", disse quietamente Katherine, "e stai facendo un pessimo lavoro".

Il sorriso finalmente lasciò il suo volto, e disse duramente: "Molto bene, mia signora. Vieni a letto con me ed io non dirò a FitzJames che tu sei ancora viva e che William ti sta nascondendo".

Lei inspirò bruscamente, attraversata da un tremito. "Quello è un insulto a me ed al mio signore. Come osi parlarmi così… come osi!"

"Penso che dovresti ricordare che la tua vita è nelle mie mani. E quella del piccolo giovanotto, eh? Cosa gli accadrebbe se William morisse? E se tu morissi, cosa accadrebbe al ragazzo?"

Le occorse tutta la sua forza per smettere di tremare quando disse: "Pensavo che tu fossi un uomo buono".

"Io sono ancora meglio. Io sono un uomo intelligente. E so dove risiede il potere, tu dovresti tenerlo bene a mente. Non sei nella posizione per negoziare".

"Toccami ed io griderò", Katherine bisbigliò.

"Non ti sentiranno oltre la loro baldoria".

Era troppo vicino a lei, poteva appena respirare. Gli disse: "Ora lascia questa stanza. Lascia Weylin domani ed io non dirò a William della tua insolenza".

Per risposta Alexander l'afferrò dietro alla testa, la tirò a sé e la baciò… un bacio senza tenerezza né sentimento, nulla se non il più vile genere di desiderio. Katherine lo spinse via e lo schiaffeggiò col palmo aperto. Stava tremando quando lui mise la mano sulla sua guancia rossa. "Vattene" bisbigliò, e quando lui non si mosse gridò: "Vattene!"

"È la tua ultima risposta?"

"Un pugnale nelle costole sarebbe più convincente?"

Lui le restituì il sorriso: "Molto bene, mia signora. Molto bene. Buona sera".

Si inchinò beffardamente e lasciò la sua camera.

Katherine si accasciò sul pavimento: le gambe non erano più capaci di sostenerla e raccolse Quaid dalla sua culla. Lui emise un gemito spaventato, ma tornò a dormire non appena lo cullò baciandogli piangendo la testa dal dolce profumo.

* * * * * * * * *

Piuttosto deluso dal fatto che Katherine avesse scelto di non unirsi a loro, William salì in camera sua. Lei aveva lasciato una candela accesa per lui, ma la camera era comunque scura, sebbene potesse vedere il lieve alzarsi del suo corpo sotto alle coperte. Si chinò a controllare Quaid, poi si spogliò e scivolò nel letto. Abbracciò dolcemente Katherine e le baciò la spalla nuda.

Lei si spaventò e trasalì chiedendo: "William?"

"Certo, mia cara. Va tutto bene?"

"Sì, io… mi dispiace. Ho fatto strani sogni". Si girò verso di lui e gli baciò dolcemente la bocca, abbracciandolo.

"Che genere di sogni?"

"Sogni che non capisco e non mi piacciono". Volse il viso a lui accarezzandogli il torace con la mano aperta. "Baciami, William. Baciami. Fa' che i cattivi sogni vadano via".

La baciò e la tenne stretta a sé.

"Mai più brutti sogni, adorata. Sei con me, sei al sicuro".

Lei si tese, e bisbigliò: "Forse io sì, ma tu non lo sei".

"Katie?"

"William, finché io sto con te, tu non sarai al sicuro. Qualsiasi minaccia può colpirti. Tu non puoi avere fiducia di nessuno, né nei tuoi amici né nelle persone che proclamano di amarti… "

"Katie, Katie". La baciò di nuovo. "Io non ho paura di alcuna minaccia verso di me. Solo ciò che minaccia te mi spaventa".

"Questo è un modo sconsiderato ed imprudente di pensare. William, fa' qualcosa per me".

"Dimmi cosa".

"Manda via Alexander e la sua gente. Fallo domani. Per favore. Mandalo via".

"Mia cara, è uno dei miei più vecchi amici. Ci conosciamo fin da bambini".

"Non è tuo amico. Non ti ama, William. Non ti rispetta. Lui… Lui… "

Pigiò il viso contro la sua spalla, e lui ne sentì l'umidità. Lacrime. Le lisciò dolcemente i capelli e le baciò il viso.

"Dimmi".

Lei scosse la testa. "Per favore, William. Solo mandalo via".

