"Mulder".
"Posso prendere il tuo cappotto?" "Non
resterò così a lungo". Okay, se lo sarebbe dovuto aspettare. "Vuoi almeno
sederti?" Gettò un'occhiata alla stanza, allarmandosi per gli sguardi perspicaci che
la loro riservatezza stava attirando. Increspando le labbra, lasciò cadere la borsa sul tavolo e
sedette, sebbene restando appollaiata vicino al bordo del separé come se fosse in
equilibrio per spiccare il volo. Lui si schiarì la gola, sforzandosi di normalizzare la sua
voce. "Come è stato il Natale?" Una bruciante occhiata 'sei stato ridicolo?'
attraversò la sua faccia, ma prima che lei potesse rispondere, furono interrotti da un
uomo grande e grosso che calò sul tavolo con un sorriso. "Dana!" il suo intero
volto si trasformò; lei si alzò, un fastoso sorriso apparve e fu avvolta in un enorme
abbraccio. "Zio Mike... che bello rivederti". Zio Mike? Mulder prese il suo bicchiere d'acqua con mano
tremante. L'ascesa alle labbra restò ferma a mezza strada, mentre lui prendeva nota dei
camerieri e delle cameriere, per non menzionare l'uomo che abbracciava Scully come se
fossero... parenti. Gesù. Avevano tutti i familiari capelli rossi e la carnagione
pallida. Mike poteva esserlo - "E questo chi è, cara?" il sorriso di Scully
sbiadì mentre faceva cenno verso Mulder, che scivolava in piedi. "Zio Mike, Fox
Mulder. Il testimone di Charlie. Mulder, questo è il fratello di mio padre, Mike
Scully". La sua mano fu avvolta da una zampa callosa e bovina. "Lieto di conoscerti, " disse Mike, sempre
sorridendo. "Se avessi saputo che eri lo spasimante di Dana, ti
avrei dato un tavolo migliore. Uno non così vicino alla cucina". Dio, era in un grosso guaio. Scully gli restava accanto
rigidamente furiosa, l'errore nella dichiarazione di Mike le comprimeva la mascella in una
linea decisa. Mulder si affrettò a spiegare, intuendo che entro pochi secondi sarebbe
stato gettato fuori dietro suo ordine. "Non sono lo spasimante di Dana. Stiamo
soltanto discutendo gli ultimi dettagli delle nozze". Il sorriso di Mike cadde un po', e non fece altri commenti
sul soggetto, invece portò la sua attenzione su Scully. Aggrottò leggermente il
sopracciglio dicendo: "Vedo che zoppichi leggermente, cara - ti sei ferita?" I
suoi occhi guizzarono su Mulder, quindi tornarono allo zio. Con le labbra increspate,
mentre le guance perdevano il colorito dovuto al freddo, mormorò, "L'ho storta
cambiando una gomma a terra. Non è nulla, zio Mike. Migliora di giorno in giorno".
Il suo sorriso fu breve e svogliato. Un'altra unghiata nel nido di colpevolezza di Mulder; lui non
aveva notato il suo zoppicare l'altra sera da sua madre. Certo, non aveva *voluto* che lui
lo notasse - dubitava che lei mostrasse la debolezza fisica di fronte alla sua famiglia,
per timore delle inevitabili domande. Mike sembrò soddisfatto della sua risposta conclusiva,
comunque aprì le braccia e rimbombò: "Bene, allora - Che ci fai con il cappotto
addosso? Certo ti fermerai a cena. Abbiamo dell'ottimo manzo stufato con cavoli,
stasera". "Uhm... veramente, devo davvero ho davvero bisogno
di -" lei esitò, cercando aiuto in Mulder. Che non era nello stato d'animo di darglielo. Nonostante il
fatto che lei poteva scatenare i suoi parenti su di lui in un istante, aveva intenzione di
accettare coraggiosamente il sicuro pestaggio pur di farla restare un po'. "Lo prenderemo, Mike, " biascicò pigramente e
senza importanza, ignorando i suoi occhi lampeggianti. "Magari un paio di
birre?" Accettando l'uniforme di Mulder ed il sorriso amichevole, Mike sorrise
radioso. "Certo. Le prendo subito". "Ma -" Mike bloccò la protesta di Scully con mano
ferma. "Ora, se non ti nutrirò prima di mandarti via, tuo
padre userà il bastone su di me. Siedi. Sig. Mulder?" Quando Mike si fece da parte,
Mulder si avvicinò, girandola gentilmente per spogliarla del cappotto. Mike ammiccò
avvicinandosi al banco mentre lei annaspava con i bottoni. "Tu... Tu". L'ira la faceva balbettare,
mentre cercava un epiteto adeguato ma comunque adatto ad una signora. Mulder poteva
sentire la sua mente che urlava 'bastardo', ma non osava dirlo mentre era così vicina ai
suoi cugini. "Miserabile? Porco?" propose lui, con le mani
dolcemente sulle sue spalle mentre le si avvicinava. Il suo profumo familiare si spandeva
attorno a lui, e chiuse gli occhi, abbracciandolo con la mente come se le braccia di lui
l'avessero stretta. Questo incontro era destinato ad essere un altro errore, ma lui aveva
solo bisogno di vederla sola un'ultima volta. Non importava se avesse dovuto 'evitare le
frecce' per tutta la notte; niente aveva valore quanto guardarla. Scrollandosi via dalle spalle le sue mani ed il cappotto,
glielo lasciò prendere, girandosi verso di lui. "Troppo poco per te, "
sentenziò lei. "Cosa ne pensi di viscido mascalzone?" Fece una smorfia alla
veemenza della sua voce. "Avrei preferito 'amico', " disse dolcemente,
aspettando la sua reazione. "Nemico mortale, " (In inglese assonanza tra
"friend" amico e "fiend" nemico mortale, ndt.) Rispose lei, sistemando
la gonna per sedersi nel separé.
