~ ~ Diciannove ~ ~
"Non mi piace, non mi piace", Henry stava borbottando mentre Katherine si affrettava verso William, la prese per il braccio e la tirò dietro la linea dei soldati.
"Lasciami andare!" Katherine ringhiò, con l'arco e la faretra che aveva dimenticato di avere in mano, ma lui la tenne fermamente.
"Non farlo, mia signora. Distrarrai soltanto il mio signore ed egli non può permettersi di essere distratto".
"Io non posso permettergli di fare questo tu non puoi, Henry, tu devi fermarlo!" si sentì frenetica per il bisogno di distogliere William da questo suo folle progetto.
"Il mio signore sente che questa è la cosa giusta e noi dobbiamo avere fiducia nel suo giudizio. Per favore, mia signora, ho l'incarico di proteggerti, non lottare contro di me. Noi dobbiamo solo guardare e aspettare".
Katherine smise di lottare, e guardò dove William stava parlando a FitzJames. Harry e John By the Way erano con lui, Alexander ed altri uomini che non conosceva erano con FitzJames.
"Può vincere?" mormorò ad Henry. "Chi è il migliore spadaccino?"
"Sono alla pari, mia signora", disse, senza togliere gli occhi da chi aveva di fronte. "FitzJames ha più esperienza, certo, ed ha studiato spada e lotta in Francia, ma il mio signore è più giovane, più forte e più agile".
"Di cosa stanno discutendo?"
"Delle condizioni, presumo. FitzJames tende a fare le cose secondo le usanze dei franchi, che hanno un codice per i duelli di questo tipo. Sceglieranno i secondi e decideranno su un garante".
Si rivolse ad un altro soldato e disse: "Trova Margaret. Potremmo avere bisogno di un guaritore". Il soldato fece il saluto militare e si affrettò a cercarla, Henry disse a Katherine: "Può essere una lunga battaglia, mia signora. Potresti volere trovare un luogo più comodo per osservare".
"Se vuoi che mi nasconda in modo che il mio signore non mi veda, preferirei che me lo dicessi. Io non desidero muovermi". Incrociò provocatoriamente le braccia, ed Henry sospirò.
"Molto bene. Perdonami. Ma non puoi interferire, mia signora".
"Non lo farò". Ma pensò: 'Se William cadrà, ucciderò FitzJames personalmente', e mise la mano sul pugnale che portava alla vita.
Presto Harry si staccò dal gruppo di uomini ed andò dove Katherine e gli altri attendevano. Disse: "FitzJames sa che il momento giusto per un duello è l'alba, ma penso che l'abbiamo convinto a non posticipare. John sarà il secondo di William ed Alexander lo sarà di FitzJames. Loro hanno chiesto che tu, Henry, sia il garante".
"Molto bene", disse severamente Henry. "Mia signora". Chinò la testa a Katherine ed uscì nel campo per raggiungere gli altri uomini.
"Potrebbe volerci molto tempo, madre", disse Harry. "Vuoi sederti?
"Non me ne andrò".
Harry non ne fu sorpreso ed annuì, guardando verso il campo. "FitzJames non si allena regolarmente alla spada", disse. "È stato anche occupato con le questioni relative al nuovo regno. Può essere un vantaggio per William".
"Nemmeno William si è allenato", disse Margaret. "Ed è stato malato".
"Ma ha lavorato all'aperto", disse Katherine. "È forte ha recuperato rapidamente. Quello è il suo vantaggio". Prese la mano di Harry.
"Madre", disse piano Harry, e la guardò, stringendo le labbra. Se lei avesse parlato, avrebbe pianto, e doveva essere forte, per la salvezza di William. "Madre", disse ancora, e le toccò la guancia con l'altra mano. "Tu sarai sempre protetta, madre".
