BRINA SUL CUORE
- Autrice Spooky2
- email: alexsolete@yahoo.es
- tradotto da Angelita
- email: angerkat@hotmail.com
- Disclaimer: Bla,bla,bla. Per
riassumere, io non vedo nemmeno una lira.
Riassunto: Mulder e Scully, la neve ed il dolore per quello che avrebbe potuto essere
e che mai( o no) sarà.
Nota: Forse questo racconto, quello che si racconta o come si racconta può ferire
certe sensibilità. Se è così, vi chiedo scusa in anticipo per questo. Si tratta solo di
una libera interpretazione di quello che era potuto accadere o quello che scatenò quel
" non smettere mai di credere in un miracolo". Ho avuto molti dubbi con questo
racconto e perfino( questo lo sanno bene Saranya ed FBI) sono stata sul punto di non
mandarlo. Lasciarlo nella memoria del computer come un tentativo fallito. Ma la costanza
di queste due consigliere di lusso mi hanno animato a dargli un titolo( no, non
laveva, in effetti aveva pensato di mandarlo "senza titolo") ed inviarlo.
Qui sta. Ora è cosa vostra giudicarlo, condannarlo a morte o salvarlo. Aspetto, con
emozione, la vostra sentenza: qualsiasi sia sarà ben ricevuta. Se non vuoi più giù ,
mandala a: alexsolete@yahoo.es
Ringraziamenti: Bene, come ho anticipato prima, a Saranya, per la sua predisposizione
a leggere le mie" divagazioni", il suo rigore al momento di suggerire modifiche,
la sua eccellente visione critica, soprattutto, il suo perfezionismo contagioso, che
invita a migliorare, a misura delle mie limitate possibilità, tutto è possibile. Grazie
di nuovo per i tuoi generosi consigli e per invogliarmi a trasformare in racconto una
paranoia che era destinata alloblio.
E a FBI, una costante nella mia breve esperienza "fanfictera". Sei sempre stata
lì, lasciando le tue opinioni, sempre piene demotività e di un buon senso
umoristico. Ma questa vota, il ringraziamento è doppio: non solo come lettrice, ma anche
come " editrice-consigliera-correttrice", perché se questo racconto è stato
possibile in parte, anche, è stato grazie a te e il tuo traboccante e contagioso
entusiasmo a leggerlo. Così che una volta ancora grazie per essere lì.
Spero di poter continuare ad abusare di voi due. Come diceva Jack Lemmon: "Questo
può essere linizio di una grande amicizia"
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-Mulder...
- Vengo.
- Mulder riattaccò frettolosamente il
telefono con una mano mentre con latra prendeva le chiavi della macchina e
sinfilava, con più difficoltà che efficienza, la giacca. Trenta secondi più tardi
stava scendendo le scale de suo palazzo a tre scalini alla volta: lascensore era
troppo lento per la sua impazienza. Uscì per strada spinto da Satana in persona, e si
ricordò di lui nel dare unocchiata intorno a sè. "Merda!". La sua
macchina, come le altre, era rimasta sepolta sotto un palmo di neve. Questimmagine,
che in qualsiasi altra occasione avrebbe avuto un valore poetico degno di essere
immortalato, quella sera si presentava come una funesta premonizione.
- Washington si era svegliata sotto uno spesso
manto di neve che copriva tutto, tingendo le strade, i palazzi e gli alberi con la sua
pura e fredda pigmentazione. Un bianco così brillante che accecava i pochi insensati che
osavano mettere piede in strada e vivere per raccontarlo. Questo semplice atto quotidiano
si era trasformato, da due giorni, in unautentica temerarietà. Non era necessario
essersi laureati i Fisica per conoscere i pericoli che comporta la neve: con il passare
delle ore, la sua struttura soffice cambia fino a trasformarsi nella traditrice superficie
scivolosa capace di diventare una trappola mortale sotto piedi fiduciosi.
- E con questo paesaggio dantesco
sincontrò Mulder nell'uscire in strada. " Per caso non sai far di meglio,
maledetto figlio di puttana?"- gridò con lo sguardo perso nel cielo di un intenso
grigio plumbeo. Sarebbe stato necessario più della neve per fermarlo questa notte.
Nemmeno gli stessi cavalieri dellApocalisse ce lavrebbero fatta. Non questa
notte. No dopo la telefonata supplicante di Scully. Non dopo QUELLA notte.
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Avvolta nel suo enorme e confortevole accappatoio bianco, Scully passeggiava disorientata
per il suo appartamento, come se stesse cercando qualcosa ed avesse dimenticato cosa.
Aveva tentato tutto: un bagno, un bicchiere di latte caldo, il suo gelato preferito con
una doppia razione di cioccolato, la musica di Leonard Cohen
E niente. Tutto quello
che prima riusciva a placare la sua malinconia fino a lasciarla in uno stato di piacevole
ibernazione, almeno per alcuni giorni, non aveva funzionato. Tutto o quasi tutto.
