"Mi dispiace, Mulder", disse Charlie, spostando l'attenzione di Mulder dalle scale vuote. "Dana ne ha passate tante. É ancora un po' scostante".
L'implicazione che c'era di più nel passato di Dana che una carriera nella marina, fece rizzare le orecchie a Mulder. Sapeva che la sorella di Charlie era un'infermiera, che aveva prestato servizio nel Pacifico. Ma, combinato con l'attacco di nervi di cui era stato testimone nel capanno, lei aveva apparentemente attraversato decisamente molto più che l'avere a che fare con morti e feriti in un ospedale.
"Che le è successo?" Charlie si morse il labbro, come se avesse detto troppo.
"Non è cosa che posso divulgare io, Mulder. Ma ti dirò questo - non ha passato la guerra in un ospedale protetto a Honolulu. È stata prigioniera di guerra". Si girò verso l'appendiabiti, lasciando Mulder ai suoi pensieri tumultuosi per un momento.
"Perché l'uniforme?" chiese Charlie, interrompendo
la malinconia di Mulder. "Siamo in licenza, sai".
Gli era sembrata una buona idea, quel pomeriggio -
impressionarla con il suo grado, con il suo rango nei servizi segreti della Marina.
Ora, vedendo l'abito casual di Charlie e spiando la famiglia
in salotto in simile abbigliamento, si sentì fuori posto. Sorrise imbarazzato: "È
passato così tanto da quando l'ho dovuta indossare, ho pensato di avere bisogno di
riabituarmici".
"Finchè i tuoi abiti bianchi ti andranno bene,"
Charlie rispose ammiccando, parlando dell'imminente matrimonio.
Mulder annuì soltanto, sentendosi disonorato dagli ultimi
anni per poter indossare l'uniforme bianca della marina del suo Paese. Soprattutto da
quando aveva rivisto lei, lasciando che gli occhi cadessero sulla graziosa curva delle sue
guance e sui suoi occhi blu scossi dalla tempesta. Lei incarnava tutto quello che di buono
e di bello c'era nel concetto di casa... dannazione, persino il suo profumo pulito che
perdurava nell'ingresso minacciando di demolirlo. Non avrebbe dovuto mettere in pericolo
in questo modo lei e la sua famiglia; Charlie avrebbe dovuto capire.
"Uh, Charlie". Lui seguì lo spostarsi del suo amico con una mano sul braccio. "Riguardo il matrimonio"
"Oh no, non puoi" Charlie ringhiò, mentre impallidiva. "Sei qui, ora. Non puoi tirarti indietro. Skinner dice che è perfettamente sicuro per te riprendere le normali attività. In nessun modo Chang può raggiungerti".
Mulder si incupì. "Ha anche detto che lo hanno già in custodia".
"Come ti ho detto oggi al telefono, Chang sembra pedinato ad Hong Kong. È stato visto là ieri. Tutti i nostri capillari esploratori - per non menzionare gli agenti che lo pedinano passo a passo - Devono averlo ricacciato nella sua tana. D'altronde, qualche assassino ti ha rivolto la parola, ultimamente?" Mulder si sentì come se il respiro fosse uscito da lui.
Ma recuperò facilmente, prima che Charlie potesse vedere come il suo innocente commento l'avesse reso barcollante.
"No, ma -" "Nessun ma. È da quattro mesi, Mulder, che sei tornato a casa. Quattro mesi in cui ti danno la caccia -e- ti guardi le spalle. Chang se n'è andato e non tornerà. Ora... sarai o no il mio testimone?"
Si concesse finalmente di rilassarsi un po' rivolgendo a Charlie un sorriso torvo. "Certo". Ma lasciò che quel sorriso si indurisse in un annuire ed aggiunse: "Ma se avrò il minimo sospetto che Chang è sulle mie tracce, ne sono fuori. Intesi? Non metterò in pericolo nessuno della tua famiglia".
Il suo amico gli strinse la mano in una salda presa. "Affare fatto. Assicurati di dirmelo, okay? Non ti lascerò solo, se Chang decidesse di tornare. Nemmeno Skinner - lui deve sapere".
**********
"Dana? Tutto bene lì dentro?" il bussare alla porta del bagno la fece trasalire.
"Cosa succede, spiritello? Ti senti bene?" Il suo semplice gesto le portò l'umidità agli occhi e lei li batté per eliminarla, non volendo mostrare debolezza.
Portò l'asciugamano umido al collo e gli diede un'altra passata. "Sono solamente diventata un po' claustrofobica, nell'ingresso".
Era la verità; comunque, la *causa* della sua claustrofobia rimaneva ancora non detta. Ancora in agguato da qualche parte al piano inferiore, probabilmente bevendo il brandy di suo padre.
