- Lei battè le palpebre, allimprovvisa animosità di lui,
la sua mente si rifiutava di credere che egli potesse essere così rude.
- Si, lei si era introdotta lì.
- E lultima cosa che ricordava, prima di allora, era il
volto di lui, accigliato, sulla porta.
- Ma ora era qualcosa di diverso, e lei si domandò se fosse
piombata in qualcosa di + pericoloso della potenziale ipotermia dovuta alla tempesta di
neve.
- Scosse la testa x chiarire il resto dei pensieri, e gli
domandò.
-Mi scusi?-
- Senza toglierle gli occhi di dosso, egli, con attenzione,
prese il globo trasparente della lanterna e ne aumentò la fiamma, fin quando
lintera stanza nn fu colma di luce.
- Stavolta, quando egli parlò, fu in perfetto, lento linguaggio
inglese.
-Mi hai sentito, piccola. Caffè, tè, o me?-
- Buon dio, era lui. Il suo eroe! Quello che aveva rischiato
tutto x salvarla a Los Banos.
- Ma quello era morto, doveva esser morto. La ferita
era stata mortale, lei lo aveva compreso appena aveva messo la mano sul fiotto di sangue
che ne fuoriusciva. Certamente, coperto da tintura x mimetizzazione, il volto di lui nn le
era completamente noto. Ma lei avrebbe riconosciuto quella voce dappertutto.
- Lei ne aveva sognato al riguardo, indugiandovi. Volendo che le
carezzasse le orecchie ancora, da quando laveva udita la prima volta e unica.
-Sei tu, - sussurrò lei, con le lacrime agli occhi.
- A questa affermazione dolce, gli occhi di lui si oscurarono in
cupe pozze di passione profonda.
- Essi la bruciavano dove la fissavano, lasciandole lente
pressioni di desiderio sulla pelle, sul volto.
- Egli nn era indifferente a lei e gli piaceva dimostrarglielo.
-Sei sicura, tesoro?- ribadì lui, - ti preparo un corposo
rimetti-in-piedi... oppure apprezzeresti qualcosa di + forte della
caffeina?-
- Oh, Dio. Egli aveva frainteso la sua replica, e nn in modo
carino, veramente. Piazzato sulla sedia a dondolo, con i jeans indecentemente stretti, lei
nn potè evitare di notare la sua mascolinità. Ed appena lei risollevò gli occhi, si
sentì andare in fiamme il viso.
- Specialmente quando egli ridacchiò, senza gioia.
-Forse ti permetterò un assaggio delle bontà, piccola. Ma
dopo che avrai sputato il rospo. -
- Xkè era così arrogante, così aggressivo con lei?
- A meno che egli nn si ricordasse di lei x niente, solo così
allora quel comportamento avrebbe avuto senso.
- Dopo tutto, si erano incontrati solo una volta, ed erano nel
mezzo di una battaglia.
- Egli nn poteva aspettarsi di ricordare ogni piccola scarnita
rossa del POW. Ma lei doveva provare a fargli ricordare.
-No, ti stai sbagliando. Io... Io ti ho incontrato prima. Le
Filippine. -
-Luzon? Una delle puttane di Chang?-
-Cosa?-
-Scusa se ho infranto la tua bolla di sapone, ma dovrei
ricordarmi di aver scopato una come te. -
A tale profanità, lei sbiancò, ma tenne duro, determinata
ad arrivare a lui.
-Tu mi hai salvato, sei stato il mio eroe. -
Egli rise, con suono aspro e graffiante, facendo balenare i
denti bianchi.
-Quindi davveromi hai confuso con qualcun
altro, dolcezza. Una cosa che nn sono è proprio un eroe. -
- Era forse possibile che egli soffrisse di choc
post-traumatico, bloccandosi oltre i ricordi della ferita occorsagli e dellorrore
della guerra.
- Lei conosceva la sindrome xkè ne aveva visti diversi in Oak
Knoll, avendo poi personalmente vissuto attraverso una sorta di sentimento simile, quello
di nn potersi aiutare da sola.
