Title - Switched - The Other Side (PG-13)
Author - Donna
Email address - donnah@pop.uky.edu
URL - www.geocities.com/Area51/Quadrant/4571 /
Rating - PG-13
Category - MSR, angst
Spoilers - None
Keywords - MSR, angst
Summary - Sequel to "Switched"
Feedback - Please
Disclaimer - Mulder, Scully, the Lone Gunman and Skinner all belong to Chris Carter, 10-13 and Fox. No infringement intended.
Switched - The Other Side
Tradotto da Vix

 

Lei guardò la porta dell'ufficio aprirsi e lui entrare a fatica. Era in ritardo cosa insolita, e lei iniziò a fare un commento finché non vide il suo viso. Sembrava malato. Non la notò finché non fu accanto all'archivio. Crollò nella sua sedia strofinandosi la fronte. Forse era davvero ammalato. Lei gli si avvicinò mettendogli una mano sulla fronte. Lui si scosse da lei spaventato.

"Sono solo io, Mulder. Stai bene?"

"Sto bene. Chi sei… L'Agente Scully, vero?"

"Mulder, non è divertente. Cosa ti succede?"

Non aveva risposte. Che cosa stava facendo la Regina di Ghiaccio nel suo ufficio, ed ovviamente, aveva una chiave? Diana l'avrebbe trovato divertente. "Guarda, dovresti levare i tacchi. Non so cosa stavi cercando, ma queste informazioni sono riservate. Non dovresti nemmeno essere qui".

Lei rimase in piedi a guardarlo ammutolita per un momento. Poi drizzò la spina dorsale ed alzò il sopracciglio. "Basta. Dove eri la notte scorsa?"

Per qualche ragione si sentì costretto a rispondere. Era come se avesse dell'autorità su di lui. "Ero al Blue Moon".

"Perché? Cosa stavi facendo là?"

Ora stava cominciando ad adirarsi. "Non che siano affari tuoi, ma stavo bevendo fino allo stordimento, come faccio ogni notte".

Era evidentemente atterrita. "Mulder, no! Hai iniziato… Quando cominciasti a bere? No! Non puoi!"

"Ti spiacerebbe dirmi in che modo è affar tuo? E dove sarebbe la mia collega? Diana non è stata quaggiù?"

Le sue labbra si mossero un paio di volte prima che ne emergesse un suono. "Diana? Hai… hai visto Diana?"

"Ascolta, non so di cosa stai parlando, e non me ne curo. La mia testa sta uccidendomi. Voglio prendere dell'aspirina ed un po' di caffè forte. Apprezzerei che tu andassi alla tua scrivania e mi dessi un po' di tempo". Si era alzato in piedi e stava conducendola alla porta.

Per il momento glielo permise. C'era qualcosa di davvero sbagliato ed aveva bisogno di scoprire cosa. Una volta fuori del suo ufficio, immediatamente si diresse verso quello di Skinner.
Lui affondò di nuovo con gratitudine nella sua sedia e chiuse gli occhi. Il mal di testa era peggiore di quando era arrivato. Cogli occhi ancora chiusi raggiunse la tasca interna ed abilmente l'aprì e senz'acqua ingoiò due capsule. Avrebbe iniziato con due, sebbene ora solitamente gliene servissero quattro o cinque per far vacillare il suo mal di testa. Dopo un momento osò aprire gli occhi ed avviò il computer.
Cos'era questa merda? Chi gli aveva manipolato il computer? Non riconosceva questi casi. Il nome di Diana non compariva - secondo questa roba Scully era la sua collega. Oh sì, quel gran bel bocconcino, così inamidata e frigida? Probabilmente non veniva scopata da anni.
Si girò dal computer e raccolse un file dalla cima del mucchio sulla sua scrivania. Guarda i dettagli del suo rapporto! Qual era il patto? Lui non si era mai annoiato con questi tipi di test, questa attenzione ai dettagli. Non da anni ad ogni modo. Chiuse ancora gli occhi; aveva davvero bisogno di un drink.

Un battere alla porta fece rialzare di nuovo. "Sì?"

La porta si aprì rivelando il vicedirettore Skinner. "Mulder? Ho pensato di dover controllare, per se fosse tutto a posto".

L'aveva mandato lei. Qual era l'accordo? Un: "Tutto bene, signore", uscì un poco meno rispettosamente di quanto voleva, ma chi se ne fregava?

"L'Agente Scully sembrava pensare che ci fosse un problema".

"L'Agente Scully si sbagliava". Incontrò gli occhi di Skinner, poi guardò via. Skinner sembrava in qualche modo diverso, come se davvero gli importasse di qualche cosa. Impossibile.

"Guardi, Mulder, non mi sembra che lei si senta al meglio, oggi. Perché non torna a casa, ci dorme sopra e riparte al meglio domani?" Mulder tentò di non mostrare lo shock – prendersi il resto del giorno? Dormirci sopra? Da quando il Bureau elargiva quel genere di concessioni? Chi se ne importava? Non era abbastanza ubriaco da non approfittarne - e a casa avrebbe trovare degli "hair of the dog". (bevanda alcolica per scacciare gli effetti della sbornia, non so come si traduce, ndt). Abbiamo entrambi vinto.

Annuì e sperò di aver mormorato qualcosa che sembrasse gratitudine, poi si mosse verso la porta. "Mulder? Non chiude a chiave?"

