A Familiar Heart - Capitolo 7

 

Mulder la guardò volare su per le scale, sentendosi come se non avrebbe mai più visto la luminosità di quello sguardo. Sospirò, porgendo a Charlie il cappello e la sciarpa. Era stato un errore. Avrebbe dovuto semplicemente chiamare Charlie dallo Utah, chiedendo il permesso di non presentarsi, come avrebbe voluto. Chang era ancora una nefasta presenza nella sua vita, e non era autorizzato a mettere Charlie e la sua famiglia in balìa di una possibile rappresaglia da parte della sua nemesi. Ma sapeva che Charlie non l'avrebbe esentato così facilmente; Charlie sapeva tutto di Chang, e nell'ultimo mese aveva molto spesso rifiutato di permettere che Mulder affrontasse la morte da solo. 
Charlie aveva fede nella capacità della Marina di prendersi cura dei suoi, ed aveva creduto che si sarebbero occupati di Chang prima delle nozze. Skinner li aveva rassicurati che avrebbero potuto procedere con il matrimonio senza paura che Chang si avvicinasse troppo. 
Mulder non ne era così certo. E, fino ad un paio di giorni fa, aveva deciso che avrebbe detto a Charlie che era troppo rischioso. Quindi aveva incontrato *lei*. 
Una donna che l'aveva chiamato 'idiota' e che si era sciolta tra le sue braccia come se fosse nata per essere lì. Dopo avere scoperto il suo nome, seppe che sarebbe dovuto venire in Maryland. Chiamalo egoismo, chiamalo rimpianto - è indifferente. Lei era vincolata a scoprire chi lui fosse attraverso Charlie, e se lui non le avesse dato prova di non essere il mostro che lei pensava, allora non ne avrebbe avuto più la possibilità. Un riferimento al nome "Mulder" e lei si sarebbe rifiutata di ascoltare qualsiasi sua spiegazione. Se si fosse presentato alla sua famiglia, lei non l'avrebbe potuto evitare - almeno non fino al termine del matrimonio. Forse, per quell'ora, avrebbe avuto la possibilità di raccontarle tutta la storia.   
O forse, quando sarebbe scesa dalle scale, avrebbe portato un fucile. Per quel poco che sapeva di lei, era una possibilità dannatamente reale. 

"Mi dispiace, Mulder", disse Charlie, spostando l'attenzione di Mulder dalle scale vuote. "Dana ne ha passate tante. É ancora un po' scostante".   

L'implicazione che c'era di più nel passato di Dana che una carriera nella marina, fece rizzare le orecchie a Mulder. Sapeva che la sorella di Charlie era un'infermiera, che aveva prestato servizio nel Pacifico. Ma, combinato con l'attacco di nervi di cui era stato testimone nel capanno, lei aveva apparentemente attraversato decisamente molto più che l'avere a che fare con morti e feriti in un ospedale. 

"Che le è successo?" Charlie si morse il labbro, come se avesse detto troppo.

"Non è cosa che posso divulgare io, Mulder. Ma ti dirò questo - non ha passato la guerra in un ospedale protetto a Honolulu. È stata prigioniera di guerra". Si girò verso l'appendiabiti, lasciando Mulder ai suoi pensieri tumultuosi per un momento. 

Una prigioniera di guerra? Sapeva che c'erano state donne POW disseminate nei campi del pacifico occupato, in particolare a Los Banos. Era lì dove l'aveva visto? No, Dio non sarebbe stato così crudele - verso nessuno di loro due. Non importa dove l'avesse vista, il fatto che Dana fosse stata POW aumentava solo la sua improvvisa tristezza; aveva motivo per odiare i campi di prigionia quasi quanto ne aveva lei. Gesù.
Sembrava che entrambi non avessero avuto tregua, finché non si erano trovati. 

"Perché l'uniforme?" chiese Charlie, interrompendo la malinconia di Mulder. "Siamo in licenza, sai".    

Gli era sembrata una buona idea, quel pomeriggio - impressionarla con il suo grado, con il suo rango nei servizi segreti della Marina.  

