~ ~ Sette ~ ~

La pioggia finalmente venne, leggera e delicata. Milly mise un pannello davanti all'apertura della finestra, e si abbassò per mormorare dolcezze al piccolo Quaid mentre gli passava accanto. Katherine la guardò assonnata mentre si muoveva nella piccola camera, e sorrise tra sé, lieta che Milly avesse preso in simpatia il piccolo giovanotto. Chi non avrebbe amato un neonato, pensò, ed ebbe il desiderio di prenderlo di nuovo tra le braccia e di baciargli le manine ed i piedini grassocci.

Le era difficoltoso muoversi da sola, comunque, e disse, con voce debole per la stanchezza: "Milly, per favore dammi il bambino. Voglio tenerlo per un po'".

"E' incantevole, vero?" disse Milly, e prese Quaid dalla culla posandolo dolcemente tra le braccia di Katherine. Lui si mosse appena nelle tiepide fasce.

"Ma che dolce piccolo tesoro. Il mio dolce bambino" Katherine tubò, baciandolo ripetutamente, mentre lui sbadigliava aprendo gli occhi. "Oh, hai avuto una giornata eccitante, non ti pare, piccolo? Il tuo papà sarebbe così orgoglioso di te, amore mio, piccolo Quaid. Mio dolce orsacchiotto".

"Vado a prendere la colazione, mia signora" disse Milly, ed inchinandosi lasciò la camera.

Katherine le sorrise e rivolse la sua attenzione a Quaid. La guardava con occhi scuri e scintillanti, e Katherine sentì le lacrime riempirle gli occhi. "Il tuo papà voleva vederti", disse piano, tracciando i suoi lineamenti con la punta di un dito. "Ti amava. Era solito baciarti quando eri nella mia pancia, e ti raccontava delle storie. Voleva amarti, giocare con te e stringerti. Oh, caro, avresti amato il tuo papà".

Lei posò la testa, troppo stanca e triste per tenerla ancora alzata, e tenne la mano leggermente sul petto del bambino. Si alzava ed abbassava ritmicamente e lei sospirò. Vivrà, pensò, prospererà. Deve farlo.

Sentì la porta aprirsi e la tenda fu spinta da parte. "Madre?"

Disse timidamente Harry.

"Entra, amore mio, vieni a vedere tuo fratello".

Egli si avvicinò al letto e s'inginocchiò, guardando il bambino con espressione piena di speranza. "È piccolo".

"È abbastanza grande".

"Guarda le sue piccole orecchie. Sono mai stato così piccolo?"

"Tu eri più piccolo".

"Nostro padre sarebbe così orgoglioso", disse piano, e Katherine si limitò ad annuire. Egli la guardò: "Sei molto stanca, madre?"

"Molto, anzi, moltissimo".

"Andrò via". Iniziò ad alzarsi dalla posizione in ginocchio.

"No, caro, rimani. Non dormirò, per ora".

"William l'ha visto?" Harry s'inginocchiò di nuovo e ricominciò a giocare con i lineamenti minuti del fratellino.

"Oh, sì. William era qui mentre lo davo alla luce".

Harry corrugò le sopracciglia. "Era qui, madre? Perché?"

"Mi ha… aiutato. Mi ha dato forza".

Harry scosse la testa, confuso. "È strano, madre".

"Perché?"

"Pensavo che non ti piacesse".

"Mi piace, penso. Non lo trovo antipatico".

"È stato molto buono con noi".

"Lo so. Gli sono grata". Giocò con la piccola mano di Quaid che lui aprì e chiuse attorno al suo dito. "Ma non posso dimenticare chi è".

"Ti ha salvato, madre, ha salvato mio fratello, mi ha salvato. Quelli non sono atti di un uomo al servizio del demonio".

"Io non penso che sia cattivo, Harry, io penso che sia buono, gentile. Penso che il suo cuore sia pulito. Ma nonostante tutta la sua bontà, io ho ancora di che preoccuparmi. FitzJames lo ha fatto suo erede. Il tuo regno sarà suo, un giorno o l'altro, se noi non facciamo niente per opporci".

"Madre. Non credo che sia vero".

"È vero". La porta cigolò aprendosi di nuovo. Katherine guardò, aspettandosi di vedere Milly, ma era William, che aspettava il permesso di entrare. "Avanti", disse in tono formale, e quando lui non si mosse ricordò di stare parlando irlandese con Harry. "Avanti", ripeté in lingua sassone, lui sorrise ed entrò.

