As always: Fox Mulder, Dana Scully and "the x files" are property of Chris Carter, Ten Thirteen Productions and 20th Television/Fox Broadcasting. All characters used without permission and no (I repeat, NO) infringement is intended.
FANFICTION: An X-Files Xmas,
by Cody Nelson (December 10, 1994) aka CodyN@aol.com
Tradotto da Vix

 

Erano le 3,15 della mattina di Natale, e Fox Mulder non si sentiva particolarmente festoso. Si era svegliato da uno di quei sogni aggrovigliati, sudati, che consistono soprattutto di stati d'animo ed immagini e che gli aveva lasciato un malessere vago, difficile da disperdere senza una fonte per definirlo. Egli vagò inquieto per il suo appartamento, finalmente afferrando a caso un nastro dalla pila di fronte alla TV ed infilandolo nel videoregistratore. Non voleva rischiare di incappare di nuovo in un altro film di Natale.

Mulder continuò a camminare a grandi passi avanti e indietro di fronte al divano. Era già abbastanza brutto svegliarsi alle 3 di mattina; ma Natale in particolare era un giorno che aveva sperato di superare dormendo, per quanto possibile. Aveva abbondantemente passato l'età in cui ci si augura che il Natale cominci prima dell'alba.

Di questi tempi, le feste erano solamente un solitario ricordo di una famiglia i cui Natali felici erano finiti da più di vent'anni.

Aveva visto questo nastro almeno trenta volte. Si dilungava abbondantemente sulle esplosioni ed era breve nel dialogo, stava calmando i suoi nervi irritati. Ma non lo stava assorbendo particolarmente. Superò la scrivania ed accese il computer, poi avviò il programma di connessione. Poteva leggere un paio di BBS, in ogni modo, e vedere cosa altre anime solitarie stavano pensando riguardo questa notte di Natale. Mentre aspettava che il modem componesse il numero, andò in cucina ad accendere il fuoco sotto al bollitore.

"Benvenuto," udì annunciare la voce del suo computer.

"Hai posta!"

Mulder scosse la testa, sorridendo. Aveva controllato non più di tre ore fa la sua e-mail. Chi, oltre lui, stava passando le ore piccole della mattina di Natale on-line?

Tornato in soggiorno, girò la sedia della scrivania, vi sedette al contrario, e cliccò sull'icona della posta. C'erano, infatti, due messaggi, entrambi intitolati "Buon Natale". Forse lo stesso messaggio, pensò, spedito accidentalmente due volte. Cliccò per leggere la prima comunicazione.

Proveniva da "Golgo 13". Mulder ghignò. Frohike.

Lesse: <Se sei seduto a casa a leggere questo il giorno di Natale, invece di passarlo con la tua stupenda e brillante collega Agente Scully, sei veramente un uomo patetico.> < Ma se *sei* così patetico chiamami. Così possiamo uscire ed essere patetici insieme.>

Mulder cliccò il pulsante di risposta e digitò: <Non passerei mai il giorno di Natale con chiunque abbastanza patetico da stare spedendo e-mail alle 3 della mattina di Natale.> <Buon Natale anche a te : -) > Spedì la risposta e passò alla prossima comunicazione, pensando, "Il mio conto on-line sarà alle stelle questo mese…"

E si gelò. Il nome del mittente era "SPAMANTHA"

Chi diavolo sapeva il nomignolo con cui tormentava la sorellina tanti anni prima? E chi diavolo lo tormenterebbe spedendogli una comunicazione usando ora quel nome?

< Ciao Foxy Loxy, > (e chi sapeva il nome che usava Samantha per ritorsione?) < Per favore non preoccuparti per me. Io sto bene. Mi manchi. > Si spinse via dal computer e si alzò, stringendo i pugni.

