Fedele alle sue parole, Mulder telefonò alle sette la mattina seguente. Quindi alle nove, e di nuovo a mezzogiorno. Le sue chiamate erano così persistenti, non potevano evitare di insospettire sua madre, e fu alla fine di un rovente pomeriggio che Maggie mise al lavoro la sua curiosità materna.
"Il sig. Mulder ha ritrovato i suoi occhiali?" Maggie guardò sopra la spalla verso Dana, che era al tavolo di cucina immersa fino ai gomiti nella farina.
Scully sorrise, mentre sfogava la sua frustrazione per l'assenza di Mulder sul mucchio di pasta, dandogli dei pugni con veemenza. "Sì. Erano nella borsa con lo spazzolino da denti ed il rasoio."
"Ma che giovane smemorato", commentò sua madre, rivolgendosi di nuovo ai suoi biscotti, apparentemente soddisfatta dal chiarimento di Scully per le telefonate.
"Io sto pensando di comprare un divano nuovo per il mio capanno", lui aveva mormorato l'ultima volta. "Il fatto è - dovrei provare con un cuoio morbido, delicato? O velluto a coste resistente, di lunga durata? Il primo è più soddisfacente, ma un po'... scivoloso, lo sai? Il secondo potrebbe essere più ruvido sulla pelle, ma dovrebbe resistere ad ogni genere di, uh, trattamento duro? A proposito Non ti è capitato di trovare le mie targhette di identificazione, da qualche parte là in giro?" Ridendo, lei aveva risposto, "Ora sto riagganciando, Mulder."
"Sì, Mulder."
"Dana?"
"Bill?" Maledizione. Questo non era il modo in cui avrebbe voluto salutare suo fratello dopo averlo visto a muso duro a Honolulu. Lui non era mai venuto a trovarla a San Francisco, sebbene lei sapesse che c'era stato una volta o due negli ultimi sei mesi.
"Buon Natale."
Lui fece una pausa rimanendo in linea, poi disse, "Anche a te, Dana. Come sta andando?" "Bene." Sua madre sbirciò dall'ingresso della cucina, e Scully le fece cenno. "C'è qui mamma." Coprendo il ricevitore, lo porse a sua madre che le rivolse un bisbiglio deluso.
"Parlagli, Dana".
"Quando sarà qui", lei bisbigliò di nuovo, ritornando in cucina sul saluto di sua madre al suo figlio maggiore.
"Loro non saranno qui fino al giorno del matrimonio", disse sua madre, ritornando in cucina. "Sono bloccati dalla neve".
Scully non poté nascondere il sollievo che sentiva, e lo mostrò in viso.
"Lui non è così cattivo, tesoro", sua madre mormorò. "Solo non sa come essere in nessun altro modo. Anche tu non sei famosa per i tuoi modi affettuosi, lo sai."
Questa volta, lei non corse rischi. "Pronto?"
"Scully, sono io."
"Cosa c'è ora? La tua spazzola per capelli?"
"Non riesco a trovare le mie targhette identificative."
Lei abbassò la sua voce ad un bisbiglio. "L'hai già usata questa".
"Seriamente, non le posso trovare." Lui sospirò, e lei se lo immaginò mentre si leccava le labbra. Ragazzi!
"Penso che siano da qualche parte nel tuo *soggiorno*" La leggera enfasi sull'ubicazione le fece saltare il cuore in gola. "Loro... uh, la catena si impiglia a volte... uh, robaccia."
Un flash di lui che si toglie maglione e canottiera la notte scorsa la fece gemere.
"Sì", disse lui, la loro memoria condivisa spedì una scossa di elettricità sulla linea. Con voce raschiata, lui aggiunse, "Mi fai un favore e vai a controllare, puoi?"
"Riaggancia." Lei depose il ricevitore sul tavolino con dita deboli, fremendo al duro contatto col piano di legno.
"Starbuck? Cosa è successo?"
"Uh... nulla, papà" si difese lei, mentre gli occhi cercavano sul tappeto il luccicante metallo rivelatore. Lei aveva dimenticato che sarebbe tornato a casa presto, oggi. Lui era un tipo tranquillo, soddisfatto di sedersi e leggere con la pipa e le pantofole. A proposito- "Maledizione," mormorò lei, sotto il respiro. Ecco dove erano, mezzo nascoste sotto alla suola della pantofola sinistra. Non totalmente evidenti, ma brillanti come un faro nella luce dalla lampada. La loro presenza poteva essere spiegata in modo innocuo, ma di nuovo - la catena stava intorno al collo di Mulder normalmente. Al suo collo e torace *coperti da vestiti*.
