A Familiar Heart - Capitolo 15

 

 

Il telefono non suonò nemmeno una volta, quel giorno. Sembrò come se l'umida, fredda pioggia, avesse messo fine alla festa per le case che condividevano la linea telefonica con sua madre. Natale era passato, e lei si sentiva come se non avrebbe mai più sorriso.
Lei sentiva la sua mancanza. Il suo sorriso, la sua risata, il suo modo di fare fremere di sensualità i più innocenti commenti. Il ricordo del modo in cui l'aveva lasciato ieri sera le bruciava nel cervello; la totale tristezza negli occhi quando aveva capito che l'uomo del quale parlava a Los Banos era suo fratello. Amatissimo, considerando l'esitante, orgoglioso modo in cui le aveva parlato delle aspirazioni di Sam per il baseball. Ma lui era morto, caduto a causa di un proiettile diretto a lei.
La colpa la inondava, vivida come se stesse ancora tenendo la mano sul buco nel petto di Sam.
Il fratello di Mulder sarebbe stato ancora vivo, se non fosse stato per lei. Si era preso il proiettile destinato a lei, e per questo era morto. Era da biasimare per la sua morte come se avesse premuto personalmente il grilletto. Non c'era da meravigliarsi se Mulder se ne stava alla larga, oggi.
Sarebbe comparso per la prova? O rimasto per le nozze? Dio, lo sperava. Per amore di Charlie, sperava che Mulder portasse a compimento i suoi doveri di testimone. L'aveva già fatto quasi scappare una volta, e non pensava che Charlie l'avrebbe perdonata se l'avesse rifatto, anche se non intenzionalmente.
Lei non lo sapeva. Dio non poteva saperlo! In piedi vicino all'albero di Natale, guardava fuori dalla finestra del soggiorno, tirando su piano con il naso. I suoi genitori erano già andati in chiesa, e lei stava aspettando che Charlie scendesse, in modo da poter andare in auto insieme a prendere Ellen per la prova.
Egli   sapeva che Scully immaginava di trascorrere la serata con Ellen, e che avrebbe preso la sua auto, mentre egli sarebbe tornato con suoi genitori ,dopo la festa.
Ma sapevano entrambi che lei aveva progettato di prendere l’ auto, ma di nn arrivare in nessun posto; e che,invece, l'avrebbe lasciata parcheggiata dietro il locale di zio Mike,volendo passare la notte con Mulder. Sarebbe dovuto essere così facile – ad Ellen avrebbe detto che sarebbe tornata a casa,e i suoi genitori avrebbero pensato che era da Ellen.
Perfetto.
Tranne che ora sapeva che non ci sarebbe stata una notte passata tra le braccia di Mulder. Nessun fare l'amore nel suo grande letto, nessuna parola di fiducia e di promessa sussurrata, nessun piano per il futuro. Il suo silenzio di oggi le aveva detto solo una cosa: non voleva avere più niente a che fare con lei.

"Dana, sei pronta?" sebbene cercasse di evitare lo sguardo di Charlie distogliendo rapidamente gli occhi, non ci riuscì.

"Hey," disse dolcemente, prendendola per le braccia per rigirarla. "Cosa sono quelle lacrime?" lei si pulì le guance, facendo del suo meglio per sorridere. "Ho appena capito che sto per rimanere tutta sola" sussurrò, sperando che la mezza verità fosse sufficiente per soddisfarlo. "Sto per perdere il mio migliore amico".

Charlie la avvolse in un caldo abbraccio. "No" la ammonì piano. "Io sarò sempre qui per te, spiritello. Proprio qui".

"Sì, a trecento miglia di distanza". Non era da lei lasciarsi andare alla malinconia, ma non lo poté evitare. Charlie era stato assegnato a Washington, e lì sarebbe rimasto. Il telefono era un'ancora di salvezza, ma improvvisamente, lei voleva più di una voce. Voleva anche la vicinanza fisica.

Il suo mondo era stato ribaltato dalle fondamenta, senza la fine delle sue sofferenze in vista.