Chiudere? Mai nessuno veniva fin quaggiù - non gli era stato assegnato un vero caso da anni, nulla che nessuno sarebbe interessato vedere. Si girò, spense il computer, chiuse il file che aveva aperto, riponendolo sul mucchio. Una volta fuori dalla porta dovette armeggiare per trovare la chiave giusta. Diana andava via sempre dopo di lui; di solito se ne occupava lei. Dove diavolo era, comunque?
Entrarono insieme in ascensore. Mulder non si preoccupò di parlare quando uscì dalla cabina e si diresse al garage. Skinner lo guardò allontanarsi. Scully aveva ragione: non era a posto, oggi. Bene, Scully l'avrebbe controllato e gli avrebbe fatto rapporto, sebbene probabilmente in modo non completo. Continuò verso il suo ufficio, con la mente rivolta ad altre cose.
Mulder entrò nel suo appartamento con un sospiro. Una mattinata strana – aveva davvero bisogno un drink. Aprì l'armadietto e si fermò di botto. Nessun liquore, non ce n'era una sola bottiglia. Non l'aveva finito completamente; non si era ubriacato fino a quel punto. Spalancò il frigorifero, non c'era nemmeno una birra. Che diavolo succedeva! Non voleva uscire ancora! Non aveva nemmeno uno sciroppo per la tosse?
Aspetta, aveva ancora quella bottiglia in camera? Aprì la porta e si immobilizzò per lo shock. Un letto? Dei mobili? Questo era il suo appartamento; la chiave aveva funzionato. Indietreggiò, non volendo entrare nemmeno per cercare il liquore. Il mondo era impazzito, o forse era ancora ubriaco e l'intera giornata era solo un'allucinazione.
Trasalì nel sentire una chiave nella serratura e si girò per vedere Scully che entrava nel suo appartamento.

"Tu? Sei entrata qui e hai eliminato i miei liquori? E dove cazzo hai trovato la chiave?" Si fermò, sbalordita dall'attacco. Quello che non andava in lui non era migliorato.

"Mulder, per favore". Gli tese la mano. "Ho bisogno che ti calmi. Io non ho eliminato nulla. Quando ho finito venerdì, non c'era alcol qui".

"Sciocchezze! Tu stai tentando di confondermi ed io non so il perché. E la chiave - dove diavolo l'hai presa?"

"Da te Mulder, anni fa. Quando diventammo colleghi, tu mi desti la chiave. All'inizio era per dare da mangiare ai pesci - almeno quella era la scusa, ma io… "

"Stiamo insieme?" la interruppe improvvisamente. "Non ricordo che tu sia stata nel mio letto".

Lei drizzò la schiena.

"Hai dannatamente ragione, non ci sono stata!" tentò di rilassarsi ed avvolgersi ancora nella sua armatura di compostezza. "Mulder, che succede? Parla con me… perché hai bevuto, la notte scorsa? Che cosa è successo? Cosa ti ha fatto iniziare a bere?"

"Iniziare?" girò attorno a lei e si voltò verso la scrivania del soggiorno. Uno di loro era matto e non era disposto ad ammettere di essere lui.

Si fermò così improvvisamente che quasi lei gli sbatté contro. Lo guardò… che c'era? Il suo viso era color cenere, gli occhi spalancati.

"Tu – devi essere tu. L'hai fatto tu?" disse con voce strozzata. Era concentrato sulla scrivania. Costrinse gli occhi via da lui e si concentrò su quel lato della stanza. Cosa? Cosa l'aveva sconvolto così? Non vedeva niente fuori posto.

"Mulder, di che parli?" stava usando il suo tono più tranquillizzante, comprendendo solo ora quanto gli servisse.

"Il ritratto! Il suo ritratto! Dove l’hai trovato? Perché l'hai…?"

Lei guardò ancora. L'unico ritratto sulla scrivania era di Samantha ed aveva sempre occupato quel posto d'onore.

"Mulder, calmati. Stai… stai parlando del ritratto di Samantha?"

Si divincolò da lei. "Come sai il suo nome? Chi sei tu per fare questo a me!"

"Mulder?" Lui scoprì le lacrime nei suoi occhi. Lei batté le palpebre mentre lui la guardava e nonostante provasse ad ignorarla, sentì la compassione di lei inondarlo così come la propria paura.

Lui non voleva la sua compassione; non voleva nulla da lei. Non voleva nulla da nessuno. Le girò attorno e sprofondò nel divano, con la testa tra le mani. Si sentiva come se la sua testa stesse per esplodere.

Dopo un momento vide le sue scarpe di fronte a sé. Quando alzò lo sguardo, lei gli stava porgendo due capsule ed un bicchiere d'acqua. "Prendile, Mulder. Ti faranno sentire meglio, poi forse potremo parlare".

"Perché dovrei avere voglia di parlarti? Perché sei qui?" Ignorò la medicina che lei gli porgeva. La voleva fuori di qui, voleva un drink, voleva l’oblio.

Affondò nel divano accanto a lui, sconfitta. Sedettero in silenzio per alcuni minuti, poi lei prese un respiro profondo e si alzò. Bene! Finalmente capiva il suggerimento. Ma invece di andare verso la porta, si avvicinò alla scrivania e raccolse il telefono. Stava guardandola, cosa avrebbe fatto, ora?

"John, c'è un problema. Puoi venire all'appartamento di Mulder?" Evitò di guardarlo. "Grazie", ed appese il telefono.

"Ora, che estraneo hai invitato qui? Come mi libero per sempre di te?"

"Non lo fai, Mulder". Ritornò al divano. Ora la fissava. Non lo fai? Cosa significava?

"Chi hai chiamato?"

"I ragazzi, Byers, Langly e Frohike".

"Li conosci? Dio, non li vedo da anni. Perché verrebbero?" Lei non rispose, scuotendo solo la testa.