"Io non ho paura per me, mio caro", bisbigliò, volgendo ancora gli occhi al campo. Katherine si sentì come se veramente stesse vedendo William per la prima volta. Alto, snello e forte, i capelli scuri e splendenti nel sole, più lunghi di quanto si usava ma così appropriati a lui; Il viso mobile, ingenuo; le mani espressive, i piedi agili anche la spada, lo scudo e l'armatura di cuoio borchiato sembravano parti naturali di lui. Ma quello che la sbalordì in questo momento fu che questo forte ed affascinante uomo, che non le doveva nulla e che non si aspettava nient'altro che il suo affetto, era così disposto a dare la sua vita per salvarla.
* * * * * * * * *
William allacciò il guanto sulla sua mano destra, tirando la cinghia coi denti. Si era allontanato da dove FitzJames stava preparandosi allo stesso modo, dimentico delle occhiate scure che i suoi uomini gli stavano rivolgendo.
William disse piano a John, mentre gli legava lo scudo sul braccio: "Come sta la mia signora?"
"Molto infelice, mio signore".
William annuì. Sapeva che non avrebbe gioito di questa svolta degli eventi, per quello non le aveva anticipato il suo piano. Disse: "Spero di vivere, per essere sgridato da lei stanotte" e John sospirò.
"William, tu sei stato malato, per favore ripensaci".
"L'offerta è stata fatta ed i contendenti hanno accettato. Non posso ritirarmi. Combatteremo, e combatteremo oggi.
"Ed uno di voi morrà", disse John.
"Probabilmente".
"FitzJames ti ucciderà, se ne avrà l'opportunità".
"Allora non gliene darò l'opportunità". Mise la mano sull'impugnatura della spada. "Sono pronto".
"Lo dirò ad Henry". Andò dove Henry stava aspettando.
"John", disse piano William, "se mi accadesse qualcosa, porta lontano la mia signora, via lontano. Portala a casa sua, dalla sua gente, John, se puoi "
"Se me lo permetterà", rispose John, e allora FitzJames ed Alexander li fronteggiarono con Henry fra loro.
FitzJames disse: "Suppongo che non dovrei essere sorpreso per tutti i tradimenti che sono avvenuti. Cosa hai promesso al ragazzo, William? Il suo trono, il suo regno, la scelta delle ragazze sotto la tua cura?"
"Io non ho fatto promesse che non intendo mantenere", disse William.
"Le terre di Angria sono ricche e generose", disse FitzJames. "Certamente sarebbero un grande sollievo dopo gli stenti di Weylin. Suppongo che non dovrei essere sorpreso per la tua decisione di volere subito la tua eredità".
"Tutto ciò che voglio è vivere in pace".
"Tuo padre era un soldato, un uomo coraggioso. Era un uomo che non fece mai una cosa banale come permettere ad una donna di intromettersi nelle sue alleanze".
"Non ha combattuto nemmeno per il suo orgoglio insultato", disse William.
Alexander, già tremante per il nervosismo, gridò: "Siamo qui per combattere o per fare una predica?"
"Sei così ansioso di spargere sangue?" sbottò John, e William gli mise la mano sul braccio.
"Basta", disse. "Sono pronto". Strinse il pugno attorno alle cinghie dello scudo.
"Alla morte", rispose FitzJames, e sguainò la spada.
* * * * * * * * *
"Madre, no", Harry disse ancora quando Katherine si preparò ad andare da lui.
"Io devo", disse, ed alzò le gonne per correre.
Il volto di William era contorto per il dolore ed era seduto a terra, afferrandosi il braccio ferito. "Katie", disse duramente, "non dovresti essere qui".
Lei si inginocchiò accarezzandogli il viso con mani tremanti.
"Ferma tutto, William, di' a FitzJames che qualsiasi cosa vorrà, io la farò solo, per favore, ferma tutto, William".
"No" bevve con gratitudine dall'otre di acqua che Margaret gli portò e si asciugò la bocca con il dorso della mano. Fece smorfie quando Margaret gli versò dell'acqua sulla ferita e lo fasciò rapidamente.
