Mulder la individuò all'altro lato della stanza: aveva le braccia cariche di un qualche genere di file. Virò verso di lei, evitando persone e scrivanie finché le fu proprio accanto.
"Scully, hai bisogno di aiuto?" era di fatto chinato su di lei e le sbirciava nell'orecchio. Lei non rispose, svoltò in un separé vuoto e svuotò le braccia sopra la scrivania.
"Posso fare qualcosa per te, agente?" lo guardò, senza tracce di calore nella sua espressione.
"Agente? Sei arrabbiata con me, Scully?" solo ora decifrò il suo linguaggio del corpo e certo non aveva un umore amichevole. Cosa le era accaduto? Percorse rapidamente la memoria per capire quale trasgressione avesse commesso questa volta. Si avvicinò ulteriormente.
"Scusa?" arretrò di un passo e comprese che non era assolutamente di umore allegro.
"Scully?" le mise le mani sulle braccia "Stai bene?"
"Levami le mani di dosso". Sibilò gettando un occhiata verso l'ingresso del separé per assicurarsi che non li stessero guardando.
"Scully, cosa "
Gli girò attorno e si voltò: "Hai cinque minuti per riprenderti ed uscire dal mio spazio. Se non te ne sarai andato, ti denuncerò". E sparì dalla sua vista.
Lui vide con la coda dell'occhio la porta che si apriva e si girò, pronto questa volta a difendersi. Non era comunque preparato all'ingresso di Diana.
"Cosa stai facendo qui?" chiese obliquamente.
Lei esitò appena varcata la soglia
"Bene, buon giorno anche a te, collega". Ed entrò, togliendosi il cappotto per appenderlo accanto al suo.
Collega? Ma di cosa stava parlando?
"Si dice che hai provato il tuo fascino sulla Regina di Ghiaccio stamattina. Vuoi un piccolo consiglio, Fox? Datti da fare con le segretarie: non sono addestrate al combattimento a mani nude".
"Cosa sta accadendo qui?" chiese, girandosi a fronteggiarla per la prima volta.
"Quella dovrebbe essere la mia domanda, Fox. Che c'è che non va in te, stamattina? Se ti sei preso una sbornia, non aspettarti comprensione da me".
"Una sbornia?" la guardò pungente. Lui non beveva, forse l'aveva fatto tempo fa, quando erano insieme, ma da quando collaborava con Scully non beveva più di una birra o due al mese, di solito con Scully, su una pizza, mentre dibattevano su un caso. Si era fissato con il tè freddo ora, ormai da anni.
"Ascolta, io non mi curo più di quello che fai nel tuo tempo libero, Fox. Potremmo rimetterci a lavorare?" Questa era evidentemente una bugia da parte sua, ma non voleva continuare, ora. Scully era in cima alle sue priorità e che fosse quello? Pensava che avesse chiesto che Diana lavorasse quaggiù? Era rimasto completamente sorpreso quando Diana era entrata nell'ufficio. Scully sapeva come stavano le cose, ma per una qualsiasi ragione sembrava avere un punto cieco che riguardava Diana.
"Pranzo?" si girò a guardarlo.
"È già ora?" gettò un'occhiata all'orologio. "Uh, no, mi sto aggiornando su questo, prenderò qualcosa più tardi".
* * * * *
"Come cazzo sai dove vivo e come osi venire qui non invitato?" Fredda come il ghiaccio, il nomignolo certamente era ben meritato.
"Potrei parlarti solo per un minuto? Per favore".
"Ci sono molte altre donne che potresti infastidire, perché vieni fin qui a cercarti una scopata?"
"Scully! Non è quello Ti parlerò solo per pochi minuti. Io non sono qui per farti del male, lo giuro".
Lei strinse gli occhi e lui seppe che l'entrare avrebbe cambiato la sua sorte. Mantenne la sua espressione gentile, ogni supplica da parte sua sarebbe sembrata una manifestazione di attrazione fisica. Finalmente lei sospirò e si fece da parte per permettergli di entrare.
"Siediti". Indicò il divano.
Lui sprofondò con gratitudine al suo posto, senza sapere da dove cominciare.
"Allora?" lei non gli concedeva pietà, aveva preso la sedia più lontana da lui. Sapeva che lei non si era mai seduta là, l'aveva fatto solo ora, per mettere distanza tra loro.
Prese un respiro profondo. "Scully, mi conosci?"
"Io non conosco te, ma solo la tua reputazione".
Rapida, secca, questa sarebbe probabilmente stata una conversazione brevissima.
"Sì, Mulder lo spettrale, il cacciatore di piccoli omini verdi?"
Lei sventolò la mano per scacciare quell'idea: "Veramente stavo parlando della tua reputazione fra le donne del Bureau".
"Ho una reputazione tra le donne?" Rimase silenzioso per un minuto. "Io?"
"Se questo è uno strano modo per fare colpo, non funzionerà".
Disse lei aridamente.
"No, no. Guarda, sono venuto qui per farti alcune domande. Posso?"
Lui sembrò serio riguardo qualunque fosse il motivo del suo essere qui, e lei era un po' curiosa: uomini come Fox Mulder spesso non avevano il coraggio di fare una cosa del genere. Finalmente annuì: "Va' avanti e chiedi".
