A Familiar Heart - Capitolo 12

 

Avevano semi oltrepassato la porta del retro, quando lei si destò dalla nebbia della passione adducente.
Togliendo improvvisa la mano da quella di Mulder, lei si allontanò dalla luce.

-Aspetta un minuto, -mani in pugni, lei apertamente lamentò la perdita di calore.

Egli appariva come un uomo disperato, ma x cosa, lei lo ignorava.
Ma sapeva bene una cosa: lei nn si sarebbe sottomessa ai suoi comandi, e sarebbe stato meglio se ciò l’avesse saputo anche lui, fin dall’inizio.

-Cosa hai detto?-

Lui mise le labbra in broncio, come se avesse già detto troppo.
Le sue parole erano state mormorate ma cristalline, e lei sapeva che le stava mentendo, quando le rispose.

-Scully, dobbiamo parlare.-

-Riguardo cosa?-era una domanda sciocca, e lo sapeva.

Avevano la ‘necessità’ di parlare, ma lì era il momento x tutt’altro.
Mulder sembrava un uomo cui hanno appena tagliato le gambe da sotto.
Egli si stagliava sotto la porta, il volto pallido al chiarore delle luci della cucina.
Lei abbassò il proprio tono, comprendendo l’ansia di lui.

-Cosa c’è che non va?-

La mascella tesa, egli sbatté la porta con una sbuffata esasperata.

-Dobbiamo andare a sposarci.-decise lui, come se la risoluzione fosse incisa nel granito.

-Sposarci?-sentì il nervosismo di Mulder penetrarle nelle ossa, e la gambe diventare gelatina.

-Non dici sul serio.-

-Si che sono serio!-egli si passò una mano tremante attraverso i capelli scomposti e i suoi piedi fecero scricchiolare il legno del portico.

-Tu devi essere d’accordo con me, Scully. Devi.-

Ok, si era persa qualcosa.
Si, loro si erano appena scambiati una sequenza di baci.
Una sequenza da record, dovette ammettere lei.
Egli stava così bene tra le sue braccia vuote, come se avesse trovato l’altra sua metà perduta.
E si, avevano avuto una relazione intima, con benefici reciproci, con la consapevolezza che si sarebbe ripetuta nel futuro..
I pensieri di lei cominciarono a urlare forte.
Mulder comprese la differenziazione, il suo sguardo le passò dagli occhi al ventre.
Ingoiando sonoramente, egli si semi-voltò, guardando altrove.
Alla luce della luna, lei poté appena scorgere il gonfiore dell’eccitamento di lui, sul davanti dei pantaloni, e seppe che egli stava facendo il suo meglio, x mantenersi sotto controllo.
Ma, apparentemente, questa era una situazione che nessuno dei due poteva + tenere sotto controllo.
Non avrebbero né potuto, né voluto.

-Oh.-

Fu tutto ciò che pensò di poter dire, e Mulder sospirò, chiudendo gli occhi.

-Si, oh.-

Lei si morse il labbro, ma non x sgomento.
Tornò alla scena nel soggiorno, quando stava considerando di poter esser rimasta incinta.
Benché non fosse la cosa + bella che potesse loro capitare, ma neanche la peggiore.
A lei non importava molto. Un bimbo sarebbe stato ben accetto, comunque.
E dalla reazione di Mulder, nella realizzazione, egli avrebbe accettato responsabilmente e fatto la cosa giusta.
Era ovvio che da parte di lui non voleva spingerla in nulla, dopo tutto egli aveva lasciato perdere con l’insistenza immediatamente.

-Mulder, è troppo presto x parlarne, -puntualizzò lei, con un sorriso indulgente, -Anche xkè nn mi aspetto che tu mi sposi.-

-Dannazione!, -mormorò lui, perso nei propri pensieri, -Dovevo pensare a questo prima..-

-Mulder, non sono incinta!-alzò la voce lei, e si avvicinò, mettendogli una mano sul braccio, -Ascoltami.-

Egli dimenò la testa, rispondendole.

-Cosa significa, che non sei incinta? Mi hai appena detto che è troppo presto x parlarne.-

Ora lei sapeva cosa c’era dietro l’ansia di lui.
Si sentiva intrappolato.
Era il trucchetto + vecchio del mondo, e lei ritirò la mano, come se bruciasse.

-L’abbiamo fatto solo una volta, Mulder. Gli ostacoli al concepimento sono tremendi.-seppellendosi in sé stessa, lei si allontanò, con la tristezza che la permeava.

-Non mi aspetterei un matrimonio, anche se fossi incinta. E lo intendo sul serio.-afferrò la maniglia della porta, volendosi allontanare in fretta dalla situazione, da lui.