Si tenne occupata in cucina piuttosto che stargli accanto. Lui le era grato per lo spazio e, dopo alcuni minuti passati guardando la medicina che aveva lasciato sul tavolino da caffè, la ingoiò.

Non si diede la pena di muoversi quando sentì bussare alla porta. Lei uscì della cucina asciugandosi le mani, gli gettò uno sguardo e poi aprì la porta. I ragazzi non si lasciarono ingannare dalla sua espressione e Byers si sporse per prenderle il gomito.

Per qualche ragione la vista della mano dell'uomo su di lei gli fece rizzare i peli dietro al collo. Si liberò dal pensiero: lei non era nulla, per lui. Non avevano nemmeno dormito insieme, secondo lei.

"Cosa succede? Byers guardò loro due alternativamente

"Lui dice… non sembra conoscere né me, né il nostro lavoro, o…"

Langly sedette sul tavolino di fronte a lui: "È uno scherzo Mulder?"

Mulder strinse Gli occhi: "Come vi ha convinti ad unirvi a questo?" Loro non risposero, mentre girando a guardarla.

"Lui ha bisogno di una visita di controllo completa".

"Me la puoi fare tu?" gli occhi di Mulder rastrellarono il corpo di lei, ma fu sollevato dalla presa improvvisa di Frohike sul colletto.

"Un po' rispetto, G-man". Frohike non aveva umorismo nella voce. Gli altri due sembravano voler fare lo stesso. Si calmò e precipitò di nuovo sul divano. Aveva perso il controllo di tutto, del suo appartamento, del computer, diavolo!, della sua vita.

"Se fosse di nuovo l'acqua, Scully? Come quando morì suo padre?"

"Non sono scesa a controllare i serbatoi ma…"

"Ma di che parli? Mio padre non è morto!" Mulder guardò ognuno di loro.

"Mulder, Mi dispiace. È… è vero. Fu ucciso molti anni fa". Scully voleva toccarlo, ma lui faceva resistenza.

"Ucciso? Chi l'avrebbe… ?"

"È stato Krycek, Mulder". Byers rispose alla domanda formata solo a metà.

"Krycek? Io non…"

"Non ti ricordi di Alex Krycek?" Lui scosse la testa e lei lasciò il divano. Aveva bisogno di allontanarsi. Questo era troppo. Non ricordava nulla, né questo, né lei, né loro. Lei tornò in cucina, aveva bisogno di restare da sola.

"Cos'ha?"

"È Krycek, Mulder". Frohike parlava piano, così che lei non lo sentisse. "Uccise tuo padre, ma assassinò anche la sorella di Scully e collaborò al rapimento di Scully".

"Rapi…" girò rapidamente la testa per cercarla, ma lei era fuori della sua visuale. Si girò poi a fissare la fotografia di sua sorella. Anche questa donna? Perché? "Basta. Fuori da casa mia. Io non ho bisogno di questo".

"Mulder, dobbiamo andare a fondo di quello che sta accadendo".

"Bene". Si alzò in piedi. "Arrivate al fondo, ma lasciatemene fuori!" afferrò la giacca ed uscì dall'appartamento.

"Mulder!" lei corse indietro allo sbattere della porta.

Byers era accanto a lei: "Lo seguiamo noi".

Lei lasciò cadere le spalle. "No. Non vuole il nostro aiuto. Non possiamo costringerlo".

"Dana, io… noi, non possiamo lasciarlo così, non sa chi è".

"Lui sa che questo è il suo appartamento, sa che lavora per l'FBI. Si ricorda di voi; ha appena pensato pensato che non vi vedeva da anni. Lui ricorda…" Guardò il soffitto per un lungo momento "Ricorda Diana".

"Dana…"

"Va tutto bene. Io… aspetterò qui per vedere se stasera tornerà a casa. Va tutto bene". Alzò una mano per prevenire la loro protesta. "Potremmo occuparcene domani. Forse sarà più in sé".

Gli uomini si scambiarono sguardi e finalmente, furono silenziosamente d'accordo con lei. Byers le mise la mano sulla spalla. "Noi faremo quello che potremo, stasera. Chiamaci, chiamaci per qualsiasi cosa, a qualsiasi ora. Promesso?"

Lei annuì, incapace di parlare e li condusse fuori dall'appartamento. Chiuse a chiave la porta dietro di loro e ritornò a sprofondare nel divano. Si sentiva indifesa: lui non la conosceva, non voleva conoscerla.
Il suono della porta che si apriva la svegliò e lei si alzò a sedere, facendo scivolare la pesante coperta sul pavimento. Era a casa, e questo era un bene.

"Fox, fermati, almeno chiudi la porta. I tuoi vicini di casa non devono…" cadde in silenzio non appena scorse Scully in piedi accanto al divano. A lui ci volle un minuto per notarlo, le sue mani erano occupate a modellare i suoi grandi seni, le labbra erano sul suo collo.

Finalmente comprese che lei si era irrigidita tra le sue braccia. "Che c'è? Sandy?"

"Figlio di puttana". Il palmo fece un brusco contatto con il suo viso e lei si girò, sbattendo la porta dietro di sé.

Ma che cazzo? Si girò allora verso il soggiorno e la notò, mentre stava in piedi accanto al divano. Il suo zelante cappotto non c'era più e lei teneva in mano una sua t-shirt. Apparentemente l'aveva usata come cuscino.

"Perché sei ancora qui?" era più che ubriaco ed anche eccitato, ora. "Vuoi essere la mia 'partner' stasera? È per questo che l'hai fatta scappare? Eccellente, hai fatto proprio bene" si stava avvicinando a lei, ora, e per la prima volta lei si rese conto della propria vulnerabilità. Iniziò ad indietreggiare ma coi polpacci toccò il divano.