Lasciando vagare lo sguardo sul suo vestito blu cielo
lavorato a maglia, si ubriacò alla vista della sua avvenenza mentre un cameriere serviva
loro le bevande. "Non sapevo che ti fossi fatta male alla caviglia, " disse.
"È grave?" i suoi occhi, che avevano fatto un serio studio del tavolo
luccicante, schioccarono in su. Attese finché il cameriere se ne fu andato, quindi, con
il ghiaccio che permeava la sua voce, disse: "La mia caviglia sta bene, Mulder. Dì
quello che mi devi dire, così potrò andarmene". "Dana -" al balzare della fiamma nei suoi occhi,
fece ammenda, "Scully. Sono stato troppo a lungo senza fare conversazioni senza punte
di sospetto. Capisco che hai tutte le ragioni per odiarmi, ma penso che possiamo parlarne
senza ringhiarci contro. Per amore di Charlie, penso che potremmo almeno provare ad essere
amici". "Amici?" la sua domanda portò un non detto, 'e
niente altro?' "Amici, " asserì. I suoi più che amichevoli sentimenti
sarebbero stati schiacciati, lo sapeva, e se la sua amicizia fosse stata l'unica cosa di
cui avrebbe potuto godere, se la sarebbe presa, dannazione. Per questo breve periodo,
l'avrebbe dovuto fare. E forse, ma solo forse - se avesse giocato le carte giuste -
sarebbero potuti tornare insieme, a giocare ad armi pari. La sua animosità lentamente sbiadiva, ma una prudente
reticenza ancora adombrava i suoi occhi. Sollevò il tovagliolo perfettamente ripiegato
sul tavolo, dicendo: "Io sono - io non posso semplicemente dimenticare. Non è
qualcosa di cui io sono fiero... il modo in cui noi ci siamo
incontrati".
Almeno, era uno sguardo dietro l'armatura di furore
insolente. Usando ogni pezzetto di sincerità che riteneva di avere
perso negli ultimi anni, rispose premuroso: "Non intendo sostenere che quello sia
stato il mio comportamento migliore. Di solito sono più ospitale". "Mulder -" "E voglio scusarmi, " la
interruppe, sentendo che la sua ira stava lasciando il posto a qualcosa di più spaventoso
- di completo ritiro. Non l'avrebbe lasciata andare così facilmente. In fatti se avesse
fatto a modo suo, non l'avrebbe lasciata andare via mai più. "Mi dispiace, Scully. Mi hai preso in un momento davvero
brutto". Una leggera curvatura delle labbra accompagnò la sua
risposta. "C'è mai un *buon* momento per prenderti?" Non
avrebbe dovuto, gli sussurrava il piccolo angelo sulla sua spalla. Ma il diavolo
dall'altra parte vinse la sfida, e lui si toccò il bernoccolo sotto i capelli.
