~ ~ Cinque ~ ~

Il giorno cominciava presto, a Weylin. Oltre cento persone vivevano e lavoravano all'interno del castello stesso, e tutti avevano bisogno di essere nutriti e vestiti, le loro ferite e malattie curate, i loro figli educati, i loro anziani accuditi, i loro alloggi puliti. Prima dell'alba le vacche erano state munte e le pecore mandate al pascolo, le barche da pesca erano partite dal piccolo molo del villaggio. I grandi forni in cucina erano accesi, ed era iniziata la preparazione del primo dei molti pasti che dovevano essere serviti. Le preghiere erano state salmodiate e le confessioni udite, le candele accese ed i santi invocati. I telai ed i filatoi avevano già iniziato il loro costante ronzare. Non c'era spazio per l'ozio a Weylin.
Anche Katherine era abituata ad alzarsi prima dell'alba. Era stata il braccio destro di Walter in molti modi, e quando era lontano rappresentava pienamente lui ed i suoi desideri. Come signora della casa, su lei gravava la responsabilità del benessere della famiglia intera: ospiti, corte, servitori, guardie, cavalieri e famiglia. Aveva tentato di passare tutto il tempo possibile con i figli, sorvegliando l'addestramento di Harry e l'istruzione di Anna Rose. A volte c'erano alcune ore preziose nelle quali poteva perseguire i propri interessi. Ancora meglio era passare un po' di tempo con Walter, godendo la sua compagnia o semplicemente essendo una famiglia insieme ai bambini, perché Walter amava teneramente i suoi figli ed odiava tutto il tempo che doveva passare lontano da loro.
Da quattro giorni giaceva in questo poco familiare letto ed aveva sentito i suoni della gente al lavoro tutto attorno, troppo debole per muoversi. Sola con i suoi pensieri, poteva fare ben poco oltre a ricordare. Le mancava la serena presenza di Walter, la curiosità di Anna Rose e l'entusiasmo di Harry. Le mancava parlare la sua lingua con Mel Foalon, sentirlo cantare le canzoni della sua terra natia. Le mancavano gli scherzi e le storie di persone che aveva conosciuto da molti anni ed ora non erano più estranee.
Sapeva che era immorale, ma le mancava dolorosamente il tocco della mano di Walter, i suoi teneri baci, lo sguardo appassionato negli occhi. Loro avevano sempre goduto reciprocamente, cosa che scioccava il loro confessore, ma aveva rifiutato di considerare peccato il godere del corpo del marito.
Bene, ora veniva punita per quello. I suoi due bambini morti erano solamente un avvertimento. Poveri innocenti, morire per la natura lussuriosa della loro madre. E Walter era morto per la stessa ragione, perché l'aveva desiderato quando si sarebbe dovuto preparare per la battaglia. Si posò la mano sugli occhi e si concesse alcune lacrime, maledicendo la debolezza della propria carne. Mai più. Il suo corpo era solo un recipiente per portare a compimento questo bambino, al quale si sarebbe dedicata per il resto della vita. Nessun altro uomo avrebbe preso il posto di Walter nel suo cuore…
… nemmeno il caro William dagli occhi gentili…
Katherine sospirò e si asciugò in fretta gli occhi. Certamente il diavolo l'aveva presa a braccetto, per procurarle tali pensieri. Ne avrebbe parlato più tardi con Fratello Michael, supplicando l'assoluzione. Avrebbe reso una piena confessione.
Milly l'aveva esortata ad aspettare ad alzarsi finché fosse tornata con la colazione, ma Katherine stava diventando sempre più impaziente. Si tirò su a sedere, e spostò da parte le coperte. Le sue gambe erano rigide quando le gettò penzoloni dal bordo del letto e barcollanti quando si alzò. Le ferite in via di guarigione sulla schiena protestavano per il movimento e per un attimo fu tentata di sdraiarsi di nuovo e di lasciare che Milly si prendesse cura di lei. No, pensò. Questa è penitenza, nulla di meno di quanto mi merito. Alzò con attenzione la camicia da notte, prese il cambio, e sentì la porta cigolare.

"Mia signora!" la rimproverò Milly appoggiando il vassoio della colazione. "Dovresti riposare".

