"Scully!" Una, due, tre case dove diavolo era? "Dannazione, Scully, rispondimi!"
Era certo di essere nel posto giusto; alcune dita aprirono una fessura nelle veneziane. "Scully," esalò, dirigendosi al marciapiede ed alla porta anteriore.
"Shhh".
Il sibilo venne dal garage aperto. Nella fioca luce dell'alba nuvolosa, non poteva rendersi conto esattamente dove; tutto confuso con la Pontiac nera parcheggiata all'interno. Con uno zoppicante passo in avanti, si tese nella direzione del suono. "Scully?"
"Mulder, vuoi stare zitto!" lei mormorò.
"Chang sta ascoltando! Ha un uomo dagli Stuart proprio poche porte più in là!" Mulder sorrise, con vertiginoso sollievo, tendendo le braccia.
"Scully, ti dispiacerebbe venire qui?"
"No! Accidenti, stai zitto ed entra in casa, Mulder!"
"Chang è morto, Scully," disse esausto. "Abbiamo trovato il suo uomo dagli Stuart".
"È morto? Ne sei certo?" "Sì". Le braccia gli caddero, ed iniziò a tremare, sapendo che sarebbe andato in leggero shock. "Ora, vorresti per favore venire da me, perché penso di stare per "
Cadde piatto sulla schiena nel prato della sig.ra O'Malley, il respiro lasciò i suoi polmoni in un sibilo mentre colpiva il suolo gelato. Improvvisamente, fu sommerso dal calore, come se una cortina di Scully lo circondasse. Aprendo un po' gli occhi terminò, "Cadere". Lei restò sospesa su di lui, col volto pallido per la preoccupazione. Il suo sguardo la scrutò e lui sorrise alla sua autentica bellezza, mentre le mani si sollevavano per afferrarla alla vita. "Che grazioso abbigliamento, Scully".
Lei guardò in basso la vestaglia rosa a fiori e gli stivali di gomma blu, prendendo la coperta dalle sue spalle per sistemarla sopra lui. "È di Mrs. O'Malley," disse in modo tremante.
"Ti piace?" i suoi brividi si espandevano in profondi tremori e sentì la neve umida infiltrarsi nella camicia sulla schiena. "Quelli sono bottoni a pressione o con asola?" "A pressione". Lei gli passò la mano sulla fronte; era calda e familiare, e così delicata.
"A-allora mi piace," lui sorrise furbo, alzando il sopracciglio sbirciando. "U-utile".
"Ti piacerebbe," lei osservò seccamente, quindi riunì le sopracciglia preoccupata "Mulder, stai per entrare in stato di shock".
"N-no merda". Chiuse gli occhi, chiedendosi se avesse la forza di alzarsi.
"Dana?" "Charlie, vieni qui! Mulder è ferito!" "No, non lo sono," lui disse debolmente, sebbene sapesse che lo shock non era cosa da ridere. Oltre ai brividi ed al ginocchio pestato, lui si sentiva bene. "Ho-ho solo sbucciato il ginocchio, è tutto".
Calma, guardò suo fratello, che si fermò scivolando sul passo carraio di Mrs. O'Malley, con volto felice, anche se preoccupato. "Chiama un'ambulanza Charlie. Ora!" Charlie, dopo un attimo di esitazione, corse lungo il passo carraio. Mulder poteva sentire il clamore degli altri parenti Scully arrivare per la strada, e serrò la presa sulla vita di Scully, forzandola a guardarlo. "Scully, non ne ho bisogno -" "Sì, ce l'hai," lei insisté, quindi guardò di nuovo in alto per indirizzare la folla che calava su di loro.
"Mulder è ferito!" gridò.
Lui si stava scaldando, e le scosse non erano più così brutte, ma tutti i sobbalzi in su e in giù della testa di lei gli facevano venire le vertigini.
"Scully, dannazione, smetti di muoverti!"
