A Familiar Heart - Capitolo 9

 

Quando scese per la colazione la mattina seguente, fu salutata dal profumo di bacon proveniente dalla cucina, e da un frettoloso Charlie attaccato al telefono dell'ingresso.

"Hey," disse lei, battendogli sulla spalla.

"Cosa succede?" era pienamente preparata ad illuminarlo sull'affare Mulder, ma il cipiglio sul suo volto la distolse dai suoi pensieri. Qualcosa era andato storto.

Il mento di Charlie scattò verso l'alto, il ricevitore era incastrato tra la spalla e l'orecchio. Un effimero, sfuggente sorriso curvò le sue labbra mentre diceva: "Hey, spiritello. Com'era il film?" ricordando la sua storia di copertura sul modo in cui aveva trascorso la serata, lei restituì il sorriso. "Okay. A Gable son cresciuti di + i  denti(ndT allusione ai denti dell’attore Clark Gable,in voga allora.). Accennò al telefono. "Qualcosa non va?"

"Um... niente. Non posso rintracciare Mulder, stamattina. Avremmo dovuto - " lui ritornò alla sua conversazione. "Si? Certo".

Scully si allontanò verso la cucina in cerca di caffè, le parole di Charlie sbiadivano dietro di lei. Così Mulder se n'era andato. 
Dì a Charlie che mi dispiace, aveva detto.  
Il sollievo la attraversò, mescolato ad una robusta dose di colpevolezza. Sembrava che non avrebbe dovuto dire nulla a Charlie riguardo il suo incontro con Mulder; il suo testimone se ne era occupato personalmente scappando dalla città. Da una parte, era lieta che si fosse portato via i suoi dolori. La sua famiglia era più importante in questa faccenda. Dall'altra parte si sentiva male perché Charlie era destinato ad essere ferito dalla scomparsa di Mulder. Ma dio – quell'uomo era pericoloso! Charlie poteva fare di meglio che esporre la sua famiglia ed i suoi amici a quel tipo di minaccia.

"Caffè, Dana?" Maggie lavorava ai fornelli, guardando l'avvicinarsi di sua figlia. Scully mormorò un 'buon giorno' a sua madre, e si avvicinò alla caffettiera sul fornello.  

"Attenta, sta ancora sgocciolando," Maggie l'avvertì.

"La colazione non sarà pronta per altri dieci minuti circa – ti dispiacerebbe mettere il giornale del mattino sul carrello prima che tuo padre scenda?"

"Certo, mamma".

Lei picchiettò la caffettiera, tenendo un dito sul tappo di metallo sulla sommità che conteneva l’acqua bollente. Il pieno e forte aroma dei chicchi di caffè si sparse fino a lei, ci aggiunse una generosa quantità di latte e zucchero prima di dirigersi di nuovo nell'ingresso.  

Charlie riagganciò il telefono con un sospiro. La sua postura delusa le strappava il cuore, e gli depose una mano sul braccio: "Qual è il problema?" Se aveva avuto un ruolo nella partenza di Mulder, il minimo che doveva fare era consolare suo fratello. E Bill sarebbe stato un ottimo testimone, lei pensava, anche se i suoi due fratelli si erano combattuti sempre come cane e gatto.

"Mulder se n'è andato". Colpendo il blocco di carta che teneva sulla coscia, lui mormorò: "Maledetto".

"Lui è cosa?" Agisci con freddezza, si disse. Sii sorpresa, sii comprensiva.

Charlie si girò di nuovo verso il telefono, alzando il ricevitore per comporre un numero letto sulla carta.

"Ha lasciato la casa dei suoi genitori - pensano che si sia sistemato in un hotel, ma non ne sono così sicuro. Sapevo che avrebbe fatto qualcosa del genere. Idiota. Non importa quante volte gli ho detto che andava bene - Sì? Pronto?"