Cosa ne era stato di quei minuti di gloriosa comunione, si erano girati in qualcosa di sporco e sordido.
Lei nn voleva prenderne parte.
Ma fu afferrata da un paio di braccia familiari, due tremanti membra la circondarono da dietro.
La bocca di lui si insinuò tra i suoi capelli.

-Scully..aspetta.-

Cercando di rovesciarsi nell’abbraccio, lei cercò di allontanarsi, il petto dilatato della sensazione delle braccia di lui intorno.
Dio, sarebbe cominciato di nuovo?
X favore, no.
Non era il momento x una delle sue crisi.

-Lasciami andare, Mulder.-

-No..-sospirò fiero lui, le braccia si tesero intorno a lei, le dita si piegarono sulle mani di lei.

Lei nn aveva altra possibilità, se nn rimanere ferma, altrimenti si sarebbe ferita.
Era già duro abbastanza nascondere la caviglia dolorante, nn aveva bisogno di polsi distorti.

-Non è x cosa pensi tu.-

Prendendo, ampi e lunghi respiri, lei si forzò alla calma.

-Non sai cosa penso.-ed egli nn avrebbe potuto, se lei poteva riuscirci.

Tutti i pensieri di lei sulla relazione dolce e duratura si sarebbero potuti seppellire x sempre.

-Pensi che io sarei infelice con un bimbo, e invece non lo sarei.-

Le parole di lui penetravano, ma ancora lei nn si convinceva.

-Ho visto la tua espressione, Mulder. Non c’era felicità, c’era paura. Non stò x intrappolarti in un matrimonio. Ti prego, lasciami andare.-

Prima che mi metta a piangere e la nausea mi salga in gola.
Percepì il cuore di Mulder affrettarsi contro la sua schiena.

-No, nn voglio.-le parole tremanti di lui la colpirono, -Almeno fin quando nn mi avrai ascoltato.-

Sospirando, lei sapeva di doversi calmare, almeno temporaneamente.

-Va bene, -inclinando la testa, lei spostò le mani sotto i palmi umidi di lui, egli allentò la presa, ma nn la lasciò completamente.

-Parla.-

-Vorresti almeno guardarmi?-

-Nn tentare di + la fortuna.-se lei si fosse voltata, sarebbe stata capace di schiaffeggiarlo.

Lui era un idiota. Lei stessa era una idiota nel perdere la speranza.

-Hai ragione Scully, quella era paura, -velocemente, la testa di lui si abbassò sul collo di lei.

-Ma nn era il tipo di paura che tu pensi fosse.-

Lei sbuffò.

-La paura è paura, la riconsco quando la vedo.-

-Non è così. Scully questo è il peggior timore che abbia mai provato in vita mia. Ho fronteggiato pistole, e uomini che nn avrebbero battuto ciglio due volte nel cavarmi le budella – egli si fermò come se volesse scusarsi della propria crudezza, poi riprese, -Quando ho compreso che potevo averti messa incinta, avrei voluto prenderti in spalla e trascinarti dal + vicino giudice di pace o prete. Avevo il pretesto x tenerti con me.-

Egli cosa?

-Mulder, stai dicendo che avresti ‘voluto’ che io fossi incinta?-

-Sarei una persona orribile se dicessi di si?-al tentativo di lei di voltarsi ancora, egli la tenne di nuovo.

-No, ascolta, nn posso farlo se ti guardo.-

-Un minuto fa, mi hai chiesto di guardarti.-puntualizzò lei.

-Un minuto fa era un minuto fa. Ora è ora. Debbo avere una sensazione spaventevole, xkè stò x ‘cacciarmi le budella’ (NdT:inteso come aprirsi dal profondo) x te, e lo spettacolo potrebbe essere terribile, diciamo così.-

-Ok, -ridacchiò lei, la mente le si rassenerò lentamente.

-Ma xkè vorresti fare questo?A malapena mi conosci.E io posso dire lo stesso di te, questo nn è il miglior modo x iniziare..-

Si fermò lei, comprendendo che entrambi avevano iniziato comunque con il piede sbagliato, nel capanno.

-Non mi importa, da quando ti ho rivista, ti ho desiderata.Tu sei l’ultimo rimasuglio di decenza che ho perso a Hong Kong.Tutto ciò che di bello e gentile esiste.Tu mi fai sentire di nuovo umano.-egli le lasciò i polsi, e mise le mani aperte sul suo addome.

Lei saltò alla sensazione, con un leggero sibilo, poi si rilassò alla leggera pressione delle dita di lui.

-Questo, questo ti avrebbe data a me, Scully. E nel secondo in cui ho cercato di incalzarti nella decisione, sapevo che stavo commettendo un errore.Questo mi ha spaventato: che tu avresti trovato un modo x dirmi di no. E l’hai fatto, vero?-

Il disappunto nella voce di lui le fece dolere il petto, e si affrettò a spiegare.