"Sembra che tu abbia trovato la strada migliore". Fisso e reale, il suo sguardo fosco provò a dirle quello che
le labbra non potevano. Marchiato, sigillato e messo al tappeto... che lei lo
volesse o no, lei era sua. Invece di ritrarsi dietro una fredda maschera d'ira, lei lo
sorprese ridacchiando, il che lo rallegrò all'infinito. "Dovrò ricordarmelo - tutto
quello che devo fare è colpirti con il calcio di una pistola. Aggiudicato". Il suo
accenno di sorriso era amabile e lo colpì al cuore. "Ho bisogno di scusarmi anche
io". "Per cosa? Hai fatto quello che dovevi fare". Lui
distolse lo sguardo, disgustato dal ricordo del suo comportamento verso lei. "Ma - non avremmo raggiunto quel punto se io non
avessi... lo sai". Una nuova ondata di colore le tinse le guance, un attraente
colore rosa fiorito. "Di solito... non mi getto addosso agli uomini in quel
modo". Lui la guardò, innamorandosi sempre più ogni secondo che
passava. Poteva sentirselo bruciare negli occhi, viaggiare lungo le dita che bramavano di
toccare il suo volto. "Lo so". Gli occhi di lei incontrarono quelli di lui, e lui avrebbe
potuto giurare che non poteva diventare più meravigliosa. Ma lo fece, il rossore si estese lungo lo scollo a
"V" del suo vestito, la croce luccicava sul flusso di sangue che scorreva sotto
la pelle. "Si. Bene". Raggiunse il bicchiere di birra, prendendone un lungo
sorso. "Dunque. Ho la sensazione che tu stai per dirmi che
razza di persona sia questo Chang. Ho ragione?" Lui abbassò la voce ad un bisbiglio,
afferrando le mani tra loro sotto il tavolo per evitare che la raggiungessero. "Lo
farei molto volentieri, se tu avrai voglia di ascoltarmi". L'arrivo della cena la fece esitare, ma gli rispose mentre
sollevava la forchetta. "Rovinerebbe la mia cena?" Mulder sapeva che non le
avrebbe raccontato la parte più sordida, odiosi dettagli del suo tempo passato con Chang.
Essendo una gentile signora, non doveva essere omaggiata con storie di oppio e prostitute.
"Probabilmente. Penso che sia meglio aspettare quando
avremo finito". "Assurdo". Lei prese un pezzo di cavolo, mandandolo
giù con un altro sorso di birra. "Ho visto e sentito cose che tu non puoi nemmeno
immaginare". Il suo viso si rannuvolò con un ricordo sconosciuto a lui ma uno di
quelli che ti intrigano - Non era una donna comune, ed avrebbe fatto bene a ricordarsene.
Poteva vedere il suo coraggio inciso in ogni perspicace, deciso, incresparsi del
sopracciglio. "Ed io ho fatto cose che non puoi immaginare, "
disse lui, spiacente di avere reso la sua voce roca. Lei depose la forchetta sul piatto. "Quindi,
probabilmente entrambe le nostre immaginazioni hanno bisogno di essere illuminate. Se vuoi
che siamo amici, Mulder, devi dirmi la verità". La verità. Per quanto brutta poteva essere, sapeva che le
era debitore di questa verità. "Finisci di mangiare, poi parleremo". "Ho uno stomaco robusto, " insistette, una dolce
intrusione sottolineata da un incoraggiante sollevarsi delle labbra. Sollevò la forchetta, abbassando lo sguardo. Per quanto lo
voleva, questo non era il momento per dolci, rassicuranti sorrisi. "Forse non
dovrei". **********
Come il cameriere prese i piatti e portò il caffè, lei
mormorò: "Non stavi scherzando". Persa come era stata nei suoi pensieri, il suo sguardo era
confuso. "Scusa?" "Riguardo al tuo stomaco. A malapena hai mangiato
qualcosa". Con le dita avvolte alla fumante tazza di caffè, lui
sembrava magnetizzato dalla birra. "Non avevo molta fame". Lei aggiunse zucchero e latte alla sua tazza, sapendo che era
giunto il momento di ascoltare la sua storia. "Suppongo quindi che tu non voglia un
dessert". I suoi occhi scattarono verso l'alto, come se si fosse
improvvisamente ricordato - ancora una volta - della sua mancanza di buone maniere. Alzando una mano verso il cameriere, disse velocemente,
"Mi dispiace, cosa preferisci?" prima che lei potesse fermarlo, la sua mano gli
afferrò la manica, abbassandogli il braccio. Quel lento bruciare, lo stesso che aveva
visto al capanno, tornò al suo sguardo. Lentamente, i suoi occhi le carezzarono il viso,
quindi caddero sulla mano. La tolse dal suo braccio, dicendo: "Non voglio un dessert,
grazie. Preferirei alcune risposte". Mulder impallidì leggermente, portando una mano a grattarsi
la mascella. Scorse un neo sulla sua guancia; era piuttosto attraente, a dire il vero. Gli
dava un po' di distinzione. Non che ne avesse bisogno - aveva notato gli sguardi di
ammirazione delle signore nel locale mentre mangiavano. Ancora una volta, lei lamentò le
circostanze del loro incontro con cuore pesante. Ma no... non potevano tornare indietro...