"Bene che cosa?" Questo era più del semplice disappunto perché il suo testimone lo aveva abbandonato. Charlie era stato davvero ferito dalla partenza di Mulder e stava facendo del suo meglio per rintracciarlo.

"Non è registrato? Ok, grazie". Gettò il blocco sul tavolo e si grattò la guancia con una mano, mormorando, "Dove diavolo è andato?" Premette il tasto di sconnessione e ricompose, questa volta più aggressivamente. Ignorò il suo tirare sul braccio, dicendole di attendere sventolando la mano. "Si. Qui è Charles Scully. Devo parlare al comandante Skinner il più presto possibile".  

Lei camminò attorno alla porta del salotto, sorseggiando il suo caffè, provando a sembrare disinteressata mentre ascoltava le istruzioni abbaiate da Charlie. Apparentemente stava telefonando all'ufficio del suo comandante al pentagono e stava chiedendo loro di mandare gli esploratori per scoprire dove fosse Mulder. Aveva sentito il nome di Chang una volta o due, allora, quando Charlie la notò volteggiare nel vano della porta, abbassò la sua voce fino a che lei non poté più sentire nulla. Certamente non pensava che Chang avesse preso Mulder? L'allarme fece viaggiare il suo cuore; no - Mulder se n'era andato a causa del suo scoppio d'ira della notte scorsa. Aveva avuto il buonsenso di capire che non era al sicuro, quello era tutto.

Lo sbattere del telefono la fece saltare e Charlie le passò oltre sfiorandola mentre entrava in soggiorno. "Non posso credere che mi abbia fatto questo".

"Fatto che cosa?"

"Mi ha tagliato fuori, ecco cosa," Charlie ringhiò. "Gli ho detto che era giusto per lui essere qui e lui mi va a fare questo. Perché diavolo si è preso la briga di farsi vedere se stava già pensando di andarsene, alla fine?" Un tonfo ottundente prese dimora nella sua testa, polverizzando la raggelante razionalità dell'improvviso comparire e scomparire di Mulder: perché lui aveva voluto spiegare. Non a Charlie, a *lei*. Lui aveva saputo chi lei fosse - se non prima di lasciare lo Utah, prima di arrivare in Maryland. Non aveva fatto tutta questa strada per essere il testimone di Charlie. Aveva fatto tutta questa strada per scusarsi con lei, provare a farlo sembrare giusto. Era l'unica cosa che avesse senso. Ma le domande senza risposta nella sua mente ancora perduravano e lei era determinata a conoscere l'intera storia.  

"Charlie". 

"Sì?"

"Perché gli hai detto che era giusto essere qui? Non aveva progettato di venire alle vostre nozze fin dal principio?" Charlie si accasciò nella poltrona di suo padre, guardando il corridoio come se potesse fare suonare il telefono con il suo sguardo fisso.

"Sto per dirti qualcosa, spiritello - ma devi promettermi che non andrà oltre". La abbatté con uno sguardo torvo.  

Dio, non era sicura di voler sentire tutti i cruenti particolari. Ma doveva sapere - se Mulder avesse da sempre avuto in mente di andarsene; doveva sapere se sarebbe rimasto, se non l'avesse spinto via lei con la sua rabbia. E qualcosa nell'espressione triste di Charlie le diceva che la decisione del suo amico fosse basata su qualcosa di più che sulle sue dure parole di rimprovero.  

Su gambe improvvisamente gommose per il timore, andò al divano, dove si posò sul bordo. "Prometto," disse, attendendo con il fiato sospeso.

Charlie sospirò, abbassando la sua voce mentre si sporgeva in avanti. "Mulder, a Hong Kong, se l'è passata molto peggio di quanto ha lasciato trapelare davanti alla famiglia l'altra sera".

<Qualcosa di eroico, uh?> La voce di Mulder echeggiò nella sua testa mentre Charlie continuava: "Io l'ho conosciuto prima che fosse spedito là in nave, nel lontano '39. Facemmo insieme l'addestramento di base. Naturalmente, era l'uomo più anziano del gruppo". Sorrise torvo, agitando la testa. "Poteva avere 25 o 26 anni. Allora, ero soltanto diciottenne, quindi chiunque avesse una barba più folta della mia era vecchio.

