"Dana, sei pronta?" sebbene cercasse di
evitare lo sguardo di Charlie distogliendo rapidamente gli occhi, non ci riuscì. "Hey," disse dolcemente, prendendola per le
braccia per rigirarla. "Cosa sono quelle lacrime?" lei si pulì le guance,
facendo del suo meglio per sorridere. "Ho appena capito che sto per rimanere tutta
sola" sussurrò, sperando che la mezza verità fosse sufficiente per soddisfarlo.
"Sto per perdere il mio migliore amico". Charlie la avvolse in un caldo abbraccio. "No"
la ammonì piano. "Io sarò sempre qui per te, spiritello. Proprio qui". "Sì, a trecento miglia di distanza". Non era
da lei lasciarsi andare alla malinconia, ma non lo poté evitare. Charlie era stato
assegnato a Washington, e lì sarebbe rimasto. Il telefono era un'ancora di salvezza, ma
improvvisamente, lei voleva più di una voce. Voleva anche la vicinanza fisica. Il suo mondo era stato ribaltato dalle fondamenta, senza
la fine delle sue sofferenze in vista. "Puoi sempre chiedere il trasferimento qui, lo
sai," sottolineò lui. "Oppure suppongo anche con Mulder in California, non
vorresti
" "Mulder non ha nulla a che fare con questo," dichiarò
categoricamente, allontanandosi da Charlie. Andò al divano, recuperando il suo cappotto. "Uh - oh," lei udì dietro di sé.
"Problemi in paradiso? " mascherandosi con una calma che non provava, si voltò,
scuotendo le spalle nel cappotto. Charlie fece un passo avanti, con lo sguardo preoccupato
mentre la aiutava con le maniche. "Charlie, Mulder ed io siamo solo amici," lei
disse, sapendo che sembrava così banale, considerando il modo in cui li aveva visti la
notte precedente. "Solo amici? Spiritello, non conosco persone che
siano 'solo amici' e che stiano nude sul divano". Il fremito nella sua voce era
palpabile. "Mi dispiace, Dana. È stato crudo". "Ma vero". Lei guardò suo fratello,
rivolgendogli un piccolo sorriso, sapendo che avrebbe dovuto dire qualcosa per
tranquillizzare la sua mente. Non era bene essere con Mulder un giorno ed essere
totalmente separata da lui il seguente; cattiva mossa. Charlie non aveva bisogno di
preoccuparsi di altro che del giorno del suo matrimonio. Lo avrebbe detto a Mulder quando
l'avrebbe visto in chiesa; avrebbero dovuto almeno parlarsi nei prossimi due giorni,
comportarsi da amici. Ogni altra condotta avrebbe generato sospetto. Quindi quando tutto
fosse detto e fatto, lui avrebbe potuto prendere la sua strada e lei la propria. Forse un
trasferimento a Washington non sarebbe stata una cattiva idea, dopo tutto. "Vedi, Charlie, Mulder ed io abbiamo deciso di
prendere le cose con calma. Il tuo matrimonio è la cosa più importante, ora, e non
vogliamo distoglierci da quello, okay?" Per favore, credimi, lei pregò. "Quello che abbiamo fatto... è accaduto in modo
troppo veloce. Abbiamo entrambi deciso che abbiamo bisogno di prenderci del tempo per
conoscerci reciprocamente". Quindi, dopo un paio di mesi a San Francisco, avrebbe
potuto dire a Charlie che le cose non avevano funzionato e tornare a casa.
**********
"Okay, signore e signori," disse padre
Corkery, irrompendo nei suoi pensieri "La messa è finita, la sposa è stata baciata
è ora di andarsene, la sposa e lo sposo per primi, quindi il testimone e la
damigella, poi i genitori. Andate, andate!" Questa volta, quando incontrò Scully di
fronte all'altare, praticamente si avvinghiò a lei, con l'altra mano avvolta sulla sua
sopra al braccio come una morsa. "Piano, ragazzi, piano!" disse padre Corkery. Mulder rallentò il passo, che era già tranquillo.