-Solo xkè nn voglio intrappolarti in nulla.-finalmente lei si voltò, prendendogli il volto disperato tra le mani.

Gli occhi di lui erano l’immagine della tristezza, il dolore x ciò che egli pensava nn avrebbe mai avuto, che nn poteva meritare di avere, lasciava sottili pieghe sulla sua fronte.
X calmargli il dolore, gli sussurrò.

-Sembra che abbiamo di nuovo fatto confusione stavolta, vero?-

Le labbra strette di lui si aprirono in un sorriso lento.

-Non avevo mai fatto confusione, prima di incontrarti.-

Lei sorrise di rimando, vedendo la confidenza tornargli di grado in grado.

-Neanche io. Sarà un tipo di corteggiamento, uhu?-

-Potremmo fare meglio?-

-Definitivamente.-lei si sollevò in punta di piedi, la bocca distante un alito dalla sua.

-Dana!-

E lei si lamentò, abbassando le mani e le intenzioni lussuriose.
Mulder fece la stessa cosa, passando la fronte contro la sua, mentre si lamentava.

-Esiste un posto in questa città dove nn possiamo esser continuamente scorti da un qualsiasi membro della tua famiglia?-

Lei si allontanò, un sorriso divertito le graziava le labbra.

-Bè..Mamma ha detto a Missy che sarebbe uscita con papà x cena e che sarebbero andati ad un cinema poi..

Immagino che abbiamo un altro paio di ore, se torniamo a casa ora.-
La luce negli occhi di Mulder si rischiarò con uno scintillio sexy e bisognoso.
In quel momento, la porta della cucina si spalancò.

-Andiamo, voi due. Melvin ci stà x insegnare il mambo. E poi ce ne andremo tutti in una sala da ballo.-

Scully guardò Mulder, vide lo stesso pensiero sul suo volto.

-HEY?-lasciando Charlie di sorpresa, corsero lungo il porticato e attorno alla casa, mano nella mano.

-Tra quanti quartieri è casa tua?-chiese Mulder, tirandola sulla strada principale.

-Due, -disse lei senza respiro, inciampando appena, la caviglia le faceva male, -possiamo esserci in dieci minuti, se camminiamo veloci.-
In risposta, Mulder la sollevò tra le braccia, ignorando le sue urla di protesta.
Il sorriso di lui minacciava di trasformarla in una femmina tremante e bisognosa.

Dio, era senza scampo. O almeno senza + l’abituale self-control.

-Se corro, ci saremo in 5 minuti, puntami soltanto nella giusta direzione.-

Le importava?
Al diavolo, no.
Un braccio attorno al collo di lui, gli fece voltare il mento con la mano libera, era senza parole, nel domandargli di farlo.

-Bene, -disse lui, -tieniti Scully.-

Le risate di lei echeggiarono lungo le strade illuminate dai lampioni, Melissa aveva ragione dopo tutto, è bello perdere il controllo.
Dannatamente bello.

Xxx

Entrambi rabbrividirono durante la corsa verso casa di Scully.
Gemendo, egli la mise giù, sotto il porticato e la seguì verso la casa, ansimando x respirare.
Egli ancora nn era in condizioni di fare sforzi, ma nn voleva che lei lo sapesse.

-Stò bene, -irruppe lui, strappandola alla preoccupazione, -ho solo freddo.-

Scully aprì la porta nn chiusa a chiave, spingendolo nella casa calda e buia.

-Non sei l’unico, avremmo dovuto indossare almeno i cappotti.-lei si allontanò, solo x tornare con una coperta presa dal divano, con cui gli cinse le spalle.

-Stai tremando, Mulder.-

-An..anche tu.-dannazione! Un altro sforzo di galenteria mandato all’inferno.

Le gambe gli tremavano, e le permise di condurlo sul divano.

-Vero. Ma nn ero io che..-lei andò al camino, x aggiungere un paio di ciocchi.

L’esitazione di lei lo colpì al cervello.
Egli nn si era permesso di pensare molto al cambio di umore di lei di quella mattina, carinamente dandole punti come un dannato scolaretto che sorride al suo primo disastro.
Ora, la sua mente ricominciava a lavorare.
Xkè era venuta alla stazione con Charlie?
La realizzazione lo fece umiliare.

-Te l’ha detto, vero?-

-Chi mi ha detto cosa?-lei nn si voltò.

-Charlie, ti ha detto l’intera storia, riguardo Chang, riguardo me. Come mi hanno tenuto in camicia di forza x due settimane mentre urlavo come un matto. Riguardo come nn ho potuto indossare i lacci delle scarpe x due mesi, senza tentare di strangolarmici.-

-O mio dio..-respirò lei, guardandolo finalmente.

