A Familiar Heart - Capitolo 8

 

Mulder si contorceva nel separé, controllando nuovamente l'orologio. 7.15. si sarebbe fatta vedere? O era il suo modo per prendersi un po' di vendetta? Abbandonò velocemente il pensiero - la sua vendetta, se avesse scelto di esercitarla, sarebbe stata immediata e certa.
Più probabilmente, un colpo all'inguine, stavolta.
L'avrebbe evirato mentre lo condannava con quello sguardo gelido.  

"Mulder".  

La chiamata a bassa voce del suo nome gli fece alzare di scatto la testa. Si alzò deglutendo, inconsciamente piegandosi in vita nel tentativo di proteggere le sue parti intime dallo sguardo d'ira che le vedeva negli occhi.
Non era per nulla lieta della sua richiesta di incontrarlo, ed aveva avuto due interi giorni per sobbollire e cucinarsi in una furia.
Dio, lei era magnifica, tutta avvolta in lana grigia, con un cappello abbinato in feltro che faceva da aureola a quell'errante ricciolo di capelli.
Voleva salutarla con un bacio, afferrarla tra le braccia come aveva visto fare altre coppie nell'ora in cui aveva atteso. Invece, sorrise. Non troppo apertamente, solo una semplice, esitante, apertura delle labbra.  

"Posso prendere il tuo cappotto?" "Non resterò così a lungo".  

Okay, se lo sarebbe dovuto aspettare. "Vuoi almeno sederti?" Gettò un'occhiata alla stanza, allarmandosi per gli sguardi perspicaci che la loro riservatezza stava attirando.  

Increspando le labbra, lasciò cadere la borsa sul tavolo e sedette, sebbene restando appollaiata vicino al bordo del separé come se fosse in equilibrio per spiccare il volo.

Lui si schiarì la gola, sforzandosi di normalizzare la sua voce. "Come è stato il Natale?" Una bruciante occhiata 'sei stato ridicolo?' attraversò la sua faccia, ma prima che lei potesse rispondere, furono interrotti da un uomo grande e grosso che calò sul tavolo con un sorriso. "Dana!" il suo intero volto si trasformò; lei si alzò, un fastoso sorriso apparve e fu avvolta in un enorme abbraccio. "Zio Mike...  che bello rivederti".  

Zio Mike? Mulder prese il suo bicchiere d'acqua con mano tremante. L'ascesa alle labbra restò ferma a mezza strada, mentre lui prendeva nota dei camerieri e delle cameriere, per non menzionare l'uomo che abbracciava Scully come se fossero...  parenti. Gesù. 

Avevano tutti i familiari capelli rossi e la carnagione pallida. Mike poteva esserlo - "E questo chi è, cara?" il sorriso di Scully sbiadì mentre faceva cenno verso Mulder, che scivolava in piedi. "Zio Mike, Fox Mulder. Il testimone di Charlie. Mulder, questo è il fratello di mio padre, Mike Scully". 

La sua mano fu avvolta da una zampa callosa e bovina.

"Lieto di conoscerti, " disse Mike, sempre sorridendo.

"Se avessi saputo che eri lo spasimante di Dana, ti avrei dato un tavolo migliore. Uno non così vicino alla cucina".  

Dio, era in un grosso guaio. Scully gli restava accanto rigidamente furiosa, l'errore nella dichiarazione di Mike le comprimeva la mascella in una linea decisa. Mulder si affrettò a spiegare, intuendo che entro pochi secondi sarebbe stato gettato fuori dietro suo ordine. "Non sono lo spasimante di Dana. Stiamo soltanto discutendo gli ultimi dettagli delle nozze".  

Il sorriso di Mike cadde un po', e non fece altri commenti sul soggetto, invece portò la sua attenzione su Scully. Aggrottò leggermente il sopracciglio dicendo: "Vedo che zoppichi leggermente, cara - ti sei ferita?" I suoi occhi guizzarono su Mulder, quindi tornarono allo zio. Con le labbra increspate, mentre le guance perdevano il colorito dovuto al freddo, mormorò, "L'ho storta cambiando una gomma a terra. Non è nulla, zio Mike. Migliora di giorno in giorno". Il suo sorriso fu breve e svogliato.  

Un'altra unghiata nel nido di colpevolezza di Mulder; lui non aveva notato il suo zoppicare l'altra sera da sua madre. Certo, non aveva *voluto* che lui lo notasse - dubitava che lei mostrasse la debolezza fisica di fronte alla sua famiglia, per timore delle inevitabili domande.  

