~ ~ Diciotto ~ ~

Non potevano permettersi di fermarsi, nonostante la debolezza di William.
Non appena il sole si alzò su di loro, smontarono il campo e si diressero verso Weylin. Katherine rimase nel carro con William e Quaid, e la paglia morbida le fu di sollievo dopo avere cavalcato per così tanti giorni. Tenne William con la testa in grembo, e lui dormì saporitamente nonostante i sussulti del viaggio.
Quando lui era uscito inciampando dai boschi, per un momento Katherine aveva pensato che fosse un fantasma, o quanto meno un sogno. Non meno sorprendente fu la vista di Harry dietro di lui, che ostentava una barba come un uomo del doppio dei suoi anni e dolorosamente somigliante al padre. Aveva finora avuto poco tempo per parlare con Harry, così le sue domande dovettero aspettare. Si chiese se Anna Rose sapeva che Harry era qui, se questo era rimasto un segreto a tutte le donne o solo per lei stessa.
Accarezzò i capelli soffici di William e si chinò a baciargli la fronte calda. Le contusioni sul viso le fecero dolere il cuore, e baciò anche il taglio accanto alla sua bocca. Il viso adorato le sembrò incommensurabilmente caro, e sebbene Harry aveva detto poco di quello che avevano fatto a William, sapeva che era stato terribile. Quel genere di cose che solo un mostro farebbe ad un uomo.
Continuò a lisciargli dolcemente il viso, e si chinò dove Quaid stava dormendo sotto una copertura improvvisata nell'angolo del carro.
Continuava a dormire tranquillo e lei gli accarezzò la testa con la mano. Quando guardò in su, Harry stava cavalcando accanto a loro, e le sorrideva.
Che giorno meraviglioso, pensava, tre persone che amo a portata di mano. Le fece venire le lacrime agli occhi. Voleva la sua famiglia, in qualsiasi forma ora poteva essere, ma li voleva insieme ed al sicuro, dove e dove potesse toccarli e parlare con loro.

Si asciugò gli occhi con la mano e guardò ancora William, notando che aveva gli occhi aperti. Gli sorrise: "Sei sveglio".

"Sì? Non sto sognando?" chiese piano.

"Non stai sognando". Gli passò il pollice sulle labbra e lui le arricciò in un piccolo bacio. "Come ti senti? Hai sete?"

"Sto bene. Sono così felice di vederti".

"Anche io di vedere te".

"Pensavo che non ti avrei mai più rivista. Pensavo che sarei morto là".

Le prese la guancia per un momento. "Avrei dato qualsiasi cosa per vederti di nuovo".

"Shh, prediletto. Shh. Riposa. Ci fermeremo presto e tu potrai mangiare qualche cosa, poi ti porteremo a casa il più presto possibile".

Mise la mano nella camicia, togliendone la piccola treccia dei suoi capelli. Gliela mise in mano: "Ha fatto quello che volevi facesse".

"È una storia di vecchie comari". Chiuse nondimeno il pugno attorno alla treccia.

"Ha funzionato. Mi ha tenuto vivo. Mi ha dato speranza".

Lei mise via la treccia e lo baciò di nuovo, accarezzandolo.

"Silenzio, mio amore. Riposa. Chiudi gli occhi. Ti portiamo a casa".

Egli chiuse gli occhi, obbediente, ma le afferrò la mano stampandole un caldo bacio sul palmo. "A casa", disse piano, e la sua mano rimase agganciata strettamente a quelle di lei.

* * * * * * * * *

Quando si fermarono per la notte, Katherine si assicurò che William e Quaid fossero comodi ed avessero mangiato prima di pensare a se stessa. William protestò che non aveva bisogno di nessun trattamento speciale, ma la stanchezza rese presto bugiarde le sue parole, ed egli si addormentò con Quaid abbracciato al petto. Quaid era sembrato felice di vederlo, gli aveva accarezzato le guance ed aveva tubato per tutto il giorno.
Una volta addormentati entrambi, Katherine passeggiò per il campo per distendere le gambe e presto Harry la raggiunse e le offrì il braccio. Passeggiarono insieme e Katherine mise la mano su quella di lui che riposava sul suo braccio.