"Tu sai che lavoro per i servizi segreti della
Marina". La dichiarazione la scosse dai suoi pensieri traditori.
"Con Charlie, evidentemente". "Certo. Era il mio contatto a Honolulu". "E l'individuo chiamato Chang?" Egli sospirò,
guardando da ogni parte fuorché lei. "Fui incaricato ad Hong Kong fin dal '39,
quando i giapponesi iniziarono a creare fastidi in Asia. Il governo mi fece impersonare un
commerciante olandese - parlo fluentemente diverse lingue". Lei ricordò il suo bombardamento di domande, abbaiato in
lingue che non capiva. Finché lui non usò il giapponese. "Per quale scopo?"
"Sospettavamo che i giapponesi si stessero impegnando nel commercio di oppio;
utilizzavano i guadagni per finanziare i militari. All'inizio, avrei soltanto dovuto
tenere gli occhi aperti e riferire ogni movimento sospetto". "All'inizio?" sperò che lui la guardasse; era
difficile leggere in lui quando i suoi occhi erano chiusi e ritirati. Deglutì il resto del suo caffè prima di rispondere:
"Quindi mi incontrai con Chang". Alzò gli occhi cupi su di lei. Lei quasi
rantolò per il dolore e la colpa in quelle liquide profondità. "Ora, a quel punto,
avevo una connessione. Anzi Come risultò, era *la* connessione. Lui era - *è* - il
maggiore protagonista nella triade cinese". "La Mafia?" la sorpresa gli illuminò il viso; non
si aspettava che lei conoscesse il termine. "Questa stupenda acconciatura risiede
sopra un cervello, sai, " lei disse seccamente, agitando la mano sopra i suoi capelli
coperti dal cappello. Lui sorrise, e fu come se l'oscurità che lo sovrastava si
diradasse un po'. "Certo, l'ho notato". L'ammirazione che brillava nei suoi occhi la scaldò più del
caffè. Avvertì che stavano andando alla deriva in acque pericolose
e lo tirò via con: "Quindi... quanto ci sei andato a fondo?" il suo sorriso
sbiadì e lui si appoggiò all'indietro, giocherellando con la tazza vuota. "A fondo.
Quando Skinner - il nostro Comandante - apprese che mi era stato offerto di lavorare con
Chang, i miei ordini cambiarono". "Cambiarono? Come?" "In quel periodo, i giapponesi avevano occupato Hong
Kong. Diciamo che Chang era in amicizia con gli ufficiali - ed il mio lavoro era di
accertarmi che stessero allegri". Qualcosa nel suo viso le diceva che non avrebbe gradito il
seguito. Ma doveva sentire tutto. "E qual era il tuo lavoro?" "Gestivo il China Moon". Lui esitò, increspando le
labbra, quindi aggiunse: "Chang non si accontentava di fare milioni con il commercio
di oppio. Quando i giapponesi vinsero, volle il controllo di Hong Kong". "Un tipo avido, vero?" Mulder non rispose al
tentativo di alleggerire la conversazione. Lui sapeva cosa sarebbe seguito, quindi lei non
si gingillò più. "Il China Moon. un bar, ho capito". "Puoi dirlo". Finalmente la guardò di nuovo, sul
volto un malcelato ritratto di disgusto per se stesso. "Dicevamo, ogni - cosa - che i
giapponesi volevano, io gliela procuravo. Come profitto, Chang si impossessava di
materiale per i ricatti. Io di segreti militari". I suoi occhi parlavano di cose
criminali, di sporchi affari clandestini ed un facile flusso di ogni tipo di vizio. Scully era senza parole. Quando disse di avere fatto cose di
cui non era orgoglioso, lei non avrebbe mai immaginato che fosse poco più che un
criminale comune. "Qualcosa di eroico, huh?" Il suo commento
tagliente dava voce al modo in cui aveva vissuto il suo incarico di guerra. Quando lo
shock iniziale di qualche momento fa fu superato, lei capì velocemente che non importava
come aveva fatto il suo lavoro - la realtà rimaneva, l'aveva fatto.
Mulder si schiarì la gola e fece segno x avere il conto.