Egli cadde in silenzio, abbassando la testa.
Aveva detto troppo.
L’orrore di lei sostò tra di loro, e egli nn poteva affrontarla.
Egli avrebbe dovuto sapere che nn era x la propria personalità affascinante che se l’era riportata vicina.

-Si, Charlie mi ha detto..-sussurrò lei, le lacrime nascoste nella voce, -Ma nn avevo capito quanto fosse stato terribile fino ad adesso..-

Grandioso.
Se ne era uscito come un debole, pazzo ispirato dalla simpatia.
E la simpatia nn era ciò che voleva da lei.

-Dimenticalo. Io l’ho fatto.-si accoccolò sotto la coperta, sperando che lei l’avrebbe lasciato semplicemente in pace.

-Va a letto, Scully.-

In risposta, lei camminò verso il divano, dove sedette accanto a lui, tirandosi sotto la coperta anche lei.

-Dammela Mulder, ho freddo.-la voce di lei aveva perduto la qualità di tristezza; egli battè le palpebre al suo nuovo tono.

-Mi hai udita, marinaio. Dividi la coperta.-

Stupito dalla sua capacità di recupero, la fissò, sollevandosi, x farle prendere un po’ di coperta.
Dopo pochi momenti di sistemazione, lei era riuscita ad avvolgerli entrambi al caldo, la testa poggiata sulla spalla di lui.

-Puoi condividere qualsiasi cosa vorrai con me, lo sai.-disse dolcemente lei, la mano sul braccio di lui.

Stanco di lottare, egli le appoggiò il mento sulla testa, fissando il fuoco montante.

-Nn penso tu voglia ascoltarlo..-disse piano, -E nn so se posso dirti qualsiasi cosa.-

Ti prego non farmelo fare, aggiunse silenzioso. Non ho la forza di rivivere tutto di nuovo.

-Va bene, -accettò lei, annidandosi + vicina.

Il suo calore cominciò a spostarsi tra le ossa gelate di lui, ed egli si rilassò, ascoltandola continuare.

-Tu vuoi udire la mia storia?-

La sua decisione gli riportò alla mente l’avvertimento di Charlie, quando era arrivato il giorno precedente.
Lei era stata nel POW, aveva detto il fratello.
Ma egli era ancora all’oscuro di come era stata ‘trattata’ nello Utah.
In coppia con il certamente terribile trattamento che aveva ricevuto come prigioniera, egli si domandava se gli stesse offrendo le proprie esperienze x sanare catarticamente quelle proprie.
Se egli fosse stato certo che lei stava soltanto cercando di farlo sentire meglio, assolutamente avrebbe rifiutato di farla parlare. Ma qualcosa nella voce di lei diceva che sentiva un bisogno proprio di rilasciare i propri demoni di guerra, ed egli si ritrovò a sussurrarle tra i capelli.

-Soltanto se davvero vuoi raccontarmelo.-

-Si, lo voglio.-

Sotto la coperta, la mano di lui raggiunse quella di lei, le dita intrecciarono una stretta.
Il suo gesto silenzioso la fece sospirare, e lei cominciò.

-Ci trattavano bene, all’inizio..I giapponesi intendo. Avevamo cibo e alloggio adeguato, e l’ospedale x i prigionieri nn era male. Potevamo prendere medicamenti facilmente, e molti dei soldati che curammo, sopravvissero.-

-Dove vi avevano catturate?-

-Manila. Era all’inizio della guerra, appena 2 mesi dopo Pearl Harbor.-

Le Filippine. Egli chiuse gli occhi, reprimendo la propria tristezza, alla geografia delle loro combinate sventure.

-Mi ricordo di averlo sentito, -disse lui, andando con la mente alla località, -ma nn avevo delle vere notizie. Solo quando avevo bisogno di sapere.-

Annuendo lei continuò.

-L’esercito si ritrasse da Bataan e Mac Arthur dichiarò Manila città aperta. Poi i giapponesi si spostarono e ci presero. Non fu un grande affare, davvero. Come ho detto, eravamo trattate bene. Veramente, ci sono state un paio di volte che avrebbero potuto rilasciarci in cambio con i POW giapponesi. Dopo la seconda o terza volta, ho smesso di sperare .-

-Ma apparentemente, la loro gentilezza nn era persa, -interruppe lui, impaziente di ascoltare il resto della storia.-

-No, nel ‘43, Konishi ha preso il comando del campo. Fino a allora, c’erano stati degli amministratori civili giapponesi. La prima cosa che fece costui fu di dividere il campo, confinando i prigionieri a sud .-

-Xkè lo fece?-

Lei si tese al suo fianco, egli seppe che il peggio stava arrivando.