Ora, vedendo l'abito casual di Charlie e spiando la famiglia in salotto in simile abbigliamento, si sentì fuori posto. Sorrise imbarazzato: "È passato così tanto da quando l'ho dovuta indossare, ho pensato di avere bisogno di riabituarmici".   

"Finchè i tuoi abiti bianchi ti andranno bene," Charlie rispose ammiccando, parlando dell'imminente matrimonio.    

Mulder annuì soltanto, sentendosi disonorato dagli ultimi anni per poter indossare l'uniforme bianca della marina del suo Paese. Soprattutto da quando aveva rivisto lei, lasciando che gli occhi cadessero sulla graziosa curva delle sue guance e sui suoi occhi blu scossi dalla tempesta. Lei incarnava tutto quello che di buono e di bello c'era nel concetto di casa... dannazione, persino il suo profumo pulito che perdurava nell'ingresso minacciando di demolirlo. Non avrebbe dovuto mettere in pericolo in questo modo lei e la sua famiglia; Charlie avrebbe dovuto capire. 

"Uh, Charlie". Lui seguì lo spostarsi del suo amico con una mano sul braccio. "Riguardo il matrimonio"

"Oh no, non puoi" Charlie ringhiò, mentre impallidiva. "Sei qui, ora. Non puoi tirarti indietro. Skinner dice che è perfettamente sicuro per te riprendere le normali attività. In nessun modo Chang può raggiungerti". 

Mulder si incupì. "Ha anche detto che lo hanno già in custodia".  

"Come ti ho detto oggi al telefono, Chang sembra pedinato ad Hong Kong. È stato visto là ieri. Tutti i nostri capillari esploratori - per non menzionare gli agenti che lo pedinano passo a passo - Devono averlo ricacciato nella sua tana. D'altronde, qualche assassino ti ha rivolto la parola, ultimamente?" Mulder si sentì come se il respiro fosse uscito da lui. 

Ma recuperò facilmente, prima che Charlie potesse vedere come il suo innocente commento l'avesse reso barcollante.

"No, ma -" "Nessun ma. È da quattro mesi, Mulder, che sei tornato a casa. Quattro mesi in cui ti danno la caccia -e- ti guardi le spalle. Chang se n'è andato e non tornerà. Ora... sarai o no il mio testimone?"

Si concesse finalmente di rilassarsi un po' rivolgendo a Charlie un sorriso torvo. "Certo". Ma lasciò che quel sorriso si indurisse in un annuire ed aggiunse: "Ma se avrò il minimo sospetto che Chang è sulle mie tracce, ne sono fuori. Intesi? Non metterò in pericolo nessuno della tua famiglia".   

Il suo amico gli strinse la mano in una salda presa. "Affare fatto. Assicurati di dirmelo, okay? Non ti lascerò solo, se Chang decidesse di tornare. Nemmeno Skinner - lui deve sapere".  

Mulder convenne, sebbene sapeva dannatamente bene che, se fosse successo, avrebbe sparato prima e domandato dopo. Se ne avesse avuto la possibilità, si sarebbe occupato di Chang una volta per tutte, senza coinvolgere Charlie. Uno sposo novello non deve occuparsi di inseguire un assassino, sia o no il suo lavoro.   
Charlie gli fece cenno di seguirlo, e lui seguì il suo amico; la sua mente ancora lavorava mentre veniva presentato alla famiglia di Dana. Sorridendo vagamente, provò ad ascoltare i nomi ed altre piccole chiacchiere, stringendo mani. Il padre di lei era un uomo grosso - lui vide da dove Dana e Charlie avevano preso i capelli rossi. La madre aveva passato la sua figura minuta alla figlia minore. Melissa era una bionda fragola alta e sottile come un giunco; in altri tempi, sarebbe potuto essere attratto da lei. Ma ora non più.   
Sembrava che fosse stato sempre trascinato in rovina da parte delle donne che aveva incontrato.
Tutto per una piccola rossa con una tempra di proporzioni opposte alla statura. 
Bill Scully gli offrì uno scotch e lui lo prese, sedendo sul bordo del divano con un occhio rivolto alla porta del soggiorno. Sarebbe tornata di sotto?
Certo lei aveva più coraggio di quello che aveva dimostrato lasciandosi intimorire così - era tesa a sapere le ragioni del suo essere in casa dei suoi genitori. E sapeva dannatamente bene che, presto o tardi, l'avrebbe dovuto fronteggiare.   
Dopo pochi minuti, Charlie si scusò, dicendo che sarebbe salito a controllare Dana. 
Era ora, pensò Mulder.
Un altro minuto di sciocca conversazione sulle nozze ed avrebbe assaltato quelle scale senza pensare alle apparenze o alle buone maniere. Voleva parlarle, e non se ne sarebbe andato finché non l'avesse fatto.  