"Mulder, non farlo. Ho solo cercato di assicurarmi che tu stessi bene".

"Sto benissimo". Sembrava così amaro. "La mia vita è semplicemente perfetta. Ho un lavoro che amo, un palazzo dove vivere, il rispetto dei miei pari. Più di quello che molti uomini potrebbero volere, tranne forse quel bocconcino della Regina di Ghiaccio. Giusto?"

Ora era spaventata, veramente spaventata da quest’uomo di fronte a lei. Era la prima volta. In sette anni questo non era mai… aveva avuto molte volte paura per lui, ma mai, mai di lui.
Lui vide quella paura e fermò il suo approccio, una poco familiare emozione lo tratteneva. Dovette cercare prima che di riconoscerla. Vergogna. Aveva vergogna del suo modo di trattare questa donna.
Cosa c'era di sbagliato? Lui non trattava così le donne. Non l'aveva mai fatto, la sua reputazione come stallone tra le segretarie se l'era guadagnata con cura. Conosceva ogni mossa per portare una donna nel suo letto. Allora, perché questa stronza stava tirandogli fuori questo? Non lo sapeva; non voleva saperlo. Non aveva mai nemmeno provato a fare una mossa, con lei - conosceva bene la sua reputazione.

Lei era solo un altro bel pezzo di T&A (tette e culo). Perché lo stava analizzando così duramente? Merda! Colpì col dorso della mano il bicchiere che gli aveva portato prima al tavolino da caffè. "Esci. Io non ti farò del male. Solo… solo va' via, per favore".

Lei aveva visto la lotta in lui, ma per la prima volta dopo anni non era capace leggere i suoi pensieri. Qualche cosa gli era accaduto e lei doveva andarne a fondo.

"Io sono al sicuro, sono qui. Considerami rimboccato per la notte e va' a casa". Lei annuì silenziosamente, raccolse la giacca ed andò via senza un'altra parola.

Lui guardò il divano ma scosse la testa, poi afferrò la t-shirt abbandonata e si diresse verso la recentemente trovata camera da letto. D'impulso si infilò quella maglietta e strisciò nel letto. Non si aspettava di dormire - senza una donna o bere smoderatamente probabilmente avrebbe avuto incubi ogni notte. Ma la t-shirt odorava di buono.

* * * * *

Alzò gli occhi dai file quando lei entrò nell'ufficio la mattina seguente. Fu sorpresa di trovarlo là, ma tentò di nasconderlo.

"Ascolta, Agente Scully, vorrei, hem, scusarmi per… per come mi sono comportato la notte scorsa. Hai fatto bene a preoccuparti…"

"Non ti ricordi ancora di me?"

"No. sono venuto qui presto, per sfogliare qualche file, per vedere se potevo scoprire quello che succede".

Lei distolse lo sguardo e si mosse verso la scrivania. Lui sembrava così distante, diffidente.

Udendo bussare, entrambi guardarono la porta e Skinner entrò. "Agente Mulder, il suo aspetto è un po' migliorato".

"Uh, grazie. Ho dormito bene, la notte scorsa". Non aveva avuto incubi, solo un sogno vago su shampoo o qualcosa del genere. Lo spinse da parte.

"Ho qualcosa qui e mi piacerebbe che ci deste un'occhiata. Ho ricevuto la chiamata di un mio amico. Ecco. Ha chiesto di lei".

Lui? Qualcuno l'aveva richiesto? Guardò Scully prendere il file dalle mani di Skinner. Non si comportava come se fosse sorpresa. Dopo un paio di secondi lei guardò Skinner.

Lui annuì: "Fareste meglio a sbrigarvi. Ho la sensazione che le cose inizieranno presto a sparire. Fatemi sapere di cosa avrete bisogno". Uscì dall'ufficio.

"Di cosa parla?" il tono era di comando e lei si irrigidì, ma gli diede la cartella.

Guardò nel file, poi su a lei. "Ebbene?" Nulla, nella sua memoria non c'era nulla riguardo tutto questo.

"Forse dovresti passare un po' più di tempo a sfogliare gli archivi, Agente Mulder". Girò sui tacchi e lasciò l'ufficio. Qualunque cosa fosse accaduta, stava trovando maledettamente stancate il suo atteggiamento.

La guardò allontanarsi con qualcosa di simile al sollievo. Nulla che avesse mai sentito riguardo lei l'aveva attratto. Conoscerla non gli aveva fatto cambiare idea. Il caso, comunque sembrava interessante. Si avvicinò all’archivio e cominciò una ricerca incrociata delle informazioni. Se era stato sollecitato, c'era forse qualcosa dentro qui.

Lui voleva parlare con Diana. Forse poteva spiegargli cosa succedeva. Non aveva provato a contattarla, aspettando di vedere cosa sarebbe successo, ma aveva aspettato abbastanza.

Come raggiunse il telefono, questo suonò. "Mulder".

"Wendy Malcolm dei Viaggi, Agente Mulder. Puoi prendere i tuoi biglietti al banco".

"Grazie. Quando parto?"

"Tu e L'Agente Scully siete sul volo dell' 1,30 per Atlanta".

"L'Agente Scully".

"Uh, sì signore. Lei mi ha chiesto…"

"Nessun problema. Grazie Wendy". Rese la sua voce bassa e calda. Ci fu un'esitazione all'altro lato della linea. Sorrise: aveva attirato la sua attenzione. Piuttosto che continuare adesso, terminò la chiamata.