"Puoi sempre chiedere il trasferimento qui, lo sai," sottolineò lui. "Oppure suppongo anche con Mulder in California, non vorresti…" "Mulder non ha nulla a che fare con questo," dichiarò categoricamente, allontanandosi da Charlie. Andò al divano, recuperando il suo cappotto.

"Uh - oh," lei udì dietro di sé. "Problemi in paradiso? " mascherandosi con una calma che non provava, si voltò, scuotendo le spalle nel cappotto. Charlie fece un passo avanti, con lo sguardo preoccupato mentre la aiutava con le maniche. "Charlie, Mulder ed io siamo solo amici," lei disse, sapendo che sembrava così banale, considerando il modo in cui li aveva visti la notte precedente.

"Solo amici? Spiritello, non conosco persone che siano 'solo amici' e che stiano nude sul divano". Il fremito nella sua voce era palpabile. "Mi dispiace, Dana. È stato crudo".

"Ma vero". Lei guardò suo fratello, rivolgendogli un piccolo sorriso, sapendo che avrebbe dovuto dire qualcosa per tranquillizzare la sua mente. Non era bene essere con Mulder un giorno ed essere totalmente separata da lui il seguente; cattiva mossa. Charlie non aveva bisogno di preoccuparsi di altro che del giorno del suo matrimonio. Lo avrebbe detto a Mulder quando l'avrebbe visto in chiesa; avrebbero dovuto almeno parlarsi nei prossimi due giorni, comportarsi da amici. Ogni altra condotta avrebbe generato sospetto. Quindi quando tutto fosse detto e fatto, lui avrebbe potuto prendere la sua strada e lei la propria. Forse un trasferimento a Washington non sarebbe stata una cattiva idea, dopo tutto.

"Vedi, Charlie, Mulder ed io abbiamo deciso di prendere le cose con calma. Il tuo matrimonio è la cosa più importante, ora, e non vogliamo distoglierci da quello, okay?" Per favore, credimi, lei pregò.

"Quello che abbiamo fatto... è accaduto in modo troppo veloce. Abbiamo entrambi deciso che abbiamo bisogno di prenderci del tempo per conoscerci reciprocamente". Quindi, dopo un paio di mesi a San Francisco, avrebbe potuto dire a Charlie che le cose non avevano funzionato e tornare a casa.

Buon piano, pensava, ignorando lo sguardo interrogativo di Charlie mentre si dirigevano alla porta d'ingresso.
Se solo non si fosse sentita così persa senza Mulder, sarebbe stato meraviglioso.

**********

Il prete li spostò come bambole, mentre con il suo pesante accento irlandese chiedeva remissività. Non che Mulder si sentisse di obiettare; al contrario, ogni volta che padre Corkery lo spingeva verso Scully, ne prendeva pieno vantaggio, strofinando il braccio contro il suo, stringendole la mano nella piega del suo braccio come un bravo piccolo testimone dello sposo.
Era così bella quella sera che quasi faceva male guardarla. Una snella sagoma avvolta in lana blu, la vita sottile stretta da una cintura intonata, era coperta dal collo alle ginocchia, e formava un quadro falsamente pudico, completo di colletto di pizzo bianco.
Peccato sapesse come ogni centimetro di lei appariva sotto quel vestito, e le sue dita prudevano per aprire i bottoni sul davanti, uno ad uno.
I suoi capelli erano tirati indietro, ma c'erano alcuni ciuffi che rifiutavano di essere domati, che cadevano ad accarezzarle la guancia. Ogni pochi minuti, sollevava la mano per scostarli, senza mai guardarlo, nonostante dovesse sapere che lui non poteva staccare gli occhi da lei. E non poteva smettere di toccarla, provando peccaminoso piacere nel farlo, tutto con il permesso del prete.
Ma quel sospiro. Maledizione, quel sospiro che riceveva ogni volta che la toccava, gli trafiggeva il cuore come uno stiletto. Era certo che la prossima volta che l'avrebbe sentito, avrebbe sanguinato come un maiale sgozzato.
Non era giusto, dannazione. Se n'era stato lontano, oggi, pensando che fosse il più duro, lungo giorno nella sua miserabile vita. Scoprire che lei conosceva Sam gli aveva aperto gli occhi e non per il meglio. Se solo lui avesse saputo del suo angelo prima di incontrarla…

"Okay, signore e signori," disse padre Corkery, irrompendo nei suoi pensieri "La messa è finita, la sposa è stata baciata – è ora di andarsene, la sposa e lo sposo per primi, quindi il testimone e la damigella, poi i genitori. Andate, andate!" Questa volta, quando incontrò Scully di fronte all'altare, praticamente si avvinghiò a lei, con l'altra mano avvolta sulla sua sopra al braccio come una morsa.