Lo fece, abbassandosi, mentre i capelli aggrovigliati si gonfiavano nel vento pieno di neve.
"Cosa? Cosa è sbagliato? Ti fa male qualche altra parte oltre al ginocchio?"
"Vorresti solo ascoltarmi?" doveva dirglielo, prima che la sua famiglia lo rendesse impossibile.
Prima che un altro 'Chinaman' (termine spregiativo per indicare i cinesi, ndt), come Mike aveva il vizio di dire, gliela portasse via di nuovo. Prima che lui stesso lasciasse che un altro fantasma si mettesse tra loro.
"Cosa? Cosa c'è di tanto importante da doverlo dire subito? Gesù, Mulder, parli troppo. Stai tranquillo. Andremo all'ospedale non appena -"
"Io ti amo, Scully".
" possibile " i suoi occhi cambiarono dal blu preoccupato all'argentato di morbide nuvole e lei mormorò, "Cosa hai detto?"
"Ho detto che ti amo. So che ci conosciamo solo da pochi giorni, e so che non possiamo lasciarci alle spalle quel bellinizio e Charlie dice che tuo fratello Bill mi strapperà le palle quando scoprirà di noi ma non me ne importa - e, e "
La voce si ridusse a nulla mentre guardava il suo volto sciupato. Respirando bruscamente per la sofferenza di lei, lui la tirò in basso verso sé.
"Merda, Scully. Non intendevo farti piangere. Dimenticalo. Dimentica tutto".
"No ,sulla tua vita, marinaio".
Lei gli strofinò il volto sul collo e con le mani gli sostenne la testa. "Ti appoggerò in ogni parola".
Il riso gli rombò attraverso il petto mentre avvolgeva le braccia attorno a lei. "Perfino se significasse che tuo fratello mi castrerà?" "Se metterà una mano su di te, ne risponderà a me".
Mulder rise persino più forte, sapendo di non avere nulla di cui preoccuparsi. Si era dimostrata la compagna più capace, in grado di vegliare su di lui meglio di un angelo custode.
"Questa è la mia ragazza".
Il gemito di una sirena forò l'aria attorno a loro. Terminando i suoi sogghigni disse: "Non andrò all'ospedale, Scully. Se qualcuno ci andrà sarai tu".
"Sbagliato. Mulder, Potresti avere qualcosa di rotto".
"Scully, l'unica cosa rotta è il mio posteriore, e solo perché penso che fosse congelato, prima di colpire il suolo". La spinse via gentilmente. Lei si alzò in piedi, afferrando la sua mano protesa, aiutandolo ad alzarsi.
"Mulder " lo ammonì, guardando come preferiva la gamba destra.
"Scully " era piuttosto cocciuto, ed avvolse il braccio attorno alle sue spalle per mantenersi saldo.
"Testa dura". Lei ricambiò il gesto. Un debole 'oomph' uscì dalle sue labbra al modo precario in cui camminava con passo malfermo tra le sue braccia.
"Senti chi parla". Più sicuro, ora, lui le concesse di guidarlo al marciapiede, ed i festeggiamenti della folla rapidamente li raggiunsero.
"Guarda chi sta zoppicando. E non sono io, Mulder. Non questa volta". La sua mano si alzò ad accarezzargli la guancia. Lui abbassò lo sguardo su lei con amore, col viso bianco ghiaccio ed il sorriso raggiante. "Sei tu". Il pollice di lei gli passò veloce sul labbro e lei lo disse ancora, questa volta intendendo molto di più. Lui lo vide nei suoi occhi, lo sentì nel suo tocco. Lui era un angelo, dopo tutto. Il suo angelo.
"Sei tu".