"Volevo vedere i progressi del piccolo".

"Cresce". William si avvicinò e sorrise al bambino.

"Che forte orsacchiotto", disse piano, e Katherine gli gettò uno sguardo sorpreso.

"Noi lo chiamiamo così", disse dolce. "Noi lo chiamiamo orsacchiotto".

"Pensavo che lo avresti fatto. Walter significa orso, no? Come anche Quaid".

"Hai ragione. Abbiamo preso in considerazione anche Arthur".

William sorrise guardando Quaid, e la piccola mano di Quaid sembrò ancora più piccola, nella sua. "Quel nome è di cattivo presagio", disse. "Meglio Quaid, che non ha una storia legata. Non è il nome né di un eroe né uno sciocco, ed egli potrà scrivere la propria storia".

"Sì", disse Katherine. "È proprio così".

La porta ancora una volta si aprì e Milly entrò, portando un carrello per Katherine. "Mio signore", disse inchinandosi rapidamente e mise il carrello sulla tavola bassa al lato del letto.

"Dovremmo andare, madre?" Disse Harry.

"No… sì, mio caro, sì. Devo parlare a William. Da sola".

Harry sembrò sorpreso, più di quanto si aspettasse Katherine, ed anche William.
Milly mise Quaid nella sua culla e pose il vassoio della colazione in grembo a Katherine, inchinandosi a William e lasciando rapidamente la camera portò fuori con sé anche Harry. "Vieni, mio signore", disse contegnosamente, e chiuse la porta dietro di loro.

William aspettò, ma ora che Katherine aveva la sua attenzione non sapeva da dove cominciare. Mangiò una cucchiaiata della sua colazione, mentre William si mosse per sedere sul pavimento accanto alla culla. Finalmente disse: "Vorrei raccontarti una storia".

"Bene", disse, giocando con la mano di Quaid.

"Io ero molto giovane quando Walter ed io ci sposammo, avevo solo tredici anni. Il fidanzamento fu concordato molti anni prima, ovviamente, ed io crebbi sapendo che lo avrei sposato, sebbene per anni non seppi precisamente quello che avrebbe comportato. Sapevo che le persone sposate vivevano insieme e condividevano un letto, ma poco altro. Era come un altro fratello per me, più un compagno di gioco che un amante".

William la guardò, lei si fermò, e lui guardò di nuovo Quaid.
Lei sospirò e proseguì.

"Io non sono sicura perché ci sposammo così presto. Walter e mia madre, pensavano che io fossi troppo giovane. Io sospetto che avesse molto a che fare con FitzJames, per proteggermi da lui. Ma passò oltre un anno, prima che Walter mi rendesse davvero sua moglie".

William alzò le sopracciglia ma non disse niente. Katherine proseguì: "Io non dico questo per vergogna mia o sua. Io ero molto innocente, e lui aveva paura di ferirmi, o di rendermi incinta prima che io fossi pronta per essere madre. Quel genere di cose. Dubito che un altro tipo di uomo sarebbe stato così gentile".

"Tredici anni sono davvero pochi", disse William. "Tua figlia ha quell'età, vero?"

"Ne ha quattordici. Ne compirà quindici in primavera".

"Perché mi racconti questo?"

"Io vorrei che tu mi capissi, William. Voglio che tu capisca la situazione dalla quale io sono venuta. Non era solo mio marito e il mio signore, era il mio amico, il mio compagno. E mi manca, William" disse piano: "L'ho amato devotamente e mi manca in modo terribile, nessuno prenderà il suo posto nel mio cuore".

Lentamente, William annuì. "Io non oserei… "

"Io non so dove ti poni in tutto questo".

William precipitò nel silenzio ed attese.

"Tu sei stato gentile oltre ogni modo con me. Senza di te io sarei morta molte volte nel mese passato… senza di te né Quaid né io, saremmo qui ora".

"Io non penso che avrei potuto fare diversamente".

"Avresti potuto. Penso che mi hai dato forza la notte scorsa. Senza di te io sarei morta. Io ti ringrazio per quello, William".

Esitò, poi disse, "Tu sei molto gradita".

"Io non so come ringraziarti per tutto questo".

"Io non mi aspetto ringraziamenti".

"Tu devi aspettarti qualche cosa da me. Anche se non posso immaginare cosa. Tu già hai rifiutato quel poco che ho".

"Il tuo corpo non è moneta, mia signora non capisco perché sostieni che lo sia".