Dove era Diana? Non era nemmeno nell'elenco. Davvero strano. Prese il telefono e chiamò il centralino. "Ho bisogno del numero di Diana Fowley".

"Mi scusi? Agente Mulder?"

"Sì. Potresti trovarmi quel numero?"

"Io… io non… L'Agente Fowley morì sette mesi fa, signore".

Ci fu un lungo silenzio. "L'Agente Fowley è morta?"

"Sì signore". Si fermò per un momento. "Agente Mulder, va tutto bene?" Il tono di linea fu la sua unica risposta.

Diana morta? In quali circostanze? Si girò verso il computer, ma gettò uno sguardo all’orologio. Se stava per partire avrebbe dovuto fare i bagagli. Avrebbe indagato, ma ora doveva concentrarsi. Il vicedirettore Skinner gli aveva dato un incarico - offerto - così non doveva perdere l'occasione, doveva pensarci.

* * * * *

Era sistemato in aereo, leggendo il file che Skinner gli aveva dato. I pensieri su Diana continuavano ad imporsi e lui li spingeva continuamente da parte.

"Posso?"

Mulder guardò su al suono di una voce femminile. Scully, certo sarebbe venuta qui. Si alzò in piedi nel corridoio per lasciarla passare. Non voleva discutere con lei proprio adesso. Appena si fu seduta, ritornò al file. Non c'era nessun bisogno di provare ad incantarla.
Dopo il decollo, durante il quale notò che lei aveva le nocche bianche, tentò di ignorarla. Il profumo della notte precedente tuttavia era penetrante. Aveva dormito circondato da quel profumo e per qualche ragione lo stava oltremodo irritando. Che fosse dannato se le avesse parlato.
Mentre flirtava con l'hostess, lei rimase tranquilla tentando di concentrarsi sulle informazioni del file, ma la voce di lui continuava ad infiltrarsi. Cosa succedeva? Non l'aveva mai trattata così.

* * * * *

Lui prese le chiavi della macchina a noleggio senza nemmeno chiederle se volesse guidare. Aveva guidato spesso, probabilmente il 75% del tempo, ma aveva fatto sempre qualche commento. Questa volta non ci fu nulla. Lei tremò per l'ora e mezzo di viaggio con lui. Se solo avesse saputo cosa c'era di sbagliato… ma era come se fosse un uomo diverso.
Lui evidentemente non voleva avere nulla a che fare con lei: cambiava le stazioni alla radio ed alzava il volume della musica per evitare la conversazione. Si girò a guardare fuori dal finestrino, più triste che adirata, a questo punto. Non comprese che di quando in quando la guardava, ora che non poteva vederlo. Fu spaventato da quella che sembrava una lacrima sul lato del suo viso. La tolse con la mamo prima che lui ne fosse sicuro.
Il viaggio sembrò eterno, ma nonostante questo lui non sembrava ansioso di iniziare col caso, mentre entrava nell'unità di parcheggio numero 12 accanto all'ospedale.

Dopo essersi registrata ed avere portato dentro i bagagli, immediatamente lei ritornò alla sua porta, bussando bruscamente. "Possiamo proseguire?"

"Sicuro, Agente Scully, diamoci dentro". Occupò ancora il lato del conducente e percorsero la breve distanza verso l'ospedale.

Il posto era evidentemente molto più affaccendato dell’usuale e non riuscirono a trovare nessuno disposto a fermarsi e rispondere alle loro domande. Era pronta a prendere il distintivo per chiedere attenzione quando una voce familiare catturò il suo orecchio.
Si girò e lo vide: il Comandante Henderson. Afferrò Mulder per il braccioe lo tirò in un separé vuoto, chiudendo la tenda. L'aveva colto di sorpresa ed era stata piuttosto forte nel toglierlo dalla vista. Si lisciò il cappotto e la guardò. "Non potevi aspettare di tornare al motel?"

Gli sparò uno sguardo accecante. "Quello là fuori è il Comandante Henderson e non vorrebbe altro che sbatterti di nuovo dietro le sbarre. È che quello che vuoi?"

"Dietro le sbarre? Che gli ho fatto?"

Ora lo stava ignorando. "Questo vuol dire che una squadra di ricerca è qui. Dobbiamo uscire prima che veda uno di noi".

"Vuole anche te, dietro le sbarre?"

"Non ha una passione per me, ma disprezza te". Afferrò le chiavi della macchina dalla mano di Mulder.

"Ehi!"

"Zitto". Sbirciò attraverso le tende. "Vieni. Sbrigati". Non controllò se la stesse seguendo, e dopo una breve esitazione lui lo fece. Lei aveva già aveva avviato il motore quando lui aprì la porta del passeggero.

Quando rientrarono al motel, lui uscì dalla macchina prima che lei potesse spegnerla. Lei saltò fuori ed entrò nella sua stanza subito dietro di lui, prima che potesse chiudere la porta.

"Cosa vuoi?" le abbaiò, resistendo all'impulso di respirarla, ora che il suo profumo era nella stanza.

"Quello era Comandante Henderson, sei…"

"Mi hai detto molte volte il suo nome. Chi è? Perché mi segue?"

"Mulder, non lo ricordi? Che mi dici di Max?"

"Max?"

"Max Fenig!"

Mulder scosse la testa, sconfitto.

"Chi cazzo sei?" lei indietreggiò, estraendo la pistola.

"Ma che…"

"Voglio vedere il tuo sangue. Pungiti il dito, fa' qualcosa, ho bisogno di vedere il colore del tuo sangue".

"Sei completamente fuori dalla tua testa bacata! Tu vuoi che io sanguini per te?"

Lei annuì, armando la pistola. Lui spalancò gli occhi; lo avrebbe fatto. La stronza paranoica stava per sparargli.