" Mulder". Sì, era lultimo
proiettile in canna. O il primo, in effetti. Ma Scully resisteva. Non voleva chiamarlo.
Non era ancora preparata ad ammettere davanti a lui che ne aveva bisogno più di quello
che era disposta ad accettare. Già si era dimostrata vulnerabile davanti a Mulder quella
notte. Non voleva sembrare recidiva. Ma il dolore era tanto intenso che Scully temeva, da
un momento allaltro, che si sarebbe disintegrata in milioni e milioni di molecole
fino a sparire.
- Da ore le lacrime avevano smesso di solcare
le sue guance, forse si erano esaurite. In effetti, non era mai stata propensa a piangere.
Il suo dolore era stato esplosivo. Lei non era come Missy. Missy piangeva fino a vuotarsi
e dopo, come il sole dopo la tempesta, splendeva con una vitalità ed una fede rigenerate.
Dana non piangeva mai, sua madre non lo capiva, non capiva come le sue due figlie
potessero essere così radicalmente opposte, la notte ed il giorno le chiamava. Non
cera bisogno di dire chi era chi
- Ancora oggi Dana si rifiutava di piangere.
Ed ogni volta che le lacrime, a tradimento, invadevano i suoi occhi, si ricordava di Missy
e " del potere riparatore del pianto", come aveva battezzato sua sorella quelle
sessioni intime di piagnistei." Missy, mi dispiace cara, ma con me non ha mai
funzionato". Dana era sempre stata la più timida e riservata delle due. Perfino per
un fatto così naturale come piangere. Ma quella notte Dana Scully aveva pianto. Come da
tempo non faceva. Ma il "potere risanatore", non si era presentato. Per questo
poco dopo mezzanotte aveva sollevato come un automa la cornetta del telefono e, dopo aver
marcato il numero 1 che aveva in memoria, la sua voce fu solo capace di sussurrare una
parola:" Mulder
"
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-Avanti, avanti, avanti!- Mulder colpiva senza clemenza il volante della macchina mentre
pensava quale potesse essere la strada più breve, e che non fosse chiusa al traffico per
la neve, per arrivare a casa di Scully.
Le strade di Washington erano deserte. Non
tanto per lora tarda ma per le difficoltà che comportava circolare in suddette
condizioni. Ma a Mulder questo poco importava. Senza catene, né riscaldamento, la sua
macchina più che ruotare per le strade sembrava pattinare su di esse. Qualsiasi persona
sana di mente sarebbe rimasta a casa, rispettando i consigli per la viabilità che, da due
giorni, le emittenti radiofoniche e la televisione ripetevano incessantemente: " non
muoversi se non in caso di estrema necessità"
- E questa che cazzo credete che sia!
- Questa tempesta storica li aveva presi di
sorpresa. Non solo la città, ma anche loro due. Non avevano parlato di nuovo da quella
notte in cui la terra si era aperta sotto i loro piedi. E questa inaspettata tempesta, la
peggiore che aveva scosso Washington nellultimo secolo secondo come predicava la
stampa, li manteneva isolati. Ognuno nella propria casa,con i suoi fantasmi ed
elucubrazioni. Ma soli in definitiva. Nessuno dei due osava fare il primo passo. Mulder
per vergogna: non voleva spiegarle i motivi della sua fuga. E Scully per orgoglio: non
poteva rompersi, ancora una volta, davanti a lui. Ma malgrado tutto, era stata Scully che
aveva preso liniziativa.
- Cera stato bisogno solo di uno squillo
di telefono perché Mulder rispondesse allaltro lato della linea. La stava
aspettando. In effetti, laspettava da tutta una vita.
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- Quindici minuti dopo aver lasciato il suo
appartamento, Mulder scendeva dalla macchina, che si era trasformata in un autentico
frigorifero. Era terrorizzato. In piedi davanti al palazzo della sua compagna, inzuppato
fino alle ossa e spaventato come un bambino perduto nel bosco. Dalla sua vulnerabile e
piccolissima prospettiva di pedone, Mulder sollevò lo sguardo verso il cielo e lì, in
mezzo ad una mole di cemento, vide la luce. Sì, la calda e casalinga luce che usciva
dalla finestra dellappartamento di Scully. In mezzo al buio più assoluto, nel cuore
di una delle notti più fredde e rigide dellultimo secolo e in mezzo al dolore più
emozionalmente fisico che aveva mai sentito da quando aveva memoria, Mulder si sentì un
come uno stronzo. Un terrorizzato, miserabile e disprezzabile stronzo. E malgrado questo
nauseabondo sentimento che si portava dietro da due giorni, sapeva che non poteva tornare
indietro. Non più. Era arrivato fin lì. In effetti, tutte le strade portavano
inesorabilmente fino a quel portone. Fino a lei.