Lui la guardò negli occhi, lei non aveva mai notato prima i suoi occhi, erano molto belli. Era sempre stata troppo occupata ad allontanare il suo corpo ed il modo in cui gli piaceva mostrarlo alle donne. Quelle parole, comunque, risvegliarono la sua attenzione.
"Ricordi di essere mai stata la mia collega?"
"Cosa? Io è forse uno scherzo di cattivo gusto? Qualcuno te l'ha suggerito?" lei si stava alzando, sapeva che la sua prossima mossa sarebbe stata di metterlo alla porta.
"No, Scully, questo non è uno scherzo. Sono confuso e merda Mi dispiace di averti infastidita".
"Agente Mulder, di cosa parli?" le sembrava davvero confuso. Nonostante tutto quello che aveva sentito su questo uomo, ne era intrigata. O era davvero un attore maledettamente bravo o era davvero sconvolto per tutto questo.
"Siediti, Agente Mulder. Io ho bisogno di un qualche chiarimento su questa faccenda. Vorresti qualcosa da bere?" Questo sorprese anche lei, non aveva progettato di lasciarlo restare a lungo.
Egli la guardò con evidente gratitudine. "Hai del tè freddo?"
Tè freddo? Fox Mulder che chiede del tè freddo? Bene, aveva sentito che nelle ultime due settimane non era stato visto fuori a bere né a provarci con le colleghe. Questa visita aumentava solo la stranezza.
Ritornò immediatamente con due alti bicchieri di tè ghiacciato e gliene diede uno. Non riuscì a resistere: "Non è esattamente la bevanda che mi sarei aspettata di sentirti chiedere".
"Anche quello fa parte della mia reputazione, ora?"
Ora? Cosa voleva dire? Vide la confusione sul viso di lei.
"Non importa".
"Va' avanti con le domande, Agente Mulder".
"Potresti chiamarmi solo Mulder, per favore?"
Lei annuì.
"Suppongo che tutto questo abbia avuto inizio un paio di settimane fa, il giorno in cui ti ho seguito nel tuo separé e tu "
Lei annuì.
"Mi scuso per averti afferrata, quel giorno, non avrei mai " si passò la mano tra i capelli, incerto su come proseguire questa storia.
L'uomo era sexy, i capelli in disordine non guastavano affatto. Costrinse la sua attenzione a tornare all'oggetto. Ecco come lo faceva, sembrando così maledettamente vulnerabile.
"Tutto precipitò quel giorno, Scully. Mi sono svegliato all'ora abituale, ho mangiato qualcosa, sono andato al lavoro e sono salito di sopra. Ti ho vista trasportare quella pila enorme di carte ed ho pensato bene che ti avrei potuta aiutare. E tu non hai voluto avere nulla a che fare con me. Io non immaginavo cosa potevo aver fatto per renderti così irascibile, poi Diana si è presentata nel nostro ufficio e "
"Il nostro ufficio?"
"Scully, tu eri la mia collega quando ho lasciato il lavoro il giorno precedente. Noi eravamo colleghi da quasi sei anni, io ho una memoria fotografica".
Lei annuì, l'aveva sentito dire. Era fenomenale quando stava addosso ad un caso, ricordava ogni dettaglio di ogni caso anche se suggerito da una minima similitudine.
"Io ho ricordi di sei anni con te come mia collega, di aver lavorato con te, di essere venuti qui a dividerci una pizza lavorando a questo stesso tavolo. Tu sei stata nel mio appartamento mille volte. Noi eravamo vicini, Scully. Io "
La guardò negli occhi.
"Non in quel modo, non abbiamo mai noi eravamo amici Scully. Ottimi amici, tu sapevi tutto di me ed io tutto di te. Risolvevamo casi che nemmeno il Bureau voleva risolti. Noi stavamo dannatamente bene insieme ed ora sembro l'unico a ricordare che sia mai accaduto".
Lei parlò dolcemente: lui sembrava sincero, ma
"È così che fai? È così che ti porti a letto le donne?"
Lui sembrò improvvisamente stanco:
"No, e non ricordo di aver portato donne a letto. Ti ho aspettato, invece, per sei anni".
Stava scherzando? Che genere di commento era? Era dolce, in ogni modo, doveva concederglielo.
"Tu sei stato in coppia con Diana Fowley per anni. Ho sentito dire che c'è stato qualcosa tra voi per molto tempo, dopo hai cominciato a scendere in campo, ma siete rimasti comunque colleghi. Mi sono sempre chiesta come abbiate fatto, come siate riusciti a rimanere amici".
"I miei ricordi non includono un'amicizia con lei. Anzi, ha provato a mettersi tra di noi e tu mi credi matto, vero?"
"Io non so onestamente cosa pensare. So che tu e Diana avete le stesse idee su quello che fai, sui casi che assumi".
Lui diede in un riso soffocato ma non divertito: "Tu sai che ho sempre pensato che se tu fossi stata d'accordo con me solo un po' di più, le cose sarebbero state più facili. Avere qualcuno che non fa mai questioni per me è peggio. Mi sento come se non dovessi più lavorare. Io non sono così bravo. Io ho un ricordo molto vivido di averti detto che tu mi mantieni onesto, che hai fatto di me una persona completa. Io ora non lo sono, non senza di te. Tu non ricordi nulla di questo. Mi dispiace di averti infastidita".
