~ ~ Sei ~ ~

C'era una candela accesa sul tavolo, e William stava guardando la fiamma, non sapeva nemmeno da quanto tempo. C'erano state nubi scure sull'oceano al tramonto, ed aveva pensato che avrebbero avuto pioggia prima dell'alba.
Pensò che si sarebbe dovuto assicurare che tutti i covoni fossero protetti, ma si disse che i lavoratori erano in grado di badarci da soli. Si girò dal fianco alla schiena e si chiese se il tetto avesse bisogno di riparazioni. Si chiese se Fratello Michael fosse sveglio e se avesse per caso voglia di fare una partita a scacchi.
Pensò di essere molto probabilmente l'unica persona sveglia in tutta la contea.
Un attimo più tardi comprese di avere torto, perché sentì dei passi nel corridoio, ed il rumore di porte che si aprivano e chiudevano. Ascoltò per alcuni minuti, poi comprese che non si trattava solo di insonnia.
Scese dal letto, si vestì, ed uscì in corridoio. Subito la porta della camera dove Katherine stava dormendo si aprì, e la giovane Milly ne uscì, portando un copriletto insanguinato.

"Milly? Cosa succede?"

"Mio signore", si inchinò frettolosamente", Lady Katherine sta partorendo ed è messa male. Margaret è con lei… mio signore!" Esclamò quando William la spinse da parte per entrare in camera. "Non è luogo per un gentiluomo!"

William le gettò uno sguardo, ed aprì comunque la porta. La camera odorava di sangue. Poteva sentire Katherine che ansimava per il dolore, ed il mormorare calmante della voce di Margaret. spinse indietro la tenda che separava la camera da letto dal resto della stanza, e si avvicinò.

"Margaret", disse piano.

Stava tenendo la mano di Katherine, e Katherine giaceva stancamente contro di lei, coperta solamente da un lenzuolo leggero. Margaret lo guardò e disse duramente: "Questo non è posto per te, William torna a letto".

"Voglio aiutare".

"Vai". La voce di Katherine era così debole, era poco più di un alito.

Andò all'altro lato del letto e si inginocchiò. Le toccò la fronte, sudata e calda come se avesse la febbre.

"Permettimi di aiutarti", disse dolcemente. "Permettimi di fare… qualunque cosa avrai bisogno, io la farò".

Lei fece una specie di sospiro singhiozzante. Margaret disse: "Molto bene, resta se non te ne vuoi andare. Vieni qui".

Andò accanto a lei, che gli mise dolcemente Katherine tra le braccia. "Tienila seduta, è più facile per lei.

Quando arrivano le doglie deve ricordarsi di respirare, e tu devi respirare con lei. Deve farlo lentamente. Manderò un ragazzo a chiamare uno dei frati. Milly dovrebbe tornare presto, con acqua e altre lenzuola".

"Perché hai bisogno di un frate?"

Margaret si asciugò il viso con mano stanca. Disse tranquillamente: "Il bambino è in una brutta posizione. Uno di loro o entrambi potrebbero non superare la notte. Voglio un frate a portata di mano, per pregare". Lasciò la camera.
William guardò Katherine, la sua testa debole contro la propria spalla.
No, non poteva morire. Il suo bambino non poteva morire. Non dopo essere sopravvissuto a tanto.
Sentì dell'umidità sul torace e toccò con le dita. Alcune delle ferite sulla schiena le si erano aperte e sanguinavano. Aveva sudato così tanto che il lenzuolo le aderiva addosso. Le asciugò il viso col lato della mano e le baciò dolcemente la tempia.

Lei si agitò, e le sfuggì un lamento. "Hai dolore?" bisbigliò.

"Dappertutto".

"Cosa posso fare?"

"Non c'è niente che tu possa fare. Col sudore della fronte. Io produco. Come finisce?"

"Io… io non so. Tu produrrai pane... Col sudore della fronte, e con dolore partorirai. Io non ricordo".

"È la nostra punizione. Le doglie del parto. Non c'è piacere senza punizione". Si lagnò, e gli afferrò il braccio con una mano sorprendentemente forte.

"Lentamente", disse, sperando che fosse quello che pensava fosse. "Inspira lentamente, fuori lentamente".