- Il portone era aperto e lascensore
laspettava nellingresso. Perfino il palazzo sembrava allearsi con la sua
missione quella notte. Arrivò al pianerottolo di Scully ad una velocità che gli sembrò
supersonica e uscì dallascensore come se stesse sputando le viscere dal petto. Uno,
due, tre
aveva i passi contati fino alla porta della sua compagna. Infatti, se
sommava i metri che separavano lascensore dallappartamento di Scully e li
moltiplicava per le innumerevoli volte che li aveva percorsi in sette anni il risultato
finale si sarebbe avvicinato molto alla distanza che separa Washington
dallAntartico. "Ironia della vita" pensava Mulder mentre in modo
automatico tirava fuori dalla tasca le chiavi della sua compagna. Sì, le stesse che
Scully gli aveva dato solo per situazioni estreme. Non tentennò nemmeno un secondo ed
introdusse la chiave nella serratura.
- Fu in quel preciso istante che Mulder si
rese conto che stava attraversando qualcosa in più di una porta tangibile.
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Scully stava raggomitolata in un angolo del suo immenso divano, con un accappatoio che
copriva ogni centimetro della sua pelle ed il volto nascosto tra le ginocchia quando
sentì stridere la chiave nella serratura. "Mulder". Non si era mossa da questa
posizione fetale dallattacco di lucida follia durante il quale aveva deciso di
chiamare il suo compagno. E sembrava non essere disposta a farlo nemmeno ora. I muscoli
del suo corpo erano più tesi delle corde di un violino e tutti, senza alcuna eccezione,
si erano alleati contro di lei. Sono in quella posizione degna di un contorsionista o di
un bambino stava comoda. Il minimo tentativo di raddrizzarsi era ricevuto da un crampo
acuto che nasceva e moriva nella sua sterile intimità. "Perché? Perché a
me?". Si domandava insistentemente tra i singhiozzi mentre afferrava con forza la
croce che le pendeva dal collo nudo.
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- La sicurezza con cui Mulder spinse la porta
di Scully sfumò nello stesso istante in cui la vide rannicchiata nel sofà. Una tenue
luce che veniva dalla cucina illuminava il salone in modo evanescente e Scully, coperta
dal suo accappatoio bianco, sembrava ancor più uno spettro che la sua incrollabile
compagna." Che ci è successo, Scully
" Dopo lo shock iniziale, Mulder
sincamminò verso di lei nel più assoluto silenzio. Temeva che una sola parola sua
potesse scatenare una tempesta dalla quale entrambi sarebbero usciti eccessivamente
ammaccati. Lui era preparato a leccarsi le ferite, laveva già fatto in altre
occasioni, ma non poteva permettere che lei facesse lo stesso." Ha già sofferto
troppo
Per colpa mia". E quella notte avrebbero sofferto di più. Molto di più.
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Il suo odore. Questa fu la prima cosa che percepì Scully. Perfino prima che il tepore
delle labbra di lui venissero in contatto con le sue. Quel bacio, che in qualsiasi altro
momento le sarebbe sembrato unaudacia, laveva lasciata indifferente. Le sue
labbra avevano perso la capacità di baciare, come la sua pelle di rizzarsi ed il suo
ventre di procreare. Sì, finalmente avrebbe fatto onore al nomignolo con cui
lavevano ribattezzata in modo ironicamente premonitorio nellFBI: la Regina di
ghiaccio. Quella notte, Dana Katherine Scully era incapace di assimilare un altro
sentimento che non fosse dolore. Tutto, perfino il bacio di Mulder, soprattutto il bacio
di Mulder, aveva il sapore del fiele. E malgrado questo, o forse proprio per questo, si
afferrò a lui con disperazione.
- E in quellabbraccio Mulder avvertì,
ed addirittura sentì, come il suo cuore cadeva in frantumi. Si rompeva in mille pezzi ed
questi sinfilavano come schegge nella sua carne tremante, lacerandolo dentro. Voleva
solo gridare, gridare fino a rimanere senza voce. E colpirlo. Colpire quel maledetto
delinquente che aveva fatto questo a Scully. Colpirlo ancora ed ancora, fino a che le sue
nocche non si fossero aperte in carne viva per averle rubato la possibilità di essere
madre. E se fosse stato necessario colpirlo fino a che il sangue di lui si confondesse con
il suo. In effetti, questo era lo stesso. Nelle sue vene scorreva lo stesso sangue rosso e
corrotto: Spender, il Fumatore. " Sono un autentico figlio di puttana". Sì, se
lavesse avuto davanti in quel momento non avrebbe esitato a sbatterlo fino alla
morte .