"Cosa altro ho?" disse onestamente Katherine. "Non ho soldi, proprietà, terre. Ti ho portato a casa tre persone da mantenere, ho messo in pericolo la tua vita e quella della tua gente, ho disturbato il tuo sonno… "

"Dormo meglio, vicino a te ".

Katherine si appoggiò contro il cuscino e lo guardò con esasperazione. "Anche io dormo meglio vicino a te", ammise. "Non capisco perché".

"Affinità", disse William, sorridendo. "Vuoi essere la mia mantenuta, Katherine è questo quello che vuoi?"

"No, chiaramente no".

"Allora, perché continui a riparlarne? Permettimi di prendermi cura di te. Godi dell'ospitalità della mia casa. Io non voglio niente da te. Per favore, credimi".

Katherine disse piano: "Io ti credo. Davvero".

"Molto bene, allora. Posso raggiungerti, stasera?"

"Il bambino disturberà il tuo sonno".

"Senza te non dormirò affatto".

"Questo è così strano, William".

"Ma non del tutto sgradevole?"

"No", ammise. "Non sgradevole".

Si alzò in piedi inchinandosi: "Scusami, per favore. Ti manderò Milly. Riposa bene, Katherine".

"Grazie. Aspetta, prima di andare, mi daresti il bambino?"

"Certo". Sollevò attentamente Quaid dalla sua culla e lo posò nel piccolo nido di coperte sul letto di Katherine. Si fermò per un momento, chinandosi sul bambino e baciandogli dolcemente la fronte liscia.

Katherine voleva toccarlo, togliergli i capelli dagli occhi, fare qualche cosa per connettersi a lui mentre faceva questo gesto gentile.
Ma non fece niente, si limitò a chinare la testa mentre lui lasciava la camera.

* * * * * * * * *

"Mia signora", disse piano William: "Oserei dire che è giunto il tempo, per te, di decidere del tuo futuro.

Katherine appoggiò la tazza ed ingoiò il vino che aveva bevuto. Era la sua prima cena con tutta la gente di Weylin, ed il rumore stava sopraffacendo. Durante il giorno gruppi diversi consumavano i pasti, ma la cena era mangiata sempre da tutti insieme. C'erano tavole piene di persone che non aveva ancora incontrato, i lavoratori dei campi, i proprietari dei terreni, le persone che lavorarono nel mulino, alle stalle e così via. C'erano cantanti alla fine della sala, ed i grandi cani di caccia annusarono tra la paglia in cerca di buoni bocconcini. Era piacevole non essere più sola, ma sentiva che non avrebbe sopportato felicemente il pasto se William, non l'avesse messa alla sua destra.

Disse: "Cosa vuoi dire, mio signore?"

"Ti ho chiesto di chiamarmi William".

"Ed io ti ho chiesto di chiamarmi Kate".

Sorrise, e disse: "Sì. Certo. Kate, cosa vorresti che accadesse, ora? Harry sta abbastanza bene per viaggiare, ed io penso che stia cominciando ad irritarsi per l'essere confinato qui".

"Sì, è senza pace". Guardò verso la tavola dove Harry mangiava con gli altri giovani uomini. Erano turbolenti e rumorosi, afferravano le ragazze di servizio, gridavano ai cantanti, gettavano cibo ai cani.

Harry, era contenta di vedere, non era il peggiore tra questi. La sua attenzione, notò, era spesso rivolta alla giovane Edith, che si era occupata di lui mentre guariva dalle sue ferite. Bene, lei era carina e modesta, incontrava lo sguardo di Harry con un piccolo sorriso e distogliendo rapidamente gli occhi.

"Preferirei che iniziassi il tuo viaggio prima che le tempeste invernali comincino. Il viaggio verso l'Irlanda può essere insidioso".

"Quaid non è ancora in grado di viaggiare". L'aveva legato al petto con una fascia, ed il bambino dormiva saporitamente contro il suo seno, non disturbato dal rumore della cena. Gli accarezzò la testa rotonda e liscia. "Se la tua gente potesse impegnare la nave per portare solo Harry, io potrei seguirlo più tardi".

"Non potrà essere prima della primavera".

"Harry è pronto ad andare ed io non lo sono. Non so cosa altro fare. Non posso andare via finché Quaid non sarà abbastanza forte per viaggiare".

William annuì". Manderò John By the Way", disse finalmente.

"È fidato, ed è già stato in Irlanda".

"Grazie".

"Quando sarai pronta ad andare, ti scorterò io".