Mike sembrò soddisfatto della sua risposta conclusiva, comunque aprì le braccia e rimbombò: "Bene, allora - Che ci fai con il cappotto addosso? Certo ti fermerai a cena. Abbiamo dell'ottimo manzo stufato con cavoli, stasera". 

"Uhm...  veramente, devo davvero ho davvero bisogno di -" lei esitò, cercando aiuto in Mulder.  

Che non era nello stato d'animo di darglielo. Nonostante il fatto che lei poteva scatenare i suoi parenti su di lui in un istante, aveva intenzione di accettare coraggiosamente il sicuro pestaggio pur di farla restare un po'.

"Lo prenderemo, Mike, " biascicò pigramente e senza importanza, ignorando i suoi occhi lampeggianti. "Magari un paio di birre?" Accettando l'uniforme di Mulder ed il sorriso amichevole, Mike sorrise radioso. "Certo. Le prendo subito".  

"Ma -" Mike bloccò la protesta di Scully con mano ferma.

"Ora, se non ti nutrirò prima di mandarti via, tuo padre userà il bastone su di me. Siedi. Sig. Mulder?" Quando Mike si fece da parte, Mulder si avvicinò, girandola gentilmente per spogliarla del cappotto. Mike ammiccò avvicinandosi al banco mentre lei annaspava con i bottoni.  

"Tu...  Tu". L'ira la faceva balbettare, mentre cercava un epiteto adeguato ma comunque adatto ad una signora. Mulder poteva sentire la sua mente che urlava 'bastardo', ma non osava dirlo mentre era così vicina ai suoi cugini. 

"Miserabile? Porco?" propose lui, con le mani dolcemente sulle sue spalle mentre le si avvicinava. Il suo profumo familiare si spandeva attorno a lui, e chiuse gli occhi, abbracciandolo con la mente come se le braccia di lui l'avessero stretta. Questo incontro era destinato ad essere un altro errore, ma lui aveva solo bisogno di vederla sola un'ultima volta. Non importava se avesse dovuto 'evitare le frecce' per tutta la notte; niente aveva valore quanto guardarla.  

Scrollandosi via dalle spalle le sue mani ed il cappotto, glielo lasciò prendere, girandosi verso di lui. "Troppo poco per te, " sentenziò lei. "Cosa ne pensi di viscido mascalzone?" Fece una smorfia alla veemenza della sua voce. "Avrei preferito 'amico', " disse dolcemente, aspettando la sua reazione.  

"Nemico mortale, " (In inglese assonanza tra "friend" amico e "fiend" nemico mortale, ndt.) Rispose lei, sistemando la gonna per sedersi nel separé. 

Sospirando, lui appese il cappotto accanto al proprio sul vicino attaccapanni e riguadagnò il suo posto. Non sarebbe stato semplice. E la verità era che lui non era mai stato così umile con le donne. Non ne aveva avuto bisogno; non era assolutamente brutto, e le donne sembravano trovarlo abbastanza attraente. Non che le trattasse male - di solito poteva incantarle con il sorriso e con l'arguzia. Ma non lei.  
L'uniforme non l'aveva impressionata. Il suo sorriso sembrava cadere nel vuoto ad ogni opportunità. Pensò che non si erano scambiati più di cento parole da quando si erano incontrati, i suoi tentativi di essere amichevole si erano scontrati con l'ostilità. Certo non poteva biasimarla nemmeno un po'. Dopo quello che aveva pensato di lei nello Utah... quello che le aveva *fatto*, avrebbe richiesto molto più sforzo per riparare che non sorrisi e parole ammaliatrici.  

Lasciando vagare lo sguardo sul suo vestito blu cielo lavorato a maglia, si ubriacò alla vista della sua avvenenza mentre un cameriere serviva loro le bevande. "Non sapevo che ti fossi fatta male alla caviglia, " disse. "È grave?" i suoi occhi, che avevano fatto un serio studio del tavolo luccicante, schioccarono in su. Attese finché il cameriere se ne fu andato, quindi, con il ghiaccio che permeava la sua voce, disse: "La mia caviglia sta bene, Mulder. Dì quello che mi devi dire, così potrò andarmene".  

"Dana -" al balzare della fiamma nei suoi occhi, fece ammenda, "Scully. Sono stato troppo a lungo senza fare conversazioni senza punte di sospetto. Capisco che hai tutte le ragioni per odiarmi, ma penso che possiamo parlarne senza ringhiarci contro. Per amore di Charlie, penso che potremmo almeno provare ad essere amici". 