Scully si affrettò un po', appaiando il passo al suo; lui sapeva che lei voleva andarsene
il più lontano possibile, il prima possibile. "Mulder?" la gentile domanda lo sorprese, e
quasi inciampò. "Sìì?" sussurrò in risposta. Forse voleva parlare, forse non
tutto era ancora perduto
Fissando diritto avanti a sé, Scully disse piano,
"Rimarrai per le nozze, vero? Charlie sarà deluso se non lo farai". Lui guardò lontano, serrando la mascella. Scully certamente aveva un debole per il proprio
fratello... diavolo, per il fratello di *chiunque*. "Non gli farò questo. Ci
sarò". Quindi prenderò il primo treno, aereo o nave in uscita dalla città,
aggiunse silenzioso. "Bene. E
Mulder?" lui non rispose, non
certo che si sarebbe limitato a gridare per fermarla dall'essere così dannatamente
indifferente. Lei continuò, prendendo il silenzio come consenso alle sue parole. "Dobbiamo cercare di essere civili l'uno con
l'altro, okay? Sembrerebbe molto brutto, altrimenti". Considerando che solo due notti fa erano stati nudi sul
divano, sbuffò, vedere il loro comportamento freddo avrebbe generato sospetti.
"Certo," disse maligno. "Come se fossimo amici, Scully". Dall'angolo
dell'occhio, vide il suo volto pallido, e la lasciò andare a prendere il cappotto. Non la
guardò mentre lo indossava, percependo il suo ritrarsi tramite il calore che spariva dal
suo fianco. "Mulder, viaggerai con noi?" Alla domanda di
Charlie esaminò attentamente i notiziari della chiesa nell'atrio. Provò a reprimere il
suo disagio, e disse velocemente, "Vi incontrerò qui. Uhm... devo tornare nella mia
stanza per prendere qualcosa".
"Cosa succede tra te e Dana?" Dritto al punto,
pensò. "E come è stata la tua giornata, Charlie?" disse, con il sarcasmo che
gli cresceva sulla lingua. Non era in vena di spiegazione, e d'altra parte, non erano
affari di Charlie. Si girò, dirigendosi all'angolo, chiamando un taxi con un cenno della
mano. Una mano forte lo fece girare. "Non darmela a bere,
figlio di puttana," ringhiò Charlie. "Ti sta evitando come la peste. Che diavolo le hai
fatto?" "Nulla!" Mulder strappò il braccio dalla
presa di Charlie. "È Dana che non vuole avere niente a che fare con me, nel caso tu
non l'abbia notato!" inclinò la testa, sapendo di avere detto troppo. Scully
probabilmente non aveva detto una parola a Charlie riguardo Sam, e lui aveva appena
gonfiato l'intera faccenda con un'unica dichiarazione piena d'ira e di dolore. "Che diavolo è successo, Mulder?" Charlie
aveva una voce più dolce, ora, e Mulder guardò in su per scoprire il suo volto tirato
dalla preoccupazione. "Solo ieri, non ne avevate abbastanza l'uno dell'altro" "Quello era ieri," lo interruppe Mulder,
provando di nuovo a chiamare un taxi, nonostante gli sembrava che sarebbe rimasto
attaccato a Charlie in quell'angolo per un bel po'. Imprecò tra sé, sentendosi vicino a perdere la
ragione, di nuovo. "Molto può accadere in un giorno". "Mi ha detto che avevate deciso di prendere le cose
con calma, ma posso dire che ieri era pronta a tutto. Tutto, purché fosse con te,
Mulder". Mulder chiuse gli occhi, il dolore gli fece trascinare
un respiro tormentato. "Io non sono quello giusto, Charlie," borbottò.
"Lei non sapeva
e nemmeno io. Non fino a ieri sera". "Cosa intendi con non quello giusto? Gesù,
Mulder, tu la ami, vero? Dimmi che quello che sto pensando è sbagliato. Dimmi che non
l'hai solo usata come piccolo passatempo festivo". A quello, Mulder alzò il volto, e con lo sguardo
frustò l'amico con furia. "Fottiti, Charlie. Non le avrei fatto questo, dannazione.
