A Familiar Heart - Capitolo 5

 

Era così bello... lei si sentiva al sicuro.
Tra le braccia di un eroe, il ‘suo’ eroe, quello che aveva attraversato i legami tra libertà e morte, unicamente x lei.
Carezzandola intimamente, dove nessuno aveva osato addentrarsi prima, egli spazzò via ogni sua paura con un bacio, una carezza. Gli orrori della prigionia, del dolore alle mani dei Nips, sfocarono via come se non fossero mai esistiti. Lei si meravigliò x come la bocca e la lingua di lui stillassero passione da sé: si diede a lui con facilità, assorbendo la forza di lui, in cambio.  

-Sssii... - soffiò lei, con una saetta di puro piacere iniettata dalle proprie profondità. Dio, egli la trattava con dita da padrone, fin quando lei nn poté evitare di muoversi sotto la sua carezza, vibrando come corde di violino da troppo costretto nella custodia. Cantando, con bassi gemiti e dolci preghiere di richiesta, molto di +, lei si aprì a lui, voltando la testa in una furia di attesa, desiderata pienezza.  

La sollevò in su, e pochi secondi di aria fredda le corsero lungo i recessi umidi, poi egli spinse in lei, gemendo una preghiera al contatto.
L’aspro dolore fu momentaneo, simile ad alcuno che lei avesse provato in precedenza.
Accogliendo ciò, lei si alzò, x incontrare i colpi di lui, felice al profondo senso di interezza che comprendeva il proprio farsi coraggiosa.  

-Ti... prego... - implorò lei, voltando le mani nella camicia di lui. Lei voleva toccarlo, dargli piacere in cambio. Lei percepì l’esitazione di lui, ma sedusse la sua indecisione con la propria bocca, passandogliela lungo la mascella, sul volto, febbrile nella propria urgenza.  

Egli la lasciò fare, sollevandosi x farsi togliere la camicia dalla testa. Abbassando le labbra su di lei ancora, egli spinse con + forza, lamentandosi nella sua bocca.
Le mani di lei, ora libere di vagare, carezzarono la schiena di lui, madida di sudore, percependo la tensione dei muscoli e delle ossa. Esse vagarono con voglia, tracciando le vertebre sporgenti della spina dorsale di lui, allungandosi verso le natiche flettenti che pompavano in lei in continuazione.
Le corte unghie di lei si infilarono lì, scatenando un grugnito dalle labbra di lui che le arrivò nella gola.  
Liberandosi del bacio, egli le tolse le mani di dosso, x piantarle sul pavimento di lato alla sua testa.
Lei quasi urlò in protesta, poi pensò che fosse meglio così, ed egli torreggiò indistintamente su di lei, impedendo l'accesso alla leggera luce della lampada.
Egli la consumò, nel viso e nel corpo, come un angelo oscuro che nell’ombra promette protezione e gioia ultima. Sentendosi scivolare sotto di lui, la schiena sudata dando spazio sotto l’urto dei colpi di lui, lei aggrappò le mani attorno al suo collo x trattenerlo a sé. Respirando in contemporanea, lei lo osservò, adorando ogni nuance della sua faccia, mentre questa si muoveva in sincrono con i suoi movimenti.
Mascella allentata, gli occhi a fessura, egli ansimava su di lei, il volto di nuovo indurito ma allo stesso tempo acceso dalla passione.
Soltanto il segno dell’incremento dell’incresparsi della fronte di lui, le disvelò che egli era vicino a qualcosa cui lei nn era prossima.
Ma andava bene, il piacere di lei arrivava dal fissarlo, dall’averlo, mentre la amava.
Improvvisamente, egli si tese su di lei, gli occhi gli si chiusero quando lasciò andare un urlo debole, di gola, a denti stretti.
Lei sentì il proprio corpo riempirsi del seme di lui in svariate, calde gocce; i fianchi di lui prolungarono la liberazione con un lento, intenso sfregare che inviò uno spasmo di elettricità bassa, ove essi erano ancora uniti.
Lei cercò di prolungare l’ultima mossa, muovendosi sotto di lui, imitando le sue mosse.

-Non fermarti, -gli sussurrò, guardandolo nel volto rilassato.

