~ ~ Tre ~ ~
Katherine sospirò pesantemente e sentì che alcune lacrime calde si versavano dagli occhi.
"Walter... " bisbigliò, coprendosi il volto con la mano. "Sei felice in paradiso, amore mio?"
Sentì un movimento e si asciugò in fretta gli occhi. "Mia signora"? William chiese assonnato. "Mia signora, senti dolore?"
Sì, il mio cuore è addolorato. "Sto bene".
"Affamata ed assetata, senza dubbio". Lo guardò stirarsi ed alzarsi, e distolse gli occhi quando comprese che era nudo e non ne provava vergogna.
"Kit, la colazione", disse infilandosi la camicia ed i calzoni.
Il ragazzo, che dormiva ai piedi del letto di William, sedette e batté gli occhi per un momento. "Milord? È l'alba?"
"È vicina, e noi dobbiamo partire fra non molto. Porta a milady qualcosa per colazione qualche cosa di semplice". Guardò interrogativamente Katherine, che annuì. "Qualcosa di semplice", confermò. "E di buono".
"Sì, milord", disse il ragazzo vestendosi. "Buon giorno, mia signora" disse ritroso, chinando la testa, e lasciò la tenda.
"Il ragazzo è timido".
"Non ha passato molto tempo tra donne, in particolare tra quelle leggendarie".
"Io non sono leggendaria. Mi capitò una volta di ispirare un poeta e tutti gli altri elaborarono su quello che egli disse".
"Mia signora. Non molte donne inspirano anche un solo poeta".
"Lo ha fatto la tua signora?"
Il volto gli si scurì per un momento, mentre diceva piano: "Solamente nell'elogio funebre, mia signora".
"Mi dispiace".
Egli scosse la testa. "Morì di parto. Molti anni fa".
"Il bambino sopravvisse?"
"No".
"Mi dispiace", rispose di nuovo Katherine.
William sembrò a disagio, e disse: "Dovrò vestirti con gli abiti di Kit, è l'unico abbastanza piccolo. Spero questo non ti offenda".
"No. Quindi Kit non è tuo figlio?"
"No, è il figlio di uno dei miei sudditi. Desiderava essere cavaliere. "Prese una camicia tra gli effetti personali di Kit. "Non so cosa altro darti, oltre al mantello di John".
"Andrà bene".
"Se potessi trovare il modo di prendere in prestito qualche abito per te da una delle civili al seguito dell'accampamento ma non so come farlo senza attirare l'attenzione".
"La camicia andrà bene".
Le portò la camicia e si inginocchiò sul pavimento. "Puoi sederti?"
"Penso di sì".
"Permettimi di aiutarti". Le fece scivolare il braccio sotto alle spalle e l'alzò in modo che non dovesse forzare sulle ferite della schiena. Notò, anche, che lui distolse gli occhi finché fu coperta dalla camicia.
"Ormai mi è diventato scomodo. Gradirei sedere per un po' di tempo".
"Il viaggio mi preoccupa, mia signora. Per quanto potremmo provare a farti stare comoda, non sarà mai comodo abbastanza".
"Andrà tutto bene". Posò le mani in grembo, guardando in giù.
"Quando sarà la nascita?"
"Presto. Entro il prossimo mese".
"Speri che sia maschio?" chiese, poi storse la bocca alla sua domanda priva di tatto.
Katherine alzò le sopracciglia alla domanda, e disse piano: "Ho partorito quattro figli e solamente due di loro ancora vivono. A questo punto voglio solamente che il bambino sopravviva".
"Deve essere difficile lasciarsi tutto quello alle spalle. Le tombe dei tuoi morti, voglio dire".
"Io mi preoccupo più dei miei viventi che dei miei morti. Lasciammo la tomba di mio marito senza contrassegni, in modo che non venisse profanata". Gli gettò uno sguardo ed aggrottò le ciglia.
"Mia signora", disse dolcemente, "io sono fedele a FitzJames solamente per la lealtà di mio padre verso di lui, io non sono d'accordo con ogni mossa che fa".
"Tu lottasti al suo fianco, contro un re buono e giusto. Per quanto ne so, tu potresti essere quello che ha abbattuto mio marito.
"Ti assicuro, mia signora non sono stato io".
Lo studiò, annuì e sospirò. Non era il caso di provocarne l'ostilità, era il suo unico amico, ora.
Kit entrò, con un'altra pagnotta ed un vaso coperto. "Mia signora", disse, chinando velocemente la testa, "Mio signore, FitzJames sta venendo a farti visita".
Katherine non riuscì ad evitare di lagnarsi.
"Dannazione perdonami, mia signora. Bene. Porta Alexander, Paul e John qui, così che possano distrarlo. Va', Kit!"