-Nn lo capimmo in quel momento, e nn chiedemmo. Ma poi i prigionieri cominciarono a sparire dall’infermeria. Le guardie dicevano sempre che erano morti durante la notte, ma c’erano anche tra gli scomparsi, uomini nn troppo lesi seriamente. Non potevano esser morti.-

-Sei sicura che non fossero stati scambiati con altri POW?-era una domanda stupida, detta + x calmare che x curiosare.

Lei sapeva bene che come aveva detto lui, i giapponesi nn erano famosi nel ben trattare i POW, tantomeno nel rilasciarli, anche se in cambio di propri.
Il fatto che lei e le altre infermiere avessero passato anni come prigioniere era evidente.
Come anche che i Nips tenessero le donne + tempo degli altri, nn c’era modo che l’avrebbero scambiate con uomini che nn avevano valore.
La stizza di lei fluttuò al cuore di lui, e lei sollevò la testa, x guardarlo negli occhi.

-Bel tentativo, Mulder.-

Lei era così bella che quasi gli tolse il respiro.

-Cosa?-

-Tu sai benissimo che i giapponesi nn sono così accomodanti.-

Egli le tolse i capelli dal viso, con la mano libera.

-No, nn lo sono, -mormorò lui, -stavo solo cercando di distrarti. La verità è che nn desidero ascoltare il resto della tua storia.-le lasciò un bacio sulla guancia, che sussultò sotto le sue labbra.

-Forse io ho bisogno di raccontarlo.-replicò lei, con intento nella voce.

Egli si ritirò, serio quando le disse.

-Allora raccontamela.-tenne la mano sul suo volto, lo sguardo nel suo.

-C’era un dottore, Zama, era simile ad un fantasma, appariva e spariva dal campo. Le guardie sussurravano piano cosa egli facesse a sud. Le altre infermiere erano spaventate da lui, ma io avevo il mio da fare nell’imparare il giapponese. Bè, almeno abbastanza x capire cosa stesse facendo.-

L’implorare di lei nel capanno gli tornò, la spiegazione ora gli suggeriva che le parole gutturali in giapponese erano qualcosa che lei aveva imparato nel campo.
Ma quello che indicavano nn erano parole di una conversazione amichevole.
‘Douzo’ - ’x favore’, e le altre, che solo ora egli ricordava, erano frenetiche.
‘Iie’ – ‘no’
‘Teiryuu’ – ‘fermati’.
Poi, quando egli si era mosso in lei, un cambio.Una parola in inglese come in giapponese.
‘hai’ – ‘si’
Egli voleva pregarla di fermarsi ora, il modo in cui l’aveva trattata nel capanno era senza scuse. Ma lei continuò, nn osservando il modo in cui egli cercava di fermarla con lo scuotere la testa. Occhi quasi fissi, ormai, lei era dissociata da cosa le arrivava nel presente, ed egli nn poteva strapparla da quello stato.

-Scully, mi spiace..-

-Egli li prendeva e li ammassava nel campo a sud, all’inizio egli nn voleva ascoltare nulla. Immagino che fossero accorti nel nn farsi udire da altri. Poi quando sembrò che la guerra andasse peggio x loro, nn gliene importò + nulla. Cominciarono ad affamarci.. E cominciammo ad udire urla da sud. Ogni giorno e ogni notte. Zama stava torturando quegli uomini. Non ho mai visto cosa facesse, ma sapevo che stava conducendo una specie di esperimenti su di essi. Non potei sopprtare +. Cominciai a rimanere, quando arrivavano Zama e le guardie, cercando di sbirciare cosa facesse. Le altre infermiere mi dissero che ero pazza, che nn avrei dovuto interferire. Ma nn era solo x ciò che Zama stava facendo: lui e Konishi stavano lentamente uccidendo ognuno di noi. E nessuno sarebbe rimasto.-

Eccetto lei, egli poteva immaginarla, vestita di cenci, i suoi occhi insolenti che fissavano i giapponesi che stavano x colpirla.
Dio, l’avevano picchiata?
Egli voleva fermarla: doveva. Non sapeva se sarebbe stato capace di ascoltarla oltre.

-Scully, -la scosse delicatamente, ma lei nn gli rispose, le labbra si mossero di nuovo.

-Mi colpirono, -disse, il volto distrutto.

Ma le guance erano asciutte, le lacrime dannatamente ancora dentro.