**********

"Dana? Tutto bene lì dentro?" il bussare alla porta del bagno la fece trasalire.

Appollaiata sul coperchio del gabinetto, prese un profondo respiro. "Entra, Charlie". Lei non aveva chiuso; era giovanile pensare che Mulder l'avrebbe seguita sulle scale. D'altra parte, una porta chiusa in questa casa significava sotterfugi all'interno. L'ultima cosa che le serviva era che sua madre diventasse curiosa.  
Charlie si accoccolò davanti a lei, un dito le carezzava via un ricciolo di capelli dalla fronte. 

"Cosa succede, spiritello? Ti senti bene?" Il suo semplice gesto le portò l'umidità agli occhi e lei li batté per eliminarla, non volendo mostrare debolezza.   

Portò l'asciugamano umido al collo e gli diede un'altra passata. "Sono solamente diventata un po' claustrofobica, nell'ingresso".

Era la verità; comunque, la *causa* della sua claustrofobia rimaneva ancora non detta. Ancora in agguato da qualche parte al piano inferiore, probabilmente bevendo il brandy di suo padre.   

Charlie si guardava attorno in bagno con sguardo incredulo. "Quindi hai deciso di nasconderti in bagno?"

Le prese la mano, calmando il suo nervosismo. "Uhh... odio dirtelo, spiritello, ma questa è la stanza più piccola in tutta la casa".   

Nonostante il suo nervosismo, lei ridacchiò. "Lo è, vero?"

Comprese qualcosa, intuitivo come sempre. "E' Mulder? Ti ha detto qualcosa? Ti ha fatto stare male?"

"No!" la sua risposta fu un po' troppo veloce, e lei la intonò più bassa, fuorviando il treno di pensieri di suo fratello con una mezza verità. "Lui è così... grosso.  Con voi due assembrati attorno a me, non potevo respirare".  

"Dio, Dana, mi dispiace. Mulder non poteva saperlo, ma io si".   

Gli pizzicò il naso con l'asciugamano. "Hai dannatamente ragione!".   

Charlie si rallegrò, con gli occhi che ridevano mentre diceva: "Oooh... che linguaggio. Lo dirò a mamma".   

Avvicinandosi, lei mormorò: "Fallo, ed io le dirò come Ellen era solita strisciare dalla mia stanza alla tua quando lei si addormentava".

Il college aveva avuto uno scarso richiamo per la sua amica quando scoprì che l'allampanato diplomato delle superiori era cresciuto; come uno di loro ha ottenuto questo, senza dovere passare alle nozze con un fucile da caccia puntato, e in primo luogo era tanto x lei stessa. 

"Cosa posso dire? "Lei ha una propensione per i giovanotti". Sorridendo, si alzò in piedi e le tese una mano. "Andiamo, spiritello. Dirò a Mulder che tu eri la donna più bella ed intelligente dei tre stati. Mi farai fare brutta figura". 

Oh, Charlie, lei pensò tristemente, tu non sai in cosa sei inciampato. Ed ora, *davvero* non te lo potrò dire mai.    
Non era da lei fuggire dal nulla, ed il suo insolito volo su per le scale aveva generato sospetto. Sbrigati, disse a se stessa.  
Radunando il coraggio, prese la sua mano e lasciò cadere l'asciugamano nel lavello mentre si alzava. 

"Ti sembro a posto?" I pantaloni ed il maglione erano troppo casual per qualsiasi posto all'infuori di casa, ma non era dell'umore per cambiarsi con una gonna.   

"Sei a posto. Sorridi, spiritello. Prometto che non ti organizzerò più nessun incontro, lo giuro".   