"Mi piace la barba", disse.

"William non lo pensava".

"Invece sì. È molto elegante. Avrai fatto strage di cuori alla corte di FitzJames come a Weylin".

"Oh, madre", disse, roteando gli occhi. "Io non ho spezzato cuori. Avevo cose più importanti da fare, in ogni caso".

"Vorrei che me ne parlassi. Anna Rose lo sapeva?"

"Sì, abbiamo deciso che non te lo avrebbe detto per non farti preoccupare troppo".

"Così mi ha detto che stavi progettando solo di far crescere rape e bambini nel tuo futuro".

"Dovevamo dirti qualche cosa che avresti creduto. Io rivoglio il mio trono, madre" disse seriamente. "Voglio il posto che è mio di diritto. Voglio essere un buon sovrano come mio padre. Il nonno ed altri hanno garantito il loro appoggio".

"Sono sicura che avrai anche quello di William".

"Lo spero. John By the Way ha garantito il suo, anche. Lui mi piace, madre. Hai scelto un buon uomo per la nostra Anna".

"La loro unione mi soddisfa. Sembra felice. Ma che ne è di FitzJames, Harry? Che cosa hai scoperto là?"

Egli sospirò, guardando le foglie e l'erba ai loro piedi. "Ti odia. Ti odia senza limiti, madre. Non penso che abbia combattuto contro mio padre né per la terra né per altro, penso che l'abbia fatto solo per te. Anche se non l'ha mai detto a nessuno, era in ogni sua occhiata ed ogni sua azione. Ha distrutto ogni cosa che pensava costruita da te. Sono occorsi tutti i miei poteri di persuasione per convincerlo a non dissacrare le tombe dei miei fratellini".

"Oh, Dio", disse piano Katherine, e afferrò strettamente il braccio di Harry.

"Sono grato che non abbia potuto trovare la tomba di mio padre". Disse esitante: "Madre, io ho parlato ad Henry di questo, e William deve saperlo presto, ma anche tu devi sapere. FitzJames sta progettando di attaccare Weylin. Non saranno pronti per molti giorni e noi avremo il vantaggio di poterci preparare, ma non so quanti uomini avrà William e FitzJames ha cinquanta cavalieri sempre a disposizione. Sono certo che ce ne saranno altri".

"William ha sempre venti uomini con sé. Ci sono nelle vicinanze tre altri nobili che lo sostengono, con dieci uomini ognuno. Ci sono anche molti cavalieri singoli che può chiamare".

"Può essere sufficiente".

"Non finisce mai", disse malinconicamente e piano Katherine.

"Finirà, madre", disse Harry. "Finirà. FitzJames morrà sul campo di battaglia, o io morrò nell'impresa".

Katherine chiuse gli occhi, ed abbracciò forte il figlio così alto. "Odio la necessità", bisbigliò, "ma tu hai ragione. È l'unico modo di porre fine a tutto questo".

"Pensa che tu sarai un obiettivo facile, con William spacciato e la sua gente sbandata. Ma", aggiunse severamente, "dimostreremo che si sbaglia. Gli proporremo una sfida come non ha mai affrontato".

"Attento, caro. Non voglio attrarre malefici per provarti che sbagli".

"Noi vinceremo, madre, perché siamo dalla parte della ragione".

"Io spero che sia sufficiente", disse Katherine.

* * * * * * * * *

Katherine alzò il naso all'aria ed annusò. Sì, c'era qualche cosa di diverso nell'aria, un profumo che le era mancato mentre erano nell'entroterra. Salato, fresco e consolante. E là, debole sotto il suono degli zoccoli ed il cigolio delle ruote, c'era il soffiare e l'infrangersi delle onde.
Casa. Finalmente a casa. Avrebbero raggiunto Weylin appena dopo il tramonto.

William aprì gli occhi, e le sorrise: "Sento l'odore del mare", disse piano.

"Ci siamo quasi".

"Ci sono stato lontano troppo a lungo, Katie".

"Solo due settimane".

"Abbastanza. Non penso che mi muoverò più da Weylin ".

"Mia signora". Henry si affiancò a loro. "Vorrei mandare avanti uno degli uomini per avvisare Margaret che stiamo tornando".

