~ ~ Sedici ~ ~

I giorni erano impossibilmente lunghi senza William. In realtà, i giorni erano tollerabili… stava in compagnia, aveva incarichi da svolgere ed i giorni passavano abbastanza tranquilli.
Le notti, erano il problema. Le mancava terribilmente. Il loro letto sembrava enorme e solitario e cominciò a portare Quaid a letto con sé per compagnia. Poter odorare la sua testa e carezzargli le braccia e le gambe grassocce quando non poteva dormire, la confortava infinitamente. Oppure giaceva sulla schiena con la mano sulla pancia, chiedendosi se quello che sospettava fosse vero o solo un desiderio. L'avrebbe saputo, al tempo del suo ritorno.
Scrisse a William, piccole note che lui non avrebbe mai letto, lo sapeva.
Ma c'erano così tante cose che lui avrebbe voluto sapere al suo ritorno, lei voleva ricordare tutto.

"Quaid ha scoperto un gioco nuovo, che se si allontana rapidamente noi l'inseguiremo. Ride mentre si allontana, e ride quando noi lo prendiamo. Margaret si preoccupa che si faccia male prima che noi possiamo prenderlo, ma non va mai verso cose pericolose. Fugge perché vuole che noi lo riportiamo indietro".

"Mark e Milly sono così dolcemente felici. Lui è tenero con lei e ciò mi rende felice. L'amore giovane rende il mio cuore buono, ma vederli felici insieme mi fa sentire ancora di più la tua mancanza".

"Penso che Quaid stia iniziando ad imparare i nostri nomi. Ha inventato nomi per noi, in ogni caso. Edith è 'eeeee'. Milly, Margaret ed io siamo 'mamamamam', ma lo dice in modo diverso quando vuole andare da Milly a Margaret o da Margaret a me. So anche che ti cerca, ed è confuso perché non sei qui. Spero che si ricorderà di te".

"Mi manchi, amore mio. Mi manca il tocco della tua mano ed il bacio delle tue labbra. Mi manchi ogni giorno ed ogni notte. Voglio solo che tu torni a casa da me. Ritorna a casa, William. Ritorna presto a casa".

Anche se sapeva che era troppo presto per iniziare ad aspettare il suo ritorno, ogni giorno, verso il tramonto, saliva in cima alla torre e guardava se c'erano bandiere che si avvicinavano. Non ne arrivarono.

* * * * * * * * *

Katherine si svegliò improvvisamente, sussultando, e Quaid, addormentato tra le sue braccia, cominciò a piangere. "Shh, shh" bisbigliò piano, cullandolo al petto, baciandolo e tranquillizzandolo finché si riaddormentò.

Il suo cuore non aveva smesso di martellare da quando l'incubo l'aveva svegliata.
Le sue mani tremavano così forte da impedirle di portare il bambino, così gli rimboccò attentamente la coperta e lo baciò, iniziando a percorrere a grandi passi la stanza, infilandosi le mani tra i capelli.
Il sogno era troppo vero. Troppo dettagliato. Poteva sentire il sangue nella sua bocca, sentiva il dolore nelle costole e nella pancia, sentiva la sua paura mentre quegli strani uomini gli facevano male…

"Oh, Dio", bisbigliò, e cadde in ginocchio. Strinse insieme le mani e provò a parlare, ma la sua gola era chiusa dalle lacrime.

"Dio", bisbigliò, "Dio". Si dondolò avanti ed indietro sulle ginocchia, stringendo al petto le mani allacciate.

Che cosa stava accadendo al suo adorato? Chi erano questi uomini? Perché stavano facendogli male? Odiava sentirsi così inerme, senza sapere se fosse vero o soltanto un sogno… oh, Dio, e se fosse vero…

Doveva smettere di piagnucolare inerme. Si asciugò il viso con determinazione, vestì se stessa e Quaid e scese nella stanza principale dove gli uomini di William dormivano. Andò dal capitano, Henry, e dolcemente lo svegliò. "Mia signora?" disse assonnato.

"Henry, voglio che tu scelga dieci dei tuoi uomini migliori. Andremo ad Angria".

"Ora?"

"Appena saremo pronti. Preferirei prima dell'alba".