"Io non posso mandarlo via. Andrà via presto, ma io andrò con lui".

"Cosa?" bisbigliò, inorridita.

"FitzJames richiede la mia presenza… io devo andare, Katie".

"Tu non gli devi nessuna fedeltà… di' ad Alexander di portargli le tue scuse, digli del trattato con mio padre… non andare, William, se vai, sicuramente non tornerai".

"Prediletta, io devo. Ho un'idea. Penso di poter portare la pace tra tuo padre e FitzJames. Penso di poter essere un ponte tra loro. Penso perlomeno di riavere alcune delle tue terre per Anna Rose. Forse posso fare di più. Nonostante tutto, io sono ancora il suo erede".

"Me lo sono chiesta spesso", disse quietamente.

"Io non posso allontanarmi completamente. C'è troppa storia".

Per molto tempo rimase distesa contro di lui in silenzio mentre le lisciava i capelli.

Finalmente lei sospirò e disse: "Non puoi servire due padroni, William. Ti spezzerà. Tu devi scegliere chi servirai, e chi ti servirà meglio. Tu ti aspetti l'impossibile, volendo portare la pace tra loro".

"Io devo tentare".

"Temo che morrai nel tentativo".

"Io ritornerò sempre a casa da te, Katie".

Lei sospirò di nuovo, curvandosi strettamente al suo fianco. "Prego che sia così, adorato", bisbigliò lei, e mentre lui era affascinato dal suo uso della tenerezza, lei iniziò a baciarlo e lo prese con una tenerezza e ferocia che lo lasciarono scosso, ma gli tolsero ogni dubbio sull'intensità del suo amore.

* * * * * * * * *

William decise di cedere ai suoi desideri su un punto, ed anche se le persone al seguito di Alexander erano stanche, decise di iniziare il loro viaggio di ritorno ad Angria alla fine della settimana. Avrebbe preso con sé solo due dei suoi uomini e lo scudiero Kit.

"Preferirei viaggiare velocemente", disse ad Alexander che concordò.

Comunque, Katherine non fu così facile da convincere. "Due uomini non sono sufficienti a proteggerti", disse controllando il suo bagaglio.

"Alexander ha venti persone. Staremo bene".

"Loro sono il seguito di Alexander, non il tuo. Agiranno prima per i suoi interessi".

"E gli interessi di Alexander sono i miei, prediletta". Le prese le mani, se la tirò in grembo e le baciò le labbra corrucciate. "Ti prometto, starò lontano da te al massimo un mese e tornerò sano e salvo. Noi rideremo alle tue paure, amore mio. Vedrai".

"Spero che rideremo", disse, sebbene non ci fossero risa sul suo volto, e lui sospirò, chiedendosi come rassicurarla.

Dopo un momento si strappò il pesante anello con sigillo e raccolse la sua mano. "Katie", disse seriamente. "Katherine. Porta questo. Pensa a me ogni volta che lo guardi. Tu sei il mio rappresentante mentre sarò via, Katherine. Tu parlerai per me".

"William", bisbigliò con gli occhi spalancati, e fece scivolare l'anello sul suo pollice. Le donne che stavano preparando i bagagli avevano cessato il loro pettegolare, e guardavano questa azione con espressioni sbalordite.

"Siete tutte testimoni", disse a loro, ed era lieto di vedere che Margaret stava sorridendo. Alzò la mano di Katherine alla bocca, la baciò e le disse: "Ecco. Prenditi cura delle cose fino al mio ritorno".

"Lo farò", bisbigliò, e gli occhi luccicavano per le lacrime non versate.

Egli decise che era ora di provare qualche cosa su cui stava lavorando da tempo, e disse dolcemente: "Taim i' ngra leat, Katie".

Il suo sorriso valse la pena delle ultime notti e frustrazioni, e lo baciò. "Quando ritornerò", disse, "continueremo le lezioni e ci parleremo nella tua lingua".

"L'ho insegnata ai miei figli" bisbigliò, "e certo la parlavo con Mel, ma nessun altro mai ha voluto… nemmeno Walter… "

"È solo giusto", disse. "Tu parli così bene la mia lingua, meglio di me. Penso che come minimo io potrei imparare a parlare la tua".

"Avremo molto da discutere quando ritornerai", disse, e appoggiò la guancia contro la sua.