"Piano, ragazzi, piano!" disse padre Corkery.

Mulder rallentò il passo, che era già tranquillo. Scully si affrettò un po', appaiando il passo al suo; lui sapeva che lei voleva andarsene il più lontano possibile, il prima possibile.

"Mulder?" la gentile domanda lo sorprese, e quasi inciampò. "Sìì?" sussurrò in risposta. Forse voleva parlare, forse non tutto era ancora perduto…

Fissando diritto avanti a sé, Scully disse piano, "Rimarrai per le nozze, vero? Charlie sarà deluso se non lo farai".

Lui guardò lontano, serrando la mascella.

Scully certamente aveva un debole per il proprio fratello... diavolo, per il fratello di *chiunque*. "Non gli farò questo. Ci sarò". Quindi prenderò il primo treno, aereo o nave in uscita dalla città, aggiunse silenzioso.

"Bene. E… Mulder?" lui non rispose, non certo che si sarebbe limitato a gridare per fermarla dall'essere così dannatamente indifferente. Lei continuò, prendendo il silenzio come consenso alle sue parole.

"Dobbiamo cercare di essere civili l'uno con l'altro, okay? Sembrerebbe molto brutto, altrimenti".

Considerando che solo due notti fa erano stati nudi sul divano, sbuffò, vedere il loro comportamento freddo avrebbe generato sospetti. "Certo," disse maligno. "Come se fossimo amici, Scully". Dall'angolo dell'occhio, vide il suo volto pallido, e la lasciò andare a prendere il cappotto. Non la guardò mentre lo indossava, percependo il suo ritrarsi tramite il calore che spariva dal suo fianco.

"Mulder, viaggerai con noi?" Alla domanda di Charlie esaminò attentamente i notiziari della chiesa nell'atrio. Provò a reprimere il suo disagio, e disse velocemente, "Vi incontrerò qui. Uhm... devo tornare nella mia stanza per prendere qualcosa".

Era una bugia, e vide Scully girarsi per indossare il cappotto. Sapeva che stava evitando la sua compagnia.
L'orgoglio gli impediva di chiedere perché, comunque ebbe una gran bella idea. Era probabilmente la stessa ragione per cui egli non poteva nascondere di voler trascorrere ogni secondo in sua presenza. Alcune cose non dovevano essere dette.
Fece una breve apparizione alla festa quindi si scusò. Trascorse il giorno seguente braccando Skinner, al Pentagono, per avere notizie di Chang, quindi il matrimonio,fissato x la sera dell'ultimo dell'anno. Si chiese se ci fosse un treno di mezzanotte diretto ad Ovest quella notte – prima fosse partito ed avesse lasciato tutto questo dolore alle spalle, meglio sarebbe stato.
Per lui e per lei.
Ci aveva provato, provato davvero. Per tutto il giorno, si era detto che la conclusione cui era giunto non poteva essere giusta. Ma di nuovo, se non lo era – se finalmente avesse trovato la vera felicità con la donna giusta – come diavolo avrebbe potuto essere così fortunato?? Non aveva mai avuto niente di così pregiato, così meraviglioso, cadutogli proprio in grembo. Non era questo Mulder cui sorridevano gli dèi per tutta la vita; Sam aveva portato tutta quella buona fortuna con sé nella tomba.
Persino da morto, gli aveva sottratto l'ultimo, miglior premio.
Mentre usciva dalla chiesa, sentì Charlie che lo chiamava. Il suo amico lasciò indietro la fidanzata con un mormorio, raggiungendo Mulder a metà dell'isolato. Mulder vide Scully ed i suoi genitori allontanarsi guidando nella direzione opposta, e si piegò, grattando il selciato con la suola della scarpa. "Cosa c'è, Charlie?" l'impazienza legava le sue parole; voleva restare solo, leccare le sue ferite in solitudine prima di affrontare la festa.