**********
Nessun tipo di discussione, minaccia o lusinga poterono convincerlo ad andare in ospedale, all'inizio. Fu solo quando anche lei stessa offrì di andarci per essere controllata, nonostante sapesse di non avere nulla di fisicamente sbagliato, che lui cedette. Passarono la maggior parte del giorno al pronto soccorso, dove lei continuò a lamentarsi del servizio lento, specialmente quando capì che le sofferenze di Mulder stavano aumentando. Il ginocchio si era gonfiato, ed il dottore sembrava non avere fretta di tornare con i risultati dei raggi x. Scully camminava a grandi passi, essendo stata dimessa un'ora prima con un chiaro certificato di buona salute.
"Il coniglio è morto?" si girò verso Mulder, con le mani sui fianchi, sostenendo il suo sguardo compiaciuto mentre lui giaceva sul letto con un braccio che sosteneva la testa. Lui sembrava così speranzoso e dolce, lei ritrovò la sua ira per lo scadente e sbiadito trattamento.
"Non c'è un test di routine per il pronto soccorso per quelli che sono stati rapiti dalla mafia cinese, Mulder. Mi dispiace deluderti. D'altra parte, penso che sia ancora troppo presto per preoccuparsene".
Lui si stese sulla schiena, il suo sogghigno si trasformò in un fremito.
"Chi si preoccupa? Vedi qualcuno preoccupato, qui?" Ora non era il momento di parlare di una possibile gravidanza. Lei si spostò in avanti, spostando il lenzuolo da parte per sistemargli la gamba nuda sul cuscino.
"No, vedo te. Sofferente, potrei aggiungere. Dov'è quel dottore?" le dita gli accarezzavano la gamba mentre studiava il ginocchio; era di un'infernale tonalità rosso fuoco che prometteva di trasformarsi in nero e blu entro breve.
"Se non potrai percorrere la navata per le nozze, Charlie sarà a pezzi". Per non menzionare me, aggiunse silenziosamente.
"Lo so. Teniamo le dita incrociate, okay?"
"Okay".
Gli angoli degli occhi gli si incresparono mentre faceva smorfie.
"Um, Scully?"
"Sì?" mordendosi il labbro, lei si concentrò su come metterlo più comodo, sentendosi male per lui.
"Posso essere ferito, ma se tu continui a giocare con la mia gamba in quel modo, il dottore vedrà qualcos'altro oltre ad un ginocchio gonfio, quando arriverà". Risucchiò sibilando, ed il suo tono parlava di frustrazione più che di dolore.
Lo sguardo di lei vagò in alto, ed arrossì furiosamente alla crescente prova della sua eccitazione sotto il doppio strato di camice e lenzuolo. Velocemente, rimise il lenzuolo sul ginocchio e disse: "Mulder siamo in un ospedale, dannazione!" lei aveva ancora addosso la vestaglia di Mrs. O'Malley; aveva mandato i suoi sollevati parenti a casa per prenderle dei vestiti un'ora fa. Con una stretta della mano vagabonda aggiunse: "E Charlie è proprio qua fuori". Una specie di cane da guardia, meditò. Suo padre non aveva idea di cosa Charlie fosse già stato testimone quando gli chiese di stare dietro a lei e Mulder.
"Quindi cosa? Lui sa meglio di me come entrarci".
Proprio a stento, mentre lei si leccava le labbra. "Non sto per aggiungere nulla all'educazione di Charlie facendolo entrare nella nostra camera del pronto soccorso. Si sposerà domani, lo sai. Se lo facciamo soffrire stavolta, Ellen non ci perdonerà mai".
Ma i suoi occhi gli dicevano che lei voleva dio, come lo voleva.
"Suppongo che dovremo aspettare, allora".
"Inoltre, tu mi devi ancora venti minuti di ascolto, marinaio".
Gli occhi di Mulder si scurirono mentre coglieva la gravità sul suo volto. Sollevò una mano per accarezzarle la guancia. "Scully, riguardo Sam".
"Sì, fu lui che mi salvò a Los Banos, Mulder," lei disse, andando avanti in quanto aveva pianificato di dirgli, prima di esser così rudemente depistata da Chang. "Ecco perché mi sembravi così familiare in Utah. Solo non ho riunito tutti i pezzi finché mi hai detto da zio Mike dove fu ucciso".