Perché avrebbe avuto motivo di spogliarsi? Nel soggiorno dei suoi genitori, tra tutti i posti possibili...
"Cosa hai detto?"
"Prosciutto", (assonanza tra "damn" e "Ham". Per mascherare la sua imprecazione Dana offre al padre del prosciutto, ndt.) lei rispose con un sorriso. "Gradiresti del prosciutto per cena?" Torcendo le mani, lei camminò lentamente in avanti.
"Io pensavo che avessimo degli avanzi di roast beef, Starbuck." Piegando il giornale in grembo, lui sedette più diritto. "Sei sicura di stare bene, Starbuck? Sembri nauseata."
"Io sto bene, papà. Solo un po' caldo dalla cucina." Ed in prospettiva della scoperta, fece scivolare un po' il suo piede in avanti.
"Bill?" Scully saltò alla voce di sua madre dietro di lei.
Insieme, lei e suo padre alzarono lo sguardo verso sua madre, in piedi nel vano della porta.
"Abbiamo bisogno altri ceppi per il camino, caro".
Si girò per andarsene senza aspettare una risposta.
Il padre di Scully storse la bocca, alzando di nuovo il giornale. "Ci mandi Charlie. Dov'è quel ragazzo, comunque?" "È da Ellen," lo informò Scully, desiderosa di fare alzare suo papà da quella sedia.
Suo padre sospirò, infine si raggomitolò per alzarsi dalla sedia e depose il giornale e gli occhiali sul tavolino della lampada. "Giovane sciocco," mormorò, quindi, guardando sua figlia, si corresse:
"Ellen è una brava ragazza, Dana - non intendo nulla con quello".
"Lo so, papà," lei sorrise, raggiungendolo per dargli un bacio.
"L'amore fa strane cose alla gente, non pensi?" Lui sorrise per risposta, battendo le palpebre. "Fa venire loro la nausea, anche" rispose, dirigendosi alla porta anteriore. "
Dì al sig. Mulder che lo saluto, Starbuck".
Raccogliendo le targhette, si precipitò di nuovo al telefono. "Le ho".
Mulder rise con sollievo dall'altra estremità della linea.
"Difficoltà?" "Papà ci stava in pratica seduto sopra".
"Ouch". Lui concesse un momento di silenzio, quindi disse, "Ne ho davvero bisogno, lo sai".
Il desiderio gli rese la voce roca e lei sentì un simile flusso scorrere nella sua risposta. "Allora passa di qua. La cena sarà pronta tra circa un'ora ".
"Così potrò avere tuo padre e Charlie accigliati con me dall'altro lato del tavolo? Non penso".
"Papà non ti disapprova. Tu gli piaci".
"Ma non puoi negare che sono sulla lista dei merdosi di Charlie al momento".
Un singhiozzo soffocato si diffuse lungo la linea, seguito da un click.
Scully rise. "Penso che tu abbia appena offeso la sig.ra Bowman con il tuo linguaggio".
"Bene. Mi domando di chi altro potrei liberarmi se dicessi -"
"Mulder," lo avvertì, sapendo che qualcosa di peggiore era all'orizzonte.
Lui rise di soppiatto quindi disse dolce: "Cena con me, Scully. In qualche luogo più riservato. Me ne occupo io".
"Pollo".
"Stupendo". Aveva oltrepassato il punto delle analogie con la mobilia; allora ancora, così era lei. Al diavolo i vicini. Sembrava che chiunque contava approvasse la loro unione, quindi potevano benissimo sputare il rospo, con gran classe.
"Attraente".
"Roba da poco".
"Manico di scopa.."
"Incontrami da qualche parte Rossa".
"Da zio Mike alle sette?" Un breve sbuffo sdegnoso, poi, "Quella non è esattamente la privacy che avevo in mente, Scully".
"Peccato. Perché è quella che avrai".
"Ma -"
"Ho un piano, Mulder. Fidati ". La cena di addio al celibato poteva rivelarsi un punto cruciale e suo zio Mike poteva lasciarsi scappare una parola di troppo riguardo la loro precedente cena là. A cosa stava pensando quando l'aveva suggerita un paio di giorni fa? No, lei aveva pensato che Mulder avrebbe fatto proprio quel che aveva fatto - partire. Nessun'altra preoccupazione oltre quella. Ora sembrava che nellordine della loro storia fosse tempo della pre-celebrazione riparatrice.
"Finché nessuno dei tuoi cugini mi concerà per le feste".
"Dovranno passare su di me prima, okay?"
"Oh, questo mi fa sentire completamente meglio".
Lei sorrise al sarcasmo. "Dovrebbe. Sono solita prenderli a calci nel sedere regolarmente".
