~ ~ Otto ~ ~

Era tradizione che durante le feste di Natale molti dei vassalli di William venissero come ospiti. Questo quasi raddoppiava il numero degli abitanti, ma era una folla allegra, chiassosa, gioiosa. Era bello vedere amici di cui William aveva sentito la mancanza durante gli anni in cui era stato via, o che non aveva visto negli ultimi mesi da quando avevano lasciato la compagnia di FitzJames.
Gli piaceva davvero questo periodo, le canzoni, il cibo ed i giochi.
Con tutta la compagnia addizionale trovava più facile indugiare e guardare gli altri celebrare. Nulla gli faceva più piacere che essere ai margini di una folla gioiosa, osservando senza partecipare.

Katherine, gli sembrava, era divertita dal suo atteggiamento. Sedeva accanto a lui una sera con Quaid in grembo, e lo guardava in quel suo modo, che sempre lo faceva sentire in dovere di dire qualcosa. All'inizio l'ignorò, ma finalmente disse, poggiando la testa sulla mano: "Tu disapprovi il mio metodo di celebrare la stagione sacra".

"Non lo disapprovo, no. Non capisco perché inviti così tante persone e dici loro di divertirsi, ma non approfitti dello stesso divertimento".

"Io mi diverto".

"Evidentemente", disse sorridendo e facendo rimbalzare dolcemente Quaid che guardava attorno con gli occhi spalancati. "Ti piace la musica, tesoro?" gli disse, e lui gorgogliò felice.

William tolse i piedi dal poggiapiedi dove li aveva posati, si chinò verso Katherine e mise il dito nella mano di Quaid. Quaid lo studiò, poi allenò le gengive sul dito di William.

Katherine liberò dolcemente il dito di William dalla sua presa, e gli diede il dentaruolo da masticare. "Va meglio?" gli chiese, e lui sembrò soddisfatto del suo giocattolo nuovo. "Sono contenta che gli piaci", disse a William.

"Anche io".

"Allora, dimmi perché non stai ballando".

"Non mi piace ballare".

"Né ti piace cantare o giocare".

"Perché tu non stai ballando?"

"Devo badare al piccolo".

"Ci sono molti altri che sarebbero contenti di prendersi cura di lui".

"Milly ed Edith stanno ballando. Non oso chiedere a nessun altro".

"Lo terrò io, se vuoi ballare".

Lei scosse la testa. "Sto bene, grazie". Continuò dolcemente a fare rimbalzare Quaid a tempo di musica, e William la guardò mentre lei guardava i danzatori.

Dopo pochi minuti i danzatori si raggrupparono per un'altra canzone, e Paul venne da Katherine inchinandosi: "Vorresti unirti a noi, mia signora?"

"Ne sarei felice, ma… " guardò Quaid.

"Lo prendo io", disse William, tendendo le braccia. Lei gli sorrise grata e gli mise dolcemente il bambino in grembo, dopo avergli baciato la testolina.

"Sii buono", gli disse, e prese la mano di Paul per unirsi al ballo.

William lo prese e Quaid, balbettò, agitandosi eccitato. Non poteva certo stare in piedi da solo, ma i suoi piedini battevano sul grembo di William come se stesse ballando.

"Vedi la mamma?" disse piano William. "La vedi là che balla? È così felice. Così bella". Sospirò, e posò la guancia contro la testa di Quaid per un momento. Era bella. Sorrideva mentre ballava, le sue gonne le giravano attorno ed accettava la stima che le veniva tributata con umorismo. Quando le figure del ballo la portarono dalla loro parte, li guardò e sorrise. Era bella, pensò William, la più bella donna nella sala, e sentì come un attacco di… di…

Amore?
No, pensò, non poteva essere amore. Lei è bella, dolce, virtuosa e meravigliosa, ma io non posso amarla. Non mi appartiene.
Ma non poteva negare il desiderio per lei. Dio, toccarla una volta…
Ognuno stava ballando o si stava altrimenti divertendo. Egli voleva uscire, andare a camminare sulla spiaggia finché la sua immaginazione era ancora sotto controllo, in modo da non indugiare in pensieri concupiscenti su di lei mentre teneva il suo bambino in braccio, ma non c'era nessuno cui poteva affidarlo, doveva restare.