"Scully, ascoltami -"
"Mi sento così colpevole, Mulder," lo interruppe, facendo del suo meglio per rimanere calma e non scoppiare in lacrime. C'era stato troppo di quel girare attorno per i suoi gusti, in quei giorni.
"Ecco perché me ne sono andata senza dire una parola, l'altra sera. Ero là quando lui morì, Mulder. Se non fosse stato per me, sarebbe ancora vivo. Lui si prese il proiettile, quello destinato a me. Tutto quello che potei fare fu di sedere là e gridare in giapponese. Io non potevo tollerare che tu lo sapessi".
La confusione di Mulder era evidente, e si affrettò a trattenerla. Non che stesse andando da qualche parte, ma lasciò comunque che le avvolgesse l'altro braccio attorno alla vita. "Scully, gli uomini muoiono in battaglia ogni giorno durante la guerra. Tutto questo è stato senza senso, ma necessario. Non credi?" "Ora sì" mormorò, sorridendo tra le lacrime. Dannazione, stava per piangere, nonostante provasse in ogni modo a non farlo. "Mulder, Sam è venuto da me".
"Cosa?" lei stessa stentava a crederci. Non era una che accettava il misticismo, anche se credeva nel potere di Dio e degli angeli. Ma nonostante il garbato governo della sua mente verso la salvezza da parte di Sam, sapeva che c'erano percorsi più logici. Un angelo, un fantasma, uno spettro qualsiasi nome gli mettesse, era stato lui. la sua anima si era manifestata di fronte a lei. Per darle la guida decisiva per il ritorno alla vita a Mulder.
"Mi apparve sulla nave, quando stavo quasi per impazzire in quel ripostiglio dove Chang mi aveva rinchiusa".
"Ti ha rinchiuso in un ripostiglio?" Mulder provò ad alzarsi con preoccupazione, ma lei calmò la sua ansietà con una mano gentile sulla spalla.
"Lo ha fatto. Ed io quasi mi sono persa, ma Sam mi ha parlato, mostrandomi una via d'uscita". Sembrava così ridicolo alle sue orecchie, ma doveva liberarsene. "Mi ha detto di lasciare andare la mia colpa. Di essere felice. Sciocco, vero?" dopo un attimo in cui cercò il suo viso con sguardo solenne, Mulder replicò,
"No, non lo è. Perché è venuto anche da me".
"Stai scherzando," sussurrò, sbalordita dalla sua ammissione.
"Fuori dalla nave, quando stavamo per abbordarla, una voce mi fermò. Mi disse che tu eri in salvo, di non salire sulla nave". Sorridendo imbarazzato aggiunse: "Quindi tutto divampò tra le fiamme dell'inferno. Lui mi ha salvato, Scully. Lui ha salvato *te*. Di nuovo".
"Fermati subito," lo avvertì. Gli occhi di lui contenevano ancora nuvole esitanti, e lei lo fece focalizzare di nuovo su sé con la sua decisa dichiarazione. "Non mi sono innamorata di te, Mulder, perché assomigli a Sam. Chiariamolo subito".
Si lamentò comprendendo. "Charlie".
"Sì, Charlie. Vedi? I miei parenti ficcanaso servono a qualcosa di quando in quando".
Mulder si fermò, ridendo a metà, come se il suo cervello si fosse finalmente messo in pari con le orecchie.
"Scully?"
"Sì?"
Strizzando gli occhi ancora incredulo e temendo di travisare, lui chiese: "Mi hai appena detto che mi ami, o è stato il persistere del suono che ho nelle orecchie a causa dell'esplosione?"
"Bene, suppongo di potere avere pietà di te e dirtelo ancora".
"Fallo, per favore".