"Non è necessario".

"Io penso che lo sia". Alzò la sua tazza per bere, e le sorrise.

"A te, Kate, ed al tuo bel giovanotto".

Lei rise piano ed alzò la sua tazza in risposta. Il piccolo Quaid era davvero un robusto giovanotto, vivace e bello, ed aveva conquistato il cuore anche del più intrattabile degli uomini di William coi suoi occhi scuri e scintillanti ed il dolce tubare. Harry l'adorava e giocava con lui spesso e William, dato che era già là, passeggiava con lui in braccio quando di notte era nervoso e Katherine era troppo stanca per prendersene cura. Persino Kit aveva superato la sua paura di lasciarlo cadere tanto da tenerlo in braccio, alcune volte. Katherine pensò che tutti… quasi tutti… sarebbero stati triste al vederli andare via.
E sarebbe stata triste anche lei, lasciando questo luogo.

"Io scriverò una lettera che Harry porterà con sé", disse.

"Dirò a mio padre quello che è accaduto, e quello che intendo fare".

"E cosa intendi fare?"

Guardò William e sorrise. "Non ne sono ancora certa. Sto tentando di decidere cosa sia meglio per tutti noi".

"Quello che sarebbe meglio", disse William, inclinandosi in avanti, "per te, Harry, e Quaid, sarebbe di stare fino a primavera. Io penso che questo sarebbe meglio. Mi piacerebbe che passaste qui il Natale".

"Io starò. Harry, penso, ha bisogno di muoversi".

"Edith è una ragazza molto carina".

"Ora non è tempo per Harry di farsi degli affetti".

Lui annuì. "Certo. Ancora è troppo giovane".

"Davvero troppo giovane", disse enfaticamente Katherine, il che fece allargare il sorriso di William.

"Parlerò a John dopo cena. Metteremo presto Harry in viaggio".

"Grazie". Quaid si agitò contro il suo seno, e Katherine si scusò dalla tavola per allattarlo in privato. Salì in camera, con le gambe tremanti dopo la salita, anche se era passato un mese dal parto, e si accomodò su una sedia. Slegò la fascia che teneva Quaid e gli baciò le mani, la testa e la piccola pancia rotonda. I gomiti e le ginocchia avevano le fossette, le gambe erano grassocce, e sorrideva felicemente con le gengive sdentate agitando le manine. Era un bambino di buon carattere, passava senza far chiasso di mano in mano, ugualmente a suo agio tra le mani goffe dei ragazzi come tra quelle esperte di Margaret.

Aveva allattato Quaid e stava picchiettandogli la schiena e cullandolo quando bussarono piano alla sua porta. "Avanti", disse, coprendosi con la coperta di Quaid.

La porta si aprì ed Harry sbirciò: "Madre? John e William dicono che per me è ora di andare".

"Ti hanno parlato? Bene. Tu sai che volevo che andassi da tuo nonno, appena ne fossi stato in grado".

"Ma tu non verrai".

"Quaid non è ancora pronto per viaggiare. Non lo sarà per molti mesi. Io ti seguirò in primavera. È la cosa migliore, Harry".

"Sei sicura di volere che io vada ora? Così presto?"

"Io penso che sia più sicuro per te, caro. FitzJames è ancora un alleato di William, se venisse per le feste e ti vedesse… "

"Se vedesse te, madre, sarebbe peggio".

"Tuttavia, Harry, voglio che tu vada via appena la nave sarà pronta a portarti. Scriverò una lettera a mio padre, per dirgli quello che sta accadendo e quello che propongo".

"Madre, non chiederò al nonno di fare una guerra per me".

"Tu non avrai bisogno di chiedere".

"Madre… "

"Non vuoi il trono di tuo padre, Harry? Tu sei ancora il figlio del re, è tuo di diritto. Egli ha combattuto guerre per tenere insieme il regno".

"Madre, non lo fare. Non lo fare. Io ho perso mio padre, i miei amici e molti dei nostri alleati. Non perderò il nonno ed anche i tuoi fratelli".

Quaid sputò del latte cagliato, Katherine gli asciugò il volto e lo cullò per acquietare i gemiti. "Shh, amore, shh", tubò, ma Quaid non volle calmarsi.

Finalmente Harry disse: "Dammi, madre, lo terrò io", Prese il bambino e cominciò a camminare per la stanza, parlandogli a bassa voce. William faceva lo stesso quando Quaid era nervoso, e Katherine si chiese se Harry sapesse che questo avrebbe aiutato il bambino o se stesse copiando solamente William. Bene, non importava come lo sapesse, funzionò come una magia sul piccolo Quaid.