Chiuse gli occhi e strinse Quaid al petto, e Quaid fece un suono di protesta. "Mi dispiace", disse, spostandolo di nuovo sulle sue ginocchia per farlo ballare ancora. "Vuoi guardare attorno, vero giovanotto?"

"William, io insisto perché tu balli".

Katherine si era piantata di fronte a lui, con le mani sulle anche.
Sorrise e sporse la mano.

"Non possiamo lasciare il bambino qui da solo".

"Lo prenderò io, mio signore". Milly era accanto a Katherine, prese Quaid e lo baciò rumorosamente.

Katherine guardò William e sorrise, tendendogli ancora la mano.

"Non puoi rifiutarmi, William. Ti ho portato via le tue scuse".

"Io non sono un buon ballerino".

"Non importa".

"Sono molto goffo, Katherine, per favore".

"Non lo sei", disse lei con una risata. "Balla con me, William, o ne sarò sconvolta".

Egli sospirò e mise la mano nella sua, alzandosi. Lei allargò il sorriso e lo trascinò ad inserirsi nel ballo. Gli altri lo salutarono, gli diedero il benvenuto e lo stuzzicarono per essersi finalmente unito alla propria festa. Lui sorrise e ed accettò il loro tormento. Katherine era felice, e quello bastava.

"Allora, perché Milly ha smesso di ballare?" le chiese appena ne ebbero l'opportunità.

"Le ho chiesto di prendere Quaid. Guarda". Indicò di lato, dove Milly stava giocando con Quaid, ed un giovane li aveva raggiunti… Mark, uno dei falegnami. "Dà loro un'opportunità per parlare".

"Io non avevo idea".

"Sta lavorando al suo capolavoro, lo sai".

"No, non sapevo".

"Bene, è così. Sceglierà presto una moglie, Milly spera di essere lei ed io penso che così sarà".

"È un brav'uomo", disse pensierosamente William, e la formazione li divise ancora. Quando ebbe l'opportunità di guardare Milly e Mark insieme, poté vedere la felicità genuina di lei per la sua compagnia. "Posso fare qualcosa?" Chiese a Katherine quando furono di nuovo insieme.

"No, no. Se son rose fioriranno".

"Sì", disse William, "L'amore si costruisce da sé".

"Ha un modo strano di farlo. Will, prendi una boccata d'aria con me? Fa così caldo".

"Certo". Lasciarono i danzatori ed andarono alla passeggiata fuori della sala, protetta dal vento e dalla pioggia ma abbastanza fredda da abbattere il colore sulle sue guance arrossate. Pigiò le mani sulle guance e gli sorrise.

"Ti dirò una cosa. Non ho mai celebrato molto, normalmente. Ho sempre avuto bisogno di mantenere la mia dignità. È… diverso essere una della folla".

"Bene. Dovresti divertirti".

"Dovrei?" disse, e si sporse dal davanzale della finestra per guardare fuori.

Lui voleva baciarla. Voleva baciare quegli occhi blu, la sua sottile gola bianca e le labbra come un bocciolo di rosa. Distolse lo sguardo e disse: "Devi. Tu meriti di giocare, ballare e stare allegra".

"E come fa uno a 'meritare' di stare allegro? E perché tu non lo fai, non pensi di meritarlo?"

"Io… non è quello il punto".

"Allora dimmi qual è". Inclinò pazientemente la testa di lato, alzando le sopracciglia.

"Signora, non c'è punto. Tu sei un'ospite qui. Stai lieta. Sii allegra.

Vederti felice mi rende felice, ed io non sento nessun bisogno di dare spettacolo di me".

"Pensi che io stia dando spettacolo di me?"

"No, certo che no".

"Io veramente non ti capisco, William".

"Io preferisco guardare, è tutto".

"Molto bene. Suppongo che io dovrei essere soddisfatta, con quello".

"Per favore tenta di esserlo".