- Lui gli aveva rubato tutto quello che Mulder
qualche volta aveva amato. Addirittura prima di conoscerlo, Spender gli aveva rubato sua
sorella, la felicità di un focolare e linnocenza. E aveva continuato a rubargli
altro ed altro ancora lungo gli anni della sua vita da adulto. Perfino Scully gli aveva
strappato cinque anni prima, quando incominciava ad essere per lui qualcosa in più
dellinseparabile compagna di sezione. Ma questo, ciò che era successo 48 ore, prima
era stato il più doloroso dei saccheggi a cui Spender li aveva sottomessi. Perché questa
cosa non solo colpiva lui, ma soprattutto lei, la sua unica tra cinque miliardi. Scully
non sarebbe mai diventata madre. Lultima possibilità era fallita.
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- " Sei unegoista, Dana. Per caso
non soffre tanto quanto te?" ripeteva a se stessa. Di più, molto di più. Mulder
quella notte era abbattuto, avvilito e sullorlo del suicidio emozionale, perché al
sentimento di dolore ed impotenza di Scully si univa il suo ricorrente sentimento di
colpa. Si sentiva colpevole per essere venuto meno di nuovo. Se non lavesse
conosciuto, Scully sarebbe stata sicuramente una professionista di successo con un marito
devoto e alcuni piccoli Scully con la pelle bianca ed i capelli rossi. Ma laveva
conosciuto. E lavevano rapita, e lavevano sottoposta a continui esami che
lavevano resa sterile oltre che inocularle il cancro. Ed ora, cinque anni più
tardi, Mulder sentiva che le era venuto meno di nuovo. Aveva avuto la possibilità di
redimersi e, di nuovo, aveva fallito. Il suo sperma non era servito. Non aveva fecondato
gli ovuli di Scully. Ancora una volta era venuto meno alla persona più importante della
sua vita. E si sentiva incapace di riprendersi da questo fallimento.
- Mulder pensava a tutto questo mentre
prendeva Scully in braccio e la portava in camera da letto. E, malgrado il pessimo stato
spirituale in cui si trovava, sentirla tra le sue braccia aveva un grato potere risanatore
per lui.
- Scully uscì dalla trance in cui stava
immersa solo quando senti le calde mani di Mulder sulla sua spalla e come, con timidezza,
il suo compagno le toglieva laccappatoio, che era diventato una seconda pelle in
quelle ultime 48 ore. La giacca del pigiama verde contrastava con il pallore estremo che
mostrava quella notte. " Bianco neve su verde speranza. Ironia del destino. "
pensò Mulder dentro di sé mentre le toglieva i calzini per metterla a letto e coprirla
come un bambino indifeso. Forse, nel calore delle lenzuola, il colore sarebbe tornato
sulle sue guance, ora tinte di un insano grigio cenere.
- Mulder
-Riposa. Non andrò da nessuna parte,
Scully...- Non questa volta, pensò Mulder. Non ti lascerò sola di nuovo. Supereremo
questo tutti e due insieme.
A volte ci sono situazioni nella vita che
si ripetono continuamente, in forma ciclica. Mulder era di quelli che credevano che, in
questi casi la vita ti da, eccezionalmente, una seconda opportunità per porre rimedio a
qualcosa che nelloccasione precedente non avevi fatto bene. E lunica via
duscita da questo ciclo spazio-temporale è emendare la situazione. E Mulder
desiderava di essere capace di aggiustare , ora, quello che 48 ore prima nella stessa
stanza e con Scully ugualmente tra le sue braccia , aveva fatto male. Avrebbe messo tutto
il suo impegno in questo.
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Accoccolata in posizione fetale nel letto, Scully rifiutava di addormentarsi. Faceva
incetta delle poche forze che le rimanevano per lottare contro la seduzione di Morfeo che
persisteva nel suo impegno di trascinarla nel suo mondo... un mondo, quello dei sogni, che
abitualmente si presentava in modo seducente e con un attraente effetto sedativo. Ma ora,
diventava ostile, in esso cera solo una sala di un bianco accecante e nel centro
stava lei, stesa su un lettino, nuda e con un grande ago pungente che le perforava il
ventre per rubarle la sua essenza, la sua eredità, il suo futuro. No, decisamente Scully
non voleva addormentarsi. Lultima volta che laveva fatto si era svegliata
atterrita dalle sue stesse grida, coperta da un sudore freddo e senza Mulder. Oltre che
perduta e sola, si era sentita abbandonata. Abbandonata dallunica persona al mondo
che poteva, in quei momenti, arginare lineluttabile avanzata del nulla nel suo
destino. Priva di vita. Vuota. Sterile. Fisicamente ed emotivamente. Così è come si era
sentita Scully quella notte ed ora si afferrava al braccio di Mulder come un naufrago ad
un battello di salvataggio. Temeva che, se si fosse separata da Mulder ancora una volta,
si sarebbe perduta nelloscurità delloceano per non ritrovarsi mai più.