"Io devo fare qualche cosa, Milly o diventerò pazza". Permise a Milly di aiutarla a vestirsi, dicendo: "Non sono avvezza a sedere oziosamente mentre il lavoro ferve attorno a me. Se William ha del lavoro per me io sarò più che felice di farlo. Posso tenere i conti, prendermi cura dei bambini, pulire l'argenteria… "

"Tu sei un'ospite, Lady Katherine. Devi riposare e guarire. Sono sicura che se il mio signore avesse del lavoro per te, ce l'avrebbe detto, ma non ha detto niente né a Margaret né a me".

"Io sono una sarta eccellente, forse c'è qualcosa che potrei cucire?"

Milly fece una pausa, e disse: "Bene, ci sarebbe la tovaglia nuova per l'altare della cappella. Il mio signore la vuole pronta per Natale ma c'è così poco tempo. Sai ricamare?"

"Sì".

"Forse Margaret lo permetterà, se non ti dispiace".

"Quello sarebbe perfetto", Katherine disse sollevata. Non lasciare che nessuno dica che non puoi guadagnarti il tuo sostentamento.

Margaret prese l'annuncio del suo desiderio con un po' di sorpresa, e sistemò Katherine in una delle grandi stanze con altre donne. La grande tovaglia d'altare era bianca, ed il ricamo doveva essere fatto in scarlatto e filo d'oro.

La stoffa era stata orlata, ma nulla di più.

"Con il raccolto", disse Margaret, "Nessuno ha tempo per queste frivolezze. L'altare è rimasto senza copertura nei cinque anni passati e potrebbe andare avanti ancora per molto così… ma se tu desideri lavorare, sei la benvenuta".

Katherine studiò la stoffa enorme e disse: "Che disegno preferisci?"

"Non importa, solamente nulla di esagerato. Il filo è così difficile da procurarsi".

Katherine ci passò sopra le dita, mentre un disegno già prendeva forma nella sua mente. "Forse alcuni colori in più sarebbero utili. Il blu, ed un verde scuro, io penso, e forse il nero".

"La mia provvista è a tua disposizione". Margaret le mise vicino il suo cesto da lavoro. "Francamente sono contenta di non averlo tra le mani. La cuoca ha partorito due gemelli e c'è molto da cucire… per non menzionare il tuo piccino. Troverò della stoffa anche per lui".

"Grazie". Sospirò Katherine, ricordando il cesto di vestitini che aveva a casa e che non avrebbe usato.

"Manda una delle ragazze a chiamarmi se hai bisogno di me, sarò nella panetteria".

Margaret si allontanò di corsa, e Katherine cominciò a selezionare i fili per trovare i colori che desiderava. Non erano affari di stato, ma almeno si sentiva utile.
Anche le altre tre donne nella stanza stavano cucendo tranquillamente, mentre una quarta leggeva loro il vangelo di Marco. La sua lettura era esitante, inciampava nel latino, e Katherine si chiese se le altre donne capissero quello che stavano sentendo. Le era stato insegnato il latino insieme ai suoi fratelli, e si scoprì a mormorare correzioni e traduzioni a se stessa mentre la ragazza leggeva.
Almeno la luce nella stanza era buona, e l'ago era appuntito.
Presto il filo aveva formato l'inizio di un disegno in oro in un angolo, e lei sorrise, sperando… che a William… che ai residenti di Weylin sarebbe piaciuto il suo lavoro.

"Allora, lady Katherine", disse una delle donne, e Katherine guardò in su. "Ti trovi bene qui?"

"Sono stata trattata bene, finora" disse Katherine.

"Da Lord William, senza dubbio" disse la lettrice, e due delle altre risero scioccamente. La quarta, comunque, si limitò a guardarle con disapprovazione.

"Passa le notti nella tua camera", continuò la lettrice. "Tutti lo sanno, a Weylin. Ti muovi rapidamente da un uomo all'altro, vero?"

Katherine rilasciò la presa sull'ago, ricordando a se stessa quanto fossero costosi, e disse: "William è così gentile da stare con me per confortarmi. La giovane Milly sta con noi tutta la notte".

"Non può fare nulla di sbagliato davanti agli occhi di Milly, povera piccola. Come se l'avesse mai guardata, particolarmente ora che ti ha conquistata".

"Basta, Maude", disse stancamente la quarta donna. "Va' a badare alle pecore se pensi come una capra in calore".

La lettrice spinse da parte la pesante Bibbia ed uscì agitata della stanza, seguita dalle altre due. La quarta donna guardò Katherine e sorrise: "Io mi scuso per loro, Altezza. Maude ha delle aspirazioni al di sopra della sua condizione".