"Molto bene", disse Katherine. Henry abbaiò un ordine ed uno dei soldati galoppò avanti a loro.

"Quindi loro ora prendono ordini da te", disse William, con voce divertita.

"A te va bene, mio signore?" Katherine disse nello stesso tono.

"Non potrei chiedere di meglio". Spinse la testa contro la sua coscia. Ancora preferiva tenere la testa nel suo grembo più che in qualsiasi altra posizione. Finché a Quaid non importava di dover dividere le sue attenzioni, nemmeno a Katherine importava.

Quaid ora stava cavalcando con Harry, e dava meno problemi che nel viaggio di andata. Katherine non pensava che Quaid si ricordasse in nessun modo di Harry, ma era felice di vederli comprendersi facilmente. Era abituato ad essere passato di mano in mano, comunque, e non aveva problemi a restare in braccio agli estranei.
Doveva ammettere che le piaceva la vista di Quaid che si masticava il pugno guardando Harry. Le ricordava di quando Harry era bambino, e Walter cavalcava orgogliosamente con lui, mostrandolo.
Il dolore penetrante che era abituata a sentire pensando a Walter non arrivò… al suo posto c'era una sensazione dolce-amara che non poteva definire.
Io ancora l'amo, pensò, e mi manca, ma… dobbiamo andare avanti. William non avrebbe mai preso del tutto il posto di Walter, ma si era costruito un posto per se stesso .
Lo guardò, che sonnecchiava ancora nel suo grembo, gli sorrise affettuosamente e gli passò le dita attraverso i capelli. Che era completamente a casa in questo luogo nel suo cuore era ovvio, e le faceva piacere.
Se me lo chiederà ancora, pensò lei, gli dirò di sì. Non sapeva se gliel'avrebbe chiesto, ma se lo avesse fatto, ora lei aveva una risposta.

"Weylin, mia signora!" gridò Kit, aguzzando la vista. "Guardate, hanno alzato la bandiera!"

"Bene", disse Katherine. Spinse dolcemente William. "Mio caro, siamo quasi a casa".

"Mm", disse William, ed annidò il viso contro la sua pancia. Decise di non disturbarlo di nuovo finché fossero giunti davvero a Weylin. Aveva bisogno di riposare, se doveva occuparsi della battaglia imminente.

Il pensiero la fece rabbrividire, e strinse il suo abbraccio attorno a lui.
Non voleva perderlo… non voleva perdere nessun altro dei suoi amici… ma questa battaglia doveva essere combattuta. Doveva avere fine. In qualche modo, doveva finire.

* * * * * * * * *

Weylin era piena fino a scoppiare di soldati, contadini in cerca di rifugio, bestiame, cibo che sarebbe durato per mesi se fossero stati accorti. C'erano guardie su ogni cima di colle, con falò pronti ad essere accesi al primo avvistamento del nemico. Spade, frecce e lance furono affilate e le armature riparate.
Katherine odiava tutto questo. Guardare una battaglia era brutto. Prepararne una era terribile. Pensò alle sue nonne che erano andate in battaglia a petto nudo accanto ai loro uomini strillando urla di guerra, con le facce ed i corpi dipinti. Sarebbero impalliditi tutti se solo l'avesse suggerito… era la regina contegnosa, la signora della casa. Il suo posto era dietro le merlature e a fasciare le ferite a battaglia finita, non a lottare a fianco del suo uomo, anche se la lotta era in effetti la sua, non quella di lui.
Nonostante il calore estivo, lei si sentiva raggelare e si era avvolta in uno scialle per osservare i preparativi dalla torre più alta. William voleva che non apparisse nessun tentativo di resistenza a FitzJames finché davvero non fosse arrivato a Weylin, per conservare al meglio l'elemento sorpresa. Così fuori delle mura di Weylin tutto sembrava normale, sebbene i campi fossero silenziosi.
Fra tutti gli uomini aveva posto la sua attenzione su William e lo guardava mentre si occupava del suo lavoro. Come se sentisse i suoi occhi su di sé, egli si girò e guardò verso lei, alzando una mano, col palmo in su, in segno di saluto. Lei restituì silenziosamente il gesto, ma non scese, sebbene sospettava che lui se lo aspettasse.
Se io andassi via, pensava, questa battaglia potrebbe essere evitata.
La notte prima aveva detto che se fosse andata, via nascondendosi in un convento, nessuno sarebbe morto, Weylin sarebbe stata al sicuro. Lui le aveva detto di non andare via. Ecco tutto. Erano rimasti distesi vicini nel buio senza toccarsi e le sue parole rimasero sospese nell'aria. Non andare via.
Quindi era rimasta. E non era certa ora, mentre fervevano i preparativi, se questa fosse stata una decisione saggia. Gli uomini che sarebbero morti oggi o domani, le loro mogli che se la sarebbero presa con lei, i loro bambini che l'avrebbero odiata… i contadini che avrebbero sofferto se gli uomini di FitzJames avessero distrutto i campi, oh, avrebbero sofferto la fame, quest'inverno…
La sua mascella tremò e si avvolse più strettamente nello scialle.
C'era solo una soluzione ora. Dio. Poteva farlo.