Si alzò dal divano.
"Grazie per il tè".
Doveva fermarlo? Non aveva detto nulla di sensato, ma non aveva fatto mosse infelici. Veramente sembrava smarrito, solo. Si alzò anche lei: "Mi dispiace, Mulder vorrei poterti aiutare, ma non posso "
"Va bene. Grazie per non aver chiamato la polizia e per non avermi buttato fuori. Ci vediamo da qualche parte in ufficio".
"Mulder, che genere di disaccordo stai cercando sui tuoi casi?" ora lui aveva la mano sulla maniglia. Quasi lei sorrise all'occhiata ansiosa che gli accese gli occhi.
"Io ho bisogno del punto di vista scientifico, di una soluzione terrena, che non mi giunge automaticamente, io arrivo sempre a possibilità estreme. Ho bisogno di qualcuno che mi riporti sulla terra, che mi faccia dimostrare le mie teorie. Non ho bisogno che tutto mi sia concesso, se non posso provarlo, forse ho torto".
"Diana non lo fa?"
"Lei è più fuori di me". Sbuffò: "non me la ricordo così, quando eravamo insieme". Catturò il suo sguardo "intendo come ricordo io le cose. Parte del lavoro che abbiamo fatto e che ho controllato da quando è accaduto tutto questo, è decisamente sciatto. Non posso credere che sia stato approvato dal vicedirettore. A meno che "
"Cosa?" lui si era allontanato improvvisamente.
"A meno che non fosse questo quello che volevano. Lasciarci fare un lavoro indegno in modo che chiunque sappia degli X-files si faccia una bella risata. In questo modo costiamo meno, e mi hanno tappato la bocca lasciandomi pensare di essere "
"Sembra piuttosto paranoico, Mulder".
Lui ghignò: "Questa è la prima cosa che mi hanno detto in queste settimane a sembrarmi familiare".
Lei non poté evitare di rispondere al suo sorriso. Era un uomo davvero attraente.
"Se hai bisogno di qualcuno che dia un'occhiata davvero severa a qualcuno dei tuoi casi, perché non mi mandi i dettagli via e-mail? Ci darò un'occhiata e vedrò se posso aiutarti".
"Davvero?" si avvicinò alla sua mano ma si fermò prima di poterla toccare. "Scusa ero solito mi dispiace".
* * * * *
"Ti assicuro che avrà un attacco cardiaco se non si calma ed io sarò pronta ad aiutarlo. È illegale spingere il tuo capo fuori dalla finestra, vero?"
"Sì, specialmente da una di queste finestre. È probabile che ti prendano, a meno che tu non lasci delle prove, certo". L'altra donna sbuffò. Aveva tanto rispetto per le abilità dell'amministrazione quanto il resto del personale. "Cosa c'è che non va in lui, oggi?"
"Oh, sono quei dannati `X-Files'. Da quando Mulder è sobrio, li sta trasformando in un lavoro che non possono più archiviare. Sai come erano soliti riunirsi e riderne? Bene: non ne ridono più e stanno cominciando ad arrabbiarsi. Nessuno si aspettava che facesse questo genere di lavoro, non l'aveva mai fatto, prima".
"Pensavo che Diana dovesse distrarlo".
"Io anche. Ma ora sembra che lui lo stia tenendo nei pantaloni e che rimanga sobrio. Il personale femminile è rovinato, ma non tanto quanto il quinto piano".
"Pensiamoci, non ho sentito dire che si veda con qualcuna, ultimamente. Non penserai davvero che c'entrino qualcosa quei vecchi file? Io pensavo che fosse una concessione dovuta alla posizione del padre nel dipartimento di stato".
"Oh no, è brillante, il primo della sua classe all'accademia. Sai, è quasi come se avessero paura di lui. Immagino che l'abbiano affiancato a Diana per questo. So che la usavano per sviare le indagini che non volevano lo sai, no?" Per la prima volta le donne compresero che potevano non essere da sole.
Scully era già passata in uno dei bagni, senza chiudere la porta, ma rimanendo nascosta.
"Io non vedo nessuno. Faremmo bene a tornare alle scrivanie. Esploderà se avrà bisogno di una graffetta ed io non sarò là per districargliene una. Lo sai, spero che Mulder scopra qualsiasi sia la cosa che li sconvolge tanto. Io preferirei lavorare per lui, persino da sobrio, piuttosto che per il vecchio".
"Ho sempre desiderato di essere invitato qui per un nooner, Scully". (nota di Vix: qualsiasi attività intrapresa durante l'ora di pranzo, ma in particolare un breve incontro sessuale)
La sbirciò maligno.
"Ti hanno seguito?" ignorò il suo commento e lui si drizzò da dove stava appoggiato contro lo stipite della porta. Era spaventata.
"Scully? Stai bene?" lei aveva aperto la porta, ora, e si affrettava ad entrare, chiudendola a doppia mandata dietro di loro, poi andò alla finestra e si sporse per guardare in strada.
"No, va tutto bene, Mulder. Ho solo sentito per caso "
"Cosa? Qualcuno sa che stai lavorando con me?"
"No, penso di no, ma potresti avere ragione".