"Io non ho nessuna intenzione di disgregare questa famiglia e la servitù che la compone".

"Oh, tu non ne hai. Il mio signore non sceglierà una nuova moglie fra la sua gente, se mai decidesse di sposarsi ancora. Al massimo Maude ne ricaverebbe un bambino o due. A proposito, io sono Elizabeth".

"Piacere di conoscerti. Il mio signore ha molti figli adulterini?"

Elizabeth scosse la testa. "Nessuno, che si sappia, e se fosse sono certa che li riconoscerebbe. Ma è un uomo, e sua moglie è morta da molti anni. È solo questione di tempo. Ha bisogno di un erede".

Ah, sì. Si arriva sempre a quello. Disse: "Sai chi sta prendendo in considerazione? Per essere la nuova signora, voglio dire".

"È stato via per un tempo molto lungo, mia signora. Margaret non dice nulla a proposito, e se non lo ha detto a lei, nessun altro lo sa. Se FitzJames avesse una figlia, sarebbe probabilmente lei, ma nemmeno lui ha eredi. Ma tu sai tutto al riguardo".

 

"Mi è noto il suo stato", disse seccamente Katherine, ed Elizabeth rise.

"Suppongo che per quello FitzJames ha fatto del mio signore il suo erede, perché non progetta di avere un figlio della sua stessa carne. Sebbene ci siano stati… pettegolezzi, chiaramente… "

"Perdonami, ti prego. William è l'erede di FitzJames?"

"Sì. Attende di ereditare la proprietà di famiglia di FiztJames, ed io suppongo… oh! Ogni altro territorio che egli abbia acquisito. Mi dispiace, mia signora, pensavo lo sapessi. Quindi anche l'Angria".

Katherine posò l'ago. "Io… scusami". Mise da parte la pesante stoffa e lottò per alzarsi in piedi, ed Elizabeth le fu subito accanto.

"Per favore, mia signora, fermati e rifletti per un momento… "

"Non c'è niente su cui riflettere. Scusami". Doveva andare via, anche da questa persona gentile. Uscì dal castello il più rapidamente possibile, persino nascondendosi per un momento quando William passò coi suoi amici. Non poteva sopportare di guardarlo… o piuttosto, lo guardò, e guardò il suo viso, che considerava con tenerezza fino a poche ore prima, ma che ora le portava solo dolore.

Lasciò le terre del castello e camminò lungo il fiume che conduceva al mare. Camminò per molto tempo, con la mente offuscata.
William era stato falso con lei, ne era certa. Forse progettava di usarla per rivendicare i suoi diritti su Angria, o addirittura su Anna Rose, usando lei stessa come esca. Quale migliore modo per conquistare il cuore del popolo, che sposare la vedova o la figlia del precedente sovrano? Facendo in modo, chiaramente, che non ci fossero figli ad interferire.
Non poteva sopportare di pensare a cosa potesse essere successo ad Harry, ma questo bambino…
Posò le mani sulla pancia. Se fosse stato maschio avrebbe potuto ereditare ancora il trono del padre. Avrebbe potuto avere Angria. FitzJames sarebbe morto presto, per età o in battaglia, e William avrebbe ereditato.
Avrebbe potuto convincerlo… era disposta a sacrificarsi… e se non avesse concepito nessun figlio di William il lignaggio sarebbe continuato.
Io devo essere di ghiaccio, pensò, eccitarlo, congelare tutto il resto. Anna Rose ora è al sicuro in Irlanda e mio padre le troverà un buon marito che la proteggerà da FitzJames. Ora dipende da me. Io devo. Per amore di Walter.

"Mia signora"? Un servitore venne correndo verso lei, senza fiato. "Lady Katherine, ti stiamo cercando… Margaret chiede che tu… "

"Vengo". Prese il braccio del servitore che la portò nella zona del castello adibita ad infermeria.

"Eccoti", Margaret esclamò, con i segni della preoccupazione attorno agli occhi. "Temevo che stessi vagabondando per cercare di avere il tuo bambino tra i barbari".

"Sto abbastanza bene. Cosa c'è?"

"Abbiamo un nuovo arrivo. Vieni". Condusse Katherine in fondo al lungo e stretto corridoio, dove un'amata e familiare figura era stesa su una brandina.

"Harry", sospirò, e s'inginocchiò al suo fianco, prendendogli la mano tra le sue.