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- Nemmeno quella notte, come questa, avevano
parlato. Scully era arrivata a casa tardi. Dopo il consulto con il dottor Parenti, aveva
fatto grandi giri per ritardare il momento di affrontare Mulder. Sapeva che la stava
aspettando. Lui voleva accompagnarla, ma aveva rifiutato. Nel bene o nel male voleva
ricevere la notizia da sola. Forse era ancora un altro modo di mettere le cose in chiaro
con Mulder, di rinforzare i muri invisibili che da anni si erano impegnati ad erigere tra
loro. Sì, lei gli aveva chiesto di essere il padre di su figlio, ma questo non cambiava
niente tra loro. Nel caso che avesse funzionato, il figlio sarebbe stato di Scully, ed il
ruolo di Mulder sarebbe stato solo del donatore del materiale genetico necessario per
scatenare il miracolo della vita. Niente di più. Questo era il messaggio che Scully aveva
voluto trasmettere a Mulder con il suo rifiuto di essere accompagnata allo studio del
medico quella sera.
- Ma quando aveva attraversato la soglia della
sua casa e si era incontrata con lo sguardo supplicante del suo compagno, Scully si era
sgretolata. Non cera stato bisogno di parole, solo con uno sguardo complice e
sincero perché Mulder si ricordasse perché era agnostico: i miracoli hanno solo spazio
nelle pagine dei libri sacri. Nella vita non esiste la giustizia divina: i cattivi non
sono sempre puniti né il buoni vedono realizzate le loro suppliche.
-Non ha funzionato, vero?
-Immagino che ci siano state troppe
aspettative
Mulder, era la mia ultima possibilità- disse con la voce rotta dal
pianto.
- Non smettere mai di credere in un
miracolo.
- Sì, di tutte le parole che avrebbe potuto
impiegare, Mulder aveva scelto precisamente quella: un vocabolo pieno di un significato
morale in cui lui, appunto, non credeva per niente. Invece lei sì.
- A questa breve conversazione era seguito il
silenzio. Non avevano di nuovo scambiato una parola quella notte, già era stato detto
tutto. Mulder aveva accompagnato Scully nella sua camera da letto e le aveva dato la buona
notte con un dolce e contenuto bacio sulla fronte. Le aveva portato una bicchiere di latte
caldo con il valium perché potesse riposare, le aveva detto di cercare di dormire e che
se aveva bisogno lui sarebbe stato sul divano. Le aveva mentito. Quando alle quattro del
mattino Scully era stata svegliata dalle proprie grida presa da un attacco di panico ed
aveva chiamato Mulder, lui non le era venuto incontro. Né quella notte né il mattino
successivo. Mulder si era disinteressato di lei. Forse, per la prima volta da quando si
conoscevano, aveva captato il messaggio subito:" Questo non è affare tuo, la tua
implicazione nel processo è solo circostanziale" Questa era stata la prima cosa che
aveva pensato Scully quando aveva aperto gli occhi e non aveva visto Mulder accanto a lei.
Anche se la sua razionalità le ripeteva che lui non era di quelli che si arrendono o
abbandonano. E meno che mai lei.
- E, ancora un volta, la sua razionalità
aveva ragione. Semplicemente, Mulder si era sentito immensamente colpevole per esserle
venuto meno di nuovo che aveva dovuto fuggire. Abbandonare lappartamento di Scully
come un maledetto vigliacco perché stare vicino a lei era insopportabile. Sentire i suoi
singhiozzi nel sonno gli aveva rotto lanima in mille pezzi ed un crescente
sentimento autodistruttivo lo spingeva a colpire con i pugni qualsiasi superficie
abbastanza dura da rompergli le nocche. Così che era andato via. Mancava appena qualche
minuto alle quattro del mattino quando la porta dellappartamento di Scully si era
chiusa dietro di lui. Era scappato senza lanciare uno sguardo indietro. Ed aveva
continuato a scappare dopo essere uscito dal palazzo della sua compagna. Aveva preso la
macchina ed aveva guidato come un automa senza ordine né controllo. Finchè, due ore più
tardi, si era trovato per strada senza saper dove e senza benzina. E malgrado tutto, la
sua mente continuava a scappare da lei. Lontano, doveva allontanarsi da lei. Per sempre.
Chiedere un trasferimento forse era la scelta migliore, anche se avesse implicato
abbandonare gli Xfiles. Niente aveva abbastanza valore da mettere in pericolo la vita di
Scully come aveva fatto fino ad allora: il suo rapimento, la sua sterilità, il suo
cancro, lomicidio di sua sorella, Emily
" Quale altra disgrazia ti deve
accadere perché io sia capace di lasciarti andare?" si rimproverava tra grida
tormentate mentre si lasciva cadere in ginocchio sullargine di quella polverosa
strada in mezzo al nulla.