"Amici?" la sua domanda portò un non detto, 'e niente altro?' "Amici, " asserì. I suoi più che amichevoli sentimenti sarebbero stati schiacciati, lo sapeva, e se la sua amicizia fosse stata l'unica cosa di cui avrebbe potuto godere, se la sarebbe presa, dannazione. Per questo breve periodo, l'avrebbe dovuto fare. E forse, ma solo forse - se avesse giocato le carte giuste - sarebbero potuti tornare insieme, a giocare ad armi pari.

La sua animosità lentamente sbiadiva, ma una prudente reticenza ancora adombrava i suoi occhi. Sollevò il tovagliolo perfettamente ripiegato sul tavolo, dicendo: "Io sono - io non posso semplicemente dimenticare. Non è qualcosa di cui io sono fiero...  il modo in cui noi ci siamo… incontrati".

Almeno, era uno sguardo dietro l'armatura di furore insolente.

Usando ogni pezzetto di sincerità che riteneva di avere perso negli ultimi anni, rispose premuroso: "Non intendo sostenere che quello sia stato il mio comportamento migliore. Di solito sono più ospitale".  

"Mulder -" "E voglio scusarmi, " la interruppe, sentendo che la sua ira stava lasciando il posto a qualcosa di più spaventoso - di completo ritiro. Non l'avrebbe lasciata andare così facilmente. In fatti se avesse fatto a modo suo, non l'avrebbe lasciata andare via mai più.

"Mi dispiace, Scully. Mi hai preso in un momento davvero brutto".  

Una leggera curvatura delle labbra accompagnò la sua risposta.

"C'è mai un *buon* momento per prenderti?" Non avrebbe dovuto, gli sussurrava il piccolo angelo sulla sua spalla. Ma il diavolo dall'altra parte vinse la sfida, e lui si toccò il bernoccolo sotto i capelli. "Sembra che tu abbia trovato la strada migliore".

Fisso e reale, il suo sguardo fosco provò a dirle quello che le labbra non potevano. Marchiato, sigillato e messo al tappeto...  che lei lo volesse o no, lei era sua.  

Invece di ritrarsi dietro una fredda maschera d'ira, lei lo sorprese ridacchiando, il che lo rallegrò all'infinito. "Dovrò ricordarmelo - tutto quello che devo fare è colpirti con il calcio di una pistola. Aggiudicato". Il suo accenno di sorriso era amabile e lo colpì al cuore. "Ho bisogno di scusarmi anche io".  

"Per cosa? Hai fatto quello che dovevi fare". Lui distolse lo sguardo, disgustato dal ricordo del suo comportamento verso lei.  

"Ma - non avremmo raggiunto quel punto se io non avessi...  lo sai". Una nuova ondata di colore le tinse le guance, un attraente colore rosa fiorito. "Di solito...  non mi getto addosso agli uomini in quel modo".  

Lui la guardò, innamorandosi sempre più ogni secondo che passava. Poteva sentirselo bruciare negli occhi, viaggiare lungo le dita che bramavano di toccare il suo volto. "Lo so".  

Gli occhi di lei incontrarono quelli di lui, e lui avrebbe potuto giurare che non poteva diventare più meravigliosa.

Ma lo fece, il rossore si estese lungo lo scollo a "V" del suo vestito, la croce luccicava sul flusso di sangue che scorreva sotto la pelle. "Si. Bene". Raggiunse il bicchiere di birra, prendendone un lungo sorso.  

"Dunque. Ho la sensazione che tu stai per dirmi che razza di persona sia questo Chang. Ho ragione?" Lui abbassò la voce ad un bisbiglio, afferrando le mani tra loro sotto il tavolo per evitare che la raggiungessero. "Lo farei molto volentieri, se tu avrai voglia di ascoltarmi".  

L'arrivo della cena la fece esitare, ma gli rispose mentre sollevava la forchetta. "Rovinerebbe la mia cena?" Mulder sapeva che non le avrebbe raccontato la parte più sordida, odiosi dettagli del suo tempo passato con Chang. Essendo una gentile signora, non doveva essere omaggiata con storie di oppio e prostitute.

"Probabilmente. Penso che sia meglio aspettare quando avremo finito".  