Continuò a riferire quello che aveva udito per caso nel bagno delle signore. Guardò il suo viso che diventava accuratamente inespressivo per nascondere quello che stava provando.
"Mulder?"
Non ricordò di essersi seduta sul divano, ma era lì che erano, ed ora gli stava tenendo la mano. Poteva praticamente sentire i pensieri che gli attraversavano il cervello.
"Bene, ora sappiamo perché quel lavoro trasandato è stato tollerato così bene".
Lui tentò di rendere la sua voce leggera, ma già lei lo conosceva meglio di lui. Le sembrava di conoscerlo da sempre. Già poteva contribuire alla metà dei loro dibattiti senza problemi. Non disse niente, solo gli permise di accarezzarle la mano e di riflettere per un momento.
"Penso che io dovrei tornare al mio vecchio comportamento per un po', Scully. Rassicurare i potenti che sono quel buon vecchio spettrale Mulder che non è una minaccia per loro".
"Sì", disse lei dolcemente, "alle donne del Bureau sei mancato molto".
"Non quello!" le strinse le mani, "Il bere, Scully, io stavo parlando del bere. L'altro, in primo luogo non sono mai stato io. Io non voglio Scully, io non voglio nessunaltra, ma non posso lasciare che sappiano come mi sento. Tu non saresti al sicuro".
Lei assorbì questo in silenzio, il sollievo che non voleva ammettere, la faceva sentire positivamente debole. "Mulder, penso che forse faresti meglio a dirmi qualcosa di più sulla relazione che si presuppone avessimo e che io non ricordo".
Lui annuì. Alcune settimane fa lei non avrebbe nemmeno preso in considerazione di ascoltare questo. La sua influenza stava conducendola indietro al suo lato oscuro e lui le sorrise severamente.
"Io non so quanto di questo vorresti sentire".
"Tutto. Tutto quello che ricordi".
"Ma i ricordi possono non essere veri Scully. Mio padre è ancora vivo, tu non sei scomparsa dalla tua vita per tutti quei mesi, non hai mai sentito parlare di Duane Barry. È tutto falso e non può essere accaduto".
"A meno che questo non sia reale".
Lei si oppose, e senza pensare lui l'attirò a sé. Quando non protestò, la strinse ancor più forte.
"E' vero abbastanza Scully. Ed io ti sto mettendo ancora in pericolo. Avrei dovuto sapere che era meglio non coinvolgerti. Ecco che genere di bastardo egoista sono. Io ti voglio nella mia vita a tal punto che farei meglio ad uscire di qui".
"No!" Ora lei lo strinse ancor di più.
"Perché sei così sicuro che io sia in pericolo?"
"Esperienza. Scully, a causa della tua relazione con me tu fosti rapita e ritornasti da me in coma dopo essere stata via per mesi. Tua madre ti fece togliere il supporto vitale, ecco quanto sono stato vicino a perderti. Poi trovasti un impianto nel tuo collo e la sua rimozione ti causò lo sviluppo di un cancro inoperabile".
Lei spalancò gli occhi, aveva passato tutto questo con lei?
"Un altro impianto mandò il cancro in remissione. Queste persone che non vogliono essere esposte, vanno sempre a colpire dove fa più male. Per me, sei tu, Scully", stava accarezzando ancora la sua mano senza guardarla negli occhi.
"Nella mia realtà il tuo rapimento, gli esperimenti che hanno effettuato su di te, ti hanno resa sterile. Tu non puoi avere bambini. Io non voglio che ti accada nulla di tutto questo. Io non mi sarei mai dovuto avvicinare a te. Tu sei molto migliore, senza di me. Questa volta loro non ti conoscono. Farò in modo che tutto resti così. Grazie per l'aiuto che mi hai dato, ma questo è. Non contattarmi, è finita". Lasciò cadere la sua mano e si alzò.
"Diavolo, Mulder!" anche lei si era alzata, gli occhi le balenavano con furia. Lui indietreggiò, non era la reazione che si aspettava. "Se tu pensi di potermi scaricare come hai fatto con l'oca giuliva della settimana scorsa, non sei brillante come pensavo".
"Io non non ti sto scaricando. Sto tentando di proteggerti".
"Non pensi che io sia capace di farlo da me stessa, Agente Mulder?"
"Non da queste persone, Scully. Se scoprono perché il mio lavoro è divenuto rispettabile, gli interpreti di questa realtà non ci metterebbero solo i bastoni tra le ruote come facevano nell'altra - è probabile che loro ti uccidano semplicemente, ed io non potrei sopportarlo".
"E se prendessimo ulteriori precauzioni? Loro non mi conoscono".
"Non sarebbe sufficiente e non potremmo mai essere sicuri. Il lavoro non vale questo, non vale quanto te". Lei non aveva risposte. Lo guardò negli occhi mentre le prendeva il viso tra le mani. Stava per baciarla. Non aveva fatto nessuna mossa verso di lei, prima. Con sua sorpresa e, comprese, costernazione, le piegò la testa stampandole le labbra contro la fronte.