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La prima cosa che Scully sentì quando aprì gli occhi fu il confortante abbraccio di
Mulder. Quelle braccia forti che in più di unoccasione le avevano dato riparo fino
a liquefarle le viscere ora la sostenevano per evitare che cadesse nel pozzo
dellautocommiserazione. Guardò lorologio, più per abitudine che per
necessità. Era sabato. E anche se fosse stato un giorno lavorativo, nemmeno sarebbe
importata lora. Skinner aveva loro proibito, definitivamente e sotto minaccia di
aprire un procedimento disciplinare, di andare in ufficio fino a quando la città non
fosse tornata alla normalità. Non voleva la metà dei suoi agenti ricoverati in ospedale
per incidenti stradali dovuti alla neve.
- " Le tre". Aveva dormito appena un
paio dore e continuava a sentirsi stanca, terribilmente stanca. In effetti non
dormiva bene da giovedì notte, quando si era svegliata madida di sudore gelido e senza
Mulder. Il peso delle ore sveglia le stavano consegnando il conto: le sue estremità le
facevano male enormemente, la testa sembrava una pentola a pressione sul punto di
esplodere, sentiva le labbra secche e gli occhi, per tanto piangere, le bruciavano come se
le sue lacrime avessero distillato sale in quantità industriali. Forse, se si muoveva un
poco, il flusso sanguigno sarebbe tornato nelle sue gambe atrofizzate e le avrebbero fatto
meno male. Fu allora, in un tentativo di cambio di posizione, quando Scully prese
coscienza della situazione: era seminuda nel suo letto con un Mulder che, a giudicare per
il timido contatto dei loro corpi divideva con lei la stessa scarsità di vestiti. E, per
strano che potesse apparire, a Scully non importò. Non quella notte.
- Ma il suo tentativo per cambiare posizione
allarmò il suo compagno di letto che, da quando laveva abbracciata, si era mosso
dal suo lato solo per liberarsi dei pantaloni umidi e delle scarpe bagnate dalla neve
della strada.
- Ehi, come stai?- le sussurrò timidamente
allorecchio,
- Be
-ma lei stessa si fermò. No, non
stava bene e poco sarebbe servito questa volta nasconderlo- Meglio, un poco meglio,
Mulder.
Il silenzio sinstallò di nuovo tra
loro, rotto qualche secondo più tardi da un timido "grazie" di Mulder.
- Grazie? Perché?
- Per non Avermi mentito, questa volta,
come fai sempre che mi rispondi " sto bene, Mulder"
-Mulder
-Che in queste occasioni io non ti dica
niente non significa che non mi preoccupi, Scully. Ma, sai? Con il tempo ho imparato a
rispettare la tu indipendenza ed i tuoi protocolli emotivi.
- Mulder
-Shtt, su, riposa. Il tuo corpo ti chiede
gridando di dormire.
-E tu?
-Io non me ne vado da nessuna parte, te lo
prometto- e suggellò la promessa con un bacio sulla tempia mentre intensificava
labbraccio.
-Grazie, Mulder.
-Perché?
-Per vegliare il mio sonno.
-Non avrei mai dovuto smettere di farlo,
Scully- ed una lacrima traditrice gli solcò la guancia fino a morirgli sulle labbra di
zucchero.
- Non fu necessario guardarlo in faccia per
sapere che stava piangendo. Scully era capace di indovinare le emozioni del suo compagno
senza guardarlo in faccia: i suoi muscoli si erano tesi, il suo abbraccio sera fatto
più urgente, la peluria si era rizzata e le aveva immerso il viso nei capelli. Sì,
Mulder stava piangendo.
- Senza dargli il tempo di nascondere le sue
emozioni, Scully si giro per fronteggiarlo. Li separavano pochi centimetri. Malgrado le
dimensioni generose del letto, i loro corpi si erano cercati alla cieca inconsciamente
fino ad incontrarsi nel centro.
- Due anime torturate e solitarie che
dividevano il letto nelle prime ore del mattino. Il dolore è un motivo. Non è un buon
motivo, ma è un motivo valido come qualsiasi atro. E quella notte io dolore fu il motivo
che spinse Scully a consumare lo spazio fisico che la separava da Mulder fino a baciarlo.
Non fu un bacio da amici, ma nemmeno di due amanti. Non fu il bacio che aveva immaginato
con Mulder: non fu umido e passionale, non fu caldo né sexy. Non vide le stelle e nemmeno
sentì farfalle che volteggiavano nello stomaco. Fu semplicemente un bacio. Due labbra che
si scontrano. Carne contro carne. Niente di più. Ed anche se in altre circostanze questa
apatia emozionale le avrebbe rotto lanima, in quel momento non la preoccupava
minimamente perché tra le atre cose, la sua anima era già a pezzi. Lunica cosa che
anelava Scully in quelle ora del mattino era dare al suo corpo una buona dose di
endorfine. Era medico e sapeva che ne aveva bisogno come non mai. Una dose dormoni
per riprendersi un poco dal suo penoso stato emotivo. E gli ormoni maschili più vicini
che aveva in quel preciso momento erano quelli di Mulder.