Lui aveva in mente che lei fosse corsa via in parte a causa delle sue manovre. Lasciaglielo pensare. 
Avrebbe certamente aiutato a scansare Mulder.
Poteva farlo. Un'altra settimana, e lui se ne sarebbe andato. Chi ha detto che lei gli debba tenere compagnia? Non sarebbero mai restati da soli insieme, come se lei potesse ribadire contro ciò. 

"Bravo ragazzo," mormorò. "Stai imparando. Vedo la splendida mano di Ellen nel tuo addestramento... dovrò congratularmi con lei per l'ottimo lavoro".   

Charlie la guidò fuori dalla porta del bagno, sbuffando, "Lungi da me l'innamorarmi di una donna più grande".   

**********

Lui dovette gentilmente spingere via Daniel - o era Donald? - dalle ginocchia per alzarsi in piedi. Si sentì un completo stupido con i suoi tentativi di buone maniere, perché il padre di Dana lo batteva.
Erano passati anni da quando era stato in presenza di signore, oltre a quelle della sera. Charlie gli lanciò un sorriso astuto e Dana lo ignorò semplicemente, mormorando qualcosa riguardo "era solo un mal di testa" alla pacata domanda di sua madre riguardo la sua scomparsa.    
Dio, ma lei era stupenda. Persino con il leggero graffio sulla fronte; poteva vedere che aveva cercato di coprirlo con il trucco, ed aveva fatto un buon lavoro, ma lui sapeva che era là. Vestita di un morbido pullover bianco e pantaloni verde foresta, era più bassa di Charlie di almeno tutta la testa, l'aveva notato darle una piccola spinta attraversando le porte del salotto. Se la memoria lo assisteva, la cima della sua testa gli raggiungeva solo il mento. Di nuovo, l'unica vera prova di quello arrivò quando entrambi erano orizzontali. 
Castigandosi mentalmente per aver lasciato che i suoi pensieri vagassero in quella direzione, catalogò invece i punti migliori della donna davanti a sé
Capelli rossi di media lunghezza con una leggera ondulazione che poteva dire lei aveva fatto del suo meglio per domare.
Erano divisi da un lato e tenuti indietro con lacca per capelli, suppose, comunque un pesante ricciolo era drappeggiato sul sopracciglio nell'autentico stile Veronica Lake.
Era dannatamente sexy e lui ingoiò, stringendo i pugni per combattere l'impulso di attraversare la stanza e stringerle di nascosto appena lei si fosse voltata...

"Ha detto che i suoi genitori abitano a Washington, tenente Mulder?" vide la testa di Dana girarsi di scatto all'uso del grado da parte di sua madre. Notò anche - come una tiepida marea di colore scorrere verso le sue guance - che era l'unico rimasto ancora in piedi. Velocemente sedette, ed altrettanto velocemente, lo sguardo tagliente di Dana evitò il suo sguardo fisso. Si giro verso Maggie Scully, senza udire veramente le parole che uscivano dalle sue labbra.

Qualcosa riguardo suo padre ed il dipartimento di Stato. Lei mantenne la conversazione, chiedendogli qualcosa del periodo passato in Marina, dov'era stanziato, blah, blah, blah. Suppose di avere risposto correttamente, dato che non poteva rivelare sconsideratamente che era stato in compagnia di un trafficante di oppio negli ultimi anni. Quindi diede a tutti la versione ufficiale, alzando un po' la voce per assicurarsi che Dana sentisse. 

"Sono stato ad Hong Kong dall'estate del '39.  Ho lavorato per sovvertire gli interessi che hanno versato soldi in Giappone come con un imbuto".   

"Una spia?" Melissa respirò, con gli occhi spalancati. 

Grato, Charlie parlò, deviando la conversazione in termini più ragionevoli. "Lavora nella Naval Intelligence, Missy. Non puoi aspettarti che riveli tutti i nostri segreti". I suoi occhi incontrarono quelli di Mulder. "Posso riempirti il bicchiere, Mulder?" "Certo," disse, nonostante avesse a mala pena assaggiato il contenuto. Si alzò, andando con Charlie verso il bar. Dana si mosse appena, e lui si domandò se avrebbe avuto stasera la sua occasione per parlare con lei. Doveva provarci; non poteva apparire sui gradini degli Scully ogni giorno finché lei si fosse degnata di riceverlo.