"È intelligente, sai. Più astuto di quanto lasci trapelare. Intendo, io ho sempre saputo che desideravo fare carriera in Marina, proprio come papà. Così mi sono arruolato appena diplomato. Rimasi ammutolito per la fortuna che mi capitò nell'entrare nei servizi segreti con Mulder".

Lei sapeva che era una dichiarazione modesta. Charlie era rapido ed agile mentalmente, perfetto per il lavoro intuitivo che i servizi segreti richiedevano.

"Ma Mulder? Dio, Dana – lui è in grado di parlare qualcosa come sette o otto lingue, potrebbe ricordarsi cose parola per parola dopo soltanto averle viste una volta. L'uomo è andato ad Oxford, per l'amor di Dio. Suo padre era facoltoso e Mulder potrebbe avere qualsiasi vantaggioso lavoro governativo desiderasse".

"Perché non l'ha fatto?"

"Non mi ha mai spiegato il motivo ed io non gliel'ho chiesto. Ma la mia congettura è che ci sia un certo attrito a casa.  Il suo fratellino faceva sempre tutto bene, lo sai.  Mi raccontava come Sam fosse stato un campione di baseball a Princeton, come Sam si fosse laureato con lode, come Sam ha fatto questo, e Sam ha fatto quello. E non con invidia. Penso che Mulder sia stato molto fiero di suo fratello. Ma penso anche che si sia ritenuto molto inferiore, almeno agli occhi di suo padre". Charlie fece una pausa, collegando le sue mani mentre si riposavano sopra le ginocchia. "Forse ha desiderato fare qualcosa da se stesso, contando sulle sue proprie forze, senza l'aiuto di suo padre".

Lei vide come quella dichiarazione riflettesse le incapacità di Charlie stesso, per quanto riguardava Bill. Dana non aveva visto mai suo padre trattare affatto diversamente i suoi figli, ma Bill emergeva spesso in virtù della sua condizione di fratello più grande. Era Bill destinato ad essere capitano del suo proprio vascello un giorno, non Charlie. Ma lei sapeva che Charlie era venuto a patti con la sua vita ed era molto bravo nel suo lavoro, qualcosa che suo padre recentemente aveva capito. Le nozze dovevano essere una celebrazione della condizione di adulto di Charlie in fine... e lei se n'era andata mettendoci un punto.

"In ogni modo, fece salti di gioia all'opportunità di andare a Hong Kong. Era perfetto per l'incarico, ed io fui posizionato ad Honolulu per comunicare con lui.  Quindi si incontrò con Chang". Il volto di Charlie si inasprì, e chinò la testa per guardarsi le mani.

"Chang?" le occorse tutta la sua forza per tenere lontana l'emozione dalla sua voce, per comportarsi come se non avesse mai sentito il nome. Eppure, le lasciò un gusto amaro sulla lingua, che lavò via con un sorso di caffè dolce.  

"Sì. Chang era - *è* - una cattiva notizia. Gestiva una delle maggiori operazioni di traffico di oppio in Hong Kong. Quando Skinner – il nostro comandante – ne sentì parlare, ordinò a Mulder di familiarizzare con Chang. Io tenni la bocca chiusa, ma la cosa non mi piacque.  Era pericoloso, ed entrambi lo sapevamo".

 Questo era più terrorizzante di minuto in minuto; lei ora capiva che Mulder aveva nascosto i dettagli non perché fossero top secret, ma perché erano probabilmente troppo orribili per parlarne. Un'occhiata al volto di Charlie le parlò dell'infausta storia che sarebbe venuta. Mettendo da parte la sua tazza di caffè, si affrettò ad avvicinarsi e prese la mano di Charlie nella sua. Una leggera tirata e lei lo forzò a guardarla. "Raccontami".  