Era uno scherzo, doveva esserlo. Uno scherzo orribile e crudele. Qualcuno aveva scoperto quei nomignoli dell'infanzia ed aveva creato un account con quel nome per dargli una scossa la mattina di Natale. Qualcuno con troppo tempo da perdere. Frohike? Un altro dei Gunmen? Chiunque fosse, l'avrebbe ucciso. Questa era davvero l'ultima cosa di cui aveva bisogno, alle 3,30 della mattina di Natale: che gli fosse ricordato che la sorella era sparita dalla loro casa più di venti anni prima. La sorella che non poteva mai dimenticare, la cui presenza intristiva ogni Natale, ogni festa, ogni giorno della sua vita con la colpa ed il dolore. E l'amore. Fissò il messaggio, vergognandosi di come disperatamente volesse che davvero provenisse da lei.
Si girò dal computer, chiudendo forte gli occhi contro le lacrime amare. Camminò furibondo per la stanza, calciò il divano, imprecò, tornò indietro a grandi passi al computer, per fissare di nuovo il messaggio.
Il fischio del bollitore tagliò l'aria, facendolo saltare. Imprecò di nuovo, poi rise in modo falso. Sei un cretino, si disse. È solo uno stupido scherzo.
Andò in cucina a prepararsi una tazza di caffè istantaneo che portò al computer. Sedette di nuovo davanti allo schermo, e cliccò il pulsante di risposta. Digitò QUESTO NON È DIVERTENTE in grassetto maiuscolo e colpì Invia.

<L'Utente non esiste, > il messaggio tornò. Bene, come immaginavo.

Il buffone aveva creato questo account per fingersi sua sorella, e lo aveva cancellato subito dopo aver spedito il messaggio.

In qualche modo, era rassicurante". SPAMANTHA" non sarebbe tornata.

Si disconnesse. "Arrivederci," gli disse il computer. "Arrivederci anche a te," mormorò lui. "Ora taci". Bene, ecco cosa ottieni collegandoti ai servizi on-line alle 3,30 di mattina.

Il suo stomaco doleva per lo sgorgare dell'adrenalina. Non aveva alcuna speranza di riuscire a dormire; non poteva nemmeno stare fermo. Doveva consumare un po' di energia fisica. Velocemente, indossò una felpa e scarpe da corsa sopra alla T shirt ed ai pantaloni che già portava, poi afferrò le chiavi ed uscì, lasciando la lampada sulla scrivania ed il videoregistratore accesi.
La notte era chiara ed intensamente fredda. Tutto attorno a lui, il vicinato dormiva e le luci delle feste scintillavano allegramente. Cominciò a correre lungo il marciapiede, continuando attorno all'isolato cercando quella scanalatura che avrebbe lasciato allontanare la sua mente mentre il corpo precipitava nel ritmo della corsa. Ma quella scanalatura lo eluse. I suoi muscoli deprivati dal sonno dolevano e si rifiutavano di cooperare; l'aria ghiacciata gli raffreddò i polmoni, rendendogli difficile respirare.
E le case allegramente decorate del suo tranquillo quartiere, sembravano beffarlo con la loro promessa di famiglie felici confortevolmente rimboccate al loro interno.
Di nuovo si costrinse a continuare a correre, finché la stanchezza minacciò di farlo cadere sulla strada. Stancamente, risalì i gradini fino al suo appartamento. Un bel bagno caldo avrebbe calmato i suoi dolori e scacciato il freddo dai polmoni... ma sembrava anche troppo faticoso. Si avvolse in una coperta, tossì alcune volte, e si buttò di nuovo a dormire sul divano.
Lo squillo del telefono lo ridestò da un sonno di tomba. Lottò per svolgersi dalla coperta e buttò giù una pila di carte e riviste dal tavolino da caffè nel tentativo di trovare il telefono.

"Buon Natale," mormorò nel ricevitore, ancora mezzo impegolato nella coperta.

"Mulder. Mi dispiace, non intendevo svegliarti."

"Scully. Ciao. Va tutto bene. Che ore sono?"

"Le dieci passate. Pensavo... noi siamo in piedi da ore, qui. Sai com'è con i bambini a Natale."