Si affrettò a scendere nella corte del castello, e si fece largo fra la gente di William. Gli batté sulla spalla, egli si girò e le sorrise: "Va tutto bene?"

"Se io mi consegno a FitzJames questa battaglia non avrà luogo".

Ogni movimento attorno a loro si fermò, ed il sorriso si affievolì rapidamente sul volto di William. Le prese il braccio. "Vieni con me, Katherine". Si allontanarono da dove avevano luogo i preparativi.

"Ho pensato", disse quietamente "che è l'unica soluzione. Non voglio nessun'altra morte per causa mia. Incontrerò FitzJames di fronte al cancello ed andrò dovunque desideri portarmi".

Egli scosse lentamente la testa. "Pensi che io potrei convivere con me stesso, se ti permettessi di farlo?" disse piano. "È un comportamento degno del peggiore dei codardi".

"William… "

"Shh". La abbracciò baciandola sulla cima della testa. "Tu sai cosa ti farebbe. Lo sai come lo so io. Io non potrei mai… io non potrei… " Perse la voce e poggiò la guancia sui suoi capelli. "Morirò prima di permettergli di farti quello". bisbigliò.

"Ma, William… "

"No, non parlarne più. Mia preziosa Katie", bisbigliò, baciandole le labbra. "Io non potrei mai darti a lui… sapendo cosa ti farebbe… "

"William", disse di nuovo, ma non era più una protesta. Bene.

Lei aveva offerto l'unica soluzione che aveva, ed era stata rifiutata. Ora poteva solo stare a guardare. Portò la sua bocca alla propria, lo baciò profondamente e posò la fronte contro quella di lui. "Io ti amo", bisbigliò e lui respirò e lo rilasciò tremante. "Io ti amo, William" disse ancora, guadagnando forza con le parole. "Passerò questa notte nella cappella, pregando per te. Voglio che ogni santo sia dalla tua parte".

"Io pregherò con te, se vorrai".

"No, amore, tu hai bisogno di dormire". Lo baciò ancora. "Io ti amo. Sopravvivi a questo, William, sopravvivi a questo e te lo mostrerò completamente, per il resto della mia vita".

"Lo farò, amore mio", bisbigliò, e le baciò la mano che ancora portava il suo anello. Non le aveva chiesto di restituirglielo e lei detestava l'idea di separarsene.

Si stavano abbracciando e baciando dolcemente, quando una delle sentinelle nella torre gridò: "Mio signore! Un falò! Il nemico si avvicina!"

Katherine ansimò e guardò William, scoprendo che le parole l'avevano abbandonata. Gli afferrò le mani.

"Comincia", disse piano. "Hai fiducia in me?"

"In tutto".

"Io non ti abbandonerò".

"Mio signore!" Henry, Harry ed altri dei suoi soldati si avvicinarono.

"Devi ancora indossare l'armatura, mio signore" disse Henry.

William annuì e toccò la guancia di Katherine. "Io non ti abbandonerò", ripeté piano, ed andò coi suoi uomini a prepararsi.