-Mi schiaffeggiarono, facendomi cadere, ma tornai in piedi, domandando + cibo, + medicine. Volevo sapere dove quegli uomini erano spariti, ma essi nn me lo dissero. Poi mi misero nella buca.-

Mulder trattenne il respiro a quel punto.
Sapeva cosa fosse ‘la buca’, chiunque aveva vissuto la guerra, sapeva che ogni campo prigionieri, ogni prigione aveva una sorta di luogo di isolamento.
Una cabina isolata, una cella separata dagli altri prigionieri..oppure, letteralmente, un buco nel terreno.
No, loro nn le avevano fatto questo!

-Era sporco e buio e così piccolo. La prima volta nn andò così male, ma sentivo tanto caldo, benché il terreno fosse gelato. Mi ci tennero solo un’ ora, che gentili…-

-Scully, basta.Ti prego.-la implorò lui, ma lei nn lo ascoltò.

-La volta seguente fu x un po’ di +. Poi sempre di +. Immagino di esserci rimasta x delle ore, forse un giorno intero. Non ricordo..tutto quello che so è che mi soffocava. Lo sporco mi asfissiava e dovetti sedermi con le gambe piegate contro il corpo xkè era così piccolo lì..Dio..-la voce finalmente le si spezzò, e gli appoggiò la testa sul petto, le mani andarono intorno alla vita, x abbracciarlo.

-Non posso + stare in posti chiusi, Mulder. Non posso sentirmi circondata, anche il mio dannato cappotto mi soffoca.-

L’immagine di lei sulla piattaforma della stazione, il cappotto aperto al vento, tornò a posto, come le altre immagini nella mente di lui. Scully che lotta contro i nodi nel capanno, che sfugge nel piccolo corridoio, quando egli era arrivato la sera prima, lui e Charlie che l’avevano circondata, la lotta di lei sotto il portico di Melissa la sera stessa..merda!

-E’ abbastanza, -lui la scosse delicatamente, poi la prese gentile tra le braccia.

-Basta Scully, -disse roco, respirando un sospiro profondo di sollievo, quando se la sentì rilassarsi addosso.

Morbida, che singhiozzava, i singhiozzi lentamente si diradarono mentre passavano i minuti.

-Sei tu, -disse lei, -Lo sei sempre stato. Non l’ho capito fino ad ora.-

Xxx

Lei nn capì x quanto tempo avesse pianto.
Davvero, lei nn si aspettava che si riaffacciassero la rinnovata rabbia e la devastazione, pensava che aveva pianto via tutto, con Charlie, a Honolulu.
Si domandò se stava cominciando a diventare una di quelle donne che si sciolgono in lacrime senza starci a pensare troppo.
Tirando su con il naso, decise che nn l’avrebbe + fatto.
Ma il pensiero seguente fu sapere che nn poteva certo decidere in materia.
Lo stress emozionale è un fatto della vita, Melissa aveva ragione, a volte doveva solo lasciarsi andare.
Era destino allora quello che era accaduto con Mulder.
Egli nn era il suo angelo, non lo era mai stato, ma era comunque il suo salvatore, con la forza e la volontà e la determinazione che valeva di + x lei di un soldato che era piovuto dal cielo con un fucile.
Egli avrebbe potuto allontanarsi da lei, infliggendole + dolore.
E lei l’avrebbe lasciato andare, se nn fosse stato x Charlie.
Appena lo stesso mattino, pensò lei.
Che differenza di giornata, di ora in ora.
A lacrime finite, sollevò il volto dalla morbidezza della felpa di lui e con la mano gli prese a coppa il mento.

-Baciami, -sussurrò, conscia di aver raggiunto la libertà dai loro demoni comuni.

Egli la guardò con calore e occhi scuri, ma cominciò a scuotere la testa.

-Scully, nn credo sia una buona idea.-

Egli nn aveva concluso il rifiuto, che lei lo raggiunse, con le labbra sulla bocca.
Egli rimase immobile, le braccia rigide attorno a lei.
Oh, no, pensò lei. Non devi essere ipersensibile nei miei riguardi, Mulder.
Usò l’altra mano x intrappolarlo, ed aprì le labbra di lui con le proprie, approfondendo il bacio.
Ancora, egli si ritirò, benché gemesse profondamente, un basso rumore che la incitò a sedurlo.
Allontanandosi, lei disse contro le labbra umide di lui.

-Ti desidero, -prima di tornare alla aperta esplorazione della sua bocca, -portami a letto.-

Improvvisamente, lei si ritrovò scaricata.

-Scully, -disse lui, i suoi occhi fieri cercavano il volto di lei, le sue guance accese di desiderio.

-So che..tornando al capanno..che non..-

-Va bene, -rispose lei, sottacendo le sue scuse con la punta delle dita, -Possiamo ricominciare.-

Prendendole la mano tra le proprie, egli le baciò i palmi, prima di replicare.