Poteva sentire sullo sfondo le grida dei bambini. Sembrava che i nipotini di Scully stessero tentando di giocare contemporaneamente con tutti i loro giocattoli nuovi. "Sì, ricordo com'è". (Aveva avuto dieci Natali, e lui e Samantha si erano svegliati alle 4:30 per saccheggiare le loro calze e tentare di indovinare il contenuto di tutte quelle scatole sotto l'albero mentre i loro genitori ancora dormivano... Zittendosi sonoramente, avevano tentato di contenere la loro eccitazione, ma presto stavano gettandosi i contenuti delle calze l'un l'altro, ridendo ed inseguendosi per il soggiorno... finché l'albero venne giù con un grande schianto, ed i loro genitori adirati dichiararono che d'ora in poi, chiunque fosse uscito dalla propria stanza prima delle 6 di mattina il giorno di Natale, avrebbe perso tutti i regali dell'anno seguente... Quella regola rimase in vigore per altri due anni, finché la scomparsa di Samantha la rese per sempre inutile...) "Bene, io volevo solo augurarti Buon Natale, e dirti che sei sempre il benvenuto qui per cena, se cambierai idea".

C'erano grida di "Merry Christmas, Fox" sullo sfondo, e Scully, con la mano sul microfono, insisteva: "E' Mulder, mamma. Non gli piace essere chiamato Fox". Mulder ridacchiava tra sé. "Anche mamma e Melissa ti augurano buon Natale".

Ora c'erano anche voci maschili nella cacofonia.

"Ed anche i miei fratelli" Scully aggiunse. "Dicono di portare qui il tuo culo, così potranno incontrarti".

"Sembra che tu abbia già una casa abbastanza piena," Mulder commentò.

Ma non c'era una leggera nota di allegria forzata nelle voci che sentiva? Improvvisamente, comprese… era il loro primo Natale da quando il padre di Scully era morto. Lo stomaco di Mulder si torse. Conosceva fin troppo bene tutto il dolore di tentare di creare una festa di famiglia normale con un importante membro assente. Forse loro speravano di distrarsi dalla mancanza di un membro della famiglia sostituendolo con qualche faccia poco familiare. Ricordò la parata di lontani cugini, amici, e colleghi di lavoro che avevano occupato le feste della sua famiglia negli anni seguenti la scomparsa di Samantha, prima che i suoi genitori rinunciassero completamente a celebrarle. Se fosse andato dagli Scully, l'avrebbero fatto sedere al posto del Capitano Scully, a cena? Mulder si scosse. Gli Scully erano diversi. Il Capitano Scully era morto, non era svanito come un soffio di fumo per tormentare come un fantasma le loro vite per sempre.
E Margaret Scully era una donna forte; e così era il resto della sua famiglia.
La loro tragedia li avrebbe riuniti ulteriormente, non separati. E lui era semplicemente lacrimoso, ed era ora di finirla. Ma non avrebbe inflitto loro il suo umore disgustoso.

"Augura Buon Natale a tutti per me. E grazie per aver chiamato."

"Sicuro che starai bene?"

"Sì, io sto bene. Non preoccuparti per me". Le sue parole echeggiavano il messaggio di sua "sorella," e sentì il freddo attraversarlo. Bene, questo Natale sarebbe stato un disastro totale. Non c'era nient'altro da fare che stringere i denti ed affrontarlo.

"Tutto bene. Ricorda, tuttavia, che se cambierai idea..."

"Lo farò, Scully. Ciao."