Ma come? "Dana?" Charlie si rivolse a sua sorella, passandole il secchiello del ghiaccio. "Porteresti dell'altro ghiaccio, per favore?" Una leggera esitazione, quindi si alzò, rigidamente. "Okay". Era la prima parola che aveva detto dopo essersi riunita alla famiglia in salotto. 

Passò a pochi centimetri da Mulder, e lui afferrò un soffio del suo misterioso profumo. Diede uno strappo al suo inguine, e fu grato per la lunga giacca del triste abito Provando a fermare l'irrompere del suo sangue, capì che forse questa era la sua occasione.   

"Charlie, puoi indirizzarmi al bagno sussurrò, vedendo Dana che girava a destra uscendo dalle porte del salotto. "Ho bisogno di lavarmi prima di rimettermi in strada". E lui se ne stava andando dopo aver parlato con lei - non sapeva se poteva starle così vicino senza essere in grado di toccarla più a lungo. 

"Prendi a destra nel corridoio. L'ultima porta prima della cucina," Charlie gli sussurrò in risposta.   

"Grazie".   

Il suono delle loro voci lo seguì lungo il corridoio e lui sperò in alcuni momenti solo con lei. Cinque minuti al massimo, immaginò. Era sufficiente. Quello che davvero voleva dirle avrebbe avuto bisogno di molto più tempo, ma la missione doveva essere portata a termine durante una conversazione di quella lunghezza. 
Con la schiena alla porta, batteva le vaschette del ghiaccio nel lavello, non udendo il suo avvicinarsi. Lui era certo di spaventarla, ma non c'erano altri modi. Come non c'era un buon modo per incominciare. 

Restando abbastanza indietro per lasciarle il suo spazio, disse: "Devo parlarti". 

Come previsto, lei saltò, il ghiaccio sciolto battè rumorosamente nel secchiello. Lentamente, raddrizzò la schiena, ma non si voltò. "Non abbiamo niente da dirci".   

"Dana -"

"Non mi chiami così!" sibilò. "Non ne ha diritto". 

Deglutendo al suo tono indignato, concesse: "Giusto abbastanza, signorina Scully. Devo spiegarti".   

Alla fine, lei si voltò, con le guance rosate per l'ira orgogliosa. "Sono del suo stesso grado, Tenente. Mi mostri rispetto o lasci perdere il 'Signorina'".  

La sua collera diede una stretta, e ringhiò frustrato, "Bene, allora. *Scully*". Lei voleva essere trattata da pari, quindi perdio, lo sarebbe stata. Senza il titolo ordinato dal grado - erano stati troppo intimi per ricadere nel protocollo militare. "Abbiamo delle cose da discutere, ed io insisto che tu trovi il tempo di parlare con me". 

"Io rifiuto... *Mulder*. E non sei nella posizione per forzarmi". 

"Se tu rifiuti, *Scully*, non avrò altra scelta che dire a tuo fratello cosa è successo in quel capanno".   

Lei sbiancò, una mano si alzò attardandosi sul collo. Una croce d'oro scintillava nella luce proveniente dall'alto; divertente, non l'aveva notata prima nello Utah.
Ma ancora, non l'aveva davvero vista completamente nuda. Si distolse dai suoi pensieri e desideri traditori, come se avesse pronunciato le parole ad alta voce. 

"Non lo farai," lei esalò. "Perché vorresti farlo? Charlie ti ucciderebbe". 

Un vero pestaggio era il minimo che si meritava.  

Se fosse stato certo che Charlie avrebbe tenuto per sé la storia senza coinvolgere i genitori, gliel'avrebbe sicuramente detto, solo per permettere che il suo amico lo facesse in qualche modo espiare. Si, poteva già sentirsi il naso rotto. "E' solo quello che mi merito, non pensi?" il turbamento di un attimo prima era scomparso. "Ti meriti di essere annegato e squartato," rispose, mentre il viso le diventava freddo e distante. "E non credo che avrai il fegato di dirlo a Charlie".   