- Le sarebbe piaciuto che la loro prima volta
fosse stata più meta che fisica. Ma mentre gli toglieva la maglietta, Scully prendeva
coscienza che niente sarebbe stato come lei laveva previsto. Almeno questa prima
volta. Perché questa notte solitaria e piena di tormentati fantasmi del passato,
lunica cosa tangibile, lunica cosa che sembrava reale erano i loro corpi:
Quello di lei e quello di lui. E Scully aveva bisogno dancorarsi alla vita più di
altro al mondo e se questo ancoraggio implicava essere penetrata fino a squarciarsi, così
sarebbe stato. Se questa notte lunico che lormeggiava alla maledetta realtà
era quella massa di carne eretta, Scully si sarebbe immersa in essa fino a fondersi e
rinascere di nuovo tra convulsioni e spasmi violenti. Perché solo quando credi di stare
ad un passo dallestinzione listinto di sopravvivenza affiora con tutte le sue
forze. " Scopare prima di estinguersi". I nostri antenati primitivi già lo
sapevano.
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- Aveva sempre pensato che il sesso con Scully
sarebbe stato diverso. Non sapeva come sarebbe stato questo "diverso", ma senza
ombra di dubbio non come stava facendolo. Se questa notte avesse voluto compagnia,
lultimo posto in cui Mulder lavrebbe cercata era nel letto di Scully, dove
stava ora precisamente seminudo ed eccitato.
- Per Mulder il sesso non era mai stato un
problema: o lo praticava o non lo praticava. E ora si era arenato nella seconda fase.
Concretamente da cinque anni, con qualche disonorevole eccezione. Da qui, durante questo
periodo, aveva appreso ad autosoddisfarsi con una maestria alla quale la maggior parte di
incontri sessuali di una notte non si sarebbe mai avvicinata nemmeno lontanamente. E per
questo che, tempo addietro, aveva dichiarato senza nessun rossore la Repubblica
Indipendente Orgasmica di Mulder: bastava a se stesso per somministrarsi gli orgasmi
settimanali necessari per sopravvivere senza avere limperiosa necessità di
ammazzare qualcuno come valvola per liberare la tensione. Ma cerano poche volte in
cui il piacere fisico si trasformava in qualcosa di secondario: poteva passare tutta la
notte a masturbarsi fino a spellarlo che con ogni eiaculazione si sentiva sempre più
frustrato.
- Era in queste occasioni quando Mulder pagava
per il sesso. Non sapeva niente della ragazza in questione e nemmeno voleva saperlo, forse
no la desiderava, non gli importava la sua età, i suoi problemi nè i suoi desideri. E
neanche le sue attitudini sessuali, perché in questi incontri fugaci Mulder pagava più
per il contatto fisico che per il sesso in se stesso. Non cercava particolari prestazioni
orali da sogno né pinze birmane, ma solo un altro corpo ed unaltra pelle che lo
riconciliasse con la natura umana. E questo corpo era sempre, senza alcuna eccezione,
quella di una sconosciuta. Fino a questa notte, quando era il corpo di Scully che stava
imprigionato sotto il suo peso.
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Dolore. Con la prima spinta di Mulder Scully sentì un dolore così acuto che, per alcuni
secondi, tornò a sentirsi una donna completa: " una cosa simile devono sentire le
madri nel partorire", penso. Nemmeno la sua prima volta era stata così dolorosamente
lacerante. Sentiva come il sesso di Mulder si faceva strada nella sua stretta intimità in
un modo travolgente trasformando le sue pareti vaginali in una cavità minuscola ed
ipersensibile. Dicono i libri di testo che la frontiera tra il dolore ed il piacere è
molto sottile. Allora Scully, quella notte, laveva attraversata completamente.
Mentre sentiva come Mulder simmergeva sempre di più nel suo essere, con spinte
lunghe e profonde che le bruciavano le viscere fino a farle diventare cenere, Scully
prendeva le distanze, poco a poco, da tutto. Perfino dalluomo che, come se in quello
ne andava della vita, la penetrava con disperazione fino a spargersi in lei con spasmi
violenti.
- " Una valanga di vita in un campo
sterile". E con questo patetico pensiero Mulder uscì lentamente da lei, più per
abitudine che per rispetto verso Scully: cercare di non farle del male ora che
laveva penetrata con una violenza inusuale in lui sembrava un gesto troppo vile ed
ipocrita. Non si dette il tempo nemmeno di riprendere fiato. Abbandonò il letto con la
stessa rapidità con cui cera entrato. Non passò nemmeno per il bagno. Voleva
uscire dallappartamento prima possibile. Come faceva sempre in quelle occasioni.