Lei sorrise e guardò di nuovo fuori della finestra, posando il mento sulla mano.
Il suo viso era così aperto e gentile. William si chiese come non fosse costantemente baciata, da lui stesso, da chiunque la incontrasse. Desiderò poterla baciare liberamente come faceva con Quaid.
La sua mano tremò quando lei gliela prese. Lo guardò ma la sua espressione non cambiò: aspettò solamente che lui continuasse. Lui le alzò la mano e la girò in su così che il piccolo palmo fu rivolto verso l'alto, e tracciò dolcemente le linee. Sentiva di dover parlare, ma non poteva trovare la voce. Così si portò quella mano alla bocca e la baciò con le labbra aperte.
Katherine esalò bruscamente, ma non tolse la mano. Lui non la guardò, ma trascinò la punta della lingua sulle linee del suo destino, sulla piccola porzione carnosa sotto il pollice, sul calore all'interno del polso. Il suo battito era veloce sotto le labbra.
Dovrei fermarmi, pensava William. Respirò contro il suo palmo per un momento, poi alzò la testa e finalmente la guardò.
Aveva le labbra aperte e gli occhi spalancati. Lei si leccò le labbra ma non disse niente, e lui non scorgeva dal suo viso se fosse dispiaciuta od altro. Lei rilasciò un respiro tremante e chiuse le dita attorno a quelle di lui.

William disse roco: "Se io venissi da te, non come ho sempre fatto, ma come amante, mi respingeresti?"

La sua mascella tremò mentre bisbigliava: "Sì".

Lui annuì e respirò profondamente "Lo sapevo. Volevo solo esserne sicuro. Penso che sarebbe meglio… penso che sarebbe più saggio se io dormissi nel mio alloggio, d'ora in poi".

"Sì", bisbigliò lei, e Il suo viso era pieno di dolore.

"Mio piccolo amico", disse, premendo la mano sul suo petto, all'altezza del cuore.

Aggrottò le sopracciglia, poi disse piano: "William, io… Quaid ha bisogno di me".

Tirò via dolcemente la mano e ritornò nella sala.
William chiuse gli occhi e si appoggiò contro il muro. Dopo quasi tre mesi insieme aveva rotto il loro tacito accordo.
Aveva oltrepassato i confini. Era sincero quando le aveva detto che non voleva fare di lei la sua mantenuta, ma ora non ne era più così sicuro.
E certo lei non l'avrebbe permesso. Lo sapeva prima di chiederglielo.

Scivolò in giù lungo il muro finché fu quasi in ginocchio, e si lamentò: "Dio del Cielo, cosa ho fatto?"

* * * * * * * * *

Quaid stava protestando con gemiti brevi, infelici, e Katherine allentò il suo abbraccio, ma continuò a cullarlo seduta al centro del letto, e non poteva smettere di tremare.
Era solo un bacio alla mano. Qualcosa che aveva sperimentato mille volte, da amici ed estranei, ed anche dal suo amore. Ma mai con tale intensità, tale emozione.
Se William poteva fare una cosa innocente come baciarle la mano con tale passione, i baci alla sua bocca come sarebbero stati? Come sarebbe stato giacere tra le sue braccia, per essere portata all'estasi col suo amore?

Seppellì il viso nel collo dolce e grassoccio di Quaid e pianse. "Io non lo farò", bisbigliò fieramente: "Io non lo farò!"

La sua immaginazione non fu così disciplinata. Sarebbe stato gentile, ma concentrato.
L'avrebbe portata alle vette del piacere con le mani e le labbra, il respiro sarebbe stato caldo e dolce sulla pelle, l'avrebbe baciata fino a toccarle l'anima.

"Tua madre è una donna depravata, immorale". Singhiozzò a Quaid, ottenendo solo un piccolo conforto dal profumo dolce della sua pelle.

Aveva detto no a William, ma sarebbe stato così facile andare da lui. Le avrebbe dato il benvenuto nel suo letto, ne era certa. Poteva vedere l'occhiata di sorpresa che gli avrebbe attraversato la faccia… avrebbe sospirato il suo nome, con voce tremante di speranza ed incredulità. L'avrebbe toccata dolcemente, come temendo che sparisse, con occhi spalancati di stupore… e l'avrebbe tenuta così stretta, quando si sarebbero baciati…

"Oh, Dio", si lamentò, e si distese, curvandosi attorno a Quaid.