"Assurdo". Lei prese un pezzo di cavolo, mandandolo giù con un altro sorso di birra. "Ho visto e sentito cose che tu non puoi nemmeno immaginare". Il suo viso si rannuvolò con un ricordo sconosciuto a lui ma uno di quelli che ti intrigano - Non era una donna comune, ed avrebbe fatto bene a ricordarsene. Poteva vedere il suo coraggio inciso in ogni perspicace, deciso, incresparsi del sopracciglio.  

"Ed io ho fatto cose che non puoi immaginare, " disse lui, spiacente di avere reso la sua voce roca.  

Lei depose la forchetta sul piatto. "Quindi, probabilmente entrambe le nostre immaginazioni hanno bisogno di essere illuminate. Se vuoi che siamo amici, Mulder, devi dirmi la verità". 

La verità. Per quanto brutta poteva essere, sapeva che le era debitore di questa verità. "Finisci di mangiare, poi parleremo".  

"Ho uno stomaco robusto, " insistette, una dolce intrusione sottolineata da un incoraggiante sollevarsi delle labbra. 

Sollevò la forchetta, abbassando lo sguardo. Per quanto lo voleva, questo non era il momento per dolci, rassicuranti sorrisi. "Forse non dovrei".  

 **********

L'appetito di Mulder sembrava pari al suo, quando iniziò a sbocconcellare la cena. Caddero nel silenzio mentre mangiavano, e lei colse l'opportunità per studiarlo e radunare i suoi pensieri.  
Aveva tagliato i capelli dallo Utah, ma aveva bisogno di un po' di Brylcream, a suo parere - c'era una ciocca di capelli ribelli che rifiutava di restare a posto.
Di quando in quando, li pettinava indietro impaziente con le dita. Si era rasato, nonostante un piccolo graffio sul mento le diceva che era fuori esercizio, o nervoso. Poteva capirlo, pensò tristemente, ricordando le farfalle nello stomaco mentre veniva lì.  
Tutto considerato, era un uomo attraente, con un sorriso distruttivo ed occhi nocciola che denunciavano un'età, ma caldi. In un altro momento, avrebbe ceduto al suo fascino. Ed era affascinante, doveva ammetterlo. Una mente fresca e buon senso - Dio, ci sarebbe caduta totalmente.  
Ma c'era uno spigolo, nel suo apparire educato che nonostante non la spaventasse la metteva a disagio. Non era abituato ad impersonare il ruolo del gentleman, quello era ovvio. Ma l'uniforme era immacolata, ed i suoi modi, benché rozzi, erano stati appresi in giovane età. Immaginò cosa gli fosse successo. Il suo comportamento al capanno era stato atroce. Ora stava faticosamente cercando di contenere qualsiasi cosa l'avesse spinto ad agire così. Ed era prioritario che lei scoprisse cosa fosse.

Come il cameriere prese i piatti e portò il caffè, lei mormorò: "Non stavi scherzando".  

Persa come era stata nei suoi pensieri, il suo sguardo era confuso. "Scusa?" "Riguardo al tuo stomaco. A malapena hai mangiato qualcosa". 

Con le dita avvolte alla fumante tazza di caffè, lui sembrava magnetizzato dalla birra. "Non avevo molta fame". 

Lei aggiunse zucchero e latte alla sua tazza, sapendo che era giunto il momento di ascoltare la sua storia. "Suppongo quindi che tu non voglia un dessert".  

I suoi occhi scattarono verso l'alto, come se si fosse improvvisamente ricordato - ancora una volta - della sua mancanza di buone maniere. 

Alzando una mano verso il cameriere, disse velocemente, "Mi dispiace, cosa preferisci?" prima che lei potesse fermarlo, la sua mano gli afferrò la manica, abbassandogli il braccio. Quel lento bruciare, lo stesso che aveva visto al capanno, tornò al suo sguardo. Lentamente, i suoi occhi le carezzarono il viso, quindi caddero sulla mano. La tolse dal suo braccio, dicendo: "Non voglio un dessert, grazie. Preferirei alcune risposte". 

Mulder impallidì leggermente, portando una mano a grattarsi la mascella. Scorse un neo sulla sua guancia; era piuttosto attraente, a dire il vero. Gli dava un po' di distinzione. Non che ne avesse bisogno - aveva notato gli sguardi di ammirazione delle signore nel locale mentre mangiavano. Ancora una volta, lei lamentò le circostanze del loro incontro con cuore pesante. Ma no... non potevano tornare indietro...  

"Tu sai che lavoro per i servizi segreti della Marina".  

La dichiarazione la scosse dai suoi pensieri traditori. "Con Charlie, evidentemente".  