Anche se questa volta era Scully che stava nuda ne letto e non una sconosciuta con un
biglietto di 100 dollari sul comodino di un lercio motel che affittava le stanze ad ore.
Per caso era stato diverso? Sì, questa volta era venuto senza barriere fisiche,
inondandola con la sua essenza fino a traboccare. E risentiva ancora più vile se è
possibile per questo.
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Il rumore della porta che si chiudeva tirò fuori Scully dal suo stato ipnotico. Da alcuni
minuti era sconnessa dalla realtà. Concretamente da quando aveva sentito lo spesso calore
di Mulder che gli bagnava lanima. Questo era stato molto dopo il primo orgasmo, e
poco prima dellultimo.
- " Puttana". Il peso
delleducazione cattolica tornava a scuotere il suo maltrattato codice morale. Le
dottrine del cattolicesimo erano chiare in materia sessuale: il sesso si deve fare solo
per scopi riproduttivi ed il piacere era solo un gratificante " effetto
secondario". Sempre e quando il tuo partner è un buon amante, chiaro. E senza ombra
di dubbio, Mulder lo era. Accidenti, se lo era. Di questo Scully non aveva il minimo
dubbio, come neanche dubitava della sua appena acquisita condizione di peccatrice, perché
sebbene da questo inaspettato incontro sessuale avrebbero potuto derivare molte cose, la
procreazione era lunica che in anticipo non era contemplata.
- Una peccatrice ed una manipolatrice, perché
il suo atteggiamento era stato moralmente riprovevole: scappare non era una soluzione.
Anche se la fuga implica fare un passo avanti e trascini con questo tutto al tuo
passaggio. E scopare con Mulder era una fuga, una fuga verso il nulla. Lo sapeva, come
sapeva che un dolore annulla un altro dolore e che un sentimento maggiore eclissa uno
minore. Bene allora, Scully quella notte aveva deciso di annullare il dolore par la sua
riaffermata sterilità usando Mulder come valvola di sicurezza: solo lui poteva riempire i
buchi che la vita aveva lasciato nel suo corpo e nella sua anima durante quegli anni. Di
questo, Scully era colpevole. Colpevole di aver messo Mulder ad un incrocio dove non
cera scelta possibile: rifiutarla non era unopzione. E lui non laveva
delusa, sotto nessun aspetto.
- E mentre pensava a tutto questo, vide, in
qualità di spettatrice passiva, come Mulder usciva lentamente dal suo sesso, come senza
guardarla usciva dal letto, come senza sollevare lo sguardo da terra raccoglieva i vestiti
sparsi per la stanza e si vestiva frettolosamente nel salotto. Aveva tanta fretta che non
legò nemmeno i lacci delle scarpe. E dopo questo rituale, andò via. Afferrò con forza
il pomo della porta e, e dopo aver aspettato un secondo per riprendere fiato e
normalizzare il battito cardiaco, chiuse la porta dietro di se senza girarsi nemmeno un
momento a guardarla.
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Il colpo secco rimbombò in tutto il salotto di Scully, e con esso tornò alla normalità.
"Mulder". Sì, ancora una volta laveva lasciata sola. Ancora una volta
aveva mentito. Si alzò dal letto con difficoltà, e allinclemente mal di testa si
univa ora il dolore derivato dal sesso. Le bruciava. Ed, invece, si sentiva più viva che
mai: scopata ed abbandonata. E malgrado tutto, pateticamente viva. Coprì la sua tremante
nudità con laccappatoio, con passi lenti, si diresse alla porta. Laprì senza
dubitare: e lui stava lì. Seduto per terra, con le scarpe in mano e il capo chino.
- Mulder
- Si prese il suo tempo prima di reagire e,
dopo alcuni secondi che diventarono eterni e facendo mostra di unagilità
invidiabile per la sua età e per lo sforzo fisico appena realizzato, Mulder si alzò e
affrontò lo sguardo cristallino della sua compagna. Per la prima volta quella notte, i
suoi cangianti occhi scuri si riflessero nello sguardo oceanico di Scully. E la vide. Dopo
due giorni dincertezze, riconobbe la sua Scully, la forte ed autosufficiente Scully
di sempre. Forse, dopo tutto, ne era valsa la pena. E senza dirle una parola e dopo averle
scostato una ciocca dal viso, ora bagnato da una timida sudorazione e tinto dalla porpora
pigmentazione post orgasmo, accompagnò Scully dentro lappartamento.
- Fu Mulder che chiuse dietro di lui la porta
simbolica che, ora prima e in maniera fisica, lui stesso aveva aperto.
FINE