~ ~ Quattro ~ ~

A causa delle condizioni di salute di Katherine dovettero viaggiare più lentamente, fermandosi frequentemente per lasciarla riposare, cambiarle le bende, trovare acqua fresca o darle qualche cosa da mangiare. Lei diceva ripetutamente che non desiderava essere trattata differentemente, ma Fratello Michael le assicurava che avrebbero trattato in questo modo chiunque dei loro fosse così malato.
Parlò molto con Fratello Michael. Gli altri uomini erano timidi con lei, e Kit, sebbene dolce, era molto giovane e aveva poco da dire. Gli amici di William, Paul e John, le portarono in regalo fiori e frutta, ma anche loro avevano poco da dirle. Lei e Fratello Michael, invece, avevano letto gli stessi libri, parlavano le stesse lingue e scoprirono di avere passato l'infanzia negli stessi luoghi, avendo passato lui alcuni anni come novizio in Irlanda.
William era il più difficile da comprendere tra tutti loro. Era il loro signore ma li trattava tutti, da Kit al suo secondo in comando, come amici rispettati. Era sollecito e premuroso nei suoi riguardi, assicurandosi che si svagasse, raccontandole storie sulla campagna che attraversavano, ma a volte era di malumore, e cavalcava lontano, in testa al gruppo, allontanandosi per intere ore.
Ancor più misteriosamente, lei dormiva meglio quando lui era vicino. Dopo la prima notte non l'aveva tenuta più tra le braccia, ma qualche volta aveva desiderato che lo facesse.
Loro non avevano parlato di quella notte. Lei sapeva di aver detto cose strane nel delirio, Kit gliene aveva riferite un paio, ma non aveva parlato con William di quanto aveva detto, né di com'era stato piacevole svegliarsi nel suo abbraccio. Semplicemente e senza parole, lui aveva messo il suo misero il giaciglio accanto a quello di lei la sera seguente e qualche volta durante la notte le parve di avere sentito la sua mano tra i capelli.
Sapeva che non avrebbe dovuto dirglielo, e non lo fece.
Sedere sul carro ogni giorno era una tortura per la sua schiena. Quando il crepuscolo arrivava, si stendeva con gratitudine, accarezzando la pancia per calmare il bambino irrequieto. Qualche volta faceva una passeggiata per alleviare il dolore alle gambe, ma non poteva andare lontano.
La sera del quinto giorno di viaggio, stava facendo un giro attorno al campo, lungo il torrente sulle cui sponde erano accampati. Aveva camminato per un po', quando comprese di non essere sola, ed aveva scorto William. Era stato molto triste tutto il giorno, evitando gli altri, e non si aspettava di vederlo fino a molto dopo il tramonto.
Lui non la guardò, ma prese il suo passo affiancandola ed aggrottando le ciglia.

Continuarono a camminare seguendo il torrente finché giunsero ad una curva oltre la quale non potevano vedere il campo. Katherine si fermò e lo guardò mentre lui aspettava che lei si decidesse a raggiungerlo. C'era qualche cosa nella sua faccia, qualcosa di pericoloso, lei pensava, ma non ne aveva paura. Le offrì il braccio, lei lo prese, e continuarono a camminare.

Finalmente, lui disse: "Quando ero molto piccolo, mia madre morì. All'inizio mi dissero che era andata via. Per giorni, ogni qualvolta vedevo mio padre, gli chiedevo quando sarebbe tornata. Questo gli provocava un grande dolore, chiaramente, ma loro credevano che io fossi troppo giovane per sapere la verità".

Fece una pausa, e guardò il sole che tramontava sull'acqua.

"Finalmente mia zia Margaret decise che avrei dovuto sapere la verità. Mi portò in chiesa, mi mostrò la cripta e mi spiegò cosa fossero l'anima, la morte e molte altre cose. Parlammo per ore. Alla fine del nostro discorso io capii che mia madre non sarebbe più tornata. Ma in seguito, per molti anni ancora, ho desiderato che mi avessero permesso di continuare a credere che sarebbe tornata".

Katherine smise di camminare e gli prese la mano tra le proprie: "Mi dispiace, mio signore", disse. "Noi tutti abbiamo così tanti dolori".

"Io sono sicuro che tu comprendi che certe volte pesano su di me più che altre".