Disse bruscamente quando il ragazzo non si mosse, e Kit si lanciò fuori dalla tenda. "Mia signora, ti solleverò".
"Va bene".
Fece scivolare le braccia sotto di lei, l'alzò dal pavimento, e la posò dolcemente sul proprio letto. Le tirò addosso le coperte. "È un guaio che i tuoi capelli siano così unici", disse. "Nessuna delle altre donne ha capelli rossi".
"Hai una sciarpa? Un fazzoletto da testa?"
Ne trovò uno e glielo diede. Lei l'allacciò in fretta sui capelli. "Furba", disse lui.
"Non ti importa che FitzJames pensi che tu abbia compagnia?"
"Non posso fare nessuno sbaglio ai suoi occhi". Lo disse con un certo umorismo.
La falda della tenda si aprì ed i suoi amici entrarono con Kit. "William? Cosa possiamo fare?" Era quello con la barba. John.
"Tu siedi qui, per coprirla. Se la vede ugualmente, penserà che sia una prostituta".
"William, non possiamo--" disse Alexander, poi cadde in silenzio. "Mi scuso, mia signora, per esporti a questo".
"Io non ho nessuna reputazione da proteggere, ora. È meglio che morire".
"Forza, parlate", William bisbigliò ferocemente, ed il biondo, Paul cominciò a chiacchierare nervosamente sulle condizioni del viaggio quando la falda della tenda si aprì e FitzJames entrò.
Katherine strinse i pugni. L'assassino. Sarebbe entrato nella sua casa. Avrebbe mandato via la sua gente, ed entrava in questo posto sorridendo.
"William, ragazzo mio". FitzJames lo abbracciò calorosamente. "Peccato che la cagna sia morta così presto".
"E' stata la volontà di Dio, mio signore" disse William.
"E tu ora vuoi lasciarmi".
"Hanno bisogno di me a Weylin".
"Tu mi lasci quando le cose si fanno interessanti".
"Non hai più bisogno di me, mio signore. In molti ti aiuteranno a stabilirti nelle tue nuove terre ".
"Vorrei poterti riaccogliere in primavera".
"Sarò felice di venire". Loro si abbracciarono di nuovo, e FitzJames se ne andò.
"Mia signora?" disse ansiosamente Alexander. "Va tutto bene?"
"Sono pronta a lasciare questo luogo", disse quietamente Katherine.
"Andremo subito via", disse William. "Kit, scova i miei uomini e di' loro che dobbiamo partire oggi. E dobbiamo trovare un modo di trasportare comodamente milady".
* * * * * * * * *
"Abbiamo percorso un buon tratto", disse mitemente Paul, dando dell'avena al cavallo.
"Il tempo è eccellente". William lisciò affettuosamente il collo del proprio cavallo, che rispose strofinandosi alla sua spalla.
"Milady sta bene?"
"Sta riposando. Mancano pochi giorni".
"È forte, per essere così minuta".
"Come un galletto nano". (si dice di persona piccola ma coraggiosa. Ndt.)
Paul ridacchiò. "Ti piace, William".
"Come potrebbe non piacermi? Anche se non fosse bella ha qualcosa "
"Ricorda il tuo voto. Deve tornare da suo padre prima della primavera".
"Ricordo. Non ho altre intenzioni che tenerla al sicuro. Paul, cosa sai di suo figlio Harry?"
Paul scosse le spalle. "Poco, tranne che è giovane e molto simile al padre. Sedici anni, credo, o diciassette. Dicono che ha combattuto coraggiosamente".
"Ma non che è morto".
"No. Non che è morto".
"Può sfidare ancora FitzJames per il trono".
"Io non vedo come, a meno che gli uomini di Walter siano fedeli al ragazzo come lo erano al padre e presumendo che il ragazzo voglia sfidare FitzJames".
"Noi vincemmo veramente per un'inezia" disse piano William, e chinò la testa contro il collo del suo destriero per cercare conforto.
"Mio padrone, noi ti seguiremo ovunque andrai. Se la tua coscienza ti conduce lontano da FitzJames noi là ti seguiremo".
William sospirò ed alzò la testa. "Non so se oserei sfidare FitzJames, a questo punto. Io gli devo così tanto".
"Lui ti deve di più. Senza la tua legione non avrebbe vinto la battaglia".
"Saperlo non fa riposare tranquilla la mia coscienza. Sarebbe saggio, pensi, proporre la mia fedeltà al re d'Irlanda?"
Paul ci pensò per un certo tempo. "Potrebbe gradirla se decidesse di combattere contro FitzJames. La sua gente dall'ovest e la tua dall'est. E " aggiunse, "potrebbe rinsaldarla con il matrimonio con sua figlia".
"Io non offrirei la mia fedeltà in cambio della bella Katherine. Non farei nulla senza il suo consenso".