Una doccia ed un panino lo avevano fatto sentire un po' meglio. Ma non poteva togliersi quel messaggio e-mail dalla mente. Chi gli farebbe una tale cosa? Doveva essere qualcuno che lo conosceva piuttosto bene, per riuscire a raccogliere informazioni sui nomignoli, magari da un vecchio amico o compagno di scuola.
E qualcuno che sapesse il suo nick… aveva cercato di rimanere anonimo il più possibile nelle sue attività on-line e solamente alcuni amici intimi sapevano il vero nome legato alla sua personalità on line. Ma nessuno che lo conosceva così bene sarebbe stato tanto crudele da giocargli uno scherzo del genere. Forse loro?
I Gunmen erano certamente capaci di concepire tale scherzo, ma non poteva immaginarli metterlo in pratica. Poteva essere qualcuno al Bureau? Mr. X o Cancer Man o qualcuno che giocava giochi di mente con lui? Qualcuno che tentava di fargli abbandonare gli x-files? Non voleva pensarci. Sospirando, raccolse il telefono e compose il numero di Frohike. Ma trovò solo la segreteria telefonica. "Ciao, Frohike. Suppongo che tu non sia così patetico, dopo tutto. Buon Natale. Ci sentiremo dopo.
Bene, quello certamente non aiutava. Ora lui era persino più patetico di Frohike. Mulder mise un altro nastro nel videoregistratore ed accese di nuovo il computer.

"Benvenuto. Hai posta". Mulder esitò prima di cliccare l'icona della Posta. Non essere sciocco, si disse. Probabilmente è Frohike.

Ma non lo era. "Era di nuovo SPAMANTHA."

<Foxy, chiama mamma. Lei ha bisogno di te. > Mulder quasi attraversò con il pugno lo schermo del computer. Dannazione, il buffone si era spinto troppo oltre, stavolta. Le mani gli tremavano talmente forte che riuscì a malapena a comporre la sua risposta.

CHI SEI? PERCHÉ MI STAI FACENDO QUESTO?

Ancora una volta, comparve il messaggio di errore. <L'Utente non esiste... > Le identità on line, una volta cancellate, non potevano essere riutilizzate per sei mesi. "Lui" non avrebbe dovuto essere in grado di spedire il secondo messaggio usando quello stesso nome. Qualcuno stava hackerando le applicazioni del servizio on-line per fargli questo. Qualcuno si stava mettendo in un mare di guai per rendere miserabile il suo Natale. Adirato, si disconnesse. Era maledettamente colpa sua, per non essere stato capace di rimanere disconnesso ventiquattr'ore di seguito, nemmeno a Natale. Non si sarebbe riconnesso. Avrebbe trovato qualcos'altro da fare. Andare a vedere un film, fare una passeggiata.
Chiamare qualcuno.
Chiamare sua madre.
Perché il burlone gli aveva detto di chiamare sua madre? Questo stava diventando troppo strano. Non aveva parlato con sua madre per... tre anni? Da poco dopo il suo trasloco a Santa Monica. Avevano abbandonato da molto tempo le feste. La loro corrispondenza era limitata ad una occasionale cartolina dalle vacanze.
Bene, perché no? Questo Natale difficilmente poteva diventare peggiore. Dovette cercare a lungo nell'agenda per trovare il numero. Sudò nervosamente contando gli squilli.

"Pronto?" Sembrava che lei non si aspettasse nessuna telefonata.

"Ciao, mamma. Sono io..." Cominciò vacuamente.

"Fox! Caro, voglio dire, Mulder..."

Rise brevemente. "Va bene, mamma. Puoi chiamarmi Fox. Solo... Buon Natale. Voglio dire… Spero che non sia troppo presto."

"No. Oh no, va bene... Buon Natale". Anche lei rise nervosamente. "Allora. Come stai? Voglio dire, hai impegni, per oggi?"

"Io sto bene. Io non... la mia collega mi ha invitato da lei per cena."

(Non doveva dirle che non ci sarebbe andato.)" E tu?"

"Oh, cenerò con amici. Ho ricevuto la tua cartolina.Grazie. Tu probabilmente non hai ancora ricevuto la mia. Ho tardato un po', quest'anno."

"Va bene". Il silenzio si allungò fino a diventare scomodo.

"Come sta tuo padre"? Le parole caddero fuori frettolosamente.

"Lui sta bene. Loro passano il Natale alle Bahamas quest'anno. Ho ricevuto una cartolina un paio di settimane fa".

La risata era lievemente amara questa volta. "Che bello". Poi la sua voce si ammorbidì. "È bello sentirti... Fox. Mi manchi. Ti penso sempre e... penso alla famiglia, in questo periodo dell'anno. Da quando tuo padre ed io... Bene, tu sei l'unica famiglia che mi è rimasta."