"Cosa succede tra te e Dana?" Dritto al punto, pensò. "E come è stata la tua giornata, Charlie?" disse, con il sarcasmo che gli cresceva sulla lingua. Non era in vena di spiegazione, e d'altra parte, non erano affari di Charlie. Si girò, dirigendosi all'angolo, chiamando un taxi con un cenno della mano.

Una mano forte lo fece girare. "Non darmela a bere, figlio di puttana," ringhiò Charlie.

"Ti sta evitando come la peste. Che diavolo le hai fatto?"

"Nulla!" Mulder strappò il braccio dalla presa di Charlie. "È Dana che non vuole avere niente a che fare con me, nel caso tu non l'abbia notato!" inclinò la testa, sapendo di avere detto troppo. Scully probabilmente non aveva detto una parola a Charlie riguardo Sam, e lui aveva appena gonfiato l'intera faccenda con un'unica dichiarazione piena d'ira e di dolore.

"Che diavolo è successo, Mulder?" Charlie aveva una voce più dolce, ora, e Mulder guardò in su per scoprire il suo volto tirato dalla preoccupazione. "Solo ieri, non ne avevate abbastanza l'uno dell'altro"

"Quello era ieri," lo interruppe Mulder, provando di nuovo a chiamare un taxi, nonostante gli sembrava che sarebbe rimasto attaccato a Charlie in quell'angolo per un bel po'.

Imprecò tra sé, sentendosi vicino a perdere la ragione, di nuovo. "Molto può accadere in un giorno".

"Mi ha detto che avevate deciso di prendere le cose con calma, ma posso dire che ieri era pronta a tutto. Tutto, purché fosse con te, Mulder".

Mulder chiuse gli occhi, il dolore gli fece trascinare un respiro tormentato. "Io non sono quello giusto, Charlie," borbottò. "Lei non sapeva… e nemmeno io. Non fino a ieri sera".

"Cosa intendi con – non quello giusto? Gesù, Mulder, tu la ami, vero? Dimmi che quello che sto pensando è sbagliato. Dimmi che non l'hai solo usata come piccolo passatempo festivo".

A quello, Mulder alzò il volto, e con lo sguardo frustò l'amico con furia. "Fottiti, Charlie. Non le avrei fatto questo, dannazione. Tu sai che io -" smise di parlare improvvisamente, le sue parole d'amore erano completamente inutili a questo punto. Numero uno, le stava dicendo allo Scully sbagliato. Numero due, la Scully giusta non le voleva sentire.

"Allora dimmi, maledizione. Dimmi. Dimmi perché l'ho trovata che piangeva in soggiorno, poco fa. Dimmi perché non sei partito appena possibile."

"Stava piangendo perché aveva torto".

Spinse le mani nelle tasche del cappotto, dando il profilo a Charlie, il freddo gli mordeva il volto teso. Avrebbe probabilmente nevicato più tardi – avrebbe dovuto ricordarsene. La neve, un'ottima ragione per partire presto. "Lei aveva torto," disse di nuovo, mentre il cuore si trasformava in ghiaccio proprio lì sulla strada.

"Aveva torto? Mulder, ti senti bene?"

Improvvisamente ne aveva abbastanza. Abbastanza delle persone che lo guardavano dall'alto in basso come fosse inferiore, abbastanza degli amici che lo guardavano come un invalido, abbastanza dello spiare degli altri e del fingere di fronte a loro che lui non aveva bisogno di quello di cui tutti avevano bisogno.

"Tu sai, non gli avevo mai invidiato nessuna dannata cosa". Lui guardò Charlie, che stava lì perplesso. Ma Mulder espresse quello che c'era nel suo triste, geloso cuore, non la spiegazione che Charlie voleva sentire. "Lui era mio fratello… il capoclasse, la star del baseball, l'eroe di guerra. Bravo in tutto quello che faceva ed amato da tutti, incluso me. Non ho mai bramato quello che lui aveva.