"Certo. Era il mio contatto a Honolulu".  

"E l'individuo chiamato Chang?" Egli sospirò, guardando da ogni parte fuorché lei. "Fui incaricato ad Hong Kong fin dal '39, quando i giapponesi iniziarono a creare fastidi in Asia. Il governo mi fece impersonare un commerciante olandese - parlo fluentemente diverse lingue". 

Lei ricordò il suo bombardamento di domande, abbaiato in lingue che non capiva. Finché lui non usò il giapponese. "Per quale scopo?" "Sospettavamo che i giapponesi si stessero impegnando nel commercio di oppio; utilizzavano i guadagni per finanziare i militari. All'inizio, avrei soltanto dovuto tenere gli occhi aperti e riferire ogni movimento sospetto". 

"All'inizio?" sperò che lui la guardasse; era difficile leggere in lui quando i suoi occhi erano chiusi e ritirati.  

Deglutì il resto del suo caffè prima di rispondere: "Quindi mi incontrai con Chang". Alzò gli occhi cupi su di lei. Lei quasi rantolò per il dolore e la colpa in quelle liquide profondità. "Ora, a quel punto, avevo una connessione. Anzi Come risultò, era *la* connessione. Lui era - *è* - il maggiore protagonista nella triade cinese".  

"La Mafia?" la sorpresa gli illuminò il viso; non si aspettava che lei conoscesse il termine. "Questa stupenda acconciatura risiede sopra un cervello, sai, " lei disse seccamente, agitando la mano sopra i suoi capelli coperti dal cappello.  

Lui sorrise, e fu come se l'oscurità che lo sovrastava si diradasse un po'. "Certo, l'ho notato".

L'ammirazione che brillava nei suoi occhi la scaldò più del caffè.  

Avvertì che stavano andando alla deriva in acque pericolose e lo tirò via con: "Quindi... quanto ci sei andato a fondo?" il suo sorriso sbiadì e lui si appoggiò all'indietro, giocherellando con la tazza vuota. "A fondo. Quando Skinner - il nostro Comandante - apprese che mi era stato offerto di lavorare con Chang, i miei ordini cambiarono".  

"Cambiarono? Come?"

"In quel periodo, i giapponesi avevano occupato Hong Kong. Diciamo che Chang era in amicizia con gli ufficiali - ed il mio lavoro era di accertarmi che stessero allegri".  

Qualcosa nel suo viso le diceva che non avrebbe gradito il seguito. Ma doveva sentire tutto. "E qual era il tuo lavoro?"

"Gestivo il China Moon". Lui esitò, increspando le labbra, quindi aggiunse: "Chang non si accontentava di fare milioni con il commercio di oppio. Quando i giapponesi vinsero, volle il controllo di Hong Kong".  

"Un tipo avido, vero?" Mulder non rispose al tentativo di alleggerire la conversazione. Lui sapeva cosa sarebbe seguito, quindi lei non si gingillò più. "Il China Moon. un bar, ho capito".  

"Puoi dirlo". Finalmente la guardò di nuovo, sul volto un malcelato ritratto di disgusto per se stesso. "Dicevamo, ogni - cosa - che i giapponesi volevano, io gliela procuravo. Come profitto, Chang si impossessava di materiale per i ricatti. Io di segreti militari". I suoi occhi parlavano di cose criminali, di sporchi affari clandestini ed un facile flusso di ogni tipo di vizio. 

Scully era senza parole. Quando disse di avere fatto cose di cui non era orgoglioso, lei non avrebbe mai immaginato che fosse poco più che un criminale comune.  

"Qualcosa di eroico, huh?" Il suo commento tagliente dava voce al modo in cui aveva vissuto il suo incarico di guerra. Quando lo shock iniziale di qualche momento fa fu superato, lei capì velocemente che non importava come aveva fatto il suo lavoro - la realtà rimaneva, l'aveva fatto.

Charlie ovviamente sapeva quello che Mulder aveva dovuto fare ad Hong Kong, e non glielo imputava.
Infatti, Charlie era il più grande difensore di Mulder.
Aveva passato la maggior parte del giorno di Natale ascoltando Charlie lodare astutamente il suo amico, nonostante gli sguardi di avvertimento che lei gli regalava.  

Mulder si schiarì la gola e fece segno x avere il conto. "Avrei dovuto rimanere fino alla conclusione della guerra, ma in febbraio, ne ho avuto abbastanza. Non potevo continuare ad essere quello che ero diventato. Skinner e Charlie sapevano che ero arrivato al limite, ed organizzarono la mia uscita". 

