Fuori Salt Lake City,
Utah, 22 dicembre 1945
- La neve stava rimandando il suo arrivo in Maryland, lei
l'aveva appena saputo. Ed era probabile che sua madre fosse furiosa, sebbene non
apertamente. No, Natale - se fosse stata lì per mezzanotte - probabilmente sarebbe
diventato un affare traballante, col bere silenzioso di suo padre punteggiato dagli
sguardi fissi di disapprovazione e il tirar su col naso di delusione di sua madre. Che lei
trascorresse la festa con loro era abituale, certo. Ma questo viaggio era doppiamente
necessario, quando tutto quello che lei aveva voglia di fare realmente era lasciare che le
feste passassero senza rendersene conto. Le nozze dell'anno nuovo richiedevano che lei
passasse la settimana a casa dei genitori, con gli ultimi preparativi che occupavano la
maggior parte del suo tempo.
- Grazie a Dio, lei pensava. Invece di scansare le differenze
personali, potrebbero almeno parlare del matrimonio. Accapigliarsi su dettagli come
l'elenco degli invitati e gli adattamenti dell'ultimo minuto riguardo la musica e
l'abbigliamento, che tendevano a lasciare poco spazio alla conversazione.
- Non che lei non fosse mai stata in grado di apprezzare la
compagnia della sua famiglia, perché l'aveva fatto. Prima. Nel tempo precedente a quando
lei era stata ridotta a mangiare poltiglia di riso e topi, prima di tagliarsi i capelli a
causa dei pidocchi. Prima di svegliarsi ogni notte nella morsa di un incubo terminato con
il sacrificio di un angelo.
- Fuori dalla sua finestra, lei osservava le pesanti nuvole
rosate, con occhi spalancati, sbattendo le palpebre rapidamente per fugare l'improvviso
afflusso di lacrime. Non sarebbe una buona idea pensare a lui il suo salvatore. Ma
ciò ha continuato a preoccuparla fino ad oggi, quasi un anno dopo. Aveva visto così
tanti morti nei tre anni di prigionia, prima a Santo Tomas, poi a Los Banos. Altri erano
scivolati via mentre erano sottoposti alle sue cure in ospedale; in verità, date le loro
orride condizioni di vita, la maggior parte di loro, ne era certa, erano andati verso un
posto migliore.
- Perché la sua morte l'aveva fatta sentire come se il mondo le
fosse stato tolto da sotto i piedi? Perché non ci sarebbe dovuta essere. Se solo fosse
stata più all'erta, più desiderosa di credere che quel salvataggio fosse possibile,
allora avrebbe cessato di lottare e lui sarebbe ancora vivo. Aveva sentito di sole due
morti tra le truppe Alleate ed i guerriglieri Filippini che avevano espugnato il campo
quel giorno, e lei sapeva che lui era uno di loro.
- MacArthur aveva elogiato l'operazione come una delle più
facili mai svolte dai paracadutisti e dalla fanteria anfibia - un modello che sarebbe
stato studiato dagli allievi militari nei decenni a venire. Avevano liberato oltre duemila
internati con tale minima perdita, era stupefacente.
- E se non fosse stata così vigliacca, come era stata timida a
parlare giapponese, lui non sarebbe stato uno dei due sfortunati. Con un sospiro, toccò
il vetro ghiacciato, pulendo via le nubi dalla sua mente e dal paesaggio. Era sua
abitudine non pensare alle cose che non poteva cambiare. Pragmatica, come suo padre, aveva
lasciato la guerra combattuta. Come lui, aveva abbracciato il solido stile di vita della
Marina fin dal suo ritorno da oltremare. La vita nei rigidi confini militari la
soddisfaceva.
- Sua madre pensava che la vita militare fosse il mezzo per un
fine: trovare un marito, crescere una famiglia sotto la protezione del governo degli Stati
Uniti. Agli uomini, come Bill Scully ed i suoi figli, era permesso fare carriera, ma non
era cosa per donne. Ma Dana aveva scoperto nel tempo passato a Los Banos che c'era
qualcosa in più per cui vivere che aspettare che si facesse avanti l'uomo giusto. La
medicina l'affascinava ancora, ed era stata distaccata all'ospedale Oak knoll a San
Francisco, dove curava pazienti ex prigionieri di guerra, come lei stessa. Scoprì che
occuparsi dei loro recuperi traumatici contribuiva a lenire le sue proprie ansie riguardo
il ritorno alla normalità.