Tu sai che io -" smise di parlare improvvisamente, le sue parole d'amore erano
completamente inutili a questo punto. Numero uno, le stava dicendo allo Scully sbagliato.
Numero due, la Scully giusta non le voleva sentire. "Allora dimmi, maledizione. Dimmi. Dimmi perché
l'ho trovata che piangeva in soggiorno, poco fa. Dimmi perché non sei partito appena
possibile." "Stava piangendo perché aveva torto". Spinse le mani nelle tasche del cappotto, dando il
profilo a Charlie, il freddo gli mordeva il volto teso. Avrebbe probabilmente nevicato
più tardi avrebbe dovuto ricordarsene. La neve, un'ottima ragione per partire
presto. "Lei aveva torto," disse di nuovo, mentre il cuore si trasformava in
ghiaccio proprio lì sulla strada. "Aveva torto? Mulder, ti senti bene?" Improvvisamente ne aveva abbastanza. Abbastanza delle
persone che lo guardavano dall'alto in basso come fosse inferiore, abbastanza degli amici
che lo guardavano come un invalido, abbastanza dello spiare degli altri e del fingere di
fronte a loro che lui non aveva bisogno di quello di cui tutti avevano bisogno. "Tu sai, non gli avevo mai invidiato nessuna
dannata cosa". Lui guardò Charlie, che stava lì perplesso. Ma Mulder espresse
quello che c'era nel suo triste, geloso cuore, non la spiegazione che Charlie voleva
sentire. "Lui era mio fratello
il capoclasse, la star del baseball, l'eroe di
guerra. Bravo in tutto quello che faceva ed amato da tutti, incluso me. Non ho mai bramato
quello che lui aveva. Fino ad ora. Perché vedi, Charlie lei non ha mai
voluto me. Io ero solo il sostituto, il tizio che per caso assomigliava ad un
angelo". Scese dal marciapiede, stanco di aspettare ogni fottuta
cosa nella vita, taxi compresi. "Non sono un angelo, mai lo sarò. E lei lo sa. Mi ci
è voluto un po' per capirlo, e questo è tutto". Un triste sorriso ornò il suo
volto mentre terminava piano, "e non posso cambiare una dannata cosa. Posso averne
l'aspetto, ma non il cuore". Schivando le auto sulla strada ed il grido di Charlie
che chiamava il suo nome, si dissolse nella notte. ********** "Allora, pensi davvero che io mi sia comportato
bene, finora?" "Ti stai comportando bene" lei mormorò in
risposta, sentendosi come galleggiare attraverso la piccola pista da ballo tra le sue
braccia. Era davvero un gran ballerino; solo una delle sue buone qualità, che era stata
lieta di scoprire. Lealtà, humor, intelligenza... e davvero si era preso cura di Melissa,
inoltre. "Penso che mamma ti gradisca". "Cosa mi dici di tuo padre?" chiese
nervosamente Frohike, guardando l'anziano uomo in piedi con le braccia incrociate al
limite della folla con la pipa in bocca. "Mi tiene sotto controllo". "Melvin, è solo un po' sconcertato riguardo
te," disse lei sorridendo. "Una volta che vedrà come vai d'accordo con Melissa,
starà bene". "Pensi?" "Ne sono certa". Non gli
disse che probabilmente sarebbe passato un lungo periodo prima che suo padre *smettesse*
di osservarlo. Forse mai. Suo padre era molto protettivo con i suoi ragazzi; ma una volta
conquistata la sua fiducia, non l'avresti più persa. "Prova a parlare con lui,
Melvin. Vedi se avete qualcosa in comune. Papà ama il golf, lo sai". Il viso di Frohike si illuminò con un sorriso.
"Oltre ad essere un discreto ballerino, posso giocare anche una bella partita a
golf" "Sei a posto".