"Tu respiri lentamente", disse, e gemette.

"Lentamente, Katherine, o farà troppo male".

Lei un po' si lamentò, un po' rise e disse piano; "L'ho già fatto prima".

"Le doglie sono frequenti?"

"Sono troppo lente, si sta dilungando troppo. Io sono così stanca. Ho le doglie da questa mattina, e solo nelle ultime ore il bambino si è mosso. Ho tanta paura, William", bisbigliò, e lui vide una lacrima caderle sulla guancia.

"Non avere paura. Andrà tutto bene. Terrai il tuo bambino tra le braccia prima che questa notte finirà".

"E lo seppellirò domani?" disse, guardando come se veramente lui avesse la risposta.

William poté solamente sospirare, e le accarezzò la fronte baciandole la tempia. Disse, cullandola dolcemente da lato a lato: "Se io potessi esaudire ogni tuo desiderio, ti porterei via questo dolore, allevierei ogni tua angoscia, porterei via tutte le tue paure,ti darei ogni felicità".

Lei sorrise, chiudendo gli occhi.

"Dormi", disse, "riposa un po'. Io resterò qui".

* * * * * * * * *

William prese la tazza di acqua offertagli da Milly, ne diede alcuni sorsi a Katherine, e bevve lui stesso. Katherine affiorò appena dal sonno, e poggiò di nuovo la testa contro la spalla di William.

"Sta riposando", bisbigliò Milly, " è buona cosa".

"Lo è? Il bambino dovrebbe arrivare più velocemente".

"Sì, dovrebbe, ma se lei ora riposa, dopo avrà più forza. Mio signore", la sua voce si abbassò ulteriormente, "ho così paura ".

"Di cosa?"

"La mia signora impazzirà se il bambino morrà".

William iniziò a riassicurarla, poi sospirò. Era una paura razionale.

Disse: "Allora noi ci prenderemo cura di lei".

Milly sorrise, e mise da parte l'acqua quando gli occhi di Katherine si aprirono e lei si lamentò, afferrandosi di nuovo al braccio di William.

"Stai facendo bene, mia signora", disse Milly, sollevando il lenzuolo sullo stomaco di Katherine. "Guarda come è basso il bambino!"

Katherine si lamentò appena e pigiò la faccia contro il braccio di William.

"Lo so che è dura", Milly continuò nello stesso bisbiglio calmante", ma tu sei molto forte. Pensa al tuo dolce bambino, che aspetta di raggiungerti. Il tuo corpo è quasi pronto, e presto Margaret sarà qui per aiutarti".

"William", Katherine sospirò.

"Sì, Katherine. Sono qui".

"I miei amici mi chiamano Kate".

"Kate. Dimmi di cosa hai bisogno".

"Promettimi, se il bambino vivrà, che si prenderanno cura di lui".

"Certo. Ed anche tu lo farai".

"O io o lui morremo stanotte, William. Posso sentirlo".

"Entrambi vivrete, Kate te lo giuro".

"Sei più grande di Dio?"

Egli chiuse gli occhi. "Dio non mi spezzerebbe il cuore in questo modo una seconda volta".

"In te parla la pazzia, William".

Le baciò i capelli umidi "Sì, Kate, sono pazzo. William Wolf's Son lo decreta. Tu vivrai, come farà il tuo bambino. Crescerà forte e coraggioso come il padre. Tu vedrai anche i tuoi nipoti".

"Bene, se William così vuole… " sorrise stancamente. "Sarà così".

* * * * * * * * *

Fratello Michael si era svegliato, dopo tutto, e sorrise dolcemente prendendo la mano debole di Katherine. "Così avremo presto un nuovo abitante".

"Sei venuto a sentire la mia confessione, fratello?"

"Io sono venuto ad aiutarti in ogni modo possibile, figliola".

"Io voglio confessarmi. Perdonami, perché ho peccato", disse piano Katherine. "Ho preso troppo piacere dal corpo di mio marito. Lui voleva prepararsi passando nella cappella la notte prima della battaglia con FitzJames, ma invece io l'ho sedotto nel mio letto. Ho voluto che mi amasse. Non pensavo che avesse bisogno dell'aiuto di Dio. Io l'ho ucciso. Dio l'ha ucciso per castigarmi della mia troppa lussuria. Dio ha ucciso i miei bambini ed io l'ho odiato per quello, ho maledetto Dio per quello. Mi sta giustamente punendo. Io sono la peggiore dei peccatori, Fratello. Io non mi aspetto l'assoluzione. Andrò all'inferno per la morte di mio marito, prego solo che non lascerai morire il mio bambino senza battesimo".