"Sì, lo so".

Lui alzò la mano come per accarezzarla, ma la lasciò cadere rapidamente.

"Siamo andati lontano, mia signora, sono sicuro che sarai stanca. Torniamo. Non le parlò più finché tornarono al campo.

Non era passato molto quando Katherine decise di tornare sull'argomento.

Giaceva accanto a lui come solito e rimase a guardarlo alcuni minuti, con la testa poggiata sul braccio. Lui aveva gli occhi chiusi ma non pensava che dormisse. Finalmente aprì gli occhi e la guardò, dicendo burberamente: "Ebbene?"

Katherine disse piano: "Mia madre morì tre anni fa. Io partorii un bambino nato morto e nel mio dolore volevo mia madre. Le mandai dei messaggi, ma l'unica risposta che ottenni fu che era malata e non poteva venire. Io mi arrabbiai con lei. Avevo bisogno di lei, e pensavo che mi inviasse delle scuse per non venire. Le mandai messaggi più esigenti: vieni qui, io ho bisogno di te, Walter è andato in guerra.

"Finalmente ricevetti da mio padre la notizia della sua morte. Aveva chiesto loro di non dirmi quanto fosse malata realmente. Non aveva voluto preoccuparmi. Questo fece solamente peggio, ed io non fui in grado di essere con lei nei suoi ultimi giorni".

"Mi dispiace", disse William.

Katherine annuì semplicemente ed abbassò la testa.

William, dopo un tempo così lungo che Katherine pensava si fosse addormentato di nuovo, disse: "Mi sarebbe piaciuto conoscere tuo marito, mia signora".

Katherine chiuse gli occhi e disse quietamente: "Penso, mio signore, che gli saresti piaciuto".

Lui ridacchiò leggermente, lei lo sentì voltarsi, e non si parlarono più, quella notte.

* * * * * * * * *

Dall'eccitazione degli uomini, Katherine comprese che erano vicini alle terre di Weylin. Persino William era più sorridente e si era unito alle canzoni con cui gli uomini erano soliti passare il tempo. Erano in viaggio da nove giorni, e nella mattina del decimo, William spedì avanti un cavaliere per avvertire la sua gente del loro arrivo.
Era una campagna solitaria, rocciosa e fredda. Lei poteva sentire l'odore del mare nell'aria. Avevano incontrato pochi viaggiatori durante il loro viaggio e solamente un gruppo di banditi, che furono sconfitti facilmente dalle forze superiori di William.

William condusse il cavallo verso il carro e disse: "Quando aggireremo quella collina, potrai vedere il castello, mia signora, ed il villaggio".

"Non aspetto altro", disse Katherine con un ampio sorriso.

Il sole stava tramontando dietro al castello quando finalmente lo vide, alla foce del fiume che stavano seguendo. Annidato accanto c'era un villaggio di pescatori, ed anche da questa distanza poteva sentire il fragore delle onde.

Katherine sospirò, con le lacrime agli occhi. Fratello Michael le rivolse uno sguardo interrogativo, e lei disse piano: "Avevo dimenticato quanto mi mancasse l'oceano".

Egli sorrise ed annuì: "Vuoi fermarti per un momento?"

"No, va tutto bene. Ci andrò quando potrò goderlo appieno".

William era ancora vicino, e le sorrise di nuovo. Lei gli disse: "Mio signore, non ti preoccupi degli invasori?"

"Non siamo stati invasi dai tempi di mio nonno. C'è un'abbazia sotto la mia protezione, ed il villaggio chiaramente, ma la nostra ricchezza non è grande e c'è poco che i vichinghi potrebbero depredare. Per non dire che", aggiunse, "che noi ancora non abbiamo avuto bambini dagli occhi azzurri e dalle lunghe gambe nati nel villaggio".

"Quindi non è una preoccupazione per te".

"Certo, noi siamo sempre pronti".

"E tu non ti consideri ricco".

"L'abbazia ha piccoli tesori, solamente alcune reliquie sacre. Tu vedi la mia ricchezza attorno a te", disse, indicando le colline, dove le pecore pascolavano nei recinti di pietra, i frutteti sembravano infiammati a causa delle foglie che stavano cambiando colore, tra i rami ricurvi sotto i carichi pesanti, ed i campi di grano maturo sembravano colmi di onde dorate.