Un altro ansimo e click fecero muggire Mulder per le risate lungo la linea. "Chi era questo?" "Ritengo Mrs. Kennedy. Vedi so quel che faccio".
La sua risata sbiadì, e lui fece le fusa, "Lo spero, Scully. Perché io sono un bastardo ostinato - non lascio mai andare qualcosa che ho catturato".
Il silenzio regnò per alcuni secondi mentre lei tratteneva il respiro, la felicità per la sua dolce dichiarazione le riempiva il petto di calore.
"Dille semplicemente che la incontrerai, ragazzo!" L'anziana voce femminile, ornata da un'inflessione dialettale irlandese, fece trasalire Scully, questa volta. "Mrs. O'Malley?" il suo viso, non visto da nessuno in linea, era arrossato per l'imbarazzo.
"Si, e tu dovresti imparare seguendo il mio esempio, ragazza. Stammi a sentire, i ragazzi sono diretti alla navata a destra e a sinistra. Basta guardare suo fratello!"Mulder si stava certamente rotolando dalla felicità, dall'altra parte del filo, se le sue sbuffate e risate a crepapelle ne erano indicazione. Scully era senza parole, e lei sperò che lui avrebbe detto qualcosa prima che lei mettesse fine al loro mutuo imbarazzo sbattendo giù il telefono. Lo fece, con suo sommo sollievo, schiarendosi la voce prima di dire: "Mrs. O'Malley?" "Si, figliolo?" mormorò l'anziana signora, con voce compiaciuta per il modo in cui si era rivolto a lei con perspicace calore.
"Odio davvero mettere la sordina al suo origliare pomeridiano, ma potrebbe per cortesia andare a farsi fottere?". Lei si aspettava un'invettiva come nessun'altra; Mrs. O'Malley non era il tipo che trattiene la collera.
Invece, la donna disse: "Figliolo, ne ho sentite di peggio al porto di Dublino. Potresti fare di meglio".
"E se io le dicessi che mi piacerebbe prendere Dana e -"
"Mulder!" Scully ritrovò infine la sua voce, proprio mentre la curiosa vicina riagganciava con uno sbuffo di riso.
"Cosa?" Sembrava che pensasse di non avere fatto nulla di sbagliato. In verità, anche lei stessa era stanca di tutte le intrusioni nei loro affari.
"Zio Mike, Mulder. Alle sette. E senza imprecazioni".
"Guastafeste. Non posso sopportare gli impiccioni, Scully. Sai che i tuoi parenti ci sorveglieranno come avvoltoi".
"Allora li maledirò, okay?"
"Mio eroe". Lei poté immaginare il suo sorriso sbiadire in un spegnersi lento. "Non posso aspettare per vederti, Scully".
"Anche tu mi manchi," lei rispose, prima di salutarlo.
**********
"Vedi... se a zio Mike accadesse di dire qualcosa su noi che abbiamo cenato insieme, nessuno saprà che non è stato stasera.
Capito?" "Furba," disse lui sorridendole. "amo il tuo modo di pensare, Scully".
"Te l'ho già detto prima, io *ho* un cervello," lei rimarcò, sorseggiando il suo caffè del dopocena, con il piccolo dito curvato alla fine. Sì. Perfetta.
Si chiese se quel dito sapesse di buono come il resto di lei. Lei ispezionava con lo sguardo la stanza, l'estatica attenzione di lui per il suo rossore rimase inosservata. "Sembra che zio Mike ci abbia dato il miglior tavolo del locale, stavolta".
Mulder si guardò attorno, sentendo tutti gli occhi su loro mentre rispondeva gentile, "Si. Vicino alla pista da ballo, lontano dalla cucina... e proprio nel bel mezzo della sala. Ogni sguardo curioso si trova ad attraversarci, Scully, ed io sto per salire in piedi su questo tavolo per proclamare le mie intenzioni".
Blu malizioso danzò tra ciglia civettuole.
"E quali sarebbero?" Mordere quel rosa, pensò. Fare quello che volevo dall'ultima sera, e seppellirmi in te così profondamente da non potere più uscire per respirare. Sposarti, non importa cosa tu dirai. Tutto questo e più reclamava di lasciare la sua lingua; sarebbe così semplice dire al mondo in questo momento che lei era sua. Ma la loro giocosità del giorno stava iniziando ad incrementarsi, e lui sapeva che lei era più a suo agio con gli scherzi che piuttosto che di parlare di una promessa, a questo punto.
"Non penso di potermi addentare nei dettagli tra questa folla, Scully. Qualcosa mi dice che non potrei uscirne con la mia magnifica faccia intatta".