- Era là da soli pochi mesi quando i medici riconobbero la sua
abilità nel diffondere i metodi più efficaci appresi di prima mano nel campo di
internamento per occuparsi dei feriti. Usando la sua esperienza ampia nel trauma e nello
stabilire la priorità nel fornire cure ai soldati feriti, fu designata ad insegnare alle
più giovani e più desiderose di imparare.
- Non che fosse così vecchia, in nessun modo. Ma a a mala pena
ventiseienne, era considerata una anziana da molte sue coetanee. E le esperienze che aveva
vissuto le avevano solo aggiunto anni. Eppure, non aveva mai avuto tempo di camminare
attraverso un fuoco differente... quello denominato amore. Appena uscita dal college, si
era arruolata. Dopo pochi mesi fu assegnata a Corregidor (località militare) nel
pacifico.
- Questione di settimane e fu catturata insieme alla maggior
parte delle infermiere che vivevano all'ombra del Sole Rosso.
- Tornare a casa per queste nozze le fece scoprire il vuoto che
sentiva.
- Doveva sorridere e dire a tutti che stava bene, quando non era
vero.
- Per la prima volta si sentiva perduta. La sua vita non doveva
andare così, secondo sua madre.
- Ormai sarebbe dovuta essere sposata, con un militare, certo.
Un eroe, come quello che aveva fatto scudo al suo corpo con il proprio a Los Banos.
- E lei stava iniziando a pensare che forse sua madre aveva
ragione
- Ci doveva essere altro oltre a cercare la propria
soddisfazione nel lavoro, anche se questo prevedeva una sfida continua.
- Un sospiro di auto disapprovazione le piovve dalla bocca.
- Non era stata leale con se stessa, o con gli uomini che le
avevano offerto collaborazione fin dal suo ritorno negli Stati Uniti in giugno.
- Uomini di bell'aspetto, capaci, che erano stati decorati e
portati in trionfo dalle truppe per eroismo
uomini che non chiedevano altro che
sistemarsi e metter su famiglia. Non era leale da parte sua paragonarli ad un uomo morto.
- Stava diventando ridicola; lo aveva visto per quanto
forse un minuto o due? Ed all'improvviso era l'incarnazione di tutti i suoi sogni?
- Il secco beriberi (NdT: febbre tropicale) che aveva portato
con se fuori da quel campo doveva averle appannato il cervello.
- Ora era guarita, ed era tempo di mettere da parte quei sogni.
- Superare le nozze di Charlie, poi, una volta tornata a S.
Francisco, accettare il primo invito a cena che avrebbe ricevuto da un uomo. Era di nuovo
tempo di vivere.
- La neve si era infittita, e lei dovette rallentare l'auto fino
a strisciare, maledicendo se stessa per la sua disattenzione per avere aspettato a
mettersi in viaggio fino all'ultimo minuto.
- I viaggi civili, aveva scoperto ieri, erano completamente
esauriti. Treni, aerei, persino gli autobus erano stracolmi di soldati che tornavano a
casa per le feste.
- Quindi chiese altri giorni di licenza e partì in auto. A quel
punto, sembrava una buona idea se era sopravvissuta a tutto quello che aveva
passato, certamente un piccolo viaggio attraverso il Paese sarebbe stato una sciocchezza.
Persino in inverno. Avrebbero tenuto le strade principali aperte; aveva messo le catene da
neve prima di raggiungere Salt Lake, ed aveva mantenuto una buona marcia, grazie allo
spazzaneve che aveva seguito per un paio di ore.
- Ma ora, con l'oscurità che si avvicinava velocemente, capì
che avrebbe dovuto rinunciare dopo poco. Secondo la sua cartina, c'era una città a circa
dieci miglia. Piedmont. Poteva farcela. Oppure no.
- Una sbandata improvvisa provocò un testacoda alla Buick; lei
combattè per il controllo, ma senza risultato. Un forte *pop* e lei slittò fermandosi
bruscamente per metà giù dalla strada, mentre la testa sbatteva sul vetro del finestrino
con un crack.