"Ti amo, Mulder. Solo te. Puoi assomigliare a tuo fratello, e parlare come lui, ma sei stato tu ad avermi salvata. Tu che mi hai fatta sentire viva di nuovo". Le lacrime ora scendevano liberamente, e lei proseguì, abbassando la testa per baciargli la fronte. "La tua anima è meravigliosa per me, Mulder. La tua mente mi affascina, e il tuo corpo fa cantare il mio. Ed il tuo cuore è pieno di coraggio, lealtà e fiducia".
"Oh, Scully," esalò, tirandola finché lei non ebbe altra scelta che stendersi accanto a lui, con il corpo avvolto nel suo.
Lei intrappolò le mani strette tra loro, e sentì i battiti cardiaci calmarsi e rallentare, cadendo in un ritmo che dura tutta la vita. "Tu mi eri familiare dall'inizio, Mulder. Non per il tuo aspetto, ma per il tuo cuore. Il mio cuore ha capito il tuo dolore e visto la tua capacità di amare, malgrado la tua tristezza. Perché io avevo vissuto la stessa cosa ed insieme siamo sopravvissuti. Sam non mi ha salvato, Mulder. Tu l'hai fatto. Ed io ho salvato te".
Sentì dita tremanti sollevarle il mento. Il bacio fu dolce e caldo, senza traccia di desiderio fisico. Lei lo restituiva mentre lui glielo dava, un semplice tocco per sigillare il patto che avevano fatto giorni fa.
"Aw, bè.. In ospedale? Datevi una calmata!" Mulder lasciò cadere la testa indietro sul cuscino con un lamento; Scully sollevò la sua dal comodo angolo sul petto di Mulder e rivolse a Charlie uno sguardo feroce.
"Ma tu non bussi mai?"
"Molto divertente". Appoggiandosi allo stipite della porta, incrociò le braccia, con una borsa appesa alla mano.
"Nel caso volessi saperlo papà ha lasciato i tuoi vestiti mentre andava da zio Mike per una birra. Oh, e il dottore sta percorrendo il corridoio".
Scully si precipitò giù dal letto, mormorando una scusa a Mulder, che storceva la bocca all'urto del suo ginocchio. "Per favore, dimmi che c'è un posto da qualche parte in questo dannato paese dove non c'è uno Scully nel raggio di cento miglia," grugnì tra i denti serrati.
"Hey," disse lei, dandogli un colpetto con un gomito intrappolato tra fiori rosa e tessuto elastico. "Io sono una Scully".
"Io intendo *un altro* Scully". Lui si allenò a lanciare uno sguardo micidiale a Charlie, che sollevò una mano mentre si muoveva nella stanza.
"Non guardare me, amico. Tra circa 24 ore, il mio culo sarà in luna di miele". Ghignando, lui aggiunse, "Certo, Bill sarà qui per allora. Ti ho mai detto, Mulder, come eravamo soliti chiamare Bill quando eravamo bambini?"
"Charlie " Scully, sistemando il suo pseudo-abito, lo guardò con ammonizione.
"Elmer". (marca di colla, ndt.)
Charlie alzò il sopracciglio come Groucho Marx. "Perché appiccicava come colla. Prova a togliertelo di dosso domani, Mulder. Non sarà facile, credimi".
Questa volta, il gemito di Mulder salì dal profondo del suo petto, e Scully si girò verso suo fratello. "Tu piccolo " un attimo di indecisione le aleggiò nella mente mentre ponderava una punizione.
"Merda! Eccolo!" Charlie gridò. Lei sentì il sacchetto colpire il pavimento ai suoi piedi.
"Debbo andarmene di qui!"
"E come va il nostro paziente?" Scully, che era quasi andata troppo lontana per rompere l'abbraccio di Mulder, si tirò indietro appena in tempo per vedere un uomo occhialuto entrare nella stanza di Mulder. Il dottore, che fortunatamente aveva il naso infilato nella cartella di Mulder.
"Molto bene" sentì Mulder dire dietro di lei, con il sorriso nella voce.
Vide Charlie andarsene sdegnato, gettando oltre le spalle un mormorato, "Sarò nel corridoio".
