~ ~ Quattro ~ ~
Continuarono a camminare seguendo il torrente finché giunsero ad una curva oltre la quale non potevano vedere il campo. Katherine si fermò e lo guardò mentre lui aspettava che lei si decidesse a raggiungerlo. C'era qualche cosa nella sua faccia, qualcosa di pericoloso, lei pensava, ma non ne aveva paura. Le offrì il braccio, lei lo prese, e continuarono a camminare.
Finalmente, lui disse: "Quando ero molto piccolo, mia madre morì. All'inizio mi dissero che era andata via. Per giorni, ogni qualvolta vedevo mio padre, gli chiedevo quando sarebbe tornata. Questo gli provocava un grande dolore, chiaramente, ma loro credevano che io fossi troppo giovane per sapere la verità".
Fece una pausa, e guardò il sole che tramontava sull'acqua.
"Finalmente mia zia Margaret decise che avrei dovuto sapere la verità. Mi portò in chiesa, mi mostrò la cripta e mi spiegò cosa fossero l'anima, la morte e molte altre cose. Parlammo per ore. Alla fine del nostro discorso io capii che mia madre non sarebbe più tornata. Ma in seguito, per molti anni ancora, ho desiderato che mi avessero permesso di continuare a credere che sarebbe tornata".
Katherine smise di camminare e gli prese la mano tra le proprie: "Mi dispiace, mio signore", disse. "Noi tutti abbiamo così tanti dolori".
"Io sono sicuro che tu comprendi che certe volte pesano su di me più che altre".
"Sì, lo so".
Lui alzò la mano come per accarezzarla, ma la lasciò cadere rapidamente.
"Siamo andati lontano, mia signora, sono sicuro che sarai stanca. Torniamo. Non le parlò più finché tornarono al campo.
Non era passato molto quando Katherine decise di tornare sull'argomento.
Giaceva accanto a lui come solito e rimase a guardarlo alcuni minuti, con la testa poggiata sul braccio. Lui aveva gli occhi chiusi ma non pensava che dormisse. Finalmente aprì gli occhi e la guardò, dicendo burberamente: "Ebbene?"
Katherine disse piano: "Mia madre morì tre anni fa. Io partorii un bambino nato morto e nel mio dolore volevo mia madre. Le mandai dei messaggi, ma l'unica risposta che ottenni fu che era malata e non poteva venire. Io mi arrabbiai con lei. Avevo bisogno di lei, e pensavo che mi inviasse delle scuse per non venire. Le mandai messaggi più esigenti: vieni qui, io ho bisogno di te, Walter è andato in guerra.
"Finalmente ricevetti da mio padre la notizia della sua morte. Aveva chiesto loro di non dirmi quanto fosse malata realmente. Non aveva voluto preoccuparmi. Questo fece solamente peggio, ed io non fui in grado di essere con lei nei suoi ultimi giorni".
"Mi dispiace", disse William.
Katherine annuì semplicemente ed abbassò la testa.
William, dopo un tempo così lungo che Katherine pensava si fosse addormentato di nuovo, disse: "Mi sarebbe piaciuto conoscere tuo marito, mia signora".
Katherine chiuse gli occhi e disse quietamente: "Penso, mio signore, che gli saresti piaciuto".
Lui ridacchiò leggermente, lei lo sentì voltarsi, e non si parlarono più, quella notte.
* * * * * * * * *
William condusse il cavallo verso il carro e disse: "Quando aggireremo quella collina, potrai vedere il castello, mia signora, ed il villaggio".
"Non aspetto altro", disse Katherine con un ampio sorriso.
Il sole stava tramontando dietro al castello quando finalmente lo vide, alla foce del fiume che stavano seguendo. Annidato accanto c'era un villaggio di pescatori, ed anche da questa distanza poteva sentire il fragore delle onde.
Katherine sospirò, con le lacrime agli occhi. Fratello Michael le rivolse uno sguardo interrogativo, e lei disse piano: "Avevo dimenticato quanto mi mancasse l'oceano".
Egli sorrise ed annuì: "Vuoi fermarti per un momento?"
"No, va tutto bene. Ci andrò quando potrò goderlo appieno".
William era ancora vicino, e le sorrise di nuovo. Lei gli disse: "Mio signore, non ti preoccupi degli invasori?"
"Non siamo stati invasi dai tempi di mio nonno. C'è un'abbazia sotto la mia protezione, ed il villaggio chiaramente, ma la nostra ricchezza non è grande e c'è poco che i vichinghi potrebbero depredare. Per non dire che", aggiunse, "che noi ancora non abbiamo avuto bambini dagli occhi azzurri e dalle lunghe gambe nati nel villaggio".
"Quindi non è una preoccupazione per te".
"Certo, noi siamo sempre pronti".
"E tu non ti consideri ricco".