* * * * * * * * *

William camminò.
Aveva sempre amato camminare. Avrebbe camminato per ore sia in giorni belli sia brutti. Conosceva tutte le terre raggiungibili da un uomo in un giorno di cammino, e durante i suoi periodi peggiori capì quanto lontano un uomo potesse arrivare in una notte ed un giorno. Aveva camminato sulle colline o lungo la spiaggia, aveva seguito il fiume o la strada. Conosceva le persone che vivevano e lavoravano sulle sue terre, ed era benvenuto pressoché in ogni casa. Comunque raramente si fermava, scegliendo invece di camminare.
Gli venne in mente questa notte, quando curvò le spalle contro il vento e la pioggia, che non c'era nessun luogo abbastanza lontano dove potesse andare a piedi. E questo tempo probabilmente lo avrebbe fatto ammalare se fosse rimasto troppo fuori.
Nondimeno, continuò a camminare, fino ad un altipiano dove durante le estati persino ora mettevano una vedetta contro le invasioni dei vichinghi. Al lembo più estremo si poteva vedere per miglia, lontano, lontano in fondo al mare, ed era visibile per miglia dalla terra. Se gli invasori fossero arrivati, avrebbero acceso un falò per avvertire i soldati che era ora di armarsi.
Sempre che il tempo fosse sereno, certo. Con un temporale come questo era difficile vedere la mano di fronte al proprio volto, ed ancor meno la campagna circostante o il mare al di sotto.
È tutto inutile, pensò William. Ammalandosi non avrebbe fatto funzionare le cose con Katherine, o raddrizzato i torti che erano stati accatastati su di lei.
Girò il suo viso e lasciò che la pioggia gli tamburellasse addosso per un po'.
Passò un tempo molto lungo, prima che scendesse.

* * * * * * * * *

Quaid stava piangendo con gemiti stanchi, rauchi. Non voleva mangiare, era pulito ed asciutto; Katherine lo cullava, lo accarezzava, gli cantava e lo supplicava, ma lui non smetteva di piangere.
Milly aveva scelto di non ritornare nella loro camera, e Katherine poteva immaginare solo che lei e Mark stessero esplorando la falegnameria. O esplorando qualcosa di completamente diverso. Avrebbe dato qualsiasi cosa per un altro paio di mani che le tenessero Quaid per un momento così da riposarsi le braccia. I suoi pianti si innalzavano non appena lo posava.
Quindi continuò a percorrere il pavimento con lui, ora troppo stanca persino per cantare.
La spalla del suo vestito era bagnata di lacrime.
La porta della camera cigolò aprendosi per rivelare William, bagnato fradicio.
La guardò pietosamente, poi avanzò e chiuse la porta. Senza una parola prese Quaid dalle sue braccia, lo baciò, gli bisbigliò nell'orecchio, accarezzandogli la testa. Katherine sprofondò nel letto, e guardò William che con poche parole e tocchi gentili calmava Quaid fino al sonno.
William non mise Quaid nella culla finché non fu certo che stesse dormendo saporitamente, poi si inginocchiò sul pavimento ai piedi di Katherine.

"Dovresti andare a cambiarti"

Gli disse leggermente, lisciandogli i capelli bagnati.

"Tra un attimo. Va tutto bene?"

"Sono molto stanca. Non ha mai fatto così, prima".

"Lo so".

"Prego che il suo temperamento non sia cambiato".

"Io penso che abbia notato che qualche cosa era diversa, che la mamma era sconvolta".

"Che tu non c'eri", disse Katherine, e William la guardò con occhi pieni di dolore.

"Katherine", bisbigliò, prendendole la mano. "Kate". Tracciò il palmo con le dita lunghe, e ne baciò dolcemente il centro. Lei si lamentò e tolse la mano.

"Non lo fare, William. Per favore non lo fare. Io non so cosa fare. Se tu vai… ma se tu resti… "

"Sarebbe così terribile?"

Lei osò guardarlo. I suoi occhi erano così infelici. Continuò in un bisbiglio: "Se io rimanessi, niente accadrebbe. Lo giuro sul mio onore. Sarà tutto come prima. Ci terremo compagnia, baderemo a Quaid. Perfettamente innocente. Lo giuro, Kate, non hai niente da temere, da me".

"Io non ti temo", disse. "Ho più paura di me stessa".

William ridacchiò e si alzò. "Vado a cambiarmi", disse dolcemente, toccandole la guancia. "Tornerò in un momento. Se significa qualcosa per te, Kate io non ho paura di te".

"Forse dovresti".

"Mia cara signora, non dirmi che ancora credi che il tuo amore uccide".

Studiò Il suo viso, e sospirò. "Va'", disse, "e torna presto. Abbiamo bisogno di dormire".

"Io vivo per servirti", disse seriamente, e finalmente sorrise.