Lei rise, occhieggiando il brulicare di teste rosse che distribuivano birre ai clienti. "Ti ho detto che ti avrei protetto io".
"Il mio angelo custode?" Il sorriso di lei sbiadì, e lui capì all'istante di avere detto la cosa sbagliata. Uh-oh. Scully lasciò cadere lo sguardo sulla borsa, furtivamente raggiunta. Stese attraverso il tavolo la mano a pugno. "Ecco fatto, marinaio," mormorò, annuendo.
"Perché ho la sensazione che mi sia stato appena restituito l'anello della scuola?"lui disse arguto con un sorriso circospetto, mentre il cuore batteva di paura. "Andrai con qualcun altro al ballo della scuola, Scully?" Al posto di stupide telefonate, avrebbe dovuto accamparsi nel suo salotto tutto il giorno, dannato Charlie.
A quello, lei si rilassò un po', ridacchiando nervosamente.
"No... È solo che questo ha a che fare con il fatto che debba dichiarare le mie reali intenzioni e ciò mi spaventa da morire.
Le sue spalle si abbassarono in sollievo, ma la sua risposta era ancora incerta. "Continua a dichiararlo". Forse, se era fortunato, si sarebbe trovato trascinato dal ministro stanotte.
"Mulder, ricordi quando al capanno pensavo di averti già conosciuto?" A quel tempo, lui era certo che fosse una delle operative di Chang, incaricata di ucciderlo. Non pensò più ai suoi criptici commenti dopo avere scoperto chi realmente era, ma ora gli rimbombavano nel cervello.
<Sei tu.> "Sì," disse lui, tenendole la mano in una forte presa. "Ora so come stanno le cose".
"La ragione per cui l'ho detto"-
"Scully, non devi spiegare".
"No, devo. Fa tutto parte della mia dichiarazione".
Lei era ferma, e lui si addolcì, stringendole la mano. "Vai avanti".
"Tu mi eri familiare, Mulder. Ero certa di averti visto prima. Ma, allora, pensai di averti già visto, tu eri come una specie di angelo... precipitato dal cielo per salvarmi".
Insieme a questa, un rivolo di sudore gli si radunava sul petto. Non era certo di volerlo ascoltare, ma doveva chiedere. "Tu eri a Los Banos, vero?" Non dire sì, Scully. Per favore.
Lei annuì, un leggero velo di lacrime luccicava nei suoi occhi. "Ed io pensai che tu fossi quello...
Quello che morì salvandomi quel giorno. Ti assomigliava". Lei si affrettò a continuare prima che lui potesse parlare di nuovo. "Ma ora so che *tu* sei il mio angelo, Mulder. Il mio salvatore. Non qualche fantasma che posso a malapena nominare".
"Scully.", sussurrò, incapace di continuare a guardarla. Allontanò la mano dalle sue, portando con sé la catena. Le economiche targhette argentate colpirono il piano del tavolo, ed un luccichio d'oro catturò il suo sguardo.
"È tutto ciò che ho di valore," lei disse, "e voglio che lo abbia tu. Come se fosse il mio anello della scuola. Non voglio più scappare da te, Mulder".
La sua croce. Brillante sulla catena con tale luminosità da togliere il respiro. Non voleva toglierle la felicità dal viso, ma sapeva che la sua prossima parola l'avrebbe fatto.
"Scully, mio fratello morì a Los Banos".
Restò calma per un momento, sedendo eretta, il colpo la rendeva pallida. "Cosa?"
"Sam. Lui era solo uno dei due che morirono quel giorno".
"No. Non può essere vero ".
"Lo è. Scully, Mi assomigliava, aveva una voce come la mia". Nonostante dirlo gli facesse male, lui continuò, riversando i dettagli. "Era un paracadutista della 11th Airborne. Sarebbe stato rimpatriato dopo quella missione".
Un sorriso debole gli ruppe il volto. "Ho parlato con un suo compagno, un certo Franklin. Disse che Sam sperava di essere a casa per gli allenamenti primaverili. Voleva tentare con gli Yankees".
Scully chiuse gli occhi e deglutì, sembrava che stesse per liberarsi della cena. Afferrando la borsa ed il cappotto, scivolò dalla sedia.
"Io... devo andare, Mulder".
Tutto quello che voleva fare era afferrarla e farla rimanere. Invece sedette là, con il corpo tremante per lo shock. "Lo so".
Non si salutarono, non fecero programmi. Lui attese cinque minuti buoni prima di pagare il conto e dirigersi alla sua stanza d'albergo, la catena era ancora stretta nel pugno. Non sapeva cos'altro fare.
End Chapter 14