Katherine strinse le mani sulla bocca forzandosi a non piangere. Se gli fosse successo qualcosa… se fosse morto oggi… come l'avrebbe sopportato?

* * * * * * * * *

Dovevano esserci cento uomini con FitzJames, ed egli stesso era alla loro testa. I suoi trombettieri suonarono, poi si udirono solo le onde, i rumori dei cavalli ed il vento tra le bandiere. William desiderò di essere abbastanza vicino a Katherine da abbracciarla. Era certo che aveva bisogno di lui… Sapeva che aveva bisogno di lui. Ma lei era sul parapetto sopra il cancello, e lui era sotto coi suoi soldati. Poteva vederla, snella, piccola e diritta, minuscola paragonata alle guardie che aveva accanto.

"Katherine d'Irlanda!" FitzJames ruggì. "Mostrati!"

Katherine, con il volto senza emozioni come la maschera di una mummia prese un respiro profondo ed avanzò al parapetto. "Eccomi", gridò con calma. "Chi mi chiama in causa?"

"Sono io, John, figlio di James e re di Angria, e tuo legittimo signore! La tua vita è mia, come puoi ricordare, ed io esigo il mio pagamento! Scendi, signora, e forse non ti ucciderò oggi".

"Non lo farò. La voce di Katherine era gentile ma sicura e si fece sentire da ogni uomo. William la guardò da dove stava aspettando e sorrise orgogliosamente.

Oh, era una regina fino all'osso.

"Lo farai o io ucciderò ogni uomo, donna e bambino di Weylin. Getterò sale sui campi e darò fuoco al castello. Io… "

"Basta", disse Katherine. "Tu non hai diritti su di me. Non hai diritto di fare questa richiesta. Tu sei un invasore qui, male accolto e non desiderato. Hai già provocato abbastanza sofferenza. Va', FitzJames, lasciaci in pace. Fa' qualche cosa per dimostrare di essere un uomo e non un mostro".

"Sei molto coraggiosa per una donna senza protezione. Chi ti aspetti che ti difenda? Tuo marito è morto, tuo figlio è disperso, tuo padre ed i tuoi fratelli al di là del mare, ed il tuo protettore marcisce nella mia oubliette. Sai almeno cos'è, bambina?"

"Lo so", bisbigliò Katherine. "E mi disgusta che tu abbia adottato una tale cosa".

"Allora vieni quaggiù. Raggiungimi. Se sarai gentile con me, bambina, io sarò notevolmente gentile con te".

Katherine rabbrividì. "Tu mi fai ribrezzo, mi offendi. La mia risposta non cambia, FitzJames, io non ti raggiungerò".

"Molto bene", rispose FitzJames, alzando il braccio, ed il suo esercito si preparò all'attacco.

"Ora", disse William. Il cancello si aprì e tutti i suoi uomini si riversarono attraverso il campo di fronte a Weylin, spade e lance estratte. Sopra alle loro teste il parapetto era irto delle frecce che gli arcieri si preparavano a lanciare.

William gettò uno sguardo oltre la spalla, e vide che Katherine ancora stava al suo posto, sembrando terribile e senza paura, con un arco in mano ed una freccia accoccata. Stava sorridendo.

"Molto bene", lei disse, e l'esitazione di FitzJames a questa resistenza inaspettata fu ovvia ad ognuno.

Gli occhi di lui caddero su William e sorrise senza umorismo.

"Tu", disse. "Tu sei vivo. Suppongo che non dovrei esserne sorpreso".

"Ciao, vecchio amico mio" disse William. "Vorrei farti una proposta".

"Sto ascoltando". Il cavallo di FitzJames si spostò nervosamente sugli zoccoli.

"Questa battaglia è tra te e me. Propongo che tu ed io ci affrontiamo l'un l'altro in duello. Chi sopravvive… sopravvive".

"William!" Katherine ansimò sopra di lui, ma questa volta William rifiutò di guardarla.

"Cosa dici? Uno scontro leale tra noi?"

FitzJames si guardò attorno. Le loro forze erano equivalenti, William era sicuro di questo, e c'erano ancora contadini nel cortile che volevano lottare, anche se solo con falci e zappe.

"Io accetto", disse FitzJames, e smontò da cavallo.