"Ma cosa c'è che non va?"

"Noi dobbiamo portare a casa il mio signore. Dobbiamo andare ora. Per favore, Henry, non mi interrogare, solo fallo".

"Ma, mia signora… "

"Per favore, Henry. La sua vita dipende dalla nostra velocità".

Lui la guardò confuso per un momento, poi disse: "Verrai anche tu, mia signora?"

"Sì. Io ed il bambino. Una scorta minima, Henry, dobbiamo andare velocemente. Io sveglierò Margaret".

Lui era già alzato e stava vestendosi. Saremo pronti per l'alba, mia signora. Fa' i tuoi preparativi".

"Grazie, Henry". Mentre si affrettava a cercare Margaret pensava: Resisti, amore mio, resisti. Stiamo venendo da te.

* * * * * * * * *

Gli avevano legato le mani insieme poi l'avevano legato ad un cavallo e costretto a corrergli dietro. Non gli diedero nulla da mangiare e solo poche gocce d'acqua da bere. Non poteva vedere attraverso gli occhi gonfi, ma riconobbe le loro voci.

Quando si fermarono per la notte cadde a terra e restò là, immobile. Sentì qualcuno avvicinarsi, inginocchiarsi accanto a lui e slegargli i polsi dalla corda che lo legava al cavallo. William aprì un occhio per quanto poté, e raspò: "Perché?"

Il volto di Alexander era freddo. "Perché sei uno sciocco, ed io voglio che FitzJames lo veda. Tu avevi tutto, William, tutto quello che potevi chiedere e l'hai gettato via per una donna. Concedo, è una delle più belle donne al mondo, ma non è motivo per abbandonare la tua eredità".

"Tu mi uccideresti per lei", disse William.

"Non solo per lei. Per Angria. Per la Britannia. FitzJames mi nominerà suo erede per gratitudine, e quando tu sarai morto io prenderò la bella Katherine per me". Finì stringendo la corda sulle caviglie di William con una tirata feroce, e William gemette. "Cosa ne pensi, William? Un giorno o l'altro nostro figlio siederà sul trono di una Britannia unita".

"Se non ti uccido io lo farà lei", disse William, ed Alexander lo schiaffeggiò.

"Non sei nella posizione per fare minacce, William. Io sono la cosa più vicina ad un amico, per te".

Nella sua bocca non era rimasta nessuna umidità, altrimenti avrebbe sputato in faccia ad Alexander. Nelle sue condizioni, fece una smorfia e distolse il viso.

"Dormi bene, amico mio", disse Alexander. "Domani arriveremo al castello di FitzJames". Aspettò che William rispondesse, ma infine sospirò e si alzò. Ordinò ad uno dei suoi uomini di dare a William dell'acqua, e William bevve impaziente dal mestolo quando finalmente gli fu porto alla bocca.

Come aveva potuto fargli questo, a lui, suo amico e compagno di infanzia?
Katherine non avrebbe mai permesso ad Alexander di toccarla, tanto meno di concepire un bambino con lei. Lei non pensava che la sua bellezza valesse una guerra… avrebbe odiato che Alexander uccidesse per possederla. Avrebbe odiato lui, se già non lo faceva.
Oh, Katie, pensò con disperazione, io ti avrei dovuto ascoltare. L'avrei dovuto mandare lontano e sarei dovuto stare con te, FitzJames sia dannato.
Io potrei essere adesso con te, tenerti tra le braccia, amarti… invece di chiedermi se vivrò abbastanza a lungo da vedere ancora una volta il tuo dolce viso…
Soffrì per il bisogno di piangere, ma non c'era rimasta acqua in lui e quando si addormentò non gli portò nessuna pace.