Lei si coprì, piegò la coperta di Quaid, e disse:

"Bene. Non farò piani in proposito. Dirò a mio padre quello che è accaduto, e gli lascerò decidere cosa desidera per noi. Non penso, comunque, che saresti soddisfatto di vivere in esilio".

"Vuoi questo per me, madre, o per te?" Disse stancamente Harry, e posò di nuovo il bambino tra le sue braccia. Lei baciò Quaid e cominciò a cullarlo.

"Io lo voglio per te. Voglio che tu abbia quanto è tuo per diritto di nascita".

"Sono stanco di morte, madre. Sono stanco nell'anima".

Lei sorrise e disse: "Tu hai sedici anni, tu non sei per nulla stanco nell'anima. Sei stato malato, questo è tutto. Quando avrai recuperato pienamente, saprai quello che vorrai fare".

"Io già lo so. Voglio sposarmi e trovare un piccolo appezzamento, crescere bambini e coltivare la terra, dimenticare che mai sono stato il figlio di un re. Questo è quello che voglio".

"È sbagliato che io voglia darti la tua eredità?"

"Abbiamo perso la guerra, madre! Non è più mia. Non è più tua, per potermela dare. Io andrò, madre, andrò felicemente dal nonno, troverò un posto per me alla sua corte. Per favore non chiedere altro. Scusami".

"Va'", disse Katherine, sentendosi anch'essa piuttosto stanca nell'anima .

"Va' e riposa per il tuo viaggio. Ti darò la lettera domani mattina".

Si inchinò e lasciò la camera, lei sospirò e posò la guancia contro la testa di Quaid, chiudendo gli occhi. Non poteva costringere Harry a lottare per qualche cosa che lui non voleva, lo sapeva bene. Trovava difficile credere, comunque, che non volesse più il suo regno.
Ma forse era veramente stanco. Anche lei lo era.

Baciò di nuovo Quaid e gli disse piano: "Forse dovremo fare come suggerisce. Trovarci un pezzo di terra e dimenticare. Ti piacerebbe, piccolo orsetto?"

Quaid sbadigliò, e socchiuse gli occhi assonnati.

* * * * * * * * *

La barca fu pronta in una settimana, così nel primo giorno favorevole si prepararono a salpare. Katherine andò alla banchina per vederli partire, e baciò ripetutamente Harry fino a farlo arrossire. "Sii buono col nonno", disse.

"Di' ad Anna Rose che le voglio bene, e che suo fratello è stupendo".

"Lo farò, madre".

"Io sarò con te di primavera. Ti voglio bene, Harry".

"Ti voglio bene" disse tranquillamente. "Prenditi buona cura di mio fratello".

"Lo farò". Lo baciò di nuovo e l'abbracciò, e disse a John che stava aspettando lì vicino: "Prenditi cura di lui, John è il mio più grande tesoro".

"Lo farò, mia signora". Disse ad Harry: "Noi dobbiamo salire a bordo".

Harry annuì ed ancora una volta abbracciò sua madre. Raccolse la spada ed il piccolo fagotto di averi e salì a bordo della nave dietro a John. Presto mollarono gli ormeggi ed issarono le vele, e Katherine guardò la nave allontanarsi lentamente veleggiando via dalla banchina.

William era rimasto indietro, ma appena la nave rimpicciolì, allontanandosi, si avvicinò a Katherine e le mise il braccio sulle spalle. "I mesi voleranno" disse.

"Lo so".

"Va tutto bene?"

"Sì. Non vedo mio padre da cinque anni".

"Questo ti preoccupa?"

"No, certo che no. È mio padre. È il nonno dei miei figli. Abbiamo mantenuto forti legami negli anni".

"Quindi non sei preoccupata".

"No. I miei figli saranno accolti e trattati bene là. So che Anna Rose è in buone mani. I miei fratelli sono rudi ma hanno in loro molta gentilezza". Guardò William con le lacrime agli occhi. "Ma non mi sono mai separata da loro. Non per più di un giorno. Mi manca la mia bambina e mi mancherà mio figlio. Mi mancano terribilmente".

William le accarezzò le spalle, guardando il mare. Non poteva pensare a nulla per confortarla, ma quando lei posò la testa contro la sua spalla, suppose che quello fosse abbastanza confortante.