A Familiar Heart - Capitolo 3

 

Fox Mulder fissò la donna incosciente che teneva tra le braccia; sicuramente Dio lo stava ripagando di tutte le bugie e i tiri mancini che aveva compiuto o detto negli ultimi 4 anni. Egli considerò che aveva sofferto abbastanza, da febbraio ormai, ma ora sapeva che il proprio inferno nn era ancora terminato. Tutto ciò che desiderava era di rimanere da solo. O almeno averne una possibilità. Il capanno da caccia di suo nonno gli era sembrato il luogo perfetto x dimenticare x una settimana o due, fino al ritorno al proprio lavoro. Nessuno conosceva il cammino x arrivare lì, era lontano abbastanza dalla strada principale, e gli ‘intenzionali’cartelli spaventavano ogni viandante.  
Ma nn costei. Una vocina nel retro della mente gli disse che forse lei nn aveva scorto i segnali. Poteva esser stato uno sbaglio nn intenzionale. Oppure, lei poteva esser lì x uno scopo nefasto. Egli si era fatto un sacco di nemici lungo gli anni, persone che avrebbero adorato nient’altro che tagliargli le palle, incluse alcune donne.
Lei nn gli sembrò familiare, comunque.
Certo, l’uomo che lo aveva perseguitato durante la guerra, aveva molti modi di prendere un avversario, e il + semplice coinvolgeva l’uso di una donna che distraesse e truffasse.  
Invece, cosa ne era degli Yankees? Quale miglior modo x assicurare le proprie preghiere di patriottismo, se nn parlare di baseball?
Al diavolo, egli avrebbe scommesso il proprio dollaro di base che sotto quel cappello di lana c’era una testa piena di capelli tinti con radici nere.
Egli nn era stato capace di dare una buona occhiata al suo colore degli occhi, ma aveva visto prima stranieri dagli occhi azzurri, che parlavano correttamente inglese, senza alcun accento. La guerra aveva condotto molti studenti stranieri a studiare in USA; tutti loro erano dunque capaci di cavarsela con il linguaggio e i costumi. Abbastanza da essere immediatamente arruolati nell’esercito Axis come spie.  
Nn l’aveva aiutato che egli avesse capito, prima di andarsene, qualche giorno prima, che gli avrebbero dato la caccia.
Sappiamo che è Chang, aveva detto Skinner velocemente.
Siamo sulle sue tracce, e dovremmo neutralizzarlo velocemente. Prenditi qualche giorno, stai nascosto.
E quando raggiungerai la East Coast, noi avremo catturato Chang.  
Mulder si era infuriato, maggiormente xkè i propri ordini erano da nascondere. Ma sapeva come era valutato dai propri superiori, come essi non avrebbero voluto dare una possibilità che egli cadesse prima che molti pensieri evaporassero x il coltello di un nemico invisibile.
Egli avrebbe dovuto conoscere di più e pensare alle proprie azioni a Hong Kong, come queste sarebbero potute essere incancellabili.
Specialmente quando, in un inutile sforzo di redimersi prima di partire x casa, egli avrebbe potuto cercare di far cessare il traffico di oppio di Chang con una disgrazia repentina. Patteggiare con il serpente x 5 anni era stato difficile abbastanza- si era sentito dannatamente bene a guardare le navi di Chang andare in fiamme e affondare, con un leggero stordimento dovuto al fumo di oppio. Il giorno seguente aveva beccato un passaggio x casa, avvertendo Skinner che ‘Luna Cinese’aveva chiuso i battenti x sempre.  
Sollevando la donna senza sensi tra le braccia, egli esitò a lasciar andare il fucile, poi si ricordò del coltello nel proprio stivale e della rivoltella alla cintura, sotto la camicia di flanella. Doveva fare qualcosa di lei, egli nn poteva starsene sotto la porta tutta la notte.
Appoggiando il fucile contro la parete, chiuse la porta e la sollevò in braccio.
Benchè fosse ricoperta da capo a piedi di vestiti invernali pesanti, lei misurava come nulla.
E premendosela più vicina, egli potè percepire il tremore della vicina ipotermia che le minacciava il corpo.  
Le labbra di lei si mossero senza conoscenza, parole sussurrate.
Inclinandosi + vicino, permise al caldo sospiro di lei di solleticargli l’orecchio, ed egli sbuffò, alla comprensione che le parole che lei sussurrava nn erano in inglese.  