Fu molto simile al modo in cui lui le aveva strappato il racconto della sua prigionia, e lei sentì le lacrime radunarsi negli occhi. Lacrime per Charlie, che ovviamente aveva dovuto sostenere e sorvegliare Mulder mentre si cacciava sempre più nei guai... e lacrime per Mulder, che ogni momento che passava sospettava che le avesse risparmiato dei dettagli perché si preoccupava di lei più di quando lei avesse pensato.  

"Dopo un po' persino Skinner capì che Mulder era andato a gambe all'aria. Ma non poteva farci niente - gli ordini dall'alto erano chiari: lasciare là Mulder. Stava ottenendo ottime informazioni sui movimenti delle truppe dai clienti giapponesi di Chang – principalmente ufficiali che amavano gravitare attorno al China Moon".  

Ancora una volta, scoprì informazioni già note. "Cos'era il China Moon?" "Chang mise Mulder a gestire il China Moon. Un gran bel posticino, da quello che ho capito... Candelieri di cristallo, banco in legno di tek... e tutte le donne e l'oppio che uno possa mai desiderare".  

Buon Dio. Mulder gestiva un bordello. Il disgusto le fece contorcere lo stomaco; aveva mai approfittato personalmente delle donne? Onestamente sapeva che era sessualmente attivo, se la sua performance dell'altra sera poteva servire da indicazione. Certo, lei davvero non aveva modo di confrontarlo con altri uomini... dannazione! Non era affar suo nemmeno *pensare* ancora a lui in quel modo. Il suo dispiacere al pensiero doveva esserle apparso sul viso, perché Charlie immediatamente le strinse le dita. "Non avrebbe voluto farlo, spiritello. Credimi".  

"Come lo sai?"

"Perché è un uomo onesto. E perché era una delle cose che principalmente odiava del suo lavoro ad Hong Kong – quando tornò negli States, sentii il veleno nella sua voce quando parlava del modo in cui erano trattate le donne di Chang. Come merce. E lui non poteva farci assolutamente niente".  

Però aveva fatto l'amore con lei. Perfino la beffarda contrattazione alla fine era stata rifinita di auto repulsione, lei lo sapeva. Era stato rude, ma era stato dolce. 

<tu sei stata capace di tornare a casa, alla fine.> Lasciando la mano di Charlie, si alzò e si diresse al caminetto, chiudendo strettamente gli occhi mentre dava le spalle a Charlie. Le parole sembravano strappate fuori da lei, ognuna piena di terrore.

"Questo non è tutto,vero?" dietro di lei, Charlie sospirò. "No. verso la fine, Chang iniziò a sospettare di Mulder. Fece in modo che una delle ragazze mettesse a poco a poco dell'oppio nel cibo di Mulder".  

La fiala. La sua paranoica insistenza che lei fosse stata mandata lì per drogarlo. "Fu… " lei inciampò un attimo, quindi prese un profondo respiro. "Rimase assuefatto?" <Non potevo continuare ad essere quello che ero diventato.> "Quando iniziò a sentire gli effetti, capì quello che Chang aveva. Non poteva rifiutare il cibo, perché avrebbe significato morte certa.   Così andò avanti, mangiando a malapena il minimo sufficiente per sopravvivere fino a che ne è potuto uscire. Provai a dire a Skinner che loro potevano tirarlo fuori, ma non servì. Le mani di Skinner erano legate come le mie. Tutto ebbe fine a febbraio".  

Ricomponendo il volto in una maschera più calma, lei si girò, con le braccia incrociate sul petto. "Cosa accadde in febbraio?" Il volto di Charlie era tirato e pallido.

"Ho ritrasmesso un messaggio a Mulder – suo fratello era stato ucciso in combattimento".

"Dio," lei mormorò, sentendo il dolore di Mulder come se fosse stata là con lui.  

"Lo stroncò, spiritello. Penso che quasi impazzì. Il suo messaggio di risposta fu così freddo, così pazzo.