"Bene, va bene". Tirò fuori un coltellino dalla tasca e premette la punta della lama sull'anulare. Apparve una goccia di sangue rosso brillante.

Lui poté vedere Scully rilassarsi immediatamente alla vista e puntare la pistola verso il soffitto.

"Tu sei umano".

"Grazie, pensavo proprio di esserlo. Che cazzo succede, qui?"

"Tu non sei il mio collega. Tu non sei Fox Mulder ed io voglio sapere che ne hai fatto di lui".

"Io non ne ho fatto nulla, di lui. Io sono Fox Mulder, lo sono sempre stato".

"Voglio le tue impronte digitali e il DNA".

"Puoi avere tutto il DNA che vuoi". Fece un movimento allusivo con le anche e la vide montare in collera. Cosa non andava in lui? Non aveva mai trattato le donne in questo modo. "Dana… Dana, Mi dispiace".

Lei fece un piccolissimo cenno. "Dobbiamo tornare a DC. Scoprire cosa ti è successo è più importante di questo caso". Si girò poi verso la porta.

"Scully, hai detto ‘squadra di ricerca’. Cosa stanno recuperando?"

Lo guardò negli occhi e disse: "UFO". Uscì dalla porta, ma non prima di vedere i suoi occhi spalancarsi e la sua bocca aprirsi lentamente.

Rimase a lungo fermo e sconvolto. UFO? Non si stava prendendo gioco di lui, lei non l'avrebbe fatto, lo sapeva istintivamente. Un rumore all'altro lato del muro finalmente attirò la sua attenzione.
Lei stava piangendo. Merda! Perché stava piangendo? Odiava quando le donne piangevano, ma non poteva ignorarlo. Non se era lei. Uscì dalla sua stanza e si avvicinò alla sua porta. Fece per bussare, poi si fermò, provando la maniglia.
Non si era preoccupata di girare l'antiquato chiavistello e la porta era aperta. Entrò cautamente nella stanza. Era seduta sul letto, con la schiena contro la testata, le ginocchia sotto il mento e le braccia attorno a queste.

"Scully? Stai bene?"

Lei scosse la testa ma non parlò.

"Scully, come è la nostra relazione?"

"Noi siamo colleghi". Tirò su col naso e prese un fazzoletto. Fece un altro passo cauto verso il letto e si sistemò attentamente sull'angolo opposto a lei.

"Io penso che siamo più di quello".

Lei lo guardò "Sì. Noi eravamo amici, i migliori amici. Tu eri sempre là per me. Io spero di essere stata lo stesso per te".

"Non ho dubbi su questo. La donna che ha fatto irruzione nel mio appartamento la prima sera ci sarebbe stata per qualsiasi cosa".

Lei distolse lo sguardo e sospirò.

"Quando ci sono stato, per te?"

Lo guardò, spaventata. Era serio, voleva saperlo. Prese un respiro profondo: "Quando… quando tornai dopo il rapimento ed ero in coma, in fin di vita. Rimossero il supporto vitale ed attesero la mia morte. Tu venisti e sedesti con me, mi parlasti. Ed io decisi di vivere". Lui aveva gli occhi spalancati, ma non la interruppe.

"E quando il mio cancro era… tu trovasti la cura e mi salvasti ancora".

"Trovai una cura per il cancro?"

"Trovasti una cura per il mio. L'impianto". Si toccò leggermente la nuca. "Io ora comprendo di essere stata a poche ore dal morire, e tu… Perché ti rendo così furibondo?"

Lui si rizzò a quella domanda "Non… non è furia, io penso che sia paura. Sento che potrei preoccuparmi di te, prendermi cura di te, e quello non è il mio stile con le donne, Agente Scully. Io con loro bevo smodatamente e le porto a letto". Scrollò le spalle

Lei arrossì leggermente ma scosse la testa. "Quello non è l'uomo che conosco. Quando… quando cominciasti a bere?" scelse il tema più facile.

"Perché non mi hai detto che Diana era morta?"

Lo guardò di sottecchi al cambio di soggetto. "L'ho fatto, una volta".

"Cosa accadde tra voi due?" le chiese lui, confuso.

"Tra Diana e me? Nulla".

La sua espressione mostrò che non le credeva, ma lasciò cadere l'argomento, per ora. "Allora, cosa facciamo?"

"Lascia che i ragazzi facciano dei test. Dobbiamo sapere cosa accade".

* * * * *

Quando atterrarono, lei andò direttamente all'appartamento dei Lone Gunmen. Lui la seguì nella propria macchina.

"Ragazzi, ho bisogno del vostro aiuto. Questo non è Mulder, non il Mulder che conosco".

"Io sono Mulder. Non so cosa succede, ma io sono Fox Mulder".

I tre uomini restarono sconfitti di fronte ai due agenti.

"Prendi le sue impronte digitali, ed il DNA". Scully si rivolse a Byers.

Guardarono poi Mulder che annuì. Affondò in una sedia e tese la mano. Frohike guardò Byers e scosse le spalle, poi andò a prendere il kit per le impronte nella scrivania.

Prese le impronte e si diresse all'analizzatore. "Scully", Byers si mosse su verso di lei. "Cosa è successo?"

"Lui non ricorda Max Fenig. Non sa chi sia il Comandante Henderson".

"Potrebbe comunque essere Mulder, forse qualcuno ha interferito con la sua memoria".

Mulder li guardò. "Come morì Diana Fowley?"