* * * * * * * * *

Infine venne la mattina della partenza, e Katherine rimase tremante nella luce mattutina mentre le preparazioni dell'ultimo minuto venivano completate. "Mi mancherai terribilmente", disse, tenendo la mano di William, con gli occhi bassi.

"Da così tanto non ci separiamo".

Le baciò la mano che portava il suo anello, e disse: "I giorni voleranno. Sarò a casa prima che tu inizierai a sentire la mia mancanza".

"Mi manchi già". Gli occhi che alzò per guardarlo erano pieni di dolore e tenerezza, e gli toccò la guancia.

"Mi affretterò per tornare a casa da te. Kit si prenderà buona cura di me", aggiunse più piano, "vero, figliolo?"

"Certo, mio signore", disse il ragazzo, lottando vigorosamente per non sbadigliare.

"Hai istruzioni per me, mia signora?"

"Solo prenditi cura del mio signore. Assicurati che torni a casa da me".

"Certo, mia signora".

"Andiamo", gridò Alexander, salendo a cavallo. "Il viaggio è lungo e stiamo sprecando la giornata, William!"

"Un momento", disse William, volgendosi di nuovo a Katherine. "Devo andare".

"Ho qualcosa per te". Prese un piccolo oggetto dal petto e glielo diede. Era una ciocca dei suoi capelli, intrecciata e legata ad entrambe le parti con un po' di nastro. "So che è solo una leggenda di vecchie comari", disse, "ma dicono che ti terrà al sicuro, finché la terrai addosso".

"La porterò sempre", disse, infilando la ciocca nella camicia, ed ancora una volta la baciò. Montò a cavallo e seguì Alexander ed il resto della compagnia verso i confini di Weylin.

* * * * * * * * *

Avevano viaggiato per molti giorni, e William non poteva dormire. Ci era abituato, ed il suo desiderio per Katherine era molto grande.
Nondimeno, c'era qualcosa di diverso, stanotte. Qualcosa sembrava… sbagliato.
Il fuoco era basso quando sentì un movimento, come di molti uomini che tentano di camminare silenziosamente. Spalancò gli occhi guardandosi attorno verso la foresta scura, raggiungendo lentamente la spada. Un attacco dei ladri non l'avrebbe colto impreparato.

Uno dei suoi cavalieri, Stephen, si era offerto volontario per la guardia, e William scorse la sua sagoma familiare. "Stephen?" Nessuna risposta. Si alzò dal giaciglio ed andò da lui, toccandogli la spalla.

"Stephen, dormi?"

Vide costernato come il corpo di Stephen cadeva dal tronco d'albero contro cui era sostenuto. Il manico di un pugnale sporgeva ancora dal torace appiccicoso di sangue. "Oh, Dio", bisbigliò William, posando con attenzione il corpo di Stephen a terra. Andò dal suo altro uomo, Daniel, e lo trovò nello stesso stato, con un pugnale nelle costole. "Oh, Dio", bisbigliò di nuovo, e scosse Kit, temendo il peggio.

Il ragazzo aprì gli occhi e lo guardò di sottecchi, confuso. "Mio signore?"

"Stephen e Daniel sono morti, ed io non so dove sono andati gli altri uomini. Vestiti, Kit e preparati a fuggire". Cominciò a vestirsi, con mani tremanti. Kit lo fissò per un momento, poi lo seguì velocemente.

"Morti, mio signore?" bisbigliò.

"Morti. Oh, Dio, dove sono gli altri?" trovò la ciocca dei capelli di Katherine, la baciò dolcemente prima di infilarla nella sua camicia. Ritornerò a casa da te, pensò. Ritornerò a casa.

"Prepara i cavalli", disse a Kit, ed il ragazzo si affrettò ad obbedire.

C'erano impronte di passi tutto attorno a lui ed egli lottò per vedere i loro attaccanti nel buio. "Sono armato", annunciò, afferrando la sua spada, ma c'era solo un minimo suono oltre a quello di uomini in movimento.

Erano vicini a lui… così vicini…

"Corri, Kit!" gridò, quando due paia di braccia lo afferrarono ed un terzo lo prese a pugni nel torace e nella pancia. "Corri!" sentì rumore di zoccoli, rumori di inseguimento, e riuscì solo a pregare che il ragazzo fosse fuggito, prima che il dolore diventasse opprimente e la notte l'ingoiasse.