"Sono pronto", disse quando la sua ferita fu bendata, e Katherine chinò la testa contro il suo collo e lo baciò rapidamente. Provò a parlare ma scoprì che non poteva, e semplicemente si spinse in piedi e tornò incespicando verso le mura di Weylin per aspettare la fine del duello.
Harry la guardò in viso e l'abbracciò. Guardarono silenziosamente come ancora una volta FitzJames e William cominciavano a lottare.
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"Fallo", disse, tirando il colletto della camicia per scoprire il collo.
"Uccidimi, William. Completa il tuo destino".
Affannato, William abbassò il braccio. "No", disse. "No, io non ti ucciderò. Noi siamo stati amici e camerati. Nonostante tutto quello che hai fatto, io non posso toglierti la vita, ma in cambio della tua vita, devi rinunciare ad Angria".
"Cosa?" disse FitzJames, e gli osservatori ansarono e mormorarono ancora.
"Angria. Tu devi rinunciare ad Angria. Appartiene ad Harry, ne è l'erede legittimo. Va' a casa, alla tua casa, FitzJames. Non tornare mai più ad Angria".
"Non ti basta avermi sconfitto? Devi anche umiliarmi?"
"Sii lieto che non ti sto privando delle tue terre", disse brevemente William. "Alzati. Lascia la mia casa. Lascia la mia gente in pace. Togliti Katherine dalla mente, per sempre. Non è e non sarà mai la tua regina". Slacciò le cinghie dello scudo lasciandolo cadere a terra, mise la spada nel fodero e si girò verso l'esercito di FitzJames.
"Tutti voi", disse, "noi abbiamo lottato insieme ed io vi rispetto. Possiamo accordarci per "
Sentì un ruggito da dietro e si girò per vedere FitzJames che veniva verso di lui, con la spada alzata e il viso imporporato di rabbia.
'Oh Dio io non ho protezione, mi ucciderà - Katie, mi dispiace '
Ci fu il ronzio acuto di una freccia che volava attraverso l'aria, e FitzJames si fermò. Il volto assunse un'espressione di costernazione e stupore, si mise la mano sul cuore, dove sporgeva la punta di una freccia.
Con gli occhi spalancati disse: "Tu - hai vinto -" prima di cadere in ginocchio, e poi faccia a terra. La punta pennuta della freccia vibrava nella sua schiena.
William ingoiò un respiro e si girò verso Weylin. Chi aveva scoccato il colpo? Chi aveva agito così rapidamente? Di chi era stata quella mira così precisa?
Vide Katherine, col volto arrossato e l'arco ancora tra le mani.
I loro occhi si incontrarono, lei lasciò cadere l'arco e corse fuori nel campo. Egli la prese tra le braccia lei stava piangendo e tremando, le sue mani lo toccavano frenetiche per accertarsi che non fosse ulteriormente ferito. "Stava per ucciderti", ansò.
"Lo so, amore mio, tu mi hai salvato".
"Non potevo permettergli di farti altro male William, mio caro William "
Non sapeva cosa dire loro, ma evidentemente erano in attesa di un ordine. Non vide il volto di Alexander fra loro, ma questo non lo sorprese. Strinse il braccio attorno a Katherine e disse: "Miei amici, siamo stati ingannati, in passato. La via ora è chiara, correggere quello che è sbagliato. Quelli fra voi che sentono di non poter sostenere Harry come re, vadano in pace e non si oppongano a lui. Quelli che sentono di poterlo fare, siano i benvenuti qui. Non ci saranno altri morti, oggi".
"William, non prenderai tu il trono?" gridò qualcuno, e William non poté leggere l'espressione che attraversava il volto di Katherine.
"Non lo voglio", disse. "Non ho nessun bisogno di un trono. Io non sono un sovrano. Io non sono un re. Harry è l'erede legittimo". La guardò ancora, e fu lieto di vedere un sorriso sulle sue labbra. "Venite, amici", gridò, "non ci siano più lotte tra noi. Celebreremo la restaurazione di un re!"