"Avrei dovuto rimanere fino alla conclusione della guerra, ma in febbraio, ne ho
avuto abbastanza. Non potevo continuare ad essere quello che ero diventato. Skinner e
Charlie sapevano che ero arrivato al limite, ed organizzarono la mia uscita". Non poteva continuare ad essere quello che era diventato.
Questa dichiarazione, intramezzata rapidamente tra le altre due, fece in modo che lei lo
vedesse per quello che era - un essere difettoso e completamente umano. Lui aveva ragione.
Non era un eroe. Ma era un soldato dalla fine amara, addestrato a combattere per il suo
paese in ogni modo necessario. E se alla fine avesse ceduto e dovesse essere sollevato dal
suo incarico? C'era ancora una domanda in sospeso. "Chang. Suppongo che non ti abbia
lasciato andare così facilmente?" A quello, una risata amara irruppe dalle sue
labbra. "Non dopo che incendiai i suoi magazzini e feci esplodere un paio delle sue
navi in un addio affettuoso". Scully sbiancò. "Ti ha inseguito". "Puoi dirlo. Pensavo che il bastardo fosse andato a
fuoco con la sua mercanzia. Sembra che mi sia sbagliato. " Dio. Momenti fa, lei era stata sul punto di singhiozzare alla
sua storia. Ma questo era stato prima che il pezzo finale cadesse al suo posto. Chang era
*ancora* sulle sue tracce - in cerca di vendetta. Se Chang fosse il tipo di criminale che
Scully sospettava, non lascerebbe nessuno andarsene in quel modo. Ed ecco qui Mulder,
seduto fuori all'aperto con lei, mettersi in mostra per spiegare. Peggio - mettendo anche
la sua famiglia nella linea di fuoco. "Io non posso crederti", lei disse, l'ira per il
suo atteggiamento noncurante induriva la sua voce. "Pensi che io ti voglio dovunque
vicino a me ed alla mia famiglia?" "Scully, ascoltami - " Lui mise una mano sulle sue,
intrappolandola al tavolo, la sua espressione disperata. "No". Scostando la sua mano, lei si alzò in piedi
su gambe tremanti, non volendo più sentire nessuna sua spiegazione. Non importava se
avesse provato comprensione per la sua storia - i fatti rimanevano, lui era una bomba ad
orologeria ambulante, e l'esplosione poteva benissimo colpire lei e la sua famiglia
insieme a lui. "Dana, " disse Mike, "che fretta c'è? Fermati
un attimo. Prendi un'altra tazza di caffè". Zio Mike scelse quel momento per interromperli, dicendo che
la loro cena era offerta dalla casa. Mulder sedeva muto, guardandola trascinare il cappotto.
"No". Sentendosi come se avesse un bersaglio incollato sulla
schiena, lei guardò attorno nella stanza, cercando segni di minaccia. Mulder si alzò in
piedi e lentamente indossò il cappotto, rivolgendosi a Mike. "Grazie, Mike, ma dobbiamo andarcene". Lei stampò un bacio sulla guancia di Mike e fuggì, senza
ascoltare i saluti di Mulder. L'aria della notte era fredda e secca, e lei non perse tempo
per cercare di fermare uno dei rari taxi lungo la strada. Dannazione a lui. Proprio quando
iniziava a sentirsi dispiaciuta per lui, inoltre. Non erano affari suoi rimanere vicino,
troppo vicino alla famiglia di lei, e poi lei stava x permettere a Charlie di sapere tutto
quanto era accaduto, appena fosse tornata a casa. "Digli che ho detto che mi dispiace". La pacata dichiarazione di Mulder la fece cedere, ma non si
voltò. "Dirgli cosa?" disse con voce stridente, non interessata a null'altro
che non fosse allontanarsi da quell'uomo. "Dì a Charlie che mi dispiace". Impazientemente, fece cadere il braccio e lo fronteggiò. "Per cosa?" "Lui capirà". Lui alzò il bavero del cappotto,
ombreggiando una metà del volto. "E sono davvero spiacente per quello che ti ho
fatto, Dana". Furiosa, non poté fare altro che fissarlo. Mulder cacciò le
mani in tasca, mentre gli occhi la ispezionarono un'ultima volta. "So che non è una spiegazione, né una scusa. Ma stare
con te... è stato come tornare finalmente a casa. Mi sono sentito...
completo". Lui si girò e si allontanò, la sua alta sagoma si
confondeva con la notte. L'ira di lei andò in cenere alla vista delle sue spalle curve e
per un attimo, si concesse di affliggersi per quello che sarebbe potuto essere, in un
sussurro umido di lacrime sfuggite. "Anche io". End Chapter Eight