Poi andò, scivolando dalla porta prima che potesse riordinare i pensieri abbastanza per reagire. Stava lasciandola, stava uscendo dalla sua vita per proteggerla. No! Non lo voleva fuori dalla sua vita. Oh buon signore, stava innamorandosi di lui, si era innamorata di lui. Non poteva semplicemente svanire dalla sua vita. Cosa avrebbe potuto fare ora?
* * * * *
* * * * *
Egli si diresse a fatica verso la porta. Aveva bevuto solo un paio di birre stasera; la notte precedente l'aveva sfiancato. Avrebbe fatto bene a riabituarsi o almeno ad imparare a fingere meglio di bere. Oh a chi gliene fregava qualcosa? Certamente non a lui.
Aprì la porta, calciando il giornale all'interno senza darsi la pena di raccoglierlo. "Sei in ritardo".
La sua mano raggiunse automaticamente la pistola senza un pensiero consapevole prima di comprendere chi fosse. "Che cazzo stai facendo qui! Pensavo di essere stato chiaro".
"Oh tu sei stato abbastanza chiaro, agente. Capita solo che io non sia daccordo con te, così stasera sentirai il mio parere".
"E se qualcuno ti vedesse entrare qui? Come sei venuta?"
"Metro e taxi. Sono stata attenta, Mulder".
"Tu non capisci, non sai in che pericolo ti sei cacciata!"
Ignorò quel commento. Non si era data la pena di alzarsi dal divano ed ora lui si profilava su di lei. "Esci dal mio appartamento".
"Per come la vedo io", parlò come se lui non l'avesse fatto, "noi siamo destinati a stare insieme. Nella tua realtà, col tempo sviluppammo una relazione, amicizia, o come vuoi chiamarla, crescendo insieme, contando l'uno sull'altra. In questa realtà c'è voluto molto meno tempo ma io mi sento più vicina a te che a chiunque altro conosco, chiunque altro vorrei mai conoscere. Forse tu pensi di poterti allontanare da questo - io non posso".
"Non hai scelta". La sua voce era bassa, ora. La tirò in piedi e l'afferrò alle spalle, come se volesse buttarla fuori fisicamente. Le mani di lei erano piatte sul suo torace, ma non lo spingevano via. Lui comprese di starsi concentrando sulle sue labbra, piegandosi in giù verso di loro e, cosa sorprendente, anche lei stava muovendosi verso le sue.
Quando le loro labbra si incontrarono sentì un'ondata di energia che non avrebbe mai immaginato possibile. La premeva ora contro di sé e la sentiva modellarsi al suo corpo, abbracciandolo strettamente.
Quando si separarono leggermente per respirare: "Io penso che tu hai ragione solo su una cosa Mulder. Non abbiamo scelta".
Lui la guardò appena, assorbendo le sue parole. Quindi lei si impadronì ancora delle sue labbra. "Scully. Scully, io non posso "
"Sì Mulder, tu puoi. Io non me ne andrò". L'angoscia sul suo viso le fece quasi cambiare idea. Era così spaventato per lei?
"Mulder, insieme possiamo -"
"Insieme è il modo in cui siamo più vulnerabili. Non ti avrei mai dovuta baciare".
"Perché no?"
"Perché non penso di potermi fermare". Quello fece iniziare un sorriso sul viso di lei. "Intendi dire che nemmeno tu hai intenzione di andartene?"
Poté sentire salire il calore alle guance sotto il suo sguardo. "Intendo dire che non dobbiamo discuterne più. Devi sentire il mio punto di vista. Io non facevo io non ero " Mulder la stava fissando. "Di' qualcosa".
Pensò per un momento che lui avrebbe pianto. Invece prese un respiro profondo: "Io non so se posso essere abbastanza forte da allontanarti. Forse mi dovrei augurare di essere rimandato nella mia dimensione e non dovermi occupare di questo. Quella Scully non vorrebbe starmi così vicino dopo tutto quello che ho fatto alla sua vita ed il tuo vero Mulder non sarebbe un pericolo per te".
"E nessuno di noi sarebbe appagato né felice?"
"Io ero felice con l'altra Scully". Il suo sopracciglio si alzò. "Okay, felice come potrei essere io date le circostanze. Dannata Scully!"
Lui l'attrasse di nuovo a sé . "Tu rovinerai tutto, se ti interesserai a me".
"Allora tutto è già rovinato". Affermò semplicemente, godendo la sensazione di essere circondata da lui. "Io voglio restare qui stanotte". Lui indietreggiò, spalancando la bocca. "L'idea è ripugnante?" finalmente chiese, imbarazzandosi al continuare del suo silenzio.
"Vuoi stare qui? Con me? Scully, io non sono sicuro di quello che intendi dire".
Lei ingoiò, questo era così fuori dal suo solito stile di vita. Ma la sua vita era stata ribaltata da quando quest'uomo era venuto da lei ed aveva chiesto il suo aiuto. Aveva fatto di lei una persona completa, reso il suo lavoro di nuovo eccitante, ed ora aveva fatto in modo che lo desiderasse come uomo.
Raddrizzò la spina dorsale, avrebbe potuto anche saltare con entrambi i piedi. "Io voglio fare l'amore con te".
Per un istante pensò che sarebbe fuggito di corsa. Poteva sentire la sua sicurezza di sé sviluppare una crepa ed iniziare a sgonfiarsi rapidamente.