Salirono acclamazioni ed Harry fu alzato sulle spalle degli uomini. Loro lo portarono a Weylin, seguito dal resto dei soldati e dagli abitanti di Weylin.
Katherine e William seguivano più lentamente. Terminato il duello, William si sentiva esaurito e stanco. "Va bene se mi appoggio a te?" chiese piano.
"Tu puoi appoggiarti a me per tutto ciò di cui hai bisogno, mio signore".
"Ho fatto bene, Katie? È questo che Harry vuole quello che tu vuoi?"
"Hai fatto bene. È proprio quello che voglio". Smise di camminare e gli prese il viso nella mano. "Io ti voglio esattamente come sei, il mio William dolce, gentile e semplice".
"Semplice?" chiese, sorridendo.
"Semplice nella vita, non nella mente. Io ho finito con la regalità ed il dominio. Io voglio solo crescere i miei bambini e vedere passare le stagioni". Si guardò oltre la spalla, dove il corpo di FitzJames giaceva dimenticato. "Dobbiamo seppellirlo", disse piano.
"Sarà posto in terra consacrata. Vedi, Margaret già ha provveduto".
Qualche cosa turbava la sua mente, comunque e disse: "I tuoi bambini? Ho capito bene, Katie?"
Lei sorrise ma non lo guardò, solo si strinse ancor di più al suo fianco. "Sarà bene cominciare con uno", disse. "Cosa ne pensi, William? Un figlio per te al tempo del raccolto?"
William smise di camminare e mise le mani alla vita di Katherine. La guardò in viso seriamente, allargò il sorriso e spostò le mani sulla sua pancia. Sì, c'era là una piccola rotondità che non aveva notato prima, impensierito dalle preparazioni per la battaglia. Rigidamente William si inginocchiò baciandole la pancia e posandovi la guancia, passandole le mani tra i capelli. "Ne sei felice?" bisbigliò.
"Più di quanto si possa dire", disse, e le baciò ancora dolcemente la pancia. Quindi sorrise e la guardò. "Mia cara, tu ora devi sposarmi. Non accetterò un "no" per risposta. Tu non avrai un figlio adulterino per mio conto".
"Molto bene, William", disse falsamente pudica.
"Niente discussioni, Katie. Infatti, nessuna delle scuse che mi hai presentato in passato è più valida. Nulla si frappone tra noi, ora".
"Hai proprio ragione, William".
"Sarai mia moglie, Katie?"
"Sì, William", disse, e sorrise.
William sospirò ancora ed ancora una volta pigiò il viso sulla sua pancia. "Ma domani", disse. "Va bene?"
"Un giorno in più non farà differenza, a questo punto. E tu hai bisogno di riposare". Lo fece alzare in piedi e gli accarezzò la guancia.
"Vieni, mio amore", disse quietamente. "Stenditi così che io possa badare a te. Io mi prenderò cura di te mentre dormi".
Le baciò la mano e gliela strinse, mentre entravano a Weylin.
* * * * * * * * *
Avvicinandosi alla fine lei disse, tenendogli la mano: "Non ho rammarichi, Will spero che tu lo sappia".
"Io ne ho", rispose lui, e lei lo guardò sorpresa. Le disse: "Mi dispiace solo che non ci sia altro tempo per noi. Se fossimo stati amici da bambini, o giovani innamorati, o promessi l'un l'altro, legati insieme fin dall'infanzia "
"Shh", disse, mettendogli la mano sulla bocca. "Io ho lodato Dio per ogni giorno che ti ho avuto fino ad ora. è quasi malvagio, chiedere di più".
"Io sarò allora malvagio, e chiedo di più".
"William", disse, nel tono affettuosamente frustrato che ben conosceva.
"Quarant'anni, più buoni che cattivi, non sono abbastanza per te?"
"L'eternità non sarebbe abbastanza per goderti", disse con voce rotta, e le posò la testa sul seno. Lei gli accarezzò dolcemente i capelli mentre lui piangeva.
Mia adorata.
Fine.