Egli era talmente bello, il viso addolcito dalla confusione e dall’adempimento. I suoi occhi cercavano quelli di lei, come se egli cercasse di trovare parole.
Il corpo di lui ancora in lei era al momento semi duro; egli diede un paio di colpi deboli, e lei gemette, bassa e in richiesta.
Ma nn c’era + modo... lei cercò di muoversi con lui, x raggiungere la propria soddisfazione.
Il piacere, che momenti prima si innalzava come un pinnacolo sconosciuto, diminuì rapidamente.  
Fin quando lei nn percepì lui scivolarle via, il calore appiccicoso del suo membro contratto, rimpiazzato da una doppia carica di dita forti.
Un tagliente pezzo di rinnovato spasmo si alzò sotto la pressione e lo scivolare delle dita di lui, e lei trattenne il respiro, comprendendo che egli intendeva donarle ciò che la sua prematura soddisfazione le aveva negato. Grata che egli pianificasse di compiacerla, permettendole di raggiungere una gioiosa fine, lei sollevò lo sguardo su di lui, con un piccolo sorriso, usando la presa delle proprie mani, x attirarlo in un bacio amoroso.
La resistenza di lui fu immediata, mentre si scrollava x liberarsi.
 
La sua voce, quando arrivò, fu roca ma fredda, e il suo sguardo indurito.

-Dimmi dove è Chang, piccola. -Scivolando in lei, le dita di lui si tesero.

-Se vuoi questo, devi dirmelo. -

Nulla.
Questo nn aveva avuto importanza x lui, se nn x il finale.
Il dolore le riempì il corpo, rimpiazzando la felicità traboccante in un battito di cuore.
Egli ancora pensava che lei fosse qualcuno mandatogli da Chang, chiunque diavolo fosse costui!
Le mani di lei si allontanarono, curvandosi in pugni feroci che si abbatterono sul pavimento.
Lei si sentì degradata in qualche modo, ciò che lei stava considerando come una comunione di beatitudine di anime si era trasformata ora in un sentimento visibile.  
Egli le sorrise dall’alto, un sopraciglio sollevato.

-So cosa vuoi... dimmelo, e io te lo darò. - 

Le nocche di lei incontrarono qualcosa di freddo: la pistola di lui!
In un istante, il dolore di lei si cambiò in rabbia. Con il cervello caldo di vendetta, raccattò la pistola e la sollevò fino a portarla contro la tempia di lui, colpendolo duramente. La sorpresa giunse nei suoi occhi in un secondo, poi egli ondeggiò come un pallone sgonfio.
Usando tutta la sua forza, lei evitò la sua caduta su di sé, cancellandolo come se fosse caduto nel dimenticatoio.
Egli atterrò sulla propria schiena accanto a lei, spento come una luce spenta, il sordo tonfo della schiena colpì il pavimento echeggiando nel capanno.  
Con il petto pesante, lei lottò x rimettersi in piedi, soffrendo di nuovo del dolore alla caviglia.
La pistola puntata contro di lui, lei gli urlò.