"Tu sei più ricco di molti re", disse Katherine, e poteva vedere nei suoi occhi che lui era d'accordo.

Kit indicò il castello. "Le bandiere salgono, mio signore!"

"Avanti"! William gridò allegramente, ed il viaggio continuò verso il cancello principale del castello.

Erano ancora ad una buona distanza dal cortile del castello quando Kit saltò giù dal carro e corse tra le braccia di una delle donne in attesa. "Quella è sua madre?" chiese a Fratello Michael.

"No. Quella è Margaret".

"Oh. Zia Margaret, la zia del mio signore".

"Sì. William è il signore del feudo, ma Margaret è la regina del castello".

Katherine guardò come William balzava giù dal cavallo ed abbracciava forte Margaret. C'era un sincero affetto sulle loro facce mentre si baciavano e davano il bentornato a casa agli altri.
Casa. Katherine strinse le mani e chiuse gli occhi. Dolce Maria e cara Brigida, pensò, per favore aiutatemi a superare questo periodo. Io prego di poter vedere di nuovo la mia casa. Non poteva ricordare com'era la casa del padre, tranne che era di pietra bianca, ed ai suoi occhi infantili era sembrata sempre così bella e grande. Finché vide la casa di Walter, non pensava che esistesse un luogo più grande in tutto il mondo.
Gli occhi le si inumidirono, ma volle cacciare le lacrime. Una volta rimasta sola, avrebbe pianto Walter, ma fino ad allora non poteva permettersi di mostrare una tale debolezza. Non quando già aveva mostrato così tanto.
Fratello Michael saltò giù dal carro e salutò Margaret mettendo le mani tra le sue e dandole un caldo bacio su entrambe le guance. William lasciò Margaret e si diresse al carro, tendendo le braccia per aiutare Katherine a scendere.

"Benvenuta nella mia casa", disse dolcemente mentre la posava a terra. "Spero che sarai felice, qui". Le tenne il braccio sulle spalle mentre la portava ad incontrare Margaret. "Mia signora, lei è Margaret, mia zia e amministratrice della mia casa. Margaret, lei è Katherine d'Irlanda, l'ultima regina di Angria".

"Altezza", disse Margaret, inchinandosi profondamente come d'uso di fronte ad una regina.

Katherine tese la mano e sollevò Margaret. "Grazie", disse, guardandola negli occhi, e Margaret sorrise.

* * * * * * * * *

Le avevano dato una stanza che si affacciava sull'oceano, in una delle torri.

Margaret fece portare su una vasca e, dopo che Katherine si fu riposata, la fece riempire con acqua calda, ed aiutò Katherine a spogliarsi. Lei emise un leggero suono comprensivo quando vide le ferite sulla schiena di Katherine. "Ti hanno ferita, Altezza?"

"Per favore, chiamami Katherine. Loro mi hanno colpito".

"Come desideri, Alt… Katherine. Spesso ho detto che FitzJames è un animale, ma naturalmente né William né suo padre mi hanno mai dato ascolto".

Aiutò Katherine ad entrare nella vasca, e lei sospirò con un misto di soddisfazione per il calore dell'acqua sulle membra stanche e di dolore sulle ferite.

"Quindi tu conosci FitzJames", disse lei dopo un po', mentre Margaret la lavava dolcemente.

"Certo. Io ho vissuto in questa casa tutta la mia vita. FitzJames è un frequentatore abituale da molti anni".

"Io lo vidi solo una volta, prima d'ora, quando avevo dieci anni. Poi non lo vidi più per molti anni, fino a questa guerra".

"Ho sentito la storia. Desiderava sposarti e fu rifiutato".

Katherine sospirò. "Fu la scelta di mio padre. Io ero una bambina".

"Lo so. Non hai bisogno di difenderti di fronte a me, Alt… Katherine.

Quando la sorella di William ebbe l'età, io imparai di persona cosa comporta combinare un matrimonio".

"Perché non ti sei sposata? Sei figlia di un lord… "

"La figlia illegittima di un lord. Il mio signore Hector era portato all'adulterio".

"Oh. Capisco".