"Il tuo castello è stato senza una signora per troppo tempo".
"Margaret gestisce il mio castello, come ha sempre fatto. Inoltre, l'ultima volta che il re d'Irlanda concesse in sposa sua figlia, lo fece all'uomo più ricco della Britannia, un re ed un valoroso guerriero. Io sono soltanto William Wolf's Son, a malapena del suo rango".
Paul rise. "Tu sei troppo duro con te stesso, mio padrone. Può essere vantaggioso per entrambi chiedere in moglie Katherine. Lei saprà che sarà tuo prioritario interesse proteggerla".
William gettò uno sguardo dove Katherine sedeva, reclinata su cuscini e con le mani sulla pancia. Kit, così sembrava, stava raccontandole una storia, la sua timidezza era finalmente passata, i suoi gesti la facevano sorridere. Sospirò leggermente e disse: "No. Forse quando l'avrò riportata a casa, le invierò anche l'offerta di fedeltà, ma niente altro. Lei appartiene al suo popolo. L'accoglieranno cordialmente, ne sono sicuro".
"Come desideri". Fece cenno verso il gruppo che tornava dalla caccia: "Avremo coniglio per cena, stasera".
* * * * * * * * *
"Mio signore?"
William tastò la terra per un momento, brancolando nel buio. "Cosa c'è, Kit"? Finalmente chiese, strofinandosi gli occhi.
"È milady Katherine, mio signore, è calda al tocco e parla come una folle".
"Dannazione". Si alzò in piedi e si mise addosso dei vestiti. "Prendi acqua e stracci, e sveglia Fratello Michael. Digli che ha la febbre".
"Sì, mio signore". Il ragazzo corse via, e William si diresse dove Katherine dormiva nella luce fioca del fuoco morente.
Poteva sentirla che si agitava e si girava, mormorando piano. "Mia signora?" Bisbigliò, e si inginocchiò accanto a lei.
"I morti", diceva, afferrandogli la spalla con una mano sorprendentemente forte. "I morti sono tutti attorno a noi. Non li senti? I miei dolci bambini, il mio Harry adorato, il mio Walter? Anche le risate di mia madre giungono a me dalla tomba. Io sono all'inferno".
"Mia signora, tu sei malata. Le tue ferite sono--"
"I miei peccati sono scarlatti. Macchiano la neve. Io sto sanguinando da ogni poro e non c'è alcun sollievo".
Le accarezzò il viso caldo e sudato. La febbre era spaventosamente alta. "Per favore, mia signora".
"Mi voleva morta. Perché mi odia? Io ero una bambina. Non sapevo nulla dei desideri di mio padre. <Quando ero bambino io mi comportavo come un bambino e quando divenni uomo misi da parte le cose infantili>. L'apostolo non disse così?
Perché allora sono stata punita per quando ero ancora una bambina?"
"Nessuno ti punirà, mia signora".
"Il bambino morrà. Questa è la mia punizione. Giacqui con lui prima di una battaglia. Io lo volli nel mio letto. Io l'ho ucciso. Il mio amore è veleno".
"No, mia signora". Guardò in su, sollevato nel vedere Fratello Michael che portava la sua borsa di medicine: "Delira".
"Le ferite possono essere infette. Puoi girarla di lato, mio signore ed esporre la schiena?"
Ci vollero alcuni minuti per terminare questo semplice compito, perché Katherine lottava contro di loro, insistendo di essere all'inferno e di non meritare sollievo alla sua punizione. Con l'aiuto di Kit le pulirono le ferite e ci passarono altra pomata rinfrescante, la fasciarono di nuovo e la coprirono con la camicia.
"Resterò seduto accanto a lei, mio signore". Fratello Michael disse finalmente, quando sembrò che il delirio si fosse calmato. Kit stava già cascando dal sonno.
"Porta qui il tuo sacco a pelo. Io siederò accanto a lei, ma ti voglio vicino nel caso peggiorasse". Il frate annuì ed andò a cercare il sacco a pelo. "Kit, ragazzo, sdraiati. Sei stato molto bravo, stasera".
Kit si distese ai piedi di Katherine e si tirò addosso la coperta. "Mi ero spaventato, mio signore. Ho pensato che sarebbe morta".
"Svegliami quando vorrai dormire, la controllerò io". Sbadigliò.
"Io non dormirò".
"Come desideri, mio signore". Fratello Michael scrollò le spalle e si girò sul dorso, chiudendo gli occhi.
William si appoggiò contro l'albero dietro di sé, e cullò lentamente Katherine da lato a lato. Le canzoni che conosceva erano oscene, certamente non qualcosa che una signora dovrebbe sentire. Le accarezzò la fronte e le guance, e le baciò i capelli rossi e soffici. Desiderò conoscere una ninnananna.