-Vuoi permettermi di dirti che mi dispiace?-

-L’hai già detto, -lei ritornò il favore, piegando la mano attorno a lui, x carezzarsi le labbra contro le nocche di lui.

Suonò + come uno squittio che una domanda.

-L’ho fatto?-

-Si, di ritorno da zio Mike.-lei si sistemò + vicina a lui, godendosi il leggero stupore sul suo viso.

-Ora, dove siamo?-

Mulder la lasciò giocare con la sua mascella x un momento, poi si allontanò di nuovo, con un leggero, sospiro di cuore.

-Non dobbiamo farlo. Non voglio cogliere l’occasione. Parliamone ancora.-

Sollevandosi appena dalla leggera vertigine che la dava la propria passione, lei capì che egli si stava riferendo al loro fraintendimento precedente, riguardante la gravidanza.

-Ma hai detto che..-

-Ricordo cosa ho detto, -brontolò lui, le mani attorno alla vita di lei, x mantenerla ferma, -e lo intendo ancora. Ma sarebbe da folli prendersi una altra possibilità.-se fattibile, il suo volto divenne ancora + sensuale, la voce + simile al velluto ed egli mormorò.

-Ma posso venirti in aiuto.-

Confusa, gli chiese.

-Aiutarmi? A far cosa?-l’unico modo in cui poteva aiutarla era di fare l’amore con lei.

Lei voleva questo, aveva bisogno di dargli liberamente, ciò che egli le aveva rubato nello Utah.
E desiderava lui, che stesse con lei, che la portasse in vetta con lui.
In risposta, Mulder le mise entrambe le mani sotto il didietro, e la invitò a sollevarsi.

-Togliti i vestiti, -richiese delicatamente.

Si mise in piedi, la coperta tra le mani.
La tenne su, come un sipario x lei, lo sguardo speranzoso che lei nn protestasse.
Mordendosi le labbra, la mente di lei cominciò a ragionare.
Charlie era andato fuori con gli altri, e i suoi genitori sarebbero stati via sicuramente un’altra ora.
E uscire di testa sul divano, senza pretese, era qualcosa che lei voleva moltissimo.
Lentamente, lo sguardo di lei tenne quello di lui, e cominciò a svestirsi, raggiungendo i bottoni della sua blusa.
Egli controllava ogni sua mossa, dal modo in cui la seta le lasciò le spalle a quando si tolse pantaloni e scarpe.
Il reggiseno arrivò dopo, e lei sentì i capezzoli sollevarsi al freddo semi-buio.
Quando arrivò al reggicalze, Mulder disse.

-Tieni la coperta, -leccandosi le labbra, e il suo sguardo si spostò dall’esame attento del tutto, ai seni di lei.

Lei eseguì, scossa dalla tensione emotiva.
Egli si abbassò sulle ginocchia dinanzi a lei, che chiuse gli occhi.
Al primo tocco delle dita di lui sulla pelle, lei saltò e incespicò sui piedi, e lui mormorò calmanti frasi senza senso, fin che lei si acquietò.
Una x una, le srotolò le calze lungo le gambe, le dita lasciavano pelle d’oca, mentre tracciavano le cosce internamente.
Il respiro di lui era caldo e pesante sul suo addome, e lei si avvicinò.
Egli le bloccò i fianchi e fece un lavoro veloce su reggicalze e mutandine, prima di premere una bocca aperta in bacio che la raggiunse sui suoi riccioli tra le gambe.
Lei quasi urlò, e lui ridacchiò, sollevandosi x togliersi felpa e t-shirt, in una sola mossa.
Risistemandosi in basso, egli sollevò una mano.

-Vieni qui, voglio sentirti contro di me.-

La coperta sistemata su loro come una tenda, lei si mise a cavalcioni sui fianchi di lui, i pugni pieni di lana pungente gli andarono attorno al collo.

-Calda?-le chiese, le dita le carezzavano la vita, il liquido sguardo fisso su di lei.

-Mmm, -annuì lei, arcuandosi alle sue carezze, i seni contro il petto di lui.

Egli emise un suono profondo dalla gola, e lei gli diede ciò che le chiedeva in silenzio, abbassandosi x premere baci scendo.
ulla fronte di lui, sul volto, sulle labbra.
Il crepitio del fuoco era mischiato ai loro gemiti, lei cominciò a muoversi, contro l’evidente rigonfio dei pantaloni di lui. Le mani di lui ardevano su di lei, massaggiando la soffice carne della schiena, lei percepì la durezza della sua erezione contro i freddi e tesi bottoni..la sensazione le rese una parte del corpo scivolosa e bollente, e lei gemette, desiderando di +.
Lei lasciò andare un lembo della coperta, che scivolò in basso, facendo arrivare un refolo di aria fredda.
Ma nn se ne curò, insinuando una mano tra loro, x liberarlo dai bottoni.
Mulder si allontanò dal suo bacio, di

-No, non farlo.-

-Voglio farlo, -insistè lei, lavorando furiosamente.