Margaret ridacchiò, e disse: "Si parlava, quando ero piuttosto giovane, di farmi sposare a FitzJames. Come se il nostro matrimonio potesse annullare l'illegittimità delle nostre nascite. Io fermai subito tutto. FitzJames non sarebbe stato soddisfatto di me, in ogni caso. Il matrimonio con me non avrebbe favorito le sue ambizioni. Ma nemmeno il matrimonio con te, comunque… "

"Io ho cinque fratelli maggiori. Avrebbe dovuto uccidere tutti loro e me stessa prima di sedere sul trono d'Irlanda".

"Sono sicura che questa è una delle ragioni per cui tuo padre lo rifiutò. Sei pronta ad uscire? L'acqua si sta raffreddando".

"Sono pronta". Si alzò in piedi con difficoltà, e Margaret l'asciugò velocemente aiutandola ad indossare una camicia da notte pulita e ad andare a letto.

"Ti porterò un po' di brodo caldo, se hai fame".

"Sto bene, grazie. Voglio solo dormire. Forse più tardi".

"Dormi bene, allora, Katherine". Le rivolse un sorriso gentile e lasciò la camera, chiudendo una tenda per dare a Katherine un po' di riservatezza.

Rannicchiandosi sul fianco contro i morbidi cuscini, Katherine chiuse gli occhi. Per la prima volta da giorni era da sola, il silenzio e la solitudine erano strani e confortanti. Ascoltò il fragore delle onde, le grida dei gabbiani, i suoni di movimento e di vita tutto attorno a lei.

Seppellì la faccia in un cuscino ed un grido le sfuggì dalle labbra eludendo la sua volontà: "Walter…"

* * * * * * * * *

Dopo così tante notti sulla dura terra o su improvvisati letti da campo, William scoprì di non poter dormire nel suo comodo letto. Si alzò ed accese una candela.
Giacché non c'era niente nella sua stanza che potesse svagarlo, si vestì e si affacciò al parapetto oltre il quale si scorgeva il villaggio e l'oceano.
Era una notte piena di pace, e la luna era appesa bassa nel cielo. Non aveva compreso quanto grande fosse la sua nostalgia finché non aveva visto le torri della sua casa qualche ora prima, e pensò che sarebbero passati molti anni, prima che si fosse sentito pronto a lasciarla di nuovo.
Scoprì, dopo avere guardato l'oceano per un certo tempo, che lo sguardo stava deviando verso la torre alla sua destra. La stanza dove Katherine dormiva. Un'immagine gli venne alla mente, la bella Katherine che spingeva da parte le pesanti coperte e tendeva le braccia verso di lui, coi capelli fluenti sulle spalle e gli occhi scuri per il desiderio…
Scosse violentemente la testa. Non avrebbe mai pensato a lui in quel modo. Sarebbe stato un insulto offrirsi a lei come innamorato, o in qualsiasi altra forma se non quella di protettore.
Ma non sarebbe stato dolce vedere quegli occhi sorridergli, sentire quelle labbra mormorare parole d'amore?
Sospirò. Forse una nuotata gli avrebbe schiarito la testa. E senza dubbio avrebbe parlato con Fratello Michael l'indomani mattina.

Stava dirigendosi verso le scale quando udì un grido angosciato provenire dalla camera di Katherine, e vi corse il più rapidamente possibile, scendendo pochi gradini ed attraversando un passaggio segreto verso la porta che non era chiusa a chiave. L'aprì ed entrò nella sua camera. "Mia signora?"

Una candela era già accesa, ed una delle serve, Milly, era seduta accanto al letto di Katherine, tenendole la mano. "Sta bene, mio signore. Un brutto sogno".

Guardò il volto pallido di Katherine. C'erano ombre profonde sotto i suoi occhi, e lacrime sulle sue guance. Chiese a Milly, "Eri qui con lei?"

"Sì, mio signore, mentre Margaret dorme".

Annuì, ed andò da Katherine. Le mise la mano sul lato della testa e le lisciò dolcemente i capelli. "Vuoi parlare, mia signora?"

"Voglio dormire, mio signore. Mi dispiace per averti disturbato". Tolse la sua mano da quella di Milly. Va' a letto, ragazza. Sto bene".