Come previsto, Charlie si lanciò diritto nella sua
campagna. "Mulder è qui". Lei inciampò su di lui allannuncio. Mormorando una scusa lei disse, "Questa è
bella," sebbene il suo cuore accelerasse e lei ispezionasse la stanza di nascosto
alla ricerca dell'alta, affascinante sagoma in abito nero. Era passato molto tempo da
quando il gruppo aveva mangiato, ed avevano ballato per un'ora o più; aveva pensato che
non si sarebbe fatto vedere. "Dana." "Charlie, per favore," lei sussurrò, stanca
di negare che c'era un problema. Non che stesse per spiegarsi completamente, ma se gli
avesse potuto fare vedere quanto parlarne la sconvolgeva, forse lui l'avrebbe lasciata
sola. "Per favore, non farlo". "Aw, spiritello". Charlie era davvero
sconvolto, con la bocca stretta dal dispiacere. "Se è per qualcosa che ho detto o
fatto, colpiscimi, okay? Ma non lasciare che si metta tra di noi". Dannazione, ecco che arrivano, pensò. Guardando in alto
verso il viso scuro e contrito di suo fratello, disse con voce rotta, "Non è nulla
che hai fatto tu, Charlie. Sono io. Solo io. E non so cosa posso fare per sistemarlo. Io
*non posso* sistemarlo. È impossibile da riparare". Una volta che Mulder ebbe scoperto che era lei la vile
che aveva fatto distrarre Sam mandandolo contro un proiettile nel petto, non aveva più
voluto avere a che fare con lei. Era così vigliacca, non avrebbe mai voluto dirglielo,
non avrebbe voluto rimanere davanti a lui guardandolo rivivere la morte di suo fratello
ancora una volta. Charlie disse che gli aveva fatto passare il limite. Non avrebbe dovuto
rischiare di farlo scivolare nuovamente nella pazzia. "Strano, ma Mulder mi ha detto essenzialmente la
stessa cosa poco tempo fa. Salvo che ho avuto la netta impressione che stesse parlando di
se stesso, non di te". Ricacciando indietro le lacrime, lei ridacchiò,
principalmente per impedirsi di strillare come una bambina. "Vorrebbe". Mulder
era così gentile, così desideroso di prendersi la colpa per qualcosa di cui non poteva
mai e poi mai essere responsabile. "Credimi, Charlie. Stavolta la colpa è tutta
mia". "Potrebbe non avere niente a che fare con suo
fratello, che dici?" La smessa congettura colpì in lei, facendo inciampare e
bloccare i suoi piedi. Con la bocca aperta per lo sgomento, fissò suo fratello che era
all'oscuro di tutto. "Oh, Charlie. Per favore non dire altro". Non
posso sopportarlo, concluse nella sua mente. In un attimo mi accascerò singhiozzando in
mezzo alla pista. "Devo, spiritello," disse tranquillamente.
"perché non posso tollerare di vedervi entrambi così tristi".
"Tutto quello che ho tirato fuori da Mulder è
stato qualche assurdità su come Sam fosse un eroe e che lui non era mai stato geloso di
lui, finora". La sua testa scattò verso l'alto. "Cosa?"
