Auteur: Valérie, as PoorMulder
Titre: Un bianco Natale
Spoilers: nessuno
Catégorie: MSR. MT.
Tradotta da Vixen labisbetica@tiscali.it
Commento di Vix: Povero Mulder! Non può avere neanche un'appendicite, senza che gli sparino addosso!

 

Mulder girò gli occhi febbricitanti verso Scully e per la terza volta in due ore le tenne lo stesso discorso.

"Scully, perdiamo tempo qui. Sono certo che andrà meglio con un'aspirina ed un po' di riposo. Mi sono forse… " Si alzò pur continuando a parlare ed immediatamente risedette, il viso distorto dal dolore.

" …ed è risaputo che gli strappi muscolari arrivano così, spontaneamente, senza avere fatto il minimo sforzo", rispose Scully, sorridente ma preoccupata per lo stato del suo collega. "E provocano febbre. Mulder, sono praticamente certa che tu abbia un attacco di appendicite. Tu ne presenti tutti i sintomi. Devi essere visitato da un chirurgo." .

"Avremmo potuto almeno rientrare a Washington. Lì mi conoscono, almeno laggiù," rispose Mulder, con una punta d'umorismo, il viso tra le mani, i gomiti sulle ginocchia.

Scully non poté fare altro che sorridere. Adorava quando lui assumeva questo tono da bambino capriccioso e si rammaricava soltanto di non poter vedere il suo viso in questo preciso momento. Immaginò il labbro inferiore spinto in avanti, gli occhi da cane bastonato, e la sua mano si posò istintivamente nella cavità della sua nuca. Lo sentì rabbrividire al contatto della sua mano fresca.

"Sono sicura che non ci vorrà più molto. Ed ho sentito dire che i medici del pronto soccorso del Cook County sono i migliori di Chicago. Dai, prova a scoprirlo. In ogni modo, l'aeroporto è chiuso da due ore." Oltre a mormorare queste parole di sollievo, lo strinse a sé e lo spinse a porre la testa sulle sue ginocchia. Non resisté a lungo, stese le gambe sulla sedia libera accanto a lui e si lasciò scivolare sulle ginocchia di Scully.

Si sentiva nauseato e debole e le sue palpebre si chiusero senza la sua volontà. Sentì la mano di Scully tra i capelli, carezzevole e morbida.

"Sai che puoi farlo tutte le volte che vuoi, Scully, anche quando non sono malato o in agonia… "

Scully sorrise nuovamente sentendo la sua voce insonnolita. Accentuò la sua carezza, lasciando scivolare le dita nei capelli folti e morbidi, esercitando anche una leggera pressione sul cranio. Gli pose l'altra mano sulla spalla e notò che anche attraverso la camicia poteva sentire il calore anormale della pelle.

"Me ne ricorderò, Mulder," rispose continuando a giocare con le ciocche brune. "Prova a dormire un po'."

Lo sentì stendersi contro di sé ed intese alcuni momenti più tardi un russare leggero, che la fece sorridere nuovamente. Anche lei era stanca.
I tre giorni precedenti erano stati difficili per tutti e due. Erano stati chiamati a Chicago per un'indagine su omicidi a sfondo satanico ed erano stati messi sotto pressione da parte delle autorità locali.
La stampa si era immischiata, rendendo la faccenda ancora più complessa, e per finire, Mulder aveva iniziato a sentirsi male la vigilia di Natale. Inoltre, la città era coperta dalla nebbia.
Più che mai testardo come un mulo, lui aveva aspettato di non potersi più reggere in piedi, prima di annunciarle i suoi sintomi. Alle venti, non potendone più di vederlo fare smorfie e gemere per i dolori, aveva finito per convincerlo a presentarsi al pronto soccorso dell'ospedale, dove purtroppo casi più gravi avevano impegnato i medici in questa vigilia di Natale.
- per una volta, grazie a Dio, non sta morendo… Lei frenò con un brivido i ricordi dei momenti che aveva passato accanto al suo capezzale.
Osservò con un certo distacco l'andirivieni degli infermieri, dei medici e dei soccorritori sempre stingendo il corpo addormentato di Mulder, assaporando il contatto familiare ed una specie di benessere la invase poco a poco.
Si destò quando infine chiamarono il nome del suo amico e lo svegliò delicatamente.

"Mulder?" Lo scosse gentilmente e lo aiutò a rimettersi in posizione seduta, notando con preoccupazione il pallore del suo viso e le perle di sudore sulla fronte. "Tocca a te. Vieni qui." Lo aiutò a mettersi in piedi ed entrambi seguirono l'infermiera che li guidò verso una sala visita.