- Il modo in cui salti quando un'auto è in fiamme, le volte che
mangi un pasto come se stessi realmente morendo di fame, lintensa, improvvisa
sfiducia verso gli sconosciuti, come se nn fossi capace di camminare in mezzo alla folla
ancora una volta.
- Lei poteva totalmente comprendere xkè egli sembrava essersi
rintanato in quel capanno, pistola al fianco. Controllando e attendendo, destato ad ogni
minimo rumore. Lei doveva procedere con cautela, dallespressione di lui accigliata,
alla pistola che stringeva in mano, il suo intero comportamento urlava che egli era pronto
a reagire in un istante.
- Lei poteva farsi uccidere in un battito di cuore.
- Allora lei ricominciò, lentamente, cercando di smorzare il
tono della conversazione.
-Grazie, mister
. ?-
Uno sbuffo uscì dal grosso naso di lui ed egli piegò le
labbra.
-Lasciami indovinare... Per salvarti la vita? Giusto? E tu
sai dannatamente bene come mi chiamo! -
Questa risposta nn aveva alcun senso. Essi nn conoscevano i
loro nomi rispettivamente. Lì nn cera stato il tempo nemmeno di respirare...
-La domanda migliore è... quale è il tuo, di nome?-
- Sotto la lenta frase, cera un freddo, ghiacciato strato
di minaccia.
- Lei si strinse alle coperte, ma era determinata a tenergli
testa.
-Scu... -cominciò lei, poi pensò fosse peggio usare il
nominativo usato in servizio, dove qualcuno è solo un cognome su una targhetta.
-Dana. Il mio nome è Dana. - il nome sarebbe andato bene,
pensò lei. Molti termini + familiari cadono negli indirizzi militari, dove la guerra era
lultima cosa cui loro potessero pensare al momento.
O comunque nei confini di quel capanno.
-Dana, -mormorò lui piano, tirando fuori il nome una seconda
volta, prima di aggiungere, -Carino. Proprio come te. Ho quasi sperato di averti
incontrata a Luzon. -
Improvvisamente, come se egli si fosse accorto di chissà
quale errore, strinse le labbra.
-Dove è Chang?-
-Chi?-
-Il tuo capo, Yui Kwok Chang. Dove stà? Aspetta in strada il
tuo segnale?- egli si infilò la mano nella tasca della camicia e ne estrasse una fialetta
marrone.
-Cosa è questa? Una specie di oppio + fine, forse mischiato
con un po di cianuro? Supponevi di fare il lavoro da sola o solo tramortirmi x la
gioia seguente di Chang?-
-Cosa? Io nn so di cosa parli!-
Egli si esprimeva in indovinelli.
E sembrava che le andasse incontro nel proprio proposito: la
polvere di tiamina che lei si era portata dietro era un farmaco combatti-fatica, ambrato
alla luce della lampada.
-Guardi, la mia auto è forse a un quarto di miglio a ovest
di qui, sullautostrada. Sono uscita dalla strada e ho visto il suo capanno. Ho solo
bisogno di un passaggio fino a Piedmont. -
-Oh, ma dai, dolcezza.- egli si alzò in piedi, la sedia a
dondolo sbattè x la sua spinta arrabbiata allindietro.
Dio, egli era + alto di quanto lei ricordasse: alto, bello e
impossibilmente, irrevocabilmente
. pazzo.
-Dove è il tuo ID?-
-Il mio ID?-
-See, lasciami vedere qualche documento di identificazione.
-
-La mia borsa... -
-Prova ancora. -
- Dannazione. Lei si ricordava di aver messo la patente nel
cruscotto dellauto, prima di entrare in casa; aveva imparato a portare il meno
possibile nella borsa, specialmente da quando viaggiava da sola.
- Denaro, documenti, ID, tutto rimasto in auto.
-Non ti ricordi dove lhai messo, - chiese lui
sprezzante, - Oppure nn ti ricordi che nome hai stavolta, dolcezza?-
Il tono di lui era infuriato e lei rispose a tono.