Egli le sorrise debolmente. Era pallido sotto allo sporco, e poteva vedere che era stato ferito e che le ferite erano state rozzamente curate.

"Madre. Ho visto cosa ti ha fatto quel mostro. Ti ho seguita fin qui".

Lei gli baciò la mano. "Ora sei al sicuro, Harry, caro figlio mio". Spostò la sua spada e cominciò a togliergli la maglia. "Margaret, posso avere delle bende?"

"Le stanno portando. Bende, medicine e vino, ed anche cibo".

"Grazie. Ti farò guarire, Harry".

"Madre, ho fallito. Non ho protetto mio padre, erano così tanti".

"Lo so, mio caro, lo so. Non hai fallito. Hai fatto tutto benissimo. Tu sei vivo, sei qui, ed io ti farò guarire".

"Dove è Anna Rose?"

"L'ho mandata in Irlanda con Mel. Mi aspetto che ora sia al sicuro nella casa di mio padre".

"Ed il piccolo? C'era della tristezza nella voce di Harry, e lei gli sorrise dolcemente.

"Cresce bene. Tu vedrai il tuo fratellino". Uno dei servitori le portò una ciotola d'acqua ed un panno per lavarlo e lei cominciò delicatamente a lavargli la sporcizia dal viso.

"Io sono così contento. Mio padre sarebbe così adirato se… oh, madre, io l'ho visto morire, ho visto chi l'ha ucciso".

La sua mano tremò, ma riuscì a dire fermamente: "Chi era, Harry?"

"Io penso che fosse FitzJames stesso, lo saprei se vedessi di nuovo l'armatura. Non sono riuscito a giungere in suo soccorso abbastanza in fretta, era a terra nel momento in cui vidi che era in pericolo".

"Harry, Harry", disse dolcemente. "Tu sei stato sempre un figlio eccellente, il migliore dei figli".

"Io ho fallito. Sarei dovuto stare al suo fianco".

"Shh. Ora riposa. Tu sei al sicuro qui", disse, sperando che fosse la verità.

Gettò uno sguardo a Margaret che aveva finito di spogliare Harry e stava sbendando con attenzione le sue ferite. Forse Margaret l'avrebbe aiutata a proteggerlo.

Lei disse al figlio: "Ora riposa, mio caro. Riposa soltanto".

Quando Harry fu pulito, nutrito, e curato, Margaret e Katherine tornarono alle cucine, Katherine poggiata al braccio di Margaret. Era più stanca di quanto desiderasse ammettere, per tutte le sue buone intenzioni. E c'era ancora così tanto da fare prima di sera.

Sperando di tenere il tono spontaneo disse cauta: "Margaret, preferirei che non dicessi a William dell'arrivo di mio figlio".

"Perché no, mia… Katherine? A William piace sapere cosa accade nella sua casa, certamente sarà contento di sentire che tuo figlio è vivo".

Io non ne sono così sicura, Katherine pensò, ma disse solo: "Temo le rappresaglie che arriverebbero se si risapesse che William protegge sia Harry che me stessa, qui. Io non posso permettergli di stare qui a lungo".

"Dove lo manderai?"

"Da mio padre, con notizie della mia salvezza. Posso concedergli del tempo per recuperare, chiaramente, ma appena il bambino sarà nato, dovrò trovare il modo di mandarlo in Irlanda".

"William potrebbe trovare una nave per portarlo là. Tu devi dirglielo. Può aiutarti in molti modi".

Katherine studiò il volto di Margaret e disse quietamente: "Io ho paura di quello che William potrebbe fare se lo sapesse".

"Perché? William non farebbe niente per danneggiarti".

"Harry è l'erede legittimo di Angria. Il signore di William ora siede sul trono che William erediterà alla sua morte. Non penso proprio che William farebbe qualcosa che mettesse in pericolo quell'eredità".

Margaret smise di camminare e prese la mano di Katherine: "William non vuole quel trono, te lo assicuro. Ama la sua casa, non desidera dominare su niente altro. Per favore, mia signora, lascia i tuoi sospetti. Può solo aiutarti".

"Ci penserò. Per ora devo concentrarmi su Harry".

Margaret sospirò. "Ho comperato della stoffa in modo che tu faccia degli abitini per il tuo bambino, ed anche dei vestiti che non siano così usati. Cosa altro desideri che sia preparato?"

"Solo una culla e coperte, grazie".