Mi disse che avrei fatto meglio a trovargli un mezzo di trasporto, perché stava lasciando Hong Kong, indipendentemente da quanto avesse detto Skinner. E se non gli avessimo trovato un mezzo di trasporto, sarebbe andato in fiamme con Chang. Ne aveva avuto abbastanza". 

<Incendiai i suoi magazzini e feci esplodere un paio delle sue navi come affettuoso saluto.> lei ebbe una improvvisa visione della pazzia di Mulder, e le tolse il fiato. Perché era familiare. Aveva visto gli angeli, mentre accendeva la miccia? C'erano voci che gli dicevano che non importava cosa, con la morte sarebbe arrivata la libertà? Fremette d'orrore ai suoi stessi ricordi strettamente intrecciati a quella frastagliata linea di immediata, permanente follia, e si chiese come Mulder se ne fosse allontanato, come lei. Lui avrebbe facilmente potuto superare il limite, in Utah, ma non lo fece. Fu la testimonianza della sua forza, una dichiarazione della sua umanità.  

"L'ha portato fuori, penso, vero?" era l'unico scenario di speranza in quell'orrido racconto, e lei sperò che Chang non sarebbe mai tornato per un tragico finale.  

"Sì, ma non è stato facile. Un incrociatore pesante in ricognizione per una portaerei lo avvistò un paio di giorni dopo che persi i contatti con lui. Stava galleggiando in una barca da pesca a poche centinaia di miglia a sud-est di Taiwan. Come diavolo avesse evitato le pattuglie giapponesi, io non lo so; si è allontanato a forza di remi da Hong Kong. È stato veramente fortunato ad essere stato ritrovato – era in pessime condizioni. Un altro giorno, e sarebbe stato spacciato".  

"E la dipendenza da oppio?"

"Gli ci vollero alcuni mesi per disintossicarsi.   Sembrava che stesse bene, quando scoprimmo che Chang era sulle sue tracce, in cerca di vendetta". Charlie si alzò dalla sedia e guardò dalla finestra, con le mani sui fianchi. "Maledetto," grugnì. "É stato praticamente sotto tiro da agosto; non sarebbe venuto alle mie nozze, lo sai. Non voleva che Chang lo seguisse fin qui. Ma un paio di giorni fa gli ho detto che Chang era tornato ad Hong Kong. Mulder non aveva assolutamente nulla di cui preoccuparsi".  

Vide la schiena di Charlie irrigidirsi per il dolore, e seppe di esserne responsabile. Mulder ieri sera aveva provato a dirle che non erano in pericolo, ma lei era stata troppo presa dalla sua ira e dal suo egoismo per ascoltarlo. Il male che aveva fatto a Charlie *e* a Mulder premeva su di lei come una pila di due tonnellate di mattoni. Ma come poteva riparare? Mulder se ne era andato, ed anche se Charlie l'avesse trovato, dubitava che Mulder sarebbe stato seduto ad ascoltarlo. Ed in nessun modo si sarebbe arrischiata ad avvicinarsi di nuovo in quel modo a Mulder. Sì, lui non era quello che lei aveva pensato, ma era ancora troppo pericoloso per la sua pace mentale averlo attorno.  
Era così vigliacca. Una piccola pazza che credeva che tutto il male del mondo fosse caduto sulle sue spalle. Non era abbastanza brutto l'avere gravato Charlie di tutto quello che le era successo a Los Banos... no, doveva anche rovinargli il matrimonio facendo fuggire il suo testimone - attraverso le rotaie.
Il forte squillo del telefono la fece sobbalzare; fece girare e correre Charlie per il corridoio. Non poté evitare di seguirlo, origliando le risposte affannate di Charlie.  

"Sì? L'ha già fatto? Grazie". Non appena ebbe riagganciato, si diresse all'attaccapanni, dando a Scully un bacio sulla guancia mentre indossava il cappotto ed i guanti.