Fino ad ora. Perché vedi, Charlie – lei non ha mai voluto me. Io ero solo il sostituto, il tizio che per caso assomigliava ad un angelo".

Scese dal marciapiede, stanco di aspettare ogni fottuta cosa nella vita, taxi compresi. "Non sono un angelo, mai lo sarò. E lei lo sa. Mi ci è voluto un po' per capirlo, e questo è tutto". Un triste sorriso ornò il suo volto mentre terminava piano, "e non posso cambiare una dannata cosa. Posso averne l'aspetto, ma non il cuore".

Schivando le auto sulla strada ed il grido di Charlie che chiamava il suo nome, si dissolse nella notte.

**********

"Allora, pensi davvero che io mi sia comportato bene, finora?"

"Ti stai comportando bene" lei mormorò in risposta, sentendosi come galleggiare attraverso la piccola pista da ballo tra le sue braccia. Era davvero un gran ballerino; solo una delle sue buone qualità, che era stata lieta di scoprire. Lealtà, humor, intelligenza... e davvero si era preso cura di Melissa, inoltre. "Penso che mamma ti gradisca".

"Cosa mi dici di tuo padre?" chiese nervosamente Frohike, guardando l'anziano uomo in piedi con le braccia incrociate al limite della folla con la pipa in bocca. "Mi tiene sotto controllo".

"Melvin, è solo un po' sconcertato riguardo te," disse lei sorridendo. "Una volta che vedrà come vai d'accordo con Melissa, starà bene".

"Pensi?" "Ne sono certa". Non gli disse che probabilmente sarebbe passato un lungo periodo prima che suo padre *smettesse* di osservarlo. Forse mai. Suo padre era molto protettivo con i suoi ragazzi; ma una volta conquistata la sua fiducia, non l'avresti più persa. "Prova a parlare con lui, Melvin. Vedi se avete qualcosa in comune. Papà ama il golf, lo sai".

Il viso di Frohike si illuminò con un sorriso. "Oltre ad essere un discreto ballerino, posso giocare anche una bella partita a golf"

"Sei a posto".

"Posso intromettermi?" per un attimo, Scully dimenticò di respirare, certa che la tranquilla domanda provenisse da Mulder. Ma era Charlie che stava in piedi con la mano sulla spalla di Melvin con uno sguardo amichevole sul viso. Dannazione.
Lui stava per fare qualcosa che l'avrebbe fatta fatalmente piangere. Di nuovo. Aveva fatto sforzi mostruosi per l'intera serata per rimanere impassibile.
Prima c'era stato il crollo a casa, poi la prova della cerimonia, dove ogni volta che toccava Mulder faceva le fusa per il desiderio. Persino ora, poteva avvertire attorno a se l'odore della sua colonia e sentire la sua mano che prendeva le proprie. Tutto quello di cui aveva bisogno era che Charlie ci ficcasse il naso; suo fratello sapeva che qualcosa non andava, ed era determinato a rimetterli insieme.
Appena Melvin si allontanò scusandosi, andò rigidamente tra le braccia di Charlie tenendo gli occhi bassi.

Come previsto, Charlie si lanciò diritto nella sua campagna. "Mulder è qui".

Lei inciampò su di lui all’annuncio.

Mormorando una scusa lei disse, "Questa è bella," sebbene il suo cuore accelerasse e lei ispezionasse la stanza di nascosto alla ricerca dell'alta, affascinante sagoma in abito nero. Era passato molto tempo da quando il gruppo aveva mangiato, ed avevano ballato per un'ora o più; aveva pensato che non si sarebbe fatto vedere.

"Dana."

"Charlie, per favore," lei sussurrò, stanca di negare che c'era un problema. Non che stesse per spiegarsi completamente, ma se gli avesse potuto fare vedere quanto parlarne la sconvolgeva, forse lui l'avrebbe lasciata sola. "Per favore, non farlo".

"Aw, spiritello". Charlie era davvero sconvolto, con la bocca stretta dal dispiacere. "Se è per qualcosa che ho detto o fatto, colpiscimi, okay? Ma non lasciare che si metta tra di noi".