-Tu, figlio di puttana!- 

Benché la debolezza le pulsasse nelle vene, lei sperò che egli nn si muovesse, xkè l’ultima cosa che voleva fare era sparargli.
Infatti, quando egli nn si mosse x alcuni momenti, lei aspirò un respiro secco di paura. Con cautela, lei si piegò x sentirgli il polso. Ancora forte e solido. Lei toccò il bernoccolo che si formava sopra l’orecchio di lui, senza xò sangue.
Lei nn pensò certo di avergli causato un danno permanente, ma x un momento, si sentì colpevole x il modo violento con cui l’aveva messo ko con grinta.
Questa era l’ultima delle sue paure, comunque. Egli era un bastardo in fregola, lei dubitò se un ben piazzato proiettile al cuore potesse portarlo a condizioni migliori. No, lei doveva fronteggiare un'eventuale carica di assalto, ma sapeva che aveva fatto l’unica cosa potesse fare x liberarsi.
E se se ne fosse andata prima che egli rinvenisse, egli nn l’avrebbe + trovata.  
Svenuto, il pene flaccido sporco di seme e sangue, egli risultava risibile.
Ma nn perse tempo a compiacersi del lavoro fatto, o a lamentarsi x la perdita della propria verginità con un mascalzone.
Se tutto quello che, allontanandosi dal capanno, le rimaneva una memoria di sesso guasto, nn poteva dirsi fortunata.
La verità era che aveva desiderato ‘lui’, così selvaggiamente tanto quanto lui, e nn c’era modo di immaginare uno stupro nella mente di lei.
Vai oltre, le avrebbe detto suo padre. Impara dai tuoi errori, ma nn indugiarvi +.
I propri vestiti... lei aveva bisogno dei propri vestiti. Li individuò accanto al camino e passò oltre la figura prona, a debita distanza.  
Lei doveva uscire da lì. Andarsene ora, prima che egli rinvenisse.
Egli ancora era sotto la nozione errata che lei fosse una sorta di spia ed ora, con la ferita infertagli sulla testa, sarebbe stato capace di strangolarla a mani nude.
In breve tempo, lei reindossò cappotto, sciarpa, calze bagnate. Indossare gli stivali fu una impresa monumentale, ma ci riuscì. Si portò una mano sulla testa, il berretto era ancora lì. Ora, quello era un mistero. Era stata in intimità con un uomo senza togliersi il cappello! Soffocando la risata che sapeva che presto si sarebbe voltata in isterica, si guardò intorno x cercare la borsa, poi lasciò perdere, sapendo che nn le rimaneva molto tempo. Finalmente lei si spostò verso di lui, apertamente frugandogli nella tasca dei jeans con un sorrisetto disgustato, le dita si strinsero su un mazzo di chiavi.  
La notte era scesa con severa intensità, e la caduta di neve era raddoppiata. Lei battè le palpebre contro la puntura dei fiocchi gelati, sapendo che il tempo a sua disposizione era breve: se fosse potuta arrivare in città prima che ogni cosa chiudesse, avrebbe potuto far riparare lo pneumatico, se ne sarebbe andata.
Dovevano essere all’incirca le 6 p.m., ma lei nn poté vedere l’orologio al polso x il buio. Sicuramente una piccola stazione di servizio poteva rimanere aperta dopo le 6?
Immaginando di impiegare 1 ora x andare in città e tornare, poi un'altra ora x far riparare la gomma.. dannazione, doveva arrivare in città in un tempo ragionevole.
La jeep ruggì alla vita sotto le sue mani, e lei fu grata x quel 4x4 e immediatamente si indirizzò verso la statale.
Lei si voltò verso la propria auto abbandonata, era sparita. Bene.
Ciò significava che il carro-attrezzi l’aveva portata in città. Svoltò verso Piedmont.  
La città era una piccola città, con un ristorante, un rustico Comune, e una disarmante officina con un'insegna che diceva: 'Da Jerry-Esso'.
La stazione di servizio aveva ancora le luci accese e lei sospirò con sollievo, quando vide la propria auto disposta nel parcheggio adiacente.
Smontando dalla jeep, si addentrò lentamente nel bugigattolo, ascoltando la campana suonare in due rintocchi pungenti.
Un uomo, sorridente, si sollevò dal lato della sua auto.  
Invece di attendere che egli si avvicinasse alla jeep, avanzò lei, forzando un simile sorriso sulle proprie guance.

-E’ pronta la mia auto?- 

Asciugandosi le mani con uno straccio macchiato, Jerry divenne serio, arrivando alla Jeep, annuendo.

-Mulder aveva detto che avreste passat... - si interruppe x galanteria, il suo rossore si vide sotto il neon.

-Si, finisco immediatamente. E’ fortunata. Stavo quasi x chiudere, Miss Scully. - 

L’uso del proprio nome la freddò.
Come se egli se ne fosse accorto, spiegò velocemente.

-Ho dovuto prendere il manuale x la misura del tubo dal cruscotto, Miss. Nn intendevo impicciarmi. Solo un buco, certo, il cerchione era un po’ piegato, ho dovuto cambiarlo. Ma credo che sia pronta. - 

Lei si morse le labbra; voleva che nessuno conoscesse il suo nome e sapeva che Mulder sarebbe corso in città a riprendersi la jeep.
Ma di nuovo, nn le importava che il proprio nome potesse esser conosciuto dall’uomo del capanno. Non l’avrebbe rivisto mai +, e se l’avesse fatto, lei aveva un padre e due fratelli che con piacere gli avrebbero torto il collo, potendola far scegliere.
'Dopo' che lei l’avesse sistemato, se solo si fosse riavvicinato.  