"Ci vediamo, sorella".  

"Aspetta un attimo," le lo richiamò, fermandolo mezzo dentro e mezzo fuori della porta. "Dove stai andando?"

"Mulder ed io dovevamo incontrarci nell'ufficio di Skinner stamattina – lui ci è già andato ed uscito.  Uno degli attendenti dice di averlo sentito di nascosto al telefono – controllava gli orari alla stazione ferroviaria Dupont".  

Una ferrovia. Che ironia che le sue macchinazioni dovessero letteralmente cercare Mulder inseguendo un treno in uscita dalla città.

"Charlie?"

"Sì?"

"Pensi che tornerà indietro con te?" Non era preoccupata che Mulder dicesse a Charlie della cena con lei ieri sera. No, secondo il loro comune, tacito onore, nessuno di loro avrebbe mai detto una parola a Charlie riguardo nessuno dei guai successi nello Utah.

Lei era più preoccupata che Charlie l'avrebbe implorato fino a diventare blu e Mulder non avrebbe cambiato la sua decisione di partire.  

"Farebbe meglio. Non deve nascondere niente a nessuno, e stai certa che glielo farò capire".  

Scully dondolò da un piede all'altro, un rivolo di energia nervosa si agitava nel suo stomaco. Charlie si fermò, con una mano sulla maniglia della porta, mentre la confusione gli piegava il labbro. "Sorella?" Dannazione. Sapeva che se ne sarebbe pentita, ma andava fatto. 

**********

Era freddo fuori sul binario, ma almeno non nevicava più, pensava Mulder. Il suo corpo era infilato nel pesante cappotto e nella sciarpa, ma quasi desiderò di avere indossato l'uniforme. Il cappello gli avrebbe riscaldato bene la testa. Ma dio, ne aveva già avuto abbastanza dell'uniforme. Non gli aveva portato nemmeno un briciolo di bene l'averla indossata, e a dire il vero, gli portava ricordi che avrebbe presto dimenticato.
Skinner non era stato lieto che si fosse presentato presto per la seduta post operativa riguardo Chang, dicendo che Charlie avrebbe dovuto essere presente. Ma Mulder aveva mentito e detto a Skinner che aveva un'emergenza di famiglia in Florida.
A dire il vero, i suoi genitori *erano* partiti da Washington per la Florida questa mattina presto, ma solo perché suo padre desiderava un po' di sole e di golf a Miami. Avrebbe potuto restare a casa loro a tempo indeterminato, secondo sua madre, ma il cipiglio di suo padre aveva messo fine a quell'idea.
Mulder non aveva nemmeno mai avuto le chiavi di casa. Una sorta di benvenuto.  
D'altra parte, dopo averla vista ieri sera, ed avere udito la sua condanna, voleva andarsene il più lontano possibile. Il fastidioso senso di colpa per avere abbandonato Charlie gli faceva chinare le spalle, ma Scully aveva ragione – non doveva esporre la loro famiglia felice a nessun pericolo, *o* a niente associato al suo squallido passato. Incluso se stesso. Non era degno dell'amichevole, casalingo clan Scully, ed in particolare di Dana, che ancora si comportava per apparire innocente. Gesù. Chiuse gli occhi contro il bagliore del sole, chiedendosi se si sarebbe mai perdonato quella trasgressione.

"Mulder!" Si girò sentendo gridare il suo nome, solo per distogliere lo sguardo con una smorfia. Charlie, col sorriso sollevato, raggiante sul marciapiede della stazione. Avrebbe dovuto sapere che il suo amico l'avrebbe rintracciato.

Dannazione. Altri dieci minuti e sarebbe partito sull' 11:15 per le regioni dell'ovest. Infilando le mani nelle tasche, raddrizzò le spalle e si preparò per la discussione imminente.  

Sorridendo, si mise di fronte al suo affannato amico. "Sei venuto a vedermi partire?" Il sollievo di Charlie per averlo ritrovato sfumò velocemente in disapprovazione. "Potrei prenderti a calci nel sedere. Andiamo". Mise una mano attorno alla sacca da viaggio di Mulder.  