"Scully". Poteva sentirlo appena. "Non mi lasciare sognare. Per favore non lasciare che questo sia un sogno".
"Non lo è, Mulder". Disse dolcemente. La sua mano tornò sul suo petto questa volta spingendolo giù sul divano. "Tu ora mi ascolterai?" Al suo cenno sedette accanto a lui.
"Io starò attenta, e tu potrai fingerti ubriaco. Ma guarda ai fatti Mulder, in entrambe le realtà noi finiamo insieme. Rassegniamoci all'inevitabile ed impariamo la prudenza da quello che sappiamo. Non mi allontanare Mulder, noi abbiamo bisogno l'uno dell'altra".
"Hai qualche protezione?"
"Cosa?"
"Non ci sono indizi che in questa realtà io sia sterile".
La sua espressione rinsavì immediatamente. "Oh dio, io non avevo io non ho io non conosco nemmeno la mia storia sessuale".
"Quindi dovremmo essere cauti, probabilmente dovremmo essere entrambi visitati, ma non stasera. Stasera non voglio essere pratica né assennata. Voglio stare con te".
"Mulder, era tardi già quando nascemmo". Non avendo una risposta, le lasciò la mano. Lei gli aprì la cintura sfilandola lentamente dai passanti. Egli comprese che il controllo era andato, passato completamente a lei.
Gli sbottonò i pantaloni ed abbassò attentamente la chiusura lampo, un compito reso più pericoloso dal secondo. Lui si alzò per permetterle di abbassargli i pantaloni ed i boxer al pavimento. Quello che non si aspettava erano le labbra dolcissime chiuse attorno a lui. Dovette afferrarsi alla sua spalla e allo schienale del divano per rimanere diritto.
"Scu -"
"Solo rilassati, Mulder". Voleva chiudere gli occhi, concentrarsi pienamente sulla sensazione, ma aveva ancor più bisogno di guardarla, di vedere Scully fargli questo. La mano sulla sua spalla si mosse in giù prendendole il seno nella sua carezza. Strinse le labbra quando lei lo prese in bocca per quanto possibile. Tentò di non spingerle in bocca mentre alternativamente lo succhiava e torturava con la lingua. Le sue mani ora stavano accarezzandogli le palle e seppe che se non l'avesse fermata subito, sarebbe stato tardi.
Lui radunò la sua forza e si ritirò da lei. "No, no, Scully".
"Va tutto bene. Lo voglio". Scosse la testa e l'attirò in piedi.
"Io ti voglio qua sopra". Con le mani sotto alle ascelle la mise in piedi sul divano, dove lei lo prese per le spalle mentre lui le abbassava i pantaloni. Quando sfiorò l'elastico delle sue mutandine, lui la guardò .
Annuì ma lui ancora esitò. "Mulder?"
Le posò dolcemente la testa contro lo stomaco. "Oh Scully". Mise le mani sulle sue e l'aiutò ad abbassare la seta umida.
Lui la tirò contro di sé, seppellendo il viso tra i suoi seni, baciandoli a turno, stuzzicandoli.
"Mulder, penso che abbiamo bisogno di trovare un letto". Annuì in completo accordo, sapendo che sarebbe esploso se non l'avesse fatto presto. La prese tra le braccia e la portò nella sua camera, posandola dolcemente sul letto.
Iniziò ad allontanarsi, ma lei l'afferrò. "Per favore".
"La protezione". Lei annuì con gli occhi e lui si diresse al guardaroba. Quando tornò lei lo prese.
"Lascia fare a me".
"Non ancora".
"Sì, Mulder. Possiamo giocare più tardi; adesso ho bisogno di te. Ho bisogno di sentirti in me".
"Mulder". Ora lo stava supplicando; lo voleva tanto da implorarlo? Oh dio.
"Oh Scully". Le sue ultime parole coerenti quando cominciò a muoversi lentamente in lei. Era stata creata per questo, per lui. Lui non poteva immaginare di poter mai lasciare il suo corpo. Era dove risiedeva. Colpi rapidi e lunghi lo portavano ogni volta più in profondità, seppellendosi in lei, per non vedere più la luce.
Con un ansito lei stava venendo, agitandosi sotto di lui, attorno a lui, attraverso lui. Egli perse tutti i sensi tranne dove si trovava lei, spingendo una volta, due, poi raggiungendola nella galassia dove l'aveva condotta. Sapeva che lei avrebbe capito le sue grida sebbene il resto del mondo non l'avesse mai fatto.
Giacque esausto osservandola piegata sopra di sé, mentre gli passava le dita tra il vello sul torace. Lo guardò: "Cosa c'è?"
"Regina di Ghiaccio?"
Lei arrossì leggermente. "Ora che lo sai, dovrò ucciderti".
"Penso che tu l'abbia già fatto".
"Oh, io non so. Parte di te sembra stia resuscitando abbastanza rapidamente".
"Stai scherzando, vero?"
"Oh, io ti darò un po' di tempo per ricaricarti, ma non molto". Lui rimase a fissarla, con gli occhi spalancati. Scully?
Rimase per la notte, con la scusa che fosse meglio non mostrare troppo viavai. Sì, certo, qualunque cosa. Solo finché lei era qui con lui.