"Signor Mulder, dovrà indossare questo camice affinché il medico di guardia possa esaminarla. Tornerò tra pochi minuti per prendere i suoi segni vitali."

Uscì dalla stanza rapidamente e Scully si girò timidamente mentre Mulder infilava di malagrazia il camice naturalmente troppo corto per lui. Mulder si allungò sul letto ed immediatamente i suoi occhi si chiusero.

"Mulder devi restare sveglio. So che hai male e che sei stanco, ma ti faranno delle domande… "

"Scully… potrai rispondere bene come me… "

Mulder si piegò in due improvvisamente sotto l'effetto di un dolore più violento di quelli che aveva provato da quando la crisi era cominciata. Il suo viso si torse per la sofferenza e si stese sul lato, con gli occhi contratti.

"Merda… Quanto fa male… "

"Prova a pensare a qualcosa di piacevole. Che cosa desideri per Natale quest'anno?"

"Un bianco Natale ed un bicchiere di vino da condividere con te, del pop-corn, ed il coniglio polveroso che scivola nella soffitta di mia madre… "

"Tu deliri, Mulder. Il coniglio polveroso?"

"Sì, è il primo giocattolo che i miei genitori mi hanno offerto. Avevo due anni…"

Compassionevole, gli prese la mano e gli accarezzò le dita. Sapeva ciò che provava. Anche lei era stata operata all'età di vent'anni e si ricordava in modo preciso dei dolori di cui aveva sofferto durante i quasi due giorni passati prima che si decidessero ad operarla. Sperava che le cose sarebbero andate rapidamente e che Mulder fosse sollevato rapidamente. Si mise a gemere delicatamente e lei gli mormorò parole di conforto.
L'infermiera ritornò alcuni momenti più tardi, ed in modo efficace riempì la cartella del suo paziente: temperatura, pressione arteriosa, scala di dolore…
Mulder strabuzzò gli occhi quando mostrò un ago ed una siringa.

"Non… Non quello… Ho già abbastanza male… Siete davvero sadici negli ospedali… "

"Un semplice prelievo del sangue, signor Mulder. Ne abbiamo bisogno per stabilire una diagnosi. La signora Mulder le terrà la mano, d'accordo?"

Carole sorrise a Scully alzando gli occhi al cielo e scuotendo la testa in modo divertito. – Questi uomini, sempre gli stessi… - Scully prese davvero la mano di Mulder e mormorò all'orecchio dell'infermiera la sua reale identità.
Impressionata dalla definizione "di agenti dell'FBI", usò una cura molto particolare per prelevare un campione sanguigno da mandare rapidamente al laboratorio.

"Avremo i risultati tra trenta minuti circa. Mi occorrerebbe anche un campione d'urina. Vi lascio il contenitore. I bagni sono proprio accanto alla camera sulla destra."

Mulder sospirò quando lei uscì dalla sala visita.
Tremava, ora, ed i suoi occhi avevano preso un colore vitreo.

"Come vuole che esca in corridoio… Non ho praticamente nulla addosso!"

Scully lo aiutò a sollevarsi e gli pose delicatamente il cappotto sulle spalle. "Ti senti meglio così?" Mulder le rispose con un debole sorriso.

"Sì, così va meglio. Andiamo, affrontiamo il corridoio."

Alcuni momenti dopo, erano di ritorno nella camera, dove Mulder si distese rabbrividendo.
Incapace di restare allungato, piegò le lunghe gambe per alleviare il dolore violento che non lo lasciava più.
Scully gli pose un bacio leggero sulla guancia e gli scostò le ciocche umide dalla fronte.
Una decina di minuti passarono prima che un medico entrasse nella sala d'esame. Col viso sorridente, si presentò.

"Buonasera, sono il dott. Mark Greene, direttore del servizio di emergenza. Come si sente signor Mulder?"

Mulder aprì le palpebre e lo osservò diritto negli occhi, indispettito.

"Male. Questa cosa mi ha preso da ieri sera."

Greene si avvicinò al letto da visita e scostò il camice per esaminare il suo paziente. Con un gesto preciso, premette la fossa iliaca destra e Mulder si mise a gemere. Il cuore di Scully si strinse vedendo il suo viso contorcersi per il dolore.

"I risultati degli esami sono arrivati. Mostrano un'infezione, i globuli bianchi sono a 30.000. Ha altri sintomi?"

"Sì… Ho male alla testa, ho voglia di vomitare e non mi reggo in piedi."

"Lei presenta tutti i sintomi di un'appendicite, ma chiederò un consulto chirurgico." Greene si preparava ad andarsene quando Mulder gli chiese.