"Non tornerò, Charlie". Mostrò a Charlie il suo profilo, un orgogliosa, implacabile dimostrazione di caparbietà. 

"Si, lo farai. Non c'è nulla di cui preoccuparsi, Mulder. Hai parlato con Skinner stamattina – Chang se n'è andato". Sollevò la borsa sulla spalla. "Vuoi i tuoi vestiti? Dovrai venire con me".  

"Tienili. Appena tornerò a San Diego, rinuncerò al grado di ufficiale. L'avrei fatto qui, ma Skinner ha rifiutato di accettare". 

Con la coda dell'occhio, vide Charlie lasciar cadere la borsa sul pavimento di legno. Lo colpì con un tonfo sordo, e Mulder quasi cedette al dolore nella voce di Charlie. "Tu cosa?" "Mi hai sentito. Ne sono fuori". Diede a Charlie un'occhiata obliqua, quindi lasciò cadere il mento per la tristezza che vide scritta nel volto depresso.

"Io non sono... pronto per questo, Charlie. Vivere all'esterno". Parlò come se fosse stato in prigione, e lui suppose che lo fosse. Uno sporco, oscuro posto da cui aveva appena scavato la sua via di fuga; ed una cosa che il suo breve periodo con l'animata famiglia di Charlie gli aveva dimostrato era che egli aveva perso la capacità di stare con le persone normali, con le cose semplici come le buone maniere ed i sentimenti autentici. Faceva male, e non era certo che si sarebbe mai fermato.

"Mulder, no... non puoi strisciare indietro e nasconderti. Non te lo permetterò".  

Le labbra di Mulder si incurvarono all'insistente ringhio di Charlie. Era così semplice per Charlie restare lì e pregarlo di rimanere. Era il migliore amico che aveva mai avuto il piacere di conoscere. Ma Mulder non aveva mai visto nemmeno i suoi genitori pronunciare di fronte a lui quelle stesse parole, come nemmeno uno di quei cosiddetti compagni dell'ufficio di Skinner. E certamente non sarebbe stato onorato da una preghiera di restare da parte di lei... lo stesso pensiero di lei, in piedi nel tramonto acquoso, con un sorriso sul volto, un 'per favore' sulle labbra... dio, lo scuoteva fino alle ossa. No. quello era solo un sogno, ed era stato pieno di sogni ad Hong Kong che mai si erano realizzati. Perché nel Maryland sarebbe stato diverso? Uno stridulo fischio bucò l'aria, e vide il treno avvicinarsi alla sua sinistra. "Guarda, Charlie," disse guardando il giovane, "Non posso-"

"Si, puoi".

Dolci e nitide, le parole tagliarono l'aria dietro a lui, e la sua bocca cadde, le sue stesse proteste soffocate dal martellare del suo cuore. No, non poteva essere. Lei aveva gettato il bagaglio di lui dal  treno e lo spingeva da dietro, come se fosse davvero là. Stava avendo delle allucinazioni, ecco tutto.

"Era ora che tu lo facessi, spiritello," disse Charlie. "Vedi se puoi comunicargli un po' di buon senso".  

"Mi ci è voluto un po' per trovare parcheggio, Charlie".  

Lentamente, Mulder si voltò, per trovarla lì in piedi, a pochi passi di distanza tra loro. Lei non sorrideva, ma lo guardava con occhi caldi ed intensi, e gli angoli della bocca si agitavano per lo sforzo di non lasciare uscire un aperto sorriso. Il suo cappotto aperto svolazzava nel vento gelido, e le sue guance erano arrossite. Sembrava appena svegliata da un sonno profondo, e lui pensò di non avere mai visto nulla di così stupendo. Sotto il suo sguardo, lei infine abbassò il proprio, facendo scivolare le mani nelle tasche del cappotto.  