-Miss Scully, -disse quello, con un sorrisetto timido, -Lei è una amica di Mulder? Dov'è lui?- egli guardò nella jeep come se si aspettasse che qualcuno saltasse fuori.  

-Umm…ha cominciato a sentirsi male,- mentì lei.

Bè, egli si sarebbe sentito ‘davvero’ male quando si sarebbe destato, si divertì a pensare lei,

-Penso che sia contagioso. Mi ha detto di prendere la jeep x ritirare la mia auto. Ha detto che sarebbe venuto domani a riprenderla. Va bene?- 

-Sicuro. Sarebbero 12 dollari x cerchione e camera d’aria.- aggiunse quello, indicando l’auto di lei.  

Dannazione. Lei aveva 50 dollari nel cruscotto, accanto agli assegni, ma sapeva che scriverne uno significava che quello del capanno avrebbe avuto anche un indirizzo. E lei nn poteva perdere l’anonimato x 12 dollari. Aveva poi bisogno di ogni soldo x metter benzina e arrivare nel Maryland, xkè ora nn si sarebbe mai + fermata, neanche x stare in un hotel. Se egli avesse deciso di seguirla, lei nn poteva lasciare una traccia di assegni dietro di sé, fino a destinazione. L’avrebbe fatto senza dormire, era abituata comunque a dormire poco.  

-M... Mulder. -la sua lingua si intrecciò sull’odiato nome.

-Ha detto di metterlo sul suo conto?-Dio, sperava che il caro Jerry cadesse nel tranello.

Lei si piazzò sul viso un bel sorrisone dolce.  

-Certamente, signora. Mi permetta di fare manovra x lei. - 

Lei teneva un occhio alla strada dietro di sé, affrettando Jerry silenziosamente. + veloce che puoi, meglio che puoi.
L’uomo chiamato Mulder sarebbe rinvenuto in meno di mezz’ora, rimanendo stordito x un'altra ora.
Lei voleva esser già lontana, quando egli fosse arrivato a Piedmont; e sarebbe arrivato, di questo era certa.  

-Ecco fatto, signora.- Jerry le era accanto in piedi, lo sportello aperto.

Lei saltò alla sua voce, lei nn aveva udito l’auto arrivare.

-Vada piano, adesso, ok?- 

-Grazie,- lei entrò in auto e ignorò il saluto manuale di Jerry, prendendo a est, come se le fiamme dell’inferno fossero dietro di lei.  

Dopo un'ora, la neve smise di cadere, lasciando un cielo senza luna.
Dopo un altro po’, lei si accorse che le auto sull’autostrada sbandavano.
E poi ancora, lei fu sola, spedita verso casa, senza un'auto dietro di sé. Respirò x la prima volta liberamente da quando aveva lasciato Piedmont, e accese la radio, sentendo casa arrivare + vicina ad ogni secondo che passava.  
Bing Crosby cantava: ’I’ll be seeing you’.  
Una mano impaziente asciugò la guancia, appena la prima lacrima scese libera.  

Xxx 

La prima cosa di cui egli si accorse, quando si svegliò, fu che la testa gli doleva maledettamente. E che sentiva dannatamente freddo.
Lamentandosi, si alzò una mano sfiorò il bernoccolo sotto i capelli. Che diavolo era accaduto? 
Hey, i pantaloni erano alle ginocchia, il petto nudo era ricoperto di pelle d’oca... la pistola!
Egli partì, poi realizzò che era fuori portata, ma c’erano pochi capelli scuri sulla superficie metallica.
X un secondo le sue orecchie trillarono in confusione, mentre tentava di raggiungere l’arma.  
Poi tutto tornò. La donna, Chang, dannazione a lui!
Egli si risollevò in piedi, tenendosi jeans e boxer. La stanza gli vorticò intorno ed egli deglutì, chiudendo gli occhi contro la pesante sensazione di vertigine.
Lei se ne era andata, e poteva scommetterci, con la sua jeep.
Accidenti. Le chiavi nn erano in tasca. Egli era stato dannatamente fortunato che lei nn gli avesse sparato quando ne aveva avuto la possibilità. A meno che lei nn fosse andata a chiedere aiuto, x chiamare i suoi compagni x l’uccisione finale. Ma xkè?Egli era rimasto svenuto del resto… gli ci volle tutto lo sforzo x vedere l’orologio. Mezz’ora o +.  
Un lampo bianco gli colpì gli occhi, si piegò, sollevando la biancheria spiegazzata, i suoi occhi si spalancarono alle macchie di sangue.
Nah. Lei nn poteva essere... ma un veloce controllo del proprio corpo gli confermò la storia.
In colori vividi sul pene e sulle dita gli dimostravano come una bandiera rossa... l’innocenza perduta.  