- Nel momento in cui si svegliò, la sua testa era contro il
volante e l'odore di sangue riempiva le sue narici. Per non menzionare l'emicrania
gigantesca che la fece gemere quando si mosse .
- Fece una rapida valutazione del suo corpo, fortunatamente
poteva ancora muovere le gambe e le braccia. La lacerazione sulla fronte era brutta, ma
non pensava di avere subito dei danni reali. Dopo averci premuto il fazzoletto sopra per
circa un minuto, l'emorraggia si fermò totalmente. Grande. Spense il motore e provò a
vedere dove si trovasse, ma i finestrini erano ricoperti di ghiaccio. Le sembrò di
trovarsi su un suolo livellato, ma non poteva esserne certa. Abbottonò il cappotto e
spinse la portiera. Un piede, poi due e si alzò in piedi al lato dell'automobile,
dirigendosi al bagagliaio, dove recuperò la sua torcia.
- Quando vide dove si trovava, soffocò una maledizione. Dal
luogo dove stava in piedi poteva a malapena scorgere la strada davanti e dietro. L'auto,
pur non avendo subito gravi danni, aveva una gomma a terra.
- Sedette in un cantuccio, in mezzo a quello che sembrava un
fossato.
- Ma quando sentì il suono dell'acqua più oltre, seppe che
quello non era un fossato qualunque. Ringraziò la sua buona stella per non essere stata
travolta nel flusso che si stendeva nel vuoto buio sottostante.
- Facendo brillare la luce sul danno, vide che si trattava di un
piccolo foro, facilmente riparabile.
- Ma l'angolazione dell'auto rendeva impossibile il tentativo;
inserire il cric l'avrebbe facilmente spedita nel burrone sottostante.
- Sarebbe stato necessario un carro attrezzi per portarla al
livello del suolo. E c'era un freddo dannato. Rabbrividendo, decise di dirigersi
immediatamente alla più vicina città.
- Afferrando la borsa, si avviò lungo la strada, calcandosi il
berretto lavorato a maglia e stringendo la sciarpa, reprimendo la spinta ad allentarla.
- Il viaggio fu più difficile di quanto pensasse. Le pietre
giacevano in attesa sotto la coltre di neve, e non era andata più in là di alcuni passi
quando la sua caviglia destra si arrese e lei cadde come un sasso, sulla faccia.
Farfugliando, lei fece smorfie per il dolore acuto. Non era rotta, ma si trattava di una
brutta distorsione. Speranzosa, riguadagnata la stabilità sui suoi stivali al polpaccio,
riprese la sua escursione lungo la strada.
- Forse sarebbe passato un veicolo, e lei gli avrebbe fatto
cenno di fermarsi. La situazione non era senza speranza, ma ebbe voglia di piangere, in
ogni modo. No, quello non l'avrebbe fatto, si disse. Avrebbe strisciato se fosse stato
necessario. Lei era sopravvissuta a molto peggio. Dopo alcuni minuti di tortura, raggiunse
la strada. Non una macchina in vista. La realizzazione minacciò di spedirla
nell'autocommiserazione, ma stroncò l'impulso di lamentarsi . Lei non era figlia di suo
padre per nulla.
- Una Scully, in tutto e per tutto. Lei canticchiò
"Anchors Aweigh" (Salpiamo l'ancora) appena cominciò a camminare, mentre la
testa batteva a tempo insieme alla musica immaginaria. Dopo non molto, le sue mani
inguantate iniziarono a sentire i morsi del gelo che penetrava. Continua ad andare, lei si
ordinò. Non arrenderti.
- Ma la sua leggera trepidazione cominciò a crescere in
preoccupazione, poi in paura. Anche se solamente alcune miglia la separavano dal calore e
dalla sicurezza, sapeva che l'ipotermia era una reale possibilità. Doveva riscaldarsi, ed
in fretta.
- Ora, invece di tenere la torcia puntata sulla strada di fronte
a lei, ispezionò con il raggio di luce tra gli alberi su entrambi i lati, sperando di
trovare tracce di un'abitazione. Abitata o no non importava. Lei doveva uscire dal freddo
per la notte; domani era abbastanza vicino per tentare di affrontare il resto della
strada.