"L'abbazia ha piccoli tesori, solamente alcune reliquie sacre. Tu vedi la mia ricchezza attorno a te", disse, indicando le colline, dove le pecore pascolavano nei recinti di pietra, i frutteti sembravano infiammati a causa delle foglie che stavano cambiando colore, tra i rami ricurvi sotto i carichi pesanti, ed i campi di grano maturo sembravano colmi di onde dorate.
"Tu sei più ricco di molti re", disse Katherine, e poteva vedere nei suoi occhi che lui era d'accordo.
Kit indicò il castello. "Le bandiere salgono, mio signore!"
"Avanti"! William gridò allegramente, ed il viaggio continuò verso il cancello principale del castello.
Erano ancora ad una buona distanza dal cortile del castello quando Kit saltò giù dal carro e corse tra le braccia di una delle donne in attesa. "Quella è sua madre?" chiese a Fratello Michael.
"No. Quella è Margaret".
"Oh. Zia Margaret, la zia del mio signore".
"Sì. William è il signore del feudo, ma Margaret è la regina del castello".
"Benvenuta nella mia casa", disse dolcemente mentre la posava a terra. "Spero che sarai felice, qui". Le tenne il braccio sulle spalle mentre la portava ad incontrare Margaret. "Mia signora, lei è Margaret, mia zia e amministratrice della mia casa. Margaret, lei è Katherine d'Irlanda, l'ultima regina di Angria".
"Altezza", disse Margaret, inchinandosi profondamente come d'uso di fronte ad una regina.
Katherine tese la mano e sollevò Margaret. "Grazie", disse, guardandola negli occhi, e Margaret sorrise.
* * * * * * * * *
Le avevano dato una stanza che si affacciava sull'oceano, in una delle torri.
Margaret fece portare su una vasca e, dopo che Katherine si fu riposata, la fece riempire con acqua calda, ed aiutò Katherine a spogliarsi. Lei emise un leggero suono comprensivo quando vide le ferite sulla schiena di Katherine. "Ti hanno ferita, Altezza?"
"Per favore, chiamami Katherine. Loro mi hanno colpito".
"Come desideri, Alt Katherine. Spesso ho detto che FitzJames è un animale, ma naturalmente né William né suo padre mi hanno mai dato ascolto".
Aiutò Katherine ad entrare nella vasca, e lei sospirò con un misto di soddisfazione per il calore dell'acqua sulle membra stanche e di dolore sulle ferite.
"Quindi tu conosci FitzJames", disse lei dopo un po', mentre Margaret la lavava dolcemente.
"Certo. Io ho vissuto in questa casa tutta la mia vita. FitzJames è un frequentatore abituale da molti anni".
"Io lo vidi solo una volta, prima d'ora, quando avevo dieci anni. Poi non lo vidi più per molti anni, fino a questa guerra".
"Ho sentito la storia. Desiderava sposarti e fu rifiutato".
Katherine sospirò. "Fu la scelta di mio padre. Io ero una bambina".
"Lo so. Non hai bisogno di difenderti di fronte a me, Alt Katherine.
Quando la sorella di William ebbe l'età, io imparai di persona cosa comporta combinare un matrimonio".
"Perché non ti sei sposata? Sei figlia di un lord "
"La figlia illegittima di un lord. Il mio signore Hector era portato all'adulterio".
"Oh. Capisco".
Margaret ridacchiò, e disse: "Si parlava, quando ero piuttosto giovane, di farmi sposare a FitzJames. Come se il nostro matrimonio potesse annullare l'illegittimità delle nostre nascite. Io fermai subito tutto. FitzJames non sarebbe stato soddisfatto di me, in ogni caso. Il matrimonio con me non avrebbe favorito le sue ambizioni. Ma nemmeno il matrimonio con te, comunque "
"Io ho cinque fratelli maggiori. Avrebbe dovuto uccidere tutti loro e me stessa prima di sedere sul trono d'Irlanda".
"Sono sicura che questa è una delle ragioni per cui tuo padre lo rifiutò. Sei pronta ad uscire? L'acqua si sta raffreddando".
"Sono pronta". Si alzò in piedi con difficoltà, e Margaret l'asciugò velocemente aiutandola ad indossare una camicia da notte pulita e ad andare a letto.
"Ti porterò un po' di brodo caldo, se hai fame".
"Sto bene, grazie. Voglio solo dormire. Forse più tardi".
"Dormi bene, allora, Katherine". Le rivolse un sorriso gentile e lasciò la camera, chiudendo una tenda per dare a Katherine un po' di riservatezza.
Rannicchiandosi sul fianco contro i morbidi cuscini, Katherine chiuse gli occhi. Per la prima volta da giorni era da sola, il silenzio e la solitudine erano strani e confortanti. Ascoltò il fragore delle onde, le grida dei gabbiani, i suoni di movimento e di vita tutto attorno a lei.
Seppellì la faccia in un cuscino ed un grido le sfuggì dalle labbra eludendo la sua volontà: "Walter "
* * * * * * * * *
Stava dirigendosi verso le scale quando udì un grido angosciato provenire dalla camera di Katherine, e vi corse il più rapidamente possibile, scendendo pochi gradini ed attraversando un passaggio segreto verso la porta che non era chiusa a chiave. L'aprì ed entrò nella sua camera. "Mia signora?"