Non poteva continuare ad essere quello che era diventato. Questa dichiarazione, intramezzata rapidamente tra le altre due, fece in modo che lei lo vedesse per quello che era - un essere difettoso e completamente umano. Lui aveva ragione. Non era un eroe. Ma era un soldato dalla fine amara, addestrato a combattere per il suo paese in ogni modo necessario. E se alla fine avesse ceduto e dovesse essere sollevato dal suo incarico? C'era ancora una domanda in sospeso. "Chang. Suppongo che non ti abbia lasciato andare così facilmente?" A quello, una risata amara irruppe dalle sue labbra. "Non dopo che incendiai i suoi magazzini e feci esplodere un paio delle sue navi in un addio affettuoso".  

Scully sbiancò. "Ti ha inseguito".  

"Puoi dirlo. Pensavo che il bastardo fosse andato a fuoco con la sua mercanzia. Sembra che mi sia sbagliato. " 

Dio. Momenti fa, lei era stata sul punto di singhiozzare alla sua storia. Ma questo era stato prima che il pezzo finale cadesse al suo posto. Chang era *ancora* sulle sue tracce - in cerca di vendetta. Se Chang fosse il tipo di criminale che Scully sospettava, non lascerebbe nessuno andarsene in quel modo. Ed ecco qui Mulder, seduto fuori all'aperto con lei, mettersi in mostra per spiegare. Peggio - mettendo anche la sua famiglia nella linea di fuoco.

"Io non posso crederti", lei disse, l'ira per il suo atteggiamento noncurante induriva la sua voce. "Pensi che io ti voglio dovunque vicino a me ed alla mia famiglia?"

"Scully, ascoltami - " Lui mise una mano sulle sue, intrappolandola al tavolo, la sua espressione disperata.  

"No". Scostando la sua mano, lei si alzò in piedi su gambe tremanti, non volendo più sentire nessuna sua spiegazione. Non importava se avesse provato comprensione per la sua storia - i fatti rimanevano, lui era una bomba ad orologeria ambulante, e l'esplosione poteva benissimo colpire lei e la sua famiglia insieme a lui.

"Dana, " disse Mike, "che fretta c'è? Fermati un attimo. Prendi un'altra tazza di caffè".

Zio Mike scelse quel momento per interromperli, dicendo che la loro cena era offerta dalla casa.

Mulder sedeva muto, guardandola trascinare il cappotto.  

"No".

Sentendosi come se avesse un bersaglio incollato sulla schiena, lei guardò attorno nella stanza, cercando segni di minaccia. Mulder si alzò in piedi e lentamente indossò il cappotto, rivolgendosi a Mike.

"Grazie, Mike, ma dobbiamo andarcene".

Lei stampò un bacio sulla guancia di Mike e fuggì, senza ascoltare i saluti di Mulder. L'aria della notte era fredda e secca, e lei non perse tempo per cercare di fermare uno dei rari taxi lungo la strada. Dannazione a lui. Proprio quando iniziava a sentirsi dispiaciuta per lui, inoltre. Non erano affari suoi rimanere vicino, troppo vicino alla famiglia di lei, e poi lei stava x permettere a Charlie di sapere tutto quanto era accaduto, appena fosse tornata a casa.  

"Digli che ho detto che mi dispiace".

La pacata dichiarazione di Mulder la fece cedere, ma non si voltò. "Dirgli cosa?" disse con voce stridente, non interessata a null'altro che non fosse allontanarsi da quell'uomo.  

"Dì a Charlie che mi dispiace".  

Impazientemente, fece cadere il braccio e lo fronteggiò.

"Per cosa?"

"Lui capirà". Lui alzò il bavero del cappotto, ombreggiando una metà del volto. "E sono davvero spiacente per quello che ti ho fatto, Dana".  

Furiosa, non poté fare altro che fissarlo. Mulder cacciò le mani in tasca, mentre gli occhi la ispezionarono un'ultima volta. 

"So che non è una spiegazione, né una scusa. Ma stare con te... è stato come tornare finalmente a casa. Mi sono sentito... completo". 

Lui si girò e si allontanò, la sua alta sagoma si confondeva con la notte. L'ira di lei andò in cenere alla vista delle sue spalle curve e per un attimo, si concesse di affliggersi per quello che sarebbe potuto essere, in un sussurro umido di lacrime sfuggite.  

"Anche io".  

 

 

 

End Chapter Eight