Dannazione, ecco che arrivano, pensò. Guardando in alto verso il viso scuro e contrito di suo fratello, disse con voce rotta, "Non è nulla che hai fatto tu, Charlie. Sono io. Solo io. E non so cosa posso fare per sistemarlo. Io *non posso* sistemarlo. È impossibile da riparare".

Una volta che Mulder ebbe scoperto che era lei la vile che aveva fatto distrarre Sam mandandolo contro un proiettile nel petto, non aveva più voluto avere a che fare con lei. Era così vigliacca, non avrebbe mai voluto dirglielo, non avrebbe voluto rimanere davanti a lui guardandolo rivivere la morte di suo fratello ancora una volta. Charlie disse che gli aveva fatto passare il limite. Non avrebbe dovuto rischiare di farlo scivolare nuovamente nella pazzia.

"Strano, ma Mulder mi ha detto essenzialmente la stessa cosa poco tempo fa. Salvo che ho avuto la netta impressione che stesse parlando di se stesso, non di te".

Ricacciando indietro le lacrime, lei ridacchiò, principalmente per impedirsi di strillare come una bambina. "Vorrebbe". Mulder era così gentile, così desideroso di prendersi la colpa per qualcosa di cui non poteva mai e poi mai essere responsabile. "Credimi, Charlie. Stavolta la colpa è tutta mia".

"Potrebbe non avere niente a che fare con suo fratello, che dici?" La smessa congettura colpì in lei, facendo inciampare e bloccare i suoi piedi. Con la bocca aperta per lo sgomento, fissò suo fratello che era all'oscuro di tutto.

"Oh, Charlie. Per favore non dire altro". Non posso sopportarlo, concluse nella sua mente. In un attimo mi accascerò singhiozzando in mezzo alla pista.

"Devo, spiritello," disse tranquillamente. "perché non posso tollerare di vedervi entrambi così tristi".

Scully lasciò cadere il mento, silenziosa per la tristezza. Le doleva tutto il petto, le faceva male respirare.
Cercò di sottrarsi all'abbraccio di Charlie per raggiungere la sicurezza del bagno delle signore, ma lui non glielo permise, trattenendola fermamente mentre continuava a parlare.

"Tutto quello che ho tirato fuori da Mulder è stato qualche assurdità su come Sam fosse un eroe e che lui non era mai stato geloso di lui, finora".

La sua testa scattò verso l'alto. "Cosa?" Mulder non poteva pensare che…

"Disse anche che aveva l'aspetto di un angelo, ma non aveva il cuore giusto, o qualche fesseria del genere".

Togliendo la sua mano da quella di Charlie, si pressò le dita tremanti sulle labbra, guardandolo con occhi colmi di lacrime. "Oh, Charlie," mormorò con voce rotta.

"Merda," borbottò suo fratello, cercando un fazzoletto in tasca. Glielo mise in mano, guardandosi attorno sulla pista da ballo nella folla di parenti ed amici. La maggior parte di loro si limitava a sorridere, certi che lei fosse solo emozionata per il matrimonio di suo fratello. "Non intendevo farti piangere".

Lei soffiò nella bella stoffa di lino e borbottò, "Per tutto il giorno ho pensato che mi incolpasse. Che non potesse andare oltre i fatti di Los Banos".

"Los Banos? Che diavolo può avere a che fare con tutto questo? Smetti di piangere, Dana. Papà sta arrivando".

Spiò l'avvicinarsi di suo padre con la coda dell'occhio. "Charlie, devi distoglierlo mentre trovo Mulder".

"Che diavolo dovrei dirgli?" "Che ho qualcosa nell'occhio, che altro?" Iniziò ad allontanarsi, ma fu fermata dalla salda presa di Charlie.

"Non permettergli di andarsene. Non voglio recitare di nuovo il ruolo della dannata fata madrina". La lasciò, raddrizzandosi la cravatta con un sorriso.

"Non si intona alla mia immagine di macho".

Lei ridacchiò, alzandosi in punta di piedi per baciarlo sulla guancia. "Grazie, Charlie. Te ne devo una".

"O due".

"O due, se mi farai un altro favore"

"Fai in fretta, spiritello".