Mulder tornò alla porta della cucina, indicando il ghiaccio che si scioglieva.

"Se voi, metti un po' di ghiaccio in uno strofinaccio, perché penso che mi servirà tra breve".

"Aspetta".   

Lui represse l'impulso di sorridere con soddisfazione; prima di tutto e principalmente, lei era una che curava. La sua speranza che non gli avrebbe mai volontariamente causato dolore era stata esatta - anche se lei lo *aveva* colpito in testa già una volta. E mentre lei vacillava di indecisione egli fece la mossa seguente

"Cena con me domani sera".    

"Il giorno di Natale? E dove vorresti che andassimo? Un piatto di minestra a St. Mary?" "Il giorno dopo, allora. Verso le sette? Posso venire a prenderti". "No". Lei fu chiarissima. "Ti raggiungerò. Da Mike's Grill".   

Lui annuì, felice che lei avesse capitolato. Pensò che lei davvero sapeva scegliere - per quanto ricordava, Mike's Grill era un locale affollato, chiassoso, pieno di irlandesi pronti a scatenare una rissa. 
O a difendere una signora.   

"Alle sette," convenne. "Mi accerterò di portare il mio elmetto da combattimento". Egli vide come il suo ammiccare la infuriò, prima di girarsi per andare a porgere i suoi saluti al resto della famiglia.   

**********

La messa di mezzanotte calmò i suoi nervi vibranti. Il canto ritmato delle voci del coro, l'odore di incenso, il ronzare del latino. Seduta tra i suoi genitori e Charlie, si sentì come avvolta in un bozzolo di sicurezza e d'amore. Melissa aveva portato i bambini a casa per attendere l'arrivo di babbo natale. La loro assenza lasciò un vuoto nelle celebrazioni di famiglia, ma lei gradì la pace e la quiete. D'altra parte domani sarebbe stato abbastanza febbrile, con il clan Scully che avrebbe celebrato con la sua tipica turbolenza.   

Mentre il prete amministrava la sua omelia, Charlie le si avvicinò per sussurrare: "Tutto bene, spiritello?" lei annuì, prendendogli la mano tra le sue. "Certo".  

Nonostante l'imminente incontro con Mulder, lei, davvero, si sentiva bene. Lui l'aveva colta mentre non era in guardia, con la sua improvvisa apparizione, ma aveva rimesso velocemente la chiglia al suo posto. E più ci pensava, più capiva che parlare con Mulder era la cosa migliore. Non voleva che il matrimonio di Charlie fosse rovinato dal perdurare delle ostilità tra loro. Erano entrambi adulti, potevano ragionare riguardo al loro primo disastroso incontro. 
Quindi non avrebbero più dovuto posare gli occhi l'uno sull'altro. Era quello per cui aveva pregato; aveva l'orrenda sensazione che Mulder non sarebbe stato così collaborante su quel punto. Ma doveva mantenere le distanze. Non aveva mai incontrato un uomo che non aveva saputo gestire... e qualcosa le diceva che Fox Mulder non era un uomo che poteva controllare con la sua logica e la sua fredda alterigia.   
Lui la voleva, era ovvio nella calda, magnetica attrazione dei suoi occhi nocciola. E non poteva negare di sentire un'uguale attrazione. 
Ricordò i suoi pensieri in auto prima del loro fatale incontro in Utah, e come aveva deciso, alla fine, di cercare una relazione. Ma secondo le sue regole. Mulder l'avrebbe consumata, lo sapeva. Lui aveva già fatto irruzione attraverso le sue riserve fisiche - lei non voleva permettergli di imbottigliarla nelle sue emozioni. Quando avrebbe deciso di compiere il balzo, sarebbe stato con un uomo simile alla sua natura, uno regolato dalla testa, non dal cuore. Dopo soli due incontri, poteva dire che Mulder era un uomo guidato dalle sue passioni. Non sarebbe stato un compagno compatibile con una come lei, che faceva affidamento sulla stabilità e sulla sicurezza. Forse se si fossero incontrati in circostanze differenti... ma no. Non poteva essere, e lei doveva farglielo capire. 

 

 

End Chapter Seven