Mulder non poteva pensare che
"Disse anche che aveva l'aspetto di un angelo, ma
non aveva il cuore giusto, o qualche fesseria del genere". Togliendo la sua mano da quella di Charlie, si pressò
le dita tremanti sulle labbra, guardandolo con occhi colmi di lacrime. "Oh,
Charlie," mormorò con voce rotta. "Merda," borbottò suo fratello, cercando un
fazzoletto in tasca. Glielo mise in mano, guardandosi attorno sulla pista da ballo nella
folla di parenti ed amici. La maggior parte di loro si limitava a sorridere, certi che lei
fosse solo emozionata per il matrimonio di suo fratello. "Non intendevo farti
piangere". Lei soffiò nella bella stoffa di lino e borbottò,
"Per tutto il giorno ho pensato che mi incolpasse. Che non potesse andare oltre i
fatti di Los Banos". "Los Banos? Che diavolo può avere a che fare con
tutto questo? Smetti di piangere, Dana. Papà sta arrivando". Spiò l'avvicinarsi di suo padre con la coda
dell'occhio. "Charlie, devi distoglierlo mentre trovo Mulder". "Che diavolo dovrei dirgli?" "Che ho
qualcosa nell'occhio, che altro?" Iniziò ad allontanarsi, ma fu fermata dalla salda
presa di Charlie. "Non permettergli di andarsene. Non voglio recitare
di nuovo il ruolo della dannata fata madrina". La lasciò, raddrizzandosi la cravatta
con un sorriso. "Non si intona alla mia immagine di macho". Lei ridacchiò, alzandosi in punta di piedi per baciarlo
sulla guancia. "Grazie, Charlie. Te ne devo una". "O due". "O due, se mi farai un altro favore" "Fai in fretta, spiritello". "Dì a Ellen che non mi sento bene, e dì a mamma e
papà che passerò la notte da Ellen. Ma in realtà sarò -" Charlie gemette, alzando
la mano per fermarla. "Non dirmelo. Purché non lo facciate nella mia
auto, okay?" Lei ridacchiò nervosamente, amando suo fratello di più ogni secondo
che passava. "Bene, penso che la stanza abbia un ottimo letto". "Argh!" si lamentò, facendo smorfie.
"Allora vai, immediatamente!" "Dove è Mulder?" Suo padre li aveva quasi
raggiunti, ritardato da Melvin Frohike, benedetto il suo cuore-leccaculo innamorato di
Melissa. "L'ultima volta che l'ho visto, era alla fine del
banco. Quasi vicino alla porta, spiritello. Meglio rintracciarlo". Ancora, si prese il tempo per baciare la guancia di
Charlie. "Ti voglio bene, Charlie". "Vai," borbottò sbuffando, girandosi a
salutare loro padre.
"Povera cara. Le mancherà Charlie". "Qualcuno le porti un bicchiere d'acqua". "Aria fresca, ecco cosa le serve".
********** "Festa privata, amico!" Mulder trasalì
all'urlo di Mike, ma non smise di indossare il cappotto, né guardò oltre la spalla
all'ingresso dietro di lui. "C'è un problema, Mike?" Mike colpì il banco con
uno straccio. "Nessun problema, ragazzo. Solo un cliente che sbircia. Forse avrei
dovuto mettere un cartello fuori, eh?" Il suo sorriso sbiadì mentre guardava Mulder
dall'alto in basso. "Dove stai andando, Mulder? Dana dev'essere da qualche parte nel
bar lasciami trovare Charlie. La rintracceremo in un istante". "Va tutto bene, Mike," Mulder rispose
velocemente. "Sono distrutto. Dovrò alzarmi presto, penso". Mike guardò a sinistra, poi indietro, il sorriso
ritornò. "Troppo tardi per quello, ragazzo. Sembra che la signora sia pronta per il
ballo". Mulder sapeva che era lei ancor prima di vederla; il
respiro si era bloccato il gola e si chiese se avesse istruito Mike di sbatterlo fuori. "Mi offri da bere, marinaio?" L'assurda, lieta
sorpresa, gli si infilò in gola. Si girò, cogliendo il suo umido volto e l'esitante
sorriso. Prima che potesse parlare, si pulì il viso in una asciutta compostezza ed
avanzò, sedendosi sul suo sgabello vuoto. Incapace di starle vicino senza afferrarla e
tirarla fuori nella notte, Mulder avanzò leggermente, mentre lei si rivolgeva all'uomo
dietro al bancone. "Due whisky, per favore, zio Mike". Ritrovò la voce dopo che lo zio ebbe versato le due