-Non chiamarmi dolcezza, idiota!-
Lei chiuse gli occhi contro limprovviso flusso di
dolore nella propria testa, istantaneamente rimpiangendo lo slancio.
-Piccola, tra un minuto chiamerò lFBI, se nn cominci a
parlare. -
Dolore o no, lei riaprì gli occhi.
-Chiamami piccola ancora una volta e ti spaccherò il naso
con quella pistola. -
- Va bene, allora le donne nn sono addestrate al combattimento
fisico, ma lei aveva dei fratelli.
- Sapeva dare pugni, anche se lui era il doppio di lei.
- E la paura di lei aveva dato spazio alla rabbia, tanto da
poterlo prendere a calci nel didietro, x ridargli la sanità mentale.
- La sorpresa impertinente alle invettive di lei gli fecero
sollevare un sopraciglio, ma egli rimase comunque in controllo, attenuando la voce in un
fare le fusa minaccioso.
-Va bene, Dana. E ora di finirla di
scherzare. Dimmi dove è Chang, altrimenti ti ritroverai al freddo... con un buco proprio
tra i tuoi begli occhioni blu. -
- Qualcosa nel modo in cui lui laveva avvertita le
suggerì che egli nn era serio, riguardo al fatto di ucciderla.
- Dopo tutto, egli poteva già averlo fatto, lasciandola
allesterno, invece di avvolgerla nel caldo.
- Egli aveva bisogno di sapere dove fosse questo
Chang, e nn sarebbero bastate un sacco di spiegazioni da parte sua, x fargli
credere che lei fosse legittimamente in difficoltà.
- La instabilità mentale che arriva dalle battaglie a volte
dura mesi; non era difficile arguire che fosse un uomo tormentato da ricordi che nn lo
lasciavano in pace.
-Non so dove sia costui, - era la verità, e lei lo vide
reagire con accortezza, avvicinandosi.
-Non mentire con me, Dana. -
-Non stò mentendo. X favore, mi vuoi ascoltare? -
improvvisamente un pensiero la aiutò, - Va fuori, cerca la mia auto. Le chiavi sono nella
tasca del mio cappotto. Altrimenti posso andarci io. -lei si guardò intorno, accorgendosi
che il proprio cappotto e sciarpa erano appesi ad una sedia accanto il camino,
-I miei vestiti... -
-Scordatelo. Non te ne andrai fin quando lo dirò io. E se
pensi che mi incamminerò fuori di qui, stanotte, sei pazza. - egli si reinfilò la fiala
in tasca, ondeggiando verso di lei con la pistola.
-Alzati. -
-Per cosa?-
-Debbo legarti alla sedia. -
La paura le balenò dentro.
-No. -lei aveva giurato che nn si sarebbe mai + sottomessa a
nessuna forma di imprigionamento, di nuovo, e lordine di lui le aveva fatto saltare
lultimo nervo sano.
-Non andrò da nessuna parte, lo giuro. -
-Ho detto alzati... Dana, fallo. -
-NO!-lei indietreggiò verso la parte + lontana del letto, ma
il peso delle coperte le lavorò contro, ed egli la catturò in un attimo, prendendola
dalla caviglia dolorante. Lei soffiò di dolore e si voltò verso di lui, scalciando x
quanto potesse.
- Ma la mera presa di lui, il dolore alla gamba e alla testa
furono troppo.
- In mezzo minuto, lei si ritrovò legata alla sedia, come un
condannato che aspetti lesecuzione.
- Egli se ne era andato, da qualche parte dietro di lei, e la
sua voce le arrivò oltre le spalle, quando il primo brivido iniziò.
-Jerry? Sono Mulder. Torna indietro. -
- La testa di lei iniziò a vacillare, lei riconobbe
linizio di una crisi con cuore sofferto.
- Ogni segno che lei aveva contratto con la febbre beriberi,
dopo che lavevano dimessa, solo una buona dieta, e laiuto della tiamina,
avevano gradualmente portato a termine la malattia.