-Bè che io sia dannato!- respirò lui.  

Una vergine.
Questo oppure lui l’aveva spaccata in due, forzandola a farlo. Ma no, nn era questo il caso. Lei era così pronta x lui come ogni donna con cui era stato, ed egli nn era il tipo da forzare le proprie attenzioni su una donna senza voglia. No, l’eccitamento di lei e la prontezza erano genuini come anche il modo in cui lei l’aveva accolto, pregandolo x il proposito.  
E cosa se… lei invece nn fosse stata mai toccata prima?
Quindi nn poteva certo lavorare x Chang.
L’unico modo che quello aveva x impiegare le vergini era chiedere un prezzo maggiore ai clienti desiderosi di simili soggetti.
Egli certamente nn avrebbe sprecato il denaro comandandole di effettuare una vecchia nemesi.  
A meno che lei fosse stata forzata a farlo, un numero di debiti dovuto a Chang potevano essere usati x comandarla.
Una sorella nei guai, una madre o un padre tenuti in ostaggio... diavolo, la fiala che egli ancora teneva in tasca era proprio simile all’oppio.
I drogati possono fare qualunque cosa x una dose.
Questi pensieri gli fecero dolere il cuore di +, ma ciò lo rese determinato a trovare la soluzione del mistero. Anche così, egli aveva fatto l’amore con una sconosciuta, una che l’aveva abbracciato con una passione che egli nn conosceva da ormai 5 anni. Non gli importava sapere quale fossero le motivazioni di lei, se lei l’aveva accolto come fosse nata x le sue carezze. Egli ‘doveva’ trovarla, partendo dall’unico luogo dove sapeva fosse andata. Lei nn avrebbe usato la jeep x un tragitto lungo, una chiamata radio e egli poteva esserle dietro in un’ora.
Egli camminò apertamente verso la radio

-Jerry? Ci sei? Torna qui!- 

Nessuna risposta. Egli provò di nuovo, ma senza successo.
Egli cercò anche di chiamare la stazione dello sceriffo locale, ma senza risposta.
Questo nn lo sorprendeva, Peidmont era una citta di poche abitanti. Lo sceriffo andava a casa x la notte alle 5 pm, e ognuno conosceva il suo numero di telefono se ne avesse avuto bisogno.  
Mulder maledì la propria mancanza di un telefono. Avrebbe dovuto aspettare fino al mattino seguente, o camminare fino in città, e nn era possibile.
Ancora una volta, egli chiamò Jerry.  
E pochi secondi dopo.

-Si? Mulder, sei tu?- 

Mulder sospirò sollevato.

-Jerry. Bene. Pensavo fossi a casa. - 

-Stavo chiudendo il cancello, e dando un'occhiata in giro. Che c’è?- 

-La mia jeep è lì?- 

-Uh... si- Jerry rispose dubbioso, -Xkè?Pensavo avessi detto tu a Miss Scully che tornerai domani, a ritirarla.- 

Il suo sangue corse freddo.  

-Tornare?- 

-Lei ha detto che nn ti sentivi bene, che dovevi tornare in te... - 

Mulder premette il bottone selvaggiamente, un brivido di incipente rovina gli corse su x la schiena.  

-Che nome hai detto? Come si chiama?- 

-Scully, Dana Scully. Pensavo fosse tua amica…- 

Chiudendo gli occhi, Mulder si appoggiò alla parete e sospirò.

-Una amica di un amico... -

Era la verità vera.

-Ti vedrò domani, Jerry.-

Egli chiuse il contatto radio e cadde sulla sedia a dondolo.  
Lei nn era una assassina. X una selvaggia coincidenza di fatti, egli aveva incontrato una innocente e aveva compiuto un folle, devastante errore.
Uno che presto avrebbe avuto un seguito, ne era certo.
Dio. Cosa aveva fatto?

 

End chapter 5