Milly guardò impotente William che annuì. Si alzò inchinandosi a lui e tornò a sdraiarsi sul letto accanto alla finestra.
William la sostituì accanto a Katherine e le accarezzò dolcemente il viso.

"Tu non mi hai disturbato. Ero fuori. La luna è stupenda, stanotte".

"Per favore, mio signore, sono molto stanca".

"Voglio solo aiutarti. Raccontami il tuo sogno".

Studiò un po' il suo volto, e gli cercò la mano. "Ho sognato mio marito, che ero con lui, che tutto questo non era successo.

Che lo abbracciavo. E poi… poi stavo baciando un cadavere. Ero circondata da corpi, da cadaveri in movimento… e pensavo che fosse vero.

Che non me ne sarei mai allontanata". Prese un respiro profondo e lo rilasciò.

"Poi Milly mi ha svegliata ed eccoci qui".

William sospirò comprensivo e le accarezzò la mano come aveva fatto Milly.

"Io ritengo che i sogni possono essere una strada per chiarire i pensieri e qualche volta possono presentare immagini terrorizzanti. Vorrei sapere perché".

Katherine non disse niente, e le sue piccole dita si contorsero nella sua mano.

Le disse: "Hai già fatto dei brutti sogni in passato, mia signora?"

"Per molte notti, no. Non finché sono stata in tua compagnia".

Pensò di scorgere un rossore sulle sue guance. "Forse dovrei dormire ai tuoi piedi. Per tenere alla larga i cattivi sogni".

"Mio signore!" Milly gridò, e poi si colpì la bocca con le mani.

"Mi dispiace, io non dovrei stare ad ascoltare… "

"No, Milly, tu devi garantire la correttezza del nostro comportamento. Sarebbe accettabile in questo modo, mia signora? Io dormirò qui", indicò i piedi del letto, "e Milly farà da chapéron".

Lei guardò la ragazza che aveva gli occhi spalancati, poi disse tranquillamente: "È accettabile. Milly, porta al mio signore un'altra coperta così starà abbastanza caldo".

"Sì, mia signora". Milly si affrettò ad uscire dalla stanza.

Katherine rivolse lo sguardo ancora a William, e disse: "Se è tua intenzione farmi abituare a condividere il tuo letto, direi che questo è un inizio propizio".

Egli spalancò gli occhi e balbettò per un momento: "Io mai… io non… non è… "

"Non c'è bisogno di spiegare. Posso pensare a prezzi peggiori che potevi chiedere in cambio della tua generosità. Chiedo solamente che tu attenda fino a dopo che il mio bambino sarà nato per esigere i tuoi diritti su di me".

William la fissò sul volto impassibile, e disse quietamente: "Non ho nessuna intenzione di esigere niente da te. Non intendo fare di te la mia amante. Io voglio che la mia casa sia il tuo rifugio e che la mia compagnia ti dia conforto, questo è tutto. Non chiedo nessun prezzo, forse solamente il privilegio della tua compagnia ed il piacere di ammirare la tua bellezza".

Lui sapeva che lei stava arrossendo, e bisbigliò: "Io… io mi scuso. Pensavo… con tutte quelle ipotesi che hanno fatto su di me, ho pensato che anche tu le avessi fatte".

"Ho sentito quelle storie. Io non ci credo. La donna che ho conosciuto è dolce, casta ed onesta. Nessun uomo che ti conosca penserebbe altrimenti di te".

Lui le teneva ancora la mano, e lei gliela strinse per un momento. "Walter diventava così furioso quando sentiva raccontare tali storie. Ha combattuto diversi duelli per difendermi. Ha sempre vinto".

"Questo da solo dovrebbe disperdere le dicerie, se il tuo paladino è rimasto imbattuto".

"Era" disse piano. "Era".

Milly finalmente ritornò con le braccia cariche di coperte che sparpagliò ai piedi di Katherine. William si tolse le scarpe e si coprì, e Milly spense la candela. "Dolci sogni, mia signora" disse.

"Katherine".

"Scusa?"

"Chiamami Katherine. Io non sono più una regina, né una principessa. Sono solo Katherine".

"Katherine", disse William. "Allora io sono William, non 'mio signore'".

"William", disse piano. "Buona notte, William".

Lui chiuse gli occhi, credendo che non si sarebbe addormentato, ma presto lo fu.