Fratello Michael sospirò. "Mia signora", disse dolcemente, "All'interno del matrimonio, la procreazione è un atto sacro".

"Ma io portavo già questo bambino. Non avevo bisogno che giacesse con me. Lo volli solo per il mio egoismo".

"Tu volevi esprimere il tuo amore per lui. Anche quello è sacro. Tu non sei una peccatrice, mia signora".

"Io l'ho ucciso!"

William pensò che l'avrebbe gridato se ne avesse avuta la forza.

"No", disse dolcemente Fratello Michael. "Il nemico l'ha ucciso. Non biasimarti per quello di cui non hai colpa".

Katherine si limitò a scuotere la testa.

"Io ti do il perdono di Dio, figliola, ed il suo amore. Risparmia le forze per partorire il tuo bambino".

"Se io muoio… "

"Ci prenderemo cura del tuo bambino per sempre".

"Tu non morrai", disse William.

"Vorrei esserne così certa", bisbigliò Katherine.

* * * * * * * * *

La nascita era una battaglia, decise William. Lunga, ardua e dolorosa, che si affrettava verso la fine. C'era molto pianto coinvolto, come non aveva mai visto in una battaglia… sebbene avesse versato le proprie lacrime, dopo alcune battaglie.
Pensò, tuttavia, tenendo Katherine come portasse il proprio figlio, che per le donne sopportare questo dolore le rendeva più forti di ogni guerriero.

"Vive?" Katherine chiese quando Margaret estrasse il bambino dal suo corpo. "Dimmi, vive?"

Il bambino lanciò un forte grido, e Margaret sorrise. "Vive, mia signora".

"Oh, Dio", disse semplicemente Katherine, e tese le braccia. Margaret le posò il bambino insanguinato e sporco tra le braccia e Milly portò una bacinella d'acqua calda ed un panno per lavarlo. Katherine lo tese loro piangendo ed esse lo lavarono.

William non poteva dire niente. Posò la guancia contro la testa di Katherine e continuò a tenerla come faceva da ore. Scoprì di tremare. Katherine si appoggiò indietro contro di lui ed accarezzò la testa scura del bambino.

"Che ore sono?" disse leggermente.

"È quasi l'alba".

"Hmm", disse. "Samhain. Nato con l'anno nuovo". (capodanno celtico, nonché Halloween e quarto sabba delle streghe, n.d.t.)

"Certamente è un buon auspicio".

Lei baciò la testa del bambino. "Il suo nome è Quaid", disse. "È la versione irlandese di Walter".

"Un bel nome per un robusto giovanotto", disse Margaret. "È così un bel bambino".

"Proprio bello", Milly fu d'accordo.

Katherine si limitò a sorridere. "Appena si sveglia, di' a Harry che ha un fratello. Ora vorrei dormire".

"Certo. Vieni, William, anche tu hai bisogno di dormire".

Esitò, poi si mosse dolcemente indietro da Katherine facendola stendere.

Lei cullò il piccolo Quaid al petto. "Riposa", disse dolcemente.

"Grazie", rispose lei chiudendo gli occhi.

William le toccò di nuovo la fronte, e lasciò quietamente la camera. Andò in cima alla torre e guardò l'oceano. Si sentiva… commosso. Profondamente commosso. Come se non fosse mai stato testimone di tale bellezza.
Quando la sua defunta moglie aveva partorito, non gli era stato permesso di raggiungerla, anche se l'avrebbe voluto disperatamente e quando poté vederla, era morta. Non pensava che la nascita potesse essere così bella e terribile. Era come un incendio.
Si chiese se Katherine avrebbe apprezzato questo paragone. No. lei lo comprendeva, non avrebbe apprezzato che lui l'avesse reso in poesia.
Era ora di dormire. Andò in camera, si stese senza spogliarsi e si addormentò sonoramente all'istante.