Tutti si girarono a guardarlo. Dopo un lungo momento, Scully si mosse verso di lui. Sapeva che la conversazione non era finita, ma era grata gli altri fossero qui. "Fu assassinata". Egli si sottrasse. "Fu dopo che tornai dall'Africa. Ti trovai e ti portai via da loro. Quando tu fosti dimesso dall'ospedale lei venne trovata nel suo appartamento, colpita due volte al cuore".

"Ospedale? L'Africa? Mi portasti via da dove?

Lei guardò poi Byers come per vedere se stesse ascoltando. "Mulder, loro ti presero, ti fecero degli interventi".

"Che genere di interventi?"

"Su tuo… cervello, Mulder".

"Stai scherzando, giusto?"

"No, Mulder. Proprio qui". Gli si avvicinò toccandogli piano il cuoio capelluto. Quando non sentì la cicatrice, spostò piano le dita di lato. Gettò uno sguardo a Byers e poi portò le dita dell'altra mano alla sua testa, dividendogli i capelli.

"Ow!" lui si scostò mentre lei gli tirava i capelli in preda all'agitazione.

"Non c'è la cicatrice. Byers, non c'è la cicatrice". La sua voce stava tremando.

Tutti si allontanarono dall'uomo. Frohike guardò in su: "Le impronte digitali coincidono".

"Cosa?" Scully fissò Frohike. "Non è possibile! Non c'è la cicatrice!"

Byers le mise una mano che sperò tranquillizzante sul braccio di Scully. "Permettici di controllare il DNA. Forse ci sarà una spiegazione, forse la cicatrice…"

"È sparita? Insieme al ricordo dei casi passati? Quando mai hai saputo che Mulder si sia dimenticato di qualcosa?"

Byers allora allontanò lo sguardo. Langly e Frohike rifiutarono anch'essi di incontrare i suoi occhi.

"Scully, che succede?" Mulder li guardò. "Io sono Mulder, non ricordo di essere stato tuo collega, pensavo che Diana fosse la mia collega. Siccome sembro essere il solo a ricordare tali cose, sono d'accordo, qualcosa non va, ma non so cosa".

"Nemmeno io, Mulder". Lei affondò nell'altra sedia e lo guardò. "Ma tu non sei il Fox Mulder che ho conosciuto negli ultimi sette anni. Tu devi dirmi cosa ricordi. Dobbiamo scoprire dove i tuoi ricordi divergono dai miei. Byers?"

"Qualsiasi cosa di cui hai bisogno, Scully". Byers mise una mano calmante sulla spalla di Scully e Mulder sentì salire la pressione del sangue. Dovette trattenersi per non spostare la mano dell'uomo con un pugno. Cosa gli importava se un altro uomo la toccava? Non gli era mai importato con nessun’altra donna, e lei non era nemmeno il suo tipo.

"Hai ricordi di essere mai stato il mio collega?"

"Nessuno. Ti ho riconosciuta quella mattina quando sono entrato nel mio ufficio e tu eri là, ma io non avevo mai lavorato con te. Diana ed io abbiamo fondato gli X-Files circa dieci anni fa. Abbiamo lavorato insieme sin da allora, e lei mi porta sempre con sé. Scusate, mi ha portato con sé.

"Era l'agente in comando?"

"Forse non all'inizio, ma lo era".

"Perché?"

"Lei non beveva poi molto". Scosse le spalle.

Scully chiuse gli occhi a quello. "Sceglieva lei i vostri casi o dove erano assegnati?"

"In gran parte sì".

"Sembravi sorpreso dalla quantità di dettagli nei file che hai guardato, voi non…"

Mulder davvero rise a quello. "No, noi non entravamo in nessun tipo di dettaglio. Noi eravamo uno scherzo. Avresti dovuto vedere alcuni dei casi trattati. Ma insomma, mi teneva lontano dalla strada, durante il giorno almeno".

"Non te ne importava?"

"Certo che me ne importava!" La domanda l'aveva evidentemente reso furibondo. "Ma io ero il solo cui importasse. Divenne un esercizio".

"Diana…"

"Nemmeno a Diana importava, nemmeno una volta abbiamo finito…"

Guardò poi in giù alle sue scarpe "Bere è diventato più interessante e le donne mi hanno tenuto occupato".

"Oh Mulder". Si girò via a quelle parole e sentì un momento di panico.

"Mulder, noi ti conoscevamo da prima che tu lavorassi con Diana". Byers parlò, finalmente. "Tu eri molto eccitato quando apristi gli X-files. So che hai sempre dato a Diana fiducia nel trovarli, ma allora non c'era. Infatti, venne da te in seguito perché aveva sentito parlare di quello che avevi fatto. Scully, pensi che l'abbiano mandata come te, per ridimensionare il suo lavoro? Solo che l'ha fatto davvero".

Scully guardò Byers per un lungo momento". Tu pensi che abbia lavorato con loro? Tu pensi che abbia lavorato intenzionalmente contro…".

"Sì, lo penso". Byers annuì.

"Ha davvero senso, Scully". Langly li guardò, e Frohike annuì.

"Ma non spiega chi sia quest'uomo".

"Io sono Fox Mulder".

"Tu non sei il mio Mulder!" si fermò quando si rese conto di quello che aveva detto. "Io… io, voglio dire…"

"Va tutto bene, Scully". Frohike le mise una mano sulla spalla.

Lei scosse la testa. "Vado a casa". Si mosse verso la porta.

"Scully". Mulder si alzò, ma lei si sottrasse e lui si fermò.

Lasciò poi l'appartamento senza un'altra parola.

"Ascolta, Mulder, starà bene. Dalle solo un po' di tempo. Noi troveremo una risposta logica a questa cosa e…"

"Perfetto. Mi serve un drink".