"Dì a Ellen che non mi sento bene, e dì a mamma e papà che passerò la notte da Ellen. Ma in realtà sarò -" Charlie gemette, alzando la mano per fermarla.

"Non dirmelo. Purché non lo facciate nella mia auto, okay?" Lei ridacchiò nervosamente, amando suo fratello di più ogni secondo che passava. "Bene, penso che la stanza abbia un ottimo letto".

"Argh!" si lamentò, facendo smorfie. "Allora vai, immediatamente!"

"Dove è Mulder?" Suo padre li aveva quasi raggiunti, ritardato da Melvin Frohike, benedetto il suo cuore-leccaculo innamorato di Melissa.

"L'ultima volta che l'ho visto, era alla fine del banco. Quasi vicino alla porta, spiritello. Meglio rintracciarlo".

Ancora, si prese il tempo per baciare la guancia di Charlie. "Ti voglio bene, Charlie".

"Vai," borbottò sbuffando, girandosi a salutare loro padre.

Vedendo la ressa di benauguranti tra lei e il bar, prese una veloce decisione.
Fece più che conservare il proprio intento… quando la videro completamente anche se falsamente, cadere in lacrime, furono più che felici di farla passare. Udì mormorii di preoccupazione mentre correva attraverso lo spazio nel mare di teste rosse.

"Povera cara. Le mancherà Charlie".

"Qualcuno le porti un bicchiere d'acqua".

"Aria fresca, ecco cosa le serve".

Nascondendo il riso, si diresse alla fine del bancone. No. Non aveva bisogno d'aria fresca.
Aveva bisogno dell'uomo che si stava gettando il cappotto in spalla per uscire. Quel lungo, freddo drink che era Mulder.
L'angelo non così perfetto.

**********

"Festa privata, amico!" Mulder trasalì all'urlo di Mike, ma non smise di indossare il cappotto, né guardò oltre la spalla all'ingresso dietro di lui. "C'è un problema, Mike?" Mike colpì il banco con uno straccio. "Nessun problema, ragazzo. Solo un cliente che sbircia. Forse avrei dovuto mettere un cartello fuori, eh?" Il suo sorriso sbiadì mentre guardava Mulder dall'alto in basso. "Dove stai andando, Mulder? Dana dev'essere da qualche parte nel bar – lasciami trovare Charlie. La rintracceremo in un istante".

"Va tutto bene, Mike," Mulder rispose velocemente. "Sono distrutto. Dovrò alzarmi presto, penso".

Mike guardò a sinistra, poi indietro, il sorriso ritornò. "Troppo tardi per quello, ragazzo. Sembra che la signora sia pronta per il ballo".

Mulder sapeva che era lei ancor prima di vederla; il respiro si era bloccato il gola e si chiese se avesse istruito Mike di sbatterlo fuori.

"Mi offri da bere, marinaio?" L'assurda, lieta sorpresa, gli si infilò in gola.

Si girò, cogliendo il suo umido volto e l'esitante sorriso. Prima che potesse parlare, si pulì il viso in una asciutta compostezza ed avanzò, sedendosi sul suo sgabello vuoto. Incapace di starle vicino senza afferrarla e tirarla fuori nella notte, Mulder avanzò leggermente, mentre lei si rivolgeva all'uomo dietro al bancone. "Due whisky, per favore, zio Mike".

Ritrovò la voce dopo che lo zio ebbe versato le due forti bevande, appoggiandosi alla sua spalla per raggiungere il suo drink. "Hai bisogno di coraggio, Scully?" avvicinò a sé l'altro bicchiere, dicendo piano: "Forse".

Prima che il bicchiere toccasse le sue labbra, lui rispose: "Mi diresti perchè?" Altre rivelazioni in arrivo? Cosa era questa volta – aveva avuto una relazione segreta con suo fratello? Si era innamorata di Frohike sulla pista da ballo mezz'ora fa? Storcendo la bocca, rimproverò se stesso per i suoi sentimenti malati. Lei non poteva evitare quello che sentiva, non più di quanto potesse lui. Peccato che quei sentimenti non erano diretti a lui, ma ad un fantasma.

Lei giocò con il liquido ambrato, facendolo girare come se fosse ipnotizzata dal mulinello che produceva.