* * * * * * * * *

A Quaid non piaceva viaggiare. Non gli piaceva il caldo, la polvere, né le strade sconnesse. Katherine sapeva che era davvero troppo piccolo per fare questo viaggio, ma non osava lasciarlo a casa quando era così dipendente da lei. Neanche osava restare lei stessa… se la sua premonizione si fosse risolta nel nulla, avrebbe dovuto spiegare in qualche modo la loro presenza.
Non sapeva in che modo lo avrebbe fatto, in ogni caso. Non poteva entrare nella corte di FitzJames come se fosse stata la propria, solo per accertarsi che William fosse incolume.
Bene, avrebbe affrontato la situazione quando si fosse presentata, prima doveva trovare William.
Erano in viaggio da tre duri giorni, e si fermarono al tramonto per accamparsi. Si avviò verso la radura che avevano scelto, mormorando a Quaid ed accarezzandogli la schiena per calmarlo, quando divenne consapevole di un suono di zoccoli. Trasse un respiro e si mosse verso la strada, per vedere chi stava venendo così rapidamente. Dietro di sé, sentì Henry avvicinarsi e fu rassicurata dalla sua presenza.

Era un cavaliere solo, su un cavallo che riconobbe, e gridò: "Kit!" quando il cavallo corse oltre.

"Whoa!" gridò il cavaliere ed imbrigliò il cavallo per fermarlo. "Mia signora!"

Cadde più che scendere da cavallo e si precipitò inciampando ai suoi piedi. "Mia signora… i ladri… mio signore… tutti morti… "

"Kit, Kit, rallenta". Si inginocchiò, spostando Quaid su un braccio e mettendo l'altro braccio sulle spalle di Kit. "Cosa è accaduto?"

"Siamo stati attaccati, mia signora… Stephen e Daniel sono stati uccisi… " respirò singhiozzando. "Hanno attaccato il mio signore… mi disse di correre… io non l'avrei dovuto lasciare… "

"No, hai fatto bene, Kit. Tu puoi aiutarci a trovarlo".

"Ma mia signora, e se fosse morto?" la guardò con il viso sporco, macchiato di lacrime.

"Lo saprei se lo fosse", bisbigliò, accarezzandolo sulla guancia. "Vieni, Kit, Lo so che sei stanco ma noi dobbiamo ripartire. Per la salvezza del mio signore".

Annuì, ingoiando. "Per il mio signore".

Uno dei soldati stava ispezionando il cavallo di Kit, e disse: "Mia signora, questo animale non può andare oltre, è esausto".

"Non possiamo andare da nessuna parte stasera", disse. "Dovremo vedere come andrà domattina".

"Mia signora", disse esitante Henry, "io ho un'idea, se non sei contraria".

"Dimmi".

"Forse tre di noi potrebbero andare avanti con Kit, e scoprire cosa è accaduto al mio signore. Il resto di voi potrebbe aspettare finché avremo notizie più certe".

Katherine guardò dal suo viso a quello di Kit, e rilasciò un respiro lento.

"Molto bene. Io sarò una del gruppo".

"Ma, mia signora, col bambino… "

"Io devo sapere", bisbigliò. "Devo sapere quello che gli è accaduto".

Lui annuì lentamente. "Molto bene. Io, la mia signora, Kit e Robert. Il resto di voi seguirà in mattinata".

Katherine mise di nuovo Quaid nella sua imbracatura e se l'aggiustò sulla schiena. Lui protestò assonnato e lei gli disse: "Mi dispiace, tesoro, dobbiamo proseguire". Montò attentamente sul proprio cavallo e guardò come lo stanco Kit si gettava sopra un cavallo fresco, seguito presto da Henry e Robert.

"Mia signora?" disse Henry.

"Sono pronta".

"Noi andiamo, allora". Piantò i talloni nei fianchi del cavallo, e galopparono lungo la strada, nella direzione da cui era venuto Kit.

* * * * * * * * *

L'ultima volta che aveva visto il castello di Walter il Calvo, era stupendo nonostante l'assedio che vi avevano posto, i muri di granito scuro erano puliti, le bandiere volavano orgogliose. Era confortante, in qualche modo, anche se al tempo apparteneva ad un nemico.
Anche se FitzJames aveva fatto miglioramenti nello stile straniero… riempiendo il fossato, alzando un muro attorno al perimetro, aggiungendo più torri… il castello non era né bello né confortante agli occhi di William. Lo riempì con un senso di terrore… la semplice, incrollabile consapevolezza che stava per morire qui.

Alexander si voltò sulla sella e ghignò a William. "Tutto questo sarebbe stato tuo", disse, e William abbassò la testa dolorante.