- Ma era stato durante il suo incarico alle Hawaii che aveva
cominciato a fare esperienza di crisi di insanità mentale. I medici avevano esitato a
chiamarle crisi, e nn cera nulla di fisicamente sbagliato in lei. Ma gli
attacchi erano rimasti gli stessi, soprattutto in periodi di forte stress. Lei ormai
odiava ogni forma di costrizione, anche il cappotto e la sciarpa sembravano soffocarla, a
volte.
- Ecco xkè nn li indossava in auto, e mettendoli solo se fosse
necessario. E ora egli laveva legata. Lei avvertì la bile sbraitante arrivarle in
gola, e cercò di avvertirlo.
-Ti prego! Non capisci! Non posso rimanere così!-lottando
contro i nodi, la voce di lei si sollevò in un lamento, - Ti prego, lasciami
andare!-
- Il suo medico laveva avvertita che le crisi sarebbero
sparite gradualmente, e davvero non ne aveva avute x un mese e +.
- Questa sembrava promettere il peggio.
- Il suo collo ondeggiò, le sue braccia e gambe si tesero
contro i legacci. Aveva bisogno di liberarsi, ma loro avrebbero riso ancora di lei, con i
loro occhi a mandorla e i comandi gutturali. La botola di legno chiusa sulla buca, la
intrappola in una oscurità sozza. Le sue narici si tendono, forzando aria
allesterno. Non può respirare, lei nn può respirare...
-Vi prego... -
Il suo cervello, cullato da sinapsi fallite, forma la
preghiera familiare.
-Douzo.. -
-Si, Mulder, ci sono. -
-Ascolta Jerry. Fammi un favore. -
-Certo, dimmi cosa. -
-Cè forse unauto alla fine del mio sentiero, con
un guasto. Rimorchiala x me in paese, puoi?-
-Cosa fatta, amico. Sono in marcia. Il proprietario?-
-La proprietaria è... uh, starà da me x un po.
Ok?-
Una risatina di allusione arrivò sulla linea della radio.
-Ahh, Mulder. Qualcosaltro?-
-No, grazie. -
- La radio gracchiò, portando lei allorlo.
- Luomo chiamato Mulder la ignorava, così lei cominciò
ad ondulare sulla sedia, battendo le spalle contro limmaginaria botola che bloccava
il sole fuori.
- Fuori, doveva andarsene fuori. In un attimo, lei cadde sul
pavimento, battendo i denti.
-Merda! Che diavolo... -
Egli era accanto a lei, in ginocchio, le mani di lui le
tenevano la testa.
-Lasciami andare, -cercò di urlargli contro lei.
Con una faccia incredula, egli le chiese.
-Cosa diavolo hai? Sei malata?-
Lei annuì, permettendosi di chiudere gli occhi. Appena x
scorgere egli stagliarsi su di lei e sulla sua nausea incipiente.
-T.. Ti prego.. nn posso respirare... -
- Le uscirono lacrime dagli occhi, lentamente spillando dalle
palpebre.
- Lei udì una bestemmia soffocata, poi lo percepì aprire i
nodi. Sembrò metterci una eternità, come quando lei ascoltava cadere le catene della
botola della buca.
- Egli nn fu veloce abbastanza, lei lottò ancora, perdendo la
presa sulla sanità mentale. Parolacce mormorate le riempirono le orecchie e lei urlò al
suo salvatore, x lui.
- Nei suoi recenti incubi, egli arrivava sempre, atterrando come
langelo che era, salvandola dalla morsa del terrore.
- La voce, ancora una volta maledicendo, spregevole, mutò,
divenendo confortante.
-Shh.
Ho fatto, Ti tengo. Stò x liberarti. -
- Quasi immediatamente, i tremiti di lei si calmarono. Pochi
minuti + tardi, lei poté aprire gli occhi, era lui.
- Grazie a Dio, era lui. Lei si alzò seduta, il corpo
improvvisamente troppo caldo, si accucciò tra le sue braccia in attesa.