Erano in giapponese. Quasi intellegibilmente, ma lo erano. Immediatamente in guardia, le braccia la strinsero, come se egli stesse valutando la prossima mossa. Come poteva credibilmente questa donna esser lì con un intento innocente? Non molto davvero, specialmente considerando il dannato indizio che stesse balbettando in lingua asiatica. Lei era lì x ucciderlo, ne era certo. Ma dannazione se lei nn somigliava alla Piccola Bo Peep (NdT: modo di dire x indicare un nome tipicamente yankee) con la sua pelle di alabastro e gli occhi blu. Contro la propria volontà, il corpo di lui si tese, reagendo alla dolce sensazione di tenerla tra le braccia. Non pesava nulla lei, così leggera e inerme. Egli avrebbe voluto immergere il naso contro le sue guance rosee e inalarne il profumo. L’attrazione sessuale fu immediata e intensa. Tutti quegli anni sotto la sorveglianza dell’occhio vigile di Chang, egli non si era permesso il lusso maschile di andare con prostitute, e da quando era tornato a casa, alla fine di agosto, era stato troppo occupato con gli affari di guerra. Egli avrebbe potuto immergersi in lei in pochi minuti.  
Strinse gli occhi chiusi, rimproverando la lussuria di una debole parte del proprio cervello. No. Egli doveva stare in guardia.
Si concentrò su lei, conducendola verso il letto, dall’altra parte della stanza.  
Assassina o no, lei nn era in forma x tentare alcun omicidio al momento, di questo poteva esserne certo.
Aveva tempo x valutare la situazione. Ma prima, doveva risvegliarla, voleva risposte, prima di chiamare San Diego.
Poi l’ avrebbe gentilmente tenuta in ostaggio, mettendo fine alla ricerca di Chang una volta x tutte, con lei come esca.  
Depositandola sul leggero materasso del proprio letto, egli cominciò a strapparle i vestiti umidi di dosso. Il cappotto e la sciarpa furono i primi, poi gli stivali. Egli lottò con quello destro e lei si lamentò un po’, facendolo fermare. Osservandola nel viso addormentato, egli decise che non si era svegliata, e diede uno strattone allo stivale. Che rivelò un calzino zuppo che egli lanciò sul pavimento. Velocemente, egli le arrivò ai pantaloni, zuppi fin sotto il ginocchio, la felpa di lei era asciutta, un fatto che egli notò appena, mentre le cercava addosso un’ arma, indugiando un poco sulla dolce pienezza dei seni.
Mentalmente, si rimproverò x la propria mancanza, le sollevò il maglione di cachemere verde, x sbottonarle i pantaloni, che vennero via facilmente, sotto le proprie mani.  
Egli soffocò un improvviso flusso di desiderio alla vista delle gambe snelle e piccole. Ok, quindi lei aveva un corpo favoloso, e lui era da tanto che nn andava con una donna. Ma nn c’erano scuse x permettersi di vagare con la mente, anche se lei fosse inarcata a tagliargli la gola.
Egli ignorò il modo in cui la bianca seta delle sue mutandine ricadesse sui suoi fianchi (NdT: siamo negli anni 40, esistono le culottes! LOL) e sollevò lenzuola e coperte.  
Indietreggiando, egli rimase in piedi con le mani sui fianchi, ammirando il proprio lavoro efficiente. Lei appariva piccola e persa nel letto, e molto vulnerabile. Bene. Meglio tenerla in questa guisa. La veloce perquisizione fattale addosso, nn aveva rivelato la presenza della patente di guida, e nn era sorprendente. Egli si aspettava di trovare una pistola o un coltello, invece nulla. Ma la piccola fiala di vetro sottile contenente una polvere era la pagliuzza finale al proprio nido di sospetti.
Veleno. Lei aveva pianificato di avvelenarlo. Conoscendo Chang come lui poteva, egli immaginava che avrebbe avuto una lunga e terribile agonia, senza un antidoto. Egli radunò i vestiti di lei e li sistemò sulla sedia davanti il camino, sopprimendo l’istinto di bruciarli. Non sarebbe potuta fuggire senza coprirsi, del resto. Ma doveva indossare qualcosa, x il suo viaggetto verso la prigione il giorno seguente, invece, egli non era disposto a lasciarle vicini i vestiti. La fiala, che si era messo in tasca alla camicia, avrebbe atteso il momento della negazione di lei.
Egli preparò un po’ di caffè, mettendo altra legna nel camino, sedendo poi sulla sedia a dondolo, con il fucile accanto.
Egli raggiunse la cintura, tirò fuori la pistola, e risedette in attesa.