* * * * *
Diana scivolò nella sedia accanto a lui, di ritorno dal bagno delle signore. "Fox, dovresti tentare di essere un po' più diplomatico con i rappresentanti locali della legge. Abbiamo bisogno del loro aiuto. La cordialità non fa male a nessuno".
Lui quasi guaì quando lei avvolse la mano alla sua coscia e strinse. "Dannazione, Diana. Fermati". Le tolse la mano dalla gamba e letteralmente la gettò sul tavolo di fronte a loro.
Lo sguardo sul suo viso era tutt'altro che amichevole. Stava agendo in modo così differente. I suoi superiori erano furiosi, doveva scoprire quello che era accaduto.
Lui allontanò la sedia da lei e finì il pasto in silenzio. Si alzò appena finito l'ultimo boccone. "Torniamo al motel, voglio fare una corsa". Ne ho bisogno, è quello che avrebbe dovuto dire. Il corpo era regredito all'età di diciassette anni e sovraccarico di ormoni solo per essere stato con Scully. La corsa sarebbe stata meglio di una doccia fredda.
Lui tornò nella sua stanza dopo la corsa molto più concentrato e rilassato. Non era come stare con Scully, ma non aveva scelta era entrato a metà nella stanza, diretto in bagno, quando la sentì.
"Fox? Non mi infastidiscono gli uomini sudati. Vieni qui". Era sul letto, Diana, distesa là nuda.
"Cosa diavolo stai facendo qui? Come sei entrata?" Si era assicurato che la porta comunicante fosse chiusa a chiave dalla sua parte.
"Andiamo, Fox. È passato molto tempo per entrambi. Noi eravamo molto bravi in questo".
Rimase in piedi a guardarla, atterrito. Cosa aveva visto mai in lei, un tempo? Il suo corpo non provava nessun accenno di eccitazione. Lei lo guardava, sempre più a disagio. Cosa accadeva, lui era sempre stato eccitato dalla nudità. Ora la guardava come se ne provasse ribrezzo. Raccolse rapidamente l'accappatoio e se lo infilò.
"Fox!"
Quasi la corresse. Mulder, aveva sempre preferito Mulder, ma poi comprese che era in quel modo che Scully lo chiamava. Non voleva nemmeno sentire quella parola sulle sue labbra. "Cosa c'è? Siamo stati insieme per anni, siamo colleghi. Cosa accade?"
"Sono cresciuto, Diana. Non potevo restare così immaturo per sempre. Sono cresciuto tra l'apparente costernazione di tutti. Esci dalla mia stanza".
"Non dici davvero".
"Credimi". Le tenne la porta aperta restando lì mentre usciva. Chiuse anche il catenaccio e controllò ancora la porta comunicante. Mai più! Se avesse viaggiato ancora con lei non avrebbe mai più voluto stanze comunicanti. Si diresse alla doccia, sentendosi più sporco di quando era tornato dalla corsa di poco prima.
La mattina dopo bussò alla sua porta, vestito e pronto. "Volevo solo dirti che sto tornando a Washington. Non c'è nessun X-file qui. Ho fatto i bagagli e la macchina è pronta. Vieni anche tu o mi accompagni all'aeroporto per riportare la macchina?
"Fox? Ma di che parli? Ci sono probabili rapimenti, qui, dobbiamo "
"Nulla oltre ad una burla del liceo. Non c'è nessuna prova di un vero rapimento ed io ho del lavoro da fare a DC".
"Fox". Si sporse per mettergli la mano sul braccio e lui si ritrasse. Gli occhi di lei si gelarono: "Perfetto. Entro pochi minuti avrò fatto i bagagli e potremmo tornare insieme. Vuoi chiamare tu lo sceriffo o posso farlo io?"
"L'ho già fatto, per fargli sapere che stavo andando via. Se vuoi fargli sapere che anche tu farai altrettanto, benissimo. Io aspetterò in macchina".
* * * * *
"Guarda cosa ho scoperto nel tuo appartamento Fox. Lo sai, aveva anche una chiave".
"Cosa ci stai facendo qui, Diana?" Questo era brutto, questo era incredibilmente brutto. Doveva fare parlare Diana.
"Sei certo che io sia l'unica a dover rispondere a questa domanda, Fox?" Mentre lui cercava una risposta, lei continuò: "Io penso di sapere cosa accade qui. In qualche modo questa piccola strega di ghiaccio ha attirato la tua attenzione. Non sapevo che ti piacessero quelle che se la tirano, Fox. Avresti dovuto dirlo. Il problema è, penso che tu l'abbia coinvolta nel nostro lavoro. Questo spiega quello che stai facendo. Tu potevi farci uccidere entrambi per questa amante. Noi avevamo un gran bell'incarico, stavamo insieme quando volevamo, avevi un lavoro che ti piaceva. Certo, eri spesso fuori pista, ma te la godevi".
Se l'era goduta? Si era ubriacato fino allo stordimento ogni sera ed era saltato da un letto all'altro. Se l'era goduta? "Lasciala andare, Diana. Non sa nulla del nostro lavoro".
"Vorrei crederlo, ma non posso. Potrei crederlo di molte donne, ma non di questa. Lei è quella che ti ha cambiato". La sua presa strinse ancor più forte il collo di Scully e lui fece una mossa involontaria verso di lei.