"Non puoi lasciarmi percorrere quella navata da sola, Mulder," mormorò. "*Ho* una caviglia traditrice, lo sai". Per enfasi, lei bloccò un piede ricoperto dal mocassino. I suoi occhi rimanevano ancora abbassati.  

"Sì," sottolineò Charlie, affiancandosi a Mulder.

"Tu non lo farai, ed io dovrò chiedere a Bill. E lui ha due piedi sinistri. Le pesterà il piede, e sarà guerra proprio in mezzo alla chiesa.

Mamma sverrà proprio là".

Mulder si schiarì la gola, chiedendosi se avesse la forza per sopprimere il suo urlo di vera e propria gioia.

Era difficile, ma lui lo gestì – anche se a malapena. "Penso di potere rimanere," disse, sentendo il suo stupido sorriso abbarbicarsi al volto, nonostante lui cercasse di domarlo.  

Charlie toccò con il gomito Mulder, sollevando di nuovo la borsa da viaggio. "Sapevo che stavo portando i rinforzi giusti" mormorò a Mulder.  

Mulder sentì il calore salire lentamente alle guance e si calmò, imbarazzato per aver permesso a Charlie di essere testimone alla sua felicità nel vederla. Tutto indaffarato prese la valigia da Charlie. "Prenderò un taxi per il più vicino hotel e ti chiamerò dopo, okay?"

"Hotel? Stai scherzando. Che ne è della casa di tuo padre?"

"L'hanno chiusa per l'inverno stamattina. Sono andati a Miami per prendere un po' di sole". Il suo sguardo rigido avvertì Charlie di non indugiare sull'argomento dei suoi genitori. "Posso prendere una stanza, non c'è problema".

"È fuori questione," rispose Charlie. "Abbiamo una gran quantità di stanze, non è vero, spiritello?" Mulder, ancora guardando Scully, vide il suo mento scattare in su. Lui attese, sapendo che una sua parola l'avrebbe spedito su quel treno. Gli occhi di lei si spalancarono, poi divennero sereni. "Il divano *è* piuttosto comodo".  

Il suo sorriso tornò, il calore fiorì in lui al suo semplice gesto di tregua.

"Non mi preoccupo del divano. Alcuni dei miei amici migliori sono stati dei sofà."

Lui corrugò le labbra al commento insensato, distogliendo lo sguardo.  

"E' deciso, allora" dichiarò Charlie. "Dammi le chiavi, spiritello, e porterò l'auto qui davanti. Non possiamo lasciarti zoppicare troppo su quella caviglia". Scully fece come lui le aveva chiesto, e gli indicò dove trovare la Buick, quasi due isolati più avanti. Lo guardò allontanarsi a grandi falcate in silenzio prima di voltarsi di nuovo verso Mulder.  

"Alcuni dei tuoi migliori amici sono sofà?" lei chiese dolcemente. "Cosa sono i tuoi nemici – ottomane? A quello, lui fece un passo verso lei, con voce dolce come se stesse osservando il vento scompigliarle i capelli attorno al viso. "Un tempo pensavo che i miei unici nemici fossero un boss della mafia cinese ed una piccola rossa. Mentre da stamattina, mi sembra di averli persi entrambi".  

Raccogliendo il cappotto per chiuderlo, lei alzò un sopracciglio: "Non ci scommetterei, Mulder".

Girandosi, iniziò a camminare verso la facciata della stazione. "Ora muoviti, marinaio. Non abbiamo tutto il giorno". 

Lui tenne il passo sogghignando. Non perché sarebbe rimasto per le nozze. Non perché sarebbe stato a casa *sua* per i prossimi giorni. Nemmeno perché era venuta personalmente alla stazione per farlo restare. 
Era perché, anche se lei provava a fare del suo meglio per nasconderlo, il sorriso era là. Lo udiva nella sua voce. 
La giornata stava andando dannatamente mettendosi al meglio.

 

 

End Chapter Nine