"Non mi date nulla per alleviarlo?"

"Spiacente, ma rischierebbe di mascherare i sintomi. Dovrà essere paziente ancora un po'."

Appena chiusa la porta, Mulder borbottò e Scully intese la parola "imbecille". Represse una risata e si concentrò sul suo partner che compiva uno sforzo sovrumano per non mostrare il suo dolore. Il suo viso era contratto da nuove rughe, e le sue palpebre avevano preso un colore grigio. Gli prese la mano dolcemente e gli deterse delicatamente la fronte resa umida dalla febbre. Un gemito sfuggiva dalle sue labbra di tanto in tanto, ed una lacrima, una sola, rotolava lungo la tempia.

"Scully… Ti prego, fai qualcosa… Non ne posso più… " Provava a cercare posizioni comode senza realmente giungervi ed ad ogni cambiamento, il suo corpo protestava inviandogli onde di dolore.

Non sopportandolo più, Scully si chinò verso lui e gli mormorò delicatamente all'orecchio. "Mulder, ti lascio un attimo. Vado a vedere se posso accelerare le cose. Proverò a cercare il chirurgo, d'accordo? Ritorno tra qualche minuto e ti giuro che userò la forza se occorre. Resta calmo, prova a dormire un po'."
Gli depositò sulla guancia un bacio tenero, che lui accettò con un sorriso, ed uscì dalla camera.

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Mulder si svegliò con un dolore così forte nel basso ventre che non poté frenare il grido di dolore che gli sfuggì dalla gola. Era inzuppato di sudore ed ebbe appena il tempo di prendere la bacinella posta sul tavolo accanto al letto prima di vomitarci rumorosamente dentro. Lo sforzo per sollevarsi inasprì la sua sofferenza e si lasciò ricadere duramente sul letto umido. Respirava rapidamente, un po' spaventato di sentirsi così male. Gli sembrava che Scully fosse uscita dalla camera da un'eternità.
I rumori del servizio gli giungevano come attraverso del cotone, tanto le sue orecchie ronzavano. I suoi occhi gli bruciavano e quando si toccò la fronte, sentì il calore che se ne liberava prima ancora di posarci la mano.
Ansioso per non vedere ritornare Scully, provò ad alzarsi, ma la febbre lo rendeva debole come un neonato ed il dolore lo consumava completamente, minacciando di fargli perdere conoscenza.
Dopo molti tentativi, stringendo i denti per non gridare, riuscì a mettersi in piedi. Un'ondata di nausea lo scosse e ricorse ancora alla bacinella per svuotare il poco che restava nel suo stomaco. Le gambe tremavano, il respiro era breve, era piegato in due per provare ad attenuare le pugnalate che irradiavano dal suo basso ventre. Si diresse con pena verso la porta della camera. Tenendosi a due mani alla maniglia per non cadere, uscì nel corridoio, e lo spettacolo che si offrì ai suoi occhi gli fece istantaneamente dimenticare le sue sofferenze.
Due uomini armati tenevano in ostaggio tutto il personale ed i pazienti che erano stati raccolti in fondo al corridoio. Distinse Scully in mezzo al gruppo ed anche lei lo vide, aveva il viso paralizzato dall'angoscia. Gli fece con discrezione segno di non tentare nulla scuotendo la testa negativamente. Rientrò nella camera con passi felpati e richiuse la porta dietro di sé con precauzioni infinite.
Gli uomini non lo avevano visto.
Poteva giocare sull'effetto sorpresa e tentare di prenderli alle spalle ma la febbre ed il dolore lo rendevano vulnerabile. Cercò freneticamente un modo per allertare gli aiuti all'esterno, ma la camera non aveva telefono. Con gesti tirati, frugò i suoi abiti per trovare il suo cellulare, e la disperazione lo invase quando vide che le batterie erano esaurite.
Prese la sua decisione. Si infilò con grande pena i pantaloni e la t shirt ed impugnò il revolver. Respirò profondamente e fece i pochi passi che lo separavano dalla porta. Poteva a mala pena camminare tanto il dolore era fulminante, ma egli si forzò a concentrarsi sul suo compito.
Quando Scully lo vive riapparire nel corridoio, il viso scomposto per il supplizio che sopportava, seppe che doveva tentare qualcosa. Si tenne pronta, e pose la mano sul calcio della pistola. Senza una parola, designò con un cenno della testa l'assalitore che lui avrebbe dovuto prendere di mira, e Scully si focalizzò sull'altro mascalzone. Le cose allora si accelerarono. La voce rauca di Mulder echeggiò nel corridoio, i teppisti si girarono verso di lui, sbalorditi e si misero a sparare quasi instantaneamente sentendo la parola FBI.
Scully sparò loro evitando le zone vitali ed i due aggressori caddero a terra, urlando di dolore, immediatamente disarmati dai medici che si erano gettati su loro.
Scully si precipitò su Mulder, che si era lasciato cadere a terra. Vide con timore la sua t shirt tingersi di sangue all'altezza della spalla sinistra e chiamò immediatamente aiuto. Scioccata, pose delicatamente la testa di lui sulle sue cosce e lo riassicurò con voce strozzata, carezzando contemporaneamente i suoi capelli inzuppati di sudore.