- Una luce fioca forò l'oscurità alla sua destra. Lei si
fermò, fremendo per il peso sulla sua caviglia. Era una capanna, posta sulla cima di una
collina al di sopra della linea degli alberi. Una sottile striscia di fumo fluiva dal
camino, e nel crepuscolo, poteva scorgere le luci alle finestre.
- Posta come era sulla collina, la neve non l'aveva oscurata
totalmente alla sua vista. Se fosse stata annidata tra gli alberi, lei certamente
l'avrebbe mancata completamente.
- Doveva esserci una sorta di strada di accesso; dopo pochi
zoppicanti passi, trovò una divisione negli alberi. La ghiaia coperta di neve
scricchiolò sotto i suoi stivali e lei seppe di essere sul percorso giusto. La strada era
relativamente liscia, recentemente sistemata. Qualcuno viveva lassù, e e si impegnava per
tenere in ordine la strada. Dopo un po', lei cominciò, chiaramente, a chiedersi se
sarebbe riuscita ad arrivare tanto lontano. La capanna che le sembrava così vicina dalla
strada principale era, infatti, molte centinaia di yarde più in su.
- Quello che una volta le era sembrato accessibile, risultò
essere isolato da un complotto. Attraversò un ponte di legno, fermandosi a guardare il
flusso di acqua sottostante, rabbrividendo nel pensare a quanto fosse stata vicina ad un
bagno ghiacciato solo una mezz'ora fa.
- C'era quasi, c'era quasi. Stava cominciando a sentirsi un po'
brilla quando arrancò a fatica fino alla porta anteriore. Raccolse ogni briciolo di
energia che le era rimasta per sollevare la mano e bussare. Il battere del suo pugno
risuonò pietosamente debole alle sue stesse orecchie e si chiese se chiunque fosse
all'interno l'avesse potuta sentire.
"Hei!"
Dannazione, anche la sua voce si era arresa al fantasma,
mentre gracchiava la supplica, "Ho bisogno di aiuto!" Nessuna risposta. C'era
qualcuno a casa? Lei spiò la massiccia sagoma di una Jeep che spuntava dall'angolo della
capanna, e decise che questa persona poteva essere poco socievole. Di nuovo, lei bussò,
usando le ultime forze per colpire con ambo i pugni.
"Mi aiuti!" invocò, poi ondeggiò quando un flusso
di calore scaldò la sua faccia.
L'alta figura disegnata nella luce che proveniva da dietro,
non sembrava troppo felice, e l'idea fu confermata rapidamente dal suo grugnito:
"Questa è proprietà privata. Credici". Il fucile che aveva in mano
sottolineò il suo scontento per il fatto che se ne stava sulla soglia.
Ma lei non aveva nessun altro luogo dove andare. Ingoiando,
tentò di spiegare.
"La mia - la mia macchina. Ho avuto un incidente. Alla
fine della sua strada. Posso -"
"No."
"P-per favore", lei balbettò, con i suoi denti che
battevano per il freddo.
"Io posso - io posso pagarla."
"Ho detto di no."
La porta cominciò a chiudersi e lei sporse una mano,
sentendosi cadere in avanti.
Certa di essere sul punto di fare la sciocchezza di svenire,
lei fu subito sollevata da un paio di braccia forti. I suoi occhi si chiusero alla
sensazione del suo calore, e lei lo sentì mormorare: "Maledetta donna".
- Alzando le ciglia gelate, lei scoprì la sua faccia
vicinissima alla propria, e la mascella stretta con rabbia. Un formicolio acuto di
riconoscimento la attraversò colpendola e lei ansimò. Gli zigomi alti, la bocca piena,
la barba di giorni... ma più di tutto, gli occhi. Lei non avrebbe mai dimenticato quegli
occhi.
- Lei sapeva che lui l'avrebbe presa per pazza, ma lo disse
comunque, forzando un sorriso tremante.
"Che fanno gli Yankees?"
Le sue sopracciglia si riunirono; fu l'ultima cosa che vide
prima di soccombere esausta.
End Chapter Two