"Non una balia per allattare?"

"Preferisco allattare io stessa i miei figli".

"Molto bene. Parlerò ad uno dei falegnami in modo che faccia una culla per te".

"Grazie".

"Per favore, Katherine, pensa di dire a William che Harry è qui. Ti assicuro che non gli farà alcun male".

"Per favore, non farmi altre pressioni. Devo pensare al bene dei miei figli prima che ad ogni altra cosa".

"Come desideri". Erano arrivate alle cucine, e Margaret lasciò la mano di Katherine. "Dirò a Milly di portarti la stoffa. Ora ti suggerisco di riposare. Ho incaricato Edith di prendersi cura di Harry". Sorrise, ed aggiunse: "Era così entusiasta di farlo quando ha sentito che era così giovane e bello".

"Io spero che non dirà in giro che è qui".

"Non lo farà. Scusami".

Katherine le diede il permesso, e prese del pane e formaggio per Harry. Avrebbe riposato dopo essersi accertata che Harry fosse fuori pericolo.
Stava ritornando all'infermeria, tormentandosi su come farlo arrivare clandestinamente in Irlanda quando sentì la voce di William dall'interno. Perse il fiato ed il cuore si fermò bruscamente, poi si disse di non essere ridicola, ed entrò nella camera.
William era seduto accanto al letto di Harry, e la spada di Harry era sguainata.

"Harry, non… "

"Cosa, madre?" la guardò, sconcertato. "Stavo mostrando a William la mia spada".

"Non ho mai visto una così abile lavorazione", disse "William. È acciaio spagnolo?"

"Io… credo di sì".

"Bella". La infilò nuovamente nel fodero. Katherine non sapeva proprio cosa dire. Andò accanto al letto di Harry toccandolo in viso, ma la sua febbre era bassa e non era più così pallido.

"Ti ho portato da mangiare, caro. Hai fame?"

"No, ma grazie. Will, starai accanto a me per un po'?"

"Certo".

Lei sedette all'altro lato tenendogli la mano e lisciandogli dolcemente i capelli scuri. Si sentì acutamente consapevole degli occhi di William su di sé.

"Harry mi ha detto che ci ha seguiti da Angria. Si sarebbe dovuto fare riconoscere prima, eh, giovanotto?"

"Io dovevo essere sicuro, mio signore, che mia madre fosse al sicuro, prima".

William disse piano: "Tua madre è perfettamente al sicuro con me. Sempre".

"Tu hai bisogno di riposare, Harry", Katherine si inserì quietamente. "Chiudi gli occhi. Quando sarai abbastanza forte per viaggiare ti manderò dal nonno".

Gli occhi di Harry avevano cominciato a chiudersi, ma li riaprì e disse: "Così lontano, madre?"

"Sì. Tu sarai al sicuro là, e lui ti consiglierà su cosa fare dopo. Ci sono dei preparativi da fare".

La sua faccia scurì e disse: "Tu vuoi che io sfidi FitzJames per il mio trono".

"Io voglio che tu stia bene. Non preoccuparti d'altro che di quello". Si curvò a baciare la sua fronte, e continuò a lisciargli i capelli finché si rilassò nel sonno.

Anche William era rimasto accanto a lui, e quando Harry si fu addormentato disse piano: "Quando sarà forte abbastanza per viaggiare, manderò John con lui per portarlo da tuo padre. Per terra o per mare, come preferisci?"

"Per mare. Voglio che vada per mare. Sarà più al sicuro".

"È al sicuro qui, lo sai".

"Io non lo so affatto".

Egli sospirò e girò via la sua faccia per un momento. "Né tu né nessuno della tua famiglia riceverà del male da parte mia. Per favore, Katherine, sai che non hai niente da temere".

"È abbastanza che io ti abbia affidato la mia vita, non chiedere altro oltre me stessa".

"Mia signora, io pensavo che fossimo amici".

Lei guardò il volto di Harry, brusco e fiero come quello di Walter, e disse piano: "Io sono per prima cosa una madre, mio signore. Prima di qualsiasi altra cosa, io sono una madre per i miei figli".

"Giusto". Si alzò in piedi e si avviò, poi si fermò e disse: "Desideri vedermi stasera?"

"Siederò con Harry. Non c'è bisogno".

"Giusto. Buona notte".

Rifiutò di guardarlo andare via. Tenne gli occhi sul volto di Harry, stringendogli dolcemente la mano.