-Dio, grazie a te, -sussurrò lei, seppellendo il volto nel
leggero battito di vita nel collo di lui.
- Egli si drizzò sotto il tocco di lei, ma lei nn gli permise
di lasciarla, come aveva fatto prima.
- Stavolta, lavrebbe tenuto stretto.
-No, nn lasciarmi, - mormorò lei, con le braccia intorno
alla vita di lui.
- Lei sapeva che la mente di lui stava andando oltre, ma se egli
lavesse spinta via, egli sarebbe potuto morire, come quella volta.
- Lei doveva pensare qualcosa di veloce, 'qualsiasi cosa' da
dirgli.
- Le mani di lei si appesero in pugni alla sua camicia, e le sue
labbra si aprirono sulla pelle nn rasata di lui.
- X un secondo, egli esitò, poi lei percepì le mani di lui
sollevarsi e prenderle la testa portandola a sé.
- Il bacio fu così bello... Egli sapeva di caffè e odorava di
esterno, di libertà. La bocca di lui si aprì sulla sua e la lingua di lui si addentrò
in lei.
- Si, considerò lei, lasciatelo arrivare fino allanima.
Lei poteva trattenerlo, allontanando il diavolo dalla propria anima sotto il dolce tocco
di lui.
- Lei soccombeva volontariamente, sentendolo prenderla oltre
ogni secondo che trascorreva.
xxx
- Tutto ciò è insano, pensò lui, immergendosi ancora +
profondamente nei dolci recessi della sua bocca con la lingua.
- Quella donna, quella donna morbida, che ricambiava, era
probabilmente una operativa che lavorava x uno dei + feroci boss dellAsia.
- E nn importava se la scena cui egli era testimone potesse
esser falsata, egli aveva veduto il terrore evidente negli occhi di lei, ascoltatolo nella
tremante voce.
- Un sacco di donne che lavoravano x Chang avevano fatto lo
stesso, ma solo x la minaccia che poteva derivare x il loro rifiuto a collaborare.
- Le loro famiglie torturate, loro stesse picchiate, in
sottomissione, nn avevano scelta se nn tra la prostituzione o lomicidio su
commissione.
- Ma quella era diversa, egli lo sapeva adesso.
- Quella nn lottava x la vita sotto il pollice verso di Chang, x
cadere come vittima della veloce retribuzione di costui, o, se fosse divenuto + spietato,
senza un oncia di pietà nelle parole e nelle azioni. Lei era altro, lei aveva preso la
strada a quel punto come una seduttrice con poca esperienza. Dolce nel corpo e nella voce,
richiamando la propria preghiera nellunico errore che avrebbe potuto costare la vita
ad entrambi. Egli se ne era accorto, e similmente comprese che nn importava. Lui la
desiderava. Poteva rimanere allerta, e conciliare una soluzione con lei quando
avessero finito. Ma nulla lo avrebbe fermato dallaverla.
- Lì, in quellistante.
- Lei gemette quando le mani di lui le si insinuarono sotto la
felpa.
- Egli, con lavoro veloce, giunse alla chiusura del reggiseno,
rilasciandole i seni, x pizzicarli con le dita.
- Agitandosi, lei ansimò nella bocca di lui al suo rude
armeggiare, ma nn era x paura.
- No, lei si lasciò andare, la carne sotto il pollice di lui
cominciò a rivelare leccitazione di lei.
- Egli giocò solo x un momento così, prima di abbassarla sul
pavimento, liberandola dal bacio, x fissarla in viso.
- Con gli occhi persi nelleccitazione, lei appariva semi
drogata, cosciente di andare oltre.
- Si leccò le labbra, guardandogli la bocca, che si abbassò a
coprirle la propria ancora una volta.
- Irrequieta, lei era irrequieta sotto di lui
Egli le
catturò entrambi i polsi con una mano sola, portandoglieli sopra la testa, nel tentativo
di tenerla ferma.