In pochi secondi, lei gli aveva aperto la patta dei pantaloni.
La sua erezione intrappolata nei boxers, giganteggiò, sotto la pressione della piccola mano di lei e lui ansimò, e i suoi fianchi la disarcionarono.

-E’ andato oltre abbastanza..tutto questo, -domandò lui con una voce gutturale, tirandola indietro fino a quando la sua carne tesa, ancora semi coperta dal cotone, rimase intrappolata tra il calore dei loro corpi.

-Non posso venire dentro di te, Scully, -disse lui, come se fosse dolorante, la testa gli cadde contro i cuscini del divano, all’indietro.

Lei gli mordicchiò il mento, comprendendo, anche se non condivideva la decisione.

-Lo so, -gli sussurrò, -ma devi permettermi di aiutarti a mia volta.-il suo corpo ancora semi-vergine nn sapeva esattamente come, ma lei stava cercando di provare, davvero lo voleva.

-Dimmi soltanto cosa devo fare.-

-Soltanto..-egli incespicò nella frase, una mano tesa a fermarla dallo scivolargli contro la lunghezza eretta,

-Soltanto nn toccarmi ancora, d’accordo?+ tardi, te lo prometto.-

-Allora cosa pensi che possa fare ora?-la frustrazione la fece fremere sul bacino di lui, ma fu immediatamente gratificata da carezze familiari, un tipo di carezze che lei appena ricordava.

Dio.

-Muoviti e basta, come + ti senti.-Mulder sorrise, un dito caldo trovò la strada, x entrare in lei.

-Oh, -gemette lei, sorpresa dal tagliente punto di piacere che sorgeva da dove lui la stava carezzando.

La coperta le cadde dalle dita indebolite, x rimanere attorno alle sue gambe spalancate, e lei si permise di affrettarsi verso la mano di lui.

-Ecco, così, - bofonchiò lui, carezzandola nel posto preciso, lo stesso che aveva trovato prima, senza mai averlo fatto in precedenza.

Era divino, e lei si spostò sulle ginocchia, cercando di avvicinarsi sempre di +.
L’altra mano di Mulder era spalancata contro la sua schiena ed egli la teneva a sé, con la bocca.

-Dio!-urlò lei, al primo contatto umido della bocca di lui su un seno.

Cosa le stava facendo?
Egli succhiava, giocava con la lingua, i suoi denti mordevano delicati la pelle sensibile.

-Che stai facendo?-

-Ti stò aiutando, -rispose lui contro la sua pelle.

-Così?-

-Così.-e si spostò sull’altro seno, sussurrando, -Pensandoci.. è simile al mambo.-lei lo sentì sorridere contro il suo seno.

-Non penso che sia questo che Melvin pensava di insegnarc…OH!- si era di nuovo persa in lui, le sue mani erano contro i cuscini del divano dietro la sua testa di, mentre gli cavalcava le mani.

-Una specie di mambo, -sospirò lei, ricompensata dal suo ridacchiare.

-Mi piace.-

Buon dio, anche a lei.
Era una danza dissimile da qualunque altra, meglio del lindy o del valzer..

-Oh..OH!-improvvisamente, lei seppe di esser venuta, qualunque cosa significasse.

Raggiungere..raggiungere il non conosciuto..era bellissimo..lì, era lì.
Le natiche si strinsero, i muscoli delle gambe tremarono e lei diede di spasmi contro le dita di lui, la testa caduta su quella di lui, la bocca aperta in un lento urlo, contro i capelli umidi di Mulder.
Ancora, egli si trattenne, lentamente portandola oltre il picco, la bocca lasciò il seno x allacciarsi alle sue labbra deboli.
E lei gli risedette in grembo, egli bevve ogni suo urlo, profondamente, le labbra le suggevano come gocce di pioggia purificatrice.
Lei gli diede ciò, e ancora di +, dicendogli con i baci, cosa era riuscita a comprendere.
Quest’uomo, questo tormentato, complicato a volte arrogante uomo..le aveva rubato il cuore.
In pochi giorni.
Egli si era trasformato nel suo angelo, riportandola a voler di nuovo vivere.
Singhiozzando contro la bocca di lei, egli la fece scivolar via, accucciandosela di fianco, x respirale un,

-Stai bene?-

Una voce aspra, collericamente fredda rispose, pizzicando il momento che li circondava.

-Starà bene si, figlio di puttana!-

Lei si tese, riconoscendo immediatamente chi urlava quelle parole di rabbia.
Charlie.

 

End chapter 12