"Bene, bene," disse il dottore prendendo appunti.
"La sua rotula non è rotta, Mr. Mulder. Ma il ginocchio è malamente ammaccato e distorto. Le darò delle medicine per il dolore e la manderò a casa "
Scully si girò, incontrando con il suo lo sguardo di Mulder, il sorriso aperto come quello di lui. Forse il matrimonio non era fuori questione, dopo tutto.
" sulle stampelle, ovviamente. Nessun peso su quella gamba per almeno una settimana". Borbottò qualche altra istruzione, quindi uscì frettolosamente, dicendo a Mulder che poteva andarsene quando voleva.
"Sembra proprio che avremo Bill come tuo sostituto, Mulder". Charlie aveva ovviamente origliato dal suo punto privilegiato fuori dalla porta, ed aveva l'aspetto di chi ha appena perso il suo migliore amico. In un certo qual modo,gli era accaduto , pensò Scully, nellesser ferito almeno, ma dopo tutto quello che avevano passato, era orribile pensare che Mulder non sarebbe stato in grado di alzarsi per lui.
"Non lo farai. Ho fatto tutta questa strada per venire ad un matrimonio, e che io sia dannato se lascerò che un ginocchio slogato mi fermerà".
Il sorriso di Charlie era raggiante. "Vado a girare l'auto, va bene?" Quasi balzò fuori dall'auto, e Mulder si aggrappò al braccio di lei.
"Dammi una mano, ti dispiace, Scully?" gettò le gambe oltre il bordo del letto mordendosi il labbro.
Con un braccio attorno a lui, lo aiutò ad alzarsi, poi si trovò essa stessa completamente in un abbraccio che le diceva che il suo ardore davvero non era una delle cose che si erano congelate sul prato di Mrs. O'Malley.
"Sei spudorato," lei mormorò, guardando gli occhi che aleggiavano sul suo viso con desiderio bruciante.
"Penso che abbiamo tempo prima che Charlie torni - "
"No". Il suo viso divenne rovente, nonostante il netto rifiuto.
"È veloce, lo sai".
"Io posso essere veloce".
"Preferirei lento ma sicuro".
Lo sguardo di lui si approfondì nel punto dove lei pensava che sarebbe stata consumata dalle fiamme entro un altro secondo.
"Dimmi solo il posto, dolcezza, ed io ti prometto che sarò così lento che il tempo si fermerà".
"Una sedia a rotelle?" chiese lei.
Il rapido cambio di direzione fece l'inganno sorprendendolo e facendolo indietreggiare prima che potesse baciarla.
"Cosa?"
"Possiamo spingerti lungo la navata".
Con gli occhi pieni di un muto falso rimprovero al suo cambio di rotta, lui disse, "Nessuna sedia a rotelle. Pensi di potermi portare, Scully?" lei mise un po' di distanza tra loro, mettendogli le braccia attorno alla vita, mentre lui saltava su una gamba sola.
"In nessun modo, Mulder".
"Cosa? Io ti avrei portata, ricordi?" lui diede al suo piede coperto dallo stivale uno sguardo sottolineatore. "Infatti, se ben ricordo, qualcuno usò quella stessa scusa per farmi restare, pochi giorni fa".
"Posso chiedere a Bill di portarti, se preferisci".
"Molto divertente. Puoi almeno aiutarmi a vestirmi?" lei ci pensò un attimo, poi chiamò: "Charlie!" Mulder si sporse e le morse l'orecchio.
"Vigliacca".
"Bruto".
"Lo sai, in un certo senso mi piace quella vestaglia. Cinque a dieci che non starebbe così bene addosso a Mrs. O'Malley".
Lei sorrise, avvicinandosi a lui per dargli il bacio che gli aveva negato poco fa, sentendo la porta che si apriva dietro a loro.
"L'auto è accanto a Cristo, non di nuovo!"
End Chapter Seventeen