- Con laltra mano, egli raggiunse lorlo della felpa
di lei, sollevandola.
- Alla luce della lampada, i due gemelli di carne arrotondata
apparvero ed egli abbassò la bocca, stuzzicando con il naso la soffice valle tra essi.
- Lei si arcuò sotto di lui, premendosi contro le sue carezze.
Il caldo odore di pelle femminile gli riempì le narici, ed egli inalò profondamente,
rilasciandosi allodore del sesso.
- Era passato troppo tempo, e la freddezza dellaria
invernale che indugiava su di lei, gli spalancò la risposta sensoriale, facendolo sentire
vivo.
- Egli doveva assaggiarla... E lo fece, avidamente, succhiando
un capezzolo sporgente, il lisciare della lingua di lui, cercava il latte e il miele dal
corpo di lei.
- La risposta di lei fu immediata, egli iniziò ad ascoltare i
gemiti di lei farsi + lenti e intensi.
- Sotto di lui, i fianchi di lei circuivano i suoi, le gambe di
lei si aprirono in arresa. Era incredibile, ma sembrava che lei dimostrasse la stessa
astinenza lunga come la sua. La reazione di lei era evidente... la comprensione lo
attraversò ed egli nn perse tempo a dare ad entrambi ciò che entrambi desideravano.
- Lei si dimenò in protesta, quando egli sollevò la testa, ma
egli si affrettò a placarla.
-Va bene, va bene... -
- Egli premette un bacio alla impazienza febbrile che le
marchiava la fronte, e si sollevò da lei, quel poco x raggiungere la zip del proprio
jeans.
- Sorridendo malevolo al rumore metallico della zip, che raspò
contro lerezione, egli bestemmiò sottovoce, sentendosi come un adolescente con la
prima donna della sua vita.
- Dopo un momento di incespicamenti, egli decise di lasciarle
andare le mani, troppo impegnato nel desiderio x preoccuparsi che lei potesse fargli
qualcosa.
- Lei immediatamente si aggrappò con le braccia attorno a lui,
ed egli si dimemò alla sensazione delle sue dita fredde, che gli scivolavano sotto il
jeans
E al calore scaldante della bocca di lei che si chiudeva sulla propria. Mani
libere ora, egli si fece scivolare in giù jeans e boxer insieme abbastanza x permettere
al suo pene di liberarsi, la pistola nella tasca battè contro il pavimento.
- Egli appena registrò la perdita, sapendo bene che gli sarebbe
rimasta comunque vicina.
- E nn poteva fermarsi, egli voleva lei.
- Doveva averla ora.
- A dispetto del fascino di lei, egli prima nn aveva mai
permesso ad una donna di ipnotizzarlo, facendogli perdere ogni discernimento di ciò che
lo circondava, e nn avrebbe iniziato in quel momento a farlo.
- Una mano corse a trattenerla alla giuntura delle scapole, x
intrappolarla tra sé e il pavimento.
- Laltra mano libera le strappò le mutandine, e lei si
arcuò di nuovo sotto di lui, sottraendogli la bocca, x sussurrare.
-Sssiii
-
- Quellunica parola incitò il suo eccitamento a
proporzioni dolorose.
- Con lultima fetta di pazienza rimastagli, egli si
sbarazzò dei pezzi di seta e si immerse con un dito in lei.
- Lei sussultò, dondolando la testa da lato a lato.
- Gli umori di lei resero il suo dito scivoloso, ed egli grugnì
alla prontezza di lei, ritirando la mano.
- Dopo un paio di tentativi falliti, egli, finalmente, si fissò
in lei e colpì in lei, bloccandosi alla stretta presa delle pareti del suo sesso.
- Lei si aggrappò a lui, come una morsa, ed egli realizzò che
nn sarebbe durato a lungo, specialmente x il modo in cui lei si dimenava sotto.
-Stà ferma... Dio, rimani ferma, -gemette lui, i suoi
fianchi cominciarono a muoversi e la sua bocca soffocò le urla di lei.
Era bellissimo, così bello
End chapter 4