"Prendilo qui, Mulder. Frohike troverà quello che vuoi". Byers gli mise una mano sulla spalla. "Non dovresti…"

"Io ho bisogno di stare da solo".

"Non è una buona idea, Mulder".

"Quando è stata l'ultima volta che ho avuto una buona idea?" si diresse alla porta e non guardò indietro. I tre uomini si scambiarono sguardi.

"Dovremmo seguirlo?" Langly chiese a Byers.

"No, non sa cosa accadrà proprio come non lo sappiamo noi. Dobbiamo dargli un po' di spazio". Byers guardò Frohike che annuì di malavoglia.

* * * * *

Il bussare alla porta di lei finalmente la incitò ad afferrare l'accappatoio. Era Mulder? Lui era l'unico che si presentava alla sua porta a quest'ora di notte. Se era lui, questa era la prima cosa normale che faceva da mesi. Dopo la conversazione all'appartamento dei ragazzi, aveva rifiutato ulteriori discussioni. Il DNA aveva combaciato, proprio come le impronte. Nessun medicinale di alcun genere gli era stato trovato nel sangue.
Molte volte lei si era girata trovandolo che la guardava, la osservava, ma lui gli non permise mai una conversazione personale.
Il suo bere continuava, sebbene non sembrava stesse andando più a rimorchiare donne. Almeno, se lo faceva, a lei lo nascondeva.
La sua depressione crebbe, come il suo carico di lavoro. Egli precipitò automaticamente in un ruolo secondario, spesso senza nemmeno infastidire con una teoria.
All'inizio aveva tentato di attrarlo con una teoria esotica, solo per vedere la sua mente mettersi in modo. Un paio di volte aveva funzionato, ma non ultimamente. Le mancavano disperatamente le sue telefonate a tarda notte, la pizza occasionale, anche le dannate insinuazioni.
Si era rimboccata le maniche facendo anche il suo lavoro, coprendo la sua mancanza di rendimento, sperando ogni giorno che sarebbe scattato fuori rapidamente come ne era stato preso. Non sembrava stesse accadendo, e lui non voleva il suo aiuto, l'aveva reso dolorosamente ovvio.

Controllò automaticamente l'occhio magico. Skinner? Spalancò la porta: "Signore? Qualcosa non va?"

Lui passò nell’appartamento e chiuse la porta.

"Cosa c'è?" La sua voce tremava, ed ancora lui non parlava, conducendola soltanto al divano.

"Scully, Dana c'è stato un incidente".

"Incidente?" non comprese che ora stava afferrando la sua mano. "Mulder?"

Skinner annuì. Senza preavviso si alzò: "Dove è? Dove l'hanno portato? Devo stare con lui".

"Dana, Dana… sembra che stesse guidando ubriaco. Hanno portato… il corpo a…"

"No! No, non è morto. Non è…" Skinner ora l'aveva presa e l'aveva tirata contro di sé. Quest'uomo non le avrebbe mai mentito, ma non poteva avere ragione, non su questo. Le sue braccia si strinsero dolorosamente attorno a lui, che poté sentire le sue unghie anche attraverso il cappotto. Anche i suoi occhi ora erano bagnati e sentiva dei brividi attraversargli il corpo.

Acconsentì ad accompagnarlo, finalmente, ed aspettò mentre si vestiva. Skinner sedette sul divano, intontito per la disperazione; non poteva immaginare quello che lei stava pensando. Non sapeva che lui beveva, non così. Come poteva aver… almeno non aveva portato nessun altro con sé andando a sbattere in auto contro la spalla di quel ponte.
C'erano delle cose da sistemare. Non aveva famiglia, eccetto Scully, e lei non era in forma… ultimamente. Ci avrebbero potuto pensare più tardi, e lui sarebbe stato là per lei.
Lui si alzò quando la sentì avvicinarsi. Era pallida, ma di nuovo composta. Glielo avrebbe reso il più facile possibile.

* * * * *

Lei aprì la porta all'obitorio. Skinner aveva voluto venire con lei, ma doveva fare questo da sola. Il corpo era stato portato fuori ed il viso non era coperto. Non aveva segni; il viso era stato risparmiato dall'incidente. L'airbag aveva… si afferrò al tavolo per stare in piedi.
Lo fissò, ignorando tutte le cose che loro avevano discusso quel giorno all'appartamento dei Gunmen. Non gli avrebbe toccato la testa: non voleva credere che la cicatrice non ci fosse.

"Cosa ti è successo? Oh dio Mulder, perché sei cambiato? Il bere, le donne. Stavi cercando di farti uccidere? Ti sei semplicemente arreso? Cosa dovrei fare, ora? Come potrò vivere?"

Le ci volle un secondo per rendersi conto che lui aveva aperto gli occhi. Quando lo fece balzò all'indietro, con gli occhi impossibilmente spalancati. La sua bocca si mosse ma nessun suono ne uscì.

"Scully? Tu sei viva?"

Quello costrinse l'aria a tornare nei suoi polmoni. "Io? Mulder, tu eri… tu eri…" E si afflosciò a terra.

"Scully!" era sceso dalla barella quando cominciò a rendersi conto della sua nudità. Si assicurò che fosse solo svenuta, poi si avvolse nel lenzuolo che l'aveva coperto e pensò a guardarsi attorno. Un obitorio? Era in un obitorio e lei aveva pensato che fosse morto. Era tornato? Era tornato dove Scully era viva? Dovevano parlare di molte cose, si chiese se l'avrebbe ascoltato, questa volta. E, sorrise, quanto tempo sarebbe occorso per riportarla nel suo letto, dove lei apparteneva.