Xxx

2 ore dopo, lei ancora nn si era svegliata, egli cominciava a agitarsi, domandandosi se non avesse dovuto chiamare via radio lo sceriffo di Pedmont x far mandare una jeep x lei e finirla lì. Ma se avesse fatto così, lei nn avrebbe di certo confessato. Una volta tra le grinfie della legge, lei avrebbe potuto inventare qualsiasi storia volesse.
E con quell’aspetto, si, lui doveva ammetterlo, lei era di una bellezza classica, sarebbe stata sul prossimo aeroplano diretto a lasciare il Paese in un batter d’occhio. Persa x sempre, con i suoi legami con Chang persi con lei.
No. Una volta sveglia, egli avrebbe ottenuto le proprie risposte, e avuto le proprie certezze verso Chang confermate.
Chang era negli States, da come loro sapevano. Molto probabilmente, stava complottando oltre i porti della California, ricostruendo le sue vie di traffico di droga e cercando vendetta sul suo vecchio amico Mulder. Egli avrebbe dovuto uccidere quel bastardo quando ne aveva avuto la chance. Avrebbe potuto farlo, svariate volte, ma le leggi del proprio Paese, e i numerosi legami di Chang con l’esercito giapponese, avevano evitato il corso della azione. Mulder pensava che Chang potesse esser morto su uno dei suoi battelli, l’ultimo giorno a Hong Kong, ma nn aveva quella sorta di fortuna. Egli si era semplicemente abituato a tornare negli States ancora, quando Skinner gli aveva dato le cattive news.
Anche dopo così tanti mesi, dopo aver perso metà dei propri possedimenti e soldi, Chang era tornato, come un cattivo pensiero.  
E dava la caccia a Mulder.  
Non era sorprendente x lui che Chang fosse attirato come fosse una cosa dolce e tenera dal fatto di ucciderlo. A Hong Kong egli aveva visto le donne dall’aspetto + innocente passare il limite. Come puttane, come intermediarie nel traffico di oppio, come spie x i giapponesi e i tedeschi. Bionde, Brune, rosse... ogni possibilità c’era, i capelli erano falsi. Il controllo Britannico sulle isole nei giorni precedenti la guerra aveva dato molti fiori interraziali. Mixati con sangue tedesco, italiano, e del medio oriente, Hong Kong era una fucina di colori di pelle e sfumature di occhi. Anche se lei non era nativa delle isole, Chang, secondo i rapporti degli uffici di Skinner, aveva ancora abbastanza denaro x aizzare la bestia.  
Lei era tedesca? Una delle molte spie naziste sotto copertura che circolavano nel globo, che aveva trovato un lavoro stabile? Non soddisfatta con gli Alleati, si era rivolta al mondo sotterraneo x darsi una possibilità di vita. Con abilità si era data tra le braccia del terzo Reich, lei poteva chiedere un alto prezzo x i suoi servigi.
Con quella pelle bianca che diceva dei suoi antenati europei, questo era certo.  
Un movimento nel letto lo distolse dai pensieri. Egli si immobilizzò, sapendo che lei nn sarebbe stata capace di scorgerlo oltre le ombre dietro il camino. Pistola in mano, egli bevve l’ultimo sorso di caffè, e attese che lei si svegliasse pienamente.  
Egli nn ebbe molto da attendere. In pochi istanti lei sospirò e si stirò sotto le coperte.
Mostrando un profilo rilassato, i suoi occhi si aprirono. Ed egli parlò, le dita strette intorno la pistola in attesa.

-Guten aben-, mormorò lui, e lei voltò la testa.

Dalla leggera confusione che le scorse nel viso semi illuminato, egli fece un altro tentativo.

-O dovrei dire, buona sera? - (NdT: in italiano nel testo originale. . Mulder che parla italiano…WOW)

Ancora alcuna risposta. In effetti, lei sembrava ancora + confusa, come se fosse ipnotizzata dalla voce di lui.
Bene. Benchè egli volesse la sua attenzione x dirle tutto, egli nn voleva che sul serio lei si mettesse 'in allerta'.
Una confusa, facile mente manipolabile era l’ideale. Egli diede un sinistro sorriso e tentò ancora.

-Ni hao?- 

Quello portò un momento di riconoscimento, come se gli occhi di lei si spalancassero. La connessione con il linguaggio asiatico era innegabile, come se filtrasse dal suo volto come una lampadina che si accende. Andando oltre, egli mormorò.

-Kon-nichiwa?- 

Il volto di lei si addolcì e lei respirò in sollievo, apparentemente scaldandosi all’odore del caffè di lui e sussurrò.

-Koohii? Douzo? - 

Nella mente annebbiata di lei, lei innalzò di nuovo il proprio linguaggio non certo nativo ma da ‘lavoro’.
Egli raggiunse il pacco di cerini sul piccolo tavolino accanto la sedia a dondolo.
Tenendosi pronto, ma + rilassato su di lei, con la pistola, egli ne accese uno con il pollice e accese la lampada a olio che era sul tavolinetto.
Lo sguardo di lui le arrivò dritto sul volto incantevole, e vide la presa su di lei del proprio sorriso freddo e le disse.

-Koohii? Koucha?- la voce gli divenne di acciaio.  

-O me, piccola?- 

 

End chapter 3