Che Dio ti aiuti, Katie pensò, ed inciampò dietro al cavallo al quale era ancora legato.

FitzJames stesso stava aspettandoli nel cortile. "Cosa significa questo?" disse alla vista di William. "Perché hai fatto di William il tuo prigioniero, Alexander?"

"Mio signore". Alexander smontò ed andò da FitzJames, si inginocchiò e baciò la sua mano. "Io ti ho portato William come prigioniero di guerra. Ti ha tradito, mio signore e ti ha mentito, ed io l'ho portato qui come punizione per la sua slealtà".

"Che slealtà?" la voce di FitzJames era bassa mentre si avvicinava allo sporco e sanguinante William. "Cosa hai fatto, William?"

"Katherine d'Irlanda non è morta", Alexander disse, e FitzJames voltò la testa di scatto per fissarlo, duro. Alexander continuò rapidamente: "Fu presa dal tuo campo e nascosta a Weylin per questi nove mesi. William ha offerto fedeltà a Carrick d'Irlanda, combinato il matrimonio di Anna Rose al proprio uomo, John By the Way, ha protetto il figlio maggiore di Walter, ed in tutti questi mesi ha vissuto nel peccato con Katherine stessa".

FitzJames guardò William col volto pieno di dolore. bisbigliò: "È vero?"

"È vero", disse William, e FitzJames chiuse gli occhi.

"Mio figlio", bisbigliò. Anche Alexander era silenzioso, aspettando la reazione di FitzJames.

Finalmente FitzJames aprì di nuovo gli occhi. Disse, nel consueto tono di comando: "Tu mi hai tradito, William. Hai tradito le promesse che tuo padre mi aveva fatto. Sono… sono disgustato. Sono sgomento. Come hai potuto fare questo? Come hai potuto proteggere il mio nemico?"

"Tu vedevi un nemico", disse rauco William. "Io vedevo una donna bisognosa. Ho agito di conseguenza".

FitzJames spinse il viso contro quello di William e sputò: "Doveva essere mia! *Era* mia, dovevo farne quel che desideravo. E per mia soddisfazione avrebbe passato i suoi giorni qui, tra le umiliazioni, sempre consapevole che sarebbe potuta essere la mia regina. Come hai potuto disubbidirmi così, William? Come hai potuto fare questo a me?"

"Perché io non potevo permetterti di farle quello", disse William, scuotendosi quando FitzJames lo schiaffeggiò sulla bocca.

"Non potevi permettere! Il tuo signore, il tuo vassallo, il tuo padrone! La mia parola è legge!"

"Tu non mi domini", bisbigliò William, incapace di innalzare di più la voce, e FitzJames lo schiaffeggiò di nuovo.

"Sei uno sciocco. Tu sei molto più sciocco di quanto potessi sospettare. Tu mi deludi, William. Tu sei il solo da cui non mi sarei mai aspettato di essere deluso". Si sollevò e disse, attraversando il cortile con la voce: "Noi impartiremo una lezione a William Wolf's Son. Ordino che sia messo nella novità appena importata dai nostri amici gallici. Ordino che sia messo nell'oubliette". (segreta con apertura solo nel soffitto)

Due soldati alzarono William per le braccia e lo trasportarono attraverso il cortile e fuori dal castello. William lasciò trascinare i piedi, troppo stanco per camminare da solo. Non aveva mai sentito prima la parola oubliette e non conosceva il francese, ma dedusse dalla reazione degli uomini di FitzJames che questo aveva il comune significato di tortura. Gli avrebbe strappato le membra? Forato i polmoni? Schiacciato, scottato, cavato gli occhi?
Dietro ai recinti, oltre le stalle, la falconeria ed i giardini, un soldato alzò il coperchio di un piccolo buco nella terra, e con l'aiuto degli altri ci lasciò cadere William. Fu una breve caduta, meno che la sua altezza, ma ugualmente gemette quando i suoi piedi colpirono il pavimento. I muri di fango liscio, erano dipinti con calce. Guardò su al piccolo cerchio di cielo, e allora i soldati lasciarono cadere il coperchio di legno. Sentì il suono di una serratura che si chiudeva.
Allora si rese conto di quale sarebbe stata la sua tortura.