Una candela era già accesa, ed una delle serve, Milly, era seduta accanto al letto di Katherine, tenendole la mano. "Sta bene, mio signore. Un brutto sogno".
Guardò il volto pallido di Katherine. C'erano ombre profonde sotto i suoi occhi, e lacrime sulle sue guance. Chiese a Milly, "Eri qui con lei?"
"Sì, mio signore, mentre Margaret dorme".
Annuì, ed andò da Katherine. Le mise la mano sul lato della testa e le lisciò dolcemente i capelli. "Vuoi parlare, mia signora?"
"Voglio dormire, mio signore. Mi dispiace per averti disturbato". Tolse la sua mano da quella di Milly. Va' a letto, ragazza. Sto bene".
"Tu non mi hai disturbato. Ero fuori. La luna è stupenda, stanotte".
"Per favore, mio signore, sono molto stanca".
"Voglio solo aiutarti. Raccontami il tuo sogno".
Studiò un po' il suo volto, e gli cercò la mano. "Ho sognato mio marito, che ero con lui, che tutto questo non era successo.
Che lo abbracciavo. E poi poi stavo baciando un cadavere. Ero circondata da corpi, da cadaveri in movimento e pensavo che fosse vero.
Che non me ne sarei mai allontanata". Prese un respiro profondo e lo rilasciò.
"Poi Milly mi ha svegliata ed eccoci qui".
William sospirò comprensivo e le accarezzò la mano come aveva fatto Milly.
"Io ritengo che i sogni possono essere una strada per chiarire i pensieri e qualche volta possono presentare immagini terrorizzanti. Vorrei sapere perché".
Katherine non disse niente, e le sue piccole dita si contorsero nella sua mano.
Le disse: "Hai già fatto dei brutti sogni in passato, mia signora?"
"Per molte notti, no. Non finché sono stata in tua compagnia".
Pensò di scorgere un rossore sulle sue guance. "Forse dovrei dormire ai tuoi piedi. Per tenere alla larga i cattivi sogni".
"Mio signore!" Milly gridò, e poi si colpì la bocca con le mani.
"Mi dispiace, io non dovrei stare ad ascoltare "
"No, Milly, tu devi garantire la correttezza del nostro comportamento. Sarebbe accettabile in questo modo, mia signora? Io dormirò qui", indicò i piedi del letto, "e Milly farà da chapéron".
Lei guardò la ragazza che aveva gli occhi spalancati, poi disse tranquillamente: "È accettabile. Milly, porta al mio signore un'altra coperta così starà abbastanza caldo".
"Sì, mia signora". Milly si affrettò ad uscire dalla stanza.
Katherine rivolse lo sguardo ancora a William, e disse: "Se è tua intenzione farmi abituare a condividere il tuo letto, direi che questo è un inizio propizio".
Egli spalancò gli occhi e balbettò per un momento: "Io mai io non non è "
"Non c'è bisogno di spiegare. Posso pensare a prezzi peggiori che potevi chiedere in cambio della tua generosità. Chiedo solamente che tu attenda fino a dopo che il mio bambino sarà nato per esigere i tuoi diritti su di me".
William la fissò sul volto impassibile, e disse quietamente: "Non ho nessuna intenzione di esigere niente da te. Non intendo fare di te la mia amante. Io voglio che la mia casa sia il tuo rifugio e che la mia compagnia ti dia conforto, questo è tutto. Non chiedo nessun prezzo, forse solamente il privilegio della tua compagnia ed il piacere di ammirare la tua bellezza".
Lui sapeva che lei stava arrossendo, e bisbigliò: "Io io mi scuso. Pensavo con tutte quelle ipotesi che hanno fatto su di me, ho pensato che anche tu le avessi fatte".
"Ho sentito quelle storie. Io non ci credo. La donna che ho conosciuto è dolce, casta ed onesta. Nessun uomo che ti conosca penserebbe altrimenti di te".
Lui le teneva ancora la mano, e lei gliela strinse per un momento. "Walter diventava così furioso quando sentiva raccontare tali storie. Ha combattuto diversi duelli per difendermi. Ha sempre vinto".
"Questo da solo dovrebbe disperdere le dicerie, se il tuo paladino è rimasto imbattuto".
"Era" disse piano. "Era".
Milly finalmente ritornò con le braccia cariche di coperte che sparpagliò ai piedi di Katherine. William si tolse le scarpe e si coprì, e Milly spense la candela. "Dolci sogni, mia signora" disse.
"Katherine".
"Scusa?"
"Chiamami Katherine. Io non sono più una regina, né una principessa. Sono solo Katherine".
"Katherine", disse William. "Allora io sono William, non 'mio signore'".
"William", disse piano. "Buona notte, William".
Lui chiuse gli occhi, credendo che non si sarebbe addormentato, ma presto lo fu.