"Mi dispiace di non chiamarti più spesso. Ehi, dovresti comprare un computer. Potremmo spedirci delle e-mail".

Lei rise. "Forse lo farò". Un'altra pausa, questa non così sgradevole. "Bene, suppongo che dovrai prepararti per la cena."

"Suppongo di sì. Buon Natale, mamma."

"Buon Natale, caro."

Tirò un po' su col naso riagganciando il telefono. Bene, non era andata così male.
Ora aveva bisogno di un'altra doccia, era stato così nervoso. E perché no? Non aveva niente di meglio da fare.
Quindi fece un'altra doccia, poi sedette a guardare la fine del suo film.
Si stava sentendo molto meglio, ma era ancora annoiato. Fissò il computer, riflettendo tra sé. Non aveva ancora letto le sue BBS. Poteva ignorare la posta, se ce n'era. Solo mezz'ora, si promise, poi si sarebbe vestito e si sarebbe buttato fuori.

"Benvenuto. Hai posta."

Dannazione. Dannazione. Non di nuovo. Prese un respiro profondo. Tutto bene, chiunque fosse, non gli avrebbe permesso di innervosirlo. Cliccò l'icona di Posta e trattenne il fiato. Per la prima volta nella vita aveva paura di leggere le sue email.

"SPAMANTHA". Il messaggio aveva come oggetto: "Fatti una vita."

<Spegni il computer e va' a cena coi tuoi amici. Con amore, Sammie. > Sedette e fissò lo schermo. "Samantha," bisbigliò. "Come vorrei che fossi davvero tu".

(Chiusa in una stanza di qualche segreto edificio statale, lei era riuscita ad accedere ad un terminale mentre la maggior parte dei suoi carcerieri erano via per Natale...) No.
(A bordo della nave aliena, lei finalmente aveva imparato come usare i computer alieni per accedere al servizio on-line terrestre...) No.
(Dall'oltretomba, lei guardava la sua famiglia distrutta soffrire, e finalmente aveva allungato un dito protoplasmatico per invertire alcune migliaia di piccoli interruttori magnetici nel computer di suo fratello, spedendogli messaggi di speranza...)
No, no, no. Non era Samantha, non poteva essere Samantha...
Ma chiunque fosse, l'ultimo consiglio non si era rivelato così malvagio.
Scully aprì la porta, le sue guance erano arrossate ed i capelli arruffati.

Dietro di lei, nel soggiorno, bambini assortiti gridavano ridendo e balzando tra i mobili. Scully sorrise ampiamente. "Mulder! Sono contenta che tu abbia deciso di venire. Entra. Fa' attenzione ai giocattoli..." (era quasi inciampato in un bulldozer di lucente plastica gialla). "Sei giusto in tempo per la cena, ci sediamo a mangiare tra pochi minuti."

Margaret Scully si affrettò a dargli un forte ed imbarazzante abbraccio.
Melissa, la sorella di Scully, gridò un saluto, poi scomparve di nuovo in cucina. I fratelli di Scully gridarono i loro nomi ed il loro benvenuto, poi si rivolsero di nuovo alla partita di football in televisione. "Levate i nasi da quella TV, mangeremo presto," la madre di Scully li rimproverò. I fratelli risero.
I bambini ridevano scioccamente attorno alle sue gambe. Qualsiasi difficoltà avesse notato stamattina, se veramente c'era stata, ora se n'era andata. Mulder sorrise felicemente.

"Quindi Mulder, cosa ti ha fatto decidere di venire"? Scully chiese, conducendolo verso un posto libero sul divano.

"Non mi crederesti, Scully. Solo diciamo… me l'ha detto il computer"

Lei gli rivolse un sorriso interrogativo. "Va bene, come vuoi. Io sono solo felice che tu sia qui. Buon Natale, Mulder."

"Anche io. Buon Natale, Scully". E Buon Natale, Samantha dovunque tu sia.

 

Fine

 

**************************

 

And seasons greetings to all my fellow X-Philes...