Charlie si guardava attorno in bagno con sguardo incredulo. "Quindi hai deciso di nasconderti in bagno?"
Le prese la mano, calmando il suo nervosismo. "Uhh... odio dirtelo, spiritello, ma questa è la stanza più piccola in tutta la casa".
Nonostante il suo nervosismo, lei ridacchiò. "Lo è, vero?"
Comprese qualcosa, intuitivo come sempre. "E' Mulder? Ti ha detto qualcosa? Ti ha fatto stare male?"
"No!" la sua risposta fu un po' troppo veloce, e lei la intonò più bassa, fuorviando il treno di pensieri di suo fratello con una mezza verità. "Lui è così... grosso. Con voi due assembrati attorno a me, non potevo respirare".
"Dio, Dana, mi dispiace. Mulder non poteva saperlo, ma io si".
Gli pizzicò il naso con l'asciugamano. "Hai dannatamente ragione!".
Charlie si rallegrò, con gli occhi che ridevano mentre diceva: "Oooh... che linguaggio. Lo dirò a mamma".
Avvicinandosi, lei mormorò: "Fallo, ed io le dirò come Ellen era solita strisciare dalla mia stanza alla tua quando lei si addormentava".
Il college aveva avuto uno scarso richiamo per la sua amica quando scoprì che l'allampanato diplomato delle superiori era cresciuto; come uno di loro ha ottenuto questo, senza dovere passare alle nozze con un fucile da caccia puntato, e in primo luogo era tanto x lei stessa.
"Cosa posso dire? "Lei ha una propensione per i
giovanotti". Sorridendo, si alzò in piedi e le tese una mano. "Andiamo,
spiritello. Dirò a Mulder che tu eri la donna più bella ed intelligente dei tre stati.
Mi farai fare brutta figura".
"Ti sembro a posto?" I pantaloni ed il maglione erano troppo casual per qualsiasi posto all'infuori di casa, ma non era dell'umore per cambiarsi con una gonna.
"Sei a posto. Sorridi, spiritello. Prometto che non ti organizzerò più nessun incontro, lo giuro".
"Bravo ragazzo," mormorò. "Stai imparando.
Vedo la splendida mano di Ellen nel tuo addestramento... dovrò congratularmi con lei per
l'ottimo lavoro".
Charlie la guidò fuori dalla porta del bagno, sbuffando,
"Lungi da me l'innamorarmi di una donna più grande".
**********
"Ha detto che i suoi genitori abitano a Washington, tenente Mulder?" vide la testa di Dana girarsi di scatto all'uso del grado da parte di sua madre. Notò anche - come una tiepida marea di colore scorrere verso le sue guance - che era l'unico rimasto ancora in piedi. Velocemente sedette, ed altrettanto velocemente, lo sguardo tagliente di Dana evitò il suo sguardo fisso. Si giro verso Maggie Scully, senza udire veramente le parole che uscivano dalle sue labbra.
Qualcosa riguardo suo padre ed il dipartimento di Stato. Lei mantenne la conversazione, chiedendogli qualcosa del periodo passato in Marina, dov'era stanziato, blah, blah, blah. Suppose di avere risposto correttamente, dato che non poteva rivelare sconsideratamente che era stato in compagnia di un trafficante di oppio negli ultimi anni. Quindi diede a tutti la versione ufficiale, alzando un po' la voce per assicurarsi che Dana sentisse.
"Sono stato ad Hong Kong dall'estate del '39. Ho lavorato per sovvertire gli interessi che hanno versato soldi in Giappone come con un imbuto".
"Una spia?" Melissa respirò, con gli occhi spalancati.
Grato, Charlie parlò, deviando la conversazione in termini più ragionevoli. "Lavora nella Naval Intelligence, Missy. Non puoi aspettarti che riveli tutti i nostri segreti". I suoi occhi incontrarono quelli di Mulder. "Posso riempirti il bicchiere, Mulder?" "Certo," disse, nonostante avesse a mala pena assaggiato il contenuto. Si alzò, andando con Charlie verso il bar. Dana si mosse appena, e lui si domandò se avrebbe avuto stasera la sua occasione per parlare con lei. Doveva provarci; non poteva apparire sui gradini degli Scully ogni giorno finché lei si fosse degnata di riceverlo.
Ma come? "Dana?" Charlie si rivolse a sua sorella, passandole il secchiello del ghiaccio. "Porteresti dell'altro ghiaccio, per favore?" Una leggera esitazione, quindi si alzò, rigidamente. "Okay". Era la prima parola che aveva detto dopo essersi riunita alla famiglia in salotto.