"Vedi Fox? Tu le vuoi bene. Un errore fatale, avresti fatto meglio a restare con me. Nessun legame, buon sesso. Hai distrutto tutto, Fox".
"Basta! Fox, io lo sto facendo per te. È l'unico modo che conosco per salvarti".
L'esplosione dalla sua pistola lo paralizzò per un millisecondo, poi guardò Scully cadere lentamente a terra. "No!" La parola gli fu strappata e si lanciò su Diana.
Non poteva permetterle di indirizzare un secondo colpo a Scully. La donna più anziana era forte e ben addestrata. Tentarono di afferrare la pistola e Mulder fece un violento sussulto quando partì un altro colpo, aspettando il dolore. Non venne e finalmente guardò il volto di Diana. Era così sbalordita. Vide le sue labbra formare la parola "Fox" mentre scivolava verso il pavimento.
Mulder indietreggiò, lasciandola cadere e si rivolse a Scully. Un battito, c'era un battito. Gettò il telefono giù dal tavolo e chiese aiuto per Scully. La lasciò solo per cercare un asciugamano e, dopo averle strappato la camicia per liberare la ferita, lo pressò sul suo fianco per fermare l'emorragia.
"Scully ascoltami. I soccorsi stanno arrivando. Scully per favore, devi ascoltarmi". La sua mano libera le carezzava il viso, sperando che gli rispondesse.
Poi i paramedici e la polizia erano dappertutto. La polizia lo prese da parte e sebbene rispondesse alle loro domande, non la lasciò mai con gli occhi. Spostò appena lo sguardo quando coprirono Diana con un lenzuolo, anche se li sentì mandare a chiamare una seconda ambulanza per trasportare il corpo.
"Non so cosa l'abbia sconvolta. Quando sono arrivato, entrambe le donne erano già qui. L'Agente Fowley stava puntando una pistola sull'Agente Scully, diceva cose senza senso. Dopo che ebbe sparato a Scully, ho lottato contro di lei ed è partito un colpo. Io ora devo andare all'ospedale".
"Abbiamo solo alcune altre domande".
"Bene. Sapete dove trovarmi. Lasciate che i forensi terminino il lavoro, poi tornate da me".
Lui uscì dalla porta e già correva prima di gettarsi nella notte. Corse all'ospedale ed irruppe con impazienza nel pronto soccorso.
"L'Agente Scully è stata portata qui. Ho bisogno di sapere dov'è".
"Uh, sì signore. Il dott. Brody era con lei. Solo un secondo".
Lasciò la scrivania ed attese, tentando di non fare tremare le mani. Dove diavolo era?
"Mi scusi, lei è qui per l'Agente Scully?"
Si girò immediatamente. "Sì. Come sta?"
"E lei è?"
"L'Agente Mulder". Estrasse il distintivo. "Per favore, come sta?"
"Sono spiacente Agente Mulder. Non abbiamo potuto la pallottola ha prodotto troppi danni. Agente Mulder?"
"Agente Mulder, per favore". Non fu capace di fermarlo. Un'infermiera uscì da dietro la scrivania.
"Dovrei chiamare la sicurezza?"
"Sarebbe meglio". Seguì Mulder che ora stava controllando il terzo scomparto mentre seguiva il corridoio.
"Scully?" sembrava senza fiato. Poi le fu accanto, prendendole la mano. Oh Dio, era fredda. Non dovrebbe essere così fredda. Stava massaggiandole la mano nel tentativo di scaldarla, senza parlare. Non era nemmeno sicuro di poterlo fare.
"Agente Mulder, c'è qualcuno che posso mandare a chiamare?"
"Non è morta. Non può essere". Scosse via la mano del dottore dal suo braccio. "Non può essere!" si rivolse ancora verso lei mentre due guardie di sicurezza entravano. Il dottore fece loro segno di stare indietro.
"Non può essere". Stava diventando buio, come se stesse entrando in un tunnel, uno da cui non sarebbe mai emerso.
* * * * *
"Cosa ti è successo? Oh Dio Mulder, perché sei cambiato? Il bere, le donne. Stavi cercando di farti ammazzare? Ti sei semplicemente arreso? Cosa dovrei fare, ora? Come vivrò?"
Aveva pensato di aver sognato la sua voce. Cosa? Aprì gli occhi per vedere gli occhi rossi e gonfi di Dana Scully, tra le lacrime che le brillavano sul viso. Lei scattò indietro, gli occhi impossibilmente spalancati. Mosse la bocca ma nessun suono ne uscì.
"Scully? Tu sei viva?"
Quello forzò l'aria a tornare nei polmoni di lei. "Io? Mulder ma che diavolo tu eri tu eri " E cadde a terra.
"Scully!" saltò giù dal lettino, cominciando solo ora a rendersi conto della sua nudità. Quando si assicurò che era solo svenuta, si drappeggiò addosso il lenzuolo che l'aveva coperto e pensò di guardarsi attorno. Un obitorio? Era in un obitorio e l'avevano dato per morto. Era tornato? Era tornato dove Scully era viva? Avrebbero avuto molte cose di cui parlare, si chiese se l'avrebbe ascoltato, questa volta. E sorrise, pensando a quanto tempo ci sarebbe voluto per riportarla nel suo letto.