"Avresti fatto di tutto perché un chirurgo ti visitasse il più rapidamente possibile, non è vero, Mulder?"

La osservò con occhi resi quasi opachi dal dolore e dallo choc ma un piccolo sorriso prese forma sulle sue labbra.

"Quando si fa un intervento, se ne possono fare due, no?"

Furono immediatamente circondati da un gruppo di medici e Scully lasciò che si dessero da fare presso Mulder, che aveva finito per sprofondare nell'incoscienza. Scully li seguì nell'ascensore, senza lasciare un attimo la sua mano. Spiegò ai medici che si occupavano di lui la ragione prima del loro arrivo al pronto soccorso ed una volta arrivata al piano liberò la sua mano con rammarico, prima di lasciarsi cadere su una sedia nel corridoio, provata dallo stress che aveva appena vissuto.

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Passò le due ore seguenti a rispondere alle domande degli ispettori che erano venuti a prendere la sua deposizione dopo la sparatoria. Irritata, gli occhi inchiodati sulla porta dietro cui era scomparso Mulder, rispose loro in modo secco, ed essi finirono per ritirarsi scusandosi ed augurandosi una rapida guarigione del nuovo eroe.
Le porte del blocco operatorio finirono per aprirsi e Scully si precipitò davanti al chirurgo, che la rassicurò immediatamente con un sorriso.

"Il proiettile non ha causato danni importanti. I polmoni non sono stati toccati, né l'articolazione della spalla propriamente detta. Avrà certamente bisogno di fisioterapia per ritrovare una mobilità completa, ma tutto dovrebbe sistemarsi rapidamente. E la sua appendice era davvero molto infiammata. Abbiamo proceduto alla sua rimozione tramite endoscopia, cosa che ridurrà al minimo le complicazioni chirurgiche."

Scully si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo.

"Tengo, a nome di tutto il personale del pronto soccorso, a ringraziarvi per ciò che avete fatto. Avete certamente evitato un massacro. Questi tipi erano realmente decisi ad ucciderci, con quelle armi. E li avete fermati con il minimo dei danni. Posso garantirle che il suo partner sarà coccolato da tutto il personale." Il chirurgo le offrì un ampio sorriso prima di aggiungere: "L'eroe del giorno sarà condotto in sala risveglio. Suppongo che non sarà contraria a raggiungerlo."

Lo seguì con passo leggero, sollevata che una volta ancora Mulder fosse sfuggito alla morte.

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Mulder si svegliò alcune ore più tardi e sentì immediatamente che il dolore lo aveva fortunatamente lasciato. Senza aprire gli occhi, sentì galleggiare attorno a lui un buon odore di cioccolato caldo. Forzò le palpebre a muoversi e fu ricompensato dal sorriso che Scully gli riservava quando si svegliava in un letto d'ospedale.
Lasciò da parte la rivista televisiva che teneva in mano e prese la sua gentilmente.

"Come ti senti?"

"Bene… Mi sento molto bene… "

Lei si mise a ridere. "Normale, sei sotto morfina, Mulder. Ti fa sempre quell'effetto… "

"Ho allucinazioni o sento l'odore del cioccolato?"

"No, sei perfettamente lucido, Mulder. Ma è Natale, ricordalo. Ho il diritto di viziarmi un po'."

"Allora anche io… forse potrei avere diritto ad un gelato piuttosto che a dei ghiaccioli, questa volta."

Lei scosse la testa sorridendo. "I gelati sono per le tonsille, Mulder. Non per l'appendicite. Ma almeno uno dei tuoi desideri di Natale è stato realizzato. Guarda fuori."

Si alzò e tirò la tenda della finestra. Mulder si sollevò facendo smorfie ed il suo sguardo si riempì di gioia vedendo la città illuminata coperta di neve.

"Un Natale bianco, Mulder. E se sei molto prudente, tra qualche giorno lo celebreremo da te con un bicchiere di vino e del pop-corn." Si sorrisero mentre nel corridoio risuonava la voce di Bing Crosby che cantava Winter Wonderland.

FINE

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