"Perché tra un minuto, ti chiederò la chiave della tua camera. Tra cinque minuti, uscirai in modo disinvolto, e mi raggiungerai nella tua camera. Tra dieci minuti, faremo una chiacchieratina... beh, io parlerò, tu ascolterai". Sapeva di sembrare stupido, con quella bocca spalancata. Non diceva sul serio, vero? "Come un attacco di cuore, Mulder," lei disse, decifrando la sua espressione sconcertata.

"Ma Scully, non possiamo semplicemente…" Fare sparire tutto, finì silenziosamente.

"Possiamo, e lo faremo," dichiarò. "Ora, pensi di essere abbastanza uomo, per farlo con me?" sentì una lenta smorfia salirgli sul volto, e si avvicinò, mettendo vicini i loro bicchieri. "A me non serve questo, e nemmeno a te".

"Perché?" Lui non poteva credere alla sua buona fortuna; lei era lì, e voleva parlare. Riguardo cosa, non aveva idea.

Ed in questo momento, non gli interessava se gli avesse detto che vedeva Sam ogni volta che chiudeva gli occhi. Lui la voleva. Poteva fare in modo che anche lei volesse lui, e solo lui. Con il sesso, con l'amore, con tutto quello che sarebbe stato necessario. Non avrebbe sputato in faccia agli dèi che gli avevano dato questa opportunità.

"Perché entro trenta minuti, dopo che *entrambi* avremo detto alcune cose che devono essere dette, metteremo al lavoro quel grande, comodo letto nella mia camera. E saremo entrambi sobri, quando accadrà, senza niente a dividerci.

Assolutamente niente. Sei d'accordo?" alzando gli occhi su lui, fissò lo sguardo sulle labbra, e la sua lingua guizzò fuori, come se potesse già gustare il suo bacio. "D'accordo".

Lei si girò sullo sgabello, fronteggiandolo. Lui sentì la piccola mano sfiorargli leggermente i pantaloni, e risucchiò un veloce respiro. "Le mie chiavi sono nella tasca destra, Scully. Non nella cerniera".

"Sto solo controllando" lei disse, sollevando il sopracciglio con finta innocenza. Sollevò la mano, e lui sentì che la avvolgeva attorno alla chiave dell'hotel. "Ci vediamo tra cinque minuti, marinaio. Non tardare".

La aiutò ad indossare il cappotto, quindi si girò verso il banco e posò entrambi i bicchieri.

Mike, che si era discretamente eclissato all'altra estremità del banco, tornò da lui sogghignando. "Ne vuoi un altro, Mulder? Hai l'aspetto di un uomo che si è ritrovato improvvisamente le gambe di piombo".

Mulder ridacchiò, annuendo. "Non di piombo, Mike. Gomma, è più calzante. Ti dispiace passarmi il telefono?" Voleva chiamare la reception del Belmont. Champagne, fiori, cibo… il necessario.

In nessun modo avrebbero lasciato la stanza prima dell'alba, e voleva che lei non avesse bisogno di nulla.
Velocemente compose il numero, sperando di potere ordinare anche del bagno schiuma…

"Gesù! È una festa privata, dannazione!" Mike gli urlò praticamente in faccia. "Bene, se n'è andato. Non posso avere un cinese che gironzola fuori dalla vetrina. Non fa bene agli affari".

Il sangue di Mulder si gelò, e fece cadere il ricevitore dall'orecchio. "Cosa hai detto?" "Un maledetto tizio cinese. Ha cercato di entrare per tutta la sera – ha solo dato un'altra occhiata attraverso la vetrina e poi è salito in un auto - hey! Dove stai andando?" Ma Mulder non lo sentì. Era già fuori in strada, ubriaco per il panico. Stava immaginandosi tutto, vero? Lei era già nella camera dell'hotel.

Fece un passo avanti, poi si fermò, la sua scarpa raschiò contro un rigonfiamento sul selciato. Chinandosi, quasi urlò per l'oggetto che aveva in mano.
Strinse la chiave così forte, che gli ferì il palmo, ed urlò nella notte per l'angoscia.

"Scully!"

 

End Chapter 15