Passò a pochi centimetri da Mulder, e lui afferrò un soffio
del suo misterioso profumo. Diede uno strappo al suo inguine, e fu grato per la lunga
giacca del triste abito Provando a fermare l'irrompere del suo sangue, capì che forse
questa era la sua occasione.
"Charlie, puoi indirizzarmi al bagno sussurrò, vedendo Dana che girava a destra uscendo dalle porte del salotto. "Ho bisogno di lavarmi prima di rimettermi in strada". E lui se ne stava andando dopo aver parlato con lei - non sapeva se poteva starle così vicino senza essere in grado di toccarla più a lungo.
"Prendi a destra nel corridoio. L'ultima porta prima della cucina," Charlie gli sussurrò in risposta.
"Grazie".
Restando abbastanza indietro per lasciarle il suo spazio, disse: "Devo parlarti".
Come previsto, lei saltò, il ghiaccio sciolto battè rumorosamente nel secchiello. Lentamente, raddrizzò la schiena, ma non si voltò. "Non abbiamo niente da dirci".
"Dana -"
"Non mi chiami così!" sibilò. "Non ne ha
diritto".
Deglutendo al suo tono indignato, concesse: "Giusto
abbastanza, signorina Scully. Devo spiegarti".
Alla fine, lei si voltò, con le guance rosate per l'ira
orgogliosa. "Sono del suo stesso grado, Tenente. Mi mostri rispetto o lasci perdere
il 'Signorina'".
La sua collera diede una stretta, e ringhiò frustrato,
"Bene, allora. *Scully*". Lei voleva essere trattata da pari, quindi perdio, lo
sarebbe stata. Senza il titolo ordinato dal grado - erano stati troppo intimi per ricadere
nel protocollo militare. "Abbiamo delle cose da discutere, ed io insisto che tu trovi
il tempo di parlare con me".
"Io rifiuto... *Mulder*. E non sei nella posizione per forzarmi".
"Se tu rifiuti, *Scully*, non avrò altra scelta che
dire a tuo fratello cosa è successo in quel capanno".
"Non lo farai," lei esalò. "Perché vorresti farlo? Charlie ti ucciderebbe".
Un vero pestaggio era il minimo che si meritava.
Se fosse stato certo che Charlie avrebbe tenuto per sé la storia senza coinvolgere i genitori, gliel'avrebbe sicuramente detto, solo per permettere che il suo amico lo facesse in qualche modo espiare. Si, poteva già sentirsi il naso rotto. "E' solo quello che mi merito, non pensi?" il turbamento di un attimo prima era scomparso. "Ti meriti di essere annegato e squartato," rispose, mentre il viso le diventava freddo e distante. "E non credo che avrai il fegato di dirlo a Charlie".
Mulder tornò alla porta della cucina, indicando il ghiaccio che si scioglieva.
"Se voi, metti un po' di ghiaccio in uno strofinaccio, perché penso che mi servirà tra breve".
"Aspetta".
Lui represse l'impulso di sorridere con soddisfazione; prima di tutto e principalmente, lei era una che curava. La sua speranza che non gli avrebbe mai volontariamente causato dolore era stata esatta - anche se lei lo *aveva* colpito in testa già una volta. E mentre lei vacillava di indecisione egli fece la mossa seguente
"Cena con me domani sera".
"Il giorno di Natale? E dove vorresti che andassimo? Un piatto di minestra a St. Mary?" "Il giorno dopo, allora. Verso le sette? Posso venire a prenderti". "No". Lei fu chiarissima. "Ti raggiungerò. Da Mike's Grill".
"Alle sette," convenne. "Mi accerterò di portare il mio elmetto da combattimento". Egli vide come il suo ammiccare la infuriò, prima di girarsi per andare a porgere i suoi saluti al resto della famiglia.
**********
La messa di mezzanotte calmò i suoi nervi vibranti. Il canto
ritmato delle voci del coro, l'odore di incenso, il ronzare del latino. Seduta tra i suoi
genitori e Charlie, si sentì come avvolta in un bozzolo di sicurezza e d'amore. Melissa
aveva portato i bambini a casa per attendere l'arrivo di babbo natale. La loro assenza
lasciò un vuoto nelle celebrazioni di famiglia, ma lei gradì la pace e la quiete.
D'altra parte domani sarebbe stato abbastanza febbrile, con il clan Scully che avrebbe
celebrato con la sua tipica turbolenza.
Mentre il prete amministrava la sua omelia, Charlie le si
avvicinò per sussurrare: "Tutto bene, spiritello?" lei annuì, prendendogli la
mano tra le sue. "Certo".
End Chapter Seven