forti bevande, appoggiandosi alla sua spalla per raggiungere il suo drink. "Hai
bisogno di coraggio, Scully?" avvicinò a sé l'altro bicchiere, dicendo piano:
"Forse". Prima che il bicchiere toccasse le sue labbra, lui
rispose: "Mi diresti perchè?" Altre rivelazioni in arrivo? Cosa era questa
volta aveva avuto una relazione segreta con suo fratello? Si era innamorata di
Frohike sulla pista da ballo mezz'ora fa? Storcendo la bocca, rimproverò se stesso per i
suoi sentimenti malati. Lei non poteva evitare quello che sentiva, non più di quanto
potesse lui. Peccato che quei sentimenti non erano diretti a lui, ma ad un fantasma. Lei giocò con il liquido ambrato, facendolo girare come
se fosse ipnotizzata dal mulinello che produceva. "Perché tra un minuto, ti chiederò la chiave
della tua camera. Tra cinque minuti, uscirai in modo disinvolto, e mi raggiungerai nella
tua camera. Tra dieci minuti, faremo una chiacchieratina... beh, io parlerò, tu
ascolterai". Sapeva di sembrare stupido, con quella bocca spalancata. Non diceva sul
serio, vero? "Come un attacco di cuore, Mulder," lei disse, decifrando la sua
espressione sconcertata. "Ma Scully, non possiamo semplicemente
"
Fare sparire tutto, finì silenziosamente. "Possiamo, e lo faremo," dichiarò. "Ora,
pensi di essere abbastanza uomo, per farlo con me?" sentì una lenta smorfia salirgli
sul volto, e si avvicinò, mettendo vicini i loro bicchieri. "A me non serve questo,
e nemmeno a te". "Perché?" Lui non poteva credere alla sua
buona fortuna; lei era lì, e voleva parlare. Riguardo cosa, non aveva idea. Ed in questo momento, non gli interessava se gli avesse
detto che vedeva Sam ogni volta che chiudeva gli occhi. Lui la voleva. Poteva fare in modo
che anche lei volesse lui, e solo lui. Con il sesso, con l'amore, con tutto quello che
sarebbe stato necessario. Non avrebbe sputato in faccia agli dèi che gli avevano dato
questa opportunità. "Perché entro trenta minuti, dopo che *entrambi*
avremo detto alcune cose che devono essere dette, metteremo al lavoro quel grande, comodo
letto nella mia camera. E saremo entrambi sobri, quando accadrà, senza niente a
dividerci. Assolutamente niente. Sei d'accordo?" alzando gli
occhi su lui, fissò lo sguardo sulle labbra, e la sua lingua guizzò fuori, come se
potesse già gustare il suo bacio. "D'accordo". Lei si girò sullo sgabello, fronteggiandolo. Lui sentì
la piccola mano sfiorargli leggermente i pantaloni, e risucchiò un veloce respiro.
"Le mie chiavi sono nella tasca destra, Scully. Non nella cerniera". "Sto solo controllando" lei disse, sollevando
il sopracciglio con finta innocenza. Sollevò la mano, e lui sentì che la avvolgeva
attorno alla chiave dell'hotel. "Ci vediamo tra cinque minuti, marinaio. Non
tardare". La aiutò ad indossare il cappotto, quindi si girò
verso il banco e posò entrambi i bicchieri. Mike, che si era discretamente eclissato all'altra
estremità del banco, tornò da lui sogghignando. "Ne vuoi un altro, Mulder? Hai
l'aspetto di un uomo che si è ritrovato improvvisamente le gambe di piombo". Mulder ridacchiò, annuendo. "Non di piombo, Mike.
Gomma, è più calzante. Ti dispiace passarmi il telefono?" Voleva chiamare la
reception del Belmont. Champagne, fiori, cibo
il necessario.
"Gesù! È una festa privata, dannazione!"
Mike gli urlò praticamente in faccia. "Bene, se n'è andato. Non posso avere un
cinese che gironzola fuori dalla vetrina. Non fa bene agli affari". Il sangue di Mulder si gelò, e fece cadere il
ricevitore dall'orecchio. "Cosa hai detto?" "Un maledetto tizio cinese. Ha
cercato di entrare per tutta la sera ha solo dato un'altra occhiata attraverso la
vetrina e poi è salito in un auto - hey! Dove stai andando?" Ma Mulder non lo
sentì. Era già fuori in strada, ubriaco per il panico. Stava immaginandosi tutto, vero?
Lei era già nella camera dell'hotel.
"Scully!" End Chapter 15